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	<title>monoposto leggendarie &#8211; Giornalemotori</title>
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	<description>Tutte le news su F1, MotoGP, SBK, WEC e altro ancora</description>
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		<title>Monoposto Leggendarie: Mercedes-Benz W196 R “Streamliner”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 17:22:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il progetto W196 R rappresenta uno dei vertici assoluti dell’ingegneria automobilistica applicata alle competizioni. Sviluppata da Rudolf Uhlenhaut sotto la direzione tecnica di Fritz Nallinger e con la gestione sportiva di Alfred Neubauer, la vettura segnò il ritorno ufficiale di Mercedes-Benz nel Campionato del Mondo di Formula 1 nel 1954, imponendo nuovi standard progettuali. Telaio [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il progetto W196 R rappresenta uno dei vertici assoluti dell’ingegneria automobilistica applicata alle competizioni. Sviluppata da Rudolf Uhlenhaut sotto la direzione tecnica di Fritz Nallinger e con la gestione sportiva di Alfred Neubauer, la vettura segnò il ritorno ufficiale di Mercedes-Benz nel Campionato del Mondo di Formula 1 nel 1954, imponendo nuovi standard progettuali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Telaio e architettura veicolo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La W196 R adottava un telaio a traliccio tubolare a diametro ridotto, derivato concettualmente dalla 300 SL (W194), progettato per garantire elevata rigidezza torsionale con massa contenuta. La configurazione sospensiva rifletteva un’impostazione tecnica estremamente evoluta per l’epoca: all’avantreno erano presenti doppi bracci oscillanti abbinati a barre di torsione e ammortizzatori telescopici idraulici, mentre al retrotreno veniva impiegato un asse oscillante a perno basso, soluzione sviluppata direttamente da Uhlenhaut per migliorare la stabilità laterale e ridurre gli effetti indesiderati nelle variazioni di assetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’impianto frenante era costituito da tamburi Alfin montati internamente al telaio, una scelta progettuale particolarmente sofisticata che consentiva di ridurre le masse non sospese e migliorare sensibilmente la risposta dinamica complessiva del veicolo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/04/mercedes-benz_300_slr_13-1024x768.jpg" alt="mercedes benz 300 slr 13" class="wp-image-171217" title="Monoposto Leggendarie: Mercedes-Benz W196 R “Streamliner” 1" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/04/mercedes-benz_300_slr_13-1024x768.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/04/mercedes-benz_300_slr_13-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/04/mercedes-benz_300_slr_13-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/04/mercedes-benz_300_slr_13-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/04/mercedes-benz_300_slr_13-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/04/mercedes-benz_300_slr_13.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto Leggendarie: Mercedes-Benz W196 R “Streamliner” 3</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Powertrain: il motore M196</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore del progetto era il propulsore M196, un otto cilindri in linea da 2.494 cm³ caratterizzato da un livello di complessità e raffinatezza tecnica estremamente avanzato per il periodo. L’architettura prevedeva un albero motore Hirth su cuscinetti a rulli, soluzione in grado di garantire elevata resistenza e precisione agli alti regimi, mentre la distribuzione desmodromica eliminava completamente l’utilizzo delle molle valvola, assicurando un controllo più preciso dell’apertura e chiusura delle valvole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’alimentazione era affidata a un sistema di iniezione diretta ad alta pressione sviluppato da Bosch, affiancato da una doppia accensione e da un sistema di lubrificazione a carter secco, elementi che contribuivano a garantire affidabilità e continuità di rendimento anche nelle condizioni più estreme. La potenza iniziale, pari a circa 257 cavalli, venne progressivamente incrementata fino a raggiungere i 290 cavalli, con un notevole miglioramento dell’efficienza volumetrica e della capacità di erogazione agli alti regimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore era installato con un’inclinazione di 20 gradi verso destra, una scelta finalizzata a ridurre l’altezza complessiva del cofano e ad abbassare il baricentro. La trasmissione seguiva uno schema transaxle, con cambio a cinque rapporti e differenziale autobloccante montati al retrotreno, contribuendo a una distribuzione delle masse più equilibrata.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/04/Mercedes-Benz_W196R_exploded_view_front_engine_Mercedes-Benz_Museum-1024x683.jpg" alt="Mercedes Benz W196R exploded view front engine Mercedes Benz Museum" class="wp-image-171215" title="Monoposto Leggendarie: Mercedes-Benz W196 R “Streamliner” 2" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/04/Mercedes-Benz_W196R_exploded_view_front_engine_Mercedes-Benz_Museum-1024x683.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/04/Mercedes-Benz_W196R_exploded_view_front_engine_Mercedes-Benz_Museum-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/04/Mercedes-Benz_W196R_exploded_view_front_engine_Mercedes-Benz_Museum-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/04/Mercedes-Benz_W196R_exploded_view_front_engine_Mercedes-Benz_Museum-696x464.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/04/Mercedes-Benz_W196R_exploded_view_front_engine_Mercedes-Benz_Museum.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto Leggendarie: Mercedes-Benz W196 R “Streamliner” 4</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aerodinamica e configurazioni carrozzeria</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più innovativi della W196 R risiedeva nella doppia configurazione aerodinamica, resa possibile da un regolamento particolarmente permissivo. Accanto alla versione monoposto a ruote scoperte, ottimizzata per circuiti tecnici e ricchi di variazioni, venne sviluppata la configurazione “Streamliner”, caratterizzata da una carrozzeria completamente carenata pensata per massimizzare le prestazioni sui tracciati ad alta velocità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La versione Streamliner rappresentava una soluzione estremamente avanzata per l’epoca, con una carrozzeria realizzata in lega di magnesio Elektron dal peso inferiore ai 40 chilogrammi. Le superfici erano estremamente pulite e continue, studiate per ridurre la resistenza aerodinamica e migliorare la stabilità alle alte velocità, integrando in modo funzionale le prese d’aria necessarie al raffreddamento. Questa configurazione si rivelò decisiva su circuiti veloci come Reims e Monza, dove il vantaggio aerodinamico risultava determinante.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dinamica del veicolo e gestione masse</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Grande attenzione fu riservata alla gestione delle masse e al bilanciamento complessivo del veicolo, elementi fondamentali per ottenere prestazioni elevate e comportamento prevedibile. Il serbatoio da 178 litri era dotato di paratie interne progettate per limitare il movimento del carburante durante le fasi dinamiche, contribuendo a mantenere stabile il baricentro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta di adottare freni montati internamente permetteva di ridurre le inerzie non sospese, migliorando la reattività delle sospensioni, mentre la configurazione transaxle contribuiva a ottimizzare la distribuzione longitudinale dei pesi. Il risultato era una vettura estremamente equilibrata, capace di offrire un comportamento progressivo e controllabile, qualità indispensabili per sfruttare appieno il potenziale meccanico disponibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Prestazioni in gara e validazione progettuale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il debutto in gara avvenne nel 1954 al Gran Premio di Francia, dove la vettura ottenne immediatamente una doppietta, dimostrando sin da subito la propria superiorità tecnica. Sotto la guida di Juan Manuel Fangio e con il contributo di Stirling Moss, il W196 R si impose come riferimento assoluto della categoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso della sua carriera agonistica, la vettura conquistò undici vittorie su quattordici gare disputate e tre titoli mondiali tra Formula 1 e competizioni correlate, raggiungendo velocità medie superiori ai 215 km/h sui circuiti più veloci. La possibilità di scegliere tra due configurazioni aerodinamiche consentiva al team di adattare la vettura alle caratteristiche del tracciato, anticipando concetti moderni di ottimizzazione del setup.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Evoluzione e derivazioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto W196 R costituì la base tecnica per lo sviluppo della Mercedes-Benz 300 SLR (W196 S), una vettura sport prototipo equipaggiata con una versione maggiorata da 3.0 litri del motore M196. Questa evoluzione dimostrò la solidità dell’architettura originaria, confermandone l’efficacia anche in contesti endurance, dove affidabilità e resistenza sono elementi determinanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La W196 R rappresenta un punto di svolta nella storia della Formula 1 per l’approccio integrato alla progettazione, in cui aerodinamica, motore e dinamica del veicolo vengono sviluppati come un sistema unico e coerente. La vettura non solo dominò dal punto di vista sportivo, ma introdusse soluzioni tecniche e metodologie progettuali destinate a influenzare profondamente lo sviluppo delle monoposto negli anni successivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritiro di Mercedes-Benz dalle competizioni al termine del 1955 contribuì a consolidare il mito della W196 R, che rimane ancora oggi una delle più alte espressioni dell’ingegneria automobilistica del XX secolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Stagione 1954</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><td><strong>Gran Premio</strong></td><td><strong>Circuito</strong></td><td><strong>Pilota</strong></td><td><strong>Risultato</strong></td><td><strong>Note</strong></td></tr></thead><tbody><tr><td>Francia</td><td>Reims</td><td>Juan Manuel Fangio</td><td>1°</td><td>Debutto vincente, doppietta Mercedes</td></tr><tr><td>Francia</td><td>Reims</td><td>Karl Kling</td><td>2°</td><td></td></tr><tr><td>Germania</td><td>Nürburgring</td><td>Fangio</td><td>1°</td><td>Vittoria con versione a ruote scoperte</td></tr><tr><td>Germania</td><td>Nürburgring</td><td>Kling</td><td>4°</td><td></td></tr><tr><td>Svizzera</td><td>Bremgarten</td><td>Fangio</td><td>1°</td><td>Dominio Mercedes</td></tr><tr><td>Svizzera</td><td>Bremgarten</td><td>Hans Herrmann</td><td>3°</td><td></td></tr><tr><td>Italia</td><td>Monza</td><td>Fangio</td><td>1°</td><td>Vittoria con Streamliner</td></tr><tr><td>Italia</td><td>Monza</td><td>Herrmann</td><td>4°</td><td></td></tr><tr><td>Spagna</td><td>Pedralbes</td><td>Fangio</td><td>3°</td><td>3° titolo mondiale conquistato</td></tr></tbody></table></figure>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Stagione 1955</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><td><strong>Gran Premio</strong></td><td><strong>Circuito</strong></td><td><strong>Pilota</strong></td><td><strong>Risultato</strong></td><td><strong>Note</strong></td></tr></thead><tbody><tr><td>Argentina</td><td>Buenos Aires</td><td>Fangio</td><td>1°</td><td>Prima gara stagionale</td></tr><tr><td>Belgio</td><td>Spa-Francorchamps</td><td>Fangio</td><td>1°</td><td>Vittoria dominante</td></tr><tr><td>Belgio</td><td>Spa-Francorchamps</td><td>Stirling Moss</td><td>2°</td><td></td></tr><tr><td>Olanda</td><td>Zandvoort</td><td>Fangio</td><td>1°</td><td></td></tr><tr><td>Olanda</td><td>Zandvoort</td><td>Moss</td><td>2°</td><td></td></tr><tr><td>Gran Bretagna</td><td>Aintree</td><td>Moss</td><td>1°</td><td>Vittoria davanti al pubblico di casa</td></tr><tr><td>Gran Bretagna</td><td>Aintree</td><td>Fangio</td><td>2°</td><td></td></tr><tr><td>Gran Bretagna</td><td>Aintree</td><td>Kling</td><td>3°</td><td></td></tr><tr><td>Gran Bretagna</td><td>Aintree</td><td>Piero Taruffi</td><td>4°</td><td>Storico 1-2-3-4 Mercedes</td></tr><tr><td>Italia</td><td>Monza</td><td>Fangio</td><td>1°</td><td>Ultima vittoria della W196 R</td></tr><tr><td>Italia</td><td>Monza</td><td>Moss</td><td>2° (DNF)</td><td>Giro veloce prima del ritiro</td></tr><tr><td>Italia</td><td>Monza</td><td>Kling</td><td>3°</td><td></td></tr><tr><td>Italia</td><td>Monza</td><td>Taruffi</td><td>4°</td><td></td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 2026 20:55:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono pochissime vetture che hanno dominato in modo totale una stagione di Formula 1 e, quando accade, spesso si tratta di auto che introducono un’innovazione chiave capace di porle nettamente al di sopra delle rivali. Qualcosa di così avanzato e profondamente integrato nel progetto della vettura da rendere impossibile per gli altri team recuperare [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ci sono pochissime vetture che hanno dominato in modo totale una stagione di Formula 1 e, quando accade, spesso si tratta di auto che introducono un’innovazione chiave capace di porle nettamente al di sopra delle rivali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualcosa di così avanzato e profondamente integrato nel progetto della vettura da rendere impossibile per gli altri team recuperare terreno con proprie innovazioni o persino copiare la “tecnologia” del team leader. Tra questi veri e propri “game changer” della F1, la <a href="https://www.giornalemotori.com/2025/10/09/f1-williams-non-chiudiamo-le-porte-a-christian-horner/" data-type="post" data-id="163966">Williams </a>FW14B è senza dubbio una delle più celebri. La sua velocità derivava dall’aerodinamica, ma solo perché questa era sostenuta dalle sospensioni attive e dal potente motore Renault.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuna delle singole caratteristiche era, presa isolatamente, nuova o rivoluzionaria, ma il concetto complessivo e l’ingegneria necessaria per farle funzionare insieme resero questa vettura davvero speciale.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La genesi di una nuova era tecnologica in F1</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di tutto, inquadriamo il contesto del campionato <a href="https://www.giornalemotori.com/2014/07/25/gp-ungheria-1992-consacrazione-mansell/" data-type="post" data-id="42366">1992</a>. Per alcuni di noi, gli eventi che portarono a quell’anno sembrano ieri, ma in realtà risalgono ormai a oltre trent’anni fa!</p>



<p class="wp-block-paragraph">La McLaren era stata il team dominante emerso dal precedente successo della Williams con il turbo Honda. All’epoca c’erano 16 squadre iscritte al Campionato del Mondo. Era un periodo in cui una piccola struttura poteva acquistare un motore cliente relativamente economico, un cambio e costruire il proprio telaio.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/0-FW14b-CUTAWAY-724x1024-1.jpg" alt="0 FW14b CUTAWAY 724x1024 1" class="wp-image-167960" title="Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 5" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/0-FW14b-CUTAWAY-724x1024-1.jpg 724w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/0-FW14b-CUTAWAY-724x1024-1-300x424.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/0-FW14b-CUTAWAY-724x1024-1-696x984.jpg 696w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 13</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, con l’aumento dei budget e delle dimensioni dei team, iniziava anche l’era della moderna Formula 1: le squadre investivano ingenti risorse nei programmi di galleria del vento e cominciavano a evolvere la costruzione delle vetture includendo sempre più materiali compositi e uno sviluppo interno di sospensioni, cambi ed elettronica. La Formula 1 era uscita dall’era dei turbo e i motori aspirati da 3,5 litri multicilindrici erano la formula dominante: V12 oppure il V10 Renault, mentre la maggior parte degli altri team utilizzava l’incredibile Ford Cosworth V8 o V8 Cosworth meno performanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’aerodinamica e la filosofia progettuale delle vetture stavano diventando sempre più sofisticate. L’uso delle gallerie del vento e la loro crescente affidabilità nel rispecchiare la realtà portarono a un cambiamento fondamentale: le auto non venivano più semplicemente progettate, costruite e poi portate in pista, ma si inseriva un ciclo di simulazione e validazione tra progettazione e costruzione. Questo rigore consentì ai team di acquisire una comprensione sempre più profonda dell’aerodinamica applicata alle monoposto di <a href="http://www.f1.com" target="_blank" rel="noopener">Formula 1</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’inizio degli anni Novanta, le vetture avevano un fondo piatto tra le ruote (senza step né plank) e un diffusore posteriore largo. I team avevano iniziato a sfruttare l’effetto suolo, abbassando sempre di più l’altezza da terra, al punto che il controllo delle sospensioni divenne cruciale per gestire il minuscolo spazio tra pista e vettura. Parallelamente, si aprivano nuove aree di sviluppo, come il muso rialzato e la comprensione degli effetti della scia degli pneumatici anteriori sul flusso d’aria a valle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la Williams, ci fu un periodo relativamente tranquillo in termini di successi. La perdita del motore turbo Honda li portò nel 1988 a utilizzare il meno potente Judd V8, cercando di sfruttare le sospensioni attive per massimizzare l’aerodinamica e compensare il deficit di potenza rispetto ai turbo. Nel 1989/90, senza il sistema attivo ma con il nuovo V10 Renault, ottennero alcuni successi con la FW13 progettata da Enrique Scalabroni sotto la direzione di Patrick Head.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, Adrian Newey si era fatto un nome come progettista di Formula 1 alla Leyton House March, con le eleganti ed efficaci CG891/901. La Williams, consapevole della necessità di migliorare soprattutto sul fronte aerodinamico, cercava un nuovo capo progettista. Il passaggio avvenne proprio quando la CG890 iniziava a dare buoni risultati e l’operazione Leyton House cominciava a sgretolarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Newey divenne il nuovo progettista e iniziò a lavorare con Williams e Patrick Head allo sviluppo di una nuova vettura in grado di sfruttare appieno le risorse del team e il costante miglioramento del V10 Renault. Il risultato fu la FW14, che, dopo aver risolto i problemi iniziali, evolse nella FW14B che dominò il 1992.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Progettazione e sviluppo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La squadra operava sotto il nome di “Williams Grand Prix Engineering”, una denominazione dal sapore industriale che ben rappresentava il tipo di team che Williams era a quel punto. Un’enorme struttura consentiva alla squadra di progettare praticamente ogni componente della vettura: non solo la fabbricazione e la fibra di carbonio, ma anche cambi ed elettronica, elemento cruciale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista aerodinamico, come la maggior parte dei team dell’epoca, la Williams utilizzava una galleria del vento di terze parti, quella dell’Università di Southampton. Tuttavia, essendo uno dei principali attori della F1, Williams aprì una propria galleria del vento in fabbrica nel corso del 1991, aumentando enormemente le possibilità di test senza dover condividere il tempo con altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con queste risorse, Newey impostò un piano per una vettura completamente nuova, non solo per Williams ma come passo avanti nell’evoluzione della Formula 1. Era chiaro che Williams potesse realizzare un ottimo telaio, che il motore Renault fosse tra i migliori, ma che l’aerodinamica fosse ancora il punto debole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’uso precedente delle sospensioni attive era visto da alcuni come un fallimento; in realtà, era semplicemente arrivato troppo presto ed era stato aggravato dall’assorbimento di potenza del sistema idraulico su un motore Judd poco performante. In sostanza, il sistema di controllo attivo dell’altezza consentiva di massimizzare l’aerodinamica mantenendo geometrie estreme con una vettura stabile rispetto al suolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il piano di Newey era quello di unire tutto questo: aerodinamica d’avanguardia per massimizzare il carico del fondo con altezze da terra minime, mantenute costanti dalle sospensioni attive, e un V10 Renault in grado di fornire potenza sia alla trazione sia alle pompe idrauliche. La capacità della Williams di sviluppare internamente elettronica e idraulica fu un enorme vantaggio, dando al team un netto anticipo sui rivali. Il sistema idraulico aprì inoltre la strada al cambio semi-automatico a paddle, introdotto per la prima volta in F1 dalla Ferrari nel 1989, proprio con Nigel Mansell al volante.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Layout della FW14B</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto alle F1 precedenti e successive, la FW14B aveva un layout convenzionale: monoscocca che ospitava pilota e carburante, sospensioni a doppio triangolo con freni esterni e una struttura anteriore di assorbimento degli urti integrata nel muso. Dietro era montato il motore come elemento strutturale, al quale era fissato il cambio, con le sospensioni posteriori collegate alla sua carcassa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che distingueva la FW14/14B dalle precedenti Williams era il muso rialzato. L’intera sezione del pozzetto era sollevata da terra e l’ala anteriore si integrava con il muso, creando un passaggio d’aria pulito verso il fondo. La rigidità della monoscocca era garantita dalla fibra di carbonio ma anche dal marchio di fabbrica di Newey: un’apertura dell’abitacolo estremamente piccola.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="855" height="569" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/Williams-FW14_1.jpg" alt="Williams FW14 1" class="wp-image-167964" title="Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 6" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Williams-FW14_1.jpg 855w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Williams-FW14_1-768x511.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Williams-FW14_1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Williams-FW14_1-696x463.jpg 696w" sizes="(max-width: 855px) 100vw, 855px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 14</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il regolamento imponeva dimensioni minime per larghezza e lunghezza del cockpit, ma non una sagoma precisa. Questo permise un abitacolo sufficientemente largo ma lungo solo sulla linea centrale, creando la caratteristica forma a “V” verso la parte anteriore. Il cockpit si elevava sopra il volante, migliorando sia l’aerodinamica sia la rigidità strutturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spazio ridotto era possibile anche grazie all’assenza della leva del cambio, che solitamente richiedeva una vistosa gobba laterale nell’abitacolo. Mansell, nonostante la corporatura robusta, si adattava bene e guidava abitualmente con un volante molto piccolo.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aerodinamica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La chiave del successo della vettura fu l’aerodinamica, anche se esternamente la carrozzeria non appariva particolarmente estrema. Grazie alle sospensioni attive, il fondo era l’elemento cruciale: un ampio fondo piatto che terminava in un diffusore sotto l’ala posteriore multi-elemento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un fondo così vicino al suolo genera enormi quantità di carico, ma è estremamente sensibile alle variazioni di altezza da terra: se troppo basso si “strozza”, se troppo alto perde efficienza. Le variazioni derivano da irregolarità del tracciato, rollio in curva e beccheggio in frenata e accelerazione. Con sospensioni tradizionali, il fondo deve essere progettato in modo conservativo; con le sospensioni attive, questa sensibilità viene eliminata e il fondo può essere ottimizzato per un intervallo ridotto di altezze.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/c-1024x576.webp" alt="c" class="wp-image-167963" title="Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 7" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/c-1024x576.webp 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/c-768x432.webp 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/c-300x169.webp 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/c-696x392.webp 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/c.webp 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 15</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Poiché il fondo e il diffusore generano carico sia all’ingresso sia all’uscita, il fondo doveva essere relativamente lungo per bilanciare le forze. Da qui i sidepod più lunghi del necessario dal punto di vista puramente volumetrico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’epoca era in voga anche lo scarico soffiato nel diffusore: il flusso dei gas aiutava a energizzare il flusso sotto la vettura. Tuttavia, nel 1992 le mappature motore non erano abbastanza sofisticate, rendendo l’effetto dipendente dall’acceleratore e quindi sensibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fondamentale era alimentare il bordo d’attacco del fondo con aria pulita. La soluzione del muso rialzato, introdotta dalla Tyrrell 019 nel 1989, venne ripresa da Newey in forma più raffinata. L’ala anteriore seguiva una filosofia ad anhedral: le parti esterne generavano carico, mentre la sezione centrale aveva minore incidenza per lasciare passare aria indisturbata verso il fondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le appendici sugli endplate dell’ala servivano a gestire il flusso disturbato dagli pneumatici anteriori, in particolare il cosiddetto “tyre squirt”, deviandolo lontano dal flusso dell’ala.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sospensioni attive</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema attivo non serviva semplicemente a smorzare le asperità, ma a mantenere costante l’altezza da terra in beccheggio e rollio. Utilizzava attuatori idraulici controllati da valvole Moog e da una centralina elettronica che elaborava i dati dei sensori.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="740" height="524" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/5-FRONT-HYDRAULICS-740x524-1.jpg" alt="5 FRONT HYDRAULICS 740x524 1" class="wp-image-167959" title="Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 8" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/5-FRONT-HYDRAULICS-740x524-1.jpg 740w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/5-FRONT-HYDRAULICS-740x524-1-300x212.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/5-FRONT-HYDRAULICS-740x524-1-696x493.jpg 696w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 16</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Contrariamente a quanto si pensa, il sistema non sostituiva completamente molle e ammortizzatori, che erano ancora presenti in forma modificata. Il vero segreto era il controllo elettronico, sviluppato da un giovane ingegnere appena laureato: Paddy Lowe.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="740" height="524" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/6-REAR-HYDRAULICS-740x524-1.jpg" alt="6 REAR HYDRAULICS 740x524 1" class="wp-image-167958" title="Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 9" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/6-REAR-HYDRAULICS-740x524-1.jpg 740w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/6-REAR-HYDRAULICS-740x524-1-300x212.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/6-REAR-HYDRAULICS-740x524-1-696x493.jpg 696w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 17</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema permetteva anche soluzioni avanzate come l’abbassamento del retrotreno ad alta velocità per ridurre carico e resistenza aerodinamica, un concetto che si è rivisto anche in epoche recenti.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cambio a paddle</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie all’impianto idraulico, la Williams poté adottare il cambio semi-automatico a paddle, con un tamburo selettore azionato idraulicamente. Il sistema consentiva cambi marcia rapidissimi e affidabili, migliorando la concentrazione del pilota.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="740" height="523" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/4-COCKPIT-WHEEL-740x523-1.jpg" alt="4 COCKPIT WHEEL 740x523 1" class="wp-image-167957" title="Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 10" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/4-COCKPIT-WHEEL-740x523-1.jpg 740w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/4-COCKPIT-WHEEL-740x523-1-300x212.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/4-COCKPIT-WHEEL-740x523-1-696x492.jpg 696w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 18</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambio, progettato da Patrick Head, era trasversale, compatto e leggero, ideale per una distribuzione dei pesi arretrata.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Motore Renault V10</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il V10 Renault rappresentava un compromesso ideale tra i potenti ma ingombranti V12 e i leggeri ma meno prestanti V8. Utilizzava molle pneumatiche per le valvole e un avanzato controllo elettronico dell’iniezione e dell’accensione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/R.jpg" alt="R" class="wp-image-167962" title="Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 11" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/R.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/R-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/R-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/R-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 19</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante l’elettronica sofisticata, l’acceleratore era ancora azionato da un cavo meccanico. Il motore era dotato anche di controllo di trazione, reso possibile dai sensori di velocità delle ruote.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il raffreddamento era efficiente e compatto, con radiatori dell’acqua nei sidepod e un sistema di raffreddamento dell’olio integrato.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Abitacolo e utilizzo</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="740" height="523" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/2-COCKPIT-WHEEL-LESS-740x523-1.jpg" alt="2 COCKPIT WHEEL LESS 740x523 1" class="wp-image-167956" title="Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 12" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/2-COCKPIT-WHEEL-LESS-740x523-1.jpg 740w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/2-COCKPIT-WHEEL-LESS-740x523-1-300x212.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/2-COCKPIT-WHEEL-LESS-740x523-1-696x492.jpg 696w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la tecnologica Williams FW14B. 20</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">All’interno del piccolo cockpit, il pilota trovava un ambiente relativamente confortevole. Il sedile era imbottito e, per essere inserito attraverso l’apertura ridotta, doveva essere montato in due metà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il volante era di diametro ridottissimo: 246 mm per Patrese e appena 237 mm per Mansell. Dietro di esso si trovavano i paddle del cambio e vari pulsanti. Il cruscotto comprendeva luci di segnalazione e un display digitale, oltre a numerosi selettori rotativi per mappature motore, controllo di trazione e sospensioni attive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo segnò l’inizio dell’evoluzione verso i volanti complessi e multifunzione della Formula 1 moderna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma fu la Williams FW14B, più di ogni altra, a rappresentare il vero spartiacque tecnologico: una vettura che non solo aprì la strada a innovazioni fondamentali nell’automotive, ma cambiò per sempre il volto della Formula 1.</p>



<h2 class="wp-block-heading">SCHEDA TECNICA WILLIAMS FW14B</h2>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Modello</strong></td><td>Williams FW14B</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Anno</strong></td><td>1992</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Team</strong></td><td>Williams Renault</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Progettisti</strong></td><td>Patrick Head, Adrian Newey</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Telaio</strong></td><td>Monoscocca in fibra di carbonio e compositi</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Motore</strong></td><td>Renault RS3C / RS4</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Configurazione motore</strong></td><td>V10 aspirato a 67°</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Cilindrata</strong></td><td>3.493 cc</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Potenza</strong></td><td>~760–800 CV</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Posizione motore</strong></td><td>Centrale longitudinale</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Cambio</strong></td><td>Williams semiautomatico sequenziale, 6 marce</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Trazione</strong></td><td>Posteriore</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Sospensioni</strong></td><td>Doppio triangolo, push-rod, <strong>attive</strong></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Freni</strong></td><td>Carbonio (AP / Carbone Industrie)</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Peso minimo</strong></td><td>~505 kg</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Passo</strong></td><td>2.921 mm</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Carreggiata anteriore</strong></td><td>1.803 mm</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Carreggiata posteriore</strong></td><td>1.676 mm</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Ruote</strong></td><td>13” anteriori / 13” posteriori</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Carburante</strong></td><td>~230 litri</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Elettronica</strong></td><td>Sospensioni attive, controllo di trazione, telemetria</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Vittorie (1992)</strong></td><td>10</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Pole position</strong></td><td>15</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Titoli</strong></td><td>Campione Piloti (Mansell), Costruttori</td></tr></tbody></table></figure>



