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GP Russia 2020: orari tv e presentazione di Sochi

Il Circus della Formula 1 sbarca sul tracciato di Sochi per la decima prova del Campionato Mondiale 2020. Dopo tre tracciati veloci e spettacolari come Spa, Monza e Mugello, dove si sono registrate velocità medie sul giro impressionanti, si ritorna al monotonia di una pista “made in Tilke”, realizzata in un contesto cittadino, una delle ultime creazioni dell’architetto tedesco dalla cui matita sono nati tutti i circuiti di nuova generazione entrati nel calendario della Formula 1 a partire dal 1999. Un’opera all’insegna della continuità sotto molti punti di vista: ampie vie di fuga in asfalto, strutture all’avanguardia, ma soprattutto una conformazione che mescola soluzioni inedite ad altre già viste in vari progetti precedenti, su tutti Bahrein, Valencia e Abu Dhabi. Dodici curve a destra e sei a sinistra compongono il layout complessivo della pista. Si comincia con un primo tratto veloce, per passare poi attraverso una zona centrale di compromesso, fino all’ultimo settore, quello in assoluto più tecnico e selettivo per guida e vetture. Predomina una tipologia di curva a 90° gradi da terza marcia, resa insidiosa dalla presenza di cordoli esterni a scalino, soluzione adottata per scoraggiare l’utilizzo indiscriminato delle vie di fuga laterali al fine di migliorare l’accelerazione in uscita. Tuttavia non mancano pieghe più impegnative.

Quello di Sochi è un circuito entrato in calendario solo da quattro anni e quindi l’esperienza dei team è relativa a queste quattro edizioni. Nel look questa pista può assomigliare ad un circuito cittadino, ma vista la presenza di due lunghi rettilinei, la velocità di punta raggiunta è di circa 345 chilometri orari e quasi il 60% del giro viene speso a pieno regime. Ben al di sopra della media di un ‘tradizionale’ circuito cittadino. Il rettilineo box e la successiva curva a destra, che si affronta in piena velocità, portano la farfalla dell’acceleratore a restare aperta per circa 15 secondi fino al punto di staccata di curva 2. Un altro settore che viene affrontato con il pedale del gas al massimo è quello compreso fra la curva 10 e la 13. In ogni caso, anche i brevi tratti con l’acceleratore completamente spalancato influiscono decisamente sul consumo di carburante, portando il dato della media per giro ad 1,9 chili di combustibile bruciato. Dato decisamente alto.

Sochi è una pista relativamente semplice per il turbocompressore. Il propulsore termico viene messo alla frusta solo due volte per ogni giro, mentre per il resto si tratta di curve abbastanza strette che sono sparse per il resto dei 5.848 metri del percorso. La risposta del turbo è importante, ma non è difficile da calibrare rispetto ad un circuito permanente come Barcellona o Silverstone. Visto l’alto consumo di carburante, l’obiettivo è quello di recuperare il maggior quantitativo di energia possibile in frenata. Su 18 curve complessive 9 sono frenate abbastanza violente e così l’MGU-K dovrebbe essere in grado di recuperare l’energia sufficiente per bilanciare il consumo di carburante. Il secondo settore è molto importante in tal senso, visto che le curve ad angolo retto forniscono al motore elettrico buone opportunità di accumulo. La curva numero 3, che si affronta a pieno gas, porta ad un flusso costante di gas di scarico che permetteranno all’MGU-H di recuperare buona parte dell’energia persa.

Un altro punto fondamentale in questo senso è il rettifilo opposto a quello di partenza dove l’acceleratore resta al massimo per circa 12 secondi. Dal punto di vista aerodinamico l’ala anteriore deve riuscire a garantire un sufficiente livello di carico per mantenere ben piantato a terra l’avantreno quando si va ad affrontare la lunga curva tre e una buona direzionalità nel momento in cui si percorrono le numerose curve caratterizzate da un’angolo di 90 gradi. I livelli di deportanza richiesti sono simili a quelli di Singapore, tuttavia Sochi offre dei rettilinei più lunghi rispetto a Marina Bay, tanto che sarà necessario ottimizzare il compromesso fra velocità di punta e carico aerodinamico.

