La sconfitta di Lewis Hamilton nel Gp degli Usa ha un valore molto più pesante dei 12 punti rimediati in classifica di distacco rispetto a Verstappen. La pista di Austin è da sempre il feudo Mercedes, ed Hamilton è di fatto il vero Re Nero del gran premio che si corre in Texas. Ma il campione del mondo non solo non riesce a conquistare la pole position, suo terreno naturale di conquista, ma dopo una eccellente partenza non riesce a tenere il comando.
Verstappen cede il comando alla prima curva consapevole che il rivale avesse le ore contate. Il gran premio è praticamente finito al quattordicesimo giro, momento della prima sosta anticipata da parte dell’olandese. L’altro aspetto che rende la sconfitta pesante per il campione britannico sta in un muretto box che non riesce ad arginare la mancanza di competitività della monoposto con tattiche alternative.
L’attacco nel finale, la rincorsa a Verstappen, è stata spettacolare solo per chi vive di speranza e non ha competenza in gare di F1. La rimonta era chiaramente un tentativo velleitario, più dettata dalla disperazione che una reale possibilità di poter portare a casa la vittoria.
La matematica non condanna Hamilton, e anche sulle piste favorevoli alla RedBull, la Mercedes presa da un impeto di orgoglio potrebbe ricordare di avere la forza umana e tecnologica per recuperare terreno consentendo al campione britannico di portare la lotta per il titolo almeno all’ultima gara. Ma appare molto difficile togliere la corona dalla testa di Verstappen.
La gara degli altri vede una Ferrari inaspettatamente competitiva rispetto alla McLaren. In ogni caso per il team di Maranello la coperta resta corta. Per i problemi risolti o quasi sulla monoposto nella parte ibrida ci sono ancora tanti problemi da risolvere al livello organizzativo nel team. Non si può fare fatica ad arrivare davanti per poi tornare indietro per colpa dei pist stop falliti. Un passo del gambero che non è utile alla corsa per il mondiale costruttori.
Max Verstappen 10: Vince e suona la mazzata decisiva al rivale per il titolo. Conquista una pole importantissima, cede la prima posizione come farebbe un gatto con il topo che pensa di scappare. Detta la tattica al team. Ormai è pronto. Deve solo raccogliere la coppa
Daniel Ricciardo 7: Una bella gara, soprattutto una bel duello sia in partenza che durante le fasi finali con Carlos Sainz. Torna ad essere combattivo, duro, quasi oltre le regole, ma nel Gp degli USA è lui il capitano.
Yuki Tsunoda 7: Quando è mancato il capitano Gasly ecco che il ragazzino sale in cattedra. Nonostante l’inesperienza sulla pista americana riesce a fare la differenza. Aggressivo quanto basta, consistente e senza errori, porta punti importantissimi per il team.
Sebastian Vettel 7: Una bella prestazione, veloce e consistente. Non commette errori, porta un buon passo. Il team non sbaglia tattica stavolta ed il risultato si vede. Un solo punto ma che fa morale.
Lewis Hamilton 6: Ci ha provato, forse l’unico interno al team che si è arreso per ultimo. Ma nonostante tutto già dopo la prima parte di gara è apparso realista nel non poter vincere. Dai team radio, almeno quelli percepiti, non faceva trasparire il solito combattivo Hamilton. La mazzata è stata pesante da mettere in ginocchio qualsiasi pilota.
Sergio Perez 6: Ha fatto il suo lavoro. Ha distratto Hamilton ed il muretto box quanto basta per costringerli a cambiare tattica e cadere nel tranello. Lottare con due punte serve a Verstappen ed in questo momento porta punti importanti anche alla rincorsa per il titolo costruttori.
Charles Leclerc 6: Una gara con un buon passo ma nulla di più. Pensare di poter attaccare il podio con questa monoposto nonostante la crescita era anacronistico ed impossibile. In ogni caso non ci sono stati acuti ma nemmeno disastri. Una gara piuttosto anonima ma utile per il mondiale costruttori.
Valtteri Bottas 6: La penalizzazione lo mette a centro gruppo. La Mercedes non rende sulla pista di Austin ma nemmeno prova a metterci del suo. Alla fine, la buona tattica ed un passo che gli consente di recuperare nel finale nonostante i soliti problemi nell’affrontare i sorpassi. Con il ritorno di Perez deve tornare a fare bene la seconda guida non solo per aiutare Hamilton ma per non perdere il vantaggio in campionato di Mercedes.
Carlos Sainz 6: Bella la partenza e la difesa a denti stretti del primo giro. Nonostante la scelta sbagliata di gomme per la partenza, il vero problema che ha compromesso la sua gara è stata l’errore del team alla seconda sosta.
Lando Norris 5: Uno dei pochi gran premi dove non riesce a fare la differenza. A parte la fiammata iniziale al primo giro, per il resto della gara non riesce a portare un buon passo e perde posizioni.
Pierre Gasly 5: In un Gp dove doveva far valere la sua esperienza ed il suo talento, viene meno e lascia campo al suo giovane compagno. Il ragazzino cresce in fretta, molto in fretta.
I bibitari 10: Non c’è stato appello. Non hanno lasciato campo ai crucchi. Fin dal venerdì hanno capito che dovevano dare il massimo ed hanno corretto l’assetto. Una volta recuperata la monoposto dal punto di vista tecnico si sono concentrati nel mettere il loro pilota nella migliore condizione possibile, sia tattica che psicologica. Un muretto box così organizzato non è facile da battere nemmeno per i rivali Mercedes.
I crucchi 6: Le hanno prese sulle orecchie. Non c’è appello, non c’è giustificazione. Potevano dare una mano ad Hamilton dal punto di vista tecnico ma sono caduti nella trappola della RedBull. Se non cambiano rotta almeno dal punto di vista tattico il mondiale, almeno quello piloti e perso. Resta l’importante titolo costruttori.
La Banda Binotto 6: Siamo alle solite, la monoposto migliora, riesce ad andare perfino bene su una pista sfavorevole, ma il team non capitalizza al meglio. I punticini recuperati sono pochi e le gare sempre meno per prendere il terzo posto nel mondiale costruttori.
Il pubblico americano 10: Per essere gente che ama la Nascar oltre ogni tipo di automobilismo, gli americani, quelli del Sud più conservativi hanno abbracciato la F1 con grande passione. Se ci è consentito questa non è una vittoria di Liberty Media, ma di Bernie Ecclestone.
La macchina della premiazione 10: Potevano portare la coppa con in pick-up Tesla, ma sono americani del Texas, non poteva avvenire con un mezzo diverso da quello che abbiamo visto, corna annesse!
Il ritorno delle cheerleader 11: E se non avete capito, o siete offesi, non importa!