<h2 class="wp-block-heading">RISULTATI </h2>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><th><strong>GP</strong></th><th><strong>Circuito / Paese</strong></th><th><strong>Mansell</strong></th><th><strong>Patrese</strong></th></tr></thead><tbody><tr><td>1</td><td>Sudafrica</td><td>1°</td><td>2°</td></tr><tr><td>2</td><td>Messico</td><td>2°</td><td>3°</td></tr><tr><td>3</td><td>Brasile</td><td>1°</td><td>3°</td></tr><tr><td>4</td><td>Spagna</td><td>1°</td><td>2°</td></tr><tr><td>5</td><td>San Marino</td><td>1°</td><td>4°</td></tr><tr><td>6</td><td>Monaco</td><td>2°</td><td>3°</td></tr><tr><td>7</td><td>Canada</td><td>1°</td><td>2°</td></tr><tr><td>8</td><td>Francia</td><td>1°</td><td>3°</td></tr><tr><td>9</td><td>Gran Bretagna</td><td>1°</td><td>4°</td></tr><tr><td>10</td><td>Germania</td><td>2°</td><td>1°</td></tr><tr><td>11</td><td>Ungheria</td><td>1°</td><td>2°</td></tr><tr><td>12</td><td>Belgio</td><td>1°</td><td>5°</td></tr><tr><td>13</td><td>Italia</td><td>1°</td><td>2°</td></tr><tr><td>14</td><td>Portogallo</td><td>1°</td><td>3°</td></tr><tr><td>15</td><td>Spagna (Europa GP)</td><td>1°</td><td>2°</td></tr><tr><td>16</td><td>Australia</td><td>2°</td><td>1°</td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Monoposto leggendarie: la Lotus 72</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Dec 2025 18:52:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Lotus 72 continua a essere uno dei sinonimi di evoluzione nel motorsport. Rivoluzionaria per i suoi concetti audaci, la leggendaria vettura di Hethel ha costruito una storia spettacolare sul proprio cammino, cambiando per sempre il volto della Formula 1. In questo speciale analizzeremo lo sviluppo della Lotus 72 e alcune delle innovazioni che hanno [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La Lotus 72 continua a essere uno dei sinonimi di evoluzione nel motorsport. Rivoluzionaria per i suoi concetti audaci, la leggendaria vettura di Hethel ha costruito una storia spettacolare sul proprio cammino, cambiando per sempre il volto della <a href="http://www.f1.com" target="_blank" rel="noopener">Formula 1</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo speciale analizzeremo lo sviluppo della Lotus 72 e alcune delle innovazioni che hanno elevato questa monoposto a una delle macchine più rivoluzionarie della sua epoca.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il percorso verso la Lotus 72</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Forse uno dei nomi più emblematici del motorsport è quello del team creato da Colin Chapman nel 1954. Fondata su basi semplici in una piccola baracca nei sobborghi di Londra, la Lotus è diventata uno dei grandi game changer nella storia della Formula 1, grazie a una squadra guidata dal genio di figure come Len Terry, Maurice Philippe e Keith Duckworth.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1280" height="773" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/331063_460270400686694_1301036110_o.jpg" alt="331063 460270400686694 1301036110 o" class="wp-image-167925" title="Monoposto leggendarie: la Lotus 72 21" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/331063_460270400686694_1301036110_o.jpg 1280w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/331063_460270400686694_1301036110_o-1024x618.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/331063_460270400686694_1301036110_o-768x464.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/331063_460270400686694_1301036110_o-300x181.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/331063_460270400686694_1301036110_o-696x420.jpg 696w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la Lotus 72 27</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">È lecito affermare che Lotus divenne una potenza grazie al suo desiderio di spingersi oltre i limiti, trasformando ciò che molti altri team consideravano impossibile, o addirittura ridicolo, in realtà concreta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima grande rottura di Lotus con i modelli tradizionali di Formula 1 arrivò nel 1962 con la rivoluzionaria Lotus 25. La vettura, costruita su un telaio monoscocca portante anziché sul classico traliccio tubolare allora utilizzato da tutte le monoposto, divenne il simbolo di un’innovazione che ancora oggi influenza le vetture di F1.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Successivamente fu il turno della Lotus 43 del 1966 che, pur non essendo una delle monoposto più competitive del team, risultò fondamentale per l’utilizzo di un motore appositamente progettato come elemento strutturale portante del veicolo, una soluzione fino ad allora molto rara in Formula 1.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passo successivo nell’evoluzione del team arrivò nel 1967 con la Lotus 49, la prima F1 equipaggiata con il motore Ford Cosworth, un propulsore destinato a stabilire una vera e propria dinastia tra gli anni Settanta e Ottanta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1968, un’evoluzione della Lotus 49, la versione B, divenne la prima monoposto di Formula 1 a utilizzare dispositivi aerodinamici (ali) montati direttamente sui mozzi delle ruote. Questa innovazione cambiò per sempre la F1, rappresentando una svolta fondamentale nell’aerodinamica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante il successo della 49, alla fine del 1968 era chiaro in Lotus che fosse arrivato il momento di evolvere ancora. Il fallimento della futuristica Lotus 63 del 1969 (una F1 sperimentale a trazione integrale) aprì la strada allo sviluppo di una vettura ancora più radicale, destinata a dimostrare tutto il genio dei progettisti del team. Così ebbe inizio la storia della Lotus 72.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La rottura con le regole</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un’idea accomunava tutti i progettisti coinvolti nel progetto Lotus del 1970: la classica forma “a sigaro” delle monoposto di Formula 1, in evoluzione fin dagli anni Trenta, aveva ormai raggiunto il limite del suo ciclo di sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In cerca di ispirazione, Lotus guardò ai propri progetti precedenti. Il primo fu la già citata Lotus 63 che, pur avendo mostrato poco in pista, rappresentava un’evoluzione concettuale nel design di una vettura di Formula, con carrozzeria posteriore a cuneo e ali integrate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda grande influenza sul design della futura Lotus 72 provenne dalla Lotus 56, un altro progetto radicale sviluppato per la 500 Miglia di Indianapolis del 1968, spinta da una turbina a gas.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La caratteristica più evidente della Lotus 56 era la sua forma a cuneo, resa possibile dall’assenza del radiatore nel muso, che permetteva una sezione frontale estremamente snella e aerodinamica. Questa novità rappresentò il primo passo verso i raffinamenti aerodinamici che sarebbero seguiti negli anni successivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tenendo presenti questi due modelli, iniziò lo sviluppo della nuova vettura. Sotto la direzione di Chapman (all’epoca capo del Team Lotus) e Philippe (capo progettista), il progetto si basava su un telaio monoscocca in alluminio, che già presentava innovazioni grazie alla sezione anteriore molto stretta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quel momento, quasi ogni elemento rappresentava una novità per una vettura di Formula 1. Innanzitutto si decise di adottare il formato “a cuneo”, mutuato dai modelli 56 e 63, poiché ritenuto il più adatto alle esigenze del nuovo progetto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/lotus_72.png" alt="lotus 72" class="wp-image-167924" title="Monoposto leggendarie: la Lotus 72 22"><figcaption>Monoposto leggendarie: la Lotus 72 28</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra caratteristica ripresa dai modelli precedenti fu il muso a profilo ribassato, chiara influenza della Lotus 56.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, sebbene la vettura a turbina fosse una base interessante per lo sviluppo di altri aspetti della Type 72, esisteva una grande incompatibilità: mentre la Lotus 56 era spinta da una turbina, la Lotus 72 avrebbe dovuto utilizzare un motore a combustione interna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conseguenza più evidente era la necessità di installare i radiatori, assenti sulla 56. Questo elemento avrebbe potuto compromettere l’intero progetto, se non fosse stato per una soluzione brillante di Chapman e Philippe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due trovarono la risposta posizionando i radiatori ai lati della vettura, affiancando il pilota. Le “side-pods”, come vennero poi chiamate, migliorarono l’efficienza aerodinamica e offrirono ulteriori vantaggi, come la riduzione del peso, una maggiore stabilità e un miglior comportamento dinamico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due radiatori laterali non superavano l’altezza della vita della vettura ed erano integrati come elementi essenziali del progetto. Inizialmente, due piccoli snorkel ai lati dell’arco di sicurezza convogliavano aria verso il motore; a partire dalla versione 72D fu invece adottato un airbox alto sopra il V8.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa soluzione permise di mantenere il muso completamente libero, come desiderava Chapman. Fin dall’inizio del progetto 72, l’aerodinamica fu una priorità assoluta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo le ali erano parte integrante del progetto fin dalle prime fasi, cosa che fino ad allora nessun team di Formula 1 aveva tentato. Dall’inizio della rivoluzione aerodinamica alla fine degli anni Sessanta, i team avevano adattato i telai per ospitare i dispositivi aerodinamici; Lotus fece l’opposto, progettando una vettura nata per accoglierli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il muso della Type 72 fu quindi disegnato con un’ala integrata, migliorando significativamente la stabilità. A completamento del pacchetto aerodinamico, una grande ala posteriore garantiva una generazione di carico equilibrata, elemento distintivo della nuova vettura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a queste innovazioni più evidenti, altre soluzioni tecniche contribuirono a rendere la Lotus 72 una delle monoposto più promettenti della griglia 1970: gran parte della meccanica era montata in posizione interna, come i freni e parte delle sospensioni, migliorando sensibilmente le prestazioni sui tracciati sconnessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vettura adottava inoltre un sistema di sospensioni completamente nuovo: all’anteriore una geometria “anti-dive” che riduceva l’affondamento in frenata e al posteriore una geometria “anti-squat” che limitava l’abbassamento in accelerazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A completare il pacchetto c’era il “cuore” della Lotus 72: il Ford Cosworth DFV V8 aspirato da 3,0 litri, uno dei migliori propulsori dello schieramento. Nel 1970 erogava circa 440 CV, saliti a circa 475 CV nel 1975, abbinato a un cambio Hewland FG a cinque rapporti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’inizio del 1970 tutto era pronto per il debutto della nuova vettura. La mossa rischiosa di Colin Chapman avrebbe dato i suoi frutti?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I primi anni: gloria e tragedia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Presentata al pubblico nel gennaio 1970, la Lotus 72A fece il suo debutto in gara solo ad aprile, nel secondo appuntamento del Campionato di Formula 1 in Spagna. Il GP di Jarama si rivelò molto più difficile del previsto per Chapman e il suo team.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/GettyImages-831631668.avif" alt="GettyImages 831631668" class="wp-image-167923" title="Monoposto leggendarie: la Lotus 72 23"><figcaption>Monoposto leggendarie: la Lotus 72 29</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I due piloti ufficiali, Jochen Rindt e John Miles, ebbero difficoltà ad adattarsi alla vettura, soprattutto a causa del sistema “anti-dive/squat”. La Lotus 72 era molto più sensibile rispetto alla “vecchia” 49 e richiese tempo per essere compresa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato fu deludente: Miles non riuscì nemmeno a qualificarsi, mentre Rindt ottenne l’ottavo tempo ma fu costretto al ritiro al nono giro per problemi di accensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il team tornò quindi al tavolo da disegno. Dopo aver utilizzato nuovamente la 49 a Monaco, Lotus testò la versione 72B al GP del Belgio, eliminando il sistema anti-dive su richiesta dei piloti. Nonostante il ritiro per problemi al cambio, la vettura si dimostrò molto più solida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al GP d’Olanda Rindt guidò la nuova 72C, che con ulteriori affinamenti aerodinamici si rivelò immediatamente competitiva: pole position e vittoria, la prima per la Lotus 72. Seguirono successi in Francia, Gran Bretagna e Germania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tragedia colpì però al GP d’Italia, quando Rindt perse la vita in un incidente durante le prove. L’impatto e le carenze di sicurezza causarono la morte del pilota, con conseguenze drammatiche per il team.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="860" height="521" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/Adrenaline24h_Jochen_Rindt_014.jpg" alt="Adrenaline24h Jochen Rindt 014" class="wp-image-167922" title="Monoposto leggendarie: la Lotus 72 24" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Adrenaline24h_Jochen_Rindt_014.jpg 860w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Adrenaline24h_Jochen_Rindt_014-768x465.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Adrenaline24h_Jochen_Rindt_014-300x182.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Adrenaline24h_Jochen_Rindt_014-696x422.jpg 696w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la Lotus 72 30</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo l’addio di Miles, Lotus schierò Emerson Fittipaldi e Reine Wisell nel GP degli Stati Uniti. Fittipaldi vinse la gara, Wisell fu terzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stagione si concluse con il titolo Costruttori e il titolo Piloti assegnato postumo a Rindt, ma con sentimenti contrastanti all’interno del team.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ascesa e declino della Lotus 72</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il 1971 fu un anno difficile, con risultati incostanti. La svolta arrivò con la Lotus 72D, sviluppata per l’introduzione delle gomme slick.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 1972 la 72 tornò protagonista: con la livrea nera e oro JPS, Fittipaldi conquistò cinque vittorie e i titoli Piloti e Costruttori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1973, con la versione 72E e l’arrivo di Ronnie Peterson, Lotus vinse il titolo Costruttori ma perse quello Piloti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1646" height="1097" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/Lotus_72E_at_Goodwood_2010.jpg" alt="Lotus 72E at Goodwood 2010" class="wp-image-167926" title="Monoposto leggendarie: la Lotus 72 25" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Lotus_72E_at_Goodwood_2010.jpg 1646w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Lotus_72E_at_Goodwood_2010-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Lotus_72E_at_Goodwood_2010-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Lotus_72E_at_Goodwood_2010-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Lotus_72E_at_Goodwood_2010-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1646px) 100vw, 1646px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la Lotus 72 31</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il 1974 segnò il declino, aggravato dall’addio di Fittipaldi e dal fallimento della Lotus 76. Nonostante alcune vittorie di Peterson, la stagione fu deludente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 1975 rappresentò l’epilogo, con la versione 72F ormai superata. L’ultimo acuto arrivò al GP di Spagna con il secondo posto di <a href="https://www.giornalemotori.com/2021/02/11/piloti-leggendari-jacky-ickx/" data-type="post" data-id="103472">Jacky Ickx</a>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1882" height="1129" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/518355980_10163176541018537_8818882212998883979_n.jpg" alt="518355980 10163176541018537 8818882212998883979 n" class="wp-image-167927" title="Monoposto leggendarie: la Lotus 72 26" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/518355980_10163176541018537_8818882212998883979_n.jpg 1882w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/518355980_10163176541018537_8818882212998883979_n-1024x614.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/518355980_10163176541018537_8818882212998883979_n-768x461.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/518355980_10163176541018537_8818882212998883979_n-300x180.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/518355980_10163176541018537_8818882212998883979_n-696x418.jpg 696w" sizes="(max-width: 1882px) 100vw, 1882px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la Lotus 72 32</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La Lotus 72 fu utilizzata anche da diversi team privati, senza però ottenere risultati di rilievo internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sei stagioni, la Lotus 72 prese parte a 149 Gran Premi, conquistando 20 vittorie ufficiali, due titoli Piloti e tre Costruttori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Numeri impensabili nella Formula 1 moderna. A 55 anni dal debutto, la Lotus 72 resta una delle monoposto più iconiche e vincenti della storia, simbolo di innovazione, sviluppo e tecnologia portati all’estremo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">SCHEDA TECNICA LOTUS 72</h2>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Modello</strong></td><td>Lotus 72</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Team</strong></td><td>Team Lotus</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Anno debutto</strong></td><td>1970</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Progettisti</strong></td><td>Colin Chapman, Maurice Philippe</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Telaio</strong></td><td>Monoscocca in alluminio, motore portante</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Motore</strong></td><td>Ford Cosworth DFV V8, 90°</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Cilindrata</strong></td><td>2.993 cc</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Potenza</strong></td><td>~440–475 CV @ 10.000–11.000 rpm</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Distribuzione</strong></td><td>DOHC, 4 valvole/cilindro</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Cambio</strong></td><td>Hewland 5 marce (longitudinale a sbalzo)</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Peso</strong></td><td>~530–540 kg</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Dimensioni principali</strong></td><td>Passo ~2.540 mm; carreggiata anteriore ~1.524 mm; carreggiata posteriore ~1.626 mm</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Sospensioni anteriori</strong></td><td>Quadrilateri + barre di torsione (anti‑dive regolabile)</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Sospensioni posteriori</strong></td><td>Quadrilateri con barre di torsione</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Freni</strong></td><td>Dischi inboard</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Cerchi</strong></td><td>Anteriori 13″, Posteriori 15″</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Radiatori</strong></td><td>Laterali (sidepod)</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Carrozzeria</strong></td><td>Forma a “cuneo” per migliore aerodinamica</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Pneumatici</strong></td><td>Firestone (1970–72), Goodyear (1973–75)</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>Serbatoi carburante</strong></td><td>Multipli nei pontoni laterali + centrale (~200 L)</td></tr></tbody></table></figure>



<h1 class="wp-block-heading">Risultati della Lotus 72 in Formula 1 (1970–1975)</h1>



<style>
table {
  border-collapse: collapse;
  width: 100%;
  font-family: Arial, sans-serif;
  font-size: 14px;
}
th, td {
  border: 1px solid #999;
  padding: 6px;
  text-align: center;
}
th {
  background-color: #f2f2f2;
}
</style>

<h3>Formula 1 – Stagione 1970 – Lotus 72 / Risultati gara per gara</h3>

<table>
  <thead>
    <tr>
      <th>Gran Premio</th>
      <th>Rindt</th>
      <th>Fittipaldi</th>
      <th>Wisell</th>
      <th>Punti Rindt</th>
      <th>Punti Fittipaldi</th>
      <th>Punti Wisell</th>
    </tr>
  </thead>
  <tbody>
    <tr><td>South Africa</td><td>Rit</td><td>–</td><td>–</td><td>0</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Spain</td><td>DNF</td><td>NC</td><td>–</td><td>0</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Monaco</td><td>1°</td><td>–</td><td>–</td><td>9</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Belgium</td><td>DNF</td><td>–</td><td>–</td><td>0</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Netherlands</td><td>1°</td><td>7°</td><td>–</td><td>9</td><td>2</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>France</td><td>1°</td><td>8°</td><td>–</td><td>9</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Great Britain</td><td>1°</td><td>NC</td><td>–</td><td>9</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Germany</td><td>1°</td><td>–</td><td>–</td><td>9</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Austria</td><td>DNF</td><td>–</td><td>–</td><td>0</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Italy</td><td>DNS</td><td>DNS</td><td>–</td><td>0</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Canada</td><td>–</td><td>NC</td><td>3°</td><td>0</td><td>0</td><td>4</td></tr>
    <tr><td>United States</td><td>–</td><td>1°</td><td>3°</td><td>0</td><td>9</td><td>4</td></tr>
    <tr><td>Mexico</td><td>–</td><td>DNF</td><td>NC</td><td>0</td><td>0</td><td>0</td></tr>
  </tbody>
  <tfoot>
    <tr>
      <th>Punteggi finali</th>
      <td></td><td></td><td></td>
      <th>45</th><th>12</th><th>4</th>
    </tr>
  </tfoot>
</table>

<h3>Formula 1 – Campionato del Mondo 1971 – Lotus 72</h3>

<table>
  <thead>
    <tr>
      <th>Gran Premio</th>
      <th>Fittipaldi</th>
      <th>Wisell</th>
    </tr>
  </thead>
  <tbody>
    <tr><td>Sudafrica</td><td>Rit</td><td>4°</td></tr>
    <tr><td>Spagna</td><td>NC</td><td>NC</td></tr>
    <tr><td>Monaco</td><td>5°</td><td>Rit</td></tr>
    <tr><td>Olanda</td><td>3°</td><td>NC</td></tr>
    <tr><td>Francia</td><td>3°</td><td>6°</td></tr>
    <tr><td>Gran Bretagna</td><td>3°</td><td>Rit</td></tr>
    <tr><td>Germania</td><td>Rit</td><td>8°</td></tr>
    <tr><td>Austria</td><td>2°</td><td>4°</td></tr>
    <tr><td>Italia</td><td>7°</td><td>5°</td></tr>
    <tr><td>Canada</td><td>7°</td><td>5°</td></tr>
    <tr><td>USA</td><td>NC</td><td>Rit</td></tr>
  </tbody>
  <tfoot>
    <tr>
      <th>Punti totali</th>
      <th>16</th>
      <th>9</th>
    </tr>
  </tfoot>
</table>

<h3>Formula 1 – Campionato del Mondo 1972 – Lotus 72</h3>

<table>
  <thead>
    <tr>
      <th>Gran Premio</th>
      <th>Fittipaldi</th>
      <th>Walker</th>
      <th>Punti Fittipaldi</th>
      <th>Punti Walker</th>
    </tr>
  </thead>
  <tbody>
    <tr><td>Argentina</td><td>Rit</td><td>Rit</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Sudafrica</td><td>2°</td><td>NC</td><td>6</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Spagna</td><td>1°</td><td>NC</td><td>9</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Monaco</td><td>3°</td><td>Rit</td><td>4</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Belgio</td><td>1°</td><td>NC</td><td>9</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Francia</td><td>2°</td><td>NC</td><td>6</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Gran Bretagna</td><td>1°</td><td>Rit</td><td>9</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Germania</td><td>Rit</td><td>NC</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Austria</td><td>1°</td><td>NC</td><td>9</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Italia</td><td>1°</td><td>NC</td><td>9</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Canada</td><td>Rit</td><td>NC</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Stati Uniti</td><td>Rit</td><td>NC</td><td>0</td><td>0</td></tr>
  </tbody>
  <tfoot>
    <tr>
      <th>Totale</th><td></td><td></td><th>61</th><th>0</th>
    </tr>
  </tfoot>
</table>

<h3>Formula 1 – Campionato del Mondo 1973 – Lotus 72</h3>

<table>
  <thead>
    <tr>
      <th>Gran Premio</th>
      <th>Fittipaldi</th>
      <th>Peterson</th>
      <th>Punti Fittipaldi</th>
      <th>Punti Peterson</th>
    </tr>
  </thead>
  <tbody>
    <tr><td>Argentina</td><td>1°</td><td>Rit</td><td>9</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Brasile</td><td>1°</td><td>Rit</td><td>9</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Sudafrica</td><td>3°</td><td>11°</td><td>4</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Spagna</td><td>1°</td><td>Rit</td><td>9</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Belgio</td><td>3°</td><td>Rit</td><td>4</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Monaco</td><td>2°</td><td>3°</td><td>6</td><td>4</td></tr>
    <tr><td>Svezia</td><td>12°</td><td>2°</td><td>0</td><td>6</td></tr>
    <tr><td>Francia</td><td>Rit</td><td>1°</td><td>0</td><td>9</td></tr>
    <tr><td>Gran Bretagna</td><td>Rit</td><td>2°</td><td>0</td><td>6</td></tr>
    <tr><td>Paesi Bassi</td><td>Rit</td><td>11°</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Germania</td><td>6°</td><td>Rit</td><td>1</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Austria</td><td>11°</td><td>1°</td><td>0</td><td>9</td></tr>
    <tr><td>Italia</td><td>2°</td><td>1°</td><td>6</td><td>9</td></tr>
    <tr><td>Canada</td><td>2°</td><td>Rit</td><td>6</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Stati Uniti</td><td>6°</td><td>1°</td><td>1</td><td>9</td></tr>
  </tbody>
</table>

<h3>Formula 1 – Campionato del Mondo 1974 – Lotus 72E</h3>

<table>
  <thead>
    <tr>
      <th>Gran Premio</th>
      <th>Peterson</th>
      <th>Ickx</th>
      <th>Punti Peterson</th>
      <th>Punti Ickx</th>
    </tr>
  </thead>
  <tbody>
    <tr><td>Argentina</td><td>Rit</td><td>Rit</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Brasile</td><td>6°</td><td>3°</td><td>1</td><td>4</td></tr>
    <tr><td>Sudafrica</td><td>Rit</td><td>Rit</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Spagna</td><td>NC</td><td>NC</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Belgio</td><td>NC</td><td>NC</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Monaco</td><td>1°</td><td>Rit</td><td>9</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Svezia</td><td>Rit</td><td>Rit</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Paesi Bassi</td><td>8°</td><td>11°</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Francia</td><td>1°</td><td>5°</td><td>9</td><td>2</td></tr>
    <tr><td>Gran Bretagna</td><td>10°</td><td>3°</td><td>0</td><td>4</td></tr>
    <tr><td>Germania</td><td>4°</td><td>5°</td><td>3</td><td>2</td></tr>
    <tr><td>Austria</td><td>Rit</td><td>Rit</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Italia</td><td>1°</td><td>Rit</td><td>9</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Canada</td><td>NC</td><td>NC</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Stati Uniti</td><td>NC</td><td>NC</td><td>0</td><td>0</td></tr>
  </tbody>
  <tfoot>
    <tr><th>Totale</th><td></td><td></td><th>31</th><th>12</th></tr>
  </tfoot>
</table>

<h3>Formula 1 – Campionato del Mondo 1975 – Lotus 72E</h3>

<table>
  <thead>
    <tr>
      <th>Gran Premio</th>
      <th>Peterson</th>
      <th>Ickx</th>
      <th>Punti Peterson</th>
      <th>Punti Ickx</th>
    </tr>
  </thead>
  <tbody>
    <tr><td>Argentina</td><td>Rit</td><td>8°</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Brasile</td><td>15°</td><td>9°</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Sudafrica</td><td>10°</td><td>12°</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Spagna</td><td>Rit</td><td>2°</td><td>0</td><td>6</td></tr>
    <tr><td>Monaco</td><td>4°</td><td>8°</td><td>3</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Belgio</td><td>Rit</td><td>Rit</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Svezia</td><td>9°</td><td>15°</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Paesi Bassi</td><td>15°</td><td>21°</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Francia</td><td>10°</td><td>19°</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Gran Bretagna</td><td>Rit</td><td>Rit</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Germania</td><td>Rit</td><td>14°</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Austria</td><td>5°</td><td>–</td><td>2</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Italia</td><td>Rit</td><td>–</td><td>0</td><td>0</td></tr>
    <tr><td>Stati Uniti</td><td>5°</td><td>–</td><td>2</td><td>0</td></tr>
  </tbody>
  <tfoot>
    <tr><th>Totale</th><td></td><td></td><th>7</th><th>6</th></tr>
  </tfoot>
</table>



