Molti conoscono il nome di Luigi Chinetti come quello dell’uomo che ha lanciato la Ferrari in America, sia come importatore e promotore di talento sia come fondatore del NART, North America Racing Team, una delle più famose tra le scuderie del Cavallino.

Non tutto sanno, invece, che egli è stato anche un pilota di notevole valore.

Nato a Milano il 17 luglio 1901, dopo avere mostrato scarsa applicazione negli studi, decide di costruirsi un’esperienza “sul campo” e riesce a entrare all’Alfa Romeo, nel Reparto Esperienze, come meccanico. Qualche anno più tardi è a Parigi, dove poi apre un suo garage specializzato nella elaborazione e nell’assistenza di vetture ad alte prestazioni. E quando l’Alfa all’inizio degli anni Trenta apre a sua volta una piccola officina di assemblaggio nella regione parigina, Chinetti costituisce un sicuro punto di riferimento.

Fra l’altro, mette l’Alfa in contatto con la famosa carrozzeria Figoni & Falaschi, che diviene fornitrice sia pure occasionale della Casa milanese: modificando una 8C 2300 (con calandra tagliavento, tubi di scarico esterni e una coda vistosamente allungata) che nel 1932 vince la 24 Ore di Le Mans.

In quella occasione, ad alternarsi al volante con Raymond Sommer c’è Luigi Chinetti: una rivelazione. Le Mans gli si addice davvero: nel 1933, in coppia con Varent, è secondo, alle spalle di Nuvolari ma è primo nella 24 Ore di Spa, insieme a Chiron. E nel 1934, con Etancelin, è di nuovo primo a Le Mans.

Il destino frattanto ha in serbo un colpo di scena. Chinetti è incaricato di gestire la scuderia di Lauril Schell che partecipa con due vetture alla 500 Miglia di Indianapolis del 1940. Senonchè, pochi giorni dopo la corsa, l’Italia entra in guerra e Chinetti, così come il pilota Renè Dreyfus, resta negli Stati Uniti. Al termine del conflitto torna in Italia e va a trovare, fra gli altri, Enzo Ferrari, amico dei vecchi tempi dell’Alfa e ormai costruttore in proprio, e lo convince ad affidargli, a produzione avviata, l’importazione delle Ferrari negli Stati Uniti.

Passa qualche anno e nel 1948 Chinetti è di nuovo in pista: guida una Ferrari 166MM in coppia con Lord Selsdon, e vince la 12 Ore di Parigi. E l’anno dopo, ancora con Lord Selsdon, fa centro pieno per la terza volta a Le Mans, mentre con Jean Lucas rivince la 24 Ore di Spa. Non è un caso che le prime Ferrari sul mercato americano arrivino proprio in quel 1949.

Chinetti è avviato a sua volta a un successo straordinario come venditore di Ferrari, ma qualche volta corre ancora e conquista altri traguardi prestigiosi. Nel 1950, con Jean Lucas, è di nuovo primo nella 12 Ore di Parigi e nel 1951, con Piero Taruffi, si aggiudica la Carrera Panamericana, che lo vedrà di nuovo terzo nel 1952 e 1954.

Poi lascia spazio ai giovani, che dal 1958 al 1982 trovano nelle Ferrari del NART preziose occasioni per gareggiare e affermarsi. E continua naturalmente a vendere Ferrari, mantenendosi attivo e lucido fino alla morte, che lo coglie il 17 agosto 1994.

LA CARRIERA DI LUIGI CHINETTI

Luigi Chinetti è stato tutto sommato un pilota gentleman, ma nell’arco di una ventina d’anni è riuscito a conquistare otto vittorie di valore assoluto, otto gemme che renderebbero invidiabile il palmares di qualsiasi corridore professionista: tre 24 Ore di Le Mans (1932 e 1934 su Alfa Romeo, 1949 su Ferrari); due 24 Ore di Spa Francorchamps (1933, Alfa Romeo; 1949, Ferrari); due 12 Ore di Parigi (1948 e 1950 su Ferrari); una Carrera Panamericana (1951 su Ferrari).

L’affermazione più importante resta con ogni probabilità quella del 1949 a Le Mans, dal punto di vista sia tecnico (prima vittoria ottenuta da una vettura spinta da un V12 di soli due litri di cilindrata), sia della promozione internazionale del Cavallino rampante. Un simbolo, quest’ultimo, che Luigi Chinetti portò sempre nel cuore.

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