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F1: GP Brasile – pagelle, “concorso di colpa” di Giornale Motori

Le monoposto non avevano finito di terminare la loro corsa nelle vie di fuga del GP di Interlagos, che già orde di tifosi di Leclerc, quelli che hanno il numero 16 sulla maglia e non il simbolo Ferrari, si sono armati di forconi per linciare il numero 5, reo di aver sfiorato il loro idolo.

La verità è che in questo caso per quanto si voglia addossare la responsabilità, è semplicemente un concorso di colpa. Il classico caso in cui due automobilisti litigano dopo un incidente per l’attribuzione della colpa. In questo caso entra in gioco un arbitro assicurativo che in modo salomonico da torto ad entrambi dividendosi colpa e danno.

Sebastian Vettel ha compiuto una manovra che tutti, ma tutti, i piloti, da quelli specializzati in divano e console a quelli che vincono i mondiali, fanno. Chiudono la porta dopo aver messo mezza macchina avanti per impedire al rivale di rispondere al sorpasso. Leclerc ha fatto quello che un pilota che non vuole essere passato deve fare: tentare di tenere all’esterno la monoposto che sta già avanti per impedirgli il favore della traiettoria.

Spostarsi di qualche centimetro, avrebbe evitato il disastro, e, se veramente è più forte, poteva riattaccare e passare sul rettilineo del traguardo, i giri non erano finiti.

In ogni caso, a tutti coloro che hanno i forconi in mano, diciamo che a perdere in questa faccenda è la Ferrari, e senza la monoposto nessuno diventa campione nemmeno il predestinato con il numero 16 sulla carrozzeria.

Max Verstappen 10 : Si è preso con gli interessi la vittoria che Ocon gli aveva tolto la passata stagione. Pole position, una gara eccellente fatta all’attacco, nessuno poteva fermarlo nella sua cavalcata verso la vittoria.

Pierre Gasly 9 : Il podio più bello. La rivincita dei bocciati. Un pilota bollato come incapace di stare nel team principale, declassato nel team di serie B, che si toglie lo sfizio di salire secondo sul podio al posto del suo sfortunato sostituto. L’urlo di liberazione è più che comprensibile.

Carlos Sainz Jr 9 : Meritava di stare sul podio, doveva essere lì a mettere in faccia a Marko il risultato completo dei suoi errori di giudizio sui piloti. Sainz, infatti, è stato costretto ad andare via dalla famiglia Red Bull perché non considerato all’altezza. In Brasile ha dimostrato, finalmente, di essere un eccellente pilota, in grado di lottare ad armi pari con i predestinati, con duro lavoro e tanta classe.

Kimi Raikkonen 9 ; Il vecchio aveva preso una pausa di riflessione per ricaricare le batterie a metà stagione. Il team non commette errori, ed, in una gara pazza, quasi finisce a podio. Non può mancare alla Formula 1 del 2020 questo Kimi.

Antonio Giovinazzi 9 : Sulla scia del vecchio compagno, finalmente una gara dove gira tutto giusto. Aveva un credito con la fortuna, e con le scelte sbagliate del team. Lo ha raccolto, un buon segno in funzione della sua riconferma.

Daniel Ricciardo 8 : Un grosso errore all’inizio lo mette in condizioni di partire dal fondo, con 5 secondi di penalizzazione. Poi ha cominciato a correre come sa fare. Un buon passo, buona strategia ed ha recuperato punti importanti.

Lando Norris 7: Una buona qualifica, una buona partenza, poi si è perso per strada. Nella seconda parte grazie alle safety car è tornato in gioco ed ha conquistato punti importanti. Ma il compagno sul podio riduce la portata della sua gara.

Sergio Perez 7 : Sta diventando un pilota – garanzia. Il classico pilota da gara che parte dietro, poi, con passo e sagacia tattica, raccoglie sempre più di quanto la monoposto consente. La differenza nel team è netta e fondamentale.

Danijl Kvyat 6: Per un pilota Toro Rosso che festeggia, uno che rimane mogio al decimo posto. Sarebbe un ottimo risultato che il giovane Gasly non fosse così avanti. Ma le corse sono anche questo, qualche mese fa era il russo sul podio, ora tocca ad altri.

Valtteri Bottas 6:  Una gara anonima. La tattica era sbagliata, ma la sua Mercedes non va, e si rompe addirittura. Unica nel campionato 2019 a friggere un motore. Ha avuto il merito di rianimare un GP che stava stagnando sulla tattica e la strategia.

Alexander Albon  6: Poveretto. La sua giornata trionfale si è smontata nel momento in cui il campione del mondo in carica pensava di avere diritto su tutto e tutti per arrivare al podio. Non mancheranno altre occasioni, il talento c’e.

Lewis Hamilton 5: Un scena puerile, commette un errore che poteva evitare. Ha vinto tutto, ha stravinto tutto, perchè rovinare la gara ad Albon per un podio. Un campione ha sempre fame, ma si muore anche di ingordigia.

Sebastian Vettel 5: Parte male, la prima curva diventa un incubo per tutto il Gran Premio. In quel punto lo passa Albon, ma quanto tocca a Leclerc non ci sta. Il disastro che ne consegue avrà conseguenza più gravi di quanto si pensi.

Charles Leclerc 5: Il campione non molla mai, non si tira indietro, non lascia campo né strada al rivale diretto. Il primo avversario di un pilota è il compagno di team. Per quanto sia predestinato, sia amato dalle folle non ha ancora stracciato il compagno.

Romain Grosjean 5: La solita gara anonima. Buona qualifica, pessima gara. Sicuramente la monoposto non è competitiva ma il francese, con la sua esperienza, non fa la minima differenza.

Kevin Magnussen 5: Ricciardo lo manda in testacoda. Della serie: piove sul bagnato. Un evento dal quale non si riprende più, del resto la monoposto non lo aiuta.

I commissari del Brasile 3: Hanno deciso sulla manovra Ricciardo alla velocità della luce. Quando si è trattato di Hamilton che ha compiuto la stessa manovra, gemella, hanno deciso con la stessa lentezza con cui la Ferrari analizza i dati ovvi sulla sconfitta. Hamilton ammette la colpa, che ci voleva a mandare il meritevole Sainz sul podio?

Red Bull 10: Hanno mandato una ragazza a prendere la coppa costruttori. Onore al merito a tutte le donne che lavorano nei team a vario titolo ma con una grandissima passione. Ci voleva, bravi!

Honda 10: La Ferrari ruba, diceva la Honda mentre aveva le mani nello stesso vasetto di Nutella. Un brutto cliente. I giapponesi sono testacce dure e arriveranno ad essere competitivi, se diventano anche furbi come gli europei, anzi come gli italiani, saranno altri anni difficili, almeno altri sei, dopo la Mercedes per Maranello.

La Banda Binotto -1: Dopo il disastro Vettel-Leclerc, Binotto e company devono riflettere. Non devono analizzare nessun dato, ma devono guardare le immagini, capire e definire cosa fare. Noi una idea c’è l’abbiamo, considerato che tutto quello che è successo è una diretta conseguenza della pessima gestione tecnico/umana del team, forse ci vuole qualcuno che ha il polso per gestire due campioni.

Il popolo Brasiliano 8: Commovente la passione dei brasiliani. Non avendo un punto di riferimento nel mondiale, senza un solo brasiliano hanno inneggiato a Senna. Non so come si sono sentiti i piloti sul podio, ma sentire un nome di un fantasma scomodo, rispetto al ciò che stanno costriendo i vari Vesrtappen, Hamilton e company non deve essere bello.

Daniele Amore

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