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<p class="wp-block-paragraph"></p>
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			<media:title type="plain">Monoposto Leggendarie Archivi | Giornalemotori</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Monoposto leggendarie: Ferrari 412 T2, l&#8217;ultima 12 cilindri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2022 11:47:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto Storiche]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Ferrari 412T2 doveva essere la Ferrari della riscossa. C’è quasi riuscita, facendo sognare ai tifosi della Casa del Cavallino un futuro alla grande. Ma è rimasto soltanto un sogno: a fine stagione Jean Alesi e Gerhard Berger saranno solamente quinti e sesti. Nella classifica costruttori la Ferrari troverà spazio sul terzo gradino del podio, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La Ferrari 412T2 doveva essere la Ferrari della riscossa. C’è quasi riuscita, facendo sognare ai tifosi della Casa del Cavallino un futuro alla grande. Ma è rimasto soltanto un sogno: a fine stagione Jean Alesi e Gerhard Berger saranno solamente quinti e sesti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella classifica costruttori la Ferrari troverà spazio sul terzo gradino del podio, il più basso, dietro Benetton e Williams.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ una fine ingloriosa per una monoposto nata con i numeri giusti. La disegna l’equipe di Barnard, lontano da Maranello, nel centro di Shalford in Inghilterra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La 412 T2 è bella, bellissima. Affidabile, capace di ottenere una serie di piazzamenti come non si vedeva da tempo, ha saputo anche essere velocissima, come ha dimostrato la vittoria di Jean Alesi nel <a href="https://www.giornalemotori.com/2022/06/19/f1-gp-canada-vince-verstappen-sainz-secondo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">GP del Canad</a>a.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un Alesi in forma, alla sua prima vittoria in Formula 1, che in quella stagione raccoglie anche tre secondi posti. La 412 T2 ha un’aerodinamica controcorrente se confrontata con altre monoposto del Mondiale 1995. Ha un motore ancora a 12 cilindri a V, la frizione al volante e l’acceleratore elettronico. E’ una Ferrari piccola e maneggevole. Si dimostra competitiva nonostante il 1995 abbia portato importanti modifiche al regolamento: limitazioni all’aerodinamica e cilindrata massima di 3000 cm<sup>3 </sup>invece che 3500 cm<sup>3</sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo avere debuttato con un certo slancio, la 412 T2 si è un po seduta sugli allori e lo sviluppo non è proseguito al ritmo giusto. E poi, soprattutto, non bisogna dimenticare Michael Schumacher, la settima marcia della monoposto Benetton, e neppure la super Williams che si dimostra la macchina più competitiva del lotto piazzando Damon Hill e David Coulthard al secondo e terzo posto dietro al tedesco. Per la Ferrari, insomma, una stagione di promesse non mantenute. E un addio a fine anno, quello di Berger e Alesi, invece trasformatosi in realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Ferrari 412 T2 è stata progettata dall’equipe della Fdd di Shalford (prima c’era la Gto di Guilford) capitanata da John Barnard, soprannominato il “genio”, che ha cominciato a lavorare a tempo pieno sulla nuova monoposto nell’ottobre del 94. rispetto alla 412 T1 che l’ha preceduta, la T2 è più piccola e corta, con il motore sistemato in una posizione più avanzata di circa 10 centimetri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è stato possibile grazie alla capacità del serbatoio ridotta a 140 litri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Abbiamo così potuto distribuire il peso in maniera più funzionale tra gli assi anteriore e posteriore”</em> ha detto Barnard. <em>“Grazie alla possibilità di essere montato più avanti, il motore a 12 cilindri, generalmente più ingombrante degli altri, è così meno penalizzato di quanto fosse in precedenza.”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il propulsore della Ferrari 412 T2 è completamente nuovo. Più corto di 75 millimetri del V12 3500 cm<sup>3</sup>, il tre litri della 412 T2 può raggiungere regimi di rotazione elevatissimi, nell’ordine dei 17000 giri/minuto. La potenza non è mai stata dichiarata ufficialmente ma, stando a indiscrezioni molto attendibili, sono almeno 720-730 cavalli erogati. Tra le novità più importanti c’è il basamento d’acciaio anziché in ghisa, che ha consentito di ottenere un contenimento del peso di circa una decima di chilogrammi. Contemporaneamente allo sviluppo del 12 cilindri, la Ferrari ha percorso la strada dei dieci cilindri. Questo propulsore non però approntato in tempo per essere usato nella stagione <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1995" target="_blank" rel="noreferrer noopener">1995</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’acceleratore è elettronico senza tiranti e cavi. Il pedale comanda un sensore collegato direttamente alla centralina elettronica di gestione del propulsore. Si migliora così l’erogazione di potenza e si facilita il compito del pilota. Non c’è più il comando della frizione, impiegata solamente per la partenza, sostituito da due leve sul volante. Sempre sul volante, dietro le razze, ci sono i comandi per il cambio, trasversale a sei marce, di tipo semiautomatico sequenziale controllato elettronicamente. Come da regolamento, il pilota deve inserire manualmente i vari rapporti ed è per questo che al posto di due pulsanti ci sono due levette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le pance della carrozzeria sono più corte di quella della Ferrari 412 T1/B utilizzata nella seconda parte del 1994 e inglobano i radiatori, alloggiati in posizione verticale e inclinati verso il posteriore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Posteriormente, la Ferrari è più larga delle rivali e, a differenza di esse, non è caratterizzata dalla tipica sagoma rastremata dietro il motore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quali erano le impressioni di Alesi sulla monoposto alla viglia del Mondiale 1995, quando il pilota di Avignone passato in Ferrari nel 1991, non immaginava che a fine stagione se ne sarebbe andato?</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>E’ una macchina molto diversa da guidare rispetto alla precedente, essendo più corta, e più agile, soprattutto nei cambi di direzione. L’assetto è neutro, senza difetti particolari in nessun settore specifico: sospensioni, aerodinamica, telaio, cambio o motore. La potenza è naturalmente diminuita con la riduzione della cilindrata e questo rende la nuova Ferrari più lenta in rettilineo. In compenso il motore è meno brusco e più facile da utilizzare. Non ci sono problemi di pattinamento anche a piena potenza grazie alla notevole coppia a disposizione.”</em></p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-quale-era-il-segreto-per-guidare-forte-la-ferrari-412t2"><strong>Quale era il segreto per guidare forte la</strong> <strong>Ferrari 412T2?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Non ci sono segreti di guida. Posso accelerare a fondo a metà curva con maggiore decisione e così risparmiare preziosi decimi di secondo. Personalmente, però, non ho gradito la frizione sul volante, perché richiede un movimento che non è naturale. E’ un piccolo dettaglio, ma non per questo trascurabile. Ho avuto anche dei problemi con i due pedali, perché non avevo mai utilizzato il piede sinistro per azionare il pedale del freno e perciò ho chiesto di lasciare sulla mia monoposto il tradizionale pedale della frizione.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante i buoni propositi e i buoni proclami, la Ferrari 412 T2 non è riuscita nell’intento di sbaragliare la concorrenza e di mettersi in mezzo alla lotta Benetton-Williams. E anche la sfiga ci ha messo del suo, impedendo alla Scuderia di capitalizzare una doppietta a Monza con Berger che si ritira dopo che la sospensione di Alesi, in quel momento al comando della gara, si stacca per colpire la vettura del compagno di squadra, mentre il francese dovrà abbandonare la gara quando era al comando per un problema ai freni posteriori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Ferrari 412 T2 ha chiuso l’era delle monoposto di Formula 1 a 12 cilindri, costrette a passare ai V10 a partire dalla stagione 1996 e successivamente ai V8 dal 2006 fino all’era ibrida e con essa va in pensione anche la melodia più orgasmica che si possa sentire da un motore da corsa, ovvero l’ululato prepotente e cattivo del 12 cilindri Ferrari. Una melodia che gli appassionati possono sentire ancora negli eventi storici come Goodwood, Minardi Day e Finali Mondiali Ferrari.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-scheda-tecnica-ferrari-412-t2"><strong>SCHEDA TECNICA FERRARI 412 T2</strong></h2>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>Carrozzeria</strong>: monoposto</td><td><strong>Posizione motore</strong>: posteriore</td><td><strong>Trazione</strong>: posteriore</td></tr><tr><th>Dimensioni e pesi</th></tr><tr><td><strong>Ingombri</strong> (lungh.×largh.×alt. in mm): 4&nbsp;380 × 1&nbsp;995 × 980</td><td><strong>Diametro minimo sterzata</strong>:</td></tr><tr><td><strong>Interasse</strong>: 2&nbsp;915&nbsp;mm</td><td><strong>Carreggiate</strong>: anteriore 1&nbsp;690 &#8211; posteriore 1&nbsp;605&nbsp;mm</td><td><strong>Altezza minima da terra</strong>:</td></tr><tr><td><strong>Posti totali</strong>: 1</td><td><strong>Bagagliaio</strong>:</td><td><strong>Serbatoio</strong>: 140 L</td></tr><tr><td><strong>Masse</strong></td><td>in ordine di marcia: 595 kg</td></tr><tr><th>Meccanica</th></tr><tr><td><strong>Tipo motore</strong>: Ferrari tipo 044/1 V12 75°</td><td><strong>Cilindrata</strong>: 2&nbsp;998&nbsp;cm³</td></tr><tr><td><strong>Distribuzione</strong>: bialbero a camme in testa, 4 valvole per cilindro</td><td><strong>Alimentazione</strong>: Iniezione elettronica digitale Magneti Marelli</td></tr><tr><td><strong>Prestazioni motore</strong></td><td>Potenza: 700&nbsp;CV (circa 515&nbsp;kW)</td></tr><tr><td><strong>Accensione</strong>: elettronica Magneti Marelli statica</td><td><strong>Impianto elettrico</strong>:</td></tr><tr><td><strong>Frizione</strong>: 3 dischi in carbonio</td><td><strong>Cambio</strong>: trasversale Ferrari in blocco col motore, 6 marce e retromarcia (comando semiautomatico sequenziale a controllo elettronico)</td></tr><tr><th>Telaio</th></tr><tr><td><strong>Corpo vettura</strong></td><td>materiali compositi, monoscocca a nido d&#8217;ape con fibre di carbonio</td></tr><tr><td><strong>Sterzo</strong></td><td>pignone e cremagliera servoassistito</td></tr><tr><td><strong>Sospensioni</strong></td><td>anteriori: indipendenti, quadrilateri trasversali, push-rod, molle a barra di torsione, ammortizzatori telescopici / posteriori: indipendenti, quadrilateri trasversali, push-rod, molle a barra di torsione, ammortizzatori telescopici</td></tr><tr><td><strong>Freni</strong></td><td>anteriori: a disco autoventilanti in carbonio / posteriori: a disco autoventilanti in carbonio</td></tr><tr><td><strong>Pneumatici</strong></td><td>Goodyear / Cerchi: 13&nbsp;BBS in lega leggera</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Foto: Mazzocco Alessio/Giornalemotori</p>
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		<title>Monoposto leggendarie: Ferrari 312 F1, l&#8217;occasione mancata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Dec 2021 21:57:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Auto Storiche]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’avvento della Formula 1 con motore di tre litri di cilindrata portò il debutto, nel 1966, della Ferrari 312 F1. Tra i pochi costruttori già pronti con un motore per la nuova formula, la Ferrari era favorita nei pronostici di inizio stagione per la conquista del Campionato Mondiale. La CSI (Commissione Internazionale) decise nel novembre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’avvento della Formula 1 con motore di tre litri di cilindrata portò il debutto, nel 1966, della Ferrari 312 F1.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i pochi costruttori già pronti con un motore per la nuova formula, la Ferrari era favorita nei pronostici di inizio stagione per la conquista del Campionato Mondiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La CSI (Commissione Internazionale) decise nel novembre del 1963 che la cilindrata massima dei motori di Formula 1 avrebbe dovuto essere portata da 1500 a 3000 cm3. Ritiratasi la Coventry-Climax, i primi aspirati a tre litri furono realizzati da Ferrari, Repco e Maserati, cui seguirono Ford, BRM, Honda e Weslake. Per permettere di continuare a utilizzare i motori di 1,5 litri, la CSI decise che questo era il limite per i propulsori dotati di compressore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora nessuno ci pensò, ma una decina di anni più tardi, grazie agli sviluppi della metallurgia, la <a href="http://www.renault.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Renault</a> indicò che questa strada era vincente. Destinata in un primo tempo a terminare nel 1971, la Formula 1 di tre litri si rivelò invece la più longeva della storia. Sino a tutto il 1985, infatti, fu permesso utilizzare motori aspirati sino a un massimo di 3 litri di cilindrata. Ormai era però evidente la superiorità dei turbo, anche se di cilindrata dimezzata, nei confronti degli aspirati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obbiettivo iridato fu mancato per vari motivi, non ultimo quello del divorzio tra John Surtees e la Casa di Maranello, maturato proprio dopo la vittoria del pilota inglese nel secondo Gran Premio della stagione, disputato in Belgio. Né vanno dimenticati gli scioperi che impedirono la partecipazione della Ferrari ai Gran Premi di Inghilterra e del Messico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La 312 F1 portò al successo anche Scarfiotti nel GP d’Italia a Monza e la Ferrari ottenne il secondo posto nella classifica dei costruttori al termine dell’annata.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="540" height="503" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/12/ferrari_312_f1-66_8.jpg" alt="ferrari 312 f1 66 8" class="wp-image-111525" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 312 F1, l&#039;occasione mancata 33" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/12/ferrari_312_f1-66_8.jpg 540w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/12/ferrari_312_f1-66_8-300x279.jpg 300w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 312 F1, l'occasione mancata 36</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il Mondiale se lo aggiudicò Jack Brabham, al volante di una monoposto di sua costruzione, spinta da un motore otto cilindro Repco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La 312 F1 venne realizzata attorno al nuovo dodici cilindri di tre litri. Si trattava di un motore derivato dal propulsore di 3300cm3 del prototipo 275 P. A doppia accensione, aveva due alberi a camme in testa con comando a catena. Nella prima configurazione, il motore era dotato di due valvole per cilindro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’alimentazione era garantita da un impianto a iniezione diretta fornito dalla Lucas. Con un alesaggio di 77mm e una corsa di 53,5mm, il tre litri aveva una cilindrata totale di 2989,6 cm3.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella versione iniziale, il propulsore erogava una potenza di 325 cavalli. Tale valore salì presto a 360 cavalli a 10000 giri/minuto, con un rapporto di compressione di 11,8:1. per quello che riguarda la trasmissione, il cambio longitudinale a cinque rapporti, era abbinato a un differenziale autobloccante ZF a chiavette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esteticamente, la 312 F1 non si differenziava molto dalle altre Formula 1 dell’epoca. Oltre che per l’immancabile colore rosso, era riconoscibile anche la sagomatura della presa d’aria anteriore, simile a quella delle precedenti 158 F1 e 512 F1.</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f4/1966_Italian_GP_-_Ludovico_Scarfiotti%27s_Ferrari_312_F1-66.jpg" alt="File:1966 Italian GP - Ludovico Scarfiotti&#039;s Ferrari 312 F1-66.jpg -  Wikipedia" style="width:400px;height:539px" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 312 F1, l&#039;occasione mancata 34"><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 312 F1, l'occasione mancata 37</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto alla prima monoposto, presentata ufficialmente a inizio anno, le versioni successive furono caratterizzate da sei sfiati dell’aria (tre per lato) posti all’altezza della sospensione anteriore. L’abitacolo era carenato da una superficie in plexiglas. La ricerca aerodinamica era sottolineata anche dallo spostamento all’interno degli ammortizzatori anteriori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Si trattava di una soluzione tecnica introdotta con la 158 “Aero”. Del tutto caratteristica era la forma degli scarichi: di colore bianco, avvolgevano, dal basso verso l’alto, la parte posteriore della monoposto. Il numero degli scarichi e i dodici cornetti di aspirazione dell’aria, posti al centro delle bancate, permettevano di riconoscere facilmente la 312 F1 dalla 246 “Tasmania”. Quest’ultima era la monoposto dotata di un motore a sei cilindri di 2,4 litri, che nel Campionato mondiale venne utilizzata da Bandini a Montecarlo e in Belgio, da Scarfiotti al Nurburgring e da Baghetti a Monza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riprendendo la filosofia costruttiva introdotta con la citata 158, la 312 F1 era dotata di un telaio costruito attorno a un traliccio tubolare. Questa struttura era rivestita da due pelli d’alluminio, secondo la tecnica aeronautica. I serbatoi, della capacità complessiva di 158 litri, erano costituiti da cinque contenitori in gomma posti ai lati della monoposto, tra le pelli di alluminio del telaio.</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img decoding="async" src="https://i.pinimg.com/originals/01/dd/4b/01dd4be44ce5b234c58d81be617d81ff.jpg" alt="1966 Ferrari 312 - Surtees | Auto da corsa, Auto, Macchine sportive" style="width:512px;height:507px" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 312 F1, l&#039;occasione mancata 35"><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 312 F1, l'occasione mancata 38</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tre settimane più tardi, sempre affidata a Surtees, partecipò al GP di Montecarlo, gara d’apertura del Campionato del Mondo. Surtees scattò al comando, ma dopo quattordici giri dovette ritirarsi per un guasto al differenziale, dando così via libera a Stewart con la BRM a due litri. La Ferrari potè consolarsi con il secondo posto di Bandini, al volante della 246.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Spa-Francorchamps, nel GP del Belgio, disputatosi sotto la pioggia, Surtees portò al successo la Ferrari 312 F1. Al secondo giro, a causa di un nubifragio, erano rimaste solo sette vetture delle quindici che avevano preso il via. Stewart ebbe un incidente abbastanza serio, rimanendo intrappolato nella sua BRM alla curva di Masta con una clavicola rotta. John Surtees precedette sul traguardo Rindt, con la Cooper-Maserati, e Bandini, che guidava ancora la 246. Solo dieci giorni più tardi, la Ferrari e Surtees giunsero a un clamoroso divorzio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mike Parkes, anche lui inglese, entrò così a far parte della squadra di Formula 1 accanto a Lorenzo Bandini. Parkes era un pilota particolarmente alto. Così, appositamente per lui, la Ferrari costruì una terza 312 F1 (numero 012) che disponeva di un telaio allungato per permettere all’inglese di essere alloggiato comodamente a bordo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Ferrari 312 F1 si era nel frattempo dimostrata estremamente competitiva. A Reims, nel GP di Francia, Lorenzo Bandini ottenne la pole position nelle prove. Il pilota italiano stava conducendo in gara quando, al trentunesimo giro, dovette fermarsi a causa della rottura del cavo dell’acceleratore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A causa di uno sciopero dei metalmeccanici, le 312 F1 non poterono partecipare al GP di Inghilterra in programma a Brands Hatch. Nella successiva corsa, il GP d’Olanda a Zandvoort, Bandini terminò solo in sesta posizione, a ben tre giri dal vincitore Brabham.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in Germania, sotto la pioggia del Nurburgring, Bandini non riuscì ad andare oltre la sesta posizione. A vincere fu ancora Brabham.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In vista del Gran Premio d’Italia a Monza, il motore della 312 F1 venne sottoposto a significative modifiche. L’innovazione principale fu rappresentata dalla presenza della distribuzione a tre valvole per cilindro, due di aspirazione e una di scarico. La potenza massima del propulsore salì così a 380 cavalli, sempre a 10000 giri/minuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le 312 F1 ebbero parecchi problemi con gli pneumatici nel corso della stagione. Dopo aver provato in Olanda anche pneumatici Goodyear, la Ferrari abbandonò la Dunlop in favore di una fornitura Firestone proprio a partire dal GP d’Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Monza, dopo il ritiro di Bandini e Brabham, alternatisi al comando, vinse Scarfiotti davanti al compagno Parkes. Fu quello il più bel successo in assoluto della stagione della 312 F1.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Watkins Gles, nel GP degli Stati Uniti, Bandini, unico pilota Ferrari presente, condusse nei primi nove giri prima di ritirarsi. Poi, a causa di agitazioni sindacali, la Casa di Maranello disertò il successivo GP del Messico.</p>
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		<title>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2020 00:55:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[1992]]></category>
		<category><![CDATA[F1]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentata ufficialmente nel febbraio del 1992, la Ferrari F92A stupì gli addetti ai lavori. Si trattava, per l’epoca, di una monoposto rivoluzionaria, caratterizzata dalle pance sollevate dal fondo della vettura. Purtroppo, alla prova dei fatti, la F92A si dimostrò poco competitiva, anche nella successiva versiona AT con cambio trasversale, oltre che scarsamente affidabile. I migliori [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Presentata ufficialmente nel febbraio del 1992, la Ferrari F92A stupì gli addetti ai lavori. Si trattava, per l’epoca, di una monoposto rivoluzionaria, caratterizzata dalle pance sollevate dal fondo della vettura. Purtroppo, alla prova dei fatti, la F92A si dimostrò poco competitiva, anche nella successiva versiona AT con cambio trasversale, oltre che scarsamente affidabile. </span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">I migliori risultati ottenuti da Jean Alesi nel 1992 furono i terzi posti nel GP di Spagna e del Canada mentre il suo compagno Ivan Capelli non andò oltre la quinta posizione conquistata in Brasile. Nella classifica riservata ai costruttori, la Ferrari fu quarta, staccata in modo molto netto da Williams, McLaren e Benetton. Il <a href="http://www.f1.com" target="_blank" rel="noopener">Campionato mondiale piloti</a> venne dominato da Mansell con la Williams-Renault. Alesi fu soltanto settimo e Capelli addirittura dodicesimo nella classifica iridata.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Il telaio della Ferrari F92A fu progettato sotto la supervisione di Steve Nichols, tecnico proveniente dalla McLaren. Harvey Postelthwaite, tornato da poco alla direzione tecnica della Ferrari, non aveva infatti avuto tempo per seguire la progettazione della vettura. La monoposto esasperava alcuni concetti aerodinamici sviluppati da Jean-Claude Migeot, tecnico francese arrivato in Formula 1 con la Renault e già alla Ferrari alla fine degli anni Ottanta, prima di passare alla Tyrrell. Proprio sulla Tyrrell 019 del 1990, Migeot introdusse il muso rialzato che ha caratterizzato la maggior parte delle vetture da Gran Premio.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Nel tentativo di sfruttare ancora meglio i flussi dell’aria nella parte inferiore della monoposto, Migeot studiò un’inedita soluzione che prevedeva un fondo della vettura staccato di circa quindici centimetri dalle pance. Questo con l’obiettivo di avere più carico aerodinamico e quindi maggiore aderenza.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Del tutto particolare fu la forma delle pance, con le prese d’aria laterali dei radiatori separate dal resto della scocca. La profilatura del telaio tra le pance e l’abitacolo serviva a dividere il flusso d’aria destinato alla parte superiore e inferiore della vettura. Il muso, anche per liberare la zona antistante il doppio fondo, era rialzato, con l’alettone anteriore sostenuto da due piloni. Nella zona centrale sotto l’abitacolo, il fondo delal F92A si prolungava in avanti, con una soluzione anche essa introdotta sulla Tyrrell e poi quasi generalizzata.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Si può dire che la Ferrari F92A venne concepita e sviluppata in funzione delle esigenze aerodinamiche , secondo le direttive e le esigenze di Migeot. Il doppio fondo, che iniziava in corrispondenza delle prese d’aria, si estendeva sino al posteriore. Ai lati dell’alettone anteriore si potevano notare dei vistosi convogliatori dell’aria, con la duplice funzione di assicurare maggiore carico aerodinamico e di dirigere il flusso d’aria interessato verso l’esterno per non disturbare la circolazione dell’aria verso il doppio fondo.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Tra le caratteristiche particolari della Ferrari F92A, va segnalata la presenza di un solo ammortizzatore anteriore, ancora come sulla Tyrrell 019. la vettura, al contrario della Williams, non era dotata di sospensioni a controllo elettronico, quelle chiamate familiarmente “attive” da molti addetti ai lavori. Il programma di sviluppo di queste ultime da parte della Ferrari era in ritardo rispetto a quello di altre squadre. </span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">L’ingegner Claudio Lombardi, divenuto nel frattempo responsabile dell’intero reparto corse, continuò a far sviluppare il dodici cilindri destinato alla F92A sul quale, dopo metà stagione, vennero varate le misure di alesaggio e di corsa. La Ferrari non comunicò mai ufficialmente la dimensione esatta di queste ultime, ma solo la cilindrata del propulsore che era di 3497 cm<sup>3</sup>. La distribuzione era a cinque valvole per cilindro, con due alberi a camme in testa per bancata. Dal GP di Monaco, il motore venne dotato di tromboncini di aspirazione dell’aria ad altezza variabile per ottimizzare il rendimento nelle fasi di utilizzo, in accelerazione come ai massimi regimi. </span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Il cambio inizialmente fu a sei marce di tipo longitudinale, derivato da quello della 643, la vettura di Formula 1 della stagione precedente. Dal Gran Premio del Belgio, nel tentativo di migliorare la distribuzione dei pesi, la Ferrari F92A venne dotata di un cambio trasversale, sempre a sei marce.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">La vettura assunse la denominazione Ferrari F92AT. La carriera agonistica della Ferrari del 1992 fu veramente poco fortunata. Oltre a problemi di tenuta di strada e di equilibrio generale della vettura, si scoprì presto che la dimensione delle prese d’aria e dei radiatori, sacrificati in uno spazio troppo ristretto al fine di lasciare spazio al doppio fondo, era insufficiente. L’inevitabile surriscaldamento del motore portò a parecchie rotture di quest’ultimo nella parte della stagione. </span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Per migliorare il raffreddamento e il rendimento del motore furono ampliate le prese d’aria sopra la testa del pilota, il serbatoio e le canalizzazioni dell’olio. Modifiche per migliorare la tenuta di strada, come dotare di sensori l’ammortizzatore anteriore per limitare il rollio dell’avantreno, servirono a poco. Alesi fu quarto in Brasile e terzo in Spagna sul bagnato. Il francese terminò a podio, in terza posizione, anche in Canada, finendo quinto in Germania.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Poi più nulla fino ai Gp finali di Giappone e Australia, dove Alesi si piazzò quinto e quarto. Capelli raccolse solo un quinto posto in Brasile e un sesto in Ungheria. La F92A portò poca fortuna al pilota milanese che venne sostituito da Larini dei GP finali a Suzuka ed Adelaide.</span></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="95253" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/gettyimages-1091081776-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 1091081776 2048x2048 1" class="wp-image-95253" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 39" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-1091081776-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-1091081776-2048x2048-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-1091081776-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-1091081776-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-1091081776-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 52</figcaption></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="779" data-id="95245" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/gettyimages-140792702-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 140792702 2048x2048 1" class="wp-image-95245" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 47" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792702-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792702-2048x2048-1-1024x702.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792702-2048x2048-1-768x527.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792702-2048x2048-1-300x206.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792702-2048x2048-1-696x477.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 60</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="736" data-id="95244" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/gettyimages-140792662-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 140792662 2048x2048 1" class="wp-image-95244" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 48" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792662-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792662-2048x2048-1-1024x663.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792662-2048x2048-1-768x498.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792662-2048x2048-1-300x194.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792662-2048x2048-1-696x451.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 61</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="95243" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/Ferrari-F92A-80411.jpg" alt="Ferrari F92A 80411" class="wp-image-95243" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 49" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92A-80411.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92A-80411-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92A-80411-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92A-80411-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 62</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="95242" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/Ferrari-F92-A-2976.jpg" alt="Ferrari F92 A 2976" class="wp-image-95242" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 50" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2976.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2976-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2976-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2976-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 63</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="95241" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/Ferrari-F92-A-2975.jpg" alt="Ferrari F92 A 2975" class="wp-image-95241" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 51" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2975.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2975-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2975-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2975-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 64</figcaption></figure>
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		<title>Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2020 09:25:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando una squadra decide di entrare nelle competizioni sportive di alto livello, come la F1, deve essere preparata: deve godere di una ricca sponsorizzazione, di un tempo adeguato per lo sviluppo della monoposto e degli obiettivi realistici. La Lola pensava di entrare in Formula 1 nel 1997 praticamente senza nessuno di questi. Dopo così tante [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quando una squadra decide di entrare nelle competizioni sportive di alto livello, come la F1, deve essere preparata: deve godere di una ricca sponsorizzazione, di un tempo adeguato per lo sviluppo della monoposto e degli obiettivi realistici. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Lola pensava di entrare in Formula 1 nel 1997 praticamente senza nessuno di questi. Dopo così tante speranze per la macchina, i risultati furono una gara in cui entrambe le vetture non riuscirono a qualificarsi e una crisi finanziaria mise in ginocchio la società.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Eric Broadley fondò la Lola nel 1958 costruendo una Sports Car. Ha poi continuato a rendere la Lola uno dei produttori di auto da corsa più rispettati al mondo per ben quattro decenni. Lola ha vinto il campionato Indy Car sei volte, oltre a tre vittorie alla Indianapolis 500. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel suo curriculum troviamo anche una collaborazione con Ford per la progettazione delle splendide Ford GT-40 che hanno vinto la 24 Ore di Le Mans per quattro anni di fila, dal 1966 al 1969. Lola ha anche fornito un supporto essenziale alla serie internazionale della F3000 fornendo le monoposto per diversi anni. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel passato di Lola troviamo anche una parentesi in Formula 1: nel 1962, Reg Parnell commissionò a Lola un’auto da F1 per i piloti John Surtees e Roy Salvadori, con Surtees che arrivò secondo a Silverstone e al Nurburgring, mentre si aggiudicò la pole position nel Gran Premio d’Olanda. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 1967, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Surtees ha nuovamente collaborato con Lola con il supporto e la potenza dei motori Honda che equipaggiavano la RA300/T130, che ha vinto il Gran Premio d’Italia a Monza.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sebbene Honda si ritirasse dalla Formula 1 </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">nel</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">la stagione successiva, l&#8217;esperienza della Lola in F1 era tutt&#8217;altro che finita. Nel corso dei prossimi 25 anni, Lola avrebbe stretto una partnership con team come Embassy Hill, Larrousse e il team BMS Scuderia Italia. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">la Lola realizzava solamente i telai che poi dava in gestione alle varie scuderie, un po&#8217; come faceva la Ford con i motori. Ma Broadley voleva di più, voleva avere a tutti i costi una sua scuderia. A metà anni ‘90 si vociferava che la Lola sta mettendo in piedi un proprio team di Formula 1. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E in effetti un prototipo di una monoposto era stato testato da Alan McNish. Ma ancora non bastava, c’era bisogno di uno sponsor che finanziasse l’operazione. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel novembre 1996 è stato firmato un accordo con la Mastercard che avrebbe sponsorizzato il team, comparendo anche sul nome ufficiale del team.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma non si trattava di una semplice sponsorizzazione: la Mastercard aveva sviluppato un programma dove i possessori della loro carta di credito potevano essere coinvolti in una specie di fan club e parte del ricavato consegnato al team di F1. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Erano presenti diversi livelli di sottoscrizione che andavano dai 79$ ai 2999$. In cambio, il tifoso riceveva dei </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">gadget dal team che potevano essere dei capi di abbigliamento ufficiali per arrivare ad una cena con la squadra e i piloti. Con questo metodo il team poteva raccogliere fino a 10 milioni di dollari.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Broadley voleva entrare in Formula 1 nel 1998, ma alla fine il consiglio di amministrazione della Mastercard hanno messo pressione per anticipare l’ingresso nel 1997. Questo ha portato il team a costruire l’auto, la T97/30, in meno di tre mesi. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La monoposto inizialmente era spinta dal classico V8 Ford Cosworth, ma la Lola sperava di avere il proprio propulsore V10, realizzato da MCD Consultants, a metà stagione. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">l capo di MCD, Al Melling, aveva già realizzato un prototipo del motore e lo stava testando al banco prova. I piloti scelti dalla Lola erano il nostro Vincenzo Sospiri e Ricardo Rosset, che avevano concluso in prima e seconda posizione nel 1995 nel Campionato F3000.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sospiri è stato un collaudatore della Benetton mentre Rosset aveva trascorso una stagione con la Footwork/Arrrows, portando alla Lola la dote di sponsor come Lyca e Safra. A dirigere il team è stato assunto Ray Bourter.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Oltre al poco tempo che il team ha avuto per prepararsi al primo turno in Australia, come tutte i team ha dovuto affrontare la nuova regola del 107% nelle qualifiche. Questa regola era stata fatta per escludere dalla gara le </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">vetture più lente per evitare di avere delle chicane mobili durante il Gran Premio.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Broadley inizialmente riteneva che la sua squadra non avrebbe avuto problemi con questa regola dichiarando </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>“La regola del 107% è in realtà un margine abbastanza ampio. Se non possiamo farlo, allora non dovremmo essere in Formula 1.”</i></span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La vettura è nata senza mai vedere la galleria del vento, soffrendo problemi al bilanciamento e all’elettronica, risultando molto attardata rispetto al resto della griglia.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In qualifica le vetture erano tremendamente lente, con Rosset ad oltre 12,7 secondi e Sospiri a 11,6 secondi dalla pole position, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ampiamente oltre al limite del 107%. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il team sapeva di avere ancora molto lavoro da fare per la gara successiva in Brasile: organizzò un test a Silverstone dove si dedicò al set-up delle sospensioni e svolgendo un ampio lavoro per migliorare l’elettronica, per tentare di guadagnare qualcosa in prestazioni.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma il team doveva ancora ricevere i soldi del programma Mastercard e Ford chiedeva i soldi per revisionare i propri motori. Il team è arrivato in Brasile col conto in banca a secco, accumulando debiti per qualche milione di dollari.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Con questo scenario non proprio dei migliori, la Lola è ritornata dal Brasile senza nemmeno effettuare un giro ad Interlagos e il team sparì. Sospiri era convinto che il team avrebbe avuto le carte in regola per qualificarsi se solo ne avessero avuto l’opportunità. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Pochi giorno dopo, Lola ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal Mondiale per “ragioni finanziarie e tecniche.”</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ad Imola, in occasione del Gran Premio di San Marino, alcune voci davano un possibile ritorno della Lola. Ma erano solamente delle voci. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’operazione Formula 1 ha quasi fatto fallire la società Lola e il fatto che il loro telaio della IndyCar non fosse per niente performante e fosse stato scartato da tutte le squadre a fine stagione, ha contribuito a gettare nella rovina finanziaria la società.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Lola si è salvata grazie all’acquisto di Martin Birrane che attivò una serie di ristrutturazioni finanziarie che salvò la società: questo ha permesso alla Lola di dedicarsi alla realizzazione dei telai per le competizioni a ruote scoperte americane, abbandonando definitivamente l’idea della Formula 1.</span></span></span></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-3 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="674" data-id="94082" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/1017691363-COL-19970309-LOLA_97_013.jpg" alt="1017691363 COL 19970309 LOLA 97 013" class="wp-image-94082" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 65" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1017691363-COL-19970309-LOLA_97_013.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1017691363-COL-19970309-LOLA_97_013-768x506.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1017691363-COL-19970309-LOLA_97_013-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1017691363-COL-19970309-LOLA_97_013-696x458.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 73</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="678" data-id="94083" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/1017721492-LAT-19970309-97AUS12.jpg" alt="1017721492 LAT 19970309 97AUS12" class="wp-image-94083" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 66" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1017721492-LAT-19970309-97AUS12.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1017721492-LAT-19970309-97AUS12-768x509.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1017721492-LAT-19970309-97AUS12-300x199.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1017721492-LAT-19970309-97AUS12-696x461.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 74</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="679" data-id="94084" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/open-uri20121024-20655-1m0vvja.jpg" alt="open uri20121024 20655 1m0vvja" class="wp-image-94084" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 67" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/open-uri20121024-20655-1m0vvja.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/open-uri20121024-20655-1m0vvja-768x509.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/open-uri20121024-20655-1m0vvja-300x199.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/open-uri20121024-20655-1m0vvja-696x462.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 75</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="672" data-id="94085" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/tal0320ju04.jpg" alt="tal0320ju04" class="wp-image-94085" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 68" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju04.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju04-768x504.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju04-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju04-696x457.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju04-741x486.jpg 741w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 76</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="674" data-id="94086" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/tal0320ju06.jpg" alt="tal0320ju06" class="wp-image-94086" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 69" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju06.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju06-768x506.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju06-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju06-696x458.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 77</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="674" data-id="94087" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/tal0320ju08.jpg" alt="tal0320ju08" class="wp-image-94087" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 70" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju08.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju08-768x506.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju08-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju08-696x458.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 78</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="599" height="398" data-id="94088" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/tal0320ju10.jpg" alt="tal0320ju10" class="wp-image-94088" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 71" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju10.jpg 599w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/tal0320ju10-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 599px) 100vw, 599px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 79</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="600" height="393" data-id="94089" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/teh0905fe16.jpg" alt="teh0905fe16" class="wp-image-94089" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 72" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/teh0905fe16.jpg 600w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/teh0905fe16-300x197.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Lola T97/30 80</figcaption></figure>
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		<title>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2020 19:30:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Formula 1 è sempre stata sinonimo dell’avanguardia nella tecnologia automobilistica: quello che è “accettabile” in una stagione potrebbe essere troppo vecchio l’anno seguente e per tenere il passo giusto, serve un’enorme sforzo economico. Questo è il motivo per cui la Pacfic del 1994 fallì: arrivò in F1 usando il materiale di un progetto nato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Formula 1 è sempre stata sinonimo dell’avanguardia nella tecnologia automobilistica: quello che è “accettabile” in una stagione potrebbe essere troppo vecchio l’anno seguente e per tenere il passo giusto, serve un’enorme sforzo economico.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo è il motivo per cui la Pacfic del 1994 fallì: arrivò in F1 usando il materiale di un progetto nato morto due anni prima, motori compresi, e senza la giusta spinta finanziaria. Adrian Reynard aveva un sogno ed era quello di entrare in F1. Tra gli anni 80 e 90, a contendersi un posto sullo schieramento di partenza c’erano ben 39 vetture, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">a </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">cui </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">doveva aggiungersi </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">la Reynard, le cui ambizioni erano quelle di qualificarsi per la gara.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Reynard aveva costruito la sua prima macchina da corsa nel 1973 e da allora aveva fatto crescere l’azienda con costanti progressi. Reynard ha preso sul serio le sue aspirazioni in F1 assumendo il progettista della Benetton, Rory Byrne. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le componenti destinate alla F1 furono testate per la prima volta su una Reynard F3000 del team Madgwick Motorsport. Ma fin da subito incontrarono degli ostacoli </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e il più grosso era quello finanziario.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I primi anni ‘90 non erano il momento migliore per bussare alle porte delle aziende chiedendo una sponsorizzazione per un team di corse: gran parte del mondo era in una fase di recessione e i team minori avevano grosse difficoltà a trovare il denaro giusto per proseguire. Un altro problema fu il motore. Byrne sapeva che per avere un pacchetto aerodinamico adatto, l’auto doveva avere delle fiancate snelle, ma i motori disponibili non erano in grado di sopportare grandi quantità di calore. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Così, con i “fianchi” enormi, l’auto non sarebbe mai stata competitiva e il progetto è stato accantonato, tra i molti debiti che stavano facendo fallire la Reynard. Byrne ritornò alla Benetton e la Reynard si concentrò sulla Indy Cars, debuttando nel 1994 e diventando presto il telaio di riferimento della categoria. La Reynard, successivamente, sarebbe entrata in F1 nel 1999, col progetto della British American Racing, meglio conosciuta come BAR, che rilevò le ceneri della Tyrrell.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">M</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">a il progetto di Byrne non fu del tutto cestinato: Keith Wiggins dirigeva la Pacific Racing, un team di F3000 che nel 1991 aveva vinto il campionato e aveva tentato disperatamente di entrare in F1 nel 1992, ma senza successo. Una situazione simile si era verificata nel 1993, ma problemi finanziari hanno impedito, ancora una volta, il debutto nella massima categoria.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma il 1994 segnerà il debutto della Pacific in Formula 1, pur avendo un budget limitato e “riciclando” il vecchio materiale della Reynard. Wiggins aveva raggiunto un accordo con la Ilmor Engineering per avere la fornitura dei V10 del 1992, quelli che erano montati sulla Tyrrell e sulla March. Il costo dei motori incideva per il 40% sul budget totale del team, ma la Ilmor, nel frattempo, prestava maggior attenzione al suo nuovo rapporto con la Mercedes-Benz e i motori della Pacific avrebbero goduto di uno sviluppo minore durante la stagione.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La PR01 presentava un muso simile a quello di uno squalo, con il disegno molto somigliante alle Benetton, ma la cosa non sorprende visto che il papà di entrambe le vetture era Rory Byrne. Il cambio era un sequenziale a 6 rapporti e gli pneumatici erano della Goodyear, che aveva il monopolio in F1 in quegli anni. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I piloti scelti erano Bertrand Gachot e Paul Belmondo: Gachot aveva dimostrato le sue doti nel 1991 quando correva con la Jordan, stabilendo il giro più veloce nella gara in Ungheria, ma la sua carriera si era interrotta dopo un anno deludente con la Larrousse nel 1992. Belmondo aveva guidato per la March, nell’ultima gara del 1992 e aveva provato la Benetton nella stagione successiva, ma non aveva impressionato il team. Tuttavia era riuscito ad ottenere una buona sponsorizzazione per il team Pacific. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il team riscontrò alcuni problemi con l’installazione del motore Ilmor. Nei test pre-stagionali, la Pacific PR01 subì numerosi guasti proprio al propulsore, sollevando pesanti accuse al motorista reo di fornire del materiale usato al team. L’auto, oltretutto, era anche difficile da guidare e pessima dal punto di vista aerodinamico. Non si salvava nemmeno il telaio, ritenuto troppo debole per la vettura.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Pronta o no, la Pacific PR01 avrebbe debuttato nella gara inaugurale della stagione 1994, il Gran Premio del Brasile ad Interlagos. Entrambi i piloti si sono lamentati di un grave problema di sovrasterzo durante le prove libere e alla difficoltà di selezionare i rapporti di trasmissione adeguati. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nel primo giorno di qualifiche la frizione di Belmondo si è rotta nel primo giro mentre Gachot ha registrato il 26° tempo. Belmondo ha riscontrato ancora dei problemi anche nella seconda giornata e non è riuscito a segnare un tempo cronometrato, mentre Gachot si è q</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ualificato</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> in 25° posizione d</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">avanti</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> a David Brabham su Simtek. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In gara Gachot è costretto al ritiro dopo una collisione con la Larrousse di Olivier Beretta. Nonostante la mancata qualificazione di Belmondo e la collisione al primo giro di Gachot, la Pacific ha completato più giri nel fine settimana brasiliano rispetto a tutti i test pre-stagionali. La gara successiva fù quella del Pacifico, sul circuito di Aida, in Giappone. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Al venerdì la Pacific ha riscontrato i consueti problemi al motore Ilmor ed entrambi i piloti si sono lamentati della mancanza di trazione, soprattutto nelle curve lente del tracciato. Sabato, ulteriori problemi tecnici, hanno comportato che Belmondo avrebbe rinunciato alla sua auto negli ultimi minuti delle qualifiche per consentire a Gachot di fare qualche giro sul circuito </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e nonostante sia riuscito a migliorare il tempo del suo compagno di squadra di ben sette decimi, non è stato sufficiente per qualificarsi. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Prima della terza gara ad Imola, il team ha condotto un test al Mugello, dove si sono concentrati sull’affidabilità e sul miglioramento della trazione. Si arriva quindi ad Imola, per quello che è stato il fine settimana più nero della Formula 1 moderna. La Pacific PR01 stava ancora lottando contro i suoi problemi tecnici: Gachot si era qualificato in 25° posizione e se i commissari gara non avessero accettato il tempo di Ratzenberger, tragicamente scomparso al sabato, anche Belmondo avrebbe preso parte alla gara. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gachot </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">si è dovuto ritirare al 23° giro a causa di una perdita di pressione dell’olio. A Monaco entrambe le monoposto sono riuscite a qualificarsi per il Gran Premio ma solamente perché Williams, Simtek e Sauber hanno dovuto fare a meno di una vettura a testa. I primi due team non hanno schierato una seconda monoposto per rispetto dei loro piloti, Senna e Ratzenberger, scomparsi ad Imola. La Sauber ha dovuto fare a meno di Karl Wendlinger, protagonista di un terribile incidente durante le prove di qualificazione. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Questo ha permesso a Gachot e Belmondo di partire in 23° e 24° posizione, nonostante i cronici problemi al propulsore. Gachot aveva l’obiettivo di terminare la gara, risparmiando la monoposto e senza prendere rischi inutili. Ma le speranze di vedere la bandiera a scacchi si sono interrotte al 49° giro per un problema al cambio. Belmondo invece si è fermato al 53° giro accusando crampi al piede destro e alle braccia.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A Barcellona, per il Gran Premio di Spagna, la Pacific beneficia ancora delle disgrazie altrui: la Sauber decide di correre senza una monoposto, con Wendlinger ancora in coma, mentre la Simtek di Montermini è stata protagonista di un incidente che ha causato delle lesioni ai piedi al pilota italiano. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ad essere onesti le Pacific PR01 erano state più veloci dell’italiano, alla sua prima gara per il team Simtek. Per la seconda gara di fila, le due Pacific PR01 </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">erano presenti al via della gara ma le prestazioni sono state da dimenticare: Belmondo si è girato dopo solamente due giri terminando la gara nella sabbia mentre Gachot ha rimediato la rottura dell’ala posteriore dopo una toccata.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Entrambi i piloti però sono stati soddisfatti della macchina. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Pacific arriva in Canada e questa è stata l’ultima volta che il team è riuscito a qualificarsi per un Gran Premio nel 1994. Gachot ha battuto il compagno di squadra per due decimi di secondo, afferrando l’ultimo posto valido sulla griglia di partenza. </span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In gara è riuscito a completare 47 giri prima che un problema alla pressione dell’olio lo mettessero fuori dai giochi. Gachot sfiorò la qualificazione in Francia per appena due decimi di secondo e rifilando oltre 1 secondo a Belmondo. Questo divario di prestazioni tra i due è proseguito per tutta la stagione ma anche se Gachot era più veloce di Belmondo, era ancora troppo lento per passare la pre-qualifica.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il team cercò di migliorare la Pacific PR01, modificando il muso a squalo con uno a goccia ma questa modifica non cambiò di molto le prestazioni della monoposto. Entrambi i piloti lamentavano di avere una monoposto lenta e difficile da guidare, oltre ad avere un motore scarso e inaffidabile.</span></span></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Pacific del 1994 è l’esempio di come se si vuole ottenere qualcosa si deve arrivare preparati e non lasciarsi trasportare dai sentimenti. La Pacific (e non solo lei in quel periodo), voleva disperatamente correre in Formula 1 ma sarebbe stato più saggio arrivarci solo quando avessero avuto un supporto adeguato, soprattutto per quanto riguarda motore e telaio.</span></span></span></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-3 is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="669" data-id="93675" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017996802-SCH-19940529-RS_1994_Belmondo_Spanish_GP_001.jpg" alt="1017996802 SCH 19940529 RS 1994 Belmondo Spanish GP 001" class="wp-image-93675" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 81" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017996802-SCH-19940529-RS_1994_Belmondo_Spanish_GP_001.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017996802-SCH-19940529-RS_1994_Belmondo_Spanish_GP_001-768x502.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017996802-SCH-19940529-RS_1994_Belmondo_Spanish_GP_001-300x196.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017996802-SCH-19940529-RS_1994_Belmondo_Spanish_GP_001-696x455.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 97</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1023" height="668" data-id="93674" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017674239-COL-19940501-PACIFIC_94_052.jpg" alt="1017674239 COL 19940501 PACIFIC 94 052" class="wp-image-93674" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 82" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017674239-COL-19940501-PACIFIC_94_052.jpg 1023w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017674239-COL-19940501-PACIFIC_94_052-768x501.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017674239-COL-19940501-PACIFIC_94_052-300x196.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017674239-COL-19940501-PACIFIC_94_052-696x454.jpg 696w" sizes="(max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 98</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="669" data-id="93673" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017673979-COL-19940417-PACIFIC_94_106.jpg" alt="1017673979 COL 19940417 PACIFIC 94 106" class="wp-image-93673" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 83" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673979-COL-19940417-PACIFIC_94_106.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673979-COL-19940417-PACIFIC_94_106-768x502.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673979-COL-19940417-PACIFIC_94_106-300x196.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673979-COL-19940417-PACIFIC_94_106-696x455.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 99</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="671" data-id="93672" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017673972-COL-19940417-PACIFIC_94_103.jpg" alt="1017673972 COL 19940417 PACIFIC 94 103" class="wp-image-93672" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 84" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673972-COL-19940417-PACIFIC_94_103.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673972-COL-19940417-PACIFIC_94_103-768x503.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673972-COL-19940417-PACIFIC_94_103-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673972-COL-19940417-PACIFIC_94_103-696x456.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673972-COL-19940417-PACIFIC_94_103-741x486.jpg 741w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 100</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="680" data-id="93671" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017673881-COL-19940925-PACIFIC_94_007.jpg" alt="1017673881 COL 19940925 PACIFIC 94 007" class="wp-image-93671" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 85" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673881-COL-19940925-PACIFIC_94_007.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673881-COL-19940925-PACIFIC_94_007-768x510.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673881-COL-19940925-PACIFIC_94_007-300x199.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673881-COL-19940925-PACIFIC_94_007-696x462.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 101</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="600" height="394" data-id="93670" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017673878-COL-19940925-PACIFIC_94_006.jpg" alt="1017673878 COL 19940925 PACIFIC 94 006" class="wp-image-93670" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 86" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673878-COL-19940925-PACIFIC_94_006.jpg 600w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017673878-COL-19940925-PACIFIC_94_006-300x197.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 102</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1023" height="663" data-id="93669" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017669082-COL-19940515-PACIFIC_94_058.jpg" alt="1017669082 COL 19940515 PACIFIC 94 058" class="wp-image-93669" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 87" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017669082-COL-19940515-PACIFIC_94_058.jpg 1023w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017669082-COL-19940515-PACIFIC_94_058-768x498.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017669082-COL-19940515-PACIFIC_94_058-300x194.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017669082-COL-19940515-PACIFIC_94_058-696x451.jpg 696w" sizes="(max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 103</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="674" data-id="93668" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017668889-COL-19941106-PACIFIC_94_094.jpg" alt="1017668889 COL 19941106 PACIFIC 94 094" class="wp-image-93668" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 88" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668889-COL-19941106-PACIFIC_94_094.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668889-COL-19941106-PACIFIC_94_094-768x506.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668889-COL-19941106-PACIFIC_94_094-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668889-COL-19941106-PACIFIC_94_094-696x458.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 104</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="674" data-id="93667" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017668886-COL-19941106-PACIFIC_94_019.jpg" alt="1017668886 COL 19941106 PACIFIC 94 019" class="wp-image-93667" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 89" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668886-COL-19941106-PACIFIC_94_019.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668886-COL-19941106-PACIFIC_94_019-768x506.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668886-COL-19941106-PACIFIC_94_019-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668886-COL-19941106-PACIFIC_94_019-696x458.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 105</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="686" data-id="93666" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017668883-COL-19941106-PACIFIC_94_017.jpg" alt="1017668883 COL 19941106 PACIFIC 94 017" class="wp-image-93666" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 90" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668883-COL-19941106-PACIFIC_94_017.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668883-COL-19941106-PACIFIC_94_017-768x515.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668883-COL-19941106-PACIFIC_94_017-300x201.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668883-COL-19941106-PACIFIC_94_017-696x466.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 106</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="673" data-id="93665" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017668881-COL-19941106-PACIFIC_94_015.jpg" alt="1017668881 COL 19941106 PACIFIC 94 015" class="wp-image-93665" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 91" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668881-COL-19941106-PACIFIC_94_015.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668881-COL-19941106-PACIFIC_94_015-768x505.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668881-COL-19941106-PACIFIC_94_015-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668881-COL-19941106-PACIFIC_94_015-696x457.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668881-COL-19941106-PACIFIC_94_015-741x486.jpg 741w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 107</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="684" data-id="93664" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017668719-COL-19940814-PACIFIC_94_060.jpg" alt="1017668719 COL 19940814 PACIFIC 94 060" class="wp-image-93664" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 92" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668719-COL-19940814-PACIFIC_94_060.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668719-COL-19940814-PACIFIC_94_060-768x513.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668719-COL-19940814-PACIFIC_94_060-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668719-COL-19940814-PACIFIC_94_060-696x465.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 108</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="673" data-id="93663" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017668718-COL-19940814-PACIFIC_94_002.jpg" alt="1017668718 COL 19940814 PACIFIC 94 002" class="wp-image-93663" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 93" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668718-COL-19940814-PACIFIC_94_002.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668718-COL-19940814-PACIFIC_94_002-768x505.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668718-COL-19940814-PACIFIC_94_002-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668718-COL-19940814-PACIFIC_94_002-696x457.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668718-COL-19940814-PACIFIC_94_002-741x486.jpg 741w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 109</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="677" data-id="93662" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017668206-COL-19940612-PACIFIC_94_032.jpg" alt="1017668206 COL 19940612 PACIFIC 94 032" class="wp-image-93662" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 94" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668206-COL-19940612-PACIFIC_94_032.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668206-COL-19940612-PACIFIC_94_032-768x508.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668206-COL-19940612-PACIFIC_94_032-300x198.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017668206-COL-19940612-PACIFIC_94_032-696x460.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 110</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="682" data-id="93661" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1015304430-SCH-19940417-94PA-C009-A4.jpg" alt="1015304430 SCH 19940417 94PA C009 A4" class="wp-image-93661" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 95" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1015304430-SCH-19940417-94PA-C009-A4.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1015304430-SCH-19940417-94PA-C009-A4-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1015304430-SCH-19940417-94PA-C009-A4-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1015304430-SCH-19940417-94PA-C009-A4-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 111</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1023" height="671" data-id="93660" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/94pac_012.jpg" alt="94pac 012" class="wp-image-93660" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 96" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/94pac_012.jpg 1023w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/94pac_012-768x504.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/94pac_012-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/94pac_012-696x457.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/94pac_012-741x486.jpg 741w" sizes="(max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Pacific PR01 112</figcaption></figure>
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<h5 class="wp-block-heading">Foto: Motorsport Image</h5>
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		<title>Monoposto Leggendarie: Ferrari F637, la minaccia americana del Drake</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2020 10:20:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">La Ferrari Formula Cart nacque in un momento molto delicato, nel pieno delle trattative tra la FIA e la FOCA per stabilire un nuovo assetto economico in F1. E’ opinione generale, poi confermata anche da alcuni collaboratori della Casa di Maranello, che il motore a otto cilindri e la vettura fossero stati fatti realizzare dalla Ferrari con il preciso scopo di far balenare la possibilità di un addio alla Formula 1 da parte della squadra modenese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Considerato che l’abbandono della Ferrari sarebbe stato una sciagura anche per i costruttori inglesi, appare chiaro che con la ventilata possibilità di una partecipazione al campionato Cart, la Ferrari ha potuto ottenere qualche beneficio in più dal nuovo “patto della Concordia”. Quest’ultimo venne ufficialmente firmato a Maranello nel marzo del 1987, con nuove regole per la distribuzione delle entrate, compresi quelle provenienti dai diritti televisivi, tra i costruttori e la FIA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel settembre del 1986, a Fiorano, la Ferrari presentò un inedito motore a otto cilindri sovralimentato da un turbocompressore, realizzato in funzione dei regolamenti della Cart. Quest’ultima è l’associazione dei costruttori statunitensi, che organizza l’omonimo campionato, riservato alle monoposto di tipo Indianapolis.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cart era associata con la USAC, la federazione americana, nell’organizzazione della 500 Miglia di Indianapolis, la corsa più famosa nell’intero continente americano, potenziale obiettivo della Ferrari in quegli anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla presentazione del motore fece poi seguito la realizzazione di una vettura. Infatti, nel corso di una successiva presentazione, tenutasi nel marzo del 1987 ancora a Fiorano, gli addetti ai lavori ebbero l’occasione di ammirare la monoposto equipaggiata con il motore visto alla fine dell’estate precedente e teoricamente destinata alle gare americane. La vettura venne battezzata dalla Ferrari come Formula Cart, pure se in forma non del tutto ufficiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per non distogliere troppe forze dal gruppo di lavoro che si occupava della Formula 1, al disegno del telaio lavorò un numero ristretto di tecnici, non più di tre o quattro, capitanati da Gustav Brunner.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest’ultimo è il tecnico austriaco che, nel frattempo, aveva avuto la responsabilità di deliberare il progetto della F1 87, la vettura da Gran Premio allestita per la stagione 1987.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Ferrari non ha mai divulgato molti dati a proposito della Formula Cart. Ad esempio, si conosce la cilindrata del motore ma non sono noti né alesaggio né la corsa di quest’ultimo. Anche le misure delle dimensioni esterne della monoposto non vennero comunicate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fu Enzo Ferrari a volere un progetto che, sulle prime, sembrò aprire la strada verso una possibile alternativa all’attività in Formula 1. La monoposto di Formula Cart fu, tra l’altro, l’ultima vettura che Ferrari potè ricontrollare personalmente, circa un’anno e mezzo prima della sua scomparsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla luce dei fatti, la realizzazione della Formula Cart servì alla Ferrari per esercitare una pressione politica in una fase delicata di trattative con la FIA e l’Associazione dei costruttori. Non per nulla, nel momento stesso della presentazione della vettura, venne esclusa ogni forma di partecipazione diretta della Casa sia al campionato Cart sia alla 500 Miglia di Indianapolis del 1987. Esteticamente, la Formula Cart ricorda molto la F1 87, la monoposto di F1 dello stesso anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le indicazioni in galleria del vento per la vettura da Gran Premio vennero evidentemente utilizzate anche per la più grossa monoposto che, teoricamente, era destinata alle competizioni americane. Il telaio venne realizzato con la medesima tecnica costruttiva, che prevedeva l’utilizzo di materiali compositi come la fibra di carbonio e il Kevlar.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le pance, basse e larghe, sono un chiaro indizio della ricerca dell’indispensabile effetto suolo. All’interno di esse, i radiatori sono disposti in posizione inclinata e non verticalmente in posizione trasversale, a ventaglio come sulla F1 87. Lo sfogo dell’aria è garantito da apposite griglie ricavate nella parte superiore delle pance.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro il pilota si può notare la presenza di un bocchettone di tipo aeronautico per le operazioni di rifornimento. Il muso risulta simile a quello della F1 87, mentre la carenatura dell’abitacolo appare più verticale nella zona anteriore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche lo schema delle sospensioni non si discosta molto da quello adottato sulla monoposto di Formula 1, con tiranti del tipo pull rod anteriori e posteriori. E’ immancabile per il tipo di vettura il sistema di sollevamento idraulico che comanda tre martinetti in grado di sollevare la Formula Cart nel corso delle operazioni ai box per il cambio gomme e il rifornimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli pneumatici vennero naturalmente forniti dalla Goodyear, che si occupava della dotazione della Ferrari in F1. Le gomme furono montate su cerchi dal disegno a stella, realizzati dall’azienda italiana Speedline.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il propulsore, che aveva visto la luce in precedenza, era stato disegnato da Angelo Marchetti con la collaborazione, in qualità di consulente, Franco Rocchi, noto per aver seguito la progettazione e lo sviluppo dei dodici cilindri boxer della serie di 312T. Con una cilindrata di 2648 cc<sup>3,</sup>, l’otto cilindri a V della Formula Cart ha un aspetto massiccio, con gli scarichi posti tra le due bancate, inclinate tra di loro con angolo di 90°.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sovralimentazione è garantita da un solo turbocompressore, essendo proibito dal regolamento americano l’impiego di più di una turbina., della marca giapponese IHI, tradizionale fornitrice della Honda. I regolamenti prevedevano limitazioni anche nel settore dell’impianto di raffreddamento, con la proibizione di utilizzare scambiatori di calore oltre ai tradizionali radiatori. La distribuzione è ovviamente a quattro valvole per cilindro. La potenza massima garantita dalla prima (e anche ultima) evoluzione dell’otto cilindri di questa monoposto è pari a 710 cavalli a 11500 giri/minuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Ferrari Formula Cart vide la luce proprio mentre veniva siglato il nuovo accordo economico tra costruttori e Federazione. Dato che il lavoro di progettazione e realizzazione della monoposto era terminato, la vettura fu ugualmente presentata alla stampa, senza che venissero precisati i termini di un eventuale impegno agonistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Ferrari Formula Cart fu in seguito utilizzata in prova a Fiorano da Michele Alboreto e da Bobby Rahal, pilota statunitense in grado di poter confrontare la vettura con quelle che era abituato a guidare in America. La vita della monoposto terminò in pratica dopo queste sessioni di prova e di essa tutti si dimenticarono piuttosto in fretta, come consuetudine per il mondo delle corse. L’abbandono di ogni ulteriore sviluppo sulla Formula Cart segnò così la fine delle possibilità di vedere una Ferrari alla 500 Miglia di Indianapolis dopo l’isolata esperienza di Ascari nel 1952.</p>
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		<title>Monoposto Leggendarie: la McLaren M23</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2020 00:26:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un&#8217;epoca in cui la maggior parte dei costruttori scelse di concentrarsi solo su una o due serie, la McLaren corse con grande successo in quattro campionati principali: Formula 1, Can-Am, F5000 e Indy. L’idea generale era che disputando più campionati diversi contemporaneamente, i risultati ne avrebbero risentito poiché gli sforzi non erano focalizzati su [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">In un&#8217;epoca in cui la maggior parte dei costruttori scelse di concentrarsi solo su una o due serie, la McLaren corse con grande successo in quattro campionati principali: Formula 1, Can-Am, F5000 e Indy.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’idea generale era che disputando più campionati diversi contemporaneamente, i risultati ne avrebbero risentito poiché gli sforzi non erano focalizzati su un unico obiettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La McLaren ha dimostrato invece che questa teoria era del tutto sbagliata, sfruttando a suo vantaggio ogni singola partecipazione ai quatto campionati sopra riportati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In meno di cinque anni, la squadra inglese si aggiudicò il Titolo in F1, il successo in Can-Am e la vittoria in F5000, oltre che la Indy 500.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1973 uno degli ultimi ostacoli da affrontare era la vittoria nel Mondiale di Formula 1. Anche se la McLaren era in F1 dal 1966, non andò mai oltre alla singola vittoria in un Gran Premio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sfruttando al massimo la loro situazione, la McLaren combinò la scocca della Indy 500, la M16B del 1972, e la sospensione della vettura di F1, la McLaren M19, per creare una della Formula 1 di maggior successo mai costruite e il responsabile del progetto era Gordon Coppuck.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune modifiche dovevano essere apportate per convertire la M16B per l’uso in Formula 1. Il motore Offenhauser Indy aveva bisogno di un sottotelaio per supportare le sospensioni posteriori mentre il Cosworth DFV poteva essere utilizzato con le sospensioni direttamente imbullonate ad esso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest’ultime sono state modificate per adattarsi alle curve tortuose della <a href="http://www.f1.com" target="_blank" rel="noopener">Formula 1</a>, rispetto agli ovali americani. Una delle maggiori differenze visibili, fu l’aggiunta di un grande airbox per convogliare l’aria nel motore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La McLaren M23 fece il suo debutto nella gara della stagione 1973 sfoggiando una colorazione bianca con l’interno delle pance colorato di arancio e subito risultati furono dei migliori con Denny Hulme che ottenne la pole position ripetendo il risultato anche la gara successiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel resto della stagione il suo compagno di squadra Peter Revson conquistò due vittorie che permisero alla McLaren di finire terza nel Campionato Costruttori, dietro alla Lotus e alla Tyrrell.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il 1974 il veterano Hulme venne affiancato dal Campione del Mondo 1972, Emerson Fittipaldi. Esteriormente la McLaren M23 cambiò poco, tranne che per la nuova livrea Marlboro-Texaco. Entrambi i piloti hanno dimostrato il loro valore ottenendo una vittoria a testa nelle prime due gare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Entrambi si sono aggiudicati altri due Gran Premi a testa nel resto della stagione e la costanza di Fittipaldi gli ha permesso di guadagnare abbastanza punti per terminare al secondo posto nella classifica piloti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le prestazioni complessive hanno permesso al team di conquistare il suo secondo Titolo Costruttori in Formula 1, oltre alla vittoria in Indy 500 con la M16C.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo questa stagione, Hulme si ritirò, dopo una carriera di grande successo dove è riuscito a conquistare anche un Titolo Mondiale Piloti in F1 con la Brabham e diversi campionati Can-Am con la McLaren.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo sostituto fu Jochen Mass, che aveva guidato una M23 “privata” nella stagione precedente. Fittipaldi ha ottenuto due vittorie con la McLaren M23 ma queste furono insufficienti per battere <a href="https://www.giornalemotori.com/2013/03/14/niki-lauda-il-campione-a-sangue-freddo/">Lauda</a> sulla nuovissima Ferrari 312T.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine del Campionato, il brasiliano è arrivato secondo alle spalle del ferrarista e la McLaren ha ottenuto la terza posizione nel Mondiale Costruttori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il 1976 la McLaren ingaggia James Hunt dopo aver dimostrato grandi cose l’anno precedente con la sua Hesketh. Hunt va a sostituire Fittipaldi, ingaggiato dalla squadra di suo fratello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il regolamento vieta i vistosi airbox sopra la testa dei piloti dalla quarta gara della stagione. La McLaren lavora di ingegno e astuzia e questa presa d’aria viene sdoppiata ai lati del roll bar, dietro la testa del pilota per ossigenare il V8 Ford Cosworth, rispettando però il regolamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’inizio della stagione c’erano grandi aspettative per la battaglia tra il campione in carica Lauda e l’astro nascente Hunt.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A metà stagione Lauda sembrava pronto a conquistare il suo secondo titolo consecutivo: dopo otto gare l’austriaco aveva il doppio dei punti rispetto ai suoi rivali più stretti, dopo aver vinto 4 gare e conquistato altri tre piazzamenti a podio. Hunt era staccato di 26 punti con 2 vittorie all’attivo e un secondo posto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stagione cambiò radicalmente al Nurburgring, dove il ferrarista è stato vittima di un incidente quasi fatale per lui. Nonostante le gravissime ustioni riportate, Lauda salterà solamente tre Gran Premi ma al suo ritorno in pista non sarà in grado di eguagliare le prestazioni siglate nelle gare prima dell’incidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hunt si aggiudica 6 gare su 8 e alla gara finale è a soli 3 punti da Lauda. Si corre in Giappone, sul tracciato del Fuji e prima della gara si era abbattuto una forte pioggia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quasi tutti i piloti e i team erano d’accordo sul non disputare la gara, per ragioni di sicurezza. Tuttavia, gli organizzatori non volevano deludere i 150 mila spettatori e hanno deciso di far disputare ugualmente la corsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fortunatamente la pioggia calava di intensità poco prima del via, ma la pista rimaneva ugualmente zuppa d’acqua. Hunt è partito dalla pole e ha mantenuto la prima posizione anche dopo la prima curva, avendo anche il vantaggio di avere una visuale pulita e non disturbata dalle scie d’acqua sollevate da una o più vetture davanti a lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lauda, probabilmente ancora scosso dall’incidente del ‘Ring, decise che in quelle condizioni non era possibile continuare e si ritirò ai box. Ad Hunt serviva solamente un quarto posto per laurearsi Campione del Mondo. A tre giri dalla fine, Hunt riesce ad ottenere la terza posizione che gli valse la conquista matematica del Titolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giunta alla sua quinta stagione di Formula 1, la McLaren M23 mostrava i segni dell’età e a metà stagione, siamo nel 1977, è stata sostituita dalla M26.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La McLaren aveva deciso di concentrarsi solamente sulla Formula 1 abbandonando gli altri campionati, ma i risultati furono peggiori del previsto. Con 16 vittorie totali e un Campionato Costruttori vinto, la M23 rimane una delle monoposto più vittoriose della McLaren in Formula 1.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="714" data-id="93470" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1976_McLaren_M23_Ford.jpg" alt="1976 McLaren M23 Ford" class="wp-image-93470" title="Monoposto Leggendarie: la McLaren M23 113" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1976_McLaren_M23_Ford.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1976_McLaren_M23_Ford-768x536.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1976_McLaren_M23_Ford-300x209.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1976_McLaren_M23_Ford-696x485.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">1976 McLaren M23-Ford.
Cutaway drawing.
World Copyright: LAT Photographic.
Ref: Colour Transparency.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="660" data-id="93471" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017333883-LAT-19740804-74GER15.jpg" alt="1017333883 LAT 19740804 74GER15" class="wp-image-93471" title="Monoposto Leggendarie: la McLaren M23 114" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017333883-LAT-19740804-74GER15.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017333883-LAT-19740804-74GER15-768x495.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017333883-LAT-19740804-74GER15-300x193.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017333883-LAT-19740804-74GER15-696x449.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">NüRBURGRING, GERMANY &#8211; AUGUST 04: Emerson Fittipaldi, McLaren M23 Ford with all four wheels off the track during the German GP at Nürburgring on August 04, 1974 in Nürburgring, Germany. (Photo by LAT Images)</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="681" data-id="93472" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017347370-LAT-19760328-DH-1976-R3-USAWest-4.jpg" alt="1017347370 LAT 19760328 DH 1976 R3 USAWest 4" class="wp-image-93472" title="Monoposto Leggendarie: la McLaren M23 115" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017347370-LAT-19760328-DH-1976-R3-USAWest-4.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017347370-LAT-19760328-DH-1976-R3-USAWest-4-768x511.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017347370-LAT-19760328-DH-1976-R3-USAWest-4-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017347370-LAT-19760328-DH-1976-R3-USAWest-4-696x463.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">STREETS OF LONG BEACH, UNITED STATES OF AMERICA &#8211; MARCH 28: James Hunt, McLaren M23 Ford during the USA-West GP at Streets of Long Beach on March 28, 1976 in Streets of Long Beach, United States of America. (Photo by LAT Images)</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="672" data-id="93473" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017351465-SUT-19760912-DP-1976-R13Italy-1.jpg" alt="1017351465 SUT 19760912 DP 1976 R13Italy 1" class="wp-image-93473" title="Monoposto Leggendarie: la McLaren M23 116" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351465-SUT-19760912-DP-1976-R13Italy-1.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351465-SUT-19760912-DP-1976-R13Italy-1-768x504.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351465-SUT-19760912-DP-1976-R13Italy-1-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351465-SUT-19760912-DP-1976-R13Italy-1-696x457.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351465-SUT-19760912-DP-1976-R13Italy-1-741x486.jpg 741w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">AUTODROMO NAZIONALE MONZA, ITALY &#8211; SEPTEMBER 12: James Hunt, McLaren M23 Ford during the Italian GP at Autodromo Nazionale Monza on September 12, 1976 in Autodromo Nazionale Monza, Italy. (Photo by David Phipps / Sutton Images)</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="678" data-id="93474" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017351484-SUT-19761003-DP-1976-R14Canada-12-1.jpg" alt="1017351484 SUT 19761003 DP 1976 R14Canada 12 1" class="wp-image-93474" title="Monoposto Leggendarie: la McLaren M23 117" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351484-SUT-19761003-DP-1976-R14Canada-12-1.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351484-SUT-19761003-DP-1976-R14Canada-12-1-768x509.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351484-SUT-19761003-DP-1976-R14Canada-12-1-300x199.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351484-SUT-19761003-DP-1976-R14Canada-12-1-696x461.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">CANADIAN TIRE MOTORSPORT PARK, CANADA &#8211; OCTOBER 03: James Hunt, McLaren M23 Ford during the Canadian GP at Canadian Tire Motorsport Park on October 03, 1976 in Canadian Tire Motorsport Park, Canada. (Photo by David Phipps / Sutton Images)</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="681" data-id="93475" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017351586-SUT-19761024-DP-1976-R16Japan-22.jpg" alt="1017351586 SUT 19761024 DP 1976 R16Japan 22" class="wp-image-93475" title="Monoposto Leggendarie: la McLaren M23 118" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351586-SUT-19761024-DP-1976-R16Japan-22.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351586-SUT-19761024-DP-1976-R16Japan-22-768x511.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351586-SUT-19761024-DP-1976-R16Japan-22-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351586-SUT-19761024-DP-1976-R16Japan-22-696x463.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">FUJI INTERNATIONAL SPEEDWAY, JAPAN &#8211; OCTOBER 24: James Hunt, McLaren M23 Ford, talks to Teddy Mayer and Barry Sheene, in the pit lane during the Japanese GP at Fuji International Speedway on October 24, 1976 in Fuji International Speedway, Japan. (Photo by David Phipps / Sutton Images)</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1023" height="675" data-id="93476" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017351742-LAT-19770123-77BRA17.jpg" alt="1017351742 LAT 19770123 77BRA17" class="wp-image-93476" title="Monoposto Leggendarie: la McLaren M23 119" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351742-LAT-19770123-77BRA17.jpg 1023w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351742-LAT-19770123-77BRA17-768x507.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351742-LAT-19770123-77BRA17-300x198.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351742-LAT-19770123-77BRA17-696x459.jpg 696w" sizes="(max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /><figcaption class="wp-element-caption">AUTóDROMO JOSé CARLOS PACE, BRAZIL &#8211; JANUARY 23: James Hunt, McLaren M23 Ford during the Brazilian GP at Autódromo José Carlos Pace on January 23, 1977 in Autódromo José Carlos Pace, Brazil. (Photo by LAT Images)</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="682" data-id="93477" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017351804-SUT-19770123-DP-1977-R2Brazil-19.jpg" alt="1017351804 SUT 19770123 DP 1977 R2Brazil 19" class="wp-image-93477" title="Monoposto Leggendarie: la McLaren M23 120" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351804-SUT-19770123-DP-1977-R2Brazil-19.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351804-SUT-19770123-DP-1977-R2Brazil-19-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351804-SUT-19770123-DP-1977-R2Brazil-19-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017351804-SUT-19770123-DP-1977-R2Brazil-19-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">AUTóDROMO JOSé CARLOS PACE, BRAZIL &#8211; JANUARY 23: Teddy Mayer waits with James Hunt sat in his McLaren M23 Ford during the Brazilian GP at Autódromo José Carlos Pace on January 23, 1977 in Autódromo José Carlos Pace, Brazil. (Photo by David Phipps / Sutton Images)</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="671" data-id="93478" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017357280-LAT-19770716-77GB40.jpg" alt="1017357280 LAT 19770716 77GB40" class="wp-image-93478" title="Monoposto Leggendarie: la McLaren M23 121" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017357280-LAT-19770716-77GB40.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017357280-LAT-19770716-77GB40-768x503.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017357280-LAT-19770716-77GB40-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017357280-LAT-19770716-77GB40-696x456.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017357280-LAT-19770716-77GB40-741x486.jpg 741w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">SILVERSTONE, UNITED KINGDOM &#8211; JULY 16: Mechanics work on Gilles Villeneuve&#8217;s McLaren M23 Ford while he sits in the cockpit during the British GP at Silverstone on July 16, 1977 in Silverstone, United Kingdom. (Photo by LAT Images)</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="675" data-id="93479" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/1017364884-LAT-19780910-78ITA28.jpg" alt="1017364884 LAT 19780910 78ITA28" class="wp-image-93479" title="Monoposto Leggendarie: la McLaren M23 122" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017364884-LAT-19780910-78ITA28.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017364884-LAT-19780910-78ITA28-768x506.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017364884-LAT-19780910-78ITA28-300x198.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/1017364884-LAT-19780910-78ITA28-696x459.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">AUTODROMO NAZIONALE MONZA, ITALY &#8211; SEPTEMBER 10: Nelson Piquet, McLaren M23 Ford during the Italian GP at Autodromo Nazionale Monza on September 10, 1978 in Autodromo Nazionale Monza, Italy. (Photo by LAT Images)</figcaption></figure>
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		<title>Monoposto leggendarie: Ferrari 312 B3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2020 02:19:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era nata per vincere e per stupire. Ma stupì, almeno all’inizio, solo negativamente: il 1973, l’anno del suo debutto, fu infatti per la Ferrari uno tra i peggiori in assoluto, senza nemmeno un podio. La Ferrari 312 B3 fu la prima Ferrari ad adottare un telaio monoscocca scatolato e una carrozzeria decisamente aerodinamica. A disegnarla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Era nata per vincere e per stupire. Ma stupì, almeno all’inizio, solo negativamente: il 1973, l’anno del suo debutto, fu infatti per la Ferrari uno tra i peggiori in assoluto, senza nemmeno un podio. La <a href="http://www.ferrari.com" target="_blank" rel="noopener">Ferrari</a> 312 B3 fu la prima Ferrari ad adottare un telaio monoscocca scatolato e una carrozzeria decisamente aerodinamica.</p>
<p>A disegnarla era stato chiamato alla direzione tecnica del reparto corse l’ingegner Sandro Colombo. La stagione fu caratterizzata dai successo della Tyrrell e di Jackie Stewart, campione mondiale 1973.</p>
<p>Sandro Colombo, che era noto soprattutto per i trascorsi al reparto competizioni della Gilera, aveva di fatto sostituito Forghieri, destinato a dirigere il settore ricerche avanzate della Ferrari.</p>
<p>Forghieri era stato ritenuto responsabile della mancanza di risultati delle precedenti 312. Inoltre, il suo progetto di una prima 312 B3 sperimentale, provata a metà del 1972 e caratterizzata da un curioso muso a forma di spazzaneve, era stato ritenuto insoddisfacente.</p>
<p>La monoscocca della definitiva Ferrari 312 B3, che segnò la fine della precedente tecnica costruttiva del telaio in fogli di alluminio applicati a una struttura tubolare, venne realizzata in Inghilterra su progetto Ferrari.</p>
<p>Quasi 15 anni prima dell’arrivo di John Barnard, la Ferrari aveva sentito l’esigenza di rivolgersi agli specialisti britannici e così i tre telai della Ferrari 312 B3 del 1973 furono realizzati dalla Thompson di Weedon, nei pressi di Northampton. La forma del telaio era rettangolare, leggermente a cuneo verso la parte anteriore della vettura.</p>
<p>Piatta e squadrata, la prima Ferrari 312 B3 era caratterizzata dal gruppo molla-ammortizzatore in-board. Al momento della presentazione la monoposto montava, prima tra le Ferrari, i radiatori laterali e un muso largo che carenava, seppure parzialmente, le ruote anteriori.</p>
<p>Il motore, a dodici cilindri a V di 180°, erogava una potenza massima di 485 cavalli a 12500 giri/minuto ed era una ulteriore evoluzione dell’unità motrice impiegata a partire dal 1969. La Ferrari iniziò il Campionato del mondo 1973 con le vecchie 312 B2.</p>
<p>Jacky Ickx venne confermato quale prima guida della squadra mentre Arturo Merzario prese il posto di Clay Regazzoni, ingaggiato dalla BRM. Il belga Ickx fu quarto in Argentina e quinto in Brasile. Merzario si classificò quarto in Brasile e in Sudafrica.</p>
<p>Quelli che erano sembrati risultati di transizione, in attesa della nuova e più competitiva monoposto, in realtà furono i migliori piazzamenti della Ferrari in tutto il 1973.</p>
<p>La nuova 312 B3 fu provata prima del debutto sia con i radiatori sistemati lateralmente sia con un più convenzionale radiatore anteriore nel musetto, che venne così munito di alettoni. Problemi di surriscaldamento consigliarono di scegliere quest’ultima soluzione.</p>
<p>La Ferrari corse con il solo Ickx in Spagna e Belgio. A Montecarlo schierò Merzario a fianco di Ickx; l’italiano non gareggiò nel successivo GP di Svezia e tornò a correre in Francia.</p>
<p>I migliori risultati della 312 B3 nel 1973 furono il sesto posto di Ickx in Svezia e il quinto, sempre col pilota belga, in Francia. Oltre al peso di 30-40 kg superiore a quello delle concorrenti, la vettura denunciò anche problemi di rigidità torsionale.</p>
<p>Ce ne fu abbastanza per sospendere la partecipazione al Campionato. La Ferrari non gareggiò in Olanda e in Germania. Ickx, ingaggiato temporaneamente dalla McLaren, colse un brillante terzo posto sul mitico Nurburgring.</p>
<p>Nel frattempo Mauro Forghieri, richiamato al ponte di comando della squadra, si occupò di modificare profondamente la 312 B3 progettata da Colombo. L’ingegnere modenese installò due lunghi radiatori dell’acqua in posizione verticale all’interno delle fiancate, presentando una vettura che inalberava anteriormente un alettone a tutta larghezza, oltre a una caratteristica presa d’aria centrale per il motore.</p>
<p>Con Merzario alla guida, la Ferrari 312 B3 modificata debuttò in maniera incoraggiante nel GP d’Austria, terminando settima. Ickx tornò a correre per la Ferrari a Monza giungendo ottavo, mentre il solo Merzario gareggiò, senza particolare successo, nei GP del Canada e degli Stati Uniti.</p>
<p>La cura di Forghieri proseguì nell’inverno: la modifica più rilevante fu lo spostamento in avanti dell’abitacolo e del serbatoio.</p>
<p>I piloti per il 1974 erano <a href="https://www.giornalemotori.com/2019/05/21/addio-a-niki-lauda-se-ne-va-via-un-pezzo-di-leggenda-della-formula-1/">Niki Lauda</a> e Clay Regazzoni, che con la Ferrari 312 B3 modificata colsero in totale tre vittorie.</p>
<p>Le cose funzionarono tanto bene che il pilota svizzero conquistò il secondo posto nel Mondiale. Dopo essere passata dalla polvere all’altare, la 312 B3 continuò ad essere schierata anche nelle prime due gare del Mondiale 1975 e soltanto nella terza venne sostituita dalla 312 T.</p>
<p><strong>MERZARIO LA RICORDA COSI’</strong></p>
<p>“<i>La prima 312 B3 era una vettura più facile da guidare della B2 che la precedeva e che impiegammo all’inizio del 1973. La particolare distribuzione dei pesi permetteva soprattutto di minimizzare le differenza di comportamento della vettura mentre si svuotavano i serbatoi. Queste differenze erano uno dei difetti principali della 312 B2; un altro era la mancanza di rigidità torsionale del telaio. La vettura era anche molto più pesante delle altre vetture di Formula 1 e questo significava perdere terreno in curva, nonostante la superiorità del dodici cilindri Ferrari sul rettilineo. Molto migliore fu la B3 riveduta e corretta da Forghieri, con cui debuttai in Austria e che servì a sviluppare le Ferrari vincenti del 1974.”</i></p>
<p><strong>L’AERODINAMICA NEI PRIMI ANNI SETTANTA</strong></p>
<p>Dopo l’apparizione degli alettoni alla fine degli anni Sessanta, i progettisti della F1 si resero conto dell’importanza dell’efficienza aerodinamica. Antesignana fu la Lotus Tipo 72 del 1970, prima monoposto ad adottare radiatori laterali. Questa soluzione consentì di disegnare forme diverse del muso e del corpo centrale della vettura che permisero di aumentare il carico aerodinamico e migliorare così la tenuta di strada. A partire dal 1971, i tecnici compresero che bisognava ottenere un compromesso ideale tra la massima deportanza e la minima resistenza aerodinamica. Fu così che, a cominciare dalla Tyrrell 002, si videro, in alternativa a quelli a cuneo, dei musi a tutta larghezza con le ruote anteriori quasi carenate.</p>
<p>
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		<title>Le peggiori Formula 1 della storia: la Amon AF101</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2020 02:02:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chris Amon È stato definito il miglior pilota di Formula 1 a non vincere mai un Gran Premio, nonostante le sue cinque pole position, tre giri più veloci e tre piazzamenti a podio. Amon però ha vinto diverse gare in altri campionati e la prestigiosa 24 Ore di Le Mans. Negli ultimi anni della sua [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chris Amon È stato definito il miglior pilota di Formula 1 a non vincere mai un Gran Premio, nonostante le sue cinque pole position, tre giri più veloci e tre piazzamenti a podio. Amon però ha vinto diverse gare in altri campionati e la prestigiosa 24 Ore di Le Mans. Negli ultimi anni della sua carriera in Formula 1, a Chris furono affidate delle monoposto poco competitive, una delle quali mostrava il suo nome, l’Amon AF101.</p>
<p>La carriera di pilota di Amon è tramontata definitivamente nel 1974. Chris era reduce da una stagione, quella del 1973, assai deludente dove era accasato alla Techno. In quella stagione Amon dovette combattere con una monoposto scarsa in termini di prestazioni e il suo talento superava di gran lunga il mezzo che aveva a disposizione ma oltre a problemi di natura tecnica, il team dovette affrontare anche problemi economici, tanto da fallire dopo la gara di Monza.</p>
<p>Amon corse i Gran Premi di Canada e degli Stati Uniti con la Tyrrell ma per il 1974 decise di schierarsi con una monoposto e con una squadra propria. I piloti/proprietari del team sono rari in F1 e gli unici ad essere riusciti in questa impresa sono stati Jack Brabham, Bruce McLaren e Dan Gurney.</p>
<p>A finanziare il progetto ci pensava un uomo di nome John Dalton mentre a progettare la macchina c’era il creativo Gordon Fowell, lo stesso che aveva commissionato a progettare la deludente Tecno della stagione precedente.</p>
<p>L’auto, chiamata AF101, fu costruita nel garage di John Thompson e presentava diverse caratteristiche innovative, come il serbatoio del carburante singolo montato tra guidatore e motore, un abitacolo molto avanzato e la sospensione della barra di torsione in titanio avevano sostituito il solito sistema a molla elicoidale.</p>
<p>L&#8217;Amon AF101 presentava anche dei dischi freno posteriori installati all’uscita del differenziale e non sul mozzo della ruota. Il motore scelto era, come ogni altra scuderia diversa da <a href="http://www.ferrari.com" target="_blank" rel="noopener">Ferrari</a> o BRM, il classico Ford V8 Cosworth e il team si era affidato alla Firestone per la fornitura di pneumatici invece che rivolgersi più facilmente alla Goodyear.</p>
<p>L&#8217;AF101 doveva originariamente disputare l’intera stagione a partire dal Brasile, ma quando durante i test si sono presentati numerosi problemi, il debutto è stato ritardato al Gran Premio di Spagna. Uno dei problemi frequenti della monoposto era il distaccamento delle ruote in piena velocità affiancato ad un problema strutturale del telaio.</p>
<p>Per migliorarlo, il team ha dovuto rinforzare l’auto aumentandone il peso e di conseguenza rendendola difficile da guidare. Il debutto è finalmente arrivato al Gran Premio di Spagna, sul tracciato di Jarama. L’auto si qualifica in 24° posizione e guadagnerà una posizione quando la March di <a href="https://www.giornalemotori.com/2014/06/21/amarcord-the-monzas-gorilla-day/">Vittorio Brambilla</a> non si schiera in griglia alla domenica.</p>
<p>La gara però dura solamente 22 giri prima di ritirarsi per problemi ai freni. All’epoca Amon non lo poteva sapere, ma quella è stata l’unica volta che la sua monoposto ha preso parte ad una gara di Formula 1.</p>
<p>Ulteriori problemi durante i test hanno fatto desistere al team la partecipazione al Gran Premio del Belgio mentre a Monaco la Amon AF101 porta un’ala anteriore completamente nuova, “copiando” lo stesso alettone che aveva trovato sulla Tyrrell l’anno precedente.</p>
<p>I freni posteriori sono tornati fuoribordo e Chris ha completato un lavoro ammirevole portando la vettura in 20° posizione in qualifica. Ma un problema al mozzo di una ruota ha impedito ad Amon di poter partecipare alla gara monegasca.</p>
<p>I problemi non spariscono e la squadra è costretta a saltare le gare in Francia e Gran Bretagna, presentandosi al Nurburgring ma sarà guidata da Larry Perkins che sostituisce Chris Amon, ammalatosi poco prima del fine settimana.</p>
<p>Non sorprende che Perkins abbia siglato una qualifica deludente, girando addirittura a 45 secondi dalla pole di Lauda e risultando l’auto più lenta dello schieramento. Il team di Amon ha saltato anche il Gran Premio d’Austria ma ha tentato di qualificarsi per la gara a Monza, dove Amon aveva sfiorato la vittoria due anni prima, quando ha dovuto rallentare dopo il distaccamento della sua visiera dal casco.</p>
<p>Anche a <a href="https://www.giornalemotori.com/2020/04/16/f1-monza-non-vuole-ripetere-la-situazione-di-melbourne/">Monza</a> la monoposto non brilla di prestazioni, mettendo in luce le carenze del telaio e mancando la qualificazione, confermandosi la monoposto più lenta.</p>
<p>A corto di soldi e deluso per il fallimento del suo progetto e delle sue ambizioni, Amon chiuse la stagione di pilota al volante di una BRM per poi disputare le ultime due stagioni della sua carriera tra la Ensign di Morris Nunn e la Wolf-Williams, dove aveva rimediato la qualificazione per il Gran Premio, senza però riuscire a disputarlo dopo un incidente nella seconda sessione di qualifica.</p>
<p>Amon non ottenne mai la vittoria in un Gran Premio, un successo che tanto desiderava e che avrebbe meritato e il suo sforzo vano di creare un proprio team con una propria monoposto per ambire al successo, non fece che aumentare le frustazioni del pilota neozelandese.</p>
<p>
<a href="https://www.giornalemotori.com/2020/05/03/le-peggiori-formula-1-della-storia-la-amon-af101/amon-af101-103555/"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/Amon-AF101-103555.jpg" class="attachment-full size-full" alt="Amon AF101 103555" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Amon-AF101-103555.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Amon-AF101-103555-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Amon-AF101-103555-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Amon-AF101-103555-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" title="Le peggiori Formula 1 della storia: la Amon AF101 135"></a>
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		<title>Le peggiori Formula 1 della storia: la Andrea Moda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2020 00:19:05 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">La Andrea Moda, con Andrea Sassetti al timone, è considerata dalla maggior parte delle persone come la squadra di Formula Uno meno professionale di sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nata dalla ceneri del vecchio team Coloni, aveva nel suo organico numerosi ex dipendenti: dopo cinque anni di lotte e di scarsi risultati, Enzo Coloni aveva rinunciato al sogno della <a href="http://www.f1.com" target="_blank" rel="noopener">Formula 1</a> e aveva venduto la squadra all’imprenditore italiano Andrea Sassetti che aveva fatto fortuna vendendo scarpe in Italia, ma la sua esperienza in Formula 1 non è partita col piede giusto, anzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella stagione 1991 di Formula 1, la Coloni era iscritta con la sua monoposto, spinta dal consueto Ford Cosworth V8, denominata C4, ma altro non era che una evoluzione della macchina della stagione precedente che non era riuscita a qualificarsi a nessun Gran Premio. Per la prima gara del 1992 che si disputava in Sudafrica, a Kyalami, la Andrea Moda si ritrovava fra le mani una monoposto obsoleta di almeno due anni e per niente competitiva nemmeno quando ha debuttato al suo tempo. Sassetti aveva sostituito il Ford Cosworth con il V10 Judd, accoppiandolo ad una trasmissione Dallara. Gli pneumatici, come ogni team di quell’anno, erano forniti dalla Goodyear e i sedili erano occupati da due piloti italiani: Alex Caffi ed Enrico Bertaggia, a cui fu dato l’arduo compito di passare le pre-qualificazioni col vecchio telaio C4 della Coloni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le cose si mettevano già male nei giorni precedenti la gara, con una disputa tra la Andrea Moda e gli organizzatori della gara: infatti, quest’ultimi consideravano il team italiano come una nuova squadra e quindi era tenuta a pagare la quota di 100 mila dollari per l’iscrizione. Sassetti si giustificò dicendo che la squadra non era nuova, ma semplicemente un cambio di nome da Coloni ad Andrea Moda, un po&#8217; come aveva fatto la March diventando Leyton House. Sassetti dimostrò anche che la monoposto superò i crash test della FIA ma questo non bastò per far cambiare idea agli organizzatori e la squadra abbandonò il Sudafrica già al giovedì, senza neanche affrontare i primi turni di prove libere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il team non si presentò nemmeno in Messico, in quanto avrebbe dovuto affrontare gli stessi problemi burocratici riscontrati in Sudafrica. Dopo questa decisione sia Caffi che Bertaggia lasciarono il team e i loro posti furono occupati da Roberto Moreno e Perry McCarthy.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Moreno non era nuovo nella Formula 1 avendo già guidato nel 1990 per la Benetton sostituendo Nannini dopo l’incidente in elicottero e arrivando secondo in Giappone dietro al compagno Piquet. Questo gli permise di strappare un contratto con la Benetton per la stagione 1991, ma dopo il Gran Premio del Belgio a Spa fu rimpiazzato da un certo Michael Schumacher.</p>