Sochi è una pista classificata come mediamente impegnativa per l’impianto frenante. I piloti passano il 19% del tempo con il piede sinistro sul pedale del freno e la gestione delle temperature del materiale d’attrito rappresenta comunque la chiave per gestire la gara con la garanzia di performance costanti e usure sotto controllo. L’aspetto più critico relativamente all’impianto frenante è legato al corretto dimensionamento delle prese d’aria che garantiscono la temperatura ottimale di funzionamento per i freni. Le curve 2 e 4 costituiscono i punti di frenata più violenti e la velocità della vettura scende qui a 120 chilometri orari, con ogni evento che si attesta sulla durata di circa 2 secondi.

SCELTA GOMME

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Due settimane dopo la gara al Mugello, per la quale sono state nominate le tre mescole più dure della gamma, Pirelli porta a Sochi le tre più morbide: C3 sarà P Zero White hard, C4 P Zero Yellow medium e C5 P Zero Red soft. Queste tre mescole sono state scelte per affrontare l’asfalto piuttosto liscio del tracciato russo, famoso per essere poco severo sui pneumatici.

Le mescole C3, C4 e C5 rappresentano la nomination ideale per questa gara visto il clima piuttosto mite di Sochi e il fatto che il tracciato non presenti curve particolarmente difficili. Dall’inaugurazione, avvenuta nel 2014, l’asfalto di Sochi si è evoluto gradualmente. Nonostante ciò, i livelli di aderenza sono piuttosto bassi. La nomination è più morbida di uno step rispetto al 2019, quando furono selezionate C2, C3 e C4. Lo scorso anno, la maggior parte dei piloti scelse una strategia a una sosta: solo cinque piloti su 15 al traguardo si fermarono due volte, in una gara fortemente condizionata dalla safety car. La curva più impegnativa è a 3: un curvone lungo 750 metri verso sinistra che presenza diversi punti di corda e sul quale il pneumatico anteriore destro è quello maggiormente sollecitato. Il circuito, costruito attorno al Parco Olimpico, è caratterizzato da curve a 90° a media e bassa velocità che lo rendono simile a un tracciato cittadino.

MARIO ISOLA – RESPONSABILE F1 E CAR RACING: “Il Gran Premio di Russia è uno dei pochi rimasti con la sua data originaria rispetto al calendario rivisto e si disputa più o meno nello stesso periodo del 2019. Rispetto allo scorso anno, la nomination è uno step più morbida per consentire velocità più elevate e aggiungere un’ulteriore sfida in termini di strategia. Grazie alle specifiche attuali, diverse rispetto al 2018, la scelta più morbida con C3, C4 e C5 nominate per questa gara dovrebbe incoraggiare l’utilizzo di tutte e tre le mescole, senza il rischio di dover ricorrere a un’elevata gestione dei pneumatici in gara. Ci sono alcune incognite per questo weekend, viste le prestazioni extra delle monoposto attuali e il fatto che nel 2019 la gara è stata particolarmente influenzata dalla safety car. Nonostante ciò, Sochi è però un tracciato poco impegnativo sui pneumatici, quindi una strategia a una sosta è possibile. I Team si concentreranno su questo aspetto durante le prove libere, e ci aspettiamo che diverse squadre cercheranno di fare una tattica a una sosta quando possibile”.

PRESSIONI MINIME AL VIA (slick) EOS CAMBER LIMIT
PRESSURE 24.0 psi (anteriore) |
20.0 psi (posteriore)
-3.25° (anteriore) | -2.00° (posteriore) CAMBER

ON BOARD DELLA POLE POSITION DELLA SCORSA STAGIONE

 

ORARI TV

Venerdì 25 settembre:
Prove libere 1: 10.00-11:30 – diretta su Sky SportF1 HD
Prove libere 2: 14.00-15:30 – diretta su Sky SportF1 HD

Sabato 26 settembre:
Prove libere 3: 11:00-12:00 – diretta su Sky SportF1 HD
Qualifiche: 14:00-15:00 – diretta su Sky SportF1 HD
18:00 – Differita su TV8

Domenica 27 settembre::
Gran Premio: ore 13:10 – diretta su Sky SportF1 HD
ore 18:00 – Differita su TV

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori

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