<p class="wp-block-paragraph">McCarthy veniva dalla serie americana IMSA dove nel 1991 aveva avuto grande successo, oltre ad essere test driver della Footwork in F1.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, la Andrea Moda realizza la nuova monoposto, la S921. Il progetto porta il nome di Nick Wirth, che aveva realizzato la monoposto in origine per un ritorno della BMW in F1, prima che la casa di Monaco cambiasse idea. Wirth era a capo della società di ricerca Simtek e da qui deriva la S nel nome della monoposto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo esemplare della S921 fu affidato a Moreno per il suo Gran Premio di casa, in Brasile, ma il brasiliano risulterà come il pilota più lento di tutto lo schieramento mancando la qualificazione. A McCarthy fu revocata la super licenza prima ancora di scendere in pista per un giro. Fin dall’inizio era chiaro che McCarthy era quello che avrebbe sofferto di più all’interno del team, che aveva a disposizione solo due telai per quasi tutta la stagione, riservandone uno come di riserva per Moreno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò significava che McCarthy avrebbe visto poca, se non nessuna, possibilità di scendere in pista durante i weekend di gara. Prima della Spagna, quarta prova del Mondiale, si era valutato di sostituire McCarthy con Bertaggia che aveva un bagaglio di sponsor più nutrito del rivale inglese e che facevano comodo al team ormai a corto di soldi ma la Federazione negò questo cambio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">McCarthy, quasi fosse una consuetudine, non è mai riuscito a segnare un tempo cronometrato in nessun evento, riuscendo a coprire solo qualche metro con la Andrea Moda prima che il motore Judd si fermasse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Monaco, fedele alla sua reputazione di pista atipica che può mettere in risalto i team minori, dove il team è riuscito a qualificarsi con Roberto Moreno. Ma in gara la Andrea Moda ha durato solamente 11 giri, tradita come sempre dal motore. Stranamente a quanto ci si aspettasse, anche ad Hockenheim il team risultò abbastanza competitivo ma ha perso la possibilità di pre-qualificarsi per appena tre decimi di secondo e dopo aver rimediato, nuovamente, un guasto al motre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi guasti continui si possono attribuire gran parte al team ma anche alla sfortuna: ad esempio in Canada, i nuovi motori non sono mai arrivati a causa di una forte tempesta che aveva colpito il volo della British Airways incaricato a trasportare i propulsori. Il team si ritrovò senza propulsore e fu costretto a chiedere un motore in prestito alla Brabham. Ovviamente non si qualificarono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 1992 rappresentò l&#8217;anno dello sciopero dei camionisti francesi, che bloccò tutte le principali strade della Francia, impedendo alla Andrea Moda di essere presente al Gran Premio francese. A Silverstone, il povero McCarthy tenta la prequalifica con l’unico set di gomme disponbili: peccato che ci sia un sole cocente e le gomme siano da bagnato pesante….</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad agosto, durante il Gran Premio di Ungheria, il team è stato avvisato dalla FIA di migliorare gli sforzi per fornire auto idonee a entrambi i piloti per qualificarsi pena la possibile esclusione dal Campionato. A Spa, McCarthy stava attraversando la curva di Eau Rouge quando lo sterzo si bloccò per via delle forti flessioni del telaio. Questo problema grave allo sterzo era noto al team che non fece nulla per risolverlo. Le due Andrea Moda sono ancora ultime, davanti solamente alla Ligier di Comas senza tempo.<br>Visti i risultati scadenti e le disavventure finanziare che hanno portato all’arresto di Sassetti, la Andrea Moda verrà esclusa dal Campionato di F1 a partire dal Gran Premio di Monza.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="672" data-id="92732" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/1017725177-LAT-19920405-92BRA38.jpg" alt="1017725177 LAT 19920405 92BRA38" class="wp-image-92732" title="Le peggiori Formula 1 della storia: la Andrea Moda 166" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/1017725177-LAT-19920405-92BRA38.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/1017725177-LAT-19920405-92BRA38-768x504.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/1017725177-LAT-19920405-92BRA38-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/1017725177-LAT-19920405-92BRA38-696x457.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/1017725177-LAT-19920405-92BRA38-741x486.jpg 741w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: la Andrea Moda 183</figcaption></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="675" data-id="92744" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/1017725714-LAT-19920531-92MON25.jpg" alt="1017725714 LAT 19920531 92MON25" class="wp-image-92744" title="Le peggiori Formula 1 della storia: la Andrea Moda 178" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/1017725714-LAT-19920531-92MON25.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/1017725714-LAT-19920531-92MON25-768x506.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/1017725714-LAT-19920531-92MON25-300x198.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/1017725714-LAT-19920531-92MON25-696x459.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: la Andrea Moda 195</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="655" data-id="92745" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/1017349252-COL-19920712-ANDREAMODA_92_02.jpg" alt="1017349252 COL 19920712 ANDREAMODA 92 02" class="wp-image-92745" title="Le peggiori Formula 1 della storia: la Andrea Moda 179" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/1017349252-COL-19920712-ANDREAMODA_92_02.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/1017349252-COL-19920712-ANDREAMODA_92_02-768x491.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/1017349252-COL-19920712-ANDREAMODA_92_02-300x192.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/1017349252-COL-19920712-ANDREAMODA_92_02-696x445.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: la Andrea Moda 196</figcaption></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="688" data-id="92747" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/tal0814my05.jpg" alt="tal0814my05" class="wp-image-92747" title="Le peggiori Formula 1 della storia: la Andrea Moda 181" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/tal0814my05.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/tal0814my05-768x516.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/tal0814my05-300x202.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/tal0814my05-696x468.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: la Andrea Moda 198</figcaption></figure>



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		<title>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2020 20:37:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[F1]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
		<category><![CDATA[tyrrell p34]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">La storia della Tyrrell P34 inizia nel lontano 1968 alla 500 miglia di Indianapolis: Derek Gardner, uno dei designer di auto più rispettati e innovativi del suo tempo studiava da tempo un sistema di trazione integrale da utilizzare sulle monoposto da corsa e stava lavorando a questo progetto per la Lotus 56, una monoposto spinta da una turbina alimentata a kerosene e destinata alla 500 miglia di Indianapolis e che soffriva di gravi problemi di trazione in fase di accelerazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Derek si è preso la responsabilità di indagare privatamente e tentare di risolvere il problema e ha ipotizzato che se il carico anteriore fosse stato suddiviso su quattro ruote anzichè due, i problemi di gestione della vettura sarebbero stati risolti e la vettura poteva esprimere tutto il suo potenziale. Ulteriori ricerche hanno suggerito che le quattro ruote anteriori potevano essere ridotte consentendo una carreggiata più stretta che avrebbe comportato altri vantaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gardner ha presentato una proposta per un&#8217;auto a sei ruote e quattro ruote motrici a Andy Granatelli, presentando la sua idea in una lunga lettera insieme a un disegno. Sfortunatamente, l&#8217;idea è andata perduta quando l&#8217;USAC (l&#8217;organo di governo di Indy Racing a quel tempo) ha deciso di vietare le auto spinte da turbine e Derek non ha mai ricevuto una risposta da Granatelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche anno dopo Derek si ritrovò come capo progettista per la Tyrrell Racing: a metà degli anni &#8217;70 il motore di riferimento era il Ford Cosworth V8 DFV, l’unico fornitore di pneumatici era la Goodyear e quasi tutti i team montavano la medesima trasmissione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre questo mix ha prodotto alcune delle corse di F1 più competitive della storia, i team erano alla ricerca costante di soluzioni che potevano fare la differenza in pista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Derek iniziò a lavorare sulla progettazione di un&#8217;auto per sostituire la ormai datata Tyrrell 007. Calcolò che avevano bisogno dell&#8217;equivalente di un guadagno di 50 CV sulla concorrenza per saltare davanti alle altre squadre ma dal momento che quasi tutti montavano lo stesso motore, il guadagno doveva essere fatto altrove nella progettazione. Dopo alcune settimane di ricerche ha presentato il suo concetto a Ken Tyrrell nell&#8217;agosto 1974. Un concetto che ha attinto all&#8217;esperienza di quegli anni trascorsi lavorando sulla trazione integrale e su quel pezzo di carta presentato a Ken Tyrrell è stata disegnata un&#8217;auto di F1 con sei ruote! Due ruote di dimensioni normali nella parte posteriore e quattro piccole ruote da 10&#8243; nella parte anteriore. Derek ha spiegato il ragionamento alla base del suo concetto a Ken.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La teoria di Derek era che le ruote scoperte causano sollevamento, e più sono grandi, maggiore sarà la portanza che produrranno. Le normali monoposto di F1 con quattro ruote, combattono questo sollevamento utilizzando un’enorme alettone anteriore. Poiché il concetto di sei ruote ridurrebbe notevolmente l&#8217;effetto di sollevamento generato dalle ruote anteriori, non ci sarebbe bisogno di un’alettone anteriore troppo evidente e quindi migliorando l’efficienza aerodinamica della vettura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo lo shock iniziale di Tyrrell, ha iniziato a pensare al progetto di Derek dimostrando un grande interesse e dopo ulteriori incontri e discussioni è stato dato il via libera alla produzione di un prototipo. Derek ha pensato che il concetto fosse così radicale che all&#8217;auto doveva essere dato un nome univoco rispetto alla tradizione delle auto Tyrrell &#8217;00&#8217; e così nacque il Progetto 34.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo prototipo della P34 era in realtà una Tyrrell 007 con un muso modificato per ospitare le componenti meccaniche speciali per il frontale della P34 che necessitava di pneumatici specifici da 10”. Nel settembre 1975 il prototipo era stato prodotto ma non aveva mai visto la pista e a questo punto del progetto, nessuno, a parte quelli direttamente coinvolti, conosceva il concetto o l&#8217;esistenza della Tyrrell P34.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il piano di Ken era stato quello di annunciare la Tyrrell P34 in occasione di un evento che si sarebbe tenuto all&#8217;Heathrow Hilton Hotel il 22 settembre 1975. Tyrrell chiamò il suo caro amico Denis Jenkinson, un noto giornalista di motori, chiedendo se poteva partecipare all’evento. Ken lo invitò a casa sua a due settimane dalla data decidendo di fargli vedere in anteprima la nuova monoposto a patto che Denis non avesse aperto bocca fino alla presentazione ufficiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Denis accettò l’invito e andò a casa sua e dopo un&#8217;accogliente tazza di caffè e una chiacchierata, Ken lo portò nel suo giardino dove c&#8217;era il prototipo della P34, la prima vettura di <a href="http://www.f1.com" target="_blank" rel="noopener">F1</a> a sei ruote! È un fatto ben noto che Denis Jenkinson ha sempre avuto da ridire su qualsiasi cosa succedesse nel circus della F1, ma quando Ken gli mostrò la Tyrrell P34 è rimasto per la prima volta senza parole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa reazione la si ha avuta quando è stata presentata ufficialmente davanti a numerosi giornalisti: Ken disse loro che la P34 era un esperimento e niente di più, ma tra i partecipanti c’era anche un certo Frank Williams che rimase incredulo davanti a quella monoposto rivoluzionaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la presentazione alla stampa sportiva, molte voci speculavano sul suo potenziale, ma nessuno alla Tyrrell stava parlando di come stavano andando i test.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà il primo prototipo dell P34 fu abbastanza orribile nei test iniziali a Silverstone durante l&#8217;inverno del 1975, avendo compromesso l&#8217;aerodinamica a causa del fatto che la vettura aveva il posteriore di una 005 accoppiata al frontale della P34. Ma il prototipo dimostrò tutta la teoria di Derek Gardner e fu presa la decisione di mettere in produzione la P34 per la stagione 1976.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un effetto interessante che è stato notato da Derek Gardner a Silverstone è stato il fatto che le ruote anteriori sono state effettivamente &#8220;risucchiate&#8221; dai cerchioni e sorprendentemente non hanno mai perso pressione ma questo ha accelerato l&#8217;usura delle piccole ruote anteriori, un problema che non sarebbe mai stato completamente risolto e alla fine avrebbe contribuito al pensionamento anticipato della P34.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poiché i pneumatici anteriori erano solo il 62,5% del diametro delle ruote posteriori, ruotano a una velocità molto più rapida: per ogni giro del pneumatico posteriore, la parte anteriore ruote 1,6 volte di più. Il problema può essere facilmente compreso se si considera che se la parte posteriore viaggia a 200 km/h, le ruote anteriori si muovono a una velocità effettiva di 320 km/h, causando la distorsione delle ruote anteriori a velocità elevate. Nonostante ciò Tyrrell ha continuato con il progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro dei primi problemi riscontrati è che i piloti hanno avuto difficoltà a trovare la giusta traiettoria nelle curve, dovuta in parte a causa dell&#8217;alto abitacolo e delle ruote piccole, ma anche dalla carreggiata anteriore ristretta .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre i test proseguivano, un giovane Patrick Depailler ha capito perfettamente la P34 adattando il suo stile di guida ma per Jody Scheckter le cose erano più complicate e si è abituato alla macchina, lamentando che era quasi impossibile da guidare: queste “lamentele” hanno portato i tecnici a creare due buchi ai lati dell’abitacolo per permettere ai piloti di controllare le ruote anteriori.</p>


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<figure class="alignleft"><img decoding="async" width="757" height="1136" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-140660980-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 140660980 2048x2048 1" class="wp-image-91656" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 200" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140660980-2048x2048-1.jpg 757w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140660980-2048x2048-1-682x1024.jpg 682w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140660980-2048x2048-1-300x450.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140660980-2048x2048-1-696x1044.jpg 696w" sizes="(max-width: 757px) 100vw, 757px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Un piccolo punto da notare sui famigerati &#8220;buchi&#8221; è che una volta che i piloti si erano adattati allo strano stile di guida della P34, erano in gran parte inutilizzati. Un&#8217;altra diceria popolare su questi buchi era che Ken li aveva messi lì per consentire ai suoi fan di guardare i suoi piloti al lavoro, un&#8217;affermazione che è stata fortemente negata da Derek Gardner.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sfortunatamente i problemi tecnici incontrati durante i test e lo sviluppo hanno impedito alla vettura di essere pronta per l&#8217;inizio della stagione 1976, quindi Tyrrell ha inserito due 007 per le prime tre gare, ma al momento della quarta gara a Jarama, in Spagna, decise di schierare una P34.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guidata da Patrick Depailler, la P34 si è dimostrata veloce qualificandosi terza mentre la vecchia 007 affidata a Scheckter solo 14°. In quella prima uscita la P34 ha mostrato il suo potenziale mentre Patrick ha mantenuto la macchina al terzo posto fino al 26 ° giro, prima di ritirarsi per problemi ai freni e questo era accaduto in precedenza durante i test a Silverstone: la monoposto non riusciva a raffreddare a dovere i freni anteriori e questo, aggiunto ai problemi di usura delle gomme anteriori, ha contribuito ad una breve carriera agonistica in F1.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tyrrell ha impegnato tutte le risorse per la P34 e per il resto della stagione 1976 dove entrambi i piloti hanno corso tutte le gare con la P34: il cui momento culminante è stato il Gran Premio di Svezia ad Anderstorp, dove la Tyrrell ottenne grazie alla vittoria di Scheckter.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sfortunatamente questa è stata l’unica vittoria in F1 e dopo questo momento di gloria, è gradualmente scivolata in basso per il resto della stagione 1976, con la notevole eccezione della gara finale a <a href="https://www.giornalemotori.com/2014/10/03/amarcord-gp-giappone-1976/">Fuji</a>, in Giappone, dove Depailler è arrivato secondo sotto la pioggia torrenziale, nella famosa gara in cui Niki Lauda si è ritirato dopo il secondo giro, rifiutando di correre in condizioni così spaventose e permettendo così a James Hunt di conquistare il titolo del campionato piloti del 1976.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema principale per l&#8217;auto era quello delle gomme anteriori, che non erano state sviluppate in maniera ottimale dalla Goodyear poiché non avevano le misure standard delle altre monoposto di F1, tanto che lo sviluppo di quei particolari pneumatici da 10” destinati solamente alla P34 era indietro di circa 6 mesi rispetto agli altri pneumatici da F1.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;altro problema principale per la P34 era mantenere freddi i freni anteriori: molte soluzioni sono state tentate durante la stagione, ma nessuna ha risolto completamente il problema aggiungendo peso a un&#8217;auto già in sovrappeso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante tutti i problemi, l&#8217;anno inaugurale della P34 è stato uno dei più riusciti nella storia della F1 per qualsiasi auto o squadra. Nel complesso Jody Scheckter è arrivato 3 ° nel campionato piloti e Depailler è arrivato quarto, la P34 ha segnato 71 punti per Tyrrell, dando loro il 3 ° posto nel campionato costruttori: un primo anno impressionante per un&#8217;auto così radicale da qualsiasi punto di vista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stagione 1976 era finita, Derek Gardner e il team Tyrrell trascorsero l&#8217;inverno tentando di migliorare le prestazioni della P34. I primi miglioramenti derivarono da lunghi tempi di prova nella galleria del vento sotto forma di una carrozzeria più avvolgente. Inizialmente la scocca è stata fabbricata in fibra di vetro rendendola estremamente pesante, ma più tardi, nella stagione 1977 è stata utilizzata una versione più leggera in Kevlar e ha permesso alla P34 di recuperare parte del peso in eccesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sfortunatamente il nuovo corpo vettura ha introdotto nuovi problemi nel progetto: la nuova forma ha ridotto la quantità di flusso d&#8217;aria sui radiatori dell&#8217;olio che erano originariamente montati sotto l&#8217;ala posteriore. Questo problema sarebbe stato in seguito risolto spostando i radiatori dell&#8217;olio sul muso del auto. L&#8217;altro problema principale con la nuova carrozzeria era la sua dimensione di taglio, quando rimosso dall&#8217;auto occupava quasi lo stesso spazio della vettura causando un incubo logistico per la squadra nella stagione 1977.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante questo periodo Tyrrell riuscì anche a ottenere un importante accordo di sponsorizzazione con First National City Travelers Checks, il denaro extra fu usato per creare un nuovo centro di ricerca e sviluppo a Ockham. Ken Tyrrell assunse immediatamente il dottor Karl Kempf, uno scienziato di 27 anni che era stato formalmente assunto da Goodyear. Il brief di Ken era semplice, costruire un modello matematico della P34 ed esplorare ulteriormente il potenziale del progetto a sei ruote.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le P34 sono state dotate di strumentazione elettronica e i dati sulle prestazioni sono stati registrati e scaricati su un computer presso la fabbrica della Tyrrell. Questo approccio allo sviluppo della F1 era rivoluzionario per i suoi tempi e gran parte del lavoro che Kempf ha fatto è diventato la base dell&#8217;elettronica moderna nelle corse di F1.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo, come con la maggior parte delle nuove tecnologie, le cose non sono andate bene per Tyrrell: l&#8217;elettronica regolarmente si guastava e la tecnologia informatica della fine degli anni &#8217;70 non era abbastanza affidabile da fare molta differenza per il Progetto 34, specialmente perché Goodyear non investiva a sufficienza per migliorare gli pneumatici da 10”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un barlume del vero potenziale del Progetto 34 è stato fatto durante i test alla fine di dicembre 1976 al Paul Richard, quando Patrick Depailler ha battuto il record sul giro per un&#8217;auto di F1 di 1:47:06 di oltre un secondo ! Ken è stato così entusiasta di questi progressi di aver scommesso su Patrick per vincere il campionato piloti del 1977, una scommessa che purtroppo non avrebbe dato frutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;altro grande evento che si è verificato in questo periodo è stato la partenza di Jody Scheckter per la Wolf Racing e Ken Tyrrell lo ha sostituito con il pilota svedese, Ronnie Peterson.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con Ken e il team di buon umore dai test invernali e la P34 che sembra migliore che mai grazie alla nuova aerodinamica, la stagione F1 del 1977 è iniziata in Argentina. Patrick Depailler sembrava promettere bene qualificandosi terzo mentre Peterson stava ancora lottando per capire un&#8217;auto da F1 con sei ruote, qualificandosi 14 °. Purtroppo nessuna delle due macchine ha terminato la gara, Depailler si è ritirato con un motore surriscaldato e Peterson si è ritirato al 28 ° giro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Entrambi le P34 sono uscite nella prima gara della stagione e questo non è stato il risultato sperato da Tyrrell, ma questo purtroppo è stata una costante che si è ripetuta per tutta la stagione. Molti dei problemi sono stati attribuiti alla nuova forma della vettura e i problemi di surriscaldamento erano dovuti ai radiatori dell&#8217;olio che non ricevevano abbastanza aria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, la P34 soffriva ancora dei due principali problemi della stagione 1976, in quanto le sue ruote anteriori erano ormai molto indietro in termini di sviluppo e i freni anteriori si surriscaldavano regolarmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un Derek Gardner disilluso e il team Tyrrell hanno cercato coraggiosamente di risolvere i problemi modificando costantemente la P34, in quasi ogni gara c&#8217;era qualcosa di diverso nella vettura, ma nessuna delle soluzioni ha funzionato abbastanza per superare i due problemi di base. Ma i problemi non furono mai risolti e Derek Gardner gettò definitivamente la spugna al Gran Premio d’Italia a Monza dove le P34 pagavano distacchi pesanti rispetto ai primi, una differenza estrema che era impossibile da risolvere poiché qualsiasi modifica rendeva l’auto impossibile da guidare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Derek si dimise da Tyrrell e l’impegno della Goodyear di sviluppare ulteriormente gli pneumatici da 10” venne, di conseguenza, a mancare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ken ha sostituito Derek con Maurice Phillippe che ha cercato di risolvere i problemi della P34, spostando i radiatori dell&#8217;olio da sotto l&#8217;ala posteriore al muso dell&#8217;auto nel tentativo di risolvere i problemi di surriscaldamento del motore e allargando radicalmente la carreggiata anteriore ma così tutti i vantaggi del concetto a sei ruote sono stati persi e tutto ciò che il team Tyrrell poteva fare ora era stringere i denti e sperare di superare le restanti gare dell&#8217;anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso Ronnie Peterson è arrivato 14 ° nel campionato piloti del 1977 e Depailler è arrivato ottavo, ottenendo in totale 27 punti per Tyrrell.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiaramente dopo una stagione così orribile e senza l&#8217;impegno di Goodyear nello sviluppo delle gomme anteriori Tyrrell non ebbe altra scelta che abbandonare il Progetto 34 e sviluppò la 008 per la stagione 1978.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La P34 era nata per passione e coraggio per provare qualcosa di diverso: si può dire che l’idea di base non era delle migliori e che le sei ruote non offrivano nulla rispetto alle convenzionali auto a quattro ruote standard, però per l’epoca e per le tecnologie di allora era un’idea avanti anni luce. Si può sostenere che la P34 abbia spezzato lo spirito dei team Tyrrell a un punto da cui non si sono mai completamente ripresi. Il progetto ha fatto sì che Derek Gardner, uno dei più rispettati designer di auto di F1 dell&#8217;epoca, si fosse ritirato dalla F1, ma non ha mai accettato il fallimento del suo concetto di F1 a sei ruote. Se Goodyear avesse sviluppato completamente la gomma di cui aveva bisogno e il problema del surriscaldamento del freno fosse stato risolto, che risultati avrebbe ottenuto la monoposto?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualunque cosa si pensi della P34, bisogna dire che ha attirato molta attenzione. Un&#8217;auto a sei ruote, che cosa incredibile! E questo ha dato molta visibilità alla Elf, sponsor principale della Tyrrell.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A causa di alcuni scontri nei primi anni &#8217;70 tra Elf, Matra e Renault, Francois Guiter che stava guidando gli interessi degli sport motoristici di Elf in quel momento, si trovò a dover sostenere la decisione della Renault di entrare in Formula 1. Renault all’epoca stava andando bene nei rally, ma Elf voleva concentrarsi sulle corse in pista. L&#8217;unico problema era che la Renault non aveva un motore da F1 e, peggio ancora, non poteva decidere su quale tipo di motore produrre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovevano produrre qualcosa di simile alla Ford Cosworth DFV V8 o provare qualcosa di diverso, come un propulsore turbo? Guiter, che era un grande sostenitore dei piloti francesi, si rivolse al suo buon amico Ken Tyrrell, e nell&#8217;estate del 1975 lo invitò a Parigi per aiutare Renault ed Elf a decidere quale direzione prendere per lo sviluppo del loro motore da F1.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ken ha ascoltato entrambe le parti: ha detto alla Renault che non sarebbero mai stati in grado di produrre un motore V8 migliore del Cosworth DFV, ma se avessero provato qualcosa di diverso come un motore Turbo, sarebbero stati in grado di produrre il motore F1 di prossima generazione. Quindi in un certo senso Ken Tyrrell divenne il padrino dei motori Turbo in F1.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poiché questa era una grande impresa da parte della Renault, e rendendosi conto che inizialmente non sarebbero stati in grado di produrre un telaio competitivo così come il nuovo motore, è stato fatto un accordo che avrebbe permesso a Ken Tyrrell di utilizzare il nuovo motore una volta pronto. È per questo motivo che quando la P34 ha corso per la prima volta nel 1976, aveva strisce gialle su ciascun lato. Tuttavia, la Renault ha avuto molti problemi nello sviluppo del motore e non è mai stato pronto per la stagione 1976.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la stagione 1977, quando le prestazioni della P34 si ridussero a causa del problema delle gomme anteriori, si sperava che il nuovo motore Renault sarebbe diventato disponibile e avrebbe dato all&#8217;auto una spinta necessaria. Gardner e il team Tyrrell hanno iniziato la costruzione di un nuovo prototipo della P34 nella fabbrica di Ockham. Un modello del nuovo Turbo V6 da 1,5 litri fu consegnato dalla Renault durante l&#8217;estate del 1977, ma il progetto fu abbandonato poiché Ken decise che il motore Renault Turbo non sarebbe stato abbastanza affidabile per aiutare l&#8217;auto, inoltre il problema delle gomme sulla P34 non ha mostrato alcun segno di miglioramento e la partenza di Derek Gardner è stata la scelta finale di abbandonare per sempre il progetto P34.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia Williams che March hanno sperimentato dei progetti a sei ruote alla fine degli anni &#8217;70, ma nessuno ha mai debuttato ufficialmente in un Gran Premio. La P34 dunque è davvero unica nella storia degli sport motoristici e rende omaggio a un momento in cui era possibile provare tali idee radicali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">SCHEDA TECNICA</h3>



<figure class="wp-block-table schedaTecnica is-style-stripes"><table><tbody><tr><td><b>MOTORE </b></td><td></td></tr><tr><td>Tipo:</td><td>Cosworth 8 cilindri a V di 90° montato in posizione centrale con funzione portante</td></tr><tr><td>Cilindrata totale:</td><td>2.993 cc</td></tr><tr><td>Cilindrata unitaria:</td><td>374,12 cc</td></tr><tr><td>Alesaggio x corsa:</td><td>85,6 x 64,8</td></tr><tr><td>Distribuzione:</td><td>bialbero per ogni bancata, 4 valvole per cilindro</td></tr><tr><td>Alimentazione:</td><td>iniezione Lucas</td></tr><tr><td>Raffreddamento:</td><td>a circolazione forzata di acqua, radiatori Serk sdoppiati centrali ai lati della scocca</td></tr><tr><td>Potenza massima:</td><td>480 CV a 10.600 giri/min</td></tr><tr><td></td><td></td></tr><tr><td><b>TRASMISSIONE </b></td><td></td></tr><tr><td>Trazione:</td><td>posteriore</td></tr><tr><td>Cambio:</td><td>Hewland FG 400 a 5 marce+retro</td></tr><tr><td>Frizione:</td><td>bidisco a secco Borg &amp; Beck, diametro 7,4&#8243;, comando idraulico</td></tr><tr><td></td><td></td></tr><tr><td><b>TELAIO </b></td><td>monoscocca chiusa in alluminio</td></tr><tr><td></td><td></td></tr><tr><td><b>SOSPENSIONI ANTERIORI </b></td><td>Doppio asse anteriore, bracci superiori in alluminio fuso, triangolati da barre tubolari. Bracci in acciaio scatolato. Molle ed ammortizzatori coassiali, barra antirollio comune ai due assi.</td></tr><tr><td></td><td></td></tr><tr><td><b>SOSPENSIONI POSTERIORI </b></td><td>Braccio singolo superiore, doppio braccio inferiore, due puntoni di reazione. Portamozzi ottenuti in fusione. Molle ed ammortizzatori coassiali. Barra antirollio.</td></tr><tr><td></td><td></td></tr><tr><td><b>FRENI </b></td><td>Caliper Lockheed incorporati nei portamozzi, dischi da 8&#8243;anteriori e da 10,5&#8243; posteriori</td></tr><tr><td></td><td></td></tr><tr><td><b>PNEUMATICI </b></td><td>Good Year, anteriori 7,5/16/10, posteriori 16,2/26/13</td></tr><tr><td></td><td></td></tr><tr><td><b>CERCHI </b></td><td>fusione in lega di magnesio, anteriori 9&#8243;x10&#8243;, posteriori 20&#8243;13&#8243;</td></tr><tr><td></td><td></td></tr><tr><td><b>CARROZZERIA </b></td><td>in fibra di vetro rinforzata con resine</td></tr><tr><td></td><td></td></tr><tr><td><b>DIMENSIONI CORPO VETTURA</b></td><td></td></tr><tr><td>Passo:</td><td>2.453 mm sul primo assale e 1.993 sul secondo</td></tr><tr><td>Carreggiate:</td><td>1,160mm anteriore e 1.500mm posteriore</td></tr><tr><td>Lunghezza:</td><td>4.320mm</td></tr><tr><td>Altezza:</td><td>1.203mm</td></tr><tr><td>Peso a vuoto:</td><td>601 Kg</td></tr><tr><td>Esemplari costruiti</td><td>1</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table schedaTecnica is-style-stripes"><table><tbody><tr><td><b>SCHEDA TECNICA TYRRELL P34/2</b></td><td></td></tr><tr><td>Stesse caratteristiche della P34 tranne:</td><td></td></tr><tr><td><b>TELAIO </b></td><td>monoscocca chiusa in alluminio con parti in titanio</td></tr><tr><td></td><td></td></tr><tr><td><b>DIMENSIONI CORPO VETTURA</b></td><td></td></tr><tr><td>Passo:</td><td>2.333mm sul primo assale 1,890mm sul secondo</td></tr><tr><td>Carreggiate:</td><td>1.200mm anteriore, 1.500 posteriore</td></tr><tr><td>Lunghezza:</td><td>4.070mm</td></tr><tr><td>Peso a vuoto:</td><td>570Kg</td></tr><tr><td>Esemplari costruiti:</td><td>6</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="745" data-id="91672" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-1138367238-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 1138367238 2048x2048 1" class="wp-image-91672" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 201" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-1138367238-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-1138367238-2048x2048-1-1024x672.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-1138367238-2048x2048-1-768x504.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-1138367238-2048x2048-1-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-1138367238-2048x2048-1-696x456.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-1138367238-2048x2048-1-741x486.jpg 741w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 219</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="91671" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-1071353940-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 1071353940 2048x2048 1" class="wp-image-91671" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 202" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-1071353940-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-1071353940-2048x2048-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-1071353940-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-1071353940-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-1071353940-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 220</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="91670" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-892047164-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 892047164 2048x2048 1" class="wp-image-91670" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 203" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-892047164-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-892047164-2048x2048-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-892047164-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-892047164-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-892047164-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 221</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="777" data-id="91669" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-646474220-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 646474220 2048x2048 1" class="wp-image-91669" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 204" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646474220-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646474220-2048x2048-1-1024x700.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646474220-2048x2048-1-768x525.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646474220-2048x2048-1-300x205.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646474220-2048x2048-1-696x476.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 222</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="91668" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-646463738-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 646463738 2048x2048 1" class="wp-image-91668" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 205" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646463738-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646463738-2048x2048-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646463738-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646463738-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646463738-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 223</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="769" data-id="91667" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-646459928-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 646459928 2048x2048 1" class="wp-image-91667" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 206" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646459928-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646459928-2048x2048-1-1024x693.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646459928-2048x2048-1-768x520.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646459928-2048x2048-1-300x203.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646459928-2048x2048-1-696x471.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 224</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="762" data-id="91666" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-646444524-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 646444524 2048x2048 1" class="wp-image-91666" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 207" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646444524-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646444524-2048x2048-1-1024x687.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646444524-2048x2048-1-768x515.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646444524-2048x2048-1-300x201.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-646444524-2048x2048-1-696x467.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 225</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="753" data-id="91665" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-639615833-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 639615833 2048x2048 1" class="wp-image-91665" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 208" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-639615833-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-639615833-2048x2048-1-1024x679.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-639615833-2048x2048-1-768x509.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-639615833-2048x2048-1-300x199.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-639615833-2048x2048-1-696x461.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 226</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="752" data-id="91664" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-165569206-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 165569206 2048x2048 1" class="wp-image-91664" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 209" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-165569206-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-165569206-2048x2048-1-1024x678.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-165569206-2048x2048-1-768x508.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-165569206-2048x2048-1-300x199.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-165569206-2048x2048-1-696x461.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 227</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="752" data-id="91663" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-163090247-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 163090247 2048x2048 1" class="wp-image-91663" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 210" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-163090247-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-163090247-2048x2048-1-1024x678.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-163090247-2048x2048-1-768x508.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-163090247-2048x2048-1-300x199.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-163090247-2048x2048-1-696x461.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 228</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="806" data-id="91662" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-145329032-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 145329032 2048x2048 1" class="wp-image-91662" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 211" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-145329032-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-145329032-2048x2048-1-1024x727.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-145329032-2048x2048-1-768x545.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-145329032-2048x2048-1-300x213.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-145329032-2048x2048-1-696x494.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 229</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="91661" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-144889353-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 144889353 2048x2048 1" class="wp-image-91661" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 212" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144889353-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144889353-2048x2048-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144889353-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144889353-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144889353-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 230</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="91660" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-144888227-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 144888227 2048x2048 1" class="wp-image-91660" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 213" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144888227-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144888227-2048x2048-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144888227-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144888227-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144888227-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 231</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="91659" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-144888179-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 144888179 2048x2048 1" class="wp-image-91659" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 214" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144888179-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144888179-2048x2048-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144888179-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144888179-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-144888179-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 232</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="757" height="1136" data-id="91658" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-143500464-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 143500464 2048x2048 1" class="wp-image-91658" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 215" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-143500464-2048x2048-1.jpg 757w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-143500464-2048x2048-1-682x1024.jpg 682w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-143500464-2048x2048-1-300x450.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-143500464-2048x2048-1-696x1044.jpg 696w" sizes="(max-width: 757px) 100vw, 757px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 233</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="91657" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-140661025-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 140661025 2048x2048 1" class="wp-image-91657" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 216" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140661025-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140661025-2048x2048-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140661025-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140661025-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140661025-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 234</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="757" height="1136" data-id="91656" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-140660980-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 140660980 2048x2048 1" class="wp-image-91656" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 217" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140660980-2048x2048-1.jpg 757w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140660980-2048x2048-1-682x1024.jpg 682w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140660980-2048x2048-1-300x450.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140660980-2048x2048-1-696x1044.jpg 696w" sizes="(max-width: 757px) 100vw, 757px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 235</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="91655" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/gettyimages-140660973-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 140660973 2048x2048 1" class="wp-image-91655" title="Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 218" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140660973-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140660973-2048x2048-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140660973-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140660973-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/gettyimages-140660973-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: la storia della Tyrrell P34 236</figcaption></figure>
</figure>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-0 is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"></figure>
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		<title>Le peggiori Formula 1 della storia: Life F190</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2020 01:09:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[F1]]></category>
		<category><![CDATA[f190]]></category>
		<category><![CDATA[life]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
		<category><![CDATA[tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Life F1 ha cercato di emulare la Ferrari con la sua vernice rossa scarlatta e costruendo il proprio motore in casa. Ma affrontare il Cavallino Rampante è un lavoro duro, soprattutto quando la tua auto ha problemi a completare più di due giri alla volta. La fine degli anni &#8217;80 e l&#8217;inizio degli anni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Life F1 ha cercato di emulare la Ferrari con la sua vernice rossa scarlatta e costruendo il proprio motore in casa. Ma affrontare il Cavallino Rampante è un lavoro duro, soprattutto quando la tua auto ha problemi a completare più di due giri alla volta.</p>
<p>La fine degli anni &#8217;80 e l&#8217;inizio degli anni &#8217;90 erano famigerati per i piccoli team italiani con pochissimo denaro che cercavano notorietà in Formula 1. Alcuni, come Minardi e Scuderia Italia con il loro telaio Dallara, ebbero un discreto successo, altri, come Andrea Moda e Coloni, furono dei veri e propri disastri.</p>
<p>La LIFE non fu da meno, marcando prestazioni abbastanza scadenti e soffrendo di cronici problemi di affidabilità del motore, che non gli permetteva di completare più di qualche giro.</p>
<p>Il progetto della LIFE nasce da un’uomo di affari italiano, Ernesto Vita, che nel 1988 ebbe la folle idea di realizzare un motore da Formula 1 di 3,5 litri aspirato conforme alle regole che il Circus aveva deliberato per la stagione 1989 ma nonostante questo ambizioso progetto, Vita non trovò nessun acquirente interessato al suo motore.</p>
<p>Nel 1989 Lamberto Leoni con il suo team First Racing che militava in F3000, voleva fare il grande salto e arrivare in F1 col suo pilota di punta Gabriele Tarquini. Leoni aveva incaricato il brasiliano Richard Divila di progettare la monoposto di Formula 1 che doveva essere spinta da un V8 Judd. Nonostante la vettura, la F189, mosse i primi passi in alcune sessioni di test, la First Racing non si è mai iscritta al mondiale di Formula 1, rimanendo a correre nel più “economico” campionato F3000.</p>
<p>Dopo questa decisione, Divila si recò in Ligier per progettare la JS33 mentre Tarquini trovò un sedile in AGS sostituendo l’infortunato Philippe Streiff.</p>
<p>Dalla disfatta della First, Ernesto Vita trovò l’occasione per arrivare in Formula 1 col suo motore e dopo aver acquistato il singolo telaio esistente, ha assunto Gianni Marelli per modificare la vettura per adattarla al propulsore a 12 cilindri della Life, che doveva avere 3 file da quattro cilindri ciascuna.</p>
<p>La speranza era quella di avere un motore piccolo come un V8 ma potente come un V12. Ma la realtà dei fatti era ben diversa dalle ambizioni di Ernesto Vita e il W12 di sua creazione erogava solamente 390 cavalli, ben al di sotto dei motori di punta della Formula 1 di allora.</p>
<p>La monoposto, ora chiamata Life F190, era una evoluzione della First F189 e presentava un’airscope più alto rispetto al prototipo della First, oltre ad avere due prese d’aria supplementari su ciascun lato all’altezza delle spalle del pilota.</p>
<p>La trasmissione era a 6 rapporti ed era stata progettata sempre dalla Life. Sebbene la prima F190 fosse destinata ad essere un banco prova per l’innovativo motore W12, la monoposto fu aggiornata per superare i crash test della FIA e nel 1990 si iscrisse al Mondiale di Formula 1.</p>
<p>La squadra schierò solamente una vettura e il pilota fu Gary Brabham, figlio del tre volte Campione del Mondo Jack Brabham, e aveva avuto il ruolo di collaudatore per i team Benetton e Leyton House. Brabham firmò un contratto di due anni e il loro debutto arrivò nelle strade di Phoenix, negli Stati Uniti, nel 1990. Dato che la Life era una nuova scuderia, doveva partecipare alle prequalifiche dove Brabham accusò diversi problemi al motore. Come se non bastasse, la scuderia doveva lottare con la scarsità di ricambi, iniziando dai due soli motori a disposizione e da un solo telaio. Oltrettutto mancavano le attrezzature da lavoro, tanto che i meccanici erano costretti a prenderli in prestito dagli altri team…insomma, non lo scenario migliore per una squadra di Formula 1.</p>
<p>Un guasto dopo soli 4 giri ha costretto Brabham a finire prima del previsto la prequalifica, terminando in 33° posizione su 35 macchine, davanti solamente alla Onyx-Ford di JJ Letho (che non aveva un tempo registrato), e davanti alla Coloni-Subaru di Bertrand Gachot che non è riuscito a siglare un tempo inferiore ai 5 minuti.</p>
<p>Ma è il distacco rimediato dalla Life a spaventare: 38,4 SECONDI di divario dalla Pole Position di Berger e quasi 30 secondi dalla monoposto che lo precedeva, la Euro Brun di Claudio Langes.</p>
<p>I problemi continuano anche in Brasile, dove Brabham è costretto al ritiro dopo soli 400 metri col motore in fumo. Dopo aver realizzato che la Life era irrimediabilmente più lenta anche delle peggiori vetture di Formula 1 e senza finanziamenti per migliorare la situazione, Brabham ha fatto la cosa più intelligente da fare e ha lasciato la squadra immediatamente. L’australiano non prenderà più il via nelle competizioni ufficiali, ma occasionalmente si è prestato come tester per le vetture di Formula 1.</p>
<p>La Life allora contattò Bruno Giacomelli, che aveva guidato in F1 per McLaren, Alfa Romeo e Toleman tra gli anni 70 e anni 80, per cercare di risollevare le prestazioni della monoposto.</p>
<p>Giacomelli ha fatto il suo debutto ad Imola, ma come Brabham ha avuto poco tempo per testare la macchina in pista.</p>
<p>Il team ha continuato a soffrire di problemi col suo W12 e raramente è riuscita a completare più di qualche giro prima di rientrare ai box con problemi. Il suo tempo ufficiale ad Imola era di 7 minuti e 16 secondi, a 5 minuti e 52 secondi dalla pole position. Il distacco più ridotto che Giacomelli ha rimediato è stato nelle prequalifiche di Montecarlo.</p>
<p>Monaco da sempre la speranza ai team in difficoltà di limitare il gap dalle vetture migliori e in questa occasione Giacomelli rimediò un gap di 19,873 secondi dalla pole position e 2 secondi dalla deludente Coloni di Gachot, spinta da un motore Subaru di 12 cilindri.</p>
<p>Risultati simili a questi sono continuati per il resto della stagione: l&#8217;auto, quando fu in grado di completare un giro, di solito correva a 20-30 secondi dalla pole position. Nell&#8217;estate del 1990, Vita vendette la maggior parte del team all&#8217;industriale veronese Daniele Battaglino, dopo che i due erano venuti a patti per fornire macchine da corsa ad una società di ingegneria di Leningrado. Infine, forse in un atto di disperazione, la Life dopo il Gran Premio di Monza, ha abbandonato il suo motore originale per ritornare ad utilizzare il Judd V8, motore per il quale era stata originiariamente progettata. Nonostante un significativo guadagno di potenza, si trattava comunque di motori obsoleti che erano appartenuti alla Lotus durante la stagione precedente. I Judd erano equipaggiati anche nelle Williams e nella March/Leyton House, ma nel complesso non erano considerati come i motori migliori e certamente non erano in grado di migliorare le prestazioni le sorti della Life.</p>
<p>Quando il V8 Judd fu installato nella F190, il cofano motore, una delle cose che la Life aveva modificato dal telaio originale, non si adattava correttamente. Non sorprende che non siano stati in grado di registrare un tempo cronometrato dopo che Giacomelli è riuscito a fare solamente due giri in pre-qualifica. Senza soldi, senza ricambi e con delle prestazioni imbarazzanti, la Life si ritira dopo le gare europee, non volendo spendere inutilmente dei soldi per effettuare delle trasferte solamente per non pre-qualificarsi. I piani per correre nel 1991 sotto la proprietà di Battaglino fallirono e i motori Life non avrebbero mai più partecipato ad un Gran Premio.</p>
<p>Di seguito i risultati della Life nella piccola parentesi in Formula 1:</p>
<table class="thin">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Tracciato</strong></td>
<td><strong>Posizione</strong></td>
<td><strong>Tempo (gap)</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Phoenix</td>
<td>8/9</td>
<td>2’07.147 (+34.855)</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Interlagos</td>
<td>9/9</td>
<td>No time</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Imola</td>
<td>7/8</td>
<td>7’16.312 (+5’49.737)</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Monte-Carlo</td>
<td>9/9</td>
<td>1’41.187 (+14.053)</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Montreal</td>
<td>9/9</td>
<td>1’50.293 (+21.985)</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Mexico City</td>
<td>9/9</td>
<td>4’07.475 (+2’42.194)</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Magny-Cours</td>
<td>9/9</td>
<td>No time</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Silverstone</td>
<td>9/9</td>
<td>1’25.947 (+15.693)</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Hockenheimring</td>
<td>9/9</td>
<td>2’10.786 (+25.273)</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Hungaroring</td>
<td>9/9</td>
<td>1’41.131 (+19.913)</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Spa-Francorchamps</td>
<td>7/7</td>
<td>2’19.445 (+21.504)</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Monza</td>
<td>7/7</td>
<td>1’55.224 (+28.297)</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Estoril</td>
<td>7/7</td>
<td>No time</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Jerez</td>
<td>7/7</td>
<td>1’42.699 (+20.229)</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3><strong>SCHEDA TECNICA</strong></h3>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td id="specstop" class="darkbg" colspan="2">Engine</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Configuration</td>
<td id="specsright" class="lightbg">F35 W12</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Location</td>
<td id="specsright" class="lightbg">Mid, longitudinally mounted</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Construction</td>
<td id="specsright" class="lightbg">aluminium block and head</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Displacement</td>
<td id="specsright" class="lightbg">3,493 cc / 213.2 cu in</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Compression</td>
<td id="specsright" class="lightbg">13.0:1</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Valvetrain</td>
<td id="specsright" class="lightbg">4 valves / cylinder, DOHC</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Fuel feed</td>
<td id="specsright" class="lightbg">Fuel Injection</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Lubrication</td>
<td id="specsright" class="lightbg">Dry sump</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Aspiration</td>
<td id="specsright" class="lightbg">Naturally Aspirated</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Power</td>
<td id="specsright" class="lightbg">480 bhp / 358 kW</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">BHP/Liter</td>
<td id="specsright" class="lightbg">137 bhp / liter</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td id="specstop" class="darkbg" colspan="2"></td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Chassis</td>
<td id="specsright" class="lightbg">carbon-fibre composite and aluminium honeycomb monocoque</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Suspension (fr/r)</td>
<td id="specsright" class="lightbg">double wishbones, push-rod actuated coil springs and shock absorbers, anti-roll bar</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Steering</td>
<td id="specsright" class="lightbg">rack-and-pinion</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Brakes (fr/r)</td>
<td id="specsright" class="lightbg">Brembo carbon ceramic discs</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Gearbox</td>
<td id="specsright" class="lightbg">Hewland / Life 6 speed Manual</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Drive</td>
<td id="specsright" class="lightbg">Rear wheel drive</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>
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<a href="https://www.giornalemotori.com/2020/03/21/le-peggiori-formula-1-della-storia-life-f190/1990-united-states-gp/"><img decoding="async" width="696" height="460" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/1016849735-SCH-19900309-523399437.jpg" class="attachment-large size-large" alt="1016849735 SCH 19900309 523399437" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/1016849735-SCH-19900309-523399437.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/1016849735-SCH-19900309-523399437-768x508.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/1016849735-SCH-19900309-523399437-300x198.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/1016849735-SCH-19900309-523399437-696x460.jpg 696w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Life F190 241"></a>
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<a href="https://www.giornalemotori.com/2020/03/21/le-peggiori-formula-1-della-storia-life-f190/1990-british-gp/"><img decoding="async" width="696" height="462" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/1017332765-COL-19900715-LIFE_90_001.jpg" class="attachment-large size-large" alt="1017332765 COL 19900715 LIFE 90 001" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/1017332765-COL-19900715-LIFE_90_001.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/1017332765-COL-19900715-LIFE_90_001-768x510.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/1017332765-COL-19900715-LIFE_90_001-300x199.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/1017332765-COL-19900715-LIFE_90_001-696x462.jpg 696w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Life F190 243"></a>
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		<title>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#8217;anti McLaren</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2020 13:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[1990]]></category>
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		<category><![CDATA[Ferrari]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-91160 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2968.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2968" width="1024" height="683" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 284" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Il 2 febbraio a Maranello venne convocata la tradizionale conferenza stampa per la presentazione della macchina e della squadra che disputano il Campionato Mondiale di F1: la sua sigla è 641, secondo un sistema di nomenclatura che adotta direttamente il numero di progetto del telaio, ma che poi viene abbandonata per razionalizzare la numerazione e cosi quella macchina è denominata più semplicemente F1-90. Leggendo le pagine dei giornali dell’epoca appare evidente che si vive un momento di segretezza e di ottimismo. Contrariamente alle abitudini consolidate non è stata fornita una scheda coi dati ufficiali della macchina. Viene ingaggiato ed è presente <a href="https://www.giornalemotori.com/2013/02/01/alain-prost-il-professore/">Alain Prost</a>, fresco Campione del Mondo che ha portato in dote la sua esperienza e il numero 1 sulla macchina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece di Barnard, tanto geniale quanto poco integrato nel team di lavoro, c’è il suo collega Steve Nichols portato via alla McLaren a suon di dollari e disponibile a lavorare a Maranello. In più ci sono l’argentino naturalizzato italiano Henrique Scalabroni per lo sviluppo del telaio e Paolo Massai che viene dalla Fiat per i motori. Mansell è rimasto come secondo di Prost, almeno in teoria, e mai titolo di giornale è stato più profeticamente giusto, ma in senso negativo, come quello che dice “Mansell e Prost si competano come Lauda e Regazzoni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Completare non esclude competere e infatti la competizione tra i due sarà vivace fino alle estreme conseguenze. In generale le dichiarazioni dei principali responsabili esprimono ottimismo grazie al fatto che la Fiat non ha lesinato mezzi e uomini per dotare la Ferrari di tutto quanto serve. Per fare un solo esempio, la sala prove del reparto corse, dotata di quattro banchi, è stata completamente rifatta con ben sette banchi prova in celle insonorizzate e controlli computerizzati. Le troppe fermate dell’anno prima danno i loro frutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>TECNICA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"> La F1-90 era la logica evoluzione della F1 89 (o 640) della stagione precedente, della quale conservava le dimensioni esterne e l’impostazione generale mentre il telaio era stato solo leggermente modificato. l’originaria 640 era stata progettata da John Barnard che, alla fine del 1989, era passato alla Benetton in qualità di direttore tecnico. Al momento della presentazione, la vettura adottava ancora il 12 cilindri siglato 036, simile a quello impiegato nel 1989. il cambio longitudinale a sette marce, con comando elettroidraulico e gestione elettronica, era invece di nuovo tipo: aveva ingombri inferiori rispetto all’anno precedente e consentiva di avere un gruppo trasmissione particolarmente snello e leggero. Le modifiche alla trasmissione erano state decise anche nel tentativo di migliorare l’affidabilità del cambio, causa di molti ritiri l’anno precedente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In vista di potenze più elevate del motore e di conseguenza maggiori consumi, la capacità del serbatoio del carburante era stata aumentata sino a 215 litri. Questo per permettere di percorre la distanza di un Gran Premio anche su tracciati impegnativi sotto questo aspetto, come Imola e Montreal.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio a partire dal GP di San Marino, la F1-90 fu modificata esteticamente e dotata, durante le prove di qualificazione, dei motori 037, con una corsa dei pistoni accorciata. La nuova versione della monoposto, siglata 641/2, conservava la carrozzeria separata dal telaio, in modo da poter effettuare più velocemente eventuali cambiamenti di carattere aerodinamico. La più recente versione della F1-90 aveva il muso più appuntito e meno squadrato. La Ferrari non risentì in modo traumatico della partenza di Barnard e la 641/2, grazie alle numerose modifiche, si rivelò competitiva nel Mondiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va comunque messa in evidenza la presenza in squadra di un pilota del calibro di Prost, che si rivelò di capitale importanza durante lo sviluppo della vettura: in fase di collaudo venne infatti a galla l’indiscutibile capacità del pilota francese di affinare la qualità di una monoposto fino a farla rendere al massimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una gran mole di lavoro venne dedicata allo sviluppo del motore 037, che la squadra iniziò a impiegare in corsa a partire dal Gran Premio di Ungheria. Le diverse dimensioni di corsa e alesaggio fecero mutare la cilindrata da 3497 a 3499 cm3. L’applicazione di modelli matematici di simulazione permise di migliorare costantemente il rendimento termodinamico. La diminuzione degli attriti interni, l’alleggerimento delle parti in movimento e lo sviluppo di lubrificanti sempre più raffinati consentirono di aumentare progressivamente il numero di giri massimo del motore e di incrementare la potenza erogata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dagli inizili 665 cavalli a 13200 giri/minuto della prima versione 036 si passò ai 690 cavalli a 13600 giri/minuto della 037 e poi ai circa 710 cavalli a 13800 giri/minuto della speciale versione per le prove di qualificazione. La F1-90, o Ferrari 641,&nbsp; portò Alain Prost a lottare per il campionato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CAMPIONATO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo una laboriosa messa a punto, la nuova monoposto si presenta come una realizzazione di vera avanguardia e si può dire senza falsa modestia che la Ferrari, come in altri casi, abbia aperto nuove strade. Il campionato inizia dunque sonno buona luce per la Ferrari che continua ad essere l’unico costruttore a fare tutta la macchina in casa, mentre gli altri sono i noti abbinamenti tra grandi costruttori di motore quali Ford, Honda e Renault e le squadre inglesi specializzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima gara, il GP USA a Phoenix in Arizona, presenta alcune sorprese come il secondo posto in griglia di partenza di Martini con la Minardi-Ford dietro a Berger con la McLaren Honda. L’ordine di arrivo rimette a posto alcune cose, con Senna e Alesi ai primi due posti. Le Ferrari si sono fermate entrambe da problemi al sistema idraulico, un inizio che non ci voleva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto meglio in Brasile sul circuito di San Paolo dove Prost vince con buon margine e Mansell è quarto. A Imola grandi aspettative per il GP di San Marino, ma il motore di Mansell cede e Prost, costretto a una fermata per il cambio gomme, chiude al quarto posto. A Montecarlo e nelle gare successive si utilizza una versione migliorata della monoposto, chiamata 641/2, ma l’alternatore che non carica ferma entrambe le monoposto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Canada Mansell è terzo e Prost quinto, ma tuttavia nella gara seguente in Messico, le dure Ferrari occupano i primi due posti con Prost e Mansell nell’ordine. La distanza nella classifica mondiale si accorcia. E questa migliora ulteriormente al GP di Francia disputato sul circuito di Paul Ricard dove, sul lungo rettilineo, la Ferrari può esprimere la sua velocità e Prost torna a vincere. È il successo numero 100 della Ferrari in F1 e la Fiat festeggia con pagine intere di pubblicità nelle quali si identifica con la Ferrari stessa. Nella stessa gara Mansell si è fermato per un guasto al motore a otto giri dalla fine. Ed è di nuovo Prost il vincitore del GP di Gran Bretagna sul circuito di Silvertstone. Mansell ha problemi al cambio. A questo punto il pilota della Ferrari è in testa alla classifica Mondiale, ma in Germania sul circuito di Hockenheim è attardato da un cambio gomme ed arriva solo quarto mentre <a href="https://www.giornalemotori.com/2013/02/17/ayrton-senna/">Senna</a> torna primo. Mansell invece si ritira. Al GP di Ungheria si rimescolano le carte perché Mansell è costretto al ritiro quale conseguenza di un incidente con Berger mentre Senna arriva secondo, favorito dalla eliminazione dei due avversari in quanto anche Prost si ferma per problemi al sistema di controllo del cambio. Si verificavano infatti rotture inspiegabili nei raccordi dell’impianto idraulico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Belgio, sul circuito di Spa-Francorchamps per due volte viene sfiorata la tragedia. Mansell è lento all’avvio, Patrese si sposta per non tamponarlo ma così facendo manda fuori strada Piquet che centra in pieno la Ferrari. Poi Alesi frena bruscamente per non finire addosso ai due e viene tamponato da altri. Alla seconda partenza la Minardi di Barilla esce di strada e si incendia provocando un nuovo arresto. Finalmente la terza partenza va bene con Senna e Prost che finiscono nell’ordine, mentre Mansell si ritira perché è ripartito con la vettura di riserva che non aveva l’assetto giusto per lui. Stesso ordine di arrivo, Senna primo e Prost secondo, al GP d’Italia a Monza, seguiti da Berger e Mansell in una perfetta alternanza delle due marche rimaste in lizza per il titolo Mondiale Costruttori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi succedeva il “fattaccio” del Portogallo: le due Ferrari sono in prima fila con Mansell in pole position che scatta benissimo ma va a chiudere Prost che, secondo ogni logica, dovrebbe essere aiutato dal compagno di squadra a prendere il largo. Passano invece anche Senna e Berger, ma le due Ferrari sono nettamente superiori e si riportano ai primi posti. Mansell rimane primo e va a vincere. Prost lievemente attardato in un rifornimento è dietro a Senna e potrebbe riprenderlo. Come è noto i se e i ma non contano, tuttavia se non avvenisse un incidente al 58° giro e la gara non si fermasse al 61° giro quando ne mancano ancora 10, Prost avrebbe vinto o sarebbe arrivato secondo. Invece è terzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunque una settimana dopo, il 30 settembre a Jerez de la Frontera, le Ferrari dominano il GP di Spagna con un secco 1-2 di Prost e Masell mentre Senna rompe il motore. A questo punto finisce l’aspetto puramente sportivo della vicenda e iniziano i calcoli dei ragionieri del volante che sono sempre esistiti. Mancano due gare e il titolo è ancora in discussione tra Senna che ha 78 punti con 11 risultati validi e Prost con 69 punti e lo stesso numero di risultati. Questo è un dettaglio importante per il calcolo del punteggio finale che prevede la somma dei punti di soli 11 risultati. Prost deve ottenere buoni punteggi nelle ultime due gare per poterne scartare altri meno buoni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Giappone il caso, e diciamo pure anche prestazioni delle rispettive macchine, mettono di fianco come un anno prima Senna e Prost nella prima fila. Non sono più compagni-rivali nella stessa squadra ma nuovamente rivali per il Titolo Mondiale. E alla prima curva Senna entra in collisione con Prost e nessuna dubita che questa sia la rivincita o la vendetta. Le due auto vanno fuori strada e Senna è matematicamente Campione del Mondo qualunque sia il risultato dell’ultima gara, il GP d’Australia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senna fa la pole anche ad Adelaide, ma esce di strada a metà gara, e il vincitore è Piquet con la Benetton con Mansell e Prost a completare il podio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prost e la Ferrari sono dunque secondi nei rispettivi campionati e qualcuno parla di occasione perduta avendo a disposizione la macchina migliore. È dal 1979 che si aspetta un titolo piloti e il risultato stagionale fa masticare amaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ferrari ha insegnato quanto è difficile entrare nell’animo di un pilota quando è seduto dentro alla sua macchina: certo è pensabile che Mansell, avendo annunciato a metà stagione l’intenzione di ritirarsi, correva più per se stesso che per la squadra. E in una intervista pubblicata su La Gazzetta dello Sport il 18 luglio ricorda di aver rinnovato il contratto con la Ferrari per il 1990 dando per inteso di essere la prima guida e che invece poi, oltre ad avere la sensazione che tutte le attenzioni fossero per Prost, non reggeva più la tensione che percepiva in squadra e per questo non aveva rinnovato il contratto per il 1991 nonostante le pressioni ricevute dal presidente della Ferrari. E conoscendo il personaggio, non stupisce il suo comportamento al GP del Portogallo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SCHEDA TECNICA</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><th colspan="6">Configurazione</th></tr><tr><td colspan="2"><strong>Carrozzeria</strong>: monoposto</td><td colspan="2"><strong>Posizione motore</strong>: posteriore</td><td colspan="2"><strong>Trazione</strong>: posteriore</td></tr><tr><th colspan="6">Dimensioni e pesi</th></tr><tr><td colspan="4"><strong>Ingombri</strong> (lungh.×largh.×alt. in mm): 4460 × 2130 × 1000</td><td colspan="2">&nbsp;</td></tr><tr><td colspan="2"><strong>Interasse</strong>: 2855&nbsp;mm</td><td colspan="2"><strong>Carreggiate</strong>: anteriore 1800 &#8211; posteriore 1657&nbsp;mm</td><td colspan="2"><strong>Serbatoio</strong>: 220 l</td></tr><tr><td colspan="2">&nbsp;</td><td colspan="2">&nbsp;</td><td colspan="2">&nbsp;</td></tr><tr><th colspan="6">Meccanica</th></tr><tr><td colspan="3"><strong>Tipo motore</strong>: Ferrari tipo 036 V12 65°</td><td colspan="3"><strong>Cilindrata</strong>: 3497,96&nbsp;cm³</td></tr><tr><td colspan="3"><strong>Distribuzione</strong>: 4 alberi camme in testa, 5 valvole per cilindro</td><td colspan="3"><strong>Alimentazione</strong>: Iniezione indiretta elettronica digitale Weber-Marelli con doppio iniettore</td></tr><tr><td><strong>Prestazioni motore</strong></td><td colspan="5">Potenza: 680 CV</td></tr><tr><td colspan="3"><strong>Accensione</strong>: elettronica Magneti Marelli statica</td><td colspan="3"><strong>Impianto elettrico</strong>:</td></tr><tr><td colspan="3"><strong>Frizione</strong>: 3 dischi in carbonio</td><td colspan="3"><strong>Cambio</strong>: Ferrari longitudinale a sbalzo, 7 marce+retromarcia, semiautomatico a gestione elettronica</td></tr><tr><th colspan="6">Telaio</th></tr><tr><td><strong>Corpo vettura</strong></td><td colspan="5">monoscocca in fibra di carbonio e kevlar a nido d&#8217;ape</td></tr><tr><td><strong>Sterzo</strong></td><td colspan="5">cremagliera</td></tr><tr><td><strong>Sospensioni</strong></td><td colspan="5">anteriori: quadrilateri deformabili, 2 triangoli sovrapposti a sezione ellittica, molleggio a puntone o <em>push rod</em> / posteriori: quadrilateri deformabili, triangolo superiore, trapezio inferiore, molleggio a puntone o <em>push rod</em></td></tr><tr><td><strong>Freni</strong></td><td colspan="5">anteriori: a disco autoventilanti in carbonio / posteriori: a disco autoventilanti in carbonio</td></tr><tr><td><strong>Pneumatici</strong></td><td colspan="5">Goodyear</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RISULTATI</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Prost</td><td>Rit</td><td><strong>1</strong></td><td>4</td><td>Rit</td><td>5</td><td><strong>1</strong></td><td><strong>1</strong></td><td><strong>1</strong></td><td>4</td><td>Rit</td><td>2</td><td>2</td><td>3</td><td><strong>1</strong></td><td>Rit</td><td>3</td><td rowspan="2">110</td><td rowspan="2">2º</td></tr><tr><td>Mansell</td><td>Rit</td><td>4</td><td>Rit</td><td>Rit</td><td>3</td><td>2</td><td>18</td><td>Rit</td><td>Rit</td><td>17</td><td>Rit</td><td>4</td><td><strong>1</strong></td><td>2</td><td>Rit</td><td>2</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-3 is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91182" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132376.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132376" class="wp-image-91182" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 285" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132376.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132376-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132376-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132376-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 317</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91181" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132375.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132375" class="wp-image-91181" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 286" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132375.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132375-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132375-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132375-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 318</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91180" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132374.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132374" class="wp-image-91180" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 287" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132374.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132374-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132374-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132374-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 319</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91179" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132373.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132373" class="wp-image-91179" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 288" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132373.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132373-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132373-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132373-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 320</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91178" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132372.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132372" class="wp-image-91178" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 289" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132372.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132372-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132372-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132372-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 321</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91177" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132369.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132369" class="wp-image-91177" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 290" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132369.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132369-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132369-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132369-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 322</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91176" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132367.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132367" class="wp-image-91176" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 291" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132367.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132367-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132367-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132367-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 323</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91175" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132366.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132366" class="wp-image-91175" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 292" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132366.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132366-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132366-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132366-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 324</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91174" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132363.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132363" class="wp-image-91174" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 293" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132363.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132363-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132363-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132363-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 325</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91173" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132362.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132362" class="wp-image-91173" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 294" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132362.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132362-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132362-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132362-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 326</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91172" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132361.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132361" class="wp-image-91172" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 295" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132361.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132361-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132361-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132361-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 327</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91171" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132360.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132360" class="wp-image-91171" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 296" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132360.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132360-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132360-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132360-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 328</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91170" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132359.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132359" class="wp-image-91170" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 297" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132359.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132359-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132359-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132359-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 329</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91169" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51336.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51336" class="wp-image-91169" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 298" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51336.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51336-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51336-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51336-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 330</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91168" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51335.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51335" class="wp-image-91168" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 299" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51335.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51335-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51335-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51335-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 331</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91167" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51334.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51334" class="wp-image-91167" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 300" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51334.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51334-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51334-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51334-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 332</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91166" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51333.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51333" class="wp-image-91166" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 301" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51333.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51333-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51333-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51333-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 333</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91165" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51332.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51332" class="wp-image-91165" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 302" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51332.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51332-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51332-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51332-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 334</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91164" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51330.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51330" class="wp-image-91164" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 303" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51330.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51330-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51330-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51330-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 335</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91163" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51329.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51329" class="wp-image-91163" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 304" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51329.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51329-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51329-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51329-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 336</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91162" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51328.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51328" class="wp-image-91162" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 305" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51328.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51328-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51328-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51328-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 337</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91161" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51327.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51327" class="wp-image-91161" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 306" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51327.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51327-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51327-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51327-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 338</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91160" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2968.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2968" class="wp-image-91160" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 307" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 339</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91159" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2967.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2967" class="wp-image-91159" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 308" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2967.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2967-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2967-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2967-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 340</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91158" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2966.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2966" class="wp-image-91158" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 309" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2966.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2966-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2966-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2966-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 341</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91157" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2965.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2965" class="wp-image-91157" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 310" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2965.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2965-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2965-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2965-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 342</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91156" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2964.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2964" class="wp-image-91156" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 311" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2964.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2964-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2964-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2964-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 343</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91155" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2963.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2963" class="wp-image-91155" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 312" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2963.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2963-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2963-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2963-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 344</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91154" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2960.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2960" class="wp-image-91154" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 313" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2960.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2960-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2960-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2960-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 345</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91153" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2959.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2959" class="wp-image-91153" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 314" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2959.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2959-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2959-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2959-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 346</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91152" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2958.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2958" class="wp-image-91152" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 315" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2958.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2958-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2958-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2958-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 347</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91151" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2957.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2957" class="wp-image-91151" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 316" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2957.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2957-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2957-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2957-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 348</figcaption></figure>
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		<title>Monoposto leggendarie: Alfa Romeo Tipo 159</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Feb 2019 12:20:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[159]]></category>
		<category><![CDATA[alfaromeo]]></category>
		<category><![CDATA[fangio]]></category>
		<category><![CDATA[formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 1950, Farina e Fagioli pilotavano una vettura con propulsore ad otto cilindri e compressore, dal nome Alfetta, che a quel tempo aveva già compiuto dodici anni. Quando la Daimler Benz e l&#8217;Auto Union alla metà degli anni 30 dettavano legge sulle piste, l&#8217;ingegnere Giocacchino Colombo fece i primi schizzi di una nuova vettura da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-80835" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/800px-Alfa_Romeo_Alfetta_159_Arese_20070608.jpg" alt="800px Alfa Romeo Alfetta 159 Arese 20070608" width="800" height="469" title="Monoposto leggendarie: Alfa Romeo Tipo 159 352" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/800px-Alfa_Romeo_Alfetta_159_Arese_20070608.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/800px-Alfa_Romeo_Alfetta_159_Arese_20070608-768x450.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/800px-Alfa_Romeo_Alfetta_159_Arese_20070608-300x176.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/800px-Alfa_Romeo_Alfetta_159_Arese_20070608-696x408.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" />Nel 1950, Farina e Fagioli pilotavano una vettura con propulsore ad otto cilindri e compressore, dal nome Alfetta, che a quel tempo aveva già compiuto dodici anni. Quando la Daimler Benz e l&#8217;Auto Union alla metà degli anni 30 dettavano legge sulle piste, l&#8217;ingegnere Giocacchino Colombo fece i primi schizzi di una nuova vettura da corsa, costruita successivamente nel 1937, presso la Scuderia Ferrari di Modena.</p>
<p>Con una cilindrata di 1479 cc, il propulsore ad otto cilindri con compressore, erogava inizialmente 195 cavalli a 7200 giri/minuto. Per dare alle vetture italiane qualche possibilità di vittoria contro quelle tedesche, nel 1939 venne indetto il GP di Tripoli per vetture da corsa da 1,5 litri. Ma la Mercedes costruì in sei mesi scarsi una vettura da corsa completamente nuova e l&#8217;Alfetta e la Maserati furono nuovamente sconfitte.</p>
<p>Nel 1943 c&#8217;erano già sette Alfetta pronte e quando le truppe tedesche confiscarono il circuito di Monza per provare il loro parco veicoli, l&#8217;Automobilclub di Milano riuscì all&#8217;ultimo momento a far sparire tutte le Alfetta, che sopravvissero alla guerra nel paese di Melzo. Le Alfa Romeo Tipo 158 vennero riesumate pe una gara a Parigi, il 9 giugno del 1946, e conquistarono fino al 1951 un vittoria dopo l&#8217;altra.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-80836" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/Alfa-Romeo-159-1951.jpg" alt="Alfa Romeo 159 1951" width="800" height="600" title="Monoposto leggendarie: Alfa Romeo Tipo 159 353" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/Alfa-Romeo-159-1951.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/Alfa-Romeo-159-1951-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/Alfa-Romeo-159-1951-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/Alfa-Romeo-159-1951-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/Alfa-Romeo-159-1951-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" />Nei primi due Campionati di Formula 1, le Alfa vinsero 10 dei 13 Gran Premi disputati. Nino Farina si aggiudicò con questa vittoria il primo Campionato Mondiale di Formula 1 mel 1950. Nel 1951 Fangio pilotò l&#8217;ultima versione, l&#8217;Alfetta 159, portandola alla vittoria nel Mondiale. La potenza era di 430 cavalli a 9300 giri/minuto, i due compressori da soli erogavano ben 135 cavalli e il consumo di carburante era aumentato a 120 litri per 100 chilometri.</p>
<p>Tuttavia l&#8217;alfetta si stava avviando verso il tramonto. Nel 1951, le vetture con il quadrifoglio nel triangolo bianco, tornarono da Silverstone per la prima volta sconfitte dopo cinque stagioni: erano state battute da Gonzales, su una Ferrari con motore aspirato.</p>
<p>L&#8217;Alfa Romeo 159 lascia un segno indelebile nella storia della Formula 1, perché è stata l&#8217;auto alla cui guida il leggendario Fangio si è aggiudicato il suo 1º titolo mondiale, ed infine, perché, al termine della stagione 1951, l&#8217;Alfa Romeo, ormai paga dei risultati ottenuti, ma, soprattutto, impegnata nel rilanciare la propria produzione di vetture di serie, decide di ritirarsi dalla Formula 1. Vi rientrerà 20 anni dopo, nel 1971, con una esperienza brevissima e non fortunata di fornitrice di motori (il motore 8 cilindri a V della vettura sport Alfa Romeo 33/3) alle March 711 di Andrea De Adamich e Nanni Galli. Ma il vero rientro ufficiale della casa milanese nel mondo della Formula 1 porta la data del 26 ottobre 1975, quando, sulla pista sperimentale di Balocco, verrà presentata alla stampa la Brabham-Alfa Romeo BT45.</p>
<p><strong>DETTAGLI VETTURA</strong><br />
<img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-80837" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/images.jpg" alt="images" width="264" height="191" title="Monoposto leggendarie: Alfa Romeo Tipo 159 354">Motore<br />
Anteriore, longitudinale verticale, 8 cilindri in linea, biblocco e teste in lega leggera, 2 valvole per cilindro, 2 alberi a camme in testa con comando a ingranaggi. Alimentazione a carburatore, triplo corpo e 1 compressorie volumetrico, accensione a 2 magneti, lubrificazione a carter secco.</p>
<p>Cilindrata (CC)<br />
1479 cc (58&#215;70 mm)</p>
<p>Potenza e Coppia<br />
350 CV a 8500 giri/min.</p>
<p>Trasmissione<br />
Trazione posteriore, frizione anteriore, pluridisco a secco, 4 marce + RM posteriore</p>
<p>Telaio<br />
Longheroni tubolari etraverse in lamiera, saldati</p>
<p>Carrozzeria<br />
Gran Premio<br />
Sospensioni<br />
Anteriore: ruote indipendenti, bracci longitudinali, balestra trasversale, ammortizzatori idraulici e a frizione. Posteriore: ruote indipendenti, braccio longitudinale, balestra trasversale, ammortizzatori idraulici e a frizione.</p>
<p>Freni<br />
Idraulici a tamburo sulle 4 ruote</p>
<p>Dimensioni<br />
Passo: 2500 mm, lunghezza: 4150 mm, larghezza: 1570 mm</p>
<p>Peso<br />
620 kg</p>
<p>Massima velocità<br />
290 km/h</p>
<p>Vetture Prodotte<br />
4</p>
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		<title>Monoposto leggendarie: la McLaren MP4/2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2013 03:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[lauda]]></category>
		<category><![CDATA[mclaren]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
		<category><![CDATA[Porsche]]></category>
		<category><![CDATA[prost]]></category>
		<category><![CDATA[turbo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sotto la guida del nuovo proprietario Ron Dennis, la McLaren si è rapidamente ristabilita come una squadra vincente &#160;nei primi anni 1980. Un ingrediente fondamentale è stato sicuramente l&#8217;innovativo telaio in fibra di carbonio progettato da John Barnard, ma ciò che ha impedito il team di lottare fin da subito per i titoli mondiali è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sotto la guida del nuovo proprietario Ron Dennis, la McLaren si è rapidamente ristabilita come una squadra vincente &nbsp;nei primi anni 1980. Un ingrediente fondamentale è stato sicuramente l&#8217;innovativo telaio in fibra di carbonio progettato da John Barnard, ma ciò che ha impedito il team di lottare fin da subito per i titoli mondiali è stato il vecchio motore <a href="http://www.ford.com" target="_blank" rel="noopener">Ford </a>V8 Cosworth DFV, non all&#8217;altezza dei turbo di ultima generazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vetusto Cosworth DFV era l&#8217;unico motore disponibile per la stagione 1981, ma Dennis iniziò a considerare i motori turbo per le stagioni future come il V6 Renault e il quattro cilindri in linea BMW. Entrambi però avrebbero richiesto dei compromessi per il progetto di Barnard, così è stato deciso di commissionare lo sviluppo di un motore su misura da nientemeno che Porsche. Il produttore tedesco non era stato coinvolto in F1 per due decenni, ma la sua profonda conoscenza dei motori turbo li ha resi il partner ideale per la McLaren. C&#8217;era, tuttavia, un ostacolo per Dennis da superare: il finanziamento.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/1tK83bM0/Getty-Images-826760950.jpg" alt="Getty Images 826760950" title="Monoposto leggendarie: la McLaren MP4/2 355"><figcaption>Monoposto leggendarie: la McLaren MP4/2 358</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Porsche era più che felice di sviluppare il nuovo motore, ma solo se pagato da qualcun&#8217;altro e&nbsp; McLaren, purtroppo, non era in grado di sostenere la maggior parte dei costi e doveva assolutamente affidarsi ad un investitore. Ci pensò Ron Dennis, avvicindandosi a Mansour Ojjeh, patron della TAG (Techniques d&#8217;Avant Garde) che al momento era uno degli sponsor principali della rivale Williams. La prospettiva di diventare un partner a pieno titolo e non &#8216;solo&#8217; uno sponsor, ha convinto Ojjeh per il passaggio alla Mclaren. Con un investimento stimato di 5 milioni di dollari&nbsp; i motori sono stati ufficialmente targati &#8216;TAG turbo&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei requisiti fondamentali era un blocco motore che fosse stato il più stretto possibile per massimizzare l&#8217;effetto suolo sotto la macchina e quindi l&#8217;ingegnere capo della Porsche Hans Mezger optò per un motore V6 con angolo di 80 °, ma quando il motore iniziò a girare al banco, le regole della F1 per la stagione 1983 cambiarono, abolendo l&#8217;effetto suolo: troppo tardi per apportare modifiche drastiche al progetto Mclaren-Porsche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cilindrata del motore era di poco sotto il limite di 1500 cc, con una corsa corta, che ha permesso di ottenere ben oltre 10.000 giri al minuto, un turbocompressore KKK per ogni bancata di 3 cilindri, due intercooler di dimensioni consistenti sono stati utilizzati per ridurre le temperature di aspirazione mentre ci si è affidati a Bosch per il sistema di alimentazione di carburante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti degli organi ausiliari del motore sono stati montati nella parte anteriore del blocco e teste, ottenendo un mot0re molto compatto e leggero che, secondo i dati ufficiali, erogava circa 700 CV. Era anche abbastanza robusto per essere usato come un elemento totalmente portante del telaio McLaren. L&#8217;unico segno delle sue origini era un piccolo adesivo &#8216;Made by Porsche&#8217; &nbsp;posto sul airbox.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;estate del 1983, a poco più di un anno dallo sviluppo, il motore era pronto ma la McLaren non aveva una macchina nuova di zecca a disposizione, &nbsp;ripiegando la scelta sulla vecchia &nbsp;&#8216;MP4 / 1&#8217; che in origine era dotata di un motore Cosworth DFV. L&#8217;obiettivo non era necessariamente di vincere subito, ma piuttosto quello di sviluppare ulteriormente il motore per la stagione 1984. La prospettiva di una McLaren con motore Porsche aveva risvegliato dalla pensione il doppio campione del mondo Niki Lauda, il primo ad aver avuto un assaggio del nuovo V6 biturbo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle quattro gare dove la McLaren ha corso con la macchina intermedia, la scarsa affidabilità e un cronico sottosterzo erano una costante ad ogni gara. Con i dati appresi nell&#8217;ultima parte di stagione 1983, Barnard tornò al quartier generale McLaren lavorando sulla la McLaren MP4/2, che per molti versi è stata un diretto sviluppo della MP4 originale /1.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/99zvDSbv/6309193772-6ffd077b2a-b.jpg" alt="6309193772 6ffd077b2a b" title="Monoposto leggendarie: la McLaren MP4/2 356"><figcaption>Monoposto leggendarie: la McLaren MP4/2 359</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei grandi cambiamenti è stato un serbatoio di carburante maggiorato per far fronte ai consumi del motore turbo. Anche il cambio a cinque rapporti è stato identico a quello utilizzato nel 1983, nonostante l&#8217;aumento della potenza di 200 CV. Rispetto alla maggior parte dei concorrenti, la McLaren MP4 / 2 aveva un posteriore molto curato, con degli ingombri assai ridotti, complice anche la compattezza del motore TAG-Porsche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un anno dopo aver risvegliato dalla pensione Lauda, la McLaren ha fatto un&#8217;altro colpaccio, ingaggiando il francese Alain Prost da poco appiedato dalla Renault. Due nuove McLaren MP4/2&nbsp;furono pronte appena in tempo per la gara inaugurale della stagione in Brasile. Il V6 TAG-Porsche &nbsp;non era certo il più potente in qualifica, quando la massima potenza era richiesta, ma in configurazione gara si è dimostrato superiore alla concorrenza, risultando molto parco nei consumi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alain Prost vinse la gara d&#8217;esordio e i due talentuosi piloti dominarono la stagione 1984, utilizzando solo tre chassis &nbsp;per vincere 12 delle 16 gare. Separati da appena mezzo punto Lauda è stato incoronato campione davanti al suo compagno di squadra. Inutile dire che la McLaren ha vinto anche il titolo costruttori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante l&#8217;inverno Barnard ha fatto solo piccole modifiche al progetto, modificando l&#8217;alettone posteriore (reso più piccolo per via di una modifica regolamentare) e modificando le sospensioni per renderle adatte alle nuove coperture Goodyear. Le vetture esistenti sono stati aggiornati alla configurazione &nbsp;MP4/2B mentre tre nuovi telai&nbsp; sono stati costruiti da zero. Il sesto telaio della McLaren MP4/2 è stato costruito in carbonio, il primo telaio &#8220;made in Mclaren&#8221; costruito con questo materiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova macchina si è dimostrata da subito competitiva e vincente, pernettendo a Prost di vincere la gara di apertura in Brasile, nella stagione 1985.&nbsp; Prost in totale ha vinto cinque gare e&nbsp; il suo primo titolo iridato mentre, nella sua ultima stagione, Lauda ha ottenuto una vittoria. La Mclaren si è aggiudicata il trofeo riservato ai costruttori, dopo una battaglia serrata con la Ferrari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ulteriori perfezionamenti per la MP4/2C sono stati fatti durante l&#8217;inverno per la stagione 1986, introducendo come novità di rilievo un nuovo cambio a 6 rapporti, mentre sono stati rivisti completamente i serbatoi, riducendo la loro capacità complice un cambio regolamentare imposto dalla FIA. Il sedile lasciato libero da Lauda è stato preso da un&#8217;altro ex-campione del mondo, Keke Rosberg.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/rGgbMC7T/319b4d77c80e2f420241aea930081a37.jpg" alt="319b4d77c80e2f420241aea930081a37" title="Monoposto leggendarie: la McLaren MP4/2 357"><figcaption>Monoposto leggendarie: la McLaren MP4/2 360</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Giunto alla sua terza stagione, la McLaren MP4/2 di certo non era più la vettura più veloce in campo, neppure in assetto da gara: Prost, tuttavia, ha collezionato quattro vittorie ottenendo abbastanza punti per battere la Williams di Nelson Piquet e Nigel Mansell per la lotta al titolo, impegnati più a battagliarsi fra di loro che pensare a contenere un&#8217;arrembante Prost. Prima del termine della stagione, Barnard lasciò la Mclaren e il&nbsp; suo sostituto Steve Nicholls iniziò un nuovo progetto per la stagione 1987.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo MP4/3 è stata ancora una volta spinta dal motore TAG-Porsche ma non ha dimostrato di essere un grande passo in avanti per contrastare la Williams Honda. Nell&#8217;ultima stagione con il motore tedesco, Prost ha vinto &#8216;solo&#8217; tre gare. Dopo poco più di quattro stagioni, la partnership di grande successo, che ha portato a 25 vittorie, tre titoli piloti e due titoli costruttori, si è conclusa. La McLaren MP4/2 TAG-Porsche ha permesso alla Mclaren di tornare ai vertici della F1: un posto che anche nelle stagioni successive ha visto il team di Woking sempre presente .</p>
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		<title>Monoposto leggendarie &#8211; Ferrari F2004</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2013 03:13:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[F2004]]></category>
		<category><![CDATA[Ferrari]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche se la filosofia di base del progetto della F2004 è rimasta la stessa &#8211; cioè quella di ottimizzare l&#8217;efficienza aerodinamica, abbassare il baricentro e portare al massimo le prestazioni derivanti dai pneumatici Bridgestone e dal motore 053 &#8211; ogni area della vettura è stata rivista per poter fare un ulteriore passo in avanti in [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Anche se la filosofia di base del progetto della F2004 è rimasta la stessa &#8211; cioè quella di ottimizzare l&#8217;efficienza aerodinamica, abbassare il baricentro e portare al massimo le prestazioni derivanti dai pneumatici Bridgestone e dal motore 053 &#8211; ogni area della vettura è stata rivista per poter fare un ulteriore passo in avanti in termini di prestazioni e si può quindi dire che quasi tutti i componenti sono stati riprogettati. Inoltre, tutti i gruppi e i sistemi sono stati rivisti per ottimizzare sia le prestazioni che gli interventi su di essi alla luce delle procedure e degli orari del weekend di gara. In sintesi, non sono stati fatti cambiamenti radicali ma interventi molto approfonditi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/rLBSsTT/Ferrari3-jpg-14628bb01b61e431965e31a94b0be64d.jpg" alt="Ferrari3 jpg 14628bb01b61e431965e31a94b0be64d" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 361"><figcaption>Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 367</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La F2004 è la cinquantesima monoposto costruita dalla Ferrari per partecipare al Campionato del Mondo di Formula 1. Il progetto, contraddistinto dalla sigla 655, rappresenta un&#8217;ulteriore evoluzione dei concetti già espressi nella F2003-GA e tutti gli aspetti della macchina sono stati completamente riprogettati, cercando di creare le migliori condizioni per ottenere la massima prestazione dal nuovo motore 053 e dalle gomme Bridgestone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La configurazione aerodinamica è stata ottimizzata alla luce delle modifiche introdotte nel regolamento tecnico, migliorandone l&#8217;efficienza. Inoltre, il baricentro della vettura è stato ulteriormente abbassato ed è stata perfezionata la distribuzione dei pesi, sia sul telaio che sul motore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il telaio è nuovo, come disegno e come costruzione: il peso è stato ridotto ed è stata migliorata la struttura rispetto alla scocca della F2003-GA. La carrozzeria, i radiatori, gli scarichi e la parte posteriore sono stati ridisegnati, ottenendo un aumento delle prestazioni sotto il profilo aerodinamico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sospensioni anteriore e posteriore sono state riviste, tanto per migliorare il comportamento dinamico della vettura e quindi ottenere una maggiore efficienza nello sfruttamento degli pneumatici Bridgestone, quanto per ottimizzare il rendimento dell&#8217;intero pacchetto aerodinamico. Nuovi materiali sono stati utilizzati nella produzione del propulsore e della trasmissione, al fine di ridurre il peso e gli ingombri.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/M5Jtj1LY/wxrmrhs9dp901.jpg" alt="" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 362"><figcaption>Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 368</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Le modifiche introdotte nel regolamento sportivo riguardo al numero di motori che possono essere utilizzati nel weekend del Gran Premio hanno comportato una nuova definizione degli obiettivi di progetto del motore 053: mantenere la massima affidabilità pur con la necessità di dover sostenere una percorrenza almeno doppia rispetto al predecessore, cercando anche di migliorarne le prestazioni. Anche questo motore è portante ed è montato longitudinalmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Shell ha fornito un contributo fondamentale nello studio e nella realizzazione dello 053 e nel raggiungimento degli obiettivi prestazionali e di affidabilità, fornendo una nuova benzina e nuovi lubrificanti. La trasmissione viene, anche su questa vettura, collocata longitudinalmente: pur mantenendo la stessa impostazione progettuale di quella montata sulla F2003-GA, essa viene completamente rivisitata, ottenendo una riduzione sia nelle dimensioni che nel peso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambio, realizzato in fusione di titanio, ha sette rapporti (più retromarcia) e, in base alle modifiche al regolamento tecnico, è azionato direttamente dal pilota. Nel solco di una tradizione inaugurata dalla Ferrari nel 1997 ed ormai diventata uno standard nella Formula 1, gli scarichi sono rivolti verso l&#8217;alto; rispetto al passato, sono stati collocati in una posizione più interna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La F2004 rappresenta un ulteriore passo avanti nella storia delle monoposto Ferrari. Sono stati ottimizzati il rendimento dei nuovi materiali e le fasi della progettazione e del controllo della qualità, il tutto con l&#8217;obiettivo di aumentare l&#8217;affidabilità complessiva migliorando al tempo stesso le prestazioni ed ottenendo la maggior sicurezza possibile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/DPFrx0T2/ITA-7629.jpg" alt="ITA 7629" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 363"><figcaption>Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 369</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Aerodinamica</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><br></strong>Si è dovuto rivedere in maniera approfondita il cofano motore e l&#8217;ala posteriore per renderli conformi con le modifiche apportate al regolamento per l&#8217;anno 2004. Al fine di continuare a progredire nella prestazione aerodinamica, ogni aspetto relativo a quest&#8217;area è stato ulteriormente sviluppato. Molte componenti della vettura sono state sviluppate ed introdotte sia durante il programma delle prove di sviluppo nel mese di febbraio sia durante la stagione stessa; la macchina è quindi in continua evoluzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Trasmissione</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; stato usato un nuovo approccio nell&#8217;impiego dei materiali per la scatola del cambio e per la struttura di assorbimento posteriore, il che ha permesso un considerevole risparmio nel peso. Gli organi interni sono uno sviluppo della F2003-GA, con molti affinamenti nei dettagli fra cui un&#8217;ottimizzazione del profilo degli ingranaggi e del sistema di lubrificazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/PGpv1g5q/ITA-7601.jpg" alt="ITA 7601" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 364"><figcaption>Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 370</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Telaio</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene non siano stati fatti grandi cambiamenti nella costruzione, il telaio è completamente nuovo come forma, il che è una conseguenza dei requisiti aerodinamici della vettura.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sospensioni e sterzo</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema di servosterzo viene rifinito al fine di migliorare l&#8217;assistenza e la sensibilità del pilota. Un altro anno di stretta collaborazione con la Bridgestone ha accresciuto la nostra comprensione dell&#8217;interazione fra la pista, lo pneumatico e la vettura, consentendoci di compiere interventi ancora più fini sulle sospensioni per ottimizzarne la prestazione in maniera specifica per ogni circuito. Quasi tutte le componenti vengono riprogettate ed alcune sono state prodotte utilizzando nuovi materiali e metodi per renderne ottimale l&#8217;efficienza e per ridurne il peso.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sistemi</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il regolamento 2004, che imponeva la partenza e la gestione della cambiata manuali così come la necessità di inviare le informazioni al nuovo sistema di acquisizione dati della FIA, ha richiesto un&#8217;approfondita revisione dell&#8217;elettronica, sia come hardware che come software. Il sistema di raffreddamento così come quelli idraulici per il motore e la trasmissione vengono, anche questa volta, sostanzialmente rivisti per ottenere una miglior efficienza e per soddisfare i requisiti richiesti dal nuovo motore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/HDP1YSQs/c1lpk09wavt51.png" alt="c1lpk09wavt51" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 365"><figcaption>Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 371</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-scheda-tecnica"><strong>Scheda tecnica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Carreggiata anteriore: 1,470 m<br>Carreggiata posteriore: 1,405 m<br>Telaio: materiali compositi, a nido d&#8217;ape con fibre di carbonio<br>Trazione: posteriore<br>Frizione: multidisco<br>Cambio: longitudinale Ferrari, 7 marce e retromarcia (comando semiautomatico sequenziale a controllo elettronico)<br>Differenziale: autobloccante<br>Freni: a disco autoventilanti in carbonio<br>Motore: tipo 053<br>Num. cilindri e disposizione: 10 a V<br>Cilindrata: 2 997 cm³<br>Potenza: 930 CV<br>Distribuzione: pneumatica<br>Valvole: 40<br>Materiale blocco cilindri: alluminio microfuso<br>Alimentazione: iniezione elettronica digitale Magneti Marelli<br>Accensione: elettronica Magneti Marelli statica<br>Sospensioni: indipendenti con puntone e molla di torsione anteriore e posteriore<br>Pneumatici: Bridgestone<br>Cerchi: 13&#8243;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/Ng34Z3Yq/home-jpg-f3706e467e4da870a91e8a349d43edd9.jpg" alt="home jpg f3706e467e4da870a91e8a349d43edd9" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 366"><figcaption>Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 372</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-palmares"><strong>Palmares:</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">15 vittorie (13 Schumacher, 2 Barrichello), 12 pole position (8 Schumacher, 4 Barrichello), 14 giri veloci, 1 titolo mondiale piloti, 1 titolo mondiale costruttori</p>
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		<title>Monoposto leggendarie &#8211; Ferrari F2002</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2013 03:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La F2001 che ha sbancato il mondiale di Formula 1 è stata l&#8217;ultima monoposto di un ciclo iniziato tre anni prima con la F399, la prima Ferrari costruita &#8220;all&#8217;inglese&#8221;, sfruttando al massimo i limiti regolamentari. La F2001 rappresentava quindi un ulteriore, sapiente, concentrato di tutte le soluzioni che avevano caratterizzato i tre modelli precedenti. Era [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La F2001 che ha sbancato il mondiale di Formula 1 è stata l&#8217;ultima monoposto di un ciclo iniziato tre anni prima con la F399, la prima Ferrari costruita &#8220;all&#8217;inglese&#8221;, sfruttando al massimo i limiti regolamentari. La F2001 rappresentava quindi un ulteriore, sapiente, concentrato di tutte le soluzioni che avevano caratterizzato i tre modelli precedenti. Era però anche arrivata ad una sorta di capolinea e per questo sia Ross Brawn che Rory Byrne hanno deciso che era tempo di voltare pagina. Tale scelta è stata resa possibile e incoraggiata dall&#8217;assenza di rivoluzioni regolamentari in corso.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-la-vettura">LA VETTURA</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nei giorni precedenti alla presentazione ufficiale della F2002 le voci trapelate dalla scuderia di Maranello volevano le novità concentrate nella veste aerodinamica della parte anteriore. Invece la Ferrari ha intrapreso una nuova strada sopratutto per quanto concerne il retrotreno. Alla fine non è stata seguita la strada della Sauber, con gli attacchi del triangolo inferiore sdoppiati, per poter avere uno schema di sospensioni più redditizio. Il retrotreno risulta invece un concentrato di soluzioni inedite, considerando anche che, dopo sei anni, è stata cambiata la tecnica costruttiva del cambio. Allo schema concepito da Barnard nel 1996 della struttura scatolata con pelli di titanio, subentra quella in fusione, sempre di titanio: una tecnologia introdotta due anni prima dalla Minardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La possibilità di ridurre ancora gli ingombri della trasmissione e di ottimizzare lo schema delle sospensioni ai fini di ottenere un&#8217;aerodinamica posteriore ancora più sofisticata, è alla base di tutte le altre modifiche. Rory Byrne si è concentrato al massimo sul problema che ha spesso afflitto le Ferrari negli anni passati, cioè il bloccaggio aerodinamico nella zona delle ruote posteriori, spesso rifatta e frutto di moltissime modifiche durante le stagioni &#8217;98, &#8217;99 e 2000.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; nata così la nuova &#8220;veste&#8221; di tutta la parte centrale della F2002, che ruota attorno a un enorme lavoro di fluidodinamica interna per permettere di avere un buon smaltimento termico delle rinnovate masse radianti senza penalizzazioni in termini di resistenza. Le fiancate sono leggermente più lunghe anche perchè l&#8217;abitacolo è stato spostato in av<br>anti per poter avere un serbatoio della benzina più grande, tale da permettere una maggiore libertà nelle tattiche di gara. Le pance sono soprattutto molto più arrotondate e &#8220;gonfie&#8221; nella parte iniziale e terminano incredibilmente basse e strette nella zona posteriore, lasciando uno spazio enorme per il passaggio dell&#8217;aria nel canale delimitato dalle ruote . Non ci sono sfoghi d&#8217;aria calda davanti alle ruote posteriori: l&#8217;unico sfogho è determinato dalle eleganti ciminiere verticali che ricordano in qualche modo quelle introdotte e poi scartate dalla Jordan. I tecnici della Ferrari sono però andati oltre, unendo lo sfogo dell&#8217;aria calda allo sfiato degli scarichi, che ora sparano l&#8217;aria calda in orizzontale e non più verso l&#8217;alto. A protezione delle sospensioni posteriori vi sono poi delle piccole paratie orizzontali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le dimensioni contenute del cambio hanno dell&#8217;incredibile, anche perchè, al contrario di quanto era avvenuto per gli ultimi tre modelli della Ferrari, gli ammortizzatori non risultano più verticali esterni, ma sono alloggiati all&#8217;interno della struttura. Per quanto riguarda le sospensioni, tutti i bracci sono in carbonio e quella posteriore è completamente nuova; l&#8217;anteriore è di derivazione F2001. Nuova è anche la tecnica costruttiva del telaio, tecnica che tra l&#8217;altro ha permesso una riduzione sensibile sui pesi, altro punto forte di questa nuova monoposto, ben oltre 60 kg sotto il limite minimo regolamentare. Nuovo è anche il volante, che, nonostante la telemetria bidirezionale, ha ricevuto un incremento del numero dei manettini e dei pulsanti di gestione.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-gli-scarichi-a-periscopio">GLI SCARICHI A PERISCOPIO</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli scarichi della nuova Ferrari hanno la stessa posizione nella vettura che avevano nella F2001 ma terminano con un angolo di 90°, e non sono più del tipo &#8220;a fetta di salame&#8221; come negli anni precedenti. Apparentemente quest&#8217;ultima soluzione sembrerebbe aerodinamicamente più efficace, ma questa originale soluzione ha permesso di integrare gli scarichi del motore con gli sfoghi provenienti dai radiatori dell&#8217;acqua e dell&#8217;olio, in modo da poter sfruttare la depressione determinata dalla elevatissima velocità e temperatura dei gas di scarico e consentendo di poter presentare fiancate totalmente lisce.&nbsp;Con altri due vantagi: l&#8217;accellerazione del flusso d&#8217;aria che investe la parte inferiore dell&#8217;alettone posteriore garantisce più deportanza a parità di incidenza, e grazie alla miscelazione con l&#8217;aria più fresca proveniente dai radiatori un abbassamento della temperatura dei gas di scarico che salvaguarda l&#8217;integrità della sospensione posteriore, i cui bracci sono realizzati in fibra di carbonio.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-l-aerodinamica">L&#8217;AERODINAMICA</h2>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" width="300" height="195" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2013/01/f2002_6-300x195.jpg" alt="f2002_6" class="wp-image-21588" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2002 373" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/f2002_6-300x195.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/f2002_6.jpg 350w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Il 6 febbraio 2002, giorno della presentazione della F2002, potrebbe essere ricordato come la data della resa. La resa della meccanica all&#8217;aerodinamica. Non c&#8217;è dettaglio della nuova Ferrari che non sia stato disegnato in funzione dell&#8217;ottimizzazione dei flussi d&#8217;aria esterni ed interni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte le opportunità oferte dalle eccezionali caratteristiche di resistenza dei nuovi materiali sono state sfruttate per superare il disegno tradizionale delle principali componenti rendendo praticabili soluzioni che fanno a pugni con le regole dell&#8217;ingegneria e del buon senso. A cominciare da una sospensione posteriore i cui bracci, superiori ed inferiori, per non ostacolare il flusso d&#8217;aria in uscita dal fondo piatto distano solo pochi centimetri tra di loro. Punti di ancoraggio alla scocca così ravvicinati determinano, in combinazione con l&#8217;aderenza consentita dai pneumatici e dai carichi aerodinamici, sforzi intollerabili fino a qualche anno fa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi con il ricorso a costruzioni in carbonio nelle quali si passa dal semplice orientamento delle fibre in funzione degli sforzi a strutture &#8220;specializzate&#8221; a livello molecolare qualunque sollecitazione è sostenibile. Ecosì, se una volta era possibile apprezzare, in prima approssimazione, l&#8217;efficacia e la solidità di una soluzione tecnica con un semplice sguardo, perchè i materiali impiegati, per quanto sofisticati, facevano parte integrante delle nostre esperienze quotidiane, oggi qualunque giudizio non passa più per esperienze acquisite ma attraverso la razionalizzazione del computer. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il motore ha dovuto piegarsi al compromesso. Quando mai si erano visti gli scarichi terminare con un agnolo di 90°? Ma sulla F2002 questa soluzione ha consentito di integrarli con gli sfoghi dell&#8217;aria proveniente dai radiatori dell&#8217;acqua e dell&#8217;olio sfruttando così un effetto estrattore dovuto alla depressione determinata dalla elevatissima velocità e temperatura dei gas di scarico e consentendo di presentare fiancate totalmente lisce. Con altri due vantaggi: l&#8217;accellerazione del flusso d&#8217;aria che investe la parte inferiore dell&#8217;alettone posteriore (più deportanza a parità di incidenza) e, grazie alla miscelazione con l&#8217;aria più fresca proveniente dai radiatori, un abbassamento delle temperature dei gas di scarico che salvaguarda l&#8217;integrità della sospensione posteriore i cui bracci sono realizzati in fibra di carbonio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi accorgimenti, insieme all&#8217;ulteriore miniaturizzazione del motore (concentrazione degli accessori) e del cambio hanno permesso la realizzazione di una monoposto che propone nuovi e più vantagiosi valori del rapporto tra carico ed efficienza aerodinamica. E&#8217; un valore che costituisce il parametro di gran lunga più importante nella definizione del valore di una F1. Si tratta di realizzare una forma capace di attraversare l&#8217;aria provocando la minima resistenza possibile (Cx), trasformando una parte della resistenza in deportanza (Cz) e &#8220;spillando&#8221; aria in pressione per i servizi (raffreddamento radiatori acqua/olio). Per assolvere queste tre funzioni la monoposto deve essere capace di dividere in tre flussi separati e specializzati l&#8217;aria che incontra, minimizzando le loro eventuali interazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La F2002 sembra essere la monoposto più avanti su questa strada. Il Cx è condizionato fondamentalmente dalla forma della carrozzeria (e dalla presenza dei pneumatici esterni che però costituisce una limitazione per tutti i team). L&#8217;obiettivo è quello di assicurare la massima continuità possibile allo &#8220;strato limite&#8221;. Una sottile pellicola d&#8217;aria che si interpone tra la superficie della carrozzeria e l&#8217;aria circostante e che rende minima la resistenza. Lo strato limite però è delicato e si &#8220;strappa&#8221; facilmente se incontra ostacoli sul suo cammino o se viene sottoposto</p>



<p class="wp-block-paragraph">a brusche accellerazioni o decellerazioni. La F2002 mostra grande rispetto per la sua buona salute. L&#8217;eliminazione degli sfoghi d&#8217;aria laterali va in questo senso e lo stesso vale per la eccezionale rastremazione del posteriore (in pianta e laterale) che assicura una accellerazione del flusso capace di tenere in tensione lo strato limite. Il Cz (depostanza) è frutto degli alettoni ma, soprattutto, del&#8217; &#8220;effetto suolo&#8221; ottenuto grazie all&#8217;accellerazione del flusso d&#8217;aria che passa tra il fondo piatto e la pista. Più alta è la sua velocità rispetto a quella del flusso che investe la parte superiore della monoposto, tanto maggiore è la deportanza che si ottiene. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Con un grande vantaggio rispetto alla deportanza ottenuta con gli alettoni: non costa nulla in termini di resistenza all&#8217;avanzamento (Cx). L&#8217;accellerazione del flusso inferiore è ottenuta attraverso l&#8217; &#8220;effetto Venturi&#8221; e consiste nel comprimere una massa d&#8217;aria aumentandone densità e temperatura per farla poi espandere trasformando l&#8217;energia incamerata in velocità. Il muso ulteriormente alzato della F2002 testimonia buoni valori dell&#8217;effetto suolo perchè più il muso è alto e più aria entra. Ma non serve a nulla, anzi è controproducente, se non si trova il modo di farla uscire al retrotreno. Evidentemente alla Ferrari hanno risolto questo problema. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il flusso destinato ai servizi è stato ottimizzato grazie all&#8217;inedito utilizzo dell&#8217;effetto estrattore dei gas di scarico minimizzando quindi la diminuzione di velocità e di pressione tra l&#8217;aria che entra nei radiatori e quella che ne esce. Più contenuta è questa variazione (perdita di carico) minore è l&#8217;incremento della resistenza all&#8217;avanzamento. Nella vista in pianta della F2002 è evidente il tentativo di mantenere il più separato possibile questo flusso dagli altri due con l&#8217;adozione di schermi che tendono a &#8220;spillare&#8221; l&#8217;aria necessaria ai radiatori senza provocare significative interruzioni nel flusso che prosegue lungo le fiancate. I bordi piatti, paralleli al terreno, degli schermi sono poi un artificio che permette una preselezione dell&#8217;aria destinata a produrre l&#8217;effetto Venturi insinuandosi sotto il fondo piatto.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-il-volante">IL VOLANTE</h2>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" width="300" height="225" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2013/01/DSCF0252-300x225.jpg" alt="DSCF0252" class="wp-image-21587" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2002 374" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/DSCF0252-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/DSCF0252-1024x768.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/DSCF0252-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/DSCF0252-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/DSCF0252-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/DSCF0252.jpg 1136w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Fra le tante novità della F2002, il volante è passato quasi inosservato; è studiato in funzione di una posizione di guida leggerm</p>



<p class="wp-block-paragraph">ente più bassa. I manettini che presiedono alle varie funzioni rimangono, ma ora sono disposti su due file verticali invece che raggruppati in basso. Al centro del volante spiccano due grosse manopole nere, o commutatori, che servono a passare da una funzione all&#8217;altra e ad attuare la &#8220;regolazione fine&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La diversa forma del volante, che ora è leggermente più in basso, è dovuta anche al nuovo display, più grande, dove il pilota può leggere i valori di funzionamento della vettura. Fra le funzioni controllabili dal volante (o dai box) la carburazione, la percentuale di freno motore, le strategie di funzionamento della frizione (cioè la risposta allo stacco), la sensibilità del traction control e la taratura del differenziale.</p>
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		<title>Monoposto Leggendarie &#8211; McLaren Honda Mp4/4 1988</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jan 2013 12:10:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Premessa: questo è il primo articolo di una lunga serie, che ci accompagnerà fino all&#8217;inizio del mondiale 2013 di F1. Parleremo di monoposto ma anche di piloti che hanno lasciato il segno nella mente e nel cuore di ogni appassionato. Spero sia di vostro gradimento! «Una vettura da corsa è bella solo quando vince». Questa [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Premessa: questo è il primo articolo di una lunga serie, che ci accompagnerà fino all&#8217;inizio del mondiale 2013 di F1. Parleremo di monoposto ma anche di piloti che hanno lasciato il segno nella mente e nel cuore di ogni appassionato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spero sia di vostro gradimento!</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Una vettura da corsa è bella solo quando vince». Questa definizione è di Enzo Ferrari, il “Drake” di Maranello, un uomo, indubbiamente, che la sa lunga in fatto di macchine da corsa. La citazione ci è venuta alla mente quando è apparsa la nuova McLaren, che ha fatto arricciare il naso per alcuni dettagli che tradivano la fretta con cui era stata ultimata (dopo i recenti ritardi) per poter girare sul circuito di Imola. Dopo poche ore la nuova McLaren-Honda Mp4/4 ha dato la migliore risposta, l’unica possibile per una vettura, facendo segnare dei tempi a dir poco notevoli (a bordo però non vi era installata la fati dica valvola di limitazione della Fisa). Tradizionale, anche se del tutto inedita, eccezion fatta per i cerchioni, la nuova Mp4/4 è stata progettata da Steve Nichols, per anni braccio destro di John Barnard. È questa la prima vera monoposto di Formula 1 per il tecnico inglese, responsabile fin dall&#8217;anno precedente dello sviluppo della McLaren Mp4/3. Alla Squadra di Woking per poter portare avanti i programmi con i due motori era in ogni caso stato deciso di dividere i compiti. Monoposto evoluzione o rivoluzione? Se dovessimo dare un giudizio, si potrebbe dire che la McLaren-Honda Mp4/4 è una profonda evoluzione del vecchio modello Mp4/3, con il quale ha in comune molti particolari. Vediamo comunque di analizzare nel dettaglio quella che dovrebbe essere una delle monoposto più grandi della Storia della Formula 1.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Telaio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Pur rispettando gli schemi costruttivi tipici delle scocche McLaren quella della Mp4/4 è completamente nuova. La scuderia inglese, dal settembre del 1986 realizza completamente i suoi telai (prima erano fatti alla Hercules in America) e ovviamente anche gli ultimi sono stati approntati all&#8217;interno della iper-tecnologica fabbrica di Ron Dennis. Steve Nichols, pur mantenendo invariata la tecnica costruttiva, (la scocca è separata dalla carrozzeria) ha approfittato per fare una struttura più rigida, specialmente nella zona dell’abitacolo. Questa risulta più alta con una fascia di irrigidimento che percorre tutta la zona a fianco del pilota. Le linee del telaio della McLaren Mp4/4 sono ovviamente spigolose e si discostano da quelle del vecchio modello Mp4/3. La caratteristica più appariscente di questa scocca è quella di avere la parte inferiore completamente squadrata ad U, senza più la forma a V caratteristica della vecchia vettura, nata come struttura nel 1981 e cioè al tempo delle minigonne e dei telai molto stretti in basso. Nichols ha seguito la moda delle scocche strette, ma senza esagerazioni, tanto che ha potuto conservare all&#8217;interno gli ammortizzatori verticali. Li ha messi in posizione arretrata per guadagnare qualche centimetro in abitabilità. La parte posteriore del telaio della Mp4/4 è molto corta con una forma della zona del serbatoio della benzina che ricorda quella della Williams Fw08 «iridata» con Keke Rosberg nel 1982. Le rifiniture di questa prima monoposto hanno lasciato un po’ a desiderare, specialmente nel telaio staccabile della struttura deforma bile anteriore. La monoposto, bassa, stretta e affusolata, ricorda la vecchia Brabham-BMW BT55, una creatura rivoluzionaria ma fallimentare progettata nel 1986 da Gordon Murray. Le rassomiglianze con la creatura di Murray si possono notare nei disegni tecnici qui in basso. Le medesime caratteristiche si possono notare nel cofano motore molto basso, che presenta soprattutto una “gobba” nella parte terminale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/JjNN85sQ/Mc-Laren1988-ph-Campi-1200x1013.jpg" alt="Mc Laren1988 ph Campi" title="Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 375"><figcaption>Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 379</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Abitacolo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’abitacolo della nuova McLaren-Honda Mp4/4 è stretto di spalle ma spazioso al suo interno. La cosa che colpisce di più di questa nuova McLaren è in pratica l’assenza della parte centrale dell’abitacolo. Il pilota è seduto molto inclinato e non è avvolto da un abbondante carenatura come nei casi di altre vetture. Le protezioni laterali per il casco del pilota sono molto basse e corrono lungo le spalle (che fuoriescono all’abitacolo). Il volante è di forma rotonda. La centralina strumenti è in un singolo pezzo. Il roll bar di protezione della testa non è più in tubi come sui precedenti modelli.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aerodinamica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci sono stati salti nel buio nella veste aerodinamica della McLaren Mp4/4, logica evoluzione dei concetti espressi con successo dal precedente modello, rimasto in servizio, senza grosse alterazioni, per oltre sette anni. L’aerodinamica della McLaren Mp4/4 era molto tradizionale rispetto alle altre monoposto. La parte posteriore, specialmente, ricorda la vecchia Mp4/3 anche se la carrozzeria inferiore è completamente diversa e in particolare i profili estrattori si rifanno più a quelli della Williams dello scorso anno che non a quelli della McLaren del 1987. Le novità maggiori vengono però dalla parte anteriore più stretta ed allungata in ossequio alle nuove norme regolamentari. Il muso è stretto ma non in maniera eccessiva e appare perfino più lungo del suo reale valore, dato che la Mp4/4 è di soli 4 centimetri più lunga della vecchia vettura. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/8gcg3h0m/Dw-PMQjf-Wk-AAi-Ske.jpg" alt="Dw PMQjf Wk AAi Ske" title="Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 376"><figcaption>Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 380</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nichols ha evitato di andare al limite degli ingombri della sezione frontale come è stato fatto da altre squadre. Il restringimento della zona anteriore non ha poi comportato un andamento curvilineo della parte centrale della scocca, come è stato realizzato dalla Benetton-Ford e dalla Leyton House-Judd, bensì l’allargamento è stato fatto in maniera rettilinea come sulla nuova Williams-Judd. Le fiancate sono rimaste in pratica le stesse, con uno sfogo laterale per l&#8217;aria calda che ad Imola era notevolmente paralizzato. Per le prese delle turbine sono disponibili due versioni: una con i tradizionali periscopi visti ad Imola, l&#8217;altra con le canalizzazioni interne delle fiancate già sperimentate lo scorso anno sulla Williams e sulla Lotus. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’accorciamento del serbatoio, da soli 150 litri, ha fatto sì che il corpo vettura sia più vicino rispetto all’alettone posteriore, il cofano motore però appare più profilato e basso rispetto a quello della precedente versione. In questo modo il flusso verso l’alettone posteriore non dovrebbe risultare penalizzato. Per quanto riguarda gli alettoni, ovviamente date le minori potenze, sono stati realizzati profili con corde minori, seppur derivati da quelli usati nella passata Stagione. Pur senza esagerazioni con benzina ai lati del pilota, Nichols è riuscito a mantenere le dimensioni della nuova Mp4/4 molto simile a quelle delle vetture che ha gareggiato fino alla passata Stagione. Il passo, infatti, è di soli 4 cm circa più lungo, questo grazie anche al fatto che le vetture turbo hanno un serbatoio della benzina ridotto di 4,5 litri rispetto al 1987, quindi notevolmente più corto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/XkyZ4yPs/motore-jpg-9bf8d0a22df530351968e70bb472e6ec.jpg" alt="motore jpg 9bf8d0a22df530351968e70bb472e6ec" title="Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 377"><figcaption>Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 381</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sospensioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quasi immutata quella posteriore, anche se al posto di un normale bilanciere del sistema push-rod ve ne è uno a base più larga. I portamozzi, sia anteriori che posteriori, sono saldati e molto simili a quelli usati lo scorso anno, hanno però un diverso sistema di raffreddamento dei freni. A proposito di questi da notare che sono state conservate le doppie pinze realizzate dalla stessa McLaren. Quelle al retrotreno sono posizionate rispetto al portamozzo inclinate con la pinza dietro più in alto di quella davanti al disco. Completamente nuova invece la sospensione anteriore, non solo come schema, visto che ora è a tirante e prima era a puntone, ma anche come disegno. Al posto di un triangolo a base molto stretta, sopra, ve ne è uno molto largo con gli attacchi esterni alla scocca. In basso il triangolo è ancora più largo con il braccio posteriore che si infulcra all&#8217;interno del telaio stesso. Il gruppo molla-ammortizzatore (unico caso fra le nuove Formula 1) è piazzato all&#8217;interno della scocca, ma è spostato indietro rispetto all&#8217;asse anteriore; questo per poter offrire maggiore spazio ai piedi del pilota, in una zona dove il telaio è più largo di almeno 4-5 cm. Curiosa, sempre per problemi di ingombri la dislocazione della colonna dello sterzo, disassata sulla sinistra per non interferire con il pedale del freno. La cremagliera dello sterzo è esterna al telaio. Da notare che la McLaren ora usa ammortizzatori giapponesi Showa con il serbatoio del gas separato al posto dei tradizionali Bilstein.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cambio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">David North, chiamato da Gordon Murray, in collaborazione con Pete e Michelle Weismann ha realizzato un nuovissimo cambio longitudinale dagli ingombri molto ridotti. Le Formula 1 del 1988 viaggiavano molto basse rispetto al suolo; per poter avere i semiassi orizzontali bisognerebbe poterle alzare di almeno 20 mm. I nuovi motori Honda turbo con l’albero di uscita più basso di 25 mm hanno ancora più evidenziato questo problema di qui la necessità di rialzarsi con il cambio per poter avere i semiassi quasi orizzontali. North ha risolto il problema con un cambio a tre alberi ed i rapporti tutti nel1a parte posteriore. All’uscita dal1a frizione, c’è già una riduzione di giri. L’albero primario passa sotto i semiassi, molto semplice risulta la operazione di cambio dei rapporti. North sta anche studiando sempre coadiuvato dai Weismann un nuovo cambio per il motore atmosferico, molto probabilmente sarà un trasversale con cui è più facile ancora rialzarsi dei 50 mm necessari. Se dovessimo individuare l’unico punto debole di un progetto così vincente e competitivo, potremmo evidenziare il cambio, che non ha mai funzionato troppo alla perfezione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/mVzbXRyR/volantemclaren.jpg" alt="volantemclaren" title="Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 378"><figcaption>Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 382</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong> Scheda tecnica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Passo: 287.5 cm<br>Carreggiata ant.: 180 cm<br>Carreggiata post.: 167 cm<br>Lunghezza: 445 cm<br>Larghezza: 215 cm<br>Peso: 540 kg<br>Cambio: 6 marce + retro<br>Gomme: Goodyear<br>Cerchi: 13&#8243;<br>Motore: Honda 1493 cc sovralimentato, 6 cilindri a V 80°<br>turbine: due, con pressione limitata a 2,5 bar<br>Potenza max: 890 CV circa a 12500 giri</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Vittorie</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A. Senna:</strong>&nbsp;Gp San Marino, Gp Canada, Gp Usa, Gp Gran Bretagna, Gp Germania, Gp Ungheria, Gp Belgio, Gp Giappone.<br><strong>A. Prost:</strong>&nbsp;Gp Brasile, Gp Monaco, Gp Messico, Gp Francia, Gp Portogallo, Gp spagna, Gp Australia.<br><strong>Mondiale piloti:</strong>&nbsp;1° Senna punti 90, 2° Prost punti 87<br><strong>Coppa Costruttori:</strong>&nbsp;1° McLaren 199 punti</p>
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